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OLTRE LA FISICA DI STAR TREK L’Ipotesi di Super Spin.pdf


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L’IRREVERSIBILITÀ DEL FENOMENO PERCETTIVO
Da Galileo in poi il punto cruciale per la comprensione dell’Universo che ci circonda
è rappresentato dall’osservazione del fenomeno fisico. Non dobbiamo, però,
dimenticare che la comprensione dei fenomeni fisici dipende innanzitutto dalla
descrizione che ne fa il testimone. Se ne deve dedurre, quindi, che il testimone di un
evento OVNI è e rimane il punto chiave di tutta l’indagine sugli OVNI stessi. Quando
uno o più testimoni dicono di essere stati in presenza di un fenomeno di probabile
natura OVNI, dichiarano di aver visto qualcosa che potrebbe, in linea di principio,
essere di estrema utilità allo studioso del fenomeno per tentare di carpirne l’intima
essenza.
E’ a questo punto che scatta, purtroppo, la visione dello scettico o di chi non crede
che si debba perdere tempo nell’analisi di tali questioni. Chi afferma di aver visto un
OVNI viene, nella migliore delle ipotesi, deriso. Il testimone avrebbe visto un
fenomeno che non ha saputo identificare o, ancora peggio, avrebbe assistito ad un
fenomeno, percependolo in modo diverso dalla sua intrinseca natura, ed essendo, di
conseguenza, fuorviato dalle conclusioni corrette sull’accaduto. In altre parole, il
testimone sarebbe stato ingannato dai suoi sensi. Nella problematica OVNI esiste,
quindi, una caratteristica, detta “percezione”, che finora ha rappresentato un grosso
ostacolo all’interpretazione oggettiva del fenomeno stesso.
L’interpretazione di qualsiasi fenomeno fisico da parte di un testimone umano è, in
effetti, soggettiva, e dipende dal suo grado culturale, dal momento in cui viene
effettuata l’interpretazione, dal suo stato di salute e dalla presenza di eventuali stimoli
esterni in grado di alterarne la percezione. Tutte le volte che attraversiamo una strada
il nostro cervello calcola alla perfezione il tempo che impiegheremo per passare
dall’altra parte, programmando anche cosa fare per evitare di essere investiti:
un’operazione che un computer eseguirebbe molto lentamente, mentre il nostro
cervello l’attua in una frazione di secondo. In questo caso si dice che il cervello
umano funziona bene ed è in grado di recepire gli stimoli esterni, visivi ed uditivi,
che gli permettono di fare i suoi calcoli in tempo reale.
La cosa è ben diversa quando il nostro ipotetico testimone ha la disgrazia di vedere
un OVNI. Allora gli si dirà che non ha visto bene, che non ha valutato bene la forma,
la distanza, il colore ed il rumore; gli si dirà che quello che ha visto, tutt’al più, è un
pallone sonda, un elicottero od un “Ufo Solar” (pallone giocattolo di moda dieci anni
fa, ma sempre utile per dare versioni contrastanti o dubitative). L’idea, abbastanza
frustrante e priva di fondamento scientifico, è che il testimone può vedere qualsiasi
cosa, ma non bisogna in ogni caso tenerne conto. Questo è sicuramente il punto
dolente di tutta “l’ovnilogia”, oltre che di tutta la scienza tradizionale, la quale,
secondo tale metodo, dovrebbe rinnegare, insieme al fenomeno OVNI, anche
l’esistenza degli elettroni, mai visti da nessuno, dei fulmini globulari, mai ottenuti in
laboratorio, e di tante altre cose. La scienza ufficiale risponde, però, che, mentre per
gli elettroni e per i fulmini globulari ci sono delle formule che ne descrivono la
possibilità di esistenza, per gli OVNI tutto questo non esiste.