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LA SICILIA

4.

SABATO 17 NOVEMBRE 2012

il FATTO

POLITICA

La sfida. «Voglio salvare la Sicilia, e ho avuto

segnali dagli altri schieramenti». La Vancheri
verso un assessorato. Un movimento del
governatore per le amministrative

la Regione

Crocetta: abbiamo 15 giorni
per evitare che salti tutto
«Dobbiamo superare subito le inadempienze sui fondi europei»
LILLO MICELI

PALERMO. «Non sarò un presidente agonizzante, non scalderò la poltrona per cinque
anni. Io voglio salvare la Sicilia, non vedo
difficoltà nella maggioranza ed ho avuto segnali anche dagli altri schieramenti». Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, a
margine dell’incontro con le autorità vicili,
religiose e militari dell’Isola, avvenuto nella sede della Biblioteca regionale, cui ha
partecipato anche il presidente del Senato,
Renato Schifani, consapevole delle difficoltà che lo attendono, ha lanciato un messaggio, chiaro e forte a tutte le forze politiche ed ai vertici burocratici: «Faccio un appello a tutti i siciliani di buona volontà di
rimboccarsi le maniche al di là delle appartenenze politiche. Non ho steccati da ergere, chi vuole partecipare a questo processo
straordinario di crescita e di riscatto, è il
benvenuto. Lo dico ai politici ai burocrati agli uomini dell’economia ai ragazzi e
alle ragazze della Sicilia che vogliono un
nuovo futuro».
Sulla difficile situazione finanziaria della Regione, Crocetta ha aggiunto: «Gli analisti internazionali e italiani ci dicono che se
non si interviene subito la Sicilia andrà in
default nel 2014. Mi rifiuto di pensare che
all’Ars ci sia una maggioranza che voglia distruggere la Sicilia. Da tempo - ha continuato - si assiste all’idea di cancellare l’Autonomia, considerata occasione di sprechi. Invece, l’Autonomia va difesa nel rispetto dei

La scure. «Sono già

decaduti i 21
giornalisti dell’ufficio
stampa». Protestano
Cdr e Fnsi

principi democratici». Sulla nomina degli
assessori, il presidente della Regione ha
detto: «Abbiamo già iniziato a lavorare e
completeremo a giorni la squadra di governo. Nessuno si aspetti mediazioni infinite.
Entro la fine della prossima settimana tutti gli assessori dovranno essere al lavoro.
Nessuno ci crei imbarazzi nelle proposte
poiché i siciliani non sono più disponibili a
continuismi e alle mediazioni del passato.
La Sicilia cambia e ciò è visibile nei programmi, nelle azioni, nella squadra di governo, nelle scelte dei vertici istituzionali.

Nessuno si aspetti da me indietreggiamenti. Ciò che si annuncia in campagna elettorale vale per il giorno dopo. Questo è il mio
patto di lealtà con i siciliani; patto che io rispetto ogni giorno. I partiti devono abbandonare il ruolo avuto in questi anni di “occupatori” del sistema per riprendere la loro funzione originale di cerniera tra i cittadini e le istituzioni. La burocrazia sviluppatasi in questi anni, come una sorta di corpo
separato delle Regione vede tornare a riconoscere che la sovranità del nostro ordinamento appartiene al popolo, che la eserci-

ROSARIO CROCETTA

ta attraverso l’elezione dei propri rappresentanti».
Intanto, è stata rinviata a lunedì la conferenza stampa indetta dallo stesso Crocetta
per annunciare verosimilmente alcuni nuovi assessori. Uno di questi dovrebbe essere
Nicolò Marino, magistrato della Dda di Caltanissetta, che non ha ancora sciolto la riserva. Dovrebbe essere nominata assessore anche Linda Vancheri di Confindustria
Caltanissetta: «E’ una donna intelligente e
competente - ha detto Crocetta - ed è un raro esempio civile di coraggio. Sarei orgo-

LA MONTEROSSO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI CONSUMATORI E ALONGI (IL MARITO) COMMISSARIO DELL’ARAN

Le ultime due nomine di Lombardo a pochi giorni dal voto

PATRIZIA MONTEROSSO

PALERMO. Risalgono a pochi giorni prima del voto
per il rinnovo della carica di presidente della Regione siciliana e dell’Assemblea regionale, due decreti emanati del governatore dimissionario Raffaele Lombardo, con cui ha nominato il nuovo presidente del Consiglio regionale dei consumatori e il
commissario straordinario dell’Aran. Che guarda
caso, sono marito e moglie: l’attuale segretario generale della Regione, Patrizia Monterosso, e l’avvocato Claudio Alongi.
Gli incarichi sono stati affidati all’ex capo di gabinetto (ora segretario generale) del governatore
uscente, Patrizia Monterosso, nominata con un

decreto presidenziale del 12 ottobre presidente
del Consiglio regionale dei consumatori e degli
utenti; e all’avvocato Claudio Alongi divenuto nuovo commissario straordinario dell’agenzia per la
rappresentanza negoziale della Regione siciliana,
con un decreto del 24 ottobre. Entrambi i provvedimenti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
Nomine che, ovviamente, hanno creato scalpore
e, si dice, anche la sorpresa del presidente della Regione, Rosario Crocetta, che, come ha già fatto per
il commissario straordinario della Provincia di Catania, potrebbe revocare entrambi gli incarichi.

glioso di inserirla in giunta, valuterò nei
prossimi giorni». Tra i «papabili» anche Luigi Cocilovo, Mariella Maggio e Concetta
Raia, tutti del Pd. Ma le decisioni finali dovrebbero essere adottate giovedì, a Roma,
dove si riunirà il gruppo dell’Udc. Un assessorato è stato promesso anche all’Api
Crocetta, che ha ammesso di lavorare alla costituzione di un proprio movimento
che dovrebbe debuttare alle amministrative della prossima primavera, ha ammesso
di avere ottenuto dal ministro Maurizio
Barca 15 giorni di tempo per regolare le
«gravi inadempienze» relative ai fondi europei: «Dobbiamo intervenire, altrimenti salta tutto; dobbiamo preparare il bilancio in
una quindicina di giorni, procedendo al taglio degli sprechi e ai privilegi e dando diritti alla povera gente. Preferirei fare il bilancio invece che l’esercizio provvisorio, ma
prima devo parlare con i tecnici. In ogni caso, si deve rompere il rapporto che per anni si è consolidato fra settori di politica deviata e settori di imprese deviate che hanno portato ad un rapporto scellerato con il
mondo della corruzione e dell’illegalità».
Crocetta, inoltre, ha ribadito di ritenere
concluso il rapporto di lavoro con i 21 giornalisti dell’ufficio stampa: «Sono decaduti il
giorno del mio insediamento, come prevede la legge». Il Cdr dell’ufficio stampa
ha invitato il presidente della Regione al
rispetto del contratto di lavoro. Al fianco dei giornalisti si è schierato il sindacato di categoria, la Fnsi.

O STUDIO DI BANKITALIA

«In Sicilia il clientelismo
ha ipotecato il futuro
e bloccato lo sviluppo»
DAVIDE GUARCELLO

PALERMO. Il debito pubblico accumulato
negli ultimi 40 anni al Sud e in Sicilia per
fare assunzioni clientelari in uffici e
aziende pubbliche ha sì dato felicità alle
famiglie beneficiate da quei «posti», ma
ha ipotecato il futuro dei loro figli e nipoti, che non potranno conquistare un posto di lavoro almeno per i prossimi 10 anni. È la conclusione dello studio sullo
«Sviluppo diverso delle regioni italiane
dal 1861 al 2011» di Giovanni Iuzzolino,
capo del Nucleo di ricerca economica
della sede di Napoli della Banca d’Italia,
presentato ieri a Palazzo Reale di Paler-

Lo scenario: le famiglie

hanno avuto una felicità
breve ma i loro figli e
nipoti non potranno
conquistare un lavoro
per i prossimi 10 anni
mo, nel convegno «Il 1812 e la modernizzazione del sistema economico e sociale», organizzato dall’Ars per il Bicentenario della Costituzione siciliana del 1812.
Infatti, a dimostrazione di quanto sia
urgente ridurre il debito pubblico e accelerare la crescita, Iuzzolino ha spiegato
che «nel 2009 in Sicilia l’industria ha inciso per appena l’8,9% del Pil, mentre il
settore pubblico “ha prodotto” ben il
29,5% del Pil. Di contro, i tempi di realizzazione di un’opera pubblica sono saliti
dai quasi mille giorni del 2000 ai quasi
1.500 giorni del 2007».
Secondo Iuzzolino, la «ricetta» è, intanto, «selezionare i punti di forza potenziali dell’Isola (turismo, agricoltura, esportazioni) e puntare su di essi. Non c’è bisogno di grandi idee. Basta recuperare quo-

te di turismo straniero: la spesa dei turisti stranieri in un anno nella Regione è la
metà di quella della città di Milano. Conquistare una quota simile avrebbe un
valore di 3,5 miliardi di euro l’anno».
Secondo Guido Pescosolido, ordinario di Storia moderna a «La Sapienza» di
Roma, sulle prospettive di ridurre il divario Sicilia-Nord pesano «l’incapacità dello Stato di dirottare risorse e la responsabilità della Regione di non avere sfruttato le possibilità dell’Autonomia né i preziosissimi fondi europei che invece le
regioni spagnole utilizzano al 100%».
«Fu nel periodo 1951-1975 – ha proseguito Iuzzolino - che le politiche nazionali consentirono alla Sicilia di conoscere una forte industrializzazione e di recuperare il divario col Nord. Nel ’77 gli occupati nel manifatturiero erano 72.528,
di cui il 58,5% dipendenti di grandi gruppi, il 30,2% di aziende pubbliche, il 24,2%
di privati e ben il 4,1% di società estere.
Gli altri 30.080 lavoravano per imprese
di proprietà meridionale. Il tasso di alfabetizzazione raggiunse quasi la parità
col Centro-Nord. In quei 25 anni fu costruita la metà dell’attuale patrimonio
edilizio e infrastrutturale. A metà degli
anni ‘70, però, dopo la crisi energetica,
salariale e di finanza pubblica, al Nord la
forza lavoro espulsa diede vita a nuove
piccole imprese; al Sud e in Sicilia il crollo di competitività, export e occupazione
si associò a clientelismo, corruzione e
criminalità. Questa oggi toglie un 15% al
tasso di crescita e incide per l’8,1% sui sistemi produttivi locali; la corruzione e i
crimini contro la pubblica amministrazione influiscono per il 251%».
Ninni Giuffrida, associato di Storia moderna all’Università di Palermo, ha evidenziato come il riscatto della Sicilia sia
cominciato nella notte fra il 19 e il 20 luglio 1812, quando il Parlamento, riunito
nella grande sala al primo piano dell’edificio che oggi ospita la Biblioteca della
Regione, approvò le basi della Costituzione: «Fu il punto di arrivo di una trasformazione della realtà siciliana, ma anche
il punto di partenza verso l’Unità».