File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



Calendario del cambiamento 2013.pdf


Anteprima del file PDF calendario-del-cambiamento-2013.pdf

Pagina 1 2 3 45626

Anteprima testo


lapubblicità
pubblicitàcome e perché
La
la pubblicità
La pubblicità
La pubblicità ha il chiaro compito di farci desiderare ciò che non
possediamo e di non apprezzare ciò che abbiamo. Crea falsi bisogni,
insoddisfazione e desideri, spingendoci spesso ad acquistare prodotti completamente inutili o con caratteristiche non rispondenti alle
nostre reali necessità.
Siamo quotidianamente invasi dagli annunci economici: televisione,
posta, internet, e-mail, cartelloni. Tutto o quasi quello che ci circonda ha lo scopo di reclamizzare qualcosa.
Ogni aspetto viene
studiato nei minimi dettagli per
attirare la nostra
attenzione, per
catturare il nostro
interesse, trasformando beni e servizi, anche i più
futili, in indispensabili, irrinunciabili, impedendoci
di valutarne oggettivamente la valenza.
La pubblicità è in
effetti uno dei
PILastri, assieme
al credito e all'obsolescenza, del
consumismo sfrenato e senza regole
che caratterizza la
società contemporanea. E' il motore
della società dei consumi che ora, in questo periodo di “crisi”, acuisce in noi quel malessere causato dal non poter acquistare tutto ciò
che ci viene proposto.
Per gli annunci economici si stima una spesa annua, a livello mondiale, di poco inferiore ai 700 miliardi di euro. Compresi nel prezzo
d'acquisto delle merci, sono soldi che vengono utilizzati per
“educarci” al consumo.
La pubblicità ci spinge a consumare in continuazione, alimentando
il nostro stile di vita che sperpera sempre più risorse e produce sempre maggior rifiuti. E' quindi tra i responsabili del declino ambientale che ormai sta interessando il nostro Pianeta.
La pubblicità inoltre è il mezzo più comune per controllare l'informazione. Sempre di più i media sono assoggettati agli inserzionisti,
i quali vengono sistematicamente sottratti alla critica in quanto i veri
finanziatori delle testate giornalistiche. D'altro canto queste ultime
sono sempre più interessate a vendere spazi pubblicitari piuttosto
che intrattenimento ed informazione. Emblematiche le parole di
Patrick Le Lay, ex direttore della catena privata televisiva francese
TF1, che ha affermato "Quello che noi vendiamo a Coca-Cola, è
parte del tempo del cervello umano disponibile".

E’ chiaro che se intendiamo disintossicarci dal consumismo, dobbiamo in qualche modo osteggiare la pubblicità, sia a livello personale
che a livello politico. Si può contrastare nella nostra vita quotidiana,
ad esempio riducendo l’uso della televisione, impedendo di riempire
la cassetta della posta con volantini inutili o cancellando tutte le email che non provengono da fonti note. Infine cercando di evitare
l’acquisto di beni e prodotti dalle aziende che eccedono nella spesa
in reclame.
Serve poi un intervento
politico che porti alla disincentivazione della pubblicità. Ad esempio c’è chi
propone, tra cui lo studioso
Latouche, una forte tassazione sulla pubblicità.
La pubblicità però ha una
fiera alleata: l'obsolescenza
percepita.
L’obsolescenza percepita,
con l’ausilio della pubblicità infatti, agisce in modo
diretto sul nostro stato
d’animo con l’obiettivo di
renderci infelici per ciò che
abbiamo e, soprattutto, per
ciò che siamo.
Questo è il risultato voluto
dai fautori del sistema capitalistico e consumistico
in cui viviamo. Ricordiamo
le parole dell'economista
americano Victor Lebow,
membro dello staff di analisti economici del Presidente Eisenhower,
che nel 1955 disse “La nostra economia incredibilmente produttiva
ci richiede di elevare il consumismo a nostro stile di vita, a trasformare l’acquisto e l’uso di merci in rituali, di far sì che la nostra realizzazione personale e spirituale venga ricercata nel consumismo.
Abbiamo bisogno che sempre più beni vengano consumati, distrutti
e rimpiazzati ad un ritmo sempre maggiore”
Per capire cosa sia l'obsolescenza percepita basti pensare alla moda
che ne è l’esempio lampante. Nuove collezioni ogni anno, un cambio di colore, un tacco più o meno alto, rendono rapidamente obsoleti i nostri armadi. La moda ci fa sentire inadatti, ci “impone” per
essere accettati dagli altri di partecipare al rituale dello shopping,
per rimetterci “al passo con i tempi”.
Ma anche l’elettronica, la telefonia e l’informatica sono settori dove
l’obsolescenza percepita la fa da padrone. Apparecchi, accessori e
software diventano vecchi dopo pochi mesi dal lancio: la pubblicità
è martellante per convincere il consumatore che quello che ha comprato ora è superato; che quello nuovo ha qualcosa in più e non puoi
rinunciarci, anche se in realtà gli strumenti che hai vanno già bene e
non ti serve nulla di più.
Enrica Carminati e Simone Zuin