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GdS EdP 03.02.2013.pdf


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2 Fatti&Notizie

Giornale di Sicilia
Domenica 3 Febbraio 2013

l’intervista
a Stacy Meichtry

Quali sono i punti di maggior attrito
fra Obama e l’opposizione Repubblicana?
«I Repubblicani si oppongono all'incremento
delle imposte, chiesto dal Presidente sui più
ricchi per non dover aumentare il carico sulle
classi medie e meno abbienti. Anche sugli
eventuali tagli alla spesa i pareri sono discordi,
dato che i Repubblicani mirano a ridurre gli
stanziamenti per il welfare. In particolare il
programma Medicare per l'assistenza sanitaria agli anziani, mentre i Democratici vorrebbero concentrarsi sulla riduzione delle spese
del Pentagono, cioè per la difesa. È vero che, ultimamente sembrano aver cambiato un po'
idea. Tuttavia le spese per l'armamento restano uno dei problemi più controversi».

diNinoSunseri

«negli stati uniti
uncompromesso
perevitare
ilbaratrofiscale»

Resta però il dato di fondo: il deficit federale ha raggiunto la soglia di 16,4 miliardi
di dollari: praticamente il 100% del Pil. A
Bruxelles sarebbero già scattati tutti gli allarmi possibili. A Washington invece?
«È cominciata la trattativa. Molti conservatori
ritengono inaccettabile incremento di pressione fiscale di circa 600 miliardi di dollari e solo
12 miliardi di tagli alla spesa. Obama dal canto
suo non vuol rinunciare ai finanziamenti al
welfare. Uno scontro tipico fra destra e sinistra».
Però l’economia non sembra risentirne più di tanto. Come mai?
«Intanto bisogna tener conto della politica
molto espansiva della Federal Reserve che ha
portato i tassi d'interesse a zero. Poi non si può
dimenticare che la spesa pubblica sul Pil pesa
per il 40% nel gli Stati Uniti (il valore più basso
del G8) mentre in Francia o in Italia si avvicina
al 60. Per non parlare della pressione fiscale.
Negli Stati Uniti è la più bassa fra i Paesi occidentali. Questo significa che la nostra economia dipende meno di quelle europee dal bilancio statale».

Cominciamo oggi un ciclo di interviste con
giornalisti, diplomatici e osservatori sulle
politiche di austerity nel mondo e come i Paesi stanno affrontando la crisi economica.

A

ciascuno il suo fiscal cliff: Barack Obama, con una mossa teatrale, torna
d'urgenza dalle vacanze per un accordo in extremis con l'opposizione repubblicana. Il premier francese, Jean
Marc Ayrault, definisce "patetico" l'espatrio di
Gerard Depardieu, esule in Russia per sfuggire
al salasso fiscale. Silvio Berlusconi affida alla
rabbia dei contribuenti la speranza per risalire
la china in vista del voto del 24 febbraio. Sono
solo esempi di un malessere generale che attraversa tutto il mondo che, fino a pochi anni fa,
avremmo definito ricco. Con Stacy Meichtry,
corrispondente in Italia del prestigioso Wall

Tutto bene allora?
«Non proprio. Il tasso di disoccupazione si aggira intorno all'8%. Per voi europei è un livello
molto contenuto, ma gli Stati Uniti sono abituati a non superare il 5-6%».
Un’ultima domanda sull’Italia: come
la vedete dall’osservatorio Usa?

a

a

Il corrispondente in Italia del
Wall Street Journal: «L’accordo
tra democratici e repubblicani
ha evitato il disastro»

«Ma il tasso di disoccupazione
è salito e restano le divisioni
sull’aumento della pressione
fiscale e i tagli alla spesa»

Street Journal cerchiamo di capire come vanno le cose negli Stati Uniti.

«L'Italia è alle corde. Roma ha adottato misure
rigorose di svariati miliardi - inclusi aumento
delle tasse e tagli alle pensioni - nel tentativo di
rassicurare i leader della Ue e gli investitori circa l'impegno a sanare il gigantesco debito pubblico, pari al 126% del Pil. Le restrizioni fiscali
hanno limitato significativamente il ruolo dello Stato nello stimolare la produzione attraverso spesa pubblica o i tagli alle tasse. L'economia italiana ha subito un calo del 2,5%. Ora per
andare avanti serve uno schieramento politico
che abbia una solida maggioranza. Un anno di
Governo tecnico doveva servire non solo a risanare il sistema economico, ma anche a dare
tempo ai partiti di riorganizzarsi per le nuove
elezioni».

Parliamo di «fiscalcliff»:che cosa è esattamente?
«Credo sia ormai sia un'espressione entrata
nel patrimonio linguistico della maggioranza
degli italiani e, tra le varie traduzioni possibili,
quella di "baratro fiscale" descrive meglio la
materia: pesante aumento delle imposte e contemporanea pesante riduzione della spesa
pubblica.
Un vero precipizio di sacrifici.
«In Italia viene utilizzata un'altra espressione:
esercizio provvisorio di bilancio. È quanto accade nel caso che non venga approvata entro il
31 dicembre la legge finanziaria, ora detta di
stabilità, per cui potendo spendere in ogni mese solo un dodicesimo della spesa dell'anno
precedente. La materia, comunque, è la stessa. Entro la fine dell'anno è necessario che il
Congresso fissi gli obiettivi di bilancio per i successivi dodici mesi. Finora è stata una prassi. I

La crisi economica ha creato non poche tensioni al presidente degli Stati Uniti Barack Obama
Repubblicani, che hanno la maggioranza alla
Camera, invece, ne hanno fatto materia di battaglia politica».

Vuol dire che negli Stati Uniti rigore fiscale e austerità non sono esattamente la
stessa cosa?
«È un problema di rispetto delle regole. Se violate scattano le sanzioni. Senza un accordo nel

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Congresso tra Democratici e Repubblicani,
dall’1 gennaio sarebbero partite autonomamente tagli alla spesa pubblica federale di circa 108 miliardi di dollari. Inoltre scadevano le
facilitazioni fiscali approvate negli scorsi anni
e doveva essere comunque aumentata l'imposizione fiscale. Alla fine è stato trovato un compromesso che ha evitato questo disastro alzando il tetto del disavanzo previsto per il 2013».
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È successo?
«Non mi pare. Sei aspiranti alla presidenza del
consiglio e un numero enorme di liste non danno proprio l'idea di un consolidamento. Tenete conto che negli Stati Uniti alle presidenziali
si presentano solo due candidati e altrettante
liste. Tutto molto più semplice».

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l’indice
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Economici
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Lo Sport
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