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Periodico di Formazione, Testimonianza e Comunic@zione Francescana

<<Vi lascio la pace, vi do la mia
pace: non come la dà il mondo, io la
do a voi. Non sia turbato il vostro
cuore e non abbiate timore>>, (Gv
14, 27) afferma Gesù quando rivela
ai suoi apostoli di stare per lasciarli
e tornare a Dio. Una formula che si
recita immancabilmente in qualsiasi
messa
questa,
apparentemente
innocua e che invece nasconde una
verità “sovversiva”, una “rivoluzione
permanente” da condurre senza sosta
nella vita di tutti e fino alla seconda
venuta di Gesù nella storia del mondo.
Difatti il messaggio di Cristo non
è, lo sappiamo bene, affatto incline
a “lasciare le cose come stanno”, a
conformarsi allo stato presente, tanto
meno a renderci la vita tranquilla: esso
invece separa <<il figlio dal padre,
la figlia dalla madre, la nuora dalla
suocera: e i nemici dell’uomo saranno
quelli della sua casa>>(Mt 10, 35-36).
Francesco con Chiara, sua pianticella
spirituale e radice della fraternità
affidatagli dal Signore, davvero con la
loro vita recitarono per intero questa
Parola di Cristo, l’annunciarono e ne
furono portatori. Che pace è questa
dataci da Gesù, in che si differenzia da
quella che dà il mondo? La pace del
mondo è nel durare dei tempi, quella che
appunto è propria del mondo, ovvero
evangelicamente degli uomini che non
accolgono Cristo o che l’accolgono
“a modo proprio”, creandosi un Gesù
adatto alle proprie esigenze di fragilità
e debolezza, coprendoLo di un velo di
buonismo e ipocrisia che Egli invece
è venuto a sollevare con la Verità. La
pace di Dio è nel continuo mutamento
del proprio modo di pensare, agire e
vivere, nell’abbattimento continuo
e inesausto del muro di abitudine,
convenzione e falsa verità di cui l’uomo
senza coraggio ama circondarsi, per non
vedere che il mondo è enormemente più
grande e, entrando in crisi avvertendo
la sua inadeguatezza, affrontare faccia
a faccia il peccato e il dolore. La vera
Pace è specchio di perfezione, perché
come uno specchio riflette l’immagine
offrendone una vista assai simile ma mai
eguale all’originale, così essa in questo
mondo rende l’uomo che la possiede a
immagine e somiglianza di Cristo, pur

con differenze di forza spirituale che
lo conducono ad un perfezionamento
che dura tutta una vita; al Suo fianco
egli potrà raggiungere la santità che,
nella dottrina cristiana, è la prima e
vera essenza di un uomo. Chi dunque
è operatore di pace in Gesù sarà in
eterna guerra con la parte più bassa di sé
e degli altri, nel tentativo di cambiare in
misura rivoluzionaria e radicale tutta la
realtà: ecco perché Cristo divide ed “è
venuto a portare non pace,ma spada”
(Mt 10,34), perché la sua pace non
mira a “mantere o’ carro p’ ’a scesa”,
obiettivo di chi non Lo ha accolto e che,
come si può immaginare, vi si oppone.
Francesco con Chiara, davvero con la
loro vita recitarono per intero questa
Parola di Cristo, l’annunciarono e
ne furono portatori. Entrambi furono
scandalo per le loro famiglie, che si
opposero anche con la violenza alle
loro vocazioni: il padre di Francesco lo
incatenò prima e poi lo denunciò come
malato mentale, Chiara subì le pressioni
della famiglia, di ceto nobiliare, per
farla ritornare a casa. Lo furono anche

per il mondo, portatori, come furono,
della Pace di Dio nella forma più
semplice e più vera che su questa terra
si possa trovare. L’Ordine Francescano
nacque in tempo di insurrezione, in
quel tempo del Medioevo quando gli
oppressi si ribellavano ai Re e alla
Chiesa, fondando comunità con proprie
leggi e propri costumi: erano i cosiddetti
movimenti pauperistici, che però,
nati dalla rabbia popolare, propostisi
l’affermazione di una società più equa
e più giusta, di una Chiesa madre e
non matrigna, non poterono evitare
il distacco tra proponimento e realtà
effettuale e diedero luogo a massacri
indiscriminati, disordini e rapine quali
avvengono nei tempi “ognun - persé- Dio- per –tutti”. L’Ordine però
aveva un’origine più alta che non
l’esasperazione: la rivoluzione era vera,
definitiva, intima, della coscienza. “Non
sia turbato il vostro cuore e non abbiate
timore”: Francesco e Chiara agivano,
in tempi di lotte di potere terrene, per
il Regno Celeste, affrontando le prove
di tentazione e persecuzione in, come

si disse, perfetta letiza;termine questo
che da allora in poi fu prerogativa
e privilegio dell’Ordine, termine
penetrante con cui si indica quanto la
logica celeste e quella terrena cerchino
le antitesi; e quel che una cerca, l’altra
fugge, perché sua rovina. Francesco
stesso, che scoprì la perfetta letizia
nel suo cuore, non seppe descriverla
che con l’esempio fatto a frate Leone
(FF 278). Questo non perché sia un
concetto troppo complesso, ché infatti
la troviamo in Gc 1, 2-4:<< Considerate
perfetta letizia, miei fratelli, quando
subite ogni sorta di prove, sapendo
che la prova della vostra fede produce
la pazienza. E la pazienza completi
l’opera sua in voi, perché siate
perfetti e integri, senza mancare di
nulla.>> E’ invece che non può essere
realmente compresa senza un esempio
pratico, senza l’azione: ecco, il dono
della Pace non è pieno, neppure nella
comprensione, se non porta a agire, al
mutamento, al perfezionamento della
virtù e all’annientamento del male.
Segue a Pag. 2

2
Segue da pag. 1
La rivoluzione e la guerra permanente
di Francesco e Chiara contro la contro
il vizio che guida la condotta terrena
è testimoniata dalle numerosissime
vicende della loro vita. Francesco
abbandonò la sua ascesa sociale per
divenire un disprezzabile fraticello e
Chiara, lasciata la sua casa nobiliare, si
fece Povera Dama; Francesco, creato
l’Ordine, non se ne pose a capo ma
ne divenne semplice frate e neppure
sacerdote, un soldato semplice,
insomma, e Chiara divenne badessa
solo per viva insistenza di Francesco e
del Papa; Francesco, pur offrendogli la
popolazione pasti raffinati, vesti eleganti
e dimore accoglienti, le rifuggiva, anzi le
disprezzava pubblicamente e preferiva
dormire in chiese diroccate, fessure
della roccia e lebbrosari, nutrendosi
più di preghiera che di cibo, e Chiara
disprezzò il mondo per amore di Gesù
fino alla clausura, in povertà così aspra
da rendere perplesso il Papa, che solo
dietro insistenza concesse a lei e alle
sue sorelle il privilegio della povertà,
come fu detto. La condotta di Francesco
e Chiara, schiva delle consolazioni
corporali, non era un disprezzare la
loro gente né un giudicarla né un
superbo distinguersi, bensì dono di Dio
a salvazione della loro anima, della
cui piccolezza essi erano consapevoli
quanto i santi possono esserlo, e a

Questo è stato il tema che
ci ha accompagnato nei giorni
28-29-30
Dicembre
2012,
giorni di catechesi , preghiere,
formazioni e feste. Noi giovani,
attraverso varie testimonianze
abbiamo
avuto
l’opportunità
di riflettere sull’importanza di
vari
Sacramenti.
Battesimo,
Confermazione ed Eucarestia,
sacramenti fondamentali per noi
adolescenti,abbiamo avuto così
modo di capirne la vera importanza,
di metterci in discussione e di
riscoprire le nostre radici, radici
che giorno dopo giorno ci guidano
nel nostro cammino di fede e lo
rendono irripetibile.
Abbiamo vissuto emozioni forti,
che ci hanno fatto crescere, che
hanno aumentato il nostro senso

camminiamo insieme
edificazione e esempio del popolo, che,
vedendo chiaramente lo splendore di
Cristo nella purezza non superba ma
umile e servizievole della loro vita, vi
trovava consolazione e redenzione. La
missione di Francesco e Chiara portatori
di Pace è una collaborazione tra Uomo e
Dio, che lavorano in legame così stretto
da rendere impossibile il riconoscere
dove finisce l’opera dell’uno e
dell’altro. Esempio chiaro la risposta
che Francesco diede al suo compagno
Masseo, che gli chiedeva perché tutto
il mondo lo seguisse, lui non bello, non
dotto, non nobile (FF 1838): « Vuoi
sapere perchè a me? vuoi sapere perchè
a me? Vuoi sapere perchè a me tutto il
mondo mi venga dietro? Questo io ho
da quelli occhi dello altissimo Iddio, li
quali in ogni luogo contemplano i buoni
e li rei: perché quelli occhi santissimi
non hanno veduto fra li peccatori
nessuno più vile, nè più insufficiente, nè
più grande peccatore di me, e perciò a
fare quell’ operazione meravigliosa, la
quale egli intende di fare, non ha trovato
più vile creatura sopra la terra, e perciò
ha eletto me per confondere la nobiltà e
la grandezza e la fortezza e bellezza e
sapienza del mondo, affinché si conosca
ch’ ogni virtù e ogni bene è da lui, e
non dalla creatura, e nessuna persona
si possa gloriare nel cospetto suo;
ma chi si gloria, si gloria nel Signore,
a cui è ogni onore e gloria in eterno
». Dando questa risposta, Francesco

di responsabilità, un’esperienza
di confronto e amore, una magica
adorazione notturna vissuta con
molta serenità.
Riscoprire la nostra essenza

dimostra quanto la storia dell’uomo,
per realizzarsi pienamente, non possa
che nascondersi tra le opere di Dio:
solo così è vera rivoluzione, che muti
l’umanità nel suo essere e perciò sia
definitiva. Lo stesso nome dell’Ordine
è rivoluzionario: esso è per tradizione
Francescano, in realtà Minoritico.
Francesco spiegò come Dio stesso gli
avesse suggerito il nome e la missione
dell’Ordine (FF 1640): << L’Ordine e
la vita dei frati minori si assomiglia a
un piccolo gregge, che il Figlio di Dio,
in questa ultima ora, ha chiesto al suo
Padre celeste, dicendo:--Padre, vorrei
che tu suscitassi e donassi a me in questa
ultima ora un nuovo umile popolo,
diverso per la sua umiltà e povertà da
tutti gli altri che lo hanno preceduto, e
fosse felice di non possedere che me
solo. E il Padre rispose al suo Figlio
diletto:--Figlio ciò che hai chiesto, è
fatto--». Aggiungeva quindi Francesco
che il Signore ha voluto che i frati si
chiamassero “ Minori”, perché appunto
questo è il popolo chiesto dal Figlio di
Dio al Padre suo, e di esso si dice nel
Vangelo: Non vogliate temere, o piccolo
gregge, poiché è piaciuto al Padre
vostro di concedere a voi il Regno; e
ancora: Quello che avete fatto a uno dei
miei fratelli più piccoli (minori), lo avete
fatto a me. Sebbene qui il Signore parli
di tutti quelli che sono poveri in spirito,
tuttavia egli intendeva riferirsi in modo
particolare all’Ordine dei frati minori,

avendo al nostro fianco fratelli di
varie fraternità, rafforzando così
il nostro essere e il nostro senso
di appartenenza a Cristo, un punto
di ripartenza per poter essere suoi

che sarebbe fiorito nella sua Chiesa.>>
Ancora una volta, quindi: vivere nel
mondo per uscire dal mondo, affermare
già da ora il Regno, unire in sposalizio
la terra e il cielo. La missione della
RIVOLUZIONE PERMANENTE, da
Gesù a Francesco e Chiara a tutti fino a
oggi, continua; l’articolo 6/n del Nostro
Volto della Gioventù Francescana, e che i giovani, ovvero il mondo che
perdura, ancora credano nel messaggio
evangelico è segno potente-, recita:
quali portatori di pace e memori che
essa va costruita continuamente,
ricerchino le vie dell’unità e delle
fraterne intese attraverso il dialogo,
fiduciosi nella presenza del germe
divino che è nell’uomo e nella potenza
trasformatrice dell’amore e del perdono.
Messaggeri di “perfetta letizia”, in ogni
circostanza, si sforzino di portare agli
altri la gioia e la speranza.
Francesco con Chiara, sua pianticella
spirituale e radice della fraternità
affidatagli dal Signore, davvero con la
loro vita recitarono per intero questa
Parola di Cristo, l’annunciarono e ne
furono portatori.
Alto e glorioso Dio, illumina il
cuore mio. Dammi fede retta, speranza
certa, carità perfettà. Dammi umiltà
profonda, senno, conoscimento: ché io
possa sempre servire con gioia i tuoi
comandamenti.
Amen
Marco Tarallo

testimoni con più convinzione.
Per molti gifrini era la prima
esperienza, un mix di paura e
voglia di mettersi in gioco lì ha
accompagnati in quest’avventura
che ricorderanno con molta gioia.
La marcia della pace è stata
per noi un’esperienza d’amore
smisurato, far sentire la nostra
voce, testimoniare in modo gioioso
e divertente continuare a mettersi
in gioco costantemente, era questo
l’obiettivo di noi gifrini.
L’emozione
provata
è
indescrivibile circa 500 cuori che
battevano lo stesso ritmo e che
riconoscevano nei passanti il volto
di Cristo.

Adolescenti di Soccavo

camminiamo insieme

…Francesco d’Assisi, “il giullare di
Dio”; Ghandi, il Mahatama ; Martin
Luther King, il reverendo della pace,
premio Nobel per la Pace nel 1964;
Nelson Mandela, premio Nobel per la
pace nel 1993; Auung San Suu Kyi,
premio Nobel per la Pace nel 1991;
questi sono alcuni nomi di persone
semplici ed umili; persone di pace…..
persone di Dio.
La storia, dell’umanità, è intessuta
di esempi di coraggio e di non violenza;
la storia mondiale è ricolma di uomini
e donne che hanno combattuto
e talvolta perso la vita per la pace, per
i  diritti  umani, uomini e donne che
hanno speso la propria vita per
contrastare ogni tipo di sopruso;  donne
ed uomini di pace che hanno arricchito
ed esaltato l’umanità tutta; persone
che hanno fatto della non violenza,
della concordia, dell’amore il segno
distintivo della propria esistenza.
Era il 1182, ad Assisi nasceva
Francesco; Francesco d’Assisi che
pregava il Signore affinché lo facesse
diventare “…strumento della Tua pace;
dove c’è l’odio che io porti l’amore,
dove c’è offesa che io porti perdono…”
; nel 1869 nel lontano continente
Indiano nasceva un piccolo uomo;
divenuto “Gigante della pace e dei diritti
Umani”, Gandhi. Conosciuto come il
“Mahatma”la grande anima, dedicò
la sua vita a combattere i soprusi che
“gli ultimi”, i “senza diritto”, dovevano
subire;
Gandhi, ricordato come il “Padre
della non Violenza”, diceva di se stesso
“…non ho nulla da insegnare al mondo;
la verità e la non violenza sono antiche
come le montagne…”.
Quanti uomini hanno perso la vita
per la pace; Martin Luther King, premio
Nobel per la Pace nel 1964, Padre nella
lotta non violenta ha speso la sua vita
per l’integrazione tra uomini di diversa
etnia negli Stati Uniti d’America e nel
mondo intero; quanti uomini e donne
hanno passato lunga parte della loro
vita in carcere per combattere e vivere
“dalla parte della pace”, come Nelson
Mandela.
Nelson Mandela, premio Nobel
per la pace nel 1993, è stato in carcere
ininterrottamente per 26 anni, ha lottato
con tutto se stesso per combattere contro
l’ apartheid, contro la segregazione
razziale, per portare giustizia in una
nazione ,il Sudafrica, dove era il colore
della pelle a determinare il livello
dei diritti umani e sociali di cui un
essere umano poteva godere; o donne
di coraggio come la birmana Auung

San Suu Kyi, che si è imposta come
leader del movimento non violento
birmano, che si è opposto per anni
contro la pesante dittatura militare del
suo paese,agli arresti domiciliari fino al
2007.
Gli esempi potrebbero essere
tantissimi di persone che hanno
lottato per gli altri, per annullare le
diseguaglianze tra gli esseri umani ,
per combattere i soprusi; in epoche
quando i diritti umani erano poco più
che un “sentito dire”, in periodi in cui la
differenza tra persone era determinata
dal colore della pelle o dalla fede
religiosa; è stato grazie a loro, al loro

impegno, alla loro stessa vita che la
società, il mondo sono divenuti più
giusti. E’ grazie a questi uomini di pace,
a questi uomini di Dio se oggi godiamo
dei frutti del seme della pace da loro
piantato nel corso dei secoli.
Uomini che hanno fatto la storia;
uomini che sono passati alla storia;
ma quanti altri uomini autori di tanti
piccoli gesti quotidiani potrebbero
essere definiti uomini di pace; quante
persone che abbiamo conosciuto
anche personalmente che con il loro
esempio avrebbero meritato di essere
riconosciuti come uomini di pace…..
in un epoca come la nostro dove per

3

fortuna i venti di guerra sono circoscritti
a piccoli territori del globo terrestre;
dove i diritti umani sono un bene goduto
dalla maggior parte delle popolazioni,
gli uomini di pace vanno cercati nel
quotidiano, nei gesti di tutti i giorni;
giusto e di pace è colui che lotta per il
bene; colui che vive come strumento di
pace; colui che quotidianamente mette
il proprio io al secondo posto dopo il
prossimo che incontra.
Se andiamo rovistando nei cassetti
della nostra memoria, ci accorgiamo
che anche noi abbiamo avuto la fortuna
di incontrare lungo il cammino della
nostra vita persone di pace, persone
che con la loro semplicità con il loro
essere uomo di Dio hanno contribuito
a rendere più giusta la nostra vita;
che hanno alleviato i nostri patemi, le
nostre sofferenze quotidiane; che con
un sorriso, un consiglio hanno ridonato
pace alla nostra esistenza al nostro
animo, alla nostra famiglia, al nostro
gruppo a noi!
Tanti di noi hanno avuto la fortuna
di incontrare e conoscere una persona in
particolare: Padre Valentino de Blasio;
Uomo di Dio, Uomo di pace.
Padre Valentino, che per tanti
anni ha arricchito la vita della nostra
parrocchia, la vita delle nostre famiglie,
la vita di tanti di noi, è stato l’uomo di
pace per tanti di noi.
Sempre una parola buona per tutti;
sempre pronto a perdonare tutto e tutti,
sempre pronto a giustificare qualsiasi
azione umana, per quanto brutta e
nefasta fosse; sempre pronto a porgere
l’altra guancia.
Quante famiglie hanno ritrovato
la pace familiare grazie a lui; quanti
gruppi hanno ritrovato la pace grazie a
lui; quanti di noi hanno rifatto pace con
se stessi e con Dio grazie a lui; grazie
alle sue parole ai suoi sorrisi ai suoi
modi dolcemente burberi e decisi .
Ricordo come fosse ieri tutte le volte
che sono andato da lui per un consiglio,
per avere un conforto, per far valere
la mia ragione dopo un presunto torto
subito, mi son sentito rispondere col
suo fare disincantato e pungente sempre
con la stessa frase, che era quella che
diceva a tutti:” tutto per Gesù”
Ecco, offrire tutto al Signore,
divenire strumenti della Sua pace, lottar
e vivere per la verità a la pace sono il
segno inconfondibile di un uomo di
pace; sono il DNA di un uomo di Dio,
qualunque esso sia, qualunque credo o
fede animi e guidi la loro vita..
Rosario Francione

4

camminiamo insieme

Premi Nobel per la Pace

È l’ora di presentare una onorificenza poco
pubblicizzata nella nostra società ma che riscuote
nelle alte sfere grandi successi,e soprattutto la sua
dimensione specifica,quella della pace..
Dobbiamo innanzitutto chiederci cos’è un
Premio Nobel; Il premio Nobel è un’onorificenza
di valore mondiale, attribuita annualmente a
persone che si sono distinte nei diversi campi
dello scibile, «apportando considerevoli benefici
all’umanità», per le loro ricerche, scoperte ed
invenzioni, per l’opera letteraria, per l’impegno
in favore della pace mondiale.
Il premio fu istituito in seguito alle ultime
volontà di  Alfred Nobel  (1833-1896), chimico
e industriale  svedese, inventore della  dinamite,
firmate al Club Svedese-Norvegese di Parigi il 27
novembre 1895. La prima assegnazione dei premi
risale al 1901, quando furono consegnati il premio
per la pace, per la letteratura, per la chimica, per
la  medicina  e per la  fisica. Non esiste invece il
premio per la  matematica..  Dal  1969  si assegna
anche il  premio per l’economia  in memoria di
Alfred Nobel. La cerimonia di consegna si tiene
il  10 dicembre, anniversario della morte del
fondatore.
I premi Nobel nelle specifiche discipline (fisica,
chimica, medicina, letteratura, economia) sono
comunemente ritenuti i più prestigiosi assegnabili
in tali campi. Il premio Nobel per la pace non
viene consegnato a Stoccolma ma ad Oslo ogni
anno il 10 dicembre. Anche il premio Nobel per
la pace conferisce grande prestigio; tuttavia, per
l’opinabilità delle valutazioni politiche, la sua
assegnazione è stata qualche volta accompagnata
da accese polemiche.
La storia dei Nobel ha visto spesso la
premiazione di stesse persone in edizioni
differenti, di membri della stessa famiglia o di
organizzazioni (e membri di organizzazioni) che

nel corso degli anni hanno meritato più volte
l’assegnazione del premio.

Ed ora andiamo nel nostro specifico,il premio
nobel per la pace
Il  premio Nobel  per il mantenimento
della pace è stato previsto nel testamento di Alfred
Nobel del 1895 ed è stato assegnato per la prima
volta nel  1901  (come gli altri premi previsti da
Nobel stesso).
La cerimonia di consegna del  Nobel per la
Pace si tiene ad Oslo.
L’assegnazione del premio non si è svolta in
19 occasioni:
• durante
la 
prima
guerra
mondiale: 1914, 1915, 1916 e neanche nel 1918,
mentre nel 1917venne assegnato alla Croce Rossa
Internazionale
• negli anni difficili tra le due guerre
mondiali: 1923, 1924, 1928 e 1932.
• durante
la 
seconda
guerra
mondiale: 1939, 1940, 1941, 1942 e 1943, mentre
nel  1944venne assegnato alla  Croce Rossa
Internazionale  (come durante il primo conflitto
mondiale)
• negli
anni
della 
guerra
fredda  (1948,  1955,  1956) e la  guerra del
Vietnam (1966, 1967, 1972
Il Premio Nobel per la pace è stato attribuito più
volte a persone e istituzioni legate ad importanti
enti internazionali. La Croce Rossa ha ricevuto il
premio cinque volte:
• Jean Henri Dunant (1901, fondatore della
Croce Rossa,e ideatore della Convenzione di
Ginevra per i diritti umani );
• Comitato Internazionale della Croce
Rossa (1917, 1944 e 1963);
• Federazione Internazionale delle Società
di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (1963);

Le Nazioni Unite ed enti (o personaggi ad esse
correlate) hanno ricevuto il premio otto volte
• Alto Commissariato delle Nazioni Unite
per i Rifugiati (UNHCR) (1954 e 1981);
• Dag
Hjalmar
Agne
Carl
Hammarskjöld  (Segretario Generale ONU)
(1961);
• Fondo delle Nazioni Unite per
l’Infanzia (UNICEF) (1965);
• Forza di protezione delle Nazioni
Unite (1988);
• Kofi Annan  (Segretario Generale ONU)
(2001);
• Organizzazione
delle
Nazioni
Unite (ONU) (2001);
• Ipcc  (Comitato Intergovernativo per i
Mutamenti Climatici del’ONU) (2007).
Infine, l’Unione Europea  si è vista assegnare
tale riconoscimento nel 2012.
Grandi personaggi della nostra storia
hanno inoltre conseguito questa importante
onorificenza,Ferdinand Buisson,fondatore della
Lega per i Diritti Umani nel 1927,Martin Luther
King,attivista dei diritti civili, nel 1964,Linus
Pauling chimico e promotore della campagna
contro i test nucleari,nel 1962,Madre Teresa
di Calcutta nel 1979,per la fondazione delle
Missionarie della Carità,e per la sua vita dedita
alle vittime della povertà,Gorbacev nel 1990
per il suo ruolo di primo piano nel processo di
pace che oggi caratterizza parti importanti della
comunità internazionale,Nelson Mandela nel
1993, per il loro lavoro per la risoluzione pacifica
del regime diapartheid, e per aver gettato le basi
per un nuovo  Sudafrica democratico,e Yasser
Arafat |Shimon Peres
Yitzhak Rabin per i loro sforzi profusi per la
pace in Medio Oriente,nel 1994.

camminiamo insieme

Titolo: “La vita è bella”
Regia: Roberto Benigni
Per rappresentare la verità dei fatti
nulla è meglio dell’ultima e, forse, più
coinvolgente delle magnifiche sette
arti: “ Il Cinema”. Non a caso molto di
quello che succede nel nostro mondo
ce lo ritroviamo sul schermo, non solo
per cospicue speculazioni economiche
ma perché il cinema ha un grande
potere informativo, funge molte volte
da “reporter”. Il Benigni ha sfruttato la
qualità positiva del cinema, cioè quella
di mera e pura informazione e istruzione.
Sembrerebbe strano che si dia un titolo
così semplice e dolce, “la vita è bella”,
ad un film che esprime la massima
cattiveria del genere umano, ma che
ci possiamo fare?!? Questo è il nostro
Benigni, capace di far emergere coesione
tra il terribile ed il soave, tra nichilismo
e pieno senso e appartenenza alla vita.
Il nostro Regista, come già detto, usa
il cinema come mezzo informativo ed
istruttivo. Il primo ed il più importante,
perché non esiste istruzione che non
nasca dall’informazione, viene usata
dal nostro ,caro ed amato, regista
in funzione degli accadimenti della
seconda guerra mondiale denunciando la
follia nazista e del suo regime. Lo fa con
un’interpretazione spettacolare, degna
dei maestri teatrali italiani, dove accanto
all’interpretazione comica e quasi
giovanile e spensierata riconducibile
per buona parte nella prima metà del
film si accosta quella coscienziosa di
essere stato derubato della propria vita
e libertà, aggiungendosi il gravoso

5

compito di nascondere agli occhi
dell’amato figlio la tragica esperienza
di prigionia convertendola in una
simpatica avventura volta alla conquista
di un prezioso carro armato. Il secondo
mezzo è quello dell’istruzione, capace di
orientare obiettivamente le menti delle
persone in modo da capire gli sbagli
dei nostri predecessori ed antenati. Il
Benigni gioca molto su questo punto
di vista proprio perché mai avvenga
ciò che è stato, ma soprattutto mai che
si prenda spunto dalla storia in questo
modo. Tutto il film è caratterizzato
dall’indiscutibile
presenza
della
comicità, che non è affatto sfacciata,
ma impostata in modo tale da rendere il
contenuto carico di metafore e messaggi
nascosti, ad esempio memorabile la
scena in cui Guido, il protagonista,
cammina con al seguito la guardia che
lo ucciderà, passando davanti al figlio,
nascosto, ed lì che fa l’ultimo gesto
comico – ironico e di amore verso il
figlio, gli risparmia la struggente vista
del padre che si accinge alla morte
simulando una camminata stile militare
comica. Difficile è rappresentare le
azioni aberranti degli uomini, ancora
più difficile è spiegarle, ma il nostro
caro Regista non guarda al male, che lo
si può trovare ovunque e facilmente, ma
punta lo sguardo verso ciò che è giusto
ricordare e difendere. Il film spiega
benissimo che vi è del bene a questo
mondo ed il bene più prezioso è la
nostra vita che vale la pena di ricordarla
sempre in ogni momento.
Il soldato di Dio

La pace familiare

6

camminiamo insieme

Qualche giorno fa mi è stato chiesto
di scrivere un articolo che parlasse della
pace familiare per questo giornalino…
devo confessare che prima di scrivere
qualcosa, sono stata molto ma molto a
riflettere; mi sono chiesta cosa si potesse
veramente scrivere in proposito dal
momento che per me, la pace familiare
è una cosa scontata mentre per altri è
un’ utopia, come spesso leggiamo sui
giornali o sentiamo parlare in giro.
Quindi,tra un pensiero e l’altro, ho
deciso che parlerò della pace familiare
così come la vivo io e come mi è stata
“insegnata” dai miei genitori.
Partendo dal presupposto che la
famiglia dovrebbe essere il primo nucleo
societario dove c’è un capofamiglia, un
coniuge e dei figli, viene da chiedersi
cosa hanno di diverso le famiglie
affiatate e unite da quelle caratterizzate
da relazioni conflittuali.
Gli addetti ai lavori come psicologi,
sociologi,terapisti e psichiatri hanno
speso la loro carriera alla ricerca
di una teoria generale riguardo le
dinamiche familiari, ma spesso ciò
che ne è scaturito è solo una serie di
oscuri responsi , comprensibili solo

dagli esperti in materia; ecco allora che
a questo punto, come dicevo, entra in
ballo la mia famiglia di origine, nel
cui interno si è respirata solo aria di
pace….pura pace familiare, dove mio
padre che era un uomo dall’indole e
dai comportamenti semplici, ha sempre
condiviso le sue esperienze di vita
creando così un clima familiare ideale
dove esisteva la felicità, la complicità

e la solidarietà i tutti i componenti ; ha
sempre pensato ed ha quindi trasmesso
a tutti noi che un tenore di vita agiato
non assicurasse gioia e serenità per cui
ognuno di noi aveva il suo ruolo ben
definito e tutto ciò che si possedeva era
meritato e sudato; ha sempre ascoltato
le opinioni di tutti e quando c’erano
decisioni da prendere, importanti o no,
teneva in considerazione la voce di tutti

…piccoli e grandi.
Tutto ciò ha portato quindi al grande
dono della gioia dello stare insieme, di
chiacchierare e ridere o anche discutere
a tavola , di condividere un divano dove
guardare un programma televisivo……
ecco, questo è quello che cerco di fare
e trasmettere quotidianamente in casa
nostra dove però nonostante avversari
temibili come pc,cellulari e altri mostri
tecnologici;si riesce a creare quell’
armonia indispensabile perché regni
pace e tranquillità!...ma mi rendo conto
che in tante case non è così….case in
cui i più semplici elementari e basilari
valori non esistono… case in cui
ognuno fa come e quello che crede…
case in cui non si parla e dove non c’è
il “collante” Dio che unisce tutti in
un’unica amalgama… concludo quindi
dicendo e pensando sempre più che
la pace familiare sia come un grande
caminetto alimentato da grandi pezzi
di legno che è l’amore e l’augurio che
faccio è che in ogni casa ve ne sia uno
con belle, colorate e calde fiamme….le
fiamme della vera famiglia.
Annamaria Pinto

La filastrocca della pace
Un bambino birbantello
pensa al mondo quanto è bello
di giocattoli e regali
lui ha pieni gli scaffali,
ma piu in là dall’altra parte
c’è un cuore che forte batte.
Niente giochi e regalini
ma soltanto tristi bambini
odio, violenza e guerra
distruggono questa terra;
così diventa triste
e pensa che la pace non esiste.
Un’idea gli viene in mente
dare una mano a questa gente,
salta allora su un trenino colorato
e comincia a girare il mondo spensierato;
va per tutte le nazioni
affinché i popoli diventino piu buoni
porta gioia via via
e la guerra spazza via
incontra l’africano
gli da una stretta di mano
al cinese piccolino

gli fa un bell’inchino
l’occhiolino fa contento
all’amico del Salento
mentre corre a più non posso
trova pure l’ortodosso
dai dai sali anche tu
vieni a far parte di questa tribù
baci bacetti manda contento
all’americano col vento
felice va col suo trenino
ridendo e scherzando col marocchino
rallentando pian pianino
fa un abbraccio al filippino
quando incontra gli amici indiani
li saluta con le mani
col trenino va su e giù
portando gioia, pace,
amore e qualcosa in più
sono tutti sorridenti
perché felici e contenti
alla guida c’è Gesù
e la guerra non c’è più.

camminiamo insieme

7

IL SETTORE GPSC
(GIUSTIZIA PACE E SALVAGUARDIA DEL CREATO)

Il nostro volto è la forma di
vita dei giovani francescani, che
affascinati da San Francesco e Santa
Chiara d’Assisi, vogliono vivere
la propria giovinezza immersa in
Cristo, guidati dal loro esempio di
vita. Nelle pagine della nostra forma
di vita sono presenti due articoli il
6/M e il 6/Q.
“6/M: Siano presenti con la
testimonianza della propria vita
umana ed anche con iniziative
coraggiose, tanto individuali che
comunitarie, nella promozione della
giustizia ed in particolare nel campo
della vita pubblica, impegnandosi in
scelte concrete e coerenti alla loro
fede. (Regola. O.F.S.,art.15).”
“6/Q: Abbiano rispetto verso
le altre creature, animate ed
inanimate, che “ dell’Altissimo
portano significazione”, e si sforzino
di passare dalla tentazione di
sfruttamento al francescano concetto

di fratellanza universale.”
Ogni giovane francescano e
ogni fraternità sono chiamati a
perseguire un vero Cammino di
Carità facendosi guidare dall’icona
meravigliosa del lebbroso che “fece
scoppiare” nel cuore di Francesco
d’Assisi la vera conversione. Il
settore d’impegno Giustizia Pace
e Salvaguardia del Creato, che
concerne tutto ciò che generalmente
riguarda la Dottrina Sociale della
Chiesa, letta, interpretata e vissuta al
modo del Poverello di Assisi, si pone
al servizio di tutti nel dare consigli
che possono essere da spunto per la
formazione dei giovani in quelle che
sono le tematiche sociali e al tempo
stesso di offrire delle coordinate
chiare e precise per esperienze
concrete. Il settore, pertanto, è di
vitale importanza, in generale, per la
vita di ogni fraternità e, in particolare,
per ogni giovane francescano che

abbia voglia non solo di crescere
da un punto di vista formativo, ma
soprattutto di “sporcarsi le mani”
nell’adoperarsi in esperienze reali di
vita tra i poveri e gli ultimi del nostro
mondo.
Il settore Giustizia, Pace e
Salvaguardia del Creato si ispira
all’operato del Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace e al
Compendio della Dottrina Sociale
della Chiesa, che viene messo a
disposizione di coloro che cercano
sicure indicazioni di verità per
meglio promuovere il bene sociale
delle persone e delle società.
Esso
nasce
dall’auspicio,
formulato apertamente nel Concilio
Vaticano II, che fosse creato un
organismo della Chiesa universale
avente come unico scopo quello di
stimolare la comunità dei cattolici a
promuovere lo sviluppo delle regioni
bisognose e la giustizia sociale

tra le nazioni. In risposta a questo
desiderio, Paolo VI istituì la Pontificia
Commissione Justitia et Pax che,
dopo un periodo sperimentale di dieci
anni, ebbe il suo mandato definitivo,
trasformatosi successivamente in
Pontificio Consiglio della Giustizia
e della Pace.
La Gi.Fra intende tenere acceso
lo sguardo sugli avvenimenti
mondiali e nazionali e locali che
riguardano i temi della giustizia
e della pace. Pace, disse il Santo
Padre, sarà l’ultima parola della
storia. Sulla scia di questa certezza
occorre formarsi individualmente in
fraternità per diventare segno visibile
della presenza di Dio nel mondo.
Tratto da Consigli Utili …Per
animare una fraternità GI.FRA.
Un Abbraccio Fraterno
Antonio Miraglia

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camminiamo insieme

GLORIA A DIO

E PACE IN TERRA...

…“agli uomini di buona
volontà”… ,cantano gli Angeli
dinanzi alla grotta di Betlemme e
tutti conosciamo questo bellissimo
Inno di lode a Dio che si fa uomo
per la nostra salvezza.
È giusto lodarlo e augurarsi la
pace. La Pace! Ineffabile parola
sulla bocca di tutti, invocata,
desiderata, implorata persino in
tutto il mondo! Anzi, noi cristiani
siamo particolarmente solerti e
pronto a scambiarci questo segno
durante la S. Messa, ci alziamo
persino dal banco per stringere la
mano ai nostri fratelli.
Perché allora la Pace sembra così
irrealizzabile, inafferrabile, quasi
fosse un’utopia? Ebbene, forse

perché la vogliamo, la cerchiamo
ma, paradossalmente non sempre
ne siamo portatori.
Eppure è il primo dono per gli
uomini, che gli Angeli depongono
nella culla del Divino Bambino, un
dono che poi Egli stesso trasmetterà
ai Suoi Apostoli inviati per il
mondo ad evangelizzare: “Ovunque
andiate, siate portatori di Pace”….E
allora?!
Miei cari amici, riascoltiamo
il canto degli Angeli… Gloria a
Dio e Pace in terra agli uomini
di buona volontà. Allora forse la
parola chiave è questa: “Uomini
di Buona volontà!” Quindi, mi
sembra di capire che la vera Pace
non è assenza di conflitti (la storia

ci ricorda che ne vinti, ne vincitori
delle guerre producono la pace),
nè uno stato d’animo da godersi
intimamente e, direi egoisticamente
perché ci dà tranquillità, ma un
impegno personale e responsabile
per costruire un mondo più giusto.
È anche vero che portare nel mondo
un messaggio di Pace non è facile,
non c’è nessuna garanzia di successo
ne applausi, anzi, spesso troviamo
resistenza e opposizione negli altri.
Quante contese, competizioni,
gelosie inutili nel nostro mondo,
quante piccole meschine guerre
nella nostra vita. Quanto male
produciamo a noi stessi ed a chi ci
sta vicino. Ma tutto questo non deve
scoraggiarci, anzi Sforziamoci di

vincere il nostro orgoglio, il nostro
amor proprio, abbassiamo per primi
le armi e facciamoci uomini di
buona volontà.
E cosi saremo portatori di Pace,
quella vera, che viene da Dio,
come forza potente che rinnova il
nostro cuore e che produce in noi
bontà, perdono ed impegno per poi
tramutarsi in un vero e proprio stile
di vita.
Il signore vuole questa da noi,
per farci strumento del Suo Amore.
Ci guidi la Sua Grazie e sia sempre
con noi la dolce Madre Maria.
Pace e amore
Annamaria Muselli

camminiamo insieme

9

Il segno della pace durante la messa:

un gesto di conversione del cuore

“Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe,
il Padre vostro celeste perdonerà anche voi; ma se
voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre
vostro perdonerà le vostre colpe”. Così recita un
passo del Vangelo di Matteo (6, 1415), attraverso il
quale può essere riassunto il significato del segno
della pace all’interno della liturgia eucaristica:
prima della Comunione con il Signore, sono
necessari questo sforzo di riconciliazione con il
prossimo e la conversione del cuore.
In verità, tutta la celebrazione è ricca di segni
che riportano alla pace, anche se l’ordinamento
del Messale Romano ricorda che “Il segno della
pace viene scambiato dopo la preghiera del Padre
nostro e dopo l’invito del sacerdote: Scambiatevi
un segno di pace!”. Si tratta di un gesto di augurio
reciproco ad accogliere la Pace interiore che Dio
Padre vuol donarci con la sua vita. Nella liturgia
ambrosiana (diocesi di Milano), invece, il segno

della pace si scambia dopo la proclamazione della
Parola di Dio e dopo la preghiera dei fedeli.
Nel linguaggio biblico la pace (= shalom)
non è semplice assenza di conflitti armati, ma
l’insieme di tutti quei beni materiali e spirituali
che rendono umana e vivibile l’esistenza
quotidiana. Infatti il termine ebraico shalom
deriva da una radice linguistica che esprime
l’essere intatto, non frantumato. Si tratta quindi
di un benessere completo, di una gioia piena.
Una parola ricorrente nella messa per indicare il
frutto principale del sacrificio di Cristo: una vita
riconciliata all’insegna di rapporti fraterni nella
giustizia e nella carità. Se si dimentica questo, non
solo il gesto di pace ma tutta la messa rischia di
diventare una semplice cerimonia o una semplice
devozione secondo i propri gusti, per soddisfare
esigenze del tutto individuali. Si tratta, invece,
di accogliere un dono, l’offerta di un amore che

impegna a stabilire rapporti di comunione con il
prossimo: «Questo è il
mio comandamento: che vi amiate gli uni gli
altri come io ho amato voi» (Gv 15,12).
Si tratta quindi di una pace, di una salvezza
che si accoglie per essere donata. È significativo
che nel più antico documento che riporta alcuni
elementi di liturgia, la Didaché, i fedeli sono
esortati a riconoscere i loro peccati, a riconciliarsi
reciprocamente prima di iniziare la loro assemblea
domenicale per non profanare il sacrificio. Ma,
nonostante la sua importanza, il segno della pace
non sempre è stato presente nella celebrazione
eucaristica. È presente infatti a partire dalla
riforma del Concilio Vaticano II, affinchè i fedeli
esprimano la comunione ecclesiale e l’amore
vicendevole prima di ricevere il sacramento.
Ida Artiaco

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camminiamo insieme

“ STAmm FFaticann per Voi”

Circa un mese fa partiva
l’organizzazione pratica di quello
che è stato il Convegno Regionale
Adolescenti “Tutti per Uno..NOI
per Tutti”, tenutosi al Polifunzionale
di Soccavo dal 28 al 30 dicembre
2012. Con grande entusiasmo, ma
anche tanta paura l’intera famiglia
francescana di Soccavo si è messa
al servizio per rendere quanto più
confortevole il soggiorno a circa
300 persone, tra adolescenti e
formatori. L’idea di dover essere
ospitanti di questa grande realtà, di
cui la nostra fraternità regionale è
per fortuna ricca, ci faceva tremare
le ginocchia e temere ogni sorta di
complicazione. L’esperienza si è
rivelata a dir poco arricchente sia
sotto l’aspetto contenutistico, che
sotto l’aspetto tecnico e pratico
gestito dallo “STAmm FFaticann”;
un numerosissimo Staff di Giovani,
Giovani-Adulti e Terziari, composto
circa da 80 membri, tutti volontari
gioiosi e motivati da una grande
fede, espressa soprattutto nei grandi
sorrisi e nel silenzio operoso. Il
servizio a cui siamo stati chiamati,
per questo Convegno, è stato proprio
quello dello Staff, gruppo discreto e
non invasivo che fornisce mezzi utili
alla realizzazione del fine/obiettivo;
tecnicamente lo Staff è stato il braccio
della commissione formazione,
mente
genitrice
dell’itinerario
formativo. Quest’esperienza da
volontari è iniziata con l’idea di
non avere ansie nè timori, ma
più si avvicinava la data d’inizio
dell’evento più l’idea di non essere
all’altezza prevaleva. Ora finito tutto

possiamo veramente gridarlo..NE È
VALSA VERAMENTE LA PENA..
un’esperienza senza
paragoni;
l’idea di poter rendere accomodante
l’esperienza ad ogni fratello e potergli
stare accanto solo servendogli il pasto
o vigilando di notte la struttura, già
questo rendeva appagante ogni tipo
di stanchezza fisica. L’entusiasmo
era alle stelle e ogni membro
dello Staff ha sempre collaborato
e operato minuziosamente per la
riuscita dell’evento. Particolarmente
emozionante è stato vivere da Staff
la “Marcia della Pace” che ci ha
condotto a Via dell’ Epomeo, sentire
di essere un pezzo importante di
un cordone che abbraccia l’intera
fraternità è toccante, e allo stesso
tempo rassicurante perché permette
di pensare che in qualsiasi momento
della tua vita, se ami la fraternità,
sentirai che essa, proprio come un
cordone, non ti porterà mai verso
il pericolo e mai ti lascerà solo in
balia delle acque, ma essa sempre ti
condurrà a Dio.
E adesso un saluto dai protagonisti
dello STAFF:
Maria Russo (gifrina di
Soccavo): Questa è stata la mia
prima esperienza vissuta non da
adolescente e devo dire che è stato
un po’ brutto vedere tutti i miei
amici pronti a vivere questi giorni
di catechesi, formazioni, preghiere e
festa senza di me. Lo ammetto all’
inizio ero dispiaciuta, ma giorno
dopo giorno, mi sono resa conto di
quanto è BELLO sporcarsi le mani

per gli altri ricevendo in cambio
solo sorrisi di persone che hanno
apprezzato ciò che hai fatto per
loro!!
Il tema del campo è stato “Tutti
per Uno..NOI per Tutti”, penso
che questo sia stato anche un po’ il
tema per noi Staff perché il lavoro
di gruppo ha reso tutto più semplice,
meno faticoso e divertente!!
In conclusione, posso affermare
che questa è stata un’esperienza di
servizio fantastica che se dovesse
ricapitarmi non esiterei ad accettare.
Paola di Prisco (aspirante di
Soccavo): Grazie a quest’esperienza
di servizio ho capito che un sorriso
può rendermi la giornata più
dolce, che le risate tra amici me la
riempiono. Quest’esperienza mi ha
aiutata a prendermi cura e ad aprirmi
con semplicità all’altro. Nonostante
la stanchezza fisica, l’esperienza mi
ha arricchita. Inoltre la cosa bella era
come tutti noi staff avevamo sempre,
o quasi sempre, il sorriso anche
se eravamo stanchi o scocciati,
mettendo in atto, come ha scritto
Maria, il tema del campo. Spero,
in futuro, di vivere altre esperienze
di servizio come questa e di viverle
tutte con il medesimo entusiasmo.
Alessia Tagliaferri (aspirante di
Soccavo): Inizialmente ero un po’
intimorita all’idea di dover far parte
dello staff di un convegno, credevo
di non esserne all’altezza, di poter
essere di intralcio; ma, grazie alla
fraternità che da sempre mi sostiene,
ho trovato il coraggio di provarci. Da

questa mia esperienza di servizio ho
capito l’importanza di “sacrificarsi”
per la bellezza che 300 e più sorrisi
hanno donato alla mia vita. Inoltre,
con questa esperienza, ho capito
quanto sia importante il
lavoro di uno staff compatto
e funzionante per la riuscita di
un convegno. Non sono mancati
malintesi ma, lavorando tutti insieme,
tutto è andato per il meglio. Porterò
sempre con me le nuove amicizie e
quelle vecchie rafforzate, porterò
con me la semplicità e i sorrisi che
mi hanno circondata, porterò con me
il senso di famiglia e gratitudine e la
capacità di rendere una scopa o dei
guanti piccoli strumenti di un lavoro
fatto sorridendo. STAmm FFaticann
per voi, giusto? E, allora, TUTTI
PER UNO, NOI PER TUTTI senza
mollare mai.
Martina Manfredonia (aspirante
di Soccavo): Vivere questo campo in
maniera diversa, guardarlo con occhi
esterni, donarsi all’ altro, essere a
servizio dell’altro, porgergli una
mano, sentirsi utile, indispensabile,
parte di qualcosa di piccolo,
semplice eppure così grande da poter
riempire ogni vuoto. Grazie a questa
esperienza ho imparato a guardare le
cose in modo diverso, con gli occhi
di un adolescente spensierato. La
semplicità, ciò che ci arricchisce e ci
fa sporcare le mani, in realtà questa
volta ci ha ripuliti e resi migliori.
Fraternamente vostro,
Staff Pulizie!

camminiamo insieme

11

“ La pace sia con voi”

...si dice ancora?

La Dichiarazione sul diritto dei
popoli alla pace, redatta dall’Assemblea
delle Nazioni Unite nel
1984, sottolinea: “Per garantire
l’esercizio del diritto dei popoli alla
pace, è indispensabile che la politica
degli stati tenda alla eliminazione delle
minacce di guerra, soprattutto di quella
nucleare, all’abbandono del ricorso
alla forza nelle relazioni internazionali
e alla composizione pacifica delle
controversie internazionali sulla base
dello Statuto delle Nazioni Unite”.

La dichiarazione, nonostante il
profilo politico, affronta un argomento
che è stato dibattuto da grandi uomini
sotto vari aspetti, che hanno lasciato
un’impronta nella storia mondiale. Già
nell’antica Grecia Platone parlava di
pace e ordine nelle polis, guardando non
solo l’aspetto politico, ma anche dando
uno sguardo all’etica e alla moralità.
Tacito che nella pax romana esplica
il suo pensiero a riguardo: “Auferre
trucidare rapere falsis nominibus
imperium, atque ubi solitudinem
faciunt, pacem
appellant ”, che
significa: “Rubare,trucidare,rapinare
con falso nome chiamano Impero, dove
fanno deserto, chiamano pace”.
L’emblema poi è la Bibbia, dove
dall’Antico al Nuovo Testamento la
pace viene affrontata in diversi aspetti:
la pace nell’Antico è detta Shalom, dalla
lingua ebraica. Nel Nuovo si ricorda il
Vangelo di Giovanni, dove Gesù nella
sera di Pasqua, entrando nel cenacolo,
saluta gli apostoli dicendo: “ La Pace
sia con Voi”. Leggendo queste parole,
si evidenzia la comunione con Dio e
il dono della pace che, secondo una
visione teologica, devono essere accolti
con generosità. Andando avanti con gli
anni, numerosi sono stati uomini e donne
che hanno lasciato testimonianza, sia
con le parole sia con i gesti. Mahatma
Gandhi ne é un esempio: guidatore
della rivoluzione pacifica indiana per
l’indipendenza dalla Gran Bretagna, il

quale sosteneva che la pace si ottiene
nel momento in cui tutte le nazioni
abbandonano le armi lasciando questa
mania di imperialismo. Una grande
donna Maria Teresa di Calcutta, che
con i suoi gesti, rendendosi ultima tra
gli ultimi, ha dato un grande esempio di
uguaglianza e fratellanza, caratteristiche
principali della pace. Martin Luther
King, pastore battista afro-americano e
promotore dei diritti per il suo popolo
negli Stati Uniti disse: “I have a dream”,
“Io ho un sogno”; quello della parità
dei diritti tra tutti gli esseri umani del
mondo. Sostenne: “La pace non è solo
l’assenza di tensioni, è la presenza della
giustizia”. Ma a parlare della pace ci
sono stati anche numerosi pontefici, che
nei loro messaggi e azioni hanno voluto
far entrare nel cuore dei fedeli il senso
di pace e serenità. Si ricorda Giovanni
XIII o anche Giovanni Paolo II che
perdonando il suo attentatore ha dato un
grande esempio di perdono, applicando
ciò che Gesù disse salutando gli apostoli
nella notte di Pasqua: “La pace sia con
voi”.
Oggi cosa è rimasto di tutto questo,

delle rivoluzioni fatte? Cosa si è accolto
dei messaggi cristiani di uomini e donne
della chiesa e di quelli degli uomini del
Novecento? Cosa è stato applicato del
primo articolo della carta dei diritti
umani: “Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e diritti” ?
Essi sono dotati di ragione e di
coscienza e devono agire gli uni verso
gli altri in spirito di fratellanza.
Attualmente si può dire che il
mondo sia diviso in due parti: da una
parte c’è un mondo in cui si vede una

pace apparente, estetica, se si vuole
usare il termine kantiano, una serenità
che nasconde una profonda sofferenza.
Il mondo oggi vive una grande crisi
economica, che ha messo in ginocchio
moltissime popolazioni. Si è assistito
alla profonda crisi greca, con la caduta
del suo governo, alla crisi spagnola e
ora a quella italiana per cui moltissime
famiglie sono sull’orlo della povertà.
Una crisi che ha coinvolto tutta l’Europa
e l’America mettendo in
evidenza e ingrandendo aspetti che
prima c’erano già, di cui non se ne é mai
parlato in quanto si è lasciato spazio ai
continui dibattiti politici o alle notizie
di gossip. Molte aziende, attualmente,
hanno chiuso lasciando persone
senza lavoro; i giovani, che negli anni
del Novecento hanno partecipato ai
movimenti pacifisti e lo fanno tutt’ora,
si vedono senza lavoro, non potendo
cosi realizzare i propri sogni. Anche gli
anziani si vedono ridurre la pensione,
non riuscendo più a sopravvivere. L’
articolo 3 della Costituzione Italiana
dice: “1. Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono uguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di

razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali. 2. E’ compito
della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale
che, limitando di fatto la libertà e
l’eguaglianza dei cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della persona umana
e l’effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all’organizzazione politica,
economica e sociale del Paese” (art 3).
Tutto questo dove
è finito?
E poi c’è l’altra parte del mondo,
dove la pace non esiste nemmeno
apparentemente. I paesi sono coinvolti
dalle guerre e rivoluzioni che calpestano
tutti i diritti dell’uomo emanati nella
carta dei Diritti Umani, redatta dopo
la seconda guerra mondiale. Si vedono
paesi come la Libia, dove c’è stata una
forte guerra civile che, distruggendo
intere città e facendo morire una marea
di uomini, donne e soprattutto bambini,
ha tagliato così il futuro del mondo.

Non si possono non ricordare
L’Iraq e L’Afganistan, che da molti
anni stanno affrontando una guerra
che sta coinvolgendo tutto il mondo,
trasmettendo dolore ad intere famiglie
non solo locali ma anche degli altri
paesi. I militari che vanno in missione
di pace, spesso muoiono o vengono
rapiti dai terroristi.
E poi ci sono i paesi Africani dove
ci sono continue guerre civili, dove,
ormai, i militari sono sempre per le
strade, sterminando intere famiglie e
soprattutto bambini innocenti. Infine,
c’è la guerra Isgraliano-palestinese, che
sta facendo agonizzare questi due paesi
da tanti anni, senza riuscire a trovare un
punto d’incontro. Ciò che fa rimanere
attoniti è che le cause ufficiali sono
cause religiose, ma in realtà dietro c’è
il denaro, i soldi, il
petrolio, insomma l’economia che
porta a queste dolorose stragi.

Oggi bisognerebbe ritornare ad
applicare attraverso gli sguardi, gli
abbracci, le parole e le gesta le parole
di San Francesco nella Benedizione di
Frate Leone:
“Il Signore ti benedica e ti
custodisca, mostri a te il tuo volto e
abbia misericordia di te. Rivolga verso
di te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica te, frate Leone.”
La pace sia con te
Pietro Rufolo

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camminiamo insieme

Ecco il nuovo anno appena arrivato e con esso, ancor di più, arriva nei nostri i cuori il desiderio di iniziare al meglio le attività, ricordandoci pienamente
l’essenza della nostra chiamata in fraternità.. “essere Araldi del suo pacifico regno...”
L’iniziativa che questa volta vi proponiamo sarà vissuta proprio in questo week-end, il 2526-27/01/2013, e sarà un’iniziativa itinerante, che partirà dalla nostra parrocchia e culminerà a Volla, dai nostri fratelli della suddetta fraternità.
In allegato, ecco a voi il programma del week-end:
Venerdì 25/01/2013:
• Momento di preghiera iniziale dell’esperienza strutturato sulla tematica della PACE;
esso potrà poi essere seguito da un’Adorazione conclusiva nella nostra Parrocchia.
Sabato 26/01/2013:
• Cineforum per Bambini dalle 17.00: “Kirikù e la strega Karabà” (proiezione giù ai locali della Chiesa)
• Cineforum per Adulti dalle 19.30: “La vita è bella” (proiezione in Chiesa)
Domenica 27/01/2013:
Giornata conclusiva dell’esperienza, vissuta insieme alle fraternità di: POZZUOLI, MIANO, CERCOLA, VOLLA, PONTICELLI, SANT’EFRAMO,
MARIGLIANO e PORTICI SAN PASQUALE,AFRAGOLA,CARAVITA.
PROGRAMMA:
• h: 10.00: ARRIVI E ACCOGLIENZA NELLA CHIESA DI VOLLA
• h: 10.30: MOMENTO DI MANDATO E DIVISIONE IN GRUPPI
• h: 11.00: INIZIO DELL’ATTIVITA’ DI EVANGELIZZAZIONE PER LE STRADE DI VOLLA
• h: 12.30: MOMENTO DI FESTA E ANIMAZIONE IN PIAZZA
• h: 13.00: PRANZO A SACCO
• h: 15.30: CATECHESI SUL TEMA DELLA PACE
• h: 17.00: S. MESSA CONCLUSIVA
L’iniziativa parte da molto lontano, come ben sapete la nostra piccola
fraternità locale è figlia di due fraternità molto più grandi, in primis quella
Regionale e poi, figlia, della fraternità Nazionale. Proprio quest’ultima, di cui
noi stessi facciamo parte, ogni anno per promuovere Gennaio, Il mese della
Pace, elabora delle iniziative da proporre alle fraternità più piccine proprio
per realizzare concretamente l’iniziativa “Dipingi le piazze di pace”:
“Nel 1968 Paolo VI ebbe una grande intuizione, quella d’istituire la
Giornata Mondiale della Pace ed inviò un messaggio a tutti gli uomini di
buona volontà per chiedere un impegno concreto nella costruzione della
pace. Negli anni successivi Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto
XVI hanno continuato a diffondere la cultura della pace ed hanno annunciato
al mondo intero che la pace è possibile se vengono abbattute povertà e
ingiustizie”.
Con gioia accogliamo l’invito di Papa Benedetto e durante tutto il mese
di Gennaio (mese della pace) come giovani francescani ci impegniamo a
diffondere il messaggio della 46a Giornata Mondiale della Pace attraverso
l’iniziativa DIPINGI LE PIAZZE DI PACE.
Dipingi le Piazze di Pace è un’iniziativa a carattere nazionale, ma che si
attua preferibilmente a livello locale; è un’iniziativa che ci aiuta ad andare
incontro all’altro (anche non credente), così come Francesco col Sultano, e
testimoniare il nostro essere costruttori di pace. Il primato spetta sempre alla
dignità umana e alla sua libertà, per l’edificazione di una città al servizio di
ogni uomo, senza discriminazioni alcune, e volta al bene comune sul quale si
fonda la giustizia e la vera pace.
Ora TOCCA A NOI…possiamo realizzare tutto questo solo e soltanto se
voi, cari lettori, partecipate a questa iniziativa. Viaspettiamonumerosi, insieme
possiamo essere una VOCE di pace nel nostro quartiere che, sappiamo tutti, ha
bisogno di essere migliorato, ma soprattutto, ha bisogno di essere VISSUTO.
“Che ogni giorno sia il giorno giusto per accogliere Gesù Cristo nella
nostra vita, e farlo nascere nei nostri respiri, rendendoLo presente nelle
nostre azioni”..
Pacificamente vostra, Annalisa Trillicoso


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