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Viaggio Caponord .pdf



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VIAGGIO A

CAPONORD

DOVE
Caponord, una meta speciale, per spingersi fino all’estremità dell’Europa e del Mondo, lì dove
finisce la terraferma mentre lo sguardo si slancia verso l’infinito dell’orizzonte polare e si
immerge negli abissi dell’Oceano Artico, consapevoli di non potere percorrere un solo metro in
più se non tornando indietro. Insomma, Caponord non è una tappa, ma un obbiettivo finale.
COME
Rigorosamente in moto. Rigorosamente con una Ducati. Perché un viaggio a Caponord deve
essere essenziale, ma allo stesso tempo intenso, come una Ducati. Ogni km deve essere
percorso avendo la massima simbiosi con la natura ed i paesaggi che si attraverseranno, ogni
curva dovrà trasmettere una sensazione unica, ma sempre in massima sicurezza ed
affidabilità. Il navigatore satellitare lascerà il posto alla vecchia cartina stradale. I bagagli
firmati lasceranno il posto allo zaino in spalla. Le prenotazioni alberghiere stavolta resteranno
nelle agenzie di viaggi. Con me porterò solo tanto spirito di avventura, determinazione di
portare a termine questa spedizione e la moto più affascinante ed esclusiva del mondo.
QUANDO
Nel mese di giugno: nell’area geografica dei Paesi Scandinavi è quello con la temperatura più
mite e minori probabilità di precipitazioni piovose, quindi l’ideale per chi intende affrontare
questo viaggio in moto. Peraltro è il mese in cui si manifesta nel modo più accentuato il
fenomeno del Sole di Mezzanotte, imperdibile per chi si reca in zone situate al di sopra del
Circolo Polare Artico.
CON CHI
In solitaria. È il modo migliore per vivere un viaggio in moto a Caponord con il giusto spirito, lo
spirito di libertà, provando l’ebbrezza di trovarsi a 4.000 km da casa con la consapevolezza di
poter contare esclusivamente su sé stessi e sulla propria moto. In ogni caso, nell’affrontare
viaggi così lunghi, non ci si può permettere di perdere tempo prezioso per far combaciare le
proprie esigenze con quelle degli altri, quindi gli eventuali compagni di viaggio devono essere
selezionatissimi.
PERCHE’
Perché le meraviglie del mondo sono un tesoro che ci appartiene. Viaggiare è ciò che ci
permette di conoscerle. Il dove, il come, il quando e con chi, sono gli aspetti che ognuno
provvede ad organizzare a modo proprio. Il punto fermo rimane il perché.
_________________________________________

1° giorno: 10 Giugno 2007
Trasferimento in nave Palermo – Genova.
L’avventura ha inizio. La moto è bene imbracata alcuni piani sotto, nella pancia della nave, in
mezzo ad una cinquantina di bestioni autoarticolati. L’impressione di essere l’unico motociclista in
questa nave trasbordante di camion viene subito smentita da un gradevole incontro: sul ponte mi
accorgo di un gruppo di motociclisti con tanto di magliette di appartenenza all’improbabile
“Lambretta Club” di Pavia, di ritorno da un viaggio in Sicilia, ma il nome del motoclub non ha
niente a che vedere con le loro moto, Yamaha, BMW, e – non poteva mancare – Ducati, una
Multistrada rossa, il cui fiero proprietario, di origini siciliane, mi farà strada, una volta scesi dalla
nave, fino a Tortona, a metà strada fra Genova e Milano. A Tortona trovo un discreto motel dove mi
fermo per il pernottamento. Domani è il mio primo vero giorno di viaggio, la percorrenza
programmata è di circa 800 Km; obbiettivo: Francoforte, Germania centrale.

VIAGGIO A

CAPONORD

2° giorno: 11 giugno 2007
Tortona (Italia) – Francoforte (Germania). Km. 800
Mi sveglio alle 6,15 consapevole del lungo viaggio che mi aspetta oggi, ed infinitamente carico di
entusiasmo. Il tempo è buono. Superata Milano, con il suo immancabile traffico, mi fiondo subito in
direzione Como – Chiasso – SVIZZERA. Dopo l’emozionante momento del passaggio del Valico
Turistico di Brogeda, che segna il transito dall’Italia alla Svizzera (il tutto accompagnato
dall’acquisto “obbligatorio” del bollino di € 30,00 per il pagamento delle autostrade svizzere),
seguo le indicazioni per il traforo del San Gottardo, che peraltro si rivela esattamente come me lo
avevano descritto: un tunnel lungo 17 Km, con un caldo infernale all’interno. Superato il tunnel, ci
si trova dall’altra parte delle Alpi, nella vera Svizzera. Effettivamente noto che il clima è
radicalmente cambiato, la temperatura è più bassa e, con un eroico spirito d’avventura, prendo atto
del fatto che sta per venire giù una bella pioggia. Sarà una pioggia che mi accompagnerà tutto il
giorno. La prima tappa di oggi è Zurigo, cittadina raffinata e incredibilmente pulita: non si riesce a
distinguere il centro città dalla periferia, qui è tutto elegante. Proseguo verso Basel: da qui ci si
immette nell’incredibile autostrada tedesca che consente di attraversare interamente tutta la
Germania ed addirittura proseguire in Danimarca fino al bivio per Copenaghen, senza svoltare mai
(il tutto senza grossi problemi di limiti di velocità). Unico inconveniente: la pioggia. In corsia di
emergenza, fermo per il necessario cambio dei guanti in pelle, con quelli in gore-tex resistenti
all’acqua, mi faccio prendere da uno di quegli attimi di nervosismo cui un motociclista non
dovrebbe mai cedere, mi appoggio bruscamente alla moto ferma su un cavalletto precario che ho
dimenticato di regolare prima della partenza, ed in un battibaleno me la ritrovo a terra. Risultato:
leva frizione e freccia sx rotte. Ma non sono questi i problemi. A proposito, mentre tento di rialzare
i 200 Kg. di moto da terra, noto che nessun simpatico tedesco ha l’accortezza di fermarsi per offrire
il suo aiuto. Solo dopo alcuni minuti, quando la moto è già in piedi, vedo fermarsi un furgone
bianco, un tipo scende dicendomi “Uagliò, hai bisogno di aiuto ?” Era un ragazzo di Avellino
emigrato un Germania. Quanto è piccolo il mondo !
Intorno alle 20,00 giungo a Francoforte, un singolare mix fra il classico stile tedesco del centro
storico con le inconfondibili birrerie ed i palazzi con i tetti a punta, e il modernissimo quartiere
direzionale degli affari con i palazzi in vetro.

VIAGGIO A

CAPONORD

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3° giorno: 12 giugno 2007
Francoforte – Amburgo (Germania Nord). Km. 500
Da Francoforte mi immetto nuovamente nella comodissima autostrada in direzione Hannover –
Amburgo. Alzando gli occhi, un gradevole senso di sollievo: il cielo oggi è sereno e la temperatura
è quasi estiva. La Monster ha un’autonomia media di 180 – 200 Km, ma la posizione obbligata
delle gambe rende quasi indispensabili delle soste in area di servizio dopo non oltre 100 – 110 Km.
Le aree di servizio sono sempre occasioni di incontri con altri motociclisti in viaggio verso le più
svariate destinazioni. E di tipi strani se ne incontrano. Ho scambiato due parole con due coppie di
austriaci diretti in non so quale posto della Germania settentrionale, in sella a due splendide HarleyDavidson con relativo sfrenato abbigliamento. Età media: 70 anni. In un’altra stazione di servizio,
invece, mi ritrovo con grande gioia fianco a fianco ad una BMW con targa italiana: due coniugi di
Sanremo che stanno intraprendendo esattamente il mio stesso viaggio, con destinazione Caponord.
Ovviamente non ho nessuna intenzione di fare il “terzo incomodo”, quindi, dopo un caffè insieme, e
la foto di rito, ci auguriamo buona strada e ci salutiamo.
Intorno alle 17,00 sono già ad Amburgo. E’ ancora presto e potrei proseguire per guadagnare strada,
ma Amburgo è veramente bella e merita almeno un pernottamento. Ancora oggi, sostengo che, fra
le città europee visitate nel corso di questo viaggio, Amburgo resta senz’altro la più affascinante.

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4° giorno: 13 giugno 2007
Amburgo – Copenaghen (Danimarca). Km. 510
Il confine con la Danimarca ripropone ancora una volta un cielo che non fa ben sperare, ma per
fortuna il tempo terrà fino a fine giornata. Dopo qualche ora di percorrenza, giungo al bivio per
Odense: è questo il tratto autostradale che porta a Copenaghen. Prima di arrivare alla capitale
danese, trovandosi posizionata su una zolla di terra staccata dal resto della penisola, si percorre uno
spettacolare ponte lungo circa 12 Km con una campata che si innalza maestosamente sul mare:
insomma, cose dell’altro mondo. Copenaghen non smentisce le sue doti di grande capitale europea.
È magnifica nella sua parte moderna, che prende vita soprattutto la notte, e veramente pittoresca
nella parte più antica. È assolutamente d’obbligo andare a visitare il famosissimo porticciolo con le
case colorate attaccate l’una all’altra, che con i colori del tramonto, diventano una vera e propria
cartolina vivente. E che dire della sirenetta ! Ho avuto serie difficoltà per andarla a scovare, non è
segnalata da nulla. Ma è proprio questo il bello, in una piccola scogliera nascosta, in mezzo a tanti
“pietroni”, ce n’è uno su cui è posizionata lei, austera, leggiadra e affascinante più che mai.

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5° giorno: 14 giugno 2007
Copenaghen – Stromsad (Svezia). Km. 570
Lasciata Copenaghen mi immetto in autostrada in direzione Malmo (Svezia) posizionata al di là
dello stretto di Oresund, il breve tratto di mare che separa la Danimarca dalla Svezia. Anche qui –
neanche a dirlo – i nordici hanno realizzato un’imponente opera di architettura moderna, un
gigantesco ponte che consente di passare comodamente dalla Danimarca alla Svezia rimanendo
sempre in sella alla propria inseparabile moto. La Svezia si presenta immediatamente con immense
distese di verde a perdita d’occhio e la cosa che più colpisce è la consapevolezza di avere lasciato il
vecchio continente europeo in senso stretto e di essere entrati nei Paesi scandinavi perché ci si
ritrova improvvisamente in strade completamente libere con presenza di veicoli in certi tratti quasi
nulla. Anche la temperatura percepita, qui è decisamente più bassa. Dopo avere percorso la
nazionale E6 per oltre 500 Km, quando mancano ancora 100 Km per Oslo, scorgo un piccolo
campeggio sul lago con minuscoli bungalow in legno, completamente attrezzati perfino di
riscaldamento e fornello elettrico, il tutto per 20 €. Un piccolo angolo di paradiso svedese. Senza
esitare decido di fermarmi qui a godermi le ultime ore di sole. Tuttavia l’idea di passare tutta la
notte fuori ad ammirare il cielo stellato lascia ad un certo punto il posto ad una più sana dormita
all’interno del bungalow, dato che intorno alle 1,00 la temperatura diventa leggermente “freddina”
ed, in effetti il piccolo termometro digitale che ho uscito dallo zaino segna 2° !

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6° giorno: 15 giugno 2007
Stromsad – OSLO – Tynkrysset (Norvegia). Km. 430
Gli ultimi 100 Km per raggiungere Oslo si percorrono velocemente sulla E6. La Norvegia è
esattamente il contrario dell’Italia: mentre l’Italia è costituita da tanti centri abitati e pochissime
zone verdi, la Norvegia è tutta verde con pochissimi centri abitati. Oslo, la capitale, rappresenta una
delle pochissime città dove si concentra la maggior parte della popolazione norvegese, ed
effettivamente si presenta come una bella metropoli nordica brulicante di vita. Qui, mentre
posteggio la moto, vengo affiancato con grande piacere da tre ducatisti italiani dello Scrambler Club
provenienti proprio da Caponord. Spedizione compiuta: Helsinky (Finlandia) – Caponord, con tre
Scrambler originali ! Mi danno alcune dritte sul percorso da loro seguito, e, dopo una bella foto di
rito, riprendo il viaggio in direzione Bergen: sarà proprio da lì che partirà la mia risalita lungo la
costa norvegese, fino al Grande Capo. Cavolo, uscire da Oslo è stato una vere impresa, la rete
stradale intorno è fittissima e complessa. Finalmente riesco ad individuare la E16 che, attraversando
la parte interna, mi porterà proprio sulla costa, all’altezza di Bergen. Qui si abbandonano i ritmi
autostradali cui sono stato fino ad ora abituato, ed i 500 Km di curve – con scorci di paesaggi
meravigliosi – che separano Oslo da Bergen richiedono tempi di percorrenza molto più lunghi, tanto
che alle 20,00 sono ancora a 200 Km da Bergen. Superata questa fascia oraria, sebbene la luce del
giorno è ancora piena, la temperatura si abbassa bruscamente, quindi decido di fermarmi in un
piccolo hotel caratterizzato da una singolare colonna sonora: a pochi metri cade una cascata.

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7° giorno: 16 giugno 2007
Tynkrysset – BERGEN – Lavik (sopra il Sognefjord) Km. 410
Gli ultimi 200 Km prima di Bergen richiedono polso e pazienza: qui la E16 si inerpica fra le
montagne e soprattutto è piena di tunnel, spesso lunghi, bui e molto freddi (ne ho incontrato uno di
24 Km !) Finalmente a Bergen, sulla costa. E’ evidente che è una cittadina ad alto carattere turistico,
che meriterebbe un soggiorno molto più lungo rispetto alle poche ore che avrò a disposizione.
Molto bella la zona del porto, che rappresenta il centro turistico della città: qui ci si può fermare ad
assaporare un gustoso panino al salmone o ai gamberi da uno dei tanti venditori ambulanti e,
avendo più tempo, si può prendere la funicolare che dal porto sale fino alla cima del monte dalla
quale godere di una visuale mozzafiato su tutta la parte costiera. Nel pomeriggio proseguo per la
E39 in direzione MOLDE. Dopo aver percorso circa 200 Km, la strada si interrompe, all’altezza del
Sognefjord, che con i suoi 204 km di lunghezza, con i quali si insinua nella terraferma, è
considerato il fiordo più lungo del mondo. Imbarco la moto sul battello che attraversa il fiordo per
passare sulla sponda opposta. Estremamente affascinante. Sono le 20,30 e il sole splende alto nel
cielo del Sognefjord.

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8° giorno: 17 giugno 2007
Lavic (Sognefjord) – Geiranger . Km. 265
La E39, che taglia perpendicolarmente i fiordi, si presenta molto più gradevole rispetto alla E16 con
la quale fino a ieri percorrevo la parte interna. Le gallerie sono quasi completamente assenti, curve
veloci alternate a tornanti più stretti, asfalto ruvido e pregnante, il tutto incastonato in un susseguirsi
continuo di angoli pittoreschi, laghi, torrenti e fiordi. E’ il misto perfetto e qui la Monster grida di
gioia, questo è pane per i suoi denti. Ma le cose belle, si sa, a volte sono interrotte. Ed ecco che,
imboccata la 15 per Geiranger, questa si rivela alquanto più ostile. In men che non si dica, mi
ritrovo infatti a 1050 mt di altezza, in mezzo a montagne completamente ricoperte di neve (oggi è il
17 giugno !) Finalmente si comincia a scendere a valle per raggiungere il piccolo villaggio di
Geiranger posizionato sulla sponda del Geiranger Fjord, il fiordo più bello della Norvegia, che non
a caso è stato riconosciuto dell’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità. Al volo riesco ad
imbarcarmi sull’ultimo battello della giornata che effettua un tour dell’intero fiordo. Sono due ore
di riposo per me e per la moto, durante le quali ci si fonde appassionatamente con la vera natura
della Norvegia, i suoi fiordi e le sue cascate.

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9° giorno: 18 giugno 2007
Geiranger – STRADA ATLANTICA – Trondheim. Km. 464
Lasciando Geiranger, decido di dirigermi verso la famosa 64, che in un tratto ben preciso fra Molde
e Kristiansund, prende il nome di Strada Atlantica, e vedremo perché. Uscire da Geiranger non è
facile, come non lo è stato ieri entrarci. Solo oggi mi sto rendendo conto che Geiranger è
posizionato a valle nel punto di incontro fra due grandi montagne, quindi, qualsiasi strada si scelga
per raggiungerlo o per lasciarlo, bisogna comunque avventurarsi ad oltre 1000 mt di altezza . Se ieri
ho incontrato neve, oggi si aggiunge anche un fittissimo banco di nebbia; la strada è quasi
completamente impraticabile. Ma fermarsi in moto in mezzo alle montagne completamente innevate
sarebbe la cosa più sbagliata, quindi, confortato da qualche altro folle collega motociclista - che in
quelle condizioni riesce anche ad avere il pensiero di salutare – decido imperterrito di proseguire.
Dopo qualche ora, uscito ormai definitivamente dalle montagne e dal banco di nebbia, si presenta
davanti a me, preannunciata da alcune inconfondibili indicazioni stradali, la Strada dell’Oceano
Atlantico. A Geiranger, gli operatori del luogo mi avevano consigliato calorosamente di cercare la
strada che corre “over the water”, e oggi posso dire che è qualcosa che un motociclista non può
perdere. E’ infatti una strada costruita su strisce di terra alternate a ponti che corre per 8 Km sopra
l’Oceano Atlantico unendo due sponde della costa norvegese, all’altezza di Molde. Uno dei ponti,
che peraltro viene considerato il simbolo di questa strada, forma una particolare curva parabolica
che si innalza sull’Oceano: semplicemente spettacolare.

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10° giorno: 19 giugno 2007
Trondheim – Mo I Rana - Circolo Polare Artico. Km. 547
Lasciate le strade locali, che comunque sono quelle che riservano le più belle sorprese, imbocco la
nazionale E6, che effettivamente partiva da Oslo, ma con la quale io mi ricongiungo all’altezza di
Trondheim, dopo avere visitato alcune fra le bellezze principali della Norvegia meridionale, la
Norvegia dei fiordi, come viene definita. Risalendo la E6 da Trondheim in direzione Narvik,
l’obbiettivo più importante è il passaggio oltre i 66° e 33’ di Latitudine Nord, il Circolo Polare
Artico. In quel punto la E6 raggiunge circa i 600 mt di altezza. Il paesaggio qui è lunare. C’è neve
tutt’intorno e soffia un vento gelido, come fosse una scenografia appositamente allestita. Una
grande struttura celebrativa ed una serie di sculture segnano qui il passaggio di questa linea ideale,
al di sopra della quale si pongono le Terre del Sole di Mezzanotte. Da qui in poi sono ufficialmente
sulla Calotta Artica. Suggestivo !

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11° giorno: 20 giugno 2007
Circolo Polare Artico – Tromso. Km. 700
Oggi è una giornata di massimo avvicinamento all’obbiettivo finale, quindi procedo molto
velocemente. Dal Polar Camping, dove stanotte ho alloggiato, nei pressi del Circolo Polare, faccio
strada di buon mattino in direzione Tromso. La “Parigi del Nord”, come viene definita dalle
principali guide turistiche, richiederebbe certamente una visita ad hoc di almeno un’intera giornata,
ma il tempo a disposizione, non contempla questa deviazione, quindi mi riservo di visitarla, assieme
ad altri cento posti della Norvegia, magari in una prossima crociera di tipo familiare; ma questa è
tutta un’altra storia. Oggi Tromso mi servirà soprattutto come punto di riferimento per percorre la
E6 fino all’altezza del relativo bivio a cira 500 Km da Caponord ! A sera il programma è
ampiamente rispettato e mi fermo in un camping dove, per la prima volta posso apprezzare in modo
eclatante il fenomeno della luce notturna, che qui è veramente accentuato; del resto siamo già molto
al di sopra del Circolo Polare: il passaggio dalla sera alla mattina qui è praticamente inesistente, ha
fatto giorno tutta la notte ! Importante segnalazione del percorso di oggi: il punto in cui la E6
incrocia Narvik, dove sulla piazza spicca il famoso cartello con le distanze dalle principali capitali
europee. Qui la foto di rito è d’obbligo. Leggere che Roma dista 3.978 Km in effetti fa una certa
impressione; se poi si confronta questa distanza con quella dal Polo Nord, pure esposta in bella
vista, che è di “appena” 2.400 km, ci si rende conto di quanto velocemente ci stiamo allontanando
da casa ed avvicinando al Polo.

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12° giorno: 21 giugno 2007
Tromso (Bivio E6) – NORDKAPP. Km. 570
La Monster mi guarda austera, come per esprimere la sua impazienza di annientare il più
velocemente possibile quest’ultima piccola distanza che ci divide dal luogo decantato da tanti
viaggiatori, esperti ed improvvisati, meta agognata da motociclisti di tutto il mondo. Ed in effetti
condivido pienamente questa sensazione. In breve raggiungo Alta, ultimo grande comune della
Norvegia, e quindi il più settentrionale. Da Alta in poi la E6 diventa molto più lineare, senza curve e
tornanti, dunque si fa presto a raggiungere il tunnel sottomarino di 7 Km (una lunghissima ripida
discesa sotto il livello del mare ed un’altrettanto lunga e ripida salita) che proietta direttamente
sull’estremo promontorio norvegese, Mageroya. Da qui Caponord dista circa 100 Km. Si
percorrono velocemente i primi 50 fino al cartello che indica di essere in territorio “Nordkapp
Kommune”. L’ultimo tratto è qualcosa di surreale, e non poteva essere diversa la strada che
conduce ad un posto unico al mondo: ciò che si presenta agli occhi del motociclista è un sottilissimo
lembo di asfalto che risale estesissime colline di pura steppa, il nulla totale. Qui mandrie di renne
circolano liberamente e colpisce il fatto che la strada non è delimitata dal alcun guard-rail, quindi si
percorrono ripetutamente curve sul vuoto fino a raggiungere i 400 mt di altezza. Ci siamo. Il
contachilometri della Monster segna 5.766 Km percorsi dall’inizio del viaggio. Davanti a me il
Centro di Caponord, una struttura dalla moderna architettura. È questo lo stargate per accedere alla
rupe turistica più settentrionale del mondo. Moto ed altri mezzi, qui si fermano: si accede solo a
piedi. Dalla grande vetrata già vedo l’oggetto di culto, il motivo di questo pellegrinaggio, il
mappamondo più famoso del Pianeta. Esco subito all’esterno per ammirarlo da vicino, per guardare
come esso meravigliosamente si staglia su un panorama, che definire mozzafiato è semplicemente
riduttivo: il Mar Glaciale Artico. Signori, quello che stiamo ammirando da qui non è un panorama o
un paesaggio: è un pezzo del nostro Pianeta. Proprio lì di fronte a noi, a 600 km di distanza, ma
senza nulla che ci separa, c’è la piattaforma glaciale del Polo Nord. Nel campo visivo di 180° che
riusciamo a cogliere ci sono migliaia e migliaia di Km. È un balcone privilegiato dal quale
osservare la forma della Terra. Spostandosi di un centinaio di metri sulla grande rupe, lontani dal
mappamondo dove si concentra la maggior parte dei turisti, laddove finisce la ringhiera di
protezione e si può provare l’ebbrezza di spingersi fino al limite dei 400 metri a picco sull’Oceano
Artico, qui si viene avvolti da un silenzio spaventoso. Oggi, fra l’altro, è una giornata serena con
una visuale completamente nitida fino all’orizzonte, l’Oceano è uno specchio immobile, ma
davvero immenso, non tira vento, quindi, escludendo le voci umane, a livello di rumori, siamo allo
zero assoluto. Sono le 17,00. passerò qui le prossime ore per un meritato riposo dopo i quasi 6.000
Km, peraltro entusiasmanti, nell’attesa di ammirare il prossimo spettacolo: Midnight Sun, il Sole di
Mezzanotte. Sì, perché Caponord è anche il luogo per eccellenza al mondo dove gli spettatori hanno
il posto in prima fila proprio di fronte al punto in cui il Sole sovrasta l’orizzonte a mezzanotte, per
poi ricominciare ad alzarsi. Mi abbandono completamente, godendomi, forse l’unica volta nella
vita, questo spettacolo impagabile. Per un attimo svesto i panni del motociclista per essere
semplicemente un uomo affascinato dalla forza della natura. Domani li indosserò ancora una volta: i
5.000 km del ritorno mi aspettano.

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DATI STATISTICI DEL VIAGGIO.
- Km complessivamente percorsi fra andata e ritorno, con punto di partenza e di arrivo Genova:
10.700
- Durata complessiva viaggio in giorni (fra andata e ritorno) compresi spostamenti in nave: 20
- Importo complessivo benzina: € 622,00
- Importo complessivo vitto e alloggio: € 1.250,00
- Inconvenienti meccanici registrati: nessuno
CONSIGLI UTILI AI MOTOCICLISTI DIRETTI A CAPONORD.
- Scegliere, quale periodo di partenza, quello compreso fra 1 giugno e 15 Luglio: è quello con
la temperatura più mite e minori probabilità di precipitazioni piovose. Peraltro il fenomeno
del Sole di Mezzanotte comincia a non essere più visibile a partire dalla fine di Luglio.
- NON scegliere di imboccare la E6 a partire da Oslo, tagliando fino a Trondheim. È questa la
scelta per la quale optano molti motociclisti. . In questo modo il percorso è facilitato, ma
viene tagliata fuori la parte più bella della Norvegia, quella meridionale dei fiordi.
- In Danimarca, regolarsi attentamente con il carburante: nel tratto autostradale che, provenendo
dalla Germania, porta fino a Copenaghen (circa 500 Km.) sono presenti pochissime stazioni
di servizio.
- Dotarsi di abbigliamento “a buccia di cipolla”, da quello più leggero, fino agli accessori da
inverno super-rigido. Posso assicurare che serve TUTTO. Non è strano, soprattutto in Norvegia,
che, da zone con temperature abbastanza miti, si passi in un centinaio di Km a zone con un clima
estremamente rigido. Ci si ricordi che avere tutti gli accessori adatti consente di godersi il
viaggio in qualsiasi condizione meteo.
GAETANO DI CHIARA



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