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Il valore della democrazia.pdf


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letteralmente è il governo di pochi, di un’élite in linguaggio attuale, che
comprende la variante specifica dell’aristocrazia, cioè del governo dei
nobili, la minoranza aristocratica. La democrazia è il governo del popolo,
dei più secondo Platone, letteralmente di tutti i componenti la società.
Tradotto in termini quantitativi, le tre forme di governo si distinguono in
quella di uno solo, in quella di una minoranza di pochi e in quella di tutti o, a
seconda delle interpretazioni, della maggioranza.
Demokratia e gubernum
Per capirci qualcosa entriamo più addentro al senso vero della
democrazia, che è un po’ più complesso di quello che la propaganda
occidentale in auge ci sta contrabbandando. Partiamo dal significato
originario: demokratia, ovvero kratia (governo, potere) del demos (popolo
quale insieme dei cittadini, i politei). Il popolo vi detiene la sovranità del
potere ed ha la titolarità di governare in quanto popolo. L’atto del
governare inerisce all’azione capace di tenere la direzione giusta (il latino
gubernum indica il timone della nave, meno efficace del greco kratia che
con più aderenza al senso politico comprende il potere, quale capacità e
potestà insieme, di decidere e tenere la direzione appropriata). Il governo
non è in sé un’istituzione giuridica costituita (es. il premier e il consiglio dei
ministri), come oggi viene comunemente inteso, ma una funzione sociale,
che nella democrazia originaria dovrebbe essere svolta e condotta dal
popolo nel suo insieme.
In democrazia dunque, per come è stata concepita e per il senso che
continua a trasmettere, il popolo è sovrano ed è il vero titolare della
gestione governativa. Il governo del popolo, appunto. Ma già in
quest’assunto, frutto di una traduzione inadeguata, sono contenute
ambiguità che vanno chiarite, se siamo spinti dalla volontà di una
comprensione appropriata e idonea a capire veramente. Quel “del”, riferito
al popolo, viene infatti inteso in maniere contrastanti. O come semplice
espressione di un rito collettivo, com’è per esempio il voto elettorale, o
come proprietà di, nel senso che l’atto del governare non è esercitato
direttamente da chi ne è titolare mentre ufficialmente appartiene agli
elettori che hanno designato chi lo esercita in loro vece, o come momento
concreto e reale di esercizio diretto del potere da parte del popolo, che ne
è sovrano e titolare. Delle tre l’unica interpretazione coerente non può che
essere la terza, se si vuol veramente rientrare nel significato originario con
serietà e chiarezza. Le altre due sono interpretazioni di comodo per
adeguare il concetto a condizioni che deviano dal senso di partenza e
appartenenza.
Affinché il popolo possa essere realmente sovrano bisogna che gli si
permetta di trovare la maniera di esprimere la propria volontà e di
decidere di conseguenza, dev’essere cioè libero di esprimersi in tutta la
sua pienezza e complessità, tenendo conto che, per la natura stessa di cui
è costituito, il popolo non può essere inteso come un corpo unico,
ingessato e rigido, dal momento che è composto da una pluralità di
individui, diversi l’uno dall’altro per il fatto stesso di essere individui. La
democrazia allora, nella definizione delle sue procedure, come prima
preoccupazione dovrebbe avere quella di rispettare la complessità della
naturale pluralità del demos, che può realizzarsi soltanto se tutti gli individui