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Il valore della democrazia.pdf


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sono liberi di esprimersi e di decidere insieme, in una condizione collettiva
in cui nel farlo trovano reciprocamente pari considerazione e pari
possibilità.
Se infatti può esprimersi e decidere solo una parte, è intuitivo che il demos
viene scomposto in due parti, una che ha la potestas, il potere di decidere,
e l’altra che deve accettare le decisioni che la prima ha preso. È il caso
della democrazia cosiddetta rappresentativa, in cui il popolo è lacerato da
una divisione che ripropone il rapporto dell’ancien régime tra dominanti e
dominati, tra decisori ed obbedienti (i riottosi vengono sanzionati per
legge). Non è a caso che non è classificata col solo termine che
pretenderebbe le appartenesse, cioè semplicemente con democrazia,
mentre ha bisogno dell’aggettivo rappresentativa per definirne la
specificità. In verità dunque non possiamo sostenere, come con sicumera
si continua a fare da più parti, che siamo in democrazia tout-court, bensì,
se vogliamo essere onesti, in un regime che parte dalla democrazia come
ispirazione di origine, ma che ha scelto di trasformarsi in un’altra cosa.
Quest’altra cosa vigente in qualche modo le assomiglia, ma non è più lei,
proprio perché non vi è rispettato l’assunto fondamentale, che cioè il
demos, il popolo in quanto tale e nella sua interezza, oltre ad avere il titolo
di essere sovrano dovrebbe avere soprattutto la potestas, il potere di
esercitare la propria legittima sovranità, che non ha.
Divisione gerarchica del comando
La democrazia cosiddetta rappresentativa, inventata per ripristinare la
divisione gerarchica del comando, si è imposta sul corpo della
democrazia eliminando tutte quelle forme che permettevano l’esercizio
effettivo del potere decisionale popolare, come le deleghe con mandato, il
controllo sui mandati e la revocabilità immediata nel caso che il mandato
non venga rispettato. Se si fosse permesso al popolo di avere il controllo
effettivo delle decisioni, attraverso gli organismi che si era creato
spontaneamente (in ogni rivoluzione che ha fatto la storia, da quella
francese a quella russa, sono state castrate le strutture che hanno definito
autonomamente l’ambito e i modi del proprio intervento, come club,
comitati e consigli, per poi instaurare regimi totalitari), non sarebbe stato
possibile imporre un potere in grado di ridefinire la nuova forma di
dominio.
Si è lasciata la forma partecipativa delle elezioni, per cui si è regalata
l’illusione di prender parte al gioco politico in cui si decide veramente, ma
al contempo è stato tolto ogni vero esercizio della sovranità effettiva.
Impedita e poi tolta l’autonomia politica dell’esercizio della sovranità di cui
rimane formalmente titolare, si è richiesto e permesso al popolo solo di
eleggere dei rappresentanti, che di fatto non lo rappresentano perché non
hanno un mandato controllabile e revocabile. Sono altresì dei delegati
senza mandato, cui per legge viene demandato il potere di decidere. Di
fatto la supposta rappresentanza si risolve in una designazione a
governare in vece di chi esprime il voto. È a tutti gli effetti
un’espropriazione dell’esercizio della sovranità. Tanto è vero che lor
signori sono costretti a dichiarare che scelgono in nome degli eletti anche
quando le loro scelte non trovano concordi gli elettori stessi. La
democrazia cosiddetta rappresentativa nei fatti non è rappresentativa se