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Il valore della democrazia.pdf


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non degli interessi di potere in campo, mentre politicamente non è altro
che un’immensa delega che ha l’unico scopo di designare elettoralmente
l’esercizio di un potere puramente oligarchico, che trascende e tradisce
senso e significato originari. Non è quindi né rappresentativa né
democratica.
Il capolavoro di espropriazione della volontà popolare viene compiuto con
Schumpeter, il quale conduce al limite estremo la deprivazione di senso.
Schumpeter restringe ulteriormente lo spazio della rappresentanza:
ispirandosi alla concorrenza economica del mercato capitalista riduce la
competizione elettorale alla lotta per la designazione dei leader. L’insieme
dei cosiddetti rappresentanti non è più visto come consesso di eletti, che
poi si misureranno nel parlamento come individui alla pari, ma analizzato e
proposto come schierame di sostenitori che fanno massa per dare forza
alle leadership, unica forza politica che conta, nel gioco politico oligarchico
di conquistare il potere di decidere veramente. Il bello è che praticamente
ha fatto scuola ed ha trovato consenso tra i maggiori teorici della
democrazia che sono venuti dopo di lui.
Non c’è affatto da scandalizzarsi. Sarebbe ipocrita. In fondo, soprattutto da
quando c’è una massiccia immissione mediatica, tecnologica e
informatica nella regolazione dei rapporti politici ed economici a livello
globale, a cosa si è ridotta la politica oggi nei paesi cosiddetti democratici
per eccellenza? A tutti gli effetti è un continuo gioco per estorcere
consenso popolare alla permanenza delle leadership imperanti,
espressione delle oligarchie dominanti, gestito con ingenti risorse, di
provenienza frequentemente poco chiara, dal Grande Fratello dell’attuale
era tecnologica, l’immenso circo mediatico che ci sovrasta, sempre più
suadente, ingombrante e invadente.
A ben ragionare del resto, se proprio cerchiamo una vera coerenza
semantica rispetto al suo significato originario, l’anarchia, che in modo
inequivocabile si pone politicamente come superamento di ogni forma di
dominio, paradossalmente rappresenta la manifestazione più radicale e
conseguente dell’assunto democratico. Tanto è vero che la pluralità delle
proposte anarchiche riconosce, propugna e, tutte le volte che le riesce
possibile, sperimenta forme di democrazia diretta, che escludono deleghe
di potere e rappresentanze fasulle. La ricerca e la tensione anarchiche si
fondano sulla realizzazione di un’autentica libertà sociale, dove il livello
individuale e quello collettivo trovano armonica compiutezza nella
reciprocità e nella solidarietà delle relazioni, sempre concordate mai
imposte. Rifugge i centri direttivi e impositivi, che hanno bisogno di
stratificazioni e ruoli gerarchici, perché sa che una politica rispettosa delle
relazioni sociali non ha bisogno della sferza del comando dall’alto, ma
della partecipazione alle decisioni in uno spirito condiviso di reciproco
riconoscimento delle differenze di idee e di comportamenti. Di
conseguenza si preoccupa di mettere in opera il clima e le strutture che ne
permettano la realizzazione.
In altre parole, l’anarchia va oltre la ristretta e mistificante visione
meramente procedurale in cui la cultura dominante tenta d’ingabbiare il
senso autentico della democrazia. Per questo pone con forza un problema
ermeneutico. Sa che quando viene interpretata come puro intreccio
formale di procedure giuridiche se ne snatura il senso fino a deviarne il
cammino, come si sta puntualmente verificando, dal momento che oggi