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Il valore della democrazia.pdf


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negli stati democratici i popoli sono sistematicamente e strutturalmente
esclusi dall’esercizio della loro legittima sovranità e dalle decisioni.
Sa che va vista essenzialmente come insieme di modalità di un certo tipo
di gestione politica, che ha come scopo principale l’esercizio reale della
sovranità del popolo. Solo all’interno di questa visione diventa possibile
definire e sperimentare le procedure più consone a renderla operativa.
L’esercizio in politica non può che essere diretto, perché se viene deviato
verso forme di delega permanente e di potere si trasforma in altra cosa.
Così l’anarchia è l’ideale di riferimento, che per farsi e istituirsi usufruisce
dei principi di modalità di gestione posti dalla democrazia originaria.
Potere concentrato in poche mani
La domanda che a questo punto sorge spontanea è se sia veramente
possibile istituire organismi capaci di realizzare ciò che propugna il senso
democratico originario: una sovranità autenticamente del popolo gestita
dal popolo. O, come sostiene Hobbes, data la natura dell’uomo è
inevitabile la concentrazione del potere in poche mani, se non in una sola,
soprattutto, come afferma Schumpeter, data la complessità delle società
attuali? La risposta, nient’affatto semplice per la complessità delle
situazioni che investe, è però chiara nella sua enunciazione: non è
possibile se si mantiene come riferimento il contesto attuale, mentre
diventa possibile se l’immaginario condiviso trova la forza di ipotizzare e
ritenere realista un contesto completamente diverso, addirittura
contrapposto, come hanno sempre cercato di fare in nuce le rivoluzioni che
si sono succedute.
Più di ogni altra cosa non è possibile se la natura umana è pensata solo
negli aspetti più negativi, come appunto il noto homo homini lupus
hobbessiano, supponendo arbitrariamente che non possa che essere tale.
La natura umana, invece, è estremamente molto più complessa ed ampia
di ciò che può apparire ad uno sguardo che pregiudizialmente la voglia
inchiodare ad una visione limitata agli aspetti dell’oggi che fanno inorridire,
superficialmente limitante perché si rifiuta di spaziare. Come contiene le
cose orripilanti che fanno disperare, contiene pure in potenza le possibilità
di esprimersi in tutt’altro senso. Banalizzando, si potrebbe dire che
contiene sia il bene che il male, soprattutto possiede la propensione
culturale che le permette d’immaginare e di collegare presente passato e
futuro e, immaginando, di intervenire per modificare dove ritiene
opportuno.
Così, rimanendo dentro il sistema capitalista diventa difficile anche solo
supporre una società la cui spinta ad essere e a fare non sia dettata dal
solo bisogno di procurarsi risorse finanziare, per ottenere le quali si
giustifica qualsiasi intervento, per efferato che possa essere. Così, se nella
definizione e nella messa in opera delle scelte che regolano la convivenza
societaria permane la prevalenza della spinta a dominare, diventa
impossibile realizzare relazioni sociali supportate da una libertà e da una
decisionalità democratica autentiche. Se le si vuole diventa indispensabile
rifondare l’insieme delle relazioni sociali, politiche ed economiche sui
principi della solidarietà e della reciprocità, non più sottoposte alla
separazione tra esercizio del potere e sovranità, non più ingabbiate da
strutture di delega che impediscono al popolo di essere il vero