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fanzina (1) .pdf



Nome del file originale: fanzina (1).pdf
Autore: Davide

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Una gioventù stretta ai margini
Stretti ai margini è la voce di chi non è
mai stato chiamato in causa.
È lo sguardo di sfida verso chi ci condanna ai margini senza ragione. Per
“diritto” di nascita. È l’adrenalina prima di uno scontro diretto, è il sapore
del sangue sulle labbra. È volare su un
mare di teste con un palco come trampolino, è un basso che ruggisce, un
grido di rivolta. È la certezza di non
esser mai solo nelle avversità. È il
fondo di un bicchiere, la frenesia di
una risata e la malinconia di un addio.
Stretti ai margini e felici di guardare,
spalle al muro e pronti a tutto, un
mondo che corre veloce verso
l’autodistruzione.
Stretti ai margini, ma mai costretti.
Perché, in fondo, stretti ai margini è la
vita di ognuno di noi.

La DBB è lieta di presentarsi
Una scarica di pura adrenalina
Questa è Roma mica
Not just boys fun
Working Class Power
Droga arma del potere
Autoproduzione
The 80’s live a Napoli
La manipolazione
Azione Antispecista
Anticapitalismo
Signor K, bandito
La cacata del mese
ACAB non è un film
E vedi che ti mangi
Support and share
Prossimi appuntamenti
Costruiremo delle molotov
Oroscopo HC

pag 2
pag 3
pag 4
pag 5
pag 7
pag 8
pag 9
pag 11
pag 13
pag 14
pag 16
pag 18
pag 20
pag 21
pag 22
pag 23
pag 24
pag 25
pag 26

La DBB è lieta
di presentarsi
timo di diffondere le nostre idee, di svelare l’ignoranza con cui i media ci dipingono e rendere a portata di tutti la conoscenza della nostra scena, delle nostre
radici e dei nostri ideali.
Ripudiamo il razzismo in ogni sua forma
e odiamo più d’ogni altra cosa chi ha negli anni infangato la nostra storia stuprando le nostre radici multirazziali in nome
di ben altro, strumentalizzando nome e
abbigliamento e rendendo l’estetica portatrice di parole che non ci riguardano.
Non ci interessa la politica
in senso spicciolo ma ripudiamo il fascismo e lo
combattiamo in ogni
sua sfaccettatura, da
quelle ideali a quelle,
diciamo così, più pratiche.
E’ anche per marcare
questa differenza che
nasce la brigata. Perché attraverso
l’organizzazione di serate,
concerti, presentazione di libri,
autoproduzioni informative vogliamo abbattere il muro di diffidenza e
d’ignoranza che ci circonda.
Guardate bene queste facce quindi.
Ci ritroverete per le strade, in un bar, sotto un palco nella nostra ennesima notte
da eroi passata pogando sulle note di un
gruppo Oi!, ballando su ritmi ska e
rocksteady o rilassandoci sulla melodia di
un vecchio pezzo reggae.
Forti dell’appartenenza a qualcosa di più
che a un minestrone di individui, perché
come diceva qualcuno “L’appartenenza
non è un insieme casuale di persone…
L’appartenenza è avere gli altri dentro di
sé”
Dalla strada, per la strada!

Chiamateci skinheads, chiamateci punk, o
non dateci necessariamente un nome, che
rimane pur sempre qualcosa di astratto:
concretamente siamo la conseguenza di
una società sempre più marcia, che necessita inevitabilmente di sempre più aggregazioni di giovani ribelli, in tutte le zone
delle nostre regioni.
Una scia di eventi ci ha portato a unirci,
non un’unione forzata ma naturale. Ci siamo conosciuti sotto i palchi, per le strade
tra le manifestazioni, nei centri sociali e ci
siamo serrati fianco a fianco
in una lotta che abbiamo
scelto di iniziare insieme. Perché, a prescindere da tutto, noi sappiamo bene da che parte
stare, per cosa lottare, e
disprezziamo gli ambigui che con la scusa del
“no politica”, scelgono
di non agire lavandosene le mani.
Dusty Boots Brigade, la brigata con gli anfibi sporchi che è
pronta a dar battaglia ovunque ne senta il
bisogno. In nome di sottoculture vecchie
40 anni e destinate a non morire perché
non esiste il rischio di non esser più di
moda dato che noi, di moda, non lo siamo
felicemente mai stati. O meglio ancora
CONTRO-culture, perché siamo contro le
gerarchie culturali col loro substrato di
culture dominanti e modaiole, e col loro
sottostrato da cui prendiamo le distanze.
Siamo contro anche per questo, perché
noi stessi ci poniamo arrogantemente ai
margini; non vogliamo avere nulla a che
fare col pattume borghese che guardiamo
sprezzanti, ben lungi dall’invidiare.
Noi oggi prendiamo parola e diventiamo
un insieme di individualità con il fine ul-

2

Una scarica di
pura adrenalina
Magnifico pensare che tante generazioni
di reietti, di ragazzi di strada e persone
disagiate, ancor prima di noi, hanno scoperto una musica che regala folli emozioni. Una musica che non si basa su scopi di
lucro e portafoglio a ventaglio (anche se
qualcuno della stessa scena è riuscito comunque a rovinare questa "condizione",
se così si può dire), una musica che non
ama essere interrotta da irruzioni di infami divise, una musica piena d'orgoglio:
quella musica chiamata Oi! Anche i reietti
nati prima di noi, quando c'era un concerto con gruppi importanti o soggettivamente preferiti, vivevano quel pomeriggio pieno di pensieri, attese snervanti e voglia di
aggregazione? Anche loro nelle ore precedenti erano li a lucidare i propri boots e
sistemare quel look che doveva essere
perfetto e preciso? ...Sì!... Anche loro, in
quelle serate magnifiche, con il fegato che
chiedeva pietà per quell'alcool che non
bastava mai, anche loro rapiti, nel vero
senso della parola, dai soliti tre accordi di
chitarra mai rinnegati, da quel basso prepotente e arrogante e dal ritmo di batteria
veloce e violento che dava sfogo ad una
voce rauca e graffiata, dominata da tanta
goliardia nei testi e nelle storie che si raccontavano; il coraggioso pogo con i gomiti alti, le cadute dolorose, l'accalcarsi prima da un lato e poi dall'altro come una
nave in mezzo ad una tempesta e quei lividi che spuntavano solo il giorno dopo...
quella scarica di pura adrenalina che saliva al cervello fino a far diventare matti
faceva capire quanto la situazione che si
stava vivendo e l'Oi! che si stava ascoltando fossero parte assoluta di quella vita disagiata. Quale altra musica riesce ad offrire così tante emozioni, così tanta allegria,

Così tanta violenza e passione nello stesso
momento? Quale altra musica riesce a far
esplodere così spontaneamente la rabbia e
tutta quell'energia positiva? L'Oi! è la musica che ti rende dignitoso e coraggioso,
che ti fa mantenere la fede nelle origini,
nella strada, nell'amicizia e che ti dà
quell'autostima che nelle nostre vite, in
tanti momenti, viene meno. L'Oi! è anche
quella voglia di ritrovarsi che riempie gli
animi di bestioni (all'apparenza solo pieni
di rabbia ma con un cuore immenso) con
la testa rasata e la camicia Ben Sherman a
quadretti tenuta ferma dalle amate bretelle; animi di gente che ama la propria musica e odia qualsiasi forma di oppressione
la circondi fuori da quella situazione, l'odio che nasce e cresce da una vita ostile,
da un lavoro precario (quando si è fortunati) e quell'odio PROFONDO verso la
borghesia e il razzismo. ANIMI DI SKINHEADS...MUSICA PER SKINHEADS!
L'unico nostro dovere è quello di continuare a mantenere alta la gloria di questa
musica e non tradirla mai, ascoltarla in
tutte le sue sfumature ed amarla, ma soprattutto supportarla sempre in ogni caso.
Attraverso quest'articolo, la Dusty Boots
Brigade vuole trasmettere questo creando
luoghi e momenti di aggregazione proprio
attraverso questa musica piena d'orgoglio
e amore. Oi! skins, don't forget you roots!

3

Questa è Roma mica...
Un 8 posti per 400 km. Due palchi per 15
gruppi. Questa è Roma, mica… !
Il concerto è organizzato dalla Scarred
For Life e Hellnation e il centro sociale
Intifada è pronto ad ospitare marmaglia
proveniente da ovunque e noi, a guisa di
viaggiatori in cerca di terre promesse, ci
siamo imbarcati in tarda mattinata per
raggiungere i palchi promessi, com’è per
noi ormai di consuetudine ALMENO una
volta al mese.
Il posto sembra grande abbastanza e sembra pure fisicamente addestrato a subire la
bolgia che si crea dalla prima serata fino a
tarda notte. La gente comincia ad arrivare
presto perché i primi gruppi, per questione di tempi suonano ad orari che, in concerti normali, sono impensabili. Ma questo, si sa, non è un concerto normale ed è
giusto supportare anche quelle band meno
conosciute ma apprezzabili alla stessa maniera.
E’ con gli Ultimi che comincia ad alzarsi
la voce dei presenti, voce che accompagna benissimo quella del cantante, ma anche quella degli strumenti. E di pari passo
aumenta anche il volume, indirettamente
proporzionale alla “distanza di cortesia”

fra una persona e l’altra che si annulla
completamente ai ritmi di Scarred for life
(Payback) e dei Grand Theft Age
sull’altro palco, le cui riprese del live faranno parte del loro prossimo video.
L’atmosfera si mantiene bollente anche
con i Lexicon Devils, Mud, Nosebleed
Connection…
Finchè le voci non diventano un ruggito,
ed è il ruggito dei leoni, quelli armati de’
scarponi. Con i Pinta Facile cantare diventa un dovere. È uno sfogo, la voglia di
urlare quei testi così semplici e diretti che
rispecchiano ognuno di noi, e a fine live conclusosi con Ribelle- la voce diventa
rauca ma ci si sente soddisfatti per aver
sputato fuori il veleno e aver condiviso
con amici e sconosciuti il sapore degli anfibi in faccia, delle gomitate nei fianchi,
di spintoni e cadute che manco il wrestling ha mai visto. Eppure non è finita
qua. Nossignore. Continua la spola fra un
palco e l’altro ed è bizzarro, sembra come
di essere a un museo con la visita guidata
e il percorso obbligatorio. Infine questo
percorso giunge all’Approdo. Vecchi e
nuovi pezzi, ma stesso, unico genere: Brutal-Oi! da Colleferro. E abbiamo detto

tutto. La grinta dei Plakkaggio HC è inverosimile, anormale, catapulta fuori dai limiti spazio-temporali, chè infatti a nessuno frega più dello spazio, specie quando si
tratta di invasioni di palco. Da Anti Madonna League a Blocco Porco Dio si fondono in combinazioni perfette testi blasfemi e stage diving improbabili.
Il surriscaldamento dell’Intifada, infine,
raggiunge il culmine con l’ultimo gruppo.
Bloody Riot e un tuffo nel passato, con
vecchie canzoni che hanno segnato il
punk hardcore italiano insieme a gruppi
storici della stessa portata. A mente lucida, a pensarci, scenderebbe una lacrima. E
non per la commozione, ma al pensiero
che proprio questa band come altre, più
volte nei lontani anni Ottanta ha scelto di
suonare oltre che a Roma e Milano anche
a Bari, all’epoca uno dei centri più rigogliosi della scena di cui stiamo parlando
(dannata emigrazione!)

Not just boys fun!
Il sessismo è una forma di discriminazione che mette su piani di diversa importanza i due sessi.
La forma più comune di sessismo è quella
che vede le donne inferiori agli uomini: il
maschilismo.
Esso discrimina le donne o in alcuni casi
prova vero e proprio odio nei loro confronti, in base alla convinzione che esse
siano dotate di minor forza fisica o di minore intelligenza rispetto agli uomini.
Il femminismo, invece, è nato in contrapposizione al maschilismo, ma non per volere la donna in una posizione di superiorità rispetto all’uomo, ma per creare parità
tra i due sessi.
Ancora oggi il pensiero sessista è radicato
nella nostra società che da un lato impone
una visione machista della vita relegando
a comprimaria la figura femminile e mortificandola con i suoi tentativi di apparire
politically correct. Leggere di quote rosa
in ambiti professionali e dirigenziali è solo il tentativo di mascherare il proprio essere celandolo dietro una parola carina. E
dall’altra mortifica anche quelle figure
maschili che invece non rispondono al
target preimpostato di società propugnata.
Mamma, papà, figli. E se i genitori divorziano il figlio va alla mamma. Quasi sempre solo per convenzione.
Questa tematica è ancora in discussione
da una parte, ma ritenuta superata da molti che credono che il progresso abbia messo fine a questo “problema”. il solo risultato, invece, è quello di aver inculcato,
indirettamente, i ruoli e le gerarchie in un
sistema globalizzato.
Riguardo questa tematica penso si possa
arrivare almeno ad un cambiamento di
atteggiamenti individuali o collettivi che

Anarchia per l’Italia, No Eroina, Polizia
Assassina… queste ed altre perle storiche
live, sotto i nostri occhi. E con le ultime
note di Naja de merda si esaurisce il concerto. Ma anche il fegato. Ci sentiamo
provati, come se avessimo partecipato ad
un incontro di pugilato senza arbitro, senza regole, senza ring. Come piace a noi
insomma. E vallo a spiegare a tua madre i
lividi che spuntano fuori il giorno dopo!
Come la spieghi la soddisfazione di aver
partecipato ad uno dei concerti più belli
ed esserne uscito vivo?
Certe cose non si spiegano, si vivono e
basta. Dopodichè ti restano solo i lividi e i
graffi, che dopo un po’ se ne vanno. I ricordi, invece, restano indelebili come tatuaggi. Fragments of life. E tu sei segnato
a vita.

5

ricalcano alcuni stereotipi. Ad esempio
capita anche tra “compagni”, di ascoltare
battute eterosessiste che provocano ilarità,
ma feriscono quelle persone che già quotidianamente vivono in un ambiente patriarcale e sessista e che si aspetterebbero
almeno, nell’ ambiente “libertario”, di poter vivere tranquillamente lontano da questi commenti opprimenti.

Questa forma di comportamento preistorico genera una violenza fisica e in un secondo tempo anche una violenza psicologica caratterizzata da vari fattori che provocano nell’uomo pensieri razzisti oppure
omofobi. Tutto collega il tutto.
Anche lo stesso fatto di portare una ragazza all’anoressia solo per raggiungere
l’obiettivo di “bellezza suprema” è una

È quasi un paradosso che la concezione
d’inferiorità della donna e i suoi stereotipi
l’abbiano cambiata così radicalmente.
Tutt’ora la donna crede che, per ottenere
ciò che vuole, basta solo un vestito provocante e qualche favore sessuale.
Ciò scaturisce nell’uomo ancor più riluttanza nei confronti della donna in quanto
si rende conto di avere un debole e di essere soggiogato da esse. Altre donne credono invece che sia naturale che ci sia una
predisposizione genetica per queste cose.
In realtà siamo solo vittime attive di un
mondo specista, socialmente sbagliato nel
profondo della sua moralità, che infanga
già le menti delle future generazioni con
spazzatura televisiva, preannunciando così, la triste realtà.

forma di sessismo dovuta a persone
(uomini o donne che siano) che rifiutano
quella “taglia in più”; ragazze condizionate dall’idea che la perfezione sia un obiettivo da raggiungere per essere qualcuno ,
per apparire “bella” agli occhi degli altri,
per essere la migliore tra tutte!
Ci inculcano idee contorte, lontane dalla
realtà! È l’ora di aprire gli occhi e guardare a ciò che è davvero giusto, lottare contro ogni forma di preconcetto, di discriminazione, di immagine, che ci allontana da
ciò che accade ogni giorno.
Una società che chiude gli occhi a tutto
questo è una società corrotta, una società
che ci vuole mettere in difficoltà e che ci
crede inferiori. SVEGLIATEVI!

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Working Class Power
visa”, non vogliamo chi ama il proprio
lavoro, perché fieri di gridare al mondo
“Il lavoro è nostro nemico”. Per noi, che
ogni mattina appena svegli, non conosciamo il fine di una nostra giornata lavorativa, per noi che ogni giorno uscendo da
casa non sappiamo se ci torneremo o meno. Solidali l’uno verso l’altro, come fratelli ci sosteniamo a vicenda, perché braccia sottratte al lavoro equivalgono a fratelli sottratti alla rivoluzione. Sapere di poter
contare ognuno sul proprio compagno;
saper di finire il turno e camminare a testa
alta per le strade; sapere di avere potere
quando i tuoi anfibi battono feroci
sull’asfalto; questo è il vero spirito
Working Class.
Amiamo la musica, quella ribelle, quella
suonata sui palchi di luoghi sperduti dove
sei sicuro di trovare fratelli che hanno la
stessa voglia di lottare che hai tu; la musica così cattiva e decisa, che ti ricorda la
rabbia con cui batti il martello in fabbrica;
la musica che parla di te e delle mille lotte
intraprese, sbraitando per condizioni di
lavoro migliori e paghe adeguate. Da
sempre al fianco degli studenti, che come
noi, combattono ogni giorno l’ignoranza e
come noi hanno voglia di respirare aria
nuova e combattere il potente con l’unico
mezzo necessario; la voglia di imparare e
poter insegnare. Vogliamo un mondo nuovo, vogliamo un mondo in cui la cultura
sia alla base di ogni azione, vogliamo
un’unica vera forma di potere, quello
“Operaio-Studentesco”, perché simbolo di
un’unione vera e concreta che abbraccia
l’abilità della pratica e quella del progresso.
Da sempre contro la disoccupazione come
arma di distruzione nei confronti del popolo, sempre rispettosi nei confronti di chi
mette in gioco la propria faccia per un interesse altrui; da sempre contro i parassi-

Facce sporche, calli, mani di pietra; siamo
noi, la classe operaia. Siamo quella categoria di umili persone che entra in fabbrica quando il sole non è ancora sorto, e che
ci esce quando quest’ultimo è ormai tramontato. Fieri, dei nostri panni sporchi,
delle nostre mani annerite dal tempo e
dalla fatica… Fieri di ripudiare chi comanda, di odiare chi si attribuisce la parola capo e non leader. Siamo noi, padri di
famiglia, ragazzi di strada, provenienti da
diverse realtà e da diversi stili di vita, ma
che varcata la porta di quell’ambiente grigio e polveroso, combatte per lo stesso
scopo a suon di rivolta, quella proletaria,
senza frontiere. “Working Class” non è un
nome che va rispettato alla lettera, in
quanto tra noi non vogliamo lavoratori di
ogni tipo e pensiero. Non vogliamo chi
lavora per conto del potere; non vogliamo
chi per lavoro intende “indossare una di-

7

“Fieri e orgogliosi aspettando che sia viva
La voglia di rivalsa contro il borghese
Con due martelli dalla forza distruttiva
Anche il fascista pagherà le proprie spese…”

Non sopportiamo più questa sporca situazione, contro ogni droga è tempo
d’azione!”. Non siamo eroi infatti, ma siamo vivi con l’adrenalina in corpo mossa
da passioni diverse e uguali per ognuno di
noi, dalla rabbia ardente che ci unisce.
Difficile resistere alla tentazione di crearsi
dei paradisi artificiali in un qui e ora abbastanza pietosi, ma l’illusione che necessita di altra illusione in un loop infinito
non è che un’aggravante quando si può
ricercare un benessere anche momentaneo
nelle cose più semplici ma più vere, come
l’amicizia, la fratellanza dei fratelli e delle
sorelle che ti scegli.

ti, che se ne fregano dei sacrifici, al fianco
di chi si aggrega per aiutarti a lottare.
L’Orgoglio Operaio deve rimanere tale, in
nome di quell’antica aggregazione mondiale di lavoratori; colui che non porta alto il nome della classe operaia, ha favorito
la polverizzazione di quest’ultima ed è
stato e sarà sempre complice del declino
della società intera senza esclusione di
nessun individuo.

Per noi essere contro lo Stato non è una
frase giusto per dire, è un sentire comune,
un odio perpetuo verso ogni sua istituzione. E la droga è una di esse. Negli anni
Settanta, quando i servizi segreti, i neofascisti e la magistratura non erano abbastanza per uccidere un movimento duro
come la roccia, lo Stato è riuscito a trovare il tallone di Achille in quel suo nemico
principale fatto di studenti e operai, di
gente che aveva fatto della propria vita
una battaglia consapevole e organizzata
allo Stato. Una battaglia che forse avrebbe
potuto vincere, dati i numeri che non si sa
quando (e se) verranno mai di nuovo raggiunti in questo Paese. E che invece ha
perso.

Droga arma
del potere
È ovunque, in qualsiasi posto. La vediamo
aggirarsi di soppiatto, quasi (ma anche
no) come nulla fosse, intorno a noi. Esatto, INTORNO a noi. Non IN MEZZO a
noi.
Lo dicevano i RIP OFF, storico gruppo
Oi! degli anni ’80, Droga arma del potere, successivamente gli 80’s con una
cover dello stesso brano e i nostrani Astensione. Un titolo chiaro e conciso che
rappresenta in poche parole il nostro pensiero. Sarà che il nostro sistema nervoso è
già abbastanza sollecitato dalla merda che
combattiamo quotidianamente, ma non
sentiamo minimamente il bisogno né
l’innocente curiosità di assumere sostanze
come cocaina o peggio eroina e simil cacate. E per dirla tutta sempre a ritmo di
musica riprendiamo i Colonna Infame
Skinheads che nel loro pezzo Nessuna
Pietà cantano: “Dite di esser vittime del
sistema ma non ci fate nessuna pena, nel
vostro sistema c’eravamo anche noi ma
siamo ancora vivi non siamo certo eroi.

8

Sicuramente altre falle che lo hanno fatto
precipitare c’erano, ma lo Stato ci ha infilato l’eroina segnando per sempre le sorti
del Movimento che ha visto centinaia di
militanti perdersi per strada. Dei giovani
ragazzi sono anche stati uccisi dai sicari
fascisti proprio perché stavano conducendo delle indagini private sugli spacci nel
quartiere legati ai fascisti, appunto, e fra
questi ricordiamo i milanesi Fausto e Iaio.
Una manovra analoga è stata compiuta nei
Paesi Baschi e, in misura minore, in Irlanda del Nord per sedare i movimenti di liberazione.
Lungi dal voler addentrarci nella politica
spicciola, questo non è che l’esempio
lampante e sintetico per spiegare cosa significa “droga arma del potere”.
E se qualcuno si chiede che cazzo c’entra
questo discorso con una crew che unisce e
aggrega partendo da controculture basate
principalmente sulla musica, già rispondiamo che la domanda dovrebbe essere
invece: cosa cazzo c’entra la droga con
tutto questo. Ci teniamo a sprecare un
pezzo di fanzine perché se l’aggregazione
è il principio fondamentale di una crew,
che sia allora un’aggregazione genuina. È
indubbiamente un argomento soggetto alla più vasta schiera di critiche: droga non
è soltanto la morfina ma può esserlo qualsiasi cosa crei indipendenza, ecc. Lo sappiamo, eppure siamo convinti di quel che
diciamo perché nel vostro sistema ci siamo anche noi. Siamo tutti qua, ognuno
con le proprie scelte e noi con le nostre
fatte di più coerenza possibile.

“Quel paradiso è un’illusione,
quel paradiso è la tua distruzione, scemo!
Distruggi le tue illusioni
ma non distruggere la tua vita
Basta con la polvere!”

Autoproduzione
economia domestica
L’economia e il mercato globale sono padroni della nostra vita, ma dobbiamo essere coscienti che grazie a noi, esse, restano
potenti per il consumo di prodotti che utilizziamo durante il nostro vivere giornaliero.
Siamo ormai diventati grandi consumatori
di questi prodotti, dovuto anche alle pubblicità che, con l’intento d’illustrare, convincono la gente ad acquistare. Quello che
dobbiamo fare è capire di cosa si ha bisogno veramente, limitando i consumi eccessivi di questi prodotti e iniziare a risparmiare, autoproducendo tutto quello di
cui si ha bisogno.
L’intento è di abbassare, o addirittura eliminare, la vendita di questi prodotti sostituendoli con quelli autoprodotti.
Qualsiasi tipo di prodotto commerciale,
tra i quali prodotti per la casa (detersivi
per piatti, per il pavimento, per
l’abbigliamento, per i vetri, etc.); prodotti
per l’igiene personale (creme per la pelle,
shampoo, bagnoschiuma, dentifricio, sapone e tanti altri); prodotti alimentari
(carne, latte e derivati); ogni singolo prodotto qui espresso può essere sostituito
autoproducendolo, avendo come risultato
finale, un prodotto di qualità naturale, privo di sostanze tossiche che danneggiano
l’uomo e la natura.
Con l’autoproduzione si ridurrebbe il consumo di materiali per la fabbricazione di
prodotti dannosi e eviteremmo che vengano testati sugli animali.
Rimanendo in tema di prodotti per la salute del proprio corpo, ecco qui una lista
generale di alcuni ingredienti che vengono utilizzati per produrre i vari prodotti
presenti sul mercato:

9

* ALCOHOL (Isopropyl): l'alcohol si
trova nelle tinture leggere per capelli, creme per le mani, dopobarba, profumi e
molti altri cosmetici. E' una sostanza derivata del petrolio ed è usata anche come
antigelo e come solvente;
* DEA (diethanolamine), MEA
(monoethanolamine) e TEA
(triethanolamine): Sono composti chimici conosciuti per formare nitrati e nitrosamine (agenti causa-cancro). Sono usate
quasi sempre in prodotti che fanno schiuma, inclusi bagnoschiuma, shampoo, saponi, ecc.
* COLORANTI: molti coloranti provocano sensibilità e irritazioni alla pelle.....
l'assorbimento di certi colori può provocare esaurimento di ossigeno nel corpo e
morte.
* Polyethylene Glycol (PEG): è usato
negli smacchiatori per sciogliere olio e
grasso. Vista la sua efficacia, è utilizzato
nei pulitori caustici (spray) per forno, così
come lo troviamo in molti prodotti per la
cura personale. Non è solo potenzialmente
cancerogeno, ma contribuisce allo smantellamento della capacità della pelle di assorbire l'umidità e i nutrienti, lasciando il
sistema immunitario vulnerabile;
* Propylene Glycol (PG): come tensioattivo o agente imbibente e solvente, è in
effetti l'ingrediente attivo negli antigelo.
Non c'è differenza fra quello usato
nell'industria e quello nei prodotti per la cura della persona.
L'industria lo utilizza per
scomporre le proteine e
la struttura cellulare.

10

Lo possiamo trovare in molti prodotti per
make-up, per capelli, lozioni, dopobarba,
deodoranti, colluttori, dentifrici ed è usato
persino nell'industria alimentare.
Questi sono alcuni degli ingredienti che
possiamo trovare nei prodotti che usiamo
sul nostro corpo; capiamo benissimo che
essi non vanno a curare la pelle, ma intaccandola, conferiscono una finta sensazione di piacere che comporta ad assumerne
sempre più, andando a distruggere il nostro sistema immunitario, arrivando ad
avere malattie che comporteranno
l’assunzione di altri prodotti chimici e nocivi. Sarebbe meglio evitare qualsiasi prodotto che contenga questo tipo di sostanze. Esistono, infatti, tantissimi modi naturali per ricavare un prodotto sano per il
nostro corpo, per esempio, con della semplice acqua e farina di ceci, si può benissimo ricavare uno shampoo che va veramente a pulire e risanare i capelli; o con
soda caustica, olio e acqua si potrebbe
realizzare un ottimo sapone per il corpo e
tanti altri prodotti, grazie ai quali, con
una buona informazione e una certa passione, si riuscirebbe ad avere tra le proprie
mani un prodotto fai-da-te naturale e senza alcuna sofferenza altrui.

The 80’s
live a Napoli
Ecco un esempio di detersivo per piatti
da autoprodurre, per cui ci servirà:
200 gr di sale grosso;
100 gr di aceto bianco;
400 gr di acqua;
3 limoni interi con la buccia.
Procedimento: mettere i limoni ed il sale
nel frullatore e frullare il tutto per meno di
un minuto. Poi mettere sul fuoco in una
capiente pentola, aggiungere l’acqua e
l’aceto e far bollire per circa 15/20 min.
girando per bene il composto in modo che
non attacchi. Quando il composto risulterà
molto meno liquido sarà pronto e quindi
potrete conservarlo in un barattolo di vetro pronto all’uso.
In conclusione, ognuno di noi fa delle
scelte nella propria vita, ma nelle scelte
che facciamo ci sono tanti vantaggi e tanti
inganni; bisognerebbe decidere il giusto,
rispettando se stessi e tutto quello che ci
dà la possibilità di continuare a vivere in
questo mondo ormai impregnato di ignoranza. Rovinato dall’ignoranza.

Napoli è sempre bella e ritornarci è sempre un piacere, soprattutto quando la serata prevede il live di un gruppo che riporta
in auge quegli anni che, purtroppo, nessuno di noi ha vissuto.
The 80’s al Perditempo, in piazza Dante.
Ad aprire il concerto sono i napoletani
Female Troubles che, con il loro punk ‘n
roll, cominciano a scaldare l’atmosfera su
un palco che quasi si fonde con il pubblico dato che il posto è molto piccolo.
E infine loro. A dispetto delle dimensioni,
il Perditempo riesce lo stesso a contenere
tutti quelli che cominciano ad accalcarsi
in attesa di poter sfoggiare le proprie corde vocali, urlare cercando di emulare la
voce amplificata al microfono; in attesa di
dimenarsi, saltare, spingere in
quell’impreciso e sottovalutato sport che è
il pogo.
Le corde e i piatti cominciano a vibrare, ci
siamo.
Spacca la spada.
Con una cover degli Asociale (1992) comincia il concerto e l’atmosfera è quella
di sempre, l’alcool pure.

6

Erode, Klasse Kriminale, Rip Off, Nabat,
Plastic Surgery, Rough sembrano alternarsi sul palco in un revival della scena
Oi! italiana dell’epoca in cui nascevano
quei gruppi che sarebbero stati le colonne
portanti di un’intera sottocultura che andava facendosi largo a calci e spintoni, fra
denigrazioni e distorsioni di vario genere.
La scelta dei pezzi non ci sembra affatto
casuale. Nel mirino c’è la droga (un sorrisino amaro nel chiedersi quanti ne avessero assunta prima del concerto), ma anche
la politica, che non significa né fregarsene
di tutto e né essere qualunquisti, ma rivendicare l’appartenenza alla propria terra e
al proprio stato sociale, esserci ed esistere
come ostacolo ai grandi meccanismi politici. Fra le tante cover gli 80’s suonano
anche un loro pezzo tratto dal II volume,
The 80’s. E infine Rivolta, cover dei
Plastic Surgery, amata quanto polemizzata. Testo di una bellezza rude e naturale
come solo una rivolta può essere. Peccato
che quel gruppo, dopo aver cambiato più
volte identità, attualmente rientra nelle
playlist dei fascisti per via del cambio di
rotta di due dei componenti, nonostante
quel bellissimo pezzo non fu di certo concepito per essere destinato a un pubblico
di braccia tese, anzi.

Suonata per la seconda volta Rivolta, gli
80’s parrebbero accingersi a smontare tutto, finchè quasi un’invasione di palco li
costringe a suonare l’ultimo, definitivo
pezzo, approfittando della provenienza
dei membri da un altro amatissimo gruppo. Con Nessuna pietà dei Colonna Infame la gente si scatena, ormai non c’è più
distinzione fra band e pubblico, il microfono si trasforma in bene comune e
l’adrenalina è alle stelle.
Così si conclude un bellissimo live che
lascia il posto ad una selezione ska tutta
da ballare.
Una riflessione però scaturisce dalla polemica di cui si parlava pochi righi fa.
Bisogna necessariamente ficcare la politica e la propria ideologia nei testi per essere apprezzati e non lasciare dubbi o dare
spazio a frasi come “quelli so’ ambigui”?
Sembra sempre più labile –soprattutto
nelle forme d’arte- il confine che separa
l’essere mezzo dall’essere fine. La musica
può essere un mezzo per esprimere se
stessi e le proprie idee, ma non dev’essere
per forza imprescindibile da esse. Non
può essere forzatamente un mezzo, perché
le idee ne hanno mille di mezzi a disposizione, e la musica in quanto espressione
di sé necessita anche di svincolarsi
dall’essere mezzo per diventare fine. Fine
a se stessa.
Ma siccome in questo vastissimo contesto
ormai la politica è una costante, non viene
mai meno la necessità di accertarsi chi è
che stiamo ascoltando, e sicché non siamo
in epoca medievale non è difficile informarsi sul background delle band.
Basterebbe bazzicare la scena per
capirlo, senza esigere
l’ostentazione della propria
identità da parte di chi vuole far
musica anche solo per divertirsi.

12

hanno provocato delle variazioni nell’ecosistema terrestre. Nell’arco di questi anni,
infatti, è stata rilevata la presenza di elementi chimici nell’atmo- sfera
(principalmente bario,
alluminio ed altro) dannosi all’uomo e a tutti gli
esseri viventi, senonché
ai processi climatici naturali. A tutto ciò sono
seguite diverse contestazioni , da parte delle popolazioni colpite, nei
confronti delle rispettive
autorità governative (in
particolare negli USA);
contestazioni precedute dalla morte di interi raccolti e dalla contaminazione
dell’acqua potabile. Questo fenomeno,
ancora attuale e sempre più frequente, ha
preso il nome di chemtrails (scie chimiche). Tutti i governi accusati di questa
“manipolazione ambientale” hanno e continuano a smentire queste accuse giustificando le scie come “una normale variazione di quelle scie che assumono una
connotazione naturale”. Tuttavia è stato
provato scientificamente che la condensazione dei gas emessi dagli aerei può avvenire solo ad 8000m di quota e non alle
quote, relativamente basse, in cui viaggiano gli aerei accusati di emissione di
chemtrails. Le istituzioni governative
maggiormente coinvolte sono: NASA,
EPA e FAA.
Una domanda sorge spontanea: “perché
queste istituzioni, e quindi i nostri governi, dovrebbero voler compromettere la
nostra salute e il nostro benessere?”
Il nostro obiettivo, con questi ed altri articoli, è di aprire gli occhi a tutti coloro che
ignorano questo gravissimo fenomeno,
che ha molte più ramificazioni (anche più
gravi e preoccupanti) di quelle attraverso
le quali abbiamo introdotto l’argomento
(controllo massonico mondiale; perdita
della libertà).

La manipolazione
della mente e del clima

Ad ognuno di noi sarà certamente capitato, nell’arco di una giornata soleggiata, di
cogliere nel cielo la visione di un aereo
che, passando, rilascia dietro di sé una
scia di “fumo” bianco. Queste scie, in termini tecnici, vengono chiamate “scie di
condensazione”. Esse sono la risultante
naturale di una reazione chimica di gas
caldi (vapore acqueo e combustibili) che,
venendo a contatto con un ambiente dalle
temperature decisamente basse (-40◦C),
innescano il processo della condensazione. Queste scie rimangono visibili per circa 60 secondi. A questo punto, logicamente penserete: “Dov’è il problema?”. Arriviamo al nocciolo della questione. Questo
fenomeno, apparentemente così ovvio, dal
1996 ha riscontrato delle discrepanze. Alcune testimonianze hanno concretizzato
quest’anomalia con la visione di scie che
non presentavano le caratteristiche naturali sopracitate. I cieli cominciarono ad essere marcati da scie dalla larghezza e dal
tempo di esposizione certamente discutibili: esse si dissolvevano in un lasso di
tempo molto più lungo rispetto al normale, allargandosi fino a formare uno strato
biancastro dall’aspetto fibroso, con forme
a trattino, fusillo e a filamenti. A questo
nuovo tipo di scie sono stati associati, dal
’96 ad oggi, degli strani fenomeni che

13

Azione Antispecista
Lo specismo è la predominanza su qualsiasi forma di libertà che appartenga ad altre specie in quanto l'uomo in cambio di
falso "benessere" priva ad un altro essere
il diritto alla vita.
La base di ogni singolo pilastro della società è finalizzata a rendere l'uomo padrone della natura mettendogli a disposizione, o creando veri e propri lager, i mezzi
per poterlo fare.
L'uomo considera l'animale inferiore proprio perchè privo di ragione e l'essere specisti é un giusto compromesso per giustificare il proprio progresso e la propria evoluzione senza tener conto o addirittura
svalutando la sofferenza di animali che
non dovrebbero vivere in cattività.
Il falso mito della proteina animale, come
unica nel suo genere per essere fonte di
sostentamento dell'uomo, che in passato
era dovuto all'inconsapevolezza, oggi viene perpetuato per sovvenzionare l'industria alimentare(carne, uova, latte) e quella farmaceutica. Basti pensare alla ricerca
medica (vivisezione) che si fa scudo di
cavie per curare malattie che il progresso
stesso ha creato o ancora peggio per futili
motivi (cosmetici,tabacco, prodotti per
l'igiene personale e domestica).
L'uomo della pietra ha sempre organizzato la sua dieta andando alla ricerca di frutti e semi. Questo è quello che la natura ha
predisposto per l'uomo, e questo basta
all'uomo per vivere in salute. L'uomo è
passato marginalmente anche al consumo
di carne durante la glaciazione, quando
per ovvi motivi la disponibilità vegetale
era ridotta.
Questa semplice denotazione storica serve
appunto a smentire quanto affermato da
chi crede che si debba vivere nutrendosi
di sofferenza ingiustificata.

L'animale nella maggior parte dei casi
non soffre solo la morte(industria della
carne) ma peggio deve essere sottratto dal
suo habitat, sfruttato(latte,uova) e se non
muore per un collasso dovuto alla somministrazione di antibiotici, per una produzione forzata, viene comunque inviato ai
suoi boia.
Tutto questo sembra essere peggiore
dell'olocausto stesso a nostro parere.
L'antispecismo è contro ogni forma di repressione e razzismo e deve essere quindi
considerato una naturale evoluzione e non

una derivazione dell'antifascismo che, non
si dimentichi, lotta appunto contro il dominio, l'oppressione e la repressione. L'essere specisti, consapevolmente o inconsapevolmente, rende qualsiasi persona ad
ignorare le strazianti voci degli animali.
Sì, perchè di voci si tratta e non di semplici lamenti. L'uomo decide di non ascoltare
queste voci, tanto meno potrebbe capirle e
per cosa?
Gusto, comodità e abitudine.
Il gusto è puro vizio, la comodità è quella
di poter prendere carne e pesce al supermercato e metterla nel proprio carrello
senza alcuno sforzo e senza "rimorsi

14

" e l'abitudine è quello su cui la società e
le tradizioni più hanno fatto peso per finalità di lucro e potere.
L'uomo dice di poter mangiare carne ma
non si accorge di andare contro la propria
natura. La lunghezza del nostro intestino è
dalle 7 alle 13 volte la lunghezza del torso, del nostro tronco e cioè la lunghezza
dell'intestino di tutti gli animali erbivori
del pianeta. È troppo lungo per un carnivoro la cui lunghezza va dalle 3 alle 6
volte per poter far passare più velocemente la carne in decomposizione. Solo gli
esseri umani e gli erbivori hanno gli enzimi della saliva per digerire i carboidrati e
quindi possiamo consumare una grande
quantità di frutta e verdura. Non abbiamo
artigli e la nostra mandibola serve a triturare la verdura come gli erbivori e non
come i carnivori le cui fauci hanno un solo movimento(su e giù).
Fingersi onnivori è rinnegare la propria
natura! È una finzione perchè non vedrete
mai nessuno cacciare senza usare armi,
gabbie o imbrogli, studiati per dominare e
poi mangiare il tutto (occhi, naso, dita,
organi interni) senza cuocere e lasciando
solo ossa.
Scegliendo una dieta onnivora si va facilmente incontro all'alteriosclerosi, cancro

alla prostata, tumore al colon, cancro al
seno, cancro al pancreas, cancro ovarico,
malattie renali, diabete, osteoporosi, ipertensione , obesità, asma.
Quando pensiamo di aver fatto solo del
male a poveri animali ci sbagliamo perchè
dobbiamo tener conto della povertà nel
mondo e dell'impatto ambientale.
Il 65% del grano nel mondo viene utilizzato per nutrire circa 50 miliardi di animali che ogni anno vengono uccisi e decine di milioni di animali marini. Se questi
terreni fossero coltivati per sfamare il
mondo avremmo circa 2,7 ettari a persona. Per non parlare dell'inquinamento ambientale -dell'aria e dell'acqua, deforestazione, emissioni di gas a effetto serra che
causano gli allevamenti intensivi.
L'attivismo antispecista si basa sulla liberazione animale, sul veganesimo, sul consumo critico, sul boicottaggio, riciclo e
tutto ciò che serva ad avere il minor impatto sulle altre specie e sull'ambiente.
Non penso sia opportuno tornare al primitivismo anche se ce ne sarebbe bisogno,
ma tutto questo è sostanzialmente il progresso privo di crudeltà che purtroppo
sgomita e ha la peggio contro un progresso appoggiato da chi pensa che sia superfluo non mangiare un po’ di morte!

15

Interessi fantasma
Dossier di econoLORO (mica MIA)

ti di quanto denaro si possegga fisicamente, tende ad inasprire la concorrenza tra le
aziende.
Questa concorrenza ci sottopone obbligatoriamente ad una specie di selezione
“naturale” darwiniana, in cui le imprese
più ricche prevalgono su quelle di serie B.
Magari le imprese di “serie A” si fanno
miracolosamente aiutare dai fondi statali,
ad esempio l’Ilva o Monte dei Paschi di
Siena.

Corrono queste settimane di fuoco tra coalizioni, conclave, e canzonette sanremesi
ed al suon di “canta che ti passa” si dimentica di mostrare agli italiani le cause e
gli effetti della fantomatica crisi.
Una crisi inevitabile, dovuta alla normale
prassi del sistema capitalistico: un ciclo
continuo che si alterna tra fasi fiorenti e
periodi di buie depressioni, un cane che
si morde la coda, insomma.

Detto ciò, riteniamo improbabile che la
crisi cessi di esistere da un giorno all’altro
per chissà quale riforma o decreto legge
di un rinomato partito. Essa può cessare
solo se si abbatte l’intero sistema economico capitalistico, sempre più tendente al
liberismo imposto in tutto il mondo dallo
storico fare di un uomo sempre meno umano e più attaccato al potere dei soldi!

Un cattivo governo di centrodestra? Troppo capitale fermo sotto il materasso? Giovani che non hanno voglia di lavorare?
Niente di tutto ciò, il principale colpevole
della crisi è il sistema bancario.
Ci parlano vagamente di un vecchio caro
amico chiamato debito pubblico, a cui ogni leader politico è devoto, ma qualcuno
di loro ci ha mai spiegato esattamente di
cosa si tratta? Chi sarebbero gli effettivi
creditori?

Fiori,asterischi

e sangue

Da decenni sussistono deleghe tra Stato e
banche per quanto riguarda l’emissione di
banconote per cui la moneta circolante
non corrisponde più alla concreta ricchezza di uno Stato ma alla richiesta di liquidità del popolo. In parole povere è il popolo
attraverso le proprie “esigenze”, e quindi
attraverso mutui, a decidere quanta moneta debba circolare. Il famoso termine inflazione ci insegna che più moneta circola
meno valore essa assume! Questo spiega
perché in un periodo inflazionistico le aziende tendono ad aumentare i prezzi dei
prodotti.

8 marzo, ore 12 e 40 circa. È il tragitto di
ogni giorno, sempre quello. Solite strade,
soliti incroci, solito traffico, solite fermate. Il pullman viaggia e dal finestrino
scorrono le solite immagini. Di merda.
Ma oggi la mia espressione si riflette in
quel vetro sporco ancora più schifata del
solito. Superata la rotonda ecco la prima
fermata all’ingresso in città: saltano subito al mio sguardo delle ragazzine sul marciapiede; fra le loro dita candide e delicate
dei cadaveri di fiori. O le carogne del passato. Prima smorfia sul mio volto. E
s’inoltra quella smorfia tra i palazzi, verso
il centro della città e dell’idiozia.
Ecco il primo incrocio, semaforo rosso.
Immobile sul sedile e costretta a guardare
un uomo, probabilmente un migrante del
Nord Africa, correre da un marciapiede

Ovviamente, come ogni debito che si rispetti, la somma da restituire è affiancata
da un interesse. Ad un occhio superficiale
sfugge il fatto che il denaro fisico per coprire l’interesse in realtà non esiste!
Il “sottile” dettaglio, che ci siano più debi

16

all’altro, da una macchina ferma all’altra
cercando di recuperare qualche spicciolo
vendendo mimose. Un immigrato che
vende mimose il giorno della “festa della
donna”. Un emarginato qualsiasi piegato e
deriso dalla società che gli ha rubato tutto
per poi mettergli fra le mani dure e raggrinzite un mazzo di fiori morti. Tremano
gli occhi a vedere una cosa simile, la
mente corre veloce e sfreccia in un turbinio di vicoli oscuri messi abilmente in
ombra da strade grandi, trafficate, piene di
negozi… in sintesi vuote. Scatta il verde.
Venti metri più avanti un fioraio. O un
cimitero. Una fila di ragazzi accorsi per
comprare i soliti ramoscelli di mimose.
File di macchine, file di ragazzi, file di
alberi a dividere le corsie. Capolinea. File
di negozi. Università e file di neo laureate
con sorrisi smaglianti, capelli perfetti ed
enormi composizioni di mimose ed altri
fiori. E una guerra di espressioni sulla mia
faccia. La mia solita faccia.
Inutile scrivere di donne morte in fabbrica
quel lontano 8 marzo 1908. Inutile parlare
di migranti emarginati agli incroci. Inutile
cercare di non sentire l’odore di un fiore
in giro, che dovrebbe essere un profumo e
invece puzza di morte. Muore il fiore
dell’intelligenza, muoiono le radici della
storia, muore la linfa della libertà. Cadaveri ovunque. Un’ecatombe. Un immenso
cimitero in cui le lapidi fanno la parte dei
fiori. Epigrafi ornamentali, spesso di plastica.
Sempre ben vestite in linea con gli standard sociali queste belle fanciulle. In fila
con il resto del mondo, mentre fuori scoppia il caos. Fuori dalle aule universitarie,
fuori dai portoni, fuori dalle strade, fuori
dalle città e dalle loro periferie, fuori dai
confini, fuori da ogni luogo. Da ogni VOSTRO luogo.
Bruciano gli argini, bruciano gli steccati e
bruciano gli occhi di chi odia. Perché
molto deve odiare chi profondamente ama. Lungi dai discorsi sul femminismo, la
penna scivola fuori dai temi. Dai VOSTRI

temi. Chè la rabbia non ha patria e non è
relegata agli ambiti preconfezionati di taluni militanti che si dichiarano fuori dagli
schemi per poi obbedire ai titoli e ai sottotitoli. La penna scivola nelle pozzanghere
e nelle buche di una strada lineare, inciampa dai gradini delle gerarchie, non lo
segue il discorso. Il VOSTRO discorso
già imballato cent’anni fa sull’8 marzo.
Non lo segue il discorso che spesso e volentieri sfocia in un ridicolo ed altresì pietoso piagnisteo sulle donne. La penna non
parla a nome di tutte le donne, perché non
tutte passano l’8 marzo con una mimosa
in mano, così come non tutte parlano di
quanto hanno sofferto nel corso della storia. La penna non è maschilista e non è
femminista. Questa penna vaga tra una
riga e l’altra portando l’inchiostro a disegnare parole figlie di una rabbia che non
ha bisogno di identificarsi in un pianto
collettivo sulle donne che ovunque nella
società soffrono.
È rabbia distruttrice che solosa ergersi
sulle fiamme dell’odio.
Spesso ci si proclama antisessisti per poi
dare un sesso ai propri gesti, come urlare
a un poliziotto “Non mi toccare, sono una
donna!”. La lotta non ha sesso. Con un
passamontagna sul volto e delle pietre fra
le mani siamo tutti uguali. Gli occhi che
brillano nel furore della battaglia non hanno sesso. La rabbia non ha sesso. Lascio
alle femministe da bar gli slogan rosa e gli
asterischi fuxia. Io preferisco il nero che
nelle piazze e nelle strade ci rende tutti
uguali. Preferisco il lancio di un sasso a
un comunicato da indignate. Preferisco
scontrarmi fisicamente contro
l’oppressione piuttosto che stendere striscioni.
Mentre pennellate di rosa i vostri gesti e
adornate di ghirigori i vostri manifesti, io
preferisco vestirla di rosso questa lotta. Il
rosso vivo del sangue. Mio e del nemico.
Perché anche il sangue non ha sesso né
asterischi. Come i fiori.

17

Stili diversi
stessa attitudine
Signor K, bandito!
Non solo anfibi e bretelle stavolta. Ma
anche baggy jeans, sneakers, felpe enormi
e marker in tasca. Questo è stato il concerto dedicato all'hip hop militante al Socrate Occupato, a Bari. Prtagonista indiscusso Lele, ma tutti lo chiamano Signor
K. Il rapper di Bergamo segna la sua tappa barese con i suoi testi incendiari come
molotov, le sue sonorità crude e devastanti di un rap militante tra i più duri d'Italia.
Con alle spalle collaborazioni importanti
(Bonnot degli Assalti Frontali o Joe Cagliostro) K si muove per le strade di questo Paese alla deriva, le percorre sparando
rime che annientano luoghi comuni, pregiudizi, idee malsane, fascismi e stupide
marchette di Stato; riempie centri sociali e
luoghi di lotta con il suo messaggio mirato e antifascista. Nei suoi testi c’è la rabbia di chi ha qualcosa da dire e lo fa senza

paura di farlo; c'è la voglia di ammazzare
l'ondata puzzolente di banalità che sta distruggendo una cultura – quella hip-hop –
ormai affossata da bling bling e soldi facili, da pseudo-gangster vestiti da pagliacci.
Una cultura diventata commerciale, snaturata, disinserita dal concetto (e dal contesto) stesso di “sotto cultura”.
Ma per fortuna c'è chi ne conserva ancora
lo spirito originale, raccontando storie di
strada vera, di disperazione, di rabbia sociale, di fratellanza, di lotta e di sopravvivenza. K raccoglie questa eredità e la innova. Nel 1996 Neffa cantava
“Rappresento la cultura che si muove /
strettamente hip hop / zero cross-over”.
Ma i tempi sono cambiati, ed è cambiato
anche Neffa (sigh!). Nei suoni che ispirano le parole, K mescola sonorità ruvide,
distorte, senza filtri, cattive e questo gli
permette di arrivare a frange di pubblico
che non sono solo b-boy.

6

Nel tragitto dall'aeroporto al Socrate Occupato, mi ha raccontato di quella volta a
Roma in cui il pubblico era quasi esclusivamente fatto di skinhead, punx, ultras.
Ed è stato così anche sabato.
Omicidi di Stato, come quelli di Federico
Aldovrandi, Stefano Cucchi o Carlo Giuliani; storie di banditi leggendari come
Jack Rabbit o Jolly Roger, fino al racconto delle lotte rivoluzionarie in Palestina,
sono solo alcuni dei temi che ricorrono
nelle metriche complicatissime del rapper
di Bergamo.
Con l'ispirazione che deriva direttamente
da grandi nomi del passato e del presente,
come Lou X, Kaos One, Dsa Commando,
i francesi IAM o gli americani Mobb Deep, Public Enemy, Eric B&Rakim, Krsone, Signor K si immerge direttamente
nell'underground hip hop e ne diventa uno
dei principali attori. Insieme ad Acero
Moretti, Assalti Frontali, Dj Malatesta,
Drawing Dog, Barriera Armata, Exxtra, K
-Bine, Keny Arkana, ecc.
Insieme ad alcuni artisti sopra citati K salirà sul palco del concerto dedicato a Dax,
il 16 marzo.
A fine concerto in un messaggio su twitter
K ha scritto: “Come ogni week end sono
sul palco di uno spazio occupato e ho tutto ciò che mi serve”. Alla prossima, bandito!

Un pugno di fratelli, un’illuminazione

mille ombre per una cospirazione

A chi non ha mai abbassato la testa. Né davanti a
un’arma, né davanti a una divisa e neanche davanti a una corte che giudica colpevoli. Ai nostri
fratelli. Alle nostre sorelle. A chi ha sempre il coraggio di lottare contro il fascismo, l’ingiustizia,
l’oppressione.
Tutti Liberi!Tutte Libere!

A miccia corta - Signor K
Ricorda: tieni aperta quella porta
il sogno che alimenta la tua scelta a miccia corta
ricorda: tieni aperta quella porta
l'attesa ti consuma ma quel sogno ti conforta
Una lettera è il solo modo per parlarti,
per darti coraggio e sollevarti,
cammina tra gli sguardi a testa alta e non voltarti,
non possono cambiarti.
Ricorda: la tua idea ti distingue dai codardi,
là dentro pareti si divorano il tuo tempo
qua fuori è solo un altro giorno e non lo annoto tra
i migliori. Non passa la sensazione di essere comparsa, maledico un'altra volta questa farsa,
ma ricorda: ciò che importa è quello che contorce
le budella ed ogni tanto ci conforta, tieni aperta
quella porta, la speranza e la sua forza sono quel
segmento dritto in quella linea storta. Sopporta,
la tua gente ti supporta, sopporta a sua volta,
coltiva il proprio sogno di rivolta in questa terra
incolta, si batte per lealtà nella città che non ascolta. A miccia corta: un'esistenza che risponde a
scelte di coscienza, è la mia scienza,
è conoscenza, fonda la mia quinta essenza,
quotidiana Resistenza:
un concetto molto chiaro nella mia esperienza.
La luce a scacchi si distende sopra il suolo,
conferma che sei solo, che sei solamente un ruolo,
sei un numero, un corpo in una gabbia, la rabbia
chiusa in cella, un angelo che spera,
una preghiera alla tua stella.
Maledetto chi ha insinuato in noi il sospetto,
maledetto quel destino che ci chiama al suo cospetto. Maledetta l'attitudine, la voglia e l'inquietudine, la gioia sovversiva di turbare il loro ordine,
una rondine annuncia una stagione, caldo in previsione, ma è l'afa soffocante la routine della prigione. La ragione è circondata dalle sbarre,
siamo ancora in piedi ma ci sparano alle spalle.
Tu sei libero se scegli, sei libero se sbagli,
rispondi picche a chi ti invita a far bagagli,
abbagli nella nostra testa sono tutto ciò che resta,
se la società impazzita affonda in mezzo alla tempesta, detesta chi predica e indottrina,
chi parla e non combina. Tutta la mia stima va per
l'uomo che si ostina. Tu ricorda ogni mattina: il
sole sorge ancora aldilà della cortina.

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La cacata del mese
Rabbia skinhead
Racconti di vita
londinese
Richard Allen
Shake edizioni
Edizione 2010
181 pagine
13,90 euro

Ci sono libri che riescono ad abbattere
preconcetti e pareri personali, libri che
confermano alla grande la carica di pathos
che un titolo ben studiato riesce ad infondere in chi si appresta ad immergersi fra
pagine e parole. Rabbia Skinhead non è
uno di questi. No, no di certo.
Sobborghi londinesi e disagio giovanile,
periferie deserte e pub malfamati. Sembra
quasi di toccare con mano l’ingiustizia
sociale che la gioventù sottoproletaria ha
dovuto masticare e digerire. Nessuna alternativa o speranza di rivalsa per il nostro Joe Hawkins, solo rabbia sociale. Calarsi nei jeans di Joe, nei suoi anfibi ben
stretti alle caviglie, immaginare il suo disagio. Gli unici meriti di questo libro.
Perché quella rabbia ben presto si canalizza nelle più stereotipate delle azioni per
cui i media si sono interessati al
“fenomeno skinheads”.

banda i connotati di chi senza ragione si
rifugia nella violenza, nel razzismo becero, in stupri e sesso di gruppo con donne
sempre descritte , se va bene, come puttane.
E per non farsi mancar nulla il nostro Richard non manca di farci credere che
l’unico modo di uscire da questa merda è
arruolarsi nelle fila della polizia tanto che
l’unico ragazzo di cui Joe ha timore è,
guarda caso, un suo ex compagno di scuola che, convinto da un prete a lasciare la
strada, decide di intraprendere la via della
“legalità in uniforme”.
Prevedibile e a tratti paradossale, Rabbia
Skinhead delude ogni aspettativa di leggere una pietra miliare della letteratura sottoculturale inglese. Perché anche immergendosi in un contesto di certo differente
dalla realtà odierna rimane comunque forzata ed ipocrita la carriera violenta di un
giovane che scala la vetta della notorietà
pestando e stuprando qualsiasi cosa gli
passi davanti per diventare il re (?) degli
skinheads..
Sarà che siam nati sbagliati noi e chi ci
ha insegnato che i re vanno calpestati.

Nel prossimo numero pollice in sù per

E NON VORREI LO SAI
LASCIARTI MAI PERCHÈ
di Lebanowsky 2
Autoproduzioni Pirata

Richard Allen (che non è uno skinhead,
sia chiaro) dipinge in maniera grottesca
una sottocultura proletaria e multirazziale
per nascita. La estremizza e ne ingigantisce i difetti. Dando al nostro Joe e alla sua

20

Didascalie tratte dal testo ACAB degli Astensione
Vi fate chiamare Polizia di
Stato e il motto è non pensare.
Vi fate chiamare giustizieri
e sapete solo massacrare

Sbirro infame, ti faremo tremare!
Sbirro morto, ti saremo sempre contro!
Noi vi odiamo, arriverà il giorno
in cui insorgeremo.

Pagherete caro per le
vite che avete distrutto!
E sempre con i fascisti ve ne state,
e con loro vi faremo soccombere
Gli Astensione (ex Motherfuckin'shitters) nascono
in Puglia nel settembre 2011 dal bisogno di dare
sfogo e di far sentire la propria voce.
Spontaneamente riescono ad unire due generi quali
l'Oi! e l'Hardcore con temi di genere anarchico, facendo sì che, fondendosi, formino un solo genere:
l'Anarchoi-Core. Un genere che vuole far risvegliare le menti addormentate di gente ormai succube di
un sistema capitalistico e di uno stato fascista e repressivo, un genere che vuole unire chi crede nell'ideale dell'anarchismo, un genere che vuole dare
l'input alla rivolta tramite mezzi violenti e non pacifisti. Astensione come significato di astenersi da
qualsiasi forma di repressione, di Stato, di sistema e
di razzismo (omofobo,xenofobo,sessista o specista)
e nello stesso tempo fare militanza e lottare contro
tutto ciò.
Gli Astensione, oltre ad essere impegnati nell'ambito musicale, sono anche impegnati ATTIVAMENTE in ambiti quali antifascismo, antispecismo, lotta
al sistema capitalistico.
"NON CALPESTERANNO MAI IL NOSTRO
GERMOGLIO DI RIBELLIONE"

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ricette vegane

Pappina ai peperOi!

Ingredienti
Fave secche, olio, cipolla , radicchio

Ingredienti
4 fette di pan carré appena appena
tostato, 7 pomodorini (anche la salsa
va bene), 1/3 di peperone, 3 foglie di
salvia, sale, olio, aglio, peperoncino

Procedimento

Procedimento

Pasta con purea HC di fave e radicchio

1) Preparazione del puré: lasciare a bagno le fave secche per 12h. Nel frattempo o dormite o andate ad un concerto e vi sfasciate di alcool e botte fino al termine del
tempo stabilito. Passato questo tempo pulire le fave e
riporle in una pentola. Aggiungere acqua fino a ricoprire
le fave e un paio di dita in più. Appicciare a fuoco lento e
lasciar cuocere per un paio d'ore o qualcosa in più (in
questo tempo non girare le fave nell'acqua). Aspettare
che diventino purea (aggiungete l’acqua se vi sembra poca) e infine aggiungere l’olio.
2) Soffriggere abbondante cipolla (è un ingrediente fondamentale, non si usa solo per dare sapore, quindi abbondate). Quando è abbastanza arrosolata aggiungere il radicchio e lasciar continuare la cottura a fuoco lento.
3) In un’altra pentola accendere l’acqua. Quando bolle
ammin la past * (possibilmente pasta fresca)
4) Quando entrambe le cose sono a giusta cottura
mescolare tutto.
ATTENZIONE: Il piatto va servito caldo
*buttare la pasta. (Era necessario il vernacolo)

Mettere poco alla volta gli ingredienti in un
frullatore e frullare tutto (l’ideale sarebbe farlo
in due manches) e regolare il condimento a
seconda dei propri gusti. Il risultato dovrebbe
essere una mousse, ma nel caso vi sembri un
po’ asciutta basta aggiungere polpa di pomodoro e un pochino d’acqua e olio. Se, al contrario,
è più liquida aggiungete altro pane.
Può essere usata come condimento o come
accompagnamento a pane e frittelle! Oi!

Hamburger di lenticchie
e punk contorno
Torta al borghetti style
Ingredienti
75 cl di borghetti, 1/2 bustina di fecola di patate, 1 cucchiaino di glucosio, 1 bustina di lievito
per dolci, 1 bustina di vanillina per dolci, 200 gr
di farina, 100 gr di zucchero, 4 cucchiai di cacao amaro
Procedimento
Mescolare con un frustino tutto l’impasto fino a che non
si addensa. Se l’impasto è troppo liquido aggiungere altra
farina, al contrario aggiungere del latte di soia o di mandorle.
Mettere in forno per 15 min a 250°.

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Ingredienti
1 boccaccio e mezzo di lenticchie*, 1 pomodoro, 1 zucchina, 1 carota, sedano, olio,
sale, pepe, prezzemolo
Procedimento
Cucinare insieme tutti gli ingredienti. Una volta cotti frullare il tutto. Addensare con della
farina e cuocere in forno per 15 min circa, finchè raggiungono un colorito marrone e non
sono più mollicci.

Contorno
Insalata di pomodori, radicchio, indivia belga e
finocchio; condire con olio d’oliva, sale e aceto
di mele.
* unità di misura occasionale

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SKINHEADS AGAINST ANIMAL
CRUELTY
Compilation scaricabile gratuitamente
con lo scopo di diffondere ideali antispecisti. Contro lo sfruttamento non solo dell’essere umano ma anche degli
animali, per la loro liberazione dalle
gabbie in cui sono costretti, dal giogo
che li vede sottoposti a brutali torture
nei laboratori di vivisezione come negli
allevamenti.

SOUND OF THE STREET FOR GAZA
Compilation scaricabile con all’interno:
- 120 brani di artisti internazionali della scena underground Punk, Hip Hop, Hardcore,
Ska, Folk
- Copertina compilation stampabile
-Poster A2 S.O.S. FOR GAZA stampabile
-AVATAR da poter caricare come immagine
profilo testimoniando il supporto al progetto.
SOS FOR GAZA è' un progetto internazionale e nasce per riunire gruppi ed artisti underground che vogliono denunciare attraverso la
loro musica i massacri compiuti sotto il cielo
di Gaza. S.O.S. for Gaza inoltre vuole unire
le bands e artisti che hanno sentimenti di solidarietà per la causa palestinese, che abbiano
avversione contro la discriminazione di questo popolo e la violenza militare sionista; che
abbracciano ideali antirazzisti, antisionisti e
antiautoritaristi. Il progetto vuole dare un
concreto aiuto economico alle vittime di queste stragi oltre alla massima solidarietà al popolo Palestinese! Tutti i proventi realizzati
dalla vendita contribuiranno alla realizzazione dell’asilo per bambini “Vittorio Arrigoni”
a Khan Younis, Gaza.

http://www.sosforgaza.com
23

All’interno della compilation sono presenti 44 tracce di artisti internazionali
tra cui Los Fastidios, Agnostic Front,
The Business, Oi Polloi, Blaggers
I.T.A., Gorilla Biscuits e tanti altri.

http://xskinheadx.blogspot.ru

Prossimi appuntamenti
CORTEO NAZIONALE - DAX VIVE
16 MARZO 2003 - 16 MARZO 2013
10 ANNI SENZA TE, 10 ANNI CON TE
Milano 16 marzo, ore 15 - Piazza 24 maggio
(pullman in partenza da Taranto)

UNITED AND STRONG FEST III
IN MEMORY OF DAX
THE OPPRESSED, BLAGGERS ITA,
STAGE BOTTLES, NON SERVIUM,
BRIGADA FLORES MAGON,
S-CONTRO, BULL BRIGADE, SPANNER,
BOMBER 80, THE BLISSETS
13 aprile London (Brixton Jamm)
BENEFIT GIG per la campagna 130mila
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Costruiremo delle molotov

coi vostri avanzi
15 ottobre 011
I lacrimogeni e le urla. La rabbia e la
forza. Le pietre in una mano, assieme a
tutto l'odio del mondo. La rivincita e le
panchine spaccate con i segnali stradali.
Le madonne rubate e sanguinanti. Gli
occhi nascosti, le bocche assetate, le
avanzate e le ritirate. Il fuoco mistico
dei carabinieri che bruciano.

Le chiese che stanno a guardare, come sempre. I vigliacchi e gli infami che
stanno a tremare, come sempre. E il fiatone di una corsa
bellissima interrotta dalle
frasi scritte sui muri. I telegiornali accecati dalla realtà
che sbraitavano per ogni
sampietrino volato via.
E poi i limoni e il maalox.

E poi la voglia di tornare nell'inferno,
insieme ai fratelli e alle sorelle che
neanche abbiamo mai conosciuto, ma
che sapevamo sempre pronti ad avanzare. I nostri volti inesistenti, le
nostre gambe inarrestabili. I nostri
passi interminabili. I nostri cuori
infaticabili.
E tutto, tutto quanto con una pietra in
una mano e una macchina fotografica
nell'altra. Come amuleti.

Fotografie e testo
di Nave Pirata
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L’Oroscopo Hardcore
ARIETE - Avere le corna non è una cosa bella, ma quando le corna sono anche arrotolate vuol dire essere veramente sfigati! Il vostro partner vi tradisce, rassegnatevi.
Birra consigliata: una ale inglese, Exmoor Gold.

TORO - Siete geneticamente cornuti. Vi atteggiate a fighi, ma in realtà tutti
sanno che siete dei vitellini. Animali da monta, subìta.
Birra consigliata: una chiara d'abbazia, Tripel Karmeliet.
GEMELLI - Il vostro gemello è in realtà frutto della vostra immaginazione:
nessuno vi caca nel mondo reale. E tutto sommato è una cosa positiva che
in giro non ci sia una vostra copia...
Birra consigliata: una ale trappista, Orval.

CANCRO – Non deve essere facile essere come siete. Siete degli sfigati nati,
mi dispiace. Non potete nemmeno toccarvi onde evitare spiacevoli
infortuni. Se siete punk, abbandonate tutto e diventate emo.
Birra consigliata: una buona fiamminga, Riva Vondel.
LEONE – Avete il Borghetti nel segno, il che vuol dire che il vostro stomaco
si dissocerà da voi prima del previsto. Quando spingi sotto il palco sei un
leone, ma nella vita sai uomo sei?
Birra consigliata: una belga come si deve, Moortgat Duvel.

VERGINE – Potete smetterla di fingere, nessuno ci crede che il vostro segno
è quello! Sono i finiti i tempi del gioco della bottiglia... L'unica
cosa vergine che vi resta è il conto in banca.
Birra consigliata: una strong ale belga, Carolus Classic.

BILANCIA – Siete i primi ad ubriacarvi e gli ultimi a ritrovare la via di casa.
Siete molto stimati durante le feste perchè facili da prendere per culo una
volta sbronzi. Datevi alla vendita di panettoni scaduti.
Birra consigliata: una weissebier, Erdinger Schneeweisse.

SCORPIONE – Siete dei grandi, dei grandissimi! Dovrebbero dedicarvi una
statua, per permettere ai piccioni di cacarci sopra.
Birra consigliata: una grande weisse, Weihenstephaner Kristall Weisse.

SAGITTARIO – Metà uomo e metà cavallo. Peccato che con voi abbiano usato il
culo dell'uomo e la testa del cavallo!I maschietti saranno molto delusi da questa notizia...
Birra consigliata: anche per voi birra di frumento, Hacker-Pschorr Hefe Weisse.

CAPRICORNO – Che voi siate forti, simpatici, belli, positivi o socievoli, la vostra
posizione è solo una: la pecora! Consigliati unguenti mentolati e pomatine idratanti.
Birra consigliata: una inglese, Wychwood Hobgoblin.

ACQUARIO – L'acquario a cui vi ispirate è più simile ad un cesso. Infatti vi
trovate a vostro agio in ginocchio con la testa dentro la tazza per sboccare
orgogliosamente i liquidi ingeriti durante l'ultimo concerto.
Birra consigliata: una fresca lager, Jever Pilsener.

PESCI – In amore andrà male, in salute potrebbe andare meglio, il lavoro fa
schifo, di fortuna nemmeno l'ombra. Ma state tranquilli, io sto benissimo!
Birra consigliata: una scura, Brew Dog Zeitgeist.
Disegni di Tuono Pettinato

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