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100 PAGINE .pdf



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CENTO PAGINE
Se s'è scattata na' fotografia è solo pa' necessita' 'e conserva' na'
traccia.......nu' viso, na' faccia, nu' volto,n'oggetto, na' casa, ca'
a' lasciato in ognuno e nuie qualcosa....
no, nun è semplicemente nu' piezz 'e carta 'a tene' inta' a nu
cassetto e nu' mobile, o' na' fotografia che tiene appesa 'nfaccia 'o
muro, ma nu' ricordo che te' fa' ridere quanno 'o vidi 'e o rivire,
doppo tanto tiempo.....
na' fotografia nun se fa' mai a caso, al massimo po' durmi' nu'
poco , ma nun po' mai muri', so' ricordi ca' se scetano, te parlano,
te' scrivene 'o racconto 'e na' vita vera, cca nun tenene eta' o data
pa accummincia'....
c'è servono pe' vivere 'o presente, per nun perdere 'o lascito do'
passato........

Due scarpe
Arrendersi.... puo' sembrare la via' piu' semplice per affrontare
un problema...ma anche quello che sicuramente ti porta alla
soluzione scontata...al nulla..al vuoto...alla non risposta....
a volte sono le difficoltà della vita, nostre, soggettive, oggettive,
di altri, uno sguardo o parole di persone alle quali si voleva
veramente bene , che alla nostra presunzione , al nostro
narcisismo, sembravano spente, a darti poi stimoli, quella voglia
di riprendere una strada, un cammino....
non è che certamente ti danno la soluzione all 'elisir di lunga vita
e giovinezza, anzi, ma ti danno quella risposta che ti serve...per
non aver paura di condividere la vita, prima di tutto con te
stesso..........

Chi nun cunosce 'o scuro nun po' capì 'a luce.....

rivivere il proprio spazio, la famiglia, la casa....riprendersi per
mano la quotidianità' dei piccoli gesti, dare un senso a quelle
tracce, quei ricordi che ti hanno lasciato un qualcosa dentro....gli
occhi che ti hanno parlato..........
All'inizio, quando succede avverti un dolore forte , cerchi la
risposta...ti sembra che la vita non abbia piu' senso , poi pian
piano..sono stesso loro a darti gli stimoli,magari li rivedi solo in
una foto ma allora inizi a scavare dentro di te e ti accorgi che
l'unica strada per riprendere un cammino, per colorare i tuoi
giorni. e ..dare un senso a quei ricordi, a quelle parole................
….......se i ricordi sono veri, se ti hanno dato spazi e
certezze...continuano a farci compagnia...
É bello considerare le cose piú belle che ci accadono come
regalo dei nostri genitori....
Sono quelle piccole cose, gesti, frasi smozzicate, labiali , non per
scelta ma per necessità...sta' a noi coglierne i dettagli, le
sfumature...il significato
sono quelle piccole cose che ti portano a guardare gli altri sotto
un altro punto di vista, perché ti rendi conto che è l'unico modo
per guardare te stesso sotto quel punto di vista, la tua vita, sotto
quel punto di vista, che è poi l'unico modo che serve
realmente...perché senza se stessi non si va' da nessuna parte...
In questo momento si trovano in giro tanti libri che parlano del
rapporto con il papa', , scrittori importanti, parole importanti....ti
rendi conto leggendo di queste cose, che è una esigenza comune
a tanti che hanno vissuto questa esperienza, effettivamente
bastano piccoli gesti, piccole frasi, riaprire un cassetto e ritrovare
vecchie foto, ricordi, puo' portarti a questo,

non si tratta di essere scrittori, si tratta solo di aver voglia di
comunicare....di esprimersi...di ritenere che la vita vera è
questa....non certamente lo specchio magico dei desideri...
Ricurdanno chella sera, ricurdanno chelle parole....scrivendo 'e
chelle parole...digli, che mi spiace di non aver avuto tempo 'e
vulerle bene....chella sera aggio capito tante cose di lui per me
perché' questa frase l'ho scritta in napoletano?..perché' sono
napoletano, perché' i miei genitori erano napoletani, della Napoli
di allora come si dice oggi...di una Napoli diversa, personaggi di
una società' diversa, ma che hanno saputo svolgere il loro
ruolo...una società' oggi molto molto diversa..........
....la vita ha volte ha tanti aspetti per essere crudele, ma a volte
poi basta poco, magari basta sentirsi dire certe frasi per far
camminare insieme due scarpe....e in certi momenti, in certe fasi
della vita, le due scarpe devono camminare ..insieme....come dice
la canzone di Pino Daniele....anche lui napoletano....come tutti
noi....

Due scarpe camminano insieme
Ognuna una storia diversa
Di notte si riposano fuori dalla porta aspettando il giorno
Ed il giorno verrà
Il giorno ha tanti occhi e tante bocche da sfamare
Il giorno ha l'abitudine di farsi perdonare
Ma a volte basta poco basta dirsi come va?
Due scarpe camminano insieme
Ognuna una storia diversa
Una volta erano nuove scintillanti
Andavano agli incontri importanti
Ma il mondo che fa?

Il mondo gira su se stesso e non ci fa cadere
Il mondo ha l'abitudine di essere crudele
Ma a volte basta poco basta dirsi come va?
Due scarpe camminano insieme ognuna una storia diversa.

Snoopy
Qualche sera dopo la morte di mio padre , '' navigando'' in
internet, incrociai un disegno di Charlie Browne e Snoopy, seduti
di fronte al mare, con lo sguardo rivolto all'orizzonte, dove c'è la
linea di fusione tra cielo e mare....mi colpi' tantissimo, un po' per i
colori, un po' per i personaggi in se'.........ebbi l'impressione che i
due Peanuts si ponessero delle domande a vicenda, in
silenzio,come se stessero o volessero costruire un dialogo ,
cercare quelle risposte, come se fossimo ciascuno di noi che ci
ponevamo o domande reciproche, aldila' del mare, cosa c'è....che
domanda bisogna porsi...? sopratutto che risposta bisogna
darsi....
forse fu quello il momento nel quale decisi di scavare nei ricordi,
nel cercare di ricostruire un percorso, fatto di alti e bassi,
certamente affrontato non senza difficolta', ma con la
consapevolezza di aver avuto il massimo della presenza da parte
di tutti, iniziando dai genitori che ti hanno messo al mondo, fatto
crescere, e ti hanno consentito di mettersi le due scarpe e
camminare..............,

dobbiamo prendere ciò che ci viene offerto nel gioco della vita,
altrimenti, non riceveremo mai nulla....
La vita devi guardarla un pezzetto alla volta, mai tutta insieme,
altrimenti ti scoraggi e smetti di vivere....
….. il presente lo si vive partendo dal passato, da quando si era
ragazzi, dai sogni di allora, dagli insegnamenti ricevuti , da quelli
poi auto costruiti, dai giochi in strada da bambino, dalla
famiglia sopratutto, dalla scuola, all'universita', da un ''filone'' a
scuola,da una partita di pallone sotto la curva b..........
è inevitabile a volte fermarsi e ripensare a quei diversi periodi
della tua vita e allora ti rendi conto di come possa cambiare
quel qualcosa, anche la più piccola cosa, giorno dopo giorno,una
trasformazione che vivi nel tuo corpo per come si modifica, per
come cambia nella ''testa'', fisicamente, come cambiano le tue
pretese, il modo di pensare, ciclicamente, ma che comunque ti
appaiono sempre momenti da vivere serenamente...... finche' la
vita ti appare un percorso tranquillo …
poi piano piano può' succedere che ti si pongano davanti scenari
diversi, tuoi, personali o di chi convivi spazi e tempi delle tue
giornate , da un giorno all’altro, anche in questi giorni che
stiamo vivendo e che mai avresti immaginato, ed allora avverti
una accelerazione dentro , ....à vero, tante cose possono
cambiare, piccole e grandi......ma queste cose ti fanno anche
capire che non si è soli...
si può continuare a crescere....

.nei momenti difficili, trovare il dettaglio positivo,quello che ti
permette di non mollare, di conservare il sorriso, di pensare che
domani andrà meglio....solo cosi le affronti e ci convivi con le
situazioni ingarbugliate che la vita ti pone davanti... forse, anzi
senza forse, solo questo ha cercato di trasmettermi con quella
frase......
questi sono i momenti di non voltare lo sguardo dall'altra
parte...le persone non sono optional...... probabilmente ci aiuta
anche la voglia di non voltare nell'indifferenza lo sguardo al
nostro passato, ad un cammino che comunque ci ha consentito di
non aver paura delle buche che la strada ci ha posto davanti a
nostra insaputa, non cercate, ma che possono far parte del nostro
percorso.....

allora è importante che venga voglia di ''scrivere'' di quei
momenti …......
forse allora si inizia a crescere davvero.........
voltare lo sguardo nell'indifferenza, sicuramente, significa buttare
noi stessi nell'indifferenza

RICORDI
puo' succedere che leggendo un libro, magari guardando quel
film ,ascoltando una canzone, scoprendo quel disegno, o forse
semplicemente scendendo ad una stazione della metropolitana, ti
aiuta a ritrovarsi li, con i propri ricordi..ti ritrovi in te stesso ,fai
un viaggio a ritroso , partendo da quei sogni da ragazzo nei quali
gli unici problemi veri ti apparivano i graffi alle ginocchia
durante le partite di pallone in strada.......
..... mi è venuta voglia di ricordare, è non c'è un mezzo più' bello
per farlo, che attraverso la scrittura, attraverso le
parole,ripercorrendo attraverso migliaia di vecchie foto , un
percorso fotografico, attraverso il quale riesci a dare un senso,
un colore a quei ricordi, anche se tantissime di quelle foto sono
in bianco e nero, ma si sa', la foto in bianco e nero è uno scatto di
grande intensita'.........è un dialogare con se stessi..
il titolo?
Cento pagine...di ricordi...

è bello ricostruire quelli che sono stati quei passaggi positivi
della vita....anche se sono convinto che bisogna mettere tutto nel
calderone, passaggi belli e quelli brutti, o meno belli, ma che
comunque fanno parte della vita..e forse sono poi quelli che ti
aiutano di piu'..ed è giusto che siano presenti nel
discorso....appunto per non viverli nell'indifferenza, per non
sentirsi indifferenti....anche perche' sono propri i momenti
negativi che aiutano a crescere, anche a 50 anni....

Cento pagine , perché'?
In realta' non c'è un motivo preciso, i ricordi sono scatole, un po'
come le scatole cinesi, dove una tira l'altra , come questa scatola
rossa che contiene tutte le vecchie foto, avra' 40 anni, credo che
contenesse quei liquori che si regalavano a Natale..... mi
piacerebbe mettere insieme cento mille, duemila di questi
ricordi ...mi ha molto colpito una frase di Pennac sulla
fotografia..........

Ho fatto delle foto.
Ho fotografato invece di parlare.
Ho fotografato per non dimenticare.
per non smettere di guardare.
Daniel Pennac....
e aldilà delle foto che si possa aver fatto io personalmente

quelle stampe mi consentono di non smettere di guardare,,,,di non
dimenticare
Ci sto' pensando da un po', ma forse stamane, proprio oggi, mi è
bastato uscire alla stazione della metropolitana di Montedonzelli
per avere tanti motivi per ..ricordare... come dicevo a Paolo....
Ricordi di quando avevamo più di otto anni.....dieci ….visto che
in questo posto ci son cresciuto......
il pallone arancione , il super santos, la bicicletta con la ''
mazzarella '' del ghiacciolo infilata tra i raggi della ruota per
fare la '' marmitta''..(.nemmeno dieci metri riuscivi a fare....)
le figurine dei calciatori...il pacchero, la ''pacchiosa''...il
carruociolo....giochi da strada.....
Ricordi, , autentici, le prime cose che mi sono venute in mente, ne
parlavo subito dopo con Antonio, mio cugino, con il quale si è
condiviso spazi e tempi, uno dei '' complice'' di quei ricordi
si vero, proprio ricordi personali, non attivati da racconti di
altri , ma ricordi “veri” nel senso comune della parola:
e sopratutto senza alcun rimpianto...perché' con i rimpianti non
si va' da nessuna parte, appunto nemmeno indietro nel
''ricordare'', ma con la serenita' di averli vissuti.....
ascoltavo in metropolitana
CHIEDI CHI ERANO I BEATLES...

certo noi li abbiamo ascoltati e vissuti....non semplicemente le
loro note, ma il modo di crescere in quelle fasi della vita
la memoria è piena di fantasie, sogni, immaginazioni ,allora non
sapevamo bene
quale fosse la distinzione tra verità ed
immaginazione..ci sembrava la stessa cosa....
adesso, da adulti abbiamo la presunzione di averla capita, ma
mica ci è molto chiaro sopratutto di questi tempi se siamo riusciti
a risolvere l'enigma...anzi.....visto l'aria che tira....
la società', la politica, il nostro modo di essere ci ha proposto un
modello sociale,culturale, noi l'abbiamo accettato, credendo da
una volta adulti tra vero e falso distinzioni non ve ne
fossero..come da ragazzi appunto ...e da quel che sta' accadendo
non sembra proprio che stiamo consegnando un bel risultato alle
nuove generazioni.....ci è stato proposto un modello e fatto di
narcisismo ed ipocrisia e tanto egoismo ed indifferenza,
l'abbiamo accettato perche' ci faceva comodo, ci illudeva di
estraniarci da responsabilità da paure , forse nell'illusione che
fosse un antidoto verso noi stessi, verso gli altri.....
la realtà ci sta' mostrando ben altro.........
fortunatamente ho un mare di foto dei ricordi di quei tempi, su
questo diciamo che sono sempre stato immerso in un mondo
fotografico.......
la fotografia è bella, ti riesce a ricostruire quell'attimo come
presente, come attuale...come una immagine qualsiasi, una frase
che hai letto, un film, un piano sequenza, una canzone....
Perché ho voglia di scrivere di queste cose queste cose?

Perché è bello ricordare, di una adolescenza costruita su quel
campetto targato oggi stazione metropolitana Monte donzelli... il
monastero delle suore alle spalle, dove finiva regolarmente il
pallone, nemmeno più' il monastero c'è..oggi è targato Ufficio
delle Entrate
Tutto qui....perché' sono cose che scrivo per me....non certamente
per farne un libro, non mi interessa proprio....
il Super Santos, Super Tele e Tango. Ricordi pallonari Quando
era ancora gioco, quando non esistano play station e smartphone,
quando ci divertivamo all’aperto, c’era un pallone arancione che
rimbalzava
Non servivano campi di calcio in erba curata ...semplicemente un
campetto, fatto di buche, porte segnate con i mattoni, ginocchia
malridotte...che puntualmente quando tornavi la sera a casa,
prima...''abbuscavi''...''
le
prendevi....poi...vai
a
lavarti...disgrazia'...che 'è pronto da mezz'ora...con quella mano
stretta tra i denti..che continuava a ripetere ''disgrazia'..t'aggia
accidere''...
si era capaci di giocare a pallone dalla mattina alla sera..il bello
quando poi quando si bucava ...la '' colletta '' per ricomprarlo....
come il ''carruociolo''....un gioco divertente e pericoloso,
delle vere e proprie gare di velocità con un oggetto infernale, . ,
per poterlo utilizzare, era necessario costruirlo...oggi ti
prenderebbero per scemo
vecchie assi di legname molto ma molto pericolose piene di

schegge, da assemblare ed inchiodare tra loro ben allineate...
vecchi cuscinetti di auto irrecuperabili che fungevano da
ruote...ed una fune.. che doveva funzionare come volante per
cambiare la direzione , in realtà, per sterzare utilizzavamo il peso
del nostro corpo spostandolo da una parte all'altra a seconda
della direzione prescelta.....
quella discesa....la'' cuparella''....se non riusci a fermarti arrivavi
direttamente a piazza arenella …. troppa velocità e....senza freni
se non le nostre scarpe che scavavano solchi , se usavi le ''
mecap''...una specie di adidas ''pezzottate''alla fine nemmeno uno
strato di gomma....nella migliore delle ipotesi quando tornavi a
casa, prima ''abbuscavi'' come sempre, poi una bottiglietta di
mercurio cromo....pero' anche se le nostre ginocchia restavano
mezze incerottate tutta la notte, il giorno dopo ancora a
riprovarci..... le urla di gioia quando riuscivamo ad arrivare alla
fine della discesa senza andare a finire un po' più' su, al cardarelli
.....e la mamma infuriata che dal balcone ...non c'erano i cellulari
''alluccava'' a per chiamarci per il pranzo.......ma nessun
rimpianto, solo bei ricordi
'E fiurine 'e giocatori (figurine di giocatori) sono state utilizzate
per molti tipi di giochi, spesso diversi non solo nelle regole, ma
anche nella sostanza. Come si vedrà tutti i giochi con le figurine
fornivano ampie possibilità di scorrettezze, tentativi di imbrogli e
trucchi al limite del regolamento (che comunque non era
ovviamente scritto da nessuna parte) e quindi erano una fonte
inesauribile di discussioni e appiccichi. C'erano dei giocatori che
più facilmente degli altri facevano polemiche e si offendevano per
scorrettezze vere o presunte commesse dagli altri ai loro danni ed
erano subito bollati come 'mpicciusi e pattaiuoli.
Come le monete per barracca 'o rutunniello, 'e giocatori erano
allo stesso tempo strumenti di gioco e posta in palio e quindi
l'obiettivo massimo di ogni partecipante era quello di vincere tutti

'e giocatori all'avversario. Questa operazione era indicata con un
termine ben preciso nel gergo dei giocatori di fiurine, e cioè il
verbo sballuzzare, o meglio sballuzza', che significava appunto
lasciare il proprio antagonista senza manco nu giocatore.
Quando si rimaneva senza figurine si poteva chiedere un prestito
all'avversario, ma questi, a meno che non fosse uno sprovveduto o
molto più abile dell'altro e quindi sicuro del fatto suo, di solito
non lo concedeva. Infatti capitava spesso a chi prestava dei
giocatori all'avversario sballuzzato di essere poi sballuzzato a sua
volta in poco tempo. In questo caso si diceva che 'e giocatori avuti
in prestito avevano fatto razza, cioè avevano procreato e avevano
avuto una quantità di discendenti. Quindi i giocatori più attenti,
una volta tolte tutte le figurine ad un altro ragazzo, prendevano 'e
giocatori vinti ed andavano via rifiutando ogni prestito perché
sapevano che anche un solo giocatore puteva fa' razza.
Le fortune delle varie specialità e la quantità di figurine poste in
gioco sono state sempre condizionate dalla qualità dei giocatori
stessi.
le
famose
figurine
PANINI,
Il gioco che più di tutti è stato praticato, e che è anche quello che
ha avuto vita più lunga resistendo negli anni ai vari cambiamenti
di misura e peso delle figurine, è 'o pacchero o 'o schiaffo, termini
che in napoletano hanno praticamente lo stesso significato.
1)
'o
pacchero
o
'o
schiaffo
A questo tipo di gioco potevano partecipare due o più ragazzi, ma
il gioco classico era la sfida diretta. La posta variava da poche
figurine a varie decine a testa, per raggiungere un totale che
poteva anche arrivare al centinaio (con le figurine piccole). Scopo
del gioco era quello di capovolgere il maggior numero di figurine
dando un forte schiaffo a terra al lato del mucchietto di giocatori.
Si menava 'o tuocco per decidere il turno di giocata e quindi
ciascuno dei partecipanti al suo turno dava 'o pacchero e poi
prendeva
'e
giocatori
finiti
a
faccia
in
giù.
Una volta deciso a chi toccasse dare il primo schiaffo, questi
impilava i giocatori e li metteva a terra, faccia in alto,
leggermente cuppiati (piegati nel centro). Questa era una delle

discussioni più frequenti che si accendeva fra i giocatori in
quanto una leggera cuppiatura era ammessa, ma non doveva
oltrepassare un ragionevole limite, che comunque non era
quantizzabile in alcun modo. Per evitare quistioni (discussioni) a
volte si decideva di utilizzare 'e fiurine solo schianate, cioè piatte,
senza alcuna piegatura.
Un'altra operazione irregolare che spesso si faceva, o meglio si
tentava di fare se gli altri non se ne fossero accorti, era quella di
disporre 'e giocatori a scalella (scaletta). Cioè si sistemavano le
figurine non impilate perfettamente, ma facendo sì che quelle più
in alto sporgessero dal lato dal quale si sarebbe poi dato 'o
pacchero. In questo modo 'e giocatori avrebbero offerto una
maggior superficie all'aria che usciva da sotto la mano e quindi si
sarebbero capovolti più facilmente.
Ognuno aveva una sua tecnica per la giusta posizione della mano
e questa variava anche a seconda della quantità di giocatori da
rovesciare. Si poteva dare lo schiaffo con differenti angolazioni
rispetto al mucchietto di figurine, la mano poteva essere più
schianata (piatta) o più accupputa, e infine si doveva saper
regolare la potenza dello schiaffo. Infatti un pacchero troppo
forte, dato al lato di un numero relativamente esiguo di giocatori,
poteva anche far fare a questi nu capriuolo, cioè un giro
completo.
In questo caso le figurine si ritrovavano di nuovo con la faccia in
alto e quindi il tiro era fallito e non si vinceva niente.
Di solito si giocava su superfici abbastanza lisce e levigate come
le soglie delle case o dei portoni, solitamente costituite da lastre
di
marmo
o
di
arenaria.
Quando le figurine erano molte, era difficile, e per la maggior
parte dei partecipanti addirittura impossibile, rovesciarle tutte in
un sol colpo e quindi l'obiettivo era quello di farne capovolgere
per lo meno un certo numero di quelli che stavano in cima al
mucchietto. Quando c'erano dei giocatori di differente peso (e ciò

era frequente a causa della maggiore usura di alcune figurine o
perché di diversa qualità) si preferiva mettere i più leggeri in alto
in modo da avere più possibilità di rovesciarli. Quanto maggiore
era il numero di figurine, tanto più era importante fare, o tentare
di fare, un po' di scalella e cuppiarli quanto più possibile.
Un imbroglio vero e proprio era invece quello di rovesciare 'e
giocatori con un piccolo, fulmineo colpo dato con l'unghia del
pollice. Quando si dava 'o pacchero, nello stesso momento in cui
la mano toccava terra, si faceva scattare il pollice in alto verso il
mucchietto di figurine tentando di rovesciarle; in questi casi, se
l'avversario se ne fosse accorto non erano appiccichi, ma mazzate
'emorte.
'oppa'
In questa variante le regole generali (scopo del gioco, posta,
tocco per il turno, numero di partecipanti, ecc.) erano identiche a
quelle valide per 'o pacchero, ma la tecnica per il rovesciamento
delle fiurine era totalmente diversa. Li si doveva capovolgere con
l'aria emessa dalla bocca nell'atto di dire "PPA'" (e da ciò deriva
ovviamente il nome del gioco stesso). Cioè si cacciava di botto
l'aria di bocca, aprendo velocemente le labbra, ed era
assolutamente
vietato
'o
suscio
(il
soffio).
Il mucchietto di giocatori veniva sistemato su di un ripiano più o
meno alto, in modo da far coincidere il bordo di un lato lungo
delle figurine con il margine del davanzale, del muretto o dello
scalino. Quando si usavano ripiani bassi come gli scalini, o anche
le soglie dei portoni, i ragazzi, per tentare di rovesciare 'e
giocatori, si stendevano praticamente a terra. Anche in questa
variante era possibile applicare i trucchi già citati per 'o
pacchero, cioè 'a scalella e 'a coppiatura, ma erano ugualmente
vietati. Generalmente il numero di figurine in gioco con 'o ppa'
era molto maggiore di quelle messe in palio con 'o pacchero.

Fotografia
i ricordi sono la storia delle nostre radici e servono, ...ricordare
come fotografare, ricordare come scrivere, serve per ricostruire
una immagine di quel luogo, di amici, di spazi di vita, percorsi ...è
bello farlo, è bello guadare quelle vecchie foto anche se tante cose
e tante persone che ti hanno regalato spazi di vita serena non ci
sono piu'................
Edgar Reitz nel suo famoso film Heimat racconta la saga di una
famiglia tedesca nel corso del Novecento. A partire dal secondo
degli undici episodi, il regista utilizza l’espediente fotografico per
riassumere le puntate precedenti e dare inizio a quella successiva.
In ogni apertura capitolo compaiono quindi le fotografie dei
personaggi fino lì raccontati mentre una voce sintetizza i fatti
accaduti, nominando la gente raffigurata in istantanee ingiallite
tipiche dei vecchi album di fotografia di inizio secolo scorso, che,
oltre a ricordare i volti dei protagonisti, mostrano, attraverso il
succedersi del tempo e dei luoghi, le vicende e i cambiamenti
storico-politici dell’epoca.
In un altro celebre film, Smoke di Wayne Wang, assistiamo,

all’opposto, a una scelta fotografica apparentemente statica. Tutte
le mattine alle otto, Auggie fotografa l’angolo tra la Terza e la
Settima Strada. E’ già arrivato a quattromila fotografie dello
stesso posto, per riprendere le quali rinuncia pure alle vacanze.
Sfogliando l’album, all’obiezione di un cliente che constata la
loro invariabilità, replica: “Sono tutte uguali, ma ognuna è
differente dall’altra. Ci sono delle mattine di sole, delle mattine
buie; ci sono luci estive e luci autunnali; giorni feriali e fine
settimana; c’è gente con l’impermeabile e le galosce e gente con
la maglietta e i pantaloncini; qualche volta la stessa gente, e
qualche volta differente; qualche volta quelli differenti diventano
uguali, e la stessa gente scompare. La Terra gira intorno al Sole,
e ogni giorno la luce del Sole colpisce la Terra da un’angolazione
differente”
.
Nella loro differenza, entrambe le modalità di utilizzare la
fotografia ci spiegano la relazione che l’essere umano può
intrattenere col mondo, agendo sia come strumento per arrestare
un momento che non sarà più ripetibile nel tempo, sia come
tecnica per costruire una certa immagine seguendo una propria
inclinazione estetica.
Fotografare infatti equivale a catturare quella immagine, che non
potrà più riprodursi, e farla nostra per sempre. Dallo sguardo che
l’ha percepita al possesso fisico della sua riproduzione.
Dall’evanescenza della memoria di quella percezione, alla
possibilità di consegnare, con la fotografia scattata, il ricordo
all’eterno.
L’illusione non solo di aver arrestato la fuga del tempo, ma di
aver potuto effettuare un viaggio a ritroso nella memoria. Perché,
in un certo senso, la foto cristallizza il ricordo, restituisce
esattamente quello che ha visto, anche quando anni sono passati
trascinandosi con sé luoghi e persone.

Roland Barthes ricorda nel suo “La camera chiara“ come, in una
sera di novembre, riordinando vecchie fotografie dopo la recente
scomparsa della madre, trovando una sua vecchia inquadratura a
cinque anni di età :”Osservai la bambina e finalmente ritrovai
mia madre. La luminosità del suo viso, la posizione ingenua delle
sue mani … tutto ciò aveva trasformato la posa fotografica in
quel paradosso insostenibile che lei aveva sostenuto per tutta la
vita: l’affermazione di una dolcezza”.
Proprio perchè ha immobilizzato un volto, colto un attimo, un
gesto, una luce, una situazione,quella foto ripescata dai ricordi
può far parlare il soggetto che raffigura.
E’ anche il caso degli scatti proposti in occasione di mostre o
retrospettive relative a particolari eventi storici che, con un
linguaggio evocativo diverso da quello narrato dai testi di
studiosi o quello orale tramandato dalle testimonianze, ci offrono
lo stesso valore di “essere una storia”, poiché ricostruiscono
attraverso la potenza dell’immagine simbolica qualcosa che va
oltre la semplice documentazione dei fatti. Una certa
inquadratura del viso, del paesaggio, della prospettiva di una
strada, o la scelta di soffermarsi solo su particolari di immagini –
gli occhi, le mani, una finestra, una casa – serve a rimandare con
precisione ciò che in quel momento è stato visto e a risvegliare
nell’osservatore la stessa emozione dell’evento, nonostante
l’impossibilità di esserci stato.
Un’incursione nel sito dei Fratelli Alinari e nel suo immenso
patrimonio documentale accumulato dall’inizio della storia
fotografica ad oggi potrà farci viaggiare, attraverso lo sguardo,
nelle istantanee di vita “fermata” di arte e cultura della società
italiana
Se la fotografia narra della vita che ci circonda, altrettanto è in

grado di raccontare di noi stessi. Provate a recuperare vostre
fotografie scattate a età diverse della vita e disponetele l’una
accanto all’altra. Con un’unica occhiata potrete prendere
possesso di tutta la vostra esistenza, come davanti ad uno
specchio fornito di memoria, una linea continua nel tempo che dal
passato porta al presente, riproponendo particolari episodi della
vita e delle trasformazioni fisiche attraversate dal corpo.
Questa capacità di essere potente forma espressiva e
comunicativa, ha reso la fotografia prezioso strumento all’interno
della relazione psicoterapeutica.
Nel 1993 Judy Welser e Linda Berman hanno individuato
nella Fototerapia un mezzo per facilitare l’analisi del proprio
mondo emozionale e del rapporto col sistema familiare di
appartenenza. Il metodo consiste nella ricerca del potenziale
evocativo e simbolico suscitato dalle fotografie portate dalla
persona, quasi rappresentassero una specie di diario che, nel suo
dispiegarsi e commentarsi, porta alla luce momenti cruciali della
propria esistenza. Il materiale portato in seduta consiste in
fotografie che possono essere scattate direttamente dal paziente o
al paziente da altri soggetti, autoscatti o album familiari,
immagini create da altri e utilizzate per verificare il tipo di
proiezione
che
l’osservatore
ne
effettua.
In effetti, trascurando l’analisi prettamente tecnica di come è
“fatta” una fotografia, sicuramente la percezione che ognuno di
noi ha di fronte a un’immagine, rispecchia la specifica modalità
individuale di percepire il mondo e se stessi, al di là di quello che
vi è strettamente raffigurato.
A ben guardare, inoltre, lo scatto stesso non corrisponde mai a
una riproduzione vera e fedele del mondo circostante, bensì a una
specifica scelta compiuta dall’autore di quello scatto: che cosa il
suo occhio indaga, se è già insita la tendenza a voler raccontare
una storia, se lo usa per emozionare, per rievocare, per

denunciare,
per
testimoniare.
E’ raro che ci si interroghi sul perché conserviamo vecchie foto,
soprattutto in un oggi in cui le tecnologie diventano sempre più
fulminee ed invasive nel catturare qualsiasi scorcio.
Già Italo Calvino preconizzava nell’”Avventura di un fotografo“:
“Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo! E già siete sul
terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto,
che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente
bisogna fotografare quanto più si può”, pronosticando
contemporaneamente la fatuità di uno stile di vita basato
esclusivamente sull’apparire e il rischio di cadere vittima
dell’ossessione di rendere fotografabile ogni istante della propria
esistenza.
Resta il fatto che nell’album di fotografie è racchiuso il bisogno
di conservare la nostra memoria e nello sfogliare le sue pagine,
nel nostro dialogo interiore con quei “clic” gelosamente
custoditi ,riportiamo in vita aspetti talvolta segreti e
profondamente nascosti sia delle generazioni che ci hanno
preceduto sia nell’accompagnamento di noi stessi.

Un modo di addolcire quel senso della mancanza che
inevitabilmente lo scorrere dei giorni esige.

Anche questa è una foto
'' COME LA VEDI?'', mi chiese improvvisamente quella sera
''mah, cosa posso dirti, la vedo a modo mio, probabilmente anche
il percorso che affrontiamo tutti i giorni ci impone di vederla a
modo proprio come è giusto che sia'... la si interpreti attraveso
tre consonanti, una sigla rnm...... questi si che sono percorsi
individuali...sai bene che sono tre lettere che possono stravolgerti
la vita, rivoltala come il palmo di una mano....
ma al di fuori c'è un tecnico e pensi...sta' scrutando il mio corpo o
la mia anima?...il problema è tutto li , questa è la domanda che ti
fai....non è questione di essere un giornalista, uno scrittore, avere
una laurea attaccata al muro...dietro quella sigla siamo tutti
uguali, partiamo tutti in pole position, Toto' ha scritto la poesia
più'bella..........
. Noi chi siamo?, riusciamo a scindere le due cose? Anima e
corpo?....e allora quando hai quel suono che ti ronza nella testa,
chiudi gli occhi e pensi....magari, pensi a chi può' essere il
vincitore, magari uno Zanardi, ma non perché' abbia vinto le para
olimpiadi gareggiando nel suo contesto...ma perché' ha alzato le
braccia al cielo via satellite, sfidando la gente che a casa lo

guardava ed aveva parole di ammirazione, ma dopo dieci minuti ,
terminata la gara , quella stessa gente è in strada, spesa, pizzeria,
auto..mentre Zanardi è ancora li ed aspetta un qualcuno che
l'aiuti..
l'altra sera ti parlavo del libro ...storia di un corpo di Pennac, una
figlia che si confronta con un diario lasciatole dal padre dopo il
suo funerale con una descrizione della sua vita passo dopo passo,
giorno dopo giorno....forse anche leggendo quel libro riesci a
sentire vicino persone che fisicamente non ci sono piu', ma che sai
essere presenti, perche' ti hanno dato un presente, nonostante tutti
gli accadimenti della vita ...l'evolversi di un corpo attraverso
quella sequenza, scrittura, fotografia.......la connessione esiste
un percorso naturale che termina con una sequenza naturale,
ma anche dal film ''Quasi amici'' si evince la storia di un corpo
con un percorso diverso, in mare dentro è ancora diverso, ma
persone....
la risonanza ha visto le lesioni ma la sua anima non l'ha
tracciata....proprio no, per quello non serve un tecnico, ma basta
una frase di un genitore, magari resosi conto come anche il suo
corpo stesse per tracciare un epilogo ed allora cerca solo di
comunicartelo, di dirti non aver paura..e te lo dice,
dicendoti...digli che mi dispiace non aver avuto tempo di volerle
bene, ...una frase che ti fa' la radiografia dell'anima, altro che
rnm ...ti fa' mettere la paura da parte …..perché' se si ha paura
non si cresce, non si fanno figli, non si ama, non si vince e non si
perde, perché' semplicemente non si gioca, non si gioca con la
vita, non si gioca come ha fatto Zanardi che è riuscito ad alzare
le braccia al cielo sotto il cielo di Londra ad un segnale via
satellite, dicendo tu non sei migliore di me...

e loro, i nostri genitori che hanno avuto un percorso molto molto
diverso, fatto di bombe vere avevano tutti il diritto di dirle queste
cose....

la vita è un gioco, c'è un solo modo per non perdere e non vincere
mai, farsi accompagnare dalla paura, in quel cilindro non entri se
hai paura, se hai paura non ami, perché' sai come potrebbe
andare a finire, non fai figli, non lavori, semplicemente non
cresci, ed allora quel libro è importante, proprio perché' ti fa'
vedere come cresci, come sei da bambino, come diventi ragazzo,
poi adulto, poi maturo, poi anziano, la storia del nostro
corpo....solo vivendo la propria vita su di se', si puo' dire quella
frase, solo quel ritornello da rnm ti impone di uscire da quel
cilindro ...e camminare sulle tue gambe....magari non correndo,
magari evitando di inciampare, ma o cammini da solo come
Zanardi o ti freghi...gli altri sono persone, non optional...oggi ci
stiamo creando troppi alibi, troppi cuscini dove nascondere la
testa...gli altri?...si mostrano presenti..sono presenti...mah...c'è
sempre un mah....finche' non riprendiamo a camminare da soli
possono darci tutto l'affetto e la presenza di questa vita...ma non
c'è ne accorgiamo finche' pensiamo che la vita sia Alice nel paese
delle meraviglie.........lo specchio magico del nostro narcisismo.....

Fa' male?
Cosa? Quel raggio magnetico?
studiato ad elettronica partendo da un algoritmo matematico
esame di elettronica biomedica,la famosa FFT, sicuramente non
faceva male, tra integrali e casini vari di quell'anno c'era un
qualcosa che faceva certamente molto piu' male ,ma bisognava

sapere o meglio capire cosa era il dolore ..e il dolore di
quell'anno, comunque non avrebbe potuto identificarlo qualsiasi
risonanza magnetica..entrò dentro come nessuno dolore aveva
mai fatto...fu' l'aano della morte di mia mamma.......sono quei
momenti nei quali cerchi risposte, magari banalmente attraverso
una canzone......
la canzone? Un giorno credi, di E. Bennato....
ha accompagnato la nostra adolescenza, i nostri sogni, il nostro
voler crescere magari pensando che la vita fosse lineare nel suo
percorso, senza cadute...in realta' poi di fronte a queste cose ti
rendi conto come tra i sogni e le certezze vi sia di mezzo
l'oceano...ma poi poco per volta ti accorgi che queste cadute
fanno parte del gioco, un percorso pieno di fossi fa' parte della
vita...sarebbe bello vivere senza intoppi, mah..
.allora se la vita, il sogno ti hanno riservato un percorso diverso,
sta' a noi viverlo questo percorso, non trascinarlo e farci
trascinare, le motivazioni sta' in noi cercarle...

Lei....
in realta' la frase di partenza è stata dovuta a lei....io ho cercato
solo di farla ridere...
qualcuno mi ha detto, '' ma chi te lo faceva fare?''....''beh, nella
vita 'gli ho risposto, forse è sempre il caso di cercare tante
risposte a tante domande, sopratutto quando ti trovi in percorsi ad
affrontare ogni giorno, già' di tuo, percorsi pieni di casini, non
certamente desiderati, ma che comunque ci sono stati , per me
cercare di farla sorridere era anche un modo mio per cercare
quelle risposte su di me, e anche se a lei non è servito , a me ha
aiutato ad affrontare con serenità' un percorso che ogni giorno ci
pone tante e tante difficoltà' davanti e sicuramente gli ultimi mesi
di domande ne ha poste e certamente, sopratutto in quel caso li',
la risposta o te la dai ...o te la dai....non credo basti una pacca
sulle spalle...non ti preoccupare , va' tutto bene, per poi girare lo
sguardo altrove.....no..non è proprio il caso, sopratutto quando si
è coscienti che nei propri confronti lo sguardo altrove non si è mai
visto....quindi metaforicamente, perché' non avrei dovuto cercare
di farla sorridere?

Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una
festa.,,,come dice Dario Fo' ...

Colori............
'a casa........
'a casa cumm spazio,
'a casa cumm ambiente
'a luce, 'o sole da' matina cca passa inta' ' a persiana
te culora 'a stanza
te culora a casa
…..te ricorda addo' si nata, addo' si crisciuto
cu cchi si crisciuto
….scinn, 'a metropolitana sott 'a casa
tre minuti 'e stai 'o Vomero
'o cafe'
'a ieri matina è stato 'o sole a culurara' ' sta casa...
oggi cia' pensato l'addore do' cafe'
chiano chiano , a mano a mano ca' saglieva inta 'a machinetta
'o vapore pigliava forma e cu ess l'addore....
pareva nu' penniello mano a nu' pittore....
e 'a culurata primm 'a cucina, poi tutt na' casa , 'o niro d'o' cafe'
comme chelle fotografie in bianco e nero
quanti ricordi culurat c'e' stanno 'ncopp a nu piezz 'e carta
in bianco e nero....
ajere c'e' steve 'o sole....stammattina chiove
ma ' a casa se culurata 'o stess

'a fotografia
Se s'è scattata na' fotografia è solo pa' necessita' 'e conserva' na'
traccia.......nu' viso, na' faccia, nu' volto, ca' a' lasciato in ognuno
e nuie qualcosa....
no, nun è semplicemente nu' piezz 'e carta 'a tene' inta' a nu
cassetto e nu' mobile, ma nu' ricordo che te' fa' ridere quanno 'o
vidi 'e o rivire, doppo tanto tiempo.....
na' fotografia nun se fa' mai a caso, al massimo po' durmi' nu'
poco , ma nun po' mai muri', so' ricordi ca' se scetano, te parlano,
te' scrivene 'o racconto 'e na' vita vera, cca nun tenene eta' o data
pa accummincia'....
c'è servono pe' vivere 'o presente, per nun perdere 'o lascito do'
passato........
nzònnu
Mezz'ora fà se sô "ncruciati 'o ’nzònnu e 'a vita riale
famm passâ, vengo primm io,
no, io...
s'appicecheno sempe, ma sò amici...
se' vonn bene...
.a vita riale senza nu nzònnu non pó campa', sia che sia gruossa
o' creatura..............
ma pure 'o nzònnu senza vita riale che senzu tene? …..
quind...tutte 'e matina...alla fine da' discussione se' stregnomo
sempe 'a mano.......
Mò camma fa'?....'a presenza?.....le' sempe' avuto, nisciuno se'
mai tirat 'areta...
.a'? fiducia?...'o stesso...

.mo' l'unica cosa che ppuo' ffa' 'e cammina 'ncopp i piedi
tuoie....mettite 'e ddojie scarpe....scinn ' e cammina......
'a bellezza?....embe' chell trovo 'o tiempo che trova....
basta veni cca dint pe' te ne rendere conto....nisciuno 'e meglio 'e
n'ato....................
''' cchest 'o dice ' nzuonn appena scetato....a o juorno...che
schiarato
Se so' 'ncruciàto a primma matina, 'o suonno e 'a rialta',
cumme se ìncrociàno a lacrima 'e o surriso inta 'a nuttata.....
.nuoie ririmmo e chiagnimmo durante 'a nuttata, ma' nun c'è nà
accurgimmo....
c'è scetammo 'a matina , arapimmo l'uocchio e verimme 'o sole
che passa inta 'a persiana , che colura 'a stanza.primma, tutta 'a
casa,
all'uocchie tuoie ....pienso...se stai sunnanno o no...chilli culuri
t'arricordano addo' si nato, cu chi si cresciuto....
quasi quasi te scenno na' lacrima, ma basta ca te giri a chill'ato
lato, basta ca vidi chelli fotografia e te miette 'a ridere....
no, nun stai sunnanno...è realta'...ma nun te fa' paura, pecche'
ormai 'a stanza 'e lietto primma, tutta 'a casa 'a pigliato
culore...'a realta' nun fa' paura....
l'indifferenza
Guaglio'...sai qual'è 'a cosa cchiù brutta? L'indifferenza...
te miett paura 'e parla', 'e scrivere', e dicere na' parola,
te miette paura pure 'e pensa'........ e te mettere ,'e scarpe che
mane toie e t' aspetti cà n'ata cammina ' post tuoio...
ma accussí nun se va' da nisciuna parte....

'Na vota c'è stevano carta, penna e 'nchiostro pe' scrivere na'
lettera,
po' è arrivato 'o tic tac da' machina pe' scrivere, mo' ' tastiera 'e
nu telefonino
'o stessoi pe' l'immagine, ' e culure 'e nu pittore
po' 'a pellicola fotografica...mo' 'e pixel do' telefonino
'o munno ' cagnato, ma 'a vrita' sai qual'è?...ca si 'a scrive ca'
cervella toia a' lettera
e' a fotografia 'a fai co' l'uoccchio tuoio e sa' a chi 'a fai 'e pecche'
c'a fai.....
'o munno po' pure cagna'....ma na' cosa resta sempe 'a stessa


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