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UnaClassicaDivulgazione .pdf


Nome del file originale: UnaClassicaDivulgazione.pdf
Autore: NBErika

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Una classica divulgazione: l’Idiota ci parla di scienza
di Erika Tenderini
Elegante e distinto, sguardo profondo e penetrante,
Oscar Wilde in una mano, gli occhiali nell’altra.
Guardando al futuro rimpiange il passato,
giudicando il presente con tono malinconico e canzonatorio.
A tutt’oggi lo stereotipo dell’umanista come di colui che rifugge tutto ciò che è scienza, ancorato alla
tradizione ed estremamente scettico nei confronti del progresso, è ancora assai diffuso.
Uno stereotipo, appunto. La realtà è ben diversa: nel panorama letterario mondiale sono molti i nomi illustri
le cui opere possono vantare richiami scientifici precisi e dettagliati.
Tra di essi spicca il nome di Fëdor Dostoevskij (1821-1881), considerato uno dei più importanti romanzieri
russi di tutti i tempi. In una delle sue opere più famose, L’Idiota (1868-1869), egli si trasforma in quello che
oggi definiremmo un capace divulgatore scientifico.
Il tema da lui trattato è l’epilessia, patologia estremamente eterogenea per esordio, età, sintomi ed
evoluzione, che ad oggi colpisce una persona su cento (dato relativo ai soli Paesi Industrializzati). In Italia si
stima che il numero degli epilettici si aggiri intorno al mezzo milione. Nell’Idiota Dostoevskij affronta gran
parte degli aspetti correlati a quella che da secoli è definita come la “malattia sacra”, termini che ne
sottolineano l’alone mistico, misterioso e soprannaturale da cui è da sempre avvolta.
Nel romanzo vi è un’emozionante e realistica descrizione dell’elemento distintivo dell’epilessia, ovvero
l’attimo improvviso in cui le cellule nervose cerebrali, i neuroni, vengono sottoposte ad una scarica elettrica
anomala. Quest’evento transitorio, di cui spesso la persona interessata non ricorda alcunché, in termini
tecnici viene definito “crisi”.
Una scomoda eredità.
“… rampolli di stirpi principesche in procinto di guarire dall’idiotismo ereditario…”
Con questa frase Dostoevskij fa emergere due lati della malattia troppo spesso ignorati. In primo luogo
l’autore ci dice che di epilessia si può guarire. Esistono infatti forme, come le crisi infantili febbrili, che si
risolvono spontaneamente e altre che, seppur persistano durante tutta la vita dell’individuo, possono essere
curate efficacemente con un’adeguata terapia farmacologica. A onor del vero bisogna ricordare, però, che il
15-20% dei pazienti risulta essere resistente ai farmaci. In questi casi vengono presi in considerazione
l’intervento chirurgico e innovative tecniche di neurostimolazione. In secondo luogo l’autore evidenzia il
carattere ereditario della patologia. Ben il 30% delle forme epilettiche si definisce idiopatico, ovvero legato a
difetti genetici la cui ereditarietà solo nell’1% dei casi è diretta, ovvero trasmessa di genitore in figlio. Nei

restanti casi dipende da una concomitanza di fattori quali l’ambiente, la genetica, le cui basi sono ancor’oggi
largamente sconosciute, e le caratteristiche del singolo.
L’intelletto intatto.
Il protagonista, il principe Myškin, viene descritto dall’autore come un uomo buono, gentile, corretto e malato
(è di ritorno dalla Svizzera dove si è curato), ma dotato di una straordinaria intelligenza. Ed è proprio questa
intelligenza, che traspare più volte dalle pagine del romanzo, un esempio di come il luogo comune che
associa epilessia e ritardo mentale possa essere facilmente confutato. Condottieri e imperatori del calibro di
Napoleone e Giulio Cesare, pittori e scrittori, come Van Gogh, Flaubert e lo stesso Dostoevskij, sono solo
alcuni tra i grandi epilettici della storia.
Anormale normalità.
Di per sé un epilettico può condurre una vita normale. Può lavorare, praticare sport, guidare ( Decreto
ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27/12/2010), avere un’attività sessuale nella norma e
affrontare una gravidanza. Tuttavia spesso questo non avviene. La causa di ciò è da ricercare
principalmente nelle ripercussioni psicologiche che preconcetti sociali diffusi, come paura e discriminazione,
provocano nel paziente epilettico. I sentimenti che ne derivano sono infatti disagio, vergogna e silenzio.
Secondo Lennox, epilettologo americano di fama mondiale:
“Il soggetto con epilessia soffre più che per la sua malattia
per tutto ciò che essa comporta,soprattutto a livello sociale”
Per sconfiggere il pregiudizio, anche in questo caso, è essenziale combattere la disinformazione perché
“nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire” (Marie Curie) e credo che Dostoevskij abbia adottato il
metodo della divulgazione classica per perorare la causa, consapevolmente o meno.


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