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Numero 3 Pasqua 2013 .pdf



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n° 3 - pasqua 2013

anno xxvii

Periodico di Formazione, Testimonianza e Comunic@zione Francescana

A TU PER TU CON

IL SIGNORE...

“Venite a me voi tutti che
siete affaticati e oppressi e Io vi
ristorerò......”. Forse mai come oggi
queste parole di Gesù sono attuali.
Siamo un po’ tutti malati di nevrosi,
di insicurezza, di insoddisfazioni.
“Non ho tempo” è la frase che
si ripete con frequenza. Eppure
abbiamo veramente bisogno di
fermarci di fronte al ritmo della
nostra vita per esaminare le nostre
giornate, le nostre scelte, i nostri
progetti realizzati e da realizzare. E
Gesù continua a ripeterci: “Venite a
Me...”, cioè se volete trovare pace
nel vostro cuore dedicatevi alla
preghiera, al silenzio interiore, alla
riflessione, ritornerete al vostro
lavoro più sereni e il tempo a vostra
disposizione si moltiplicherà. Gesù
è Risorto, è ritornato al Padre, ma
ci ha lasciato come garanzia della
sua presenza la S.S. Eucarestia,
racchiusa nel Tabernacolo, per
donarsi a noi, per consolarci, per
non lasciarci soli. Pertanto, oltre
la partecipazione alla S. Messa, è
di grande vantaggio per lo spirito,
il soffermarsi in preghiera adorante
davanti a Cristo Vivente in questo
Sacramento. Di fronte a Lui
dobbiamo assumere l’atteggiamento
di Adorazione: l’uomo si inchina
dinanzi all’Assoluto! Ne deriva da
questo una fiducia meravigliosa
e ci sentiamo sicuri e protetti
dall’Onnipotenza Divina! Ma
prima, dobbiamo disoccuparci di
noi stessi, e nel silenzio svuotare la
nostra mente da ogni pensiero e...
un semplice sguardo volto verso il
Signore: ecco l’Adorazione! C’è
nel libro dell’Apocalisse una scena
meravigliosa che la interpreta; i

Beati non hanno riposo né notte né
giorno e, sempre prostrati davanti a
Dio ripetono: Santo, Santo, Santo il
Signore Dio Onnipotente!...Ecco,
l’anima deve prima prostrarsi, cioè
scoprire l’abisso del proprio nulla e
poi Adorare per essere invasa dalla
gioia, dalla felicità! Affonda così
in un sentimento di riconoscenza
scoprendo il grande Amore con il
quale Dio ci ama. La solitudine
dell’anima
nella
Adorazione
profonda dinanzi all’Eucarestia
è una solitudine a due: l’anima è
sola con il Solo! E’ di fronte a Dio,
cuore a cuore, tuffata nel silenzio
pieno della Sua presenza. E’ la
Divina preghiera dell’abbandono a
Dio, l’atto più perfetto dell’Amore,
è un perdersi in Dio! “Rimanete
nel mio Amore”, dice Gesù, è
questo e null’altro, e l’anima più
raccolta, più separata da se stessa
diventa quindi la più comunicativa
perché è più vicina a Lui, e in Lui
Trova Pace.... Prostriamoci dunque
davanti al Tabernacolo, rendiamoci
docili e disponibili perché Egli
possa liberamente servirsi anche di
noi nel compimento del disegno del
Padre....
E adesso così fratelli, la gioia
della Pasqua mi invita a pensare al
bene che insieme abbiamo fatto ai
numerosi poveri che bussano alla
porta di questa Parrocchia. Grazie
a tutti voi che date testimonianza
della Speranza che ci portiamo
dentro.
La Vergine S.S. ci permetta
di sperimentare nel nostro cuore
la Presenza Viva del Signore
Risorto.....
Annamaria Caritas

2

MOBY DICK

anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - pasqua 2013

sicuri di conoscerlo?
Non sono pochi i romanzi che
si rifanno ad una vicenda vera o
che prendono spunto da un fatto
di cronaca, magari basandosi su
un personaggio reale. Tuttavia
sono  davvero pochi quelli passati
alla storia pur avendo avuto una
tiepidissima accoglienza dalla
critica e che si ispirarono ad un
terrificante fatto accaduto trent’anni
prima e con una balena a fungere da
motore per l’azione. Esattamente
quanto accaduto per Moby Dick.
“We have been stove by a whale”
dovette gridare il signor Chase,
primo ufficiale, al capitano Pollard
mentre la barca affondava dopo un
violento urto con un enorme cetaceo.
Ecco il nucleo del naufragio da
cui  Melville era stato colpito così
tanto da scriverci un romanzo. E
di successo per altro! Una volta
edito il libro nel 1851, l’autore si
recò di persona sulla piccola isola
di Nantucket per visitare il paese di
cui aveva parlato tra le sue pagine
e incontrare il sign. Pollard, un
tempo capitano della nave Essex.
Quello sfortunato comandante, a sua
insaputa, era divenuto il coraggioso
Achab, capitano della baleniera
Pequod, ma questo contava poco
perché Melville si trovò davanti
un uomo «imponente, modesto
e umile», non immaginando che

sarebbe stata proprio la sua storia
a farlo ricordare ancora quasi due
secoli dopo.
Moby Dick, la caccia alla balena
bianca, la conosciamo  tutti, più o
meno bene. Ma la storia del capitano

Pollard, del primo ufficiale Chase e
della baleniera Essex?
La nave salpò il 14 agosto 1919
per un viaggio che doveva durare
due o tre anni e, dopo piccole e
grandi peripezie, tra le quali un

fortuito incidente in cui un marinaio
dette totalmente  fuoco a un’isola
delle Galapagos, nel Novembre fu
attaccata più volte  da una balena e
quasi distrutta. L’unica soluzione
possibile era dividere l’equipaggio
nelle tre scialuppe che, tuttavia, non
si diressero a sud verso le vicine
terre sulle quali si narravano atti
di cannibalismo, ma tentarono la
fortuna verso nord.  E la fortuna
non sorrise loro. Le scorte di viveri
finirono presto, mentre la terra
abitata era ancora lontana. Tre  di
loro si fermarono su di un’isola
totalmente sterile e, a discapito
delle previsioni, rimasero  in vita
mangiando uova di crostacei, fino
a che non furono ritrovati e salvati
da una nave australiana. Un’altra
fu rinvenuta poco lontano con tre
scheletri a bordo.
Ben diversa  la sorte per le
scialuppe guidate da Pollard e da
Chase, su cui i vivi sopravvissero
mangiando le carni dei compagni
periti. Quando li tirarono  in salvo,
intenti a distruggere le ossa per
recuperarne l’interno,  vennero
perdonati tutti tranne il capitano,
accusato di “incesto gastronomico”
essendoci fra i compagni mangiati
anche un suo giovane cugino.
E qu finisce la parte meno nota e
più triste di Moby Dick.

n° 3 - pasqua 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

3

NELLA CHIESA
CON GLI OCCHI DI FEDE
Il primo marzo si è vissuto a
Santamaria degli Angeli, ad Assisi,
il convegno della GIFRA d’Italia,il
quale ci ha donato emozioni che
difficilmente è possibile vivere.
Si sono incontrati nella Domus
pacis i giovani, dai 18 ai 30 anni,
di tutta Italia che hanno vissuto
bellissimi momenti di fraternità
conclusisi domenica 3 marzo. Il
tema principale, ricordandoci che
ci troviamo nell’anno della fede,
era “Nella chiesa con gli occhi
della fede”, invitando diversi ospiti
e toccando temi molto attuali.I
giovani hanno affrontato tematiche
difficili e dagli spunti notevoli
come l’omosessualità e il divorzio;
il tutto si è concluso con il discorso
del Monsignor Sigismondi che ha
cercato di rispondere alle domande
dei giovani che le testimonianze
hanno incrementato. Ci sono stati tre
tipi di laboratori su tre diversi temi,
uno di questi ha visto protagonisti 4
ragazzi sordomuti che frequentano
l’istituto Sbordone a Barletta. Questo
laboratorio ha fatto capire ai gifrini
quanto sia imporante accogliere
ragazzi che
hanno difficoltà e
come bisogna comportarsi cercando
non di farli integrare, ma spesso di
integrarsi e di adattarsi alle loro
difficoltà come ha fatto Giuseppe
Santorsola,
responsabile
della
pastorale dei sordomuti il quale ha
imparato la LIS (lingua italiana dei
segni) per integrarsi con loro; con
il loro esempio, hanno fatto capire
che vivono la loro disabilità senza
grossi problemi. C’è stato poi uno
dei temi più complicati da trattare,
ovvero quello dell’omosessualità,
un tema complesso che ha fatto
riflettere i ragazzi sul come
comportarsi con queste persone
che fanno delle scelte o che hanno
determinate tendenze, e che devono
essere rispettati e bisogna rispettare
le loro idee. Successivamente si è
trattato il tema della separazione e
fra Marco Vianelli ha specificato
che il matrimonio è una scelta
definitiva e che in momenti di crisi

non bisogna ricorrere alla scelta della
separazione, ma bisogna risolvere
i problemi seguendo altre strade.
Oltre a trattare questi differenti temi
il sabato sera la Basilica Inferiore ad
Assisi è rimasta appositamente aperta
per i gifrini che in tarda notte hanno
vissuto un momento di adorazione

partecipato anche noi 4 giovani da
Soccavo e vivendo con attenzione,
questi momenti speciali abbiamo
imparato che, da buoni francescani
e come ci ha ricordato Monsignor
Sigismondi , dobbiamo vivere la vita
con umiltà, perchè è solo con questa
che si ha la possibilità di incontrare
Gesù, ed è solo con l’incontro con
Gesù che l’uomo raggiunge la propria
maturità di cristiano. In particolare
ci ha emozionato tanto conoscere i
4 ragazzi sordomuti che nonostante
la loro difficoltà e la loro disabilità
oggettiva riescono a vivere emozioni
che noi crediamo difficile che riescano
a provare. Effettivamente ci hanno
fatto riflettere che nella vita bisogna
sempre essere soddisfatti di tutto ciò
molto bello e commovente, con il che si ha e di come si è, e bisogna
concludersi in piazza di un momento sempre accogliere il prossimo. Noi
in cui si è intonato il cantico delle crediamo che siano stati loro ad
creature e si sono accese delle insegnarci qualcosa; infatti è stato
candele come gesto che i giovani particolare ed emozionante imparare
della chiesa sono luce per il mondo pochi fondamenti della LIS ed è stato
anche nell’oscurità e nelle tenebre.  davvero deprimente scoprire che
A questo speciale evento abbiamo purtroppo ancora oggi le istituzioni
non hanno ancora riconosciuto come
lingua minoritaria la LIS, e che le
stesse istituzioni non fanno niente
affinchè questa venga utilizzata
anche nelle scuole per favorire
l’apprendimento delle materie ai
sordomuti che hanno difficoltà
oggettive anche nell’apprendimento
di concetti per noi elementari.
Siamo rimasti un pò amareggiati
per quest’aspetto, ma da questo
evento abbiamo anche imparato
ad avere fede, ed è per questo
che bisogna essere fiduciosi nei
confronti delle istituzioni affinchè
un giorno queste facciano migliorare
la condizione dei sordomuti italiani.
In conclusione abbiamo anche
capito che per incontrare Gesù non
bisogna avere una predisposizione,
ma si può incontrarlo anche nei
modi più inaspettati che nessuno si
aspetterebbe, basta avere fede, per
far si che ciò avvenga.
In Francesco e Chiara
Raffaele Califano

4

anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - pasqua 2013

dal prestigio...

... al degrado!

Siamo qui, davanti al centro
paradiso, quel centro che ha vissuto
i maggiori prestigi del Calcio
Napoli e che ora versa nel degrado
più assoluto. La porta principale
del centro è aperta e per questo
entriamo, appena mettiamo piede
dentro una cosa accomuna noi due: i
brividi lungo la schiena,. Alla nostra
sinistra subito si intravede il campo,
un’ ammasso di sterpaglie talmente
alte da ricoprire l’ unica porta ancora
in vita;ruderi e rovine ci accolgono
nella nostra visita e impietriti, senza
dire una parola ci rechiamo su quelli
che erano gli spalti del vecchio
centro, che ospitavano sediolini
magari anche comodi ma che sono
spariti. Ora riusciamo ad ammirare
per intero il vecchio campo da gioco
e la nostra mente ci riporta indietro
nel tempo e immaginiamo correre
Maradona, Careca, Zola, Giordano e

fior fior di campioni, poi ritorniamo
al presente e sbigottiti ci chiediamo
perché questa struttura così bella
e piena di ricordi sia stata lasciata
nel più totale abbandono. La nostra
“passeggiata” continua e entriamo
in quella che era la vera e propria
sede del Calcio Napoli un odore
sgradevole ci accoglie e ci rendiamo
subito conto che è stata vandalizzata
a più non posso. Le finestre, le porte
non ci sono più e a fatica riusciamo a
camminare tra muri caduti, vetri e feci
di animali, ci avviciniamo a quelle
che erano le stanze che ospitavano i
giocatori nei ritiri e vediamo ancora
scritti dei nomi sulle poche porte
rimaste. Uscendo decidiamo di
entrare negli spogliatoi, entriamo e
vediamo che resta poco o nulla se non
degli adesivi e ritagli di giornale che
ritraggono vecchi protagonisti del
Napoli calcio come Igor Protti, Fabio

Cannavaro, Walter Novellino poi
ancora un’ immagine di Maradona
che alza la coppa uefa al cielo, un
calendario che segnala le partite
dell’ anno 99/2000 e gigantografie
di carte napoletane come il tre e l’
asso di denari poi troviamo resti
di water e piatti doccia, sui muri
tantissimi fori. Ora esasuti da quanto
visto usciamo e andiamo via facendo
ritorno verso le nostre case. Il centro
paradiso fù regalato al Napoli dall’
allora presidente Corrado Ferlaino
, a causa di problemi economici
successivamente venne venduto
alle banche e successivamente
riacquistato per 4 milioni di Euro
ma subito rivenduto a Corbelli per
12 milioni, il triplo. Tutt’ oggi la
struttura appartiene alla società
<<diciasettezerosette>> di Giorgio
Corbelli. Sebbene ora tutti noi
esultiamo gioiosi per quanto ci

regala il nuovo Napoli con i vari
Hamsik, Cavani e Insigne, nel centro
paradiso c’è una storia che non può
essere abbandonata né dimenticata,
questa è la vera storia del Napoli
scudettato, del Napoli campione
d’ Europa. Pensiamo a quello che
un giorno potrebbe essere il Centro
Paradiso e subito ci viene in mente
che potrebbe essere un museo che
conservi tutto quanto ci ha dato
e continua a darci la squadra di
calcio della nostra città, oppure un
centro sportivo aperto a tutti..bene
qualunque cosa basta che un giorno,
speriamo non molto lontano torni ad
ESSERE perché nello stato in cui
versa è una mancanza di rispetto nei
confronti dei vecchi giocatori dei
tifosi ma soprattutto della STORIA
In Francesco e Chiara
Gianluca e Roberto

LA Z.T.L.

n° 3 - pasqua 2013

Cosa Sono le Z.T.L:
Le zone a traffico limitato (in
acronimo ZTL) sono aree situate in
alcuni punti delle città, ad esempio
nei centri storici, per limitare, in
alcuni orari, il traffico ai mezzi
pubblici/emergenza, ai residenti
e a chi ha delle autorizzazioni
particolari in deroga.
I principali scopi di questo
intervento sono: il mantenimento
in sicurezza del tratto durante
gli orari di affluenza di un gran
numero di pedoni o di maggiore
traffico mantenere bassi i livelli
di inquinamento aumentare le
entrate
amministrative
anche
con l’eventuale pagamento di un
pedaggio urbano
Nello specifico la ztl fa parte
di un piano di pedonalizzazione
del comune che ha recepito una
direttiva della comunità europea.
Questa determina una percentuale
di km stradali da destinare al traffico
pedonale. Al raggiungimento di
questi obiettivi sono legati dei
finanziamenti,
che
altrimenti
andrebbero persi, come per la pista
ciclabile tanto denigrata, se non
l’avessero fatta sarebbero andati
persi i fondi che erano destinati a tale

camminiamo insieme

scopo. Questo sarebbe stato il danno
minore, se non fosse che all’utilizzo
di quei fondi, sono legati altri fondi
ben più importanti riguardanti
trasporti e mobilità ecosostenibile.
Per quanto riguarda la ztl di via
dell’ Epomeo , l’obiettivo originario
era quello di estenderla a tutta la
strada, dando modo e tempo ai
distributori di convertirsi.
A tale ztl era d’accordo la
maggioranza al comune ed anche il
presidente della municipalità (basta
vedere il video di presentazione
presente su youtube) e che ora
strumentalizzato dai commercianti
la osteggia.
Spinti da questa novità che a
partire da settembre/ottobre ha
coinvolto anche un tratto di Via
Epomeo; siamo andati a fare delle
osservazioni sul campo analizzando
il quartiere di mattina e di pomeriggio
in un giorno settimanale. Ciò che
balza agli occhi è la diversità di via
Epomeo nel tratto precedente la ztl
e nel percorso della ztl stessa,come
la presenza di macchine in seconda
fila,più traffico e stress,negozi si
pieni ma con scarsa attenzione ai
capi d’abbigliamento un po per i
prezzi alti,un pò per le macchine

in seconda fila ;la Ztl invece è
caratterizzata da una normale
frequenza degli utenti nei negozi in
particolare dalle 17.00 alle 19.00 ed
in mattinata dalle 11.00 alle 12.30.
Alcuni negozi risultano essere poco
frequentati nella ztl c’è molta gente
che cammina senza entrare nei
negozi e che si riunisce in luoghi
di aggregazione quali bar e ritrovi
(75 %) Indice di tranquillità,di
bisogno di passeggiare anche senza
entrare nei negozi,con importanti
miglioramenti circa inquinamento
ecologico ed acustico. Tirando
le Conclusioni di queste prime
osservazioni sulla ztl ha possiamo
dire che ha portato vantaggi alla
tranquillità ed alla serenità dei
suoi utenti che possono circolare
pedonalmente liberi lungo il tratto
a traffico limitato. Tuttavia i dati
di acquisto di beni e prodotti fa
registrare un calo,probabilmente
non dovuto a tale disposizione ma
ad una crisi che riflette su tutto il
settore
dell’abbigliamento,degli
elettrodomestici e di altri acquisti.
Non contenti delle osservazioni e le
analisi adoperate sul campo siamo
andati a intervistare alcuni residenti
e negozianti del nostro quartiere per

anno xxvii

5

sentire il loro parere sulla ZTL di
Soccavo : Tra i negozianti intervistati
alcuni sono favorevoli alla ZTL
perché sostengono che il livello della
vita è migliorato rispetto a prima,
anche se a livello di organizzazione
dei mezzi pubblici si è rimasti un po’
delusi poiché sono diminuiti e non
permettono un afflusso alto della
clientela nei negozi. Per quanto
riguarda coloro che sono contrari
alla ZTL, i quali sostengono che si
stava meglio prima dove, seppur
con la crisi , le vendite dei negozi
presenti nella zona interessata era
migliore rispetto a prima. Prima
che la ZTL venisse introdotta a
Soccavo, il primo esperimento
di ZTL a Napoli si è avuto a
Mergellina , sul famoso lungomare
di Via Caracciolo a partire dell’anno
scorso riscuotendo molto successo
e numerose lamentele da parte di
alcuni ristoranti e chalet presenti
sul lungomare che hanno chiuso per
varie ragioni ,una fra tante riguarda
la gestione del traffico e la poca
affluenza nel week-end.
In Francesco e Chiara
La Commissione Comunicazioni
Sociali Gifra.Soccavo

Poesia di
pasqua.

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camminiamo insieme

anno xxvii

n° 3 - pasqua 2013

IN ... CANTO
FRANCESCANO!!!

Finalmente è finità!
Non è un esclamazione negativa
ma di semplice sollievo. Sabato sera
del 9/03/2013 alle ore 20.00 si sono
spente le luci nel salone sottostante
la ns. Parrocchia e si sono accese
quello dello spettacolo . . . .
Ebbene sì !! Anche quest’anno
tutta la Famiglia Francescana
(ARALDINI – GI.FRA. – O.F.S.) è
riuscita, tra tante difficoltà, a portare
un messaggio “incantato” a tutti i
presenti.
E’ un impegno che noi francescani
cerchiamo di mantenere ogni anno
(sono ben undici) per dare a tutti
“vecchi e nuovi partecipanti” la
possibilità di mettersi al servizio
degli altri per uno scopo benefico.
E’ un modo semplice, divertente,
appagante ma anche faticoso (per
tutto ciò che c’è dietro) di passare
tre ore di puro divertimento, di sana
condivisione. Si spalancano le porte
a tutti coloro che vogliono mettersi
alla prova, prendersi in giro, scoprire
fin dove si può arrivare …..
Una settimana prima dell’evento
non si capisce più niente: c’è un
via vai di ragazzi nel salone, nelle
stanze; si sentono voci, musica,
risate, rumori di ogni genere e tutto
ciò che si vede su quel palcoscenico è
realizzato da ognuno dei partecipanti
e non. Effettivamente il dietro le
quinte non è un lavoro semplice
da gestire, se non fosse per la
disponibilità di un gruppo “fedele”
di persone che danno il massimo per

poter vedere realizzato il progetto di
ogni esibizione. Non mancano certo
momenti di tensione perché poi la
stanchezza si fa sentire e l’ansia degli
ultimi momenti è tremenda.
I piccoli partecipano con una
serenità che gli viene dall’euforia
e, al tempo stesso, dalla non
competitività: sono la gioia di tutta
la Famiglia Francescana perché con
loro vediamo il mondo attraverso i
loro occhi innocenti e fiduciosi.
I ragazzi più grandi sono il
caos allo stato puro, ma anche il
più “salutare”. Si divertono! E’
fondamentale per loro stare e fare
INSIEME, comunque vada.
Per i più adulti è stressante seguire
tutto contemporaneamente e bene,
ma ogni anno è una festa. Vedere
gli occhi dei partecipanti brillare e
cercare in quelli degli altri (compresi
i genitori) un “siete stati bravi” è la
giusta conclusione. Il nostro stare
insieme ci ripaga di tutta la fatica
(subito dopo lo spettacolo il salone
viene ripulito e rimesso a posto) e ci
rendiamo conto che basta poco per
rendere felici gli altri ed anche noi
stessi. C’è solo bisogno di mettersi
in gioco a qualsiasi età e credere fino
in fondo che l’Amore non è solo il
collante ma il motore della fraternità.
Un saluto e un grazie a tutti coloro
che hanno collaborato e lavorato in
silenzio e non . . . per INCANTARCI
IN FRANCESCO.
Lisa Di Bello

Pensieri per la Pasqua
Nella notte di Pasqua
ci son candele accese
nei cuori della gente
aspettano la resurrezione
di Gesù nostro Signore

Signore del mio cuore
dona a tutti pace e amore.
Dona a tutti l’allegria
e i dolori porta via
Regala la pace a chi non ce l’ha
e guerra mai più ci sarà!

n° 3 - pasqua 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

il mercato del lavoro

7

disoccupazione e prospettive di due giovani
che stanno accedendo al mercato lavorativo

Art 1 della nostra costituzione
italiana: “ L’Italia è una Repubblica
democratica, fondata sul lavoro”
Art 4 della nostra costituzione
italiana : “La Repubblica riconosce
a tutti i cittadini il diritto al lavoro e
promuove le condizioni che rendano
effettivo questo diritto”
Art 35 della nostra costituzione
italiana: “ 1.La Repubblica tutela
il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni. 2. Cura la formazione
e l’elevazione professionale dei
lavoratori. 3. Promuove e favorisce
gli accordi e le organizzazioni
internazionali ad affermare e regolare
i diritti del lavoro.”
E c’è né sarebbero tanti altri da
menzionare che appartengono alla
nostra costituzione e al nostro codice
ma ci si chiede dove è finito tutto
questo? Perché ciò per cui abbiamo
tanto combattuto non viene applicato?
Oggi c’è un tasso di disoccupazione
di oltre il 15%. Una percentuale che
fa paura che ci deve far pensare. I
nuovi poveri, coloro che ormai vanno
a chiedere l’elemosina o che lavorano
saltuariamente ,sono quelli che fino a
poco tempo fa potevano contare sul
posto fisso. Una crisi che ha avuto
effetti devastanti soprattutto sul
mondo giovanile. Il governatore della
Banca d’Italia ha affermato in un suo
intervento: “Negli ultimi 5 anni il
tasso di disoccupazione giovanile è
sceso meno rispetto a quello adulto”.
Oggi la disoccupazione tra i
giovani laureati alla triennale è circa
il 23%,mentre per quanto riguarda
i giovani laureati alla specialistica
è circa il 21% rispetto a 5 anni fa
che era l’11%, per non parlare poi
di quelli laureati con il ciclo unico
come medicina o architettura; oppure
ci troviamo di fronte a ragazzi che
lavorano a nero, circa il 12,5%
dei laureati a ciclo unico per poi
aggiungere il 7-8 % delle altre facoltà.
Troppi sono i giovani che stanno
senza lavoro o che lavorano in nero.
Qualche tempo fa il Ministro del
Lavoro Elsa Fornero definì i giovani
“schifittosi” verso il mondo del
lavoro. E’ vero che in questo periodo
di recessione bisogna ringraziare se
si ha un lavoro, ma è anche vero che
non è giusto che ci sono migliaia di
laureati e non, che svolgono lavori che
non rispecchiano la loro formazione
universitaria o scolastica. Negli
ultimi anni si sono tagliati alla scuola

pubblica circa 265 milioni di fondi e
sono stati erogati 223 milioni per le
scuole private o paritarie. Questa forte
crisi lavorativa giovanile non è solo
dovuta alla mancanza di finanziamenti
o alla scarsa formazione ma anche
alle leggi; infatti recentemente
l’età pensionistica è aumentata
ulteriormente, 65 per gli uomini e 62
per le donne, chiudendo le porte al
mondo giovanile, poiché i lavoratori
anziani non possono lasciare il posto
alle nuove risorse di oggi.
Ora vi riportiamo due interventi
sul mondo del lavoro e sulle loro
prospettive di due ragazzi , un
neolaureato che è appena entrato nel
mercato nel lavoro e l’altro che si
sta per laureare . Il neolaureato dice:
“Ricordo ancora quel 28 novembre
del 2012 quando diventai dottore

in fisioterapia, da quel momento
iniziava il mio viaggio nel mondo del
lavoro. C’era chi diceva , tranquillo
nel tuo campo troverai facilmente
un occupazione... ma da quel giorno
quanti curriculum sono stati inviati...
poche , pochissime risposte ho ricevuto
, anche qualche risata in faccia visto
che qualche centro specializzato stava
per chiudere. Naturalmente a tutto
c’è una spiegazione, basta vedere la
situazione politica ed economica del
nostro paese che fino ad oggi è quanto
mai più complicata. La cosa più
importante però in questo momento
di attesa del lavoro e’ cercare di
continuare a fare quello per cui ho
studiato, anche GRATIS, perché
anche così si fa esperienza e chissà
qualche chiamata potrebbe arrivare
anche dove , si lavora gratuitamente

…… ecco il mio motto Lavorando si
impara e si fa esperienza, qualsiasi
cosa farai ti tornerà utile …. anche
perché adesso se non hai esperienza
non lavori!!! In ultimo fortunatamente
oltre al tirocinio gratuito ci sono delle
terapie private, che mi permettono
di arrangiarmi vivendo ancora con i
miei genitori , ma spero in un futuro
non troppo lontano di avere una mia
indipendenza anche per crescere e
maturare ancora di più nella mia vita.”
Mentre invece il laureando interviene
dicendo: “ Mi sto per laureare nella
triennale della facoltà di economia e
commercio , sicuramente continuerò
con la specialistica, che mi permetterà
sia di accedere ad un mercato del
lavoro dipendente, ovvero di essere
assunto sia nell’azienda privata che
pubblica ma anche di svolgere una
libera professione. È proprio nella
scelta della specialistica, che mi
pongo tante domande, se scegliere
una specialistica particolarmente
settoriale o generale, poi caso mai
dopo specializzarla con dei master.
Domande che mi faccio a causa della
situazione politica ed economica,
soprattutto lavorativa. Cosa troverò
uscito dalla specialistica? A distanza
di tre anni mi chiedo se la scelta che
feci quando mi iscrissi all’università
vale ancora, mi chiedo se uscito dal
mondo universitario troverò ancora la
possibilità di questa doppia scelta.”
Dai due interventi si evidenziano
diverse prospettive e approcci al
mercato lavorativo: da un lato c’è
un ragazzo, neolaureato che ha
inviato tanti curriculum con tante non
risposte, o che ha avuto tante risate
in faccia da parte di aziende private
e pubbliche che stanno per chiudere;
però con la speranza di trovare un
lavoro sicuro in futuro. Dall’altro lato
c’è un laureando triennale, che sta per
accedere alla specialistica, e che si
domanda se quando finirà la carriera
universitaria, potrà svolgere ancora la
doppia opzione che l’università gli ha
posto davanti .
Insomma c’è solo da augurarsi
quello che sostiene, sempre nel suo
intervento, il governatore della banca
d’Italia cioè che la classe dirigente
capisca che deve investire sul mondo
giovanile, poiché sono l’economia
del domani, le risorse del futuro.
In Francesco e Chiara
Antonio Miraglia & Pietro Rufolo

8

“... ed ora...?”
anno xxvii

Riflettevo in queste ore che il mese di Febbraio
2013, rimarrà impresso negli annali della storia
come uno di quei periodi che demarcano un
epoca dall’altra.
Alla stregua, senza andare troppo a ritroso nel
tempo, di ciò che accadde a partire dal novembre
1989, con la caduta del “Muro di Berlino”.
A seguito di quell’evento, la storia mondiale
cambiò il suo corso repentinamente imboccando
la strada di una trasformazione, socio-economica,
mondiale che ancora oggi produce frutti. La
“caduta del muro” rappresentò uno spartiacque
per tutta l’umanità; il mondo cominciava a
“gloabalizzarsi”, senza più esser imprigionato
nelle gabbie dettate da connotazioni politiche
tipiche di quel tempo. Ovviamente ci sarebbe
tutta una disquisizione da affrontare sulla
globalizzazione; su i pro ed i contro, che non
compete allo “scriba” analizzare in questo
frangente.
Anche questo febbraio 2013 verrà ricordato;
anche febbraio 2013 ha visto susseguirsi eventi,
sia mondiali che nazionali, che i nostri nipoti
studieranno ed analizzeranno in un futuro
prossimo. Eventi che la il tempo sancirà come
date periodi importanti da ricordare.
Quello, che rappresenterà lo spartiacque
per le prossime generazioni , è stato l’evento
strabiliante delle dimissioni del Papa Benedetto
XVI; con un gesto di immensa umiltà ha
dichiarato al mondo intero, all’umanità tutta
che il suo tempo, il suo mandato era terminato.
Papa Ratzinger ha urlato, sottovoce come suo
stile, che non era, o meglio non si sentiva, più
in grado di “indirizzare il timone” della Chiesa;
il suo corpo non aveva più la forza di affrontare
le “burrasche” e che quindi si faceva da parte,
si ritirava in preghiera. Quanta “forza” in questa
rinuncia; quanta” forza” in questa scelta; e
quanta dietrologia nell’analizzarla!
Questo evento, troppo facilmente trasformatosi
in un evento mediatico, “esploderà” in tutta la
sua grandezza nel corso degli anni; l’importanza
di questa scelta ancora non è stata capita ed
interpretata.
Negli stessi giorni delle “dimissioni del
Papa”, il nostro paese assisteva ad un’ altra
trasformazione socio-politica; trasformazione,
anzi rivoluzione ancora in atto e da i risvolti
ancora oscuri.
Il 24 e 25 febbraio 2013, l’Italia è stata
chiamata ad eleggere il nuovo Parlamento.
Siamo 50.000.000 (cinquanta milioni) gli
Italiani, che dovevamo decidere il futuro del
nostro paese; in un periodo di crisi, trasformazioni
socio-culturali in atto era sacrosanto ed
obbligatorio andare a votare e scegliere per il
nostro futuro.
A seguito di una battaglia elettorale ricca di
colpi “bassi”, ricca di roboanti dichiarazioni

camminiamo insieme

sulla titolarità di questo o di quello a governare
il paese; sulla opportunità di conferire all’uno
o all’altro, aspirante leader, l’onore e l’onere di
traghettare il paese fuori dalle paludi in cui si
trovava, ed in cui annaspa tutt’ ora, il fatidico
giorno è arrivato!
Tutti alle urne…..!
Vota me! Vota me! Io so meglio! L’ altro non è
degno di…! Uniti si vince!
Ma il 25 febbraio, dalle 15,00 circa, ad urna
chiuse il paese si è ritrovato diverso, c’era stata
una rivoluzione pacifica, sfuggita ai più; una
rivoluzione che nessun analista politico aveva
previsto; una rivoluzione che tanti ancora non
decifrano (o non vogliono decifrare!).
A vincere è stata la contestazione!
La protesta nuda e cruda.
Contestazione che ha due diversi aspetti, due
connotati ben distinti: l’ astensionismo ed il voto
di protesta!
Il 25% circa degli aventi diritto ha scelto di non
andare alle urne; un altro 25% , circa, ha scelto
di votare il Movimento 5 Stelle; movimento
che ha nella contestazione e la protesta il suo
DNA portante. La metà degli italiani , ma è il
caso di dire più della metà degli aventi diritto
ha espresso il suo malcontento; ha sonoramente
bocciato chi ci ha guidati negli ultimi anni; ha
sonoramente bocciato il “sistema politico Italia”
!
Grande è la lista di leader politici, o pseudo
tali, bocciati; scorrendo l’elenco si ritrovano
nomi di politici di primo piano nazionale, lasciati
a casa dal potere popolare per eccellenza: il voto!
Certo in questo momento il quadro politico
è alquanto frastagliato e frammentato, e di
difficile ricomposizione; con un parlamento di
fatto diviso in quattro blocchi al quanto diversi
e contrapposti.
Ma è innegabile che una “spallata” ci è stata;
è incontrovertibile che “il fare politica” in Italia
cambierà; anzi è cambiato dal 25 febbraio scorso!
Chi non ha saputo ascoltare le urla di protesta
del popolo allo stremo della sopportazione verso
i privilegi spropositati di cui gode quella che è
una vera e propria “casta politica”, le grida di
un paese minacciato e martoriato dalla crisi
economica, si ritrova ora a fare i conti con
un’”ondata nuova” che sta segnando per sempre
la nostra società!
Le vecchie nomenclature partitiche, le
vecchie logiche politiche “italiche” sono state
sconfitte e superate; solo prendendo coscienza
di questa trasformazione in atto; solo facendo
ripartire la politica dal basso, il paese riuscirà
a ricompattarsi ed voltare pagina. Ma non tutti
sono Benedetto XVI; la rinuncia ed il passo
indietro non fanno parte della nostra cultura
nazionale; nessuno ha l’umiltà di ammettere la
sconfitta , anche se elettorale, o di ammettere la

n° 3 - pasqua 2013

propria incapacità a svolgere il compito a cui si
è chiamati!
Discutevo con un politico locale di lungo
corso, sui risultati elettorali; e quando io gli
facevo notare che se le scelte del suo partito
d’appartenenza fossero state indirizzate ad un
altro candidato leader avrebbero stravinto le
elezioni, lui con tono infervorato mi obiettava
che l’altro era estraneo alla nomenclatura del
partito!
….la nomenclatura del partito nell’ era digitale
2.2? La nomenclatura del partito nell’epoca in cui
le caritas parrocchiali non riescono a far fronte
alle pressanti richieste d aiuto economico?!?!??!
La nomenclatura del partito quando la gente è
infervorata ed indignata? Ma siamo fuori? Ma
allora sul serio nessuno vuole mettersi al servizio
dell’ altro e del paese? Ma allora davvero non
si vuole capire che bisogna “voltare pagina” sul
serio ed azzerare tutto?
In questi giorni il Parlamento si riunisce;
le scaramucce iniziali non lasciano presagire
nulla di positivamente costruttivo; da un lato
le “famigerate nomenclature” di partito con
la vecchia logica di fare politica; spartitoria e
superata dai fatti e dal tempo; dall’altro il nuovo
che avanza, deciso a contrastare il vecchio e dare
una forte spallata al marcio e corrotto; all’iniquo
ed ingiusto.
Purtroppo ne il vecchio, ne il nuovo hanno i
numeri per governare.
Però un compromesso di massima dovrà essere
trovato; se non fosse altro perché urge eleggere
il nuovo Presidente della Repubblica; essendo
quello attuale in scadenza ed impossibilitato
dalla costituzione ad indire nuove elezioni; il
cosiddetto semestre bianco.
Fatto il Presidente, dopo i Presidenti dei due
rami del Parlamento, si vedrà chi sarà in grado di
governare, o chi ci dovrà traghettare verso nuove
elezioni; ed in questo caso si capirà la portata di
questa rivoluzione in atto! L’ esito, delle, quasi
scontate, nuove elezioni ci dirà se il paese ha
voltato pagina ed è nata una nuova “era politica”.
Mentre metto insieme i miei pensieri “pseudopolitici”, oggi è il 14 di marzo 2013, la Chiesa
Cattolica ha eletto il suo Pastore; il nuovo
Pontefice viene dall’ Argentina ed ha adottato
il nome di uno dei più grandi “rivoluzionari”
della storia: Francesco!
Ecco, evitando di mischiare sacro e profano,
un rivoluzionario, un visionario come Francesco
farebbe del bene la nostro paese, come
sicuramente lo farà Papa Bergoglio, Il primo
Papa a chiamarsi Francesco nella millenaria
storia della Chiesa di Roma.
Inizio anno 2013, la storia volta pagina: ed
ora? Ai posteri l’ ardua sentenza.
RosFrancion

n° 3 - pasqua 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

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città della scienza

... una ferita profonda

Il 4 MARZO 2013 sarà una giornata che
difficilmente dimenticheremo. Due eventi hanno
segnato il cuore dei Napoletani: il primo si è
verificato la mattina con il crollo dell’ala di un
palazzo alla riviera di Chiaia che ha spaventato
ed impaurito tutti; il secondo, quello che
veramente ci ha sconvolti, è stato la distruzione
della CITTA’ DELLA SCIENZA. Chi, almeno
una volta nella vita, non è rimasto incantato
dalle tante attrazioni scientifiche presenti al suo
interno? Un luogo magico, affascinante, pieno
di attività che permetteva di avvicinare grandi e
piccini al mondo della scienza in modo divertente
e leggero, poi è bastata qualche latta di benzina
e la cattiveria dell’essere umano per distruggere,
improvvisamente, un patrimonio inestimabile..
insomma, uno sfregio senza precedenti! L’unica
domanda che in questo momento ci poniamo è:
PERCHE’ ?? Non si sa, nessuno sa, solo ipotesi
e lunghe ricerche che si spera troveranno i veri
colpevoli di questa amara vicenda, perchè
siamo stanchi di subire questi e altri scempi
che colpiscono ogni giorno la nostra splendida
città!! Infatti, tante sono le attività che sono state
e saranno messe in atto per mostrare solidarietà
a questa vicenda: un flashmob che si è svolto
domenica 10 c.m proprio a Bagnoli, una pizza

creata in onore di questo meraviglioso museo,
uno spot pubblicitario nominato “ Con Città della
Scienza brucia una parte di noi” realizzato da Run
comunicazione e dalla onlus “Energia del sorriso”
e la creazione di un conto corrente grazie al quale
è possibile donare tutto il nostro appoggio per la
ricostruzione.
Ora vi proponiamo un pensiero raccolto da
Roberta, una ragazza che nella Città della Scienza
ci metteva tutto il suo impegno per rendere in
qualche modo tutto bellissimo e affascinante.
“Quello che è accaduto la sera del 4 marzo
non sarebbe mai dovuto accadere, hanno colpito
il cuore della nostra città, hanno colpito i nostri
bambini...Perché in quelle mura vivevano i sogni
dei nostri figli e di 72 lavoratori che con impegno
e devozione portavano avanti quel progetto
seppur senza stipendi da 12 mesi.. Perché noi
ci credevamo e CREDIAMO che la cultura non
divide ma unisce, è un diritto di tutti.
Sono Roberta, lavoratrice di Città della Scienza
da tre anni e in un’ ora sono bruciate le speranze
di una vita, di chi come me vedeva in quel posto
una rivincita per questa nostra città martoriata. Il
dolore è vivo nel mio cuore come nel cuore di
tanti cittadini che stanno dimostrando affetto e
solidarietà...

Non sempre le cose andavano bene,
combattevamo ogni giorno una dura lotta ma il
nostro sforzo era ricompensato dal sorriso di un
bambino o dall’ingenuità e dalla tenerezza di chi
si approcciava per la prima volta alla scienza. I
lavoratori di Città della Scienza non si sono mai
fermati per dare un segnale alle mani criminose
che hanno cercato ancora una volta di infangare
Napoli. Noi siamo ancora lì, quelli che sono
bruciati sono solo oggetti, i sogni non si bruciano.
Raccontiamo una favola ai nostri bimbi,
raccontiamo che Città della Scienza è solo
andata in vacanza per poi tornare più bella di
prima perché quelle ceneri riprenderanno vita.
Riappropriamoci insieme della nostra città.
Con affetto e commozione
Roberta
Per contribuire alla ricostruzione di Città
della Scienza è disponibile il conto corrente,
intestato a:
Fondazione Idis Città della Scienza
IBAN IT41X0101003497100000003256
causale Ricostruire Città della Scienza
questo è l’unico conto corrente dove esprimere
il vostro sostegno - grazie di cuore!

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anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - pasqua 2013

following

jesus

Seguendo Te, per varcare la porta della
fede. Un ennesimo annunciato successo
della via crucis dei giovani che a
Pozzuoli, sotto la guida dell’ufficio per
la pastorale giovanile diretto dal Rev.
Mario Russo, Domenica 24 Marzo alla
presenza del Vescovo della Diocesi di
Pozzuoli, Mons. Gennaro Pascarella,
hanno attraversato il centro storico della
città, per giungere per la conclusione,
ai piedi della città antica al rione terra.
Diverse le autorità presenti e che hanno
partecipato all’intero percorso, tra cui
il sindaco Vincenzo Figliolia con la
sua famiglia al seguito. La popolazione

ha risposto numerosa all’evento, ed ha
seguito l’intero percorso con partenza
da Piazza a Mare fino al Rione Terra.
Ancora una volta, la nostra fraternità
ha partecipato attivamente all’incontro
diocesano, portando materialmente la
croce per un’intera stazione. La vita
non è fatta non solo di parole e idee,
ma anche di gesti per concretizzare
quello che si pensa. Il gesto fatto da
noi, quello di portare la croce, spero
sia un messaggio importante per tutti
che a volte un gesto è meglio di mille
parole!!!!

ANGOLO DELLO CHEF
Agnello alla Fornarina con punta di Asparagi e Patate Novelle

Ingredienti x 4 persone
800 gr. di agnello
400 gr. di patate
300 gr. di asparagi
1 cipolla
200 gr. di pomodorini tagliati
a cubetti
1 bicchiere di vino bianco
Un ciuffo di prezzemolo e
di rosmarino, olio di oliva
extravergine quanto basta,
origano, pepe bianco, farina,
sale q. b.

procedimento
pulire e tagliare i carciofi a
Tagliare l’ agnello a pezzi,
mettere in una casseruola e
aggiungere vino bianco, pepe,
sale, rosmarino e lasciare
macerare per un’ ora. Togliere
l’agnello, infarinare e cuocere
a fuoco vivo per qualche
minuto. Fare sfumare con
il liquido della maceratura.
Tagliare le patate a spicchio, i
pomodori a cubetti, la cipolla
a fette e pulire gli asparagi.
Mettere tutto in una teglia
da forno e aggiungere
l’agnello. Infornare a 180° per
circa 40 minuti.

Chef Estatico Eduardo

n° 3 - pasqua 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

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IL catechista
nella chiesa di oggi

I catechisti sono persone
chiamate a svolgere un servizio
molto importante nella Chiesa.
In particolare ad essi è affidato
il compito di presentare Gesù ai
bambini ed ai giovani e farlo amare,
come il migliore amico del cuore.
Devono educare, alimentare e far
crescere la fede cristiana nei ragazzi
a loro affidati con la consapevolezza
che la fede nasce dall’annuncio,
dall’ascolto e dalla testimonianza.
Per annunciare Gesù occorre
innanzitutto ascoltare la Parola di
Dio e viverla coerentemente.
E’ proprio la Parola di Dio la
fonte del nostro operare e il servizio
di annuncio sarebbe sterile se non
ci accostassimo ad Essa - in modo
particolare - con la preghiera
personale e comunitaria.
Ma
non
basta
parlare
per
comunicare.
Infatti
la
comunicazione è qualcosa di ben
più grande, ha a che fare con tutti
i nostri comportamenti: non è
possibile scindere quello che viene
detto da chi lo dice. E’ la nostra
vita che “rende vero” quello che
diciamo.
La credibilità e la vita del
catechista sono gli elementi
che influenzano l’efficacia del
messaggio di amore che viene
presentato ai ragazzi.
Educare alla fede, significa
allenare gli occhi dei ragazzi a
riconoscere le tracce dello Spirito in
ogni istante della loro vita. Questo
impegno è la grande sfida di ogni
catechista.
Il compito del catechista è di
seminare sempre e comunque,
proprio come il seminatore della
parabola, che in ogni caso semina,
anche sui terreni difficili. E’ il
Signore che fa spuntare i fiori anche
tra le rocce. I catechisti sanno che
la speranza del raccolto non è posta
nelle loro mani, ma in quelle dello
Spirito, la cui forza può trasformare
il terreno più arido in un magnifico
giardino fiorito. La speranza del
catechista, allora, è paragonabile
alla pazienza del contadino, che ha
riposto tutte le sue capacità nella
cura del terreno e che sa aspettare il
tempo giusto per la semina e quello
per il raccolto.

Il catechista deve necessariamente
esercitare il suo ministero nella
carità, in modo particolare verso le
persone che gli sono state affidate.
La carità non è un accessorio, ma
una dimensione essenziale nella vita
di fede. Così facendo il catechista
risulta essere un gesto d’amore, un
modo concreto di prendersi cura
dell’altro, non un semplice “fare”: i
cristiani, se hanno Gesù nel cuore,
non “fanno” la carità, ma “vivono”
la carità.
Nella
nostra
diocesi
è
consuetudine dare inizio al
cammino catechistico annuale con
la celebrazione del “Mandato ai
catechisti”. E’ un segno molto bello
e profondo: serve a ricordare che
i catechisti fanno da “portavoce”
della comunità. Non annunciano,
cioè, a titolo personale, ma hanno
l’incarico da parte del vescovo
e del parroco della comunità di
appartenenza di consegnare alle
nuove generazioni di credenti le
verità della fede.
Dal
direttorio
pastorale
diocesano leggiamo: Il catechista,
principalmente
dell’iniziazione
cristiana, è “un testimone di Cristo,
mediatore della parola di Dio,
“compagno di viaggio”, educatore
della vita di fede, uomo o donna
pienamente inserito nella comunità
cristiana e nel contesto culturale e
vitale del mondo d’oggi”. (144)
Tutti coloro che sono impegnati

a vario titolo nel cammino
parrocchiale di evangelizzazione e
catechesi devono essere scelti dal
parroco e presentati al Vescovo per
ricevere il mandato catechistico.
(145)
Condizioni indispensabili per
ricevere e mantenere il mandato
sono:
• La presentazione del Parroco;
• L’aver completato il cammino
di iniziazione cristiana;
• L’aver concluso il cammino
formativo diocesano e la regolare
partecipazione agli incontri di
formazione permanente. (146)
Il mandato non potrà essere
rinnovato se il catechista non si
trova nelle condizioni adatte e
necessarie a svolgere tale servizio
nella Chiesa. (147)
Ordinariamente,
ciascun
catechista dovrà prestare il
servizio nella propria parrocchia,
fermo restando la disponibilità a
collaborare
all’evangelizzazione
anche in altre parrocchie bisognose
di catechisti preparati ed esperti.
In tal caso, deve esserci sempre
un esplicito mandato da parte del
parroco, sentiti gli altri parroci
della forania. Non è ammesso in
alcun caso nessun tipo di iniziativa
personale. (148)
In tutte le parrocchie è sempre
presente un valido e cospicuo
numero di persone che si dedicano
alla catechesi. Anche la nostra

parrocchia vanta di un buon numero
di battezzati che si dedicano con
amore, passione e preparazione a
questo compito molto bello, ma
anche arduo ed impegnativo. Tutti
i gruppi presenti nella parrocchia,
pur nella propria specificità, hanno
validi catechisti, ma in questa sede
vogliamo presentare il gruppo
catechistico che si “occupa” o
meglio ancora che si “preoccupa”
della preparazione ai sacramenti
dell’iniziazione
cristiana
dei
fanciulli.
Siamo mamme, papà e nonne
che dedicano il loro tempo alla
formazione dei piccoli cristiani di
oggi e di domani nella speranza
di farli crescere nella verità della
Parola di Dio.
Per far bene quanto ci viene
richiesto è determinante la
formazione permanente, sia a
carattere personale che comunitario,
che la diocesi e le parrocchie
organizzano.
Le difficoltà non mancano, ma
con la forza che lo Spirito Santo dona
e la caparbietà dei buoni cristiani,
cerchiamo sempre di allontanarle e
di vincerle con la Grazia di Dio.
L’impegno è davvero notevole
e la missione a cui siamo
chiamati è importante, ma la
consapevolezza di partecipare alla
costruzione del Regno di Dio ed
alla evangelizzazione delle nuove
generazioni ci ripaga di ogni
sacrificio e ci stimola a far sempre
meglio. Allo stesso modo ci ripaga
scoprire nei papà e mamme che
oggi accompagnano con gioia i
loro figli al catechismo, i volti dei
bambini e dei ragazzi che qualche
anno fa abbiamo seguito nel loro
percorso di formazione cristiana.
Questi cristiani, ormai maturi nella
fede, sono il frutto raccolto da una
semina precedente.
Voglio concludere questo breve
articolo chiedendo ad ogni lettore
di pregare per tutti i catechisti
del mondo, e in particolare delle
nostra parrocchia, affinché sappiano
sempre annunciare Cristo con
parole che arrivano al cuore e vivere
con fedeltà e coerenza ciò che
annunciano.
Carmen Scarfone

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anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - pasqua 2013

Un giro in giro

per Neapolis

Si và in un piccolo paese ha
pochi minuti da Napoli, lì ho
trascorso la mia infanzia in estate,
al lido Risorgimento , oggi un
ristorante sul mare. Questo luogo
di villeggiatura, descritto da Orazio
come il più ricco ed elegante
dell’Impero romano , ha vissuto
negli anno 60/70 e anche oltre un
declino lento ma inesorabile, ha
sofferto l’inquinamento dove le
navi che caricavano la pozzolana
versavano in mare ogni genere
di porcheria. Dopo il colera del
73 Baia subì un ulteriore declino
, una violentissima mareggiata
fece arenare sulla spiaggia alcune
navi che sono state rimosse
dopo 25 anni . Evidentemente
ha colpito la maledizione di
“Sesto
Properzio”,accecato
dalla gelosia per l’amata Cinzia,
proferì: ” A pereant Baiae,crimen
amoris,aquae”Siano
maledette
le corrotte acque di Baia,sono un
delitto contro l’amore. Stiamo
parlando di Baia piccola frazione
del comune di Bacoli nell’area
dei Campi Flegrei . Secondo
la leggenda di Licofrone (poeta
Greco) il suo nome deriva da
“Bajos” nocchiero di Ulisse che
qui fu sepolto. In epoca Romana
, come testimoniato dalle ricche
ville di imperatori e aristocratici ,
fu luogo di riposo e di villeggiatura
di divertimenti e giochi e anche
paradiso del sesso facile , la
località infatti era famosa per le
sue acque termali. A narrarci con
maggiore eloquenza la storia di
questa località è il “ Castello di
Baia” che il tempo non è riuscito
a corrodere. Fu edificato sui resti
di una grandiosa villa romana
appartenuta a Cesare, insieme alla
fortificazione del Borgo Marinaro
di Pozzuoli (Rione Terra) e Nisida.
Il castello era parte del sistema

difensivo territoriale deputato al
controllo e alla difesa della costa
Flegrea da incursioni nemiche. Il
castello sorge su un promontorio
tufaceo a ben 95 metri sul livello
del mare e domina tutto il golfo
di Pozzuoli e permette di scorgere
Capri Procida e Ischia. Fu proprio
questa
posizione
strategica
dell’area a suggerire ad Alfonso
II di Aragona di far edificare la
fortezza, era l’anno 1495 , per
impedire l’avvicinamento e lo
sbarco delle flotte barbare e non
solo , infatti in quel periodo il Re
di Francia Carlo VIII minacciava
di invadere il Regno di Napoli.
La possente opera fu progettata
dall’architetto
Francesco
Di
Giorgio Martini. La natura del
promontorio a picco sul mare
e la presenza nell’ entroterra di
profondi valloni detti “ Fondi

di Baia” resero il castello
inespugnabile ma non per la natura
che nel 1538 in una sola notte,
violenti movimenti tellurici e
fenomeni eruttivi, quelli che fecero
sorgere il monte nuovo, fecero
sprofondare la fascia costiera in
particolare il tratto tra Lucrino e
Baia danneggiando seriamente
il castello. Fu il viceré spagnolo
Don Pedro Alvarez di Toledo a
provvedere alla ristrutturazione
dandogli l’aspetto che conserva
ancora oggi. Il castello oltre ad
opera di difesa fu anche luogo di
incontri politici. Nel 1506 ospitò
il Re Ferdinando III, nel 1576
Giovanni d’ Austria nel 1582 il
duca d’Ossuna. Il castello diventò
anche centro di studi e di ricerche
per volere del vicerè don Pietro
d’Aragona valorizzando anche le
sorgenti termali di Baia. Ma se

nelle lussuose sale soggiornarono
personaggi illustri, nelle anguste
galere furono relegati non pochi
prigionieri. Il castello mantenne la
sua funzione di fortezza militare
per quattro secoli fino all’avvento
dei Savoia. Nel 1860 il castello
fu teatro di un eroico tentativo da
parte di un gruppo di soldati di
difendere il Regno delle due Sicilie
dalle truppe di Garibaldi rinforzate
da reparti di “piemontesi”. Nel
1887 scomparsa l’esigenza di
difendere il paese, un Regio
Decreto sancì l’esclusione del
castello dall’elenco delle fortezze
dello
Stato,
condannandolo
all’abbandono e a una lenta
decadenza. Fu utilizzato come
orfanotrofio Militare dal 1927 al
1975 , per poi accogliere gli sfollati
del terremoto del 1980, nel 1993
fu consegnato alla Soprintendenza
Archeologica di Napoli perché vi
realizzasse il Museo Archeologico
dei Campi Flegrei nel quale esporre
i ritrovamenti di Baia Bacoli e
Miseno. Una sala è dedicata ai
rinvenimenti subacquei effettuati
a Punta Epitaffio lungo la costa
di Baia dove è possibile visitare
con apposito battello la città
sommersa ingoiata dal bradisismo.
Strade,magazzini,ville imperiali,
mosaici e tanti altri reperti
sommersi. Questo splendido paese
ricco di storia oggi sta rinascendo
con molta fatica dalle rovine di
anni di incuria e di mal governo,
quel mare, lo stesso mare dove
è stato teatro di vita mondana
dell’antica Roma che incantò
Orazio e fece dannare Properzio
nasconde ancora molti tesori in
attesa di essere ritrovati.
In Cristo,
Francesco e Chiara
Armando Morabito


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