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lavoro coordinato e occasionale (18.04.2013) .pdf



Nome del file originale: lavoro coordinato e occasionale (18.04.2013).pdf
Titolo: lavoro coordinato e occasionale
Autore: imac

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Il lavoro autonomo coordinato
***
Il lavoro occasionale



Il lavoro autonomo coordinato



Lavoro autonomo / Lavoro subordinato
Lavoro autonomo (art. 2222 cod. civ.)
“Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo
un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza
vincolo di subordinazione nei confronti di un committente”.
Lavoro subordinato (art. 2094 cod. civ.)
“E’ prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante
retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro
intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione
dell’imprenditore”.


Da sempre la giurisprudenza afferma che:
“ogni attività umana economicamente rilevante può essere
oggetto sia di rapporto di lavoro subordinato, sia di
rapporto di lavoro autonomo”.
Cass. Sez. Lav. 8 febbraio 2010, n. 27828



La distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato
I tratti salienti del lavoro autonomo, interpretando a contrario i criteri
giurisprudenziali che definiscono la tipologia “lavoro subordinato” sono
essenzialmente:
• assenza di etero direzione;
• assenza di potere di controllo e disciplinare;
• non inserimento del lavoratore nell’impresa.



La distinzione tra “lavoro subordinato” e “lavoro autonomo”
costituisce un tratto ricorrente in tutti i sistemi giuridici europei.
Il diritto del lavoro, che ha per oggetto il lavoro subordinato, è
ispirato a istanze di tutela del lavoratore, considerato –
giuridicamente ed economicamente – la parte debole del
contratto.
Il lavoro autonomo, invece è trattato come un contratto
disciplinato secondo le regole generali dettate dal diritto civile e,
in molti casi, dal diritto commerciale.


Vi sono rapporti che non rivestono pienamente né i caratteri
tipici della subordinazione, né i caratteri tipici dell’autonomia,
presentando una commistione degli uni e degli altri.
A questa categoria di rapporti la dottrina ha dato il nome di
rapporti di lavoro parasubordinato (espressine generica,
sostituita poi nell’uso dall’espressione più tecnica di
collaborazione coordinata e continuativa, abbreviata in
co.co.co.)



Caratteri essenziali comuni di tali rapporti sono:
• l’oggetto del contratto, che consiste in una

prestazione di lavoro;
• la dipendenza economica del prestatore di

lavoro dal proprio committente.



Il lavoro autonomo coordinato
Art. 409 n. 3 cod. proc. civ.
Si osservano le disposizioni sulle controversie in materia
di lavoro anche nelle controversie relative a:
“rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri
rapporti di collaborazione che si concretino in una
prestazione di opera continuativa e coordinata,
prevalentemente personale, anche se non a carattere
subordinato”.


Il confine
tra lavoro autonomo e collaborazioni coordinate continuative
Il fondamentale discrimine tra prestazioni “autonome” vere e proprie e
prestazioni “coordinate e continuative” è costituito dalla presenza in queste
ultime dei tre seguenti requisiti:
la continuità, di una prestazione che non sia occasionale ma che
perduri nel tempo e comporti un impegno costante del collaboratore a
favore del committente
la “prevalente personalità” della prestazione, intesa come prevalenza
del lavoro personale del collaboratore
il coordinamento, inteso come connessione o collegamento
funzionale con la struttura organizzativa del committente


Il coordinamento
Collegamento funzionale
tra le prestazioni dedotte in contratto e l’organizzazione del committente
Perché sia configurabile un rapporto di parasubordinazione
ai sensi dell’art. 409 n. 3 c.p.c. è necessario che la prestazione
d’opera del collaboratore autonomo con il preponente sia
continuativa e personale, o prevalentemente personale, e che
l’attività si svolga in connessione o collegamento con il
preponente stesso, per contribuire al conseguimento
delle finalità cui esso mira.
(Cass. 1° ottobre 2008, n. 24361)


Il contratto a progetto
art. 61 d.lgs. n. 276/2003, modificato dalla l. n. 92/2012

“i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente
personale e senza vincoli di subordinazione, di cui all'’art. 409, n.3
c.p.c., devono essere riconducibili a uno o più progetti
specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal
collaboratore”.



“Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato
risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione
dell’oggetto sociale del committente, avuto riguardo al
coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente
dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa. Il progetto
non può` comportare lo svolgimento di compiti meramente
esecutivi o ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti
collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più`
rappresentative sul piano nazionale”.



Divieto di rapporti di collaborazione coordinata e
continuativa atipici e conversione del contratto
art. 69 d.lgs. n. 276/2003
comma 1°
“I

rapporti di collaborazione coordinate e continuativa instaurati
senza l’indicazione di uno specifico progetto ai sensi dell’art.
61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo
indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto”.



Divieto di rapporti di collaborazione coordinata e
continuativa atipici e conversione del contratto
art. 69 d.lgs. n. 276/2003
comma 2°
“Qualora

venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi
dell’art. 61 sia venuto a configurare un rapporto di lavoro subordinato,
esso si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente
alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti. …”.



Forma – art. 62 d.l.gs. 276/2003
Il contratto di lavoro a progetto é stipulato in forma scritta e deve contenere, ai fini della
prova, i seguenti elementi:
a) indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;
b) descrizione del progetto, con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del
risultato finale che si intende conseguire;
c)

il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di
pagamento e la disciplina dei rimborsi spese;

d) le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla
esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono
essere tali da pregiudicarne l'autonomia nella esecuzione dell'obbligazione lavorativa;
e) le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a
progetto, fermo restando quanto disposto dall'articolo 66, comma 4.


Estinzione
art. 67 d.lgs. 276/2003 come modificato dalla l. 92/2012
I contratti di lavoro a progetto si risolvono: “al momento della
realizzazione del progetto”.
“Le parti possono recedere prima della scadenza del termine per giusta
causa. Il committente può altresì recedere prima della scadenza del termine
qualora siano emersi oggettivi profili di inidoneità professionale del
collaboratore tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto.
Il collaboratore può recedere prima della scadenza del termine dandone
preavviso, nel caso in cui tale facoltà sia prevista nel contratto
individuale di lavoro”.


Altri diritti del collaboratore a progetto
art. 66 d.lgs 276/2003
• la gravidanza, la malattia e l’infortunio del collaboratore a progetto non
comportano l’estinzione del rapporto contrattuale, che rimane sospeso,
senza erogazione del corrispettivo.
• in caso di malattia e infortunio la sospensione del rapporto non
comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla
scadenza. Il committente può comunque recedere dal contratto se la
sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata
stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a
trenta giorni per i contratti di durata determinabile;
• in caso di gravidanza, la durata del rapporto è prorogata per un periodo
di centottanta giorni, salva più favorevole disposizione del contratto
individuale.


Il corrispettivo
“Il compenso corrisposto ai collaboratori a progetto deve essere proporzionato
alla quantità e qualità del lavoro eseguito e … non può essere inferiore
ai minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attività, eventualmente
articolati per i relativi profili professionali tipici e in ogni caso sulla base dei
minimi salariali applicati nel settore medesimo alle mansioni equiparabili svolte dai
lavoratori subordinati…
In assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso non può essere inferiore,
a parità di estensione temporale dell’attività oggetto della prestazione, alle
retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati
ne settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di
esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto”. (art. 63)



Il lavoro occasionale



Il lavoro occasionale
ai sensi dell’art. 61, comma 2, d.lgs 276/2003, per prestazioni
occasionali si intendono:
i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel
corso dell’anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e
assistenza alla persona, non superiore a 240 ore, con lo stesso
committente, allorché il compenso complessivamente percepito nel
medesimo anno solare non sia superiore a 5 mia euro.



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