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XL

Ia morte

come esclusione sociale

c mme suggello della colpevolezza

VittorioAlfieri

novità nel teatro alfieriano, nel quale f infelice (giusto o iniquo che fosse) poteva comunque trovare nella morte risarcimento e Conforto, Se non vendetta. Ora, la mort. di Mirru sancisce la sua esclusione dalla società e suggella la sua non reintegrabile colpevolezza.

)t

<<Mitra», conclusione
V, scene 2'

e 3u,

w 37 -220)

ì aui riportato il quinto atto d.ellaMirr4 a esclusione della prima scena, nella quale
Lb*;r, si duole d.el suicidio diPerèo e risolue di tentorc ui ubimo colloquio con la
figlia. Se finora egli ba mostrato a Mirra solamente la propria dolcezza e la propria
cimprelsione, stabilisce di mostrarsi ora a lei adirato, pur di spingerla a confessare le
cau s e de ll' in

audito comp ort anrt

e

n

to.

l'ffitto

sperdto, e infine Mirra, sotto l'irusistente assedio
delle domande paterne e soprdttutto spauentata di perdere l'arnore di lui, fa balenare
una implicita confessione. Subito pentita, s'impossessa della spada paterna e si uccide.
Tanto Ciniro quanto la madre Cecri, subito accorsa e informata dell'accaduto, sono
combattuti tra l'orrore e i serutimenti genitoriali; e però si allontaft.ano infine dalla
rnorente, cbe spira disperata tra le braccia della nutrice Euriclea.
ll dialogo conclusiuo tra padre e figlia è un capolauoro di intertsità psicologica, nel
quale I'accerchiamento messo in opera da Ciniro assume una sinistra ambiaalenza a
causa dell' amore incestuoso di Mirra. Corne guida alla lettura, cfr. MD 2, p. 343 .

In. effetti

il colloquio sortisce

METRT:A endecasillabi sciolti.

SCENASECONDA

V- Nfiei,Tragedie,cit.

Ciniro, Mirra

Ciniro

Mirra, che nulla tu il mio onor curassi,

-creduto io mai, no, non l'avrei; convinto

me n'hai (pur troppo ! ) in questo dì fatale
a tutti noi: ma, che ai comandi espressi,
e replicati del tuo padre, or tarda
all'obbedir tu sii, più nuovo ancora
, questo a me giunge.
,

" '

Mirra:

'

45

...Delmioviversei

signoq tu solo... Io de'miéi gravi,... e tanti
falli... la pena... a te chiedeva,... io stessa,'..
or dianzi,.. . qui. . . Presente era la madre;. ' .
deh! perché allor... non mi uccidevi?.'.
È t"''Po

-

Ciniro

tempo ormai, sì, di cangiar modi, o Mirra.
Disperate parole indarno muovi;
e disperati, e in un tremanti, sguardi
al suolo affissi indarno. Assai ben chiara
inmezzo aI dolor tuo traluce l'onta;
rea ti senti tu stessa. I1 tuo più grave
fallo, è il tacer col padre tuo: 1o sdegno

50

41 tarda: lenta. Mirra ha infatti aspettato di essere invitata ben
tre volte dal padre, prima di obbedirgli e di recarsi da lui.

45

falli: colpe. La Pena'..a te

a te la PUni
§hledeva. chredevo

t\\l\l\\

u\\r\§\\\



ru\rr*

zione. Mira aveva in effetti chiesto

al padre. in un precedente colloquio, di punirla delle sue colPe e di
ucciderla, anche per sottrarla alla
terribile sofferenza della sua condizione.

46

or dianzi: Poco

48

,

fa.

lll:

di cangiar modi: di cam-

:i;

,i
l.

:l
.i
,i'

biare atteggiamento.

49 indarno muovi:

i,

Pronuncr

invano.
50 e in un: e al.temqo stesso.

52

traluce l'onta: si vede /b/traggia[che mi rechil.

Ll
53

rcoì oo\ooì(0\g
rea: co)Pevole.

)6)

:ti

l'

PARTE iIOIIIA

LE RIFORME E LE RIVOLUZIONI: ILLUMINISMO E NEOCLASSICISMO (1748 1815)

55

quindi appien tu ne merti; e che in me cessi
f immenso amo! che all'unica mia figlia
io già portai. * Ma che? tu piangi? e tremi?
e inorridisci?... e taci?
A te fia dunque
- pena?
I'ira del padre insopportabil
Mirra Ah!... peggior... d'ognimorte...
Ciniro
Odimi.
-Almondo
favolahaifatto i genitori tuoi,
quanto te stessa, coll'infausto fine
che alle da te volute nozzehaiposto.
Già l'oltraggio tuo crudo i giorni ha tronchi
del misero Perèo...
Che ascolto? Oh cielo!
Perèo, sì, muore; e tu 1o uccidi. Uscito
del nostro aspetto appena, alle sue stanze
solo, e sepolto in un muto dolore,
ei si ritrae: null'uomo osa seguirlo.

Mirra
Ciniro

Io, (lasso mel) tardo pur troppo io giungo...
Dal proprio acciaro trafitto, ei giacea
entro un mare di sangue: ame gli sguardi
pregni di pianto e di morte inalzava;.. .

e,fraisingulti estremi, dal suo labro
usciva ancor di Mirra il nome.
Ingrata...
Mirra Deh! più non dirmi... Io sola, -io degna sono,
di morte... E ancor respiro?...
Ciruiro
Il duolo orrendo
dell'infelice padre di Perèo,
io che son padre ed infelice, io solo
sentir lo posso: io 'l so, quanto esser debba
lo sdegno in lui,l'odio, il desio di farne
aspra su noi giusta vendetta.
Io quindi,

-

non dal terror.dell'armi sue, ma mosso
dalla pietà del giovinetto estinto,
voglio, qual de'padre ingannato e offeso.
da te sapere (e ad ogni costb io 'l voglio)
la cagion vera di sì orribil danno.
Mirra, invan me l'ascondi: ah! ti tràdisce
ogni tuo menom'atto.
Il padar rotto;
lo impallidire, e l'arrossire; il muto
sospirar grave; il consumarsi a lento
fuoco i1 tuo corpoi e i1 sogguardar tremante;

-

90

-

e

il confonderti incerta; e il vergognarti,
. . . ah ! tutto,

che mai da te non si scompagna:

55

ne: del padre. E che: sottinteso "meriti".

durante la celebrazione delle nozze con Pereo, a pronunciare terri-

57 già. prima.
58-59 A te...pena?: per te

bili parole di dìsperazione; tali da costringere a interrompere il rito. Ciniro sottolinea anche come la scel-

dunque l'ira del padre sarebbe llial
un

a soff e re nza

in

soppo rta

61 favola hai latlo:

b iIe ?

hai reso

privi di dignità.

62-63 coll'infausto...posto:
causa della conclusione (fine)

ta dello sposo fosse stata compiuta da Mina medesima, senza
alcuna imposizione.

64 l'oltraggio tuo crudo: /a

a
rn-

tua crudele offesa. I giorni ha

ze da te volute. Ciniro allude alla cri-

tronchi: ha troncato la vira [: ha uccisol; con allusione al suicidio dello sposo in seguito alla conclusio-

si di angoscia che ha spinto Mirra,

ne infelice della cerimonia nuziale.

felice che

haidato\po§ol alle noz-

)64

67 del nostro aspetto: daila
nostra vista.
70 lasso me!: me infelice!
71 acciaro: acciaio, cioè'spada'; *metonimia.

74 fra i singulti
g

I

i

u

lti m i

77
80

s in g h

estremi: Ira

iozzi; nell' agonia.

ll duolo: il dolore.
quanto esser debba: quan-

to grandi è logico che siano.

81
82

desio: desiderio.
aspra: dura.

85
87

qual de''. come develfarel.
la vera causa di una sciagura (danno) cosi orribile.
88 invan me l'ascondi: me /a
nascondi I: la causal inutilmente.

89 ogni tuo menom'atto:
ogni tua minima azione. Roll.o'.
smozzicato.

91
92

grave: serio.
il sogguardar: il guardare di

nascosto.

94
divide.

non si scompagna: non si

95 md
à6 l,t

tue) nasad
1 00-101
non p

fie

passtone
ma), quek

t

punto. Ber
è in grado
re in che

s

glia sia "iq
gisce assa

1O2

a

Coi detti:

XI.

i-

Vittorio AUieri

tutto in te mel dice, e invan tu il nieghi;.
son figlie in te le furie tue... d'amore.

95



..

Mirra Io?... d'amor?... Deh! nol credere... T'inganni.
Ciruiro Più il nieghi tu, più ne son io convinro.
E certo in un son io (pur troppo!) omai,
ch'esser non puote altro che oscura fiamma,
quella cui tanto ascondi.

Mirra

OimèI... chepensil...

Non r,'uoi col brando uccidermi;...
mi uccidi intanto...

Ciniro

e

coi demi...

E dirmi pur non l'osi,

che amor non senti? E dirmelo, e giurado

anco ardifesti, io ti terria spergiura.
Ma, chi mai degno è del tuo cor, se averlo
non potea pur f incomparabil, vero,
caldo amator, Perèo?
Ma, il turbamento
cotanto è in te;. . . tale -il tremor; sì fera
la vergogna; e in terribile vicenda,
ti si scolpiscon sì forte sul volto;
che indarno il labro negheria...

10,

110

Mirya

Vuoidunque...

{armi. .. al tuo aspetto. . . morir. . . di vergogna? . . .
E tu sei padre?
Ciniro
E awelenar tu i giorni,
troncarli vuoi, di un genitor che t'ama
più che se stesso, con f inu:il, cr-udo,
nato silenzio?
son padre:
-Ancor
scaccia il timor;
qual ch'ella sia tua fiamma,
(pur ch'io potessi vederti felice ! )
capace io son d'ogni inaudito sforzo
per te, se la mi sveli. Ho visto, e veggo
tuttor, (misera figlial) il generoso
contrasto orribil, che d strazia il core
infra l'amore, e il dover tuo. Già troppo
festi, immolando al tuo dover te stessa:
ma, più di te possente, Amor nol vol,le.
La passion puossi escusare; haforza
più assai di noi; ma il non svelarla al padre,
che tel comanda, e ten scongiura, indegna
'

125

d'ogni

110

Mirra

scusa

ti rende.

cui tanto invoco, al mio -OMorte,Morte,
dolor tu sorda
sempfe sarai?. . .

6&
!ph.

lk

:
t

rrmùil

s

95
96

mel: me lo.ll: lo.
in te ituoi tormenti

103-105 E dirmi...spergiura:
{lefurie

tue) nascono {son figliel dall'amore.

100-101 ch'esser...ascondi:
che non può esser altro che una
passione ignobile (oscura fiamma\, quella che (cui) nascondi a tal
punto. Benché Ciniro indovini, non
è in grado Iui stesso di immaginare in che senso la passione della figlia sia "ignobile". Ma Mirra reagisce assai colpita.

102 col brando: con la spada.
Coi detti: con le parole.

e non osi neppure

lpur non) dirmi

che non provi amore? E se anche
tu avessi il coraggio (ardiresti) di
dirmelo e di giurarlo, io ti consid e re re

i

\li terrial

s pe rg

iu

ra.

1O7 non potea pur non

ha

appassio-

nato amante.

109 lera:

feroce.

110 in terribile vicenda: in
u na

ignobileì.

113

al tuo aspetto: davanti

terribile alterna nza.

111 ti si imprimono con tale

teriore, tra l'amore e il dovere'.

125 festi: hai fatto; cioè 'hai
tentato di resistere'. lmmolando:
sacrif icando.

a

te.

potuto neppure.

108 caldo amator:

forza sul volto.
112 negheria: negherebbel:che
tu sei innamorata. e di un amore

116 crudo: crudele.
118 qual ch'ella sia tua fiamma. qualunque sia I'oggetto del

126

nol volle: non lo ha voluto

[: che Mirra sacrificasse i propri
sentimenti al senso del doverel.
127 puossi escusare: può essere scusata.

luo dmote, cioè 'anche se ami un
129 tel comanda: te lo ordina
uomo non degno di te'.
I: di svelargli l'oggetto della pas121 la mi. me la.
lpionel. Ten: te ne. lndegna: im123 contrasto; da collegarsi al *teritevole.
v. sg.: 'contrasto, cioe scontro in131 cui: che.

,65

I-E RIFORT\IE E LE

PABTE NONA

RIYOLUZIONI: ILLUMINISMO E NEOCLASSÌCISMO (1748 1815)

Deh! figlia, acqueta alquanto,

Cintro
1'animo

B5

140

t4i

1r0

t5i

160

t65

acqueta: se

non \"uoi sdegnato

contra te più vedermi, io già nol sqno
più quasi omai; purché tu a me favelli'
Parlami deh! come a fratello' Anch'io
conobbi amor Per Prova: il nome" '
Oh cielo!' "
Mirra
Amo, sì;Poiché a dirtelo mi sforzi;
io disPeratamente amo, ed indarno'
Ma, qual ne sia l'oggetto, né tu mai,
né persona il saprà: lo ignora ei stesso" '
ed a me quasi io '1 niego'
Ed io saPerlo
Ciniro
e deggio, e voglio. Né a te stessa cruda
esser tu puoi, che a un tempo assai nol sii
più ai genitori che ti adoran sola'
behl parla; dehl Già, di crucciato padre,
vedi ch'io torno e supplice e piangente:
morir non puoi, senza pur trarci in tomba'
Qual ch'ei sia colui ch'ami, io '1vo' far tuo'
Stolto orgoglio dite strappar non puote
il vero amor di Padre dal mio Petto'
I1 tuo amor, la tua destra, il regno mio,
cangiar ben ponno ogni persona umìle
n ùtae grande: e, ancor che umil, son certo,
che indegno al tutto esser non può l'uom ch'ami'
Te ne scongiuro, Parla: io ti vo' salva,
ad ogni costo mio.
Salva?" ' Che Pensi?" '
Mirra
mia morte affretta" '
dir
tuo
stesso
Questo
pietà, ch'io tosto
per
lascia,
Lascia, dehl
il
da te.. ' per sempre... piè. .. rittagga" '
O figlia
Ciniro
vieni
unica amata; oh! che di'tu? Deh!
Oh cielol in atto
fra la paterne braccia.
di forsennata or mi respingi? Il padre
dunque abborrisci? e di sì vile fiamma
ardi, che temi...

Mirya

Ahlnon èvile;" ' èiniqua

7a miafiammai né mai.

137

per prova: Per esqenenza
nome...i sottinteso'dim-

diretta. ll

mi [il nome] di colui che ami'
138 mi sforzi: mi costringi.

139

indarno:

rnYano;

cioè'sen-

za speranza'.

141
142

persona: nessuno.ll'. loed a me...niego: e quasi
lo nascondo ('l niego = lo neEo)
lperfinol a me stessa.
143 deggio: devo.
143-145 Né a te stessa...sola. nè tu puoi essere crudele nei
tuoi stessi confronti, senza esserlo
(che...nol siil contem?oraneamente \a un tempo) in misura
maggiore (Più) nei confronti dei
Ituoil genitori, che adorano solo te.
146-147 Già... Piangente: ve-

..

e giustq ls
un sono certamente trasformare. glia (come invece
subito dopo' :er
divento 154 in alta: in [persona] nobite. awe-r|a
,a2711'
diibbracciare la figlì: =*
t" \e) supplichevote sia Ancor che umll: benchte di umi6 gesto,
itoinol
'iA'iglint"
tato da Ciniro e furiosamei-:: =t ir"ndo a supplìcarti co,ndizione.
pianlendoJ.
155 artutto: dettutto. ::':::t: Xffi:"J",n'j"?::H
148 senza pur trarci: senza 1S8 Infaui Ie parole ignare qi ;;;'In"lr,ur, checosarc--

di

che ormai (giàì da che ero

i"Jrà

iruto (ciucciato)

trascinate anche

noil. i genitorì1. Ciniro fanno balenare

I

forserrra

in atto di
vogtio occhi di Mirra ,',ro"rr?É,13?rl',.X?l ]*q,
io 'l vo'far tuo: io j=
con-attessnmentodafotte
,";"ig:ri.e:.'-'':-::
n" i"ìlii.";",;il;s";;;l;i
164 abborrisci: odi'
150-151 Cioè il desìderio, pro- !uardare dentro il "sacrÉgio" del
164-169 e di sì vile"'md-"
ogni
in
quale
si
era
ella
fìglia
un
dal
alla
iabù,
pr. ai ,n r", Ji dut"
(liamma' s'
[,.ilto o"gno di lei e della sui con- modo sforzata di tenersi al riparo e bru.ci.di.u1 amore
;:'
può annullare l'affetto too-161 O figlia unica ama- ignobite.lvilel' che temi " i:
Jirll.l,
il mio r= *
"É"
vedere
di
desidera
che
."qritià""
irit"
oi
t",i"
;.i;';;.
l1l9:"
òào"
-9iglovocare
il mio orrore'l'
felice la figlia.
un sinistro doppio serso, n"ll. proiniqua: colpevole'
165
tanto
Mìrra'
152 la tua destta: it congiungi- spettiva incestuosa di
-l'ugg. unica sembra legar- 166 né mai...: sottintesc E
*into ,o, te (la destra è la;maÀo pìù
causà-dell'*enjambement' velero a nessuno" oppure :r:J"rtru', dutu in segno dì unione) si. a"h"
153 cangiar ben ponno: pos- piuttosto ad amata che non a fi- trebbe avere realizzazione''

14e

366

16

3€l
:J

11

mo

1l

1l

XI.

VimorioAlfieri

Ciniro

Mita

.
r-t--, r.\ iniqua'
.

oveprimiero ir genitor

rr.!rT,l"t)

non la condanna, ella non fia: la
svela.
Raccapricciar d,orror vedr.rri it
fuar",
la sapesse... Ciniro.

se

Ciniro

Mirra

Ciniro
175

col disperarmi

.o,,r.i r,lltl :?r:#^'

del mio doloregioco, omai per
sempre

Mirra

perduto hai tu l'amor del padre.

180

Ciruiro
18'

Mirra
che dissi io mai?. . .Me misera

t"'o'
!..

Ove mi ascondo?... Ove morir?
tuo mi varrà...

.

Ove

_

ror.?l

Ma il brando

,Ciruiro

Mirra
190

Ciniro
e d'orro.r pieno,
rmmobil resto.

e

d'ira,. .rr?.;rtj.::utn'o'"'

Mirra

195

Ciniro

Mirra
Ciruiro

166-168 Che parliZ...svela:
che. cosa dici? lta passione) non
puo essere (non fia non sareb_
=

bel colpevole, quando lovel prima
r/ fuo stesso padre non l,ha
con_
dannata: svélameta.

175 col

disperarmi co, tuoi

modi: facendomi disperare con
tuot atteggiamenti.

180

aggiungerassi: sl andrà

ad aggiungere.

181

t

Da te...tungi?...: [dovro]

rc morire lontana da te?

182 Oh madre mia felicel...al
tuo fianco: è infine la rivelazione. sia
pure in forma implicita, dell,amore
oi

Mirra per rl padre; tutta compressa
nell'esclamazione Oh madre
mia
felice!, che ha valore in se stessa,
e

assume sinistri doppi sensi per l,aggiunta finale di al tuo fianco.

terribil...accen.184-185 qual
tl!:
sotttnteso ,mi si mostra,: e il

lampo è quello della verità, acce_
n te a p-ìunto-erntre*Ìrfia-fdft
re.
e tPtE
9s!r t,
ca

-sgP-Qy-@

"-

affi

r

188 mi varrà: mi darà aiuto.
189 la destra: /a mano.Rat-

ta: veloce.
195 l'orrido arcano: l,orribile
mrstero

196-197 Ma, poiché egll[: rl se_
gretol esce dal/a mia bocca
llabro)
sotamente insieme a//a vita poiché
[:
r no nvelato solo in punto
di mortel,
muoto meno colpevole (men rea).

198 A chi it mio pianto?:

Ci_

nrro non sa neppure se possa
rivotgere alla figlia morente il proprio

dolore, che gli appare contaminato
dalla rivelazione appena ricevuta.

Per questa ragione fuggirà dalla

vrsta della figlia.

199 nol merto: non lo merito.
200 nascondi...: sottinteso .le

reali ragioni del mio malessere
e

della mia mone,. ll desiderio di
conservare almeno agfi occhi della
ma_
dre la propria innocenza verrà violato.dal padre, che rifiuta anche questa
mtn.tma (ma significativa sul piano
srmbottco) complicità con la figlia.

)67

PARTE NONA

205

non si spalanca?.. . Alla morente iniqua
donna appressarmi io non ardisco;. . . eppure,
abbandonar la svenata mia figlia
non posso...
SCE,NA TERZA

Cecri, Euriclea, Ciniro, Mirya

Cecri
Ciniro

Al suon d'un mortal pianto...
Oh cielol

non t'inoltrar...

Cecri
Mirra

Presso a17afig1ia...

Ohvoce!

Euriclea Ahi vista I nel suo sangue
Mirra?...

Cecri
Ciniro
Cecri

La figlia?.

a terca giace

..

Arrerati...
Svenata!

Come? da chi?.

..

Ciniro

Vederla vo'.

..

Tiarcetra...
Inorridisci... Vieni... Ella. .. trafitta,
di propria man, s'è col mio brando. ..

Cecri

E lasci

così tua figlia?...

Ciruiro

Ahl la vogli'io...
Più figlia

non c'è costei. D'infame orrendo amore
ardeva ella per... Ciniro...

Cecri
215

Che ascolto?

Oh delittol...

Ciniro

-

Deh! vieni: andiam, ten priego,

morir d'onta e di dolore altrove.
Cecri Empia...
Oh mia figlial ...
a

-

Ciniro
Cecri



Ahl vieni...
Ahi sventuratal...

più abbracciarlaio mai?...
SCENAQUARTA

Mirra, Euriclea

Mirua
220

Quand'io... tel... chiesi,...
darmi... allora,... Euriclèa, dovevi il ferro...
io moriva... innocente;... empia. .. ora... muoio...

dal so'potro'.
paterno.
219-220 le baltute finali sono rMirra, e attraverso il quale Ciniro 2O9 vo' voglio.
216 d'onta: di vergogna. volte da lvirra alla fida nulrice Euì-mostra di rendersì conto della ìn212 la vogl.io...: sottinteso 217 Empia... -O miafiglia!: clea, una seconda madre, che =
quietante profferta implicita nella ,soccorrere,.
le due battute ben sinte.tizzano l,am- l,unìca a restarle accanto nel mG
femminilitàdellafiglia
2l4 per...Ciniro: ìl padresi ri- bivalenzamaternadinanzi allamorte mentodellamorte.Leparoledi Mi.205 Al suon...pianto...: sot- ferisce a se stesso ricorrendo 61 di Mirra ealla contemporanea rive- raalludonoal fattoche Eurrcleaave
tinteso 'accorro .
nome proprio, quasi per meglio lazione del suo amore per il padre. va rifiutato dì procurare a Mirra una
206 non t'inoltrar: non awi- distinguere i'oggetto deìl'amore 218 né più...mai?...: sottinte- spada perché ella potesse uccldersi.
203 donna: è termine pregnan- crnarti. Presso alla figlia...:
te, non usato precedentemente per tinteso 'voglio andare'.

sot-

incestuoso della figlia da sé e

proprio ruolo

ESERCIZI
.§G§§i lndividua ilvalore espressivo (reticenza, censura,
esitazìone, mistero, indicibilità, pudore) delìe frequenti
interruzioni e

sospensioni.
,68

tl$l$*

lldialogo con il padre mette in difficoltà Mirra, divisa tra
il rispetto della f iglia e la passione dell'innamorata.
Sottolinea iì crescendo d'ambiguità delle parole e dei

CAPITOLOry

Giuseppe Parini

a

Giuseppe Parini nasce il 23 maggio del1129 a Bosisio, in Brianza" Trasferitosi a
Milano nel '39, frequenta Ie scuole dei Barnabitifino al '52. Nel '53 à accolto
nell'accademia deiTrasformati, uno dei piir prestigiosi centri culturali attivi a
Milano. Un anno dopo è ordinato sacerdote, Successivamente, la vita del poeta
à segnata da due fasi entrambe importanti: la prima, relativa agli anni tra il '54 e
il '68, lo vede al servizio presso famiglie della nobiltà milanese culturalmente più
dinamica e rnoderna; nella seconda fase, dal '68 al '96, lavora entro le strutture
dell'amministrazione austriaca. Neltriennio in cui la città fu occupata dai
francesi (1796-'99) continua la sua attività di docente. La morte awiene a Milano
nell'agosto del 1799. pochi mesi dopo il ritorno degliaustriaci.

o

Dopo l'esordio poetico, rappresentato da Alcune poesie di Ripano Eupilino
.1752\, ispirate ai modi lÉtterari del petrarchismo e dell'Arcadia, nel 1757
compone il Dialogo sopra la nabiltà, in cuivengono gettate Ie basi della sua
critica antinobiliare. Nel 1763 e nel 1765 escono ll Mattinoe ll Mezzogiorno, due
poemetti dedicati a ritrarre ivizi della nobiltà che avrebbero dovuto trovare
compimento, nel progetto iniziale. in una terza parte intitolata la §era. Negli
anni successivi e sino alla rnorte il poeta continuerà a lavorare, a più riprese, a
un poema organico, articolato in quattro parti Ul Mattino, ll Mariggia, ll Vespro,
La Nattel, destinato a raccontare una giornata esemplare della vita di un
giovane nobile. Di qui iltitolo di ll Giorna,testimoniato a partire dal 1785.

a

Accanto a numerose poesie d'occasione, Parini scrisse svariate odi. Ia cui
composizione abbraccia gli anni dal 1757 al 1795, e cioètutto intero il periodo
della sua Brodueione maggiore. Delle Odiuscirono due edizioni, una nel 1791,
che comprendeva ventidue testi, e una nel 1795 che ne comprendeva
vènticinque. È possibile riconoscere, schernaticamente. tre fasi compositive
nelle Odi. La prima fase va. dal 1157 a|1770 circa. Le odi di questo periodo sono
caratterizzate da temi Sòdìflie civili, così che il poeta si mostra impegnato in una
dimensione schiettamente pubblica. La seconda fase (1777''85) non abbandona
Ia dimensione civile, ma siconcenffa sulla funzione sclcia!e 4Qta cultura e
dell'educazione piuttosto che su granditematiche pubbliche. La terza ed ultima
fase (1787-'95) è caratterizzata dal ripiegamento malinconieo e no§tal§ico §ui
tem i del I'interiorità esistenziale.

ll Giorno

L'opera maggiore di Giuseppe Parini, il poema in endecasillabi sciolti ll Giorna,
si presenta incompiuta. Le questioni filologiche legate al Giorno pariniano sono
aSsai complesse e dipendono, fra l'altro. dalla prolungata elabOrazione
dell'opera, a cui Parini dedico circa quarant'anni di lavoro.
La lunga elaborazione del Grorno risponde a due progetti sostanzialmente

diversi e fra loro incompatibili. ln una prima fase (centrata intorno agli anni
Sessanta) il poeta pensò a tre poemetti intitolati ll Mattino, ll Mezzogiornoe La
Sera, dedicati a criticare la corrotta aristocrazia cittadina. Pubblicati nel 1763 e
nel 1765 il primo e il secondo poemetto, ilterzo lLa Seral, benche piit volte
annunciato cOme imminente, nOn venne mai realizzato. ln una seconda fage
{awiata nelcorso degli anni Settanta e protrattasifino alla morte del poeta},
Parini lavoro invece al progetto di un poema organico, da intitolarsi ll Giarno,
suddiviso in quattro parti t// Mattino, tl Meriggia, llVesproe la Noffe). Esso è
dedicato al medesimo tema e coincide in certa misura, per le prime due parti,
con i poemetticompostiper ilprimo progefio: e però risulta significativam§nte
mutato nella prospettiva ideologica (influenzata dalla partecipazione diParini
alla politica riformista di Maria Teresa d'Austria) e nelle intenzioniartistiche {in
senso moderato e neoclassico).
Nel Grorno il narratore si presenta nei panni di «Precettor d'amabil Rito». cioè di
educatore al piacere e al divertimento, Destinatario deisuoi insegnamentiè un
«Giovin Signore», che il Precettore intende guidare attraverso le varie tappe
della sua giornata, owiamente tutta dedicata a frivolezze e divertimenti. Mentre
finge diaderire a quel mondo e anzidicelebrarne i meritie i pregi, il Precettore
incarna una prospettiva critiea e dissacratoria, manifestata attraverso il taglio
ironico e parodistico dominante, Gli strumenti attraverso iqualisidetermina [o
sfasamento e la tensione tra ciò che il Precettore dice e il significato che [e sue
parole acquistano, difatto, agli occhi del lettore sono quelli dell'innalzamento
stilistico e retorico. Ouesta procedura g§nera nel lettore un atteggiamento
costante di sospetto, spingendolo a rovesciare il significato deglienunciati del
precettore. Parini cioè punta costanternente su un meccanismo antifrastieo: dice
bianco (anzifa dire bianco al Precettore) perché si intenda nero; dice sì perché si
intenda no.
Come il Giovin Signore manca di spessore psicologico e di personalità, così è
anche per la Dama, che di fatto è solo il corrispettivo femminile del suo cicisbeo.
Anonimi sono anche gli altri personaggi dell'opera, sia che appartengano
all'ampio corteggio dei servitori, sia che invece trovino posto nelvariegato
mondo dei "pari".



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