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XL

Ia morte

come esclusione sociale

c mme suggello della colpevolezza

VittorioAlfieri

novità nel teatro alfieriano, nel quale f infelice (giusto o iniquo che fosse) poteva comunque trovare nella morte risarcimento e Conforto, Se non vendetta. Ora, la mort. di Mirru sancisce la sua esclusione dalla società e suggella la sua non reintegrabile colpevolezza.

)t

<<Mitra», conclusione
V, scene 2'

e 3u,

w 37 -220)

ì aui riportato il quinto atto d.ellaMirr4 a esclusione della prima scena, nella quale
Lb*;r, si duole d.el suicidio diPerèo e risolue di tentorc ui ubimo colloquio con la
figlia. Se finora egli ba mostrato a Mirra solamente la propria dolcezza e la propria
cimprelsione, stabilisce di mostrarsi ora a lei adirato, pur di spingerla a confessare le
cau s e de ll' in

audito comp ort anrt

e

n

to.

l'ffitto

sperdto, e infine Mirra, sotto l'irusistente assedio
delle domande paterne e soprdttutto spauentata di perdere l'arnore di lui, fa balenare
una implicita confessione. Subito pentita, s'impossessa della spada paterna e si uccide.
Tanto Ciniro quanto la madre Cecri, subito accorsa e informata dell'accaduto, sono
combattuti tra l'orrore e i serutimenti genitoriali; e però si allontaft.ano infine dalla
rnorente, cbe spira disperata tra le braccia della nutrice Euriclea.
ll dialogo conclusiuo tra padre e figlia è un capolauoro di intertsità psicologica, nel
quale I'accerchiamento messo in opera da Ciniro assume una sinistra ambiaalenza a
causa dell' amore incestuoso di Mirra. Corne guida alla lettura, cfr. MD 2, p. 343 .

In. effetti

il colloquio sortisce

METRT:A endecasillabi sciolti.

SCENASECONDA

V- Nfiei,Tragedie,cit.

Ciniro, Mirra

Ciniro

Mirra, che nulla tu il mio onor curassi,

-creduto io mai, no, non l'avrei; convinto

me n'hai (pur troppo ! ) in questo dì fatale
a tutti noi: ma, che ai comandi espressi,
e replicati del tuo padre, or tarda
all'obbedir tu sii, più nuovo ancora
, questo a me giunge.
,

" '

Mirra:

'

45

...Delmioviversei

signoq tu solo... Io de'miéi gravi,... e tanti
falli... la pena... a te chiedeva,... io stessa,'..
or dianzi,.. . qui. . . Presente era la madre;. ' .
deh! perché allor... non mi uccidevi?.'.
È t"''Po

-

Ciniro

tempo ormai, sì, di cangiar modi, o Mirra.
Disperate parole indarno muovi;
e disperati, e in un tremanti, sguardi
al suolo affissi indarno. Assai ben chiara
inmezzo aI dolor tuo traluce l'onta;
rea ti senti tu stessa. I1 tuo più grave
fallo, è il tacer col padre tuo: 1o sdegno

50

41 tarda: lenta. Mirra ha infatti aspettato di essere invitata ben
tre volte dal padre, prima di obbedirgli e di recarsi da lui.

45

falli: colpe. La Pena'..a te

a te la PUni
§hledeva. chredevo

t\\l\l\\

u\\r\§\\\



ru\rr*

zione. Mira aveva in effetti chiesto

al padre. in un precedente colloquio, di punirla delle sue colPe e di
ucciderla, anche per sottrarla alla
terribile sofferenza della sua condizione.

46

or dianzi: Poco

48

,

fa.

lll:

di cangiar modi: di cam-

:i;

,i
l.

:l
.i
,i'

biare atteggiamento.

49 indarno muovi:

i,

Pronuncr

invano.
50 e in un: e al.temqo stesso.

52

traluce l'onta: si vede /b/traggia[che mi rechil.

Ll
53

rcoì oo\ooì(0\g
rea: co)Pevole.

)6)

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l'