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XI. VittorioAlfieri

ha scrìtto. A qualivalori fa appello?
lndividua Ie espressìoni che Alfieri usa come metro di giudizio sulla validità di ciò che
dell'autore'
tragica
Riassumi in un breve scritto I principi a cui si ispira Ia "poetica

v

alfieriane, mettendo
I I critico offre qui un esempio di tettura psicoanalitica delle tragedie
I riiitievo la tendenza, già moderna, di Alfieri a esplorare le zone prof onde e oscure della

Mirra)
tesempio
scissione dell'io

in

E. Raimondi, Le ombre dell'abis'

psiche. Di qui t'interesse e l'attualità di personaggi, il cui dramrna nasce dallo scatenarsi di
'impulsi
irrazionali e contrastanti che insidiano t'unità detl'io. ll «disordine interno» tuttavia
si esprime in forme classicamente controllate, di una geometrica razionalità.

1981ì, in / sentieri del lettore, ll
Bologna '1994, vol. ll,

llorobìema della esplorazione onirical della realtà è uno dei grandl temi settecenteschi:

PP

. 303-304, 306-307

il

luiuggio nelle terre inesplorate o ancora poco esplorate comincia certamente con il Settecento, che non è soltanto il secolo della ragione, ma anche dell'esplorazione di tutto ciò
che va sotto ìl termine ambiguo di crudeltà. [...]
Alcuni teorici e interpreti hanno riconosciuto che nella storia del teatro moderno vi sono
la
due forme: l'un'a che si può chiamare forma chiusa e l'altra forma aperta, scjttolineando che

prima è dominata dall'ordine e dalla geometria, l'altra dal disordine e della casualità. Ai poli di questa dualità possono essere posti da una parte Racine e dall'altra Shakespeare. Sotto l'aspetto
del rigore geometrico, della razionalità e del calcolo, il testo alfleriano è sicuramente un testo che
appartienJ atta cosiddetta tradizione francese. Tuttl i personaggi parlano un'unica lingua, come
forse e una sola la lingua dei sogni. Ma nello stesso tempo c'è il disordine interno, una forza di
poesia deautodistruzione, una barbarie (è un'altra parola settecentesca: Diderot diceva che la
quella
come
un'area
pensare
a
anche
fa
ci
che
de
barbare»2)
«quelque
chose
ve essere
sogni,
nei
suoi
shakespeariana: l'Alfieri ha letto attentamente Shakespeare anche se lo travestì,
nella
si
legge
recita,
che
egli
ìn abiti rigìdamente neoclassici. Saul non a caso, è l'ultimo testo
E un
scena.
re
sulla
da
muore
Saul
come
Vita, dicÀarando di morire come attore drammatico
interstrana
una
il
Saulè
Ora
attore.
ottimo
era
un
l'Alfieri
e
estrema,
caso di identificazione
papretazione alfieriana di una crisi di identità, di una scissione dell'lo, dove sono compresenti
conteso
radossalmente Re Lear e Amieto, dove il personagEio dominante ò drammaticamente
"io" vivente Geomedal dubbio sulla perdita dì se stesso, del suo ruolo di sovrano e del suo
della costruziola
razionalità
mescolarsi;
a
alfìerano
nel
testo
tria e disotdihe tehdono dunque
oso
dire la mornon
è,
ciò
che
con
contatto
a
razionale,
non
è
qualche
che
cosa
a
ne obbedisce
..]
te, ma il sogno, che un vecchio topos, non privo di verìtà, dice ttfratello della morte». [
Mirra
la
canonici,
testi
due
sviluppano
Se avàssimo più tempo per analizz.are come si
gioca
personaggio
ogni
dove
itinerario
strano
di
specie
e il Saul vedremmo che esiste una
di più per l'Alfieri'
la sua forza. [...] Ouesto vale in generale per ogni testo teatrale e ancora

se teniamo conto che scienza dell'uomo, psicologia, dà poi luogo a un'interpretazione
personaggio in
dell'uomo che non è quella, tradizionalmente psicologica, che concepisca il
quello
è
al centro della
che
personaggio,
il
l'opposto:
quanto entità definita. È vero anzi
che esiste
piùr
scopre
stesso,
possiede
se
non
indefinita,
realtà
una
realtà drammatica, è
qualche cosa in lui che parla contro dì lui. ll personaggio alfieriano comìncìa a scoprìrsi
.or" p"rronaggio scisso, è in una sorta dì situazione sublimata, un caso dì neVrosi [ ']

come egli ci porSe solo leggessimo il Parere sulla Mirra, resteremmo quasi abbagliati da
i rapporti istidi
tuttl
negazione
come
inconscio,
il
è
cosiddetto
oggi
ta sino a conoscere cio che
precede la cul«barbarico»,
che
ciò
il
civile:
società
livello
di
a
e
culturà
di
a
livello
tuzionalizzati
degli stessi individui. Ciò è evidente nel caso di Mirra: quando Mirra si
tura e che è all'interno
può dire, la sente soltanto
trova di fronte alla madre, Àon la riconosce più come madre e non lo
di orda freudiana,3 l'Alfieri
specie
in
una
per
uomo
lo
stesso
lei
come amante che combatte con

I

esplorazione onirica: esp/o-

2
,m
3

«quelque...batbare>r.. qualche
di barbaro.

della realtà attraverso il so'

in una specie di orda freu-

fuia:

cioè in una specie di scontro

-:-scio, animato dalle categorie

{c,,.he descritte

da Sigmund Freud.

morale e si afsa bene di essere arrìvato ad un vertice che è al di là del linguaggio normale della
«nafretta a dìre nel Parere chetuttavia bisognerebbe toccare ogni tanto questo che eglì chiama
ci
che
rende
si
eonto
L'Alfieri
scosissimo, ma naturalissimo e terribile tasto del cuore umano)r'
interno;
suo
al
operanq
distruzioni
che
all'uomo,
dentro
sono delle forze oscure, che la notte è
poi neanche bisogno,di esegli stesso ci dà la chiave, in questo caso, con parole che non hanno
sàre molto rammodernate: ((nascosissimo», «naturalrssimo» e «terrìbile» dlcono in tre battu-

i",

,

,nu tp"cie di linguaògio fuori del tempo, cio che e veramente

rn

gioco'

341

LE RIFORME E Ì"E

PARTE NONA

mini tutti

Ì]VOLUZIONI: ILI,U

e pef quella purissima gloria che ad essi ne dee ridondare. Ma se non pos-

sono assolutamente procedere nel modo su divisato,S li consiglio a desistersi dalle
impresa dello scrivere e a cetcate altri mezit per camparc, ché tutti,e in ogni tempo
e governo, riescono a ciò più atti che non il mestier delle lettere. In una patola, in
somma, io dico che all'ingegno dee bensì la ricchezza servire, ma non mai alla ricchezza l'ingegno.lo

8 su divisato:

sopra indica-

to.

9

tutti.

10

i mezzi per campare.

all'ingegno...l'ingegno:

17

ESERCIZI

ffi{

Alfieri propone un modello aristocratico di intellettuale,
diverso sia dal letterato-cortigiano che dal philosophe
illuminista. Elencane i requìsiti.

Genesi del titanismo
e del pessimismo

alfieriano
da V. Masiello, L'ideotogia tragica
di Vittoiio Alfieri, Edizioni dell'Ate-

benessere economico deve esse- gno, ma l'ingegno non deve servire utile a chi sia dotato di inge- re a procurarsi ricchezza.

.,

Come viene motivata da Alf ieri una concezione elitaria
della cultura, completamente avulsa dai bisogni pratici?
A quale tradizìone si rifà?

asiello individua la matrice storica della ideologia alfieriana, antitirannica e insieme
antiborghese, nell'arretratezza feudale del Piemonte settecentesco, che non vide lo
sviluppo di una borghesia o di un'aristocrazia illuminata e moderna. Perciò le premesse
illuministiche (per esempio l'idea stessa di libertà), svuotate di ogni contenuto polemico
costruttivo, volgono verso esiti pessimistici, potenziando un'ideologia aristocratica eroica
e velleitaria.

neo, Boma 1964.

l\ lon vi fu nel Piemonte

del Settecento una trasformazione in senso capìtalistico o

l\lprecapitalistico, legata allo sviluppo dell'agricoltura, delle attività artigianali o indu-striali, alla liberalizzazione del mercato; e mancò quindi il costituirsi di una classe borghese cospicua e intraprendente o di un'aristocrazia moderna e imborghesita, che
potessero rìconoscersi positivamente nell'llluminismo e farne propri i problemi, le
ansie, le proposte. [...1

Orbene, queste angustie e strozzature dell'ambiente, della vita socìale, economica,
culturale e morale del Piemonte, queste particolari condizioni di una società, che, soprattutto ai livelli aristocratici, non si riconosce nelle nuove idee ed anzi le giudica, più che
estranee, rischiose e le guarda con sospetto ed ostilità, si riflettono in più sensi e con plura.
lità di effetti nell'Alfierl e condizionano il conformarsi della sua ideologia aristocratico-libertaria e classico-illuministica: un'ideologia al contempo antitirannica ed antiborghese, inti-'
mamente scompensata e contraddittoria.
Di una tale aristocrazia, ancora legata «agli antichì spiriti degli ordìnì feudali» l'Alfieri è
espressione vigorosissima ed ìnsieme coscienza critica: orgoglio e coscienza arlstocratica,
senso della superiorità sua e della sua classe, classistico dispregio dei valori «borghesi»
del vivere (associato all'indifferenza per i problemi concreti, sociali, economici e giuridici).
spasmodica volontà di grandezza, sono la base del titanismo alfìeriano. Lo stesso alf ieriano
ideale di libertà, se utilizza, inìzialmente, motivi e temi della pubblicistica illuministica, e se
sl organizza, inizialmente, entro schemi e formule di stampo illuministico (tra Voltaire e
Montesquieu), si rivela poi, a ben guardare, profondamente diverso neìla sua arlstocratica
configurazione dal piir «borghese» e «concreto» ideale illuministico di libertà, tulto nutrito
di problemi storici, politici e sociali. La libertà propugnata dall'Alfieri, viceversa, è tutta
nutrita di ragioni plutarchiane, e si realizza in un clima di sentimenti eccelsi e magnanimi:
essa è piuttosto espressione di un esasperato individualismo eroico radicalmente antisocìale, è ansia di totale realizzazìone di sé, di lntegrale ed illimitata affermazione del proprio
io: è la libertà del grand'uomo e del superuomo, una libertà riservata alla aristocrazia dello
spirito, ed in quanto tale, se pure ha un riflesso politico, non ha, sostanzialmente, una
autentica ispirazione politica.

,6


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