File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



Numero 3 Maggio 2013 .pdf



Nome del file originale: Numero 3 Maggio 2013.pdf

Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Adobe InDesign CS4 (6.0) / Adobe PDF Library 9.0, ed è stato inviato su file-pdf.it il 21/05/2013 alle 16:00, dall'indirizzo IP 87.7.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1509 volte.
Dimensione del file: 5.3 MB (12 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


n° 3 - maggio... mese mariano 2013

anno xxvii

Periodico di Formazione, Testimonianza e Comunic@zione Francescana

MARIA È LA STRADA

PER LA FELICITà
Il
mese
di
Maggio
è
particolarmente amato e giunge
gradito per diversi motivi. La
primavera fiorisce con vigore dopo
le “incertezze” di aprile… il clima,
finalmente benevolo, ci spinge al
contatto con la natura e predispone
anche il nostro spirito ad una
“rinascita”.
Per l’universo Liturgico, maggio
appartiene al Tempo di Pasqua,
il tempo del disvelamento del
mistero di Cristo nella luce della
Risurrezione; è anche il tempo
dell’attesa dello Spirito Santo.
In
questa
atmosfera
di
rinnovamento si colloca la tradizione
della Chiesa di dedicare il mese di
maggio alla Vergine Maria.
Maria è la “rosa” più splendente
del creato, apparsa quando Dio,
mandando il suo Figlio, ha concesso
al mondo una nuova primavera.
Allo stesso tempo è tra le artefici
della nascita della Comunità
cristiana: il cuore spirituale, con
la sua presenza tra i discepoli è
memoria vivente del Signore Gesù
Cristo.
Maggio è considerato il “mese
delle grazie e delle glorie di
Maria”…in questo mese piovono
copiose le grazie per tutti coloro che
faranno ricorso a Colei che siede
sul “trono della grazia, per ottenere
misericordia e trovare Grazia nel
bisogno” (Eb 4,16).
Nei momenti di tribolazione,
quando i dubbi e le paure prendono
il sopravvento, chi meglio di Maria
potrà consigliarci? Maria è la
mediatrice di tutte le grazie, è un
faro splendente, che illumina.
Ella è la Madre del Verbo
Incarnato, la Sposa dello Spirito
Santo. Lei trovò grazia presso Dio,
ricevette da Gesù la pienezza della
felicità e della pace. Questa pace e
questa felicità le ricevono, attraverso
Maria , tutti coloro “che ascoltano la
Parola di Dio e la osservano” (Lc
11,28).

Maria è la strada per la felicità:
Lei aiuta ogni uomo, affinché nella
luce dell’Amore dello Spirito Santo,
questo trovi in ogni Parola di Dio
Gesù e, in Lui, il Padre, la sua
felicità e la sua pace.
Questa felicità e questa pace
aumentano in coloro che, come
Maria, ascoltano attentamente la
Parola di Gesù, Figlio di Dio fatto
Uomo.
Maria e Gesù non si possono
separare : se Cristo è il frutto, Maria
è la pianta…se Cristo è il sole,
Maria è il Cielo…se Cristo è la
perla, Maria è lo scrigno.
Durante tutto Il mese di maggio
penseremo a Maria , che per tutta
la sua vita, attraverso il fedele
adempimento della volontà di Dio,
ha cantato un continuo “Magnificat”,
un inno di ringraziamento e di lode
a Dio: “L’anima mia magnifica il
Signore e il mio spirito esulta in Dio
mio Salvatore, perché ha guardato
l’umiltà della sua serva; d’ora in poi
tutte le generazioni mi chiameranno
beata. Grandi cosa ha fatto in me
l’Onnipotente e santo è il suo nome”
(Lc 1,46-49).
Con l’aiuto di Maria, prego
con tutto il mio cuore affinché
queste parole entrino, ad una ad
una, nel cuore dei giovani lettori,
trasformandoli in cuori aperti
all’azione del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo, generosi verso le
sorelle e i fratelli, che incontreranno
nel loro cammino.
Diano ad essi fede, per fare il
bene in maniera incondizionata,
e tanto coraggio, per superare le
prove, anche quelle più difficili.
Sappiano ispirare anche negli altri
la decisione di donarsi totalmente al
Signore, per il bene della Chiesa,
che in Papa Francesco ha trovato
una guida saggia e illuminata, per
un futuro fatto di luce e di speranza.
Ave Maria!
Maria Maistrini

2

camminiamo insieme

100 ANNI... E NON
anno xxvii

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

SENTIRNE IL PESO!!!
Ore 10,15 del 21 aprile 2013
sono ad Assisi, nella Basilica di S.
Francesco; di fronte a me la tomba
del Serafico Padre e mi viene
spontaneo pregare così: “GRAZIE
per il dono della FRATERNITA’;
GRAZIE in particolar modo del dono
della fraternità di Soccavo! Continua
a guidare i nostri passi verso l’unità,
l’umiltà e il servizio! Sii compagno
nella gioia e nella difficoltà!”
Uscendo dalla chiesa, mi son
detta: ”Marì, capisci, il 5 maggio
2013 la tua fraternità OFS compirà
anni e se li porta proprio bene!”
Ripercorrere questo arco di tempo
non è facile e perché all’inizio
non c’ero e perché sicuramente
i miei ricordi sono tanti e non
cronologicamente ordinati!
Nel
1913 Soccavo era
prevalentemente campagna e i nostri
frati, P. Leonardo da Forchia, fra
Serafino da Napoli, p. Aurelio da
Cervinara, si stanziarono in una
“masseria” creando subito buoni
rapporti con i contadini e le relative
famiglie.
Il primo registro recuperato della
fraternità Ofs, risale proprio al
1913, e si leggono le prime firme dei
terziari francescani che avvertono
l’esigenza di “riunirsi” e pregare.
Le condizioni socio economiche
della zona migliorano; nascono i
primi condomìni, parchi, negozi
… via Epomeo si popola! I terziari
si riuniscono una volta al mese per
pregare e formarsi. Nel 1957 ci fù
l’inaugurazione del Convento, con la
piccola chiesa dedicata alla Madonna
di Montevergine.
Nel 1964 con p. Michelangelo
Curciotto, p. Arsenio, p. Paolo
Bellino, p. Isidoro Orlando, fra
Salvatore Vivolo, nasce la prima
fraternità Gi.fra
Nel 1971 il convento e la piccola
chiesetta furono abbattuti perché
piccoli e stretti rispetto alle esigenze
del quartiere.
Durante i lavori la S. Messa viene
celebrata in un garage di un parco in
via Montevergine. L’Ofs e la Gifra,
anche se in condizioni precarie,
continuano il percorso di preghiera,
di formazione e di servizio anche
per la ventata fresca del Concilio
Vaticano II
Nel 1975 si inaugura la nuova
Chiesa: rinnovato entusiasmo e
presa di coscienza che si può fare e
dare di più!!

Sono entrata a far parte della
gioventù francescana nel 1966 e mi
ritrovo la gifra maschile guidata da P.
Arsenio e la gifra femminile guidata
da p. Franco Laseca. Percorsi diversi,
incontri programmati (mercoledi per
i maschi, sabato per le femmine) ma
le mentalità si adeguano ai nuovi
tempi e . . . la forza dell’unità dei
giovani viene fuori e si realizzano
tanti sogni! (incontri regionali,
nazionali, internazionali)
Grazie ancora P. Luigi Monaco
che ti sei speso per noi!
Gli anni passano e nel 1972
emetto la mia professione Ofs pur
rimanendo nella Gifra.
Il passaggio definitivo all’Ofs
avvenuto circa dieci anni dopo
è traumatizzante: i terziari si
incontrano una volta al mese e alla
16,00 del pomeriggio!
Io, abituata a vedere i gifrini
tutti i giorni e a tutte le ore…. mi
disoriento, mi chiedo se è il posto
giusto. Ma … il Signore attraverso

la testimonianza di tante sorelle e
fratelli nella fede mi risponde!
Come non ricordare la coerenza
di fede e di vita di Assuntina Ciotola
(chiamata da noi la “tuppessa” per
via dei capelli)?
Quanta pazienza verso i giovani in
Anna e Pasquale Russo!!! L’impegno
costante in fraternità di Dalida Di
Renzo e la gioia di Gabriella! I nomi
citati sono solo “alcuni” di quelli che
ci hanno preceduto nel cammino di
fraternità e che ci hanno lasciato tra le
mani un “testimone” da trasmettere
alle generazioni future.
Quanta acqua sotto i ponti 19132013!
Gli incontri si sono moltiplicati,
gli orari allungati (ci si vede ogni
mercoledì alle 19,00) gli impegni
“ampliati” a tutto spiano.
Non esiste più il terziario isolato
che prega a casa sua …. ma il
francescano che raccoglie l’invito
della chiesa: “i laici …. Sono chiamati
…. All’incremento della Chiesa e

alla sua santificazione. L’apostolato
dei laici è quindi partecipazione
alla missione salvifica stessa della
Chiesa; a questo apostolato sono
tutti destinati dal Signore stesso
per mezzo del battesimo e della
confermazione. Dai sacramenti
poi, e specialmente dalla sacra
eucarestia, viene comunicata e
alimentata quella carità verso Dio
e gli uomini che è l’anima di tutto
l’apostolato” (Lumen Gentium, 33)
I terziari quindi si rimboccano le
maniche e collaborano con la Caritas
parrocchiale per venire incontro alle
sofferenze, alle difficoltà di tante
famiglie….; non mancano volontari
negli ospedali ed in particolar modo
in quelli per bambini.
L’OFS non rimane nemmeno
affacciato “al Balcone” della società
e collabora alla vita pubblica
mostrando sensibilità verso le
problematiche sociali ed assumendo
la responsabilità di “sporcarsi” le
mani “; la Chiesa stima degna di
lode e di considerazione l’opera di
coloro che, per servire gli uomini,
“si dedicano al bene della cosa
pubblica e assumono il peso delle
relativa responsabilità…” (gaudium
et spes, 75)
Non sono mancati incontridibattiti su temi politici-etici-sociali
ed alcuni terziari hanno tentato
anche la strada dell’impegno politico
attraverso la partecipazione alle
elezioni nella municipalità.
Tante iniziative (il giornalino
“Camminiamo insieme”, pulizie in
via Epomeo con scope e palette, i
primi 4 alberi piantati in via Epomeo,
organizzazione di 12 sagre e Corride
utilizzando il ricavato per progetti
missionari) condite di sacrifici e
sforzi … ma non siamo mai soli!
E’ una FAMIGLIA e collaborano
tutti: i giovani (Gi.Fra) e i piccoli
(araldini) perché INSIEME, passo
dopo passo, si può costruire un
mondo più fraterno ed evangelico.
L’Ofs di Soccavo “fa la sua parte”
da 100 anni ma …. non si “campa”
di rendita; grazie quindi a tutti quelli
che hanno costituito le nostre radici
ma un “monito” per quelli che ci
sono e che verranno: “…. in ogni
circostanza, si sforzino di portare
agli altri la gioia e la speranza” (
regola Ofs 19)
Maria Sabelli
e il consiglio Ofs di Soccavo

3

america’s
cup
un avvenimento meraviglioso

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

Ecco la Napoli che ci piace
raccontare, spesso purtroppo di
Napoli si parla male, invece vi
voglio raccontare la vera Napoli,
quella che si impegna per i grandi
eventi, uno di questi è sicuramente
l’America’s Cup per la seconda
volta le regate si sono svolte sul
lungomare di via Caracciolo.
Questo evento mondiale è stato
organizzato nei minimi dettagli,
l’aria che si respirava era di grande
gioia, anche chi ha lavorato tanto
chi si è messo a disposizione per far
si che questo evento tutto andasse
a meraviglia, avevano stampato sui
loro volti dei sorrisi meravigliosi
tutti vogliosi di raggiungere lo
scopo cioè far conoscere meglio le
regate, anche se il team Luna Rossa
ormai è conosciuta già a meraviglia.
L’atmosfera a Mergellina, in via
Caracciolo è davvero di gran festa,
tanti volti sorridenti, animazione per

camminiamo insieme

i bambini tanta bella musica,punti
di ristoro, dove poter mangiare e
dove poter prende un bel caffè o un
gelato. Caratteristica davvero molto
carina le sedie ed i tavoli fatti tutti
di cartone, probabilmente anche
per dare un esempio sull’ecologia
ed utilizzare il cartone per fare tante
cose. Ogni tanto si vede qualcuno
che fa le foto con i personaggi
minni e anche mario bross.
Il lungomare poi verso le 13
inizia ad affollarsi di turisti e
tantissimi napoletani che restano
in attesa di vedere le varie gare,con
assolute protagoniste le vele
meravigliose di tutti i team forse
la più bella quella della red bull
almeno esteriormente.
Il primo giorno c’è la grande
sfilata, tantissimi applausi, il calore
del pubblico è davvero enorme.
Infatti uno dei tanti motivi
per cui si è deciso di rifare qui le

gare è proprio la vicinanza con
il pubblico rispetto a tutti gli altri
luoghi e gli stessi skipper dicono
che non avevano mai provato delle
sensazioni così belle come quando
sono stati a napoli.
È un rilancio per la città questo
avvenimento mondiale, visto che
spesso purtroppo si parla male di
napoli ed io vi posso assicurare che
però si impegna tantissimo quando
gli viene data questa opportunità
.Sono passato qualche sera
prima che tutto iniziasse, e vi posso
assicurare che alle 2 di notte c’era
chi lavorava per rendere il tutto
molto bello .
Napoli dunque ha accolto molto
bene questo evento ha risposto
con tantissimo entusiasmo, la
popolazione è accorsa in massa per
seguire le gare, e tantissimi applausi
per le due italiane della luna rossa,
sempre pronti ad incoraggiare i

anno xxvii

ragazzi che hanno dato il massimo
e fatto gare davvero ad alto livello
cercando di regalare ai suoi
appassionati tante belle emozioni.
Io ci sono stato e posso
assicurarvi che la gioia era immensa
;mi sento di ringraziare tutte le
persone che hanno lavorato per
quest’avvenimento e sono contento
del rilancio di Napoli sperando che
dopo aver capito che si può fare
tanto per questa città, ci sia ancora
d un miglioramento anche dopo
che le telecamere si saranno spente
e che ci sia una risposta con i fatti
a tutte le critiche che purtroppo
subiamo ogni giorno.
Forza che ci possiamo rialzare
e deve partire prima di tutto da noi
cittadini, ognuno di noi può far
diventare grande la nostra città, che
di per sé è già grande.
Francesco Fioretto

4

anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

L’AGIRE MISSIONARIO

IMPEGNO CRISTIANO D’AMORE

“Il nostro impegno è animare cristiani a
realizzare opere d’amore” (Madre Teresa di
Calcutta)
L’approfondimento del concetto di “Missione”
non può prescindere dalla testimonianza di vita
cristiana di Madre Teresa di Calcutta e da quanto
ella, con semplici aforismi, riesca a trasmetterci.
Sicuramente ci sarà capitato di riflettere sul
senso profondo del carisma cristiano, constatando
quanto esso sia forte e dirompente in chi si sforza
di viverli stando al passo con i tempi e in costante
ascolto della “Parola”.
L’agire missionario è principalmente opera
dello Spirito Santo; l’uomo può impegnare la
sua buona volontà ma, se lo Spirito non è con lui,
vana è la sua opera!
Il “rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani”
deve diventare un impegno costante della nostra
vita; non possiamo non sentirci in prima linea
nel gridare i valori del bene, della pace, della
giustizia, del perdono.
Nella nostra realtà parrocchiale, la famiglia
francescana degli Araldini, Gi.Fra. e OFS è
impegnata a testimoniare, in tutte le sue forme,
la scelta del servizio e dell’aiuto rivolto ai più
bisognosi, prediligendo la cooperazione in
missione, in corresponsabilità diretta con la
chiesa locale e in comunione vitale e reciproca
con la Caritas locale.
Una iniziativa, oramai consolidata nel tempo,
è costituita dal “BIDUO MISSIONARIO
FRANCESCANO” in cui, per due giorni, l’intera

famiglia francescana è impegnata in attività tese
alla raccolta fondi per specifici progetti.
Tale iniziativa è stata svolta nei giorni 20
e 21 aprile,in occasione delle celebrazioni
liturgiche,ma è partita da molto lontano,dal lavoro
di noi “famiglia”nel preparare tutti gli oggetti da
vendere,da collane a bracciali,da tau a piantine.da
dolci ad ogni tipo di accessorio.
All’esterno e nell’atrio della chiesa sono
stati allestiti stando in cui si sono stati offerti
succulenti dolci e biscotti, preparati, con amore,
dalle sorelle e dai fratelli dell’OFS; i giovani
della Gi.Fra.,come dettovi in precedenza
hanno realizzato manufatti artigianali ed è stata
organizzata una pesca di beneficenza in cui, sono
stati messi in palio peluches e oggetti per la casa.
I progetti missionari per i quali i fondi sono
stati devoluti sono due: Centro Laila e “Adozione
a distanza”.
Il Centro Laila è un’associazione di
Volontariato, gestita da una “eccezionale”
famiglia affiancata da numerosi volontari, che
da più di 25 anni aiuta i bambini più sfortunati,
prevalentemente extracomunitari, le loro mamme
ed i papà (quando questi ci sono) che versano in
situazione di degrado assoluto.
Presso la struttura del Centro Laila, ubicata
nel Comune di Mondragone, sono accolti
quotidianamente circa 40 bimbi, che vengono
prelevati con pulmini alle 6,30 del mattino,
presso le loro abitazioni, essenzialmente baracche
fatiscenti, situate nei territori di Mondragone e

Castelvolturno e, dopo una giornata trascorsa in
un ambiente sano, circondati di affetto, vengono
riportati presso le loro abitazioni a sera inoltrata.
Ai bambini viene fornita la colazione, il
pranzo, le merende, le cure mediche, l’assistenza
sanitaria, l’abbigliamento, le attività ludichesportive e, per i loro genitori, un pacco alimentare.
I fondi raccolti serviranno a comperare ciò
di cui al momento abbisognano; essenzialmente
generi alimentari, pannolini e medicinali.
Il progetto “adozione a distanza”, invece, vede
come protagonista una splendida ragazzina del
Mozambico, di nome Elisa, di 13 anni di età,
figlia di genitori malati di HIV.
I fondi raccolti permetteranno ad Elisa di
continuare gli studi, ricevendo i libri necessari,
assistenza medica e l’abbigliamento necessario
per vivere.
A piccoli passi, tutti insieme, come una grande
famiglia,,con l’aiuto dello Spirito Santo,siamo
riusciti a realizzare “grandi” progetti d’amore,
seguendo le orme del nostro Francesco di Assisi e
l’insegnamento della nostra piccola grande donna
di nome Madre Teresa di Calcutta che ci dice che:
“Abbiamo il potere di essere in Paradiso già da
ora, di essere felici con Lui in questo momento,
se amiamo come lui ci ama, se aiutiamo come
Lui ci aiuta, se doniamo come Egli dona, se
serviamo come Egli serve……”
In Chiara e Francesco
Ugo D’AGOSTINO

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

5

“Con le braccia aperte nude ad
accoglierci…” Sì, credo che sia
questa la frase che più simboleggia
quello che mi è sembrato di vivere
al concerto di Eros Ramazzotti…
un pubblico con braccia tese che
aspettava l’incontro col proprio
idolo! Il grande successo per il
doppio concerto tenuto il 21 ed il
22 marzo scorso, al Palamaggiò di
Castel Morrone (Caserta) è stato
davvero meritatissimo. In oltre
due ore di spettacolo, il celebre
cantautore romano ha riproposto
tutti i suoi più grandi successi, da
“Adesso Tu” a “Favola”, da “Cose
della vita” a “Terra promessa”,
oltre alle ultime hits dell’album
“NOI“ e i più famosi duetti che ha
interpretato grazie all’aiuto delle
bravissime coriste. Il pubblico,

numerosissimo, ha affollato  le
tribune ed il parterre del palasport
di Caserta in ogni ordine di
posto. La scenografia era molto
suggestiva, fatta di luci, colori e
schermi che illuminavano un mega
palco con piattaforme pentagonali
che si spostavano di canzone in
canzone e che ospitava tutta la band
che accompagnava il cantante.
Eros ha ricambiato l’affetto del
pubblico, ricordando come il suo
successo sia iniziato proprio da
Caserta nei lontani anni ’80 ed il
suo particolare feeling col pubblico
campano l’ha portato a fargli
un “omaggio” sorprendendolo
con l’arrivo di un graditissimo
ospite: Alessandro Siani. La gag
tra il comico e il cantante è stata
divertentissima, Eros si è cimentato

in simpatiche traduzioni dal romano
al napoletano e Alessandro con la
sua simpatia, non si è risparmiato
un
commento
sulla
voce
“particolare” del cantante. Quello
che già era un pubblico attivo,
gasato e partecipante è esploso
in coro cantando “‘O surdato
‘nnammurato”. Personalmente ho
partecipato a questo concerto, per
accompagnare un gruppo di amici,
senza aspettarmi chissà cosa, ma
fin da subito ho dovuto ricredermi!
Eros: cinquant’anni e non sentirli
affatto! L’energia, la simpatia e la
passione che trasudava dal palco

mi hanno subito coinvolta…
Per il momento, le due date
casertane del “Noi World Tour
2013″ rappresentano gli unici
appuntamenti di Eros Ramazzotti
nel Sud Italia. La lunghissima
tournèè porterà l’artista in giro per il
mondo, ma a quanto pare, la tournèè
sta evolvendo strada facendo,
infatti, altre date italiane sono state
stabilite a giugno all’Olimpico e a
settembre all’Arena di Verona.
Che
dire?...Alla
prossima
Eros!!!

Mi chiamo Andreana Cautela
e scrivo questa memoria dietro la
cortese sollecitazione delle sorelle
Tina e Clara Imperatore, mie care
amiche. Esse avendo ascoltato
da me una bella storia, che ha del
prodigioso, mi hanno invitato
a farne parte alla redazione di
questo vostro giornale. Attraverso
immagini oramai lontane (si era non
erro nell’anno 1984) emergono i
protagonisti di questa vicenda, come
la dolce e cara Signora Carmelina
Albanese, che, nella circostanza di
un nostro pellegrinaggio a Lourdes,
parlò delle mie capacità pittoriche
al dinamico Padre Albino D’Oro
organizzatore del viaggio, il quale

in quella occasione, mi chiese di
eseguire un quadro raffigurante
l’immagine della Madonna Di
Montevergine, dal momento che la
chiesa da lui diretta ne era priva. Essa
sarebbe dovuta essere di grandezza
quasi naturale. Mi ricordo che
allora, pur essendo allettata dalla
proposta, e naturalmente molto
onorata, obiettai che forse non sarei
stata capace di fare un lavoro di tale
dimensione. Ma il simpatico padre,
insistendo nella sua richiesta, mi
convinse che sarebbe stata per me
la volta buona per incominciare.
Fù quel lavoro per una evidente
occasione di crescita spirituale.
Perché l’immagine della beata

vergine, riprodotta in una perfetta
solitudine nella mia vecchia
casa di Caiazzo, mi permise di
sintonizzarmi con sincero trasporto
con quel lavoro che era diventato
per me un compito di fede e di
devozione. I giorni si susseguivano
ai giorni ed io ero sempre lì, in
quell’angolo di salotto, illuminata da
un raggio di sole che mi rischiarava
e mi riscaldava fin nel profondo.
E intanto quel quadro prendeva
forma, si perfezionò fino ad essere
finito. Era venuto il momento
di separarmene, affinchè fosse
trasportato nella sua sede definitiva,
la Chiesa di Montevergine, in
Napoli. Però quel giorno il cielo

era grigio e pioveva. Come fare per
evitare che la sacra riproduzione si
bagnasse, situata come era sopra
ad un camioncino scoperto e poco
riparato? La protezione di un foglio
di plastica non era evidentemente
sufficiente a proteggerla dalla
pioggia battente. Tuttavia si dovette
il quadro affidare alla buona sorte.
E cosi partiì, accompagnato dalla
mia speranza, che però, prendendo
le ali della preghiera, salì fino al
cielo e impedì alla sacra effigie di
essere bagnata dalla benché minima
goccia.
Grazie, Madonna,
per avermi ascoltata.
Andreana Cautela

Giusy Trillicoso

PER UNIONE

6

camminiamo insieme

neri, neri, neri
anno xxvii

Paura, razzismo ed individualismo
invidioso e competitivo rappresentano
un mix potenzialmente micidiale
e che, nel nostro Paese, sembra
pronto a deflagrare con conseguenze
sicuramente distruttive di quel poco
che resta della dignità e della difesa
della persona umana come valore
unico ed irripetibile. Razzismo
ed individualismo (il primo più
al Nord, ed il secondo più al Sud)
caratterizzano ormai da decenni la
cultura ed i comportamenti dei nostri
compatrioti, ma fino a quando il
Paese ha goduto (pur tra problemi
gravissimi) di una relativa prosperità,
la miscela è stata almeno tenuta sotto
controllo e gli episodi più eclatanti
sono stati confinati negli spazi ristretti
della cronaca nera o dalla insipienza di
una classe politica timida ed inerme,
ma soprattutto rozza ed ignorante
del valore positivo dell’integrazione
razziale; per non parlare di quella
forza lavoro a basso costo di cui
non possiamo assolutamente fare a
meno. Ma in questi ultimi mesi la
miscela razzismo – individualismo
già di per se micidiale, è diventata
devastante con l’aggiunta di un terzo
e terrificante elemento catalizzatore:
la grande paura! Ma, date le
premesse, possiamo continuare ad
assistere con indifferenza colpevole a
quegli episodi spiacevoli e a dir poco
sconcertanti che si verificano tutti i
giorni presso le strutture Caritas (cui
ormai si rivolgono non più solamente
poveri ed extracomunitari in cerca
di aiuto, ma anche quei cittadini
“normali” una volta in condizioni
di dignitosa autosufficienza e che

i morsi terrificanti della recessione
e della crisi attuale hanno ridotto
al rango)? Questi “nuovi poveri”
si trovano, a volte, in condizioni
ancora più insopportabili rispetto ai
poveri di lungo corso che vantano
una assuefazione al “ruolo”che li
rende almeno più coriacei ed abituati
alla lotta per la sopravvivenza:
perdere il lavoro a cinquant’anni
può oggi significare scendere
precipitosamente quei gradini che
portano inevitabilmente - in assenza
di validi ammortizzatori sociali - alla
povertà più avvilente ed umiliante ed
alla stringente necessità di scegliere
fra il mendicare un sussidio alla
Caritas o cedere alla tentazione
dell’illegalità. Ma tutto ciò non potrà
mai giustificare atteggiamenti di
vero e puro razzismo nei confronti
degli stranieri (quei negri) che fino
a qualche anno fa venivano guardati
addirittura con benevolenza e che

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

oggi appaiono come nemici in una
guerra tra poveri che non potrà avere
vincitori, ma lascerà dietro di sé
solo vittime e miserabili se non si fa
appello alla vera carità (non quella
ipocrita e di facciata!) che non può
non albergare nel cuore di ogni vero
Cristiano.
L’Africa, i neri! Un popolo che
ha sofferto e subìto cose inaudite,
inconcepibili per ogni essere umano!
Tutto ebbe inizio nel lontano 1652,
quando un gruppo di coloni olandesi
sbarcò sulla costa meridionale di
questa terra stupenda, creata da Dio
con lo stesso Amore con il quale
aveva creato il resto del mondo.
Era il 6 aprile quando gli olandesi
approdano sulla punta estrema del
continente africano, avendo una
missione delicata e precisa: coltivare
pianticelle di insalata per rifornire
di vitamine gli equipaggi delle
navi della Compagnia Olandese in

transito, decimati dallo scorbuto!
Inizia così una storia di oppressione
e di infamia, i “bianchi” prendono
il potere dando vita ad un regime
razzista che causerà milioni di vittime.
I neri si mobilitano per difendere
i loro diritti, ma soccombono alla
implacabile dittatura. Le famiglie
sono cacciate con brutalità dalle loro
case e confinate nelle riserve. E...la
Storia continua...si arriva al culmine
di questa Odissea nel 1948 quando
l’ex pastore, capo della chiesa
riformata olandese Daniel Malan,
fonda il regime dell’Apartheid, ma
a questo nuovo, vergognoso orrore,
si oppongono - pagando in prima
personauomini coraggiosi come
Nelson Mandela, simbolo luminoso
della Pace e della libertà.
Mi fermo qui, perché sarebbe
impossibile descrivere tutta la storia
di questo Paese, una storia che noi
Cristiani non possiamo ignorare
perché è stata scritta nel sangue
di milioni di creature che vantano
davanti a Dio i nostri stessi diritti di
figli. Quei “negri” che troviamo in
ogni angolo delle strade, costretti a
stendere la mando per sopravvivere,
che ogni giovedì “ingombrano” la
Via Montevergine, non li possiamo
ignorare, perché, noi lo sappiamo
bene, il Regno di Dio non può
essere fondato che sulla carità,
sull’accoglienza, sull’Amore...e, cari
amici, rileggiamo qualche passo del
Vangelo, ci farà bene!
Vi stringo in un unico abbraccio,
Annamaria

Preghiera di una donna nera alla Vergine
Questa preghiera fu inviata a Lourdes dove fu deposta per qualche tempo
nella sacra grotta. Pubblicata da Missioni.
Madre, ascoltami stasera. Sono Tua Figlia. Provo tanta gioia quando Ti
parlo e Ti apro il mio cuore.
Mi ascolterai, vero? E senza stancarti?
Tu sai che ho sempre sognato una mamma come Te. Le nostre mamme
africane sono buone, ma hanno tanti fastidi e pene con i loro figlioli. Li
portano sulla schiena e spesso portano anche dei grandi panieri in testa:
veramente non hanno un minuto di respiro. Tu invece sei tutta per noi. Forse
ancor più per i Tuoi figli d’Africa che per tutti gli altri figli del mondo. Non sei
venuta a rifugiarTi in casa nostra, quando Ti hanno cacciata dal Tuo paese?
Avresti potuto fuggire verso il Nord, l’Est o l’Ovest; no: hai preso la strada
del Sud e hai scelto la nostra Africa. Quando preparavi da mangiare, anche

Tu, come noi, Ti accovacciavi davanti a un piccolo fuoco di legna, presso
una pentola di terra cotta. Quando volevi un po’ di acqua, non possedevi un
rubinetto lucente o tanti altri utensili complicati. Andavi semplicemente alla
fontana e tornavi cantando, con l’anfora sulla spalla, camminando come noi,
a piedi nudi sopra i sassi. E quando Giuseppe non trovava lavoro, anche Tu,
forse, hai patito la fame come noi. Perciò Tu puoi comprendere bene quanto
bisogno abbiamo di Te.
Come gli altri Tuoi figli, e più di tutti, abbiamo bisogno della Tua gioia,
così diversa dal delirio sfrenato delle nostre danze, che pure si prolungano
tutta la notte. La Tua gioia viene dal lavoro e dall’oblio di Te stessa.
Vergine Madre, stasera il mio cuore è gonfio di desideri.
Prendili tutti nelle Tue mani di mamma. Grazie!
M. Fakumbe

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

7

per saperne di più... di te
La Bibbia

La Bibbia è formata da 73 libri, 46 che si
trovano nell’ Antico Testamento che parla
delle origini e periodo di Gesù, 27 nel Nuovo
Testamento che parla della vita di Gesù, degli
apostoli, dei primi cristiani e della fine del
mondo (Apocalisse).
Perché ci sono un vecchio ed un nuovo
testamento?
Avviene tutto ciò perché ci fu il periodo
precedente alla venuta sulla terra di Cristo
ed alcune regole nell’Antico Testamento
vengono seguite da Gesù e le regole nel Nuovo
Testamento che vengono seguite dai cristiani.
QUESTO fu il periodo in cui Gesù venne sulla
terra per morire per noi. QUESTA è la ragione
per cui il cristianesimo e l’Ebraismo sono
due religioni completamente diverse,inoltre il
nuovo testamento contiene degli avvenimenti
della vita quotidiana e si riferisce a noi ed al
futuro che verrà.

Le differenze tra i 4 vangeli

I vangeli di Matteo, Marco, e Luca sono più
simili fra di loro mentre si trovano più differenze
nel vangelo di Giovanni.
Il vangelo di Luca è il più approfondito;
racconta infatti la vita di Maria e Giuseppe
prima della nascita di Gesù, inoltre è l’unico
che racconta l’unico episodio di cui siamo
a conoscenza della vita di Gesù prima dei 30
anni: la presentazione al Tempio
Matteo esalta in modo particolare il
concetto di misericordia che identifica
inequivocabilmente Gesù con il Messia (nel
senso che lo dice apertamente) descrivendo in
che modo possiamo essere seguaci di Cristo
Marco esalta il tema di Gesù come figlio
di Dio ed è incentrato sul mistero messianico
(Gesù invita gli apostoli al silenzio riguardo la
sua missione e lui stesso non ne parla molto).
Giovanni esalta il tema del mistero di Cristo
come Salvatore Gesù è il verbo incarnato, ne
esalta la Gloria, la sua Passione non è una
sconfitta ma una vittoria.

10 comandamenti.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10

Non avrai altro Dio fuori di me
Non nominare il nome di Dio invano
Ricordare di santificare le feste
Onora il padre e la madre
Non uccidere
Non commettere atti impuri
Non rubare
Non dire falsa testimonianza
Non desiderare la donna d’altri
Non desiderare la roba d’altri

I 12 apostoli

Simone Pierto
Andrea Fratello (di Pierto)
Giacomo Di Zebedèo
Giovanni Fratello (di Giacomo)
Filippo
Bartolomeo
Tommaso
Matteo il Pubblicano
Giacomo Di Alfeo
Giuda Taddeo (Giuda figlio Giacomo)
Simone il Cananeo
Giuda L’Iscariota.

8

anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

LA ricerca di te

La Gi.Fra. di Soccavo domenica
21 aprile 2013 ha preso parte
alla Via Lucis tenutasi a Casal di
Principe, dove si sono riunite le
diverse fraternità della regione
Campania. Con la Via Lucis
abbiamo vissuto fasi successive
alla vita di Gesù, dalla resurrezione
alla Pentecoste, dando però un
senso diverso rispetto alla vis
Crucis poiché si va ad annunciare
la Sua resurrezione. Tale territorio,
come ben sappiamo, è flagellato da
problematiche forti come quelle
della criminalità organizzata che
devasta incessantemente il territorio
sottraendo sempre più persone, e in
particolar modo i giovani, a una vita
migliore. Proprio per questo si è
scelto come luogo Casal di Principe,
per andare a sensibilizzare sotto
un’ottica religiosa e, in particolar
modo, evangelizzare lì dove tante
persone spesso perdono la speranza
e la fede. Le varie tappe dell’evento
sono state accompagnate da alcuni
gesti simbolici, per esempio sono
stati distribuiti dei pezzi di pane
per testimoniare la presenza del
Signore tra noi. Successivamente
ci è stato dato uno specchietto che
portava la scritta ”ora i miei occhi
ti vedono”, con il quale si è voluto
simboleggiare che il Signore, grazie
alla resurrezione, è ora visibile agli
occhi dell’uomo. Sul concludersi
della via lucis ognuno di noi è

stato chiamato a scrivere una
preghiera su un pezzo di carta che,
successivamente, a nostra insaputa,
sarebbe stato bruciato in un

braciere. Questo momento è stato
uno dei più forti in quanto ognuno
di noi ha affidato a Dio un’intima
preghiera che, bruciando e dando

vita a quell’enorme fiamma, ha
acceso in noi la speranza e la voglia
di credere che le nostre preghiere
sono sempre ascoltate e non siamo
mai da soli. Tra le varie intenzioni
un pensiero è stato rivolto a tutti
i giovani del territorio, affinché
abbiano la capacità di sfruttare
appieno il loro sano talento senza
impedimenti. Nel percorrere queste
strade si possono percepire varie
sensazioni e in particolare un senso
di tristezza, dovuto probabilmente
alla forte cementificazione che
ha lasciato poco o niente alle aree
adibite a verde, inoltre vi sono case
spesso troppo chiuse da cancellate
che danno un senso di oppressione,
di privazione di libertà di scegliere.
In alcuni tratti del percorso ci è
sembrato di vedere negli occhi delle
persone che si affacciavano, forse
spinte dalla curiosità, quasi un senso
di smarrimento come se stessero
vedendo qualcosa di eccezionale,
forse di strano. Proprio in quei
momenti però abbiamo sentito un
senso di gioia, appagamento perché
sentivamo fortissimo la presenza
del Signore che, in quegli attimi, si
manifestava, si faceva vita per gli
occhi di quanti, ormai da tempo,
hanno dimenticato dell’esistenza di
un credo e di una guida come quella
di Cristo Gesù.
Martina Vigoriti
e Giuseppe Cataldo

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

9

Un mostro di mezza età
il Centro Polifunzionale di Soccavo:

UN INCOMPIUTO

Passando avanti al Polifunzionale mi tornano in
mente i tempi passati; le estati dei primi anni 80,
quando a fine della scuola si andava a scorrazzare
nel cantiere infinito di quel “mostro verdognolo”
con le bici. Sapevamo tutti che quello doveva
diventare un centro di aggregazione sociale, era
per tutti la promessa di un centro al servizio del
quartiere; si sognava di gallerie commerciali;
cinema, palestre aperte a tutti, presidio di Polizia,
studentato, ASL, biblioteca multimediale……
appunto, sognavamo, tutti il mondo delle
meraviglie! Ma non consideravamo di essere in
Italia, anzi a Napoli!
Sognavamo noi adolescenti di poter andare al
cinema, o addirittura al teatro nel nostro quartiere;
sognavano i nostri genitori di poter fare la spesa
in un centro commerciale; sognavano gli studenti
di poter vivere in un campus “american’s style”;
sognavano gli imprenditori di poter iniziare un’
attività commerciale… ma si sa, i sogni spesso di
trasformano nei peggiori degli incubi!
Il polifunzionale, notoriamente famoso come “ il
salvadanaio dei politici a Soccavo”, è uno di quegli
scandali di cui è piena la nostra storia Patria. Il primo
segnale di questo scandalo è la durata dei lavori
di costruzione: oltre 50 anni! Dico CINQUANTA
ANNI! Ovviamente alla durata “monstre” dei
tempi di realizzazione c’è da aggiungere il costo
VENTI MILIONI DI EURO! Venti milioni di euro
per un’opera incompiuta!
Alcune considerazioni storiche; il primo
progetto del Polifunzionale risale agli anni ‘50 del
secolo scorso; nel periodo del famoso “sacco della
città”; la realizzazione del complesso risaliva in un
più ampio porgetto di riqualificazione del Rione
Traiano. Ovviamente erano progetti adeguati ai
tempi; il prezzo di spesa stimato era inferiore ai 500
milioni di lire! Mi spavento anche solo a calcolare
la percentuale di aumento dei costi di realizzazione
della struttura. Nella metà degli anni ’70 la
struttura portante del Polifunzionale era pressoché
completata ed aveva l’aspetto che ha oggi. Quindi
fatta la struttura il più era fatto……ed invece no!
Per far cominciare a fruire del polifunzionale alla
comunità bisogna attendere la metà degli anni
’90! Quaranta anni….per nulla! Quaranta anni
per un mix di opere incomplete! Nell’epoca della
tecnologia esasperata; delle attrezzature robotizzate
e quasi infallibili è un record!
Una piccola disgressione; la più grande struttura
pubblica della storia dell’Umanità, il più famoso
edificio pubblico del mondo, è notoriamente
l’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come
Colosseo a Roma, ebbene nel ’70 dopo Cristo,

quando erano solo le forze degli schiavi a realizzare
le opere, il Colosseo è stato costruito in appena 10
ANNI! Dieci anni per una costruzione passata alla
storia, che ha funzionato ininterrottamente fino al
“532 DC! Un altro “monumentino” niente male,
il Partenone ad Atene, è stato costruito in appena
nove anni, ed i nove anni erano dal 447 al 438
AVANTI CRISTO!
Sommando gli anni per costruire il Partenone,
con gli anni che servirono a costruire il Colosseo
arriviamo a 19 anni…..cioè meno della
metà per realizzare un’ opera incompiuta: il
POLIFUNZIONALE DI SOCCAVO!

Nei primi anni ’90, nel pieno del “rinascimento
bassoliniano”, si decise finalmente di aprire il centro,
per permettere questo si rese necessario l’intervento
di capitali privati, i quali privati, usufruendo
del centro a condizioni vantaggiosissime, si
impegnavano a completare la struttura…..che
ancora oggi è incompleta! Struttura che ancora
oggi non ha la piena agibilità! Struttura che ancora
oggi non è completamente a norma! Struttura che
ancora oggi non è del tutto collaudata! Struttura
che presenta delle parti integranti della facciata
pericolanti e pericolose, vedi le scale di ferro!
Nei giorni tra Natale e Capodanno scorsi, per
organizzare il “CONVEGNO GIFRA” proprio
nel centro Polifunzionale, ho avuto modo di
conoscerlo un pò meglio…..ho toccato con mano
le dimensioni dello spreco di denaro pubblico, le
dimensioni dell’abbandono! Una struttura dalle
dimensioni “faraoniche” abbandonata a se stessa;
con attrezzature di eccellenza inutilizzate , o
sottoutilizzate, una struttura sfruttata poco e male!
Che scandalo, che rabbia!
Attualmente nel centro del Rione Traiano sono
sfruttati circa il 40% degli spazi coperti disponibili!
Ci sono attualmente:

 Spazi utilizzati dalla Municipalità per le
sedute del Consiglio
 Spazi utilizzati per il servizio comunale 
SISFM (Servizi Informatici Server Farm
Microinformatica ) che lo usa solo per le seguenti
unità:

parco microinformatico (carte
identità elettroniche e altri servizi anagrafici)

un ufficio amministrativo

C’è l’’Enginering, che si occupa di
servizi multimediali dell’Ammisnistrazione

C’è la Telecom con personale
proprio che si occupa della manutenzione dei
marcatempo

C’è Fastweb che si occupa delle
linee telefoniche

Delle  strutture sportive utilizzate,
al contrario di quanto previsto dal piano di utilizzo,
se ne beneficiano solo talune associazioni private.
Unico uso “ufficiale” è il riconoscimento della
palestra del polifunzionale da parte della FIP come
campo di gioco dei Black Lions Volley (serie C).

Vi è poi, dal 2007, la società
“Synergia s.p.a.” (call center internazionale)
che occupa a titolo gratuito un intero piano della
struttura e che fornisce all’ IBM un call center
internazionale per i  suoi.
Si avete letto bene A TITOLO GRATUITO!
Una struttura costata 50 milioni di euro, con costi di
gestione faraonici viene concessa a titolo gratuito!
Ciò ha creato tre ordini di problemi:
• Le aree non utilizzate si sono in parte degradate
anche con  infiltrazioni
• La struttura risulta ampiamente deficitaria
sul piano funzionale in quanto nessun servizio ai
cittadini è stato attivato.
• C’è un problema di “sperpero” derivante
dal mancato trasferimento dei servizi comunali 
RETI (call center che, con personale cooperativo,
dovrebbe garantire lo PMM – portale multimediale
metropolitano )
Un attenzione particolare è da dedicare
all’auditorium, terminato ed inutilizzato, ed
alle torri che originariamente dovevano essere
destinate per gli studenti universitari; le strutture
sono completate nella parte costante; all’interno
manca tutto, addirittura i pavimenti!!
Ora sorge spontaneo chiedersi; chi sono i
colpevoli di tutto questo? A chi ascrivere la colpa
di questo mega scandalo? A nessuno! Nessuna
sa….nessuno vuol sapere nessuno ha interesse a
scoperchiare questa “pentola nauseabonda”!

Ad oggi non ci sono prospettive di sviluppo
o di un diverso utilizzo della struttura, se si eccettua
la zona a nord dell’ingresso attualmente usato,
dove sorgerà a breve una caserma dei Carabinieri.

Un ultima nota…..quella attualmente usato
per ingresso è il retro della struttura; l’ingresso
principale, è situato al lato opposto; posto al
termine di un bel viale alberato, e dove entrando si
verrebbe accolti da una bellissima struttura ricca di
luce e marmi preziosi…..!
Sotto riporto quello che doveva essere il
polifunzionale nel progetto del 1995.


Di tutto questo non c’è assolutamente
traccia………
Ros Francion

10

camminiamo insieme

anno xxvii

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

la festa siamo noi

Lo scorso 13 Aprile, nella nostra parrocchia
di S. Maria di Montevergine, ci è stata data la
Grazia di vivere una “festa” particolarmente
gioiosa per noi Cristiani: la Confermazione.
Il nostro Vescovo, Mons. Gennaro
Pascarella, ci ha fatto visita per l’occasione.
Ci ha fatto dono, durante la S. Messa che
ha celebrato, e soprattutto nella sua sentita
e lunga omelia, del carisma dello Spirito
Santo. Si è dilungato appassionatamente
sull’importanza del confermare ogni giorno
il sentimento di Fede che ci accomuna,
sottolineando che il sacramento da noi ricevuto
richiede la nostra piena consapevolezza nella
scelta della vita cristiana di tutti i giorni
e del rinnovo delle promesse battesimali.
Questo, tuttavia, è stato soltanto l’arrivo di
un percorso cominciato sei mesi fa. Carmen
e Mimmo sono stati i nostri catechisti, e a
loro va tutta la nostra riconoscenza per averci
immerso nello spirito della confermazione con
parole semplici e ispirate.La loro catechesi,
tenutasi ogni Lunedì, è sempre stata animata
dal grande sentimento che hanno sempre
dimostrato nei nostri confronti.
Le lunghe discussioni sui tanti argomenti
che il buon Cristiano deve affrontare hanno
coinvolto anche i più timidi dei cresimandi;

e l’appuntamento settimanale è divenuto
l’occasione di una crescita spirituale collettiva.
Politica, vita sacramentale e relazionale,
rapporti con la Fede ci hanno accompagnati
e messi alla prova per tutto il tempo.
Come nelle prime comuntià cristiane, in
cui «si stava con letizia e semplicità di
cuore» (Atti 2, 47), il nostro gruppo di
cresimandi si è riunito riconoscendo che
il Signore ci chiamava a godere del Suo
amore.
Il sacramento della Confermazione ci
consola dei doni dello Spirito Santo, che,
se solo facciamo spazio nel nostro cuore,
mettendo da parte noi stessi, ci fa luce
e sale del mondo, immagini viventi di
Cristo.
Sapienza,
intelletto,
scienza,
consiglio, fortezza, pietà, timor di Dio:
con essi la nostra anima, irrequieta
nella ricerca, riposa tranquilla in Dio.
Auguriamo a tutti di vivere la vita seguendo la
felicità vera, che è l’Amore infinito, la persona
di Cristo fatto carne e crocifisso.
Cristo è risorto - E’ risorto in verita!
Svetlana, Alessia e Marco

ANGOLO DELLO CHEF

Paccheri di Gragnano con erbette di maggio e carpaccio di polipo
Ingredienti x 4 persone
Paccheri di Gragnano gr 300
Polipo gr 800
Pomodorini gr 300
Erbertte miste gr 400
Scamorza gr 100
Aglio 2 spicchi
Olio di oliva quanto basta
Sale quanto basta.
procedimento
Tagliare il polipo e cuocerlo
con aglio, olio e pomodoro
per circa venti minuti
e lasciarlo da parte.
In un’altra padella mettere uno
spicchio d’aglio
con olio di oliva ed aggiungere
le verdurine precedentemente

tagliate e lavate,
dopo qualche minuto
aggiungere il polipo con il
sugo, salare e cuocere il tutto a
fuoco lento per cinque minuti.
Colare i paccheri
precedentemente cotti e
condirli con il sugo preparato,
aggiungendo 100 gr di
scamorza affumicata e un filo
di olio.

Chef Estatico Eduardo

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

camminiamo insieme

anno xxvii

11

credo la chiesa

Credo la Chiesa: Una, Santa,
Cattolica, Apostolica.
I primi articoli di fede che
professiamo nel Credo sono in Dio
Padre onnipotente, in Gesù Cristo, suo
unico figlio e nello Spirito Santo. Ma
non è tutto, non è finita: non c’è credo
cristiano senza comunità, cioè Chiesa,
e senza perdono, senza speranza,
senza attesa.
La seconda parte del Credo, infatti,
comincia con le parole “CREDO LA
CHIESA”. Attenzione, non diciamo –
credo “nella” Chiesa, ma “la” Chiesa.
Questo perché l’atto di fede, come
fiducia ed abbandono si indirizza
soltanto alle persone divine, per
questo diciamo credo in Dio Padre….
credo in Gesù Cristo…. credo nello
Spirito Santo.
Credo la Chiesa perché si deve
fare distinzione fra Dio creatore e la
Chiesa che è una sua creatura, nella
quale trova compimento la storia della
salvezza che Dio scrive nel tempo.
Quello che colpisce, a prima
vista, della Chiesa è la realtà visibile
e storica. E purtroppo non di rado,
partendo da alcune impressioni
esteriori e da qualche pagina poco
edificante della sua storia, si giunge
spesso, sbrigativamente, ad una
valutazione negativa della Chiesa, nel
suo complesso. Dobbiamo però essere
consapevoli che non è sufficiente uno
sguardo superficiale o puramente
esteriore per comprendere la Chiesa.
Spesso sentiamo dire: “Gesù Cristo
SI, la chiesa NO”.
Ma non è possibile essere cristiani
enza la Chiesa! Ancora oggi la Chiesa
ci dà Gesù! È Gesù che l’ha voluta!
La Chiesa è la comunità dei discepoli
di Gesù risorto che si estende fra la
sua prima e seconda venuta. Ogni
discepolo di Gesù, come lo siamo
noi tutti, deve accogliere la Chiesa
come dono e deve sapere distinguere
ciò che in essa è voluto da Gesù e dal
suo Spirito da ciò che invece è frutto
degli uomini. Quello che è voluto
dagli uomini porta solo tracce di
finitezza e di limiti (e talvolta anche
quelle del peccato). I cristiani però
non si devono scandalizzare e, se
soffrono, devono intervenire con la
preghiera, la correzione fraterna, la
critica costruttiva e soprattutto con
la testimonianza della vita. Devono
saper scorgere sempre nella Chiesa,
anche attraverso i limiti e gli errori,
la presenza di Gesù. Ricordiamo la

parabola della zizzania: purtroppo ci
saranno sempre - contemporaneamente
- buoni e cattivi.
Resta purtroppo un sogno
impossibile una Chiesa formata
soltanto da santi.
La parola Chiesa significa
“convocazione”
e
designa
quell’insieme di persone chiamate dal
Padre a formare una comunità, attorno
al Cristo, presente come Parola e
Sacramento, sotto l’azione dello
Spirito Santo. La guida della Chiesa
è affidata ai successori degli apostoli
(cioè i vescovi), in comunione fra loro
e con il vescovo di Roma, cioè il Papa
- per essere segno e strumento della
salvezza che Dio offre agli uomini,
nell’attesa del compimento del suo
disegno, alla fine dei tempi.
La Chiesa è gerarchicamente
costituita ed esercita secondo i carismi
specifici, l’ufficio di insegnare,
l’ufficio di santificare e l’ufficio di
governare.
Il credo che professiamo applica
alla Chiesa quattro proprietà
fondamentali che la caratterizzano:
l’unità, la santità, la cattolicità e
l’apostolicità. Infatti recitiamo: Credo
la chiesa, una - Santa - Cattolica –
Apostolica.
Unità: unità nella fede, nell’amore
e nella liturgia come risulta dalla
descrizione della primitiva comunità
di Gerusalemme, sotto la guida degli
Apostoli. La chiesa è una perché c’è
un solo Dio, un unico mediatore Gesù
Cristo, uno stesso Spirito, un solo
battesimo, una sola fede. La Chiesa
è una, anche nel legittimo pluralismo
che deriva dal fatto di riunire uomini
di ogni popolo, razza, cultura e lingua.
Si oppongono invece all’unità

soprattutto lo scisma e l’eresia.
Lo scisma è una rottura della
comunione fra le Chiese, specialmente
in rapporto alle celebrazioni liturgiche
ed al riconoscimento dell’autorità del
papa. L’eresia è la negazione delle
verità di fede.
Recentemente con più forza
si parla di ecumenismo, in modo
particolare facendo riferimento ad
Assisi, con lo scopo di ritrovare l’unità
delle Chiese mediante il superamento
delle divisioni esistenti. La Chiesa
cattolica è molto aperta al discorso
dell’ecumenismo e riconosce, che al
di fuori di essa, si trovano molteplici
elementi di santificazione e di verità
(Lumen Gentium 8).
Santità: La Chiesa è santa perché
radunata da Dio, che è il santo per
eccellenza. Secondo il linguaggio
della Bibbia, la santità non indica
solo la perfezione morale, ma anche
l’appartenenza a Dio. La Chiesa allora
è santa perché appartiene a Dio.
È santa perché le sono affidati i
mezzi di salvezza e le cose sante, cioè
le verità della fede, i sacramenti, i
ministeri. Da questa santità oggettiva
deve scaturire la santità morale dei
membri della Chiesa, che si impegnano
a vivere il comandamento dell’amore
verso Dio e verso il prossimo. La
Chiesa santa include anche i peccatori.
Non è possibile separare fin da ora il
buon grano dalla zizzania.
La chiesa, dice la Lumen Gentium
8, è nel contempo santa e sempre
bisognosa di purificazione.
Cattolicità: la Chiesa è cattolica
perché universale e perché annuncia
tutta quanta la vera fede. Tutta l’attività
missionaria, laboriosa e silenziosa,
è al servizio della cattolicità della

Chiesa, da realizzare con tutti i popoli
e in tutte le culture.
Apostolicità: la Chiesa di Cristo
è apostolica perché si fonda sulla
testimonianza degli apostoli, perché si
ispira al loro modello di vita e perché
continua le attività ministeriali da
loro già esercitate, come l’annuncio
del vangelo, le celebrazioni dei
sacramenti e la guida delle comunità.
Dobbiamo essere consapevoli
che nella Chiesa siamo tutti
corresponsabili, secondo ruoli e
compiti diversi: possiamo vederla
come un’opera a farsi, come un
“work in progress” - lavori in corso
- che ci coinvolge, nessuno escluso,
sempre. Nelle vicende della Chiesa
sono sempre comprese anche le nostre
singole e piccole vicende personali: la
Chiesa si edifica e noi contribuiamo
ad edificarla.
Edificare una Chiesa che è serva,
che è dentro la storia, che è incontro,
che è capace di rinnovarsi, che sente
il bisogno di ministri ordinati e laici.
Questa è la Chiesa che crediamo,
figlia del CVII.
San Francesco un giorno entrò nella
vecchia chiesetta di San Damiano per
pregare. La chiesetta minacciava di
crollare, vecchia com’era. Pregava
inginocchiato davanti all’immagine
del Crocifisso e, mentre fissava gli
occhi pieni di lacrime sulla croce del
Signore, udì una voce scendere verso
di lui dalla croce e dirgli per tre volte:
«Francesco, va’ e ripara la mia Chiesa
che, come vedi, è tutta in rovina!».
Francesco non aveva capito a quale
chiesa si riferiva il Signore e si mise a
riparare le mura della chiesetta di San
Damiano. Poi però capì che la Chiesa
da riparare non era fatta di mura,
come egli stesso rivelò ai frati, ma
da uomini e donne di buona volontà,
riuniti nel nome di Gesù.
Spetta ad ogni cristiano, non solo ai
vescovi, ai sacerdoti ed ai diaconi, la
responsabilità e l’impegno di costruire
e ricostruire sempre la Chiesa, come
capì San Francesco, seguendo il passo
della vita, tra le “case degli uomini”
perché sia sempre luogo fondamentale
per la comunicazione del Vangelo,
la formazione delle coscienze,
il riferimento immediato per
l’educazione, il confronto costruttivo,
il dialogo con le istituzioni, la ricerca
del vivere civile e la pace.
Ciro Maraniello

12

anno xxvii

camminiamo insieme

n° 3 - maggio... mese mariano 2013

Un giro in giro

per Neapolis
Mi sono sempre chiesto quante scale ci siano
a Napoli. Da rapida ricerca e fonte attendibile,
oltre 200 ( a Milano una: La scala) tra gradini,
scale, rampe e gradonate che attraversano la
città. Sono utili scorciatoie e luoghi anche un
po’ speciali (non sempre) che consentono di
entrare nel cuore della città collegandosi alle
innumerevoli “sagliut e scese”, allacciando la
città alta a quella bassa. Le scale hanno ispirato
poeti e scrittori , artisti e cantanti. Bella è la
descrizione di Carlo Bernari
“ Napule è tutta rampe, scalinate ,
scale , gradune , grade ,
gradiatelle ,
sagliute , scese , cupe , calate ,
vicule ‘ e coppa , ‘ e sotto , viculille …..

o come Giuseppe Marotta che descrive Napoli
come “ Città di rampe, di scalini, di ponti, di
trafori perché è città di memoria”. Percependo
in quei luoghi una Napoli diversa da quella
chiassosa e solare.
O della bella canzone di E. Bonagura - G.
Cioffi del 1948
“Scalinatella” bene interpretata da Fausto
Cigliano:
“Scalinatèlla, longa, longa, longa,longa
Strettulélla, strettulélla, addò sta chella
‘nnammuratèlla?...... “
Oggi questi antichi percorsi pedonali , alcuni
e qualcosa di più, sono in uno stato di grave
abbandono o in perenne ristrutturazione e sono
diventati luoghi di ritrovo di giovani e meno
giovani e mi fan tornare in mente il famoso film,
tratto dal romanzo di “ Christiane F” – “NOI , I
RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO” , angeli
caduti nell’inferno della droga, della prostituzione
e del male affare di questa stupenda metropoli ,
che, come tutte le città del mondo , quelle scale
“chist’ vic “, testimoniano quel mondo e altro
! Atto di accusa contro la società incapace di
difendere con mezzi efficaci i giovani e meno
giovani, i più deboli .
Tornando alle scale , queste formano una
rete strategica con le vie principali della città ,
tra le più belle e antiche sono di esempio quelle
della Pedamentina di S. Martino o le rampe
del Petraio o di Marechiaro o della Gaiola, i
Gradini Cacciottoli, Salita Villanova, Salita del
Crocifisso e Gradoni di Capodimonte,Gradini
Pallonetto a Santa Lucia, Rampa Caprioli,

Rampe Brancaccio, Rampe San Marcellino ecc e
ecc .Nel corso degli anni,in questi luoghi, si sono
insediati nuclei abitativi che ancora oggi hanno
conservato il loro pittoresco carattere popolare
in cui si avverte un clima di tranquillità fuori dal
caos della città metropolitana.
La differenza tra Gradonate e Scale: le prime
sono, per il loro carattere lungo ed articolato,
intervallate da gradini più o meno ampi e comodi
al passo; le seconde più brevi e ripide devono il
loro nome alla parola latina “scando” cioè salgo.
Tra i più antichi, annotiamo la “ Pedamentina”
che collega l’area collinare di S. Martino e la
zona di Montesanto, con appunto “ Le scale di
Montesanto” intervallata dal Corso Vittorio
Emanuele.
L’ origine della Pedamentina ( cioè ai piedi
del monte) è legata alla fondazione della Certosa
di S. Martino, voluta da Carlo di Calabria figlio
del re Roberto D’Angiò. E’ un percorso tagliato
sinuosamente da tornanti sul ripido versante
orientale del colle. Si scende con “ andamento
lento e ampio e si scivola giù come un onda
libera che ci porta via”. Create per il trasporto
del materiale necessario, nel 1325, ai lavori di
costruzione del monastero e del chiostro dei
padri Certosini. Nel corso dei secoli ha avuto
diverse modifiche , attualmente le scale contano
414 gradini , gradevoli in discesa ( un po’ meno
in salita, ve lo posso assicurare!!) perché si
può ammirare lo stupendo panorama della città
bassa con il suo centro storico, le strade strette,

le chiese con i campanili colorati e finanche la
bella sagoma dal nostro Vesuvio dormiglione…
per fortuna. Durante il percorso si incontrano
tratti dell’ antico muraglione del ‘500 che
aveva il compito di difesa. Nell’ultimo tratto,
in prossimità del Corso, dove bruscamente si
interrompe, ci si imbatte in case basse con piccoli
terrazzini e pergolati fioriti che, tra nu’balcone
e nat ce’ stanno panne stise all’asciuttà e dovè
nà sferz e sole chian chian arriv , tutta pervasa
dall’ odore dò ragù che pappulea lentament inte
a’ pentl. Attraversando la strada, facendo molta
attenzione, se non si vuole essere menati sotto
da qualche “Shumacher dei poveri”,continua la
nostra passeggiata per le scale di Montesanto,
costruita nel 1880 , rappresenta il prolungamento
della Pedamentina , unendo così la parte alta con
la parte bassa della città. La scala fu voluta dal
comune per collegare le due aree, in previsione
di un notevole sviluppo del quartiere Montesanto
che sarebbe diventato crocevia fondamentale per
le comunicazioni tra periferia e centro cittadino.
Dal Corso, per ampie rampe, la scala giunge
nella piazzetta di Montesanto, dove troviamo la
chiesa secentesca di S. Maria delle Grazie, detta
di Montesanto, dei padri Carmelitani famosa per
la presenza nella cappella di S. Cecilia, della
tomba di Alessandro Scarlatti, grande musicista.
Oggi il quartiere è tra i più popolari ,
affollati e multirazziale rioni napoletani, con un
tessuto urbano degradato dove le belle rampe
in pietra lavica versano in uno stato di incuria.
La scalinata è fiancheggiata dalla funicolare
inaugurata il 30/05/1891, nasce come mezzo di
trasporto legato alla nascita del nuovo quartiere
del Vomero e ricalca, con le dovute variazioni,
l’antico percorso delle scale dalla Pedamentina
a Montesanto, diventando causa del graduale
disuso degli antichi percorsi pedonali. Questi due
percorsi che ho descritto sono tra i 200 che la città
di Napoli offre, citarli e percorrerli tutti è impresa
ardua ma non impossibile. Tutti sono interessanti
e pittoreschi, ognuno con la sua storia e la sue
caratteristiche. Il vero peccato è il loro stato di
abbandono e di degrado dovuto alla inefficienza
di questa e delle precedenti amministrazioni
comunali, che non sanno valorizzare la storia e
la cultura di questa stupenda città.
Armando Morabito
In Cristo, Francesco e Chiara
Armando Morabito


Documenti correlati


Documento PDF numero 3 maggio 2013
Documento PDF fiaccola 4 2013 1
Documento PDF dibattito consiglio com elmas 1
Documento PDF maggio 2015 definitivo 1430228571
Documento PDF yves rocher album n 13
Documento PDF seriecomit


Parole chiave correlate