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E.L.James.Cinquanta.Sfumature.Di.Rosso.2012 ZDC .pdf



Nome del file originale: E.L.James.Cinquanta.Sfumature.Di.Rosso.2012-ZDC.pdf
Titolo: Cinquanta sfumature 3 - Rosso
Autore: E.L. James

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Anteprima del documento


Il libro
Quella che per Anastasia Steele e Christian Grey era iniziata solo come una passione erotica travolgente è destinata in breve tempo a cambiare le loro vite.
Ana ha sempre saputo che amarlo non sarebbe stato facile e stare insieme li sottopone a sfide che nessuno dei due aveva previsto. Lei deve imparare a condividere lo
stile di vita di Grey senza sacrificare la sua integrità e indipendenza, lui deve superare la sua ossessione per il controllo lasciandosi alle spalle i tormenti che continuano a
perseguitarlo.
Le cose tra di loro evolvono rapidamente: Ana diventa sempre più sicura di sé e Christian inizia lentamente ad affidarsi a lei, fino a non poterne più fare a meno.
In un crescendo di erotismo, passione e sentimento, tutto sembra davvero andare per il meglio. Ma i conti con il passato non sono ancora chiusi...
Questo è il terzo e conclusivo volume della trilogia Cinquanta sfumature, il cui successo senza precedenti è iniziato grazie al passaparola delle donne che ne hanno fatto
un vero e proprio cult ponendolo al primo posto in tutte le classifiche del mondo.

L’autore
E L James, londinese, moglie e madre di due figli, lavora in televisione. Ha sempre sognato di scrivere storie di cui i lettori si sarebbero innamorati, ma ha accantonato
fino a oggi questa passione per concentrarsi sulla famiglia e sulla carriera. Alla fine, però, ha preso il coraggio a due mani e ha scritto il suo primo romanzo, Cinquanta
sfumature di Grigio, cui fanno seguito Cinquanta sfumature di Nero e Cinquanta sfumature di Rosso.

E L James

CINQUANTA SFUMATURE
DI ROSSO
Traduzione di Eloisa Banfi

Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autrice e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti,
luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.

CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO
Para mi Mamá con todo mi
amor y gratitud
E per il mio amato padre
Papà, mi manchi ogni giorno

Ringraziamenti
Grazie a Niall, la mia roccia.
A Kathleen, per essere un’ottima ascoltatrice, un’amica, una confidente e un mago della tecnica.
A Bee, per l’infinito sostegno morale.
A Taylor (anche lui un mago della tecnica), Susi, Pam e Nora per aver mostrato a una ragazza come ci si diverte.
Vorrei ringraziare per i loro consigli e per il loro tatto:
la dottoressa Raina Sluder per l’aiuto con gli argomenti medici; Anne Forlines per i consigli in ambito finanziario; Elizabeth de Vos per la
gentile consulenza sul sistema di adozione americano.
Grazie a Maddie Blandino per la sua arte squisita e fonte di ispirazione.
E a Pam e a Gillian per il caffè del sabato mattina e per avermi riportata con i piedi per terra.
Ringrazio anche la squadra dei redattori, Andrea, Shay e Janine, sempre adorabile e solo di rado contrariata, che tollera i miei malumori
con pazienza, forza d’animo e grande senso dell’umorismo.
Grazie ad Amanda e a tutti quelli della Writer’s Coffee Shop Publishing House, e infine un enorme grazie a tutte le persone della Vintage.

Prologo
Mamma! Mamma! La mamma è addormentata sul pavimento. È addormentata da molto tempo. Le scompiglio i capelli perché le piace.
Non si sveglia. La scuoto. Mamma! Mi fa male la pancia. È la fame. Lui non è qui. Ho sete. In cucina trascino una sedia vicino al lavello e
bevo. L’acqua mi schizza il maglione azzurro. La mamma è ancora addormentata. Mamma, svegliati! È immobile, fredda. Vado a prendere
la mia copertina, copro la mamma e mi sdraio accanto a lei sul tappeto verde appiccicoso. La mamma è ancora addormentata. Ho due
macchinine. Le faccio correre sul pavimento dove la mamma sta dormendo. Penso che stia male. Cerco qualcosa da mangiare. Trovo dei
piselli nel freezer. Sono freddi. Li mangio piano. Mi fanno venire il mal di pancia. Dormo accanto alla mamma. I piselli sono finiti. Nel
freezer c’è qualcosa. Ha un odore strano. Lo lecco e la lingua rimane attaccata. Lo addento piano. Ha un sapore cattivo. Bevo un po’
d’acqua. Gioco con le macchinine e dormo vicino alla mamma. La mamma è così fredda, e non si sveglierà. La porta si spalanca di colpo.
Copro la mamma con la mia copertina. Lui è qui. “Cazzo. Che cazzo è successo qui? Oh, maledetta troia. Merda. Cazzo. Stai fuori dai
piedi, piccolo stronzo.” Mi dà un calcio e io sbatto la testa sul pavimento. Mi fa male la testa. Lui chiama qualcuno e se ne va. Chiude la
porta a chiave. Io sto sdraiato vicino alla mamma. Mi fa male la testa. La poliziotta è qui. No. No. No. Non toccarmi. Non toccarmi. Non
toccarmi. Io sto con la mamma. No. Sta’ lontana da me. La poliziotta ha preso la mia copertina e mi afferra. Grido. Mamma! Mamma!
Voglio la mia mamma. Le parole sono finite. Non riesco a dire le parole. La mamma non può sentirmi. Non ho più parole.
«Christian! Christian!» L’urgenza nella voce di lei lo fa riemergere dall’abisso dell’incubo, dall’abisso della disperazione. «Sono qui!
Sono qui!»
Si sveglia e lei è china sopra di lui, lo afferra per le spalle, lo scuote, il viso segnato dall’angoscia, gli occhi azzurri sbarrati e luccicanti di
lacrime.
«Ana.» La sua voce è un sussurro ansante, il sapore della paura gli impasta la bocca. «Sei qui.»
«Certo che sono qui.»
«Ho fatto un sogno…»
«Lo so. Sono qui. Sono qui.»
«Ana» mormora il suo nome, un talismano contro il panico soffocante che lo attanaglia.
«Ssh, sono qui.» Lei si rannicchia contro di lui, avvolgendolo, il suo calore gli penetra nel corpo scacciando le ombre minacciose,
scacciando la paura. Lei è la luce del sole, lei è la luce… lei è sua.
«Ti prego, non litighiamo.» Ha la voce roca mentre la circonda nel suo abbraccio.
«Okay.»
«La promessa. Niente obbedienza. Posso riuscirci. Troveremo un modo.» Le parole escono a precipizio in un tumulto di emozioni,
confusione e ansia.
«Sì. Lo troveremo. Troveremo sempre un modo» mormora lei premendo la bocca sulla sua, facendolo tacere, riportandolo al presente.

1
Guardo tra le fessure dell’ombrellone di paglia il cielo più azzurro del mondo, azzurro estivo, azzurro mediterraneo, e sospiro felice.
Christian è accanto a me, abbandonato su una sdraio. Mio marito – il mio focoso, bellissimo marito, a torso nudo – legge un libro che
predice il collasso del sistema bancario occidentale. A quanto pare, un successo strepitoso. Non l’ho mai visto stare seduto così immobile,
mai. Ha più l’aria di uno studente che dell’amministratore delegato di una delle aziende più importanti degli Stati Uniti.
Al termine della nostra luna di miele ci crogioliamo sotto il sole sulla spiaggia del Le Méridien Beach Plaza, a Monte-Carlo, anche se per
la verità non risiediamo in quell’albergo. Lancio un’occhiata al Fair Lady ancorato nella baia. Alloggiamo a bordo di un lussuoso yacht.
Costruito nel 1928, beccheggia maestoso sull’acqua, re di tutti gli yacht che lo circondano. Sembra un giocattolo a molla per bambini.
Christian lo adora… ho il sospetto che sia tentato di comprarlo. È proprio il caso di dirlo, i ragazzi e i loro giocattoli.
Mi appoggio allo schienale, ascolto la playlist di Christian Grey sul mio nuovo iPod e sonnecchio, ricordando pigramente la sua proposta
da sogno nella rimessa delle barche… Riesco quasi a sentire il profumo dei fiori di campo… «Ci sposiamo domani?» mi sussurra
dolcemente all’orecchio Christian. Sono abbandonata sul suo petto in mezzo ai fiori della rimessa, appagata dal sesso appassionato.
«Mmh.»
«È un sì?» Avverto una nota sorpresa di speranza.
«Mmh.»
«È un no?»
«Mmh.»
Percepisco il suo sorriso. «Miss Steele, ti contraddici?»
Sorrido. «Mmh.»
Scoppia a ridere e mi abbraccia stretta, dandomi un bacio sui capelli. «Las Vegas, domani, allora.»
Alzo la testa, assonnata. «Non credo che i miei genitori ne sarebbero entusiasti.»
Lui fa scorrere la punta delle dita sulla mia schiena nuda.
«Che cosa vuoi, Anastasia? Las Vegas? Un matrimonio in grande stile con tutti gli annessi e connessi? Dimmelo.»
«Non in grande stile… Solo gli amici e la famiglia.» Lo guardo, commossa dalla supplica silenziosa che leggo nei suoi brillanti occhi grigi.
“Lui che cosa vuole?”
«Okay.» Annuisce. «Dove?»
Mi stringo nelle spalle.
«Potremmo farlo qui?» chiede, esitante.
«A casa dei tuoi? Che cosa direbbero?»
Sbuffa. «Mia madre ne sarebbe entusiasta.»
«Okay, qui. Sono sicura che mia madre e mio padre lo preferirebbero.»
Mi passa una mano tra i capelli. Potrei essere più felice?
«Va bene, abbiamo deciso dove. Pensiamo a quando.»
«Dovresti chiederlo a tua madre.»
«Mmh.» Il suo sorriso si smorza. «Posso concederle al massimo un mese. Ti voglio troppo per aspettare di più.»
«Christian, io sono tua. Lo sono da un po’. Ma okay… un mese.» Gli bacio il petto, un bacio lieve, casto, e gli sorrido.
«Ti scotterai» mi sussurra Christian.
«Solo per te.» Gli faccio il più dolce dei sorrisi. Il sole si è spostato e adesso sono completamente esposta. Lui sorride malizioso e con
un unico, rapido movimento trascina la mia sdraio al riparo dell’ombrellone.
«Via dal sole mediterraneo, Mrs Grey.»
«Grazie per il tuo altruismo, Mr Grey.»
«Non c’è di che, Mrs Grey, e non sono affatto altruista. Se ti scotti, non potrò toccarti.» Negli occhi ha un lampo divertito, e il mio cuore
fa una capriola. «Ma sospetto che tu lo sappia e che ti stia divertendo alle mie spalle.»
«Davvero?» sussulto, ostentando innocenza.
«Davvero, lo faresti e lo fai. Spesso. È una delle tante cose che amo di te.» Mi bacia, mordendomi il labbro inferiore.
«Speravo che mi spalmassi un altro po’ di crema solare…»
«Mrs Grey, è un lavoro sporco… ma è un’offerta che non posso rifiutare. Tirati su a sedere» ordina, la voce roca. Obbedisco e lui,
lentamente, con una meticolosa pressione delle dita forti e agili, mi unge di crema.
«Sei proprio adorabile, sono un uomo fortunato» mormora mentre le sue dita mi sfiorano il seno.
«Sì, lo sei, Mr Grey.» Lo guardo timidamente.
«Il tuo nome è modestia, Mrs Grey. Adesso la schiena.»
Sorrido, mi giro, e lui sgancia il laccetto del mio bikini spaventosamente costoso.
«Che ne diresti se mi mettessi in topless come fanno le altre qui in spiaggia?» chiedo.
«Direi che mi dispiacerebbe» risponde senza esitare. «Non sono certo felice di vederti così poco vestita, in questo momento.» Mi si

avvicina e mi sussurra all’orecchio: «Non sfidare la tua buona sorte».
«È una minaccia, Mr Grey?»
«No. È una constatazione, Mrs Grey.»
Sospiro e scuoto la testa. “Oh, Christian… possessivo, geloso, maniaco del controllo Christian.”
Quando ha finito di spalmarmi la crema, mi dà una pacca sul sedere.
«Ecco fatto, fanciulla.»
Il suo onnipresente e iperattivo BlackBerry vibra. Mi incupisco e lui mi fa un sorrisetto.
«Solo per i miei occhi, Mrs Grey.» Inarca le sopracciglia in un ammonimento scherzoso, mi dà un’altra pacca sul sedere e si siede sulla
sdraio per rispondere alla chiamata.
Mi fa un sorrisetto complice, e io torno alla mia siesta pomeridiana.
«Mam’selle? Un Perrier pour moi, une Diet Coke pour ma femme, s’il vous plaît. Et quelque chose à manger… laissez-moi voir la
carte.»
Mi sveglio sentendo Christian parlare il suo francese perfetto. Sbatto le palpebre al sole e vedo mio marito che mi guarda mentre una
ragazza in uniforme si allontana reggendo un vassoio, la coda di cavallo bionda che oscilla provocante.
«Sete?» chiede.
«Sì» farfuglio assonnata.
«Potrei stare a guardarti tutto il giorno. Stanca?»
Avvampo. «Non ho dormito granché stanotte.»
«Neanch’io.» Fa un ampio sorriso, mette giù il BlackBerry e si alza. I jeans gli scivolano sui fianchi lasciando intravedere il costume da
bagno. Christian se li toglie e scalcia via le infradito. Perdo il filo dei pensieri.
«Vieni a fare una nuotata con me.» Mi tende la mano mentre io lo guardo confusa. «Nuotiamo?» ripete, con un’espressione divertita.
Non rispondo, e lui scuote lentamente la testa.
«Credo che ti ci voglia una sveglia.» Con un movimento improvviso mi solleva tra le braccia mentre io caccio un urlo, più per la sorpresa
che per lo spavento.
«Christian! Mettimi giù!» squittisco.
Lui ridacchia. «Solo in acqua, piccola.»
Mentre mi porta verso il mare ed entra in acqua, dalla spiaggia la gente ci osserva con quel divertito distacco così tipico dei francesi. Gli
stringo le braccia al collo. «Non lo farai» dico senza fiato.
Lui fa una smorfia. «Oh, Ana, piccola, non hai ancora imparato niente da quando ci conosciamo?» Mi bacia e io colgo l’occasione al
volo: lo afferro per i capelli e contraccambio il suo bacio infilandogli la lingua in bocca. Lui inspira bruscamente e si stacca, gli occhi velati
ma diffidenti.
«Conosco il tuo gioco» sussurra e s’immerge lentamente nell’acqua fredda cercando di nuovo la mia bocca. Dimentico subito il brivido
mentre mi stringo al suo corpo.
«Pensavo che volessi nuotare» mormoro.
«Mi distrai.» Christian mi sfiora il labbro inferiore con i denti. «Ma non sono sicuro di volere che le persone perbene di Monte-Carlo
vedano mia moglie in preda alla passione.»
Gli sfioro la mascella con i denti, la barba sfatta mi solletica la lingua: non me ne importa nulla delle persone perbene di Monte-Carlo.
«Ana.» Si avvolge la mia coda di cavallo al polso e mi strattona delicatamente, tirandomi indietro la testa e scoprendomi la gola. Mi
bacia dall’orecchio fino alla base del collo.
«Vuoi che ti prenda in mare?» sospira.
«Sì» mormoro.
Christian si stacca da me e mi guarda, uno sguardo caldo, pieno di desiderio, e divertito. «Mrs Grey, sei insaziabile e così sfacciata. Non
avrò creato un mostro?»
«Un mostro adatto a te. Vorresti prendermi in qualche altro modo?»
«Ti prenderò in tutti i modi possibili, lo sai. Ma non adesso. Non qui.» Indica la spiaggia con un cenno della testa.
Come c’era da aspettarsi, molte delle persone intente a prendere il sole hanno smesso di essere indifferenti e ci guardano incuriosite.
All’improvviso Christian mi afferra per la vita e mi solleva in aria, facendomi cadere in acqua; tocco la sabbia morbida del fondo. Riemergo
tossendo e ridendo.
«Christian!» lo rimprovero, lanciandogli un’occhiataccia. Pensavo che stessimo per fare l’amore in mare… spuntando dall’elenco
un’altra prima volta. Si morde il labbro per trattenere una risata. Lo schizzo e lui fa lo stesso.
«Abbiamo tutta la notte» dice, ridendo come un matto. «A più tardi, piccola.» Si tuffa e riemerge a un metro di distanza, poi nuota a stile
libero con movimenti fluidi e aggraziati, allontanandosi dalla spiaggia e da me.
Mi schermo gli occhi dal sole e lo guardo nuotare. Perché mi provoca così? Cosa posso fare per riportarlo indietro? Mentre nuoto verso
la spiaggia, passo in rassegna tutte le possibilità. Sotto l’ombrellone sono arrivate le ordinazioni e io bevo un sorso di Diet Coke. Christian
ormai è un punto indistinto in lontananza.
Mi sdraio a pancia in giù e armeggio con i laccetti del reggiseno, poi lo butto distrattamente sulla sdraio di Christian. Ecco fatto… guarda

quanto posso essere sfacciata, Mr Grey. Chiudo gli occhi e mi abbandono al calore del sole che mi riscalda la pelle, penetrandomi nelle
ossa… La mente vaga e io ripenso al giorno del mio matrimonio.
«Puoi baciare la sposa» annuncia il reverendo Walsh.
Sorrido raggiante.
«Finalmente sei mia» sussurra prendendomi tra le braccia e dandomi un casto bacio sulle labbra.
Sono sposata. Sono Mrs Grey. La gioia mi dà le vertigini.
«Sei bellissima, Ana» mormora e sorride, gli occhi pieni d’amore… e di qualcosa di più oscuro, qualcosa di lascivo. «Non permettere
che qualcun altro a parte me ti tolga quel vestito, capito?» Il suo sorriso emana un calore intenso, mentre lui mi sfiora la guancia con le dita,
infiammandomi il sangue.
“Ma come fa, con tutte queste persone che ci guardano?”
Annuisco in silenzio. Spero che nessuno ci abbia sentiti. Per fortuna il reverendo Walsh si è allontanato con discrezione. Lancio
un’occhiata alla gente riunita, tutti in abiti da cerimonia… Mia madre, Ray, Bob e i Grey stanno applaudendo, persino Kate, la mia
damigella d’onore, che è favolosa in rosa pallido accanto al testimone di Christian, suo fratello Elliot. Tutti sfoggiano sorrisi raggianti,
eccetto Grace, che piange di gioia in un raffinato fazzoletto bianco.
«Pronta per la festa, Mrs Grey?» mormora Christian, con un sorriso timido. Ha un aspetto divino nel suo smoking nero con il panciotto e
la cravatta color argento.
«Pronta come sarò sempre» dico con un sorriso ebete.
Più tardi la festa è al culmine… Carrick e Grace non hanno badato a spese. Hanno fatto montare di nuovo il tendone e l’hanno decorato
in modo meraviglioso di rosa pallido, argento e avorio, lasciandolo aperto ai lati che si affacciano sulla baia. La giornata è bellissima e il sole
del tardo pomeriggio brilla sull’acqua. A un’estremità del tendone c’è una pista da ballo e all’altra estremità un sontuoso buffet.
Ray e mia madre ballano e ridono. Guardandoli, provo un sentimento dolceamaro. Spero che Christian e io dureremo di più. Non so che
cosa farei se lui mi lasciasse. “Sposati in fretta e pentiti con calma.” Quel detto mi ossessiona.
Kate è accanto a me, bellissima nel suo abito lungo di seta. Mi lancia un’occhiata, accigliata. «Ehi, dovrebbe essere il giorno più bello
della tua vita» mi rimprovera.
«Lo è» sussurro.
«Ana, cosa c’è? Stai guardando tua madre e Ray?»
Annuisco malinconica.
«Sono felici.»
«Sono più felici quando sono lontani l’uno dall’altra.»
«Ti stanno venendo dei dubbi?» chiede Kate allarmata.
«No, per niente. Solo che… lo amo così tanto.» Mi blocco, non riuscendo o non volendo dar voce alle mie paure.
«Ana, lui ti adora, si vede. So che la vostra relazione è cominciata in maniera insolita, ma ho visto quanto siete stati felici nell’ultimo
mese.» Mi prende le mani e le stringe. «E poi, ormai è troppo tardi» aggiunge con un ampio sorriso.
Ridacchio. Si può sempre contare su Kate per le ovvietà. Mi attira in un abbraccio speciale alla Katherine Kavanagh. «Ana, andrà tutto
bene, vedrai. E se lui ti torce anche solo un capello, dovrà vedersela con me.» Lasciandomi andare, sorride a qualcuno alle mie spalle.
«Ciao, piccola.» Christian mi coglie di sorpresa e mi bacia su una tempia. «Kate» la saluta. La tratta ancora con freddezza anche se sono
passate sei settimane.
«Ciao di nuovo, Christian. Sto andando a cercare il tuo testimone, che guarda caso è anche il mio fidanzato.» Ci sorride e si dirige verso
Elliot che sta bevendo insieme a Ethan, il fratello di Kate, e al nostro amico José.
«È ora di andare» sussurra Christian.
«Di già? È la prima festa in cui non m’importa di essere al centro dell’attenzione.» Mi giro per guardarlo negli occhi.
«Te lo meriti. Sei uno schianto, Anastasia.»
«Anche tu.»
«Quest’abito meraviglioso è perfetto per te.»
«Questo?» Arrossisco timida e tiro il pizzo finissimo del vestito da sposa, un modello semplice, aderente, disegnato per me dalla madre
di Kate. Mi piace che il pizzo sia appena sotto le spalle: pudico, eppure intrigante, spero.
Lui si china e mi bacia. «Andiamo. Non voglio condividerti con tutta questa gente un minuto di più.»
«Possiamo andarcene dal nostro matrimonio?»
«Piccola, è la nostra festa e possiamo fare quello che vogliamo. Abbiamo tagliato la torta. E adesso vorrei che ce la filassimo, così potrò
averti tutta per me.»
Faccio una risatina. «Mi avrai per tutta la vita, Mr Grey.»
«Sono felicissimo di sentirtelo dire, Mrs Grey.»
«Oh, eccovi qua, piccioncini!»
Gemo in silenzio… La madre di Grace ci ha trovati.
«Christian, tesoro… un ballo con tua nonna?»
Christian arriccia le labbra. «Certo, nonna.»

«E tu, bellissima Anastasia, vai a far felice un vecchio… Balla con Theo.»
«Theo, Mrs Trevelyan?»
«Nonno Trevelyan. E penso che tu possa chiamarmi nonna. Ora, bisogna che vi mettiate d’impegno per i miei bisnipoti. Non vivrò molto
a lungo.» Ci rivolge un sorriso affettato.
Christian sbatte le palpebre in segno di raccapriccio. «Andiamo, nonna» dice, prendendole bruscamente la mano e guidandola verso la
pista da ballo. Si gira a guardarmi, quasi immusonito, e alza gli occhi al cielo. «A più tardi, piccola.»
Mentre mi dirigo verso nonno Trevelyan, mi si avvicina José. «Non ti chiederò un altro ballo. Credo di aver monopolizzato già troppo
del tuo tempo sulla pista… Sono felice che tu sia felice, Ana. Ci sarò… se mai avessi bisogno.»
«Grazie, José. Sei un vero amico.»
«Dico sul serio.» I suoi occhi scuri brillano sinceri.
«Lo so. Grazie di nuovo. Adesso, se vuoi scusarmi… ho appuntamento con un vecchio signore… Il nonno di Christian» chiarisco.
Sorride. «Buona fortuna, Ana. Buona fortuna per tutto.»
«Grazie.»
Dopo aver ballato con il nonno di Christian, rimango a guardare il sole che tramonta su Seattle, stendendo sulla baia pennellate di arancio
brillante e acquamarina.
«Andiamo» mi sollecita Christian.
«Devo cambiarmi.» Lo prendo per mano con l’intenzione di portarlo con me dentro casa e poi al piano di sopra. Lui aggrotta la fronte,
senza capire, e mi trattiene gentilmente.
«Se non sbaglio, volevi essere l’unico a togliermi questo vestito» ricordo. Gli si illuminano gli occhi.
«Esatto.» Mi lancia uno sguardo lascivo. «Ma non ho intenzione di svestirti qui. Non ce ne andremo finché… non so…» Agita la mano
libera senza finire la frase, anche se il significato è chiarissimo.
Arrossisco e gli lascio la mano.
«E non scioglierti nemmeno i capelli» sussurra minaccioso.
«Ma…»
«Niente ma, Anastasia. Sei bellissima. E voglio essere l’unico a toglierti i vestiti di dosso.» Aggrotto le sopracciglia.
«Metti in una borsa i vestiti per il viaggio» ordina. «Ti serviranno. Taylor ha preso la valigia grande.»
«Okay.» Che cos’ha in mente? Non mi ha detto dove andiamo. In realtà, credo che nessuno lo sappia. Né Mia né Kate sono riuscite a
cavargli una parola. Mi giro verso mia madre e Kate, che indugiano appena più in là.
«Non mi cambio.»
«Cosa?» dice mia madre.
«Christian non vuole.» Mi stringo nelle spalle come se questo spiegasse tutto. Lei si incupisce per un istante.
«Non hai promesso di obbedire» mi ricorda con tatto. Kate cerca di mascherare lo sbuffo di disapprovazione con un colpo di tosse. La
guardo con gli occhi socchiusi. Né lei né mia madre hanno la minima idea della lite che ho avuto con Christian su questa faccenda. Non ho
alcuna intenzione di riaccendere quella discussione. Il solo ricordo mi impensierisce.
«Lo so, mamma, ma gli piace questo vestito e voglio accontentarlo.»
La sua espressione si ammorbidisce. Kate alza gli occhi al cielo e si allontana con discrezione per lasciarci sole.
«Sei adorabile, tesoro.» Mia madre mi tira affettuosamente una lunga ciocca di capelli sfuggita all’acconciatura e mi sfiora il mento.
«Sono così orgogliosa di te. Farai di Christian un uomo felice.» Mi attira a sé e mi abbraccia. «Non riesco a credere quanto sembri adulta
in questo momento. Stai per iniziare una nuova vita… Ricordati solo che gli uomini vengono da un altro pianeta, e andrà tutto bene.»
“Christian viene da un altro universo… se soltanto lei sapesse.”
«Grazie, mamma.»
Ray ci raggiunge, sorridendoci con affetto.
«Hai fatto una bambina bellissima, Carla» dice, gli occhi pieni d’orgoglio. È così elegante con lo smoking nero e il panciotto rosa pallido.
Sento che sto per piangere. Oh, no… finora sono riuscita a non farlo.
«E tu l’hai tenuta d’occhio e l’hai aiutata a diventare grande, Ray.» La voce di Carla è venata di malinconia.
«E l’ho amata ogni minuto. Sei una sposa meravigliosa, Annie.» Ray mi sistema la ciocca di capelli dietro l’orecchio.
«Oh, papà…» Soffoco un singhiozzo e lui mi abbraccia nel suo modo sbrigativo e goffo.
«Sarai anche una moglie meravigliosa» mormora. Quando mi lascia andare, Christian è di nuovo al mio fianco. Ray gli stringe la mano.
«Prenditi cura di mia figlia, Christian.»
«È proprio quello che intendo fare, Ray. Carla.» Rivolge uno sguardo d’intesa al mio patrigno e bacia mia madre.
Il resto degli ospiti ha formato un grande arco di braccia sollevate sotto cui dovremo passare per arrivare alla casa.
«Pronta?» dice Christian.
«Sì.»
Tenendomi per mano mi conduce sotto l’arco, mentre gli invitati urlano “Buona fortuna” e “Congratulazioni”, sotto una pioggia di riso.
Grace e Carrick ci aspettano in fondo. Ci baciano e abbracciano. Grace si commuove di nuovo quando li salutiamo frettolosamente.
Taylor ci aspetta per portarci via sul SUV Audi. Mentre Christian mi tiene aperta la portiera, mi volto e lancio il bouquet di rose bianche e
rosa alla folla di giovani donne che si è stretta intorno a noi. È Mia a prenderlo e a sventolarlo trionfante, con un sorriso radioso.

Mentre salgo leggera nel SUV compiacendomi dell’audace presa di Mia, Christian si china per raccogliere l’orlo del mio vestito. Poi
saluta con la mano gli invitati. Taylor gli tiene aperta la portiera. «Congratulazioni, signore.»
«Grazie, Taylor» replica Christian, sedendosi accanto a me.
«Fin qui tutto bene, Mrs Grey?»
«Fin qui tutto meraviglioso, Mr Grey. Dove andiamo?»
«All’aeroporto» dice, con un sorriso da sfinge.
“Mmh… Che cos’ha in mente?”
Inaspettatamente Taylor non si dirige al terminal delle partenze ma attraversa un accesso di sicurezza e va direttamente sulla pista. Poi lo
vedo… il jet di Christian: GREY ENTERPRISES HOLDINGS INC. scritto in lettere azzurre sulla fusoliera.
«Non dirmi che stai di nuovo abusando dei beni aziendali!»
«Oh, spero proprio di sì, Anastasia» sorride Christian.
Taylor si ferma ai piedi della scaletta e salta giù dall’Audi per aprire la portiera a Christian. Parlano un attimo, poi Christian apre la mia
portiera… e invece di farsi da parte per lasciarmi scendere si china e mi prende in braccio.
“Ehi!” «Che cosa stai facendo?» strillo.
«Ti porto oltre la soglia» dice.
«Ah.» “Non doveva essere la soglia di casa?”
Mi porta senza sforzo su per la scaletta, e Taylor lo segue con la mia valigia piccola. La lascia appena oltre il portellone e poi torna
all’Audi. In cabina riconosco Stephan, il pilota di Christian, con l’uniforme.
«Benvenuto a bordo, Mr Grey.» Fa un ampio sorriso.
Christian mi mette giù e stringe la mano a Stephan. Accanto al pilota c’è una donna con i capelli scuri… Quanti anni avrà? Trenta?
Anche lei indossa l’uniforme.
«Congratulazioni a tutti e due» aggiunge Stephan.
«Grazie, Stephan. Anastasia, tu conosci già Stephan. È il nostro capitano, oggi, e lei è il secondo pilota Beighley.»
La donna arrossisce quando Christian la presenta. Un’altra donna completamente soggiogata dal mio troppo-affascinante-per-il-suostesso-bene marito.
«Piacere di conoscerla» dice con trasporto. Le rivolgo un sorriso gentile. In fin dei conti… lui è mio.
«Tutto pronto?» chiede Christian.
L’interno dell’aereo è di legno d’acero chiaro e pelle color crema. È bellissimo. Un’altra ragazza in uniforme è in piedi al capo opposto
della cabina… una bruna molto graziosa.
«Abbiamo il via libera. Il tempo è buono da qui a Boston.»
“Boston?”
«Turbolenze?»
«Non prima di Boston. C’è una perturbazione sopra Shannon che potrebbe farci ballare un po’.»
“Shannon? Irlanda?”
«Capisco. Bene, spero di dormire per tutto il viaggio» è la replica concreta di Christian.
“Dormire?”
«Ci prepariamo al decollo, signore» dice Stephan. «Vi affidiamo alle mani esperte di Natalia, l’assistente di volo.» Christian guarda
accigliato nella sua direzione, ma quando si gira verso Stephan sorride.
«Ottimo» dice. Tenendomi per mano, mi guida verso una delle sontuose poltroncine di pelle. In totale devono essercene dodici.
«Accomodati» dice togliendosi la giacca e slacciandosi il raffinato panciotto di broccato color argento. Sediamo in due poltroncine
singole sistemate una davanti all’altra e separate da un tavolino lucidissimo.
«Benvenuti a bordo, signore, signora, e congratulazioni.» Natalia è accanto a noi e ci offre un calice di champagne rosé.
«Grazie» dice Christian, lei sorride educatamente e si ritira nella cambusa.
«A una felice vita matrimoniale, Anastasia.» Christian alza il suo calice e lo avvicina al mio per brindare. Lo champagne è delizioso.
«Bollinger?» chiedo.
«Sempre quello.»
«La prima volta che l’ho bevuto era servito nelle tazze da tè.» Sorrido.
«Ricordo bene quel giorno. Quando ti sei laureata.»
«Dove stiamo andando?» Sono troppo curiosa.
«Shannon» dice Christian, gli occhi brillanti d’eccitazione. Sembra un ragazzino.
«In Irlanda?» Stiamo andando in Irlanda!
«Per fare rifornimento» aggiunge, stuzzicandomi.
«E poi?» replico.
Fa un ampio sorriso e scuote la testa.
«Christian!»
«Londra» dice, tentando di sondare la mia reazione.
Sono senza fiato. “Porca miseria. Pensavo che saremmo andati a New York o ad Aspen, o magari ai Caraibi.” Faccio fatica a crederci.

È da una vita che sogno di visitare l’Inghilterra. Scoppio di felicità.
«Poi Parigi.»
“Cosa?”
«Quindi il Sud della Francia.»
“Wow!”
«So che hai sempre sognato di andare in Europa» dice dolcemente. «Adesso voglio che i tuoi sogni diventino realtà, Anastasia.»
«Tu sei il mio sogno diventato realtà, Christian.»
«Lo stesso vale per te, Mrs Grey» sussurra.
“Oddio…”
«Allacciati la cintura.»
Sorrido e obbedisco.
Quando siamo in volo, Natalia ci serve altro champagne e prepara il nostro banchetto di nozze. E che banchetto: salmone affumicato,
seguito da pernice arrosto con un’insalata verde di fagioli e patate alla dauphinoise, tutto cucinato e servito dall’efficientissima assistente.
«Dessert, Mr Grey?» chiede.
Lui scuote la testa e si passa le dita sul labbro inferiore guardandomi con aria interrogativa, l’espressione seria e indecifrabile.
«No, grazie» mormoro, incapace di staccare gli occhi da lui. Le labbra gli si increspano in un sorriso complice e Natalia si ritira.
«Bene» sussurra. «Avevo in mente di prendere… te per dessert.»
“Oh… qui?”
«Vieni» dice, alzandosi e tendendomi la mano. Mi guida verso il fondo della cabina.
«Qui c’è un bagno.» Indica una porticina, poi mi conduce lungo un corridoio che termina con una porta più grande.
“Ehi… una camera da letto.” La cabina è color crema e acero e il piccolo letto a due piazze è coperto di cuscini grigi e oro. Ha l’aria di
essere molto confortevole.
Christian si volta e mi prende tra le braccia, i suoi occhi nei miei.
«Ho pensato di passare la nostra prima notte di nozze a diecimila metri. È una cosa che non ho mai fatto.»
Un’altra prima volta. Lo guardo sbalordita, il cuore che batte all’impazzata… Sesso in aereo. Ne ho sentito parlare.
«Ma prima devo toglierti questo vestito favoloso.» I suoi occhi bruciano d’amore e di qualcosa di più misterioso, qualcosa che adoro…
Mi toglie il fiato.
«Girati.» La voce è bassa, autoritaria e tremendamente sexy. Come riesce a infondere tante promesse in una sola parola? Faccio come
dice, obbediente, e lui allunga le mani verso i miei capelli. Toglie le forcine, a una a una, le sue dita esperte si muovono sicure e veloci. I
capelli mi ricadono a ciocche sulle spalle, coprendomi la schiena e ondeggiando sul seno. Cerco di rimanere impassibile, ma muoio dalla
voglia che mi tocchi. Dopo questa giornata lunga ed estenuante, ma eccitante, lo voglio… voglio tutto di lui.
«Hai dei capelli bellissimi, Ana.» La sua bocca è vicina al mio orecchio e io percepisco il suo respiro, anche se le labbra non mi toccano.
Quando ha tolto tutte le forcine, mi passa le dita tra i capelli, massaggiandomi dolcemente la testa… “Oh, sì…” Chiudo gli occhi e mi godo
la sensazione. Le sue dita scivolano verso il basso e lui mi tira indietro la testa, scoprendomi la gola.
«Sei mia» sussurra, mordicchiandomi il lobo dell’orecchio.
Gemo.
«Zitta, adesso» mi ammonisce. Mi scosta i capelli dalle spalle e percorre con un dito la pelle da una scapola all’altra, seguendo il bordo
di pizzo del mio vestito. Rabbrividisco. Depone un bacio delicato sul primo bottone del corpetto.
«Sei così bella» dice mentre slaccia sapientemente il bottone. «Oggi mi hai reso l’uomo più felice del mondo.» Con infinita lentezza
slaccia anche gli altri bottoni, uno dopo l’altro, scendendo lungo la schiena. «Ti amo così tanto.» Mi bacia, dalla nuca alla spalla. Tra un
bacio e l’altro mormora: «Ti. Voglio. Così. Tanto. Voglio. Stare. Dentro. Di. Te. Sei. Mia».
Ciascuna di quelle parole è inebriante. Chiudo gli occhi e chino la testa per offrirgli il collo, e cedo a quell’incantesimo che è Christian
Grey, mio marito.
«Sei mia» sussurra di nuovo. Mi fa scivolare il vestito lungo le braccia, lasciando che si raccolga ai miei piedi in una nuvola di seta e pizzo
avorio.
«Girati» sussurra, la voce improvvisamente roca. Lo faccio e lui trattiene il respiro.
Indosso un bustino aderente di satin color porpora con le giarrettiere, in tinta con le mutandine di pizzo, e calze di seta bianche. Christian
mi scruta avidamente ma non dice una parola. Si limita a guardarmi, gli occhi colmi di desiderio.
«Ti piace?» sussurro consapevole del rossore che mi colora le guance.
«Altroché, piccola. Sei uno schianto. Qui.» Allunga la mano, io la prendo e faccio un passo avanti, liberandomi del vestito.
«Ferma» mormora, e senza staccare gli occhi dai miei, fa correre il dito medio sopra il seno, seguendo l’orlo del bustino. Respiro in
fretta, e lui lo rifà, una carezza che mi manda brividi lungo tutta la schiena. Si ferma e con l’indice mi fa cenno di girarmi.
In questo momento farei qualsiasi cosa per lui.
«Ferma» dice di nuovo. Sono rivolta verso il letto e gli do le spalle. Mi cinge la vita con le braccia, attirandomi a sé, e strofina il naso sul
mio collo. Prende i seni tra le mani con delicatezza, passando il pollice intorno ai capezzoli che diventano turgidi e premono contro la stoffa
del bustino.
«Mia» sussurra.

«Tua» ansimo.
Abbandonando i miei seni, scende con le mani sull’addome, sul basso ventre, poi giù verso le cosce, i pollici a sfiorarmi il pube. Soffoco
un gemito. Le dita scivolano verso le giarrettiere, che lui sgancia con l’abituale destrezza. Sento le sue mani circondarmi le natiche.
«Mia» mormora di nuovo, mentre mi accarezza, le dita che sfregano tra le mie cosce.
«Ah.»
«Ssh.» Con le mani scende lungo la parte posteriore delle mie gambe e finisce di sganciarmi le calze.
Poi si protende in avanti e scosta il copriletto. «Siediti.»
Faccio come mi dice, completamente soggiogata, e lui si inginocchia ai miei piedi e mi sfila delicatamente le scarpe Jimmy Choo. Quindi
afferra la sommità della calza sinistra e la abbassa lentamente, facendo scorrere il pollice lungo la gamba… “Oddio.” Poi fa lo stesso con
l’altra calza.
«È come aprire un regalo di Natale.» Mi sorride da sotto le lunghe ciglia scure.
«Un regalo che avevi già…»
Lui mi guarda con aria di rimprovero. «Oh, no, piccola. Questa volta è davvero mio.»
«Christian, sono tua da quando ho detto sì.» Mi avvicino a lui e prendo tra le mani il suo adorato viso. «Sono tua. Sarò sempre tua. Ora,
penso che tu sia troppo vestito.» Mi chino per baciarlo e all’improvviso lui si alza, mi bacia sulla bocca e mi afferra la testa, passandomi le
dita tra i capelli.
«Ana» ansima. «Ana mia.» Cerca di nuovo la mia bocca, la sua lingua mi esplora, invitante.
«I vestiti» sussurro. I nostri respiri si fondono mentre gli sfilo il panciotto e lui si divincola per liberarsene, lasciandomi andare per un
momento. Si ferma, mi guarda, gli occhi che bruciano di desiderio.
«Lascia fare a me.» La mia voce è dolce, allettante. Voglio svestire mio marito, il mio Christian.
Si siede sui talloni, io mi chino e prendo la cravatta – la sua cravatta argentata, la mia preferita –, disfo lentamente il nodo e la allento. Lui
alza il mento per permettermi di slacciare il primo bottone della camicia bianca, poi mi dedico ai polsini. Indossa gemelli di platino su cui
sono incise una A e una C intrecciate, il mio regalo di nozze. Dopo che li ho sfilati lui li prende e li stringe nel pugno. Quindi si bacia la mano
e li fa scivolare nella tasca dei pantaloni.
«Mr Grey, che romantico.»
«Per te, Mrs Grey… cuori e fiori. Sempre.»
Gli prendo la mano e bacio la fede di platino. Lui geme e chiude gli occhi.
«Ana» mormora: il mio nome è una supplica.
Allungo di nuovo la mano verso i bottoni della camicia e, mimando i suoi gesti di poco prima, lo bacio ogni volta che ne slaccio uno,
mormorando a ogni bacio: «Mi. Rendi. Così. Felice. Ti. Amo».
Lui geme e con un unico, rapido movimento, mi afferra per la vita e mi fa sdraiare sul letto, poi è sopra di me. Cerca la mia bocca, mi
afferra la testa, mi tiene ferma mentre le nostre lingue si saziano l’una dell’altra. D’un tratto si mette in ginocchio, lasciandomi senza fiato e
piena di desiderio.
«Sei così bella…» Corre con le mani lungo le gambe e mi afferra il piede sinistro. «Hai delle gambe stupende. Voglio baciarle centimetro
dopo centimetro. Cominciando da qui.» Preme la bocca sul mio alluce e lo mordicchia. Sono scossa da brividi di piacere dalla vita in giù.
Passa la lingua sul collo del piede, e mi sfiora con i denti il calcagno, poi la caviglia. Continua a baciarmi lungo la parte interna del
polpaccio; sono baci umidi, delicati. Mi inarco sotto di lui.
«Ferma, Mrs Grey» mi avverte, e all’improvviso mi volta a pancia in giù e continua a baciarmi: le gambe, le cosce, le natiche, poi
s’interrompe. Gemo.
«Ti prego…»
«Ti voglio nuda» sussurra e slaccia lentamente il bustino, un gancetto alla volta, lasciandolo giacere sotto di me. La sua lingua scorre
lungo la mia spina dorsale.
«Christian, ti prego.»
«Che cosa vuoi, Mrs Grey?» La voce s’insinua nel mio orecchio. È sopra di me… Lo sento, duro contro le natiche.
«Te.»
«E io voglio te, amore mio, sei la mia vita…» sussurra e, prima che possa rendermene conto, mi fa girare di nuovo sulla schiena. Si alza
in fretta e con un solo movimento si sbarazza dei pantaloni e dei boxer, rimanendo splendidamente nudo, imponente e pronto sopra di me.
La piccola cabina dell’aereo scompare davanti alla sua bellezza mozzafiato, al suo desiderio e al suo bisogno di me. Si china e mi sfila le
mutandine, poi mi guarda.
“Mia” mima con le labbra.
«Ti prego…» lo supplico e lui si schiude in un ampio sorriso… un sorriso lascivo, malizioso, tentatore, in perfetto stile Mr Cinquanta
Sfumature.
Arretra carponi sul letto e mi bacia la gamba destra… finché non arriva all’attaccatura delle cosce. Me le allarga.
«Ah…» mormora, poi la sua bocca è su di me. Chiudo gli occhi, mi abbandono alla sua lingua esperta. Lo afferro per i capelli e muovo il
bacino, schiava del suo ritmo, poi mi inarco sul letto. Mi afferra per i fianchi per tenermi ferma, ma non interrompe quella deliziosa tortura.
Ci sono quasi, ci sono quasi…
«Christian» gemo.

«Non ancora» ansima e mi bacia l’ombelico, esplorandolo con la lingua.
«No!» “Maledizione!” Percepisco il suo sorriso sul mio ventre, mentre lui continua a risalire.
«Sei così impaziente, Mrs Grey. Abbiamo tempo fino all’Isola di smeraldo.» Mi bacia i seni e stuzzica con le labbra un capezzolo. Alza
la testa per guardarmi, gli occhi cupi come una tempesta tropicale.
“Oddio… L’avevo dimenticato. L’Europa.”
«Christian, ti voglio. Ti prego.»
Torreggia sopra di me, il suo corpo sul mio, appoggiato ai gomiti. Sfrega il suo naso contro il mio e io scendo con le mani lungo la sua
schiena snella e muscolosa, fino al sedere, meraviglioso.
«Mrs Grey… Il nostro scopo è il piacere.» Mi sfiora con le labbra. «Ti amo.»
«Ti amo anch’io.»
«Occhi aperti. Voglio vederti.»
«Christian… ah…» gemo, mentre affonda dentro di me.
«Ana, oh, Ana» ansima e inizia a muoversi.
«Che cosa diavolo pensi di fare così?» urla Christian, svegliandomi dal mio sogno meraviglioso. È in piedi, bagnato e splendido, accanto
alla mia sdraio e mi guarda furioso.
Che cos’ho fatto? “Oh, no… sono sdraiata sulla schiena… Merda, merda, merda… E lui è arrabbiato. Davvero arrabbiato.”

2
Di colpo sono sveglissima, il mio sogno erotico dimenticato.
«Ero sdraiata a pancia in giù. Devo essermi girata nel sonno» sussurro debolmente in mia difesa.
I suoi occhi sprizzano lampi di rabbia. Si allunga, afferra il reggiseno del bikini dalla sdraio e me lo getta addosso.
«Rimettitelo!» sibila.
«Christian, non ci sta guardando nessuno.»
«Fidati. Stanno guardando. Sono sicuro che Taylor e gli uomini della scorta si stanno godendo lo spettacolo!» ringhia.
“Accidenti!” Perché continuo a dimenticarmi di loro? Mi copro il seno in preda al panico. Da quando Charlie Tango è stato sabotato, la
dannata sicurezza ci sta continuamente con gli occhi addosso.
«Sì!» dice Christian, rabbioso. «E qualche fottuto paparazzo avrebbe potuto farti un bello scatto. Vuoi finire sulla copertina di “Star”?
Nuda?»
“Merda! I paparazzi!” Mentre mi affanno a rimettermi il reggiseno, armeggiando freneticamente, impallidisco. Sono percorsa da un
brivido. Mi torna in mente lo sgradevole ricordo dell’assedio dei paparazzi fuori dalla SIP dopo che era trapelata la notizia del nostro
fidanzamento… tutto compreso nel pacchetto Christian Grey.
«L’addition!» dice seccamente Christian alla cameriera. «Ce ne andiamo» ordina, rivolto a me.
«Adesso?»
«Adesso.»
Si rimette i jeans, con il costume ancora gocciolante, e si infila una T-shirt grigia. La cameriera è di ritorno con la sua carta di credito e la
ricevuta.
Riluttante, mi infilo il prendisole turchese e indosso le infradito. Appena la cameriera se n’è andata, Christian prende il libro e il
BlackBerry e nasconde la furia dietro un paio di occhiali da sole a specchio. È il ritratto della tensione e della rabbia. Tutte le altre in
spiaggia sono in topless… Non vedo lo scandalo. In effetti sono io a sembrare strana, con il pezzo di sopra del costume. Sospiro. Pensavo
che Christian avrebbe colto il lato divertente… Forse se fossi rimasta a pancia in giù… ma il suo senso dell’umorismo è scomparso.
«Ti prego, non essere arrabbiato» mormoro, prendendogli il libro e il BlackBerry e infilandoli nel mio zaino.
«Troppo tardi» replica con calma… con troppa calma. «Andiamo.» Prendendomi per mano fa un cenno a Taylor e ai suoi due assistenti,
gli addetti alla sicurezza francesi Philippe e Gaston. Curiosamente, sono due gemelli identici. Dalla veranda hanno tenuto d’occhio noi e tutti
quelli che stavano sulla spiaggia. “Perché continuo a dimenticarmi di loro?” Taylor è impassibile dietro gli occhiali scuri. Anche lui è
arrabbiato con me. Non sono ancora abituata a vederlo vestito in modo informale, in pantaloncini e polo nera.
Christian mi fa entrare nell’hotel, attraversiamo la hall e usciamo in strada. Tace, è di cattivo umore ed è tutta colpa mia. Taylor e i due
francesi ci seguono come ombre.
«Dove stiamo andando?» provo a chiedere, guardandolo.
«Ritorniamo allo yacht» risponde senza ricambiare lo sguardo.
Non ho idea di che ore siano. Dovrebbero essere le cinque o le sei del pomeriggio. Quando arriviamo al porticciolo turistico, Christian
mi porta verso la banchina dove sono ormeggiati la lancia a motore e la moto d’acqua del Fair Lady. Mentre lui scioglie la cima della
moto, allungo lo zaino a Taylor. Nervosa, gli lancio un’occhiata ma la sua espressione è come quella di Christian, indecifrabile. Arrossisco,
pensando a come mi ha visto sulla spiaggia.
«Tenga, Mrs Grey.» Taylor mi passa un giubbotto salvagente preso dalla lancia e io lo indosso. Perché sono l’unica a doverlo mettere?
Christian e Taylor si scambiano un’occhiata strana. Ehi, è arrabbiato anche con Taylor? Christian controlla le cinghie del giubbotto e stringe
quella centrale.
«Ecco fatto» borbotta, sempre senza guardarmi.
Sale agilmente sulla moto e mi tende la mano. La afferro forte e faccio del mio meglio per mettermi a cavalcioni del sedile senza finire in
acqua. Taylor e i gemelli prendono posto sulla lancia. Con un calcio Christian si allontana dalla banchina e la moto ondeggia lieve sulla
superficie del porticciolo.
«Tieniti forte» ordina, e gli metto le braccia intorno alla vita. È la parte che preferisco degli spostamenti con la moto d’acqua. Lo
abbraccio e strofino il naso contro la sua schiena. Se penso a quando non tollerava che lo toccassi in questo modo… Ha un buon odore…
di Christian e di mare.
Si irrigidisce. «Partiamo» dice, più dolce. Gli bacio la schiena e appoggio la guancia contro di lui, girandomi a guardare il molo dove
alcuni turisti osservano la scena.
Christian gira la chiave e il motore si accende rombando. Con un colpo di acceleratore la moto balza in avanti e acquista velocità sulle
acque scure del porto, diretta al centro della baia dove è ormeggiato il Fair Lady. Mi stringo più forte a lui. Adoro farlo… è così eccitante.
Mentre aderisco alla sua schiena, percepisco i suoi muscoli scolpiti.
Taylor viaggia al nostro fianco sul motoscafo. Christian accelera ancora facendo schizzare in avanti la moto che sferza la superficie del
mare come un sasso tirato da mani esperte. Taylor scuote la testa e punta dritto verso lo yacht, mentre Christian sfreccia oltre il Fair Lady
in mare aperto.
Siamo investiti dagli spruzzi, mentre il vento tiepido mi accarezza le guance e fa svolazzare la mia coda di cavallo. È così divertente.

Forse l’eccitazione di questa corsa servirà a far scomparire il cattivo umore di Christian. Non riesco a vederlo in faccia, ma so che si sta
divertendo: per una volta è finalmente spensierato come un ragazzo della sua età.
Vira tracciando un ampio semicerchio, e io osservo la costa, le imbarcazioni nel porticciolo, il mosaico di uffici e appartamenti gialli,
bianchi e color sabbia, le montagne scoscese alle loro spalle. Christian mi lancia un’occhiata.
«Ancora?» grida per farsi sentire sopra il rumore della moto.
Annuisco con entusiasmo. Mi rivolge un sorriso abbagliante e accelera, girando intorno al Fair Lady per dirigersi di nuovo al largo…
Penso che mi abbia perdonata.
«Hai preso colore» dice con dolcezza Christian, mentre mi toglie il giubbotto salvagente. Sono ancora tesa, e cerco di capire di che umore
sia. Siamo sul ponte dello yacht e uno degli steward è in piedi, silenzioso, poco lontano, in attesa del mio giubbotto. Christian glielo passa.
«È tutto, signore?» chiede il ragazzo. Adoro quell’accento francese. Christian mi guarda, si toglie gli occhiali da sole e li infila nello scollo
della T-shirt.
«Vorresti qualcosa da bere?»
«Ne ho bisogno?»
Piega la testa di lato. «Perché lo dici?» La sua voce è dolce.
«Lo sai perché.»
Aggrotta la fronte, come se stesse riflettendo su qualcosa.
«Due gin tonic, per favore. E anche noccioline e olive» dice allo steward, che annuisce prima di scomparire.
«Pensi che stia per punirti?» Il tono è carezzevole.
«Vuoi farlo?»
«Sì.»
«Come?»
«Ho in mente qualcosa. Forse dopo che avrai bevuto il tuo drink.» Una minaccia sensuale. Deglutisco.
Christian aggrotta di nuovo la fronte.
«Vuoi essere punita?»
“Come fa a saperlo?” «Dipende» mormoro, avvampando.
«Da cosa?» Cerca di mascherare un sorriso.
«Se vuoi farmi male davvero oppure no.»
La sua bocca diventa una linea dura, lo scherzo è finito. Si protende verso di me e mi dà un bacio sulla fronte.
«Anastasia, sei mia moglie, non la mia Sottomessa. Non voglio farti male. Ormai dovresti saperlo. Solo… solo non toglierti i vestiti in
pubblico. Non voglio vederti nuda su tutti i tabloid. Nemmeno tu lo vuoi, e sono sicuro che non lo vorrebbero nemmeno tua madre, o
Ray.»
“Oh, Ray! Accidenti, gli verrebbe un infarto. Che cosa mi è saltato in testa?”
Lo steward ricompare con i nostri drink.
«Siediti» ordina Christian. Obbedisco, accomodandomi su una sedia da regista. Christian prende posto accanto a me e mi passa il mio
gin tonic.
«Alla salute, Mrs Grey.»
«Alla salute, Mr Grey.» Bevo un sorso del drink, molto gradito. È dissetante, freddo, delizioso. Quando guardo Christian, lui mi sta
osservando attentamente, con un’espressione indecifrabile. È davvero frustrante… Non capisco se sia ancora arrabbiato con me. Ricorro
alla mia collaudata tattica diversiva.
«A chi appartiene questo yacht?» chiedo.
«A un baronetto inglese. Sir “Qualcosa”. Il suo bisnonno aveva una drogheria. Sua figlia ha sposato uno dei principi ereditari d’Europa.»
“Oh.” «Superricco?»
Di colpo Christian assume un’espressione guardinga. «Sì.»
«Come te» mormoro.
«Sì. E come te» sussurra Christian mettendosi in bocca un’oliva. La visione di lui con indosso lo smoking e il panciotto color argento mi
attraversa la mente… I suoi occhi pieni di sincerità durante la cerimonia nuziale.
«Tutto ciò che è mio adesso è tuo» dice, la voce chiara mentre recita la promessa a memoria.
“Tutto mio?” «È strano. Dal niente a…» faccio un gesto per indicare il lusso da cui siamo circondati «… a tutto.»
«Ti ci abituerai.»
«Non credo che ci riuscirò mai.»
Sul ponte compare Taylor. «Una chiamata, signore.» Christian si incupisce, ma si alza e prende il BlackBerry.
«Grey» risponde dirigendosi verso la prua dello yacht.
Guardo il mare, senza ascoltare la sua conversazione con Ros – almeno credo che sia lei –, la sua vice. Sono ricca… sfondata. Non ho
fatto niente per guadagnarmelo… ho solo sposato un uomo ricco. Rabbrividisco ripensando alla discussione sull’accordo prematrimoniale.
Era la domenica dopo il compleanno di Christian ed eravamo seduti in cucina a fare colazione… C’eravamo tutti. Elliot, Kate, Grace e io
parlavamo dei pregi del bacon rispetto alla salsiccia, mentre Carrick e Christian leggevano il giornale della domenica…

«Guardate un po’ qua» esclama Mia appoggiando il suo netbook sul tavolo di fronte a noi. «Sul sito Nooz di Seattle c’è un pettegolezzo sul
tuo fidanzamento, Christian.»
«Di già?» dice Grace, sorpresa. Poi arriccia le labbra come se le fosse appena venuto in mente qualcosa di sgradevole. Christian si
incupisce.
Mia legge il pezzo ad alta voce: «“Ci è giunta notizia che lo scapolo più ambito di Seattle, quel Christian Grey, sia finalmente impegnato e
che si parli di nozze. Ma chi è la fortunatissima signora? La caccia è aperta. Scommettiamo che in questo momento è impegnata a leggere
un infernale accordo prematrimoniale”».
Mia ridacchia, ma s’interrompe quando Christian le lancia un’occhiataccia. Cade il silenzio e nella cucina dei Grey l’atmosfera si fa
gelida.
“Un accordo prematrimoniale?!” Il pensiero non mi ha mai sfiorata. Deglutisco, sentendomi impallidire. Vorrei sprofondare. Guardo
Christian che si agita sulla sedia, a disagio.
“No” mima lui con le labbra verso di me.
«Christian» comincia Carrick in tono gentile.
«Non intendo discuterne di nuovo» ribatte seccamente Christian. Suo padre mi guarda, vorrebbe replicare…
«Nessun accordo prematrimoniale!» alza la voce Christian, prima di tornare a immergersi nella lettura del giornale, ignorando tutti i
presenti. Lanciano un’occhiata prima a me, poi a lui… dopodiché distolgono lo sguardo.
«Christian» mormoro «firmerò qualunque cosa tu e Mr Grey vogliate.» Be’, non sarebbe la prima volta che mi fa firmare qualcosa. Lui
alza lo sguardo e mi fa un’occhiataccia.
«No!» scatta. Sbianco.
«È per tutelarti.»
«Christian, Ana… credo sia meglio che ne discutiate in privato» ci ammonisce Grace. Fulmina con lo sguardo Carrick e Mia. Oddio, a
quanto pare sono nei guai anche loro.
«Ana, tu non c’entri» mormora Carrick in tono rassicurante. «E per favore, chiamami Carrick.»
Christian fissa il padre con uno sguardo gelido, e io mi sento mancare. “Porca miseria… è arrabbiato sul serio.”
A un certo punto si mettono a parlare tutti insieme. Mia e Kate, invece, balzano in piedi e cominciano a sparecchiare.
«Io preferisco decisamente la salsiccia!» esclama Elliot.
Mi fisso le mani intrecciate. Spero che i genitori di Christian non pensino che io sia una specie di cacciatrice di dote. Christian si protende
verso di me e mi attira a sé con un gesto tenero.
«Smettila.»
Come fa a sapere a cosa sto pensando?
«Ignora mio padre» aggiunge, in modo che solo io possa sentirlo. «È ancora incazzato per la storia di Elena. Ce l’ha con me. Vorrei che
mia madre avesse tenuto la bocca chiusa.»
So che a Christian brucia ancora la “chiacchierata” avuta con il padre ieri sera riguardo a Elena.
«Ma ha ragione. Tu sei ricchissimo, mentre io non possiedo altro che i debiti del prestito studentesco.»
Christian mi fissa, incupito. «Anastasia, se mi lasci, puoi anche prenderti tutto. Mi hai già lasciato una volta.»
“Accidenti!” «Era diverso» sussurro, commossa dall’intensità dei suoi sentimenti. «Ma… potresti essere tu a volermi lasciare.» Il solo
pensiero mi fa star male.
Lui sbuffa e scuote la testa, fingendosi indignato.
«Christian, sai che potrei fare qualcosa di molto stupido… e tu…» Abbasso lo sguardo sulle mani, trafitta dal dolore e incapace di finire
la frase. Perdere Christian…
«Basta. Adesso smettila. L’argomento è chiuso, Ana. Non ho intenzione di discuterne ancora. Niente accordo prematrimoniale. Né ora
né mai.» Mi lancia un’occhiata eloquente, che mi zittisce. Poi si gira verso Grace. «Mamma» dice «possiamo sposarci qui?»
E non è più tornato sull’argomento. Anzi, non ha perso occasione di rassicurarmi sul fatto che la sua ricchezza è anche mia. Rabbrividisco al
ricordo della folle maratona di shopping che Christian mi ha chiesto di fare insieme a Caroline Acton, la personal shopper del negozio
Neiman Marcus, in vista del matrimonio. Solo il bikini è costato cinquecentoquaranta dollari. Voglio dire… è carino, non si discute, ma è
una somma pazzesca per quattro triangoli di stoffa.
«Ti ci abituerai.» Christian interrompe le mie fantasticherie tornando a sedersi accanto a me.
«Mi ci abituerò?»
«Al denaro» dice, alzando gli occhi al cielo.
“Oh, Christian, forse con il tempo.” Spingo verso di lui il piattino di mandorle salate e anacardi.
«I suoi stuzzichini, signore» dico con l’espressione più imperturbabile del mondo, tentando di alleggerire l’atmosfera dopo i miei pensieri
cupi e la gaffe del costume.
Lui sorride. «Sei tu il mio stuzzichino.» Prende una mandorla, negli occhi un malizioso lampo di divertimento per la battuta. Si lecca le
labbra. «Bevi. Andiamo a letto» mi dice, lo sguardo torbido.
“Quegli sguardi potrebbero causare da soli il riscaldamento globale del pianeta.” Bevo d’un fiato. Lui schiude le labbra lasciando
intravedere la punta della lingua tra i denti, poi mi rivolge un sorriso lascivo. Con un unico movimento fluido si alza e si curva su di me,

appoggiando le mani sui braccioli della mia sedia.
«Sto per darti una lezione. Vieni. Non fare la pipì» mi sussurra nell’orecchio.
Trattengo il fiato. “Non fare la pipì?” Il mio subconscio, allarmato, alza lo sguardo dal primo volume delle opere complete di Charles
Dickens che sta leggendo.
«Non è quello che pensi.» Christian mi tende la mano. «Fidati.» Ha l’aria così sexy e serena. Come faccio a resistergli?
«Okay.» Gli prendo la mano perché, semplicemente, mi fido di lui. Che cos’ha in mente? Il mio cuore accelera i battiti, pregustando la
sorpresa.
Mi guida lungo il ponte. Entriamo nello sfarzoso salone principale, quindi attraverso uno stretto corridoio raggiungiamo la sala da pranzo
e scendiamo le scale diretti alla cabina principale. È una stanza magnifica, con due oblò sia a babordo sia a tribordo, è arredata con eleganti
mobili in noce scuro e ha le pareti color crema e gli arredi rossi e oro.
Christian mi lascia la mano, si sfila la T-shirt e la getta su una sedia. Scalcia via le infradito e si toglie i jeans e il costume da bagno. È
assolutamente splendido, ed è mio. Ha la pelle luminosa, ha preso colore anche lui, e i capelli gli sono cresciuti in un ciuffo che gli ricade
sulla fronte. Sono una ragazza molto fortunata.
Mi afferra il mento per impedirmi di mordermi il labbro e fa scorrere il pollice sul mio labbro inferiore.
«Così va meglio.» Si volta e va verso il grande armadio in cui tiene i vestiti, tirando fuori dal cassetto più basso due paia di manette di
metallo e una mascherina per gli occhi.
“Manette di metallo! Non abbiamo mai usato manette di questo tipo.” Lancio una rapida occhiata al letto. Sono nervosa. “Dove diavolo
pensa di attaccarle?” Lui si gira e mi fissa, calmo, gli occhi scuri e luminosi.
«Possono fare parecchio male. Se tiri troppo, ti si conficcano nella carne.» Alza un paio di manette per mostrarmele. «Però adesso ho
davvero voglia di usarle.»
“Porca miseria!” Deglutisco a fatica.
«Ecco.» Mi si avvicina con decisione e me ne porge un paio. «Vuoi provarle, prima?»
Sono pesanti, fredde. Distrattamente mi auguro di non dovermi mai ritrovare ammanettata per motivi più seri.
«Dove sono le chiavi?» La mia voce è incerta.
Lui apre il palmo rivelando una minuscola chiave di metallo. «Questa va bene per entrambe. In realtà, funziona per tutte le manette.»
“Ma quante ne ha?” Non ricordo di aver visto niente del genere nel cassettone della sua stanza dei giochi.
Mi percorre la guancia con l’indice fino alla bocca. Si protende come se volesse baciarmi.
«Vuoi giocare?» dice, con la voce bassa. La metà inferiore del mio corpo è percorsa da un’ondata di calore, mentre avverto una fitta di
desiderio nel basso ventre.
«Sì» ansimo.
Lui sorride. «Bene. Ci servirà una safeword.»
“Cosa?”
«“Basta” non va bene perché magari lo dirai, ma non sul serio.» Sfrega il naso contro il mio… l’unico contatto tra noi.
Inizia a battermi forte il cuore. Come riesce a farmi questo soltanto con le parole?
«Non farà male. Sarà solo intenso. Molto intenso, perché ho intenzione di non permettere che tu ti muova. Okay?»
Suona così erotico… Respiro rumorosamente. “Accidenti, sto già ansimando.” Grazie al cielo sono sposata con quest’uomo, altrimenti
sarebbe imbarazzante.
Il mio sguardo si posa sulla sua erezione.
«Okay» dico, la voce a malapena udibile.
«Scegli una parola, Ana. Una safeword» dice dolcemente.
«Ghiacciolo» dico ansimando.
«Ghiacciolo?» ripete, divertito.
«Sì.»
Mi sorride, mentre si scosta per guardarmi. «Scelta interessante. Alza le braccia.»
Obbedisco, e Christian prende l’orlo del mio prendisole, me lo sfila dalla testa e lo getta sul pavimento. Stende la mano e io gli restituisco
le manette. Le mette sul comodino insieme alla mascherina e tira indietro il copriletto, lasciandolo cadere per terra.
«Girati.»
Mi volto e lui slaccia il reggiseno del costume, che finisce ai miei piedi.
«Domani te lo cucio addosso, questo» mormora. Poi toglie l’elastico che mi trattiene i capelli, sciogliendoli. Li raccoglie in una mano e li
strattona con delicatezza, tirandomi a sé. Contro il suo petto. Contro la sua erezione. Ansimo mentre mi fa piegare la testa di lato per
baciarmi il collo.
«Sei stata molto disobbediente» mi sussurra nell’orecchio, facendomi rabbrividire di piacere.
«Sì» mormoro.
«Mmh. E come facciamo, adesso?»
«Ce ne faremo una ragione» sussurro. I suoi baci languidi mi fanno impazzire. Sorride appoggiandomi la bocca sul collo.
«Ah, Mrs Grey. Sei la solita ottimista.»
Si raddrizza. Mi divide i capelli in tre ciocche, li intreccia e li ferma all’estremità con l’elastico. Mi tira gentilmente la treccia e mi sussurra:

«Sto per darti una lezione».
Con una mossa mi afferra per la vita, si siede sul letto e mi sistema sulle sue ginocchia a pancia in giù. Sento la sua erezione premermi
contro lo stomaco. Mi colpisce le natiche. Grido, poi mi ritrovo sdraiata di schiena sul letto mentre mi guarda, gli occhi grigi come piombo
fuso. Mi sento bruciare.
«Lo sai quanto sei bella?» Mi percorre una coscia con le dita facendomi fremere… dappertutto. Senza staccare gli occhi dai miei, si
allunga per prendere le manette dal comodino. Mi afferra la gamba sinistra e fa scattare una delle manette intorno alla caviglia. Poi mi
solleva la gamba destra e fa la stessa cosa, così a ogni caviglia è agganciato un paio di manette. Ancora non ho idea di dove intenda
fissarle.
«Mettiti seduta» ordina e io obbedisco.
«Abbracciati le ginocchia.»
Sollevo le gambe, piegandole, poi le circondo con le braccia. Lui si abbassa, mi solleva il mento e mi dà un lieve bacio sulle labbra prima
di farmi scivolare la mascherina sugli occhi. Non vedo niente, sento solo il mio respiro accelerato e lo sciabordio del mare contro le pareti
dello yacht che beccheggia dolcemente.
“Oddio. Sono già così eccitata…”
«Qual è la safeword, Anastasia?»
«Ghiacciolo.»
«Bene.» Mi prende la mano sinistra e fa scattare una delle manette intorno al polso, poi fa lo stesso con la destra. Il braccio sinistro è
legato alla gamba sinistra e il destro alla destra. Non posso allungare le gambe.
«Adesso» ansima Christian «voglio proprio scoparti fino a farti urlare.»
“Cosa?” Rimango completamente senza fiato.
Mi afferra per i talloni e mi spinge al centro del letto. Non posso far altro che tenere le gambe piegate. Le manette stringono quando le
distendo. Ha ragione… il metallo mi si conficca nella carne quasi dolorosamente… È una sensazione strana: legata e impotente, su una
barca. Mi allarga le gambe afferrandomi per le caviglie e strappandomi un gemito.
Mi bacia l’interno delle cosce e io vorrei inarcarmi verso di lui, ma non ci riesco. Non ho alcuna possibilità di muovere il bacino. Ho i
piedi sospesi in aria.
«Devi assaporare tutto il piacere, Anastasia. Senza muoverti» mormora risalendo con la bocca sul mio corpo, baciandomi lungo l’orlo
delle mutandine del bikini. Tira i laccetti e il costume cade sul letto. Adesso sono nuda, alla sua mercé. Mi bacia la pancia, stuzzicandomi
l’ombelico con i denti.
«Ah…» sospiro. Sarà dura… Mi bacia lievemente e mi mordicchia risalendo fino al seno.
«Ssh» mi blandisce. «Sei così bella, Ana.»
Gemo, frustrata. Normalmente inarcherei i fianchi, rispondendo alle sue carezze con il mio ritmo, ma non posso fare movimenti. Mi
lamento, strattonando le manette. Il metallo affonda nella carne.
«Ahi!» grido. Lui non si scompone, come aveva detto.
«Mi fai impazzire» sussurra. «Così adesso sarò io a far impazzire te.» Adesso è sopra di me, appoggiato ai gomiti, e rivolge la sua
attenzione al mio seno. Mordicchia, lecca, mi stringe i capezzoli tra l’indice e il pollice, facendomi morire. Non si ferma. È sconvolgente.
“Oh. Ti prego.” La sua erezione preme contro di me.
«Christian» lo supplico e percepisco sul suo viso un sorriso trionfante.
«Che dici, ti faccio venire così?» mormora con la bocca su un mio capezzolo, facendolo diventare ancora più turgido. «Sai che se
voglio…» Mi succhia con forza e io urlo di piacere. Strattono le manette, travolta da questa sensazione.
«Sì…» gemo.
«Oh, piccola, troppo facile.»
«… ti prego.»
«Ssh.» Mi sfiora il mento con i denti mentre risale con le labbra verso la mia bocca, e io sussulto. Mi bacia. Mi infila in bocca la lingua
esperta, assaporando, esplorando, dominando, ma io rispondo alla sfida intrecciando la mia lingua alla sua. Sa di gin freddo e di Christian
Grey, e profuma di mare. Mi afferra il mento, tenendomi la testa.
«Ferma, piccola, voglio che tu stia ferma» mormora.
«Voglio vederti.»
«No, Ana. Sentirai di più così.» E con insopportabile lentezza inarca il bacino e si spinge dentro di me. Di solito mi sollevo per andargli
incontro, ma non riesco. Si ritrae da me.
«Ah! Christian, ti prego!»
«Ancora?» mi stuzzica, la voce roca.
«Christian!»
Mi penetra di nuovo, poi si tira indietro, baciandomi e strizzandomi i capezzoli. È un piacere insopportabile.
«No!»
«Mi vuoi, Anastasia?»
«Sì» lo supplico.
«Dimmelo» sussurra, il respiro accelerato. Dentro… e fuori.

«Ti voglio» gemo. «Ti prego.»
«Mi avrai, Anastasia.»
Si ritrae e mi penetra di nuovo velocemente. Grido, gettando indietro la testa e strattonando le manette mentre lui raggiunge il punto
giusto… Sono inondata dalle sensazioni… Un’agonia dolcissima, e non riesco a muovermi.
«Perché mi sfidi, Ana?»
«Christian, basta…»
Si muove dentro di me, ignorando la mia supplica, ritraendosi lentamente e poi penetrandomi di nuovo con forza.
«Dimmelo. Perché?» sibila, e io sono vagamente consapevole che lo dice a denti stretti.
Grido, un gemito incoerente… È troppo.
«Dimmelo.»
«Christian…»
«Ana, ho bisogno di saperlo.»
Mi penetra ancora, affondando dentro di me, e il piacere cresce… La sensazione è così intensa: mi sommerge levandosi dalle viscere e
diffondendosi in ogni parte del corpo, fino alle manette di metallo che mi tengono schiava.
«Non lo so!» grido. «Perché posso! Perché ti amo! Ti prego, Christian.»
Geme forte e si spinge in fondo, ripetutamente, e poi di nuovo, e io mi perdo nel piacere. Mi esplode nel cervello… nel corpo… Vorrei
allungare le gambe, trattenere l’orgasmo, ma non posso… sono impotente. Sono sua, semplicemente sua, perché mi usi come vuole… Mi
vengono le lacrime agli occhi. È troppo intenso. Non posso fermarlo. Non voglio fermarlo… voglio… voglio… oh, no… no… è troppo…
«Ecco» grugnisce Christian. «Sentilo, piccola!»
L’orgasmo mi squassa divampando come un incendio, consumando ogni cosa. Sono completamente svuotata, le lacrime mi solcano le
guance… Il corpo pulsa, trema.
Christian si mette in ginocchio, ancora dentro di me, e mi tira sopra di lui. Con una mano mi afferra la testa, con l’altra mi tiene la schiena
e viene con violenza, mentre io sono ancora percorsa dalle contrazioni dell’orgasmo. È spossante, estenuante, è l’inferno… È il paradiso.
Christian mi strappa la mascherina e mi bacia via le lacrime, stringendomi il viso tra le mani.
«Ti amo, Mrs Grey» mormora. «Anche se mi fai arrabbiare da morire, mi fai sentire così vivo.» Non ho la forza di aprire gli occhi né di
muovere la bocca per rispondere. Con estrema delicatezza mi adagia sul letto ed esce da me.
Sussurro una protesta inarticolata. Lui scende dal letto e apre le manette. Quando sono libera, mi strofina delicatamente i polsi e le
caviglie, poi si sdraia accanto a me, prendendomi tra le braccia. Allungo le gambe. Oddio, che sensazione meravigliosa. Mi sento bene. È
stato l’orgasmo più intenso che abbia mai avuto. “Mmh… una scopata punitiva alla Christian Grey.”
Dovrei davvero comportarmi male più spesso.
Mi sveglio avvertendo una pressione alla vescica. Quando apro gli occhi sono disorientata. Fuori è buio. “Dove sono?” Londra? Parigi?
Oh… lo yacht. Lo sento rollare e beccheggiare, e avverto il basso ronzio dei motori. Ci stiamo muovendo. “Che strano.” Christian è
accanto a me e lavora al suo portatile; indossa una camicia bianca di lino e pantaloni cachi ed è a piedi nudi. Ha i capelli umidi e io sento
l’odore di bagnoschiuma della doccia appena fatta e il suo caratteristico profumo… “Mmh.”
«Ciao» mormora guardandomi, gli occhi pieni di affetto.
«Ciao.» Sorrido, improvvisamente intimidita. «Quanto tempo ho dormito?»
«Un’oretta o giù di lì.»
«Ci stiamo muovendo?»
«Visto che ieri sera abbiamo mangiato fuori e siamo andati al balletto e poi al casinò, pensavo che oggi potremmo cenare a bordo. Una
tranquilla serata à deux.»
Gli rivolgo un sorriso luminoso. «Dove stiamo andando?»
«Cannes.»
«Okay.» Mi stiro, sentendo i muscoli irrigiditi. Nessun allenamento con Claude avrebbe potuto prepararmi a un pomeriggio come
questo.
Mi alzo con cautela: ho bisogno di andare in bagno. Prendo la mia vestaglia di seta e me la infilo in fretta. Perché sono così pudica?
Sento gli occhi di Christian su di me. Quando lo guardo, lui torna al computer, la fronte aggrottata.
Mentre mi lavo distrattamente le mani nella toilette, la vestaglia si apre. Mi fisso nello specchio, e resto scioccata.
“Merda! Che cosa mi ha fatto?”

3
Fisso con orrore i segni rossi che mi ricoprono il seno. Ho dei succhiotti! Sono sposata con uno dei più rispettati uomini d’affari degli Stati
Uniti e lui mi ha fatto dei succhiotti! Com’è che non me ne sono accorta? Il fatto è che so esattamente perché: Mr Orgasmo stava usando le
sue raffinate abilità erotiche su di me.
Guardo a bocca aperta la mia immagine nello specchio. Intorno a ciascun polso c’è un segno rosso lasciato dalle manette. Diventerà
senz’altro un livido. Mi esamino le caviglie: un altro segno. Mi guardo di nuovo tentando di fare i conti con il mio aspetto. In questi giorni il
mio corpo è così diverso. È cambiato sottilmente da quando conosco Christian… Sono diventata più magra e muscolosa, ho i capelli
lucenti e tagliati in modo impeccabile. Mi hanno fatto la manicure e la pedicure, le sopracciglia sono sfoltite e disegnate in un arco perfetto.
Per la prima volta nella mia vita sono curatissima… tranne questi spaventosi segni dell’amore.
Non voglio pensare a darmi una sistemata, non ora. Sono troppo arrabbiata. Come osa marchiarmi in questo modo, come uno stupido
adolescente?! Da quando stiamo insieme non mi aveva mai fatto dei succhiotti. Ho un aspetto orribile. “Maledetto maniaco del controllo.
Giusto!” La mia vocina interiore non si tiene: questa volta è andato decisamente oltre. Esco dal bagno ed entro nella cabina armadio,
evitando di guardare nella direzione di Christian. Mi tolgo la vestaglia e mi infilo i pantaloni della tuta e un top. Disfo la treccia, prendo una
spazzola e mi pettino i capelli.
«Anastasia» chiama Christian e io percepisco la nota d’ansia. «Tutto bene?»
Lo ignoro. “No, non va tutto bene.” Dopo quello che mi ha fatto, dubito che potrò indossare un costume per il resto della nostra luna di
miele, per non dire del bikini assurdamente costoso. Di colpo questo pensiero mi fa infuriare. Glielo do io il suo “Tutto bene?”. Fremo di
rabbia. Anch’io posso comportarmi come un’adolescente! Torno in camera e gli lancio addosso la spazzola, mi giro e me ne vado… non
prima di aver visto la sua espressione e il movimento fulmineo con cui ha sollevato le braccia per proteggersi la testa; la spazzola lo colpisce
sull’avambraccio e cade sul letto senza fargli niente.
Mi precipito fuori dalla nostra stanza, salgo a razzo i gradini ed esco sul ponte, dirigendomi a prua. Ho bisogno di prendere una boccata
d’aria per calmarmi. È buio e la serata è tiepida. Il vento caldo porta l’odore del Mediterraneo e un sentore di gelsomino e buganvillea dalla
costa. Il Fair Lady scivola morbidamente sul mare blu cobalto mentre io appoggio i gomiti sulla battagliola di legno, guardando la costa
lontana dove brillano minuscole luci ammiccanti. Faccio un respiro profondo e comincio lentamente a calmarmi. Percepisco la sua presenza
alle mie spalle prima di udire la sua voce.
«Sei arrabbiata con me» sussurra.
«Indovinato, Sherlock!»
«Quanto arrabbiata?»
«In una scala da uno a dieci, cinquanta.»
«Così tanto arrabbiata?» Sembra impressionato.
«Sì. Tanto da diventare violenta» rispondo a denti stretti.
Lui rimane in silenzio mentre io mi volto e gli lancio un’occhiataccia. Mi guarda con gli occhi sgranati e guardinghi. È completamente
spiazzato, lo capisco dalla sua espressione e dal fatto che non fa alcun tentativo di toccarmi.
«Christian, devi smetterla di cercare di costringermi a obbedirti. Avevi spiegato il tuo punto di vista sulla spiaggia. Molto efficacemente, a
quanto ricordo.»
Si stringe nelle spalle. «Be’, non voglio che tu ti metta di nuovo in topless» mormora in tono stizzito.
E questo giustifica quello che mi ha fatto? Lo guardo male. «Non mi piace che mi lasci dei segni. Be’, non così tanti, comunque. È un
limite assoluto!» sibilo.
«E a me non piace che tu ti tolga i vestiti in pubblico. Questo è un limite assoluto per me» ringhia.
«Credevo che fossimo d’accordo» dico con furia trattenuta. «Guardami!» Abbasso il top per fargli vedere la parte superiore del seno.
Christian mi fissa, l’espressione cauta e incerta. Non è abituato a vedermi così arrabbiata. Non capisce quello che mi ha fatto? Non si
rende conto di quanto è assurdo? Vorrei gridargli contro, ma mi trattengo… non voglio provocarlo troppo. Dio solo sa come potrebbe
reagire. Alla fine, sospira e alza le mani in un gesto rassegnato di conciliazione.
«Okay» dice in tono più calmo. «Ho capito.»
«Bene!»
Si passa una mano tra i capelli. «Mi dispiace. Ti prego, non essere arrabbiata con me.» Finalmente ha l’aria contrita, mentre ripete le
parole che io avevo rivolto a lui.
«A volte ti comporti proprio come un adolescente» lo rimprovero caparbia, ma la rabbia è ormai scomparsa dalla mia voce, e lui lo sa.
Si avvicina e solleva con fare esitante una mano per rimettermi a posto una ciocca di capelli.
«Lo so» ammette con dolcezza. «Devo imparare un sacco di cose.»
Mi vengono in mente le parole del dottor Flynn: “Dal punto di vista emotivo Christian è un adolescente, Ana. Ha totalmente bypassato
quella fase della sua vita. Ha incanalato tutte le sue energie nel successo sul lavoro, e l’ha ottenuto al di là di tutte le aspettative. Il suo
universo emotivo deve essere ridefinito”.
Mi ammorbidisco un po’.
«Tutti e due dobbiamo imparare un sacco di cose.» Sospiro e sollevo cautamente una mano, appoggiandogliela sul cuore. Non

indietreggia come al solito, però si irrigidisce. Posa la sua mano sulla mia e fa un sorriso timido.
«Ho appena imparato che hai una buona mira, Mrs Grey. Non me lo sarei mai immaginato, ma del resto continuo a sottovalutarti. Mi
sorprendi sempre.»
«Esercitazioni con Ray. Sono in grado di lanciare e sparare con precisione, Mr Grey, e faresti meglio a tenerlo a mente.»
«Sarò costretto a farlo, Mrs Grey, oppure ad assicurarmi che qualunque oggetto utilizzabile come un proiettile sia inchiodato e che tu non
abbia accesso a un’arma.»
«Sono una donna piena di risorse.»
«Lo sei» sussurra. Mi stringe a sé e nasconde il viso tra i miei capelli. Lo abbraccio a mia volta, sentendo svanire la tensione mentre lui mi
strofina il naso sul collo.
«Perdonato?»
«E io?»
Percepisco il suo sorriso. «Sì» risponde.
«Idem.»
Rimaniamo abbracciati, il mio risentimento è svanito. Adolescente o no, ha un buon odore. Come posso resistergli?
«Fame?» dice dopo un po’.
«Sì. Una fame da lupi. Tutta quella… ehm… attività mi ha fatto venire appetito. Ma non sono vestita nel modo adatto.» Sono sicura che
in sala da pranzo non approverebbero i pantaloni della tuta e il top.
«Vai benissimo per me, Anastasia. Inoltre, per questa settimana lo yacht è nostro. Possiamo vestirci come ci pare. Abbigliamento
informale per un martedì sulla Costa Azzurra. Pensavo che potremmo mangiare sul ponte.»
«Sì, mi piacerebbe.»
Mi bacia – un casto bacio da richiesta di perdono – poi ci dirigiamo verso il tavolo dove ci aspetta il gazpacho.
Lo steward ci serve la crème brûlée e si ritira con discrezione.
«Perché mi fai sempre la treccia?» chiedo a Christian curiosa. Siamo seduti vicini a tavola, il mio polpaccio intrecciato al suo. Si ferma
con il cucchiaino a mezz’aria.
«Non voglio che ti si impiglino i capelli da qualche parte» dice, e per un momento sembra perso nei suoi pensieri. «Un’abitudine, credo»
riflette ad alta voce. All’improvviso si incupisce e sbarra gli occhi, le pupille dilatate dalla paura.
“Che cosa ha pensato?” È qualcosa di doloroso, un ricordo d’infanzia, suppongo. Non voglio che ci si soffermi. Mi protendo verso di lui
e gli metto un dito sulle labbra.
«Non importa. Non ho bisogno di saperlo. La mia era semplice curiosità.» Gli sorrido con affetto, rassicurante. Ha un’espressione
diffidente ma dopo un attimo si rilassa, sollevato. Mi avvicino a lui e gli bacio l’angolo della bocca.
«Ti amo» mormoro e lui mi rivolge un sorriso che mi spezza il cuore. Mi intenerisco. «Ti amerò sempre, Christian.»
«E io amerò te» dice con dolcezza.
«Anche se sono disobbediente?» inarco un sopracciglio.
«Proprio perché sei disobbediente, Anastasia» risponde.
Rompo la croccante sfoglia di zucchero caramellato che ricopre il mio dessert e scuoto la testa. Capirò mai quest’uomo? Mmh… la
crème brûlée è deliziosa.
Dopo che lo steward ha portato via i piatti del dessert, Christian prende la bottiglia di rosé e riempie il mio bicchiere. Mi accerto che non ci
sia nessuno e chiedo: «Che cos’era quella storia di non fare la pipì?».
«Vuoi saperlo davvero?» Fa un mezzo sorriso, gli occhi illuminati da un lampo lascivo.
«Dovrei?» Bevo un sorso di vino.
«Più hai la vescica piena, più l’orgasmo è intenso, Ana.»
Arrossisco. «Capisco.» “Questo spiega un sacco di cose.”
Lui sogghigna, con l’aria di chi la sa troppo lunga. Rimarrò sempre un passo indietro rispetto a Mr Supersesso?
«Sì. Be’…» Mi guardo intorno disperata alla ricerca di un appiglio per cambiare discorso. Lui ha pietà di me.
«Che cosa vuoi fare, adesso?» Piega la testa di lato e mi rivolge il suo sorrisetto.
“Qualunque cosa tu voglia, Christian. Sperimentare di nuovo la tua teoria?” Mi stringo nelle spalle.
«Io so che cosa voglio fare» mormora. Prende il bicchiere di vino, si alza e mi tende la mano. «Vieni.»
Prendo la sua mano e lui mi porta nel salone principale.
Il suo iPod è collegato all’amplificatore sul cassettone. Lo accende e seleziona una canzone. «Balla con me» mi chiede.
«Se insisti.»
«Insisto, Mrs Grey.»
Nell’aria si diffonde una musica provocante. È un ritmo latino? Christian mi rivolge un sorriso luminoso e inizia a muoversi, trascinandomi
con sé per il salone.
A cantare è un uomo dalla voce che sembra caramello fuso. È una canzone che conosco, ma che non riesco a identificare. Christian mi
fa piegare in un casqué. Ridacchio. Lui è divertito. Poi mi solleva e mi fa passare sotto il suo braccio.

«Balli così bene» dico. «È come se sapessi ballare anch’io.»
Mi fa un sorriso enigmatico ma non dice niente, e io mi chiedo se non stia pensando a lei… a Mrs Robinson, la donna che gli ha
insegnato a ballare, e a scopare. Christian non l’ha più nominata dal giorno del suo compleanno, e per quanto ne so il loro rapporto d’affari
è finito. Sebbene con riluttanza, devo ammetterlo: è stata un’insegnante coi fiocchi.
Mi fa piegare in un altro casqué e mi bacia.
«Il tuo amore mi è mancato» mormoro, riecheggiando la canzone.
«Il tuo amore mi è molto più che mancato» ribatte lui e mi fa volteggiare ancora una volta. Poi mi canta nell’orecchio le parole della
canzone mandandomi in estasi.
La musica finisce e Christian mi guarda, gli occhi senza più traccia di umorismo, e di colpo rimango senza fiato.
«Vieni a letto con me?» sussurra, una supplica sincera che mi arriva dritta al cuore.
“Christian, mi hai avuta… due ore e mezzo fa.” Ma so che è il suo modo di scusarsi e di essere sicuro che tra noi vada tutto bene dopo
la litigata.
Quando mi sveglio, il sole splende attraverso gli oblò e il riflesso dell’acqua proietta motivi scintillanti sul soffitto della cabina. Christian non
c’è. Mi stiracchio e sorrido. “Mmh… Dovrei farmi tutti i giorni una scopata punitiva seguita da una bella seduta di sesso rappacificatore.” È
come andare a letto con due uomini diversi: il Christian arrabbiato e il Christian tenero e devoto. È difficile stabilire quale mi piace di più.
Vado in bagno. Aprendo la porta, trovo Christian che si sta facendo la barba: è nudo, eccetto un asciugamano sui fianchi. Si gira e mi fa
un sorriso radioso, nient’affatto turbato da quell’interruzione. Ho scoperto che Christian non chiude la porta se è da solo in una stanza…
Un comportamento che fa pensare, ma che non ho voglia di approfondire.
«Buongiorno, Mrs Grey» dice, raggiante.
«Buongiorno a te.» Gli sorrido mentre lo guardo radersi. Adoro farlo. Piega indietro la testa e fa scorrere il rasoio sotto il mento, con
passaggi deliberatamente lunghi, e io mi trovo a ripetere inconsapevolmente i suoi gesti, abbassando il labbro superiore proprio come fa lui
per radersi il solco sotto il naso. Si volta e mi rivolge un sorriso malizioso, metà della faccia ancora ricoperta di schiuma da barba.
«Ti piace lo spettacolo?»
“Oh, Christian, potrei guardarti per ore.” «Uno dei miei preferiti in assoluto» mormoro e lui si protende per darmi un rapido bacio,
sporcandomi la faccia di schiuma.
«Dovrei fartelo di nuovo?» mormora malizioso, mostrandomi il rasoio.
Arriccio le labbra. «No» borbotto, fingendo di mettere il muso. «La prossima volta mi faccio la ceretta.» Ripenso al godimento di
Christian a Londra quando aveva scoperto che mi ero rasata i peli del pube per curiosità. Ovviamente non l’avevo fatto secondo gli elevati
standard di Mr Precisino…
«Che diavolo hai fatto?» esclama Christian. Non riesce a mascherare l’aria divertita e inorridita al tempo stesso. Si tira su a sedere sul letto
della nostra suite, accende l’abat-jour e mi fissa, meravigliato. Dev’essere mezzanotte. Divento del colore delle lenzuola della stanza dei
giochi e cerco di tirarmi giù la camicia da notte di satin. Mi afferra la mano per impedirmelo.
«Ana!»
«Io… ehm… rasata.»
«Questo lo vedo da solo. Perché?» Ha un sorriso da un orecchio all’altro.
Mi nascondo la faccia tra le mani. Perché sono così imbarazzata?
«Ehi» dice con dolcezza e mi scosta le mani dal viso. «Non nasconderti.» Si morde un labbro per non scoppiare a ridere. «Dimmelo.
Perché?» Gli leggo l’ilarità negli occhi. Perché lo trova così divertente?
«Smettila di ridere di me.»
«Non sto ridendo di te. Mi dispiace. Sono… deliziato.»
«Oh…»
«Dimmelo: perché?»
Respiro a fondo. «Questa mattina, dopo che sei uscito, ho fatto una doccia e mi sono ricordata di tutte le tue regole.»
Lui sbatte le palpebre. Dal suo volto è scomparsa ogni traccia di divertimento e adesso mi guarda con circospezione.
«Le ho spuntate a una a una, chiedendomi che cosa provavo, così mi sono ricordata del salone di bellezza e ho pensato… questo ti
piacerebbe. Non ho avuto il coraggio di farmi fare la ceretta.» La mia voce si spegne in un sussurro.
Mi fissa, gli occhi ardenti… Questa volta non brillano per l’ilarità suscitata dalla mia idea, ma sono pieni d’amore.
«Oh, Ana» sussurra. Si china verso di me e mi bacia con tenerezza. «Mi incanti» sussurra contro la mia bocca e mi bacia di nuovo,
prendendomi la faccia tra le mani.
Dopo un momento si scosta e si appoggia su un gomito. È di nuovo divertito. «Penso che dovrei fare un’accurata ispezione del tuo
lavoro, Mrs Grey.»
«Cosa? No.» “Sta scherzando!” Mi copro, proteggendo la zona recentemente “disboscata”.
«Oh, no, non farlo, Anastasia.» Mi blocca le mani, mentre con un movimento agile si mette in mezzo alle mie gambe, tenendomi ferme le
braccia. Mi lancia un’occhiata capace di scatenare un incendio, ma prima che io possa prender fuoco si china e mi sfiora l’addome con la
bocca scendendo verso il pube. Mi dimeno sotto di lui.

«Bene, che cos’abbiamo qui?» Christian depone un bacio nel punto fino a stamattina coperto di peli… poi sfrega il mento ispido contro
di me.
«Ah!» esclamo. “Wow… è sensibile.”
Christian cerca i miei occhi, lo sguardo pieno di desiderio lascivo. «Penso che tu abbia dimenticato un pezzetto» mormora e tira
delicatamente il ciuffetto di peli.
«Oh… accidenti» borbotto, sperando che questo metta fine a quell’esame francamente invadente.
«Ho un’idea.» Balza nudo dal letto e va in bagno. Torna un attimo dopo con un bicchiere d’acqua, una tazza, il mio rasoio, il suo
pennello da barba, la schiuma e un asciugamano. Mette tutto, tranne l’asciugamano, sul comodino.
Il mio subconscio chiude di colpo il libro di Dickens, si alza dalla sedia e si mette le mani sui fianchi.
«No. No. No» squittisco.
«Mrs Grey, se si fa un lavoro, tanto vale farlo bene. Solleva il bacino.» Nei suoi occhi risplende il grigio luminoso di un temporale estivo.
«Christian. Non vorrai radermi!»
Piega la testa di lato. «E perché no?»
Arrossisco… Non è ovvio? «Perché… è troppo…»
«Intimo?» sussurra. «Ana, io desidero ardentemente l’intimità con te, lo sai. Inoltre, dopo tutto quello che abbiamo fatto, non metterti a
fare la ragazzetta con me. Conosco questa parte del tuo corpo meglio di quanto la conosca tu.»
Rimango a bocca aperta. “Arrogante… Be’, è vero, la conosce meglio di me…” «È sbagliato, ecco!» piagnucolo.
«No, non è sbagliato… è eccitante.»
«Ti eccita?» Non riesco a fare a meno di sembrare stupita.
Sbuffa. «Tu che dici?» Lancia un’occhiata alla sua erezione. «Voglio raderti» sussurra.
Mi sdraio sulla schiena coprendomi il viso con le braccia. «Se ti rende felice, Christian, fa’ pure. Sei così strano» borbotto, sollevando il
bacino perché lui metta sotto l’asciugamano. Mi bacia l’interno della coscia.
«Oh, piccola, hai ragione da vendere.»
Sento il rumore dell’acqua mentre immerge il pennello nel bicchiere, quindi il fruscio della schiuma nella tazza. Mi prende la caviglia
sinistra e mi allarga le gambe. Il letto si abbassa quando si siede vicino a me. «Mi piacerebbe davvero legarti, adesso» mormora.
«Prometto di rimanere immobile.»
«Bene.»
Sussulto quando mi passa il pennello sul monte di Venere. È caldo. L’acqua nel bicchiere dev’essere bollente. Mi muovo leggermente.
Pizzica… ma in maniera piacevole.
«Non muoverti» mi ammonisce Christian, ripassando il pennello «oppure dovrò legarti» aggiunge minaccioso, e un brivido di piacere mi
percorre la spina dorsale.
«L’avevi già fatto?» chiedo esitante, quando lui allunga la mano verso il rasoio.
«No.»
«Oh, bene» sorrido.
«Un’altra prima volta, Mrs Grey.»
«Mmh. Adoro le prime volte.»
«Anch’io. Ci siamo.» Con una delicatezza che mi stupisce, passa il rasoio sulla pelle sensibile. «Stai ferma» dice in tono distratto: è
concentrato su quel che sta facendo.
È una questione di pochi minuti, poi lui prende l’asciugamano e toglie i residui di schiuma.
«Ecco fatto… così va meglio» riflette a voce alta, e finalmente io mi scopro il viso per guardarlo mentre ammira l’opera terminata.
«Contento?» chiedo, la voce roca.
«Molto.» Sorride malizioso e infila un dito dentro di me.
«Però è stato divertente» dice, lo sguardo canzonatorio.
«Per te, forse» cerco di ribattere, ma ha ragione: è stato… eccitante.
«Mi pare di ricordare che il seguito sia stato molto soddisfacente.» Christian riprende a radersi. Abbasso lo sguardo sulle mie mani. Sì, lo
è stato. Non avevo idea che l’assenza di peli pubici potesse fare tanta differenza.
«Ehi, ti sto solo prendendo in giro. Non è questo che fa un marito perdutamente innamorato di sua moglie?» Christian mi solleva il mento
e mi guarda negli occhi, lo sguardo improvvisamente preoccupato mentre si sforza di decifrare la mia espressione.
“Mmh… è il momento di fargliela pagare.”
«Siediti» borbotto.
Lui mi fissa, senza capire. Lo spingo verso lo sgabello bianco del bagno. Perplesso, si siede, e io gli prendo il rasoio.
«Ana» mi avverte quando capisce le mie intenzioni. Mi chino e lo bacio.
«Testa indietro» sussurro.
Esita.
«Occhio per occhio, Mr Grey.»
Mi guarda con divertita, guardinga incredulità. «Sai quello che fai?» chiede, con la voce bassa. Scuoto la testa lentamente,

deliberatamente, cercando di sembrare il più seria possibile. Lui chiude gli occhi e sospira, poi piega la testa all’indietro in segno di resa.
“Oh, porca miseria, mi permette di raderlo.” Con una certa esitazione, gli infilo le dita tra i capelli umidi della fronte, afferrandoli per
tenerlo fermo. Lui chiude gli occhi e apre lievemente le labbra inspirando. Passo delicatamente il rasoio dal collo al mento, scoprendo una
striscia di pelle sotto la schiuma da barba. Christian espira.
«Pensavi che ti avrei fatto male?»
«Non so mai quello che farai, Ana, ma no… non intenzionalmente, almeno.»
Gli passo di nuovo il rasoio sul collo, ampliando la striscia.
«Non ti farei mai del male intenzionalmente, Christian.»
Lui apre gli occhi e mi circonda con le braccia, mentre io gli passo delicatamente il rasoio sulla guancia sotto la basetta.
«Lo so» dice, inclinando la testa in modo che io possa radergli il resto della guancia. Due passate di rasoio e ho finito.
«Fatto, senza una goccia di sangue.» Sorrido orgogliosa.
Lui mi fa scorrere una mano sulla gamba facendomi risalire la camicia da notte sulle cosce e mi prende in grembo, così adesso sono a
cavalcioni su di lui. Mi reggo appoggiandomi alle sue braccia. È davvero muscoloso.
«Posso portarti da qualche parte?»
«Niente abbronzatura?» gli domando, caustica.
Si passa la lingua sulle labbra. «Niente abbronzatura, oggi. Pensavo che avresti preferito fare qualcos’altro.»
«Be’, visto che mi hai coperta di succhiotti, impedendomi di fatto di mettermi in costume, certo, perché no?»
Sceglie saggiamente di ignorare il mio tono. «Richiede un tragitto in macchina, ma da quel che ho letto vale la pena andarci. Mio padre
mi ha raccomandato di visitarlo. È un paese arroccato su una collina che si chiama Saint-Paul de Vence. Ci sono anche alcune gallerie
d’arte. Pensavo che potremmo comprare qualche quadro o magari una scultura per la nuova casa, se troviamo qualcosa che ci piace.»
“Accidenti!” Mi scosto da lui e lo guardo. “Arte… vuole comprare opere d’arte. Come faccio?”
«Che cosa c’è?» chiede.
«Non capisco niente di arte, Christian.»
Lui si stringe nelle spalle e mi sorride con indulgenza. «Compreremo solo quello che ci piace. Non si tratta di fare un investimento.»
“Investimento? Addirittura.”
«Che cosa c’è?» chiede di nuovo. «Senti, so che i disegni dell’architetto sono arrivati solo l’altroieri ma… non c’è niente di male a dare
un’occhiata, e la cittadina è antica.»
Ah, l’architetto. Doveva proprio ricordarmi quella donna… Gia Matteo, un’amica di Elliot che ha lavorato alla casa di Christian ad
Aspen. Durante i nostri incontri è stata addosso a Christian come una zecca.
«Che cosa c’è adesso?!» esclama Christian. Scuoto la testa. «Dimmelo» mi sollecita.
“Come faccio a dirgli che Gia non mi piace? La mia antipatia è irrazionale. Non voglio fare la moglie gelosa.”
«Non sarai ancora arrabbiata per quello che ho fatto ieri?» Sospira e mi nasconde la faccia tra i seni.
«No, ho fame» mormoro, sapendo bene che questo lo distrarrà dalle sue domande.
«Perché non l’hai detto prima?» Mi mette giù e si alza.
Saint-Paul de Vence è uno dei posti più pittoreschi che io abbia mai visto. Passeggio con Christian nelle strette vie acciottolate, con la mano
infilata nella tasca posteriore dei suoi pantaloncini. Taylor e Gaston – o forse è Philippe, non riesco a distinguerli – ci seguono.
Oltrepassiamo una piazza ombreggiata dagli alberi dove tre uomini – uno dei quali con il tradizionale basco, nonostante il caldo – giocano a
bocce. È pieno di turisti, ma io mi sento confortevolmente protetta accanto a Christian. C’è così tanto da vedere: vicoli e passaggi che
portano a cortili con complicate fontane di pietra, sculture antiche e moderne, piccole boutique e negozietti affascinanti.
Nella prima galleria d’arte Christian guarda distrattamente le fotografie erotiche davanti a noi, mordicchiando la stanghetta dei suoi
occhiali da sole. Sono opere di Florence D’elle: donne nude in diverse pose.
«Non sono proprio quello che avevo in mente» borbotto in tono di disapprovazione. Mi fanno pensare alla scatola di fotografie che ho
trovato nella sua cabina armadio… la nostra cabina armadio. Mi chiedo se le abbia davvero distrutte.
«Nemmeno io» dice Christian, rivolgendomi un ampio sorriso. Mi prende per mano e ci avviamo verso l’artista successivo. Mi chiedo
oziosamente se dovrei permettergli di farmi delle foto.
L’esposizione successiva è di una pittrice specializzata in nature morte dipinte in colori splendidi e vivaci.
«Mi piacciono quelli» dico indicando tre quadri con peperoni. «Mi ricordano la volta in cui hai tagliato le verdure nel mio appartamento.»
Ridacchio. Christian fa una smorfia mentre tenta senza successo di nascondere la sua ilarità.
«Pensavo di aver fatto un lavoro professionale» borbotta. «Un po’ lento, forse, e comunque» mi stringe in un abbraccio «mi stavi
distraendo. Dove vorresti metterli?»
«Cosa?»
Christian mi sfiora l’orecchio con la bocca. «I quadri… dove vorresti metterli?» Mi mordicchia il lobo e io avverto la familiare sensazione
nel basso ventre.
«In cucina» mormoro.
«Mmh. Ottima idea, Mrs Grey.»
Stringo gli occhi per guardare quanto costano. Cinquemila euro l’uno. “Però!”

«Sono carissimi!» dico senza fiato.
«E allora?» Mi sfiora di nuovo l’orecchio. «Abituati, Ana.» Mi lascia andare e si avvicina lentamente al banco dove una donna vestita di
bianco lo fissa a bocca aperta. Vorrei alzare gli occhi al cielo, ma riporto l’attenzione sui dipinti. Cinquemila euro… Accidenti.
Abbiamo finito di pranzare e ci stiamo rilassando con un caffè all’Hotel Le Saint Paul. Il panorama sulla campagna circostante è
sbalorditivo. Vigne e campi di girasoli formano un patchwork che ricopre la pianura e sono inframmezzati qua e là da piccole e linde
fattorie. È una giornata limpida e bellissima e lo sguardo spazia fino al mare, che luccica debolmente all’orizzonte. Christian interrompe le
mie fantasticherie.
«Mi hai chiesto perché ti faccio la treccia» mormora. Il tono mi mette in allarme. Ha l’espressione… colpevole.
«Sì.» “Oh, merda.”
«La puttana drogata mi lasciava giocare con i suoi capelli, credo. Non so se è un ricordo o un sogno.»
“Caspita! La madre biologica.”
Mi fissa, l’espressione indecifrabile. Il cuore mi balza in gola. Che cosa replico quando mi racconta cose del genere?
«Mi piace che tu giochi con i miei capelli» dico esitante.
Mi guarda incerto. «Davvero?»
«Sì.» È la verità. Gli prendo la mano. «Credo che tu amassi tua madre, Christian.» Mi guarda impassibile, senza parlare.
“Mi sono spinta troppo in là? Di’ qualcosa, Christian… ti prego.” Rimane muto, fissandomi con i suoi impenetrabili occhi grigi, mentre il
silenzio tra noi si dilata. Sembra perso.
«Di’ qualcosa» sussurro, perché non riesco più a sopportare il silenzio. Lui scuote la testa, espirando con forza.
«Andiamo.» Sottrae la mano alla mia stretta e si alza con un’espressione guardinga. Ho passato il segno? Non ne ho idea. Sento un tuffo
al cuore e non so se aggiungere qualcos’altro o lasciar perdere. Decido di lasciar perdere e lo seguo obbediente fuori dal ristorante.
Nella pittoresca stradina lui mi prende per mano.
«Dove vuoi andare?»
“Ha parlato! Non è arrabbiato con me…” Sospiro, sollevata. «Sono solo felice che mi parli ancora.»
«Sai che non mi piace discutere di tutto quello schifo. È storia passata. Finita» dice tranquillamente.
“No che non lo è, Christian.” Il pensiero mi rattrista e per la prima volta mi chiedo se sarà mai finita davvero. Lui sarà sempre Mr
Cinquanta Sfumature. Voglio che cambi? No, non sul serio… Desidero solo che si senta amato. Lo guardo di sottecchi, prendendomi un
momento per ammirare la sua seducente bellezza… Lui è mio. E non è solo il fascino del suo viso stupendo e del suo corpo perfetto ad
ammaliarmi. È ciò che sta dietro ad attirarmi, a tenermi avvinta… La sua anima fragile, ferita.
Mi lancia quel suo sguardo obliquo, metà divertito e metà circospetto, sexy da morire, poi mi abbraccia e ci incamminiamo in mezzo ai
turisti verso il posto dove Philippe/Gaston ha parcheggiato la grossa Mercedes. Tengo una mano infilata nella tasca posteriore dei
pantaloncini di Christian, ringraziando il cielo che non sia arrabbiato. Ma, insomma, quale bambino di quattro anni non ama la propria
mamma, a prescindere da quanto lei sia una cattiva madre? Mi stringo più forte a lui. So che gli uomini della sicurezza ci seguono con
discrezione e mi chiedo pigramente se abbiano mangiato.
Christian si ferma davanti a una piccola boutique che vende gioielli meravigliosi e osserva la vetrina, poi si gira a guardarmi. Mi afferra la
mano libera e passa il pollice sul segno lasciato dalle manette, ormai di un rosso sbiadito.
«Non fa male» lo rassicuro. Lui mi fa togliere l’altra mano dalla sua tasca posteriore. La prende e la gira delicatamente per osservare il
polso. L’Omega di platino che mi ha regalato a colazione, nella nostra prima mattina a Londra, nasconde il segno rosso. La dedica mi fa
ancora andare in estasi.
Anastasia
sei la cosa più importante,
il mio amore, la mia vita.
Christian

Nonostante tutto, a dispetto delle sue cinquanta sfumature, mio marito sa essere così romantico. Guardo i segni sbiaditi sul mio polso... E
poi, qualche volta, può essere così selvaggio. Mi lascia andare la mano, mi solleva il mento e scruta la mia espressione, lo sguardo turbato.
«Non fanno male» ripeto. Si porta la mia mano alle labbra e depone un bacio di scuse all’interno del polso.
«Vieni» dice e mi guida dentro il negozio.
«Ecco.» Christian tiene in mano il braccialetto di platino che ha appena comprato. È stupendo, con una finissima lavorazione in filigrana di
fiori stilizzati e piccoli diamanti al centro. Me lo allaccia al polso. È simile a un polsino, e nasconde i segni rossi. “E costa circa trentamila
euro” penso, anche se non sono riuscita a seguire del tutto la conversazione in francese con la commessa. Non ho mai indossato niente di
tanto costoso.
«Così va meglio» mormora.
«Meglio?» sussurro, guardando i suoi occhi luminosi, consapevole che la commessa magra come un chiodo ci fissa con invidia e
disapprovazione.
«Tu sai perché» dice Christian in tono incerto.

«Non ho bisogno di questo» dico scuotendo il polso. Il braccialetto cattura la luce pomeridiana che entra dalla vetrina e i diamanti
proiettano sulle pareti del negozio piccoli arcobaleni scintillanti.
«Io sì» ribatte lui, con assoluta sincerità.
Perché? Perché ne ha bisogno? Si sente in colpa? E per cosa? I segni? Sua madre? Il fatto che non si fida di me?
«No, non ne hai bisogno, Christian. Mi hai già dato così tanto. Una luna di miele magica, Londra, Parigi, la Costa Azzurra… e te. Sono
una ragazza molto fortunata» sussurro e il suo sguardo si addolcisce.
«No, Anastasia, io sono un uomo molto fortunato.»
«Grazie.» Mi alzo in punta di piedi e gli metto le braccia al collo, baciandolo… non per avermi regalato il braccialetto ma per essere mio.
In macchina Christian è pensieroso. Ha lo sguardo fisso sui campi di girasoli con le corolle piegate e immerse nella luce del sole
pomeridiano. Uno dei gemelli – Gaston, se non sbaglio – è alla guida e Taylor gli è seduto accanto. Christian sta rimuginando su qualcosa.
Gli prendo la mano, stringendogliela con un gesto rassicurante. Lui mi lancia un’occhiata, poi sottrae la mano dalla mia e mi accarezza un
ginocchio. Indosso una gonna corta a pieghe bianca e blu e una camicetta senza maniche della stessa tonalità di blu. Christian esita, e io non
so se la sua mano risalirà lungo la coscia o si abbasserà sul polpaccio. Ho i sensi all’erta, risvegliati dal suo tocco delicato, e trattengo il
fiato. “Che cosa sta per fare?” Decide: mi afferra all’improvviso la caviglia e si mette il mio piede in grembo. Mi giro per guardarlo in faccia.
«Voglio anche l’altro.»
Lancio un’occhiata nervosa a Taylor e Gaston, che tengono gli occhi fissi sulla strada, e gli appoggio in grembo anche l’altro piede. Lo
sguardo impassibile, lui allunga una mano e preme un pulsante sul bracciolo della sua portiera. Davanti a noi si alza un sottile divisorio
leggermente oscurato e dieci secondi dopo siamo soli. Wow… non c’è da stupirsi che nella parte posteriore di quest’auto ci sia così tanto
spazio per le gambe.
«Voglio guardarti le caviglie» spiega Christian tranquillamente. Ha un’espressione ansiosa. I segni delle manette? “Accidenti… Pensavo
che l’argomento fosse chiuso.” Se ci sono dei segni, sono nascosti dal cinturino dei sandali. Non mi sembra di averli visti stamattina.
Strofina piano il pollice sull’interno della caviglia, facendomi sussultare. Mentre slaccia abilmente il cinturino, sulle labbra gli aleggia un
sorriso, che scompare alla vista dei segni rosso scuro.
«Non fanno male» mormoro. Lui mi guarda con un’espressione triste, la bocca una linea sottile. Annuisce come se mi prendesse in
parola e io scuoto il piede facendo cadere il sandalo.
«Ehi. Che cosa ti aspettavi?» gli chiedo con tenerezza. Lui mi lancia un’occhiata e si stringe nelle spalle.
«Non mi aspettavo di sentirmi come mi sento alla vista di questi segni» dice.
“Oh!” Reticente un minuto prima e aperto un minuto dopo? “Christian! Come faccio a starti dietro?”
«E come ti senti?»
Mi lancia uno sguardo cupo. «A disagio» mormora.
“Oh, no.” Sgancio la cintura di sicurezza e mi avvicino, lasciandogli i piedi in grembo. Vorrei sedermi in braccio a lui e stringerlo, e lo
farei se davanti ci fosse solo Taylor. Ma la presenza di Gaston mi imbarazza, nonostante il divisorio. Se solo fosse più scuro. Gli prendo le
mani.
«Sono i succhiotti la cosa che non mi piace» sussurro. «Tutto il resto… quello che hai fatto» abbasso la voce a un sussurro «con le
manette mi è piaciuto. Be’, più che piaciuto. È stato travolgente. Puoi farlo di nuovo quando vuoi.»
Si agita sul sedile. «Travolgente?» La mia dea interiore alza gli occhi stupefatta dal suo libro di Jackie Collins.
«Sì.» Gli faccio un sorriso radioso. Fletto le dita dei piedi toccandolo in mezzo alle gambe dove gli sta venendo duro, e percepisco più
che udirlo il suo respiro mozzato, le labbra che si schiudono.
«Dovresti metterti la cintura di sicurezza, Mrs Grey.» Ha la voce bassa e io lo accarezzo di nuovo con le dita dei piedi. Ansima e i suoi
occhi si fanno cupi, poi mi afferra la caviglia. Vuole che smetta? Che continui?
Fa una pausa, si acciglia, quindi estrae dalla tasca l’immancabile BlackBerry per rispondere a una chiamata e intanto guarda l’orologio.
Fa una smorfia.
«Barney» dice seccamente.
Interrotti di nuovo dal lavoro. Cerco di spostare i piedi ma lui rafforza la stretta delle dita sulla mia caviglia.
«Nella stanza dei server?» dice incredulo. «È scattato il sistema antincendio?»
“Un incendio!” Sposto i piedi e questa volta mi lascia fare. Mi siedo al mio posto, allaccio la cintura e giocherello nervosamente con il
braccialetto da trentamila euro. Christian preme di nuovo il bottone sul bracciolo della sua portiera e il divisorio scompare.
«Si è fatto male qualcuno? Danni? Capisco… Quando?» Christian guarda di nuovo l’orologio, poi si passa una mano fra i capelli. «No.
Né i pompieri né la polizia. Non ancora, comunque.»
Un incendio? Nell’ufficio di Christian? Lo fisso a bocca aperta, la mente che corre. Taylor si gira per ascoltare la conversazione
telefonica.
«E lui? Bene… Okay. Voglio un rapporto dettagliato dei danni. E una lista completa di tutti quelli che sono entrati negli ultimi cinque
giorni, incluso il personale delle pulizie… Mettiti in contatto con Andrea e fai in modo che mi chiami… Già, sembra proprio che l’argo
abbia funzionato.»
“Rapporto dei danni? Argo?” Ho un ricordo vago delle lezioni di chimica… È un elemento, se non sbaglio.
«Capisco che è presto… Mandami una mail entro due ore… No, ho bisogno di saperlo. Grazie per avermi chiamato.» Christian chiude

la telefonata e compone immediatamente un altro numero.
«Welch… Bene… Quando?» Christian guarda ancora l’orologio. «Un’ora, quindi… sì… sette giorni su sette all’archivio dati esterno…
Bene.» Chiude la telefonata.
«Philippe, devo essere a bordo entro un’ora.»
«Oui, monsieur.»
“Merda, è Philippe, non Gaston.” La macchina accelera.
Christian mi guarda, l’espressione indecifrabile.
«Si è fatto male qualcuno?» chiedo.
Christian scuote la testa. «Pochissimi danni.» Allunga il braccio e mi prende la mano, stringendola con fare rassicurante. «Non
preoccuparti. I miei uomini sono sul posto.» Ecco l’amministratore delegato, al comando, con la situazione sotto controllo e nient’affatto
turbato.
«Dov’è stato l’incendio?»
«Nella stanza dei server.»
«Nella sede della società?»
«Sì.»
Dalle sue risposte secche capisco che non vuole parlarne.
«Come mai così pochi danni?»
«La stanza dei server è dotata di un sistema antincendio all’avanguardia.»
Ovviamente.
«Ana, ti prego… non preoccuparti.»
«Non sono preoccupata» mento.
«Non siamo sicuri che si tratti di un incendio doloso» dice, andando dritto al punto. Mi porto le mani alla gola, spaventata. Charlie
Tango e adesso questo?
“Che cosa succederà ancora?”

4
Sono irrequieta. Christian è rintanato nello studio dello yacht da più di un’ora. Ho cercato di leggere, di guardare la tivù, di prendere il sole
– vestita – ma non riesco a rilassarmi, e nemmeno a tranquillizzarmi. Dopo essermi cambiata e aver indossato calzoncini e T-shirt, mi tolgo il
costosissimo braccialetto e vado a cercare Taylor.
«Mrs Grey» dice, alzando gli occhi con un sussulto dal romanzo di Anthony Burgess. È seduto nel piccolo salone fuori dallo studio di
Christian.
«Vorrei andare a fare shopping.»
«Sì, signora.» Si alza.
«Vorrei prendere la moto d’acqua.»
Rimane a bocca aperta, senza sapere cosa dire.
«Non voglio disturbare Christian.»
«Mrs Grey… ehm… non credo che Mr Grey ne sarebbe entusiasta, e mi piacerebbe tenermi il mio lavoro.»
Vorrei alzare gli occhi al cielo, invece li riduco a due fessure sospirando rumorosamente per esprimere, penso, la giusta indignazione per
non essere libera di fare quello che voglio. D’altra parte, non mi va che Christian se la prenda con Taylor… o con me, tra parentesi. Lo
oltrepasso con aria sicura di me, busso alla porta dello studio ed entro.
Christian è al telefono, appoggiato alla scrivania di mogano. Alza gli occhi. «Andrea, rimani in linea, per favore» borbotta, l’espressione
seria. Mi guarda, in attesa. Perché ho la sensazione di essere entrata nell’ufficio del capo? Quest’uomo mi ha ammanettata, ieri. Mi rifiuto di
lasciarmi intimidire, è mio marito, accidenti. Raddrizzo le spalle e gli faccio un ampio sorriso.
«Vado a fare shopping. Mi porto dietro gli uomini della sicurezza.»
«Certo, prendi uno dei gemelli e Taylor» dice, e io capisco che qualunque cosa stia succedendo deve trattarsi di una faccenda seria, dato
che non mi fa ulteriori domande. Rimango a fissarlo, chiedendomi se posso dargli una mano.
«C’è altro?» mi chiede. Vuole che me ne vada.
«Posso portarti qualcosa?» dico. Mi rivolge il suo sorriso timido.
«No, piccola, sono a posto» dice. «L’equipaggio si occuperà di me.»
«Okay.» Vorrei baciarlo… Posso farlo, è mio marito. Mi avvicino e lo bacio sulle labbra, cogliendolo di sorpresa.
«Andrea, ti richiamo.» Appoggia il BlackBerry sulla scrivania dietro di sé, mi prende tra le braccia e mi bacia con passione. Quando mi
lascia andare, sono senza fiato. Ha lo sguardo torbido, pieno di desiderio.
«Mi distrai. Devo sistemare questa faccenda, così potrò tornare alla mia luna di miele.» Mi passa l’indice sul viso e mi accarezza il
mento, sollevandomi la testa.
«Okay. Mi dispiace.»
«Ti prego, non scusarti, Mrs Grey. Adoro le tue interruzioni. Vai a spendere un po’ di soldi.» Mi lascia andare.
«Lo farò.» Mentre esco dallo studio gli rivolgo un sorriso malizioso. “Non gli hai detto che prendevi la moto d’acqua” mi rimbrotta la
vocina interiore, cantilenante. La ignoro.
Taylor sta aspettando paziente.
«Via libera dal comandante in capo… Andiamo?» Sorrido, cercando di non suonare sarcastica. Taylor non nasconde un sorriso
d’ammirazione.
«Dopo di lei, Mrs Grey.»
Taylor mi spiega pazientemente i comandi della moto d’acqua e come guidarla. È calmo, autorevole ma gentile; un ottimo insegnante.
Siamo a bordo della lancia a motore, che beccheggia sulle acque tranquille del porto accanto al Fair Lady. Gaston osserva, l’espressione
nascosta dietro gli occhiali da sole, e un marinaio del Fair Lady è ai comandi del motoscafo. Caspita… tre persone, e solo perché voglio
andare a fare shopping. È ridicolo.
Chiudo la lampo del giubbotto salvagente e rivolgo a Taylor un sorriso radioso. Lui mi tende la mano per aiutarmi a salire sulla moto.
«Si leghi al polso il cinturino della chiave di accensione, Mrs Grey. Se per caso cade, il motore si spegnerà automaticamente» spiega.
«Okay.»
«Pronta?»
Annuisco con entusiasmo.
«Prema il pulsante dell’accensione quando sarà a circa un metro e mezzo dalla barca. Noi la seguiremo.»
«Okay.»
Spinge via dalla lancia la moto, che fluttua morbidamente sulle acque del porto. Quando mi dà l’okay, premo il pulsante dell’accensione
e il motore si accende rombando.
«Okay, Mrs Grey, faccia attenzione.» Do gas. La moto balza in avanti, poi si blocca. “Com’è che quando guida Christian sembra così
facile?” Riprovo, e mi pianto di nuovo.
«Acceleri gradualmente, Mrs Grey» mi urla Taylor.
«Sì, sì, sì» borbotto sottovoce. Riprovo, accelerando con cautela e la moto balza in avanti… ma questa volta continua a muoversi. “Sì!”

Avanza ancora. “Aha! Sta andando!” Vorrei urlare per l’eccitazione ma mi trattengo. Mi allontano dallo yacht e comincio ad attraversare lo
specchio d’acqua del porto. Sento il rumore gutturale del motore della lancia alle mie spalle. Quando accelero, la moto balza in avanti,
pattinando sulla superficie dell’acqua. Il vento tiepido nei capelli e gli spruzzi di acqua di mare che si sollevano ai lati della moto mi fanno
provare una sensazione di libertà. Che figata! Non c’è da stupirsi che Christian non mi lasci mai guidare.
Invece di puntare verso la costa e far cessare il divertimento, viro per fare un giro intorno al maestoso Fair Lady. “Wow… È proprio
grandioso.” Ignoro Taylor e gli uomini dietro di me e faccio un altro giro. Mentre lo completo, scorgo Christian sul ponte. Credo che mi stia
guardando con disapprovazione, anche se è difficile dirlo. Tolgo audacemente una mano dal manubrio e agito il braccio per salutarlo.
Sembra di pietra, ma alla fine solleva un braccio in quello che sembra un rigido gesto di saluto. Non riesco a decifrare la sua espressione,
così mi dirigo verso il porticciolo turistico, scivolando sull’acqua blu del Mediterraneo che scintilla nella luce del tardo pomeriggio.
Al molo, aspetto che Taylor si fermi davanti a me. Ha lo sguardo gelido, e io sento un tuffo al cuore, anche se Gaston sembra vagamente
divertito. Mi chiedo per un momento se sia successo qualcosa di così grave da raffreddare le relazioni franco-americane, ma dentro di me
sospetto che con ogni probabilità il problema sia io. Gaston salta giù dal motoscafo e lo lega alla bitta, mentre Taylor mi fa cenno di
avvicinarmi. Con cautela, porto la moto dietro la lancia e la allineo all’imbarcazione. La sua espressione si addolcisce un po’.
«Spenga il motore, Mrs Grey» dice con calma, allungandosi verso il manubrio e tendendomi la mano per aiutarmi a salire sulla lancia.
Salgo a bordo agilmente, stupita di non cadere.
«Mrs Grey» dice Taylor nervoso, le guance arrossate. «Mrs Grey, non mi sento esattamente a mio agio quando guida la moto d’acqua.»
È sulle spine per l’imbarazzo, e mi rendo conto che ha ricevuto una telefonata incazzata da Christian.
Rivolgo un sorriso imperturbabile a Taylor. «Capisco. Be’, Taylor, Mr Grey non è qui e se lui non si sente “esattamente a suo agio”,
sono sicura che mi farà la cortesia di dirmelo di persona quando tornerò a bordo.»
Taylor fa una smorfia. «Molto bene, Mrs Grey» dice tranquillamente, porgendomi la borsa.
Mentre scendo dalla lancia, colgo il suo sorriso riluttante, e mi viene voglia di contraccambiarlo. Sono davvero affezionata a Taylor, ma
non apprezzo per niente il fatto che mi rimproveri: non è mio padre, né mio marito.
Sospiro. “Christian è arrabbiato, ed è già abbastanza preoccupato di suo. Perché non ci ho pensato prima?” Mentre aspetto sul molo
che Taylor mi raggiunga, sento vibrare il BlackBerry e lo ripesco dalla borsa. Your Love Is King di Sade è la suoneria che ho associato al
numero di Christian… Solo al suo.
«Ciao» mormoro.
«Ciao» dice.
«Tornerò con la lancia. Non essere arrabbiato.»
Sento il lieve ansito di sorpresa. «Oh…»
«Però è stato divertente» sussurro.
Lui sospira. «Be’, lungi da me impedire che tu ti diverta, Mrs Grey. Solo, stai attenta. Ti prego.»
“Caspita! Ho il permesso di divertirmi!” «Lo farò. Vuoi qualcosa in città?»
«Solo te, tutta intera.»
«Farò del mio meglio, Mr Grey.»
«Mi fa piacere sentirtelo dire, Mrs Grey.»
«Il nostro scopo è il piacere» rispondo con una risatina.
Percepisco il sorriso nella sua voce. «Ho un’altra chiamata… a più tardi, piccola.»
Mette giù. “Crisi della moto d’acqua scongiurata.” L’automobile è in attesa e Taylor mi tiene aperta la portiera. Mentre salgo gli faccio
l’occhiolino e lui scuote la testa divertito.
In auto, scrivo una mail con il BlackBerry.
Da: Anastasia Grey
A: Christian Grey
Data: 17 agosto 2011 16.55
Oggetto: Grazie
Per non essere stato troppo brontolone.
La tua devota moglie
xxx
Da: Christian Grey
A: Anastasia Grey
Data: 17 agosto 2011 16.59
Oggetto: Cerco di stare calmo
Prego.
Torna tutta intera.
Non è una richiesta.
X
Christian Grey

Amministratore delegato & Marito Iperprotettivo,
Grey Enterprises Holdings Inc.

La sua risposta mi fa sorridere. Il mio maniaco del controllo.
Perché volevo andare a fare shopping? Odio lo shopping. Ma dentro di me so la ragione e cammino decisa passando davanti a Chanel,
Gucci, Dior e altre boutique di stilisti, scovando infine l’antidoto a ciò che mi affligge in un negozietto per turisti zeppo di roba. Una sottile
cavigliera d’argento con cuoricini e campanelle. Tintinna dolcemente e costa 5 euro. La indosso subito. Questa sono io, questo è quello che
mi piace. Mi sento subito meglio. Non voglio perdere il contatto con la ragazza che apprezza queste cose. Sono consapevole del fatto che
non è solo Christian a sopraffarmi, ma anche la sua ricchezza. Mi ci abituerò mai?
Taylor e Gaston mi seguono disciplinatamente tra la folla del tardo pomeriggio e ben presto mi dimentico di loro. Voglio prendere
qualcosa per Christian, qualcosa capace di distrarlo da quello che sta succedendo a Seattle. Ma cosa compro a un uomo che ha tutto? Mi
fermo in una piazzetta moderna circondata da negozi e li passo in rassegna a uno a uno. Quando scorgo un negozio di elettronica mi
tornano in mente la visita alle gallerie d’arte di qualche ora fa e quella al Louvre. Stavamo guardando la Venere di Milo … Mi riecheggiano
in testa le parole di Christian: “Tutti noi siamo in grado di apprezzare le forme femminili. Adoriamo guardarle, che siano di marmo, dipinte,
di raso o di celluloide”.
Mi viene un’idea audace. Mi serve soltanto una dritta per scegliere la cosa giusta e c’è solo una persona che può aiutarmi. Tiro fuori
dalla borsa il BlackBerry e chiamo José.
«Chi è?» borbotta assonnato.
«José, sono Ana.»
«Ana! Dove sei? È tutto a posto?» Sembra preoccupato.
«Sono a Cannes, nel Sud della Francia, e sto bene.»
«Sud della Francia, eh? Sei in qualche albergo fantastico?»
«Ehm… no. Stiamo su una barca.»
«Una barca?»
«Una grande barca» chiarisco con un sospiro.
«Capisco.» Il tono di voce si raffredda… “Non avrei dovuto chiamarlo. Non voglio affrontarlo in questo momento.”
«José, ho bisogno del tuo consiglio.»
«Il mio consiglio?» Sembra perplesso. «Certo» dice, molto più amichevole. Gli spiego che cosa ho in mente.
Due ore dopo Taylor mi aiuta a scendere dalla lancia a motore e a salire sul ponte. Gaston dà una mano al marinaio con la moto d’acqua.
Christian non si vede da nessuna parte e io mi precipito nella nostra cabina per incartare il suo regalo, eccitata come una bambina.
«Sei stata via un bel po’.» Christian mi sorprende proprio nel momento in cui finisco di chiudere il pacchetto. Mi giro e lo vedo sulla
soglia della cabina, intento a osservarmi. “Sono ancora nei guai per la moto d’acqua? O è per via dell’incendio?”
«Tutto sotto controllo in ufficio?» chiedo, esitante.
«Più o meno» dice, infastidito.
«Ho fatto spese» mormoro, sperando di risollevargli l’umore e pregando che il fastidio non sia dovuto al mio comportamento. Lui
sorride, rassicurandomi.
«Che cos’hai comprato?»
«Questa» dico mettendo il piede sul letto per mostrargli la cavigliera.
«Molto carina» dice. Si avvicina e sfiora le minuscole campanelle facendole tintinnare. Si acciglia e passa il dito sul segno, facendomi
rabbrividire.
«E questo.» Tiro fuori il pacchetto, sperando di distrarlo.
«Per me?» chiede sorpreso. Annuisco timidamente. Lui prende la scatola e la scuote. Fa il suo meraviglioso sorriso da ragazzino e si
siede accanto a me sul letto. Si allunga, mi prende il mento e mi bacia.
«Grazie» dice con gioia trattenuta.
«Non l’hai ancora aperto.»
«Mi piacerà, qualunque cosa sia.» Mi guarda, gli occhi luminosi. «Non ricevo molti regali.»
«È difficile comprarti qualcosa. Hai tutto.»
«Ho te.»
«Mi hai.» Gli faccio un ampio sorriso.
Strappa via la carta che avvolge la scatola. «Una Nikon?» Mi lancia un’occhiata perplessa.
«So che hai la digitale compatta, ma questa è per… ehm… ritratti e cose del genere. Ci sono anche due obiettivi.»
Lui sbatte le palpebre, sempre senza capire.
«Oggi alla galleria hai ammirato le fotografie di Florence D’elle. E mi ricordo che cosa hai detto al Louvre. E, naturalmente, c’erano
quelle altre fotografie.» Deglutisco, facendo del mio meglio per non ricordare le immagini che ho trovato nella sua cabina armadio.
Lui trattiene il respiro e spalanca gli occhi, cominciando a capire, e io continuo in fretta prima che mi manchi il coraggio.
«Pensavo che ti sarebbe… piaciuto fare delle foto… a me.»

«Foto? A te?» Mi guarda stupefatto, ignorando la scatola che tiene sulle ginocchia.
Annuisco, cercando disperatamente di decifrare la sua reazione. Alla fine riporta gli occhi sulla scatola, passando le dita sull’illustrazione
della macchina fotografica con affascinato rispetto.
Oh, non è la reazione che mi aspettavo e il mio subconscio mi disapprova. Christian non reagisce mai come mi aspetto. Mi guarda, gli
occhi colmi di… che cos’è, dolore?
«Perché pensi che voglia farlo?» chiede, disorientato.
“No, no, no! Avevi detto che ti sarebbe piaciuto…”
«Non vuoi?» chiedo, rifiutandomi di dar retta al mio subconscio, che sta domandando perché mai qualcuno dovrebbe volere mie foto
erotiche. Christian si passa una mano fra i capelli e ha l’aria così confusa. Fa un respiro profondo.
«Per me foto di quel genere di solito erano una polizza d’assicurazione, Ana. So di aver trattato le donne come oggetti per un sacco di
tempo» dice e tace imbarazzato.
«E pensi che scattarmi delle foto significhi… ehm, trattarmi come un oggetto?» Sono senza fiato e impallidisco.
Chiude gli occhi. «Sono così confuso» mormora. Quando li riapre, il suo sguardo è diffidente, pervaso da una sorta di emozione
primitiva.
“Accidenti. È colpa mia? Le mie domande di prima sulla madre biologica? L’incendio nel suo ufficio?”
«Perché dici così?» sussurro, il panico che mi serra la gola. Pensavo che l’avrei reso felice. Non voglio confonderlo. L’ho fatto? La mia
mente inizia a correre. “Non vede Flynn da quasi tre settimane. È per questa ragione che sta andando in pezzi? Dovrei telefonare a Flynn?”
E, in un lampo di straordinaria lucidità, capisco: “L’incendio, Charlie Tango, la moto d’acqua…”. Ha paura per me, e vedere quei segni
sulla mia pelle non fa che peggiorare le cose. È tutto il giorno che ci rimugina, confuso perché non è abituato a sentirsi in colpa quando
infligge dolore. Il pensiero mi raggela.
Si stringe nelle spalle e mi guarda di nuovo il polso, dove portavo il braccialetto che mi ha regalato oggi pomeriggio. “Tombola!”
«Christian, non è un problema.» Alzo il braccio, mostrandogli il segno sbiadito. «Mi avevi dato una safeword. Accidenti… ieri è stato
divertente. Mi è piaciuto. Smettila di rimuginarci sopra: mi piace il sesso violento, te l’ho già detto.» Divento scarlatta mentre cerco di
dominare il panico crescente.
Lui mi osserva attentamente, e io non ho la minima idea di cosa gli passi per la testa. Forse sta soppesando le mie parole. Mi muovo alla
cieca.
«Si tratta dell’incendio? Pensi che sia collegato in qualche modo con Charlie Tango? È per questo che sei preoccupato? Parlami,
Christian, ti prego.»
Lui mi fissa, senza aprire bocca, e il silenzio si protrae com’è successo oggi pomeriggio. “Porca miseria! Non mi risponderà, lo so.”
«Non rimuginarci troppo, Christian» lo rimprovero tranquillamente, e le parole riecheggiano, suscitando un ricordo del passato recente:
quello che mi ha detto del suo stupido contratto. Mi allungo, prendo la scatola che ha sulle ginocchia e la apro. Mi guarda senza muoversi
come se fossi un’affascinante creatura aliena. So che la macchina è già stata preparata dall’eccessivamente premuroso commesso del
negozio ed è pronta a funzionare, e così la tiro fuori dalla scatola e tolgo il copriobiettivo. Punto la macchina verso di lui inquadrando la sua
bellissima faccia ansiosa. Schiaccio il pulsante e lo tengo premuto, immortalando dieci immagini dell’espressione allarmata di Christian in
formato digitale.
«Vuol dire che sarò io a trattarti come un oggetto» mormoro, scattando ancora. Sull’ultima foto le sue labbra sono impercettibilmente
incurvate. Scatto di nuovo, e questa volta sorride… un sorriso appena accennato, ma pur sempre un sorriso. Schiaccio di nuovo il pulsante
dello scatto e lo vedo rilassarsi visibilmente davanti ai miei occhi e fare un’espressione da duro, una plateale, artefatta, ridicola
espressione… e mi metto a ridacchiare. “Oh, grazie al cielo. Mr Lunatico è di nuovo tra noi… e io non sono mai stata tanto felice di
vederlo.”
«Credevo che fosse il mio regalo» borbotta scontroso, ma penso che mi stia prendendo in giro.
«Be’, immaginavo che sarebbe stato divertente, ma a quanto pare è un simbolo dell’oppressione femminile» ribatto, scattandogli altre
foto e osservando il divertimento sul suo viso in primissimo piano. Poi i suoi occhi si incupiscono e l’espressione diventa rapace.
«Vuoi essere oppressa?» mormora con voce melliflua.
«No, oppressa no» rispondo, continuando a scattare foto.
«Potrei opprimerti alla grande, Mrs Grey» mi minaccia con voce roca.
«Lo so, Mr Grey. E lo fai, spesso.»
Assume un’espressione sgomenta. Abbasso la macchina fotografica e lo fisso.
«Cosa c’è che non va, Christian?» La mia voce trasuda frustrazione. “Dimmelo!”
Rimane in silenzio. “Bah!” È così esasperante. Sollevo di nuovo la macchina fotografica.
«Dimmelo» insisto.
«Niente» dice e all’improvviso scompare dall’inquadratura. Con un unico movimento fulmineo butta sul pavimento la scatola della
macchina fotografica, mi afferra e mi spinge sul letto. Si siede a cavalcioni sopra di me.
«Ehi!» esclamo e gli scatto altre fotografie mentre mi sorride con intenzioni minacciose. Prende la macchina per l’obiettivo e il fotografo
diventa il soggetto quando lui punta la Nikon su di me e preme il pulsante di scatto.
«E così vuoi che ti faccia delle fotografie, Mrs Grey?» dice, divertito. L’unica cosa che riesco a vedere di lui sono i capelli ribelli e il largo
sorriso che gli aleggia sulle labbra scolpite. «Be’, tanto per cominciare, penso che dovresti ridere» dice, e inizia a farmi il solletico mentre io

ridacchio e mi contorco sotto di lui, finché lo afferro per un polso nel vano tentativo di farlo smettere. Sorride ancora di più e continua a
torturarmi scattando foto.
«No! Basta!» urlo.
«Stai scherzando?» grugnisce e appoggia la macchina fotografica sul letto per potermi fare il solletico con entrambe le mani.
«Christian!» farfuglio e ansimo tra le risate. Non mi aveva mai fatto il solletico. “Adesso… basta!” Agito la testa da una parte all’altra,
tentando di sottrarmi alla presa, soffocando per il ridere e spingendogli via le mani, ma lui non mi dà tregua… Mi sorride dall’alto,
godendosi la mia tortura.
«Christian, basta!» lo supplico e lui smette. Mi prende entrambe le mani e me le blocca ai lati della testa, incombendo sopra di me. Sto
ansimando. Anche lui ha il fiato corto e mi guarda con… cosa? Trattengo il fiato. Meraviglia? Amore? Venerazione?
«Sei. Così. Bella» ansima.
Guardo il suo viso, illuminato dall’intensità dello sguardo. È come se mi stesse vedendo per la prima volta. Si piega verso di me, chiude
gli occhi e mi bacia, rapito. Vederlo così preso da me risveglia la mia passione. Mi lascia andare le mani e mi prende la testa, infilando le
dita tra i miei capelli e tenendomi ferma con tenerezza. I miei sensi sono tutti all’erta, il mio corpo eccitato risponde al suo bacio. E
all’improvviso la natura di quel bacio cambia, non più dolce, colmo di venerazione, ma carnale, profondo e vorace: la sua lingua mi esplora
la bocca, prendendo invece di dare, con urgenza e disperazione. Mentre il desiderio mi infiamma il sangue, risvegliando ogni muscolo e ogni
tendine del mio corpo, avverto un brivido di paura.
“Oh, Christian, che cosa c’è che non va?”
Lui respira bruscamente e geme. «Oh, che cosa mi fai» mormora, perso e selvaggio. Si muove all’improvviso, sdraiandosi sopra di me,
schiacciandomi sul materasso, una mano a reggermi il mento mentre l’altra percorre il mio corpo, i seni, la vita, i fianchi, le natiche. Mi bacia
ancora, spingendo le gambe tra le mie e premendo contro di me, l’erezione che mi sfrega sul pube. Ansimo e gemo contro le sue labbra,
abbandonandomi alla sua passione. Rimango sorda ai lontani campanelli d’allarme che mi risuonano in un angolo del cervello, consapevole
solo del fatto che lui mi vuole, che ha bisogno di me e che questo è il suo modo preferito di comunicare con me. Lo bacio con rinnovato
abbandono, passandogli le dita tra i capelli. Sa di buono e profuma di Christian, il mio Christian.
All’improvviso si blocca, si alza e mi tira giù dal letto, facendomi mettere in piedi davanti a lui, stordita. Slaccia il bottone dei miei
calzoncini e si inginocchia rapido, tirandomeli giù insieme agli slip, e prima che abbia avuto il tempo di respirare siamo di nuovo sul letto, lui
sopra di me che si apre i pantaloni. “Ehi!” Non si toglie i vestiti né mi leva la T-shirt. Mi tiene la testa e mi penetra senza preavviso,
strappandomi un grido, più di sorpresa che altro. Riesco a udire il sibilo del suo respiro tra i denti digrignati.
«Sì» sussurra vicino al mio orecchio. Si ferma, ruota le anche e affonda ancora di più dentro di me, facendomi gemere.
«Ho bisogno di te» grugnisce, la voce bassa e roca. Fa scorrere i denti lungo la mia mascella, mordicchiando e succhiando, e poi mi
bacia di nuovo, con violenza. Gli avvolgo le braccia e le gambe intorno al corpo, cullandolo e tenendolo stretto contro di me, decisa a
spazzar via qualunque cosa lo preoccupi, e lui inizia a muoversi… come se stesse cercando di entrare completamente dentro di me.
Continua in modo frenetico, selvaggio, disperato e prima di perdermi nel suo ritmo folle mi chiedo ancora una volta che cosa lo spinga, che
cosa lo preoccupi. Ma il mio corpo prende il sopravvento, cancellando il pensiero, perso nel piacere e inondato dalle sensazioni, e risponde
colpo su colpo ai suoi affondi. Sento il suo respiro accelerato, faticoso e feroce. So che è perso dentro di me… Gemo forte, ansimando. Il
suo bisogno di me è così eccitante. Il piacere cresce… cresce… e lui mi porta ancora oltre, sopraffacendomi, prendendomi, e io lo voglio.
Lo voglio così tanto… per lui e per me.
«Vieni con me» ansima, e si sposta un po’, costringendomi a lasciare la presa.
«Tieni gli occhi aperti» mi ordina. «Devo vederti.» Il tono è urgente, implacabile. Obbedisco e lo vedo su di me… il viso contratto per il
piacere, lo sguardo selvaggio. La sua passione e il suo amore sono la mia rovina e vengo, gettando indietro la testa mentre il mio corpo
esplode intorno a lui.
«Oh, Ana» grida venendo anche lui. Poi si ferma e crolla sopra di me, quindi rotola sulla schiena, trascinandomi con sé e rimanendo
dentro di me. Mentre riemergo dall’orgasmo e il mio corpo si calma, vorrei fare una battuta sul fatto di essere trattata come un oggetto e
oppressa, ma tengo a freno la lingua, non sapendo di che umore sia. Mi sollevo per guardarlo in faccia. Ha gli occhi chiusi e mi stringe forte
tra le braccia. Gli bacio il petto attraverso la stoffa sottile della camicia di lino.
«Christian, cosa c’è che non va?» gli chiedo dolcemente, e aspetto con ansia per capire se adesso, appagato dal sesso, me lo dirà.
Sento che le sue braccia mi stringono più forte, ma è l’unica risposta. Non parlerà. Mi viene un’ispirazione.
«Prometto solennemente di essere la tua fedele compagna nella salute e nella malattia, di stare al tuo fianco nella buona e nella cattiva
sorte, di condividere le tue gioie e i tuoi dolori» mormoro.
Si irrigidisce. L’unico movimento che fa è aprire i suoi occhi impenetrabili e fissarmi mentre io continuo a recitare la promessa nuziale.
«Prometto di amarti incondizionatamente, di sostenerti nei tuoi obiettivi e nei tuoi sogni, di onorarti e rispettarti, di ridere con te e di
piangere con te, di condividere le mie speranze e i miei sogni con te, e di offrirti consolazione nei momenti di bisogno.» Faccio una pausa.
Christian mi guarda, le labbra socchiuse, ma non dice niente.
«E di amarti finché morte non ci separi.» Sospiro.
«Oh, Ana» sussurra e si muove, interrompendo il prezioso contatto tra noi. Adesso siamo sdraiati uno di fianco all’altra. Mi accarezza il
viso con le nocche.
«Prometto solennemente di proteggerti, di amarti con tutto il cuore e di aver cura della nostra unione e di te» mormora, la voce roca.
«Prometto di amarti fedelmente, rinunciando a tutte le altre, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, indipendentemente

da dove ci condurrà la vita. Ti proteggerò, avrò fiducia in te e ti rispetterò. Condividerò le tue gioie e i tuoi dolori, e ti consolerò nei
momenti di bisogno. Prometto di amarti, di sostenere le tue speranze e i tuoi sogni e di tenerti salda al mio fianco. Tutto quello che è mio è
tuo. Ti offro la mia mano, il mio cuore e il mio amore da questo momento e finché morte non ci separi.»
Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Il suo viso si addolcisce mentre mi guarda.
«Non piangere» mormora, asciugandomi una lacrima.
«Perché non mi parli? Ti prego, Christian.»
Chiude gli occhi come se provasse dolore.
«Ho promesso di consolarti nei momenti di bisogno. Ti prego, non farmi tradire la promessa» lo supplico.
Lui sospira e apre gli occhi, l’espressione cupa. «È un incendio doloso» dice semplicemente, e all’improvviso sembra così giovane e
vulnerabile. «E la preoccupazione maggiore è che ce l’abbiano con me. E se ce l’hanno con me…»
Si interrompe, incapace di proseguire.
«… potrebbero arrivare a me» sussurro. Lui sbianca e io so di aver finalmente scoperto che cosa lo mette tanto in ansia.
«Grazie» mormoro.
Si acciglia. «Per cosa?»
«Per avermelo detto.»
Lui scuote la testa e sulle labbra gli aleggia l’ombra di un sorriso. «Sai essere molto convincente, Mrs Grey.»
«E tu sei così bravo a rimuginare, a tenere le cose per te, e a preoccuparti. Probabilmente morirai di infarto prima di arrivare a
quarant’anni, e io ti voglio con me molto più a lungo.»
«Sarai tu a farmi morire. Quando ti ho vista sulla moto d’acqua… per poco non mi è venuto un accidente.» Si mette una mano sugli
occhi, e io lo sento rabbrividire.
«Christian, è una moto d’acqua. Ci vanno persino i bambini. Riesci a immaginare che cosa succederà quando andremo nella tua casa di
Aspen e io andrò a sciare per la prima volta?»
Lui sussulta e si gira verso di me, e io vorrei ridere alla vista della sua espressione d’orrore.
«Nella nostra casa» dice alla fine.
Lo ignoro. «Sono adulta, Christian, e molto più tosta di quel che sembro. Quand’è che lo imparerai?»
Lui scrolla le spalle. Decido di cambiare argomento.
«Allora, l’incendio. La polizia è stata informata?»
«Sì.» Ha l’espressione seria.
«Bene.»
«Le misure di sicurezza saranno rafforzate» spiega.
«Capisco.» Lo guardo. Indossa ancora i pantaloncini e la camicia, e io ho la T-shirt. Accidenti… è stata proprio una sveltina. Il pensiero
mi fa ridacchiare.
«Che c’è?» chiede Christian, confuso.
«Tu.»
«Io?»
«Sì, tu. Ancora vestito.»
«Oh.» Christian si guarda, poi guarda me e sul suo volto si allarga un sorriso.
«Be’, sai quanto sia difficile per me non metterti le mani addosso, Mrs Grey… soprattutto quando ridacchi come una scolaretta.»
“Oh, sì… il solletico.” Mi sposto in fretta, mettendomi a cavalcioni su di lui, ma capisce al volo le mie intenzioni e mi afferra i polsi.
«No» dice, e parla sul serio.
Metto il broncio ma decido che non è pronto per questo gioco.
«Per favore, no» sussurra. «Non lo sopporto. Non mi hanno mai fatto il solletico quando ero bambino.» Fa una pausa e io rilasso le
mani, così me le lascia.
«Guardavo Carrick fare il solletico a Elliot e Mia, e sembrava così divertente, ma io… io…»
Gli metto un dito sulla bocca.
«Ssh, lo so» mormoro e lo bacio teneramente sulle labbra, nel punto dove ho appena posato il dito, poi mi accoccolo sul suo petto.
Dentro di me avverto il familiare dolore e vengo invasa dalla profonda tristezza che provo per il bambino che era Christian. So che farei
qualunque cosa per quest’uomo perché lo amo così tanto.
Mi circonda con le braccia e affonda il naso nei miei capelli, inspirando a fondo mentre mi accarezza piano la schiena. Non so per
quanto rimaniamo distesi lì, ma alla fine rompo il silenzio appagato che c’è fra noi.
«Qual è stato il periodo più lungo che hai passato senza vedere il dottor Flynn?»
«Due settimane. Perché? Hai l’impulso irrefrenabile di farmi il solletico?»
«No.» Ridacchio. «Sono convinta che ti sia d’aiuto.»
Christian sbuffa. «Deve, visto che lo pago per farlo.» Mi prende delicatamente per i capelli e mi fa girare in modo che lo guardi in faccia.
Alzo la testa e incontro i suoi occhi.
«Sei preoccupata per il mio benessere, Mrs Grey?»
«Ogni buona moglie si preoccupa del benessere del suo amatissimo marito, Mr Grey» lo avverto scherzando.

«Amatissimo?» sussurra, e quella domanda toccante rimane sospesa tra noi.
«Molto più che amatissimo.» Mi affretto a baciarlo e lui sorride.
«Vuoi scendere a terra per cena?»
«Voglio andare ovunque tu sia più contento.»
«Bene.» Mi rivolge un ampio sorriso. «A bordo è il posto dove posso tenerti al sicuro. Grazie per il regalo.» Allunga una mano, prende
la macchina fotografica e tenendola davanti a sé fa una fotografia di noi due nell’abbraccio postsolletico, postcoito, postconfessione.
«È stato un piacere.» Sorrido e i suoi occhi si illuminano.
Vagabondiamo per l’opulento splendore dorato del settecentesco palazzo di Versailles.
La parte più straordinaria è senza dubbio la Galleria degli specchi. La luce del primo pomeriggio si riversa dalle finestre rivolte a ovest,
accendendo gli specchi allineati sulla parete orientale e illuminando la decorazione in lamina d’oro e gli enormi lampadari di cristallo. È una
visione mozzafiato.
«Interessante vedere che cosa diventa un megalomane dispotico che si isola in un simile splendore» mormoro a Christian, che è in piedi
accanto a me. Lui abbassa lo sguardo e piega la testa di lato, osservandomi divertito.
«È questo che pensi, Mrs Grey?»
«Oh, era soltanto un’osservazione, Mr Grey.» Indico con un gesto ciò che ci circonda. Sorridendo, lui mi segue al centro della sala,
dove osservo rapita la visione che ho davanti: gli splendidi giardini riflessi nello specchio e lo splendido Christian Grey, mio marito, lo
sguardo brillante e fiero.
«Io costruirei una cosa del genere per te» sussurra. «Solo per guardare il modo in cui la luce fa risplendere i tuoi capelli, proprio qui e
ora.» Mi sistema una ciocca dietro l’orecchio. «Sembri un angelo.» Mi bacia sotto il lobo, mi prende la mano e mormora: «Noi despoti lo
facciamo per le donne che amiamo».
Arrossisco per il complimento, sorridendo timida, e lo seguo attraverso l’enorme sala.
«A che cosa stai pensando?» chiede con dolcezza Christian, bevendo un sorso del caffè che ci hanno portato dopo cena.
«A Versailles.»
«Pomposa, vero?» Fa un ampio sorriso. Io lancio un’occhiata all’imponenza più contenuta della sala da pranzo del Fair Lady e arriccio
le labbra.
«Questo non è affatto pomposo» dice Christian, lievemente sulla difensiva.
«Lo so. È delizioso. La luna di miele più bella che una ragazza potrebbe desiderare.»
«Davvero?» dice sinceramente sorpreso.
«Certo.»
«Ci rimangono solo due giorni. C’è qualcos’altro che ti piacerebbe vedere o fare?»
«Solo stare con te» mormoro. Lui si alza, gira intorno al tavolo e mi bacia sulla fronte.
«Bene, riesci a fare a meno di me per un’ora? Devo controllare le mail e scoprire che cosa sta succedendo a casa.»
«Certo» dico allegramente, tentando di nascondere la delusione. È strano che voglia stare con lui tutto il tempo?
«Grazie per la macchina fotografica» mormora, e si dirige verso lo studio.
Tornata in cabina, decido di controllare la posta e apro il portatile. Ci sono mail di mia madre e di Kate che mi riferiscono gli ultimi
pettegolezzi e mi chiedono come va la luna di miele. Alla grande, finché qualcuno non ha deciso di dar fuoco alla GEH, la Grey Enterprises
Holdings Inc… Mentre sto finendo di rispondere a mia madre, arriva una mail di Kate.
Da: Katherine L. Kavanagh
A: Anastasia Grey
Data: 17 agosto 2011 11.45
Oggetto: Oh, mio Dio!!!
Ana, ho appena saputo dell’incendio all’ufficio di Christian.
Pensi che sia doloso?
K XOX

Kate è online! Mi affretto a usare il mio nuovo giocattolo – Skype – per vedere se lei è disponibile. Scrivo rapidamente un messaggio.
Ana: Ehi, ci sei?
Kate: Sì, Ana! Come stai? Come va la luna di miele?
Hai visto la mia mail? Christian sa dell’incendio?
Ana: Sto bene. La luna di miele è grandiosa.
Ho visto la tua mail. Sì, Christian lo sa.
Kate: Lo immaginavo. Le notizie su quanto è successo
sono vaghe. Ed Elliot non vuole dirmi niente.
Ana: Sei a caccia di una storia?
Kate: Mi conosci troppo bene.
Ana: Christian non mi ha detto granché.

Kate: Elliot l’ha saputo da Grace!

Oh, no: sono sicura che Christian non gradirebbe se la cosa venisse strombazzata per tutta Seattle. Provo la mia collaudata tecnica per
distrarre l’ostinata Kavanagh.
Ana: Come stanno Elliot e Ethan?
Kate: Ethan è stato accettato al corso di psicologia a Seattle per la laurea specialistica. Elliot è adorabile.
Ana: Bravo, Ethan.
Kate: Come sta il nostro ex Dominatore preferito?
Ana: Kate!
Kate: Cosa?
Ana: TU SAI COSA!
Kate: Scusa.
Ana: Sta bene. Più che bene.
Kate: Ottimo, finché tu sei felice, sono felice anch’io.
Ana: Sono divinamente felice.
Kate: Devo scappare. Possiamo sentirci più tardi?
Ana: Non lo so. Guarda se sono online. Accidenti al fuso orario!
Kate: Vero. Ti voglio bene, Ana.
Ana: Anch’io. A più tardi. X
Kate: A più tardi. <3

Ci avrei scommesso che Kate avrebbe dato la caccia alla notizia dell’incendio. Chiudo Skype prima che Christian veda questa chat.
Non apprezzerebbe il commento sull’ex Dominatore, e poi non sono sicura che sia del tutto ex…
Sospiro rumorosamente. Kate sa tutto fin dalla sera in cui ci siamo sbronzate, tre settimane prima del matrimonio, quando ho ceduto al
suo terzo grado. È stato un sollievo poter parlare finalmente con qualcuno.
Lancio un’occhiata all’orologio. È passata circa un’ora dalla cena e mio marito inizia a mancarmi. Mi dirigo sul ponte per vedere se ha
finito di lavorare.
Sono nella Galleria degli specchi e Christian è in piedi di fianco a me, e mi sorride con amore. “Sembri un angelo.” Ricambio, radiosa, ma
quando guardo nello specchio, sono in piedi da sola e la stanza è di un grigio incolore. “No!” Mi volto di scatto verso di lui, che ha un
sorriso triste e malinconico. Mi sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio, poi si gira senza una parola e si allontana lentamente, il
rumore dei passi che riecheggia tra gli specchi mentre lui percorre l’enorme sala verso la porta a doppio battente decorata… un uomo solo,
senza riflesso… Mi sveglio, ansimando senza fiato e in preda al panico.
«Ehi» sussurra lui alle mie spalle nel buio, la voce carica di preoccupazione.
“Oh, è qui. Sta bene.” Provo un enorme sollievo.
«Oh, Christian» borbotto, cercando di controllare il battito frenetico del mio cuore. Lui mi circonda con le braccia ed è solo in questo
momento che mi rendo conto di avere il viso bagnato di lacrime.
«Che cosa c’è, Ana?» Mi passa la mano sulle guance, asciugandomi le lacrime, e io percepisco la sua angoscia.
«Niente. Uno stupido incubo.»
Mi bacia la fronte e le guance umide, consolandomi. «È solo un brutto sogno, piccola» mormora. «Sei mia. Ti proteggerò.»
Inspiro il suo profumo e mi rannicchio contro di lui, cercando di ignorare il senso di perdita e di devastazione che ho provato nel sogno, e
mi rendo conto che la mia paura più grande è quella di perderlo.

5
Mi muovo, cercando istintivamente Christian solo per accorgermi che non c’è. Mi sveglio di colpo e mi guardo intorno angosciata. Lui mi
osserva dalla poltroncina imbottita accanto al letto. Si abbassa e appoggia qualcosa sul pavimento, poi si sdraia sul letto di fianco a me. Ha
addosso i jeans tagliati al ginocchio e una T-shirt grigia.
«Ehi, non aver paura. Va tutto bene» dice, la voce gentile e rassicurante… come se si stesse rivolgendo a un animale selvatico in
trappola. Mi scosta i capelli dal viso con tenerezza e io mi rilasso immediatamente. Lo osservo mentre cerca senza successo di nascondere
la preoccupazione.
«Sei stata così irrequieta in questi due giorni» mormora.
«Sto bene, Christian.» Gli faccio il sorriso più smagliante perché non voglio che sappia quanto sono angosciata per la faccenda
dell’incendio. Continua a riaffiorare il doloroso ricordo di come mi sono sentita quanto Charlie Tango è stato sabotato e Christian è stato
dato per disperso… quel vuoto terribile, la sofferenza insopportabile… sensazioni che mi assillano e mi tormentano. Cerco di cacciarle
sorridendo.
«Mi stavi guardando dormire?»
«Sì» dice, continuando a fissarmi. «Stavi parlando.»
«Ah!» “Accidenti, che cosa ho detto?”
«Sei preoccupata» aggiunge, con l’aria impensierita. C’è niente che posso nascondere a quest’uomo? Si allunga verso di me e mi bacia
tra le sopracciglia.
«Quando aggrotti la fronte, ti si forma una piccola Vproprio qui. È morbida da baciare. Non preoccuparti, piccola, baderò a te.»
«Non è per me che sono preoccupata, è per te» protesto. «Chi bada a te?»
Lui sorride con indulgenza. «Sono abbastanza grande e abbastanza cattivo da badare a me stesso. Su, alzati. C’è una cosa che mi
piacerebbe fare prima di tornare a casa.» Mi rivolge un sorriso, un grande sorriso della serie sì-è-vero-sono-solo-un-ragazzo-di-ventottoanni, e mi dà una pacca sul sedere. Strillo, presa alla sprovvista. Poi mi rendo conto che oggi torniamo a Seattle e divento malinconica. Non
voglio andarmene. Mi è piaciuto stare con lui ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, e non sono pronta a dividerlo con la sua
azienda e la famiglia. Abbiamo trascorso una luna di miele divina. Con alcuni alti e bassi, lo ammetto, ma è normale per una coppia appena
sposata, no?
Christian non riesce a contenere la sua eccitazione adolescenziale e, nonostante i pensieri cupi, sono contagiata. Quando si alza dal letto,
lo imito, intrigata. Che cosa ha in mente?
Mi lega la chiave al polso.
«Vuoi che guidi io?»
«Sì.» Sorride. «Così non è troppo stretta?»
«Va bene. È per quello che indossi il giubbotto salvagente?»
«Sì.»
«Che fiducia nelle mie capacità di guida, Mr Grey!»
«Come sempre, Mrs Grey.»
«Be’, non farmi la predica.»
Christian alza le mani in segno di difesa. «Oserei farlo?»
«Sì, oseresti, e sì, lo fai, e non possiamo accostare e metterci a discutere sul marciapiede, qui.»
«Un punto per te, Mrs Grey. Vogliamo rimanere qui tutto il giorno a intrattenerci sulle tue abilità di guidatrice oppure andare a
divertirci?»
«Un punto per te, Mr Grey.» Afferro il manubrio e salgo in sella alla moto d’acqua. Christian sale dietro di me e ci allontana con un
calcio dallo yacht. Taylor e due marinai ci guardano divertiti. Mentre scivoliamo in avanti, Christian mi circonda con le braccia e preme le
cosce contro le mie. Infilo la chiave nell’accensione, premo il pulsante di avviamento e il motore si accende con un rombo.
«Pronto?» urlo a Christian per sovrastare il rumore.
«Come sempre» dice, la bocca vicina al mio orecchio.
Accelero dolcemente e la moto d’acqua si allontana dal Fair Lady, un po’ troppo compostamente per i miei gusti. Christian mi stringe
più forte. Do un po’ di gas e balziamo in avanti, e io gioisco quando non ci piantiamo.
«Piano!» mi avvisa Christian, ma l’eccitazione nella sua voce è palpabile. Oltrepasso il Fair Lady dirigendomi in mare aperto. Siamo
ancorati al largo di Saint-Laurent-du-Var e l’aeroporto di Nizza-Costa Azzurra è annidato all’orizzonte, pare quasi costruito nel
Mediterraneo. Sento il rumore degli aerei in atterraggio da quando siamo arrivati qui, ieri sera. Decido di andare a dare un’occhiata più da
vicino.
Scivoliamo veloci sulle onde in direzione dell’aeroporto. Questa cosa mi piace moltissimo e sono entusiasta che Christian mi lasci
guidare. L’ansia degli ultimi due giorni svanisce.
«La prossima volta prendiamo due moto d’acqua» urla Christian. Sorrido eccitata al pensiero di gareggiare con lui.
Mentre sfrecciamo sul mare blu verso quella che sembra la fine della pista di decollo, all’improvviso sento il rombo di un jet in

avvicinamento. Il rumore è così forte che vado nel panico e scarto bruscamente.
«Ana!» urla Christian, ma è troppo tardi. Vengo catapultata giù dalla moto d’acqua, mulinando braccia e gambe e trascinandomi dietro
Christian in un tuffo spettacolare.
Finisco in mare gridando e bevo una generosa sorsata di acqua salata. Il mare è gelido così al largo, ma riemergo subito grazie al
giubbotto salvagente. Mentre tossisco, mi passo una mano sugli occhi e mi guardo intorno cercando Christian. Sta nuotando verso di me.
La moto galleggia inoffensiva a pochi metri di distanza, il motore silenzioso.
«Stai bene?» chiede raggiungendomi, terrorizzato.
«Sì» dico senza riuscire a contenere l’euforia. “Visto, Christian? Questa è la cosa peggiore che ti può capitare su una moto d’acqua!” Mi
abbraccia, poi mi prende la testa tra le mani.
«Ehi, non è stato così male!» Faccio un sorriso radioso.
Alla fine mi sorride, chiaramente sollevato. «No, credo di no. Tranne che sono bagnato» borbotta, ma il tono è giocoso.
«Anch’io.»
«Mi piaci bagnata.» Mi lancia uno sguardo lascivo.
«Christian!» lo rimprovero, fingendo una giusta indignazione. Lui fa un sorriso meraviglioso, poi si avvicina e mi bacia con forza. Quando
si ritrae, sono senza fiato.
«Vieni. Rientriamo. Dobbiamo farci una doccia. Guido io.»
Oziamo nella sala d’attesa di prima classe della British Airways a Heathrow, in attesa della coincidenza per Seattle. Christian è immerso
nella lettura del “Financial Times”. Tiro fuori la sua macchina fotografica, intenzionata a fargli qualche foto. Ha un’aria così sexy in camicia
bianca di lino e jeans. Il flash lo disturba. Sbatte le palpebre e fa il suo sorriso timido.
«Come stai, Mrs Grey?» chiede.
«Triste di tornare a casa» mormoro. «Mi piace averti tutto per me.»
Lui mi afferra una mano e se la porta alla bocca, solleticandomi le nocche con un lieve bacio. «Anche a me.»
«Ma?» chiedo, percependo il non detto alla fine delle sue parole.
Si acciglia. «Ma?» ripete, fingendo di non capire. Piego la testa di lato fissandolo con l’espressione “Dimmelo” che ho perfezionato negli
ultimi due giorni. Lui sospira, mettendo giù il giornale. «Voglio che questo piromane venga catturato e scompaia dalla nostra vita.»
«Ah.» È giusto, ma la sua franchezza mi sorprende.
«Mi farò portare la testa di Welch su un piatto, se permetterà che una cosa simile succeda di nuovo.» Il suo tono minaccioso mi fa
rabbrividire. Mi guarda impassibile, e non capisco se mi stia sfidando. Faccio l’unica cosa che mi viene in mente per alleviare l’improvvisa
tensione e sollevo la macchina fotografica per un altro scatto.
«Ehi, dormigliona, siamo a casa» mormora Christian.
«Mmh» borbotto, riluttante ad abbandonare il sogno in cui lui e io siamo su una coperta da picnic ai Kew Gardens. Sono stanchissima.
Viaggiare è spossante, anche in prima classe. Sono stata sveglia per oltre diciotto ore, almeno credo… sono così esausta che ho perso il
conto. Sento aprirsi la portiera dalla mia parte e poi Christian si protende verso di me. Mi slaccia la cintura di sicurezza e mi prende fra le
braccia, svegliandomi.
«Ehi, posso camminare» protesto assonnata.
Lui sbuffa. «Devo portarti oltre la soglia.»
Gli metto le braccia intorno al collo. «Per tutti i trenta piani?» Gli sorrido con aria di sfida.
«Mrs Grey, sono felice di annunciarti che hai messo su peso.»
«Cosa?»
«Perciò, se non ti dispiace, useremo l’ascensore.» Stringe gli occhi a fessura, anche se so che sta scherzando.
Taylor apre la porta d’ingresso dell’Escala e sorride. «Benvenuti a casa, Mr e Mrs Grey.»
«Grazie, Taylor» dice Christian.
Rivolgo a Taylor un rapido sorriso e lo guardo tornare all’Audi, dove Sawyer aspetta al posto di guida.
«Che cosa intendi quando dici che ho messo su peso?» Lancio un’occhiataccia a Christian. Il suo sorriso si allarga e lui mi stringe al
petto con forza mentre attraversa l’atrio.
«Non molto» mi assicura, ma all’improvviso si incupisce.
«Che c’è?» Cerco di evitare un tono allarmato.
«Hai messo su un po’ del peso che avevi perso quando mi hai lasciato» dice tranquillamente mentre chiama l’ascensore. Sul suo viso
appare un’espressione contrariata.
Quell’angoscia improvvisa mi dà una stretta al cuore. «Ehi.» Gli passo le mani sul viso e tra i capelli, tirandomelo vicino. «Se non me ne
fossi andata, adesso saresti qui?»
I suoi occhi si inteneriscono, e lui mi fa il suo sorriso timido, il mio preferito. «No» dice ed entra nell’ascensore portandomi in braccio. Si
china e mi bacia dolcemente. «No, Mrs Grey, non sarei qui. Ma saprei di poterti proteggere, perché non mi sfideresti.»
Ha un tono vagamente rammaricato…
«A me piace sfidarti.» Saggio il terreno.

«Lo so. E mi rende così… felice.» Mi sorride, confuso.
Oh, grazie al cielo. «Anche se sono grassa?» sussurro.
Scoppia a ridere. «Anche se sei grassa.» Mi bacia di nuovo, con passione questa volta, e io lo prendo per i capelli tenendolo stretto, le
nostre lingue impegnate in una danza sensuale. Quando l’ascensore tintinna annunciando che siamo arrivati all’attico, siamo tutti e due senza
fiato.
«Molto felice» mormora. Il suo sorriso è più cupo, adesso, gli occhi sono socchiusi e pieni di una promessa lasciva. Christian scuote la
testa come per riprendersi e mi porta nell’atrio.
«Benvenuta a casa, Mrs Grey.» Mi bacia, un bacio casto, negli occhi un lampo di gioia.
«Benvenuto a casa, Mr Grey» dico raggiante, il mio cuore in sintonia con il suo, colmo di felicità.
Penso che Christian stia per mettermi giù e invece mi porta lungo il corridoio nel salone, depositandomi sul bancone della cucina, dove
siedo con le gambe penzoloni. Prende due flûte dalla credenza e una bottiglia di champagne dal frigo… il nostro preferito, il Bollinger. Apre
la bottiglia senza versarne neppure una goccia, riempie i bicchieri con lo champagne rosé e me ne porge uno. Poi prende l’altro e mi allarga
con gentilezza le gambe, per potersi avvicinare a me.
«A noi, Mrs Grey.»
«A noi, Mr Grey» sussurro timida. Facciamo tintinnare i bicchieri e beviamo un sorso di champagne.
«So che sei stanca» dice, sfregando il naso contro il mio. «Ma mi piacerebbe andare a letto… e non per dormire. È la nostra prima notte
qui e tu sei davvero mia.» A Seattle è tardo pomeriggio e io sono stanca morta, ma il desiderio sboccia nel profondo del mio corpo.
Christian è sdraiato immobile accanto a me, mentre io fisso le strisce rosa e oro dell’alba che entrano dalla vetrata. Ha un braccio
appoggiato mollemente sul mio petto e io ascolto il ritmo del suo respiro tentando di riaddormentarmi, ma è inutile. Sono sveglissima, il mio
orologio biologico regolato sull’ora di Greenwich, la testa piena di pensieri.
Sono successe così tante cose in queste ultime tre settimane – “Chi credo di prendere in giro? Negli ultimi tre mesi” – che ho la
sensazione di non aver mai toccato terra con i piedi. E adesso eccomi qui, Mrs Grey, sposata con l’uomo più delizioso, sexy, generoso e
assurdamente ricco che una donna potrebbe incontrare. Come è potuto succedere tutto così in fretta?
Mi giro su un fianco per osservare Christian. So che lui mi guarda dormire, ma io ho di rado l’opportunità di rendergli il favore. Nel
sonno sembra spensierato, le lunghe ciglia distese a ventaglio sulle guance, un’ombra di barba sulla mascella e le labbra scolpite socchiuse,
rilassate mentre respira profondamente. Vorrei spingergli la lingua in bocca, passare le dita sull’accenno di barba. Devo lottare contro
l’impulso di toccarlo, per non disturbarlo… Potrei limitarmi a mordicchiargli il lobo. Il mio subconscio interrompe la lettura del secondo
volume delle opere complete di Dickens per guardarmi con aria di disapprovazione.
Torno al lavoro lunedì. Ho solo oggi per rientrare nella routine. Sarà strano non vedere Christian per un’intera giornata dopo che nelle
ultime tre settimane abbiamo passato insieme quasi ogni minuto. Ho amato ogni istante, anche le liti. Ogni cosa… tranne la notizia
dell’incendio nella sede della società.
Mi si gela il sangue. Chi potrebbe voler fare del male a Christian? Mi arrovello sul mistero. Qualche concorrente? Una ex? Un impiegato
scontento? Non ne ho la più pallida idea e Christian tiene la bocca chiusa, dandomi meno informazioni possibile per proteggermi. Sospiro.
Il mio splendente cavaliere bianco-cavaliere nero cerca sempre di proteggermi. Come posso indurlo ad aprirsi un po’ di più?
Lui si muove e io mi immobilizzo, non volendo svegliarlo. Ottengo l’effetto opposto. Due occhi brillanti mi fissano.
«Che cosa c’è che non va?»
«Niente. Dormi.» Tento un sorriso rassicurante.
«Jetlag?» chiede.
«Sarà quello? Non riesco a dormire.»
«Ho la panacea universale proprio qui, solo per te.» Ride come un ragazzino e io alzo gli occhi al cielo. I pensieri cupi scivolano via e io
gli mordicchio il lobo dell’orecchio.
Christian e io siamo sull’Audi R8 e viaggiamo sull’I-5 in direzione nord, verso il ponte della 520. Stiamo andando a pranzo dai suoi genitori,
un pranzo domenicale di bentornato. Ci sarà tutta la famiglia, più Kate e Ethan. Sarà strano ritrovarsi in compagnia dopo essere stati da soli
tutto questo tempo. Non abbiamo avuto occasione di parlare per quasi tutta la mattina. Christian è rimasto rintanato nello studio, mentre io
disfacevo i bagagli. Mi ha detto che non ce n’era bisogno, che se ne sarebbe occupata Mrs Jones. Ma questa è un’altra delle cose a cui
devo abituarmi: un aiuto domestico. Faccio scorrere distrattamente le dita sul rivestimento di pelle della portiera cercando di distrarmi dai
pensieri che mi si affollano in testa. Mi sento fuori fase. Sarà il jetlag? O l’incendio doloso?
«Mi lasceresti guidare questa macchina?» chiedo, sorpresa di averlo detto a voce alta.
«Naturalmente» replica Christian con un sorriso. «Tutto ciò che è mio è tuo. Ma se la ammacchi, ti porterò nella Stanza Rossa delle
Torture.» Mi lancia una rapida occhiata con un sorriso malizioso.
Lo guardo decisamente male. È una battuta?
«Stai scherzando. Mi puniresti per averti ammaccato la macchina? Ami la tua auto più di me?» lo provoco.
«Quasi» risponde, allungando una mano per darmi una stretta al ginocchio. «Ma lei non mi tiene caldo di notte.»
«Sono sicura che la cosa si può risolvere. Potresti dormirci dentro» lo rimbecco.
Christian scoppia a ridere. «Siamo a casa da nemmeno un giorno e mi stai già sbattendo fuori?» Sembra divertirsi un mondo. Lo guardo

e lui mi fa un sorriso, e anche se vorrei essere arrabbiata con lui, è impossibile quando è di quest’umore. Adesso che ci penso, è più
rilassato da quando è uscito dal suo studio stamattina. Mi rendo conto di essere irritabile perché dobbiamo riprendere la routine e non so se
lui tornerà a essere il Christian più chiuso di prima della luna di miele, o se invece riuscirò a tenermi la nuova versione migliorata.
«Com’è che sei così contento?» chiedo.
«Perché questa conversazione è così… normale.»
«Normale!» brontolo. «Non dopo tre settimane di matrimonio!»
Il suo sorriso scompare.
«Sto scherzando, Christian» replico in fretta, non volendo guastargli il buonumore. Talvolta sono colpita da quanto può essere insicuro.
Sospetto che sia sempre stato così, ma ha nascosto l’insicurezza dietro una facciata minacciosa. È facilissimo provocarlo, probabilmente
perché non ci è abituato. È una rivelazione e mi meraviglio ancora una volta di quanto poco ci conosciamo.
«Non preoccuparti, continuerò a usare la SAAB» borbotto e torno a guardare fuori dal finestrino, tentando di scuotermi di dosso il cattivo
umore.
«Ehi. Che cosa c’è che non va?»
«Niente.»
«A volte sai essere così esasperante, Ana. Dimmelo.»
Mi giro e gli sorrido. «Anche tu, Mr Grey.»
Si acciglia. «Ci sto provando» dice con dolcezza.
«Lo so. Anch’io.» Sorrido e il mio umore migliora un po’.
Carrick è in piedi vicino al barbecue e ha un’aria ridicola con il cappello da cuoco e il grembiule con la scritta LICENZA DI GRIGLIARE. Ogni
volta che lo guardo, mi fa un sorriso. In effetti, il mio umore è migliorato parecchio. Siamo tutti seduti intorno al tavolo sul terrazzo dei Grey,
a goderci il sole tardo estivo. Grace e Mia stanno portando diversi tipi di insalata, Elliot e Christian si scambiano insulti amichevoli e parlano
del progetto della nuova casa, mentre Ethan e Kate mi fanno una raffica di domande sulla luna di miele. Christian mi tiene per mano e
giocherella con la mia fede e l’anello di fidanzamento.
«Perciò, se tu riesci a definire il progetto con Gia, io ho una disponibilità da settembre a metà novembre e posso mettere all’opera tutta
la squadra» dice Elliot, allungando un braccio per circondare le spalle di Kate, che gli fa un sorriso.
«Gia deve venire a discutere il progetto domani sera» replica Christian. «Spero che riusciremo a definire tutto.» Si volta e mi guarda, con
l’aria di chi aspetta qualcosa.
«Certo.» Gli sorrido, soprattutto a beneficio degli altri, ma il mio umore peggiora di nuovo. Perché prende queste decisioni senza
consultarmi? Oppure a darmi fastidio è il pensiero di Gia – tutta fianchi procaci, seno abbondante, costosi abiti firmati e profumo – che
sorride a mio marito in modo provocante? La vocina non mi dà scampo: “Non ti ha dato nessun motivo di essere gelosa”. Com’è
altalenante il mio umore oggi. Che cosa c’è che non va in me?
«Ana» esclama Kate, strappandomi alle mie fantasticherie. «Sei ancora nel Sud della Francia?»
«Sì» rispondo con un sorriso.
«Hai un aspetto splendido» commenta, ma mentre lo dice aggrotta la fronte.
«Tutti e due.» Grace sorride raggiante mentre Elliot ci riempie di nuovo i bicchieri.
«Alla coppia felice.» Carrick sorride alzando il suo, imitato da tutti.
«E congratulazioni a Ethan per essere entrato al corso di psicologia» interviene Mia orgogliosa. Gli rivolge un sorriso adorante e Ethan
contraccambia con un sorrisetto. Mi chiedo se abbia fatto qualche progresso con lui.
Ascolto le chiacchiere intorno al tavolo. Christian descrive il nostro itinerario delle ultime tre settimane, abbellendo qua e là il racconto.
Ha l’aria rilassata e calma, la preoccupazione per l’incendio sembra dimenticata. Io invece non riesco a liberarmi del malumore. Pilucco il
cibo. Ieri Christian mi ha detto che sono grassa. Elliot fa cadere accidentalmente un bicchiere, facendoci sussultare, e c’è un improvviso
fervore di attività per raccogliere i cocci.
«Ti porterò alla rimessa delle barche e ti darò una sculacciata, se non la smetti con quel muso» mi sussurra Christian.
Boccheggio per lo shock, mi volto e lo guardo perplessa.
«Non oserai!» grugnisco, avvertendo dentro di me la familiare eccitazione. Lui inarca un sopracciglio. Certo che oserà. Lancio una
rapida occhiata a Kate, dall’altra parte del tavolo. Ci sta osservando con interesse. Mi giro di nuovo verso Christian, gli occhi ridotti a una
fessura.
«Prima devi prendermi… e ho le scarpe senza tacco» sibilo.
«Mi divertirò» sussurra con un sorriso lascivo, e io penso che stia scherzando.
Avvampo. Non so perché, ma mi sento meglio.
Mentre stiamo finendo il dessert a base di fragole e panna, inizia a piovere. Balziamo in piedi per sparecchiare il tavolo, portando tutto in
cucina.
«Meno male che il tempo ha retto finché non abbiamo finito» dice Grace soddisfatta mentre ci dirigiamo nella stanza sul retro. Christian
siede al piano verticale nero, schiaccia il pedale della sordina e inizia a suonare un motivo familiare che non riesco a identificare subito.
Grace mi chiede di Saint-Paul de Vence. Lei e Carrick ci sono stati anni fa durante la loro luna di miele e la cosa mi sembra di buon
auspicio, visto quanto sono felici insieme ancora adesso. Kate e Elliot sono rannicchiati su uno dei grandi divani superimbottiti, mentre

Ethan, Mia e Carrick sono immersi in una conversazione sulla psicologia, se non sbaglio.
Di colpo, tutti insieme, i Grey smettono di parlare e fissano Christian a bocca aperta. “Che succede?”
Christian canta tra sé al pianoforte. Cala il silenzio mentre noi tendiamo l’orecchio per ascoltare la sua bassa voce melodiosa e le parole
di Wherever You Will Go. L’avevo già sentito cantare; loro no? Si interrompe, improvvisamente consapevole del silenzio che è sceso nella
stanza. Kate mi lancia un’occhiata interrogativa e io mi stringo nelle spalle. Christian gira sullo sgabello e si acciglia, imbarazzato per tutta
quell’attenzione concentrata su di lui.
«Continua» lo incita Grace con dolcezza. «Non ti avevo mai sentito cantare, Christian. Mai.» Lo fissa meravigliata. Lui la guarda con aria
assente, e dopo un momento alza le spalle. I suoi occhi si posano nervosamente su di me, quindi vagano verso le portefinestre. Gli altri
presenti si mettono a chiacchierare a disagio, e io rimango a guardare il mio adorato marito.
Grace mi distrae, prendendomi le mani e poi abbracciandomi di slancio.
«Oh, tesoro. Grazie, grazie» sussurra in modo che soltanto io possa sentirla. Mi viene un nodo in gola.
«Ehm…» Ricambio l’abbraccio, senza essere davvero sicura del perché mi ringrazia. Grace sorride, gli occhi splendenti, e mi bacia sulla
guancia. “Che cosa ho fatto?”
«Vado a preparare un po’ di tè» annuncia, la voce rauca per le lacrime trattenute.
Mi avvicino lentamente a Christian, che si è alzato in piedi e guarda fuori.
«Ciao» mormoro.
«Ciao.» Mi mette un braccio intorno alla vita, attirandomi a sé, e io infilo la mano nella tasca posteriore dei suoi jeans. Guardiamo la
pioggia.
«Ti senti meglio?»
Annuisco.
«Bene.»
«Certo che sai come imporre il silenzio in una stanza.»
«Lo faccio continuamente» dice e mi sorride.
«Al lavoro, sì, ma non qui.»
«Vero, non qui.»
«Nessuno ti aveva mai sentito cantare? Mai?»
«A quanto pare no» dice seccamente. «Andiamo?»
Lo osservo, tentando di indovinare di che umore è. Nei suoi occhi leggo tenerezza e calore, e una punta di perplessità. Decido di
cambiare argomento.
«Mi sculaccerai?» sussurro, avvertendo all’improvviso le farfalle nello stomaco. Forse è quello che mi serve…
Mi scruta in faccia, mentre gli occhi diventano cupi.
«Non voglio farti male, ma sono più che felice di giocare.»
Mi guardo intorno nervosamente. Nessuno sta ascoltando.
«Solo se ti comporti male, Mrs Grey» mi sussurra.
Come riesce a infondere tanta carica sensuale in così poche parole? «Vedrò cosa posso fare.» Gli sorrido.
Dopo aver salutato, ci avviamo alla macchina.
«Tieni.» Christian mi lancia le chiavi dell’R8. «Non ammaccarla» aggiunge serio «o mi incazzerò come una iena.»
Deglutisco a fatica. Mi sta lasciando guidare la sua macchina? “Oh, sì.”
«Sei sicuro?» biascico, stupefatta.
«Sì, prima che cambi idea.»
Non credo di aver mai avuto un sorriso così entusiasta. Lui alza gli occhi al cielo e apre la portiera del guidatore per farmi salire. Avvio il
motore prima ancora che lui sia arrivato dalla parte del passeggero e balza dentro in fretta.
«Impaziente, Mrs Grey?» chiede con un sorriso sarcastico.
«Molto.»
Inserisco la retromarcia e faccio manovra lentamente sul vialetto. Con mia sorpresa, riesco a non far spegnere il motore. Ragazzi,
quant’è sensibile la frizione. Mentre avanzo con cautela, guardo nello specchietto retrovisore e vedo Sawyer e Ryan che salgono sul SUV
Audi. Non avevo idea che gli uomini della sicurezza ci avessero seguiti fin qui. Mi fermo prima di immettermi sulla strada principale.
«Sei sicuro?»
«Sì» risponde in tono fermo, dicendomi che non è sicuro per niente. Avrei voglia di ridere sia di lui sia di me stessa, perché sono nervosa
ed eccitata. Una parte di me vorrebbe seminare Sawyer e Ryan per il gusto del brivido. Controllo il flusso delle auto e mi immetto sulla
strada. Christian è contratto per la tensione e io non riesco a resistere. Via libera. Schiaccio il pedale dell’acceleratore e l’auto schizza in
avanti.
«Piano! Ana!» urla Christian. «Rallenta… Finiremo per ammazzarci.»
Tolgo subito il piede dall’acceleratore. “Wow, come fila questa macchina!”
«Scusa» borbotto, cercando di sembrare contrita e fallendo miseramente. Christian mi fa un sorrisetto, per mascherare il sollievo, penso.
«Be’, questo è comportarsi male» dice con noncuranza, e io rallento ancora.

Guardo nello specchietto retrovisore. Nessuna traccia del SUV Audi, solo una solitaria macchina scura con i vetri oscurati. Immagino
Sawyer e Ryan innervositi, che si affannano a raggiungerci, e per qualche ragione il pensiero mi dà i brividi. Ma non voglio che al mio
adorato marito venga un infarto, perciò decido di comportarmi bene e guido piano, con sicurezza crescente, verso il ponte della 520.
All’improvviso Christian impreca e si contorce sul sedile per cercare di estrarre il BlackBerry dalla tasca dei jeans.
«Cosa?» scatta con rabbia rivolto a chiunque ci sia all’altro capo della linea. «No» dice e lancia un’occhiata alle sue spalle. «Sì. Eccola.»
Controllo lo specchietto retrovisore, ma non vedo niente di strano, solo qualche auto. Il SUV è quattro macchine dopo di noi e andiamo
tutti a una velocità regolare.
«Capisco.» Christian fa un lungo sospiro rumoroso e si sfrega la fronte con le dita. “Qualcosa non va.”
«Sì… Non lo so.» Mi lancia un’occhiata e allontana il telefono dall’orecchio: «È tutto a posto. Continua a guidare» dice con calma,
sorridendomi, ma gli occhi rimangono seri. L’adrenalina comincia a scorrermi nelle vene. Riprende a parlare al telefono.
«Okay, sulla 520. Non appena ci arriviamo… Sì… Lo farò.»
Mette il BlackBerry nel portatelefono, attivando il vivavoce.
«Che cosa succede, Christian?»
«Guarda dove vai, piccola» mi esorta dolcemente.
Mi sto dirigendo sulla rampa d’accesso della 520 in direzione di Seattle. Quando lancio un’occhiata a Christian, lui fissa la strada davanti
a sé.
«Non voglio che tu ti faccia prendere dal panico» dice con calma. «Ma non appena siamo sulla 520, voglio che tu acceleri. Qualcuno ci
sta seguendo.»
“Non è possibile!” Mi balza il cuore in gola, mi viene la pelle d’oca e mi sento soffocare dal panico. Seguiti da chi? Il mio sguardo guizza
verso lo specchietto retrovisore… Eccola, la macchina scura che ho visto prima è ancora dietro di noi. “No! È quella?” Strizzo gli occhi per
capire chi c’è alla guida, ma non vedo nulla.
«Tieni gli occhi sulla strada, piccola» mi dice Christian con gentilezza, senza il tono aggressivo che usa ogni volta che parla di come
guido.
“Controllati!” Mi schiaffeggio mentalmente per dominare il terrore che minaccia di sopraffarmi. Supponiamo che chiunque sia la persona
che ci sta seguendo sia armata. Armata e all’inseguimento di Christian! “Merda!” Avverto un’ondata di nausea.
«Come fai a essere sicuro che siamo seguiti?» La mia voce è uno squittio a malapena udibile.
«Il Dodge dietro di noi ha una targa falsa.»
“Come fa a saperlo?”
Metto la freccia, in attesa di immettermi sulla 520. È tardo pomeriggio e sebbene abbia smesso di piovere l’asfalto è bagnato. Per
fortuna non c’è molto traffico.
Nella testa mi risuona la voce di Ray che mi tiene una delle sue lezioni di autodifesa. “Sarà il panico a ucciderti o a far sì che tu rimanga
ferita seriamente, Annie.” Faccio un respiro profondo, cercando di controllarmi. Chiunque ci stia inseguendo vuole Christian. Respiro di
nuovo a fondo e la mia mente comincia a schiarirsi. Devo proteggere mio marito. Volevo guidare la sua auto e volevo andare veloce.
“Bene, ecco la mia occasione.” Stringo la presa sul volante e do un’ultima occhiata allo specchietto. Il Dodge si sta avvicinando.
Rallento, ignorando l’improvvisa occhiata di panico che Christian mi rivolge, e mi immetto sulla 520 in tempo per costringere il Dodge a
fermarsi per far passare il traffico. Scalo una marcia e schiaccio il pedale dell’acceleratore a tavoletta. L’R8 schizza in avanti, mandandoci a
sbattere contro lo schienale dei sedili. Il tachimetro sale a centoventi chilometri orari.
«Fai attenzione, piccola» dice Christian con calma, anche se sono certa che è tutto tranne che calmo.
Faccio lo slalom tra le due corsie come una pedina nera in una partita di dama, saltando auto e camion. Su questo ponte siamo così vicini
al lago Washington che sembra di guidare sull’acqua. Ignoro deliberatamente le rabbiose occhiate di disapprovazione degli altri
automobilisti. Christian ha le mani strette in grembo e sta immobile, mentre io, nonostante i pensieri febbrili, mi chiedo vagamente se lo fa
per evitare di distrarmi.
«Brava bambina» dice incoraggiante. Guarda alle nostre spalle. «Non riesco a vedere il Dodge.»
«Siamo proprio dietro l’ESSE I, Mr Grey.» La voce di Sawyer arriva dal vivavoce. «Sta cercando di raggiungervi, signore. Noi tentiamo
di stargli dietro e di metterci tra la vostra auto e il Dodge.»
“ESSE I?” Che diavolo vuol dire?
«Bene. Mrs Grey sta andando bene. A questa velocità, se il traffico rimarrà scorrevole – e da quel che capisco sarà così – saremo fuori
dal ponte tra pochi minuti.»
«Sì, signore.»
Oltrepassiamo la torre di controllo del ponte e so che siamo a metà del lago Washington. Guardo il tachimetro: sto andando sempre a
centoventi chilometri all’ora.
«Ti stai comportando benissimo, Ana» mormora Christian, lanciando un’altra occhiata alle nostre spalle. Per un fugace momento il suo
tono mi ricorda il nostro primo incontro nella sua stanza dei giochi, quando lui mi incoraggiava pazientemente a obbedirgli. Il pensiero mi
distrae e lo scaccio subito.
«Dove vado?» chiedo, abbastanza calma. Adesso sento l’auto. È una gioia guidarla, è così silenziosa e facile da maneggiare che è
difficile credere quanto stia correndo. Andare a questa velocità con l’R8 è facile.
«Mrs Grey, si diriga verso l’I-5 e poi a sud. Vogliamo vedere se il Dodge vi segue per tutto il tragitto» dice Sawyer al vivavoce. Il

semaforo sul ponte è verde – grazie al cielo – e io lo oltrepasso a tutta velocità.
Guardo nervosamente Christian e lui mi fa un sorriso rassicurante. Poi il suo volto si rabbuia.
«Merda!» impreca a bassa voce.
Alla fine del ponte c’è una coda e io sono costretta a rallentare. Lancio un’occhiata ansiosa allo specchietto e penso di aver visto il
Dodge.
«Dieci o dodici macchine indietro?»
«Già, lo vedo» dice Christian, sbirciando dallo stretto lunotto posteriore. «Mi chiedo chi accidenti sia.»
«Anch’io. Sappiamo se a guidare è un uomo?» sbotto verso il BlackBerry.
«No, Mrs Grey. Potrebbe essere un uomo o una donna. I vetri sono troppo scuri.»
«Una donna?» chiede Christian.
Mi stringo nelle spalle. «La tua Mrs Robinson?» suggerisco senza staccare gli occhi dalla strada.
Christian si irrigidisce e toglie il BlackBerry dal portatelefono. «Non è la mia Mrs Robinson» ringhia. «Non le parlo dal giorno del mio
compleanno. E poi Elena non farebbe una cosa del genere. Non è nel suo stile.»
«Leila?»
«È in Connecticut con i genitori, te l’ho detto.»
«Ne sei certo?»
Lui rimane in silenzio un attimo. «No. Ma se si fosse data alla macchia, sono sicuro che i suoi l’avrebbero fatto sapere a Flynn.
Discutiamone a casa. Adesso concentrati su quello che stai facendo.»
«Ma potrebbe trattarsi solo di una coincidenza.»
«Non voglio correre rischi. Non quando ci sei di mezzo tu» scatta. Rimette il BlackBerry nel portatelefono, così adesso siamo di nuovo
in contatto con gli uomini della sicurezza.
“Porca miseria. Non voglio far innervosire Christian proprio adesso… magari più tardi.” Tengo a freno la lingua. Per fortuna, il traffico
diventa un po’ più scorrevole. Riesco a oltrepassare velocemente l’intersezione di Mountlake verso l’I-5, facendo di nuovo lo slalom tra le
macchine.
«Che cosa facciamo se ci ferma la polizia?» chiedo.
«Sarebbe un bene.»
«Non per la mia patente.»
«Non preoccuparti di questo» dice. Inaspettatamente, colgo una punta di umorismo nella sua voce.
Premo sull’acceleratore e raggiungo di nuovo i centoventi all’ora. Ragazzi, questa sì che è una macchina. La adoro… è così docile.
Adesso siamo a centoquaranta. Non credo di essere mai andata così veloce. Ero fortunata se il Maggiolino raggiungeva gli ottanta.
«È uscito dalla coda e ha aumentato la velocità.» L’incorporea voce di Sawyer snocciola informazioni. «Sta andando a centocinquanta
all’ora.»
“Più veloce!” Schiaccio l’acceleratore e l’auto schizza a centosessanta mentre ci avviciniamo all’innesto dell’I-5.
«Continua così, Ana» mormora Christian.
Rallento per imboccare l’I-5. L’interstatale è abbastanza tranquilla e io mi porto sulla corsia più veloce in una frazione di secondo.
Premo l’acceleratore e la favolosa R8 schizza in avanti dominando la corsia di sinistra, mentre i comuni mortali si fanno da parte per
lasciarci passare. Se non fossi così spaventata, me la godrei un sacco.
«Va a centosettanta all’ora, signore.»
«Stagli alle costole, Luke» abbaia Christian a Sawyer.
“Luke?”
“Accidenti!” Un camion si sposta sulla corsia di sinistra e io sono costretta a inchiodare.
«Fottuto idiota!» impreca Christian contro l’autista mentre noi veniamo scagliati in avanti. Meno male che abbiamo la cintura di sicurezza.
«Giragli intorno, piccola» dice Christian. Controllo gli specchietti e taglio a destra attraversando tre corsie. Superiamo il camion e poi mi
riporto sulla corsia di sinistra.
«Bella mossa, Mrs Grey» mormora Christian. «Dove sono i poliziotti quando hai bisogno di loro?»
«Non voglio prendere una multa, Christian» borbotto, concentrata sulla strada. «Ti hanno mai fatto una multa per eccesso di velocità con
questa?»
«No» risponde, ma lanciandogli una rapida occhiata mi accorgo che sta sorridendo.
«Ti hanno fermato?»
«Sì.»
«Oh…»
«Fascino. È tutta una questione di fascino. Adesso concentrati. Dov’è il Dodge, Sawyer?»
«Ha appena toccato i centottanta, signore» dice Sawyer.
Ho di nuovo il cuore in gola. Posso andare più veloce di così? Accelero ancora e sfreccio accanto agli altri veicoli.
«Lampeggia con gli abbaglianti» ordina Christian quando una Ford Mustang si rifiuta di spostarsi.
«Ma è da stronzi.»
«E allora fai la stronza!» dice aspro.

“Accidenti. Okay!” «Ehm, dove sono gli abbaglianti?»
«La freccia. Tirala verso di te.»
Lo faccio e la Mustang si sposta, non prima però che il guidatore mi mostri il medio senza troppi complimenti. Sfreccio al suo fianco.
«È lui lo stronzo» borbotta Christian, quindi abbaia: «Esci sulla Stewart».
“Sì, signore!”
«Prendiamo l’uscita di Stewart Street» dice Christian a Sawyer.
«Dritto all’Escala, signore.»
Rallento, guardo negli specchietti, metto la freccia, quindi mi sposto con sorprendente facilità attraverso le quattro corsie e imbocco la
rampa di uscita. Mi immetto in Stewart Street e punto verso sud. La strada è silenziosa, con pochi veicoli. “Dove sono finiti tutti?”
«Siamo stati maledettamente fortunati con il traffico. Ma questo vale anche per il Dodge. Non rallentare, Ana. Portaci a casa.»
«Non mi ricordo la strada» borbotto, presa dal panico perché abbiamo il Dodge ancora alle costole.
«A sud sulla Stewart. Prosegui finché non te lo dico io.» Christian è di nuovo agitato. Sfreccio per tre isolati ma in Yale Avenue il
semaforo diventa giallo.
«Vai, Ana» urla Christian. Premo sul pedale così tanto da toccare il pavimento dell’auto e affondare nello schienale, finché passo
l’incrocio con il rosso.
«Sta imboccando la Stewart» dice Sawyer.
«Stagli dietro, Luke.»
«Luke?»
«Si chiama così.»
Gli lancio una rapida occhiata e vedo che mi fissa come se fossi pazza. «Guarda la strada!» scatta.
Ignoro il suo tono. «Luke Sawyer.»
«Sì!» Ha un tono esasperato.
«Ah.» Com’è che non lo sapevo? Quell’uomo mi ha accompagnata al lavoro per settimane e io non so nemmeno come si chiama.
«Sono io, signora» dice Sawyer, cogliendomi di sorpresa, anche se parla con la solita calma. «L’ ESSE I sta percorrendo la Stewart,
signore. Sta andando molto veloce.»
«Vai, Ana. Piantiamola con le chiacchiere!» ringhia Christian.
«Siamo fermi al primo semaforo della Stewart» ci informa Sawyer.
«Ana… svelta… qui» urla Christian, indicando un parcheggio sul lato meridionale di Boren Avenue. Sterzo bruscamente facendo
stridere gli pneumatici ed entro nel parcheggio affollato.
«Gira intorno. In fretta» ordina Christian. Guido più veloce che posso portandomi in fondo al parcheggio, lontano dalla strada. «Lì.»
Christian indica uno spazio libero. “Merda… Vuole che parcheggi!”
«Fallo e basta» dice. E io eseguo… alla perfezione. Probabilmente il primo parcheggio perfetto della mia vita.
«Siamo nascosti nel parcheggio tra la Stewart e la Boren» dice Christian nel BlackBerry.
«Okay, signore.» Sawyer sembra irritato. «Rimanete dove siete; noi stiamo dietro l’ESSE I .»
Christian si gira verso di me, cercandomi con gli occhi. «Tutto a posto?»
«Certo» sussurro.
Christian fa un sorrisetto malizioso. «Chiunque sia alla guida di quel Dodge non può sentirci, sai.»
Scoppio a ridere.
«Stiamo passando tra la Stewart e la Boren, signore. Vedo il parcheggio. L’ESSE I ha tirato dritto, signore.»
Entrambi ci rilassiamo per il sollievo.
«Bel lavoro, Mrs Grey. Ottima guida.» Christian mi sfiora il volto con le dita, e io sobbalzo a quel contatto, inspirando bruscamente. Non
mi ero accorta che stavo trattenendo il fiato.
«Vuol dire che la smetterai di lamentarti di come guido?» chiedo. Lui scoppia a ridere… una risata liberatoria.
«Non mi spingerei ad affermare una cosa del genere.»
«Grazie per avermi lasciato guidare la tua macchina. E in una circostanza così mozzafiato.» Tento disperatamente di mantenere un tono
leggero.
«Forse adesso dovrei guidare io.»
«A essere sincera, non credo di riuscire a scendere per cederti il posto. Le mie gambe sembrano fatte di gelatina.» All’improvviso ho i
brividi e tremo.
«È l’adrenalina, piccola» dice lui. «Ti sei comportata incredibilmente bene, come al solito. Non mi deludi mai.» Mi appoggia il dorso
della mano su una guancia, gli occhi pieni di amore, paura, rimpianto, e le sue parole mi fanno sciogliere. Sopraffatta, mi lascio sfuggire un
singhiozzo e poi inizio a piangere.
«No, piccola, no. Non piangere, ti prego.» Si allunga, mi solleva sopra il bracciolo e mi fa sedere sulle sue ginocchia. Mi scosta i capelli
dalla faccia, mi bacia gli occhi, poi le guance; lo circondo con le braccia e piango in silenzio contro il suo collo. Lui affonda il naso nei miei
capelli e mi tiene stretta a sé. Rimaniamo lì, senza dire una parola.
La voce di Sawyer ci fa sobbalzare. «L’ESSE I ha rallentato fuori dall’Escala. Sta perlustrando la zona.»
«Seguilo» dice seccamente Christian.

Mi asciugo le lacrime con il dorso della mano e faccio un respiro profondo per calmarmi.
«Usa pure la mia camicia.» Christian mi bacia sulla tempia.
«Scusa» borbotto, imbarazzata per aver pianto.
«Per cosa? Non scusarti.»
Lui mi prende il mento e mi bacia dolcemente sulla bocca. «Le tue labbra sono così morbide quando piangi, mia stupenda, coraggiosa
ragazza» sussurra.
«Baciami ancora.»
Christian si immobilizza, una mano sulla mia schiena, l’altra sul sedere.
«Baciami» ansimo e vedo le sue labbra schiudersi mentre inspira bruscamente. Allunga una mano, scavalcandomi, prende il BlackBerry e
lo butta sul sedile del guidatore, accanto ai miei piedi. Poi sento la sua bocca su di me, la mano destra tra i capelli, per tenermi ferma, la
sinistra ad accarezzarmi la faccia. Mi infila la lingua in bocca e io la accolgo grata. L’adrenalina ricomincia a scorrere, accendendomi i sensi.
Gli prendo il viso, passandogli le dita sulle basette, godendomi il suo sapore. Lui geme alla mia reazione appassionata, con un suono
gutturale, e il mio inguine freme di desiderio. La sua mano scende lungo il mio corpo, sfiorandomi il seno, la vita, accarezzandomi il sedere.
Mi sposto impercettibilmente.
«Ah!» dice e si scosta da me, senza fiato.
«Che c’è?» mormoro contro la sua bocca.
«Ana, siamo in un parcheggio a Seattle.»
«E allora?»
«Be’, voglio scoparti subito, e tu ti muovi sopra di me… È imbarazzante.»
A quelle parole il mio desiderio diventa così intenso da farmi contrarre tutti i muscoli.
«E allora scopami.» Lo voglio. Adesso. Quell’inseguimento in auto è stato eccitante. Troppo eccitante. Terrificante… e la paura mi ha
scatenato la libido. Lui si piega all’indietro per guardarmi, gli occhi socchiusi e velati.
«Qui?» Ha la voce roca.
Come fa a eccitarmi con una parola? «Sì. Ti voglio. Ora.»
Piega la testa di lato e mi fissa per qualche istante. «Mrs Grey, che sfacciata» sussurra dopo quella che sembra un’eternità. Mi stringe la
nuca, tenendomi ferma, e la sua bocca è di nuovo sulla mia, più insistente questa volta. Con l’altra mano mi percorre il corpo,
accarezzandomi le natiche e scendendo fino a metà coscia. Gli affondo le dita nei capelli.
«Sono così felice che tu indossi questa» mormora infilando la mano sotto la gonna per accarezzarmi la coscia. Mi agito sopra di lui e lui
respira forte.
«Stai ferma» grugnisce. Mi mette una mano sul pube e io mi immobilizzo. Il pollice mi sfrega il clitoride e io smetto di respirare mentre il
piacere mi scorre addosso come elettricità, fino al centro del corpo.
«Ferma» sussurra. Mi bacia di nuovo mentre con il pollice fa dei movimenti circolari sopra il pizzo finissimo della mia biancheria intima
firmata. Infila lentamente due dita sotto le mutandine e me le mette dentro. Gemo e mi inarco verso la sua mano.
«Ti prego» sussurro.
«Oh. Sei così pronta» dice, muovendo le dita dentro e fuori con lentezza esasperante. «Gli inseguimenti in auto ti eccitano?»
«Tu mi ecciti.»
Fa un ghigno selvaggio e ritrae di colpo le dita, lasciandomi piena di desiderio. Mette un braccio sotto le mie ginocchia e, cogliendomi di
sorpresa, mi solleva e mi gira con la faccia verso il parabrezza.
Mi accarezza le cosce e le natiche, sollevandomi la gonna.
«Mani sulle mie ginocchia, piccola. Piegati in avanti. Solleva quel culo favoloso. Attenta alla testa.»
Stiamo per farlo davvero, in un parcheggio pubblico. Ispeziono rapidamente la zona davanti a noi e non vedo nessuno, ma avverto un
brivido di eccitazione. “Sono in un luogo pubblico! È così erotico!” Christian si sposta sotto di me e sento il rumore rivelatore della sua
cerniera. Mi mette un braccio intorno alla vita e con l’altra mano mi scosta le mutandine di pizzo, poi mi impala con un unico rapido
movimento.
«Ah!» grido, abbassandomi per andargli incontro. Lo sento respirare a fatica. La sua mano risale lungo il mio corpo per afferrarmi il collo
sotto il mento. Mi tira verso di sé e mi fa piegare la testa di lato per baciarmi la gola. Con l’altra mano mi tiene per un fianco e iniziamo a
muoverci insieme.
Mi sollevo sui piedi e lui si spinge dentro di me… dentro e fuori. La sensazione è… Gemo forte. Mi aggrappo con la sinistra al freno a
mano, puntellandomi contro la portiera con la destra. Lui mi mordicchia il lobo e lo tira… È quasi doloroso. Me lo mette dentro,
ripetutamente. Io mi alzo e mi abbasso; poi, quando abbiamo trovato un ritmo, mi mette una mano in mezzo alle gambe e mi sfiora il
clitoride con un dito attraverso il pizzo delle mutandine.
«Vieni in fretta» mi mormora all’orecchio a denti stretti, la mano ancora sul collo. «Dobbiamo farlo alla svelta, Ana.» E aumenta la
pressione del dito sul mio pube.
«Ah!» Sento montare il piacere, che si concentra e cresce dentro di me.
«Andiamo, piccola» mi dice all’orecchio con voce roca. «Voglio sentirti.»
Gemo di nuovo e adesso il piacere mi invade. Tengo gli occhi chiusi. La sua voce nel mio orecchio, il suo respiro sul collo, il piacere che
si irradia sotto la sua mano in mezzo alle cosce e nel punto profondo dove mi penetra… e mi perdo. Il mio corpo prende il controllo,

bramando il piacere.
«Sì» mi sibila Christian nell’orecchio e io apro gli occhi, guardando senza vederlo il tettuccio di stoffa dell’R8, poi li chiudo di nuovo
mentre vengo.
«Oh, Ana» mormora meravigliato, mi circonda con le braccia e affonda dentro di me per l’ultima volta, irrigidendosi mentre raggiunge
l’orgasmo.
Mi sfrega il naso contro la mascella e mi bacia dolcemente la gola, la guancia, la tempia, la testa abbandonata contro il suo collo.
«Scaricata la tensione, Mrs Grey?» mi morde il lobo dell’orecchio e tira. Sono svuotata, completamente esausta, e piagnucolo. Sento il
suo sorriso sulla pelle.
«Di sicuro con me ha funzionato» aggiunge, facendomi spostare. «Hai perso la voce?»
«Sì» mormoro.
«Però, che creatura lasciva. Non avevo idea che fossi una simile esibizionista.»
Mi tiro su immediatamente, allarmata. Lui si irrigidisce. «Nessuno ci ha visti, vero?» Guardo con ansia il parcheggio.
«Pensi che permetterei a qualcuno di guardare mia moglie mentre viene?» Mi accarezza la schiena per rassicurarmi, ma il tono della sua
voce mi fa venire i brividi. Mi giro a guardarlo e gli faccio un sorriso malizioso.
«Sesso in macchina!» esclamo.
Lui contraccambia il sorriso e mi sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio. «Torniamo indietro. Guido io.»
Apre la portiera per farmi scendere dal suo grembo nel parcheggio. Quando lo guardo, lui sta richiudendo in fretta la cerniera dei
pantaloni. Scende anche lui e mi tiene aperta la portiera per farmi salire di nuovo in macchina. Si dirige velocemente dal lato del guidatore,
sale accanto a me, prende il BlackBerry e fa una chiamata.
«Dov’è Sawyer?» sbraita. «E il Dodge? Perché Sawyer non è con te?»
Ascolta con attenzione Ryan, presumo.
«Lei?» sussulta. «Stalle addosso.» Christian chiude la telefonata e mi guarda.
“Lei!” La persona alla guida dell’auto? Chi potrebbe essere… Elena? Leila?
«La persona alla guida del Dodge è una donna?»
«Così sembrerebbe» dice lui sommessamente, la bocca una sottile linea dura. «Ti riporto a casa» borbotta. Mette in moto l’R8 e fa
retromarcia per uscire dal parcheggio.
«Dov’è… ehm… l’ESSE I? E poi, che cosa vuol dire?»
Christian sorride brevemente, mentre guida l’auto fuori dal parcheggio e si immette in Stewart Street.
«Sta per “soggetto ignoto”. Ryan è un ex agente dell’FBI.»
«FBI?»
«Non fare domande.» Christian scuote la testa. È ovvio che è immerso nei suoi pensieri.
«Be’, dov’è questo ESSE I donna?»
«Sull’I-5, direzione sud.» Mi lancia un’occhiata, rabbuiato.
“Wow!” Da appassionato a calmo ad ansioso nel giro di pochi minuti. Gli accarezzo una coscia, facendo correre le dita lungo la cucitura
interna dei jeans nella speranza di tirarlo su di morale. Toglie una mano dal volante e mi ferma.
«No» dice. «Siamo arrivati sani e salvi fin qui. Non vorrai farmi fare un incidente a tre isolati da casa.» Si porta la mia mano alla bocca
per smussare l’asprezza del commento. Freddo, calmo, autorevole… E per la prima volta da qualche tempo mi fa sentire come una
ragazzina ribelle. Ritiro la mano e sto zitta per qualche istante.
«Una donna, dunque?»
«Così sembra.» Svolta nel garage sotterraneo dell’Escala e digita il codice di accesso sul tastierino. Il cancello si apre e lui entra,
parcheggiando l’R8 nello spazio riservato.
«Questa macchina mi piace molto» mormoro.
«Anche a me. E mi piace come la tratti… e come sei riuscita a non ammaccarla.»
«Potresti regalarmene una per il mio compleanno» gli dico con un sorriso malizioso.
Christian rimane a bocca aperta, mentre io scendo dall’auto.
«Bianca, direi» aggiungo, chinandomi per fargli un sorriso radioso.
Si illumina. «Anastasia Grey, non smetti mai di sorprendermi.»
Chiudo la portiera e lo aspetto. Lui scende agilmente, lanciandomi quello sguardo… che fa appello a qualcosa di profondo dentro di me.
Lo conosco bene, quello sguardo. Quando è di fronte a me, Christian si china e sussurra: «A te piace la macchina. A me piace la macchina.
Ti ho scopata dentro l’auto… forse dovrei scoparti sopra».
Trattengo il fiato. Una lucente BMW argentea entra nel garage. Christian le lancia un’occhiata ansiosa, poi infastidita, e mi fa un sorriso
malizioso.
«Ma a quanto pare abbiamo compagnia. Vieni.» Mi prende per mano e si avvia verso l’ascensore. Preme il pulsante per chiamarlo e
mentre aspettiamo il proprietario della BMW ci raggiunge. È giovane, vestito in modo casual, con lunghi capelli scuri. Ha l’aria di uno che
lavora nel mondo dell’informazione.
«Salve» dice, rivolgendoci un sorriso caloroso.
Christian mi mette un braccio intorno alla vita e annuisce educatamente.

«Mi sono appena trasferito qui. Appartamento sedici.»
«Salve.» Contraccambio il sorriso. Ha occhi castani gentili e luminosi.
Arriva l’ascensore ed entriamo. Christian mi lancia un’occhiata, l’espressione indecifrabile.
«Lei è Christian Grey» dice il giovane.
Christian gli fa un sorrisetto tirato.
«Noah Logan.» Tende la mano. Christian gliela stringe con riluttanza. «Quale piano?» chiede Noah.
«Devo inserire un codice.»
«Oh.»
«Attico.»
«Oh.» Noah fa un ampio sorriso. «Naturalmente.» Preme il pulsante dell’ottavo piano e le porte dell’ascensore si chiudono. «Mrs Grey,
suppongo.»
«Sì.» Gli sorrido educata e ci stringiamo la mano. Noah arrossisce leggermente guardandomi per un istante di troppo. Arrossisco anch’io
e il braccio di Christian aumenta la stretta intorno a me.
«Quando si è trasferito?» chiedo.
«Lo scorso fine settimana. Mi piace moltissimo questo posto.»
C’è una pausa imbarazzata prima che l’ascensore si fermi al piano di Noah.
«Piacere di avervi conosciuti» dice in tono sollevato, e scende. Le porte si chiudono silenziosamente alle sue spalle. Christian digita il
codice e l’ascensore ricomincia a salire.
«Sembra simpatico» mormoro. «Non ho mai incontrato nessuno dei vicini.»
Christian si rabbuia. «Io preferisco così.»
«Perché sei un eremita. Pensavo che quel tipo fosse abbastanza gradevole.»
«Eremita?»
«Eremita. Chiuso nella tua torre d’avorio» dico. Christian piega le labbra in una smorfia divertita.
«La nostra torre d’avorio. Penso che tu abbia un altro nome da aggiungere all’elenco dei tuoi ammiratori, Mrs Grey.»
Alzo gli occhi al cielo. «Christian, tu pensi che siano tutti miei ammiratori.»
«Hai appena alzato gli occhi al cielo?»
Il mio battito accelera. «Certo che l’ho fatto» sussurro, la voce strozzata.
Piega la testa di lato con la sua espressione cupa, arrogante, divertita. «E che cosa ti meriti?»
«Qualcosa di violento.»
Sbatte le palpebre per mascherare lo stupore. «Violento?»
«Ti prego.»
«Vuoi di più?»
Annuisco lentamente. Le porte dell’ascensore si aprono e noi siamo a casa.
«Violento come?» ansima, gli occhi sono due pozze scure.
Lo fisso, senza dir niente. Lui chiude gli occhi per un attimo, poi mi prende per mano e mi trascina nell’atrio.
Quando entriamo nell’appartamento, Sawyer è in piedi nel corridoio che ci aspetta.
«Sawyer, a rapporto tra un’ora» dice Christian.
«Sì, signore.» Sawyer si gira e torna nell’ufficio di Taylor.
“Abbiamo un’ora!”
Christian mi guarda. «Violento?»
Annuisco.
«Be’, Mrs Grey, è il tuo giorno fortunato. Oggi accetto richieste.»



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