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ISEE e Tares, come renderle più eque comm.5.13 .pdf



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ISEE E TARES, COME RENDERLE PIU’ EQUE

1. I figli, il futuro della nostra Società
La  mancanza  di  concrete  politiche  a  favore  della  Famiglia,  evidenziata  negli  ultimi  decenni,
rappresenta  il  principale  motivo  per  cui  oggi  l’Italia  è  uno  dei  Paesi che  penalizza  più  di  tutti  le
famiglie  che  hanno  figli.  La  cartina  di  tornasole  è  rappresentata  dall’indice  di  natalità  tra  i  più
bassi  in  assoluto  al  mondo  (1,4  figli  per  donna,  contro  i  2  della  Francia,  all’avanguardia  per  le
politiche a favore dei figli).
La bassa natalità, unitamente all’allungamento
della  prospettiva  di  vita,  sta  generando  uno
scenario  demografico  insostenibile  per  i  costi
sociali  che  produrrà,  e  di  cui  stiamo  già
avvertendo i primi segnali.
L’invecchiamento  della  popolazione  e  il
mancato  ricambio generazionale già da alcuni
anni  si  riflette  sulla  crescita del nostro Paese,
sensibilmente  inferiore  a  quella  di  altri  paesi
più ‘giovani’.
L’albero  demografico ci dimostra tuttavia che i
veri, grossi problemi devono ancora arrivare.
La  parte  più  numerosa  della  popolazione
italiana  è  costituita  dai  ‘figli  del  baby  boom’,  ovvero  i nati verso la fine degli anni ‘50, gli anni ‘60 e
inizio  anni  ‘70,  quando  era  normale  che una famiglia  avesse 3 o più figli. Quando questa parte di
popolazione,  adesso  attiva,  cesserà di lavorare, sarà inevitabile il tracollo e la insostenibilità degli
attuali  sistemi  pensionistici,  sanitari  e  di  welfare.  A  fronte  dell  raddoppio  dei  pensionati,  che
dovranno   percepire  una  pensione  e  avranno   sempre  più  bisogno  di  cure  sanitarie,  ci  sarà  il
dimezzamento   della  popolazione  attiva,  che  non  sarà   in  grado  di  far  fronte  ai  maggiori  costi
sociali.
Se  non  interveniamo  subito,  con una seria politica che salvaguardi le famiglie che hanno dei figli,
e  che   consideri i  figli  un  investimento  per  garantire  il  futuro  del  nostro  Paese, l’Italia  è  destinata
ad un inevitabile, profondo declino, che peraltro è già iniziato.
2. Le iniquità del nostro sistema fiscale e tariffario
La  mancanza  di  politiche  a  favore  dei  figli  si  concretizza  nell’attuale sistema  fiscale  e  tariffario,
caratterizzato:
­  da  una  equità fiscale solo verticale (chi più ha,  più  paga) e non orizzontale, che non tiene conto
di quante persone vivono sul reddito prodotto dal nucleo famigliare;
­  da  un  sistema  tariffario  che  riconosce  il  peso  dei  figli  esclusivamente  in  funzione  del  minor
impatto  sui  conti  pubblici,  e  non  invece  sulla  effettiva  incidenza  che  ogni  figlio  ha  sul  reddito
disponibile della famiglia.
L’esempio  più  emblematico  e,  soprattutto,  paradossale,  è  costituito  dal  confronto  tra  le  scale  di

equivalenza utilizzate per l’Isee e quelle utilizzate per la Tares.
3. TARES o TAF (Tassa sui figli)?
La  Tares  (Tributo  sui  rifiuti  e  servizi)  presenta  di  partenza  un  grande  problema  di  fondo:  la
incostituzionalità  della  maggiorazione  di  30   centesimi  per   metro  quadrato  (aumentabile  sino  a
40)  introdotta  per  finanziare  i  cosiddetti  servizi  indivisibili
(manutenzione  delle  strade,  illuminazione  pubblica,
sicurezza,  anagrafe,  verde pubblico). Poichè noi cittadini
già  paghiamo  le  tasse  (Irpef,  Iva,  etc.)  per  finanziare
questi  servizi  pubblici, questa maggiorazione va contro  il
principio  del  divieto  della  doppia  imposizione.  Ma
vengono  lesi  anche  i  principi  costituzionali  dell’art.  53,
relativo alla capacità contributiva (ricchi e poveri vengono
tassati  in  egual  misura),  nonchè  dell’art.  31  (La
Repubblica  agevola  con  misure  economiche  e  altre
provvidenze  la  formazione  della  famiglia  e
l’adempimento  dei  compiti  relativi,  con  particolare
riguardo  alle  famiglie  numerose),  in  quanto  la  Tares   si
configura  come  una  tassa  sui  figli:  cresce all’aumentare
del numero dei componenti.
Innanzitutto,  la  parte fissa  della  Tarsu  prevede  l’applicazione  di  un  cofficiente crescente rispetto
al numero dei componenti (vedi tabella 1A e 1B).
    Ma l’aspetto più eclatante è il coefficiente utilizzato per la
       parte variabile (vedi tabella a fianco).
    Se ipotizziamo una famiglia in cui siano presenti
       entrambi i coniugi,  i figli vengono considerati come
       segue: il primo da 0,4 a 0,5 (a seconda della fascia
       minima, massima o media); il secondo da 0,4 a 0,7; il
terzo da 0,7 a 0,6; dal quarto in poi 0,5.
Premesso   che,  mediamente,  in  una  famiglia  la  produzione  di   rifiuti  procapite  decresce  con
l’aumentare  del  numero  dei  componenti,  per  quale  motivo  il  terzo figlio  “sporca” di più (0,70) del
primo   (0,40)?  Per  quale  motivo  deve  contribuire  di  più   sulla  parte   relativa  alla  copertura  dei
servizi  indivisibili?  Questo è  il motivo  che  ci  fa  arrivare a dire che la Tares assomiglia  sempre di
più ad una Tassa sui Figli (TAF).

4. ISEE: un semplice principio sul quale basare quale modulare la proposta di modifica
L’ultima  bozza  di proposta di revisione dell’Isee, contiene sicuramente degli aspetti positivi, legati
principalmente  alla  lotta  all’elusione  e  alla  semplificazione  della  raccolta  dati,  che  verranno
recuperati  direttamente  dall’INPS.  Rimangono  tuttavia  ancora  delle  sacche  di  iniquità  e  degli
spazi  di  miglioramento,  dovuti  alla  logica  principale  che  ha  finora  guidato  la  riforma:  quella  di

recuperare  risorse  per  lo  Stato.  Se  vogliamo  dare  equità  all’Isee,  è sufficiente improntarla ad un
semplice  e   logico  principio:  la  partecipazione  delle  famiglie  a  tariffe  e  servizi  deve  avvenire
principalmente  in  base  al  reddito  disponibile  procapite,  opportunamente  integrato  da  una
componente che tenga conto del patrimonio a disposizione della famiglia.
Il  principio  del  reddito  disponibile  procapite non viene attualmente rispettato nè dall’attuale ISEE,
nè tantomeno nell’ultima bozza di proposta di revisione.
Ecco  quindi  le  proposte  che  chiediamo  vengano   inserite  nella  nuova  ISEE  non  solo  al  fine  di
renderlo  più  equo,  ma  anche  per  recuperare   ulteriormente  quelle  sacche  di  elusione/evasione
che, di fatto, gravano su chi invece versa nello stato di effettiva necessità:
1. Considerare  i  redditi  al netto  delle  imposte  e  non  al  lordo,  secondo il principio del reddito
disponibile, che è poi quello che le famiglie possono utilizzare per pagare servizi e tariffe;
2. Rivedere  le  scale  di  equivalenza  in  base  alla  effettiva   incidenza  che  i  figli  hanno  nella
economia  famigliare.  Le  attuali  scale  di  equivalenza  sono  state  costruite  tenendo  conto
del  costo  di   mantenimento  dei  figli,  relative  alle  spese  minime  fatte   per  far  fronte  alle
necessità  e  bisogni  di  base  (alimenti,  vestiario,  igiene).   Le  spese  di  accrescimento
riguardano  invece  tutte  le  spese
inerenti  i   figli,  comprese  quelle
spese  straordinarie  che  le
famiglie  devono sostenere con la
nascita,  ad  esempio,  del  terzo o
quarto   figlio  (cambio  abitazione,
cambio  auto).  I  costi  per
l’istruzione  universitaria,  che
risultano  particolarmente  gravosi
soprattutto  per  chi  deve
frequentare  lontano  dalla  propria
città,  non  vengono  minimamente
considerati   dalle  scale  di
equivalenza  attuale.  Per  questo  motivo  chiediamo  che  vengano  applicate  le  scale  di
equivalenza  proposte  dal  Forum  per  il  “Fattore  Famiglia”,  oppure  a  suo  tempo  applicate
al “Quoziente Parma”, che tengono conto del  costo di accrescimento dei figli. Sono scale
più  aderenti alla realtà delle famiglie, anche  se alcuni  paesi, come la Francia, adottano (in
questo caso per la fiscalità) scale di equivalenza ancora più aggressive;
3. Non   considerare  i  “non  redditi”,  in  particolare  la  prima  casa,  che  deve  essere  esentata
dal calcolo dell’ISEE;
4. Considerare  per  intero  l’affitto  pagato  per  la  prima  casa,  nonché  le  rate  del  mutuo
contratto per l’acquisto della casa;
5. Utilizzare,  quale   importo  dei  redditi  mobiliari,  la  media  delle  giacenze  annuali,  anziché  il
saldo  puntuale  di  un  giorno  estratto  a sorte. E’ sufficiente a tale scopo ricorrere alla base
imponibile   utilizzata  il  calcolo  della  imposta  di  bollo  sui  dossier  titoli,  nonché  agli  estratti
conto scalari per i conti correnti e depositi bancari e postali;
6. Prevedere  nella  dichiarazione  l’inserimento  di  alcuni  spese  che possano  rappresentare
un  indicatore  di  reddito  (es.:  possesso  di  auto  di  lusso,  abbonamenti  a pay­tv,  vacanze,

centri  benessere,  etc.).  La  presenza  di  queste  spese,  a  fronte  di  una  dichiarazione  Isee
non compatibile, comporta l’automatico innalzamento del valore dell’Isee in base ai redditi
previsti dal redditometro, salvo prova contraria da parte del contribuente.
5. Figli: bene da tassare, o risorsa su cui investire?
I  valori  rilevati  dalle tabelle Tares e Isee evidenziano un aspetto inequivocabile: il peso dato ai  figli
è  finalizzato  non  a  riconoscere  l’effettivo  costo  di  accrescimento  e  valore  dei  figli,  ma
esclusivamente  a  mitigare  i  costi  per  lo Stato.  Ecco  così  spiegato  perchè  il  secondo figlio  vale
meno   (0,42)  quando  lo  Stato  deve  riconoscere   delle  agevolazioni  (ISEE),  e  vale  invece  di  più
(0,70)  quando  invece  deve  pagare  delle   tasse  (TARES).   Questa  tabella  di  comparazione
evidenzia  in  maniera  esplicita  questa  rilevante  iniquità  che,  da  sola,  basta  a  far  capire  qual’è
stato   finora  l’approccio  della  politica  italiana  rispetto  ai  figli:  un  bene  di  lusso  da  tassare,  invece
che una risorsa su cui investire per il futuro della nostra società.
Numero figli

TARES (fascia massima)

ISEE

1

0,5

0,47

2

0,7

0,42

3

0,6

0,39

4

0,5

0,35

Auspichiamo che questa tendenza venga invertita, intervenendo sin da subito su Tares e Isee.
Maggio 2013


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