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GAOT
© RCS LIBRI EDUCATION SPA

generi autori opere temi

A mio padre e a mia madre con affetto e riconoscenza
Marta Sambugar
L’opera è stata ideata e progettata da Marta Sambugar che ha anche coordinato il lavoro dei collaboratori.
Nel presente volume, Gabriella Salà ha curato la realizzazione dei seguenti moduli: “Dal Positivismo alle Avanguardie”,
“Il romanzo naturalista e verista”, “Giovanni Verga”, “Giovanni Pascoli”, “Gabriele D’Annunzio”,
“La letteratura dell’impegno”, “La poesia tra le due guerre”, “Giuseppe Ungaretti”, “Eugenio Montale”, “Il Canzoniere
di Saba”, “La narrativa italiana tra le due guerre”, “Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri”, “Se questo è un uomo
di Primo Levi”.
Marta Sambugar ha curato la realizzazione dei seguenti moduli: “Il teatro di fine secolo”, “La poesia tra Ottocento
e Novecento”, “Il romanzo della crisi”, “Figure di donna”, “Luigi Pirandello”, “Italo Svevo”, “La ferita della guerra nella
coscienza dello scrittore”, “Cesare Pavese”, “Dall’Europa al mondo: la narrativa del secondo Novecento”, “Il romanzo
italiano del secondo Novecento”, “Italo Calvino”, “La poesia italiana contemporanea”, “Il teatro del secondo Novecento”.
Hanno collaborato alla stesura degli inserti d’arte Giulio Galetto e Margherita Romagnoli.
Ha collaborato alla stesura di alcuni testi di autori del Novecento Riccardo Stracuzzi.
Un particolare ringraziamento, da parte delle autrici, va alla casa editrice La Nuova Italia e a Paola Campinoti per la
puntuale critica costruttiva e l’accurata redazione.
Coordinamento editoriale: Paolo M. Mazzoni
Coordinamento redazionale: Paola Campinoti
Contributi alla stesura testi: Lucia Floridi, Filippo Doveri
Redazione: Lucia Floridi, Cristiana Cecconi, Filippo Doveri, Marco Stroppa, Cristiano Miglionico
Schede cinema: Danila Faenza, Filippo Doveri
Progetto grafico: Marco Capaccioli, CD&V, Firenze
Copertina: Media Studio, Firenze
Fotocomposizione e impaginazione: Nuova MCS, Firenze
Stampa: Rotolito Lombarda, Pioltello (MI)
In copertina: Andy Warhol, Marilyn (particolare)
Il materiale illustrativo proviene dall’archivio iconografico della Nuova Italia.
L’editore è a disposizione degli eventuali aventi causa.
La realizzazione di un libro presenta aspetti complessi e richiede particolare attenzione in tutte le fasi della lavorazione. Revisioni e riletture vengono
effettuate più volte; ciò nonostante, sappiamo per esperienza che è molto difficile evitare completamente errori o imprecisioni. Ringraziamo sin da
ora chi vorrà segnalarli alla redazione.
Per segnalazioni relative al seguente volume scrivere a:
La Nuova Italia/RCS Libri S.p.A. - Redazione Scuole Secondarie di 2° grado
Via E. Codignola, 20 - 50018 Scandicci (FI)
e-mail: angela.barea@rcs.it

Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del compenso
previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633.
Le riproduzioni effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale
possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, Corso di Porta Romana n. 108, Milano 20122, e-mail
segreteria@aidro.org

www.lanuovaitalia.it
ISBN 978-88-22158-74-1
Proprietà letteraria riservata
© 2007 RCS Libri S.p.A., Milano
1a edizione: gennaio 2007
Ristampe
2008

2009

2010

2011

2

3

4

5

6

7

8

9

10

Marta Sambugar – Gabriella Salà

GAOT
generi autori opere temi

edizione
ampliata

3

dalla fine
dell’Ottocento
alla letteratura
contemporanea

La Nuova Italia

INDICE GENERALE
Sezione 1 – Tra fin de siècle e primo Novecento
Modulo 1 – Storia e cultura

Uno sguardo su... la letteratura. La narrativa
di consumo e pedagogica

Dal Positivismo
alle Avanguardie

IL RAPPORTO TRA UOMO E MACCHINA:

Tempi moderni
Il quadro sociale
cinema

LA CIVILTÀ CONTADINA:

Novecento, atto I

LINEA DEL TEMPO

36

4
7
8
8
10

La reazione al tardo Romanticismo:
la Scapigliatura e il ritorno al classicismo
Il Decadentismo
Il romanzo della crisi
Le Avanguardie storiche
Un foglio stonato, urtante, spiacevole
e personale
(G. Papini, da “Lacerba”)

Aggressività, audacia, dinamismo

Percorso 1 – Le idee e la cultura

12

Il Positivismo, nuovo indirizzo di pensiero

12
14

L’uomo è il risultato di un’evoluzione

(F.T. Marinetti, Il Manifesto del Futurismo)
cinema

AUTOVALUTAZIONE

La critica al Positivismo
La nascita della psicanalisi

17
17

Sogni: nuova frontiera

18

Le filosofie della vita: l’intuizionismo
di Henri Bergson

20

La memoria e il flusso della coscienza

21

(H. Bergson, L’evoluzione creatrice)
AUTOVALUTAZIONE

23

Percorso 2 – Le poetiche

e la letteratura

Il Naturalismo
Questo romanzo è un romanzo vero

24
24
25

(E. e J. de Goncourt, Germinie Lacerteux)

Osservazione e sperimentazione

27

(É Zola, Il romanzo sperimentale)

Il teatro del secondo Ottocento
Il Verismo

28
29

Verità e immaginazione

30

(L. Capuana, Per l’arte)

IV

Indice generale

Metropolis

Il teatro: oltre il Naturalismo

(C.R. Darwin, L’origine dell’uomo)

(S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi)

UNO SGUARDO SUL FUTURO:

39
40
43
44
47

48
49
52

53
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 55

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

38

© RCS LIBRI EDUCATION SPA

cinema

Il disordine dei sensi
(A. Rimbaud, Lettera del veggente)

L’economia e la società
Il quadro economico

La reazione al Naturalismo

33
34

Per preparare l’interrogazione

Modulo 2 – Il genere

Il romanzo naturalista
e verista
La storia del romanzo. Nasce il romanzo
moderno

L’influsso del Naturalismo sulla letteratura
Il romanzo verista italiano
AUTOVALUTAZIONE

É. Zola, L’Assommoir
Gervasia all’Assommoir
❿❿❿ La prosa “scientifica” dell’Assommoir

G. de Maupassant, Bel-Ami
Il trionfo di un arrampicatore sociale

58

60
61
63
66
67
68
74
75
76

Luigi Capuana, Il marchese di Roccaverdina 81
La confessione del marchese
82
Collegamento a... Giovanni Verga.
L’incontro con Capuana e la svolta verista
G. Deledda, Canne al vento
Una morte in solitudine

87
88
89

LA CRITICA. L’EVOCAZIONE DELLA NATURA
E DEL MITO IN DELEDDA

93

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

161
163

Per preparare l’interrogazione

164

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Modulo 4 – Il genere

Il teatro di fine secolo

94
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 95

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

96

Giovanni Verga
La vita, le opere, il pensiero
e la poetica

Verga e il suo tempo
AUTOVALUTAZIONE

LINEA DEL TEMPO
Vita dei campi
Fantasticheria
Un documento umano
La lupa
I Malavoglia
La famiglia Malavoglia

98
99
101
102
104
105

La tempesta in mare
L’arrivo e l’addio di ’Ntoni
Novelle rusticane
La roba
Malaria
Libertà
Mastro-don Gesualdo
L’addio alla “roba”
La morte di Gesualdo

106
109
109
115
117
122
124
128
129
134
138
138
143
147
153
154
157

LA CRITICA. L’OSSESSIONE PER LA ROBA
E L’AMORE PER LA TERRA

161

❿❿❿ Le strategie narrative di Verga

Il dramma naturalista
Uno sguardo sul resto d’Europa:
il teatro inglese e quello in lingua tedesca
Il teatro in Italia
AUTOVALUTAZIONE

Modulo 3 – L’autore

La formazione e le opere giovanili
Dal Romanticismo al Verismo
Le strategie narrative di Verga
La visione della vita nella narrativa di Verga

La storia del teatro.
Verso il dramma borghese

H. Ibsen, Casa di bambola
Nora non vuole più essere una bambola
A. Strindberg, La contessina Julie
La seduzione e il disprezzo
ˇ
A. Cechov, Il gabbiano
L’addio
❿❿❿ Cˇechov tra Naturalismo e modernità

168
169
170
171
172
176
177
179
180
183

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

184
185

Per preparare l’interrogazione

186

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

166
166

Modulo 5 – Il genere

La poesia tra Ottocento
e Novecento
Percorso 1 – La lirica europea

dal Simbolismo
alle Avanguardie

Il Simbolismo francese
La storia della poesia. La poesia
tra Ottocento e Novecento

Altre voci poetiche
AUTOVALUTAZIONE

C. Baudelaire, I fiori del male
L’albatro
Spleen
Corrispondenze
Indice generale

188
188
190
191
193
194
196
198
V

S. Mallarmé, Brezza marina
P. Verlaine, Poemi saturnini
Canzone d’autunno
Arte poetica
A. Rimbaud, Poesie
Vocali
❿❿❿ Rimbaud tra fonosimbolismo e sinestesia

Il battello ebbro
R.M. Rilke, Autunno
V. Majakovskij
La guerra è dichiarata
G. Apollinaire, Calligrammi
Il pleut (piove)

200
203
203
205
208
209
211
211
214
216
217
219
220

Percorso 2 – La lirica italiana

tra Ottocento
e Novecento

La Scapigliatura
Giosue Carducci e la restaurazione
del classicismo
Il Decadentismo italiano
Il Crepuscolarismo
Il Futurismo
Altre espressioni poetiche
AUTOVALUTAZIONE

A. Boito, Dualismo
E. Praga
Preludio
G. Carducci, Rime nuove
Pianto antico
❿❿❿ Le figure retoriche in Pianto antico

Odi barbare
Nevicata

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI

268

WWW

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 269

Per preparare l’interrogazione

272

Giovanni Pascoli
222
223
223
224
224
225
226
228
231
232
234
235
236
237
237

239
240
240
243
244

Collegamento a... Gabriele D’Annunzio.
Un multiforme ingegno:
raffinato esteta, poeta dai toni dimessi,
cultore del superomismo
La signorina Felicita ovvero la felicità

247
248

Indice generale

254
254
257
258
260
260
263
264
266
266

Modulo 6 – L’autore

Collegamento a... Giovanni Pascoli.
Un professore di latino alla ricerca
del linguaggio segreto delle cose
S. Corazzini
Desolazione del povero poeta sentimentale
G. Gozzano, I colloqui
Totò Merumeni

VI

M. Moretti, Poesie scritte col lapis
Poggiolini
F.T. Marinetti, Zang Tumb Tumb
Il bombardamento di Adrianopoli
A. Palazzeschi, L’incendiario
E lasciatemi divertire
D. Campana, Canti orfici
La Chimera
C. Sbarbaro, Pianissimo
Taci, anima stanca di godere

La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
L’infanzia, la formazione, l’impegno politico
L’attività poetica e critica
Il pensiero e la poetica
Pascoli e la poesia italiana del Novecento
Pascoli e il suo tempo
AUTOVALUTAZIONE

LINEA DEL TEMPO
Il fanciullino
«È dentro di noi un fanciullino»
Myricae
Lavandare
Novembre
❿❿❿ La struttura sintattica

X agosto
L’assiuolo
Temporale
Il lampo
LA CRITICA. UNO STILE IMPRESSIONISTA

Il tuono
Canti di Castelvecchio
La mia sera
❿❿❿ La metrica
❿❿❿ Le figure retoriche della Mia sera

L’ora di Barga

274
274
275
277
278
279
280
283
283
286
286
288
289
290
293
296
298
300
300
302
302
304
306
308

310
❿❿❿ La metrica
313
Nebbia
313
LA CRITICA. UNA POESIA OLTRE LA MORTE
315
Poemi conviviali
316
Il vero
316
Nuovi poemetti
319
La vertigine
319
La grande Proletaria si è mossa
323
«Sempre vedendo in alto... il nostro tricolore» 323
WWW

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI

Per preparare l’interrogazione

324
325

366
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 367

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

368

Modulo 8 – Il genere

La narrativa della crisi
La storia del romanzo. Il romanzo
del primo Novecento

AUTOVALUTAZIONE

La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
Gli studi e l’estetismo decadente delle opere
328
giovanili
La leva militare e il successo europeo
328
Il mito del “superuomo” e l’impegno politico 329
L’innocente

Il teatro e l’incontro con Eleonora Duse
Il periodo francese
Le imprese belliche e il ritiro al Vittoriale
Il pensiero e la poetica

329
330
330
331

331
333
LINEA DEL TEMPO
334
AUTOVALUTAZIONE
336
Il piacere
337
Il verso è tutto
338
❿❿❿ Le tecniche narrative: la prosa artificiosa del Piacere 340
Una guarigione incerta
341
Poema paradisiaco
344
Consolazione
344
Laudi...
347
La sera fiesolana
348
La pioggia nel pineto
351
❿❿❿ La tessitura fonica della Pioggia nel pineto
356
Le stirpi canore
357
D’Annunzio e il suo tempo

359
359
362
362

370

L’età della crisi (1880-1930)
372
I pionieri del romanzo europeo del Novecento 375

Gabriele D’Annunzio

L’ANTIEROE DANNUNZIANO:

I pastori
Notturno
Deserto di cenere

326

Modulo 7 – L’autore

cinema

LA CRITICA. LA MUSICALITÀ DI D’ANNUNZIO

© RCS LIBRI EDUCATION SPA

Il gelsomino notturno

J.-K. Huysmans, A ritroso
Una vita artificiale
O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
Lo splendore della giovinezza
cinema

L’IMPORTANZA DI ESSERE NARCISO:

Il ritratto di Dorian Gray

cinema

QUANDO LA DIVERSITÀ È PUNITA:

388

Wilde

J. Conrad, Cuore di tenebra
Risalendo il fiume
cinema

379
381
382
386
388

IL CUORE DI TENEBRA DELLA GUERRA:

Apocalypse now

390
393
394

395
M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto 398
La madeleine
399
J. Joyce, Ulisse
403
L’insonnia di Molly
404
❿❿❿ La tecnica narrativa: il flusso di coscienza

T. Mann, La montagna incantata
Un ricordo di adolescenza
F. Kafka, Il processo
Uno sconcertante risveglio

406
407
408
413
414

Collegamento a... Italo Svevo
e il “male di vivere”

418

(stream of consciousness)

Collegamento a... Luigi Pirandello
e l’eterna lotta tra individuo e società
V. Woolf, La signora Dalloway
Quando il passato bussa alla porta
cinema

IL CINEMA E VIRGINIA WOOLF

Indice generale

419
420
421
424
VII

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

427

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 428

Per preparare l’interrogazione

430

Modulo 9 – Il tema

Figure di donna
La figura femminile
nella letteratura
tra Ottocento e Novecento

I.U. Tarchetti, Fosca
Il primo incontro con Fosca
H. James, Ritratto di signora
Un matrimonio in crisi
S. Aleramo, Una donna
Lo scandalo
cinema

432

435
436
441
442
446
447

L’AMORE PUÒ FAR MALE:

Un viaggio chiamato amore

449

K. Mansfield, Il nido delle colombe
Il canarino

452
452

WWW

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

456

Sezione 2 – Tra le due guerre
Modulo 10 – Storia e cultura

Percorso 2 – Le poetiche

La letteratura
dell’impegno

e la letteratura

I movimenti di avanguardia tra le due guerre
Per fare una poesia dadaista

L’economia e la società
Il quadro economico
Il quadro sociale
cinema L’AVVENTO DEL NAZISMO: Mephisto
LINEA DEL TEMPO

(T. Tzara, Manifesto del Dadaismo)

462
464
466
468

La guerra non cambia nulla

473
473

Una letteratura divisa dalla politica

475
476
477

(P. Gobetti, da “Il Baretti”)

Il carattere religioso del fascismo

479

(G. Gentile, Manifesto degli intellettuali fascisti)

Non abbandoniamo la nostra fede

481

(B. Croce, Manifesto degli intellettuali antifascisti)
AUTOVALUTAZIONE

VIII

Indice generale

La letteratura tra le due guerre
Le riviste letterarie in Italia
Letteratura come vita

490
495
497

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

501
503

Per preparare l’interrogazione

506

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

500

Modulo 11 – Il genere

FRATELLI CONTRO FRATELLI:

La notte di San Lorenzo
Fascismo e antifascismo in Italia

488

(A. Breton, Manifesto del Surrealismo)

AUTOVALUTAZIONE

470
471

(R. Serra, Esame di coscienza di un letterato)
cinema

L’uso surrealista del linguaggio

(C. Bo, da “Il Frontespizio”)

Percorso 1 – Le idee e la cultura
La crisi della ragione e il relativismo
Il marxismo tra ortodossia e revisionismo
La Grande guerra nella coscienza
degli intellettuali

484
485

483

La poesia
tra le due guerre
Percorso 1 – La poesia europea
Verso un nuovo classicismo
508
La tradizione del Simbolismo e la poesia pura 508
La poesia metafisica
509
AUTOVALUTAZIONE

511

F. García Lorca, Poema del canto profondo 512
Il grido
513
❿❿❿ L’eredità del Simbolismo: confronto con Valéry
514
A. Machado, La guerra
515
Il delitto avvenne a Granada
516
T.S. Eliot, Gli uomini vuoti
518
Gli uomini vuoti
519
W.B. Yeats, La torre
521
Navigando verso Bisanzio
522
N. Hikmet, Alla vita
524

Modulo 12 – L’autore

Giuseppe Ungaretti
La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
Gli studi e la formazione
Soldato, giornalista e docente universitario
Prima fase: la sperimentazione
Seconda fase: il recupero della tradizione
Terza fase: le ultime raccolte
L’influenza sulla poesia del Novecento

Sentimento del tempo
Di luglio
Il dolore
Non gridate più

554
554
555
556
557
558
559
560
562
563
564
566
567
568
569
570
573
575
576
578
579
580
581
583
583

LA CRITICA. L’EVOLUZIONE DELLA POESIA
DI UNGARETTI

585

Percorso 2 – La lirica italiana
Tra Novecentismo e antinovecentismo
La storia della poesia. La poesia
tra gli anni Venti e Quaranta

L’Ermetismo
AUTOVALUTAZIONE

Collegamento a... Eugenio Montale
e il correlativo oggettivo
V. Cardarelli
Gabbiani
Autunno
Collegamento a... Umberto Saba, una voce
tra le due guerre
S. Quasimodo, Acque e terre
Ed è subito sera

Ungaretti e il suo tempo

526
527
530
531
532
532
534

Giorno dopo giorno
Alle fronde dei salici
Uomo del mio tempo
La vita non è sogno
Lamento per il Sud

536
537
537
539
539
540
540
542
544
544

Collegamento a... Giuseppe Ungaretti:
un modello di stile ermetico
A. Gatto
Erba e latte

546
547
547

❿❿❿ La metrica
❿❿❿ La struttura sintattica

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

549
550

Per preparare l’interrogazione

552

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

LINEA DEL TEMPO

526

AUTOVALUTAZIONE

L’allegria
Veglia
Il porto sepolto
LA CRITICA. LA CENTRALITÀ DELLA PAROLA

Sono una creatura
cinema

LO SCHERMO TRA LE TRINCEE

I fiumi
San Martino del Carso
Mattina
Soldati
Fratelli
❿❿❿ Fratelli: varianti poetiche a confronto

586
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 587

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

588

Modulo 13 – L’autore

Eugenio Montale
La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
Un intellettuale appartato
Il pensiero e la poetica
Indice generale

590
591
IX

LINEA DEL TEMPO
AUTOVALUTAZIONE

Ossi di seppia
I limoni
❿❿❿ La metrica

Meriggiare pallido e assorto
❿❿❿ Liriche a confronto: Leopardi e Montale

Spesso il male di vivere ho incontrato
Cigola la carrucola del pozzo
❿❿❿ L’analisi del testo: la scomposizione in segmenti

di significato

LA CRITICA. UNA POESIA DI FANTASMI

Forse un mattino andando
Non chiederci la parola
Le occasioni
Non recidere, forbice, quel volto
La casa dei doganieri
Ti libero la fronte dai ghiaccioli
LA CRITICA. L’INCERTEZZA DELLA REALTÀ

La bufera e altro
La bufera
La frangia dei capelli...
Satura
Caro piccolo insetto
Ho sceso, dandoti il braccio

595
596
598
600
600
604
604
607
607
609
610
611
611
613
615
616
618
620
622
623
624
627
629
630
632

634
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 635

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

636

645
645
647

Il Canzoniere
La capra
A mia moglie

LA CRITICA. A MIA MOGLIE, UNA POESIA RELIGIOSA 650

Città vecchia
Teatro degli Artigianelli
Ulisse
❿❿❿ Liriche a confronto: Itaca di Kavafis

Amai
WWW

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 659

Per preparare l’interrogazione

Modulo 15 – L’autore

Luigi Pirandello
La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
L’infanzia difficile, gli studi e la prima
produzione
Il pensiero e la poetica
Novelle, romanzi, saggistica
La rivoluzione teatrale
Pirandello e il suo tempo
AUTOVALUTAZIONE

LINEA DEL TEMPO
L’umorismo
Il sentimento del contrario
LA CRITICA. L’UMORISMO IN PIRANDELLO

Novelle per un anno
La patente
Il treno ha fischiato...

Modulo 14 – L’opera

Il Canzoniere di Saba

cinema

L’autore. Umberto Saba
LINEA DEL TEMPO

638
639

Il quadro storico-culturale. L’epoca di Saba

640

Il diario poetico di una vita

641

Le edizioni e il genere
La struttura
Tra autobiografia e simbolo
Un apprezzamento tardivo

641
641
643
643
644

AUTOVALUTAZIONE

X

Indice generale

651
653
655
657
658

PIRANDELLO NOVELLIERE:

Kaos

Il fu Mattia Pascal
Cambio treno
Io e l’ombra mia
LA CRITICA. LA FINE DEL ROMANZO
DI FORMAZIONE E DEL ROMANZO “FAMILIARE”

Uno, nessuno e centomila
Filo d’aria
Così è (se vi pare)
Come parla la verità
Sei personaggi in cerca d’autore
La condizione di “personaggi”

660

© RCS LIBRI EDUCATION SPA

Montale e il suo tempo

662
664
667
669
672
673
674
677
677
679
680
681
687
690
693
694
699
702
703
704
708
708
714
715

❿❿❿ La rivoluzione teatrale di Pirandello: il metateatro

I personaggi non si riconoscono negli attori

720
721

728
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 729

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

730

Modulo 17 – Il genere

La narrativa
tra le due guerre
Percorso 1 – La narrativa in Europa

e nel mondo

La letteratura all’ombra della guerra
La letteratura americana
La letteratura inglese
La letteratura francese

Modulo 16 – L’autore

Italo Svevo

La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
La formazione culturale
L’impiego e le prime opere letterarie
Il periodo del silenzio letterario
La coscienza di Zeno tra indifferenza
e successo
Il pensiero e la poetica
Svevo e il suo tempo

LINEA DEL TEMPO
AUTOVALUTAZIONE

Una vita
L’insoddisfazione di Alfonso
Senilità
Amalia muore
La coscienza di Zeno
L’ultima sigaretta
cinema

733
734
735
736
738
739
740
742
743
747
750

LA CONOSCENZA DI SE STESSI:

Un’altra donna

Un rapporto conflittuale
❿❿❿ Le tecniche narrative: “io narrante” e “io narrato”

Il funerale di un altro
Una catastrofe inaudita
LA CRITICA. L’INETTITUDINE DI ZENO

Percorso 2 – La narrativa

del Ventennio fascista

L’epoca dei nazionalismi
Le basi del Neorealismo
La storia del romanzo. Il romanzo
tra gli anni Trenta e Cinquanta

Le influenze dall’Europa
752
755
761
762
767
769

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

770
771

Per preparare l’interrogazione

772

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

732
732
733

774
774
775
776
AUTOVALUTAZIONE
778
W. Faulkner, L’urlo e il furore
779
Sette aprile 1928
780
E. Hemingway, Per chi suona la campana 783
La violenza della guerra
784
cinema HEMINGWAY E IL GRANDE SCHERMO
786
A. Camus, Lo straniero
789
Senza un perché
790
G. Orwell, La fattoria degli animali
794
Rivoluzione nella fattoria
795

AUTOVALUTAZIONE

A. Moravia, Gli indifferenti
Un mondo grottesco e patetico
C. Alvaro, Gente in Aspromonte
La vita dei pastori
❿❿❿ La struttura sintattica

E. Vittorini, Conversazione in Sicilia
L’arrivo al paese natale
D. Buzzati, Il deserto dei Tartari
L’importante deve ancora cominciare

802
803
804
805
806
810
811
813
814
815
818
819

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

822
823

Per preparare l’interrogazione

826

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

800
800

Indice generale

XI

E. Morante, La Storia
Il bombardamento di Roma

Modulo 18 – Il tema

La ferita della guerra
nella coscienza
dello scrittore

cinema

WWW

Guerra raccontata, guerra subita
Scrittori italiani di fronte alla guerra
cinema LA RESISTENZA: Il partigiano Johnny
Uno sguardo all’Europa
cinema LA GUERRA DI SPAGNA: Terra e libertà
C. Rebora, Poesie sparse
Viatico
V. Sereni, Diario d’Algeria
Non sa più nulla, è alto sulle ali
B. Fenoglio, I ventitré giorni di Alba
I partigiani costretti alla ritirata

828
829
830
831
833
833
835
836
838
839

L’ORRORE DELLA GUERRA NEGLI OCCHI
DEI BAMBINI

843
844
846

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 848

Storia dell’arte – Dalla fine

dell’Ottocento alla seconda
metà del Novecento
849
Percorso tematico 1 – La macchina.
Immagini di modernità
dal secondo Ottocento
al Novecento
885
Percorso tematico 2 – Arte
e civiltà delle comunicazioni
di massa nel Novecento
899

Sezione 3 – Il secondo Novecento
Modulo 19 – Storia e cultura

Dal secondo dopoguerra
ai giorni nostri

LINEA DEL TEMPO

Percorso 1 – Le idee e la cultura

918
922
926

928

L’eredità umanistica e il processo
928
di modernizzazione
Il totalitarismo e il predominio della tecnica 929
Il ritorno dell’Umanesimo nella filosofia
930
del Novecento
Una morale dell’azione e dell’impegno

931

(J.-P. Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo)

Il consumismo di massa
Uno sguardo su... la storia. Musica
e cultura giovanile
XII

Indice generale

936

Vi odio, cari studenti

937

935

(P.P. Pasolini, Empirismo critico)

L’economia e la società
Il quadro economico
Il quadro sociale

La modernizzazione e la mutazione
antropologica
cinema IL VENTO DELLA CONTESTAZIONE:
La meglio gioventù

933
934

AUTOVALUTAZIONE

938

Percorso 2 – Le poetiche

e la letteratura

940

La letteratura del secondo dopoguerra

940
941

Una cultura contro la sofferenza
(E. Vittorini, da “Il Politecnico”)

Gramsci e il concetto di cultura
nazional-popolare
Intellettuali e popolo

943
944

(A. Gramsci, Quaderni del carcere)

Il Neorealismo
Uno sguardo su... il cinema.
Il Neorealismo italiano

Voci isolate
Poesia: la linea antiermetica

946
948
950
950

AUTOVALUTAZIONE

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

962
964

Per preparare l’interrogazione

966

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

951
953
955
955
957
957
958
959

Modulo 21 – L’autore

Cesare Pavese

La vita, le opere, il pensiero
e la poetica
Dalle Langhe all’impiego editoriale
Le prime opere in versi e in prosa
L’ultimo Pavese
Il pensiero e la poetica
Pavese e il suo tempo

LINEA DEL TEMPO
AUTOVALUTAZIONE

Lavorare stanca
Lavorare stanca
❿❿❿ Lo stile “oggettivo” di Lavorare stanca

Modulo 20 – L’opera

Se questo è un uomo
di Primo Levi
L’autore. Primo Levi
LINEA DEL TEMPO

968
969

Il quadro storico-culturale.
L’epoca di Primo Levi

970

La testimonianza
di un sopravvissuto
cinema

UN INNO CONTRO LA MORTE:

La vita è bella
cinema

UN SOPRAVVISSUTO ALLA SHOAH:

Il pianista

AUTOVALUTAZIONE

Primo Levi, Se questo è un uomo
Considerate se questo è un uomo
Sul fondo
I sommersi e i salvati

LA CRITICA. LE “OSSESSIONI” DI PAVESE

971
971

974
975
975
977
981

986
Il canto di Ulisse
987
Kraus
991
cinema LA STORIA DI UN “GIUSTO”: Schindler’s list
992
di Primo Levi

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 995

Per preparare l’interrogazione

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
WWW

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 1026

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI

972

❿❿❿ Le tecniche narrative: la scrittura “scientifica”

WWW

Feria d’agosto
La vigna
La casa in collina
«Nessuno sarà fuori della guerra»
Dialoghi con il compagno
Le parole sono importanti
La luna e i falò
Il ritorno di Anguilla

996

998
998
1000
1000
1003
1004
1006
1007
1007
1009
1010
1010
1013
1013
1017
1017
1020
1021
1024
1024
1025

© RCS LIBRI EDUCATION SPA

La crisi del Neorealismo
Gli anni Cinquanta e Sessanta
La letteratura industriale in Italia
La Neoavanguardia
La letteratura nel tempo del postmoderno
Il teatro del secondo Novecento
La produzione letteraria degli ultimi anni

Per preparare l’interrogazione

1027
1028

Modulo 22 – Il genere

Dall’Europa al mondo:
la narrativa del secondo
Novecento
La storia del romanzo. Dal secondo
dopoguerra a oggi

Il romanzo e i conflitti ideologici, culturali,
religiosi, razziali
Cultura giovanile nella letteratura
americana degli anni CinquantaSessanta
Indice generale

1030
1031

1031
XIII

La letteratura latinoamericana e la cultura
dei paesi emergenti
Razzismo e tolleranza nella letteratura
degli ultimi decenni
Il totalitarismo sovietico e la letteratura
del dissenso
AUTOVALUTAZIONE

J.D. Salinger, Il giovane Holden
Anche gli adulti migliori ti deludono
❿❿❿ Lo stile “trasandato” del Giovane Holden

M. Yourcenar, Memorie di Adriano
La morte di Adriano
J.L. Borges, L’artefice
Borges e io
G. García Márquez, Cent’anni
di solitudine
La perdita della memoria, malattia mortale
I. Allende, La figlia della fortuna
La fuga
cinema

ISABEL ALLENDE E IL CINEMA

M. Kundera, Amori ridicoli
Eduard e Dio
A. Yehoshua, L’amante
Due mondi ostili
cinema

L’ODIO E L’AMORE:

L’amante perduto

T.B. Jelloun, Creatura di sabbia
Il libro del segreto

1032
1034
1035
1038
1039
1040
1045
1046
1047
1050
1051
1054
1055
1060
1061
1063
1065
1066
1071
1072
1073
1077
1078

1082
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 1083

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

1086

G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo 1099
L’immobilismo del principe di Salina
1101
cinema

LA RIVOLUZIONE SENZA CAMBIAMENTI:

Il Gattopardo

C.E. Gadda, Quer pasticciaccio brutto
de via Merulana
Il delitto di via Merulana
❿❿❿ Le tecniche narrative: la mobilità dei punti di vista

in Gadda

L. Sciascia, Il giorno della civetta
Le menzogne del confidente
G. Bassani, Il giardino dei Finzi Contini
La partita di tennis
G. Bufalino, Diceria dell’untore
I compagni del sanatorio
A. Tabucchi, Sostiene Pereira
«Non è facile fare del proprio meglio...»
cinema

UN “SEMPLICE” UOMO DI LETTERE:

Sostiene Pereira

Il romanzo italiano
del secondo Novecento
Il Neorealismo
Voci isolate
La crisi del Neorealismo
Letteratura e industria, sperimentalismo
e Neoavanguardia
Il romanzo italiano contemporaneo:
un crogiuolo di esperienze
AUTOVALUTAZIONE

XIV

Indice generale

1088
1091
1092
1093
1095
1098

1130

Per preparare l’interrogazione

1136

Modulo 24 – L’autore

Italo Calvino

La vita, le opere, il pensiero
e la poetica

Calvino e il suo tempo

Dal Neorealismo al Postmoderno

1112
1113
1114
1118
1119
1123
1125
1128
1129

1133
1134

L’infanzia e la formazione
L’inizio dell’attività letteraria
Dall’impegno politico all’impegno morale
Il nuovo indirizzo letterario
Il pensiero e la poetica

Modulo 23 – Il genere

1107
1108

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

1102

LINEA DEL TEMPO
AUTOVALUTAZIONE

Il sentiero dei nidi di ragno
La pistola
LA CRITICA. CALVINO E LA RESISTENZA

Il cavaliere inesistente
Agilulfo e Gurdulù
Le cosmicomiche
Tutto in un punto

1138
1138
1139
1139
1140
1143
1144
1146
1147
1148
1151
1152
1153
1159
1160

Le città invisibili
Ottavia: una città sottile
Ersilia: la città itinerante
Se una notte d’inverno un viaggiatore
Il romanzo lo scrive chi legge
❿❿❿ La letteratura racconta se stessa: i diversi piani

della narrazione

Lezioni americane
Medusa e Perseo

1164
1164
1166
1167
1168
1172
1173
1173

1178
PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale 1179

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

Per preparare l’interrogazione

1180

1225
1226

Per preparare l’interrogazione

1228

Modulo 26 – Il genere

Il teatro del secondo
Novecento

AUTOVALUTAZIONE

1182
1183

1186
1189
1189
LA CRITICA. PENNA, POETA DELL’AMORE
1191
La vita... è ricordarsi di un risveglio
1191
F. Fortini, Foglio di via
1193
Lettera
1194
M. Luzi, Nel magma
1196
Il giudice
1197
E. Pagliarani, La ragazza Carla
1199
Carla e il cielo color di lamiera
1200
E. Sanguineti, Purgatorio de l’Inferno
1204
Questo è il gatto
1205
P.P. Pasolini, Poesia in forma di rosa
1207
Supplica a mia madre
1208
G. Caproni, Il seme del piangere
1210
La gente se l’additava
1211
❿❿❿ Caproni e la semplicità apparente: Ultima preghiera 1213
G. Caproni, Congedo del viaggiatore
cerimonioso & altre prosopopee
1214
Congedo del viaggiatore cerimonioso
1214
A. Zanzotto, La beltà
1218
Al mondo
1219
AUTOVALUTAZIONE

S. Penna, Poesie
Io vivere vorrei addormentato

WWW

1222
1223
1223

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI

Il teatro europeo
Il teatro statunitense
In Italia teatranti a 360°

La poesia italiana
contemporanea
Dal superamento dell’Ermetismo
alla poesia contemporanea

A. Merini, Clinica dell’abbandono
L’anima

La storia del teatro. La rivoluzione
teatrale del secondo Novecento

Modulo 25 – Il genere

La storia della poesia. La poesia italiana
del secondo Novecento

❿❿❿ Lo sperimentalismo linguistico di Zanzotto

B. Brecht, Vita di Galileo
Il maestro e il discepolo
S. Beckett, Aspettando Godot
L’attesa
LA CRITICA. CHI È GODOT?

E. Ionesco, La cantatrice calva
Vuote parole
T. Williams, Un tram che si chiama
desiderio
La speranza
cinema

FRA TORMENTO E PASSIONE:

Un tram chiamato desiderio

E. De Filippo, Filumena Marturano
’E figlie so’ ffigglie
D. Fo, Morte accidentale di un anarchico
L’intervista

1254
1255
1256
1258
1259
1266
1267

PER L’APPROFONDIMENTO. Itinerario multimediale

1272
1273

Per preparare l’interrogazione

1275

PER IL RIPASSO ❿ IN SINTESI
WWW

1230
1230
1233
1234
1236
1237
1238
1242
1243
1247
1248
1249

Glossario
Risposte alle autovalutazioni
Indice degli autori e delle opere
ESERCITAZIONI PER L’ESAME DI STATO
I termini in
p. 1277

MAIUSCOLETTO

1277
1284
1290
1294

rimandano al glossario a

Indice generale

XV

© RCS LIBRI EDUCATION SPA

sezione 1

Tra fin de siècle
e primo Novecento

galleria immagini
p. 1 Manoscritto
autografo di Uno,
nessuno e centomila,
di Pirandello.

p. 3 Khnopff,
Maschera con cortina
nera, 1909.

p. 3 H. Van de Velde,
Accademia di Belle
Arti, Weimar, 19041911 (interno).

p. 30 Luigi Capuana.

p. 36 H. de FantinLatour, Un angolo
di tavolo (Ritratto
di A. Rimbaud),
particolare, 1872.

p. 109 Giovanni
Verga.

p. 165 Caricatura
di Cˇechov di fronte
al suo ritratto alla
galleria Tretjakov.

p. 18 Sigmund Freud.

p. 21 Henri Bergson.

p. 25 Edmond e Jules
de Goncourt.

p. 27 Ritratto
fotografico di
É. Zola.

p. 44 Giovanni Papini p. 47 F.T. Marinetti
in una fotografia
all’epoca del lancio
giovanile.
del Futurismo.

p. 59 G. Seurat, La
grande Jatte, 18841886.

p. 75 Guy de
Maupassant.

p. 87 Bianchi, G.
Verga, 1912.

p. 88 G. Deledda in
una fotografia giovanile.

p. 171 Henrik Ibsen.

p. 176 August
Strindberg.

p. 179 Anton Cˇechov.

p. 187 O. Redon,
Orfeo, 1903 ca.

p. 193 Nadar, fotografia di Baudelaire,
1854.

p. 200 E. Manet,
Mallarmé, 1876.

p. 203 H. de Fantin- p. 214 Fotografia di
Latour, Un angolo di R.M. Rilke, 1906.
tavolo (Ritratto di P.
Verlaine), particolare,
1872.

p. 216 V. Majakovskij
nel 1913.

p. 219 Guillaume
Apollinaire.

p. 228 Arrigo Boito.

p. 231 Emilio Praga.

p. 234 G. Carducci,
fotografia del 1900
ca.

p. 239 G. Pascoli
nella maturità.

p. 240 Sergio
Corazzini.

p. 243 Guido
Gozzano.

p. 247 G. D’Annunzio
nel suo studio.

p. 254 Marino
Moretti.

p. 260 Palazzeschi in
una fotografia di
Mario Nunes Vais,
1913.

p. 263 Dino
Campana, in una
fotografia del 1912.

p. 266 Sbarbaro
(1911 circa).

p. 273 Il professor
Pascoli al tempo del
suo primo incarico,
Matera (1882-84).

p. 337 G. D’Annunzio
alla guida del suo
aeroplano.

p. 369 P. Picasso,
Donna seduta appoggiata sul gomito,
1939.

p. 381 Ritratto di J.-K.
Huysmans.

p. 386 O. Wilde in
una fotografia giovanile.

p. 393 J. Conrad.

p. 398 M. Proust.

p. 403 J. Joyce.

p. 407 Thomas
Mann.

p. 413 F. Kafka.

p. 418 I. Svevo.

p. 419 L. Pirandello.

p. 420 V. Woolf a
vent’anni; fotografia
di G.C. Beresford.

p. 431 G. Klimt, Nuda
Veritas, particolare,
1899.

p. 435 I.U. Tarchetti.

p. 441 Ritratto di
H. James.

p. 446 Sibilla
Aleramo.

p. 452 K. Mansfield.

p. 14 Charles R.
Darwin.

Storia
e cultura
Dal Positivismo
alle Avanguardie

Prerequisiti
• Saper individuare i concetti fondamentali espressi in un testo
• Saper sintetizzare il contenuto informativo di un testo

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Modulo 1

Obiettivi
Conoscenze
• Conoscere il quadro storico-economico e sociale dalla seconda
metà dell’800 alla belle époque
• Conoscere le ideologie e le filosofie emergenti dell’epoca
• Conoscere le caratteristiche fondamentali dell’epoca attraverso le
figure e le opere più rappresentative
• Conoscere l’intreccio tra l’atmosfera culturale e la produzione
letteraria
• Conoscere le poetiche più rappresentative dell’epoca
Competenze
• Individuare le relazioni tra l’atmosfera culturale dell’epoca, i
mutamenti sociali e la produzione letteraria
• Ricavare dai testi l’ideologia e i princìpi di poetica di un autore
• Cogliere differenze e analogie tra poetiche, autori e opere
• Saper analizzare i testi
• Saper approfondire i contenuti tematici di un testo
• Saper collegare le tematiche di un testo a tematiche più vaste,
legate alle condizioni socio-culturali delle diverse epoche
• Saper inserire le tematiche di un testo in un contesto
multidisciplinare

L’economia e la società

Il quadro economico
Lo sviluppo dell’economia europea e statunitense
L’industrializzazione
dell’Occidente
europeo

Intorno al 1850 si concluse la fase di sviluppo legata alla prima rivoluzione industriale che
aveva visto l’affermarsi della supremazia inglese nella produzione e nel commercio mondiali. Nei decenni successivi anche il resto dell’Occidente europeo attraversò una fase di straordinario sviluppo economico, con una forte crescita delle attività industriali e commerciali.
Alla Gran Bretagna, che continuava a detenere il primato economico, si affiancarono sulla
via dell’industrializzazione la Francia, la Germania, il Belgio, la Svizzera, alcune regioni
dell’Italia e dell’impero austriaco. Naturalmente, rimanevano numerose zone in stato di arretratezza, soprattutto nel Sud e nell’Est europeo, dove l’economia era ancora essenzialmente
agricola e non ancora toccata da processi di modernizzazione.

La crescita
economica
americana

Anche gli Stati Uniti registrarono in questo periodo ritmi di crescita industriale molto
veloci. Intorno al 1860 erano il secondo paese industriale del mondo, dopo l’Inghilterra. A
questa data erano state attivate forme di produzione meccanizzate e standardizzate che nel
complesso garantivano una produttività del lavoro superiore a quella di qualsiasi altro paese. Alla Esposizione universale di Londra del 1851 alcuni prodotti americani destarono grande ammirazione: le macchine da cucire, le macchine agricole, gli oggetti in gomma.

I fattori
della crescita

Alla crescita delle attività industriali e commerciali contribuirono diversi fattori, come la
diffusione della meccanizzazione nelle manifatture tessili, dell’impiego del carbone nella siderurgia, dell’utilizzo della forza del vapore per azionare le macchine. Ai progressi della tecnologia si aggiunsero la diffusione delle ferrovie e della navigazione a vapore, che incrementarono considerevolmente i commerci e consentirono una crescente integrazione economica tra le diverse aree dell’Europa e del mondo. Altro fattore di impulso allo sviluppo
economico – perlomeno in Europa – fu l’adozione di una politica economica basata sul libero scambio di merci e capitali, che dalla Gran Bretagna si estese agli altri paesi. Gli Stati Uniti mantennero invece tariffe doganali moderatamente protezionistiche.

I settori
guida
dell’industria
europea

La fonte più importante di energia per l’industria europea era il carbone. Le nuove aree
industriali nascevano pertanto in prossimità delle zone ricche di giacimenti carboniferi,
come il Belgio, le regioni del Galles e della Scozia in Gran Bretagna, il bacino della Ruhr
in Germania. I settori più all’avanguardia dell’economia erano il tessile e il metallurgico,
quest’ultimo legato in particolare alla produzione dei grandi macchinari per l’industria, solitamente di ferro, e alla costruzione delle linee ferroviarie.

Compenetrazione
tra industria
e finanza

I nuovi complessi industriali richiedevano investimenti così alti che nessun imprenditore privato avrebbe potuto sostenerli da solo. I mezzi finanziari occorrenti vennero pertanto
dai governi, dalle società per azioni (associazioni di più capitalisti) e dalle banche. Queste
ultime, in pratica, raccoglievano i risparmi dei privati e li mobilitavano verso il finanziamento di nuovi impianti industriali. Un ulteriore canale di approvvigionamento di capitali fu

4

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

il ricorso agli investimenti esteri. Il trasferimento di capitali da un paese all’altro, facilitato dalla libertà di commercio, divenne un fenomeno diffuso.

La seconda rivoluzione industriale
Nei decenni successivi al 1870 si verificarono tali e tanti mutamenti a livello tecnologico e industriale, da indurre gli storici a parlare di una seconda rivoluzione industriale. Mentre la
prima rivoluzione industriale era stata contrassegnata dal grande utilizzo di carbone e ferro, dal libero mercato e dalla libera concorrenza tra le imprese, la seconda fu alimentata dalla produzione dell’acciaio, dell’elettricità e della chimica e coincise con la creazione di sistemi economici caratterizzati dalla formazione di grandi concentrazioni industriali e finanziarie.
La produzione
dell’acciaio

Dopo il 1870 il ferro e la ghisa cominciarono a essere sostituiti dall’acciaio, un materiale
molto più resistente, meno soggetto al logoramento. In acciaio cominciarono a essere costruiti i binari dei treni (quelli in ferro dovevano essere sostituiti ogni quattro o cinque anni),
le macchine tessili, le rotative per la stampa, le macchine agricole e tanti altri macchinari.

L’elettricità

L’evento che aprì la strada all’uso industriale dell’energia elettrica fu la messa a punto della dinamo, una macchina elettrica rotante, in grado di trasformare l’energia meccanica in
energia elettrica. Alla fine dell’Ottocento nacquero le prime centrali idroelettriche e termoelettriche e si formarono potenti gruppi industriali di settore.

Il telegrafo,
il telefono,
la radio

Gli studi sull’elettricità consentirono la messa a punto del telegrafo per la comunicazione rapida a distanza (nel 1866 un cavo sottomarino collegò telegraficamente l’Europa agli
Stati Uniti) e quelle del telefono e della radio.

Il petrolio

Un’altra fonte di energia fu ricercata nel petrolio, la cui estrazione cominciò negli Stati
Uniti nel 1859; ma fu dopo l’applicazione del motore a scoppio all’automobile, nel 1885,
che acquistò un’importanza senza precedenti.

I progressi
della chimica

Anche il settore chimico fu oggetto di profonde innovazioni tecnologiche. Aumentò considerevolmente la produzione di composti noti e ne furono inventati dei nuovi (coloranti artificiali, concimi, esplosivi, farmaci – come l’aspirina – filati artificiali, insetticidi). Alla chimica è legata l’industria della gomma: nel 1888 fu brevettato il primo pneumatico.

La Grande depressione di fine Ottocento
A partire dal 1873 e fino alla metà degli anni Novanta dell’Ottocento l’economia mondiale fu
contrassegnata da una grave crisi. Ciò avveniva nonostante la produzione continuasse a crescere impetuosamente, come pure il commercio internazionale. Anzi, fu proprio negli ultimi decenni dell’Ottocento che le economie industriali americana e tedesca fecero passi da gigante e la rivoluzione industriale si estese a nuovi paesi quali la Svezia e la Russia. Ciò nondimeno si parla, per questo periodo, di Grande depressione.
Crollo
dei prezzi
dei prodotti
agricoli

Che cos’era dunque accaduto? A entrare in crisi non era stata la produzione, ma la sua
redditività, dovuta a un forte calo dei prezzi, dapprima dei prodotti agricoli, poi anche industriali. La caduta dei prezzi agricoli fu determinata dall’invasione dei grani d’oltreoceano che inondarono i mercati europei. Le conseguenze per gli agricoltori, e in generale per
l’intera società, furono drammatiche, giacché i contadini costituivano ancora il 40-50% della popolazione lavoratrice maschile nei paesi sviluppati (eccetto la Gran Bretagna) e fino al
90% negli altri. La crisi di sovrapproduzione agricola finì per estendersi anche all’industria
e al commercio. Si verificò così, durante gli anni Ottanta dell’Ottocento e oltre, un enorme
flusso migratorio dall’Europa verso gli Stati Uniti.

Ritorno al
protezionismo

Una soluzione alla crisi fu trovata nel protezionismo. I governi incominciarono ad adottare misure per proteggere i produttori nazionali dalla concorrenza delle merci d’importazione. Finiva così la lunga era liberistica, almeno rispetto al movimento delle merci.

Modulo 1

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

5

La formazione
di monopoli

Un’altra risposta alla crisi fu la concentrazione industriale. Al capitalismo fondato sulla libera concorrenza tra le imprese, si venne sempre più sostituendo un regime caratterizzato dal peso crescente di gruppi monopolistici. Specialmente nei paesi di più recente industrializzazione, come gli Stati
Uniti e la Germania, si crearono rapidamente situazioni di monopolio o di
oligopolio. Le imprese rimaste sul mercato spesso costituivano tra loro dei
cartelli, cioè si accordavano per praticare prezzi uguali, vanificando di fatto
il regime di concorrenza.
In altri casi si formarono dei trust, cioè delle società operanti in più settori
produttivi. In pratica uno stesso gruppo industriale copriva l’intero ciclo produttivo, dall’approvvigionamento di materie prime alla distribuzione sul mercato del prodotto finito.

Monopolio
Mercato controllato da un’unica impresa.

Oligopolio
Mercato controllato da un
ristretto numero di imprese.

Anche nel settore bancario, un manipolo di gigantesche banche a capitale Compenetraazionario con reti nazionali di succursali sostituì rapidamente le banche mi- zione
Profonda parnori. Parallelamente si verificò una sempre maggiore compenetrazione tra tecipazione rebanche e imprese. Date le dimensioni degli impianti e i costi delle tecnologie, le ciproca.
industrie dovettero sempre più ricorrere ai prestiti bancari. Il finanziamento
industriale si attuò anche tramite l’emissione di azioni e lo sviluppo del mercato azionario.
Le Borse dei paesi capitalistici si aprirono alla negoziazione di valori industriali.

La corsa
all’accaparramento
di mercati

Una terza via d’uscita dalle difficoltà economiche fu ricercata nell’imperialismo. Secondo diversi storici è innegabile, infatti, la coincidenza cronologica fra la depressione e la fase dinamica della spartizione coloniale del globo. Così come è innegabile che la pressione
del capitale in cerca di investimenti più proficui e quella delle industrie in cerca di nuovi
mercati e di materie prime contribuirono alla politica espansionistica.

La belle époque

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La crescita
del sistema
bancario

Negli anni a cavallo del Novecento, l’Europa vive una situazione di euforia generale. Il benessere, le vie delle grandi città illuminate, i caffè e i teatri gremiti di gente, la grande disponibilità di merci, le invenzioni tecnologiche che rendevano più comoda la vita, tutto dava la sensazione che si fosse raggiunto uno sviluppo stabile e duraturo. Mentre i proletari cercavano un lavoro all’estero emigrando, le potenze europee si armavano le une contro
le altre, la vita della borghesia procedeva all’insegna della spensieratezza e della gioia di vivere. La frenesia delle classi abbienti si manifestò in molti settori: gli spettacoli, l’abbigliamento, il modo di arredare la casa, e anche l’arte o la scienza. La borghesia europea percepiva il proprio tempo come una “bella epoca”, la belle époque.
Il mercato
di massa

L’espansione economica favorì l’aumento della popolazione e l’innalzamento dei redditi.
Una nuova e vasta gamma di beni e servizi, la cui produzione era favorita dai progressi tecnologici, si riversò nei mercati, disponibile all’acquisto da parte di ampi strati della popolazione. Il commercio, fino a quel momento limitato ai beni di prima necessità, come i generi alimentari e il vestiario, cominciò a estendersi a beni non strettamente necessari ma
che tali non tardarono a diventare (anche grazie al diffondersi della pubblicità).

Lo scientific
management

All’avvento della produzione di massa contribuì anche lo scientific management, cioè il
ricorso a metodi più razionali e scientifici, nel controllo e nella programmazione delle grandi aziende, al fine di aumentare il rendimento. Paese guida in tale direzione furono gli Stati Uniti, e il settore che per primo si avvalse di tali innovazioni fu quello delle automobili.

L’applicazione
della catena
di montaggio

Seppure più avanti cronologicamente, nel 1908, Henry Ford introdusse nei suoi stabilimenti la catena di montaggio, applicazione diretta dello scientific management studiato dall’ingegnere americano Frederick Taylor. L’idea di Taylor era di dividere il processo produttivo in segmenti di operazioni quanto più semplici possibile, da compiere in un tempo

6

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

cronometrato; proponeva pertanto di organizzare il lavoro di fabbrica in modo che ogni
operaio dovesse compiere una sola operazione, ripetendola meccanicamente, con un solo gesto; in questo modo si eliminavano i “tempi morti”, cioè gli spostamenti all’interno dello stabilimento. I pezzi da lavorare, scorrendo su un nastro trasportatore, si arrestavano dinanzi all’operaio e, dopo che questi aveva compiuto l’operazione assegnatagli nei tempi previsti, passavano davanti all’operaio successivo e così via.
Tanti
prodotti,
tutti uguali

ci
ne
ma

Il sistema tayloristico, che in Europa si diffuse solo dopo il 1914, consentiva la creazione
di prodotti tutti perfettamente uguali (standardizzazione) e in numero molto maggiore rispetto a prima. Consentiva anche di addestrare in breve una grande quantità di manodopera, spesso costituita da immigrati dalle campagne, privi di competenze tecniche.

IL RAPPORTO TRA UOMO E MACCHINA: Tempi
Anno: 1936
Produzione: USA
Soggetto e sceneggiatura: Charlie
Chaplin
Regia: Charlie Chaplin
Interpreti principali: Charlie
Chaplin (l’operaio), Paulette
Goddard (la monella)

Charlie Chaplin (1889-1977), attore, compositore e regista inglese, fu uno dei massimi artisti
del XX secolo. Boicottato negli
Stati Uniti, dove era considerato
come un pericoloso comunista
a causa del suo impegno socia-

Modulo 1

Storia
e cultura

le e politico, fu vittima di un
maggiore ostracismo dopo l’uscita di Tempi moderni (1936),
pellicola in cui esplicita tutta la
sua critica al capitalismo e alla
meccanizzazione dell’industria.
In effetti Chaplin era estremamente preoccupato per le condizioni delle classi meno abbienti, tanto che arrivò a elaborare una sua teoria economica
che si proponeva di ridistribuire
i redditi, ridurre la disoccupazione e innalzare il tenore di vita
dei lavoratori.
Il protagonista del film lavora in
fabbrica alla catena di montaggio, dove deve imbullonare dei
dadi a un ritmo vertiginoso: perdendo il
ritmo, finisce negli
ingranaggi. In seguito, il padrone della
fabbrica gli fa sperimentare una macchina per mangiare
completamente automatica, che all’utente richiede solo di
aprire la bocca. L’uomo impazzisce e
viene licenziato; per
una serie di circostanze, si ritrova su
un camion che trasporta esplosivi, cade e si ritrova per
strada, con in mano
la bandiera rossa del
“pericolo esplosivi”.
La gente fraintende,
lo scambia per un
leader comunista e
comincia a seguirlo;
in seguito salva una

Dal Positivismo alle Avanguardie

moderni

ragazza povera dalla violenza
della polizia. Finalmente trova
lavoro come cameriere, ma deve fare di tutto, persino sostituire il cantante del locale; con un
guizzo di genialità, improvvisa
Titina (una delle sue canzoni più
famose), ottenendo un enorme
successo. Tuttavia la polizia, che
ancora cerca la ragazza, irrompe
nel locale e l’operaio fugge insieme a lei.
Nonostante il cinema fosse già
sonoro, il film è sostanzialmente muto per esplicita scelta dell’autore, se si escludono la canzone cantata da Chaplin e borbottii senza senso. Come si
evince dalla trama, la critica sociale di Chaplin non è mai pedante o demagogica, ma prende
spunto da situazioni reali che
sono rese comiche – e tragicomiche – dall’esasperazione della
realtà stessa. In questo senso,
mostrare i ritmi disumani della
catena di montaggio, che infine
“catturano” anche fisicamente
l’operaio, mettendolo in una situazione ridicola, sono ben più
efficaci ed espressivi, sul piano
dell’analisi sociale, di tanti proclami ideologici sul lavoro in
fabbrica. L’episodio della macchina per mangiare, inoltre, è
ancora più lungimirante, dato
che prevede con largo anticipo
la sempre maggior inerzia dell’uomo, alimentata e causata anche dalla tecnologia che, con l’alibi di rendere la vita più comoda, finisce per trasformare l’uomo in un essere bisognoso di
ciò che, in realtà, non gli serve
affatto.
7

Il quadro sociale
I flussi migratori
La crescita
demografica

Nel corso dell’Ottocento in Europa si verificò un’imponente crescita demografica, dovuta
al maggiore benessere di più larghi strati di popolazione, al miglioramento dell’alimentazione, delle condizioni abitative e igieniche. La popolazione europea fu più che raddoppiata, passando dai 200 milioni del 1800 ai 430 milioni del 1900. Anche a livello mondiale la
popolazione raddoppiò, attestandosi alla fine del secolo intorno al miliardo e mezzo. I paesi più popolati erano quelli asiatici, seguiti da quelli europei.

L’emigrazione
europea
verso gli
Stati Uniti

Una grande quantità di manodopera europea si riversò nelle Americhe, dove nel corso del
secolo il numero degli abitanti passò da 30 milioni a 170 milioni (da 7 a 80 milioni soltanto nell’America settentrionale). Si trattò di una delle più grandi emigrazioni di massa.
L’emigrazione italiana aveva cominciato a farsi consistente dopo l’Unità, fino a raggiungere punte elevatissime nell’ultimo decennio dell’Ottocento e nel primo del Novecento. Allo
scoppio della prima guerra mondiale (1914) circa 16 milioni di italiani vivevano fuori dal loro paese di origine.

ci
ne
ma

LA CIVILTÀ CONTADINA: Novecento,
Anno: 1976
Durata: 155’
Produzione: Italia
Regia: B. Bertolucci
Soggetto e sceneggiatura: F. Arcalli;
B. Bertolucci; G. Bertolucci
Fotografia: V. Storaro
Musiche: E. Morricone
Interpreti principali: R. De Niro
(Alfredo Berlinghieri);
G. Depardieu (Olmo Dalco);
S. Sandrelli (Anita); B. Lancaster
(il nonno di Alfredo)

Agli inizi del secolo l’Italia era
ancora, per larghissima parte,
una società contadina, basata
sulla famiglia patriarcale che,
nelle grandi case di campagna in
cui vivevano raggruppate più
unità familiari, era governata dall’uomo più anziano, generalmente il nonno. Il film di Bertolucci racconta, tramite la storia
di un’amicizia tra due ragazzi, la
trasformazione graduale di questa società, con tutte le contraddizioni e le problematiche che
comportò.
Il primo gennaio del 1900, nelle
campagne emiliane, nascono
due bambini: Alfredo, nipote di
un proprietario terriero e futuro
8

atto I

erede del patrimonio, e Olmo, figlio di contadini dipendenti del
latifondo. I due bambini, nonostante le differenze sociali, crescono insieme, legati da un’amicizia profonda. Tuttavia, a un
certo punto della loro vita, si troveranno in situazioni opposte:
Olmo, dopo aver sostenuto le
lotte contadine, deve fuggire dal
paese per scampare alle squadre fasciste; Alfredo, impegnato
nel proteggere i propri privilegi,
si trasforma in un padrone-tiranno e viene abbandonato dalla moglie. La prima parte del
Novecento, con
tutte le trasformazioni che ha portato, ha diviso i due
amici che, tuttavia, sono ancora
profondamente legati, anche se politicamente e socialmente si trovano su sponde opposte.
Il film di Bertolucci è composto di
due parti, Novecento atto I e Novecento atto II, della durata complessiva di 318’.

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

L’opera di Bertolucci, una delle
migliori della sua produzione,
narra le vicende italiane attraverso le storie dei due protagonisti, segnati da due destini diversi ma legati da un sentimento troppo antico per venire cancellato dalle contrapposizioni
sociali.
La prima parte, estremamente
curata nei dettagli, si avvale di
immagini suggestive che richiamano la pittura di soggetto contadino o sociale, con evidenti
omaggi a Van Gogh e Pelizza da
Volpedo.

Dalle
campagne
alle città:
l’urbanesimo

Insieme alla crescita demografica proseguì per tutta la seconda metà del secolo lo sviluppo delle città. Nel 1800 esistevano in Europa solo 17 città con 100.000 abitanti o più. Nel
1893 ce n’erano 103. Nel 1900 Londra, Parigi e Vienna avevano superato il mi- Megalopoli
lione di abitanti. Ma la novità che caratterizzava il fenomeno dell’urbanesimo Grande agglonon stava tanto nella nascita delle megalopoli quanto nella proliferazione di merato urbano con alta
grandi e medi centri urbani in vaste zone industriali, come la Ruhr in Ger- densità di pomania. Nelle città affluivano soprattutto i contadini, che abbandonavano la ter- polazione.
ra a favore dei settori industriale e terziario.

Gli abitanti delle città
Gli ultimi decenni dell’Ottocento furono indubbiamente il periodo d’oro della borghesia,
quello della sua avanzata e del suo trionfo, in concomitanza con l’espansione economica e coloniale. Molto consistente nell’Europa occidentale e centrale, la borghesia era un ceto ancora ristretto nei paesi dove l’industrializzazione era in forte ritardo, come nell’Europa orientale e meridionale. Nei paesi avanzati esisteva un’alta borghesia, rappresentata dalle famiglie più potenti e ricche, spesso vere e proprie dinastie finanziarie e industriali (come quella tedesca dei Krupp, magnati dell’acciaio), che si trasmettevano le aziende di padre in figlio.
Nobiltà e alta borghesia spesso si fondevano attraverso i matrimoni. C’era poi una media
borghesia, costituita da alti funzionari dell’amministrazione pubblica, da dirigenti industriali, da ricchi commercianti e liberi professionisti (medici, avvocati, ecc.) e una piccola borghesia, che si andava progressivamente espandendo. Ai tradizionali artigiani e commercianti si affiancavano ora i lavoratori dipendenti, sia del settore privato sia pubblico, come commessi, tecnici, impiegati.

Nuovi
scenari
urbani
per i ricchi
borghesi

Per adeguare il volto e i servizi delle città al tenore di vita della ricca borghesia, molte capitali europee dettero avvio alla realizzazione di grandi opere pubbliche, o addirittura a ristrutturazioni radicali. Furono costruite grandi stazioni ferroviarie; partirono i primi progetti di metropolitane (la prima fu quella di Londra, inaugurata nel 1863); antichi quartieri divenuti fatiscenti furono rasi al suolo per far posto ad ampie strade alberate e a lussuosi palazzi; furono ampliate le reti fognarie e idriche.
Anche nell’Italia industrializzata le città acquistarono una nuova fisionomia: le secolari mura medioevali furono abbattute per essere sostituite da ampi viali di circonvallazione, oltre
i quali sorgevano i quartieri operai, vicini agli insediamenti industriali.

Le condizioni
della classe
operaia

Come la borghesia anche il proletariato industriale non costituiva un ceto omogeneo.
Col tempo si erano create stratificazioni che andavano dagli operai specializzati, ricercati
per le loro capacità e che godevano di un lavoro stabile, agli operai non qualificati, addetti a
mansioni ripetitive, poco o niente garantiti sulla continuità del loro lavoro, spesso soggetti a
lunghi periodi di disoccupazione.
In generale la condizione operaia non era sostanzialmente mutata rispetto alla prima metà
del secolo. Gli operai continuavano a essere alla completa mercè dei loro datori di lavoro; non c’erano leggi che definissero l’età minima per il lavoro in fabbrica, la lunghezza della giornata lavorativa, il diritto al riposo settimanale. Anche lo sciopero, giuridicamente, era
considerato un reato. Solo verso la fine dell’Ottocento, con ritmi diversi fra un paese e l’altro,
lo Stato cominciò con apposite leggi a regolamentare i rapporti di lavoro. Ma fu una conquista lenta e difficile. Solo alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918, si impose la giornata lavorativa di otto ore.
Altrettanto pessime erano rimaste le condizioni abitative dei ceti operai, costretti a vivere in
luoghi sovraffollati e degradati, spesso scantinati umidi e malsani. La situazione peggiorò
in particolare nelle maggiori città sedi di governo o centri di attività industriali, in conseguenza della massiccia immigrazione di persone in cerca di lavoro.

Modulo 1

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Alta, media
e piccola
borghesia

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

9

Linea del tempo
1878
• Muore Vittorio Emanuele II; gli
succede Umberto I
• Muore Pio IX; gli succede Leone
XIII
• Congresso di Berlino
1882
• Viene stipulata la Triplice
alleanza (Italia, Germania,
Austria)
• Muore
Garibaldi

1889
Viene fondata la Seconda internazionale
1892
• Nasce il Partito socialista italiano
• Primo governo Giolitti

1865

1875

1885

1871
Darwin scrive L’origine
dell’uomo

1883-85
Esce Così parlò
Zarathustra
di Nietzsche

1886
Esce Al di là del bene e del male di
Nietzsche
1889
Bergson pubblica il Saggio sui dati
immediati della coscienza

1865
I fratelli Goncourt pubblicano
Germinie Lacerteux
1871
• Rimbaud scrive la Lettera
del veggente
• Dostoevskij dà alle stampe
I demoni
1873
Rimbaud scrive Una stagione
all’inferno

1877
Zola pubblica L’Assommoir
1880
Verga pubblica la raccolta di
novelle Vita dei campi
1881
Verga pubblica I Malavoglia
1883
Verga pubblica le Novelle rusticane
1884
Viene pubblicato A ritroso di
Huysmans, il primo romanzo
decadente

1885
Maupassant dà alle stampe Bel-Ami
1889
• D’Annunzio scrive Il piacere
• Verga pubblica Mastro-don Gesualdo
1891
Wilde pubblica Il ritratto di Dorian Gray
1892
Esce la prima edizione di Myricae di
Pascoli

Eventi letterari

Il contesto culturale

La storia

1870
• L’esercito italiano entra a
Roma, aprendosi un varco a
Porta Pia
• Roma vota per l’annessione
al Regno d’Italia
• Caduta di Napoleone III
1871
• Roma capitale d’Italia
• Nascita del Secondo Reich
• La Comune di Parigi

10

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

1898
Strage di Bava Beccaris a Milano
1900
Umberto I viene
assassinato e gli
succede Vittorio
Emanuele III
1903
Muore Leone XIII;
Pio X è il nuovo
papa

1908
Annessione della Bosnia e
dell’Erzegovina all’Austria
1911
L’Italia dichiara guerra alla Turchia
per il possesso della Libia
1912
L’Albania si proclama
indipendente dalla Turchia;
l’Italia conquista la Libia
1914
• Muore Pio X; gli succede
Benedetto XV
• A Sarajevo l’arciduca
Ferdinando viene
assassinato: inizia
la prima guerra mondiale

1895

1905

1896
Bergson
pubblica
Materia
e memoria
1900
Esce
L’interpretazione
dei sogni
di Freud

1905
Freud pubblica Tre saggi sulla teoria
sessuale
1907
Bergson pubblica L’evoluzione
creatrice
1909
Marinetti pubblica il Manifesto
del Futurismo

1895
Prima rappresentazione dell’Importanza di
chiamarsi Ernesto di Wilde
1897
Pascoli espone, con il saggio Il fanciullino, la sua
poetica
1901
Esce Il marchese di Roccaverdina di Capuana
1903
• Pascoli pubblica i Canti di Castelvecchio
• D’Annunzio pubblica la raccolta Alcyone
1904
Esce a puntate Il fu Mattia Pascal di Pirandello

1908
Escono Arte e scienza
e L’umorismo di Pirandello
1912
Esce
La morte
a Venezia
di Mann
1913
Deledda
pubblica
Canne
al vento

Modulo 1

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

1915

1917
Esce Ritratto
dell’artista da giovane
di Joyce

11

P E R C O R S O

1

Le idee e la cultura
Il Positivismo, nuovo indirizzo di pensiero
CULTURA
POSITIVISTA

Arte come creatività del
sentimento e della fantasia

Arte come rinnovata
esigenza di realismo

L’intellettuale
si fa portavoce
dei valori del popolo

L’intellettuale dà voce
alle problematiche sociali
e politiche

Figura dello
scienziato
e del professionista

Figura del
poeta-vate

Valori romantici
(nazione, storia, popolo)

Valori positivisti
(progresso, ragione, laicità)

Centralità della religione

Centralità della scienza
e della tecnica

Concezioni spiritualiste
e idealiste dell’uomo
e della società

Metodo scientifico
e sperimentale applicato
alla società e all’uomo

Teologia

Metafisica

Sociologia

Psicanalisi

Teoria dell’evoluzione
Auguste
Comte e la
nascita della
sociologia

12

La cultura europea della seconda metà dell’Ottocento appare dominata dal Positivismo, un indirizzo di pensiero nato in Francia. Il termine era stato coniato dal filosofo
utopista C.H. de Saint Simon (1760-1825)
per indicare il metodo seguito dalle scienze positive (la matematica, la fisica e le
scienze naturali vanno sotto questa definizione), un procedimento di conoscenza
della realtà fondato sull’osservazione dei
fenomeni, sulla sperimentazione e sul
principio della verifica della teoria con la
prova dei fatti. Con i nuovi sviluppi delle
tecniche e delle scienze naturali, il termine
si estese ad altri campi del sapere, in particolare alla filosofia. Rispetto alla precedente cultura romantica, che vedeva l’arte
come creatività stimolata dal sentimento e
dalla fantasia, la cultura positivista considerava invece l’arte come una rinnovata
esigenza di realismo, nella quale l’intellettuale non era più portavoce del popolo, né
poeta-vate, né, infine, portatore di nuovi
valori sentimentali, religiosi, nazionali,
ecc. L’intellettuale positivista, al contrario,
dà voce alle problematiche sociali e politiche e ha una cieca fiducia nella scienza, nella tecnica e nel progresso. Alla religiosità romantica si affianca una fiducia
nella ragione che porta all’applicazione
del metodo scientifico alla società e all’uomo e alla nascita di nuove scienze quali la sociologia e la psicanalisi.

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CULTURA
ROMANTICA

Un precursore di tale indirizzo fu il filosofo e sociologo francese Auguste Comte (17981857), che utilizzò il termine «positivo» per designare una fase evolutiva della storia dell’umanità. Per Comte, infatti, l’umanità aveva superato lo stadio teologico e metafisico, in cui
attribuiva i fenomeni della natura a esseri soprannaturali o a forze occulte, ed era approdata allo stadio scientifico, per merito di scienziati come Bacone, Galileo e Cartesio. È a partire da loro che l’uomo ha cominciato a interrogarsi non tanto sul perché dei fenomeni,
quanto sul come essi si manifestano, a studiarne cioè i rapporti di causa-effetto (la concaSezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

tenazione dei fatti) e a formulare le leggi della natura che consentono a loro volta di prevedere altre concatenazioni (vedere per prevedere). Questo stadio positivo dell’umanità si
sarebbe del tutto attuato, secondo Comte, appena il metodo sperimentale e scientifico, di
pertinenza esclusiva delle scienze naturali e matematiche, si fosse esteso a tutti i settori del
sapere e dell’attività umana, in particolare alle discipline storiche, politiche e sociali. Era
questa la “missione” che Comte affidava alla filosofia positiva: unificare tutti i risultati delle scienze particolari in una scienza della società, la sociologia. Compito della sociologia
era l’osservazione e l’analisi dei fenomeni sociali e la scoperta delle cause che li determinano. In quegli anni nacque anche la statistica, un’altra disciplina che forniva gli strumenti
per l’indagine dei fenomeni sociali.

La diffusione del Positivismo
Il Positivismo
in Francia

Dopo Comte, il Positivismo francese si espresse soprattutto nel campo degli studi storici,
con Hippolyte Taine (1828-1893), e sociologici, con Émile Durkheim (1858-1917). A Taine
si devono alcune importanti riflessioni nel campo dell’estetica (Filosofia dell’arte, 1865): per
lui l’opera d’arte non è un prodotto casuale, ma il frutto di un incrocio del contesto geografico, delle premesse antropologiche e delle contingenze storiche («l’ambiente, la razza e il
momento storico») che determina gli individui.
Tema centrale del pensiero di Durkheim è il problema delle relazioni tra individuo e società. La società è determinata da una coscienza collettiva, che consiste nell’insieme delle
credenze e dei sentimenti comuni alla media dei suoi membri. Per Durkheim la coscienza
collettiva determina le azioni dei singoli, così che si può affermare che l’individuo è generato dalla società e non viceversa.
Antropologia

Il Positivismo
in Italia

Uno dei più importanti esponenti del pensiero positivista italiano fu Roberto Ardigò (1828-1920); altri notevoli contributi provennero da quanti
cercarono di conoscere la realtà del paese per modificarla, come lo storico
Pasquale Villari e il medico criminologo Cesare Lombroso (inventore dell’antropologia criminale).

criminale
Teoria secondo
cui le tendenze
criminali si trasmettono attraverso tare
mentali o anomalie somatiche ereditarie.

La teoria dell’evoluzione
Un rilievo centrale assunse nell’ambito del pensiero positivista l’evoluzionismo, per l’influenza che esercitò su tutti i campi del sapere e in particolare sulle nuove scienze umane
(economia, sociologia, psicologia, antropologia). A formularla fu il biologo e naturalista inglese Charles Robert Darwin (1809-1882) nelle opere L’origine della specie (1859) e L’origine dell’uomo (1871), di cui riportiamo un passo.
Darwin
e l’analisi
delle
differenze
delle specie

Studiando le somiglianze e le differenze osservate nella flora e nella fauna di diverse regioni del mondo, e tra le specie scomparse e quelle attuali, Darwin giunse ad affermare che
le specie non sono fisse e che il loro diversificarsi dipende da variazioni che intervengono a
livello individuale: fra i tratti nuovi che compaiono tra gli individui di una stessa specie, alcuni vengono selezionati e trasmessi ereditariamente da una generazione all’altra, dando
così origine a una specie diversa da quella di partenza.

Il principio
della selezione naturale

Le osservazioni darwiniane si collegarono alle teorie dell’economista inglese Thomas
Malthus (Saggio sulla popolazione, 1798), che vedeva nella diversità di incremento di alcune specie rispetto ad altre e nella diversità di produzione e distribuzione delle risorse
la causa dei conflitti tra gli esseri viventi (lotta per la sopravvivenza). Secondo Darwin questa conflittualità risultava particolarmente accentuata tra individui della stessa specie, dotati
di bisogni simili. Pervenne così alla legge della selezione naturale: le specie più forti e re-

Modulo 1

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

13

sistenti, dotate di mutazioni più vantaggiose, sopravvivono, quelle più deboli e inadeguate
alle condizioni di vita, vengono eliminate. Anche la popolazione umana poteva considerarsi il risultato di una selezione naturale, di una variazione comparsa nell’ambito di una specie e, in particolare, nell’ambito di un gruppo di scimmie, i primati.
È importante sottolineare che, per Darwin, l’ambiente può favorire o contra- Teologi
stare la sopravvivenza, ma non determinare la comparsa della variazione: que- Coloro che studiano la natura
sta sorge per caso e solo dopo si scontra con il verdetto dell’ambiente.
e l’essenza deLe teorie di Darwin fecero molto scalpore, se non scandalo, soprattutto tra i gli attributi e
teologi, dal momento che comportavano l’abbandono delle tesi creazionisti- delle manifestazioni di Dio.
che, ossia del principio della creazione divina dell’uomo e della natura.

Charles R. Darwin
L’uomo è il risultato di un’evoluzione (1871)
(da L’ORIGINE DELL’UOMO)

L’autore
Charles Robert Darwin
(1809-1882) nacque a Shrewsbury, una cittadina non distante da Brighton, in Inghilterra. Dopo aver frequentato la facoltà di Medicina a Edimburgo, con
scarso rendimento, il padre
lo mandò a Cambridge,
nella speranza che abbracciasse la carriera ecclesiastica. Qui i suoi interessi
cominciarono a focalizzarsi
sulla storia naturale e la
geologia. Nel 1831, comple-

tati gli studi, si imbarcò come naturalista sulla nave
Beagle, in partenza per
svolgere rilevazioni geografiche e ricerche scientifiche
nel Sud America. Oltre alle
coste del Sud America,
Darwin potè visitare Capo
Verde, le isole Falkland, le
isole Galapagos e l’Australia, venendo a contatto con
numerose specie di organismi viventi e fossili sconosciute alla scienza, di cui
egli raccolse campioni e
annotò puntualmente le
caratteristiche. Il diario di
questo viaggio, che si protrasse fino 1836, fu pubblicato tra il 1839 e il 1843 con
il titolo Viaggio di un natu-

ralista intorno al mondo.
Tornato in Inghilterra, cominciò la riflessione che lo
avrebbe condotto, di lì a
poco, a formulare la sua
teoria sull’evoluzione della
specie. Egli notò infatti che
specie appartenenti ad aree
geografiche molto distanti
presentavano sorprendenti
affinità, tali da far pensare
a una origine comune; in
questo contesto, le differenze potevano essere
spiegate come il frutto dell’adattamento ad ambienti
diversi. Dopo aver fornito
un primo abbozzo di tali
teorie negli Appunti sulla
trasformazione della specie,
Darwin giunse a formular-

le con maggior decisione
nell’opera Origine della specie per mezzo della selezione
naturale (1859), per poi limarle ulteriormente ed approfondirle in diversi libri
successivi, come L’origine
dell’Uomo (1871).
Apprezzato dalla comunità
scientifica per le sue teorie
rivoluzionarie, già membro
della prestigiosa Royal Society per le raccolte effettuate durante il suo viaggio, nel
1878 entrò a far parte dell’Académie des sciences francese. Alla sua morte, nel
1882, gli furono tributati solenni funerali di stato; fu sepolto nell’Abbazia di Westminster accanto a Newton.

Le teorie di Charles
Darwin sull’origine della
specie umana partono
dal presupposto che ogni
specie vivente sia in continua evoluzione. Osser-

vando le forme embrionali di altre specie, lo
scienziato nota quanto
esse siano simili a quella
umana; ne deriva che,
dal punto di vista scien-

tifico, è impensabile ipotizzare che la specie umana sia nata “dal nulla”,
come risultato di «un atto separato di creazione».
L’uomo, quindi, come le

altre specie, non è apparso sulla terra nella forma
in cui si presenta ora, ma
è il risultato di un’evoluzione.

Concetti
Gli embrioni di tutti i mammiferi presentano notevoli somiglianze
Queste somiglianze fanno ipotizzare un’origine comune a tutti i mammiferi
L’uomo non è il risultato di un atto creativo divino, ma il risultato di un’evoluzione
Il progenitore dell’uomo appartiene a un quadrumane simile alla scimmia

14

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

1

Quali elementi, secondo Darwin, accomunano l’uomo ad
altri animali?

2

Come spiega Darwin
l’evoluzione delle facoltà intellettuali nell’uomo? E quella delle qualità morali?

Verso l’esame
1a prova, tip. D – tema di ordine generale
Conflitti fra scienza e religione
3

La spiegazione sull’origine dell’uomo offerta dalla Bibbia era ancora ritenuta valida all’epoca di Darwin, nonostante fin dal XVII
secolo l’idea di una
creazione divina fosse
stata superata dagli
approdi della scienza
moderna, in particolar
modo degli studi cosmologici. E se guardiamo a quanto succede ai nostri giorni, ci
accorgiamo che in
realtà questo conflitto
è ancora aperto e che
su molte questioni
mediche, morali e sociali (dall’eutanasia alla libertà di sperimentazione degli scienziati, dalla regolamentazione delle leggi sulla
fecondazione assistita
all’aborto, alla legislazione sulla famiglia,
ecc.) le due mentalità,
quella religiosa e quella laica nata sotto il segno della scienza moderna, continuano a
confrontarsi, spesso
con toni anche molto
violenti. Affronta questo argomento facendo riferimento anche
ad esempi tratti dall’attualità o dalla cronaca.

Modulo 1

Chi non si contenta di guardare, come fanno i selvaggi, i fenomeni della natura in modo slegato, non può più pensare che l’uomo sia il risultato di un atto separato di creazione. Costui sarebbe costretto a riconoscere che la stretta somiglianza di un embrione umano con quello per esempio di un cane – la struttura del cranio, delle membra e di tutto lo scheletro con una base uguale a quella degli altri mammiferi, indipendentemente dall’uso cui le singole parti sono
adibite – la riapparizione occasionale di diverse strutture, per esempio di parecchi muscoli, che l’uomo normalmente non possiede, ma che sono comuni ai
quadrumani1, e una serie di fatti analoghi – portano tutti nel modo più evidente
alla conclusione che l’uomo è codiscendente2, insieme ad altri mammiferi, da
un progenitore comune. [...]
Abbiamo visto che l’uomo presenta sempre differenze individuali in tutte le
parti del corpo e nelle facoltà intellettuali. Queste differenze o variazioni sembra che siano provocate dalle stesse cause generali, e che obbediscano alle stesse leggi cui obbediscono gli animali inferiori. In entrambi i casi prevalgono leggi simili di ereditarietà. L’uomo tende a incrementarsi in proporzione maggiore ai suoi mezzi di sussistenza3; di conseguenza egli è occasionalmente sottoposto a una dura lotta per l’esistenza, e la selezione naturale agirà su qualsiasi
cosa entri nel suo ambito. [...] Possiamo star certi che gli effetti ereditari del
lungo uso o disuso delle parti agiranno nella stessa direzione della selezione
naturale4. Modificazioni precedentemente importanti, anche se non più di uso
particolare, rimangono a lungo ereditarie. [...]
Considerando la struttura embriologica dell’uomo – le omologie5 che ha con
gli animali inferiori, i rudimenti6 che mantiene e la reversione7 di cui è suscettibile – possiamo parzialmente ricostruire nella nostra mente la condizione primitiva dei nostri progenitori [...]. Impariamo in tal modo che l’uomo è disceso
da un quadrupede peloso, con la coda, probabilmente di abitudini arboree, e
abitante del vecchio mondo8. [...]
Dopo essere giunti a questa conclusione sull’origine dell’uomo, l’alto livello
delle nostre facoltà intellettuali e della disposizione morale è la maggiore difficoltà che si presenta. Ma chiunque ammetta il principio di evoluzione, deve
rendersi conto che le facoltà mentali degli animali superiori, che sono dello
stesso genere di quelle dell’uomo, anche se di grado inferiore, sono suscettibili di avanzamento. Così la differenza tra le facoltà mentali di una scimmia superiore e di un pesce è immensa, come quella tra le facoltà di una formica e di
un acaro; tuttavia il loro sviluppo non presenta nessuna difficoltà particolare,
in quanto nei nostri animali domestici le facoltà mentali sono sicuramente variabili, e le variazioni sono ereditarie. Nessuno dubita che esse siano di estrema importanza per animali allo stato di natura. Quindi le condizioni sono fa-

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COMPRENSIONE

1. quadrumani: animali con
quattro organi prensili paragonabili a mani. Termine usato in
passato per designare le scimmie.
2. codiscendente: discende, deriva da, insieme ad altri.
3. L’uomo tende... di sussistenza: l’uomo, sostiene Darwin, riesce a sopravvivere e a riprodursi
in relazione all’ambiente in cui si
trova; in un ambiente geografico
e sociale favorevole, tenderà
quindi a espandere la sua presenza, mentre in condizioni av-

Storia
e cultura

verse troverà difficoltà a sopravvivere e riprodursi.
4. Possiamo... selezione naturale: la teoria dell’evoluzione di
Darwin si basa anche sul principio che l’uso o il non uso di un
organo agisca, a lungo termine,
sul rafforzamento di quell’organo nelle generazioni successive
o sulla sua scomparsa. Nella
specie umana, ad esempio, il
còccige – il tratto terminale della colonna vertebrale – è considerato come un possibile residuo caudale, cioè un resto di

Dal Positivismo alle Avanguardie

quella che, nelle specie che ci
hanno preceduto, poteva essere
una coda.
5. omologie: somiglianze.
6. rudimenti: parti allo stato di
abbozzo, non completamente
sviluppate.
7. reversione: ritorno di caratteri
presenti negli antenati e non negli antecedenti prossimi.
8. vecchio mondo: il continente
europeo, contrapposto al “nuovo mondo”, l’America.

15

vorevoli al loro sviluppo attraverso la selezione naturale. La stessa conclusione
può estendersi all’uomo [...]. Le facoltà intellettuali superiori dell’uomo, quali
quelle di raziocinio, astrazione, autocoscienza, ecc. probabilmente derivano
dal continuo miglioramento ed esercizio delle altre facoltà mentali.
Lo sviluppo delle qualità morali è un problema più interessante. La base si
trova negli istinti sociali, che includono sotto questo nome i vincoli familiari.
Questi istinti sono assai complessi, e nel caso degli animali inferiori determinano tendenze particolari verso certe azioni definite; ma gli elementi più importanti sono l’amore e l’emozione distinta della simpatia. Gli animali cresciuti con istinti sociali traggono piacere dalla reciproca compagnia, si avvisano
del pericolo, si difendono e aiutano l’un l’altro in vari modi. Questi istinti non
si estendono a tutti gli individui della specie, ma solo a quelli della stessa comunità. Poiché sono assai utili per la specie, probabilmente sono stati acquisiti
attraverso la selezione naturale.
da L’origine dell’uomo, in A. Somenzi (a cura di), L’evoluzionismo, Torino, Loescher, 1976

L’evoluzionismo
naturale
e sociale
di Spencer

Il principio evolutivo fu alla base anche del pensiero del filosofo inglese Herbert Spencer
(1820-1903). L’evoluzionismo per Spencer era una legge generale dell’universo, valida tanto per la materia inorganica, quanto per le società umane.
Dappertutto si può constatare il formarsi di un ordine che va dal semplice al complesso, dal
disorganico all’organico, dall’omogeneo all’eterogeneo. Per quanto riguarda le società umane, anch’esse mutano, si evolvono, si consolidano e mutano di nuovo per l’insorgere di nuove esigenze. Tale mutamento, secondo Spencer, sarebbe stato un progresso qualora si fosse
lasciato libero gioco alla concorrenza tra le classi; qualsiasi forma di intervento o dirigismo
statale, anche se motivato da esigenze di democrazia o umanitarie, in realtà avrebbe impedito il progresso, frenando il libero evolversi di nuovi ordinamenti e assetti.

Il darwinismo
sociale

Le teorie di Darwin furono utilizzate anche in prospettive molto diverse: alcuni pensatori estesero le nozioni di lotta per l’esistenza e di sopravvivenza del più forte al campo delle relazioni sociali e dei rapporti tra i popoli, giungendo a teorizzare come legittimo e necessario il trionfo dei forti sui deboli, delle aristocrazie sulle masse, dell’Occidente civilizzato sui popoli “selvaggi”. Fu questo il cosiddetto “darwinismo sociale”, piattaforma ideologica per movimenti antidemocratici, colonialisti e razzisti.

Karl Marx e il socialismo scientifico
Lo studio della società e dell’economia alla fine dell’Ottocento fu caratterizzato dallo sviluppo di un’altra teoria “razionalista”, ovvero il “materialismo storico” di Karl Marx (1818-1883).
Nel Manifesto del Partito Comunista (1848) e nel Capitale (1867), il filosofo tedesco analizzò
criticamente la società borghese e capitalista, elaborando il “socialismo scientifico” che, a
sua volta, dette impulso alle grandi rivoluzioni socialiste e comuniste del Novecento. Nel
Manifesto, in particolare, Marx analizza l’evoluzione della classe borghese e la funzione che
essa ha avuto nel distruggere la società feudale. Ora la borghesia è la classe dominante e ha
prodotto una classe subalterna, il proletariato, che si trova al grado più basso della scala sociale e, invece di trarre giovamento dall’arricchimento dei borghesi, diventa sempre più povera.
Dato che, come afferma Marx, la storia di ogni società è stata caratterizzata dalla lotta di
classe, la borghesia è destinata a soccombere grazie alla rivoluzione del proletariato, il
quale, una volta alla guida della società, eliminerà le differenze di classe.
Il Manifesto si chiude con l’appello «Proletari di tutti i Paesi, unitevi!».
16

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

La critica al Positivismo
Il nichilismo
di Friedrich
Nietzsche

Sul finire del secolo si affermarono orientamenti di pensiero caratterizzati da componenti
irrazionalistiche, che mettevano in discussione le conclusioni ottimistiche del pensiero positivista circa l’orientamento naturale dell’uomo e della società al miglioramento.
Una forma di irrazionalismo è rappresentata dal nichilismo di Friedrich Nietzsche (18441900), il filosofo che meglio interpretò la crisi della fiducia assoluta nella ragione di impronta
borghese. Nichilistiche (dal latino nihil, “nulla”) sono definite quelle dottrine che negano la
consistenza di qualsiasi valore e l’esistenza di qualsiasi verità.
Nietzsche fu uno dei più grandi contestatori del suo tempo, oltre che un acuto profeta delle
tragedie che stavano per abbattersi sull’Europa e sul mondo.
Non c’è stato aspetto della vita e del costume contemporanei, della personalità umana, del
patrimonio di idee della tradizione occidentale che la sua opera non abbia affrontato allo
scopo di distruggere le vecchie credenze, di svelarne le comode illusioni e le mistificazioni.

Il concetto
di superuomo

In Così parlò Zarathustra (1883-85) egli formulò il concetto di superuomo, cioè di un uomo nuovo, libero dai condizionamenti da parte di ogni idea di trascendenza e di legge imposta dall’alto.
Il superuomo è quello che si impegna a realizzare totalmente se stesso, superando tutti gli
ostacoli, compresi quelli della morale, se la loro funzione è quella di reprimere i desideri e le
aspirazioni individuali a vantaggio dell’opinione comune dominante. Una uguale lettura della vita umana e dei condizionamenti sociali e moralistici che imbrigliano la libertà individuale è contenuta nelle opere Al di là del bene e del male (1886) e Genealogia della morale
(1887), opera in cui così si espresse:
È tempo di sottoporre a una critica spregiudicata gli stessi valori morali in quanto tali, e di portare alla luce tutto ciò su cui poggiano. Si troveranno allora tutta una serie di divieti che mirano ad impedire
la libera esplicazione [espressione] delle potenzialità degli individui più dotati, a favore dei mediocri.

La nascita della psicanalisi
La scoperta
dell’inconscio

Nel campo delle scienze umane furono decisive le ricerche condotte dal medico neurologo austriaco Sigmund Freud (1856-1939). Studiando le malattie mentali, questi gettò luce sull’attività psichica in generale, e ne scoprì la zona oscura, l’inconscio, capace di condizionare l’attività cosciente degli individui. Il termine “inconscio” indica appunto i processi
psichici che rimangono sotto la soglia della coscienza e che non possono essere conosciuti
con un semplice atto di volontà. La psicanalisi, di cui Freud è considerato il fondatore, tenta la cura dei disturbi mentali a partire proprio dall’analisi dell’inconscio.

La scoperta
della
sessualità
infantile

La grande rivoluzione operata da Freud non riguardò solo la scoperta dell’inconscio, ma
anche quella dell’importanza della sessualità nella vita psichica (il concetto di libido). Freud
teorizzò che già il bambino piccolo sviluppa un’intensa sessualità, in gran parte investita sul
genitore del sesso opposto (complesso di Edipo per i maschi e complesso di Elettra per le
femmine) e legata a un forte sentimento di gelosia nei confronti del genitore dello stesso sesso, che il bambino vive come un rivale nella lotta per il possesso del genitore prediletto. Da
questa dinamica scaturisce un senso di colpa nei confronti del genitore dello stesso sesso e
la paura della castrazione.
La scoperta della sessualità infantile portò, come conseguenza, all’affermazione di una sessualità slegata dall’istinto di procreazione, fatto rivoluzionario per l’epoca, poiché metteva
decisamente in discussione la morale comune e il sapere del tempo. E difatti vi furono reazioni violentissime, anche da parte del mondo accademico, quando Freud pubblicò i Tre saggi sulla teoria sessuale (1905).

Modulo 1

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

17

I tre livelli
della vita
psichica

Freud riconosceva tre livelli nella vita psichica dell’individuo: Es, Io, Super-Io. L’Es corrisponde all’inconscio, a quella parte dell’Io dove risiedono gli istinti, le pulsioni, ma anche
le paure e i traumi che la coscienza non ha accettato e ha censurato (rimosso). L’Io è la coscienza della propria identità, fatta di ricordi e distinta da altre identità e dal mondo esterno; l’Io mira a raggiungere un equilibrio con l’ambiente che lo circonda, esercitando una
funzione di mediazione tra l’Es (il mondo istintuale) e il Super-Io, che è invece l’insieme delle norme morali e degli insegnamenti che fin dall’infanzia ci vengono impartiti. Il Super-Io,
in altre parole, controlla la nostra coscienza e svolge di solito una funzione repressiva. Il
mancato equilibrio tra questi tre livelli genera la nevrosi. Compito dell’analista è decodificare
l’inconscio, per liberare l’individuo dalla nevrosi. Una via d’accesso all’inconscio era per
Freud il sogno; di qui l’interpretazione dei sogni come metodo fondamentale della psicanalisi freudiana.

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Sigmund Freud
Sogni: nuova frontiera (1915-1917)
(da INTRODUZIONE ALLA PSICOANALISI)

L’autore
Sigmund Freud (18561939) nacque nella cittadina di Freiberg, in Moravia,
che faceva allora parte dell’impero asburgico, da una
famiglia di commercianti.
Ottenuta la laurea in Medicina a Vienna nel 1881,
svolse inizialmente attività
di ricerca scientifica, ma ragioni economiche lo spinsero ben presto ad abbandonarla per dedicarsi alla

professione medica, specializzandosi in neurologia.
Grazie a una borsa di studio, nel 1885 poté iscriversi
alla prestigiosa scuola di
neuropatologia della Salpetrière, dove venne in contatto con lo scienziato
Charcot, celebre per i suoi
studi sull’isteria. Nel 1886
sposò Martha Bernays, che
gli diede dieci figli. Tornato
a Vienna, dove si dedicò
completamente alla professione di neurologo, si
avvicinò all’eminente fisiologo Joseph Breuer. La collaborazione con Breuer lo
portò a precisare il ruolo
svolto dall’ipnosi nella cu-

ra dell’isteria (è del 1895 il
saggio Studi sull’isteria). Fu
solo negli anni successivi,
tuttavia, che Freud giunse
a formulare le sue teorie
più rivoluzionarie, approdando alla fondazione del
metodo psicanalitico. Intorno alla metà degli anni
Novanta cominciò a occuparsi di vari casi di nevrosi
e giunse a teorizzare l’esistenza dell’inconscio. Nel
1900 pubblicò L’interpretazione dei sogni; sono del
1905 i Tre saggi sulla teoria
sessuale, che indagavano le
relazioni esistenti tra i sintomi della nevrosi e le repressioni imposte dal co-

stume e dalla morale del
tempo. Nel 1908 si svolse
il primo Convegno della
Società psicanalitica internazionale, che segnò il ricoscimento ufficiale della
nuova disciplina.
Con l’avvento del nazismo,
l’attività dell’ebreo Freud fu
oggetto di disapprovazione
da parte del regime; il celebre rogo del 1933 con cui i
nazisti bruciarono i libri potenzialmente pericolosi e
dissidenti conteneva anche
sue opere. Costretto a fuggire in Inghilterra alla vigilia della guerra, vi morì, per
un cancro alla mascella,
nel 1939.

L’Introduzione alla psicoanalisi è un volume
che raccoglie le numerose conferenze che Freud
tenne per divulgare le
proprie scoperte nell’arco
di tempo tra il 1915 e il

1917. In questo brano il
padre della psicanalisi
spiega, con parole semplici ed esempi tratti da
sedute psicanalitiche, come sia possibile ipotizzare che il sognatore cono-

sca il significato del suo
sogno pur non essendone
consapevole. Dalle sue
spiegazioni si può anche
notare la facilità che
Freud dimostrava nel
parlare alla gente, il suo

spiccato senso dell’umorismo e la sua capacità di
spiegare con parole semplici i complessi fenomeni psichici.

Concetti
Il sogno è un fenomeno psichico, non fisico
Il sognatore conosce il significato del sogno, ma non ne è consapevole
Il sognatore è paragonabile a un soggetto ipnotizzato

18

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

COMPRENSIONE

1

Per quale motivo
Sigmund Freud ritiene che sia necessario indagare i sogni?

2

Cosa hanno in comune il sogno e il lapsus verbale?

Signore e Signori, abbiamo bisogno di una nuova strada, di un metodo per
procedere nell’indagine sul sogno. Vi faccio una proposta semplicissima. Poniamo come premessa a quanto segue che il sogno non sia un fenomeno somatico1, ma psichico. Voi sapete cosa ciò significhi; ma che cosa ci autorizza a
questa supposizione? Nulla, ma nulla anche ci impedisce di farla. Le cose stanno così: se il sogno è un fenomeno somatico, non ci riguarda; esso può interessarci solo se vale la premessa che si tratta di un fenomeno psichico. Procediamo quindi in base alla premessa che esso sia veramente tale, e vediamo cosa ne vien fuori. [...]
Procediamo dunque nel nostro lavoro con l’ipotesi che il sogno sia un fenomeno psichico. In tal caso esso è una produzione e un’espressione del sognatore, tale però da non dirci nulla, da risultarci incomprensibile. Ora, cosa fate voi nel caso che io mi esprima in modo per voi incomprensibile? Mi interrogate, non è vero? Perché non dovremmo fare lo stesso e chiedere al sognatore
che cosa il suo sogno significhi?
Vi ricorderete che già un’altra volta ci siamo trovati in questa situazione. Fu
nell’esame di certi atti mancati2, in un caso di lapsus verbale. [...] Così, anche il
sognatore deve dirci cosa significhi il suo sogno.
Ma questo, come è noto, non è così semplice nel caso del sogno. [...] Ebbene, se volete, rinunciate pure al tentativo. Ma se invece non è questa la vostra
intenzione, potete proseguire il cammino con me. Io vi dico infatti che è effettivamente possibile, anzi molto probabile, che il sognatore sappia che cosa significhi il suo sogno, solo non sa di saperlo e per questo crede di non saperlo.
[...] Dove, in quale campo è stata portata la prova che vi è un sapere di cui l’uomo non sa nulla, come abbiamo stabilito di supporre nel caso del sognatore?
[...]
La prova è stata portata nel campo dei fenomeni ipnotici. Quando, nell’anno 1889, assistetti alle dimostrazioni straordinariamente impressionanti di Liébeault e Bernheim a Nancy3, fui anche testimone del seguente esperimento. Un
uomo veniva trasposto in stato di sonnambulismo e in tale stato gli si faceva vivere in forma allucinatoria ogni possibile esperienza. Poi lo si svegliava, e dapprima egli sembrava non sapere nulla di quanto era avvenuto durante il sonno
ipnotico. [...] Ma Bernheim insisteva, faceva pressione su di lui, gli assicurava
che lo sapeva, che doveva ricordarsene; ed ecco, l’uomo diveniva titubante, cominciava a riflettere, si ricordava dapprima nebulosamente una delle esperienze suggeritegli, poi un altro pezzo, il ricordo diveniva sempre più chiaro, sempre più completo, e alla fine veniva portato alla luce senza lacune. Ma, poiché
dopo costui sapeva, nonostante nel frattempo non avesse appreso alcunché da
nessun’altra fonte, è giustificato concludere che anche prima egli sapesse di
questi ricordi. Essi gli erano solo inaccessibili, non sapeva di saperli, credeva
di non saperli. Dunque, in tutto e per tutto il caso che noi supponiamo nel sognatore. [...] È dunque molto probabile che il sognatore sappia qualcosa del suo
sogno; si tratta solo di metterlo in grado di scoprire quello che sa e di comunicarcelo. Non pretendiamo che ci dica subito il senso del suo sogno, ma egli potrà scoprirne l’origine, la cerchia di pensieri e di interessi da cui proviene.
da Introduzione alla psicoanalisi, trad. M. Tonin Dogana, E. Sagittario, Torino, Boringhieri, 1978

1. somatico: che deriva dal corpo.
2. atti mancati: sono una serie di
atti che rivelano un contenuto
inconscio, come per esempio un

Modulo 1

Storia
e cultura

lapsus verbale.
3. Liébeault... Nancy: Freud trascorse alcune settimane a
Nancy (città francese nella Lore-

Dal Positivismo alle Avanguardie

na) allo scopo di perfezionare la
propria tecnica di ipnosi alla
scuola dei medici A. Liébeault e
H. Bernheim.

19

La psicanalisi come terapia
Una nuova
forma
di terapia

La sessualità, secondo Freud, rivestiva importanza assoluta anche nella genesi di malattie psichiche allora estremamente diffuse, quali l’isteria, un tipo di nevrosi molto grave che
colpiva perlopiù le giovani donne e che si manifestava con sintomi che potevano fare pensare
a un grave danno neurologico; spesso si trattava di paralisi degli arti, cecità, perdita della facoltà di parlare. Queste pazienti, che perdevano realmente qualche fondamentale funzione
senza che a ciò corrispondesse un danno fisiologico, parevano trarre giovamento, spesso fino alla guarigione, dalle sedute di psicanalisi, in cui il materiale psichico rimosso veniva
portato alla luce. Il fatto che malattie allora difficilmente diagnosticabili e sostanzialmente
incurabili coi metodi scientifici tradizionali trovassero la loro soluzione in un metodo così
poco “verificabile” fece gridare allo scandalo. L’idea che manifestazioni nevrotiche, allora
considerate spesso come malattie misteriose o come effetto di possibile “possessione demoniaca”, fossero in realtà malattie mentali curabili non con farmaci ma con un dialogo “particolare” tra medico e paziente doveva suonare, al rigido mondo accademico, come la trovata originale di un ciarlatano.

La razionalità
perde la sua
supremazia

La nascita della psicanalisi, con la scoperta di un universo sommerso nella mente, mise in
luce il dato, allora sconvolgente, che l’essere umano non è guidato solamente o prevalentemente dalla ragione, ma che è anche soggetto a forze istintuali profonde che agiscono in lui
e intervengono in tutti gli ambiti della vita umana: non solo la sessualità è guidata da forze
occulte e irrazionali, ma perfino la creazione artistica, la speculazione filosofica, la fede religiosa, il credo politico, insomma tutto l’ambito delle attività umane. La ragione non era più la
forza trainante dell’uomo, ma solo una delle sue componenti, e nemmeno la più importante.

Le filosofie della vita: l’intuizionismo di Henri Bergson
Tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e quelli iniziali del Novecento, anche il pensiero filosofico maturò il distacco dal Positivismo e dalla scienza che ne costituiva il fondamento. Con
il filosofo francese Henri Bergson (1859-1941) la critica del Positivismo viene sviluppata a
partire dal recupero della tradizione spiritualista, nel tentativo di operare una fusione tra
scienza e religione.
Il tempo
come «durata
pura»

Centrale nel pensiero di Bergson è il problema del tempo. Secondo questo filosofo il tempo può essere concepito in due modi diversi:
• il primo – che è il modo tradizionale e risponde a certe esigenze di astrazione fisico-matematiche – vede nel tempo una successione di momenti “statici”, tutti uguali, perfettamente distinti, che possono essere rappresentati come una linea che si distende nello spazio (“tempo spazializzato”);
• il secondo, che è quello formulato da Bergson, vede il tempo come «durata pura», non inquinata dall’idea di spazio. In sintesi Bergson distingue il tempo esteriore cronologico,
fondato sulla successione di istanti, da un tempo interiore, vissuto dalla coscienza come
«durata», come istanti simultanei: l’io vive il presente con la memoria del passato e l’anticipazione del futuro.

La conoscenza come
«intuizione»

Un altro aspetto affrontato da Bergson riguarda la teoria della conoscenza. Egli distingue
due modi di conoscere le cose: uno “dall’esterno” e perciò più superficiale, l’altro che va al
cuore delle cose, realizzando una sorta di compenetrazione, ed è quello che Bergson chiama «intuizione». Mentre il primo è uno strumento di analisi al servizio delle scienze naturali e delle normali esigenze pratiche, il secondo è l’unico modo che consenta di addentrarsi nella dinamica degli stati psichici, ma anche di cogliere l’essenza spirituale del tutto.
La concezione bergsoniana del tempo interiore ebbe grandi sviluppi nella narrativa, soprattutto
in scrittori come Proust, Joyce, Svevo, Pirandello, mentre l’idea che l’intuizione fosse alla base
della conoscenza profonda della realtà fu recepita dai simbolisti francesi (vedi M.5, percorso 1).

20

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

Henri Bergson
La memoria e il flusso della coscienza (1907)
(da L’EVOLUZIONE CREATRICE)
del battesimo per non tradire le sue origini ebraiche
proprio nel momento delle
persecuzioni. Nel 1927 fu
insignito del premio Nobel
per la letteratura «come riconoscimento per le sue
ricche e vitalizzanti idee e
l’abilità brillante con la quale sono state presentate».
Tra le sue opere più importanti ricordiamo il Saggio
sui dati immediati della co-

scienza (1889), che contiene una riflessione sul rapporto tra il tempo e la dimensione interiore della
coscienza; Materia e memoria (1896), che indaga il
rapporto tra mente e corpo;
L’evoluzione creatrice (1907),
che affronta nuovamente i
problemi della vita psichica
e del suo rapporto con la
memoria e il tempo in una
prospettiva più ampia.

In questo brano Bergson
cerca di definire quali sono le caratteristiche della
nostra esistenza interiore
(«vita psichica») attra-

verso la contrapposizione
fra il modo comune in
cui noi concepiamo i nostri ricordi, come una serie di fatti (le «perle») col-

legati dalla presenza di
un Io stabile che le unisce («il filo»), e il modo
in cui la memoria funziona veramente.

L’autore
Henri Bergson (1859-1941)
nacque a Parigi da una famiglia appartenente alla
ricca borghesia ebraica.
Dopo la laurea in filosofia e
matematica all’École Normale di Parigi si dedicò con

Concetti

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passione allo studio delle
scienze, che coniugò con
l’interesse per la filosofia e
con la riflessione sul problema del tempo. Insegnò
dapprima nei licei; nel 1899
divenne professore di filosofia al Collège de France,
incarico che abbandonò
solo nel 1921 per occuparsi
di affari esteri e di politica.
Convertitosi al cattolicesimo, rifiutò tuttavia il rito

Il nostro cervello divide il materiale delle nostre esperienze in momenti distinti per motivi logici e pratici, e poi immagina che ci sia un fiIo stabile che li unisce
In realtà noi siamo costituiti da un flusso ininterrotto di esperienze e stati psichici che si
sommano
In ogni nostra esperienza sopravvivono elementi delle precedenti anche se di solito non
ne siamo consapevoli

1. timpano: strumento a percussione.
2. amorfo: privo di forma.
3. postulare: presupporre l’esistenza, immaginare.
4. substrato: ciò che sta sotto,
in questo caso l’Io.

Modulo 1

La nostra vita psichica è ricca d’imprevisto: mille incidenti vi accadono che
sembrano staccarsi nettamente da ciò che li precede e non ricollegarsi a ciò
che li segue [...]: essi sono i colpi di timpano1 che risuonano ogni tanto nella
sinfonia. La nostra attenzione si sofferma su di essi perché la interessano in
modo speciale, ma ciascuno di essi è sorretto dalla massa fluida di tutta la nostra vita psichica. [...] Ora, degli stati così intensi son tutt’altro che elementi distinti: essi si continuano gli uni negli altri in un fluire senza fine.
D’altra parte, la nostra attenzione, dopo averli distinti e separati artificialmente, è poi costretta, per riunirli, a ricorrere a un vincolo non meno artificiale. Essa immagina, infatti, un Io amorfo2, indifferenziato, immutabile, sul
quale sfilerebbero o nel quale s’infilerebbero gli stati psichici, da essa eretti in
entità indipendenti. Dove c’è una fluidità indefinita di tinte sfumanti le une
nelle altre, essa scorge dei colori ben definiti e per così dire solidificati, che si
dispongono gli uni accanto agli altri come le perle di una collana; ed è obbligata, quindi, a postulare3 un filo, non meno solido, che tenga unite le perle.
Ma [...] quel substrato4 non è una realtà: è, per la coscienza, un semplice segno,
destinato a ricordarle in ogni momento il carattere artificiale dell’operazione

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

21

COMPRENSIONE

1

Che cos’è e che funzione svolge l’Io, secondo Bergson?

2

Descrivi i due tipi di
memoria e il loro
funzionamento.

con cui l’attenzione giustappone5 stato a stato, là dove c’è una continuità che
si svolge. [...] Chi esamini la vita psichica nella sua effettualità6, quale si svolge sotto i simboli che la ricoprono, si accorgerà subito che il tempo ne è la
stoffa stessa.
Non c’è, del resto, stoffa più resistente o più sostanziale. Infatti, la nostra
durata7 non è il susseguirsi di un istante a un altro istante: in tal caso esisterebbe solo il presente [...]. La durata è l’incessante progredire del passato che
intacca l’avvenire e che, progredendo, si accresce. E poiché si accresce continuamente, il passato si conserva indefinitamente. La memoria, come abbiamo tentato di dimostrare8, non è la facoltà di classificar ricordi in un cassetto o di scriverli su di un registro. Non c’è registro, non c’è cassetto; anzi, a rigor di termini, non si può parlar di essa come di una “facoltà”: giacché una facoltà funziona in modo intermittente, quando vuole o quando può, mentre
l’accumularsi del passato su se stesso continua senza tregua. In realtà, il passato si conserva da se stesso, automaticamente. Esso ci segue, tutt’intero, in
ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla
porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori. La funzione del meccanismo cerebrale è appunto quella di ricacciare la massima parte del passato
nell’incosciente per introdurre nella coscienza solo ciò che può illuminare la
situazione attuale, agevolare l’azione che si prepara, compiere un lavoro utile. Talvolta qualche ricordo non necessario riesce a passar di contrabbando
per la porta socchiusa; e questi messaggeri dell’incosciente ci avvertono del
carico che trasciniamo dietro a noi senza averne consapevolezza. Ma, se anche non ne avessimo chiara coscienza, sentiremmo vagamente che il passato
è sempre presente in noi.
Che cosa siamo, infatti, che cos’è il nostro carattere se non la sintesi della storia da noi vissuta sin dalla nascita, prima anzi di essa, poiché portiamo con noi
disposizioni prenatali? Certo noi pensiamo solo con una piccola parte del nostro passato; ma desideriamo, vogliamo, agiamo con tutto il nostro passato,
comprese le nostre tendenze congenite. La nostra personalità, pertanto, germoglia, cresce, matura continuamente. Ciascuno dei suoi momenti è qualcosa
di nuovo che si aggiunge a ciò che c’era prima. Anzi, non è solo qualcosa di
nuovo: è qualcosa d’imprevedibile. Senza dubbio il mio stato psichico attuale
si spiega con ciò che c’era in me e agiva su di me: analizzandolo, non troverò
in esso altri elementi.
da L’evoluzione creatrice, in Henri Bergson, Milano, Club degli Editori, 1980

ANALISI

Tempo e memoria
3

22

Bergson mette in relazione la percezione
del tempo con la memoria. Illustra le forme dell’una e dell’altra sottolineando le
loro relazioni reciproche.

5. giustappone: pone l’uno accanto all’altro in successione.
6. effettualità: realtà effettiva.
7. durata: il reale tempo interiore

che Bergson contrappone al
tempo “cronologico” della fisica,
stabilito e misurato artificialmente dagli uomini.

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

8. come abbiamo tentato di dimostrare: Bergson si riferisce a
Materia e memoria (1896).

Le teorie positiviste
TEMI

Fiducia
nella scienza
e nel progresso

Critica
della
religione

Studio
dell’uomo
come parte
della natura

Studio
della società
e dell’economia

Nuova
concezione
dell’arte

AUTORI

C.H. de Saint Simon (1760-1825), inventore
del termine «positivismo»
A. Comte (1798-1857) definisce «positiva» la
fase evolutiva della storia dell’umanità

Nasce la sociologia:
“scienza della società”, indagine
dei fenomeni sociali

C. Darwin (1809-1882): teoria scientifica dell’evoluzionismo (l’uomo discende dalla scimmia)

Influenze su tutti i campi del sapere
e in particolare sulle nuove scienze
umane: economia, sociologia,
psicologia, antropologia

H. Taine (1828-1893): l’opera d’arte non è
prodotto casuale, ma frutto di «ambiente,
razza e momento storico»

H. Spencer
Evoluzionismo
naturale e sociale,
concorrenza
tra le classi

É. Durkheim (1858-1917): l’individuo è generato dalla società: la coscienza collettiva determina le azioni dei singoli

Darwinismo
sociale:
lotta per l’esistenza,
sopravvivenza
del più forte

Impulso alle grandi rivoluzioni
socialiste e comuniste
del Novecento

K. Marx (1818-1883): “materialismo storico” e
“socialismo scientifico”

Autovalutazione
❿" Ecco alcune domande campione su cui esercitarti per
valutare la tua preparazione. Le risposte sono a p. 1284.

8

Da chi fu teorizzato il cosiddetto “socialismo scientifico”? In quali opere?

Autori, opere e poetiche

9

Come viene definita la forma di irrazionalismo di
Friedrich Nietzsche?

10

In quale opera Nietzsche formula il concetto del superuomo?

11

Che cosa intende Sigmund Freud con il termine «inconscio»?

12

Quali sono i tre livelli nella vita psichica dell’individuo riconosciuti da Freud?

13

Quale conseguenza genera, secondo Freud, la mancanza di equilibrio tra questi tre livelli?

14

Qual è, secondo Freud, la via d’accesso all’inconscio
degli uomini?

15

Cosa intende Bergson con i concetti di «durata» e
«intuizione»?

1

In quale stato europeo nasce il Posivitismo?

2

Qual è il filosofo che, per primo, ha utilizzato il termine Positivismo per indicare il metodo seguito dalle scienze positive?

3

Quale particolare scienza sviluppa Auguste Comte?

4

Nel saggio di Hippolyte Taine, Filosofia dell’arte (1865),
l’autore individua tre fattori determinanti per la nascita di un’opera d’arte. Quali?

5

Chi è il padre della teoria dell’evoluzionismo? In quali opere e in quali anni l’ha formulata?

6

Con quale scienza, in particolare, entrarono in contrasto le teorie evoluzioniste?

7

Quale teoria espresse Cesare Lombroso?
Modulo 1

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

23

P E R C O R S O

2

Le poetiche e la letteratura
Il Naturalismo
REALISMO

Naturalismo
in Francia

Verismo
in Italia

Arte come espressione
del sentimento
e della fantasia

Arte come esigenza
di descrizione della realtà

Forma prediletta
di espressione letteraria:
la poesia (romanzo e opera
teatrale in Italia)

Forma prediletta
di espressione letteraria:
il romanzo

Letteratura e linguaggio
per il “popolo”,
cioè la borghesia

Letteratura e linguaggio
per lettori di cultura media

In concomitanza con le formulazioni teoriche del Positivismo (vedi Percorso 1), si
affermò nella letteratura europea della seconda metà dell’Ottocento la poetica del
Realismo. Il termine indica, in senso lato,
la tendenza a rappresentare la realtà in
maniera concreta e oggettiva. Cronologicamente il Realismo comincia all’incirca
verso gli anni Trenta dell’Ottocento, mentre il suo declino è databile intorno al 1880,
quando anche il Positivismo fu messo in
discussione e si profilò una nuova corrente letteraria chiamata Decadentismo. Nell’ambito del Realismo si formarono correnti letterarie più specifiche e particolari,
come il Naturalismo in Francia e il Verismo in Italia.

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ROMANTICISMO

Il genere
del romanzo

Nel secondo Ottocento il romanzo era il prodotto letterario più diffuso e ricercato dal
pubblico, per alcune ragioni fondamentali:
• si trattava dell’espressione più caratteristica della società borghese, quasi uno specchio
della sua mentalità, dei suoi valori e aspirazioni;
• per gli argomenti trattati e il linguaggio usato rispondeva perfettamente ai gusti e alle
aspettative dei lettori di media cultura, che erano in continuo aumento;
• costituiva un efficace strumento di osservazione e analisi della realtà sociale, secondo le
linee fondamentali del pensiero ottocentesco.
In Francia la tradizione della narrativa realistica, iniziata con le opere di Honoré de Balzac
(1799-1850), trovò in Gustave Flaubert (1821-1880) il suo codificatore, ma venne sviluppata dalla scuola del Naturalismo, i cui maggiori esponenti furono i fratelli Edmond (18221896) e Jules (1830-1870) de Goncourt ed Émile Zola (1840-1902).

I fratelli
Goncourt

I fratelli Goncourt scrissero in collaborazione numerosi romanzi ambientati nella Parigi
del tempo che descrivevano soprattutto la vita quotidiana delle classi inferiori, principali vittime dei processi di industrializzazione. La loro attenzione fu attratta in particolare dagli
aspetti più degradati di questa realtà sociale, dal brutto, dal deforme, dai casi clinici, realtà
che rappresentarono oggettivamente, così com’erano, secondo il canone flaubertiano dell’impersonalità dell’opera letteraria.
La prefazione al loro romanzo più celebre, Germinie Lacerteux (1865), è considerata uno dei
primi manifesti del Naturalismo francese; in esso si definiscono le caratteristiche che il nuovo romanzo deve avere:

24

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

• essere vero, anche se turba o sconvolge il lettore;
• raccontare fatti raccolti dalla strada;
• dare dignità letteraria alle “miserie” degli umili e dei poveri.
I Goncourt rifiutarono, in sintesi, la letteratura puramente di evasione e promossero una
letteratura di impegno democratico e di valore morale.

Edmond e Jules de Goncourt
Questo romanzo è un romanzo vero (1865)
(da GERMINIE LACERTEUX, Prefazione)

Gli autori
Edmond e Jules de Goncourt nacquero a Parigi, rispettivamente, nel 1822 e
nel 1830. Grazie alla cospicua eredità paterna, i due
fratelli poterono dedicarsi
completamente all’attività
letteraria e furono legati da
un rapporto di fattiva collaborazione fino alla morte
di Jules, avvenuta nel 1870
(il fratello gli sopravvisse fino al 1896).

Collezionisti d’arte e pittori loro stessi, appassionati
di storia, intrapresero con
passione archivistica studi
sul XVIII sec., senza tuttavia distinguersi per particolare acume interpretativo.
Più significativa l’attività
narrativa; esponenti e teorici del Naturalismo francese, i fratelli Goncourt scrissero a quattro mani numerose storie ambientate tra
gli strati sociali più bassi,
con puntuale adesione al
canone realistico. Tra le
opere più importanti ricordiamo Suor Philomène
(1861), che ha per protago-

nisti un medico e una suora; Germinie Lacerteux
(1865), la cui prefazione
contiene importanti dichiarazioni di poetica (vedi sotto); Manette Salomon
(1867), che ritrae il mondo
degli artisti. Alla morte di
Jules, Edmond scrisse, in
omaggio al fratello, I fratelli Zemganno (1879), in cui
il dato autobiografico è trasfigurato nella vicenda di
due acrobati. Importante
valore di testimonianza
hanno infine i volumi del
Diario, i primi tre scritti dai
due fratelli, gli altri dal solo
Edmond, che forniscono

un ritratto prezioso della vita parigina dell’epoca, rappresentata attraverso aneddoti, conversazioni, figure
umane e intellettuali. La
pubblicazione integrale
dell’opera, in 25 volumi, avvenne solo nel 1956.
Poco prima di morire, Edmond fondò la “Société litteraire des Goncourt”, con
lo scopo di sostenere economicamente, attraverso
un premio annuale, i giovani scrittori naturalisti.
Tutt’oggi attivo, il premio
Goncourt è tra i più prestigiosi premi letterari francesi.

Nella prefazione a Germinie Lacerteux gli autori, rivolgendosi ai letto-

ri per informarli sul tipo
di operazione culturale
che hanno inteso intra-

prendere, svolgono una
vera e propria dichiarazione di poetica: la loro

opera è un autentico
«documento umano».

Concetti
Il romanzo ha la stessa dignità della storia, della scienza, dello studio della società
Il romanzo non deve narrare vicende false, allettanti o consolanti, ma riflettere i cambiamenti storici e sociali dell’epoca

1. clinica dell’Amore: analisi dell’amore condotta utilizzando il
metodo scientifico proprio dell’analisi medica.
2. anodine: dal greco, senza dolore, insignificanti, tranquillizzanti.

Modulo 1

Dobbiamo chiedere scusa al pubblico per questo libro che gli offriamo e avvertirlo di quanto vi troverà.
Il pubblico ama i romanzi falsi: questo romanzo è un romanzo vero.
Ama i romanzi che dànno l’illusione di essere introdotti nel gran mondo:
questo libro viene dalla strada.
Ama le operette maliziose, le memorie di fanciulle, le confessioni d’alcova, le
sudicerie erotiche, lo scandalo racchiuso in un’illustrazione nelle vetrine di librai: il libro che sta per leggere è severo e puro. Che il pubblico non si aspetti la
fotografia licenziosa del Piacere: lo studio che segue è la clinica dell’Amore1.
Il pubblico apprezza ancora le letture anodine2 e consolanti, le avventure
che finiscono bene, le fantasie che non sconvolgono la sua digestione né la sua

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

25

COMPRENSIONE

1

Spiega in che cosa si
differenziano i romanzi «falsi» da
quelli «veri», secondo gli autori.

2

Qual è il ruolo del romanzo nella nuova
epoca? Che cosa deve ricercare chi scrive romanzi?

ANALISI

La poetica
Esponi la poetica dei
fratelli Goncourt sottolineandone gli aspetti
realistici e facendo gli
opportuni riferimenti
al testo che hai letto.

3

3. suffragio universale: il suffragio universale maschile era stato introdotto in Francia nel
1848, dopo la Restaurazione.
4. Suor Filomena: la vicenda di
questo romanzo si svolge in un
ospedale e ha come protagonisti un medico e una suora.

serenità: questo libro, con la sua triste e violenta novità, è fatto per contrariare le abitudini del pubblico, per nuocere alla sua igiene.
Perché mai dunque l’abbiamo scritto? Proprio solo per offendere il lettore o
scandalizzare i suoi gusti?
No.
Vivendo nel diciannovesimo secolo, in un’epoca di suffragio universale3, di
democrazia, di liberalismo, ci siamo chiesti se le cosiddette “classi inferiori”
non abbiano diritto al Romanzo; se questo mondo sotto un mondo, il popolo,
debba restare sotto il peso del “vietato” letterario e del disdegno degli autori
che sino ad ora non hanno mai parlato dell’anima e del cuore che il popolo può
avere. Ci siamo chiesti se possano ancora esistere, per lo scrittore e per il lettore, in questi anni d’uguaglianza che viviamo, classi indegne, infelicità troppo
terrene, drammi troppo mal recitati, catastrofi d’un terrore troppo poco nobile. Ci ha presi la curiosità di sapere se questa forma convenzionale di una letteratura dimenticata e di una società scomparsa, la Tragedia, sia definitivamente morta; se, in un paese senza caste e senza aristocrazia legale, le miserie
degli umili e dei poveri possano parlare all’interesse, all’emozione, alla pietà,
tanto quanto le miserie dei grandi e dei ricchi; se, in una parola, le lacrime che
si piangono in basso possano far piangere come quelle che si piangono in alto.
Queste meditazioni ci hanno indotto a tentare l’umile romanzo di Suor Filomena4, nel 1861; e adesso ci inducono a pubblicare Le due vite di Germinia Lacerteux.
Ed ora, questo libro venga pure calunniato: poco c’importa. Oggi che il Romanzo si allarga e ingrandisce, e comincia ad essere la grande forma seria, appassionata, viva, dello studio letterario e della ricerca sociale, oggi che esso diventa, attraverso l’analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, oggi che il Romanzo s’è imposto gli studi e i compiti della scienza, può
rivendicarne la libertà e l’indipendenza. Ricerchi dunque l’Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia
vedere alla gente della buona società quello che le dame di carità hanno il coraggio di vedere, quello che una volta le regine facevano sfiorare appena con gli
occhi, negli ospizi, ai loro figli: la sofferenza umana, presente e viva, che insegna la carità; il Romanzo abbia quella religione, che il secolo scorso chiamava
con il nome largo e vasto di Umanità; basterà questa coscienza: ecco il suo diritto.
da Germinie Lacerteux, trad. O. Del Buono, Milano, Rizzoli, 1957

Émile Zola, il caposcuola del Naturalismo
Gli incontri
di Médan

Divenuto famoso con il crudo romanzo L’Assommoir (vedi pp. 67-68), Zola raccolse intorno a sé un gruppo di giovani scrittori. Dai loro incontri domenicali in una villa di Médan,
nei pressi di Parigi, scaturì una raccolta di RACCONTI, Le serate di Médan (1880), piena espressione dei princìpi della poetica naturalista. Tra i giovani scrittori vi erano anche Joris-Karl
Huysmans (1848-1907, vedi pp. 40 e 381) e Guy de Maupassant (1850-1893) che esordì come narratore imitando i modi del Naturalismo zoliano (vedi p. 75).

Il romanzo
sperimentale
di Zola

Sempre nel 1880 Zola pubblicò Il romanzo sperimentale, una raccolta di scritti teorici sul
Naturalismo, nel cui saggio di apertura è esposto il programma letterario dello scrittore.
Questo, in sintesi, il nucleo centrale di tale programma:

26

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

• il romanziere deve far proprio il metodo sperimentale delle scienze fisiche, per applicarlo ai fenomeni morali e spirituali;
• deve osservare con il massimo scrupolo i caratteri e i comportamenti degli individui, calandoli in precisi contesti ambientali, e deve procedere come uno scienziato nel suo laboratorio, in modo che il romanzo diventi il «verbale di un esperimento» ripetuto sotto
gli occhi del pubblico;
• deve essere totalmente impersonale, non far trasparire i propri sentimenti;
• deve essere «padrone dei fenomeni della vita intellettuale e passionale, per poterli guidare»,
contribuendo al miglioramento della società (funzione sociale della letteratura).

Émile Zola
Osservazione e sperimentazione (1880)
(da IL ROMANZO SPERIMENTALE)

L’autore
Vedi p. 67.

metodo sperimentale delle scienze, per applicarlo
«alla conoscenza della vita passionale e intellettuale» dell’uomo. Fiducioso nella possibilità di
un miglioramento della
società, Émile Zola vede
nel romanzo uno stru-

Concetti

mento atto a incidere positivamente sulla realtà.
Nel brano seguente l’autore descrive il processo
attraverso il quale il narratore arriva a costruire
un romanzo sperimentale.

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Testo teorico fondamentale per capire il programma letterario di Zola, Il romanzo sperimentale (1880) viene considerato un manifesto del
Naturalismo. In esso
l’autore sostiene che il romanzo deve far proprio il

Compito del romanziere è osservare e sperimentare
Nel romanzo naturalista l’esperimento consiste nel collocare il personaggio in un ambiente e nell’osservare gli effetti che l’ambiente scelto produce su di lui
Il romanziere è insieme un osservatore ed uno sperimentatore. L’osservatore
per parte sua pone i fatti quali li ha osservati, individua il punto di partenza,
sceglie il terreno concreto sul quale si muoveranno i personaggi e si produrranno i fenomeni. Poi entra in scena lo sperimentatore che impianta l’esperimento, cioè fa muovere i personaggi in una storia particolare, per mettere in
evidenza che i fatti si succederanno secondo la concatenazione imposta dal determinismo1 dei fenomeni studiati. Si tratta quasi sempre a questo proposito di
un esperimento «orientativo», come lo chiama Claude Bernard2.
Il romanziere muove alla ricerca di una verità. Prenderò per esempio la figura del barone Hulot, in La Cousine Bette di Balzac3. Il fatto generale osservato
da Balzac è la rovina che il temperamento appassionato di un uomo produce
in lui, nella sua famiglia e nella società. Scelto l’argomento, l’autore ha preso le
mosse dai fatti osservati, poi ha preparato l’esperimento sottoponendo Hulot ad
una serie di prove, facendolo passare per alcuni ambienti, in modo da evidenziare il funzionamento del meccanismo della sua passione. È dunque evidente che non vi è solo osservazione ma anche esperimento, perché Balzac non si
1. determinismo: nel pensiero
positivista il termine indica il
rapporto necessario tra causa ed
effetto.
2. Claude Bernard: fisiologo fran-

Modulo 1

cese (1813-1878) fondatore della
medicina sperimentale, basata
sul metodo dell’osservazione e
dell’esperimento.
3. barone Hulot... Balzac: nel ro-

Storia
e cultura

manzo La Cousine Bette (“La cugina Betta”) di Balzac, la protagonista sfoga il suo odio contro
la cugina Adelina spingendo il
marito di lei, il barone Hulot, tra

Dal Positivismo alle Avanguardie

le braccia di una cortigiana. Il barone diventa così strumento di
vendetta nelle mani della protagonista.

27

COMPRENSIONE

1

Quali sono i compiti
del romanziere, secondo Zola?

2

In che senso Zola
parla di conoscenza
scientifica a proposito dell’opera di Balzac?

3

Rintraccia nel testo
una definizione del
procedimento balzachiano data da Zola
e riassumila con parole tue.

4. reagenti: sono così chiamate
le sostanze che concorrono a
produrre una trasformazione
chimica.

comporta come un semplice fotografo dei fatti da lui accertati, ma interviene
direttamente collocando il suo personaggio all’interno di situazioni di cui tiene le fila. Il problema è conoscere le conseguenze che una simile passione,
agendo in quell’ambiente e in quelle circostanze, produrrà dal punto di vista
dell’individuo e della società; ed un romanzo sperimentale, ad esempio La Cousine Bette, è nient’altro che il verbale dell’esperimento che il romanziere ripete
sotto gli occhi del pubblico. In conclusione il procedimento consiste nel prendere i fatti nella realtà e nello studiarne la concatenazione agendo su di essi,
modificando, cioè, circostanze e ambienti senza mai allontanarsi dalle leggi
della natura. Ne deriva la conoscenza scientifica dell’uomo nella sua azione individuale e sociale.
Senza dubbio siamo ben lontani dalle certezze della chimica ed anche della fisiologia. Non si conoscono ancora i reagenti4 capaci di scomporre le passioni permettendo di analizzarle. Spesso, in questo scritto, ricorderò anche che
il romanzo sperimentale è più giovane della medicina sperimentale che, tuttavia, è appena nata. Ma il mio scopo non è quello di constatare dei risultati già
acquisiti, desidero solo esporre con chiarezza un metodo. Se il romanziere sperimentale cammina ancora a tentoni entro la scienza più oscura e più complessa, ciò non toglie che questa scienza esista. È innegabile che il romanzo naturalista, quale ora lo intendiamo, è un vero e proprio esperimento che il romanziere compie sull’uomo, con l’aiuto dell’osservazione.
da Il romanzo sperimentale, trad. I. Zaffagnini, Parma, Pratiche, 1980

Il teatro del secondo Ottocento
Sulla scia del Naturalismo, il teatro della seconda metà dell’Ottocento (vedi M.4) rappresentò essenzialmente le problematiche della società borghese. I drammaturghi si volsero alla realtà sociale, ai problemi della vita quotidiana. Tematiche centrali del DRAMMA BORGHESE del secondo Ottocento sono i problemi familiari e di coppia, il rispetto delle convenzioni sociali, i problemi di denaro.
Il teatro
francese

Il dramma
borghese

28

In Francia i canoni naturalistici furono applicati al teatro per la prima volta
da Henry Becque (1837-1899) nell’opera I corvi (1882). Il titolo allude ai profittatori, armati di cavilli legali, che cercano di spogliare dei loro beni una famiglia rimasta priva del padre. La più giovane delle orfane è costretta a sposare il più odioso dei «corvi» per salvare i suoi familiari dalla miseria. Altra opera celebre di Becque è La parigina (1885), la cui protagonista, pur vivendo nell’apparente rispettabilità del matrimonio, è il ritratto del libertinaggio.

Libertinaggio
Comportamento sessuale libero da qualsiasi condizionamento morale.

Celebri autori italiani di drammi borghesi furono Giuseppe Giacosa e Marco Praga. Giacosa (1847-1906), che ebbe contatti con la Scapigliatura piemontese, nel dramma Tristi amori (1887, interpretato da Eleonora Duse) rappresentò il tipico triangolo borghese (marito-moglie-amante), e in Come le foglie (1900), seguendo il modello di Ibsen, evocò, tra silenzi e sottintesi, l’atmosfera di crepuscolo di una famiglia. Marco Praga (1862-1929), figlio di Emilio
ed esponente della Scapigliatura, portò sulla scena numerose commedie di spirito verista;
tra le più riuscite La moglie ideale (1890), la cui protagonista divide i propri sentimenti tra il
marito e l’amante, con paradossale sincerità nei confronti di entrambi.
Ma il dramma borghese trovò i suoi esponenti più significativi in area scandinava, in particolare nelle opere di Henrik Ibsen, che introdusse problematiche nuove, sintomo di una
sensibilità moderna che lo pone oltre il Naturalismo (vedi p. 171).
Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

Il teatro
dialettale

Sollecitato dalla poetica naturalista, ebbe successo in Italia il teatro dialettale i cui maggiori rappresentanti furono:
• Vittorio Bersezio (1828-1900), autore di un testo in dialetto torinese dal titolo Le miserie d’Monssù Travet (“Le miserie del signor Travetti”, 1863), che rappresenta la triste condizione di un modesto impiegato, succube sia in famiglia che sul lavoro;
• Giacinto Gallina (1852-1897), drammaturgo veneziano che portò sulla scena ambienti e
tipi della sua città, con una capacità di analisi dei personaggi che ricorda quella di Goldoni.
Tra le sue opere ricordiamo La famegia del santolo (“La famiglia del padrino”, 1892);
• Salvatore di Giacomo (1860-1934), voce molto significativa del teatro dialettale napoletano, nelle cui opere si intrecciano miseria, passione, malinconia e sentimentalismo; ricordiamo ’O voto (1889) e Assunta Spina (1909).

Il teatro
verista

Ad ambienti popolari si ispirano i drammi veristi di Giovanni Verga, come Cavalleria rusticana (1884), La lupa (1896), Dal tuo al mio (1903), tutti tratti dalle sue NOVELLE, ma spesso intrisi di un patetismo e di una melodrammaticità tali da renderli poeticamente inferiori
alle omonime novelle (vedi M.3).

Il Verismo
L’Italia
accoglie
la lezione
realista
europea

In Italia il romanzo subì l’influsso del Realismo europeo, delle teorie sull’arte e sulla
letteratura del Positivismo e della poetica del Naturalismo: Flaubert, Zola, Dickens, Dostoevskij, Tolstoj furono, nella seconda metà dell’Ottocento, autori molto letti e a essi spesso si ispirarono i nostri narratori.

Zola
affascina
Milano

Soprattutto l’ambiente culturale di Milano esaltò Zola, non solo per le sue qualità di romanziere, ma anche per i contenuti delle sue opere, nelle quali venivano rappresentati e condannati i mali della società. Dalle suggestioni della letteratura d’oltralpe, innestate nella tradizione del Romanticismo italiano, che già aveva espresso una vena realistica, sorse il movimento culturale e letterario del Verismo.

Gli scrittori
meridionali

Mentre il centro di diffusione del Verismo fu Milano, dove il dibattito sui problemi sociali derivati dalle trasformazioni economiche fu più vivo, i suoi maggiori rappresentanti furono meridionali, giacché era nel Sud che si riscontravano in maniera più macroscopica
quelle condizioni di arretratezza e di degrado che i veristi intendevano fare oggetto della
narrazione.
Oltre allo squilibrio tra Nord e Sud, esistevano anche tra le varie regioni italiane profonde
differenze culturali, generate dalle diverse vicende storiche. Il Verismo, nell’intento di rappresentare la realtà precisa, ebbe un carattere regionale, talora provinciale.

Luigi
Capuana,
teorico
del Verismo

Il primo teorico del Verismo fu il catanese Luigi Capuana (1839-1915, vedi p. 81). Come
critico letterario del “Corriere della Sera”, contribuì a diffondere la conoscenza di Zola, recensendone le opere. Dapprima entusiasta divulgatore del Naturalismo francese nei due volumi di Studi sulla letteratura contemporanea (1880 e 1882), Capuana se ne allontanò poi a
partire dal saggio Per l’arte (1885), in cui riaffermava i valori della fantasia e dell’immaginazione.

I principi
del Verismo
secondo
Capuana

Modulo 1

•
•
•
•

Queste le indicazioni fondamentali della poetica verista elaborate da Capuana:
abbandonare il romanzo storico-politico per il «romanzo di costumi contemporanei»;
scegliere la vita italiana come materia di rappresentazione artistica e ritrarla «dal vero»;
seguire il canone dell’impersonalità privilegiando la tecnica narrativa del DIALOGO;
non rinnegare la fantasia e l’immaginazione, facoltà che creano nella narrazione «un effetto di colorito, di rilievo, di movimento, di vita vera».

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

29

Luigi Capuana
Verità e immaginazione (1885)
(da PER L’ARTE)

Nel saggio critico Per
l’arte (1885) lo scrittore

due «divine facoltà» dalle
quali il narratore non
può prescindere. Il brano
che segue, tratto da questo saggio, è considerato
il manifesto del Verismo
italiano, perché contiene
alcuni tra i più importanti princìpi teorici della poetica verista. È un
brano interessante non

solo dal punto di vista
delle idee, ma anche dello stile, ricco di vivacità e
di pungente ironia nei
confronti di un pubblico
legato alla tradizione aulica e retorica della nostra letteratura, con il
quale Capuana immagina di discutere.

Concetti
La materia d’arte deve essere tratta dalla vita italiana
La materia d’arte deve essere tratta dal vero
La fantasia e l’immaginazione sono elementi essenziali di una narrazione viva

ANALISI

Verità e fantasia
1

30

Che relazione deve
esistere fra verità e
fantasia nell’opera
degli scrittori?

© RCS LIBRI EDUCATION SPA

L’autore
Vedi p. 81.

Luigi Capuana espose la
sua concezione del romanzo che, pur attenendosi al canone realistico
dell’osservazione della
realtà, secondo il quale
nel romanzo non deve
emergere «il pensiero individuale dell’autore», riconosceva che la fantasia
e l’immaginazione sono

Noi abbiamo avuto forse il torto di far un gran salto e pretendere che il pubblico lo facesse dietro di noi. Dal romanzo storico-politico, siam sbalzati, di lancio,
al romanzo di costumi contemporanei; dalla forma tutta personale (dovremmo forse dire semplicemente: da un pretesto di forma) alla vera forma dove l’opera d’arte non vuol essere altro o, almeno, vuol essere innanzi tutto un’opera
d’arte; e n’è nato un putiferio. La gente avrebbe dovuto [...] incoraggiarci nell’arduissimo tentativo di ridurre a materia d’arte la vita italiana, ritraendola direttamente dal “vero”, e non co’ soliti cieli di carta turchina o colle solite campagne di verde inglese brizzolato di rosso e di giallo per simulare i crisantemi e
i rosolacci, e non colle contadinelle di terra cotta e le signore vestite di cencio,
dalla testina di cartone verniciato1; e invece ha risposto col voltarsi in là, turandosi il naso col fazzoletto... Che si aspettavano dunque? Si aspettavano delle cose divertenti, da toccargli la corda sensibile; insomma non volevano annoiarsi in compagnia di certa gentaglia [...].
«Ma noi [...] non abbiamo molto tempo da perdere, e già ne perdiamo un
buon poco stando a sentire le vostre eterne questioni di realismo, di naturalismo, di sperimentalismo, di arte personale o impersonale... Una musica da gatti! Non siete di accordo fra voialtri critici e scrittori, e vorreste che noi vi si desse retta?»
«Qui avete centomila ragioni!»
«Per esempio: i vostri documenti umani...2».
«Ah, non me ne parlate!»

1. ritraendola... verniciato: Capuana condanna la falsità delle
descrizioni di maniera.

2. documenti umani: qui la polemica si incentra sui fatti realmente accaduti («documenti

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento

umani») che, secondo i naturalisti, dovevano essere alla base
del testo letterario.

APPROFONDIMENTO

I manifesti naturalisti
e veristi
2

Analizza i testi che
vengono considerati
i “manifesti” della
letteratura naturalista
e verista qui riportati.
Evidenzia i punti
chiave di ciascuno
dei tre testi e mettili,
poi, a confronto sottolineando le differenze e le analogie
che riscontri nelle loro formulazioni teoriche sul romanzo.

Se un romanzo, una novella vi fa esclamare: «Questo è impossibile! Questo
non è vero!» state sicuri che, novantanove volte fra cento, la colpa è tutta dello
scrittore. I romanzi più “impossibili” sono quelli che accadono ogni giorno sotto i nostri occhi, attorno a noi, in alto e in basso.
Non ci sarà mai né un romanziere «naturalista», né un novelliere «verista»
il quale abbia tanto coraggio da «inventar» nulla che rassomigli, da lontano,
alle continue e terribili assurdità della vita reale. [...]
Certamente il carattere di un’opera d’arte moderna – restringiamoci alla novella e al romanzo – non è più quello di prima. L’opera d’arte – può darsi che sia
anche una decadenza – è diventata seria: troppo seria! dicono i maligni. Infatti non è divertente. Il romanziere ruba il mestiere al psicologo, al fisiologo, al
professore di scienze naturali. Non già che predichi, che dimostri, che voglia far
lezione; ma egli scortica vivi vivi i suoi personaggi; ma egli pianta il bisturi in
quelle carni palpitanti con la stessa spietata indifferenza di un anatomico. Almeno io non vorrei vedere il sangue sul coltello e sulle mani dell’operatore, mi
diceva un giorno una signora gentile quanto colta, a proposito di un nuovo romanzo. La signora su questo punto aveva ragione. Però ella non pretendeva
che il romanzo moderno “tornasse all’antico”: non pretendeva che, prima d’ogni cosa, divertisse, e fosse una bella fiaba grande pei bambini grandi.
Questa benedetta o maledetta riflessione moderna, questa smania di positivismo, di studi, di osservazioni, di collezione di fatti, noi non possiamo cavarcela di dosso. È il nostro sangue, è il nostro spirito; chi non la prova può
dirsi un uomo di parecchi secoli addietro smarritosi per caso in mezzo a noi.
Ed è naturale quindi che dal nostro sangue e dal nostro spirito la riflessione
positiva passi a rivelarsi anche nell’opera d’arte, nel modo, s’intende, e colla misura compatibile con un’opera d’arte. Questa trasformazione non è un bizzarro capriccio degli scrittori: è l’effetto di un’evoluzione che nessuno al mondo è
nel caso di arrestare o di impedire.
[...] Vuol forse dire intanto che l’opera d’arte moderna non sia più un’opera
d’arte? No. La fantasia, l’immagine rimangono, come prima, i sostanziali elementi d’essa; se non che si combinano un po’ diversamente. [...]
Per rappresentare, per far del vivo ci vogliono sempre quelle due divine facoltà: la fantasia, l’immaginazione, che potrebbe anche darsi siano un’identica
cosa. Vi dirò anzi che il romanziere moderno ne adopera oggi in maggior quantità che non quelli del passato. Come potete affermare di no, se egli ha rinunciato volontariamente a tutti i mezzucci di effetto della vostra vecchia rettorica? Trovatemi venti righe di descrizione oziosa nelle cose del Verga, e vi darò
causa vinta. Se quel suo dialogo narrato, se quella sua narrazione parlata del
personaggio, [...] se quella semplicità di mezzi ottiene un effetto di colorito, di
rilievo, di movimento, di vita vera, come nessun romanziere di trent’anni fa se
l’è mai sognato, da che diavolo dunque proviene questo? Dalla fantasia, dall’immaginazione! Sissignori! E da null’altro.
da Per l’arte, in Antologia degli scritti critici, Bologna, Calderini, 1971

Modulo 1

Storia
e cultura

Dal Positivismo alle Avanguardie

31

La scuola verista
I princìpi
del Verismo
secondo
Verga

Il maggiore teorico del Verismo fu Luigi Capuana, ma il caposcuola fu considerato il siciliano Giovanni Verga (1840-1922), che espresse i princìpi della sua poetica nella prefazione alla NOVELLA L’amante di Gramigna (1879; vedi p. 115) e in quella al romanzo I Malavoglia
(vedi pp. 122-123), nella novella Fantasticheria (vedi p. 109) e in varie lettere inviate nel 1881
a Capuana e ai critici Felice Cameroni e Francesco Torraca, recensori dei Malavoglia. Essi
possono così riassumersi:
• il racconto deve avere la caratteristica di fatto realmente accaduto;
• lo scrittore deve sostituire agli effetti romanzeschi una ricostruzione scientifica dei processi psicologici;
• la psicologia dei personaggi deve emergere dai loro gesti e comportamenti: «il lettore deve vedere il personaggio [...] qual è, dov’è, come pensa, come sente, da dieci parole e dal
modo di soffiarsi il naso»;
• lo scrittore deve sparire dal racconto e mettere il lettore «faccia a faccia» con il fatto «nudo e schietto» (canone dell’impersonalità);
• dal canone dell’impersonalità deriva la scomparsa del NARRATORE ONNISCIENTE; il PUNTO DI
VISTA si trasferisce all’interno dell’ambiente descritto e il narratore assume la mentalità e il linguaggio dei suoi personaggi: «ho cercato di mettermi nella pelle dei miei personaggi, vedere le cose coi loro occhi ed esprimerle colle loro parole» (REGRESSIONE, narratore popolare);
• ne deriva anche il divario fra la visione delle cose del narratore (personaggio) e quella dello scrittore (AUTORE): questo procedimento è definito STRANIAMENTO.
La teoria dell’impersonalità, però, non nega ogni rapporto tra lo scrittore e l’opera; è solo un
procedimento tecnico che gli permette di conseguire l’effetto artistico per il quale nella narrazione non si avverte la sua presenza (ECLISSI DELL’AUTORE).
Qui di seguito ricordiamo altri scrittori veristi.

Matilde
Serao

Nata in Grecia ma vissuta a Roma e a Napoli, Matilde Serao (1856-1927; vedi p. 65) fu
giornalista e scrittrice. Nelle sue opere ci offre un’immagine concreta e viva della città partenopea, anche per l’influsso dei veristi siciliani. Animata da un forte impegno sociale e culturale, fu attenta alle condizioni di vita delle classi povere, ma descrisse anche i salotti borghesi e aristocratici.

Federico
De Roberto

Formatosi alla scuola di Capuana e di Verga, il napoletano Federico De Roberto (18611927; vedi p. 65) fu scrittore di novelle e di romanzi nei quali studiò soprattutto la natura del
sentimento amoroso e i caratteri della femminilità. Il suo romanzo più celebre è I Viceré (1894),
in cui si narrano le vicende di una nobile famiglia siciliana sullo sfondo degli avvenimenti storici che portarono all’Unità d’Italia. Talora nell’opera, pur improntata al canone dell’impersonalità, traspare la condanna della meschinità e dell’arrivismo della nobiltà.

Grazia
Deledda

Grazia Deledda (1871-1936; vedi p. 65), nata in Sardegna e vissuta a lungo a Roma, pose al centro delle sue pagine il mondo rurale e pastorale della sua isola, descrivendone le
tradizioni arcaiche e la natura selvaggia. Legata al Verismo fu la prima produzione.
Nell’indagine psicologica dei protagonisti delle novelle e dei romanzi deleddiani si sente l’influenza della narrativa realista francese e inglese, ma soprattutto il fascino della letteratura
realista russa. Il successo, in Italia e all’estero, delle sue numerose opere le valse il premio
Nobel nel 1926.

Federigo
Tozzi

Il senese Federigo Tozzi (1883-1920; vedi p. 379), pur essendo vicino alla letteratura naturalista e verista, manifesta le inquietudini tipiche di una nuova sensibilità, che la critica avvicina a quella di Svevo e di Pirandello.

32

Sezione 1. Tra fin de siècle e primo Novecento


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