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Falso, in quanto il commercio di sigarette elettroniche, così come qualsiasi altra
forma di commercio, è assoggettato a tassazione in varie forme, senza considerare
quanto già da tempo dichiarato dall’Illustre Prof. Veronesi: l’allontanamento dal
consumo di tabacco produrrà una notevole riduzione di costi per la Sanità Pubblica,
motivazione per la quale in Stati più civili, è incentivata la vendita di detti apparati.

“PRODOTTO CONCORRENTE” CHE NON SOLO POTEVA ESSERE VENDUTO DA TUTTI E
SENZA ALCUN IMPOSIZIONE FISCALE
Bene, si chiama libera concorrenza e credo non sia nemmeno il caso di discuterne,
“che possa essere venduto da tutti” riguarda qualsiasi prodotto commercializzato da
aziende non riunite in lobby e “senza alcun imposizione fiscale” si commenta da sé,
ma di mio aggiungo:
egregio Signor Risso, lei è assolutamente in malafede oppure la sua ignoranza è
veramente vergognosa, quindi mi domando come possa rappresentare una intera
categoria; nessuno, in nessun settore è privo di imposizione fiscale e questo lo
dovrebbe sapere; se lo sa è palesemente in malafede nelle sue dichiarazioni, se non
lo sa è peggio, in entrambe i casi si dovrebbe vergognare.

Entriamo ora nel dettaglio: la tassazione proposta è del 58,5 per cento del prezzo di
vendita al pubblico.
Posta in questi termini, la legge non sarebbe applicabile in quanto non esiste un
prezzo imposto per gli oltre mille articoli (forse di più) disponibili sul mercato, ma in
ogni caso facciamo due conti di come cambierebbe il panorama commerciale.
Una boccetta di liquido da 10ml che oggi costa al pubblico 5,90 € porta al
commerciante (al netto dell’IVA) un importo di 4,88 €; per poter incassare la stessa
cifra, il prodotto dovrebbe essere venduto a 14,22 € che al netto dell’IVA
diventerebbe 11,75 € da cui togliere il 58,5% per tornare all’incasso di 4,88 € e si
noti che da questo importo vanno sottratti i costi del prodotto, i costi fissi di
gestione, i costi del personale e, raggiunto un utile lordo, vanno detratte imposte e
tasse. Tradotto in numeri inconfutabili, l’aumento a carico del cliente finale sarebbe
del 240,96%