File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



relazione paesaggistica[1](marilena) .pdf



Nome del file originale: relazione paesaggistica[1](marilena).pdf
Titolo: Microsoft Word - relazione paesaggistica.doc
Autore: Marilena

Questo documento in formato PDF 1.3 è stato generato da PScript5.dll Version 5.2 / GPL Ghostscript 8.64, ed è stato inviato su file-pdf.it il 04/07/2013 alle 17:40, dall'indirizzo IP 84.222.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1317 volte.
Dimensione del file: 8.1 MB (11 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

RELAZIONE PAESAGGISTICA
a cura della popolazione che percepisce il paesaggio del luogo denominato Poggetto a Ferrara

PREMESSA

1

Come precisa la Convenzione Europea del Paesaggio, tutto il territorio è anche paesaggio. Questo significa
che ogni processo di trasformazione territoriale e ogni intervento contribuiscono a modificare il paesaggio,
consolidando o eliminando elementi costitutivi e relazioni, proponendo nuovi riferimenti o valorizzando
quelli esistenti.
Per la Convenzione, sottoscritta a Firenze e ratificata dallo Stato italiano con la legge 9 gennaio 2006, n.14,
il paesaggio si riferisce a “un’area, così come percepita dalle popolazioni, i cui caratteri sono il risultato
dell’azione e dell’interazione di fattori naturali e/o umani”. Anche il D. lgs. 42/2004 lo identifica come “un
territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro
interrelazioni”.
Per studiare un paesaggio è quindi necessario capire come si è formato, strutturato ed evoluto nelle
interrelazioni delle sue componenti fisiche, biotiche e socio-culturali e per valutarne la trasformazione tutte
le sue componenti dovranno essere considerate.

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

LOCALIZZAZIONE DEL LUOGO
Ci troviamo nel comune di Ferrara, a sud della città. Il luogo di interesse è localizzato fra le località di San
Martino a nord, Sant’Egidio-Gaibanella a est e San Bartolomeo in bosco a sud.

2

E’ raggiungibile da ovest dalla s.s. 64 Porrettana (via Bologna) e a est dalla s.p. 65 (via Ravenna) in sinistra
Po di Primaro. In destra Primaro corre la strada arginale comunale a cui si raccorda la viabilità secondaria
fra cui la via Olmo che conduce all’Oratorio del Poggetto. Ci riferiremo quindi a questi luoghi indicandoli
come “territorio del Poggetto” o “oasi del Poggetto”.
STORIA ED EVOLUZIONE DEI LUOGHI
Il territorio ha avuto origine dall’interazione dell’azione di trasporto e sedimentazione fluviale con la
continua opera dell’uomo. (Allegato 1-Relazione Bondesan).
Alle trasformazioni del territorio ad opera dei rami del Po e dei fiumi appenninici fra cui il Reno,
contribuirono notevolmente, dal XV secolo in poi, i vari tentativi di inalveamento e soprattutto la
costruzione di argini per delimitare bacini di colmata.

Nel XVIII secolo, dopo l’inalveamento del Reno nel corso del Primaro a Traghetto e la conclusione delle
operazioni di bonifica per colmata, il territorio assume la configurazione attuale. Ancora era riconoscibile

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

fino ai giorni nostri il sottobacino compreso fra l’argine di Cognola, di cui vi era ancora la testimonianza,
l’argine del Cavo del Duca e la Sgarbata, a ovest del paleoalveo del Primaro.
Già nella cartografia storica sono riportate indicazioni di boschi, come il boschetto di farnie in un tratto
dell’argine di Cognola, verso l’Oratorio del Poggetto e a sud in direzione della Sgarbata. Lo stesso toponimo
di San Bartolomeo in Bosco fa pensare ad una zona dove, a sistemazione idraulica conclusa, si era insediata
la foresta planiziale.
In questa zona le pratiche agricole, sia su terreno nudo che la frutticultura qui veramente di pregio, hanno
sempre convissuto con la conservazione del paesaggio, e la coltura della canapa ha lasciato testimonianza
attraverso alcuni maceri che, dismessi dall’uso, sono diventati interessanti ecotopi.
ANALISI DEL PAESAGGIO ANTE INTERVENTI
Il paesaggio della zona del Poggetto ha trovato attenzione e considerazione nel Piano Strutturale del
Comune di Ferrara, come parte della Rete ecologica e del verde (Allegato 2-Relazione Analisi normativa).
Non così nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e nella Rete Ecologica Provinciale (REP)
di I° livello.
I caratteri da considerare come rappresentanti il paesaggio sono: caratteri fisici, naturali, rurali, storicoculturali e percettivi.
I caratteri fisici sono rappresentati dalla strutturazione geomorfologica del territorio, risultato dela sua
formazione ed evoluzione.
E’ un paesaggio della pianura ferrarese dove però non domina l’uniformità e la monotonia. La struttura
morfologica letta sul microrilievo ci racconta la storia del territorio e le sue fragilità. Gli elementi strutturali
quali argini e canali costituiscono anche un inscindibile insieme funzionale. L’argine di Cognola limita a nord
questo luogo che, fra il Primaro e il Riazzo Cervella ha assunto una sua caratterizzazione. Le quote (+9) –
(+10) della Sgarbata e di via Olmo fanno corona ad un’area più depressa dove si eleva il dosso anomalo
dell’Oratorio del Poggetto (+7), costruito forse dalla devozione popolare non avendo collegamenti con la
paleomorfologia dei luoghi.

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

3

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

Ora le terre sono bonificate e le acque raccolte nella rete dei canali, idraulicamente regolate dal Consorzio
di Bonifica Pianura di Ferrara, che uniscono una rete di maceri e specchi d’acqua, anche di recente
costruzione. L’assetto idraulico è legato all’assetto morfologico ed è quindi in un equilibrio molto delicato.
La strutturazione del territorio, l’evoluzione naturale e gli interventi antropici hanno portato in questo
luogo ad un paesaggio ricco di elementi.

maceri aree boscate farnie secolari

filari

vasche

Già nella cartografia del XVII secolo sono riportate aree boscate, modificatesi nel tempo ma da sempre
caratterizzanti questi luoghi. Alcune sono documentate già dal 1800, poi incrementate negli anni anche
grazie a contributi comunitari per la rinaturalizzazione e la messa a riposo di terreni agricoli, costituite da
varie specie come farnia, olmo, carpino, pioppo bianco, pioppo nero, salice, ontano, robinia, acero
campestre, gelso, frassino. Qui era presente anche un fitto sottobosco, composto da biancospino, rosa
canina, rovo, edera, prugnolo, sanguinella, berretta del prete, ligustro, corniolo, melo selvatico, sambuco,
susino selvatico. Le siepi ed i filari erano composte da alberi, arbusti ed erbacee di varie specie:
biancospino, olmo, acero campestre, gelso, rosa canina, sanguinella, prugnolo, rovo, ortica, pioppo nero, il
raro paliurus spina-christii, equiseto, crocus, frassino, graminacee, linaria, xanthium italicum e clematis
vitalba. (Allegato 3 – Relazione Andrian).
Una vegetazione molto ricca e specifica era anche intorno alle zone d’acqua, anche queste di diversa natura
come maceri, gorghi e vasche costruite inizialmente per l’acquacoltura. Questi specchi d’acqua hanno varia
origine e diversa interazione con l’ambiente. I maceri sono di origine antropica, costruiti per una funzione
produttiva come la macerazione della canapa, regolati quindi nel loro invaso e svuotamento periodico
durante il periodo di attività. Terminato il loro utilizzo si sono trasformati in luoghi di rinaturalizzazione e di
importanza ecologica a cui si somma l’importanza storico-testimoniale di una cultura rurale passata. I
gorghi sono di origine naturale, formatisi su terreni permeabili di paleoalveo o di rotta, per cui in diretto

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

4

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

contatto con la prima falda e punti di grande vulnerabilità. Le vasche di dimensioni maggiori ma di
profondità limitata sono state costruite in funzione di attività di allevamento quindi con una iniziale
regolamentazione idraulica da parte dell’uomo. In seguito, l’abbandono dell’attività produttiva ha
permesso la naturalizzazione delle vasche. (Allegato 4- Maceri storici Bondesan)
Ai bordi degli specchi d’acqua era presente una vegetazione composta, oltre che dai canneti, da prugnolo,
sanguinella, sambuco, rovo, e da alberi tra cui l’ormai raro ontano nero, salice, pioppo nero, pioppo bianco
e olmo.
Le aree boscate erano rifugio per rapaci quali civette, assioli, gufi, gheppi, barbagianni. Il fragmiteto
presente nelle acque basse offriva riparo a molte specie di uccelli acquatici, e garantiva loro un posto ideale
per la nidificazione. Si potevano ammirare aironi cinerini, aironi bianchi maggiori e aironi rossi, garzette,
nitticore, tarabusini, cannaiole, cannareccioni, migliarini di palude, basettini, martin pescatore, usignoli di
fiume, pettirossi, fringuelli; anatidi quali germano reale, marzaiola, alzavola; rallidi come gallinella d’acqua e
folaga; limicoli tra cui la pettegola, il corriere, il beccaccino. Sporadicamente sono stati avvistati anche
magnifici gruppi di fenicotteri. Numerosi anche gli anfibi, i rettili e gli insetti presenti: rospi smeraldini, rane,
raganelle, tartarughe, bisce d’acqua, lucertole, ramarri, libellule, farfalle di varie specie e altri imenotteri.
Caso unico nel contesto rurale dell’alto ferrararese era la presenza di prati umidi contigui ai maceri e ai
boschetti, colonizzati da specie molto rare come la Mazza d’Oro minore dai fiori gialli, la Scutellaria
Lanciforme a fiori violacei, le liliacee Giacinto Minore, il Colchico d’autunno, il Lampagione Bianco, la Barba
di becco violetta, la Cardogna comune, la Calcatreppola campestre e la Segala selvatica, quest’ultima
ritrovata in zona a quasi un secolo dall’ultima segnalazione nel ferrarese.
In diversi filari, la presenza di farnie secolari (quasi 200 anni di età, oltre 1,5 m di diametro del fusto alla
base) aveva permesso la colonizzazione da parte di un insetto protetto dalla legge regionale dell’EmiliaRomagna sulla tutela della fauna minore (L. R. 15/2006), il cerambix cerdo. (Allegato 5 – Maceri Museo
Storia Naturale)
“LEGGE REGIONALE 31 luglio 2006, n. 15
DISPOSIZIONIPER LA TUTELA DELLA FAUNA MINORE IN EMILIA-ROMAGNA
Art. 1 Finalità
1. La Regione Emilia-Romagna, conformemente all'articolo 6 della Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e
dell'ambiente naturale in Europa, firmata a Berna il 19 settembre 1979 e ratificata ai sensi della legge 5 agosto 1981, n. 503, alla
Convenzione relativa alla biodiversità, firmata a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992 e ratificata ai sensi della legge 14 febbraio 1994, n.
124, e conformemente all'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante
attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna
selvatiche) e successive modificazioni, intende assicurare la conservazione della fauna minore di cui al comma 2, quale componente
essenziale delle biocenosi e degli habitat naturali e seminaturali.
2. Ai sensi e per gli effetti della presente legge, per fauna minore si intendono tutte le specie animali presenti sul territorio
emiliano-romagnolo di cui esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente, compresi i micromammiferi e i chirotteri
e con esclusione degli altri vertebrati omeotermi.”

Interessante era anche l’assetto strutturale, ben definito, con siepi e filari che univano le macchie boscate e
le zone umide, veri corridoi ecologici che permettevano la stabilità dinamica di mammiferi come ricci, volpi,
tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

5

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

topolini, donnole, diversi rettili (ramarri, lucertole, bisce), uccelli sia stanziali, che di passo che migratori
(fagiani, rondini, picchi verdi, gazze, merli, passeri, scriccioli, cinciallegre, verdoni, luì, ballerine gialle e
bianche, codirossi, cardellini, pettirossi, capinere, gallinelle d’acqua, ghiandaie), e insetti (Gasteropodi,
Imenotteri, Ortotteri, Anodonti).
Dal punto di vista naturalistico il luogo costituiva un ecosistema di grande importanza, riconosciuto dal PSC
di Ferrara proprio nella sua strutturazione di rete ecologica e del verde e la funzionalità di “mitigare il
processo di frammentazione degli ambienti naturali dovuto a fenomeni di antropizzazione e causa primaria
della perdita di biodiversità, degrado e naturale estinzione di specie animali e vegetali”.

nodi ecologici ad ecosistema prevalentemente acquatico e corridoi ecologici acquatici secondari (maceri, vasche, canali)
(colore blu)
aree di appoggio ad ecosistema terrestre (aree boscate e filari) (colore rosso)

Sono riconosciuti quindi i nodi ecologici della rete, costituiti dalle zone umide e specchi d’acqua, e i maceri
come aree di appoggio, collegati dai canali della bonifica indicati come corridoi secondari, e le aree boscate
del Poggetto e di Luogo Ponticello, storicamente consolidate, come aree di appoggio ai corridoi ecologici
terrestri, costituiti dai filari e dalle siepi.
La zona è ad alta vocazione produttiva agricola, con caratteristici edifici rurali e corti coloniche identificate
anche nella cartografia IGM, con interessanti toponimi come Ca Nova Bosco, Ca Nova Sabbiosa, Belvedere.
L’area nord-orientale in cui è inserito il Poggetto è classificata come Ambito agricolo di rilievo paesaggistico,
per mettere in rilievo come l’attività agricola si debba integrare con il patrimonio naturale, garantendo la
salvaguardia dei valori storici e architettonici presenti sul territorio e la conservazione o ricostruzione del
paesaggio rurale con il suo patrimonio di biodiversità e di habitat, unitamente alla salvaguardia delle
attività agricole.
In questo contesto è inserita la via dei Capitelli che dall’Oratorio si diparte verso Luogo Ponticello, sito a
ridosso dell’argine di Cognola, forse antica strada di accesso al Poggetto arrivando sul fronte della Chiesa.

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

6

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

7

Il ritrovamento di reperti nella campagna arata ha avvalorato l’ipotesi di un luogo di culto popolare ma
frequentato da sempre anche da pellegrini che inserivano l’Oratorio del Poggetto nel loro itinerario.
(Allegato 6 – Relazione Andrian - Roversi)
Il luogo si presenta quindi carico di significati per la popolazione locale e quanti lo frequentano, sia per
motivi devozionali, storici e naturalistici, ma anche solo ricreativi tanto che il PSC ha previsto un “Percorso
ciclabile di connessione ambientale” che partendo dalla strada storica sull’argine del Primaro a Gaibana,
percorrendo via Olmo giunge sul retro dell’Oratorio, di qui percorre la strada dei Capitelli fino al Cascinetto
dove, attraversando il corridoio ecologico dei maceri, porta alla Fontala su via Idrovoro raggiungendo poi a
sud la Sgarbata. Poco a ovest, sulla Sgarbata vi è la Lama di Valle Rosa, azienda agricola ora sede di
agriturismo, che ricorda la palude profonda qui presente prima della bonifica, azienda dove è stato messo
in atto un vasto piano di rimboschimento con la ricostruzione anche di un ampio bacino.
Da questo si deduce come le politiche di trasformazione del luogo fossero orientate ad una valorizzazione
ecologica in tutte le sue componenti, produttivo agricola, rurale, naturalistica, di fruizione culturale e
ricreativa.
PREVISIONI DI TRASFORMAZIONE
Dalle indicazioni del PSC comunale si prevedeva per questi luoghi uno sviluppo dell’attività produttiva
agricola coerente con i principi espressi negli indirizzi di “favorire interventi di recupero ambientale delle
aree agricole attraverso il ripristino, la salvaguardia e in molti casi la rinaturalizzazione del reticolo
idrografico, e attraverso un incremento delle presenze arboree ed arbustive, anche mediante accordi con i
Consorzi di Bonifica e gli agricoltori.”
Inoltre si poteva prevedere un progetto di tutela e valorizzazione dell’Ambito agricolo di rilievo
paesaggistico, per il quale il PSC dichiara di tutelare il paesaggio “in quanto rappresentazione materiale e
visibile dell'identità collettiva, riconoscendo, salvaguardando e recuperando i valori culturali che esso
esprime”. Quindi un’azione volta a valorizzare e salvaguardare ”il paesaggio rurale, i suoi aspetti tradizionali
e i relativi equilibri ecologici, attraverso la conservazione delle caratteristiche morfologiche, paesistiche,
tipologiche e ambientali dei tessuti agricoli propri delle Unità di paesaggio…”. Un progetto di tutela per
valorizzare quanto già esisteva, “, ma anche ai fini di una corretta fruizione economica e turistica, in
particolare attraverso la realizzazione di una rete di percorsi agrituristici ed itinerari culturali ed
enogastronomici, in accordo con le previsioni a scala sovracomunale.” (Allegato 2 – Relazione normativa).

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

LO STATO DEL PAESAGGIO OGGI
Sono già avvenuti interventi di trasformazione.
Sono stati abbattuti sistematicamente gli alberi e le siepi, eliminata la vegetazione attorno agli specchi
d’acqua, prosciugati con pompe gli stessi, predisposti all’interramento i maceri, spianato l’argine della
Cognola. (Allegato 6 – Foto Faccini)

Sono quindi sparite le macchie boscate e i filari, distrutti gli habitat della fauna terrestre, mammiferi,
insetti, uccelli, sparita la fauna acquatica.

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

8

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

9

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

cioè in sintesi DESTRUTTURATA LA RETE ECOLOGICA.

Vasca pprosciugata

Boschetti abbattuti

Maceri chiusi

Lo spianamento dell’argine di Cognola ha eliminato una memoria della storia idraulica del territorio e
l’ideale collegamento con la strada dei Capitelli e l’Oratorio del Poggetto.

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità

10

Marilena Martinucci

geologo
docente a contratto di Legislazione tecnica e ambientale UniBo

11

E’ stato interrotto il percorso dal Poggetto alla Sgarbata attraverso la campagna, da macchia a macchia,
lungo quello che avrebbe potuto anche diventare un percorso strutturato naturalistico, culturale, ricreativo,
portato alla fruizione di una comunità allargata per assumere l’identità di paesaggio, non più solo lasciata
alla percezione degli abitanti del luogo.

STRADA PANORAMICA

ORATORIO

PERCORSO CICLABILE

Il paesaggio, risultato delle singole azioni messe in atto, è ora profondamente alterato e richiede uno studio
sui nuovi equilibri e squilibri venutisi a creare per evidenziare le nuove vulnerabilità e se, alla luce dei buoni
principi espressi nel PSC di Ferrara, si vogliano attivare processi integrati di progettazione per il ripristino
del luogo e perché la popolazione ritrovi il suo paesaggio.

tel 0532 740943 fax - cell. 335 6815433
e.mail:marilena.martinucci@email.it - e.mail:marilena.martinucci@unibo.it
2010 - anno internazionale della biodiversità


Documenti correlati


Documento PDF relazione paesaggistica 1 marilena
Documento PDF relazione rivista in pdf
Documento PDF elaborato n 01 relazione
Documento PDF giornalino definitivo
Documento PDF 088 15 a 0215 01 es t01 a relazione generale
Documento PDF indire relazione completa 1


Parole chiave correlate