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esposto paramassi accadimenti successivi .pdf



Nome del file originale: esposto paramassi accadimenti successivi.pdf
Titolo: Microsoft Word - esposto paramassi accadimenti successivi.docx
Autore: giuly

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Oggetto:

Nuovo collegamento ferroviario Torino/Lione
Cunicolo esplorativo La Maddalena
Opere di difesa paramassi a tutela del cantiere

Segnalazione di gravi accadimenti successivi

In data 22 maggio 2013 le Associazioni Pro Natura e Lega Ambiente hanno inviato ai destinatari in
indirizzo un dettagliato Dossier, avente pari oggetto, per segnalare i potenziali gravi rischi per la
incolumità dei lavoratori, addetti al cantiere ed alla sua vigilanza, in considerazione del fatto che
non erano state realizzate da parte di LTF le reti paramassi, nonostante il progetto ne prevedesse
l’installazione prima dell’inizio delle operazioni di scavo dell’imbocco del Cunicolo
esplorativo.
Il vincolo di realizzare tali reti prima dell’inizio delle fasi di scavo, emerge infatti in modo
inequivocabile dalla c.d. “FASISTICA”, riportata nel progetto elaborato da LTF stessa (elaborato n°
0139 – Relazione di Cantierizzazione, nonché dall’elaborato n° 0127 – Studio di impatto
ambientale – sintesi non tecnica, nonché infine dal parere del Ministero dell’Ambiente – BIA n°
566 del 29/10/2010).
Infine anche il Piano di Sicurezza e Coordinamento del Cantiere, nell’elaborato 0003D evidenzia il
rischio del reiterarsi di episodi di crollo.
Nel Dossier veniva altresì contestato il fatto che non risultava data completa attuazione alla
prescrizione n° 5 della Delibera CIPE n° 86/2010, nella parte in cui richiedeva un approfondimento
dell’assetto idrogeologico dell’area posta a monte dell’imbocco.
In ultimo il Dossier evidenziava il fatto che le opere di difesa del Cantiere (Reti Paramassi),
doverosamente previste negli elaborati progettuali, non erano state inserite sull’area oggetto di
occupazione temporanea, così come risulta dagli elaborati progettuali, (elaborato n° 0144 –
Planimetrie aree di Cantiere per occupazioni temporanee e n° 0255 – Piano Particellare con
sovrapposizione su PRGC – Comune di Chiomonte).
In conclusione gli esponenti richiedevano l’attivazione, da parte dei soggetti in indirizzo, degli
adempimenti di competenza, atti a garantire la sicurezza del cantiere, il rispetto delle fasi
progettuali, il Piano di Sicurezza, previo immediato fermo dei lavori del Cantiere.
A seguire dovevano essere eseguiti gli approfondimenti degli aspetti geologici, relativamente alla
ipotesi del riattivarsi della frana di crollo, a monte dell’Imbocco del Tunnel Geognostico, (così
come previsto nell’elaborato progettuale n° 0101C- Studi complementari per il Cunicolo
Esplorativo della Maddalena – Relazione di caratterizzazione preliminare).

Solo alla conclusione di tali doverose e vincolanti indagini tecniche, doveva seguire la posa delle
Reti Paramassi, previa acquisizione delle aree di posa, attualmente di proprietà privata.
Questa la doverosa premessa degli antefatti.
La Società LTF, venuta a conoscenza dell’esposto, ha trovato spazio su alcuni quotidiani nazionali
replicando, quasi ad irridere gli esponenti, che le reti erano già state realizzate e che gli aderenti al
movimento NO TAV ne erano perfettamente a conoscenza, con ciò contrabbandando per RETI
PARAMASSI, a tutela del Cantiere, le Recinzioni precarie posate per ordine della Prefettura di
Torino, a garanzia dell’ordine Pubblico.
Recinzioni aventi caratteristiche tecniche assolutamente diverse e finalizzate ad altri scopi e di certo
non funzionali alla sicurezza fisica dei lavoratori addetti al cantiere ed alla sua vigilanza.
Insomma una chiara presa in giro degli esponenti ed anche delle Autorità addette ai controlli!
Senonchè la Soc. LTF non finisce mai di stupire per la improvvisazione del suo modo di operare!!
Da qualche giorno, come si può facilmente constatare dalle allegate prove fotografiche, ha iniziato
ad operare, all’interno del Cantiere, realizzando le conclamate Reti Paramassi, in totale modifica
rispetto alle previsioni progettuali.
In conclusione:
1) L’esposto delle Associazioni ha dunque colpito nel segno;
2) La Soc. LTF stava e sta operando in grave violazione di legge sulla sicurezza del Cantiere
(D.Lgs 81/2008), con evidenti responsabilità del Committente e del Responsabile dei
Lavori;
3) È assolutamente contrario alla prescrizione n° 5 della Delibera CIPE n° 86/2010, realizzare
le RETI PARAMASSI, senza avere previamente eseguito gli Studi Geologici e le Indagini
Tecniche sulle aree di crollo poste a mt. 900;
4) La collocazione delle reti non può avvenire in modo estemporaneo, ma solo al termine e
sulla base dei risultati tecnici, di cui al precedente punto n° 3);
5) La collocazione in corso delle reti paramassi risulta gravemente difforme dalla previsioni
progettuali contenute sia nel Piano di Sicurezza che nella planimetria e negli altri elaborati
grafici.
Esse infatti sono in costruzione all’interno dell’area di cantiere e non a monte dello stesso
come previsto.
Ancora una volta il rispetto della legge è “optional” di fronte agli interessi contingenti di
LTF di recuperare frettolosamente le gravi inadempienze segnalate nell’esposto inviato il
22/05/2013;
6) Si pone un evidente problema di giustizia e uniformità dei cittadini e delle imprese di fronte
alla legge:



perché un piccolo imprenditore deve redigere e rispettare, su un dato progetto, piani di
sicurezza e analisi dei rischi pena la denuncia penale e l’immediata sospensione dei
lavori e invece



LTF ha tenuto aperto un cantiere per 2 anni senza rispettare le previsioni del Piano di
Sicurezza e del Progetto in genere?

Sono evidenti l’uso di 2 pesi e 2 misure nell’applicazione della legge penale e
amministrativa.
Ma non si diceva: “L’azione penale è obbligatoria, non possiamo girare la testa dall’altra
parte?”;
7) Si pone altresì un grave problema di omissione di atti dovuti da parte di funzionari della
P.A. preposti ai controlli che, a partire dall’inizio delle operazioni di scavo, non hanno
rilevato le carenze macroscopiche di adempimenti previsti in sede di attuazione del Piano di
Sicurezza.
La mancata realizzazione della rete paramassi prima dell’inizio delle operazioni doveva
portare alla chiusura del cantiere così come la mancata attuazione completa della previsione
n. 5 del CIPE.
Il problema delle omissioni di interventi tempestivi risulta ancora più grave a partire dal
22/05/2013 data in cui Pro Natura e Legambiente segnalavano dettagliatamente tali fatti con
precisi riferimenti probatori che a nostro avviso dovevano essere urgentemente verificati
portando, se del caso, alle conseguenti azioni previste dalla Legge.
Quanto sopra nel quadro della obbligatorietà dell’azione penale e del perseguimento dei
doveri d’ufficio.
8) Il comportamento di LTF equivale dunque ad una Autodenuncia di avere operato e di
operare attualmente in violazione di legge.

La domanda che nasce spontanea è la seguente:
per quale motivo gli Enti deputati al controllo non sono intervenuti, almeno a seguito dell’esposto?
E soprattutto: si continuerà a tollerare la violazione di legge?

Chiomonte, lì 08 luglio 2013

Pro Natura Piemonte
Il Presidente
Mario Cavargna

Cantiere TAV della Maddalena – Documentazione fotografica Giugno 2013
Il montaggio delle reti paramassi previste a progetto inizia a Giugno 2013 (come da n. 9 foto del 20/06/2013 allegate) e solo dopo l’esposto di ProNatura e Lega
Ambiente del 22/05/2013 (la frettolosa collocazione delle reti conferma l’illegittimità della situazione in cui il cantiere ha operato fino ad oggi e le omissioni nei
controlli relativi al periodo luglio2011/giugno 2013).
Il cantiere è stato aperto per 2 anni (luglio 2011/giugno 2013) in contrasto con le previsioni progettuali (Piano di sicurezza, Organizzazione del cantiere, Sintesi
non tecnica dello studio SIA, ecc…) in violazione di legge.
Le reti sono state oggi collocate plani metricamente in modo difforme dal progetto (all’interno anziché all’esterno dell’area oggetto di esproprio) e non come
previsto da planimetrie, sezioni.
Nel calcolo delle reti, già a progetto, non si era tenuto conto dei crolli di massi di centinaia di mc., posti a quota 900 (foto da n. 14 a n. 23); ciò anche dopo che la
prescrizione n. 5 del CIPE richiedeva “l’approfondimento … geologico dell’area a monte dell’imbocco”.
Il riattivarsi di questa frana di crollo, fenomeno giudicato non escludibile dal “Piano di sicurezza”, non è stato preso in considerazione con gravi potenziali rischi
per i quali la SITAF aveva monitorato alcune nicchie di crollo negli anni 2000 (foto da n. 29 a n. 43).
L’area di crollo è particolarmente incombente sul cantiere TAV (foto da n. 44 a n. 48).

1)

2)

3)

4)

5)

6)

7)

8)

9)

Zone di crollo a quota 900

Cantiere TAV

10)

11)

12)

Reti paramassi SITAF a protezione delle gallerie autostradali

13)

Cantiere TAV attivo senza le previste reti paramassi (Maggio 2013)

Massi pericolanti a quota 900 oggetto dell’approfondimento geologico di cui alla prescrizione n. 5 del CIPE non effettuata

14)

15)

16)

17)

18)
19)

20)

21)

22)

23)

24)

25)

26)

27)

28)

Massi pericolanti a quota 900 oggetto di monitoraggio SITAF anni 2000

29)

30)

31)

32)

33)

34)

35)

36)

37)

38)

39)

40)

“Centralina di monitoraggio SITAF” anni 2000 dei massi a
quota 900 non presi in esame nel calcolo dei crolli per il
cantiere TAV e non considerati in approfondimento richiesto
dalla prescrizione n. 5 CIPE

41)

42)

43)

Visione incombente sul cantiere TAV dalla zona di distacco a quota 900 non considerata nel progetto LTF

44)

45)

46)

47)

48)


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