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Il+diritto+ambientale+in+breve .pdf



Nome del file originale: Il+diritto+ambientale+in+breve.pdf
Titolo: Il diritto ambientale in breve
Autore: UFAM

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> Il diritto ambientale in breve
Sintesi del diritto federale in materia ambientale

2

> Il diritto ambientale in breve

Nota editoriale
Editore
Ufficio federale dell’ambiente (UFAM)
L’UFAM è un ufficio del Dipartimento federale dell’ambiente,
dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC).
Ideazione, concezione, realizzazione
Urs Steiger, steiger texte konzepte beratung, Lucerna
Accompagnamento UFAM
Marco Zaugg, divisione giuridica
Indicazione bibliografica
Il diritto ambientale in breve
Sintesi del diritto federale in materia ambientale
Ufficio federale dell’ambiente, Berna. 36 pagg.
Traduzione
si dice sàrl, Friburgo
in collaborazione con il Servizio linguistico italiano dell’UFAM
Grafica e impaginazione
Kurt Brunner, Martin Brunner Associés
Fotografie
Copertina, pag. 7 a destra: Keystone/Lukas Lehmann
pag. 3: UFAM
pag. 4: AWEL, Zurigo
pag. 5: Sammlung Verkehrshaus Lucerna
pag. 6: Keystone/Michael Kupferschmidt
pag. 7 a sinistra: CamCopter/Rolf Widmer
pag. 8: Keystone/Francesca Agosta
pag. 9 a sinistra, pag. 13, pag. 18 sotto, pag. 20 in alto a destra:
UFAM/AURA, Emanuel Ammon
pag. 9 a destra: Keystone/Sandro Campardo
pag. 11: Jakob Studnar, Düsseldorf
pag. 15: Keystone/Thedi Suter
pag. 16, pagg. 24–25, pag. 27 a sinistra: Priska Ketterer, Lucerna
pag. 18 in alto: René Maier, Brienz
pag. 20 a sinistra, pag. 32 in basso a destra: Keystone/Martin Ruetschi
pag. 20 in basso a destra: Stadtwerke Schweinfurt GmbH
pag. 22: Roche/Christopher Gmuender, Muttenz
pag. 27 a destra: UFAM/Markus Senn, Winterthur
pag. 28: ufficio protezione della natura del dipartimento per la natura
e il paesaggio del Cantone di Zurigo (ALN)
pag. 30: Albert Marty, Rothenthurm
pag. 32 in alto: Keystone/Gaëtan Bally
pag. 32 in basso a sinistra: «Landbote»/Marc Dahinden
pag. 35 in alto: Keystone/Regina Kuehne
pag. 35 in basso a sinistra: Keystone/Craig Ruttle
pag. 35 in basso a destra: Keystone/Jean-Christophe Bott
Per ordinare la versione stampata e scaricare il PDF
UFCL, Distribuzione pubblicazioni federali, CH-3003 Berna
Tel. +41 (0)31 325 50 50, fax +41 (0)31 325 50 58
verkauf.zivil@bbl.admin.ch
Numero di ordinazione: 810.400.082i
www.bafu.admin.ch/ud-1072-i
La presente pubblicazione è disponibile anche
in tedesco, francese e inglese.
© UFAM 2013

> Indice
Premessa

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Panoramica del diritto ambientale

Diritto ambientale: lo specchio della coscienza ecologica

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Elaborazione ed esecuzione del diritto ambientale

Regole fondamentali della protezione dell’ambiente
Protezione dell’ambiente: un compito comune
Autorizzare senza pregiudicare l’ambiente
Soluzioni per migliorare la qualità ambientale

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Elementi del diritto ambientale

La legge sulla protezione dell’ambiente
Proteggere dall’inquinamento
Rifiuti e protezione del suolo
Impiego sicuro di prodotti chimici
La legge forestale
La legge sulla protezione delle acque
Tutela della biodiversità e del paesaggio
Utilizzazione controllata di organismi
Pericoli naturali
Protezione del clima: una sfida globale

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3

> Il diritto ambientale in breve

> Premessa
Il congresso mondiale sulla giustizia, la governance e il diritto per la sostenibilità
ambientale («Justice, Governance and Law for Environmental Sustainability»),
tenutosi dal 17 al 20 giugno 2012 a Rio de Janeiro nell’ambito del Programma
delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha esortato gli Stati a impegnarsi ad
attuare in modo efficiente ed efficace la normativa ambientale per conseguire gli
obiettivi di sviluppo sostenibile. La sostenibilità ecologica può infatti essere raggiunta soltanto se le norme ambientali sono eque, chiare e applicabili.
Il diritto ambientale svizzero, che negli ultimi decenni ha raggiunto standard elevati, persegue proprio questo obiettivo. Nei prossimi anni si tratterà di colmare
determinate lacune legislative in materia, adeguando la normativa alle nuove sfide
e sviluppandola ulteriormente.
La presente pubblicazione fornisce un quadro della legislazione ambientale
svizzera. Quest’ultima copre molteplici aspetti e ambiti settoriali ed è il risultato
di un’evoluzione durata decenni. Il diritto nazionale e quello internazionale sono
presentati nella loro globalità e ne vengono illustrate le interdipendenze. Gli
schemi favoriscono la comprensione dei principi e dei concetti astratti disciplinati dal diritto.

Dott. iur. Florian Wild
Capo della divisione giuridica
Membro della direzione allargata
Ufficio federale dell’ambiente

Altri link attinenti ai temi trattati dalla pubblicazione:
www.bafu.admin.ch/diritto-ambientale-breve

Panoramica del diritto ambientale

> Diritto ambientale:
specchio della coscienza ecologica
Il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta e il conseguente maggiore sfruttamento delle risorse
ambientali sono stati all’origine dei primi gravi problemi ambientali. A fronte di questa situazione, e di
pari passo con una maggiore conoscenza delle interrelazioni ecologiche, si è sviluppata una legislazione
ambientale di continuo affinata e sempre più ampia.
Fino agli anni Cinquanta e Sessanta le acque di scarico provenienti dalle industrie, dal settore artigianale e dalle utenze domestiche venivano riversate in ruscelli, laghi e fiumi senza
praticamente essere sottoposte a trattamenti di depurazione.
Spesso ci si imbatteva in corsi d’acqua colorati o in cui galleggiavano residui schiumosi. Anche la moria di pesci era un fenomeno assai diffuso. Il ritmo sfrenato dell’attività edilizia e la

crescita esponenziale del traffico hanno generato sempre più
rumore e inquinamento atmosferico e hanno causato la perdita progressiva di terreni agricoli.
Acque più pulite e rispetto della natura

La risposta degli elettori, delle Camere e del Consiglio federale ai crescenti problemi ambientali si concretizzò in una serie

5

> Il diritto ambientale in breve

di attività legislative che permisero di sviluppare gradualmente il diritto ambientale e di adeguarlo alle nuove esigenze. Nel
1953 fu iscritta nella Costituzione la protezione delle acque e
quattro anni più tardi entrò in vigore la legge federale sulla
protezione delle acque (LPAc), il cui principale obiettivo era
ampliare le reti di canalizzazione e allacciarle agli impianti di
depurazione. In seguito alla rapida trasformazione dell’assetto
paesaggistico, nel 1962 una votazione popolare sancì l’introduzione nella Costituzione federale di un articolo sulla protezione della natura e del paesaggio, dal quale nel 1966 scaturì
la legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio
(LPN). Questa legge disciplinava per la prima volta a livello
federale la protezione delle specie animali e vegetali indigene
come pure del paesaggio e dei monumenti, fornendo al contempo la base legale dell’Inventario federale dei paesaggi, siti e
monumenti naturali d’importanza nazionale (IFP).
Legge federale sulla protezione dell’ambiente:
frutto di un dibattito serrato

Nel 1965 un intervento parlamentare chiese l’introduzione di
norme di legge in materia ambientale. Il relativo articolo costituzionale venne approvato nel 1970 in sede di votazione
popolare con oltre il 90 per cento dei voti. Nel frattempo,
Protezione delle foreste
La legge federale sulla polizia delle foreste del 1876 pose i boschi
svizzeri sotto stretta protezione e creò per la prima volta i presupposti per la loro gestione sostenibile. La legge fu la risposta alle catastrofiche inondazioni del XIX secolo, prima tra tutte quella del 1868,
la più grande mai verificatasi nella regione alpina, la cui gravità fu

Situazione del bosco nella valle della Reuss, nel Canton Uri,
ai tempi della costruzione della ferrovia del San Gottardo

la crisi petrolifera degli anni Settanta e la pubblicazione di tre
rapporti («I limiti dello sviluppo» del Club di Roma, «Global
2000» e il rapporto del governo americano sulla situazione
ambientale mondiale) intensificano il dibattito pubblico sui
problemi ambientali. Bisognerà tuttavia attendere altri quindici anni prima dell’entrata in vigore della legge federale sulla protezione dell’ambiente (LPAmb), nel 1985.

in parte dovuta all’eccessivo sfruttamento boschivo. Un anno dopo
l’entrata in vigore di detta legge venne varata la legge federale sulla
sistemazione dei corsi d’acqua, che nei decenni successivi porterà
all’arginatura di molti di essi.

Nel 1983 il fenomeno della moria dei boschi riporta prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica il tema dell’inquinamento atmosferico e contribuisce, con l’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt), a concretizzare in tempi
brevi le norme della LPAmb in questo ambito.

Cronistoria dei principali atti legislativi in materia ambientale
1876 Legge sulla polizia delle foreste (1991: legge sulle foreste, LFo)
1877 Legge sulla polizia delle acque
(1991: legge sulla sistemazione dei corsi d’acqua)
1925 Legge sulla caccia (revisione totale nel 1986, LCP)
1955 Legge sulla protezione delle acque

Sul piano internazionale la scoperta del buco d’ozono, ossia il
sensibile impoverimento dello strato di ozono sopra l’Antartide, conduce nel 1985 a una reazione sorprendentemente rapida: il Protocollo di Montreal del 1987, ratificato anche dalla
Svizzera, sancisce il divieto generalizzato a livello mondiale
per le sostanze più dannose.

(revisione totale nel 1971 e nel 1991, LPAc)
1966 Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN)

Smaltimento ecocompatibile dei rifiuti

1973 Legge federale sulla pesca (revisione totale nel 1991, LFSP)

A metà degli anni Ottanta si constata che in molti casi le discariche di rifiuti causano l’inquinamento delle acque e generano cattivi odori. Le linee direttive per la gestione dei rifiuti
elaborate di riflesso dalla Confederazione si concretizzano
nelle disposizioni sui rifiuti contenute nella revisione della

1983 Legge federale sulla protezione dell’ambiente (LPAmb)
1999 Legge sul CO 2 (revisione totale nel 2012)
2003 Legge sull’ingegneria genetica (LIG)

6

> Il diritto ambientale in breve

Lavori di ripulitura dopo l’incidente chimico di Schweizerhalle, presso Muttenz (BL)

LPAmb e nell’ordinanza tecnica sui rifiuti (OTR), che impongono di recuperare i rifiuti dopo un eventuale trattamento o di
depositarli in modo ecocompatibile in discariche adatte. Inoltre
i siti contaminati devono essere rapidamente risanati. Il divieto di conferire in discarica rifiuti combustibili, introdotto in
Svizzera nel 2000, rappresenta un’ulteriore tappa fondamentale nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti, in quanto consente la valorizzazione termica o il riciclaggio di rifiuti fino ad
allora inutilizzati.
Una maggiore consapevolezza dei rischi

Da tempo si è consapevoli della tossicità di determinate sostanze, per lo meno di quelle nocive per l’uomo. La legge sui
veleni (LV) del 1969 disciplinava ad esempio l’utilizzo di veleni al fine di salvaguardare la salute degli esseri umani e degli
animali. La legge sulla protezione dell’ambiente ne estende il
quadro legale alla tutela ambientale.
Il 1° novembre 1986, un incendio divampato in un deposito di
prodotti chimici nell’area industriale di Schweizerhalle, nei pressi
di Basilea, provoca un gravissimo inquinamento del Reno. Questa
catastrofe ecologica mette improvvisamente a nudo i notevoli rischi per l’ambiente legati allo stoccaggio e alla manipolazione
di sostanze chimiche. L’ordinanza sulla protezione contro gli
incidenti rilevanti (OPIR), varata in reazione al disastro, contribuisce a creare una nuova consapevolezza dei rischi e a ridurli

drasticamente. La legge sui prodotti chimici (LPChim) del 2000
conferisce al settore un assetto normativo più completo. Ad essa
fa seguito nel 2005 l’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti i
prodotti chimici (ORRPChim), che costituisce un altro importante tassello della protezione ambientale.
In questa fase di confronto approfondito e consapevole sui pericoli legati all’industria chimica, l’attenzione si sposta anche su
altre tecnologie potenzialmente nocive per l’ambiente, come la
biotecnologia – disciplinata nella LPAmb, nella legge sull’ingegneria genetica (LIG) e nelle relative ordinanze – e la telefonia
mobile, una tecnologia il cui rapido sviluppo comporta anche
rischi. L’azione preventiva del legislatore consente in entrambi
i casi di fissare condizioni quadro chiare sotto il profilo tecnico.
Spazi per gli animali, le piante e le acque

Negli anni Settanta e Ottanta cresce la consapevolezza che, per
contrastare la graduale estinzione di specie animali e vegetali,
sono necessari provvedimenti di più ampio respiro. Un passo
decisivo a favore di una protezione dei biotopi più severa è
stata l’adozione, nel 1987, dell’iniziativa Rothenthurm, che inserisce nella Costituzione la tutela dei biotopi e delle zone palustri. Successivamente, vengono rafforzate anche le norme
che proteggono altri spazi vitali minacciati, quali le zone golenali, i siti di riproduzione degli anfibi o i prati e i pascoli secchi. Dal 2007, con la possibilità di promuovere la creazione di

7

> Il diritto ambientale in breve

parchi di importanza nazionale in regioni di elevato valore naturalistico e paesaggistico, la legislazione tiene conto anche
delle esigenze legate allo sviluppo sostenibile. L’obiettivo di
una più ampia protezione della natura trova parimenti eco nella regolazione dei deflussi minimi, inserita nel 1991 nella nuova legge sulla protezione delle acque grazie a un’iniziativa
popolare. La nuova legge non pone più l’accento unicamente
sulla qualità delle acque, ma riconosce che i corsi d’acqua possono svolgere la loro funzione di spazio vitale per animali e
piante soltanto se i loro deflussi residuali sono sufficienti e se
dispongono di sufficiente spazio per una dinamica naturale.
Quest’ultimo aspetto viene garantito nel 2011 con un’ulteriore
revisione della legge sulla protezione delle acque che soddisfa
anche un’esigenza della protezione contro le piene, la cui concezione di base è stata profondamente ripensata dopo i disastri provocati in diverse occasioni dal maltempo nel 1987. Riconosciuta l’impossibilità di assicurare ovunque una protezione totale e
considerata l’eventualità di danni controllabili, la protezione
contro i pericoli naturali non va garantita solo mediante opere
protettive più alte e più solide, bensì con interventi edilizi abbinati a misure di pianificazione del territorio e di ritenuta idrica.
Protezione ambientale globale e sviluppo sostenibile

La prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo, tenutasi nel 1992 a Rio de Janeiro (detta anche «Rio 92»),

Discarica combinata Häuli a Lufingen (ZH) durante la fase
d’installazione

ha segnato una vera e propria svolta nell’approccio globale agli
aspetti ambientali. Il concetto di sviluppo sostenibile, lanciato in
occasione della Conferenza, impone di considerare tali aspetti
nel loro insieme, integrandoli altresì a fattori sociali ed economici. A Rio sono stati approvati due trattati internazionali di fondamentale importanza: la Convenzione sulla biodiversità e la Convenzione sul clima. Sulla base della Convenzione sul clima è
stato varato, nel 1998, il Protocollo di Kyoto sulla riduzione
delle emissioni di gas a effetto serra, per la cui attuazione la
Svizzera ha emanato nel 1999 la legge sul CO2. «Rio 92» ha
inoltre favorito gli sforzi internazionali volti a ridurre gli effetti della produzione e dell’impiego di prodotti chimici. Nel
2002 è stata adottata la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP). Per quanto concerne la dimensione globale della protezione ambientale, cfr. pag. 11.
A seguito delle sempre maggiori conoscenze scientifiche,
dell’esperienza maturata dalla pratica e da dolorose catastrofi, la legislazione svizzera in materia ambientale si è trasformata negli ultimi cinquant’anni in un mosaico normativo ampio e articolato che nuove tecnologie, conoscenze e
sviluppi contribuiranno a completare. In un prossimo futuro
occorrerà tuttavia anche colmare alcune lacune, come quelle
nel settore della biodiversità e, probabilmente, della nanotecnologia, così come saranno necessari interventi per promuovere l’impiego efficiente delle risorse naturali.

Metalli separati dai residui dell’incenerimento dei rifiuti

Elaborazione ed esecuzione
del diritto ambientale

> Protezione dell’ambiente:
regole fondamentali
Il diritto ambientale si fonda su una serie di principi guida che, a prescindere dalle singole disposizioni di legge, dettano il carattere generale delle leggi e delle ordinanze in questo settore e hanno
anche un peso nell’attuazione delle disposizioni.

Il principio di prevenzione

Il detto popolare «prevenire è meglio che curare» costituisce il
principio fondamentale del diritto ambientale svizzero. A lungo termine, pianificare e agire in maniera previdente ed ecocompatibile è più vantaggioso in termini di costi e meno
dannoso per l’ambiente che non disporre a posteriori interventi migliorativi o riparare i danni ambientali. Questo principio trova applicazione ad esempio nell’esame dell’impatto

sull’ambiente, nell’obbligo di limitare a titolo preventivo le
emissioni nell’ambito della protezione contro le immissioni o
ancora nell’obbligo generale di diligenza in materia di protezione delle acque.
Il principio di causalità

I costi legati all’eliminazione dell’inquinamento ambientale
e alla riparazione dei danni ambientali non devono andare a

9

> Il diritto ambientale in breve

carico della comunità, bensì di coloro che li causano. Chi inquina o danneggia l’ambiente deve quindi accollarsi l’onere
finanziario di detti interventi. Il principio di causalità è ormai
prassi comune nel sistema delle tasse sui rifiuti e degli emolumenti sulle acque di scarico. Occorre tuttavia ricordare che
esso ha validità generale e trova applicazione anche nel risanamento delle discariche e di altri siti contaminati.

all’ambiente. Si devono inoltre evitare provvedimenti che,
andando a beneficio di un unico settore, gravino eccessivamente su un altro. Se si adottano ad esempio misure di protezione contro il rumore, bisogna accertarsi che esse non pregiudichino nella sostanza gli obiettivi in materia di protezione
della natura e del paesaggio.
Il principio di cooperazione

Combattere l’inquinamento alla fonte

Per quanto possibile si dovrebbe evitare di inquinare l’ambiente. La legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) e le
relative ordinanze limitano l’impatto ambientale, fissando dei
valori soglia per contenere il livello di emissioni inquinanti
generate dagli impianti. Anche nell’ambito degli interventi
di risanamento va data priorità alle misure che agiscono alla
fonte. Ad esempio, per ridurre il rumore del traffico ferroviario, prima di installare pareti fonoassorbenti occorre sostituire
i vagoni in uso e adottarne di più silenziosi.
Approccio globale

Il diritto ambientale svizzero è frutto di un processo decisionale di ampio raggio e viene attuato congiuntamente. Il coinvolgimento di partiti politici, Cantoni, organizzazioni ambientaliste ed economiche o di singoli settori nell’elaborazione di
ordinanze e aiuti all’esecuzione garantisce soluzioni praticabili
ed efficaci. La collaborazione con gli attori del mondo economico consente inoltre di introdurre per tempo, ed eventualmente su base volontaria, opportune misure ambientali. Singoli compiti esecutivi, ad esempio i controlli e la sorveglianza,
possono essere delegati a imprese o organizzazioni esterne,
come è stato fatto nel settore dei rifiuti (riciclaggio) o nell’esecuzione dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico.

Lo scopo perseguito dal diritto ambientale è ridurre l’inquinamento nel suo insieme. In ogni situazione è quindi necessario tenere conto in eguale misura di tutti gli aspetti legati

Macchina equipaggiata di filtro antiparticolato

Bottiglie in PET per bevande pronte per essere valorizzate

10

> Il diritto ambientale in breve

> Protezione dell’ambiente: un compito comune
Nelle leggi federali e nelle relative ordinanze di applicazione la Confederazione definisce gli obiettivi
in materia di protezione dell’ambiente come pure gli strumenti e le misure per concretizzarli. Il compito
dei Cantoni consiste sostanzialmente nel realizzare gli obiettivi stabiliti. In alcuni settori è la Confederazione ad essere responsabile dell’esecuzione. Essa vigila inoltre che i Cantoni che adempino i loro
compiti in conformità alle leggi. Confederazione e Cantoni collaborano con il settore economico sia a
livello legislativo che esecutivo.

In una struttura federalista come quella svizzera, i compiti
statali vengono per quanto possibile espletati autonomamente
dai singoli organismi dello Stato secondo il principio di sussidarietà, in base al quale devono essere eseguiti ai livelli più
bassi possibile.

Organizzazioni ambientaliste al servizio dell’ambiente
L’ambiente non può far valere direttamente i propri diritti: il diritto ambientale affida questo compito alle organizzazioni ambientaliste. Attraverso il
diritto di ricorso delle associazioni, le organizzazioni ambientaliste attive
a livello nazionale e accreditate dal Consiglio federale hanno infatti la

Leggi e ordinanze

possibilità opporsi o ricorrere contro determinati progetti. Nel ruolo di

Le basi giuridiche su cui poggia la protezione dell’ambiente sono definite dalle Camere federali in leggi, che il
Consiglio federale concretizza emanando ordinanze. I lavori
preliminari in vista dell’elaborazione di leggi e ordinanze
sono affidati all’Amministrazione federale, che collabora
a stretto contatto con i Cantoni, i partiti e le organizzazioni ambientaliste ed economiche. La procedura di consultazione e l’indagine conoscitiva, ben istituzionalizzate
soprattutto in Svizzera, hanno come obiettivo di raccogliere e far confluire nell’attività legislativa tutte le cono-

avvocati della natura possono quindi appellarsi a un tribunale affinché

scenze specialistiche e i pareri delle autorità esecutive e del
mondo politico.
Il ruolo centrale dei Cantoni dell’esecuzione

Con l’esecuzione, ovvero l’attuazione pratica del diritto, le leggi
acquistano efficacia. La responsabilità esecutiva spetta in primo

<

Approvazione

Parlamento

Consiglio federale

Confederazione

Lavori
preparatori

Consiglio federale
Amministrazione

Settore economico

Amministrazione

Consultazione

Cantoni
Partiti
Settore economico
Organizzazioni
ambientaliste

Cantoni
Partiti
Settore economico
Organizzazioni
ambientaliste

Elaborazione ed esecuzione del diritto ambientale in Svizzera (schema)

Cantoni

Vigilanza federale

<

Ordinanza

<

Legge

<

Esecuzione

<

Elaborazione

decida se i progetti in questione sono conformi alle leggi.

Comuni
Settore economico
Economie domestiche

11

> Il diritto ambientale in breve

Protezione dell’ambiente: anche un compito globale
Molti problemi legati all’ambiente, per esempio le emissioni foniche o i danni ai biotopi, sono percepiti nelle immediate
vicinanze alla fonte. Altri, invece, si manifestano anche a notevole
distanza e assumono talvolta una dimensione più globale, per effetto ad esempio dei processi fisico-chimici o dell’interdipendenza
delle relazioni economiche a livello mondiale. L’impiego di clorofluorocarburi (CFC) in impianti di refrigerzione e bombolette spray
contribuisce al fenomeno del buco dell’ozono sopra l’Antartide.
Alla stessa stregua, i cambiamenti climatici globali sono riconducibili
alle emissioni di gas serra generate su scala planetaria. I rifiuti
speciali, che per essere smaltiti in maniera ecocompatibile richiedono procedimenti molto costosi, fanno il giro del mondo in cerca
di soluzioni a più basso costo.
Le normative in materia ambientale in vigore in singoli Paesi non
possono da sole risolvere problemi ambientali di portata globale.
Serve un’azione condivisa e coordinata a livello mondiale che coinvolga
l’intera comunità internazionale. Alla luce delle conseguenze potenzialmente disastrose di questi problemi, gli sforzi congiunti promossi

Demolizione di navi in Bangladesh

a livello internazionale per proteggere l’ambiente hanno assunto
una forte valenza soprattutto in tempi recenti. In determinati settori,

luogo ai Cantoni, che rivestono quindi un ruolo centrale nella
protezione dell’ambiente. L’esecuzione delle leggi può differire notevolmente da Cantone a Cantone, soprattuto per quanto
riguarda la scelta di espletare i compiti a livello cantonale oppure di delegarli ai Comuni. Alcune mansioni sono affidate a
imprese private o organizzazioni economiche o – cosa però più
rara – a organizzazioni ambientaliste. In alcuni casi specifici,
per esempio per disboscamenti di superfici di oltre 5000 m2 o
la costruzione di grandi impianti per la produzione di energia
termica o grandi centrali idroelettriche, prima di formulare
una decisione i Cantoni hanno l’obbligo di chiedere un parere
all’autorità federale competente in materia ambientale. In alcuni settori l’esecuzione del diritto spetta alla stessa Confederazione, in particolare laddove entrano in gioco l’importazione e
l’esportazione di merci e rifiuti oppure negli ambiti in cui essa
è competente per il rilascio delle autorizzazioni (p.es. ferrovie,
autostrade, impianti a fune e altri impianti infrastrutturali).

come il clima e la biodiversità, la comunità internazionale ha definito
all’interno di convenzioni quadro degli obiettivi generali comuni e
ne ha regolamentato l’attuazione operativa in cosiddetti protocolli,
basati su dette convenzioni (p. es. il Protocollo di Kyoto sul clima).
Dopo l’adesione a un accordo internazionale (ratifica), i singoli Paesi
devono di norma adeguare le legislazioni nazionali alle normative
internazionali. In Svizzera, per esempio, la legge sul CO2 è stata
emanata per conformarsi al quadro internazionale sul clima.
La politica ambientale internazionale costituisce un nodo centrale
della politica estera svizzera. Impegnandosi attivamente per un’elaborazione efficace del diritto ambientale internazionale, la Svizzera
fornisce un contributo fondamentale alla protezione dell’ambiente
globale e, di riflesso, tutela anche se stessa, poiché così facendo
previene i danni causati dall’inquinamento ambientale proveniente
da oltre confine. Migliorare gli standard ambientali internazionali
significa anche cautelarsi dalle importazioni a basso prezzo da
Paesi che si rifiutano di introdurre e applicare prescrizioni più severe
in materia ambientale.

L’occhio vigile della Confederazione

La Confederazione sorveglia l’esecuzione del diritto ambientale da parte dei Cantoni allo scopo di garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale della legislazione.
Essa svolge questa funzione nell’ambito di un processo quanto
più partecipativo possibile. Tuttavia, se constata che le autorità
cantonali hanno violato la legislazione ambientale, rilasciando
ad esempio un’autorizzazione non conforme, la Confederazione, in virtù del diritto di ricorso delle autorità, può agire e sottoporre il caso al giudizio del tribunale competente.

12

> Il diritto ambientale in breve

> Autorizzare senza pregiudicare l’ambiente
Prima di autorizzare un progetto che potrebbe gravare sull’ambiente, l’autorità competente deve considerare, oltre a tutti gli altri aspetti giuridici, anche quelli in materia ambientale. Per i progetti di
grande portata che possono gravare notevolmente sull’ambiente, essa può decidere in base a un rapporto
sull’impatto ambientale. Anche la pianificazione del territorio deve tenere conto degli aspetti ambientali
per evitare eventuali conflitti nelle fasi successive.
Le autorità preposte al rilascio di autorizzazioni, siano esse
comunali, cantonali o federali, devono accertarsi che il progetto soddisfi i requisiti di legge. Oltre agli aspetti relativi al
diritto edilizio, devono considerare imperativamente anche
gli aspetti ambientali. Questo coordinamento non è necessario soltanto nel settore delle costruzioni e dell’impiantistica,
ma anche in quello dei prodotti chimici, dove spesso entrano
in causa contemporaneamente questioni relative alla protezione della salute, dell’ambiente e dei lavoratori.

L’esame dell’impatto sull’ambiente
I progetti di costruzione, soprattutto quelli di notevoli dimensioni
come la costruzione di centrali elettriche, autostrade, ferrovie,
ma anche di impianti industriali e centri commerciali, hanno un forte
impatto sull’ambiente. Il diritto ambientale prevede quindi che,
per determinati tipi di impianti, il richiedente chiarisca nel dettaglio
prima della decisione gli effetti sull’ambiente e li esponga in un
rapporto sull’impatto ambientale insieme alle misure previste per
limitarli. Sulla base di questo rapporto, l’autorità direttiva procede

Di norma l’approvazione di un progetto richiede più autorizzazioni rilasciate da autorità diverse. Per evitare decisioni
contraddittorie, queste ultime devono coordinare tra di loro
le decisioni. A livello federale, il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie spetta all’autorità direttiva, la quale
chiede il parere degli altri servizi competenti in merito al
progetto in questione per poi elaborare una decisione globale. Nei Cantoni che non hanno accentrato in questo modo
le procedure, le autorità devono trovare altre soluzioni per
garantire il coordinamento delle decisioni.

a un esame per verificare se il progetto rispetta le prescrizioni in
materia ambientale.
Esempio: un’impresa zurighese che si occupa dello smaltimento di
rifiuti edili ha dovuto svolgere un esame dell’impatto sull’ambiente
per la costruzione di un deposito. Il progetto riguarda la copertura
di un’area di deposito per intensificarne l’utilizzo. Il terreno in questione confina con una torbiera protetta d’importanza nazionale e
funge da zona cuscinetto per la stessa. Sugli altri lati, la torbiera
è delimitata dall’autostrada e dalla strada principale. Da quando è
stato realizzato un sistema di drenaggio delle acque lungo la strada

Esempio: la costruzione di un nuovo gasdotto richiede il disboscamento di 14 000 m2 di bosco e la rimozione della vegetazione ripuale. L’Ufficio federale dell’energia (UFE) rilascia
l’autorizzazione per la costruzione del nuovo gasdotto (approvazione dei piani) come pure quella per il dissodamento e la
rimozione della vegetazione ripuale, non senza tuttavia aver
prima sentito l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).
Il ruolo della pianificazione del territorio

La pianificazione del territorio svolge a monte un importante
ruolo di coordinamento: regolamenta infatti l’utilizzo di alcune zone, in particolare quelle edificabili. In questo contesto,
ha ad esempio il compito di garantire che lo sfruttamento del
territorio finalizzato alla costruzione di centri commerciali,
palazzetti sportivi o padiglioni per manifestazioni, notoriamente associati a traffico elevato e a inquinamento fonico e
atmosferico, non pregiudichi la qualità ambientale delle zone
abitative e delle aree adibite ad attività ricreative.

principale, la torbiera non riceve più acqua a sufficienza. Nel rapporto
sull’impatto ambientale si è potuto dimostrare che la torbiera
trarrebbe beneficio dalla nuova costruzione, in quanto l’acqua pio vana pulita verrebbe raccolta sul tetto e lasciata percolare nella
torbiera. Il progetto prevede inoltre un’adeguata copertura vegetale
nella fascia di terreno tra il fondo edificato e la torbiera.

13

> Il diritto ambientale in breve

> Soluzioni per migliorare la qualità ambientale
Divieti, obblighi, incentivi: per proteggere l’ambiente il legislatore dispone di tutta una serie di strumenti che consentono di applicare efficacemente le norme di legge, limitando i costi amministrativi e
mantenendo bassi quelli economici.

Le disposizioni legislative in materia ambientale presentano
gradi diversi di concretezza. Quelle generali sono formulate
sotto forma di norme di comportamento generali, come il
divieto di inquinare le acque o il principio di differenziare al
massimo la raccolta dei rifiuti e, per quanto possibile, di riciclarli. Altre, invece, sono molto concrete e contengono indicazioni specifiche, spesso quantitative, come i valori limite delle
emissioni foniche o degli inquinanti atmosferici.
Regole chiare, sanzioni severe

Obblighi e divieti sono le tipologie di norme di legge più conosciute. Le infrazioni a quelli più importanti vengono penalizzate. Mediante obblighi e divieti, ad esempio stabilendo dei valori limite, la legislazione sull’ambiente definisce regole chiare e
vincolanti. In tal modo è definita la quantità di gas nocivi e di
emissioni foniche che le automobili possono generare. La legislazione impone dei controlli biennali delle emissioni dei gas
nocivi delle automobili al fine di verificare che i valori limite
siano effettivamente rispettati. Anche gli impianti di riscaldamento degli edifici devono rispettare i valori limite definiti.

Utilizzo di calcestruzzo riciclato

Tra i divieti figura quello di utilizzare determinati combustibili
come olio pesante con un elevato tenore di inquinanti o olio da
riscaldamento ad alto tenore di zolfo. Le zone naturali protette
sono tutelate da prescrizioni relative all’utilizzazione. Laddove è
ammesso, lo sfruttamento agricolo viene ad esempio disciplinato da direttive che definiscono un calendario del taglio dell’erba.
Obblighi e divieti hanno contribuito a un notevole miglioramento della qualità dell’ambiente. Il divieto di dissodamento
ha permesso di salvaguardare il patrimonio boschivo e di garantirne una rigenerazione sostenibile. Il limite delle emissioni nocive fissato per gli impianti di riscaldamento e per i veicoli ha favorito lo sviluppo di bruciatori di nuova generazione,
catalizzatori e filtri antiparticolato. Anche il divieto dei clorofluorocarburi (CFC), dannosi per lo strato di ozono, ha permesso di ottenere risultati positivi.
Incentivi finanziari

L’imposizione di strumenti economici nasce dall’idea di sfruttare i meccanismi dell’economia di mercato per garantire

14

> Il diritto ambientale in breve

incentivi finanziari a chi adotta comportamenti ecocompatibili. In poche parole, chi non rispetta l’ambiente deve pagare
di più di chi adotta un comportamento rispettoso. Tale comportamento può essere indotto attraverso emolumenti o tasse
d’incentivazione. La tassa d’incentivazione sui solventi,
per esempio, è stata aumentata progressivamente nella fase introduttiva in modo da rendere più conveniente per i settori
coinvolti utilizzarne quantità inferiori. Questa tassa ha inoltre
spinto l’industria chimica a riciclare integralmente i solventi in
alcuni processi produttivi o a rinunciare del tutto al loro utilizzo.
I sistemi di gestione ambientale non devono soltanto indurre
le aziende a limitare l’impatto delle loro attività in alcuni settori, bensì spingerle a ripensare tutti i loro processi e le loro
attività in un’ottica ecocompatibile al fine di ottenere miglioramenti costanti. Le aziende che introducono questi sistemi
possono far valere i loro sforzi a favore dell’ambiente per differenziarsi dalla concorrenza. Le loro prestazioni ambientali
vengono controllate periodicamente.
Gli strumenti dell’economia di mercato non vengono utilizzati per rendere obbligatori determinati comportamenti ma per
incentivarli. L’obiettivo è promuovere l’interesse dei singoli
alla protezione dell’ambiente. A seconda del modo in cui sono
concepiti, tasse ed emolumenti servono inoltre a finanziare
misure quali il riciclaggio dei rifiuti o – come avviene in parte
per la tassa sul CO2 – vengono restituiti alle aziende e ai cittadini tramite le casse di compensazione AVS e le casse malati.
Accordi vincolanti per settori economici

Per rispettare le peculiarità di singoli settori economici, il diritto ambientale prevede la possibilità di definire misure
specifiche nell’ambito di accordi volontari. In cambio della
rinuncia a nuove prescrizioni, i settori economici si impegnano a realizzare provvedimenti di ottimizzazione di una certa
entità in base a uno scadenzario definito. Simili accordi sono
stati siglati per esempio con i gestori delle stazioni di servizio
per ristrutturare le pompe di benzina e renderle compatibili
con le norme di igiene dell’aria oppure con l’industria del
cemento, importante consumatrice di energia, le cui possibilità di risparmio energetico sono fortemente limitate a causa dei
relativi processi di produzione. Soluzioni aderenti a specifiche realtà aziendali sono previste anche dalla legge sul CO2:
alcune aziende possono farsi esonerare dal versamento della
tassa sul CO2, impegnandosi a limitare le proprie emissioni.
Gli accordi volontari consentono di tenere conto di condizioni
particolari. Offrono alle aziende un certo margine di manovra
per quanto concerne le misure di miglioramento, ma esigono
una maggiore responsabilità individuale delle stesse.

Una pianificazione ambientale proiettata al futuro

La complessità della maggior parte delle problematiche ambientali richiede da parte dello Stato la capacità di reagire
tempestivamente, ma anche di anticipare l’evoluzione futura.
In questo settore, la pianificazione riveste quindi un ruolo
centrale poiché riunisce, a seconda degli effetti prodotti,
strumenti volti a informare, influenzare o vincolare. I piani a
carattere vincolante sono generalmente finalizzati alla protezione e, in quanto tali, definiscono le attività autorizzate in
una determinata regione o il grado di inquinamento per esempio fonico o atmosferico ammesso. Nell’ambito della protezione contro il rumore, ad esempio, le zone edificabili vengono classificate nei piani di utilizzazione comunali secondo
«gradi di sensibilità», cui corrispondono dei valori limite di
esposizione al rumore ammessi. Le aree di protezione delle
acque sotterranee hanno lo scopo di proteggere le captazioni
d’acqua sotterranea dall’immissione, ad esempio, di concimi e
prodotti fitosanitari. Nell’ambito della protezione della natura, le zone protette contribuiscono alla salvaguardia di biotopi
minacciati quali paludi, prati secchi e golene fluviali.
Il ruolo rilevante dell’informazione

Le informazioni sullo stato dell’ambiente rivestono un’importanza fondamentale. Da qui la necessità di garantirne la massima fruibilità. La diffusione di informazioni relative alla salvaguardia dell’ambiente e su come ridurre l’inquinamento
ambientale facilita inoltre il compito della pubblica amministrazione sul piano esecutivo e consente sia alle aziende,
nel rispettivo settore di attività, sia ai singoli cittadini, in ambito privato, di agire individualmente in modo responsabile e
rispettoso dell’ambiente. Con l’ausilio di campagne di sensibilizzazione di varia portata la Confederazione ha rafforzato,
soprattutto nel campo dei rifiuti e dell’inquinamento fonico e
atmosferico, la coscienza ecologica e indicato ai cittadini dei
comportamenti in sintonia con l’ambiente. I progressi finora
ottenuti sono quindi anche il frutto di un’attività di informazione attiva.

Elementi del diritto ambientale

> La legge sulla protezione dell’ambiente
La legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) costituisce il pilastro del diritto ambientale svizzero.
Disciplina vari ambiti di importanza centrale e contiene disposizioni la cui validità si estende all’intero
settore della protezione dell’ambiente. Le disposizioni dettagliate sono stabilite nelle varie ordinanze
di applicazione.
La LPAmb disciplina in modo trasversale vari settori ambientali. Definisce inoltre strumenti di fondamentale importanza
per la tutela ambientale e formula principi giuridici di base
che risultano da una concezione globale dell’ambiente.
Ordinanze e altre leggi in materia ambientale

Sotto il profilo tematico, la LPAmb si occupa di una parte
centrale della tutela ambientale, ossia delle seguenti questioni: protezione contro le immissioni, sostanze pericolose per

l’ambiente, utilizzazione di organismi, rifiuti (incluso il risanamento di siti inquinati) e deterioramento del suolo. Per
questi settori la LPAmb contiene le norme fondamentali, che
indicano ad esempio gli strumenti da adottare. Le disposizioni dettagliate, come ad esempio i valori limite, figurano
invece nelle relative ordinanze. Gli altri aspetti della protezione ambientale, come la protezione delle acque, del clima,
delle foreste, della natura e del paesaggio sono disciplinati
da leggi speciali.

16

> Il diritto ambientale in breve

Disposizioni e strumenti trasversali

La LPAmb disciplina anche i principi giuridici fondamentali del diritto ambientale svizzero (cfr. pag. 8) e strumenti
trasversali in questo settore, tra i quali l’esame dell’impatto
sull’ambiente, l’informazione ambientale, le tasse di incentivazione e il diritto di ricorso delle associazioni. Tuttavia,
questa legge non si limita a garantire una protezione preventiva ma, nel caso delle norme in materia di risanamento,
definisce anche le procedure in caso di inosservanza delle
prescrizioni.

Controllo della qualità delle acque di torrenti e fiumi

Ambiti giuridici trattati dalla LPAmb

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> Il diritto ambientale in breve

Proteggere dall’inquinamento
(protezione contro le immissioni)

Limitare a titolo preventivo il carico ambientale

La protezione da effetti dannosi o molesti si focalizza su due
aspetti: da un lato, la riduzione preventiva (ossia alla fonte) di
inquinanti atmosferici, rumore, radiazioni non ionizzanti o
vibrazioni (emissioni); dall’altro, la limitazione dei carichi
ambientali (immissioni) nel luogo in cui si manifestano i
relativi effetti.

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In virtù dello scopo principale della legge sulla protezione
dell’ambiente (LPAmb) spetta alla protezione contro le immissioni tutelare l’ambiente da effetti dannosi o molesti. La LPAmb
disciplina le condizioni quadro, lasciando alle ordinanze il
compito di definire obiettivi dettagliati, in particolare sotto
forma di valori limite.

A scopo di prevenzione, la LPAmb esige che la diffusione di
inquinanti atmosferici, rumore, radiazioni non ionizzanti (RNI)
e vibrazioni venga per quanto possibile impedita alla fonte,
ossia laddove vengono prodotti. Questo compito spetta alla
pianificazione, che deve garantire tra l’altro l’inedificabilità di
zone già esposte a elevati carichi ambientali come pure la limitazione preventiva delle emissioni. Misure, queste, finalizzate
a ridurre le emissioni direttamente alla fonte o sulla via di propagazione. Gli impianti di riscaldamento e i motori, per esempio, devono essere costruiti in modo tale da emettere il minor
quantitativo possibile di gas nocivi e limitare al massimo il rumore. Le ordinanze stabiliscono le emissioni massime consentite per diversi impianti e apparecchiature, fissando dei valori
limite. Oggi la tecnologia offre molte possibilità di ridurre le
emissioni. Basti citare i motori a basso consumo, i combustibili

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1) OBDZ: ordinanza concernente la tassa d’incentivazione
sulla benzina e sull’olio diesel con un tenore di zolfo superiore allo 0,001 per cento
2) OHEL: ordinanza relativa alla tassa d’incentivazione sull’olio

da riscaldamento «extra leggero» con un tenore di zolfo superiore allo 0,1 per cento
3) OCOV: ordinanza relativa alla tassa d’incentivazione sui
composti organici volatili
4) OIAt: ordinanza contro l’inquinamento atmosferico

5) ORNI: ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non
ionizzanti
6) OIF: ordinanza contro l’inquinamento fonico
7) ORFF: ordinanza concernente il risanamento fonico
delle ferrovie

8) OSLa: ordinanza sugli stimoli sonori e i raggi laser
9) ORMAp: ordinanza sul rumore delle macchine all’aperto
* RNI: radiazioni non ionizzanti

18

> Il diritto ambientale in breve

e carburanti con ridotto tenore di inquinanti, le case dotate di
un isolamento termico efficiente, che consente di ridurre il
consumo di combustibile per il riscaldamento, e i silenziatori
che riducono il rumore delle macchine. La definizione di valori limite ha dato un nuovo impulso al progresso tecnologico,
come testimoniano l’introduzione dei catalizzatori per i motori a benzina e dei filtri antiparticolato per i motori diesel e la
costruzione di vagoni ferroviari più leggeri. Inoltre, i Comuni
che azzonano o urbanizzano zone edificabili devono tenere
conto dell’impatto ambientale legato all’inquinamento fonico
o alle RNI.

biente. Lungo le strade fortemente trafficate e le linee ferroviarie
ad alta percorrenza l’inquinamento fonico è particolarmente
elevato. Definendo dei valori limite di immissione, le ordinanze fissano l’esposizione massima al rumore ammessa in determinate zone. Se questo limite viene superato scattano ulteriori
provvedimenti, come la costruzione di pareti antirumore.
Nelle regioni in cui l’inquinamento atmosferico è eccessivo,
i Cantoni sono chiamati a coordinare le misure supplementari
inserendole in un piano di intervento.

Disposizioni più severe

Le limitazioni preventive delle emissioni non sono sempre garanzia di un impatto ambientale sostenibile per l’uomo e l’am-

Settori contemplati dalla protezione contro le immissioni
Inquinamento atmosferico
L’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt) disciplina in particolare la limitazione preventiva delle emissioni degli impianti e le modalità
previste in caso di immissioni eccessive. Le ordinanze relative alla tassa
d’incentivazione sui composti organici volatili (OCOV), sull’olio da riscaldamento extra leggero (OHEL), sulla benzina e sull’olio diesel con tenore di
zolfo superiore allo 0,001 per cento (OBDZ) stabiliscono incentivi economici per la riduzione delle emissioni di composti organici volatili e di zolfo.
Inquinamento fonico
L’ordinanza contro l’inquinamento fonico (OIF) regola la limitazione delle
immissioni foniche esterne prodotte dagli impianti e definisce i criteri
per la delimitazione e l’urbanizzazione delle zone edificabili, nonché il
rilascio di permessi di costruzione in zone esposte ai rumori. L’ordinan-

Quartiere industriale di Basilea

za concernente il risanamento fonico delle ferrovie (ORFF) stabilisce
requisiti specifici per il risanamento degli impianti ferroviari esistenti.
L’ordinanza sugli stimoli sonori e i raggi laser (OSLa) disciplina il carico
sonoro in locali chiusi, per esempio durante concerti, e l’impiego di impianti laser. Infine, l’ordinanza sul rumore delle macchine all’aperto (ORMAp)
disciplina la limitazione preventiva delle emissioni foniche delle macchine e degli apparecchi che devono essere immessi sul mercato.
Vibrazioni
La legge sulla protezione dell’ambiente si applica direttamente al settore
delle vibrazioni, non avendo il Consiglio federale ancora emesso la pertinente ordinanza.
Radiazioni non ionizzanti (RNI)
L’ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ORNI) contiene
disposizioni sull’impatto ambientale dei campi elettrici e magnetici, prodotti
ad esempio dalle antenne di telefonia mobile o dalle linee dell’alta tensione.

Antenna di trasmissione per la telefonia mobile

> Il diritto ambientale in breve

Rifiuti e protezione del suolo

elettronici e delle pile vige l’obbligo di restituzione per i consumatori e l’obbligo di ripresa per i commercianti.

La LPAmb sancisce i principi della gestione dei rifiuti. Nel limite del possibile occorre evitare di produrne. Se vengono
prodotti, occorre per quanto possibile reimmetterli nel ciclo
dei materiali, ossia riciclarli. I rifiuti riciclabili, pari a circa la
metà dei rifiuti urbani, devono quindi essere raccolti e riciclati separatamente. L’ordinanza sugli imballaggi per bevande
(OIB) stabilisce una quota di riciclaggio per gli imballaggi in
vetro, PET e alluminio. Nel caso degli apparecchi elettrici ed

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I rifiuti non riciclabili, ossia quelli che devono essere depositati in discarica, non devono costituire un pericolo per l’ambiente. Ciò significa che, nel limite del possibile, non devono
reagire con l’ambiente e non devono essere solubili in acqua.
A seconda delle loro caratteristiche, vanno sottoposti a un
trattamento fisico o chimico preliminare. Per i rifiuti urbani,
ad esempio, si procede dapprima all’incenerimento negli
appositi impianti e poi al conferimento in discarica dei residui
solidi. Il deposito deve avvenire in discariche autorizzate che,
a seconda del tipo di rifiuti che accolgono, devono soddisfare
esigenze specifiche per quanto concerne gli impianti tecnici e
la manutenzione a lungo termine (controllo ulteriore).

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Una gestione inadeguata dei rifiuti può causare danni ambientali gravi e di vario tipo. Proprio per questo il tema dei rifiuti,
strettamente connesso con quello dei siti inquinati e della
protezione del suolo, figura tra le principali tematiche disciplinate dalla legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb).

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1) OTRif: ordinanza sul traffico di rifiuti
2) ORRChem: ordinanza sulla riduzione dei rischi
inerenti ai prodotti chimici

3) ORSAE: ordinanza concernente la restituzione,
la ripresa e lo smaltimento degli apparecchi elettrici
ed elettronici

4)OIB: ordinanza sugli imballaggi per bevande
5) OTR: ordinanza tecnica sui rifiuti
6) OSiti: ordinanza sui siti contaminati

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7) OTaRSi: ordinanza sulla tassa per il risanamento dei
siti contaminati
8) O suolo: ordinanza contro il deterioramento del suolo

20

> Il diritto ambientale in breve

Risanamento di siti inquinati

Per «siti inquinati» si intendono i siti in cui sono stati depositati o smaltiti rifiuti in modo non conforme alle esigenze ecologiche, ossia vecchie discariche, aree industriali dismesse o
siti di incidenti. Nel caso in cui vi sia un rischio concreto per
l’ambiente, ad esempio per le acque sotterranee, i Cantoni
sono tenuti a risanarli o quantomeno a provvedere alla loro
sorveglianza. Le indagini, la sorveglianza e il risanamento dei
siti inquinati possono comportare costi molto elevati. In alcuni
casi, ad esempio quando il responsabile non può essere identificato o non dispone di mezzi sufficienti per coprire i costi,
la Confederazione partecipa al finanziamento attingendo
dal fondo per i siti contaminati, alimentato con i proventi
delle tasse sul deposito di rifiuti in discarica e sull’esportazione di rifiuti destinati al deposito definitivo all’estero.

Controllo dei movimenti di rifiuti grazie
alla Convenzione di Basilea
Durante i lavori di sgombero dopo l’incidente chimico
verificatosi nel 1976 in una filiale della Hoffmann-La Roche a Seveso
(I), 41 fusti di rifiuti inquinanti contenenti un’alta percentuale di
diossina svanirono nel nulla per ricomparire a distanza di mesi nel
nord della Francia. Due anni e mezzo dopo la catastrofe, i fusti furono inceneriti a Basilea in un forno speciale ad alta temperatura.
Questa vicenda evidenziò la necessità di emanare una normativa
internazionale che disciplinasse la gestione dei rifiuti. L’obiettivo
è stato raggiunto nel 1989, quando è stata conclusa la Convenzione di
Basilea, che si prefigge di consentire a livello mondiale una gestione
ecocompatibile dei rifiuti e di controllare i movimenti transfrontalieri
di rifiuti pericolosi.

Preservare la fertilità del suolo

La protezione del suolo mira a preservare a lungo termine la
fertilità del suolo, la quale può essere pregiudicata da sostanze
chimiche difficilmente o non degradabili, da organismi patogeni o geneticamente modificati o da deterioramenti fisici
come l’erosione e la compattazione del suolo. Le misure di
protezione contro il deterioramento chimico e biologico sono

disciplinate da varie leggi e ordinanze, in particolare dalla
legge sulla protezione delle acque e dall’ordinanza contro
l’inquinamento atmosferico. Per valutare il degrado del suolo
e determinare se e quali misure adottare sono inoltre stati
definiti valori indicativi, di guardia e di risanamento.

Riempimento del forno di un impianto di incenerimento
dei rifiuti urbani

Apparecchi elettronici in fase di valorizzazione

Rimozione di materiale inquinato dal suolo (sito contaminato)

> Il diritto ambientale in breve

Impiego sicuro di prodotti chimici
I prodotti chimici sono onnipresenti e vengono utilizzati quotidianamente nell’industria, nell’agricoltura e in casa. Ve ne
sono moltissimi. Le sostanze prodotte industrialmente sono
circa 100 000, quelle attualmente conosciute sono più di
40 milioni e ogni anno se ne aggiungono 400 000 nuove.
Il controllo autonomo imposto ai produttori e agli importatori è volto a prevenire problemi all’ambiente e alla salute
causati dall’uso di prodotti chimici. La Confederazione può
vietare prodotti chimici particolarmente problematici.
La legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) impone
l’impiego ecocompatibiledi sostanze chimiche, considerati i rischi che possono comportare per l’essere umano e l’ambiente.
Alcune sono tossiche, corrosive o cancerogene e, quindi, pericolose per la salute. Altre, invece, minacciano l’equilibrio ecologico. Anche sostanze difficilmente degradabili che possono
accumularsi nell’ambiente arrecano problemi non indifferenti.

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1) OPChim: ordinanza sui prodotti chimici

Fabbricanti e importatori devono inoltre informare gli acquirenti (clienti dei settori industriale, artigianale, agricolo

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Il principio del controllo autonomo obbliga i fabbricanti e gli
importatori di prodotti chimici a valutare, procurandosi tutte
le informazioni accessibili, se le sostanze prodotte o importate possono mettere in pericolo l’ambiente o la salute. Le sostanze nuove devono essere esaminate e notificate e deve inoltre essere allestito un fascicolo tecnico sulle relative proprietà.
In determinati casi è anche necessario elaborare un rapporto
sulla sicurezza chimica. Questa procedura corrisponde ampiamente a quella prevista dal Regolamento UE concernente la
registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione
delle sostanze chimiche (REACH).

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Controllo autonomo e obbligo di informazione

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L’impiego dei prodotti chimici non è disciplinato soltanto dalla
LPAmb bensì anche, e in modo più globale, dalla legge sui prodotti chimici (LPChim) e dalla legge sull’agricoltura (LAgr).

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2) ORRPChim: ordinanza sulla riduzione dei rischi
inerenti ai prodotti chimici

3) OBioc: ordinanza sui biocidi
4) OBPL: ordinanza sulla buona prassi di laboratorio

5) OPF: ordinanza sui prodotti fitosanitari

22

> Il diritto ambientale in breve

Impianto di confezionamento nell’industria farmaceutica

e consumatori) circa l’impatto ambientale dei prodotti e il
loro impiego corretto. A tale scopo sono previste schede di
dati di sicurezza ed etichette con simboli di pericolo, avvertenze e consigli per la sicurezza.
Impiego dei prodotti chimici nel rispetto dell’ambiente:
un principio guida

Chi fa uso di prodotti chimici deve rispettare le indicazioni
del fabbricante o dell’importatore e utilizzarli in modo tale
da non mettere in pericolo la salute delle persone o l’ambiente. L’uso di determinate sostanze è soggetto ad autorizzazione, ad esempio l’impiego di prodotti fitosanitari nel

Migliore qualità delle acque grazie al divieto di fosfati nei detersivi
I fosfati sono sali dell’acido fosforico. Sono presenti anche in natura,
ma in piccole quantità. Si tratta di nutrienti importati, in particolare
per le piante, e hanno quindi un ruolo rilevante nell’agricoltura,
dove vengono usati come fertilizzanti. Per la loro proprietà di addol-

bosco o la loro dispersione per via aerea. Le persone che
utilizzano determinate sostanze per scopi professionali (ad
esempio prodotti per la protezione del legno, disinfettanti
per piscine o prodotti refrigeranti) devono inoltre essere
titolari di un’autorizzazione speciale che presuppone il superamento di un esame.
Divieti per determinate sostanze

Il Consiglio federale può emanare ulteriori prescrizioni per
le sostanze che costituiscono una minaccia per l’ambiente
o per gli esseri umani. In particolare, può vietarne l’uso. È il
caso ad esempio dei ritardanti di fiamma bromurati non degradabili che si accumulano nell’ambiente o dei clorofluorocarburi (CFC), degli inquinanti persistenti che fino alla
metà degli anni Ottanta trovavano ampio impiego come
propellenti nelle bombolette spray e come prodotti refrigeranti. L’uso dei CFC e di una serie di altre sostanze che
contribuiscono in modo rilevante all’impoverimento dello
strato di ozono è stato fortemente limitato dal 1989 e dal
2005 vige un divieto generale.

cire l’acqua e prevenire la formazione di calcare, fino alla metà
degli anni Ottanta sono stati ampiamente utilizzati come additivi nei

Protezione dell’ambiente in casa e in giardino

detersivi. A causa della loro eccellente azione fertilizzante, i residui

Chi utilizza prodotti chimici a scopo professionale nell’industria e nell’agricoltura sa che per motivi ambientali l’uso di
determinate sostanze è limitato o addirittura vietato. Diverso
è il discorso per coloro che ne fanno un uso domestico.
Sovente si vedono regolarmente appassionati di giardinaggio
e portinai che spruzzano prodotti fitosanitari (erbicidi) su tetti,
terrazze, strade, sentieri e piazze, sebbene ciò sia vietato.
È quindi necessario intervenire per migliorare l’esecuzione.

di fosfati nelle acque reflue hanno tuttavia favorito la crescita di
alghe in fiumi, laghi e mari. L’eccessiva presenza di fertilizzanti,
imputabile non da ultimo anche all’agricoltura, ha causato il grave
degrado delle acque, in particolare quelle dei laghi dell’Altipiano.
Per questo motivo, dal 1986 l’utilizzo di fosfati nei detersivi per il
bucato è vietato, mentre è soggetto a restrizioni in quelli per lavastoviglie. Con risultati tangibili: da allora, anche grazie all’adozione
di altre misure, lo stato dei laghi svizzeri è nettamente migliorato.

23

> Il diritto ambientale in breve

> La legge forestale
Nel XIX secolo la protezione del bosco attraverso una selvicoltura sostenibile ha rappresentato una pietra
miliare nella gestione delle risorse naturali. La legislazione forestale in vigore, considerata un esempio a
livello internazionale, garantisce che il bosco possa svolgere le proprie funzioni sia per l’uomo, sia come
spazio vitale per animali e piante. Con la promozione di una selvicoltura naturalistica e sostenibile si
mira ad utilizzare in modo continuativo il legno dei boschi svizzeri. La legge forestale tiene inoltre conto
del ruolo fondamentale che il bosco assume nella protezione contro i pericoli naturali (cfr. pag. 33).

La legge forestale (LFo) attribuisce al bosco un ruolo particolare nell’utilizzo del suolo, tanto che ne garantisce la salvaguardia sia per quanto concerne l’estensione che la ripartizione geografica. A tale scopo si avvale di uno strumento

fondamentale: il divieto generale di dissodamento. Secondo
questo principio è possibile rimuovere in modo definitivo il
bosco solo in casi eccezionali. In particolare, il bosco può essere dissodato solo se un determinato progetto non può essere

Ambiti giuridici trattati dalla LFo

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1) esclusi i pericoli naturali (cfr. pag. 33)

24

> Il diritto ambientale in breve

realizzato altrove e se vi è un interesse preponderante rispetto
a quello della salvaguardia della foresta. È il caso ad esempio
di un serbatoio per l’acqua potabile, per il quale sussiste un
forte interesse pubblico e che per motivi tecnici non può essere installato ovunque. Nel caso in cui viene concessa una deroga al divieto di dissodamento, occorre procedere a un rimboschimento compensativo nella stessa zona pari alla stessa
superficie. In casi eccezionali, si possono adottare altre misure compensative a favore della natura e del paesaggio.

Per il bene dell’umanità
Il bosco ha un’importanza cruciale sia in Svizzera che a livello mondiale. Le foreste sono un serbatoio di biodiversità e svolgono un’importante funzione nel bilancio del carbonio e nella protezione del clima in quanto assorbono CO 2, fissano il carbonio (C) e lo
rimuovono quindi dall’atmosfera. Un’azione fondamentale, se si considera che la deforestazione di ampie aree della Terra contribuisce
per quasi un sesto alle emissioni mondiali di CO 2. Se da un lato le
foreste forniscono materie prime ed energia e regolano l’equilibrio

Biocenosi nel bosco

idrico, dall’altro sono anche importanti pilastri dello sviluppo socioe-

Il bosco non è costituito solo da alberi: sul suolo forestale e
all’interno dello stesso, nel sottobosco e sulle cime degli alberi
vivono animali, piante e funghi. A seconda del tipo di suolo,
di sfruttamento forestale e di clima, si sviluppano inoltre forme
diverse di biocenosi. La protezione di queste biocenosi naturali
è un secondo obiettivo importante della LFo. Lo sfruttamento
del bosco, disciplinato da prescrizioni cantonali che ne regolano la pianificazione e la gestione, deve tener conto della biodiversità forestale. Pertanto, in determinate zone, il bosco può
essere utilizzato solo parzialmente oppure si rinuncia del tutto
al suo sfruttamento. I Cantoni possono istituire delle riserve
forestali, in modo da preservare i processi naturali e le strutture
ad alto valore ecologico, come il sottobosco o il legno morto,
che ad esempio offre al picchio rifugio e insetti quale nutrimento.

conomico locale e regionale. Tuttavia, finora non è stato firmato alcun accordo internazionale per proteggerle, anche se indirettamente
le foreste sono contemplate nella convenzione sulla biodiversità e in
quella sul clima, che attribuiscono loro un ruolo rilevante.

Luogo di svago e quiete

Nel bosco molti cercano svago e quiete: nelle regioni alpine,
per escursioni a piedi, in bicicletta o per raccogliere funghi;
negli agglomerati urbani, per passeggiare, distendersi o praticare sport. Ciò è possibile anche grazie alla legge forestale, che
delega ai Cantoni il compito di consentire a tutti l’accesso al
bosco. Il diritto di tutti di accedere al bosco, così com’è garantito in Svizzera, è una conquista che pochi Paesi possono
vantare. Tuttavia, questo diritto può essere limitato qualora importanti interessi pubblici lo richiedano, ad esempio se la sal
vaguardia del bosco è minacciata o per proteggere determinate
specie vegetali e animali. L’accesso generale al bosco è possibile solo a chi si sposta a piedi: gli unici veicoli a motore ammessi sono quelli dei servizi forestali e dei selvicoltori. Le passeggiate a cavallo o in bicicletta sono consentite solo sulle
strade forestali, sui sentieri tracciati o su piste appositamente
segnalate. I cosiddetti «mountain bike trail», ovvero i sentieri
non tracciati per rampichini che attraversano il bosco, sono
considerati un utilizzo nocivo del bosco e richiedono un’autorizzazione speciale cantonale soggetta a una serie di vincoli
e condizioni.
Selvicoltura sostenibile

Oltre a proteggere il bosco e a garantirne le molteplici funzioni, la legge forestale mira a promuovere e salvaguardare una

Nella faggeta di St. Aubin (NE)

selvicoltura naturalistica e, di riflesso, l’utilizzo sostenibile
della risorsa legno, una risorsa disponibile in abbondanza e
che può essere impiegata in modo sostenibile. Il legno, infatti,
cresce continuamente e nel bosco vi è già una considerevole riserva di legno rimasta inutilizzata negli ultimi decenni.
Confederazione e Cantoni sono chiamati a formare un numero sufficiente di operatori forestali e a prestare consulenza
ai proprietari di boschi. Inoltre, la Confederazione sostiene
misure che migliorano la redditività dell’economia forestale,
tra cui l’elaborazione di piani di gestione regionali o l’adozione di provvedimenti intesi a migliorare le condizioni di
gestione delle aziende forestali (p. es.: comunità aziendali).

25

> Il diritto ambientale in breve

> La legge sulla protezione delle acque
La legge sulla protezione delle acque (LPAc) mira a proteggere le acque da effetti pregiudizievoli. Garantisce tra l’altro la disponibilità di acqua potabile e industriale di buona qualità alle economie domestiche,
alle aziende artigianali e industriali e all’agricoltura come pure la salvaguardia degli habitat naturali,
acquatici o adiacenti a corsi e specchi d’acqua, della fauna e della flora. Le acque devono poter servire
anche a scopi di svago e costituiscono degli elementi della diversità paesaggistica.
Salvaguardia della qualità delle acque

L’acqua pulita, ossia non contaminata da sostanze nocive, è vitale sia per l’uomo, sia per animali e piante. Disporre di acqua
potabile pulita non è tuttavia un’ovvietà. Ancora negli anni Sessanta in Svizzera vi erano torrenti, fiumi e laghi in parte altamente inquinati. La LPAc obbliga ognuno a usare la diligenza
necessaria al fine di evitare effetti pregiudizievoli alle acque.
In particolare, vieta l’immissione nelle acque di sostanze che
possono inquinarle. Per tale motivo, le acque di scarico che provengono dalle economie domestiche, dalle aziende artigianali e
dalle industrie devono essere trattate prima di essere scaricate
in corsi d’acqua e laghi. In linea di massima le acque di scarico
devono essere immesse nelle canalizzazioni pubbliche, a meno
che ciò non risulti eccessivamente costoso. Prima dell’immissione nelle canalizzazioni, le acque di scarico provenienti dalle
aziende artigianali e industriali (ad esempio officine meccaniche, fabbriche di trasformazione della frutta o industrie chimiche) devono essere talvolta trattate con procedimenti specifici.

Corso d’acqua laterale del Reppisch (ZH), un fiume rivitalizzato

Le aziende agricole devono spargere soltanto la quantità di
concimi (azoto, fosforo) di cui le coltivazioni necessitano,
garantendo quindi un rapporto equilibrato tra numero di capi,
gli altri concimi o fertilizzanti utilizzati e la superficie agricola gestita. Inoltre devono disporre di depositi e fosse sufficientemente capienti in modo tale da evitare la fuoriuscita di
concimi aziendali in inverno, durante il riposo vegetativo.
L’80 per cento dell’acqua potabile proviene dall’acqua di falda (pozzi e sorgenti). Per evitare che le acque sotterranee
vengano inquinate, i Cantoni devono delimitare zone di protezione. In queste zone, la costruzione di edifici e di impianti
come pure il relativo utilizzo a scopo artigianale, industriale
e agricolo sono soggetti a restrizioni. Ad esempio, nelle zone
di captazione (zone S1) e nelle zone di protezione adiacenti
(zone S2) è vietato costruire, mentre nelle zone di protezione
distanti (zone S3) è ammessa unicamente la costruzione di
impianti che non pregiudicano le acque sotterranee.

26

> Il diritto ambientale in breve

Quantità d’acqua sufficienti in fiumi e torrenti

Non basta che l’acqua sia pulita e non inquinata. Per gli animali e le piante che vivono in ambienti acquatici o nelle vicinanze è fondamentale che nei loro habitat siano preservate
anche la portata (il cosiddetto regime idrico) e la struttura dei
corsi e specchi d’acqua. In molti punti gli sbarramenti idroelettrici, le opere di protezione contro le piene e le canalizzazioni realizzate in passato pregiudicano fortemente gli habitat
acquatici: nei corsi d’acqua scorre troppa poca acqua o non ve
ne scorre più e mancano alvei fluviali e rive naturali.

Per consentire a pesci e piccoli organismi acquatici di sopravvivere è necessario che nei corsi d’acqua scorra sempre
una quantità sufficiente d’acqua. Pertanto, per prelevare elevate quantità d’acqua da fiumi, torrenti o laghi per fini agricoli o per la produzione di energia occorre un’autorizzazione, che viene rilasciata soltanto se viene garantito il mantenimento di sufficienti deflussi residuali nei corsi d’acqua.
Un altro aspetto è quello del flusso discontinuo, ossia le
repentine variazioni della portata dei corsi d’acqua legate
al funzionamento delle centrali idroelettriche ad accumulaSezioni comprese tra due
linee curve:
Regolamentazioni indipendenti
dall’ambito in questione

Ambiti giuridici trattati dalla LPAc
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federale sulla pesca (LFSP)

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Sezioni comprese tra due
linee rette:
Regolamentazioni legate all’ambito
in questione

27

> Il diritto ambientale in breve

zione (portate di piena seguite da portate molto ridotte): i gestori degli impianti sono tenuti a ridurre il più possibile l’impatto del flusso discontinuo sugli habitat acquatici adottando
misure di tipo tecnico-costruttivo.

Il salmone reintrodotto nel Reno
Con la Convenzione per la protezione del Reno, gli Stati
firmatari (Svizzera, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi,
ossia i Paesi attraversati da questo fiume) e la Comunità europea si

Acque vive

sono impegnati a proteggere nel suo insieme il Reno come spazio

La costruzione di argini e opere di correzione per fiumi e
torrenti, un tempo pratica corrente, è oggi consentita solo in
casi eccezionali. In linea di massima, infatti, la copertura o la
messa in galleria di corsi d’acqua è vietata. Anzi, la LPAc
esige che i corsi d’acqua arginati, coperti e messi in galleria
vengano rivitalizzati. In tale contesto vanno considerati
anche gli aspetti legati al paesaggio e la funzione ricreativa
dei corsi d’acqua e occorre procedere a una ponderazione dei
costi e dei benefici. I Cantoni sono tenuti a pianificare la rivitalizzazione dei corsi d’acqua.

di vita. La Convenzione, che amplia dal punto di vista del contenuto

In molti punti, i corsi d’acqua non dispongono di sufficiente
spazio a causa delle costruzioni e degli impianti esistenti
o dello sfruttamento agricolo intensivo. Dal 2011 la LPAc
obbliga quindi i Cantoni a determinare lo spazio necessario

Sbarramento della Limmat presso la centrale elettrica di
Dietikon (ZH)

le precedenti convenzioni volte a migliorare la qualità delle acque,
si prefigge di tutelare il carattere peculiare del Reno, delle sue rive
e delle sue zone golenali, come pure di preservare e ripristinare per
quanto possibile il corso originale del fiume e gli habitat naturali delle
specie animali e vegetali che vivono nel fiume e lungo le sue rive.
Tra gli obiettivi della Convenzione vi è anche la prevenzione compatibile dal punto di vista ecologico delle piene. La reintroduzione del salmone costituisce un obiettivo parziale significativo della Convenzione.

alle acque superficiali, affinché possano svolgere le loro funzioni naturali e garantire la protezione contro le piene e l’utilizzazione delle acque.

Nel bosco golenale della Vecchia Aare

28

> Il diritto ambientale in breve

> Tutela della biodiversità e del paesaggio
Negli ultimi cent’anni il paesaggio svizzero ha subito profonde trasformazioni per effetto dell’espansione insediativa, della costruzione di infrastrutture (in particolare per il traffico e per la produzione
e il trasporto di energia) e dell’evoluzione dello sfruttamento agricolo (intensificazione e abbandono
dell’attività agricola). A cambiare non è stata soltanto la fisionomia del paesaggio: gli spazi vitali della
flora e della fauna sono diminuiti in termini di superficie e si sono deteriorati. La protezione e la
conservazione di questi habitat costituiscono degli obiettivi centrali della legge sulla protezione della
natura e del paesaggio (LPN), della legge sulla caccia (LCP) e della legge sulla pesca (LFSP).

Anche in Svizzera, nel corso degli ultimi cent’anni, numerose
specie vegetali e animali si sono estinte o rarificate in modo
repentino. L’esperienza insegna che per proteggerle e salvaguardarle occorre preservare i loro habitat naturali, che offrono loro nutrimento e condizioni idonee alla riproduzione.
Per questo motivo, la LPN esige che l’estinzione di specie animali e vegetali indigene venga prevenuta mediante la conservazione di spazi vitali (biotopi) sufficientemente estesi e collegati tra loro. Vanno protetti in particolare le zone ripuali, le
praterie a carice e le paludi, le siepi, i boschetti in terreni aperti, le fitocenosi forestali rare o i prati secchi che presentano
condizioni favorevoli alle biocenosi. Altri habitat soggetti a
tutela particolare sono le bandite di caccia, le riserve di uccelli
acquatici e migratori, la vegetazione ripuale, le riserve forestali e le cosiddette «zone Smeraldo» (cfr. riquadro «Protezione della natura in Europa»).

Responsabilità internazionale a favore della biodiversità
Il termine «biodiversità» si riferisce a tutti gli aspetti della
diversità del mondo vivente e comprende la diversità degli ecosistemi
e delle specie, la varietà genetica e le interazioni tra questi elementi.
L’utilizzo della biodiversità deve essere sostenibile, in modo tale da
preservare gli ecosistemi e i loro servizi e garantire la salvaguardia
delle specie e della diversità genetica. A seconda della scala considerata (locale, regionale o globale), i problemi che si pongono sono diversi. I comportamenti dei consumatori hanno un impatto che non resta
circoscritto a livello locale o nazionale, ma si estende alla biodiversità globale – si pensi al consumo di materie prime o di prodotti agricoli come pesce, frutta esotica, fiori recisi e soprattutto foraggio per
gli animali da allevamento. La salvaguardia della biodiversità implica
quindi la necessità di agire anche a livello mondiale. È proprio questo
lo scopo della Convenzione sulla biodiversità, adottata nel 1992 a
Rio de Janeiro dalla Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo
sviluppo e finora firmata da oltre 190 Paesi.
Protezione della natura in Europa
Con la Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei
suoi biotopi in Europa (detta anche «Convenzione di Berna») gli Stati
firmatari si impegnano a preservare i biotopi particolarmente pregiati
e a proteggere le specie animali e vegetali minacciate d’estinzione
in Europa. La Convenzione, adottata a Berna nel 1979, è stata ratifcata da 44 Paesi e dall’Unione europea. Tutela circa 600 specie vegetali, 111 specie di mammiferi, 363 specie di uccelli e numerose altre
specie animali. Con le zone Smeraldo è stata creata una rete comprendente gli spazi vitali di particolare pregio per le specie minacciate a livello europeo. In Svizzera le zone che fanno parte della rete
Smeraldo sono 37. La Convenzione di Berna definisce una serie di
obiettivi a livello regionale stabiliti a livello globale dalla Convenzione
sulla biodiversità del 1992.

Un esemplare della famiglia dei licenidi, uno dei tanti abitanti
dei prati magri

29

> Il diritto ambientale in breve

Spazi vitali d’importanza nazionale

La Confederazione ha il compito di designare gli spazi vitali
d’importanza nazionale. Le zone identificate, quali torbiere alte
e basse, zone golenali, siti di riproduzione degli anfibi,
prati e i pascoli secchi, vengono inserite negli inventari federali
delle zone degne di particolare protezione. Spetta ai Cantoni garantirne la protezione e provvedere alla loro cura. I Cantoni hanno inoltre il compito di proteggere e curare i biotopi di importanza regionale e locale, di salvaguardare l’equilibrio ecologico
all’interno e all’esterno degli agglomerati, ad esempio piantando
boschetti, siepi o altra vegetazione prossima allo stato naturale.
Prati secchi di particolare pregio

L’inventario federale dei prati e pascoli secchi di importanza
nazionale mira a proteggere questi ecosistemi poveri di nutri-

mento ma ricchi di biodiversità, che costituiscono gli spazi
vitali di moltissime specie, come alcune orchidee rare e numerosi insetti quali farfalle e cavallette. L’inventario comprende
3000 aree distribuite su una superficie di 21 400 ettari. Si trovano prati secchi estesi ad esempio nella Bassa Engadina,
presso Sent, dove, sul versante meridionale della valle, questi
habitat occupano centinaia di ettari.
Protezione di stambecchi, linci, lupi e compagnia

La protezione della fauna e della flora selvatiche avviene in
primo luogo attraverso la protezione dei loro habitat. La LPN,
la legge sulla caccia (LCP) e la legge sulla pesca (LFSP) contemplano tuttavia anche disposizioni specifiche a tutela di determinate specie animali e vegetali. In particolare, prevedono
la possibilità di vietare la raccolta di piante rare o la pesca di
Ambiti giuridici trattati dalla LFSP,
dalla LCP e dalla LPN

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Sezioni comprese tra due
linee curve:
Regolamentazioni indipendenti
dall’ambito in questione
Sezioni comprese tra due
linee rette:
Regolamentazioni legate all’ambito
in questione

30

> Il diritto ambientale in breve

La zona palustre di Rothenturm (SZ)

determinate specie ittiche. La LCP tutela tra l’altro gli uccelli,
i predatori e altri gruppi di animali per i quali la caccia non è
esplicitamente consentita. È il caso in particolare dei grandi
predatori come la lince, l’orso e il lupo.

Tutto è paesaggio
La Convenzione europea sul paesaggio del Consiglio
d’Europa mira alla gestione attiva e consapevole del paesaggio,
dalla sua conservazione, alla sua pianificazione, alla sua valorizza-

Protezione dei paesaggi svizzeri

zione fino al relativo utilizzo sostenibile. Secondo la definizione

I paesaggi hanno un valore inestimabile sotto vari aspetti:
ecologico (come spazio di rigenerazione delle risorse naturali
e degli habitat), economico (come risorsa turistica e fattore di
competitività), territoriale (come espressione del patrimonio
culturale) o identitario (come elemento del senso di appartenenza a un luogo e a un Paese). La gestione sostenibile del paesaggio è uno degli obiettivi fondamentali della legge sulla pianificazione del territorio (LPT). La LPN obbliga la
Confederazione a tener conto delle specificità del paesaggio
nell’adempimento dei propri compiti. I paesaggi di importanza nazionale come i vigneti del Lavaux, sulle rive del Lemano, sono iscritti in un inventario gestito dalla Confederazione (Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti
naturali d’importanza nazionale, IFP). Lo scopo di questo
inventario è conservare intatti o preservare il più possibile i
paesaggi iscritti. Le 89 zone palustri di particolare bellezza
e d’importanza nazionale godono di una protezione quasi
assoluta.

secondo la Convenzione, il termine «paesaggio» designa una deter-

Anche i parchi d’importanza nazionale contribuiscono a salvaguardare aree di grande valore naturalistico e paesaggistico.

minata parte di territorio, così come è percepita dagli abitanti e
dai visitatori, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali
e/o umani e dalle loro interrelazioni. La Convenzione non tutela
quindi solo paesaggi straordinari, selvatici o intatti, ma anche
paesaggi qualunque, urbani e deteriorati. Entrata in vigore il
1° marzo 2004, è stata finora ratificata da 29 Stati. Altri sei l’hanno
firmata, tra cui la Svizzera, Paese in cui è attualmente in corso la
procedura di ratifica.

Se i parchi nazionali offrono in primo luogo habitat intatti
alle specie animali e vegetali, i parchi naturali regionali favoriscono anche lo sviluppo economico sostenibile di una regione, mentre quelli naturali periurbani permettono di vivere
un’esperienza diretta nella natura contribuendo all’educazione ambientale.

31

> Il diritto ambientale in breve

> Utilizzazione controllata di organismi
A livello mondiale le biotecnologie vengono sempre più utilizzate in settori quali l’agricoltura, la medicina o l’industria alimentare. Se dispersi nell’ambiente in modo incontrollato, gli organismi geneticamente modifi cati, quelli patogeni o alloctoni possono mettere in pericolo l’uomo, gli animali,
le piante o altri organismi. La legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) e la legge sull’ingegneria genetica (LIG) ne garantiscono un’utilizzazione sicura.
modificati deve quindi lavorare in dispositivi di laboratorio o
locali chiusi. Per l’immissione nell’ambiente a titolo sperimentale e per la messa in commercio di organismi di questo
tipo occorre l’autorizzazione della Confederazione. Per ottenerla è necessario dimostrare che l’impiego di questi organismi non danneggia né l’uomo né l’ambiente. Dal 2005 vige
una moratoria per la coltivazione di piante geneticamente
modificate in agricoltura.

Sicurezza grazie ai sistemi chiusi

Per organismi si intendono unità biologiche cellulari o acellulari capaci di moltiplicarsi e di trasmettere materiale genetico. Ad essi appartengono sia gli esseri viventi presenti in
natura che gli organismi geneticamente modificati. La legislazione stabilisce che l’utilizzo di organismi non deve mettere in pericolo l’uomo o l’ambiente né pregiudicare la biodiversità. Chi manipola organismi patogeni o geneticamente

Ambiti giuridici trattati dalla LPAmb
e dalla LIG

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Regolamentazioni legate all’ambito
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2) Commissione federale d’etica per la biotecnologia nel settore non umano (CENU),
Commissione federale per la sicurezza biologica
(CFSB)

32

> Il diritto ambientale in breve

Misure contro gli organismi dannosi

Anche specie vegetali e animali alloctone importate o introdotte accidentalmente in Svizzera e che non trovano
specie antagoniste nel nostro Paese possono causare danni
all’ambiente, in particolare alla biodiversità. Ne è un esempio la balsamina ghiandolosa. Importata originariamente
come pianta decorativa e foraggera, tende ora a soppiantare
le specie indigene e favorisce l’erosione, soprattutto lungo
i corsi d’acqua. Le legislazioni sull’ambiente e sulla tecnologia genetica consentono alla Confederazione e ai Cantoni di adottare misure peculiari contro gli organismi nocivi
che si diffondono nell’ambiente.

Utilizzo sicuro in tutto il mondo
Il Protocollo di Cartagena si prefigge di garantire che gli
organismi viventi modificati risultanti dalla biotecnologia moderna
siano trasportati e utilizzati in modo sicuro.

Laboratorio di ricerca dell’industria farmaceutica

Tarlo asiatico del fusto: una minaccia per i boschi svizzeri

Laboratorio di sviluppo

33

> Il diritto ambientale in breve

> Pericoli naturali
Piene, valanghe, frane e scivolamenti sono fenomeni frequenti in Svizzera che possono assumere notevoli dimensioni. La legge sulla sistemazione dei corsi d’acqua e la legge forestale (LFo) disciplinano
la protezione contro i pericoli naturali.
Identificare i pericoli

Per proteggersi da un pericolo o per prevenirlo occorre riconoscerlo per tempo. I Cantoni hanno quindi il compito di allestire
delle carte che mostrano le aree minacciate da pericoli naturali. Le conoscenze che si evincono dalle carte dei pericoli devono poi essere integrate negli strumenti di pianificazione, ossia
nei piani direttori cantonali e nei piani regolatori comunali.
I servizi di preallarme istituiti e gestiti dai Cantoni avvertono
la popolazione in caso di pericoli naturali imminenti, quali valanghe, frane o piene. In tal modo, consentono alla popolazione di mettersi al sicuro o di adottare, se necessario, misure
supplementari.
Prevenire i pericoli

La protezione contro i pericoli naturali compete ai Cantoni.
Per la costruzione di opere di protezione e l’allestimento delle

Ambiti giuridici trattati dalla LSCA
e dalla LFo

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carte dei pericoli, i Cantoni possono avvalersi del supporto
tecnico e finanziario della Confederazione. Le varie misure di
protezione sono finalizzate a proteggere le persone e i beni
materiali rilevanti. Ciononostante, solo un’adeguata pianificazione del territorio offre la protezione più efficace. Questo implica lasciare sufficiente spazio agli eventi naturali ed evitare
di costruire edifici e infrastrutture in zone a rischio. Poiché in
Svizzera gran parte di queste aree è già altamente edificata,
sono necessarie anche misure tecnico-costruttive come opere
di arginatura, di sistemazione o di correzione, che devono soddisfare determinati requisiti ecologici e avere un impatto sulla
natura il più contenuto possibile. Anche il bosco di protezione
contribuisce a proteggere da valanghe, frane e scivolamenti.
Per poter assolvere efficacemente la loro funzione, le opere e il
bosco di protezione devono essere oggetto di manutenzione e
cura costanti.

Normative di rango superiore
Strumenti che garantiscono
l’esecuzione
Sezioni comprese tra due
linee curve:
Regolamentazioni indipendenti
dall’ambito in questione
Sezioni comprese tra due
linee rette:
Regolamentazioni legate all’ambito
in questione

34

> Il diritto ambientale in breve

> Protezione del clima: una sfida globale
Negli ultimi cento anni la temperatura atmosferica media in prossimità della superficie terrestre è aumentata di 0,74 ºC. Per contenere il riscaldamento globale è necessario unire le forze a livello internazionale.
In Svizzera la legge sul CO2 costituisce l’elemento centrale per una politica climatica sostenibile.

La pressione esercitata dall’uomo sul clima genera diversi gas
a effetto serra che accentuano l’effetto serra naturale dell’atmosfera. Secondo la revisione della legge sul CO2, che il Parlamento ha approvato nel dicembre 2011, la Svizzera deve
ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra prodotte all’interno del proprio territorio nazionale del 20 per cento rispetto ai
valori del 1990. La riduzione concerne segnatamente i settori

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La tassa sul CO2 applicata ai combustibili fossili rappresenta una delle misure più importanti della legge. Ammonta a
36 franchi la tonnellata di CO2 e, se ciò fosse necessario per il

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Strumenti che garantiscono
l’esecuzione

35

> Il diritto ambientale in breve

Una sfida globale
In occasione del vertice mondiale tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992 è stata adottata la Convenzione delle Nazioni Unite
sul clima, finora ratificata da 165 Stati, il cui obiettivo è di prevenire una perturbazione pericolosa del sistema climatico e di stabilizzare le emissioni di gas serra di origine antropica a un livello accettabile. Il Protocollo di Kyoto, adottato nel 1997, concretizza la
politica globale in materia di clima e fissa per i Paesi industrializzati degli obiettivi di riduzione delle emissioni per il periodo 2008–
2012. I negoziati internazionali per un secondo periodo d’impegno
sono attualmente in corso.

raggiungimento dell’obiettivo, può essere aumentata progressivamente fino a 120 franchi. I proventi di detta tassa vengono
in gran parte ridistribuiti alla popolazione e alle imprese. Una
parte degli introiti è destinata al risanamento energetico degli
edifici e a un fondo per le tecnologie.
Misure per l’economia

Le imprese operanti in settori ad alto consumo energetico possono essere esentate dalla tassa sul CO2 a condizione che si
impegnino formalmente a ridurre le proprie emissioni di gas
serra o che partecipino al sistema di scambio di quote di emissione. Le imprese che emettono quantità elevate di gas serra
sono obbligate a partecipare allo scambio di quote di emissione e sono automaticamente esentate dalla tassa sul CO2.
Le imprese che partecipano allo scambio di quote di emissione
devono consegnare ogni anno i propri diritti di emissione nella
misura delle loro emissioni effettive. Una parte di questi diritti
viene loro attribuita a titolo gratuito. I diritti mancanti devono
essere acquistati all’asta o presso altre imprese.

Danni causati nel novembre 2012 dall’uragano «Sandy»

Situazione di magra del lago Bodanico nell’estate
canicolare 2003

I gestori di centrali a gas o alimentati con combustibili fossili
sono anch’essi automaticamente esentati dalla tassa sul CO2.
La legge li obbliga a compensare la totalità delle loro emissioni di gas serra. Almeno la metà delle misure di compensazione
devono essere realizzate in Svizzera.
Obiettivi di riduzione per le automobili

Per quanto concerne i trasporti, il settore automobilistico è
tenuto a ridurre entro il 2015 le emissioni di CO2 delle automobili immatricolate per la prima volta in misura tale da rispettare il valore limite medio di 130 g di CO2/km. Inoltre, gli
importatori di carburanti fossili devono compensare parte delle
loro emissioni. Questa parte viene gradualmente aumentata.

Sorveglianza di focolai nell’area boschiva interessata
dall’incendio del 2011 presso Visp

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