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Nome del file originale: 2T.pdf
Titolo: XL+Magazine_07_def
Autore: Andrea Ciceri

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TWO STROKE -125

TWO STROKES
ONE SOUL
Non solo grandi piloti: Il futuro del motocross riparte dalle
“zanzarine” di 125 cc.
Testo: Paola Calonghi
Foto: Claudio Cabrini

G

li Internazionali
d’Italia, un po’ perché
vengono a lenire
quell’astinenza da gare
che dopo tre mesi di stop
è quasi insopportabile e
un po’ perché ci lasciano il
tempo di concentrarci
anche su categorie che,

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nella frenesia di un mondiale, spesso trascuriamo.
Dopo aver valutato, descritto e analizzato le
classi maggiori che godono di ampi spazi sui media, questa volta ci siamo
concentrati sui pilotini del
125. Quelli che sono

abituati a muoversi come
acrobati sulle loro moto, a
passare davanti a noi a
gas spalancato. Rider e
motore sempre al limite,
perché questi cavallini
imbizzarriti l’incertezza non
te la perdonano. Ci siamo
persi in quel rumore incon-

fondibile, un due tempi che
urla è musica, parla di
voglia, di coraggio, di freni
toccati sempre all’ultimo
minuto, di marce tirate
all’impossibile. Quest’anno,
poi, la prima gara è stata a
Riola, su un sabbione da
far impallidire Lommel

Le “zanzarine” si
lanciano verso la
prima curva. Il futuro
del motocross dipende
molto da chi ne uscirà
in testa.
27

TWO STROKE -125

Riccardo Righi, vincitori degli Internazionali d’Italia 125 cc

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davanti ad un pubblico
magnifico e le zanzarine si
sono esaltate, questi piloti,
poco più che bambini, per
due manche hanno rubato
la scena ai grandi campioni. Nell’inferno di sabbia
ha dominato Kade Walker,
un canadesino che di
talento, coraggio e tecnica
ne ha da vendere. Castellari, uomo di esperienza
ma, soprattutto, di grande
sensibilità, lo aveva notato

lo scorso anno, quando
con l’85 correva gli internazionali di Supercross. In
una di quelle gare Kade
aveva picchiato duro, a
quattordici anni ha già
dietro alle spalle una storia
di coma e vertebre fratturate, Bertino lo ha aspettato e gli ha dato fiducia, i
primi risultati sembrano
dargli ragione, come
sempre. Ma non sono solo
i risultati a fare un campio-

ne, Walker le premesse le
ha tutte, è un ragazzino
tosto, a tredici anni ha
lasciato la famiglia per
venire in Italia, un salto nel
buio, di giorno allenamenti
massacranti e la sera a
scuola, una nuova lingua
da imparare, lontano dai
genitori, una sfida enorme.
Se gli chiedi perché è qui
ti risponde che vuole
dimostrare di essere
veloce, in questi interna-

zionali ci è sicuramente
riuscito, lasciandosi alle
spalle nomi più conosciuti
e quotati. Dietro di lui
sarebbe arrivato sicuramente Giuseppe Tropepe
se, nella prima manche,
non avesse rotto. Anche
lui è un ragazzo incredibile, calabrese sino nel
midollo, chiuso e testardo
come nessuno. Per più di
un anno si era trasferito al
Nord, allettato dalle pro-

Tomass Sileika,
ottimo secondo posto
assoluto al termine del
campionato. Un altro
straniero che è venuto
a raccogliere successi
in Italia.

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TWO STROKE -125
Kade Walker, canadese, altra scoperta del
talent scout Bertino
Castellari che lo sta
portando alla ribalta
del motocross internazionale.

Giuseppe Tropepe un
talento che non sembra trovare il giusto
sbocco per esprimersi al meglio.

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messe della federazione,
poi, lasciato solo, ha
dovuto fare i conti con la
quotidianità e la sopravvivenza ed è tornato a casa,
non è semplice se vivi al
sud fare il crossista ad alto
livello ma Giuseppe è
maledettamente bravo. Se
non fosse per quella
rabbia dentro che lo porta
a oltrepassare il limite
sarebbe sempre fra i primi.
Quest’anno ha fatto gli
internazionali con Silver
Action e, nonostante
l’infortunio ad Arco di
Trento, correrà l’italiano
grazie al Team Donetto e
al suo allenatore Claudio
Mollar, perché, a volte,
capita che il vento giri
anche a tuo favore. Fra i
più continui, nelle tre gare
organizzate da Off Road
Proracing, c’è stato Lorenzo Ravera, ex maglia
azzurra, promessa incompiuta del minicross. Per chi
lo ha conosciuto a quei
tempi è irriconoscibile, era
un bimbo ora è un ragazzo
con un fisico granitico e le
idee chiarissime, in federazione non lo hanno aspettato, l’anno in cui avrebbe
dovuto vincere l’italiano 85
si è infortunato gravemente, il suo contratto è stato
rescisso. Ora si sta prendendo una rivincita contro
la sfortuna e chi in lui non
ha creduto, ad Arco di
Trento è andato a podio ed
ha terminato sesto assoluto, il suo obiettivo minimo
è arrivare nei primi due
dell’italiano, e, mentre ci
fissa con uno sguardo
incredibilmente determinato, non abbiamo dubbi che

potrà riuscirci. Così come
non abbiamo dubbi che
Riccardo Righi, toscano
doc e grande manetta,
vincitore di questi internazionali avrà una grande
stagione se continuerà a
guidare in questo modo
straordinario. Sino a qui
abbiamo parlato di ciò che
ci ha entusiasmato, ma
non possiamo non dare
voce anche a quella sensazione fastidiosa e dissonante che ci ha assalito a
gare terminate. Ci siamo

tiamo un piccolo campanellino d’allarme, un solo
italiano a podio e Thomas
Ragadini, del Team Motocross FMI, il pilota 125 su
cui la federazione concentrerà gli sforzi tecnici ed
economici per il 2013, che
non ha ottenuto più di un
ventesimo posto. E’ vero
che in un momento di crisi
pesante e nel clima d’incertezza in cui viviamo
molti team e piloti hanno
preferito rinunciare a
trasferte onerose, ma è

chiesti come mai a Riola e
Malagrotta, i primi due
round degli internazionali, i
125 fossero così pochi e
perché, nella classe da cui
dovrebbero uscire i campioni del futuro, troviamo a
battagliare per il podio un
canadese e un lettone.
Non abbiamo menzionato
sin qui, Tomass Sileika,
che ha meritatamente
occupato la seconda
posizione in classifica
generale. Insomma, avver-

altrettanto vero che la
federazione aiuta solo
pochi rider, selezionati
secondo criteri spesso
difficilmente interpretabili
dall’esterno. E così, pur
non sapendo dare un
nome alla nostra inquietudine, non riusciamo a
scacciare la fastidiosa
sensazione che dopo
Cairoli e compagni ci sia il
vuoto, una voragine generazionale che rischia di
inglobare tutto il futuro di

Lorenzo Ravera.
Dopo i trascorsi in
Maglia Azzurra, sta
effettuando il “cambio
di marcia” e per lui
sono arrivati discreti
risultati.

31

TWO STROKE -125

Thomas Ragadini.
Nonostante l’impegno del ragazzo,
i risultati sono
stati al di sotto
delle aspettative.
La speranza è che
riesca presto ad
assimilare i modi e
i metodi dello staff
federale per esprimersi al meglio.

questo sport incredibile. Insomma, dove
sono i Ferrandis, gli Herlings, i Gajser?
Non possiamo, non vogliamo, credere
che da noi i pilotini siano meno dotati,
meno grintosi o meno appassionati.
Forse per capire dovremmo provare a
fare un passo indietro, tornare, per un
attimo, sui campetti minori, proprio quelli
polverosi e maltenuti dove tutto ha sempre inizio. Facciamo un tour virtuale delle
varie regioni e annotiamo mentalmente
che ai cancelletti dei vari regionali Fmi si
schierano ogni anno meno bambini.
Sempre meno piccoli vengono attirati dal
cross e questo, in un periodo in cui il sei
volte campione del mondo è italiano, è
inconcepibile. I bimbi emulano gli eroi,
dovremmo avere nanetti rumorosi con il
222 fatto con il nastro adesivo ovunque,
forse la nostra federazione non fa sufficiente promozione oppure non riesce a

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toccare le giuste corde quando parliamo
di cuccioli. Molti principianti vengono
attratti da enti di promozione sportiva
diversi, in cui l’aspetto ludico del motocross è ancora importante, altri, semplicemente, non iniziano neppure, troppe le
difficoltà a cominciare dalla ricerca di una
pista per allenarsi. I crossdromi, infatti,
sono spesso feudi di rider della domenica, re dei forum e nemici di ogni cilindrata al di sotto del 250, i gestori, persi
unicamente nel qui ed ora, preferiscono
vietare l’ingresso ai bambini, la federazione italiana, al contrario di quelle straniere, non obbliga le piste a istituire dei turni
riservati ai piccoli. Poche righe per descrivere solo alcuni problemi di uno
scenario desolante. Ma passiamo oltre,
ammettiamo che un piccolo (e la sua
famiglia disperata) sia talmente motivato
da superare tutto questo, fa le sue gare

Tabella rossa
meritatissima per
Riccardo Righi
affiancato dal suo
Team Manager
Robin Caldelli.

di regionale, arriva al campionato italiano
ed è proprio qui che la federazione assume un ruolo fondamentale, quel bambino,
assolutamente invisibile a tutti sino a che
non inizia ad andare veloce, diventa un
esperimento. Potrebbe essere inserito in
un progetto scientifico per l’identificazione e lo sviluppo del talento, una rigida
struttura piramidale dovrebbe occuparsi
di tutte le fasi della costruzione di un
campione. Tecnici federali si prenderanno
cura di lui, si sostituiranno alla sua famiglia, alle sue abitudini, alla vita stessa, il
fine dovrebbe essere allevare una stirpe
di piloti vincenti. Questo progetto quadriennale è terminato lo scorso anno, i
risultati, o i “non risultati”, sono sotto gli
occhi di tutti, e non sta certo a noi dire
cosa non abbia funzionato. Di una cosa
però siamo certi, troppo spesso i migliori
sono rimasti fuori da queste rigide griglie

o hanno deciso di andarsene, alcuni per
incompatibilità di carattere, altri per
problemi economici, altri ancora, seppur
talentuosi, non sono mai stati notati. La
transizione fra il minicross e le gare vere
non è semplice, la gestione di ragazzini
che entrano nell’adolescenza ancora
meno, in pochi mesi può nascere un
campione o perdersi un grande talento.
Spesso la differenza la fanno le persone,
con la loro umanità prima che con la
competenza e la teoria, in questo tempo
sospeso fra l’infanzia e il mondo de
grandi c’è il regno della possibilità, provate a chiedere a Bertino Castellari, lui di
sogni realizzati potrebbe parlare una
notte intera. E noi, che un po’ sognatori
siamo, continueremo a seguire i due
tempi e ad ascoltare la loro musica,
convinti che, in quei bambini terribili, ci
sia l’anima e il futuro del motocross.

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