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cadi7 .pdf



Nome del file originale: cadi7.pdf
Titolo: XL+Magazine_05+Def_ok
Autore: Andrea Ciceri

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MAN AT WORK

CADI SETTE VOLTE,
RIALZATI OTTO!
Una massima Zen recita più o meno così e niente potrebbe
sintetizzare meglio lo spirito del cross e della sua gente.

Testo P. Calonghi
Foto P. Calonghi // C. Cabrini // E. Tempestini

S

tarcross 2013, Rui Gocalves si tocca
con Xavier Boog dopo la prima
curva, viene sbalzato dalla moto e
picchia duro, rimbalza davanti a Paulin
che lo evita di un soffio, l’urto lo alza dal
terreno, pare quasi galleggiare a mezz’aria, cade di nuovo, ma è solo una frazione di secondo, si rialza immediatamente
e, per un attimo, sembra un centometrista pronto allo scatto, una figura surreale
in un orizzonte di moto e polvere. Poi
corre a riaccendere la moto e riparte.
Guardiamo queste foto più volte in sala
stampa e ci chiediamo, come sempre
davanti alle immagini di un crash, cos’è
che spinge i piloti a rimettersi in piedi e
a combattere ancora. In tutta l’incredibile
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storia di amore fango e fatica che chiamiamo motocross niente è più potente
di questo gesto, cadere e rialzarsi, in
un istante solo c’è la metafora della vita
stessa. Fotografando a bordo pista, stagione dopo stagione, finisci con il convincerti che non sia solo la voglia di vincere
a spingere un rider a stringere i denti e
risalire in sella, è piuttosto un codice non
scritto, una qualità dell’anima. Gara dopo
gara ti rendi conto che non
importa per cosa sta correndo e in che
posizione si trova, un crossista, uno vero,
prova a rialzarsi sempre, anche con le
ossa rotte e il morale a pezzi, lo fa anche
se è ultimo e ha respirato polvere e rabbia per tutta la gara. Forse è per questo

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che il cross ci affascina
tanto, perché il suo popolo è differente da tutti gli
altri sportivi, assomiglia
solo ai rugbisti, altra gente di terra, botte e fatica.
Sono simili nell’orgoglio
dell’appartenenza: quando
per una passione sputi
sangue lo sport smette di
essere un gioco, diventa
una specie di religione.
Nel rugby se sei a terra
sei fuori da tutto, non puoi
toccare palla né avversari,
nel rugby del non fermarsi, del rialzarsi sempre e
proseguire ne hanno fatto
una regola, in pista questa
regola non c’è ma i piloti lo
fanno ugualmente e quando lo fanno sono soli, non
ci sono compagni, nessuno a cui passare il testimone quando sei stremato e
il fiato ti si taglia nei pol-

moni. Nel cross corri per te
stesso e contro te stesso,
ogni giro un confronto con
i propri limiti, ogni errore
una ferita in più e non
solo sul corpo, se cadi
la forza di ricominciare è
solo dentro di te ed è una
spinta che ha radici antiche. Quando fai fotografie, prima o poi, ti capita
di assistere ad una gara
di minicross, spesso hai
bisogno di un po’ di tempo,
sei confuso dalle urla delle
madri, dalla loro ansia,
infastidito dalle proiezioni
stizzose dei padri e dai capricci di chi non vorrebbe
essere lì, ma poi li vedi, i
pilotini veri che quella forza ce l’hanno dentro. Non
sono necessariamente i
più veloci ma sono quelli
che se cadono non piangono e non chiedono aiuto
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a nessuno, quelli che in allenamento si accaniscono
per ore sulla stessa curva,
che una gara la finiscono sempre e comunque
anche se ad aspettarli non
c’è una coppa. Sono quelli
che già a dieci anni hanno
un conto aperto con se
stessi e le mani callose
e ruvide come palmi di
contadini, li guardi e pensi
che nell’inverno della vita
ogni botta presa tornerà a
fare male ma non lo dici,
taci e scatti un’altra foto
per la tua collezione di
attimi. E proprio sfogliando questa collezione di
momenti, di volti, cadute,
scrub e curve improbabili
capisci, all’improvviso,
che non è l’incoscienza a
definire un crossista ma il
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coraggio. Non è una declinazione diversa di una
stessa parola, il coraggio e
l’incoscienza sono opposti, l’incoscienza è cieca e
senza memoria, non vede
il pericolo e dimentica gli
errori, il coraggio invece
conosce la paura profondamente, combatte ogni
momento contro di lei, sa
dov’è il limite e lo supera,
ricorda il dolore delle vecchie ferite e ha un posto
per ogni rider che non si è
rialzato più. E così, ogni
domenica, i piloti tornano
in pista, nonostante gli
infortuni, le sconfitte e le
stagioni sfortunate. Tornano anche per chi non torna
e continuano a fare quello
che sanno fare, correre,
combattere,

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