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Siciliantica Milazzo i nostri lavori .pdf



Nome del file originale: Siciliantica Milazzo i nostri lavori.pdf
Autore: DAVIDE

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LA PAROLA AL PRESIDENTE

“IL NOSTRO IMPEGNO PER TUTTI”
di Alessandro Ficarra
“SiciliAntica è un’associazione
di volontariato che si occupa
della
valorizzazione
e
conservazione dei beni culturali
e ambientali, strutturata, a
livello regionale, con molte sedi
in tutta la Sicilia. La sede di
Milazzo nasce nel 2009 e sino
ad oggi si è fatta promotrice di
innumerevoli
attività
di
carattere culturale, battendosi
per la salvaguardia della nostra
memoria storica. Una delle
prime attività che abbiamo
svolto è stata la creazione di un
sito
internet,
ricco
d’informazioni utili riguardanti
la storia, l’arte e la cultura
della nostra città. Riteniamo che
il rispetto e la salvaguardia dei
beni culturali siano dei punti
fondamentali da portare avanti.
Le attività che svolgiamo sono
totalmente
gratuite
e
volontarie, volte a dare un forte
segnale a tutta la collettività
affinché venga radicata in tutti
noi
una
maggiore
consapevolezza
del
nostro
passato e della nostra storia.
Dal 2009 ad oggi
abbiamo
svolto diversi interventi di
carattere pratico, come ad
esempio la manutenzione di
aree di interesse storico e
archeologico. Le tombe proto
bizantine collocate a Piazza
Duomo e il

sito preistorico di Viale dei
Cipressi, sono due degli esempi
più tangibili del nostro operato.
Nell’ultimo
anno
l’associazione si è inoltre
occupata del recupero di una
lapide marmorea abbandonata
all’esterno delle mura del
Castello, ultima testimonianza
del cosiddetto “Camposanto
inglese”; la grossa lapide è
custodita
all’interno
del
Castello, nella sala museale del
Duomo Antico. Ma questo è solo
un piccolo esempio di tutto il
lavoro che i nostri volontari
hanno svolto finora, con
estrema passione ed estremo
impegno. Tutto questo ci è stato
riconosciuto,
attraverso
numerosi attestati di stima da
parte della gente ed anche
attraverso il gradito omaggio
del “Premio Terminal 2013”
nella categoria beni culturali.
Possiamo
affermare,
con
modestia e soddisfazione, di
aver saputo costruire momenti
utili e felici di crescita culturale e
appagamento
personale.
Ringrazio tutti coloro che, con il
sostegno
associativo,
la
vicinanza
solidale
e
la
collaborazione volontaria e
gratuita, ci accompagnano nel
percorso di vita. Attraverso
queste righe trasmetto a Voi
tutti il mio più caro saluto.”

“FATTI RIFATTI”
SiciliAntica
Milazzo
in
collaborazione con Il Promontorio
Capo Milazzo hanno contribuito
alla realizzazione di una puntata
della famosa trasmissione "Fatti
Rifatti TV" condotta dal
Prof.
Riccobono e da Giuseppe
Altomonte. Questa puntata è

dedicata
completamente
al
castello di Milazzo e sarà in onda
su tirrenosat nella seconda metà
di settembre.

I volontari di SiciliAntica Milazzo ricevono il “Premio Terminal 2013”.
Da destra a sinistra: Alessandro Ficarra, Tanya Pensabene, Fabio Fleres,
Davide Gori, Antonella Iannello, Francesco Catalfamo e Davide Caravello

SICILIANTICA OSPITE A DIMENSIONE RADIO

OGNI TANTO SI VA “FUORI TEMA”
di Davide Caravello
Lo scorso 8 marzo, in
occasione della festa della donna,
i volontari di SiciliAntica Milazzo
hanno fatto visita agli studi di
Dimensione Radio, una web-radio
amatoriale di Milazzo, nata alla
fine del 2009 grazie alla passione
e all’impegno del Direttore
Responsabile, Salvatore Italiano.
Dimensione Radio è molto seguita
non solo a livello locale ma,
trasmettendo via internet, anche
a
livello
nazionale
ed
internazionale. Si tratta di una
web-radio amatoriale, senza alcun
fine di lucro, autogestita da un
affiatato gruppo di collaboratori
che,
grazie
alla
passione
radiofonica, ha dato vita ad un
palinsesto di tutto rispetto con
programmi che riescono a creare
un divertente connubio tra
musica, cultura ed attualità. Noi
di SiciliAntica siamo intervenuti
all’interno della trasmissione
“Fuori Tema”, condotta da Dario
Antonazzo ed Antonio Saccà e tra
gag, risate e buona musica, si è

anche parlato del nostro impegno
associativo e gratuito nella tutela
dei beni culturali e ambientali.
Un’occasione per condividere e
far conoscere, ad un pubblico più
ampio possibile, la nostra realtà
associativa, gli interventi da noi
svolti nel tempo e quelli in
programma per il futuro, come ad
esempio il progetto, ormai
diventato realtà, del Magazine di
SiciliAntica Milazzo. Cogliamo
l’occasione per ringraziare il
Direttore Salvatore Italiano e i
simpaticissimi conduttori del
programma, Dario e Antonio, per
l’opportunità a noi concessa.
Vogliamo ricordare, infine, che
per ascoltare Dimensione Radio è
sufficiente collegarsi al sito
www.dimensioneradio.com e lì
consultare tutto il palinsesto.

Pagina 2

SiciliAntica Milazzo

MYLAI PROTOSTORICA

IL VILLAGGIO DI VIALE DEI CIPRESSI
di Fabio Fleres
Fra le innumerevoli
meraviglie che la Milazzo
odierna ci offre, salta agli occhi
l’importante ma, purtroppo,
poco noto villaggio protostorico
ubicato presso Viale dei
Cipressi, nelle vicinanze del
cimitero comunale. Il villaggio,
segno tangibile della prima
attività umana svoltasi nella
Mylai antica e attivo per un arco
cronologico assai vasto, tra il
XVIII – XVI a.C. (Bronzo Antico)
e il XII – X sec. a.C. (Bronzo
Recente/Finale), mostra, grazie
alle evidenze strutturali e
materiali lì ritrovate, l’esistenza
di
due
diverse
“culture
materiali”. La prima, di stampo
prettamente eoliano, è quella di
“Capo Graziano”, la seconda è
quella dell’ “Ausonio I e II”,
riconducibile alla discesa degli
Ausoni, dall’Italia Meridionale in
Sicilia, nel corso del Bronzo
Recente e Finale. Il sito venne
individuato nel 1992 presso il
terrazzo delle pendici orientali
dell’altura collinare su cui sorge
il Castello, in seguito all’avvio di
lavori edilizi che avrebbero
dovuto
portare
alla
realizzazione di un parcheggio
pubblico.
La
decisione
di interrompere i lavori
e la successiva segnalazione
inviata presso gli uffici della

Soprintendenza di Messina
consentirono l’intervento di una
equipe archeologica posta sotto
la direzione della Prof.ssa G.
Tigano e della Dott.ssa A. Ollà,
che effettuarono una prima
serie di sondaggi funzionali alla
comprensione
dell’effettivo
“rischio archeologico” presagito
nell’area. Dopo le prime analisi
stratigrafiche si rese palese la
natura del sito che, tuttavia,
verrà indagato in maniera più
approfondita solo con le
campagne di scavo del 1995 e
del 1996; queste, finanziate
dall’ente regionale, videro la
compartecipazione
dell’Università La Sapienza di
Roma. Le indagini consentirono
l’identificazione ed, in parte,
l’esplorazione di molti livelli di
stratificazione che si estendono
per circa 400 mq: questi
mostrarono come le strutture
più recenti (di epoca medievale)
si
sovrapponessero
direttamente alle strutture più
antiche (del Bronzo Antico,
Medio e Recente), senza
intaccare
fasi
abitative
intermedie di epoca greca o
romana, purtroppo assenti. Le
evidenze comprendono i resti di
cinque capanne. La più antica è
la 1, di 11,4 x 4,5m,
parzialmente incassata nel

Il villaggio preistorico di Viale dei Cipressi

pendio e realizzata in modo
semplice utilizzando materiale
povero (pietra locale allettata in
modo da realizzare dei muretti
a secco); secondo alcune
ricostruzioni doveva essere
dotata di una copertura a
doppio spiovente. L’interno
presenta solo due ambienti,
separati da un tramezzo
interno. L’ambiente più piccolo,
con lato NW semicircolare,
probabilmente, era adibito a
zona di riposo e dispensa;
quello di maggiori dimensioni,
invece, era una funzionale area
di immagazzinamento, consumo
e cottura. Le altre capanne, più
recenti,
squadrate
e
di
funzione prettamente abitativa
e/o
sussidiaria,
mostrano
dimensioni inferiori ed hanno

restituito minori quantitativi di
materiale. Nel 2003 – 2004,
sono stati effettuati, inoltre,
sondaggi, lavori di restauro e
ripristino di alcuni dei muri delle
capanne. A causa dell’incuria
protrattasi per diversi anni
l’associazione SiciliAntica –
Milazzo è intervenuta, con
opere
di
pulizia
e
manutenzione, grazie ad un
progetto
collaborativo
comprendente Il Comune di
Milazzo e il Parco Archeologico
delle Isole Eolie e delle aree
archeologiche di Milazzo, Patti e
dei Comuni limitrofi. Si ricorda,
tra l’altro, come alcuni dei
numerosi materiali ritrovati
nelle capanne del sito sono
visibili presso la Sala 3, Vetrine 3
e 4, dell’Antiquarium della città.

IL CASTELLO DI MILAZZO

APPROCCIO ASTRONOMICO ALLO STUDIO DEGLI “OCCHI DI MILAZZO”
di Davide Gori
Su uno sperone delle mura
medievali che guardano verso il
promontorio e verso la spiaggia
del Tono, si staglia uno strano
disegno, creato con conci di
pietra lavica nera sulle cui
origini e funzioni non sono
mancate disparate attribuzioni.
L’ipotesi che vogliamo seguire e
sviluppare è quella legata al
significato archeo-astronomico
di esatto indice del solstizio
d’estate, espressione delle
tradizioni mistico esoteriche dei
Normanni e degli Svevi.
Dopo aver effettuato il rilievo
azimutale (orientamento) della
cuspide,
per
semplificare
la
ricerca,
sono
state
considerate tre date campione

(1250, 1350 e 1450 dopo
Cristo). Queste date sono state
inserite
nel
software
astronomico GUIDE (Project
Pluto),
considerando
le
coordinate geografiche del
Castello di Milazzo; la successiva
interpolazione ha considerato i
suddetti anni considerando il
sorgere del sole al solstizio
d’estate. Considerando che il
software tiene in conto
l’elevazione
del
sito,
sembrerebbe da escludere
l’ipotesi di collocazione intorno
al 1250
(sky-line
coperto
dai
rilievi
dei
Monti
Nebrodi) ed invece plausibile
una
ubicazione
temporale
intorno alla prima metà del

XV sec. Risulterà fondamentale
un rilievo accurato dell’azimuth
e del punto preciso dove il Sole
sorge sui Monti Nebrodi anche
per
verificare
l’eventuale
presenza di una toponomastica
particolare e collegata con il
disegno
degli
“Occhi
di
Milazzo”. Ma quale potrebbe
essere il significato del disegno
presente sulle mura del Castello
di Milazzo?
A livello di ipotesi potremmo
considerare la somiglianza con il
simbolo relativo all’Occhio di
Horus. Le leggende relative a
questo simbolo profondamente
esoterico risalgono alle prime
fasi della storia egizia ed hanno
subito notevoli cambiamenti nel

Lo scarabeo di Milazzo

corso dei secoli. La tradizione
più antica lo mette in relazione
con il Dio Horo “nascosto nelle
braccia del sole” evocato nella
celebrazione dei Due Occhi di
Horus, come riferisce Plutarco:
“Negli inni sacri di Osiride viene
invocato – colui che sta
nascosto nelle braccia del sole –
e il trenta del mese di Epifisi (27
maggio - 26 giugno, quindi al
solstizio) si festeggia la nascita
degli Occhi di Horus”.

SiciliAntica Milazzo

Pagina 3

GUERRE NAPOLEONICHE

ULTIMA LAPIDE DEL CIMITERO INGLESE

To the memory
Of the late
Cap.t, Sam.l, Hodges
Of his Britannic Majestys
62nd Reg.t, of foot
Who departed this life
The 30th day of Sept.r, 1808
Aged 28 years.
This monument
Is erected
By his brother officers,
In token of the high esteem,
In which he was held

di Antonella Iannello
Capitano Samuel Hodges,
questo il nome inciso sull'ultima
lapide rimasta del cimitero
inglese, sorto intorno al 1800
all'interno del Castello, sotto il
rivellino centrale della cittadella
fortificata. Rinvenuta da noi
volontari di SiciliAntica con
molta fatica, è stata portata
all'interno del Duomo antico e
riassemblata. E' un reperto di
estrema importanza lasciato,
fino a quel momento, in uno
stato di totale abbandono.
Testimonianza di un passato che
va tutelato, la lapide ci informa
della morte di un giovane
Capitano del 62° Reggimento
dell'Esercito
britannico
impegnato, in quegli anni (inizi
'800), all'interno della coalizione
antifrancese.
Durante
la
famosa Rivoluzione francese,
come
sappiamo,
si
era
distinto
un
generale,
Napoleone Bonaparte.

Grazie alla fama acquisita e ad
un colpo di stato, nel 1799,
assunse in Francia la carica di
Primo Console. Intraprese la
campagna d'Italia del 1800,
sconfisse gli austriaci e restaurò
il predominio francese sulla
parte
settentrionale
della
penisola
attraverso
la
formazione della
Repubblica
Italiana. Quest'ultima venne
trasformata in Regno d'Italia
quando il console Bonaparte
venne incoronato Imperatore
francese nel 1804 e quindi re
d'Italia nel 1805. Da qui
continua l'avanzata napoleonica
ai danni del Regno di Napoli,
all'epoca retto da Ferdinando III
di Borbone che, nel 1806,
dovette fuggire alla volta della
Sicilia
rimasta sotto il suo
controllo
grazie
all'aiuto
dell'Inghilterra. All'interno di
questo quadro è possibile
situare la vicenda del nostro

La lapide marmorea

Capitano
Samuel
Hodges.
Durante le guerre napoleoniche,
infatti, il Castello di Milazzo era
divenuto
una
importante
piazzaforte britannica e da qui
partirono le spedizioni contro le
Calabrie e le isole partenopee.
Del nostro protagonista, però,
non abbiamo, allo stato attuale
delle
ricerche,
alcuna
informazione se non l'epigrafe
incisa sopra la lapide.

MILAZZESI… COME ERAVAMO

LA TIPICA CASA DEI CONTADINI…
di Tanya Pensabene

I volontari di SiciliAntica

Ricostruzione di casa contadina

"Fuculareddu
miu!
Casuzza mia! Tu si reggia e si
batia!" Così canta un poeta
popolare, nella cui voce par di
sentire l'eco di tutto un popolo
che nella casa vede la sua reggia
e la sua badia, ovvero le sue
gioie e i suoi dolori. Vediamo,
adesso, come si sarebbe
presentata ai nostri occhi una
delle case abitate dai contadini
milazzesi. Essa era formata da
una sola grande stanza, le cui
pareti e il tetto erano, spesso,
affumicati perché d'inverno
veniva utilizzata anche come
cucina. In fondo alla stanza
avremmo trovato il letto
matrimoniale,
molto
alto
perché formato da diversi
materassi sovrapposti, quasi
sempre pieni di paglia ("pagghia
longa") e posati su tavole
sostenute da trespole. Sopra il
letto le contadine erano solite
stendere, a mo' di coperta, la
cosiddetta "frazzata" che loro
stesse avevano tessuto e filato
con stoffa di vari colori. In un
angolo,
spesso,
avremmo
potuto trovare la "naca", un

rettangolo di stoffa appeso con
corde a due grossi chiodi, entro
cui si adagiava il bambino. Al
lato della stanza, appoggiato al
muro, si trovava un tavolo di
forma rettangolare ("buffetta")
e accanto una cassa dove la
sposa teneva il suo corredo.
Le sedie non erano molte e per
supplire a tale mancanza
venivano spesso utilizzati degli
sgabellini in legno detti "cippi".
In un angolo della stanza c'era la
cucina col focolare a legna e il
forno sul quale avremmo
trovate poggiate pentole e
pentoline:
"lu
quadaruni",
grande pentola di rame; "la
cannata", bicchiere col manico;
"lu sculapasta", tutto buchi per
scolare
la
pasta;
"lu
limmiteddu",
piccolo
recipiente dove venivano lavati i
piatti; "lu crivu"; "lu tavuleri",
dove si impastava il pane; "la
pala"
e
altri
utensili
indispensabili alla casa e
alla vita della contadina.
Avremmo
inoltre
potuto
trovare
la
cosiddetta
"quartara", una brocca di argilla

Alla memoria
Del defunto
Cap.t, Sam.l, Hodges
Di sua Maestà Britannica
62° Reggimento di Fanteria
Che lasciò questa vita
Il 30 Settembre 1808
All'età di 28 anni.
Questo monumento
è eretto
dai suoi camerati ufficiali,
In segno di grande stima,
nella quale egli fu considerato.

dalla bocca larga, e "lu
bummulu", un altro tipo di
brocca dalla bocca stretta.
In alcune case, nella stanza a
pian terreno, avremmo potuto
anche trovare una scala di legno
mediante la quale si accedeva a
un'altra stanza dal pavimento in
legno e con il tetto molto
basso, detta solaio ("tavulatu").
E' interessante notare che
l'etimologia di "solaio" richiama
direttamente il "solarium"
latino, tipico delle case rurali
romane. L'arredamento, come
abbiamo potuto vedere, era
molto semplice e per nulla
ricercato: il letto, poche sedie,
qualche mobile e poche
immagini appese al muro.
Questo era il tipo di casa più
comune che ospitava i nostri
vecchi antenati.

“Pillole di Storia”
Contrada S. Cono
La contrada S. Cono, costeggiata
da una parte della via Rio Rosso,
deve il suo nome alla chiesetta di
S.Cono eretta sotto il Re
normanno Tancredi in occasione
della canonizzazione del santo.
La chiesetta fu abbattuta alla fine
del 1600.

Pagina 4

SiciliAntica Milazzo

CARTAGINESI ANNIENTATI DAI “CORVI” ROMANI

CAIO DUILIO E LA VITTORIA DI ROMA A MILAZZO NELLA I GUERRA PUNICA
di Tanya Pensabene
La Sicilia agli inizi del III
secolo a.C. si trovava in una
situazione di grave instabilità
politica. Alla morte di Agatocle,
tiranno di Siracusa, nel 289 a.C.,
i
mercenari
italici
della
Campania, che erano alle sue
dipendenze, rimasero senza
lavoro. Dopo aver compiuto
varie
incursioni,
l’anno
successivo
conquistarono
Messina, rendendosi in tal
modo
indipendenti
e
autonominandosi Mamertini,
dal
nome
di
Mamerte,
corrispondente osco del dio
latino della guerra, Marte. Dalla
base di Messina saccheggiavano
il territorio circostante e, ben
presto, divennero un serio
problema per Siracusa. I
Siracusani si affidarono a
Gerone che riuscì a sconfiggere i
Mamertini e pose Messina sotto
assedio. I Mamertini, allora,
bisognosi di aiuto e supporto
militare,
inviarono
degli
ambasciatori, sia a Roma che a
Cartagine.
Non
bisogna
dimenticare inoltre che la
vittoria del 272 a.C. su Taranto e
Pirro permise ai Romani di
porre la Magna Grecia sotto il
loro controllo diretto fino a
Reggio Calabria. Gli interessi dei
Romani cominciarono dunque a
scontrarsi
con
quelli
di
Cartagine, che a quel tempo
controllava la Sicilia occidentale
e rappresentava, in virtù di una
indiscussa supremazia navale,
una minaccia per le città
marinare della Magna Grecia
entrate nell’orbita dell’influenza
romana.
Lo
scontro
tra
Roma e Cartagine divenne
inevitabile quando, nel 264 a.C.,

i Mamertini accettarono l’aiuto
di Roma, voltando le spalle ai
Cartaginesi. Ebbe così inizio la
prima guerra punica che si
protrasse dal 264 al 241 a.C. .
Anche le acque di Milazzo
furono luogo di uno degli
scontri tra Romani e Cartaginesi
per
il
controllo
del
Mediterraneo.
Grande
importanza ebbe la battaglia via
mare, alla quale i Romani,
contrariamente ai Cartaginesi,
non erano abituati. Roma
dovette iniziare la costruzione
di una sua flotta. Nel 260 a.C. le
prime navi romane erano
pronte e furono inviate verso la
Sicilia. Dopo una prima battaglia
persa
a
Lipari, i Romani
nominarono capo della flotta
Caio Duilio ed elaborarono una
nuova tattica che risultò poi
decisiva: il corvo. Il corvo era
una passerella che, fissata alla
nave avversaria, permetteva ai
soldati abituati a combattere
sulla terraferma di passare da
una nave all’altra senza
evoluzioni sulle funi e quindi di
combattere corpo a corpo. Il
generale Caio Duilio si recò
personalmente al comando
della flotta, lasciando ai tribuni
la gestione delle truppe e delle
operazioni a terra. Mentre le
truppe cartaginesi stavano
saccheggiando la zona attorno a
Milazzo, Caio Duilio diresse la
flotta romana verso la città,
mentre il cartaginese Annibale
di Giscone, informato di questo
spostamento,
salpava
da
Palermo al comando di una
flotta di 130 navi, convinto
di avviarsi a una nuova
vittoria dopo quella di Lipari.

Rappresentazione di una nave che utilizza in battaglia un corvo romano

I Cartaginesi, come racconta
Polibio nelle sue Storie,
vedendo i corvi sulle tolde delle
navi nemiche, <<restarono
incerti, stupiti del modo in cui gli
attrezzi erano congegnati;
tuttavia, avendo una pessima
opinione dei nemici, quelli che
navigavano davanti a tutti si
gettarono
audacemente
all’attacco>>. Il corvo si rivelò
decisivo per le sorti della
battaglia: le navi immobilizzate
tra di loro permisero ai Romani
di scontrarsi sui ponti delle navi
e la battaglia, da navale,
divenne simile a una terrestre,
un genere di scontro in cui i
Romani si erano distinti nei
secoli. I Cartaginesi, sbalorditi,
furono in parte massacrati e in
parte si arresero. Trenta navi
cartaginesi vennero catturate e
con queste anche la nave
di Annibale che, però, riuscì a
sfuggire alla cattura su una
scialuppa. Il resto della flotta
punica cercò di manovrare

ASSOCIAZIONE SICILIANTICA MILAZZO
Alessandro Ficarra
PRESIDENTE
Francesco Catalfamo
VICE PRESIDENTE

Fabio Fleres, Davide Gori,
Antonella Iannello
CONSIGLIERI
Davide Caravello, Rita Picciolo
SOCI

Tanya Pensabene
TESORIERE
Sito web: www.milazzoantica.it
Pagina Facebook: SiciliAntica Milazzo
Per info: milazzo@siciliantica.it

per evitare l’aggancio dei corvi:
<<Confidando nella loro velocità
speravano di portare gli assalti
a colpo sicuro, gli uni dai fianchi,
gli
altri
da
poppa>>
(Polibio,
Storie,
I,
23).
I corvi, però, essendo imperniati
verticalmente, potevano essere
diretti quasi in ogni direzione e
le navi cartaginesi finivano
regolarmente
immobilizzate,
assaltate
e
catturare.
Alla fine, cinquanta navi
puniche restarono nelle mani
dei Romani e le altre virarono di
bordo e fuggirono. La battaglia
di Milazzo segnò così l’ingresso
di Roma come grande potenza
navale nel Mediterraneo.

“Pillole di Storia”
Contrada Bastione
La contrada Bastione è chiamata
così in riferimento ai grandi
“Bastioni di Milazzo”, eretti nel
1851 dal Vicerè di Sicilia
Marcantonio Colonna, sotto la
dinastia del Re Filippo II di
Spagna. Lo scopo di tale opera fu
quello di deviare gran parte del
Torrente Mela nel Golfo di Patti
che, fino ad allora, sfociava nel
Golfo di Milazzo. Il vecchio
tracciato del fiume, denominato
poi Canale Rio Rosso, fu utilizzato,
fino al 1887, come scolmatore per
diminuire la portata del Mela, le
cui acque sfociarono in quel
periodo, sia a Levante, che a
Ponente, deviate dai “Bastioni”.
Il torrente tentò di riprendere il
suo antico corso, rompendo gli
argini nel corso di alcune alluvioni.


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