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Eugen von Böhm-Bawerk (1851-1914)
Böhm-Bawerk fu il più noto allievo diretto di Menger, ed è celebre per la sua opera Capitale e interesse (1884),
soprattutto per il secondo libro, “La teoria positiva del capitale”, in cui espone la sua teoria del valore, dei prezzi, del
capitale e del mercato. È anche noto per opere minori, come la critica puntuale del sistema economico marxista,
esposta in La conclusione del sistema marxiano.
Il problema maggiore affrontato da Böhm-Bawerk è la spiegazione del fenomeno dell’interesse; egli introdusse il
concetto di preferenza temporale, cioè la preferenza per le merci presenti rispetto a quelle future. Da questa
preferenza, chi fornisce oggi strumenti di produzione (e quindi si astiene dal consumare subito) è disposto a farlo
perché in futuro ritiene che avrà a disposizione una quantità di merci superiore a quella che si è astenuto oggi dal
consumare. È infatti difficile immaginare che le persone preferiscano dodici uova domani piuttosto che oggi, mentre è
possibile che siano disposte a sacrificarne dodici oggi per averne tredici domani.
L’opera di Böhm-Bawerk fornì le basi per la teoria di Knut Wicksell dell’interesse “naturale”. Le idee di Wicksell, un
economista svedese, furono poi riportate nella tradizione austriaca da Ludwig von Mises, consentendo finalmente di
integrare teoria monetaria e teoria del capitale.
Una delle critiche più frequenti a Böhm-Bawerk riguarda la nozione di “tempo di produzione”. Böhm-Bawerk, ritenendo
l’interesse il “prezzo del tempo”, e la dotazione di capitale di una società come una sorta di “tempo totale
immagazzinato” dalle generazioni tramite gli investimenti, ritenne di poter descrivere la struttura della produzione
tramite un “valor medio” del tempo impiegato nella produzione. La critica successiva ha poi smontato le basi teoriche
di questa visione semplificata, che però è ancora molto utile come prima approssimazione: Böhm-Bawerk è infatti
considerabile il primo “macroeconomista” della Scuola austriaca, aprendo una linea di pensiero che, attraverso
Friedrich August von Hayek, è arrivata fino ai nostri giorni con gli studi di Roger Garrison (un altro che, come si evince
dal nome, di austriaco ha le idee di Menger, ma non certo la nazionalità).
Ludwig von Mises (1881-1973)
Ludwig von Mises fu allievo di Böhm-Bawerk, ed è una figura centrale nell’evoluzione delle teorie della Scuola
austriaca, per via dei suoi innumerevoli contributi in vari ambiti del pensiero economico, come anche politico ed
epistemologico.
La prima importante opera di Mises fu, nel 1912, Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione. In quest’opera, Mises
introdusse la teoria della moneta nella teoria del capitale di Böhm-Bawerk, e risolse il problema del “Circolo austriaco”,
una tautologia che aveva impedito ai suoi predecessori di dare una spiegazione di come si determina il valore della
moneta: il “teorema di regressione” di Mises sistematizza logicamente la teoria mengeriana dell’origine della moneta.
Nella stessa opera, Mises elabora le idee di alcuni economisti inglesi dell’Ottocento, tra cui David Ricardo, sulle cause
del ciclo economico, interpretandole alla luce della teoria austriaca del capitale, elaborando quindi per la prima volta
ciò che diverrà poi la “teoria austriaca del ciclo economico”, tuttora uno degli aspetti più caratteristici delle teorie
austriache.
Nel 1920, con il suo saggio “Il calcolo economico in un’economia socialista”, Mises dimostrò l’impossibilità di creare un
sistema dei prezzi in assenza di un libero mercato dei fattori di produzione, e quindi l’impossibilità di far funzionare
un’economia dove il capitale è nelle mani dello stato (socialismo: proprietà pubblica dei beni di produzione). Dato il
ruolo fondamentale del calcolo economico, e quindi del sistema dei prezzi, nella coordinazione del sistema di mercato,
Mises dimostrò che il socialismo era impossibile (più precisamente: era impossibilitato a gestire un’economia
complessa, come quella attuale, e quindi a produrre beni e servizi per le masse).
Mises tornò su questi argomenti svariate volte, fino a sistematizzare l’intero suo edificio teorico, incluse le sue idee
politiche, nel monumentale L’azione umana, del 1949, che di fatto include tutti i suoi contributi economici, politici e
metodologici.
In opere come I problemi epistemologici dell’economia (1933) e Teoria e storia (1957), Mises elaborò le idee
metodologiche di Menger, ponendo le basi per una metodologia generale individualista e soggettivista per le scienze
sociali, di cui Mises sviluppò soprattutto la parte economica. Il fatto che suoi seguaci, come l’italiano Bruno Leoni,
siano riusciti ad estendere le sue intuizioni metodologiche anche a campi come la teoria del diritto e dello Stato mostra
comunque la generalità dei suoi assunti.
Friedrich August von Hayek (1899-1992)
Hayek è il più famoso degli economisti austriaci, perché nel 1974 vinse il Premio Nobel per l’Economia: a tutt’oggi è
l’unico esponente della Scuola ad averlo vinto. I suoi contributi maggiori sono nella teoria del capitale, del ciclo, del
calcolo economico, del processo di mercato e dell’uso della conoscenza nella società.
Come Mises, è famoso anche, se non soprattutto, per i suoi studi di filosofia e teoria politica. Concentrandoci però
sull’aspetto economico, le opere più note sono Prezzi e produzione (1931), sulla teoria del capitale e del ciclo
economico, e Individualism and Economic Order (1947) che contiene molti saggi sul calcolo economico, il processo di
mercato, il ruolo della concorrenza e l’uso dell’informazione.
Hayek è noto soprattutto per i suoi contributi alla comprensione del processo di mercato, un’altra idea tipicamente
austriaca. In saggi come “The Use of Knowledge in Society” e “Competition as a Discovery Procedure”, analizzò il ruolo
che le informazioni, disperse tra migliaia e milioni di attori, e “incanalate” dal processo di mercato, svolgono nella
coordinazione della produzione nelle economie avanzate. L’idea del mercato come un processo di scoperta, anziché
come un equilibrio economico generale, fa parte del patrimonio teorico della Scuola austriaca, come si può vedere in
opere come Concorrenza e imprenditorialità di Kirzner, basate sulle idee di Mises e Hayek sull’imprenditorialità e il