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can che abbaia .pdf



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CAN CHE ABBAIA
di Loredana Micceri

1.
Le cinque polpettine erano lì, sul tavolo, in fila ordinata davanti a lui che se le rimirava soddisfatto.
Con le mani guantate diede un'ultima sistematina ad una polpetta un po' meno perfettamente sferica
delle altre ed emise un grugnito di gioia repressa; il più era fatto. Procurarsi il veleno era stata la
cosa più antipatica, dover andare a comprarlo a trenta chilometri da casa per non essere visti e
riconosciuti, il suo imbarazzo nel chiedere al commesso un generico veleno per topi e scoprire che
ne esistevano vari tipi e non sapere quale facesse al caso suo, per cui ne era nata una scenetta
comica, (per il commesso, non per lui...) via, ora tutto superato. Finalmente l'ora della vendetta era
giunta, quel maledetto cane aveva ancora poco da abbaiare e anche il suo padrone aveva ancora
poco da gigioneggiare stolido, “che il cane è nel mio giardino e nel mio giardino io ci faccio quel
che voglio e se il cane abbaia un po' di pazienza, che diamine!!! E' estate per tutti... Lei non fa mai
un po' di rumore in più in estate?” Se se, ora lo vedrai, padronaccio stolido...
Valentino non avrebbe mai creduto che pianificare un canicidio sarebbe stato così appagante. Si era
preoccupato di tutti i dettagli, incluso il fatto che non ci fossero bambini frequentanti il giardino del
vecchio, non voleva avere rimorsi ma solo soddisfazione. Il piano era perfetto: il vecchiaccio e la
moglie partivano per il mare sul tardi, dopo che lei aveva sbrigato tutte le faccende, e lasciavano il
cane in giardino, da solo a far la guardia al maniero. Il bastardaccio cominciava ad abbaiare e guaire
fino a che i padroni non tornavano a casa, prima di cena, poi pausa di mezz'ora e veniva risbattuto
fuori per la notte e ricominciava a guaire ed abbaiare ad ogni rumore minimo. (I vecchi non lo
sentivano perchè erano totalmente stupidi, pardon, sordi). Valentino avrebbe agito nel pomeriggio,
alle due-tre, sotto il sole cocente non c'era nessuno, bastava solo passare innocentemente davanti al
cancello del rudere e gettare con nonchalance l'involucro polpettoso dentro... aveva già verificato
che il cane si mangiava tutto quello che trovava sotto il muso senza senso critico e quindi non c'era
il rischio che non mangiasse il gustoso bocconcino di carne profumata; i padroni l'avrebbero trovato
stecchito al ritorno dal mare, goduria, e finalmente si sarebbe dormito quella notte e tutte le altre a
venire, con le finestre aperte, e sì, che ben vengano le zanzare, vuoi mettere? Meglio sciami di
zanzare che il continuo uggiolare di un bastardaccio pulcioso!!!
Con cura, pregustando l'evento, ripose le polpette in un cartoccio di carta forno, lo chiuse con
perizia (si era esercitato a fare una chiusura lasca che si riaprisse con facilità quando l'involucro
toccava il terreno) e si tolse i guanti, mentre rimirava la sua opera un'ultima volta.
Ora basta perdere tempo, si entra in azione.
2.
Sole cocente e cicale, solo questo era il paesaggio a quell'ora. Chi lo avesse visto passeggiare lo
avrebbe sicuramente notato e preso per matto, ma c'era di buono che la villetta a schiera con
giardino e con cane e nanetti fosse in una zona isolata e che tutti fossero o al mare o chiusi in casa
con i condizionatori accesi, per cui c'era il deserto intorno a lui. Solo il malefico cane morituro (ma
il cane non lo sapeva di essere morituro) dava un segno di vitalità a quel quartiere residenziale

altrimenti scelto per viverci grazie proprio alla sua calma e tranquillità. Era intimamente sicuro che
tutti i vicini in fondo avrebbero voluto fare quello che lui stava facendo, solo che non ne avevano il
coraggio; beh, lui lo aveva, e si sarebbe fatto portavoce occulto dell'esasperazione di un vicinato
pusillanime, come quegli eroi silenti che tutti sanno che esistono ma siccome non sai chi sono non li
puoi nemmeno ringraziare...pazienza, la soddisfazione di sapere che hai fatto la cosa giusta ripaga
di tutte le amarezze del vivere.
Così pensava forte un trentenne disperato, per dirla alla De Andrè, che poi, a dirla tutta, Valentino
in quel momento non si sentiva disperato per niente, anzi, aveva l'adrenalina a mille, come da
parecchio non succedeva. Una vita da operaio tranquilla, giusto un filino monotona, ma nella
assoluta normalità, e ora una piccola missione da compiere, tanto per movimentare la giornata.
Veramente, c'era anche un'ombra di rimorso, Valentino non era un ragazzo senza cuore e lo sapeva
che il cane avrebbe pagato le colpe dei padroni, ma d'altronde... la guerra è guerra.
Camminando camminando, davanti ai suoi occhi si materializzò il cancello di metallo con la
fatidica targhetta “Attenti al cane” e Valentino si fermò. Il momento era arrivato, il cuore batteva
forte, il canide appostato dietro all'inferriata cominciò ad abbaiare... “vai, vai, caro, abbaia il tuo
addio alla vita, bastardaccio pulcioso...”, Valentino avvicinò le mani alle tasche del pantalone dove
aveva riposto l'involucro con le polpette, eccolo, ora lo tiro di là...
-Scusi.Una voce di donna lo fece sobbalzare. Valentino si voltò, pallido e con gli occhi sgranati. “Oddio,
questa chi è? Io le polpette non le avevo ancora tirate fuori dalla tasca... speriamo che non abbia
capito, ora cosa le racconto?” pensò freneticamente. La tipa intanto si era avvicinata a lui, una bella
tipa, c'era da dire.
–
Mi scusi, cerca qualcuno?–
Sì... sì, io cercavo i signori... ehm... sono venuto perchè... mi hanno chiamato i signori... ehm...
volevo parlare con loro...–
Ora i signori Mattei non ci sono, ma io sono la figlia. Lei è l'ispettore Gianvito? E'venuto per la
denuncia?“Sono l'ispettore Gianvito? Sì, conviene esserlo.”
–
Si, sono l'ispettore Gianvito. E lei è...–
Giada Mattei, la figlia.–
Ah, si certo... certo. Bene, quando posso trovare i suoi genitori, signora Mattei?- Passato il
primo attimo di affanno, Valentino stava ritrovando un certo controllo e si permise anche
un'occhiata più attenta alla ragazza. Alta, bionda, occhi color cielo, leggermente abbronzata, un
corpo mozzafiato... guarda là il vecchiaccio e la moglie cosa ti hanno prodotto...
–
Signorina. I miei tornano stasera ma se vuole possiamo entrare un attimo così parliamo della...
cosa. Anzi, entri, un attimo, prego, così il cane smette di abbaiare.- E lo guardò dritto dritto
negli occhi con i suoi fanali azzurri. Valentino aveva la salivazione azzerata.
La ragazza aveva già tirato fuori un mazzo di chiavi ed aperto il cancello. – Buono, Spit, basta!!!-gli
intimò carezzandogli dietro le orecchie. Il cane trotterellò felice.
Valentino finalmente aveva il, diciamo così, piacere di conoscere il nemico delle sue notti, un
bastardino fulvo, con le orecchie dritte ed il muso di un volpino e due occhietti furbi e vispi...
scodinzolava giocoso e sostanzialmente era simpatico. Per un attimo, Valentino dimenticò che

voleva avvelenarlo.
–
Bellino, il cane – e agli allungò una carezzina a cui il cane rispose con una scodinzolata
supplementare.
–
Spit. Sì, è il cocco di casa, da quando sono andata a vivere per conto mio tiene compagnia ai
miei, lo viziano anche un po' a dire il vero, ma sa...–
Beh, certo...–
Venga, si accomodi, prego- Lo fece entrare in salotto, la casa in penombra con le finestre chiuse
aveva mantenuto la frescura del mattino. Valentino si sedette al tavolo del soggiorno e la
ragazza si mise seduta di fronte a lui. Spit si era intrufolato ed ora era lì con loro e se li guardava
curioso.
–
Allora, ispettore, cosa ne pensa di questa cosa?Valentino ricominciò a sudare, l'improvvisazione non era il suo forte, decisamente.
- Mah... io...veramente ancora non ho idee precise... pensavo di capirci qualcosa in più parlando con
i suoi genitori...–
Capisco... ma ritiene che queste minacce siano da prendere sul serio o no? Sa, mio padre è
molto preoccupato....- sul “molto preoccupato”, l'accoramento di Giada produsse un movimento
del davanzale che Valentino sottolineò con un sospiro.
–
Eh, si... certo... certo... ma, lei non mi può dire niente di più?–
Io? Non ne so molto di più di quello che sono venuti a denunciare i miei. Ci sono queste lettere
minatorie, le telefonate silenziose e poi le polpettine tirate al cane. - Valentino trattenne la
sorpresa a stento e Giada continuò a parlare senza accorgersi del turbamento del ragazzo- Meno
male che era solo carne, sennò povero Spit, se le era già divorate quasi tutte... Ciccino. - e gli
allungò una carezza. Spit ansimò di felicità.- Insomma, ispettore, queste sono intimidazioni e
vogliamo sapere cosa potete fare per noi.- e gli ripiantò gli occhioni in faccia.
Valentino cercò di darsi un contegno. - Ecco... io avrei bisogno di sapere se suo padre ha dei
nemici.- Bene, alla Montalbano, vai così, Valentino.
Giada evidentemente non seguiva Montalbano perchè lo guardò come si guarda un alieno a tre teste
e poi scoppiò a ridere. - Mio padre? Ma scherza? Ma se è un pensionato anonimo che più anonimo
non si può!!! ma poi, scusi, ma non avete verificato?- Ora sembrava proprio prenderlo in giro.
Valentino era sempre più sulle spine e si mosse nervosamente sulla sedia. Così facendo però
schiacciò inavvertitamente il cartoccio con le polpette che aveva in tasca. Il fiuto animalesco di Spit
raccolse subito la novità che era nell'aria e cominciò a puntarlo.
–
Noi, si... certo che abbiamo verificato però ci sono cose che magari non sappiamo e che.... ma
che fa il cane? Bello, bello – e cercava di spostare il muso di Spit dal suo sedere ma quello era
determinato.
–
Spiiit, Spitto, basta, vieni qui, che fai?- Giada lo prese e lo allontanò da Valentino ma il cane
fremeva ancora. La ragazza ora guardava “l'ispettore” con perplessità. “O mioddio”, pensò
Valentino “ora questa penserà che il cane mi annusa perchè non mi lavo!!!”
–
Va bene- si alzò deciso dalla sedia, era ora di filarsela- vi faremo sapere qualcosa.- e si precipitò
verso la porta. La ragazza gli posò una mano sul braccio e gli sorrise.
–
Aspetti... sono stata scortese... non le ho offerto niente, con questo caldo...–
Ma non serve, grazie lo stesso, devo andare..-

Davvero non posso offrile niente, un caffè, un bicchiere d'acqua...–
No, guardi, davvero, grazie, molto gentile...- Il cane continuava a girare intorno al sedere di
Valentino annusando l'aria.
–
Il cane le ha dato fastidio? Lo metto in giardino!!–
Ma no, non si preoccupi, davvero!!!Giada gli si parò davanti e gli ostruì la via per la porta. - Quando posso rivederla, ispettore?-Eh?–
Ho detto che mi farebbe piacere rivederla. Come si chiama?
–
Em... Gianvito.–
Nome.–
Emmm...Valentino.- Pirla. Le hai dato il tuo vero nome, pirla, pirla, pirla.
–
Valentino. - Un sospiro, il davanzale che si muove, un'occhiata più provocante, poi Giada si
avvicinò, lo strinse a sé e lo baciò voluttosamente. Valentino rinunciò a qualsiasi pensiero
razionale.
–

3.
Beatitudine. Non c'erano altre parole per descrivere il suo stato attuale. Valentino aprì gli occhi con
uno sforzo e ricordò di essere finito in camera da letto avvinghiato alla bella Giada che sembrava
volerselo sbranare, e lui era felice matto di farsi sbranare, roba da non crederci, e poi... e poi,
insomma, di quel che non si può parlare bisogna tacere. Dopo, aveva perso la nozione del tempo.
Ora che si era svegliato del tutto realizzò che Giada si era alzata e quindi lui era rimasto solo nel
lettone sfatto ai cui piedi era presente l'onnipresente Spit che lo guardava curioso, orecchie dritte e
muso alto.
–
Beh, che guardi? Scommetto che sei stato lì a farti i fatti nostri tutto il tempo, sporcaccione!- Il
cane uggiolò tutto contento che gli fosse stata rivolta la parola. - Va bene, Spit, ormai siamo
amici, non ti ammazzo più, sei contento?- sussurrò complice al cane. Come se avesse compreso
in pieno la portata della notizia, Spit cominciò a scodinzolare furiosamente e Valentino si trovò
suo malgrado a sorridergli con simpatia.
Ora però restava da fare la cosa più difficile, alzarsi. Valentino mise fuori dal letto prima un piede
poi l'altro e chiamò: - Giada?- Rispose solo il silenzio. - Giada! Dove sei?Si guardò intorno alla ricerca dei suoi vestiti e non li vide da nessuna parte. “O bella, e dove sono
finiti?” Sotto il letto, fra le lenzuola, sulle sedie... eppure era sicuro che erano caduti a terra
quando...
Stupito, e con un certo presentimento spiacevole, fece per uscire dalla stanza ma era chiusa a chiave
da fuori. - Giada!!! Giada, dài, apri!!! Dove sei? -Altro silenzio. - Basta con questo scherzo,
Giadina, ridammi i vestiti, dài!- Ora la sua voce cominciava tremolare, ma il cane continuava a
guardarlo sereno, anzi, pareva si divertisse.
Dalla finestra aperta, Valentino sentì il rumore di una macchina che si fermava fuori al cancello
dall'altro lato della casa e delle voci che parlavano, due uomini ed una donna. Valentino tremando si
avvicinò agli scuri chiusi per sentire meglio.
–
Siete stati previdenti a venire subito da noi,- disse l'uomo- Questa banda è molto pericolosa, non
sappiamo ancora come fanno ma riescono sempre in qualche modo ad intrufolarsi nelle case ed i

furti sono sempre compiuti con destrezza, sono professionisti ma non esitano ad usare la
violenza se vengono disturbati.–
Io per la verità mi sono spaventato quando hanno cercato di avvelenare il cane- rispose il
vecchio- ci è sembrato eccessivo, visto che non abbiamo mai avuto problemi con nessuno ed ho
immaginato che fosse qualcuno che voleva spingerci a lasciare la casa, e così ho capito che
dovevo rivolgermi alla Polizia.–
Io invece nei giorni scorsi ho visto passare sempre la stessa ragazza, non era un viso conosciuto
e allora... - disse la donna.
–
Mia moglie è sospettosa.- puntualizzò il vecchio. La moglie non se lo fece scappare. - E faccio
bene. Vero, ispettore?–
Certo, certo... - Sicuro che il poliziotto stava masticando gomma, si sentiva. - La stessa ragazza,
con i capelli di altro colore, ci era stata già descritta nei precedenti casi, erano pure riusciti a
procurarsi copia delle chiavi...–
Una bella, bella ragazza. - precisò il vecchio. Anche senza video, si intuiva che la moglie lo
doveva aver fulminato con lo sguardo, ma il poliziotto era imperturbabile e continuò il suo
ragionamento. - Non agisce certo da sola, deve avere dei complici, bisogna avere la pazienza di
aspettare che ci porti da loro.- Da dietro gli scuri, Valentino mise una mano davanti alla bocca
ed emise un gemito soffocato.
–
Ma scusate, - disse a quel punto il poliziotto, che era un vero poliziotto, - ma avete detto che
avete un cane?–
Si, certo. - rispose sorpreso il vecchio. - Perchè?
–
Perchè non abbaia. Ci fu un attimo di silenzio stupefatto. Il poliziotto, deciso, disse solo: - Apritemi il cancello ed
allontanatevi. Valentino tornò improvvisamente lucido. Nudo, intrappolato in una stanza chiusa, in compagnia di
un cane giocherellone e con un poliziotto che stava per irrompere e che lo avrebbe trovato in
flagranza di reato... Fu un attimo. Mentre il poliziotto entrava con la pistola spianata ed attraversava
il giardino col passo dell'Ispettore Callaghan, Valentino aprì gli scuri, scavalcò il per fortuna basso
davanzale e corse come il vento verso il retro della casa, dove si aprivano i campi.
Spit a quel punto decise di ricominciare ad abbaiare.
Callaghan entrò in casa e vide subito i segni del furto ma non se ne preoccupò al momento;
seguendo la direzione della voce del cane sfondò la porta della camera e dalla finestra spalancata
vide ormai lontano un omino nudo che correva per i campi... Strana banda di ladri, pensò.
(Agosto 2013)
N.B.: Nessun cane è stato da me sottoposto a maltrattamenti o avvelenamenti, reali o immaginari,
durante la lavorazione di questo racconto. Scrivere è catartico, per cui il cane dei vicini che
abbaia nottetempo può stare tranquillo, per me. (Però una secchiata d'acqua si può tirare, no?)
L.M.
Ciao, Spit. Salutami anche Jack, Lucky e Lupa, visto che sono lì con te.


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