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Renzi Programma v20 .pdf



Nome del file originale: Renzi Programma v20.pdf
Titolo: Microsoft Word - Renzi Programma v20
Autore: Marcello

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Versione n. 20 – 2 settembre 2013 - raccolta (non autorizzata o condivisa con Matteo Renzi e/o persone del suo staff) di
proposte da sottoporre a www.MatteoRenzi.it per la costruzione della nuova piattaforma programmatica.

Preambolo: ri-apriamo le danze!
LE PROPOSTE CONTENUTE IN QUESTO DOCUMENTO NON SONO STATE CONDIVISE CON
MATTEO RENZI O CON SUOI DIRETTI COLLABORATORI O CON PARLAMENTARI CHE SI
DICONO “RENZIANI”.

QUESTO DOCUMENTO E’ FRUTTO ESCLUSIVAMENTE DELLA COLLABORAZIONE IN RETE DI
CITTADINI CHE PARTECIPANO AI “COMITATI PER RENZI” E SI RICONOSCONO NELLO
SPIRITO CHE HA ANIMATO LE PRIMARIE DEL 2012 E CHE SPERIAMO ANIMERA’ PRESTO LE
PROSSIME PRIMARIE PER LA SEGRETERIA E LA LEADERSHIP.

L’OBIETTIVO

E’

QUELLO

RAPPRESENTATIVO

DELLE

DI

ELABORARE

OPINIONI

UN

PRESENTI

DOCUMENTO,
NEI

COMITATI,

SUFFICIENTEMENTE
DA

SOTTOPORRE

ALL’ATTENZIONE DI MATTEO RENZI AFFINCHE’ LO UTILIZZI PER L’ELABORAZIONE DELLA
SUA PIATTAFORMA PROGRAMMATICA.

Cominciamo dalla fine … quanto segue sono le integrazioni e le correzioni al programma originario
con cui Matteo Renzi ha iniziato la corsa per le Primarie del PD, ormai un anno fa. Sono proposte,
evidenziate in modalità “revisione” rispetto al testo originario, necessarie per “riaprire le danze”,
cioè per stimolare la ripresa di una discussione su quello che il movimento consolidatosi in questo
anno attorno ai ComitatixRenzi vuole per il futuro dell’Italia.

Metodologicamente, abbiamo preferito inserire le nuove proposte all’interno del programma delle
primarie perché è questo il documento in cui noi dei Comitati ci riconosciamo. Così facendo, per chi
vuole contribuire con proprie proposte e commenti, sarà più semplice contestualizzarli.

Perché riprendere adesso il lavoro programmatico? Perché, in primo luogo, riteniamo che troppe
persone parlino a livello personale di Matteonomics senza aver prima consultato la “base”. Il nostro
movimento è cresciuto oltre ogni aspettativa, senza regole precise, senza ordini dall’alto. Come dice
Renzi, non siamo una corrente di partito. Nessuno può dettarci la linea, senza prima averla discussa
in Rete ed aver ottenuto la nostra approvazione, e men che meno parlare a nostro nome.

BOZZA

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In secondo luogo, il discorso di Genova di Matteo Renzi apre le porte ad una fase nuova, per il PD
e per il Paese. La politica del cacciavite serve solo a prolungare l’agonia e rendere più dolce il
declino. Noi vogliamo una rivoluzione, che consenta all’Italia di interrompere il declino e tornare ad
occupare il posto che merita nel consesso internazionale. Per realizzarla è necessario il contributo
di tutti, non solo dei militanti del PD. Per citare le belle parole con cui si chiude il documento
programmatico:“ Per quante persone in gamba si riescano a mettere intorno a un tavolo, le idee

migliori stanno sempre al di fuori. È questa la logica della Rete, ed è anche la logica alla quale
saranno improntate le nostre scelte ”.

Quali sono le novità principali rispetto al programma originario?

1- Abbiamo sistematizzato intorno al progetto denominato “Investiamo x il Futuro” tutte le
iniziative volte a favorire la crescita del paese (finanziate tra l’altro con la revisione della
tassazione sulle rendite finanziarie):
a. Sostegno finanziario, fino ad un massimo di 700 euro mensili, per le famiglie con figli
di età inferiore ai 10 anni;
b. Interventi sui rapporti di lavoro volti ad aumentare il tasso di partecipazione alla forza
lavoro, in particolare delle donne, dei giovani e degli anziani, con forme contrattuali
flessibili e a tutele crescenti;
c. Riforma dell’istruzione universitaria e forti investimenti nelle scuole, soprattutto
primarie;

2- Protezione del risparmio degli italiani attraverso:
a. Riorganizzazione delle autorità di vigilanza, distinguendo tra tutela della stabilità
finanziaria e tutela dei risparmiatori
b. Eliminazione di qualsiasi legame tra reti di distribuzione e società di gestione del
risparmio
c. Applicazione del modello inglese di consulenza, eliminando qualsiasi potenziale
conflitto d’interessi rispetto al risparmiatore.

3- Ribaltamento del regime di favore di cui godono le rendite, con aumento della tassazione a
carico delle rendite finanziarie e riduzione della tassazione a carico del reddito d’impresa:
a. Innalzamento dell’aliquota al 27% per tutte le tipologie di rendita finanziaria e
omogeneizzazione delle forme già esistenti di tassazione patrimoniale, con
reintroduzione dell’IMU sulla prima casa e salvaguardia per le fasce più deboli;
b. Abbassamento della corporate tax al 20%, in cambio dell’eliminazione di tutte le
agevolazioni esistenti, con conseguente semplificazione della fiscalità
c. Tassazione agevolata per le imprese di nuova costituzione, con azzeramento
dell’aliquota per il primo anno di vita e aliquota al 10% per i primi tre anni di vita;

4- Difesa a 360 dell’ambiente naturale, artistico e storico attraverso:

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a. Ristrutturazione delle aliquote IVA, che da tassa sulla tipologia del bene di consumo
si trasforma in tassa sul consumo di risorse ambientali (carbon tax)
b. Costituzione di un corpo di polizia volto alla protezione dell’ambiente naturale,
artistico e storico, che nasce dalla fusione del corpo forestale e dei vigili del fuoco.

5- Nuovi metodi di lotta all’evasione fiscale:
a. Maggiore attenzione alle forme di erosione e elusione fiscale operate dalle
multinazionali, italiane ed estere.
b. Al contempo, rendere l’Italia fiscalmente attraente per i settori soggetti alla
competizione fiscale internazionale con aliquota corporate ridotta al 10% e ulteriori
semplificazioni per le aziende localizzate nei Business hub.
c. Basta vessazioni nei confronti dei piccoli, ma al contempo utilizzo di nuovi metodi di
coinvolgimento dei cittadini nella lotta alla micro-illegalità, usando piattaforme tipo
Ushahidi su smartphone.
6- Globalizzazione e multiculturalismo:
a. Favorire l’inserimento dei ragazzi italiani nel flusso della globalizzazione, attraverso
corsi di laurea interamente in lingua inglese, agenzia di collocamento europea,
potenziamento programma Erasmus.
b. Superamento della Bossi-Fini e del principio dello “ius sanguinis”, con una politica
favorevole all’immigrazione e all’integrazione, anche per risolvere la sfide poste
dalle dinamiche demografiche
c. Incentivare l’insediamento di aziende estere in Italia, puntando all’italianità della
produzione e non della proprietà, anche attraverso lo strumento dei Business Hub

Infine, rispetto al programma originario, si è cercato di eliminare, ove possibile, le forme dirette o
indirette di intervento attivo dello Stato nell’economia, per rilanciare le privatizzazioni anche a
livello comunale e regionale, preferendo sempre ai sussidi, alle deduzioni, alle esenzioni...la
riduzione della tassazione e della complessità

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Un'altra Italia è già qui: basta farla
entrare
Questo non è un programma: la solita raccolta di buone intenzioni e di proposte astratte che
popolano le campagne elettorali e spariscono il giorno dopo. Qui non troverete né proclami, né
promesse, perché la formula magica per risolvere i problemi dell'Italia non esiste. Ciò che esiste è
un Paese stracolmo di capacità e di energie. Un Paese che, nella sua storia, è sempre uscito più
bello e più forte dalle crisi che ha attraversato. E lo ha fatto grazie all'unica risorsa naturale della
quale dispone in abbondanza: il talento degli italiani.
Ecco perché non ha senso proporre l'ennesima ricetta calata dall'alto. Quel che serve è un'occasione per mettere in rete le migliaia di idee e di esperienze che fanno dell'Italia un Paese molto
migliore di come ce lo raccontano i media e la politica.
Noi vogliamo ripartire dall'Italia che funziona: i Comuni che, nonostante i tagli, continuano ad
assicurare servizi di qualità e un vero modello di civiltà e di buongoverno; le aziende che, nonostante la crisi, hanno saputo adattarsi al nuovo scenario competitivo e oggi tengono alto il nome
del nostro Paese nel mondo; le mille associazioni e realtà del terzo settore che tengono insieme le
nostre comunità e fanno dell'Italia un Paese sul quale vale ancora la pena scommettere; la
generosità e l’abnegazione con cui ogni giorno migliaia di volontari si prodigano per i poveri e i
diseredati della Terra, sostenendo con i fatti e le opere il carattere più nobile della civiltà italiana;
infine la famiglia, la base della nostra società, che ha consentito all’Italia di assorbire i contraccolpi
della peggiore crisi dagli anni ’30, sostituendosi ad un welfare state inadeguato ai tempi.
Troppo spesso, da noi, si pensa che basti il comma di un decreto legge partorito in qualche Ministero
a cambiare le cose. Nove volte su dieci non funziona, perché chi ha scritto quel comma parte da
un'idea astratta, anziché immergersi nella complessità del reale. Il risultato è il sistema pubblico con
il maggior numero di leggi e il minor numero di risultati tra le grandi democrazie occidentali.
Il punto, oggi, non è proporre l'ennesimo grande disegno di riforma destinato a rimanere confinato
nelle aule del Parlamento e sulle pagine dei giornali. Il punto è dare gli strumenti a chi ha già
dimostrato di saper fare, per moltiplicare le esperienze migliori e farle diventare la norma. Una
norma che nasce dal basso, anziché piovere dall'alto. Il genio, diceva Thomas Edison, è di
ispirazione e il 99% di traspirazione. Ecco perché abbiamo fatto della sussidiarietà il filo

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onduttore della nostra proposta. Il modo più semplice per far ripartire l'Italia è investire sugli italiani.
Individuiamo i grandi patrimoni non sfruttati dell’Italia, le colonne su cui si regge la nostra economia
e la nostra società, e partiamo da lì..
Iniziamo dalla famiglia. E’ qui che si forma il futuro del nostro paese: è qui che i giovani italiani
ricevono in dote i valori fondanti della nostra civiltà ed è qui che nasce la stragrande maggioranza
delle aziende italiane. La famiglia è il luogo dove viene amministrata la forma primaria di assistenza
intergenerazionale. Ma la famiglia è anche il luogo dove rimangono intrappolate le maggiori risorse,
a causa di un sistema di welfare miope e antiquato che ha fatto eccessivamente affidamento sulla
forza dei legami familiari. Il costo di questa inefficienza si scarica in gran parte sulle donne.
Bisogna: cominciare presto, con un grande progetto per l’infanzia e la partecipazione delle donne al
mondo del lavoro, migliorare l'istruzione riportando il merito nella scuola e nell'università, restituire
potere d'acquisto alle famiglie con un intervento immediato per i redditi delle giovani famiglie e
un'azione decisa sulle tariffe che crescono da noi molto più che altrove, incentivare l'occupazione
dei giovani, delle donne e degli over 55 con politiche mirate sul ciclo di vita degli individui,
Iintrodurre un welfare biografico, che segua il percorso di ognuno e permetta a tutti di sviluppare
appieno il proprio potenziale, rendendo flessibile l’età pensionabile, introducendo anche nella
sanità forme integrative di assicurazione privata, individuale e aziendale, e pensando alla
copertura, collettiva ed individuale, dei rischi legati alla longevità..
L’altra grande miniera dell’Italia è costituita dalla cultura, dalla storia, dalla bellezza. Il modo
migliore di riscoprire un modello italiano fatto di bellezza e di sostenibilità è ripartire dai territori.
Smentire Longanesi che diceva che l'Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni, con un
grande programma di interventi di recupero ambientale e messa in sicurezza, investendo sulla
viabilità, sul trasporto pubblico locale, sull'efficienza energetica. Rivedere il patto di stabilità per
consentire ai Comuni virtuosi di investire sul loro futuro. Coinvolgere i cittadini nel welfare, nella
sicurezza e nella protezione civile rafforzando le autonomie dei Comuni in questi settori.
Il risparmio degli italiani è un altro punto di forza della nostra economia. Legato alle radici contadine
della nostra società, bisogna proteggerlo dalle ansie di profitto e dalle speculazioni del mondo
finanziario. Le autorità di vigilanza non devono fermarsi alla forma, ma devono entrare nel merito
delle attività svolte dalle società quotate e dagli intermediari finanziari. Bisogna distinguere il ruolo
di tutela del risparmio da quello di garante della stabilità finanziaria, attribuendo il primo alla Consob
e il secondo alla Banca d’Italia, senza distinzione alcuna tra prodotti bancari, finanziari, assicurativi.
Le azioni risarcitorie collettive nei confronti dei risparmiatori devono diventare praticabili anche in
Italia. Le modalità di funzionamento del settore del risparmio gestito vanno completamente riviste,
tranciando definitivamente il legame incestuoso SGR-banche, semplificando i prodotti di
investimento e rendendo esplicito il costo della consulenza, come in Inghilterra.
Infine, la risorsa più importante di tutte, l’Italia stessa, Come ha scritto recentemente il Financial
Times: “ Italy is a nation that arguably projects more soft power than any other in the world – think of its food, its

fashion, its music, its cultural history, its natural beauty” (L’Italia è la nazione che influenza più di ogni altra
l’evoluzione culturale mondiale- si pensi all’alimentazione, alla moda, alla musica, alla sua storia culturale, alle
sue bellezze naturali” . Non è accettabile che proprio quando sta accadendo questo, noi non riusciamo
ad intercettare nulla dei flussi di investimento internazionali. A Torino abbiamo la migliore forza
lavoro automobilistica al mondo, praticamente disoccupata, e la Spagna produce più auto di noi.
.Dobbiamo difendere l’italianità della produzione non della proprietà.

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Lo strumento più importante per il rilancio della nostra economia è la semplificazione. Una pubblica
amministrazione trasparente che punti sulla qualità attraverso una chiara individuazione delle
responsabilità e valutazione dei risultati. L’equità richiede che i migliori vengano premiati, mentre
nei casi più gravi non si può più prescindere dal licenziamento, anche dei dirigenti responsabili.
L’eccesso patologico di dipendenti in alcune realtà della Pubblica Amministrazione dovrà essere
risolto anche ripensando radicalmente l’organizzazione dei servizi a tutela del patrimonio
ambientale italiano (creazione di una forza di polizia dedicata unendo Vigili del Fuoco e Corpo
Forestale)

e

redistribuendo

gli

eventuali

lavoratori

in

eccesso

presso

le

strutture

più

sottostaffatesotto staffate, come quelle dei Tribunali.
Un fisco semplice, con la dichiarazione precompilata per i singoli e per le aziende. E, a tutti i livelli,
meccanismi semplici, di buonsenso, per ridurre la burocrazia e rimettere l'utente al centro. I
dipendenti pubblici che suggeriranno modifiche in grado di creare risparmi, misurabili in termini di
tempo e di costo, ai cittadini utenti nel rapporto con la pubblica amministrazione, avranno diritto
all’erogazione di un bonus proporzionale al risparmio ottenuto.
Il settore della Pubblica Amministrazione dovrà essere ripensato al fine di procedere ad una
riduzione strutturale della spesa pubblica. Semplificazione della struttura di governo, con
eliminazione ed accorpamento degli enti inutili, province in primo luogo. Anche nell’ambito delle
aziende collegate alla Pubblica Amministrazione andrà effettuato un generale ripensamento,
analizzando i settori economici dove non ha alcun senso l’intervento pubblico (es. le farmacie) e
dove non ha alcun senso la dimensione locale (es. aziende di servizio trasporti, raccolta rifiuti, …),
spingendo all’accorpamento e alla privatizzazione.
Per quanto riguarda le aziende, l’obiettivo deve essere quello di portare l’aliquota al 20%,
eliminando tutti gli incentivi, le sovvenzioni, gli aiuti. L’aliquota sarà ridotta ulteriormente al 10% per
le aziende di nuova formazione (che non pagheranno alcun tributo nel loro primo anno di vita), per
le aziende localizzate nei Business Hub e per alcuni settori esposti alla concorrenza fiscale
internazionale.
Per quanto riguarda il reddito delle persone, oggi in Italia il fisco premia le rendite e penalizza il
reddito di impresa e quello da lavoro. . Subito, quello che faremo sarà portare il livello medio della
tassazione di qualsiasi forma di rendita finanziaria (titoli di Stato compresi) al livello della seconda
aliquota IRPEF, ovvero 27%.
Per quanto riguarda l’IMU essa non verrà eliminata per la prima casa, riteniamo che la sua
eliminazione sia iniqua e ingiusta, per il carico che provoca su altre tipologie di contribuenti.
Proporremo una soglia di ma verrà alzata la deduzione a 400 euro per nucleo familiare. Si terrà
inoltre conto nella base imponibile sia delle nuove valutazioni catastali sia della presenza di debiti
residui. Non verrà fatta confusione con altre imposte, dedicata alla copertura dei costi associati alla
prestazione di servizi che non hanno nulla a che vedere con la proprietà (ad esempio per la raccolta
rifiuti).
Infine, una riflessione sul futuro degli italiani nel mondo. La globalizzazione rende sempre più
irrilevanti concetti come confine, distanza, madrelingua. L’Italia deve aprirsi al multiculturalismo. E’
normale che italiani vadano a vivere all’estero, così come stranieri vengano a vivere in Italia. Mano

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a mano che si abbasseranno i costi di trasporto e Internet ridurrà le distanze culturali il processo
prenderà velocità esponenziali, Dobbiamo prepararci e sfruttare al meglio, l’immigrazione. Vederla
come una grandissima opportunità di crescita e come un modo per risolvere il problema dei problemi
delle società sviluppate: le dinamiche demografiche del mondo sviluppato sono tali per cui andremo
incontro ad un periodo di calo fisiologico della popolazione e della forza lavoro. Senza il contributo
degli immigrati il nostro sistema di welfare è destinato al default. Dobbiamo superare concetti come
“ius sanguinis” o “ius soli” che non per nulla sono espressi in una lingua scomparsa 1.500 anni fa.

Non è un libro dei sogni. Ci sono migliaia di esempi di buone pratiche, sparse per l'Italia, che
dimostrano che tutto questo è possibile. Le risorse finanziarie sono limitate, ma è proprio per questo
che bisogna compiere scelte chiare e avere il coraggio di reinventarsi. Per esempio, impiegando
una quota dei finanziamenti europei - soldi oggi spesi poco e male - per garantire i crediti delle
imprese che oggi sono in difficoltà a causa della crisi e dei ritardati pagamenti della pubblica
amministrazione attraverso lo schema Jeremie. Oppure chiedendo che gli investimenti pubblici
vengano valutati uno per uno, sulla base di un piano economico vero, non di un'adesione fideistica
al mito delle "Grandi Opere". La politica serve a questo: a compiere delle scelte. Il suo dovere è
quello di ridurre la complessità in modo da dare ai cittadini una visione chiara delle opzioni che si
trovano davanti. Non quello di accrescere il caos nascondendosi dietro a tecnicismi o confondendo
le acque per tenere le mani libere.
Ciò che proponiamo è una rivoluzione degli strumenti per raggiungere gli obiettivi di sempre:
l'equità, la dignità, una società nella quale ciascuno possa realizzare appieno il proprio potenziale e
le proprie aspirazioni. Sono valori di sinistra, ma non sempre la sinistra ha avuto la capacità di
promuoverli con la forza necessaria. Siamo rimasti attaccati troppo spesso ai feticci del passato,
senza capire che il mondo intorno a noi stava cambiando e che l'unico modo di rimanere fedeli a noi
stessi era di cambiare con lui. Il risultato è che oggi viviamo in una società più povera e più
diseguale di vent'anni fa, quando l'attuale classe dirigente ha iniziato la propria carriera
parlamentare e di governo.
Noi non ci rassegniamo a dare per scontato che i figli vivranno peggio dei padri. L'idea che le uniche
battaglie da combattere siano scontri di retroguardia è assurda. La sfida, per noi, è riuscire a
coinvolgere le forze più vitali nella costruzione di un nuovo modello competitivo che abbia lo stesso
potenziale di inclusione sociale del precedente.
Ecco perché noi non diciamo: un'altra Italia è possibile. Per noi, un'altra Italia è già qui: basta farla
entrare.

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01. RITROVARE LA DEMOCRAZIA
La democrazia non è solo un insieme di regole e di procedure. E', prima di tutto, l'idea che una
comunità possa determinare il proprio destino, che non sia in balia degli eventi o di una qualche
forza superiore. E' questa idea che abbiamo smarrito negli ultimi tempi, tra spread e abusi della
casta. Gli italiani non hanno più la sensazione di essere padroni del proprio destino. E, anziché
rappresentare un fattore di chiarezza - lo strumento per valutare le opzioni e compiere una scelta la politica è diventata un'ulteriore fonte di caos. Uno specchio deformante che rimanda agli italiani
l'immagine peggiore e più confusa del nostro Paese. Ecco perché bisogna partire da lì. La politica
non è credibile se continua a chiedere sacrifici senza mai farne. Non è demagogia: sono risparmi
veri ed è il segnale che nessuno è al di sopra del rigore che la crisi ci impone.
Soprattutto, è il modo per richiamare la politica alla sua missione: essere lo strumento attraverso il
quale i cittadini decidono del proprio futuro.

a. Basta con il bicameralismo dei doppioni inutili.
Cominciamo dalla testa. Il Parlamento, la sede della rappresentanza in cui si riflette la sovranità
popolare, è oggi tra le istituzioni più denigrate e screditate, anche perché è inefficiente. Quasi mille
componenti e due camere che fanno lo stesso mestiere, entrambe titolate a dare e togliere la fiducia
al Governo, con due serie di Commissioni che operano sulle stesse materie, due filiere dirigenziali,
doppie letture su tutte le leggi, non hanno nessuna giustificazione. Una delle due camere va
semplicemente abolita. Ne basta una sola, veramente autorevole, composta da non più di 500
persone. Al posto dell'attuale doppione serve un organo snello, composto da delegati delle Regioni,
e da sindaci, che possa proporre emendamenti alla legislazione statale su cui la Camera elettiva
decide in ultima istanza, eventualmente a maggioranza qualificata.

b. Una legge elettorale per scegliere i parlamentari e il governo.
Adottiamo per il livello nazionale un modello istituzionale che consenta ai cittadini di scegliere chi
governa, come già accade nelle nostre città, dove l'elezione diretta dei sindaci ha prodotto ottimi
risultati. I deputati devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini. Allo stesso
tempo, i cittadini devono poter scegliere un leader messo in condizione di governare per l'intera
legislatura e di attuare il programma proposto alle elezioni, come in Gran Bretagna o in Spagna,
dove non a caso i governi durano a lungo, i primi ministri entrano in carica abbastanza giovani e
dopo al massimo dieci anni passano la mano ed escono di scena.
Il meccanismo tecnico che appoggiamo è quello della proposta “Violante”.

c. La politica non sia la via breve per avere privilegi.

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Aboliamo tutti i vitalizi. La politica torni a essere assolvimento di un dovere civico e non una forma
di assicurazione economica. Le risorse spese per i singoli Parlamentari, inclusi i compensi, devono
essere allineate alla media europea.

d. Un costo standard per i consigli regionali, in modo da impedire abusi e squilibri.
I consiglieri regionali devono avere un compenso e un budget per le attività di servizio uguale in
tutte le regioni. Deve essere definito il "costo standard" per il complessivo funzionamento delle
assemblee legislative regionali.

e.Abolizione delle Province.
Le Province vanno abolite tutte. Nei territori con almeno 500 mila abitanti si può lasciare alle Regioni
la facoltà di istituire enti di secondo grado, espressione dei Comuni, per la gestione dei servizi a
rete.

f. Abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.
Il finanziamento pubblico va abolito. Occorre favorire il finanziamento privato sia con il 5 2 per mille,
sia attraverso donazioni private effettuate in maniera trasparente, tracciabile e pubblica. Siccome
oggi, grazie a internet, chiunque può produrre a costo zero il proprio bollettino o il proprio house
organ, i contributi a tutta la stampa e alla stampa di partito in particolare vanno aboliti.
La donazione privata anche quella attraverso il 2 per mille, deve essere esplicita. Non ci sono tetti
alla donazione dei privati, ma sono esclusi i finanziamenti di tutti i soggetti che non sono ammessi al
voto, siano essi persone fisiche (esempio, stranieri) o giuridiche.

g.La sussidiarietà e la chiarezza delle responsabilità come principi di base.
Il potere e la responsabilità di dare ai cittadini risposte concrete devono essere nitidamente
distribuiti tra centro e periferia, superando le confusioni dei ruoli e abbandonando la retorica fumosa
sul federalismo. Diamo responsabilità effettive dove servono, a chi le può esercitare sotto l'impulso
e il controllo dei cittadini: al governo centrale, alle regioni e ai sindaci. Eliminiamo le strutture inutili,
completando l'opera appena avviata dal Governo Monti di aggregazione degli enti intermedi.
Riformiamo da subito il Patto di Stabilità, in coerenza con il sistema dei conti europeo, premiando i
Comuni virtuosi che hanno i conti a posto e vogliono investire sul loro futuro.

02. L'EUROPA DAL BASSO
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L'azione del governo Monti

in carica ha coinciso con un netto recupero della credibilità

internazionale del nostro Paese. In particolare, a livello europeo, la ritrovata 'autorevolezza di Mario
Monti ha facilitato l'assunzione di decisioni importanti, che vanno nella giusta direzione.
In una fase nella quale è necessario assumere decisioni di portata storica sul futuro dell'Europa,
però, è necessario che queste godano della piena legittimazione democratica che solo un governo
politico, scelto dai cittadini, può garantire.
La crisi dell'euro ha mostrato che la costruzione europea è ancora imperfetta e deve essere
completata, sulla linea di quello che avevano immaginato i padri fondatori. Per superare la crisi ci
vuole più Europa, non meno Europa. Il problema è che la crisi ha fatto risorgere i nazionalismi, nelle
opinioni pubbliche, nei media, nelle classi politiche. L'idea di poter costruire l'Europa dall'alto,
attraverso meccanismi di natura puramente tecnocratica si è rivelata un'illusione.
ggi l'emergenza richiede di attivare gli strumenti per far fronte alla crisi finanziaria, ma sul medio
periodo è l'intero processo di costruzione europea che dev'essere ripensato.
Proponiamo pertanto due linee strategiche: la prima legata all'emergenza finanziaria; la seconda
alla ripresa del processo d'integrazione su basi più solide.

a. Istituzioni europee al servizio della stabilità e della crescita.
Le decisioni della BCE hanno ridotto il rischio sistemico, per quei paesi che sono disposti a prendere
le misure di risanamento finanziario e strutturali necessarie per far parte dell'Unione monetaria.
Questo però non basta. L'euro ha mostrato altri elementi di fragilità. Il primo è la mancanza di un
sistema finanziario e bancario integrato. A farne le spese sono stati i contribuenti, che hanno dovuto
sostenere sistemi nazionali inefficienti e mal vigilati.
Per far fronte a questo problema la Commissione europea ha proposto l'integrazione della vigilanza
europea presso la BCE. E' un passo importante, che va sostenuto. Ma anche questo non basta. Ci
vuole anche un sistema integrato di risoluzione delle crisi bancarie, a livello di unione monetaria,
che riduca i costi per i contribuenti derivanti dalle crisi bancarie e favorisca soluzioni più efficienti e
di mercato. Altrimenti saranno sempre i più deboli a pagare. Il fiscal compact va bene, perché pone
vincoli alla tentazione di aumentare il debito, ma non affronta il problema di come far fronte a shock
sistemici come quello che stiamo attraversando, che si ripercuotono sulle finanze pubbliche dei
paesi membri dell'Unione. Il fondo salva- stati (EFSF/ESM) non ha una dimensione sufficiente.
Bisogna dunque lavorare su un sistema di assicurazione reciproca, che in ultima istanza può
sfociare su titoli di debito comuni (Eurobond), la cui emissione sia soggetta a vincoli comunitari e
venga svolta da un'agenzia del debito europea. Bisogna pertanto rafforzare il processo di
integrazione dei bilanci pubblici, rinunciando alla sovranità fiscale non solo in maniera passiva,
come con il fiscal compact, ma anche in maniera attiva, proponendo lo spostamento graduale di
competenze fiscali e politiche agli organismi di governo Comunitario, dietro l’azione legislativa del
Parlamento Europeo. Iniziando da quei settori dove maggiore è la mobilità dei fattori, come il settore
finanziario o quello delle corporation multinazionali.

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b. Un nuovo modello di integrazione: fare gli europei.
Nuovi attori globali sono emersi a livello internazionale. Non solo la Cina, ma anche l'India e il
Brasile. La governance che produce risultati è oggi regionale: l'Europa, come ha mostrato
l'attribuzione del Premio Nobel 2012 ha tutte le caratteristiche per aspirare ad essere un attore
all'altezza di una geopolitica internazionale di pace.
Bisogna riportare una vocazione europea nella cooperazione politica tra i paesi membri, ponendo
obiettivi di unificazione politici di lungo periodo e individuando un percorso istituzionale che
conduca nel medio periodo:
1. all'elezione diretta da parte dei cittadini europei di una figura che sommi le cariche di Presidente
della Commissione e di Presidente del Consiglio europeo;
2. alla piena iniziativa di legge per i componenti del Parlamento europeo e all'abolizione del potere
di veto da parte del Consiglio dei Ministri;
3. ad una politica estera che metta in comune i servizi amministrativi ai cittadini e alle aziende della
Comunità. In particolare, puntando ad unificare il più possibile la struttura consolare e delle
ambasciate.
3.4.A tal fine, dovranno essere unificate le procedure di rilascio documentazione (compresi i
passaporti), individuando la documentazione rilevante in ambito internazionale (rilascio permessi di
soggiorno, visti turistici, carichi pendenti, adozioni internazionali, ….) da rendere disponibile in 2
lingue, quella di origine e quella inglese.
4.5.Ad una politica sempre più integrata di difesa comune. Quanti risparmi potrebbero essere
raggiunti se i paesi europei impostassero le loro forze armate non sulla difesa da loro stessi ma sulla
difesa dai paesi esterni alla comunità?
5.6.Semplificazione dei bandi comunitari e delle procedure di accesso ai fondi comunitari - diventati
ormai un fardello burocratico troppo pesante ed elaborato - per favorirne l'accesso e la fruizione da
parte dei cittadini europei. I bandi e i relativi moduli debbono inoltre essere fruibili in tutte le lingue
comunitarie e non solo in quelle principali, poiché ciò costituisce un ostacolo insormontabile per
molti cittadini

L'ingegneria istituzionale, però, non basta. I cittadini europei stanno vivendo una fase di grande
diffidenza nei confronti delle istituzioni europee della quale bisogna tener conto. Fatta l'Europa,
bisogna fare gli europei. Il progetto che ha dato i migliori risultati, contribuendo a formare un vero
spirito europeo negli oltre tre milioni di studenti che ne hanno beneficiato in un quarto di secolo è il
programma Erasmus. E' su questa falsariga che bisogna proseguire, se vogliamo davvero arrivare a
una vera integrazione dei popoli. Non nel corso di una legislatura, certo, ma di una generazione.
Investire sul capitale umano:
1. un quarto degli studenti all'università siano di altri paesi europei. Proponiamo che l'Unione
Europea finanzi un nuovo programma di mobilità internazionale, molto più ambizioso di quelli

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attualmente in essere, con borse di studio e prestiti d'onore, che consenta al 25% degli studenti
di ciascun paese di studiare in un'università di un altro paese UE.
2. Per rendere possibile questo risultato, dovrà estendersi il numero dei corsi di laurea offerti
interamente in lingua inglese, Per favorire questo percorso, i corsi di laurea

e di dottorato

potranno fregiarsi del titolo “european” ed accedere a finanziamenti speciali se i corsi
sarannosono offerti interamente in lingua inglese ed almeno il 25% dei docenti non è italiano.
3. Un servizio civile europeo. 6 mesi, su base volontaria, per aiutare a costruire la nuova società
europea sul modello della proposta avanzata da Daniel Cohn- Bendit e da Ulrich Beck.

L'Europa del lavoro e dei diritti.
1. L'Europa deve porsi la questione di come venire incontro ai problemi di milioni di disoccupati,
soprattutto giovani, e di come favorire l'inclusione sociale e combattere la povertà.
2. Siamo favorevoli alla proposta della Commissione europea di destinare - nel nuovo budget
2014-2020 - il 25% dei Fondi di Coesione al Fondo Sociale Europeo (e di questi, di dedicarne il 20%
a progetti rivolti alla lotta alla povertà e in favore dell'inclusione sociale).
3. Deve essere creata un’agenzia di collocamento europea che aiuti la mobilità dei lavoratori
all’interno della Comunità, garantendo la continuità delle coperture previdenziali e assistenziali.
Dovranno essere finanziati corsi di lingua e di cultura generale, per evitare che la lingua possa
rappresentare un ostacolo al ri-collocamento.

03. LE PREMESSE DEL RILANCIO
Avere una visione per l'Europa non dev'essere un pretesto per non parlare dell'Italia. La crisi italiana
trova solo in parte le sue origini nella congiuntura internazionale. Il nostro vero problema ha
carattere strutturale e deriva dal progressivo calo del potenziale di crescita italiano registrato negli
ultimi 15 anni, connesso alla difficoltà di adeguare la struttura produttiva italiana ai cambiamenti
avvenuti su scala globale. L'economia italiana è tra i paesi con il potenziale di crescita meno sfruttati
d'Europa e sta soffrendo più di altri per il generale rallentamento ciclico.
Il debito pubblico italiano ha raggiunto circa il 126133% del Prodotto Interno Lordo. I mercati sanno
peraltro che il livello effettivo è più alto - di circa 3-4 punti - a seguito dei debiti della Pubblica
Amministrazione nei confronti dei fornitori, i cui pagamenti vengono ritardati.
La credibilità del risanamento finanziario è la premessa di ogni ragionamento sul rilancio dell'economia. Tale credibilità richiede un impegno continuo per la riduzione del debito pubblico, che è il
peso maggiore che le nuove generazioni devono sopportare, pagando un caro prezzo per gli errori

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del passato. Chi vuole governare deve prendersi un impegno chiaro di non scaricare sulla prossima
generazione il peso dell'aggiustamento, come ha fatto chi ha governato in passato.

a. Ridurre il debito attraverso un serio programma di dismissioni del patrimonio pubblico e privatizzazioni.
Devono essere messe in atto tutte le misure necessarie affinché il debito pubblico cali in modo
significativo, anno dopo anno, anche negli anni in cui la congiuntura è sfavorevole, in particolare i
prossimi due. Per mantenere tale impegno è necessario mettere in atto un'efficace politica di
dismissioni del patrimonio pubblico. Stime credibili (Astrid) ritengono possibile una riduzione del
debito al 107% del Pil entro il 2017 e un' ulteriore calo negli anni successivi attraverso un mix di
interventi.
In particolare, sul versante degli del patrimonio è possibile ipotizzare:
1. l'individuazione di immobili pubblici per circa 120 miliardi di euro da valorizzare e gestire, così
come da preparare per la vendita. Non vogliamo svendere i gioielli dello Stato, ma ridurne l'impronta
finanziaria e immobiliare (nonché i relativi costi);
2. una indispensabile revisione delle procedure burocratiche e urbanistiche in assenza della quale
ogni valorizzazione di questo patrimonio è impossibile);
3. la cessione di partecipazioni in aziende quotate e non quotate per circa 40 miliardi euro tenendo
conto di considerazioni strategiche e di interesse nazionale;
4. 4. la capitalizzazione delle concessioni statali per circa 30 miliardi, ad esempio quelle televisive.
3.5.Revisione dei settori economici in cui Comuni e Regioni operano direttamente o per il tramite di
aziende collegate, al fine di individuare quelli dove non ha alcun senso l’intervento pubblico (ad
esempio, le farmacie comunali) o quelli dove non ha alcun senso la dimensione locale. In base al
principio della sussidiarietà, che deve valere anche per il rispetto del ruolo dell’iniziativa privata,
procedere alla privatizzazione e alla concorrenza effettiva nella prestazione dei servizi,
eventualmente attraverso l’obbligo di bandi di concorso triennali, abbassando la soglia minima del
bando ed eliminando tutti gli ostacoli (tra cui i costi fissi, diretti e indiretti), che possono portare a
scoraggiare la partecipazione. La concorrenza dovrebbe essere di per sé sufficiente per spingere in
maniera naturale e ottimale all’accorpamento delle varie aziende e aziendine di servizio.

b. Un Fondo per la riduzione della pressione fiscale e un'unica Agenzia per combattere l'evasione.
L'onere del risanamento deve ricadere soprattutto su chi ha finora evaso i propri doveri di cittadino.
La lotta all'evasione deve essere rafforzata e i benefici di tale lotta devono essere distribuiti
soprattutto a chi ha finora sempre pagato, in particolare le classi meno abbienti. Per questo
proponiamo la costituzione di un Fondo per la riduzione della pressione fiscale (v. infra 7.c.): ogni
anno i proventi annui della lotta all'evasione devono essere certificati, depositati nel fondo e da
questo prelevati con la legge di stabilità per restituire ai contribuenti trasparenti e corretti parte del

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prelievo fiscale, corrispondendo loro un "bonus evasione". I cittadini devono vedere in concreto che
se tutti pagano le tasse, ciascuno ne paga di meno, ed essere così coinvolti nella lotta all'evasione.
Per rafforzare la lotta all'evasione proponiamo di integrare strettamente l'investigazione e l'esazione, oggi frazionate tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza da una parte e giustizia
tributaria e giustizia ordinaria dall'altra. E' necessario andare verso un'unica agenzia che abbia
anche poteri di coordinamento della Guardia di Finanza. Il personale mobilitato nella lotta
all'evasione dovrà essere di assoluta eccellenza, adeguatamente incentivato sul recupero
dell'evasione e organizzato sia su base territoriale che per settori merceologici. Occorre un
ridisegno del sistema delle banche dati informatiche del fisco, a partire da quelle relative alle fatture
elettroniche e ai corrispettivi, così da consentire di incrociare tutti i dati rilevanti del contribuente
(consumi di energia, transazioni bancarie, beni posseduti, collaboratori domestici, ecc.) per
identificare i sospetti evasori su cui poter effettuare controlli mirati.
Occorre abbassare la soglia di tracciabilità dei pagamenti fino a 500 euro, dando incentivi alla
diffusione di strumenti alternativi al contante. In particolare, le banche e le Poste dovranno
obbligatoriamente offrire un conto a costo zero e interessi zero, con bancomat e carta di credito a
costo zero: sarà concesso solo il rimborso delle spese postali per l’invio a casa dell’estratto conto
trimestrale.
Per incentivare la registrazione delle transazioni commerciali, possono essere previste delle misure
di incentivo, come una lotteria abbinata agli scontrini fiscali o un meccanismo di restituzione al
contribuente di parte dell'IVA pagata all'atto della transazione (scontrini premio).

c. Combattere l'elusione
l'elusione fiscale .
Revisione totale dell’euro-ritenuta, al fine di colmare le lacune che l’hanno resa uno strumento
monco per combattere l’elusione fiscale, includendo tra l’altro nel suo ambito di applicazione i
redditi diversi e le persone giuridiche.
Proponiamo la sottoscrizione di un accordo con il governo elvetico sul modello di quello stipulato da
Germania e Inghilterra per un prelievo al 35% (stessa aliquota dell’euroritenuta)forzoso sui redditi
complessivi (redditi di capitale e redditi diversi) prodotti dai conti bancari, depositi titoli, prodotti di
risparmio gestito, fondi speculativi, private equity, gestioni patrimoniali, prodotti/gestioni
assicurative,

intestati a cittadini italiani o a trust o a società italiane o riconducibili a cittadini

italiani..
Analizzare tutti i meccanismi di transfer pricing applicati dalle multinazionali che vendono i loro
prodotti/servizi a persone fisiche e giuridiche residenti in Italia, attraverso succursali commerciali.

c. Dalla spending review alla spending view.
La spending review varata dal Governo in carica ottimizza la spesa esistente, ma non entra nel
merito della sua utilità: è un provvedimento tecnico e non politico. In particolare non mette in
questione la strategia e l'entità degli investimenti pubblici -50/60 miliardi all'anno di spesa -né

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considera l'efficacia dei contributi europei - 15-20 miliardi di fondi all'anno - frammentati in centinaia
di migliaia di trasferimenti di piccola entità e di dubbia utilità.
La nostra proposta ha invece l'obiettivo di ripensare sostanzialmente il modello di sviluppo fin qui
seguito, riallocando risorse verso i ceti produttivi, riducendo in modo sostanziale l'area
dell'intermediazione politica delle risorse dello Stato. Più mercato e più solidarietà, riducendo la
spesa intermediata. Riteniamo realistici i seguenti obiettivi:
1. Una riduzione del 10% dei consumi intermedi (cioè acquisti di beni e servizi) per la spesa
corrente. Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12 miliardi all'anno;
2. Eliminazione di tutti gli investimenti e dei trasferimenti alle imprese che non siano a fronte della
prestazione di un servizio pubblico.Una riduzione del 20-25% degli investimenti e dei trasferimenti
alle imprese. Base aggredibile: 60-70 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12-16 miliardi;
3. Una riallocazione produttiva di 50% dei fondi europei. Base aggredibile: 15-20 miliardi. Obiettivo
risparmio: 7-10 miliardi;
4. Una riduzione dell'area del pubblico impiego, senza licenziamenti e senza esuberi, ma con
estensione del part time, riduzione del numero dei dirigenti e limitazione del turn over, con
esclusione della scuola, e migliore mobilità territoriale del dipendente pubblico. Obiettivo di
risparmio 4 miliardi;
5. Un recupero dell'evasione fiscale del 25-30 per cento, anche attraverso il coinvolgimento dei
cittadini con strumenti di segnalazione basati su piattaforme tipo Ushahidi, rese ancora più efficaci
dalla diffusione capillare degli smartphone, Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risorse
recuperate 30-36 miliardi.

b. 250 miliardi di credito garantito far ripartire il credito per le aziende e per le infrastrutture.
Oggi molte imprese, anche sane, soffrono, ed in alcuni casi chiudono, perché il credito non è
disponibile e, quando disponibile, è erogato a condizioni molto onerose. Tante aziende sono inoltre
messe in difficoltà dai crediti verso la Pubblica Amministrazione. In queste condizioni, competere
con i tedeschi e gli olandesi è quasi impossibile.
Riteniamo che l'accesso al credito nel 2012 e 2013, sarà una delle leve principali per consentire alle
piccole imprese di sopravvivere e per avviare un nuovo ciclo di crescita. Per questo motivo
prevediamo di riallocare su fondi di garanzia del credito almeno 20 miliardi dei fondi europei, in
modo da garantire almeno 250 miliardi di crediti a piccole e medie aziende, dando all'imprenditoria
sana, in particolare nel Sud, l'ossigeno per ripartire, a tassi competitivi con le imprese tedesche e
francesi. Il progetto è composto di due più pilastri:
1. Costituire dei Fondi di garanzia del Credito in ciascuna Regione - capitalizzati con 20
Miliardi di Euro complessivi, sulla base del programma europeo Jeremie (Joint European
Resources for Micro to Medium Enterprises). Verranno così garantiti al 50 o al 75% crediti

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fino a 5 milioni, lasciando una quota di rischio sulla banca d'origine che sarà quindi
incentivata a selezionare imprese sane. Vigilare sullealle banche partecipanti di affinchè
applichinoare

alla

propria

clientela

prezzi

che

riflettano i vantaggi del programma (liberazione di capitale, riduzione del rischio creditizio in
bilancio e accesso al finanziamento BCE).
2. Rilanciare lo strumento delle cartolarizzazioni, rendendone omogenee le caratteristiche in
modo da creare le precondizioni per un mercato secondario liquido;
1. Far nascere fondi specializzati in crediti che investano esclusivamente in mini-bond. Se i
fondi sono di derivazione bancaria, la banca originante dovrà mantenerne in portafoglio una
quota pari al 25%.
2. Estendere l’uso dei “prestiti sociali” a tutte le aziende in grado di lanciare programmi di
fidelizzazione con la propria clientela, con limitazioni maggiori nella destinazione d’uso
rispetto a quelle attualmente concesse alle società cooperative. Ad esempio, escludendo i
dipendenti (propri e di fornitori) e i fornitori e limitandoli al finanziamento della sola attività
industriale.
3. Sottoporre alla piena vigilanza della Banca d’Italia e della Consob, ognuna per la parte di
propria competenza, gli emittenti e le emissioni relativamente sub 1,2,3.

L’intervento statale, anche attraverso la CdP o la BEI, dovrà essere per quanto possibile
escluso dal rilancio del credito alle aziende private e dovrà viceversa focalizzarsi sul
finanziamento delle infrastrutture. A tale proposito, dovrà essere sviluppato lo strumento dei
project bond, sul modello “europeo”, dove cioè la BEI o la CdP assumono la parte junior del
rischio, direttamente o dietro rilascio di garanzie, e lasciano la parte senior agli investitori
istituzionali. Il riferimento è ad esempio al progetto CASTOR in Spagna,

d. Smentire Longanesi: dalle grandi opere ai grandi risultati.
Leo Longanesi diceva che l'Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo
di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero
bisogno. Non è detto che lo sviluppo dipenda solo da grandi opere per le quali non esistono, nella
maggior parte dei casi, neppure le più elementari valutazioni d'impatto economico. L'Italia spende
una cifra spropositata in trasporti e infrastrutture: quasi il 3% del Pil in confronto all'1,86% della
Germania e all'1,70% della Francia. E' una spesa non sempre necessaria e altamente inefficiente,
se si pensa che il costo al chilometro delle autostrade è il doppio di quello spagnolo, mentre quello
della TAV è stato stimato 3 o 4 volte quello francese e spagnolo. Negli ultimi vent'anni abbiamo
speso l'equivalente di 800 miliardi di euro in infrastrutture, con risultati tutt'altro che soddisfacenti.
Noi proponiamo di invertire la rotta con tre mosse:

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1. Dare la priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere, come, a titolo di esempio: la
costruzione di asili nido (v. supra, 4.a.), interventi per decongestionare il traffico e per il trasporto
pubblico locale, per il recupero ambientale, la messa in sicurezza di edifici in aree critiche o
l'efficienza energetica.
2. Scegliere le grandi opere che servono davvero. Rivedere il piano delle infrastrutture chiedendo
che una commissione internazionale di esperti fornisca un parere indipendente su costi, rischi
vantaggi e benefici di proposte alternative. Mettere a punto un modello di co-partecipazione al
finanziamento delle amministrazioni locali che beneficiano degli investimenti per evitare il
fenomeno "tanto paga Roma".
3. Puntare sulle infrastrutture del futuro. - Banda larga. Realizzazione di un Next Generation
Network (NGN) messo a disposizione di tutti gli operatori di telecomunicazioni a parità di condizioni
tecniche ed economiche e di proprietà di un soggetto esclusivamente pubblico senza fine di lucro e
non scalabile promosso da Cassa Depositi e Prestiti. Impiego di un mix di tecnologie per coprire il
digital divide effettivo. - Smart mobility. Sul modello delle esperienze sviluppate in diverse città
europee. - Energia. Ammodernamento della rete elettrica e del mercato per ridurre il costo della
bolletta, spingendo sullo sviluppo della generazione distribuita ad alta efficienza (così da
minimizzare i costi di produzione), individuando un nuovo paradigma di sistema elettrico che superi
il modello di produzione accentrata ed i conseguenti costi in infrastrutture, consentendo
progressivamente di ridurre i costi di trasporto, dispacciamento e bilanciamento. L'obiettivo è di
costruire una politica energetica che superi il livello nazionale
4. per integrare i sistemi energetici continentali e per realizzare l'interconnessione dell'intero spazio
mediterraneo.

e. Riaprire l'Italia agli investimenti stranieri.
Se l'Italia riuscisse ad allinearsi a un Paese europeo in posizione mediana nella graduatoria per
capacità di attirare gli investimenti stranieri come l'Olanda, questo significherebbe avere ogni anno
un flusso aggiuntivo di investimenti in entrata di quasi 60 miliardi di euro, con la conseguente
apertura di centinaia di migliaia di posti di lavoro e l'avvio di molti piani industriali fortemente
innovativi. Per raggiungere questo risultato occorre, prima di ogni altra cosa, migliorare l'efficienza
delle amministrazioni pubbliche, semplificare la legislazione fiscale e quella del lavoro,
armonizzandole agli standard europei e rendendole leggibili in inglese; occorrono inoltre precise
politiche pubbliche di attrazione degli investimenti:
1. creazione di canali e procedure preferenziali in ambito amministrativo, con lo scopo di facilitare le
procedure/ tempistiche per l'apertura di imprese multinazionali estere che si impegnano ad
effettuare un cospicuo investimento.
2. creazione di Business Hubs italiani con il coinvolgimento di coordinatori/agenti locali commissionati in base ai risultati, al fine sia di incentivare la vendita di prodotti e servizi italiani
all'estero, sia gli investimenti stranieri in Italia.

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2.1. I

Business

Hub

saranno

dedicati

alle

nuove

tecnologie

(ad

esempio,

biotech,

nanotecnologie, ..) e ai servizi per la globalizzazione.
1.1.2.2.

Nei Business Hub si potranno sperimentare nuove forme contrattuali di lavoro e

forme semplificate di tassazione e di adempimenti burocratici, anche per quel che riguarda
permessi di soggiorno per lavoratori/imprenditori stranieri.
2.3. Per la localizzazione si sceglieranno no-brainer, cioè città che si vendono da sole e che
sono note anche negli angoli più sperduti della Terra. Si inizierà quindi dalle grandi città
d’arte italiane (Firenze, Genova, Torino, Venezia per cominciare), che hanno subito un
declino a causa della crisi dei modelli industriali di sviluppo del XXmo secolo, ma che
offrono standard di vita e di sicurezza elevatissimi, strutture sanitarie di prim’ordine, forza
lavoro eccellente a qualsiasi livello, costi residenziali bassi, aeroporti e grandi linee di
comunicazione che le rendono facilmente accessibili da qualunque parte del globo,
prossimità con strutture universitarie e di ricerca di assoluta eccellenza internazionale,
2.4. Nei Business Hub possono operare professionisti (avvocati, dottori) non italiani, purchè
siano iscritti all’albo professionale del paese di provenienza e un’azienda o un gruppo di
lavoratori ne faccia richiesta.
1.2.2.5.

Le aziende operanti nei Business Hub saranno sottoposte alla sola tassazione sui

redditi d’impresa (pari al 10%). Tutte le altre imposizioni fiscali saranno sostituite dal
pagamento di fees nei confronti dell’ente gestore dell’Hub, determinato in maniera
autonoma e nella valuta ritenuta più conveniente. Sarà poi l’ente gestore dell’Hub a
rimborsare al Comune, alla Regione e allo Stato a regolare l’equivalente delle tasse
comunali, regionali e nazionali.

3. Si applica l’aliquota del 10% per 20 anni a tutte le aziende dei settori sottoposti a maggiore
concorrenza fiscale internazionali, quali ad esempio: risparmio gestito; servizi di back-office,
custody; produzione software, pubblicità su nuovi media, centri di ricerca privati.
4. I cittadini esteri che risiedono in Italia esclusivamente per ragioni di lavoro, se lo desiderano
possono optare per il regime “speciale” che li esenta dal pagamento delle tasse IRPEF e dei
contributi sulla quota di reddito prodotta all’estero, purché muniti di adeguata copertura
assicurativa. In cambio sono soggetti al pagamento forfettario di una tantum annuale di 20.000
euro per il rimborso di servizi indivisibili offerti dallo Stato, …

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5.

04. INVESTIRE SUGLI ITALIANI
Oggi tutti invocano la crescita, ma invocare la crescita è come invocare la pace nel mondo: dà
soddisfazione ma non vuol dire nulla. Il punto è capire come.
Storicamente l'Italia è cresciuta grazie a un'unica cosa: il talento e le capacità degli italiani. Il vero
problema del nostro Paese, oggi, non è la crisi dei mercati. E lo spreco più grave non è di natura
economica. Il vero problema è che non stiamo valorizzando il potenziale degli italiani. Quando
parliamo di italiani, non ci riferiamo solo alle persone nate da genitori italiani, ma a tutti coloro che
hanno eletto l’Italia a loro patria. E per i bambini nati in Italia questo vale per definizione (vedi dopo
“ius soli”)
Una parte troppo ampia delle capacità degli italiani è mortificata da un sistema ingiusto e ottuso che,
a tutti i livelli, schiaccia anziché favorire l'impegno e le aspirazioni di ciascuno di noi. Proviamo ad
immaginare un ciclo vitale nel quale, ad ogni stadio, anziché distruggerlo, il sistema pubblico
incoraggi la formazione di capitale umano, ampli lo spettro delle scelte a disposizione delle persone,
liberi il loro potenziale. A cosa assomiglierebbe?

a. Partire col piede giusto: fornire un supporto economico concreto alle famiglie con bambini e fornire al 33% dei bambini
sotto i tre anni un posto in un asilo pubblico entro il 2018 .
L'Italia combina attualmente due primati negativi: una bassissimo tasso di natalità e, al tempo
stesso, un bassissimo tasso di occupazione femminile. In più, i test internazionali ci dicono che, da
noi, lo sviluppo cognitivo dei bambini è più condizionato che altrove dalle origini familiari. In Italia,
solo il 12 per cento dei bambini sotto i tre anni ha accesso a un nido pubblico, in un'età che tutti gli
studi confermano essere la più importante di tutte per l'investimento in capitale umano.
Progetto Investiamo
Investi amo x il Futuro
Futur o . Proponiamo l’introduzione di un contributo di sostegno familiare
articolato in base all’età del bambino e alla numerosità della famiglia. La differenziazione per età
tiene conto del fatto che la scuola solleva la famiglia da una serie di spese legate all’accudimento
del bambino. Il contributo sarà pari a:


età pre-scolare (0-5 anni): 250 euro mensili per il primo, 150 per il secondo, 100 per il terzo
e oltre,;



età elementare (6-10 anni): 50 euro mensili;



fino ad un massimo di 700 euro per nucleo familiare

Il costo stimato di questo intervento è di circa 9 mld di euro annui, da cui bisognerà dedurre i
risparmi dovuti all’abolizione delle altre agevolazioni per figli a carico che non sono ovviamente
cumulabili. Una bella cifra, senz’altro, ma il maggiore potere d’acquisto spostato su famiglie giovani

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si tradurrà in un aumento del gettito IVA, Irpef, etc etc per l’indotto generato. Comunque, anche
senza considerare in pieno queste ricadute positive, il costo verrebbe finanziato dalla
reintroduzione dell’IMU sulla prima casa (circa 3 mld) e dall’aumento della tassazione sulle rendite
finanziarie (circa 6 mld).
Per adattarsi alle esigenze delle famiglie, tutte le scuole elementari dovranno offrire un pre-scuola
(ingresso dalle h 7:15 alle 8:00) e un post-scuola (uscita dalle h 16:30 alle h 18:00). Le famiglie
contribuiranno al sostenimento del costo, con le stesse modalità del pagamento della mensa
scolastica.
Nell’ambito del progetto, al fine di equilibrare l’offerta tra pubblico e privato nei servizi all’infanzia
pre-scolare, si propone un piano per gli asili Nido. Ecco perché proponiamo di passare dal 12 al
4033% di copertura creando 450-337.000 nuovi posti. Il costo stimato sarebbe di 2,51.875 miliardi
l'anno di spese correnti. Elevato ma sostenibile in una manovra complessiva da 75-90 miliardi come
quella che proponiamo. Il costo di investimenti (spesa in conto capitale) di 10 7.5 miliardi è
anch'esso sostenibile se ripartito su 5 anni.
Ma, al di là della fredda contabilità pubblica, Investiamo x il Futuro dovrebbe creare le condizioni per
il raggiungimento di obiettivi di crescita di lungo periodo, strategici per un paese sclerotizzato come
l’Italia: aumentare la partecipazione femminile al lavoro, aumentare il tasso di natalità, creare
famiglie più robuste, aumentare il potere di spesa delle famiglie giovani che sono quelle con la
propensione al consumo più elevata. In una parola, investire risorse sul futuro dell’Italia, cioè sui
bambini.

b. Una scuola dove si impara davvero.
La scuola è il terreno sul quale si gioca il futuro del nostro Paese. Bisogna tornare ad investire, ma
farlo con modalità nuove, che mettano al centro la qualità dell'educazione attraverso l'istruzione che
diamo ai nostri figli. La scuola disegna l'identità delle nazioni e dai successi scolastici oggi si misura
il grado di ricchezza di un paese nella società della conoscenza come anche la qualità della
democrazia. Siamo già coscienti delle nostre punte di eccellenza: i migliori talenti che regaliamo al
mondo provengono dalle nostre scuole, dobbiamo moltiplicarne i numeri e invertire la rotta
predisponendo logiche meritocratiche soprattutto in merito agli esiti della formazione e alla
collocazione nel mondo del lavoro.
Quanto segue comporterà un aumento degli insegnanti, una diversificazione delle figure
professionali impiegate nella scuola, un adeguamento delle strutture e del materiale scolastico.
Quello che bisognerà spendere, sarà speso. La copertura verrà dalla maggiore crescita che siamo
convinti questo processo genererà. Ma nel breve periodo la copertura verrà trovato, riducendo le
spese improduttive, tra cui quella militare.
1. Valutare. Bisogna introdurre una cultura della valutazione efficace, coordinata e condivisa. Le
scuole vanno valutate prendendo come riferimento gli esempi più vincenti di valutazione dei sistemi
d'istruzione (Finlandia e Corea del sud) basati sui miglioramenti dei processi oltre a quelli dei

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risultati, in mutua collaborazione con gli istituti universitari di ricerca educativa, ma i cui processi
vengano certificati da una struttura indipendente centralizzata. L'obiettivo è superare i benchmarks
di Europa2020 per l'istruzione: contenimento della dispersione scolastica entro il 10% (l'Italia è al
24%), innalzamento dei livelli cognitivi medi e raddoppiamento dei diplomati e dei laureati. Gli istituti
scolastici devono godere di un'ampia autonomia gestionale e di un mutuo collegamento con il
mondo della ricerca educativa, attraverso un'innovativa responsabilizzazione di tutte le parti che
compongono le scuole: dai vertici (con un rinnovato recupero delle prerogative programmatorie e
dirigenziali necessarie), ai docenti, che devono maturare capacità di innovazione attraverso la
ricerca metodologica e didattica continua.
2. Valutazione sperimentale della competenza chiave "talento". Le rilevazioni dei livelli cognitivi
degli studenti nazionali e internazionali si concentrano su alcune competenze disciplinari tradizionali: italiano, matematica e scienze. Eppure il talento migliore della nostra nazione, la nostra
peculiarità, ieri come oggi, si esprime nelle competenze "creative" e "innovative": nell'arte, come
nella scienza, come nell'economia. La scuola che verrà dovrà sperimentare, coltivare e valutare
anche la capacità (intesa come mix di conoscenza, abilità e atteggiamento) di creare innovazione,
arte e bellezza. La scuola che verrà non mortifica ma è capace di individuare e far eccellere tra i
banchi in ciascun bambino, nessuno escluso, il talento in quanto tale, superando le differenze
contestuali e di stato socio-.economico.
3. Formare gli insegnanti. Deve insegnare solo chi vuole veramente insegnare e si merita di farlo.
Educare è il mestiere più importante oggi nel nostro paese: non può essere un ufficio di
collocamento come un altro. La classe docente va motivata riqualificandola e formandola. Per fare
questo bisogna reinvestire ricerca e risorse nei processi di formazione universitaria dei docenti di
domani, dotarli di competenze disciplinari come anche di specifiche conoscenze didatticometodologiche. Vogliamo una selezione diversa per i docenti che preveda processi rigorosi, obiettivi
e non discrezionali di concorso-tirocinio, certificati e valutati anch'essi.
4. Adeguamento e innovazione dell'edilizia scolastica basato su innovazione sostenibile, compatibilità energico-ambientale e upgrade tecnologico e spaziale.
5. Tripla strategia di interventi e incentivi per i miglioramenti di processi e esiti negli istituti scolastici
mirati: a. recuperare gli insuccessi e le lacune dei ragazzi deboli; b. contenere la dispersione con
progetti longitudinali, continui e integrati dall'asilo alle medie investendo forze speciali nel primo
ciclo dell'istruzione; c. incentivazione delle eccellenze.
6. , Aumentare in maniera strutturale la presenza e il numero degli insegnanti di sostegno nelle
scuole elementari e medie. La presenza di bambini di genitori non madrelingua rende necessario
modificare in maniera radicale la didattica,
5.7.L’estensione dell’orario scolastico nelle scuole elementari, previsto dal progetto Investiamo x il
futuro, rende altresì necessario integrare le ore di insegnamento con ore dedicate alle attività
creative e alle attività motorie, dove sono necessarie competenze specialistiche.
6.8.Incentivi ai dirigenti scolastici e agli insegnanti basati sulla valutazione degli indici di miglioramento dei processi scolastici.

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c. Eliminare la formazione che serve solo ai formatori.
Esiste un'offerta molto ampia di corsi di formazione professionale che vivono solo per mantenere in
vita le organizzazioni che organizzano i corsi senza nessun beneficio pubblico. Bisogna spostare le
risorse da questo ambito verso altri dove possono produrre benefici reali, in particolare sulle
competenze tecniche e artigianali che rappresentano la vera forza del modello produttivo italiano.
Rilevazione sistematica del tasso di coerenza tra la formazione impartita e sbocchi occupazionali
effettivi, a sei mesi e tre anni dalla fine del corso, e pubblicazione online di questi dati in modo che
tutti possano conoscere i risultati del passato recente prima di scegliere un corso.
Aprire quindi questa formazione agli ultra 50, che, oltre ad avere i titoli di studio necessari, abbiano
maturato almeno 20 anni di esperienza professionale in un determinato settore. In questo modo, si
realizzerebbe quella “staffetta generazionale” che aiuterebbe l’inserimento dei giovani nel mondo
del lavoro.

d. Rilanciare l'università e la ricerca.
L'Italia spende per l'Università e la Ricerca, in rapporto al Pil, la metà di Francia e Germania, un
terzo degli Stati Uniti, il numero dei nostri ricercatori è molto più basso e la loro età media
drammaticamente elevata, ma questo non è il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori è spesso
viziato da logiche localistiche che penalizzano il merito. Le risorse pubbliche vengono disperse tra
centri di eccellenza e strutture improduttive, mentre la ricerca privata è appannaggio solo di un
piccolo numero di grandi gruppi industriali. Non è un caso quindi se l'Italia, che in molti settori
dell'industria e del commercio è ai vertici mondiali, non è ugualmente rappresentata ai vertici delle
classifiche delle istituzioni universitarie e di ricerca. Nelle istituzioni estere che si trovano ai vertici
di tali classifiche, invece, lavorano molti ricercatori italiani, che non hanno trovato una posizione
adeguata nel nostro Paese, mentre - salvo rarissime eccezioni - non si trovano ricercatori stranieri
nelle istituzioni italiane. Se molti talenti italiani vengono reclutati altrove significa che il nostro
sistema formativo continua tutto sommato a funzionare. L'Italia è intessuta di cultura e conoscenze
sedimentate in una storia millenaria che anni di mancati investimenti per la scuola non sono riusciti
a cancellare. Il fatto che il saldo dei cervelli, la graduatoria delle università e il bilancio dei brevetti
siano per noi negativi, ci dice che il nostro sistema della ricerca va potenziato e migliorato.
Bisogna finalizzare la riforma dell’università, creando due soli livelli: quello relativo al
conseguimento della laurea e quello relativo al ciclo post-lauream.
Il primo livello, quello della laurea, deve essere fornito da tutte le Università. L’obiettivo è quello di
fornire le conoscenze specialistiche, con uno schema di funzionamento simile a quello della scuola
secondaria: numero limitato di facoltà/indirizzi, programmi ministeriali precisi, valutazioni annuali
sugli esami sostenuti e impossibilità di passare all’anno successivo, durata prestabilita (4 anni o 5
anni) e impossibilità “fuori corso”, eliminazione tesi finale, La laurea mantiene valore “legale”.
Il ciclo “post-laurea” è invece fornito facoltativamente dalle migliori Università. E’ quello a cui
accedono gli studenti che vogliono proseguire nella ricerca. Non esistono programmi ministeriali,

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non esistono limiti temporali, Si termina con il titolo di PhD o MSc o Dottorato di Ricerca, a seconda
della scelta operata dall’Università, che però non ha alcun valore legale.

1. Relativamente al primo livello: non tutte le Università possono essere centri di eccellenza nella
ricerca, e tanto meno in tutti i settori. Ma tutte quelle finanziate con soldi pubblici devono offrire una
buona formazione. Anche questa deve essere valutata e incentivata, usando indicatori oggettivi,
insieme ai giudizi degli studenti. Agli atenei che vi sono interessati deve essere consentito di
aumentare le tasse universitarie in funzione di progetti di eccellenza didattica, trovando al tempo
stesso compensazioni per le famiglie con redditi medi o bassi. Agli studenti devono essere offerti
prestiti per coprire integralmente i costi, prevedendo che la restituzione rateizzata - parziale o
integrale - inizi solo quando essi avranno raggiunto un determinato livello di reddito. Consentire a
tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire
accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti
agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.
2. Introdurre incentivi fiscali per i contributi alla ricerca universitaria, mediante la detrazione
dalla base imponibile di quanto donato alle università o a singoli dipartimenti e una tassazione
agevolata per chi investe negli spin-off universitari. La copertura finanziaria può derivare dalla
razionalizzazione delle agevolazioni esistenti.

Relativamente al secondo livello, bisognerà mettere a punto un sistema di valutazione delle
università

e

sostenere

quelle

che

producono

le ricerche migliori. I dipartimenti universitari che reclutano male devono sapere che riceveranno
sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di
farsi apprezzare in campo internazionale ne riceverà di più. È un risultato che si può ottenere
usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta sul modello dell'Anvur (che va
migliorato) con il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L'obiettivo è avere
una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrae talenti.

Infine, si propone di:
1. Istituire un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da venture capital e sia in condizione
di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche.
2. Istituire presso le maggiori Università del paese, campus dedicati agli studenti con capacità fuori
dalla norma che possano anticipare l’inizio degli studi universitari. L’età minima per accedere a
questi campus è 16 anni, non molto diversa da quella in cui anche i giovani talenti sportivi si
separano dalle famiglie. I campus dovranno essere dimensionati per accogliere almeno 50 studenti.
Le spese sono interamente sostenute dallo Stato.

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e. Promuovere l'accesso al lavoro di giovani, donne e over 55.
Da noi lavora solo il 57% delle persone tra 15 e 64 anni, contro il 70% della Germania o del Regno
Unito - questo significa che ci sono da noi 5 milioni di lavoratori in meno. E' un dato ancor più
allarmante di quello del tasso di disoccupazione. Vuol dire che in Italia molti hanno rinunciato: i
ne-ne (né studenti, né lavoratori) giovani, le donne con o senza figli, i cinquantenni e sessantenni
precocemente espulsi dal mondo del lavoro.
1. 1. Per le donne, la maternità rappresenta una delle principali cause dell'abbandono del
mercato del lavoro. Il nostro piano asili nidoInvestiamo x il Futuro (v. supra 4.a.) ha
l'obiettivo non solo di migliorare lo sviluppo cognitivo dei bambini ma anche di ridurre
fortemente il tasso di abbandono del lavoro delle mamme. Inoltre, in funzione delle risorse
disponibili, valuteremo la detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile secondo il
modello proposto nel d.d.l. n. 2102 presentato al Senato che prevede un'azione positiva fino
al raggiungimento del tasso di occupazione femminile del 60% (oggi è al 45%).Chiederemo
l’estensione del congedo facoltativo da 6 a 12 mesi. Di modo che il bambino possa essere
seguito direttamente dalla madre fino a 18 mesi.
1.2.

Fino ai primi 6 anni di età del bambino, la madre potrà chiedere il contratto part-time,

irreversibile per almeno 10 anni. Questo potrà consentire all’azienda di assumere un altro
lavoratore part-time, magari con meno di 10 anni al pensionamento.
2.3.

Per incentivare in modo decisivo una diversa distribuzione nei carichi di famiglia tra

uomini e donne, introdurremo una licenza di paternità esclusiva, non soltanto simbolica. 1
mese su 5 del congedo obbligatorio e

1 mese su 12 del congedo facoltativo saranno fruibili

solo dal padre, alle medesime condizioni retributive riservate alla madre. Questa misura
servirà anche a disincentivare la discriminazione nei confronti delle donne in età fertile al
momento dell'assunzione, a ridurre il gap nei salari per lavori equivalenti e a promuovere il
ritorno al mondo lavorativo delle donne dopo la gravidanza.
2. Per i giovani. Al fine di combattere la precarietà e ridurre il cuneo fiscale, tutti i nuovi contratti a
tempo indeterminato avranno un bonus contributivo di 1000 euro l'anno, cioè quasi cento euro al
mese, per tre anni, con una riduzione del costo contributivo di circa il 20 per cento per gli operai e del
15 per cento per gli impiegati secondo i dati della CGIA di Mestre. Tale bonus sarà aumentato di
ulteriori 200 euro per le aziende che tramutino in contratti a tempo indeterminato una quota
superiore al 40 per cento dei contratti a tempo determinato in essere alla fine dell'anno 2012. Il
finanziamento di questo intervento pari a 1,5 miliardi avverrà attraverso il taglio delle cosiddette
"pensioni d'oro" (v. infra, 6 g).Viene introdotto un contratto di lavoro unico a tutele crescenti.
2.3. Sono inoltre necessari un forte impulso ai servizi di orientamento scolastico e professionale e
la drastica riduzione dei costi di transazione relativi ai rapporti di apprendistato; il lancio di un
programma di formazione mirata agli skill shortages, finanziato progressivamente secondo la
straordinaria esperienza olandese dell'ultimo ventennio.
3.4.Per gli over-55, occorre consentire l'intreccio tra lavoro parziale e pensionamento parziale,
flessibilizzazione dell'età pensionabile secondo il modello svedese, forte incentivazione economica

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dell'assunzione dei sessantenni, promozione della domanda di servizi che valorizzino l'esperienza
degli over 55 (vedi formazione professionale volta a favorire la staffetta generazionale), possibilità
di optare per un contratto di lavoro part-time (vedi sopra).

f. Più partecipazione e più produttività nelle aziende.
Intendiamo incentivare la diffusione delle forme di partecipazione dei lavoratori nell'impresa, che
oggi interessano solo il 5% dei lavoratori italiani, con l'obiettivo raggiungere entro la prossima
legislatura la quota del 25%, in linea con la media dei maggiori Paesi europei.
Intendiamo inoltre favorire gli accordi volti a incentivare gli aumenti di produttività, introducendo una
forte riduzione dell'Irpef sulla parte della retribuzione, fino al massimo di 5000 euro annui, collegata
dal contratto aziendale a un indice di produttività o di redditività dell'azienda stessa. In assenza di
contratto aziendale, lo sgravio è riferito al premio annuo che sia predeterminato in relazione
all'andamento del Margine Operativo Lordo (indice agevolmente individuabile in riferimento a
qualsiasi impresa, anche individuale).

05. UN NUOVO PARADIGMA PER LA CRESCITA:
PARTIRE DAL BASSO, SMANTELLANDO LE RENDITE
a. Sostenere il potere d'acquisto degli italiani
Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno visto il loro potere d'acquisto letteralmente crollare,
tornando nel primo trimestre del 2012 al livello del 2000. Questo impoverimento ha portato a una
riduzione del tasso di risparmio, mai così basso, e dei consumi. E' purtroppo certo che ci aspetta,
almeno per il prossimo futuro, un ulteriore peggioramento.
In una situazione come questa è assolutamente prioritario intervenire per sostenere il reddito
disponibile delle famiglie, soprattutto dei lavoratori dipendenti con reddito medio e basso.
1)

100 euro al mese in più per chi ne guadagna meno di duemila. La nostra proposta è di ridurre

l'imposizione tributaria sui lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 2000 euro netti al
mese per un ammontare di 100 euro al mese. Questo importo sarà finanziato con i proventi del
recupero della lotta all'evasione fiscale ("bonus evasione"; v. supra 3.b).
2) Liberalizzare davvero per far scendere le tariffe. Nel corso degli ultimi anni, le tariffe delle
attività regolate e dei mercati non pienamente concorrenziali sono cresciute a dismisura. Alcuni esempi: assicurazioni crescita prezzi del 48 per cento, banche 40 per cento, ferrovie 47 per
cento, raccolta delle acque 67 per cento, rifiuti 57 per cento. E' chiaro che una crescita delle
tariffe sempre superiore alla crescita degli stipendi non è né equa, né sostenibile. Chiederemo
quindi che le Authority di settore, cooperando con l'Antitrust, indaghino sull'evoluzione delle

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tariffe negli ultimi dieci anni e propongano azioni regolatori per allinearla all'andamento dell'inflazione programmata.
3) Rendere obbligatoria l’offerta di c/correnti a costo zero (e interessi zero), con servizi di
pagamento di base e bancomat gratuiti (vedi anche in “lotta all’evasione”).
4) È necessario inoltre proseguire ed intensificare la politica di apertura dei mercati dei beni e dei
servizi, ivi compresi quelli resi da lavoratori autonomi e liberi professionisti. In particolare,
eliminando i prezzi minimi dai prontuari, consentendo l’associazione tra liberi professionisti,
eliminando ogni limitazione di carattere territoriale, permettendo l’esercizio della professione
on-line.
5) rivedere la normativa sulle class actions, per renderla un’arma effettiva di deterrenza nei
confronti di comportamenti scorretti nei confronti dei consumatori/utenti e un efficace strumento di
risarcimento dei danni subiti.
6) authority schierate dalla parte del cittadino, anche promuovendo class actions o azioni
risarcitorie individuali.

c. Nuove regole per la finanzail credito alle persone.
1. Riformare il settore bancario, inserendo una più netta separazione tra attività commerciali e di
investimento, per garantire una maggior trasparenza e minori rischi a piccoli e medi risparmiatori.
1. Revisionare le regole per recupero crediti e interessi di mora per famiglie e piccole imprese,
introducendo la rinegoziazione non vessatoria per crediti verso banche e settore pubblico.
2. Semplificare l’offerta di mutui immobiliari, prevedendo un cap al tasso massimo nel caso di mutui
a tasso variabile.

3. CCreare regole chiare e semplici per il crowdfunding, per permettere una vera finanza dal basso,
dove le persone finanzino le idee di altre persone.

f. Il Mezzogiorno come banco di prova.
Il Mezzogiorno non è un'area geneticamente modificata, ma il banco di prova delle nostre proposte:
ricambio della classe dirigente e rottamazione dei privilegi, lavoro e potere d'acquisto delle famiglie,
qualità della pubblica amministrazione e welfare, innovazione e legalità qui sono ancora più
importanti. Noi non consideriamo il Paese diviso tra una "Questione Meridionale " e una "Questione
Settentrionale". Pensiamo che l'Italia nel suo insieme debba confrontarsi con problemi che hanno
caratteristiche e intensità differenti nelle diverse aree, ma che hanno una radice comune e devono

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essere affrontati insieme. Immaginare un futuro prospero per l'Italia, con il Sud - patria separata non
è concepibile. Per questo non servono interventi più o meno straordinari calati dall'alto, ma riforme
a 360 che facciano spazio al Sud che funziona e che ha voglia di crescere.
1. In ogni caso, va introdotto ed esteso il concetto che la retribuzione salariale non può essere
uniforme sul territorio nazionale. Questo vale già per le piccole imprese, i call center, … ma deve
valere anche per la pubblica amministrazione e per le imprese medio-grandi.
2. Per sviluppare il turismo è necessario un piano integrato dei trasporti, con liberalizzazione
dell’offerta privata nell’ultimo miglio (noleggio auto e taxi).

3.

Hub turistico-residenziali:
3.1. Per attrarre investimenti al Sud è necessario che lo Stato assicuri la massima efficienza
burocratica e tolleranza zero con la criminalità.
3.2. Pianificazione aeroporti, accordi con compagnie low-cost per attrarre turismo estero.
Sviluppo del turismo su 12mesi/12mesi..
3.3. Pianificazione sviluppo immobiliare coinvolgendo capitali privati, anche stranieri
3.4. accordi con Istituti Ospedalieri per garantire servizi sanitari all’altezza delle aspettative.

0607. IL WELFARE COME INVESTIMENTO
SULLE PERSONE
Un welfare orientato all'obiettivo di consolidare la coesione sociale e contrastare ogni fattore di
discriminazione non si limita a fornire ai cittadini in condizioni di rischio assistenza e sussidi
economici secondo una logica risarcitoria, ma guarda in maniera dinamica e attiva alla valorizzazione di ogni persona come risorsa per sé e per la comunità, qualsiasi sia la sua condizione:
anagrafica, economica, formativa, di salute.
Così inteso, il welfare non si traduce in forme di sostegno episodiche, ma in un percorso di
inclusione in un progetto di sviluppo e di "occupabilità" permanente, recuperando risorse sociali
apparentemente

compromesse,

creando

opportunità

di

formazione

e

crescita

continua,

concretizzando l'aspirazione di tutti alla piena realizzazione della propria esistenza.

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L'Italia non deve essere il Paese del privilegio e delle rendite di posizione. I cittadini, e soprattutto i
bambini, devono avere le stesse opportunità in modo da poter sviluppare il loro potenziale e le loro
inclinazioni e in modo da trovarsi tutti nelle condizioni di perseguire i propri ideali, i propri obiettivi e
le proprie aspirazioni. Senza lasciare indietro nessuno e senza che la vita di nessuno dipenda dalla
condizione professionale e dalle disponibilità economiche delle generazioni precedenti.
Un sistema di welfare così inteso può rivelarsi un formidabile fattore di sviluppo sociale ed economico, un vero e proprio "Investimento Sociale", come previsto dalla Strategia Europa 2020.

a. Locale: la vera dimensione del welfare.
Quanto più la lettura dei bisogni avviene in prossimità dei contesti e delle situazioni in cui questi si
manifestano, tanto più è corretta, tempestiva nell'individuare i cambiamenti, utile a organizzare
risposte concrete.
È per questo che quella locale è la dimensione propria del welfare, dove il valore delle relazioni,
dell'attitudine a collaborare e a condividere competenze e risorse costituisce un patrimonio
riconosciuto, che consente di costruire sistemi efficienti. Le numerose e positive esperienze
maturate in molte delle nostre comunità nell'organizzazione e nella gestione di questi sistemi di
welfare locale devono quindi orientare l'elaborazione di un nuovo modello di welfare nazionale, che
diffonda le migliori pratiche e favorisca la sintesi dei tanti, spesso troppi livelli, che attualmente si
sovrappongono nell'attribuzione delle competenze in questo cruciale settore.
Le forme di welfare pubblico dovranno essere integrate dalle esperienze più virtuose provenienti dal
mondo del welfare privato (senza che quest'ultimo vada a sostituire il welfare pubblico). Sono ormai
estremamente diffuse soprattutto nelle regioni del Nord forme di complementarità al welfare
pubblico sviluppate, da parte delle imprese, delle cooperative, delle associazioni del non-profit (cd.
"welfare aziendale, sindacale, cooperativo").
Su questo versante, occorre:
1. semplificare la legislazione sul Terzo Settore a partire da una vera attuazione della legge sulla Impresa Sociale bloccata da anni da veti ideologici, ma in grado di contribuire alla creazione
di nuova e soprattutto "buona" occupazione;
2. riformare organicamente la disciplina delle associazioni, delle fondazioni e delle altre istituzioni
di carattere privato senza scopo di lucro riconosciute come persone giuridiche, delle associazioni
non riconosciute come persone giuridiche (libro I Titolo II del codice Civile);
3. favorire nuove formule per le "clausole sociali" negli appalti pubblici per garantire sempre più
opportunità lavorative per le fasce deboli del mercato del lavoro;
4. creare patti territoriali nel sociale che superino gli attuali piani di zona e che abbiamo la capacità
di coinvolgere tutti i soggetti pubblici,privati e del privato sociale (Terzo Settore e Non profit) per la
costruzione di un Welfare plurale ed attivo.

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b. Partire col piede giusto: dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in asilo pubblico entro il 2018Investiamo x il
Futuro delle famiglie e delle imprese di nuova formazione.
(vedi nelle sezioni dedicate.).

c. I nuovi servizi alla persona.
In Italia vi è una grandissima richiesta di servizi alla persona e alla collettività, che resta però
inespressa,

nel

mercato

del

lavoro

regolare

ordinario:

assistenza

continuativa

per

non-autosufficienti, assistenza diurna per figli di madri-lavoratrici, insegnamento informatico per
anziani e disabili, protezione notturna contro il vandalismo, manutenzione del verde urbano.
A fronte di una domanda per questo tipo di mansioni esiste un'ampia offerta di lavoro a basso costo.
L'incontro di questa domanda e di questa offerta può essere notevolmente migliorato mediante due
tipi di iniziative: - secondo il modello dei voucher dell'Agence des Services à la Personne francese,
attivando strumenti efficienti di mediazione al livello regionale e comunale; - secondo il modello
scandinavo, attivando servizi di fornitura di prestazioni personali di servizio in forma di
collaborazione autonoma continuativa, gestiti dai Comuni, e attivando al contempo una forma
efficace di monitoraggio cogestito con il sindacato, idonea a escludere che possa derivarne nel
mercato un effetto di sostituzione di domanda di lavoro professionale con lavoro dequalificato e
sottopagato. Questo sistema consentirebbe tra l’altro di combattere il fenomeno dell’evasione
fiscale e contributiva..

d. Dichiarare guerra alla povertà.
Gli unici due Paesi che, in Europa negli ultimi quindici anni non hanno attuato riforme nazionali del
welfare sociale nei settori della povertà e della non autosufficienza sono l'Italia e la Grecia. In Italia
la spesa statale per misure contro la povertà è pari allo 0,1% sul PIL a fronte di una media europea
dello 0,4%. Il motivo appare di facile comprensione: ogni categoria ha una sua lobby che si fa
portatrice dei propri interessi, ma i poveri per definizione non hanno alcuna lobby che li protegga. Il
valore della politica si colloca anche nella capacità di tutelare coloro che nessun altro tutela.
Le misure di contenimento della spesa non possono colpire ulteriormente i due settori più delicati
del welfare che garantiscono la tenuta sociale del nostro Paese: è indispensabile pensare a definire
nella prossima legislatura un Piano Nazionale contro la Povertà e un Piano di Sostegno per gli
Anziani non autosufficienti, cominciando con l'integrare e coordinare meglio le forme di sostegno
attualmente disponibili.

e. Sperimentare sul serio la flexsecurity.
Proponiamo la sperimentazione, in tutte le imprese disponibili, per i nuovi insediamenti e/o le nuove
assunzioni, di un regime ispirato al modello scandinavo: tutti assunti a tempo

indeterminato

(tranne i casi classici di contratto a termine), a tutti una protezione forte dei diritti fondamentali e in
particolare contro le discriminazioni, nessuno inamovibile; a chi perde il posto per motivi economici
od organizzativi un robusto sostegno del reddito e servizi di outplacement per la ricollocazione.

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La CIG viene riportata al suo ruolo di assicurazione contro il caso di una difficoltà temporanea
dell’azienda. In quanto tale, la CIG va limitata temporalmente, non più di 18 mesi ad esempio.

f. Sanità.
La qualità e disponibilità di servizi sanitari è sicuramente uno dei maggiori punti di tensione per gli
italiani. Un problema centrale è la disomogeneità dei servizi sanitari nel Paese ed il sistema di
ripartizione delle risorse in base alla sola spesa storica per abitante, anziché in base al livello e alla
qualità dei servizi. Dobbiamo abbandonare il criterio dei tagli lineari a favore di una definizione di
standard su costi/efficacia.
Giova ricordare che a fianco della spesa per il Sistema Sanitario Nazionale, esiste una spesa
sanitaria pagata privatamente dai cittadini (tickets, diagnosi e cure non coperte dal SSN, farmaci
non rimborsati, spese odontoiatriche, etc.) che viene stimata per il 2012 in circa 45-50 M.di €.
Questa spesa è destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione e con il progresso in
campo medicale. Di conseguenza, proponiamo, come per le Pensioni, l’incentivazione di forme
private di assicurazione sanitaria, a livello personale, di settore o di territorio, con o senza il
contributo del datore di lavoro.
Proponiamo un quadro di interventi strutturali coordinati come segue:
1. Finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale basato su costi di spesa standard resi coerenti
con le indicazioni nazionali attraverso i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) da razionalizzare e
attualizzare.
2. Finanziamento dei vari Sistemi Sanitari Regionali derivante da fiscalità locale, cui aggiungere un
Fondo di Perequazione nazionale (dalla fiscalità generale) per i costi Ministeriali e per perequare fra
i vari SSR, le differenze dovute alle diverse capacità di tassazione regionale, gestendo questa
perequazione come chiave di controllo dei vari SSR e facendo dell'appropriatezza delle prestazioni
sanitarie un cardine per il controllo del Fondo di perequazione.
3. Punire forti perdite sino al default dei vari SSR, con il commissariamento delle Regioni, definendo
un Albo nazionale dei Direttori Generale (di formazione dichiaratamente manageriale) ed
Amministrativi e dei Direttori Sanitari cui dover attingere per le nomine, da parte delle Regioni.
4. Riorganizzare sul modello del NHS inglese la nomina dei Primari, dando spazio al merito ed alla
revocabilità in base alle performances e riducendo l'influenza della politica. Riduzione degli
apparati del SSN definendo standard numerici e qualitativi per il personale amministrativo e tecnico.
Attivazione di un portale internet per tutti i cittadini ove verificare le performances delle strutture del
SSN, in termini di quantità e qualità (esiti) delle procedure cliniche.
5. Ridurre in modo non lineare e non discriminante per le Regioni più virtuose i posti letto con un
target complessivo nazionale del 10% pari a circa 20.000 posti letto, da trasformare in parte in posti
di ricovero a bassa intensità assistenziale.

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6. Promuovere un riassetto istituzionale delle ASL, introducendo criteri di accorpamento e
semplificazione (una Asl per provincia e per città metropolitana). Con la creazione di network
nazionali per le grandi tematiche di specialità dove far confluire le eccellenze ora sparse sul
territorio, rivalutando lo strumento del project financing per gli investimenti di rinnovo
infrastrutturale.
7. Valorizzare il lavoro di filtro medico-diagnostico svolto dai medici di famiglia sul territorio
stimolando la formazione di strutture ambulatoriali anche in collaborazione con associazioni no
profit.
8. Verificare l’opportunità di stabilire un legame tra il Pronto Soccorso Ospedaliero e la rete dei
medici di famiglia sul territorio, con la presenza di questi ultimi a turno nelle suddette strutture al fine
da un lato di ottenere una formazione continua e dall’altro di migliorare il servizio offerto dal Pronto
Soccorso stesso.
7.9.Estendere il pagamento del ticket anche al ricovero ospedaliero per la copertura delle sole
spese “alberghiere”, con un tetto massimo di spesa mensile per i lungo degenti e con le ovvie misure
di tutela nei confronti delle fasce economicamente deboli,
8.10.Riconoscere la farmacia come presidio socio-sanitario di prossimità.
11.Utilizzare la leva delle spese sanitarie del SSN e dei vari SSR per incentivare lo sviluppo di una
industria tecnologica italiana delle Life Sciences. La spesa per la Sanità non solo come costo ma
anche come strumento di sviluppo.
12.Infine, la Sanità deve diventare un settore trainante per la crescita economica italiana. Si veda
dopo nella sezione il Modello Italiano.
9.

g. Pensioni.
La riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero non verrà messa in discussione. Era necessario
ripristinare la sostenibilità finanziaria (soprattutto per le nuove generazioni) del sistema
pensionistico, a fronte dell'aumento consistente dell'età anagrafica del nostro Paese. Il problema
dei cd. "esodati" dovrà tuttavia trovare una immediata soluzione. Saranno inoltre da prevedere
nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni ottenute con il regime retributivo.
Per quanto riguarda le pensioni già ottenute con il metodo retributivo, si procederà ad una riduzione
permanente delle prestazioni proporzionale alla distanza rispetto alla pensione media. Per lo
scaglione della

pensione che supera di 5 volte la pensione media (1.258 eur mensili, senza rateo

13ma), si applica una riduzione del 5%. Per lo scaglione di pensione che supera di 20 volte la
pensione media, si applica una riduzione del 20%. Il meccanismo, a scaglioni tipo IRPEF, può
prevedere l’esenzione dal contributo di solidarietà fino alla soglia delle pensioni di “’argento” (fino a
3 volte la pensione media, cioè 3.775 eur), per applicarsi solo alle pensioni d’ oro e di platino. In
questo modo, una pensione da 10.000 euro mensile pagherebbe un contributo di solidarietà del 3%.

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Si prevede di ottenere circa 300 mln di euro annui. e un contributo di solidarietà del 10% per tre anni
per le cosiddette pensioni d'oro.
Per le pensioni ottenute con il metodo contributivo dovrà essere consentita la libertà di determinare
l’età di pensionamento, riducendo in maniera appropriata l’assegno di pensione. Con le opportune
salvaguardie,

dovrà

essere

consentita

la

prosecuzione

dell’attività

lavorativa

anche

successivamente alla data di percezione della pensione, purchè si prosegua nel versamento dei
contributi. La pensione verrà adeguata annualmente, in base al totale dei contributi versati.

Vanno riviste le regole sulla reversibilità per evitare che con l’estensione dei diritti a forme sempre più allargate
di convivenza non si creino situazioni di abuso.

07. UN FISCO DALLA PARTE DI CHI LAVORA E
INTRAPRENDE e A FAVORE DELL’AMBIENTE
La pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile: uccide le imprese oneste e deprime i
redditi dei lavoratori; soffoca l'economia e riduce la crescita. Al tempo stesso abbiamo un fisco che
"fa la faccia feroce" con gli onesti e con coloro che commettono uno sbaglio, sommerge gli italiani di
norme complicate, ma ancora troppo spesso lascia i furbi indisturbati. Da sempre la questione
dell'evasione fiscale è tra le priorità dei programmi di Governo, ma ancora oggi spesso gli evasori
continuano ad evadere. Noi non crediamo ci siano delle "tare genetiche" che fanno degli italiani un
popolo di disonesti, crediamo si possa e si debba rifondare il rapporto tra gli italiani ed il fisco
creando una grande alleanza tra Stato e ceti produttivi per avere: un fisco più facile e più umano,
una maggiore fedeltà fiscale in cambio di aliquote più basse e, per chi non paga le tasse, la certezza
di essere trovato. Vediamo come.
Oggi un cittadino o un'impresa che debbano compilare una dichiarazione dei redditi si trova di fronte
a un vero rompicapo, spesso è obbligato a rivolgersi ad un'assistenza professionale, di un CAF o di
un commercialista. Se un'azienda deve interagire con Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Camere
di Commercio ecc, ogni volta deve compilare dei moduli e rimandare gli stessi dati, spesso con
formati diversi. Se il cittadino o l'impresa si trova poi a dover far fronte ad una richiesta di pagamento
di Equitalia si trova ad interagire con una struttura burocratica, fredda, con pochissima disponibilità
a trovare soluzioni che vengano incontro al cittadino. Non in tutti i paesi è così. Noi vogliamo
semplificare l'Italia e per questo proponiamo di creare una Task Force del Ministero Economia che,
collaborando con l'Agenzia dell'Entrate, le forze produttive e sociali, gli ordini professionali,
introduca anche da noi le migliori tecniche sperimentate in vari paesi per facilitare la vita del
contribuente. In particolare prevediamo di introdurre alcune innovazioni.

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a. Ciascun cittadino ha diritto a ricevere una dichiarazione dei redditi pre-compilata dall'Agenzia delle Entrate.
In Cile, in Brasile, in Olanda e in molti altri paesi l'agenzia delle entrate manda ogni anno a ciascun
contribuente un modulo precompilato con i redditi del contribuente, le deduzioni, come ad esempio
gli interessi sui mutui, e le imposte da pagare. Il contribuente ricevuto il modulo può andare sul sito
dell'agenzia, telefonare al call center o scrivere per modificare informazioni errate o integrare
informazioni mancanti. Semplice, facile, umano. Come fanno gli altri paesi? Semplice usano
l'informatica.

b. Un fisco semplice per le imprese.
1. Proponiamo inoltre una riduzione dell'erosione fiscale, con riordino e semplificazione dei regimi di
favore per tutte le imposte, dirette e indirette, in base al censimento di tali regimi effettuato nel 2011.
Proponiamo l’eliminazione di tutti i trasferimenti, sussidi, detrazioni alle imprese in cambio di una
riduzione dell’aliquota fiscale sul reddito d’impresa al 20%.
2. Applicazione della aliquota fiscale del 10% a tutte le aziende di nuova costituzione, per i primi 3
anni “pieni” di vita. Nel primo anno di vita le aziende devono concentrarsi sul business e non
avere alcuna ulteriore preoccupazione, pertanto non pagheranno alcun tributo, reddituale o
patrimoniale. Pagheranno solo le tasse comunali di “servizio”. Ovviamente, si studieranno
correttivi per evitare abusi.
1.3.Adozione per tutte le imposte del criterio di cassa per tutte le attività di impresa e di lavoro
autonomo al di sotto di un certo volume d'affari. Possibilità per gli stessi soggetti di regolare
mensilmente i propri crediti e debiti verso il Fisco, in linea con le proprie disponibilità finanziarie.
2.4.Comunicazione telematica almeno mensile dei dati al Fisco, con la progressiva introduzione
della fatturazione elettronica e dell'invio telematico dei corrispettivi. Il fisco calcola le imposte da
pagare ed invia una proposta di tassazione che il contribuente può accettare o modificare,
discutendo i cambiamenti. Quale il vantaggio? Per l'azienda il fisco diventa facile. L'azienda manda
i propri dati in automatico, attraverso il proprio software di contabilità, senza bisogno di lavoro e di
fatica. Gli stessi dati che vengono inviati all'INPS, all'INAIL, alle Camere di Commercio, evitando
duplicazioni. Per il Fisco si risparmia tempo e denaro che si può dedicare a cercare gli evasori.
3. Ridurre le sanzioni per lo "slittamento di competenza" che oggi rappresentano una quota
significativa del contenzioso tributario ed assorbono risorse che sarebbero meglio impegnate nel
contrasto alla vera evasione.
4. Semplificare concretamente gli adempimenti tributari relativi al reddito di impresa, agli obblighi
IVA, ai versamenti, compensazioni, riscossioni, procedure, contenzioso. Le proposte del Consiglio
Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili sono una buona base di partenza.
5. Concordare preventivamente il reddito di impresa. Prevedere che le imprese che ancora non
comunicano telematicamente i dati concordino un reddito di impresa con l'Agenzia delle Entrate, in
aumento rispetto al periodo precedente, nell'ambito di un piano di rientro dell'evasione fiscale,
basato su un progressivo adeguamento degli studi di settore, differenziati a livello provinciale.

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6. Creare una "white list" delle imprese trasparenti. Si prevede l'estensione del "bonus evasione"
per quelle imprese che rispettano dei parametri di trasparenza e di aderenza alle migliori pratiche
contabili e che possano quindi rientrare in una lista delle "aziende fiscalmente eccellenti" tenuta
dall'Agenzia delle Entrate.

c. Un Fondo per la riduzione della pressione fiscale.
In Italia l'evasione fiscale è di 120 miliardi secondo le stime di Istat e Banca d'Italia. Quello che non
si dice è quanto dovrebbero essere le tasse pagate se non ci fosse evasione. In altri paesi, come ad
esempio negli Stati Uniti, si calcola il Tax Gap, cioè quali sarebbero state le entrate in un certo anno
se tutti pagassero e quanto manca all'appello. Il calcolo è fatto con metodi statistici. Noi proponiamo
di definire un obiettivo a 5 anni di riduzione dell'evasione fiscale di un terzo. Cioè di arrivare a
recuperare 40 miliardi l'anno di maggiori imposte e di utilizzare una quota significativa di queste
risorse per ridurre il prelievo Ires e Ire.
I primi a beneficiarne saranno le famiglie di lavoratori dipendenti e ad essi assimilati che percepiscono (incluse altre forme di reddito) meno di 2000 euro netti al mese. L'agevolazione sarà poi
estesa a tutti i contribuenti trasparenti e corretti che rispettano i requisiti sopra descritti. In una terza
fase, una volta consolidati i risultati della lotta all'evasione, ci saranno le risorse per una riforma
generale dell'Ire che riduca il numero e livello delle aliquote e razionalizzi l'insieme di detrazioni e
deduzioni, consentendo di scaricare le spese familiari più rilevanti (acquisto e manutenzione casa,
educazione figli, assistenza anziani, trasporto pubblico, spese sanitarie) e riconoscendo una
detrazione fissa per le restanti spese quotidiane.

d. Riordino della tassazione delle rendite finanziarie.
Attualmente, le rendite finanziarie sono fiscalmente privilegiate rispetto al reddito da lavoro e al
reddito d’impresa, in barba alla Costituzione. Tutte le rendite, finanziarie e immobiliari, percepite da
persone fisiche o da persone giuridiche sub b.2, saranno soggette all’aliquota mediana dell’Irpef,
cioè il 27%. Anche per le rendite finanziarie, in qualunque forma esse vengano percepite, vale il
principio per cassa.

e. Riordino della tassazione delle eredità e delle donazioni
La tassazione delle donazioni e delle eredità va riformata, in termini non punitivi ma equi. Se
l’eredità/donazione riguarda coniuge e figli di età inferiore a 26 anni, non si applica alcuna
tassazione. Per i figli di età superiore, la tassa è del 10%. Per tutti gli altri beneficiari, si applica
l’aliquota delle rendite finanziarie, ovvero il 27%. Nel caso di immobili, opere d’arte o altri beni di
non facile liquidazione, il beneficiario potrà optare per il pagamento al momento della liquidazione,
nel qual caso la base imponibile non è il valore catastale o la perizia di stima, ma il valore
effettivamente realizzato dalla vendita.
Per le donazioni a favore di ONLUS non cambia nulla.

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f. Riorganizzare le aliquote IVA per favorire i prodotti e i servizi eco-compatibili: verso una Carbon Tax
La tassazione IVA è stata pensata sulla base di una classificazione dei beni/servizi oramai
ampiamente superata. Le aliquote più elevate colpiscono infatti quei beni che si intendono
scoraggiare perché considerati voluttuari, rispetto ai beni di prima necessità. Qui non stiamo
parlando del maglioncino di cashmere. E’ difficile pensare al giorno d’oggi che una lavatrice o un
telefonino siano considerati voluttuari e che la famiglia media italiana ne possa fare a meno.
Allo stesso tempo, è difficile capire per quale motivo il consumo di un bene voluttuario debba essere
scoraggiato, solo perché di lusso, mentre un bene che consuma l’ecosistema no. In realtà, nel XXI
secolo la vera scommessa del futuro non è preservare il mondo dal consumo di alpaca ma
preservare l’ambiente dalla minaccia del global warming e dei cambiamenti climatici. Secondo gli
studi più recenti, le variazioni antropiche che stiamo causando nell’ambiente potranno essere
riassorbite solo nell’arco di 1.000 anni. Altro che pensioni, questa è la vera eredità negativa che
rischiamo di trasmettere alle nuove generazioni!
Per questo motivo, proponiamo che tutto il sistema delle aliquote IVA venga rimodulato per tenere
conto del carbon footprint. Quindi, l’aliquota IVA non sarà del 20% per tutti gli elettrodomestici, ma
del 10% per quelli sulla frontiera della tecnologia eco-compatibile, del 20% per quelli prodotti con la
tecnologia attuale e del 30% per quelli prodotti con tecnologia del passato. E lo stesso si applicherà
ad automezzi, mobili, …
Per quanto riguarda i prodotti alimentari si dovrà tenere conto delle metodologie di produzione e
della distanza dal luogo di produzione.
Per quanto riguarda i servizi, la non applicazione di standard certificati di eco-compatibilità
determinerà un aumento del 2% rispetto all’aliquota base.

g. Chiamare le cose con il loro nome e riorganizzare le imposte patrimoniali
Anche se si tende a nasconderlo, in realtà con le ultime misure del governo Berlusconi e con quelle
del Governo Monti, in Italia abbia già la tassazione patrimoniale: dai c/c ai depositi tioli, dalle case
ai terreni. Il fatto di non chiamare le cose con il proprio nome e usare strumenti impropri, apre però
le porte a distorsioni e inefficienze palesi.
Quello che proponiamo è:
1. Rivedere tutto il sistema delle imposizioni su c/correnti e deposito titoli per rendere
omogenea la tassazione e, soprattutto, equiproporzionale
2. Non confondere l’IMU con altre forme di tassazione volte a remunerare specifici servizi
che sono legati all’uso dell’abitazione e non alla sua proprietà. Ci riferiamo ad esempio
alla tassa rifiuti che serve a pagare il servizio di raccolta rifiuti prodotti da chi risiede
nell’abitazione e non da chi la possiede.

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3. Mantenere l’IMU sulla prima casa, alzando la soglia di esenzione a 400 euro e rivedendo
allo stesso tempo la base di calcolo per adeguarla ai valori effettivi degli immobili.

h. Terzo settore
1. Stabilizzare il 5 per mille
2. Mantenere l’IVA al 4% per cooperative sociali e loro consorzi nell’ambito delle prestazioni
socio-sanitarie
3. Esenzione dal pagamento dell’IMU solo relativamente ai fabbricati utilizzati per il
perseguimento dell’obiettivo sociale (ad esempio, esenzione per locale mensa poveri ma
non per uffici) e per i palazzi storici adibiti a mostre/musei permanenti.

08. UNO STATO SEMPLICE, DALLA PARTE DEI
CITTADINI
Investire sugli italiani, aiutare ogni singolo cittadino a realizzare il suo potenziale implica una
rivoluzione copernicana dello Stato, con al centro la semplicità delle procedure, la qualità dei
servizi, l'equità tra i bisogni dei cittadini e le risposte delle istituzioni pubbliche.
Come già detto, nell’ambito finanziario, bancario e assicurativo andranno distinte le autorità garanti
della stabilità (Banca d’Italia) da quelle della tutela del risparmio (Consob), con queste ultime a
difesa esclusiva degli interessi del risparmiatore e come tali competenti per tutti i prodotti di impiego
del risparmio, in qualunque forma essi possano essere offerti al pubblico retail italiano (prodotti
bancari, assicurativi, finanziari o derivati, di copertura o speculativi), con poteri sanzionatori nei
confronti degli emittenti e risarcitori nei confronti dei risparmiatori.

a. Una riorganizzazione dello stato equa e veramente redistributiva: liberare risorse per indirizzarle dove ce n'è più
bisogno.
La riorganizzazione della spesa pubblica, iniziata con i decreti sulla Spending Review, non va
considerata solamente con le lenti dell'aggiustamento finanziario e dei tagli lineari al personale e ai
servizi, ma anche come un'opportunità di correggere le disparità esistenti e di ottenere una
burocrazia migliore, più equa e democratica, e più a misura delle richieste dei cittadini.
Proprio questo è il significato più profondo di una Spending Review permanente; eliminare e
accorpare enti e unità periferiche ridondanti, fondere e razionalizzare strutture troppo costose
(province, tribunali e tribunalini, prefetture, camere di commercio, ecc.), dare ossigeno a settori già
fortemente colpiti dalle ultime leggi di stabilità (sanità, politiche sociali, istruzione, formazione,

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ricerca), inserire la competizione privata dove possibile (es. trasporti pubblici) e procedere alla
accorpamento delle aziende di servizio locali che non hanno raggiunto le necessarie economie di
scala.

Solo mettendo in moto un meccanismo virtuoso di ridistribuzione seria e reale a favore delle
categorie di cittadini/utenti più bisognosi, si potrà rendere più efficiente la pubblica amministrazione. I dati Ocse continuano a sottolineare come siano ancora troppo pochi e ininfluenti i
ritocchi all'architettura complessiva della macchina pubblica, con un forte squilibrio rispetto ai
servizi, costantemente ridotti. Fare meglio con meno è possibile, come hanno dimostrato altri paesi
europei.
Nessun dirigente delle Pubbliche Amministrazioni o di aziende a partecipazione statale (ENI,
Finmeccanica,… incluse) potrà guadagnare più del Presidente della Repubblica, nemmeno
cumulando introiti da più cariche, consulenze, pensioni, docenza universitaria, ….

L’obiettivo della Spending Review permanente sarà comunque quello di ridurre dell’1% annuo in
valore reale per i prossimi 20 anni, cioè fino al raggiungimento dell’obiettivo del debito/PIL al 60%,
la spesa corrente.

b. Trasparenza totale secondo il modello del Freedom of Information Act.
Qualsiasi documento, anche non ufficiale, e qualsiasi informazione inerente a qualsiasi amministrazione pubblica (con la sola eccezione dei documenti secretati con apposito provvedimento
motivato) deve essere accessibile a chiunque, senza necessità di una richiesta motivata; nessun
mandato di pagamento può essere efficace se non sarà disponibile on line, corredato da tutta la
relativa documentazione.
Tutte le informazioni statistiche sull’economia e la società italiana devono essere messe a
gratuitamente a disposizione su Internet in serie storica, in maniera accessibile, ordinata e
scaricabile su PC nei formati più usuali (excel). Il compito riguarda in particolar modo Istat e Banca
d’Italia. Ma l’impegno a fornire in maniera tempestiva dati utili alla comprensione dell’andamento
dell’economia italiana riguarda anche altri soggetti, come i gestori di Autostrade, le società che
erogano benzina, le società di gestione dei circuiti di pagamento e di credito, etc etc

c. Dal timbro al clic.
La Pubblica Amministrazione italiana è al 25esimo posto (su 34 paesi OCSE) nell'e-government.
Oggi nell'informatica della pubblica amministrazione si spendono oltre 5 miliardi di euro l'anno.
Soldi spesi male perché ciascun ente, ministero, comune, provincia, fa tutto da solo. E' tutto
frammentato. Si pensi che nella sola amministrazione centrale vi sono oltre 10.000 centri ela-

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borazione dati. Le grandi aziende hanno un solo sistema informatico per decine di paesi. In Italia
quasi ogni ASL ha un sistema informatico diverso.

Proponiamo:
1. Un Chief Information Officer (CIO) per la pubblica amministrazione. In Francia è stato creato un
dipartimento presso l'ufficio del Primo Ministro, il DISIC, con l'incarico di gestire e razionalizzare
l'informatica dei Ministeri. Anche in Italia dobbiamo fare lo stesso. Pensiamo che sia giunto il
momento di introdurre anche in Italia il ruolo di CIO - Chief Information Officer - della PA, con il
compito di coordinare l'informatica pubblica per digitalizzare i servizi e gestire meglio il welfare,
l'educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza.
L'Italia deve replicare le migliori esperienze europee nei progetti di eGovernment, per ridurre
burocrazia e costi, mettendo i cittadini al centro del servizio. Per le imprese, i servizi digitali
aiuteranno a ridurre le incombenze burocratiche.
2. Inversione dell'onere della prova. Per ogni provvedimento, il default è il digitale. Per fare una cosa
non in digitale, nella relazione economica di accompagnamento, bisogna dimostrare che costa
meno non farla online.
3. Il digital lifestyle in televisione. Inserire nel contratto di servizio della RAI precisi obblighi di
divulgazione del stile di vita digitale che non avvenga solo attraverso contenitori specifici, ma con un
vero e proprio "product placement" a 360 gradi (TG, programmi d'intrattenimento, ecc.) in modo da
familiarizzare anche le fasce di pubblico meno esposte all'uso quotidiano delle nuove tecnologie.

d. La qualità attraverso la valutazione e il merito.
Il grande vantaggio di essere un Paese arretrato, nel campo dell'amministrazione pubblica, sta nella
possibilità di sfruttare l'esperienza dei Paesi più avanzati con tecniche di benchmarking, compiendo
in poco tempo il percorso che gli altri hanno compiuto in decenni di sperimentazione e affinamento
delle pratiche migliori.
Due esempi:
1. Dirigenti SMART. Nessun incarico dirigenziale potrà essere conferito se non in funzione del
raggiungimento di obiettivi specifici e misurabili (SMART: Specific, Measurable, Achievable,
Repeatable, Timely); l'attuazione progressiva del programma sarà resa visibile on line con tutti i
relativi dati, in modo da poter essere oggetto anche di valutazione da parte di ricercatori,
osservatori, associazioni di utenti, privati cittadini - il mancato raggiungimento degli obiettivi
costituirà motivo di licenziamento del dirigente, come già prevede l'art. 21 del Testo unico del 2001,
e motivo di non rinnovabilità dell'incarico nel caso di contratto a termine - corrispondentemente il
management pubblico dovrà essere stimolato a riappropriarsi delle prerogative dirigenziali che gli
sono proprie e a esercitarle incisivamente.
2. Una Task Force dei Risultati (Delivery Unit) presso la Presidenza del Consiglio. Valutare non
basta. Bisogna istituire una "unità di risultato" presso la Presidenza del Consiglio, che sia re-

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sponsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di istruzione, sanità, trasporti e
lotta alla criminalità sul modello della Delivery Unit britannica.
3. I dipendenti pubblici che suggeriranno modifiche in grado di creare risparmi, misurabili in termini
di tempo e di costo, ai cittadini utenti nel rapporto con la pubblica amministrazione, avranno diritto
all’erogazione di un bonus proporzionale al risparmio ottenuto, comunque non superiore a 3 volte lo
stipendio annuale. Sarà ammesso anche il contributo di piccoli gruppi di dipendenti (non più di 3), al
fine di salvaguardare comunque la natura individuale del contributo.

e. Semplificare a 360 gradi.
Le leggi statali in Italia sono oltre 21mila. È un numero troppo elevato, doppio o triplo rispetto a
quello di altri paesi: in Francia sono meno di 10mila, quelle federali in Germania meno di 5mila. Alle
leggi statali vanno aggiunte le circa 25mila leggi regionali, oltre agli atti normativi di livello inferiore.
Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco
coordinati tra loro, mal scritti, interpretati in modo incerto. Si pensa che i problemi si risolvano
attraverso la modifica delle norme, piuttosto che la loro applicazione puntuale. La semplificazione
normativa dovrebbe avvenire in 3 fasi, prendendo esempio dall'estero: raccolta ordinata delle leggi
(Svizzera), consolidamento in testi unici per materia (Germania) e trasfusione dei testi unici in codici
(Francia).
Il disegno di legge S-1873 del 2009 dimostra che il contenuto essenziale del diritto del lavoro può
essere concentrato in poche decine di articoli, scritti per essere distribuiti in milioni di copie a tutti i
lavoratori, imprenditori e consulenti e immediatamente comprensibili. Lo stesso si può fare in tutti gli
altri campi, dal fisco (v. supra, 7) al diritto civile.
Si pensi al caso della Giustizia Civile. Com'è noto, siamo 126esimi dopo il Gabon nella classifica per
la durata media dei processi. La relazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione
all'apertura dell'anno giudiziario 2012 contiene fra gli allegati i dati statistici del Ministero della
Giustizia che evidenziano che nel 2011 la durata media dei procedimenti definiti con sentenza in
Corte di Cassazione è stata pari a 36,7 mesi (ossia 1101 giorni supponendo una durata media del
mese di 30 giorni), ai quali vanno aggiunti 1032 giorni di durata media del procedimento in Corte di
Appello e 470 in Tribunale. Totale, 2603 giorni, pari a 86,7 mesi ossia a 7,1 anni.
Si propone:
1. la tendenziale unificazione dei riti. Ve ne sono attualmente più di 30, cioè 30 regole processuali
diverse in relazione alla natura, all'oggetto, alla competenza e alla giurisdizione, ecc.. Non si
vedono specifiche ragioni di differenziazione del rito per particolare cause. Non occorre
specializzare i riti ma i giudici, istituendo sezioni specializzate presso gli organi giudiziari
nell'ambito di un procedimento di specializzazione già da tempo avviato nell'organizzazione
giudiziaria e imposto anche dalle risoluzioni consiliari di formazione delle tabelle;
2. la semplificazione della parte motivazionale delle sentenze, seguendo il sistema europeo;

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3. l'applicazione del decalogo messo a punto dal Tribunale di Torino, che ha consentito una
riduzione del 33% del carico pendente in 5 anni (2001-2006), ed è stato premiato dalla Commissione
Europea. Esso prevede una serie di norme di comportamento rivolte a giudici e cancellieri, attinenti
all'attività di direzione del processo, alla concentrazione delle attività, alla istruttoria del processo,
alla conciliazione della lite, ecc;
4. facilitare la conciliazione all'interno del processo.

09. IL MODELLO ITALIANO: CULTURA, TURISMO,
SOSTENIBILITÀ
Il grande storico dell'economia Fernand Braudel fa risalire al Rinascimento l'emergenza di un
"modello italiano" fatto di arte, di bellezza e dello spirito d'iniziativa che serve a trasformare questo
patrimonio in un formidabile strumento di crescita, civile ed economica. Una cultura sostenibile che
è alla base della nostra identità e del nostro sviluppo.
Il paradosso è che, proprio mentre si afferma nel mondo un nuovo capitalismo culturale, fondato sul
valore dell'estetica, della creatività, dell'esperienza e della sostenibilità ambientale, l'Italia fatica a
trovare il proprio ruolo. Noi proponiamo tre assi strategici per dare nuova vita al modello italiano.

a. Cultura
1. Più risorse pubbliche per la cultura. Bisogna invertire la tendenza a ridurre l'investimento pubblico
in cultura. L'obiettivo tendenziale di medio periodo dovrebbe essere quello di arrivare all'1% del
PIL fissato da François Mitterand e Jack Lang per la cultura francese.
2. Più risorse privsate per la cultura. Senza incentivi fiscali, ma agendo sul lato dei profitti. Qualcuno
ha stimato che la sponsorizzazione del Colosseo per 20 anni valesse 450 milioni. Un
imprenditore italiano l’ha ottenuta per 20 milioni. Fino a ieri, i proventi erano 0.
3. Superare il provincialismo italiano per cui:
3.1. la cultura e l’intrattenimento sono due cose diverse. I musei anglosassoni sono un esempio
di felice fusione tra intrattenimento e cultura. Questo consente tra l’altro di avvicinare tutti
alla cultura, così che anche la famiglia con ragazzi e bambini può godersi quel turismo
culturale su cui l’Italia può e deve puntare.

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3.2. La cultura debba essere offerta gratuitamente. Una volta che l’offerta culturale è resa
fruibile, il biglietto di ingresso ad un sito archeologico o un museo di primaria importanza
non può costare meno della pizza+birra offerta dal ristorante poco fuori.
1.3.3.

La cultura non possa rappresentare fonte di reddito. Più reddito significa più

ricercatori, più restauratori, più custodi, ….
2. Un nuovo regime fiscale per i finanziamenti privati. Per incentivare i finanziamenti privati alle
istituzioni culturali occorre spostare l'onere della tassazione da chi eroga i finanziamenti a chi li
riceve, garantendo parità di gettito fiscale ma mobilitando meglio le risorse con effetto
moltiplicatore.
3.4.

Una nuova governance: il Ministero della Cultura. L'Italia ha bisogno di un vero Ministero

della Cultura, non di una farraginosa burocrazia dei "Beni e delle Attività Culturali". Non si tratta
di una disputa nominalistica, bensì di una profonda trasformazione che implica:
- La riconduzione del ruolo delle Soprintendenze alle sole azioni più rilevanti per la tutela, lasciando
l'attività ordinaria ai Comuni che garantiscano livelli organizzativi adeguati.
- L'autonomia gestionale e di progetto delle singole istituzioni culturali, musei ecc.
- L'incentivazione della collaborazione pubblico/privato a tutti i livelli anche con la costituzione di
nuove fondazioni
- L'applicazione sistematica di standard qualitativi (ISO) per la misurazione dei risultati di gestione.
4. Un'agenzia internazionale per i musei italiani. Mobilitare risorse per la cultura attraverso un
sistema analogo a quello istituito in Francia per i diritti internazionali dei musei.
5. Cambiare la Rai per affrancarla dall'influenza dei partiti, creare concorrenza sul mercato
televisivo e rilanciare il servizio pubblico. I canali Rai che hanno una valenza "pubblica" vanno
finanziati esclusivamente attraverso il canone. Gli altri vanno privatizzati. Il canone va formulato
come imposta sul possesso del televisore, rivalutato su standard europei e riscosso dall'Agenzia
delle Entrate. La Rai deve poter contare su risorse certe, in base ad un nuovo Contratto di Servizio
con lo Stato.
6. Dalla conservazione alla produzione. Una politica per le industrie creative nelle città e sui
territori.

b. Turismo.
Negli ultimi venti anni l'Italia ha perso quote di mercato passando dalla prima alla sesta posizione
come destinazione turistica nel mondo. Per tornare competitivi dobbiamo affrontare le criticità della
nostra offerta, ricreando modelli originali e percorsi di qualità, consapevoli che investimenti di
prospettiva, come sistema Paese, nel settore turistico possono garantire ritorni economici ed
occupazionali anche di breve/medio termine, difficilmente assicurabili da altri comparti produttivi.
Ecco le nostre proposte:

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1. Reintrodurre una politica nazionale per il turismo, modificando la Costituzione per riportare il
turismo tra le materie concorrenti, e rafforzando il ruolo dello Stato nella definizione degli standard
di qualità e nella promozione e indirizzo dell'offerta turistica nazionale.
2. Una forte guida nazionale nell'ambito del governo ed un ruolo rafforzato per l'Agenzia nazionale
del turismo (Enit), che deve diventare un centro di eccellenza e di attrazione di talenti per sviluppare
le strategie di sviluppo della domanda turistica, di conoscenza dei bisogni dei diversi segmenti di
turisti e di promozione del brand Italia sui mercati internazionali.
3. Riqualificare l'offerta turistica, operando per un innalzamento degli standard di accoglienza e di
servizio sulle nostre eccellenze tradizionali (cultura, mare, gastronomia) ed investendo per
occupare alcuni segmenti ad alto potenziale. In particolare occorre costruire un'offerta per il
segmento dei grandi congressi (oltre i 2-3 mila partecipanti), sviluppare il sistema portuale per fare
dell'Italia il centro della crocieristica mediterranea ed investire sul terreno dell'offerta di
entertainment (parchi tematici, attrazioni cittadine) da affiancare alle nostre eccellenze tradizionali.
4. Affiancare al tradizionale circuito Firenze, Roma, Venezia, altre destinazioni turistiche d'eccellenza da 3-5 milioni di visitatori, adottando un modello simile a quello adottato con successo nel
rilancio della regione tedesca della Ruhr di valorizzazione integrata di un'area. Proponiamo quindi
di allocare quota parte dei fondi europei, circa 3 miliardi, a progetti integrati di valorizzazione
evitando distribuzioni a pioggia ma selezionando 5-10 progetti ad alto impatto, presentati da
consorzi pubblico-privato. Tali progetti saranno selezionati da una commissione indipendente
nazionale, composta anche da esperti internazionali, in base alla capacità di attrarre capitali privati
e alla capacità di aumentare il flusso turistico sulla destinazione.
5. La promozione turistica assorbe circa 800 milioni l'anno, dispersi su migliaia di enti territoriali,
senza nessuna analisi di ritorno sull'investimento. Riteniamo che anche in quest'area occorra
adottare sistemi di misurazione e di allocazione dei fondi in base ai risultati.
5.6.Nei trasporti, non dimenticarsi dell’ultimo miglio (vedi sopra) e pianificare rete aeroporti low cost
Il Turismo oggi rappresenta l'8,8 per cento del PIL ed occupa direttamente oltre 860.000 lavoratori,
noi riteniamo che adottando una strategia mirata il settore possa dare un contributo alla crescita del
PIL nazionale di 0,5 punti l'anno e produrre in cinque anni, almeno duecentomila nuovi posti di
lavoro.

c. Sostenibilità
Il futuro non è una discarica. È, prima di tutto, un'opportunità per compiere scelte coraggiose
adesso, anche in materia ambientale. Scelte di temi e di metodo. È con questo spirito che affrontiamo le sfide che ci attendono: sicurezza energetica, rischi legati ai cambiamenti climatici,
gestione delle risorse. Sfide da affrontare insieme alle amministrazioni locali, agli operatori del
settore e alla società civile. Ciò che proponiamo è una forte, decisa via italiana alla "green
economy": che vuol dire far incontrare il meglio delle nostre vocazioni - la bellezza delle città e del
paesaggio, il ricco e dinamico sistema dei parchi, la creatività che ha fatto grande il made in Italy, la

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coesione sociale - con le frontiere dell'innovazione ecologica, dell'energia pulita, del produrre senza
inquinare, della mobilità sostenibile.
1. Le città intelligenti. Coinvolgere le amministrazioni cittadine nel raggiungimento degli obiettivi
europei di riduzione delle emissioni, assegnando obbiettivi alle grandi aree urbane e ai comuni.
Parte delle risorse per l'innovazione energetica deve essere destinata ai piani cittadini per le
campagne d'introduzione delle tecnologie eco-efficienti (caldaie di nuova generazione, finestre a
isolamento termico), della mobilità sostenibile e degli impianti solari e micro-eolici.
2. Rinnovabili per un'energia meno cara e più pulita. Come i più avanzati Paesi europei l'Italia deve
portare nei prossimi vent'anni le rinnovabili ad una percentuale significativa sopra il 50% del
fabbisogno energetico: questo ci farebbe risparmiare molti miliardi sulle importazioni di petrolio e di
gas, consentirebbe di ridurre le emissioni inquinanti, aiuterebbe a creare centinaia di migliaia di
posti di lavoro. Gli incentivi allo sviluppo delle fonti rinnovabili non devono essere a carico della
fiscalità generale, devono continuare fino al raggiungimento, ormai prossimo, della parità di costi
con le fonti tradizionali, e vannoessere calibrati in modo da soppesare i costi-benefici sociali e
pesare il meno possibile sugli utenti e orientati a favorire le competenze e le eccellenze della ricerca
e dell'industria italiana
2.3.Sul fronte delle energie tradizionali, dobbiamo diversificare le fonti di approvvigionamento.
Dobbiamo rendere possibile per l’Italia partecipare ai vantaggi della rivoluzione dello “shale gas”. In
particolare, definendo una struttura di stoccaggio e rigassificazione che consenta l’importazione di
gas liquefatto dagli USA.
4. Ammodernare la rete elettrica e il mercato per ridurre il costo della bolletta. (v. supra, 5.d.).
5. Rifiuti. L'obiettivo è ridurre al minimo i rifiuti che finiscono in discarica; per raggiungerlo bisogna
introdurre meccanismi fiscali che rendano meno conveniente questa forma di smaltimento e che
penalizzino il consumo eccessivo di imballaggi, e al tempo stesso semplificare, liberalizzare le
attività di recupero e riciclaggio da rifiuti. In Italia coesistono esperienze di assoluta eccellenza, che
tutta Europa ci invidia, e situazioni di insopportabile degrado con i rifiuti ammassati per la strada:
questa contraddizione va sanata. L’opposizione preconcetta agli inceneritori va superata, una volta
che siano garantiti adeguati livelli di sicurezza.
3.6.PPer questo motivo, l’intero costo dello smaltimento rifiuti deve essere sopportato direttamente
dai cittadini della comunità, senza alcun intervento statale.

Le comunità che vogliono esportare i

rifiuti e rinunciare agli inceneritori possono farlo, ma il costo deve essere pagato direttamente da
loro.
4.7.Puntare untando tutto sul recupero di materia, che tanto più per un Paese come il nostro povero
di materie prime è una scelta anche economicamente vincente. Al tempo stesso bisogna spingere
sulla riduzione dei rifiuti, partendo da esempi di successo come l'abolizione dei sacchetti per la
spesa in plastica non biodegradabile.
5.8.Un territorio più sicuro. Il territorio italiano è minacciato da problemi antichi - scarsa manutenzione, abusivismo edilizio, eccessivo consumo di suolo - e da pericoli più recenti, primi fra tutti le
conseguenze dei cambiamenti climatici. Per fronteggiare questi rischi vanno messe in campo azioni

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a breve termine (1 anno), come lo sviluppo di un servizio meteo-climatico nazionale allineato agli
standard europei e una nuova legge d'indirizzo urbanistica che privilegi la riqualificazione del già
costruito rispetto al consumo di suolo, e strategie a medio termine (3-5anni), come un Piano
nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e lo spostamento verso la manutenzione
territoriale (lotta al dissesto idrogeologico, migliore gestione delle risorse idriche) e la mobilità
sostenibile delle risorse finalizzate a nuove infrastrutture (v. supra, 5.d.).
6. Valorizzare il sistema agricolo e forestale, attraverso varie azioni: lo sviluppo di un mercato
volontario dei crediti di carbonio agro-forestali coordinato a livello nazionale, legato al Protocollo di
Kyoto; la promozione dei prodotti legnosi per sostituire materiali ad alto consumo energetico (es.
cemento, acciaio) e lo sviluppo di biomassa agro-forestale ad uso energetico (in particolare la filiera
del biogas/ biometano e i biocombustibili di seconda generazione), in linea con i criteri dell'Unione
Europea; il sostegno all'agricoltura di qualità e multifunzionale quale presidio strategico
dell'eccellenza italiana e della difesa del territorio; la tutela del prodotto agro-alimentare italiano nel
mondo contro i falsi prodotti "italian sounding", al fine di recuperare fette di mercato che spettano ai
prodotti della nostra terra.
7. Non auto blu, ma auto verdi. Imporre a tutte le amministrazioni pubbliche di acquistare solo auto
a basso consumo via via che le attuali, a benzina o diesel, devono essere sostituiteAl fine di ridurre
gli sprechi e favorire i bassi consumi, verranno eliminate tutte le auto blu di cilindrata superiore a
1.800 cc se benzina e 2.000 cc se diesel, eccezion fatta per la Presidenza della Repubblica, la
Presidenza del Consiglio, i Presidenti di Camera e Senato, i Presidenti delle Regioni. Le auto blu
non potranno essere usate a scopo personale, nemmeno per recarsi sul luogo di lavoro.Gli autisti delle
auto blu considerati in eccesso rispetto alle reali esigenze delle amministrazioni, potranno ricevere gratuitamente una
licenza di taxi, viceversa saranno trasferiti dove i loro servizi possono essere utilizzati (protezione civile, ambulanze, …).
7.8.Per equità, non saranno ammessi più favori fiscali nei confronti delle auto aziendali ad uso promiscuo, nel senso che il
costo dell’auto, il bollo, l’assicurazione e gli altri eventuali servizi accessori saranno considerati a tutti gli effetti reddito da
lavoro e come tali soggetti ad IRPEF..
9.

. Il sistema sanitario come settore trainante per l’economia e il soft-power del nostro Paese nel mondo

d

Quasi tutti sanno che la vita media degli italiani è tra le più alte al mondo. Questo risultato è in parte
dovuto alla dieta mediterranea e al nostro stile di vita. Ma in parte è dovuto anche alla nostra cultura
etica che forse grazie alla presenza secolare della Chiesa cattolica prevede il rispetto dell’individuo
e la compassione per chi soffre. Questo approccio si è riflesso in un sistema sanitario riconosciuto
tra i migliori al mondo nonostante una spesa pro-capite limitata.
Grazie a questa cultura i nostri laureati e ricercatori nell’ambito delle scienze della vita sono tra i
migliori al mondo. Pertanto, bisogna individuare il modo per “esportare” i nostri servizi sanitari nei
paesi dove il costo è più elevato, o in quelle aree geografiche dove invece il livello dei servizi è
scadente. Pertanto,


Dovrà essere incentivata la nascita di città della salute, sul modello del San Raffaele di
Milano, dove la cura del paziente e l’attenzione al familiare si coniughi con l’eccellenza nella

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ricerca, riconosciuta a livello internazionale; vanno eliminati tutti gli ostacoli alla nascita di
poli specialistici, anche privati e di proprietà straniera


Semplificare le procedure per ottenere il permesso di soggiorno per cure mediche, da parte
del paziente e dei parenti;



per favorire la vicinanza di parenti, durante l’intervento o la fase di riabilitazione, dovrà
essere affrontata la questione delle strutture alberghiere di appoggio, consentendo una
sistemazione confortevole per tutte le disponibilità economiche, .



Verranno istituite borse di studio (nella misura di 200 all’anno, per un totale di 1.000 ogni
ciclo di studio) per consentire a giovani talenti di paesi extra-comunitari di sostenere gli studi
in medicina presso nostre università.

10. LA GARANZIA DELLA SICUREZZA
La sicurezza è un diritto essenziale, indissociabile da altri diritti quali il diritto al lavoro, all'inclusione
sociale, alla salute, all'educazione e alla cultura. Occorre rifiutare qualsiasi strategia che faccia leva
sulla paura, ricorrendo invece ad interventi atti a favorire una cittadinanza attiva, la consapevolezza
dell'appartenenza al territorio urbano e lo sviluppo della vita collettiva. L'accesso ai diritti
contribuisce a facilitare il diritto alla sicurezza.

a. Riduzione del numero delle forze di polizia e creazione di una forza specializzata nella protezione del patrimonio
ambientale italiano.
Cinque sono troppe (polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria, forestale e
le varie polizie marittime). Per rendere più efficiente il sistema sicurezza non bisogna portare avanti
solo una politica di tagli, ma quella della riorganizzazione investendo non tanto sul numero degli
uomini quanto sulla loro specializzazione, sull'intelligence e sulle nuove tecnologie. Bisogna poi
avere un solo numero per l'emergenza unificando tutti quelli esistenti. Un ruolo importante spetta
alle polizie municipali, per la loro azione di "polizia di comunità e di prossimità". A tale proposito
andrà previsto un sistema integrato di sicurezza urbana che renda stabile e concreta la
collaborazione tra le forze di polizia dello Stato e le polizie locali, eliminando competizioni e
sovrapposizioni di competenze.
Proponiamo la creazione di una sola forza di polizia specializzata nella protezione del patrimonio
ambientale italiano, dove il patrimonio ambientale ricomprende la natura, il paesaggio e i tesori
architettonici e archeologici del nostro paese. Questa forza dovrebbe ricomprendere al suo interno
il corpo forestale, il corpo dei vigili del fuoco e acquisire le competenze in materia adesso sparse
negli altri corpi di polizia. Questa nuova forza lavorerebbe in collaborazione con le altre forze di
polizia nazionali nel perseguimento dei reati e con le forze di polizia locali nel presidio dei territori.

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b. Coinvolgere i cittadini.
Attraverso la creazione di Comitati di Partecipazione per il coinvolgimento del pubblico sulle scelte
in tema di sicurezza, degrado urbano e lotta alla microcriminalità. Il rispetto delle regole di
convivenza è una delle questioni fondamentali. Occorre aiutare la comunità locale ad affrontare i
conflitti culturali legati alla convivenza tra immigrati e autoctoni, stabilendo regole chiare e
condivise. La semplice mediazione dei conflitti non basta: è necessario un lavoro dal basso per
ricostruire nella comunità un senso delle regole che non sia solo difensivo, ma che si basi sia su una
accettazione cosmopolita delle differenze che sul rispetto delle regole di base.

c. Un nuovo modello di ordine pubblico per la società multiculturale.
È necessario assumere agenti di origine straniera o di seconda generazione per favorire un modello
di ordine pubblico adeguato ad una società sempre più multiculturale. Più in generale, le questioni
complesse della criminalità e dell'immigrazione vanno affrontate con fermezza ma con razionalità,
rifiutando ogni automatica assimilazione tra criminalità e fenomeni migratori. Il maggiore
coinvolgimento che alcune tipologie di immigrati danno alla criminalità è innegabile così come è
agevole la spiegazione del fenomeno: si tratta di maschi, giovani, senza radici familiari e in
condizioni di irregolarità. Ridurre drasticamente l'irregolarità, in quanto potente fattore criminogeno,
attraverso rimedi adeguati ed efficaci, che prevedano l'uso del sistema penale solo come extrema
ratio. Questo è il modo migliore per ridurre il contributo dei gruppi immigrati al crimine. Capire
perché altri gruppi riescono ad integrarsi e sostenere i fattori positivi di integrazione è l'altro
passaggio fondamentale.

d. Combattere tutte le mafie.
La lotta alle mafie deve essere una delle priorità del paese, da combattere su tutto il territorio
nazionale con strumenti innovativi, potenziando le attività di coordinamento, prevenzione e
indagine. In particolare la questione dell'infiltrazione mafiosa nell'economia reale è un fenomeno da
presidiare e contrastare. Basti pensare che secondo alcune stime "Mafia spa" fattura oltre 150
miliardi di euro l'anno grazie al traffico di droga, la prostituzione, il gioco d'azzardo e tutte le altre
attività illecite. Una cifra immensa che poi si riversa nell'economia attraverso il riciclaggio, gli
appalti, gli investimenti, l'usura. Le imprese mafiose, grazie alla disponibilità di enormi somme di
liquidità, impediscono lo sviluppo delle aziende sane e in regola. Per questo bisogna cogliere la
mutevolezza di questi fenomeni, valorizzando le esperienze di indagine condotte in alcuni contesti e
la sperimentazione di osservatori locali finalizzati a leggere in maniera integrata i dati rilevanti in
possesso dei vari attori istituzionali (procure, prefetture e forze di polizia, amministrazioni locali).
Fondamentale anche aggredire con più efficacia i patrimoni illeciti della criminalità organizzata
rendendo più snelle e meno burocratiche le procedure per la confisca dei beni mafiosi. Bisogna
ridurre i tempi che passano dal sequestro alla confisca (attualmente ci vogliono dai 6 ai 10 anni),
perché questi patrimoni (immobili, terreni, aziende ecc.), devono essere restituiti alla collettività sia
per fini sociali che per riportare alla legalità intere filiere produttive, sostenendo le imprese
confiscate e potenziando l'Agenzia dei Beni Confiscati.

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e. Promuovere una cultura della legalità.
Per diffondere tra i giovani i valori di una nuova cultura della legalità in collaborazione con le tante
associazioni di volontariato attive su questo tema, proponiamo di inserire all'interno dei percorsi
didattici di ogni ordine e grado e trasversalmente alle materie, "l'ora di legalità". In questo contesto
lavoreremo per istituire un Forum nazionale sulla legalità con le migliori esperienze dell'antimafia
sociale che si sono sviluppate in questi anni in molte parti del paese (associazioni di volontariato,
cooperative sociali e scuole) con il compito di sviluppare e diffondere nei giovani le buone pratiche
legate alle azioni di prevenzione e cultura della legalità.

f. L'importanza del genere nelle politiche di sicurezza.
Il tema della violenza alle donne va impostato in una prospettiva che riconosca la disuguaglianza
esistente nei rapporti tra i due generi e i pregiudizi culturali dominanti. Politiche corrette di
prevenzione della violenza sulle donne devono partire dal riconoscimento del conflitto di genere,
dell'intreccio tra spazio pubblico e privato, dalla necessità di un'opera di prevenzione primaria e
secondaria che si basi sulla responsabilizzazione degli uomini.

g. Giustizia penale nei tempi giusti.
Accorciare i tempi medi delle sentenze. Modernizzare i tribunali sul modello delle buone pratiche di
Torino, Trento e Bolzano. Semplificare i processi e ridurre i riti con abbreviazione dei tempi per
ottenere la sentenza e la certezza di esecuzione della stessa (vedi supra, 8.e.). Superare l'attuale
sistema della prescrizione del reato, oggi una delle maggiori fonti di ingolfamento della giustizia
penale.
Il settore della Giustizia deve essere uno di quelli dove concentrare i maggiori investimenti in termini
di personale e informatici, anche attingendo alle risorse in eccesso localizzate presso altre realtà
della Pubblica Amministrazione.

h. Tolleranza zero per la corruzione.
Sarebbe inconcepibile che, proprio mentre il nostro Paese è chiamato ad imboccare la strada della
crescita e dello sviluppo, si possa indebolire la lotta alla corruzione. La corruzione è un potente
fattore di impoverimento e produce crisi di credibilità del nostro sistema economico, oltre che di
avvelenamento della vita democratica. Efficaci politiche di prevenzione e repressione della
corruzione sono invece garanzia della salute di un sistema economico e politico, dell'efficienza della
pubblica amministrazione, della fiducia dei cittadini nello Stato e nelle sue regole. Non solo
repressione, ma anche prevenzione:
1. Previsione di nuove fattispecie contro la corruzione sistemica: traffico di influenze, corruzione per
la funzione, corruzione privata: va prevista un'unica fattispecie di corruzione che raccolga tutte le
ipotesi.

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2. Potenziamento delle pene accessorie e in particolare della interdizione perpetua dai pubblici
uffici.
3. Tornare a punire seriamente i reati contigui: ampliare ambito applicativo dell'abuso d'ufficio;
ripunire il falso in bilancio oggi nella sostanza depenalizzato.
3.4.4. Adottare nelle singole amministrazioni di modelli organizzativi anticorruzione sul modello di
quanto avviene già negli enti privati con la 231. Elaborare regole per contenere il rischio: ad esempio,
necessaria rotazione degli incarichi nei gangli procedimentali più a rischio; evitare una eccessiva
frammentazione degli appalti; monitorare eventuali ritardi o resistenze da parte di pubblici
impiegati.
5. Elaborare e prescrivere standard vincolanti in materia di conflitto di interessi e incompatibilità.
6. Istituire il reato di autoriciclaggio. Siamo l'unico paese in Europa a non prevedere come reato il
reinvestimento di capitale illecitamente percepito da parte dell'autore del primo illecito. Si tratta di
uno strumento fondamentale sia nella lotta alla corruzione che alle mafie.

i. Nuove regole per il gioco d'azzardo.
Approvare la legge Basso, Speranza et altri sulla regolamentazione della diffusione sul territorio del
gioco d’azzardo. Creare una rete di assistenza per i soggetti dipendenti o a rischio di dipendenza
attraverso una forma di assicurazione obbligatoria del giocatore. Proteggere le fasce deboli della
popolazione sanzionando più duramente i gestori che trasgrediscono. Assegnare ai Comuni un
potere decisionale in materia di licenze/autorizzazioni, regolamentandone la localizzazione e la
pubblicità.

l. Per una pena meno afflittiva e più effettiva.
La detenzione in carcere dev'essere limitata ai reati più gravi. Saranno incrementate le pene
pecuniarie, le sanzioni interdittive, la detenzione domiciliare e gli strumenti risarcitori, riparatori e
conciliativi come istituti estintivi.

m. Ripensare la legge Fini-Giovanardi sui tossicodipendenti.
Devono essere introdotte forme di depenalizzazione, accanto a forme di incentivazione all'utilizzo
delle risorse messe a disposizione da molti istituti per l'aiuto ai tossicodipendenti.

n. Restituire la Protezione Civile ai territori.
Riportare sul territorio la titolarità delle risorse abbinata alla responsabilità del sindaco e del
presidente della regione per consentire agli amministratori l'attività di manutenzione preventiva del
territorio e di immediato ripristino in caso di emergenze, sul modello dell'Emilia Romagna e del
Trentino Alto Adige.

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o. DAVID per la sicurezza stradale.
Con l'estensione su scala nazionale di una vera politica di sicurezza stradale, sul modello del
progetto DAVID partito da Firenze, si possono dimezzare i morti da 5000 a 2500 l'anno (in gran parte
giovani) e ridurre di 50000 i feriti gravi in Italia con un risparmio per la comunità di 1% del PIL (20
Miliardi di €).

11. DIRITTI ALL'ALTEZZA DEI TEMPI
L'altra faccia della medaglia dello sviluppo economico è rappresentato da quello civile. E' il legame
indissolubile tra diritti civili e sociali una delle condizioni per la crescita dell'Italia. Le libertà
appartengono a tutti i cittadini perché sono le fondamenta di una società aperta, dinamica, inclusiva.
L'Europa da anni sollecita l'Italia ad attrezzarsi per combattere efficacemente qualsiasi tipo di
discriminazione, superando le sterili contrapposizioni ideologiche e soffermandosi esclusivamente
sui diritti, la dignità e le libertà della persona. Il nostro impegno sarà di lavorare nella direzione della
piena realizzazione del solenne principio di cui all'articolo 3 della Carta Costituzionale, per cui tutti
i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, indipendentemente dalle loro
caratteristiche individuali.

a. Immigrazione e cittadinanza.
Chi nasce e cresce in Italia è italiano. Come ha affermato Giorgio Napolitano, le seconde generazioni sono parte integrante della nostra società; si tratta di «giovani che, nati o cresciuti nel
nostro Paese, rimangono troppo a lungo legalmente "stranieri", nonostante siano, e si sentano,
italiani nella loro vita quotidiana». Non solo praticano gli stessi sport, tifano per le stesse squadre di
calcio, usano lo stesso gergo e indossano indumenti simili ai loro coetanei figli di cittadini italiani.
Hanno aspirazioni simili, spesso non hanno conosciuto nessun altra cultura. Chi è nato nel nostro
Paese, se ha almeno un genitore straniero legalmente soggiornante da almeno cinque anni,

deve

essere riconosciuto cittadino italiano. Chi è arrivato in Italia da piccolo e vi ha risieduto senza
significative soluzioni di continuità, anche frequentando uno o entrambi i cicli di istruzione primaria,
e ha frequentato due cicli di istruzione nel nostro Paese deve poter diventare cittadino italiano.
1. Immigrazione intelligente. Si aprano le porte alle competenze delle quali il nostro Paese ha
bisogno, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.
2. Regolare? Permesso veloce. Per permettere a coloro che hanno un lavoro regolare di acquisire un
mutuo e di accedere alle altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese.
2.3.Superamento totale della Bossi-Fini

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