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Nota sul digiuno.pdf


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uomini ingiustamente trattati. Circa poi l’astinenza da determinati cibi, oggi si stanno diffondendo tradizioni asceticoreligiose che si presentano non poco diverse da quella cristiana.
Pur guardando con rispetto a queste usanze e prescrizioni - specialmente a quelle degli ebrei e dei musulmani la Chiesa segue il suo Maestro e Signore, per il quale tutti i cibi sono in sé buoni e non sono sottoposti ad alcuna
proibizione religiosa, e accoglie l’insegnamento dell’apostolo Paolo che scrive: “Chi mangia, mangia per il Signore, dal
momento che rende grazie a Dio” (Rm 14,6).
In tal senso, qualsiasi pratica di rinuncia trova il suo pieno valore, secondo il pensiero e l’esperienza della
Chiesa, solo se compiuta in comunione viva con Cristo, e quindi se è animata dalla preghiera ed è orientata alla crescita
della libertà cristiana, mediante il dono di sé nell’esercizio concreto della carità fraterna.
Custodire l’originalità della penitenza cristiana, proporla e viverla in tutta la ricchezza spirituale del suo
contenuto nelle condizioni attuali di vita è un compito che la Chiesa deve assolvere con grande vigilanza e coraggio.
Il sacramento della penitenza e della riconciliazione
8. In rapporto all’originalità del digiuno e dell’astinenza è da risvegliare la consapevolezza che la prassi
penitenziale della Chiesa, nelle sue forme molteplici e diverse, raggiunge il suo vertice nel sacramento della penitenza e
della riconciliazione.
Il cammino per la conversione del cuore, il desiderio e l’impegno per il rinnovamento spirituale, l’apertura
sincera al “credere al vangelo” (cf. Mc 1,15) trovano la loro verità piena e la loro singolare efficacia nel segno
sacramentale della salvezza, operata dalla morte e risurrezione di Gesù e da lui donata alla Chiesa con l’effusione del
suo Spirito.
Solo nell’inserimento nel mistero di Cristo morto e risorto, mediante la fede e i sacramenti, tutti i gesti, grandi
e piccoli, di penitenza e di digiuno e tutte le opere, note e nascoste, di carità e di misericordia acquistano significato e
valore di salvezza.
Il sacramento della penitenza e della riconciliazione si rivela in tal modo necessario non solo per ottenere il
perdono dei peccati commessi dopo il battesimo, ma anche per assicurare autenticità e profondità alla virtù della
penitenza e alle diverse pratiche penitenziali della vita cristiana.
Dal rifiorire di una più diffusa e frequente partecipazione a questo sacramento, vissuto nella fede in tutti gli atti
che lo compongono - dall’umile confessione delle colpe al pentimento, dal proposito di rinnovare la propria vita
all’accoglienza del dono divino della misericordia, fino al compimento della soddisfazione -, l’insieme della prassi
penitenziale della Chiesa potrà acquistare la pienezza del suo significato interiore e religioso, e farsi strumento di
sincero e genuino rinnovamento morale e spirituale. Mediante il sacramento, infatti, lo Spirito crea il cuore nuovo,
diventando così legge di vita, ossia risorsa di grazia e sollecitazione per un’esistenza convertita e penitente.
I giorni penitenziali di digiuno e di astinenza
9. Il digiuno e l’astinenza, nella loro originalità cristiana, presentano anche un valore sociale e comunitario:
chiamato a penitenza non è solo il singolo credente, ma l’intera comunità dei discepoli di Cristo.
Per rendere più manifesto il carattere comunitario della pratica penitenziale la Chiesa stabilisce che i fedeli
facciano digiuno e astinenza negli stessi tempi e giorni: è così l’intera comunità ecclesiale ad essere comunità penitente.
Questi tempi e giorni, come scrive Paolo VI, vengono scelti dalla Chiesa “fra quelli che, nel corso dell’anno
liturgico, sono più vicini al mistero pasquale di Cristo o vengono richiesti da particolari bisogni della comunità
ecclesiale”.
Fin dai primi secoli il digiuno pasquale si osserva il venerdì santo e, se possibile, anche il sabato santo fino alla
veglia pasquale; così come si ha cura di iniziare la Quaresima, tempo privilegiato per la penitenza in preparazione alla
Pasqua, con il digiuno del mercoledì delle ceneri o per il rito ambrosiano con il digiuno del primo venerdì di Quaresima.
Mentre il digiuno nel sacro Triduo è un segno della partecipazione comunitaria alla morte del Signore, quello d’inizio
della Quaresima è ordinato alla confessione dei peccati, alla implorazione del perdono e alla volontà di conversione.
Anche i venerdì di ogni settimana dell’anno sono giorni particolarmente propizi e significativi per la pratica
penitenziale della Chiesa, sia per il loro richiamo a quel venerdì che culmina nella Pasqua, sia come preparazione alla
comunione eucaristica nell’assemblea domenicale: in tal modo i cristiani si preparano alla gioia fraterna della “pasqua
settimanale” - la domenica, il giorno del Signore risorto - con un gesto che manifesta la loro volontà di conversione e il
loro impegno di novità di vita.
La celebrazione della domenica sollecita, infatti, la comunità cristiana a dare concretezza e slancio alla propria
testimonianza di carità: “È soprattutto la domenica il giorno in cui l’annuncio della carità celebrato nell’eucaristia può
esprimersi con gesti e segni visibili concreti che fanno di ogni assemblea e di ogni comunità il luogo della carità vissuta
nell’incontro fraterno e nel servizio verso chi soffre e ha bisogno. Il giorno del Signore si manifesta così come il giorno
della Chiesa e quindi della solidarietà e della comunione”. Ciò acquista maggior significato se la domenica è stata
preceduta dai venerdì di digiuno, di astinenza e di mortificazione, ordinati alla preghiera e alla carità.
Nuove forme penitenziali
10. Le profonde trasformazioni sociali e culturali, che segnano i costumi di vita del nostro tempo, rendono
problematici, se non addirittura anacronistici e superati, usi e abitudini di vita fino a ieri da tutti accettati. Per la pratica
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