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La formichina e la cerbiatta .pdf



Nome del file originale: La formichina e la cerbiatta.pdf
Autore: lorella

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Anteprima del documento


C’

era una volta una formichina che viveva in un paese popolato da formichine,
gabbiani, conigli, tartarughe. La sua vita trascorreva con ordine e tranquillità;

ogni giorno si alzava sempre alla stessa ora, percorreva sempre la stessa strada per
andare a lavoro, beveva un po’ di succo di quercia lungo il tragitto, apriva il suo studio
sempre alla stessa ora, pranzava sempre nello stesso posto e tornava a casa sempre
alla stessa ora. Coltivava mille interessi ed era sempre ben disponibile ad accogliere i
suoi amici travagliati da mille problemi o entusiasmati da altrettanti successi.
Un giorno qualsiasi, mentre la formichina era intenta a pranzare, le capitò tra le
zampe un foglio in cui c’era scritto: “Quando cambi il modo di osservare le cose, le
cose che osservi cambiano” e subito dopo un invito ad un incontro per spiegare cosa
stesse a significare quella frase. Non fu la frase che lo colpì, ma un’immagine, un
coniglio sotto un albero intento a guardare un orologio da taschino mentre sopra di lui
un essere bizzarro con un gran cappello e gli occhi rossi spalancati. Pensò: “Forse è
arrivato il circo”. Riposò il foglietto e tornò a pranzare. Entrò una cerbiatta e
casualmente si sedette al tavolo accanto alla formichina. La cerbiatta allungò lo
sguardo e vide il foglietto attratta dalla foto bizzarra. La formichina notò l’interesse
della cerbiatta e molto naturalmente le chiese cosa ne pensava di quella immagine. Così
iniziarono a parlare e a condividere esperienze, aneddoti, pensieri e parole che
sgorgavano genuinamente. La formichina vide l’orologio e si rese conto di quanto tempo
fosse passato. Guardò la cerbiatta e d’ intesa si congedarono. La formichina ritornò
nella sua vita di sempre, dei suo ritmi e dei suoi tempi. Un giorno di ritorno a casa le
recapitò tra le mani il foglietto con l’invito e ripensò alla cerbiatta e a quanto le
sarebbe piaciuto parlare ancora con lei. Pensò che forse non era una cattiva idea
partecipare a quell’incontro perché forse l’avrebbe potuta incontrare lì. Ci pensò su e
si decise ad andare all’incontro. Lì trovò tanti altri animali del paese, salutando chi
l’uno e chi l’altro alzava di tanto in tanto lo sguardo per scorgere quello della
cerbiatta. D’improvviso sentì sollevarsi il terreno da sotto le zampette, appizzò le
antenne e percepì una presenza: era la cerbiatta che le stava proprio dietro. “Sono
contenta di trovarti qui, piccola cerbiatta” disse la formichina. “Anche per me è lo
stesso, formichina” rispose la cerbiatta. Anche se la sala era piena di tanti animali del
paese, per la cerbiatta e la formichina era come se ci fossero solo loro.
La formichina e la cerbiatta strinsero un sincero rapporto d’amicizia. Un giorno la
formichina provò a dare una carezza alla cerbiatta ma era troppo piccola per
raggiungere la sua guancia e allora le toccò la zampa con una leggera pressione, ma la

cerbiatta non fece alcun movimento. Allora la formichina cercò di fare maggiore
pressione che fu percepita dalla cerbiatta che spalancò gli occhi, rilassò le orecchie,
addolcì lo sguardo e inarcò gli angoli della bocca come una specie di sorriso. Anche la
formichina le sorrise ma era turbata dalla difficoltà che aveva trovato nel
raggiungere la sua guancia. Cominciò a riflettere e a riflettere e non sapeva dare un
senso alla frustrazione provata. La formichina stava andando al lavoro come ogni
giorno quando sulla strada incontrò una tartaruga intenta a rovistare tra le foglie. La
formichina si fermò ad osservarla e domandò : “Ti posso aiutare a cercare ciò che hai
perso?”. La tartaruga alzò lo sguardo e con la zampa fece segno alla formichina di
dirigere il suo sguardo nel punto indicato e le mostrò una coccinella. La tartaruga
chiosò : "E' incredibile quante cose si trovano mentre cerchi qualcos'altro ". Questa
frase entrò nella testa della formichina come un eco persistente.
Ad un certo punto la formichina domandò alla tartaruga : “Dimmi tartaruga, tu cosa
pensi che stiamo cercando in questo vita?”. e disse: “Vedi formichina, da cuccioli si è
se stessi e si sa e si capisce tutto, come dei piccoli profeti. Poi all'improvviso accade
qualcosa e si cessa di essere se stessi, si diventa

ciò che gli altri costringono a

essere. Si perde la saggezza e l'anima. Cosa stiamo cercando? Essere più chiari con se
stessi. La chiarezza non deve essere ricercata nell’altro o nel mondo che viviamo.
Ognuno di noi vede le cose in un modo diverso e vive il suo tempo in modo diverso, per
alcuni sono più lunghi due minuti che una giornata.”
“E come si può trovare la chiarezza con se stessi ?” domandò la formichina. “ Non so
darti una risposta, formichina, perché la mia risposta non può essere la tua. Quando
cerchi delle risposte non è ciò che vedi, ciò che senti, ciò che odi a dartele. È come se
inforcassimo lenti colorate che non ci possiamo togliere a piacimento: tutta la realtà è
filtrata attraverso queste lenti colorate, noi non possiamo percepirla quale essa è in
se stessa, la percepiremo sempre come ci appare attraverso questo filtraggio,
attraverso questo meccanismo che le dà una certa forma. Ma è una forma creata dalla
nostra mente”.
La formichina sempre più confusa: “ Allora non possiamo mai conoscere veramente?”.
La tartaruga rispose: “ Liberati del sé e agisci a partire dal sé allora potrai conoscere.
Ogni qualvolta avrai dubbi, fermati e aspetta l’onda. Lenta si avvicina e poi ti solleva
fino quasi a toccare il cielo. Senti quel momento e ascolta l’emozione. Quella è la
risposta. Nella discesa smetti di ascoltare, sono i tuoi pensieri che parlano, non la tua
vera essenza ”. La formichina non riusciva ancora a capire il motivo del suo turbamento

sebbene ciò che le avevo detto la tartaruga la fece riflettere sia sul modo in cui fino
ad adesso aveva guardato le cose e sia su come prima di allora si era giudicata.
Nel pomeriggio decise di fare una passeggiata lungo il molo. Si sedette su di uno
scoglio a contemplare il mare. Pensava che fosse rilassante osservare quella lunga
distesa d’acqua, la sua quiete, il suo profumo, il canto delle onde che cullavano i suoi
pensieri, quando le si avvicinò un gabbiano, planando dolcemente, si posò accanto alla
formichina. La formichina come destata da un sonno si girò verso il gabbiano e vide nei
suoi occhi un vortice, un gorgo ellissoidale senza fine che la ipnotizzò fino a quando il
gabbiano le disse : “Cara formichina, ti osservavo dall’alto avvolta da una nuvola di
dubbi e incertezza, con lo sguardo che tentava di osservare i pensieri e gli stati
d’animo. Cosa ti turba?”. La formichina guardando ancora negli occhi il gabbiano ripose:
“Ciò che mi turba ora è vedere nei tuoi occhi una spirale infinita in cui mi piacerebbe
buttarmici dentro e scoprire nuovi mondi. E’ così attraente ma così terribilmente
paurosa perché ignota. Ed è la stessa paura che ho confidato alla tartaruga, la paura
di essere me stessa”. Il gabbiano replicò: “Sai come ho imparato a volare? A forza di
provare. I gabbiani, come tutti gli uccelli, hanno l’istinto di volare, perché hanno le ali.
Ma l’istinto non è sufficiente, occorre tentare di dare un senso a quell’istinto. E allora
senti un’emozione che non è ragionata, pensata, razionale, che ti spinge verso
un’azione. Quell’emozione io la chiamo intuito. Quando subito dopo senti una forza
contraria che ti dice di non provare perché sarebbe pericoloso, inutile, dannoso, quella
forza è il frutto dei condizionamenti che si manifestano con i pensieri che affollano la
tua mente. Sono i pensieri contrari alla tua vera essenza. Puoi arrivare da qualsiasi
parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri. Ma non dar retta ai tuoi occhi, e
non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò’ che è limitato. Guarda con la
tua essenza più autentica, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.
Ciò che ti turba è il non conoscere, il non aver esperienza del nuovo, il mettersi in
gioco. Io sono libero perché ho imparato a riconoscere me stesso e a non aver paura di
provare”.
La formichina rispose al gabbiano :“E chi ha paura di volare?”. Il gabbiano alzò l’ala,
prese la formichina e la posò sulla sua testa. “Reggiti formichina”. Il gabbiano e la
formichina volarono insieme tanto in alto che il mondo le apparve così grande come non
lo aveva mai visto e mai immaginato. Le discese in picchiata le facevano salire il cuore
in gola e trattenere il fiato. Le risalite vertiginose le facevano percepire la
pesantezza del suo piccolo corpo come mai sentito e dentro una paura di cadere che
però era eccitante. La discesa in planata fu così dolce che l’aria la sfiorava
delicatamente come una carezza.

“Grazie gabbiano, mi hai fatto provare emozioni sconosciute”. Il gabbiano: “Le
emozioni mai provate sono introdotte sempre da un po’ di paura, perché non le si
conoscono, ma l’emozione che ti dà la sensazione di essere libero ed essere te stesso è
quella ad essere la più autentica.” La formichina stava piano piano imparando a
conoscere un nuovo mondo fatto di emozioni, sensazioni e istinti.
Camminando lungo la via di casa incontrò un coniglio che correva come un pazzo. La
formichina chiese al coniglio perché correva così e rispose : “Sto cercando di scappare
dai pensieri”. La formichina spalancò gli occhi. “ Ma non potrai mai riuscirci.” Il coniglio
sempre correndo disse : “I pensieri sono come una scia che ti rimane addosso come un
profumo o un odore sgradevole. Se corro più veloce che posso, forse, posso farli
rimanere dietro a me. Prova anche tu”.
“Perché vuoi sfuggire ai pensieri?”
“Perché mi danno noia, non faccio altro che pensare ai miei pensieri”.
“Se ci pensi vuol dire che hai pensieri pesanti”
“I pensieri non sono pesanti ma ti distolgono dalle attività della vita”
“ Cosa vorresti fare che i pensieri te lo impediscono?”
“Voglio guardare un fiore senza pensare che ha un colore, una forma, un profumo”
“Ma non è possibile”
“Se non facessi più pensieri sulle cose non mi farei domande e non cercherei un fiore
più profumato o più colorato. Tutto sarebbe più semplice, mi potrei accontentare. Non
avrei più paura di scoprire cose nuove perché non mi domanderei più se c’è
qualcos’altro di migliore e rimanere deluso”.
La formichina si fermò a riflettere. Il coniglio, certo, aveva paura di conoscere per
paura della sofferenza e delusione; come le disse la tartaruga e come le disse il
gabbiano, la libertà è saper guardare le cose in modo differente, sapersi mettere in
gioco, poter guardare ogni cosa non con la vista ma con il cuore.
“Quando cambi il modo di osservare le cose, le cose che osservi cambiano”
La formichina ricordò la frase del biglietto e pensò al suo turbamento che lo
tormentava: come pensare in modo diverso quando ti capitano situazioni che
contrastano con ciò che avevi sempre pensato fosse giusto e corretto? Se esiste un
dubbio è perché non c’è equilibrio tra i pensieri e le emozioni. Come ritrovare

l’equilibrio? “Liberati del sé e agisci a partire dal sé allora potrai conoscere. Ogni
qualvolta avrai dubbi, fermati e aspetta l’onda. Lenta di avvicina e poi ti solleva fino
quasi a toccare il cielo. Senti quel momento e ascolta l’emozione. Quella è la risposta.”
Pensò alla cerbiatta e alla carezze che non avevo potuto darle. Erano di altezze troppo
diverse per poter essere equilibrati. La cerbiatta avrebbe potuto sollevare la
formichina e la formichina salire su un arbusto e ritrovarsi tutte e due alla stessa
altezza. Ma la fatica ne sarebbe valsa la pena? La formichina chiuse gli occhi e
aspettò l’onda…
Apparve nei suo pensieri la cerbiatta che le disse: “Impariamo ad amare gli altri per
quel che sono, accettando anche le loro debolezze e i lati negativi. Dobbiamo lasciare
da parte ogni aspettativa da parte nostra, poiché nessuno può essere costretto a
cambiare secondo la nostra volontà. Solo il calore del cuore può riuscire a guarire
vecchie ferite e a rinsaldare rapporti difficili o incrinati. Manteniamo intatta la
nostra attitudine spirituale, orientarla sempre verso il bene senza lasciarci
influenzare da persone o situazioni negative. Queste sembreranno sciogliersi nell'aria
da sole, se sapremo mantenerci cordiali e fiduciosi anche nelle situazioni più difficili.
A questo punto, la via che ci porta verso l'energia divina sarà aperta.”
La formichina sorrise dentro di sé; non aveva trovato la risposta, quella che cercava,
ma aveva compreso forse una lezione ancora più importante, cioè che ogni differenza
non è necessariamente un aspetto negativo, che gli ostacoli che si possono trovare
lungo il cammino della vita sono necessari per comprendere cosa è importante, cosa
sono le cose per cui valga la pena di battersi, per conoscere se stessi.
La formichina e la cerbiatta non si videro mai più ma ambedue avevano la
consapevolezza che l’energia invisibile, che l’aveva unite prima, era rimasta. Per quanta
distanza ci possono essere tra due esseri che hanno unito, anche se per breve tempo,
le loro anime, qualcosa dentro di loro è rimasta e anche se distanti chilometri o anni
luce continueranno a comunicare con la stessa energia. Ognuno essere è collegato
all’altro; quando una parola, un gesto, uno sguardo vibra d’energia intensa, andrà ad
influenzare tutto ciò che lo circonda e cambierà la realtà e chi osserva la realtà. Da
questa legge non si può prescindere e non si può sfuggire.
L.C.


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