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ATTUALITÀ

giovedì
3 ottobre 2013

25

Il leggendario atleta fiumano, oro nella 50 km alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, ha tagliato un altro traguardo

Abdon Pamich

una marcia lunga ottant’anni

B

uon compleanno, carissimo Abdon Pamich. Il
leggendario marciatore
fiumano compie oggi 80 anni. È
stato uno dei più grandi e longevi
marciatori della storia, almeno
prima che la specialità subisse le
innovazioni proveniente dall’Europa orientale. L’esperto inglese
Mel Watman lo ha definito “the
most consistently great long distance walker of all time”. In
un ventennio di attività si presume che Pamich abbia percorso
a piedi almeno due volte il giro
del mondo. Ha partecipato a cinque Olimpiadi, conquistando la
medaglia d’oro nel 1964 (e salendo altre due volte sul podio),
e a sei edizioni dei Campionati
d’Europa, vincendo due titoli
consecutivi nel 1962 e nel 1966.
La marcia è esercizio atletico di
rigore estremo e Pamich l’ha interpretata sempre con esemplare
correttezza stilistica. Erede della
gloriosa scuola italiana che si rifaceva agli Altimani e ai Frigerio,
ha contribuito alla sua continuità con una dedizione e una
tenacia quasi ascetica. Sempre
molto riservato e fin troppo taciturno, ben proporzionato nel
fisico (1.83 per 74 chili le sue misure standard), ha avuto le armi
vincenti nella determinazione
estrema e in un temperamento
capace di sostenerla. Specialista
dei 50 chilometri, la “distanza
della verità”, possedeva la rara
capacità di emergere nella parte
conclusiva delle gare, quando più
crudelmente la fatica mordeva
muscoli e volontà.
In occasione del suo compleanno
un gruppo di amici del sito specializzato Marcia Italiana, fra i
quali Maurizio Damilano, Augusto
Frasca, Vanni Loriga e Vittorio
Visini, si è fatto promotore presso
la Presidenza federale affinché si
faccia una giornata di festa anche
per ricordare il 49° anniversario della sua vittoria Olimpica di
Tokyo 1964. Il Presidente federale Alfio Giomi si è dichiarato
senz’altro d’accordo nel supportare questa iniziativa, la cui data
è stata fissata il prossimo 18 ottobre, alle ore 11.30, presso la
sede della Federazione Italiana di
Atletica Leggera a Roma.

|| Secondo i suoi calcoli Pamich ha percorso in solitaria circa 300mila chilometri nel corso della sua carriera

|| Pamich sul gradino più alto del podio ai Giochi diTokyo
Nato il 3 ottobre del 1933 a
Fiume, figlio di un commercialista, una lontana discendenza per
parte di nonna da un Solomon
doge veneziano, l’inconsueto
nome da protomartire cristiano,
nel 1947 fu costretto a rifugiarsi
con la famiglia in un campo profughi. Dopo gli studi di agrimensura,
ha conosciuto l’atletica a Genova,
seguendo le orme del fratello
maggiore Giovanni, presso la gloriosa AAA creata da Tullio Pavolini
e dove il prezioso e riservato
Giuseppe Malaspina lo ha trasformato in animoso marciatore
da lunghe distanze. Sposato a 24
anni, due figli (Tamara e Sennen,
altro nome da martire cristiano),
ha gareggiato quasi tutta la vita
con la maglia della società per la
quale lavorava nel campo dei petroli, la Esso. E contro la quale, a
fine stagione agonistica, ha battagliato a lungo in sede legale per
vedersi riconoscere diritti d’immagine e prebende economiche.
In nazionale dal 1954 al 1973
(con la maglia azzurra ha collezionato 43 presenze), Pamich ha
fatto il suo esordio internazionale
con un settimo posto nella 50 chilometri agli Europei di Berna del
1954. Due anni più tardi, ai Giochi
di Melbourne, distrutto dal caldo,
fu quarto nei 50 e undicesimo nei
20 chilometri. Nel 1958, ancora
agli Europei di Stoccolma, salì per

la prima volta sul podio con il secondo posto nei 50. Alle Olimpiadi
di Roma, malgrado le grandi attese, dovette contentarsi della
medaglia di bronzo, alle spalle
del piccolo inglese Thompson e
dell’anziano svedese Ljunggren,
che l’avevano distanziato nella
prima parte del circuito. Nel
1961 ha conquistato il primo successo internazionale vincendo i
50 nell’edizione inaugurale del
Trofeo Lugano. Il 19 novembre
dello stesso anno, sulla pista dello
stadio Olimpico, ha stabilito i primati mondiali delle 30 miglia e
dei 50 chilometri. Nel settembre
1962, a Belgrado, chiudendo la
prima parte della sua stagione
agonistica, si è laureato campione
d’Europa (4h19’46”6) lasciando a
quasi 5’ il secondo classificato.
Il successo più importante lo ha
ottenuto a trentun’anni appena
compiuti, il 18 ottobre 1964, in
un giorno di pioggia e di vento,
vincendo a Tokyo l’oro olimpico in
4h11’12”4 al termine di un lungo
duello con l’inglese Vincent Nihill,
arresosi solo nel finale (4h11’31”2
il tempo conclusivo). La gara, per
Pamich, fu resa ancora più drammatica da un attacco di violenti
dolori gastro-intestinali causati da
un bicchiere di the freddo, risolto
al 38° chilometro con una sosta
dietro un cespuglio. Due anni più
tardi, agli Europei di Budapest,
allungò la sua serie d’oro vincendo ancora il titolo continentale
(4h18’42”). Il prosieguo della
carriera lo ha visto ancora impegnato in sede olimpica al Messico,
nel 1968, quando da precarie
condizioni fisiche fu costretto al
ritiro. Nel 1969, ai Campionati
d’Europa di Atene, tornato sui 20
chilometri, si fece ancora valere
con un sesto posto. Molto amara
invece risultò l’ultima presenza
olimpica, nel 1972, quando alle
soglie dei quarant’anni venne
squalificato sui 50, un infortunio
nel quale non era mai incappato
prima. Nella sua lunga attività –
tra il 1955 e il 1971 – il silenzioso
Pamich ha conquistato 40 maglie
tricolori, equamente distribuite
tra 10 chilometri su pista, 20 e 50
chilometri su strada. Ancora oggi
nessun altro italiano è giunto a
tanto.

|| Siamo nel 1964: Abdon Pamich taglia il traguardo e vince l’oro olimpico nella 50 km
Da un campo profughi al record del mondo
Rifugiato in Italia dopo il passaggio di Fiume alla Jugoslavia, Pamich
si accostò alla marcia nel campo profughi di Trieste con il fratello
maggiore Giovanni. Esordì a 17 anni e nel 1952 vinse il Trofeo
nazionale Pavesi organizzato dal Corriere dello Sport (come il
fratello l’anno prima). Traslocato a Genova (impiego alla Esso), nel
1954 fu settimo sui 50 km agli Europei, nel 1956, Giochi olimpici
di Melbourne, arrivò quarto nella 50 km e undicesimo nella 20 km.
Argento sulla distanza più lunga agli Europei del 1958, nella stessa
specialità conquistò il bronzo alle Olimpiadi di Roma, città in cui il 19
novembre 1961 stabilì due record mondiali: 4h14’02”4 nella 50 km,
4h04’56”8 al passaggio delle 30 miglia.

Il deserto australiano, il gelo giapponese
Già campione d’Europa nel 1962, nel 1964 vinse alle Olimpiadi di
Tokyo l’oro della 50 km: “Favorito a Melbourne, più che favorito
a Roma, il marciatore azzurro non aveva mai colto nel segno e
già gli stava per essere assegnata quella qualifica di predestinato
all’insuccesso che nell’atletica leggera è abbastanza ricorrente.
Ricordiamo Pamich fermato in gara per una pura banalità a
Melbourne e poi investito da folate di sabbia in quell’assurdo percorso
australiano che passava attraverso zone di autentico deserto:
l’averlo oggi visto trionfare in una giornata del tutto opposta, perché
gelida, battuta da mattina a sera da una pioggia continua che ha
martirizzato tutti, ci è parso un atto di giustizia verso la sua caparbietà
di atleta e la sua serietà di uomo troppo deriso nelle due Olimpiadi
precedenti, dove senza dubbio il più forte era lui”. (Gualtiero Zanetti,
19/10/1964)

Un olimpionico con il mal di pancia
A Tokyo Pamich si impose nonostante “una crisi viscerale, risolta al
38° km con una sosta obbligata sotto l’occhio sbigottito degli spettatori
giapponesi”. Non fu facile neanche piegare l’inglese Nihill, “quasi
50 chilometri fianco a fianco, con la grave preoccupazione di sapere
che, in caso di finale a due, l’inglese doveva ritenersi leggermente
favorito. Allora Pamich ha dovuto condurre la gara a strappi, sempre
costringendo Nihill a faticosi inseguimenti e finalmente, sull’ultima
rincorsa, l’inglese ha ceduto” (Zanetti). Di nuovo campione d’Europa
nel 1966, Pamich fu costretto al ritiro ai Giochi di Città del Messico
(1968) e ai Campionati europei del 1969 (sesto nella 20 km), fu
ottavo in quelli del ’71, squalificato ai Giochi di Monaco (’72). Cultore
quasi ascetico della disciplina continuò l’attività come veterano,
vincendo nel 1985 il Mondiale master sulla 5 km. Secondo i suoi
calcoli Pamich ha percorso in solitaria circa 300mila km in carriera.


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