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MOZIONE PROGRAMMATICA CIABOCCHI SEGRETARIO .pdf



Nome del file originale: MOZIONE PROGRAMMATICA CIABOCCHI SEGRETARIO.pdf
Titolo: "SENZA LA BASE SCORDATEVI LE ALTEZZE"
Autore: o.giovanelli

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"SENZA LA BASE
SCORDATEVI LE ALTEZZE"
DOCUMENTO PROGRAMMATICO A SOSTEGNO DELLA
CANDIDATURA ALLA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL CANDIDATO

MASSIMO
CIABOCCHI

"SENZA LA BASE SCORDATEVI LE ALTEZZE"
DOCUMENTO PROGRAMMATICO A SOSTEGNO DELLA CANDIDATURA ALLA
SEGRETERIA PROVINCIALE DEL CANDIDATO MASSIMO CIABOCCHI

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Per la salvezza del PD

I partiti e i partiti della sinistra in particolare nel nostro Paese hanno conosciuto passaggi
drammatici nella loro storia, quella che stiamo attraversando quindi non è una crisi
impossibile da affrontare e da risolvere. La precondizione per farlo è alzare la testa dalla
sabbia e avere il coraggio di discutere con linguaggio di verità. Con questo spirito questo
documento vuole essere un punto di partenza per il dibattito congressuale del PD della
provincia di Pesaro e Urbino con un occhio ben attento alla dimensione della nostra
funzione. I risultati delle primarie del 25 novembre 2012, l’esito elettorale negativo a livello
nazionale e locale ottenuto il 24 e 25 febbraio scorso, che ha investito pesantemente
anche la nostra Provincia, le drammatiche giornate seguite all’elezione del Presidente della
Repubblica, la formazione di un governo di “servizio al Paese” d’intesa con PDL e Scelta
Civica, ci consegnano un grumo di problemi che vanno affrontati con una profondità
adeguata di analisi e di proposta perché la posta in gioco è la sopravvivenza del PD. In
altre parole ci giochiamo la sopravvivenza di un progetto

per un grande partito della

sinistra riformista europea in grado di rappresentare in Italia una alternativa al centro
destra e al populismo. Questa è la posta in gioco ne più ne meno. Letture edulcorate della
realtà non sono utili, anche dopo il recente voto alle elezioni, e non può distoglierci dalla
difficoltà ad interpretare un ruolo vincente nazionale. La ricerca di risposte semplificate
non solo non saranno in grado di evitare il fallimento del progetto PD ma rischiano di
mandare in frantumi una storia intera di battaglie e conquiste, lasciando il campo libero ad
una egemonia della destra liberista fondata su una ingiustizia sociale crescente e al
logoramento delle basi democratiche del Paese a forza di forti dosi di populismo e
antipolitica. Veniamo dal peggior risultato politico della storia della sinistra nel nostro
territorio. E in questo abbiamo pagato anche e in maniera forte i personalismi. Con la
proposta politica avanzata nella nostra provincia non siamo riusciti ad essere
rappresentativi né delle sofferenze né delle speranze dei ceti più dinamici della provincia
ovvero

lavoratori

ed

imprenditori.

Fuori c'è un mondo del lavoro che ha bisogno di reagire alla crisi con interlocutori forti e
legittimati, non riusciamo ad agire nel quotidiano, non siamo più disponibili per questo
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esercizio fondamentale nella vita del partito. In questa crisi del PD provinciale ognuno
deve raccogliere le proprie responsabilità, nessuno escluso, e certamente anche chi ha
governato e organizzato il partito fino ad ora ha le sue responsabilità.

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Il PD serve se serve all’Italia

All’Italia serve una forte, radicale scelta di campo per il lavoro e per la giustizia sociale.
Agli italiani serve recuperare la certezza che solo una democrazia forte e partecipata può
farci uscire dal pantano. Il centro sinistra deve accreditarsi come il soggetto che può
garantire questo cambio di passo. Non serve all’Italia una generica retorica della
modernizzazione che ha influito anche sulle forze progressiste italiane e le ha condotte ad
una non marginale subalternità culturale nei confronti della finanza in economia e di una
presunta meritocrazia senza pari opportunità. Già adesso principi fondanti i diritti e le
libertà sanciti nella nostra Carta Costituzionale sono di fatto svuotati e negati apertamente
senza che ciò produca reazioni all’altezza della sfida: si è spezzato nel nostro “popolo di
riferimento” il nesso fra difesa ed espansione della democrazia, e crescita della giustizia
sociale, quasi fossero aspetti separati o addirittura contrapposti. Le conseguenze sul piano
politico sono evidenti: sempre maggiori difficoltà ad affermare il valore dei diritti da
tutelare sul piano sociale e civile quasi fossero privilegi, l’uomo solo al comando, tendenze
“presidenzialistiche di fatto” prive di qualsiasi riflessione sull’equilibrio dei poteri a garanzia
della democrazia,

l’esasperato personalismo e carrierismo. Il PD non è immune e

registriamo fenomeni come lo scardinamento del rapporto fra azione politica e pensiero,
lo svuotamento di senso dei gruppi dirigenti, la

proclamazione

continua della “

reinvenzione”, “rifondazione”, “ricostruzione” della rappresentanza politica a sinistra senza
che si sedimenti nella continuità del tempo un ragionamento, un’ analisi, un progetto, una
classe dirigente. Il risultato è che in un contesto che richiederebbe nettezza e chiarezza di
visione quello che trasmettiamo spesso è un senso perenne di indefinito, di precarietà,
che rafforza l’idea di un partito vissuto come “spazio politico” dove giocare i propri destini
personali piuttosto che un “soggetto politico” capace di agire nella società e produrre
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cambiamento. La stessa

promozione di nuove classi dirigenti (la nozione ben più

complessa di estensione delle classi dirigenti, nel senso di classi dirigenti sempre più
larghe e diffuse, è del tutto scomparsa) si perde in fretta nel personalismo, nel
restringimento in “gruppi” e nell’invecchiamento precoce quasi fossimo vittime di una
sindrome compulsiva alla distruzione . Così il PD non viene percepito come qualcosa che
serve. C’è un elettorato potenziale ampio, c’è ancora un voto

forte spinto anche

dall’impossibilità di spostarsi altrove. Ma, guardando i voti assoluti anche delle recenti
amministrative,

c’è

un

elettorato

crescente

che

ci

sta

abbandonando

prima

“sentimentalmente” e poi nel voto, tornerà a votarci ? Non è affatto scontato. Il voto di
appartenenza in senso classico è pressoché tramontato. Anche nelle zone di tradizionale
insediamento della sinistra di governo com’è la nostra facciamo fatica ad essere
maggioritari nei ceti dinamici della società quelli cioè legati al nostro ideale cardine : il
lavoro fatto e prodotto. Siamo totalmente fuori dai settori in particolare giovanili esclusi
dal mondo del lavoro e dal tradizionale sistema di welfare. Il miglior modo per rispondere
a questa situazione è partire da ciò che serve al paese, alle nostre città, da intendersi
sempre meno come luoghi (la frantumazione localistica, una certa retorica del territorio si
sta manifestando come un fattore di subalternità e un grave handicap nella capacità di
sintesi che un partito come il PD deve saper produrre) e sempre più come persone,
famiglie, imprese.

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La responsabilità del Cambiamento

Pensi al cambiamento? Allora pensa al PD! Non è forse questo il riflesso condizionato che
vorremmo scattasse qualora un lavoratore, uno studente, una donna, un imprenditore, un
immigrato, pensasse alla forza in grado di produrre il cambiamento a lui necessario? La
sinistra automaticamente per decenni è stata associata al lavoro, ai diritti dei lavoratori,
alla giustizia sociale, ai servizi educativi, sanitari, al rigore morale. Oggi tutto questo è
diventato meno certo e chiaro e parallelamente ci si è cucito addosso una idea di
vecchiume, di conservatorismo, di chiusura ai nuovi bisogni e ai nuovi linguaggi.
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Un partito che gestisce il potere, associato al potere, dipendente dal potere e
specularmente più lontano dalla società, più incapace a formulare proposte di sintesi
capaci di cambiare la vita quotidiana delle persone che si fa sempre più difficile e precaria.
Un partito autoreferenziale. Un partito incapace di un vivace confronto intellettuale, che si
allontana anche dalle competenze poiché è chiuso dentro le sue logiche correntizie. Così
veniamo percepiti perché così troppo spesso siamo. La risposta più vistosa e corposa che
a questo stato di cose è stata data negli ultimi anni è stata la “rottamazione”, “le
primarie”, la “ personalizzazione esasperata”, “il primato della comunicazione”. I risultati
non corrispondono alle attese. Se questo modello di partito voleva corrispondere ad un
tempo in cui, come è stato scritto, l’elettorato non è più rappresentabile per blocchi sociali
ma per flussi e questi flussi vanno attirati perché non sono organizzabili, il dato delle
elezioni politiche dimostra che sono risposte insufficienti se non addirittura svianti e
sicuramente improduttive.
A conferma di ciò lo stesso dato delle recenti amministrative per noi più positivo viene
letto giustamente dai più come il frutto del fatto che il PD può, nonostante tutto, mettere
ancora oggi in campo un maggiore radicamento territoriale e classi dirigenti meno
improvvisate, complessivamente più credibili di quelle del centro destra o dei 5 stelle.
Quindi chi progetta l’uscita dalla crisi del PD attraverso un semplice ricambio generazionale
sta drammaticamente sotto le necessità e rischia di portare il partito fuori strada. Senza
dire che la lettura che di questo atteggiamento viene data dall’esterno, spesso
giustamente, è quella di un semplice ricambio di ceto politico e non di autentico
rinnovamento. A Pesaro e provincia, la personalizzazione della politica ha prodotto una
tendenza ad escludere a restringere le decisioni a circuiti sempre più ristretti e sempre più
autoreferenziali, rinsecchendo la vita degli organismi dirigenti, bloccando il carattere
plurale della sua vita interna, vera anima del PD. Ci si è concentrati troppo sul
rinnovamento anagrafico e poco sulle idee e sui contenuti, con conseguente perdita di
contatti con il territorio senza adeguare la politica del partito alle necessità dei cittadini.

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Cosa fare

Un partito come il PD vive se non è autoreferenziale, se è plurale, se è aperto, se è
organizzato e se è popolare. Il PD è un progetto ancora in divenire quindi fragile,
contraddittorio, ma non è un progetto abortito. Sarebbe un errore immaginare che per
uscire dalle

difficoltà ognuno pensi di tornare alle proprie casematte. Il lavoro di

costruzione di una identità propria del PD deve continuare con la netta scelta di campo di
stare dentro l’evoluzione della sinistra europea, con un innalzamento della elaborazione
intellettuale sulle domande vecchie e nuove che il mondo pone alle forze progressiste,
mettendosi in rete con la conoscenza diffusa e gli specialisti che la società contemporanea
offre, con una sperimentazione di forme sempre più inclusive di democrazia partecipata. Il
valore degli iscritti è centrale. La partecipazione degli iscritti, la cura non
episodica del rapporto con l’elettorato, sono anche componenti crescenti , fra l’altro,
della stessa sopravvivenza del partito dal punto di vista finanziario. La politica costa e se
abbiamo scelto la trasparenza e la dipendenza dai contributi volontari dei nostri iscritti e
dei nostri elettori il loro ruolo e il rapporto con loro sarà decisivo. Servono atteggiamenti
inclusivi, le decisioni vanno prese negli organismi di partito, non da pochi. Serve un
rinnovamento delle idee, del modo di vedere e affrontare i problemi e certo non
anagrafico. Serve l'elaborazione di una proposta politica all'altezza della grave situazione
che il Paese sta affrontando.
La vita degli organismi dirigenti ad ogni livello deve essere più ricca, meno episodica.
C'è un grande lavoro da fare sul senso di appartenenza al progetto del PD, che non vuol
dire unità a tutti i costi. Il partito deve essere in grado di fare sintesi del dibattito politico.
Per questo è necessario ripartire dai territori. Un partito smette di essere percepito come
precario e confuso se i propri organi dirigenti consentono una continuità di lavoro oltre gli
incarichi pro tempore dei singoli, se si deposita una elaborazione e una progettualità non
legata alle emergenze o alla comunicazione, se un partito insomma da cronaca si fa storia.
La distinzione fra vita degli organismi dirigenti del partito dalle cariche istituzionali è in tal
senso determinante. E’ necessario separare il più possibile la composizione degli
organismi, segreteria e direttivi dagli Amministratori di qualsiasi grado. C’è una autonomia
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delle istituzioni che va rinvigorita, e specularmente c’è una autonomia del partito che va
reinventata poiché si è totalmente persa in una dipendenza dagli amministratori, dalle
cariche di governo. Il partito deve proporre, indirizzare, anche controllore i propri
amministratori che pure rimangono autonomi nell’esercizio delle loro funzioni. Oggi
troppo spesso avviene esattamente il contrario, gli amministratori controllano il
partito e si creano delle vere e proprie cricche che svuotano gli organismi e
puntano ad usare il partito come rendita di posizione per i loro fini. Infine il
partito deve recuperare il senso di una propria soggettività politica. Il partito non è uno
spazio dove si muovono le legittime ambizioni dei singoli. Il partito è un soggetto che
agisce e cambia la società se sa decidere. La capacità di decidere e di mantenere le
decisioni nel confronto è ciò che distingue un soggetto politico da uno spazio politico. Lo si
deve sapere i singoli aderendo ad un partito, secondo regole democratiche certe, devono
cedere sovranità al partito, rinunciano agli aspetti di interesse individuale, di gruppo, di
territorio. Altrimenti un partito diventa una babele incomprensibile e inaffidabile.

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Un partito che sa scegliere

Le larghe intese sono una scelta di servizio al paese, frutto del risultato elettorale. Le
larghe intese non sono la nostra strategia politica per il futuro e i congressi di circolo,
provinciali e nazionale non debbono essere considerati l’occasione per una sorta di
referendum sul Governo. Il congresso deve farci guardare avanti. L’ambizione del PD:
essere il soggetto riformista del 21° secolo. Il nostro campo è il centro sinistra. Questa
funzione che ci siamo auto assunti comporta una coerenza di movimento in un quadro
politico ancora così frantumato e possiamo dire malato. Se ci fermiamo ad analizzare
attentamente le recenti elezioni politiche, il PD è stato l’unico partito che poteva dirsi non
dipendente da una persona. Se avessimo vinto nettamente avremmo dato un contributo
decisivo a superare questa anomalia italiana. Il fatto che invece ci sia stata l’affermazione
di un altro partito/movimento totalmente dipendente da un leader, mentre altri movimenti
come l’IDV sono pressochè scomparsi, non ci deve far abbandonare la scelta di garantire
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all’Italia una dialettica politica normale, bipolare, fra centro sinistra e centro destra. E’
prevedibile che la scomposizione e ricomposizione del quadro non sia ancora finita. Proprio
per questo è importante al sud come al centro e al nord fare del PD il soggetto che sappia
riorganizzare stabilente il campo del centro sinistra, oggi non solo frantumato in quanto a
sigle ma disperso in quanto ad elettori. Quell’idea di partito perno di un campo
progressista è quanto mai importante. Anche a livello locale bisogna muoversi con questo
obiettivo già dalle prossime elezioni amministrative.
Il PD provinciale è quasi scomparso dal dibattito politico, da tanto, troppo tempo non si
prende posizione sui temi fondamentali per la vita dei cittadini nella provincia.
Il mondo è cambiato e va quindi cambiato anche il modo di discutere all'interno del
Partito. E' necessario cercare il contatto con la gente, ascoltandola sempre, con umiltà. Ci
sono oggi troppi atteggiamenti di intolleranza alle critiche. Si deve partire dal principio che
la critica costruttiva è sempre positiva, ne vanno colti gli aspetti positivi e non cestinata
con atteggiamenti di chiusura.

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I TEMI
In questo contesto generale, fondamentali sono le tematiche da affrontare legate ai nostri
territori oltre che al livello nazionale:

LAVORO IMPRESE ECONOMIA CREDITO EVASIONE FISCALE E RIFORMA DEL
FISCO
L’Italia e il nostro territorio provinciale stanno cambiando radicalmente sotto i nostri occhi.
Il modello di sviluppo che ci ha dato benessere, occupazione, servizi, opportunità di
crescita è in crisi profonda e strutturale. Niente sarà più come prima dobbiamo esserne
consapevoli ma questo non significa che dobbiamo abbassare le nostre aspettative di
benessere. Ogni crisi è nello stesso tempo un problema e una opportunità. I congressi del
PD devono aiutare a dare consapevolezza

di ciò, e a costruire una risposta politica a

questo profondo cambiamento. Per offrire le giuste soluzioni al sistema, va rivolta
un’operazione di ascolto alle associazioni di categoria e a quelle sindacali che ben
conoscono i problemi legati al mondo del lavoro.
Immaginare e costruire un nuovo modello di sviluppo. Riorganizzare i servizi
alla piccola e media impresa, sostenere le esportazioni, qualificare il rapporto
scuola/università/ lavoro, promuovere l’economia verde, un futuro rinnovato
per l’agricoltura, la grande risorsa del turismo rapportato alla cultura, al
paesaggio, ai beni culturali. Questi possono essere i capisaldi su cui ricostruire lo
sviluppo e sono tutte opportunità che possiamo cogliere. La priorità deve essere quella di
creare lavoro, occasioni di buona occupazione. Il PD che esprime una classe dirigente
diffusa in tutto il territorio provinciale e regionale deve essere promotore di una strategia
coordinata; se si procede in ordine sparso, se si rimane prigionieri di visioni corporative e
localistiche finiamo per essere percepiti come velleitari, improvvisatori e in ultima istanza

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inutili. Dopo il congresso provinciale sarà necessario promuovere una conferenza
economica capace di dare un contributo che possa essere poi rilanciato
coerentemente nei programmi dei comuni che andranno al voto nel 2014.
Di questa conferenza possiamo fin d’ora fissare i capisaldi: Lavoro; giustizia sociale;
credito (la situazione drammatica di Banca Marche non può essere trascurata dalla
politica); fiscalità locale, servizi sociali e servizi alle imprese, ruolo della cooperazione,
ruolo della formazione e dell’università.
Da questi temi deve nascere un patto fra i soggetti sociali e istituzioni perché siamo in
emergenza sociale e a nessuno deve essere consentito di non prendersi la propria quota di
responsabilità.

NON CI SARA’ RIPRESA SENZA UN SISTEMA ISTITUZIONALE CHE FUNZIONA
Il patto fra gli attori sociali e le istituzioni deve avere per oggetto anche una profonda
riorganizzazione del sistema istituzionale. Non è necessario che tutto accada dall’alto per
opera

di

grandi

riforme.

Semplificare

il

sistema

istituzionale

approfittando

dell’opportunità/problema rappresentato dal superamento delle province è una partita che
possiamo giocarci con le nostre forze, con le nostre intelligenze, con le nostre scelte.
Accorpare i comuni in unioni, assecondare il processo di fusioni già in atto e incentivarlo,
conseguentemente riorganizzare tutto il sistema dei servizi, da quelli di funzionamento
delle amministrazioni a quelli rivolti alle persone, alle famiglie e alle imprese, riorganizzare,
accorpare le società partecipate dal pubblico riconducendo a serietà quello che spesso si
manifesta come un poltronificio.
Particolare attenzione ai territori svantaggiati e alle aree montane che in una riforma
complessiva devono trovare soluzione o perlomeno sollievo alle tante problematiche legate
alla conformazione geografica.

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Tutto questo nell’ambito temporale del mandato di un segretario di federazione del PD si
può fare ed è questo che un partito di governo deve saper promuovere. Questo è fare
POLITICA. Il valore aggiunto di questo impegno sarà molto più alto per la nostra società di
qualsiasi politica di facciata, di feste o parate preoccupate solo di promuovere l’immagine
di questo o quel dirigente.

RAPPORTO PROVINCIA-REGIONE-GOVERNO
Il nostro territorio provinciale è stato preso ad esempio per alcuni decenni, per il suo
sistema imprenditoriale cresciuto in modo armonico anche grazie al lavoro dei comuni, per
il suo sistema di servizi sociali, per la qualità della sua proposta culturale. Questo grande
patrimonio non è perduto, in gran parte esiste ancora, ma la crisi lo sta logorando e
manca una forte capacità di progettazione del futuro. Ma con tutta la buona volontà
possibile quello che distingue la situazione odierna dal recente passato è che non
possiamo farcela da soli. Cogliere le opportunità proposte dall’Europa e dal progetto della
macro regione adriatica, essere consapevoli che molte partite si giocano oggi a livello
regionale, portare la nostra questione territoriale sui tavoli nazionali è ormai
indispensabile. Il tempo dell' "autarchia" è finito. Un gruppo dirigente che sa proporsi unito
a questi livelli è la sfida che la nuova direzione politica provinciale del PD dovrà vincere e
per farlo dovrà lasciarsi alle spalle il personalismo e l’opportunismo che ha caratterizzato la
guida politica di questi ultimi anni.

Di seguito alcuni temi su cui in particolare si gioca questa partita:
1) CULTURA TURISMO AMBIENTE E AREE INTERNE
Una azione di stimolo e sviluppo verso quei settori che sono naturalmente sviluppabili nella
nostra realtà provinciale, non può prescindere dal promuovere ambiente e cultura dei
nostri territori.

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In questo riusciremo a far si che l'industria del turismo possa crescere rigogliosa e dare
nuove opportunità di impiego ai giovani che vogliono rimanere radicati e vicini ai luoghi
dove sono nati e vivono. Sono necessarie politiche coraggiose di valorizzazione e tutela
delle aree di particolare pregio naturalistico. Dobbiamo porre particolare attenzione alle
spinte provenienti dalla comunità europea, in tema di accessibilità e sostenibilità turistica,
cercando di sfruttare a pieno le possibilità che ci vengono offerte dalla programmazione
dei finanziamenti sui bandi europei. Per questo abbiamo il dovere di rivolgerci alle
amministrazioni perché promuovano progetti volti in tal senso. Il turismo se è accessibile,
è per tutti, a prescindere dalle capacità o attitudini di ciascuno. Le Aziende Turistiche della
provincia godrebbero in tal modo, di una nuova fetta di mercato che ad oggi, come
riportato dagli operatori, è del tutto sottostimata.

2) SANITA' ASSISTENZA E INTEGRAZIONE SOCIALE
Un ruolo fondamentale nella vita delle persone lo ha certamente il livello sanitario e sociale
del territorio in cui si trova a vivere . Quello nei confronti del sistema sanitario della area
vasta marche nord e di tutto il sistema sociale provinciale degli ambiti, deve essere un
ruolo di tutela, affinché venga garantito il livello minimo di efficacia e pronto intervento
verso i cittadini di tutto il territorio provinciale, evitando di depauperare le aree interne e
appesantire gli ospedali della costa abbassando il livello qualitativo delle prestazioni per
tutti. Una presa di posizione sul tipo di sanità che vorrebbe il PD, sul tema dell'ospedale
unico, sul sistema organizzativo più adeguato esercitando il proprio ruolo. Discernendo in
maniera adeguata le due questioni fondamentali della Sanità, quella Ospedaliera e quella
Territoriale.
Favorire il mantenimento dei livelli attuali e dove possibile tendendo al miglioramento degli
standard dell'assistenza agli anziani, ai disabili e alle fasce deboli.
Favorire il dialogo e l'integrazione sociale tra i cittadini e gli immigrati che continuamente
si insediano nei nostri comuni.

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3) SCUOLA UNIVERSITA' E FORMAZIONE
Scuola, Università e Formazione sono il pilastro fondamentale di ogni Paese moderno e
che guardi al futuro delle nuove generazioni. Naturalmente questo è ancora più
fondamentale in un periodo di crisi economica che può diventare un'occasione per i tanti
talenti che si formano nelle nostre scuole e università. Per questo l'impegno e Governo a
impegnare quante più risorse possibili in questo campo. Nessun Paese civile può
prescindere dal considerare la Scuola e i propri giovani la risorsa fondamentale su cui
investire il futuro.
Un occhio attento e vigile va alla qualità degli strumenti che necessitano a questo settore
e che è la base strutturale del nostro futuro, i giovani. Una maggiore attenzione deve
andare al sostegno nel mantenere quanto più possibile quei plessi scolastici nelle aree
morfologicamente svantaggiate e limitate da infrastrutture insufficienti, sostenere con
forza il buon funzionamento dell'ateneo urbinate magari sollecitando la nascita di nuovi
corsi legati a nuove tipologie di lavoro (ad esempio in campo ambientale e di attività
equestri) che potrebbero rilanciare il nostro territorio nelle nuove tecnologie e quindi verso
il futuro, supportati anche dal sostegno che può venire dal settore della formazione
professionale. Uno sguardo importante va anche alla lotta alla disuguaglianza di accesso
all'istruzione.

4) DONNE E DIRITTI
C'è un grande lavoro da fare e di fondamentale importanza per portare al centro del
confronto oggi più che mai il tema dell'uguaglianza e della parità, della difesa delle
diversità di genere e di opposizione alla violenza di genere.
La discussione e operatività deve essere spostata su un terreno politico e culturale. Perchè
anche se una legge elettorale e norme da applicare per favorire il raggiungimento di una
democrazia paritaria nelle sedi istituzionali è importante, non sarà sufficiente se non viene
aggredito in maniera chiara il deficit di cultura politica interno. Il principio di presenza
paritaria è abbastanza avanzato e ci avvicina ai modelli europei, ma lo scarto tra le regole

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e le pratiche, e quindi tra le regole e i risultati è ancora troppo alto e quindi in questo
senso bisognerà lavorare.
Gli studi più recenti degli organismi internazionali rivelano che i Paesi caratterizzati da una
minor partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono quelli che crescono di meno e
che quindi otterrebbero dall'aumento dell'occupazione femminile un maggior vantaggio in
termini di crescita. In tal senso è necessario lavorare a livello nazionale e locale perchè il
lavoro femminile non è un ostacolo ma un'opportunità. La libertà delle donne di scegliere il
proprio destino, di scegliere il lavoro. la maternità, l'impegno politico, deve essere uno dei
principi guida della politica e delle pratiche del nostro Partito. Perchè conviene anche al
Paese, come dimostra la qualità di vita e la condizione economica dei Paesi che in Europa
questa scelta hanno sostenuto.
Il nostro Partito deve anche prendere consapevolezza, e in tal senso intervenire, sul fatto
che la violenza per essere realmente combattuta ha bisogno di un cambiamento culturale,
nessuna legge, anche la più rigorosa dal punto di vista penale, può arginare la violenza se
non è accompagnata da una volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone.
In questo anche il partito provinciale è chiamato a fare la sua parte, una parte importante.

5) SICUREZZA
Evidenziare la carenza di adeguato personale a disposizione delle forze dell'ordine nelle
opportune sedi e porsi come strumento di elaborazione di piani di sicurezza mirati al
combattimento di particolari reati di microcriminalità legata la momento di crisi e di
violenza di genere che negli ultimi tempo si è sprigionata in tutto il paese colpendo anche
la nostra realtà

6) INFRASTRUTTURE E MOBILITA'
Fondamentale è l'impegno perchè le opere prioritarie vengano portate a termine bel più
breve tempo possibile (Fano-Grosseto) e perchè vengano ripresi i progetti prioritari per il
collegamento della pedemontana e per il miglioramento della viabilità tra la nostra
provincia e l'Umbria. Il tutto deve essere portato avanti nel rispetto delle concertazioni

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territoriali già avvenute. Abbiamo la necessità di trovare una linea che rispetti i territori e
le amministrazioni che hanno trovato unità, anche al di fuori del Nostro Partito,
nell’esigenza delle opere in questione.

7) POLITICHE COMUNITARIE ED ENERGIE RINNOVABILI
Una particolare attenzione va posta sul futuro programma di aiuti europei 2014-2020 che
sarà probabilmente una delle poche fonti di denaro che le amministrazioni locali potranno
intercettare per investire. risulta convincente l'analisi e la proposta dell'associazione
Agenda per lo Sviluppo dell'Economia Sociale che invita i vari attori interessati ad una
concertazione programmatica per la costruzione di "patti locali" visto l'inevitabile
ridimensionamento delle province. appositi approfondimenti vanno sostenuti dalla struttura
politica a supporto dei propri amministratori. cosi come un accento particolare va posto
sullo sfruttamento dell'energia pulita che è probabilmente all'ultima chiamata e va gestita
nel miglior modo possibile per usufruirne dei benefici sia economici che ambientali.

8) GESTIONE E TUTELA DEL TERRITORIO
il nostro territorio è ad alto rischio di dissesto idrogeologico e ogni anno subisce diverse
calamità che drenano risorse importanti e sopratutto in maniera inaspettata
. il nostro Partito dovrebbe esercitare un ruolo importante nel perseguire da parte dei
soggetti preposti, una politica di prevenzione e manutenzione costante del territorio
provinciale.
come nella gestione delle risorse idriche va fatta una riflessione generale sia sull'attuale
gestione e sfruttamento sia sulle possibili conseguenze di un errato sfruttamento. ridare al
territorio le aree industriali inutilizzate perché possano tornare ad essere una risorsa.

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IDEE E STRUMENTI DI UNA BUONA POLITICA

NUOVA COMUNICAZIONE, TRASPARENZA E MORALITA’
Noi dobbiamo diventare in modo inequivocabile il partito della trasparenza e della moralità,
nella vita interna al partito, nel comportamento che pretendiamo dai nostri rappresentanti
nelle amministrazioni, nella gestione delle nomine.
A questo fine il

partito deve attivare tutte quelle nuove opportunità e modelli di

comunicazione che oggi si trovano a disposizione. Innovare

l’informazione e la

comunicazione attraverso l’uso del web/ internet e i social network. La stessa vita
democratica interna può essere resa più ricca da campagne di consultazione su singoli
temi, su progetti, su scelte strategiche. Ma la rete deve essere lo strumento della
trasparenza totale dei contributi che riceviamo, dei nostri bilanci, dell’anagrafe dei nostri
eletti e delle loro situazioni patrimoniali. Il ricorso alla rendicontazione sistematica sia della
attività politica sia della attività amministrativa deve diventare una forma ordinaria di
rapporto con i nostri iscritti e i nostri elettori.

FORMAZIONE POLITICA
Fondamentale è riprendere la buona abitudine di formare i nostri dirigenti locali
organizzando con il supporto del partito regionale e nazionale cicli di corsi in cui i nuovi e i
giovani futuri amministratori possano imparare l'abc della politica e come si diventa un
buon amministratore.

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"SENZA LA BASE SCORDATEVI LE ALTEZZE"
DOCUMENTO PROGRAMMATICO A SOSTEGNO DELLA CANDIDATURA ALLA
SEGRETERIA PROVINCIALE DEL CANDIDATO MASSIMO CIABOCCHI

RAPPRESENTANZA E TERRITORIO
Tutto questo può avvenire solo istituendo quelle gruppi di lavoro o focus tematici sui vari
settori in modo da lavorare in maniera specializzata e puntuale sui temi proposti dando
ampia rappresentatività a tutti territori e pretendendo una verifica dei lavori svolti e i
risultati prodotti.
importanti sarebbero i momenti plenari in cui dibattere con tutto il territorio provinciale le
problematiche emerse dai gruppi di lavoro dei territori.
tutto questo potrà portare ad una valutazione obiettiva del PD che vogliamo e a quella
meritocrazia a cui sempre si ambisce ma alla quale nel recente passato raramente si è
approdati.

Il documento vuole essere una base programmatica da integrare e
ampliare

con

il

fondamentale

contributo

di

coloro

che

parteciperanno alla discussione congressuale nei vari circoli del
territorio provinciale.

EMAIL: ciabocchisegretario@gmail.com
FACEBOOK: Ciabocchi segretario

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