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* Oggi in edicola con La Stampa *

W

LA
LA STAMPA
STAMPA
QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013 • ANNO 147 N. 319 • 1,30 € IN ITALIA (PREZZI PROMOZIONALI ED ESTERO IN ULTIMA) SPEDIZIONE ABB. POSTALE - D.L. 353/03 (CONV. IN L. 27/02/04) ART. 1 COMMA 1, DCB - TO www.lastampa.it

Il bacio della No Tav

L’intelligence britannica

Il Papa all’Angelus

Il poliziotto: è stata
una provocazione

Diplomatici spiati
anchenegli alberghi

Francesco:nonfatevi
ingannaredaisantoni

«Atto ostile che rasenta il reato»
La ragazza: nessun gesto di pace,
volevo solo prenderlo in giro
Numa, Sceresini e Tropeano A PAG.15

Dall’archivio di Snowden spunta
il programma «Royal Concierge»
Intercettazioni in 350 hotel di lusso
Matteo Alviti A PAGINA 12

Il Pontefice «farmacista» mostra
la scatoletta col rosario: prendete
la Misericordina, fa bene al cuore
Giacomo Galeazzi A PAGINA 14

Civati annuncia una mozione di sfiducia. Renzi: si dimetta prima del voto. Torino decide se indagarla: da noi comportamento inappuntabile

Pd, pressing sulla Cancellieri
Fassina: rapporto incrinato. Il ministro: aspetto un segnale da Letta
DECRETO IMU

CENTRODESTRA DIVISO

Via in settimana
L’EQUIVOCO la seconda rata

SU MODERATI
E RADICALI

La tassa non sarà abolita
sugli immobili agricoli
Alessandro Barbera A PAGINA 9

Mentre infuria la guerra dei
numeri sui primi risultati delle
primarie, cresce nel Pd la fronda contro il ministro Cancellieri. Il candidato alla segreteria
Civati annuncia una nuova mozione di sfiducia dopo quella del
M5S. Fassina non condivide anche «se il rapporto con il Guardasigilli ormai si è incrinato».
Renzi: si dimetta. ALLEPAG.2,3,7E8

D

MASOLINO D’AMICO

IN PROCURA NESSUNA IRREGOLARITÀ
CARLO FEDERICO GROSSO

L

a notizia, pubblicata ieri da La Stampa, secondo cui ambienti del ministero della Giustizia riterrebbero che la Procura della

Repubblica di Torino abbia
commesso irregolarità nella
gestione della vicenda Cancellieri mi ha lasciato interdetto.
CONTINUA A PAGINA 27

Doris Lessing aveva 94 anni

ACQUISTATI 300 JET DA BOEING E AIRBUS, LE COMPAGNIE ETIHAD E EMIRATES INVESTONO 150 MILIARDI DI DOLLARI

Aerei, l’incredibile shopping degli emiri

N

ella sua lunga e attivissima vita, da lei
stessa rievocata fino al 1949 in Sotto la mia
pelle (1994) e fino al 1962 in
Camminando nell’ombra
(1997), Doris Lessing ha
conosciuto parecchie realtà sociali, dalla Persia oggi
Iran dove nacque, alla
Rhodesia del Sud oggi
Zimbabwe dove crebbe, all’Inghilterra dei suoi genitori e della sua lingua.
CONTINUA A PAGINA 28

Baudino ALLE PAGINE 28 E 29

REPORTAGE

Birmingham,
lacittàchenega
ilfuturoaifigli
CLAUDIO GALLO
INVIATO A BIRMINGHAM

L

a strega di Hänsel e
Gretel adesso abita a
Birmingham e continua a mangiare i bambini.
L’orribile fama dei servizi
per l’infanzia della seconda città inglese è tornata
alla ribalta l’altro giorno.

CONTINUA A PAGINA 27

Alfaniani, convention il 30
Primarie per le cariche
e autofinanziamento
MARVAN NAAMANI/AFP PHOTO

Servizi DA PAGINA 4 A PAGINA 6

AddioLessing,
ilNobel
delledonne

1

LUCA RICOLFI
unque, un’altra
coppia politica è
scoppiata. Dopo
Monti e Casini, il
cui matrimonio
pare aver giovato più all’astuto
leader Udc che all’inesperto
professore, ora sono Berlusconi e Alfano a separare i propri
destini. Presidente e segretario del Pdl, fino a ieri uniti nel
medesimo partito, ora sono alla testa di due partiti distinti,
Forza Italia e Nuovo Centrodestra (nome provvisorio, a quel
che capisco).
Fu vera novità?
Non lo sa nessuno, ma forse
lo capiremo presto, magari
già alle elezioni europee (maggio 2014). Per ora, più che lanciarsi in profezie, mi parrebbe
utile riflettere sulle parole che
si usano. Le parole sono segnali importanti, non tanto
perché hanno il potere di chiarire, ma perché, più spesso,
hanno il potere di confondere.
Comincerei da due parole
chiave, quella usata da Eugenio Scalfari per salutare la
nascita del partito di Alfano,
e quella usata da Berlusconi
per definire l’elettorato della
rinata Forza Italia.

LETTERATURA

Lo sceicco di Dubai, Mohammed bin Rashid al-Maktoum, davanti a un Airbus A380 di Emirates Airline

Roberto Giovannini A PAGINA 18

Il consumo sceso ai minimi storici da 150 anni: rivoluzionate le abitudini alimentari

Mai così poco pane, vincono le diete
ROCCO MOLITERNI

C

hissà se gli italiani hanno deciso di seguire i consigli (si fa per dire) di Maria Antonietta e al pane preferiscono le brioche, sta di fatto che quella che era la star della
loro alimentazione non se la passa troppo bene. I consumi sono quasi crollati e d’altronde
anche dire «pane al pane» è diventato difficile
in un’Italia sempre più ipocrita. Probabilmente
però più che i consigli della Regina di Francia gli italiani hanno seguito quelli del dietologo o del medico di famiglia, che appena li vede di un chilo sovrappeso gli inti-

ma: «Basta con il pane». Poi certo non hanno agevolato la presenza di biove e rosette sulle nostre
tavole le mille allergie cresciute negli ultimi anni, in primis quella al glutine. Ma forse è anche una questione di immagine. Da sempre
simbolo di un mondo povero e contadino che
non poteva permettersi altro, il pane ha perso
appeal rispetto al companatico. Certo i mangiapane a tradimento sono sempre in agguato,
ma con l’aria che tira anche loro devono stare attenti. Perché con la crisi economica pure guadagnarsi la classica pagnotta è diventato un miraggio.
Castagneri A PAGINA 17

CONTINUA A PAGINA 11

2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

U

GIUSTIZIA
IL CASO GUARDASIGILLI

Cancellieri in bilico
Renzi: si dimetta
prima del voto
Civati annuncia: “Presenterò anch’io unamozionedi sfiducia”
Fassina critica ma ammette: “Rapporto incrinato col ministro”
GRAZIA LONGO
ROMA

Si apre una crepa nel governo
sulle ingerenze del ministro
della Giustizia nel caso Ligresti. Il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, Pd, si
dissocia dalla«blindatura» di
Annamaria Cancellieri finora
perseguita dal premier e dall’esecutivo: parla di «un rapporto di fiducia incrinato» e
non rinnega la possibilità delle
sue dimissioni.
Al contempo però Fassina
bacchetta aspramente il candidato alla segreteria Pd Pippo Civati, che domani inten-

Centrodestra
compatto, sia Alfano
sia i berlusconiani
la difendono
de presentare all’assemblea
del partito una mozione per
chiedere le dimissioni della
Cancellieri, da affiancare a
quella del M5S. Mozione che
Civati ha scritto insieme al
senatore pd ed l’ex magistrato Felice Casson. Un protagonismo che non piace al viceministro dell’Economia.
«Valuteremo tutti insieme in
assemblea - dice - ma un’idea
di partito in cui uno si sveglia
e presenta una mozione indi-

Intervista

Hanno
detto

Fassina

Renzi

«Un’idea di partito
in cui uno
si sveglia e presenta
una mozione
individuale è
inaccettabile»

«Governo a rischio
su questo? Perché?
Le cose su cui si deve
mettere alla prova
sono i temi come
il lavoro»
ANSA

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi

viduale è inaccettabile».
Quanto alla Guardasigilli, la
invita a «valutare attentamente
le posizioni di una parte significativa della maggioranza con
cui il rapporto si è incrinato».
Decisamente più chiaro il messaggio del candidato alla segreteria dei democratici Matteo
Renzi: «Il ministro Cancellieri è
persona perbene, ma deve dimettersi prima ancora della mozione di sfiducia. Dobbiamo però deciderlo tutti insieme». Il
sindaco di Firenze esclude tuttavia che ciò abbia ripercussioni
sulla stabilità del governo: «Perché dovrebbe essere a rischio?
Le cose su cui si deve mettere alla prova sono i temi come il lavoro, la disoccupazione». Non la
pensa così Pierferdinando Casini che su Twitter commenta:
«Renzi da Fazio: si scrive Cancellieri, si legge Letta». E infatti

il ministro per i Rapporti con il
Parlamento Dario Franceschini
è più morbido: «E’ un atto dovuto respingere la mozione dei
grillini e sul resto deciderà il
gruppo. Io però condivido le parole e i gesti del premier e del
Capo dello Stato», che nei giorni
scorsi hanno sostenuto Annamaria Cancellieri.
Dalla parte di Civati si schiera la senatrice democratica Laura Puppato: «Sono con lui al
100% anche in questa richiesta.
La Cancellieri doveva dimettersi giorni fa e il Pd deve uscire
dall’equivoco e lo devono fare
Enrico Letta, il segretario Epifani e anche gli altri tre candidati
alle primarie».
Diplomatico l’altro candidato
alla segreteria, Gianni Cuperlo:
«Non è in discussione la correttezza dell’operato del ministro.
Ma lei e il premier devono valu-

tare se esistono tutte le ragioni
di serenità per adempiere a una
funzione particolarmente delicata, quella del Guardasigilli».
E opinioni diverse si registrano anche sul fronte del centro
destra. «Io sono convinto che la
Cancellieri non debba dimettersi» ribadisce il vicepresidente
del Consiglio Angelino Alfano.
Per Renato Schifani «il ministro
non deve dimettersi. La stimo.
Non mi pare che abbia compiuto
atti che abbiano rilevanza penale». Idem per Renato Brunetta:
«Quello che sta succedendo sulla Cancellieri è indegno da parte
del Pd. Noi non ci lasceremo
coinvolgere in questa guerra per
bande». Mentre Francesco Storace, leader de La Destra, si domanda «perché da nessun parlamentare di destra si senta dire
che la Cancellieri ha sbagliato e
che se ne deve andare a casa».

Il candidato segretario:
gli altri sfidanti siano coerenti

sto non significa che il ministro
abbia commesso un reato».

ELEZIONI IN BASILICATA, RECORD NEGATIVO

Solo il 24 per cento ai seggi
Ha già vinto il non voto
Sembra che vi sia già
quasi un aspirante vincitore nelle elezioni che si chiudono oggi in Basilicata per
designare il presidente della Regione e 20 consiglieri
regionali: è il «non voto»,
considerato che alle ore 19
di ieri aveva votato il 24,40
per cento degli aventi diritto, che sono 575.160. Infatti,
il numero dei votanti è sceso nettamente rispetto alle
precedenti elezioni regionali quando, alla stessa ora
aveva votato il 29,81 per

1

cento. In effetti, per la prima volta in Basilicata già
nei giorni scorsi si è avuta
la sensazione che il «partito» di coloro che avrebbero
scelto di non votare poteva
essere cresciuto: lo scandalo di «rimborsopoli» (un’inchiesta sull’uso illecito di
fondi regionali che ha portato alle dimissioni anticipate del presidente, Vito
De Filippo, del Pd, e quindi
all’interruzione della legislatura e alle elezioni) ha
alimentato la sfiducia.

«Dove sta scritto? La cosa sorprendente è che i quattro candidati alla segreteria del Pd si
sono espressi per le dimissioni
del ministro, insieme a opinionisti e tantissimi altri. Lei ha
sempre detto che nel caso in
Ma se da ministro non ha mai cui si accorgesse che fosse veinterferito con l’inchiesta tori- nuta meno la fiducia di un parnese su Salvatore Ligresti (e fi- tito della maggioranza, ne
gli) e si è limitata a segnalare avrebbe tratto le conseguenze.
la situazione sanitaria di Giu- Se martedì saranno raccolte le
lia Ligresti, perché il Guardasi- 60 firme in calce alla mia mozione di sfiducia, allora Annagilli dovrebbe dimettersi?
«Per un problema di opportu- maria Cancellieri dovrebbe fanità. In un paese dove purtrop- re un passo indietro. Tra l’altro
po la meritocrazia non è un va- segnalo che anche Scelta civica chiede il rimlore condiviso, il
principio per cui
IL PIANO POLITICO pasto e Sc è il
che più si
chi è bravo do«Il punto non è partito
riconosce nel mivrebbe trovare
se abbia o no nistro Cancelliefacilmente lavocommesso reati» ri».
ro, in un Paese
dove la raccoE se invece martemandazione è la regola, un midì al gruppo quelle 60 firme
nistro di Giustizia non può connon saranno raccolte, la decisentirsi un tono confidenziale
sionedisalvareilministrosarà
che travalica un semplice rappoi garantita al momento del
porto di amicizia, quanto il ruovoto?
lo istituzionale ela distanza da «La decisione presa collegialtenere in questo ed in altri casi. mente dovrà essere rispettata.
[G. RU.]
Ripeto, anche se poi tutto que- Me lo auguro».

“Il ministro disse che senza il sostegno Pd se ne andava”
ROMA

S

i meraviglia dello stupore che ha provocato la
sua decisione: «Non ho
fatto altro che sollecitare una
posizione coerente da parte
degli altri candidati alla segreteria del partito. Tutti, da
Renzi a Pittella e a Cuperlo,
sono d’accordo con me che il
ministro di Giustizia dovrebbe fare un passo indietro.
Chiedo coerenza e non accetto comportamenti ipocriti.
Se siamo tutti d’accordo martedì sera servono almeno sessanta firme per presentare la
mozione di sfiducia individuale. Che si facciano avanti
anche gli altri candidati...».
Pippo Civati, si è deciso a
smuovere le acque dopo le
indiscrezioni su una probabile iscrizione sul registro
degli indagati del ministro
Cancellieri?

I suoi rivali

L’esecutivo

«Tutti e tre sono
d’accordo con me
che il ministro
dovrebbe fare
un passo indietro»

«Sfiduciare
il Guardasigilli
significa sfiduciare
il governo Letta?
Dove sta scritto?»

«La mia iniziativa non c’entra
nulla con la decisione della
procura di Torino. Naturalmente credo che un ministro
di Giustizia non possa mettersi
a disposizione con chi è coinvolto pesantemente in una vicenda giudiziaria. Anche se
con lui o con la sua famiglia intrattiene rapporti di amicizia
antichissimi».
Giuseppe Civati

Se il problema è quello del-

l’amicizia, chi è senza peccato
scagli la prima pietra...

«Non è in discussione l’amicizia, anche se non ê poi tanto vero che non lo sia, ma che un ministro di Giustizia intrattenga
questi rapporti anche nel pieno
di una vicenda giudiziaria. Il
ministro Cancellieri, poi, mi
pare che abbia omesso di riferire in Parlamento i diversi contatti con Antonino Ligresti».

Civati, è consapevole che sfiduciare il ministro Cancellieri
significa sfiduciare il governo
Letta?

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

LA LETTERA

Il ministro

Retroscena
GUIDO RUOTOLO
ROMA

L

a difesa del procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena? Nessun
commento da parte
di via Arenula. Nessun ufficio
del ministero (o lo stesso Guardasigilli Cancellieri) del resto
ha deciso (finora) di sollevare
nelle sedi opportune la questione del rispetto delle regole processuali, che sarebbero venute
meno da parte della Procura di
Torino. Ma nelle riflessioni dei
collaboratori del ministro, fino
a sabato, queste possibili violazioni erano ben chiare. Ieri Annamaria Cancellieri ha scrutato quel mondo della politica come se le fosse estraneo. Da
«tecnico» non capisce i riti della politica: la mozione annunciata dal candidato segretario
FOSSE PER LEI

Andrebbe al dibattito
di mercoledì
«a testa alta»
LE POLEMICHE

Non verrà sollevata
la questione del rispetto
delle regole processuali
del pd, Pippo Civati, Renzi che
insiste con le dimissioni, la
stessa presa di distanza del viceministro Fassina, le sono apparsi come riti di un mondo distante anni luce. Sospira quando dice con un po’ di nostalgia:
«Il vecchio Pd mi avrebbe sostenuta...». Come dire, i Renzi, i
Civati e Fassina sono degli extraterrestri per lei. E il silenzio
del ministro, in una domenica
che sa di quaresima anticipata
sembra un segnale molto chiaro. Se fosse per lei, affronterebbe il dibattito di mercoledì alla
Camera, sulla mozione di sfiducia, guardando negli occhi i
deputati, «a testa alta».
Ma è consapevole, Annamaria Cancellieri, che nelle prossime ore il presidente del Consiglio, Enrico Letta, potrebbe
chiederle di fare un passo indietro. Non sono solo esponenti del Pd, a chiederle di farlo.

Primo Piano .3

.

Anna Maria
Cancellieri
ministro
della Giustizia
al centro
di un caso
per i suoi
contatti
con la
famiglia
Ligresti

Maddalena:
“Noi corretti
fino in fondo”
MARCELLO MADDALENA*

E

DIVITA

Così si è difesa in aula
«La scarcerazione
non è avvenuta
a seguito
di una mia pressione»

«Non ho mai sollecitato
nei confronti di organi
competenti interventi
per Giulia Ligresti»

«Se dovessi essere
d’intralcio a questo
governo sono pronta
a fare un passo indietro»

L’amarezza del ministro
“Il vecchio Pd
mi avrebbe sostenuta”
Ma il Guardasigilli sa che nelle prossime ore
Letta potrebbe chiederle di fare il passo indietro
Anche i socialisti, persino la sua
Scelta Civica, oltre i Cinque stelle, Sel e la Destra di Storace.
A rendere irreversibile questa decisione potrebbe essere
l’annuncio del trasferimento da
Torino a Roma del fascicolo
Cancellieri. Poco importano le
anomalie e le violazioni delle
procedure. A partire dalla irrituale gestione dell’interrogato-

rio del ministro il 22 agosto, a
Roma, da parte del procuratore
aggiunto di Torino.
Naturalmente registrare l’interrogatorio sarebbe stato opportuno non foss’altro per riguardo del ruolo di Annamaria
Cancellieri, e il non farlo non é
stata comunque una violazione
di procedure. Il ministro è stata
convocata come persona infor-

mata dei fatti con una telefonata
del procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi.
La registrazione dell’interrogatorio avrebbe tagliato la testa
al toro, rendendo granitica
l’eventuale contestazione di
omesse dichiarazioni al pm che
la procura di Torino si accingerebbe a contestare al ministro,
mandando nelle prossime ore gli

atti alla procura di Roma.
Il problema si complica ulteriormente perché in quell’interrogatorio diventato di dominio
pubblico, vengono riassunte le
risposte del ministro e non le domande del procuratore aggiunto. E, dunque, quando il ministro
assicura di non aver escluso un
bel niente, di aver chiarito al magistrato di aver ricevuto un sms
al quale ha risposto a sua volta,
dove sarebbe la omissione? O
meglio, se Nessi avesse chiesto
«in che modo ha risposto all’sms?». Sarebbe stato chiaro
che il silenzio del ministro andava interpretato come un comportamento omissivo che avrebbe portato alla contestazione di
false dichiarazioni del ministro.
La sorte del ministro Cancellieri a questo punto sembra davvero segnata dalla decisione della procura di Torino di spedire le
carte a Roma, e dalle prese di posizione di esponenti del Pd. Che
poi la novità che ha impresso un
colpo d’accelerazione alla messa
in stato d’accusa (strisciante)
del ministro - e cioé i tabulati telefonici delle sei telefonate del
marito con Antonino Ligresti, e
della sua di sette minuti e mezzo
sempre con il fratello medico di
don Salvatore Ligresti - sia parte di una inchiesta non depositata, non rappresenta una questione decisiva. Nel caso Cancellieri
la forma passa in secondo piano,
conta di più la sostanza. E cioé le
sue relazioni ingombranti.

gregio Direttore,
leggo oggi, con
somma sorpresa,
sul Suo quotidiano, l’articolo in cui si parla di pretese accuse nei confronti
della Procura della Repubblica di Torino che verrebbero mosse dagli stessi uffici del Ministro Anna Maria Cancellieri.
Se dubbi vi sono, e da
parte di chiunque, ben
vengano tutti i possibili e
immaginabili accertamenti da parte degli organi
competenti, compresi
quelli ministeriali.
Da parte mia, essendo –
ai sensi dell’art. 6 d.lgs.
106/2006 - il titolare del
dovere di sorveglianza sulla “correttezza” dell’operato degli uffici di procura
del distretto, posso tranquillamente affermare –
sulla base delle informazioni che in proposito ho
giornalmente ricevuto dagli uffici di Procura – che
l’intera vicenda è stata
trattata dai magistrati torinesi con il massimo scrupolo e la più puntigliosa osservanza di tutta la normativa vigente in materia,
oltre che con il massimo rispetto sia delle prerogative funzionali sia della dignità di tutte le persone
coinvolte nella vicenda.
Ovviamente non è questa la sede per entrare nei
dettagli, ma alcune asserzioni, riportate nell’articolo, se realmente e da
chiunque formulate, appaiono francamente incredibili e stupefacenti anche
sotto il profilo della conoscenza della normativa
processuale penale.
Ringraziando per l’ospitatità
*Procuratore generale
presso la Corte di appello di
Torino

Il caso potrebbe passare da Torino a Roma

Oggi si decide se indagarla
per false informazioni ai pm
Cruciale quanto disse nell’interrogatorio del 22 agosto
MASSIMILIANO PEGGIO
TORINO

Hanno scosso i piani alti della
procura torinese le accuse
mosse dagli uffici del ministero della Giustizia sulla «correttezza» delle indagini sul caso Fonsai-Ligresti, che hanno
coinvolto il ministro Annamaria Cancellieri, finita nell’occhio del ciclone per le telefonate con Antonino Ligresti.
Scontro di diritto: sulle procedure da seguire per «incriminare» un membro del Governo, su come interpretare la
norma del Codice Penale che
punisce chi «fornisce informazioni false» al pubblico ministero, in relazione alle funzioni
ministeriali delle Cancellieri e
sulla competenza territoriale
dei tribunali chiamati a deci-

dere sul caso. Alle accuse, riportate ieri sulle pagine della Stampa, ha risposto il procuratore
generale Marcello Maddalena.
«L’intera vicenda - dice - è stata
trattata dai magistrati torinesi
con il massimo scrupolo e la più
puntigliosa osservanza di tutta

Previsto un vertice
coordinato dal
procuratore Caselli
con i pubblici ministeri
la normativa vigente». E aggiunge: «Ovviamente non è questa la sede per entrare nei dettagli, ma alcune asserzioni, riportate nell’articolo, se realmente e da chiunque formulate,
appaiono francamente incredi-

bili e stupefacenti anche sotto il
profilo della conoscenza della
normativa processuale penale».
In questo clima, nelle prossime ore, i pm torinesi decideranno se iscrivere nel registro degli
indagati il ministro della Giustizia, con l’ipotesi di «false informazioni al pubblico ministero»
oppure trasferire il fascicolo alla procura di Roma, per competenza territoriale. Tra oggi e domani è previsto un vertice tra il
procuratore capo Gian Carlo
Caselli e i suoi collaboratori del
pool «crimini economici», il
procuratore aggiunto Vittorio
Nessi e il pm Marco Gianoglio, i
due magistrati che da mesi
stanno coordinando le indagini
su Fonsai e sulle attività illecite
della famiglia Ligresti.
All’ordine del giorno l’analisi

Casellli
Il procuratore
capo di Torino
Giancarlo
Caselli

degli elementi raccolti finora
dalla Finanza nell’ultima fase
d’indagine, in cui sono emersi
contatti telefonici e sms, «non
intercettati» tra Antonino Ligresti, il marito del ministro Sebastiano Peluso, e la stessa
Cancellieri. Tra questi contatti,
il più delicato della vicenda, è
quello avvenuto il 21 agosto
scorso, poche ore prima dell’incontro del 22 tra il pm Nessi e
Annamaria Cancellieri. Sentita
a verbale sulla telefonata «amichevole» con Gabriella Fragni,

compagna di Salvatore Ligresti, e sulle segnalazioni ricevute
dai familiari sui problemi di salute della figlia del patron di
Fonsai, Giulia, il Guardasigilli
ha fatto precise dichiarazioni.
Nel ricostruire i contatti con i
Ligresti, non ha citato la conversazione del giorno precedente con Antonino, di cui il
magistrato non era ancora a conoscenza. La telefonata è emersa nelle settimane scorse, quando i finanzieri hanno analizzato
i tabulati telefonici delle perso-

ne coinvolte nell’inchiesta.
E qui entrano in gioco i profili giuridici. Nel dare quelle riposte il ministro stava svolgendo le sue funzioni? No, secondo
la tesi ricorrente che emerge a
Torino. Quindi il tribunale dei
Ministri, invocato dagli uffici
del Ministero della Giustizia,
non avrebbe competenza in
merito. La competenza spetterebbe al tribunale ordinario,
perché il reato si è consumato a
Roma. E questo sì, negli uffici
del ministero.

4 .Primo Piano

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

U

CENTRODESTRA
STRATEGIE E TENSIONI

Alfanolancialeprimariepertuttelecariche
Il Nuovo Centrodestra debutterà ufficialmente con una convention il 30 novembre. Scontato il vicepremier segretario
Con Forza Italia i primi attriti si prevedono sulla divisione dei contributi ai partiti. Riusciranno a restare alleati?
AMEDEO LA MATTINA

?

ROMA

A

lfano spiega che non c’è
stato il tempo per pensare
all’organizzazione del
Nuovo Centrodestra. «Fino a venerdì sera eravamo
impegnati al 100% a trovare un’intesa
e salvare l’unità del Pdl». Poi tutto è
precipitato e sabato le colombe si sono
trovate a fare i conti con la nuova avventura politica. Eppure il Nuovo Centrodestra non è un’idea dell’ultimo minuto: il marchio è stato registrato il 31
ottobre all’ufficio brevetti. Quindi era
stata già messa in conto da settimane
la non adesione a Forza Italia e la necessità di dare vita a una distinta organizzazione che adesso dovrà trovarsi
una sede e finanziarsi. «Per il momento - racconta il ministro Quagliariello non abbiamo nemmeno un fax».
Intanto c’è una data, sabato 30 novembre. Sarà il giorno in cui il Nuovo
Centrodestra debutterà ufficialmente in una convention a Roma. Gli organizzatori dovranno dimostrare che gli
«innovatori» sono tanti, che attorno
al progetto politico di Alfano c’è grande entusiasmo. Che riusciranno a superare lo sbarramento previsto per
elezioni europee. «Siamo sicuri - sostiene Formigoni - di superare abbondantemente il 4%. Noi siamo la metà
degli elettori del Pdl, molto di più del
30% dei gruppi parlamentari».
Comincia la conta e l’opa sull’elettorato berlusconiano. Le parole di Formigoni, tra l’altro, fanno capire una serie di cose. Sono un’altolà a chi pensa
di contestare al Nuovo Centrodestra
una presenza eccessiva nel governo
con 5 ministri. Nessun rimpasto, quindi, hic manebimus optime. Poi c’è tutto il resto, a cominciare dalla formazione dei gruppi consiliari, regionali e

1

le
domande

2

Ora che è nato il Nuovo Centrodestra, come si organizzerà in Parlamento e sul territorio? Come intende strutturarsi?

3

Come intende finanziarsi?
Con quali soldi? Potrà accedere al rimborso elettorale?
E chi saranno i capigruppo
alla Camera e al Senato?

Con chi si alleerà il Nuovo
Centrodestra? Confluirà in
una nuova formazione insieme ai centristi di Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini?

contributo economico a color che andranno a scegliere i dirigenti della creatura politica alfaniana.
«Non si tratta solo di una questione
di autofinanziamento - spiega Sergio
Pizzolante, uno dei deputati emergenti
del Nuovo Centrodestra - ma dell’idea
stessa di partito che abbiamo : plurale,
democratico, aperto sul territorio ai
giovani, al merito, alla voglia di parteci-

pare alla politica con idee e militanza».
Proprio l’opposto di Forza Italia che secondo Alfano ha «una deriva estremista». Aderire a Forza Italia per il vicepremier avrebbe significato condividere la crisi di governo. Comunque si rimane alleati, nessuna tentazione centrista con Casini e Mauro. Alfano, che
sarà il segretario del Nuovo Centrodestra, tiene ancora in piedi il simulacro
di una coalizione con il Cavaliere, ma
quando potrà durare? E se Berlusconi
non accetterà di fare le primarie, come
tutto lascia pensare?
Ieri si è sono visti le prime sparatorie, con Bondi che accusa gli «scissionisti» di avere mollato Berlusconi «nel
momento più difficile della sua vita»:
«Sono delle teste di rapa». «E meno male che Berlusconi aveva chiesto di tenere bassi i toni ed evitare le polemiche»,
replica la sottosegretaria Simona Vicari. Per Cicchitto le parole di Bondi è
«stalinismo applicato al berlusconismo». Lo scontro è destinato a salire, a
cominciare dalla legge di stabilità. Forza Italia cercherà di mettere all’angolo i
cugini rimasti a sostegno di Letta. Crescerà man mano che si avvicinerà la decadenza di Berlusconi da senatore. Il
passaggio all’opposizione del Cavaliere
potrebbe segnare la rottura definitiva.
Sarà difficile che si realizzi quello che
ha detto ieri Schifani: «strade diverse
ma parallele».

Scissione
Il vicepremier
Angelino
Alfano
durante
la conferenza
stampa
in cui ha
descritto
le linee guida
del Nuovo
Centrodestra

parlamentari (per il momento 28 deputati e 31 senatori) che si porta dietro il
discorso del finanziamento. Enrico Costa e Laura Bianconi (i due possibili capigruppo alla Camera e al Senato) dovranno discutere con i loro dirimpettai
di Forza Italia come dividersi il rimborso pubblico che spetta ai partiti. E qui
scoppieranno le prime vere scintille. In
ogni caso il Nuovo Centrodestra punta

subito all’autofinanziamento attraverso
una campagna di adesioni al movimento
e le stesse primarie.
Ecco, Alfano non propone le primarie solo per scegliere il futuro candidato
premier del centrodestra, quando si arriverà al momento delle urne. Le propone pure per scegliere i responsabili e i
coordinatori del nuovo partito. E questa sarà l’occasione per chiedere un

Le interviste

Laura Ravetto

“Gli alfaniani dicano
no a voti di fiducia
e rimpasti di governo”

«I

o non darò mai ad Alfano
del traditore, ma mi aspetto anche che nessuno bolli
quelli che hanno tenuto posizioni
di coerenza come brutti, sporchi e
cattivi. Io non mi sento tale». Laura Ravetto, deputata di Forza Italia, non ha gradito alcuni passaggi
dell’intervista di ieri su questo
giornale del ministro Lorenzin.

Dica.

Forza Italia avrebbe diritto a chiedere un rimpasto, no?

«Lo avrebbe, ma secondo me non va
esercitato. Come sono convinta che
chi ha fatto la scissione debba fugare ogni dubbio di averlo fatto per i
posti – e di Alfano sono certa non
l’ha fatto per quello – così la parte a
cui appartengo non deve fare pensare che fa i conti sui posti».
Perché c’è stata questa rottura?

«Io ancora non l’ho capito, visto che si dice che
Berlusconi è di tutti e abbiamo lo stesso programma. Ma temo che questa
scissione indebolisca nel
portare avanti l’agenda di
centrodestra».

Il ministro dice che la scelta non è
tra Alfano e Berlusconi, ma tra Alfano e Fitto, Verdini, Santanché…

«Io sono molto dispiaciuta che il
mio ex segretario se ne sia andato,
e fino all’ultimo ho lavorato perché
non si allontanasse. Ma ho scoperto che c’erano falchi tra le colombe: ci sono persone tra loro che
avevano in mente la rottura da
tempo. Io che la scissione l’ho subita, mi devo anche sentire additare
come brutta, sporca e cattiva? E
poi c’è un’altra cosa che mi ha indispettito».

«Che il ministro Lorenzin, anziché
parlare di come intenda portare
avanti il suo mandato, dica no a voti
di fiducia o rimpasti di governo. Sono convinta che Forza Italia non
debba discutere di posti, ma incuriosisce la sua risposta, sembra un
punto da mettere nero su bianco:
“siamo inamovibili”».

Lorenzin dice che il candidato alle elezioni si sceglierà
con le primarie.

Lealista
Laura Ravetto
è molto critica
con chi ha deciso
di uscire dal Pdl

«Sembra dire “Va beh,
tanto Berlusconi decade
per cui faremo le primarie”. Un appiattimento totale come
fosse certo quel che succederà. La
Lorenzin è stata una lottatrice in
molte occasioni, come mai ora è così
rassegnata?».
[F. SCH.]

Il sottosegretario di Fi

“Restare nell’esecutivo?
C’è estremo bisogno
di stabilità nel Paese”

L

«Quando eventualmente le scelte di
Forza Italia, che per adesso mi pare sia
orientata a sostenere il governo, dovessero metterlo in discussione ci penserò
e prenderò una decisione. Per il momento i numeri ci sono e sono convinto
che ci sia estremo bisogno di questo governo. Il resto è fantapolitica».
«Sa cosa le dico, avendo la fortuna di
non essere parlamentare nelle ultime
ore non ci ho dovuto pensare. Tra l’altro
fino a un paio di giorni fa ero certo che
non si sarebbe arrivati a questo scenario. Ed ero concentrato sul mio lavoro
di sottosegretario che ho la
fortuna di svolgere al fianco
del ministro Lupi».
Cheperòunasceltal’hafatta...

«Guardi, credo che nel centrodestra tutti siano convinti di una cosa. E cioè che
il centrodestra stesso non
può esistere senza Berlusconi».

Per voi reduci del Pdl al governo, però,
la questione diventa ancora più delicata non crede?

«Intanto posso dire che fino a ieri ero, e
penso di esserlo ancora, il coordinatore
regionale del Pdl in Umbria. Credo, per
altro, che il profilo tenuto sia da Berlusconi che da Alfano lascino intendere
che non sia stata messa ancora la parola fine su questa vicenda».
«Nel senso che lo stesso Berlusconi,
nelle ore immediatamente successive
alla scissione, ha tenuto a dare segnali
di continuità e a ribadire le ragioni dello

Questo però non esaurisce la domanda: da che parte sta?

Insomma, per ora decide di non decidere?

a scissione? I numeri per tenere
insieme il governo ci sono ancora». Il sottosegretario alle Infrastrutture, Rocco Girlanda, liquida la
questione facendosi forza con la matematica. Ma se la domanda riguarda da
che parte stare, dopo il secondo battesimo di Forza Italia tenuto da Berlusconi
e la nascita dei gruppi parlamentari del
Nuovo centrodestra di Alfano, la risposta, per ora, è semplicemente rinviata.

Scusi, in che senso?

stare insieme, anche se in forma di coalizione».

Intanto al Senato incombe il
voto sulla decadenza dell’ex
premier. La crisi si avvicina?

Stabilità
Rocco Girlanda è
sottosegretario
al ministero delle
Infrastrutture

«Berlusconi è stato chiaro:
l’esecutivo non cadrà sul voto sulla decadenza. Spero d’altra parte che il Pd
non si presti a questo scempio della democrazia che sarebbe degno di un Paese del terzo mondo».
[A.PIT.]

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Primo Piano .5

.

L’incontro
Silvio
Berlusconi
con Francesca
Pascale al ristorante Ba’ del
ghetto a Roma
dove hanno
incontrato
il presidente
della comunità
ebraica
Pacifici

E dopo la scissione
Berlusconi riparte
dalle scuse agli ebrei

Nel libro
di Vespa

L’incontro con il presidente della comunità Pacifici
“Toglierà il riferimento all’Olocausto dal libro”

il caso
GIACOMO GALEAZZI
ROMA

N

on c’è stato chiarimento,
l’offesa rimane e se ne dovrà discutere nelle sedi
istituzionali». Il presidente della comunità ebraica
di Roma Riccardo Pacifici racconta
«l’incontro casuale» con l’ex premier
in un ristorante kosher del Ghetto.
«Berlusconi si è scusato per l’inaccettabile paragone tra la condizione dei
suoi figli e quella degli ebrei durante
l’Olocausto e, davanti a testimoni, si è
impegnato a farlo togliere dalla seconda edizione del libro di Vespa».
Dopo le fatiche del Consiglio Nazionale sabato il Cavaliere ha scelto uno
storico locale della Capitale per rilassarsi. A tavola con lui una decina di
persone, tra cui la fidanzata Francesca Pascale (che qualche giorno fa
aveva pranzato nello stesso ristorante

con alcune amiche), Rocco Crimi con la
moglie Esther, Maria Rosaria Rossi e
Simone Furlan dell’«Esercito di Silvio». L’ex capo del governo, spiegano i
fratelli Dabush proprietari del locale,
ha chiesto di assaggiare le specialità
della cucina, mangiando cus cus, antipasti, carciofo alla giudia e dolci.
«Era appena terminato Shabbat e
non sapevo nulla del malore che aveva
avuto, ma mi ha colpito per il suo viso
molto pallido, stanco e provato, non lo
avevo mai visto così affaticato nei colloqui che abbiamo avuto in passato - sottolinea Pacifici -. Gli ho detto che non
era quella l’occasione per chiarirsi, che
non funziona così. Lui mi ha riferito un
dialogo con un parlamentare israeliano
sulla differenza tra gli ebrei pessimisti
che si salvarono dalla Shoah emigrando e quelli ottimisti che rimasero in patria malgrado le persecuzioni e finirono nei lager. Io ho ribadito che il contesto era del tutto diverso e che il paragone restava del tutto fuori luogo».
Rimandando alle «sedi istituzionali»
il chiarimento con le comunità ebraiche, Pacifici propone dunque di togliere
dalla seconda edizione già in ristampa
la frase che tante polemiche ha suscita-

to. «Berlusconi ha acconsentito e se
manterrà l’impegno ciò sarà un primo
segnale positivo», osserva il leader degli ebrei romani. Quindi Berlusconi «ha
ripetuto di essere amico di Israele e del
popolo ebraico». Allentata la tensione,
Berlusconi gli confida: «Stasera è la
prima volta in tre anni che metto piede
in un ristorante». E in effetti, commen-

ta adesso Pacifici, «sembrava come uno
che si risveglia da un lungo letargo, mi
ha choccato». A un certo punto il figlio
13enne di Pacifici e i suoi amici chiedono
una foto con l’ex premier che si presta di
buon grado e annuncia una barzelletta.
«Mi raccomando, presidente, faccia attenzione: qui le barzellette sugli ebrei le
raccontiamo solo noi», scherza Pacifici.

Montezemolo
«Laclassepoliticaèlontanadallarealtà»
1 «La legge elettorale deve essere ri-

formata perché i cittadini non sono notai dei partiti. E poi servono i tagli alle
province. La classe politica è lontana
dalla realtà. Se non ci sono soldi per gli
investimenti bisogna tagliare la spesa
pubblica, tagliare gli sprechi». Lo dice
Luca Cordero di Montezemolo, intervistato da Massimo Giletti a l’Arena. Anche se «in questo momento dare colpe
agli uni o agli altri è sbagliato», afferma
poi il presidente della Ferrari, non si
possono negare colpe del capitalismo

italiano «prigioniero di rituali e che,
spesso, non ha sposato appieno la concorrenza». Ora bisogna dire però che
«l’export italiano va meglio di Francia e
Germania». Poi, conclude, «c’è grande
richiesta di turismo da parte dei paesi
emergenti. La politica deve sfruttarlo.
Come? Non possiamo sforare i parametri europei solo per tenere in piedi il
debito pubblico. Bisogna sforare i parametri, ma con un piano di sviluppo.
Serve fare squadra: si va in Europa e si
dice, su questo ci giochiamo tutto».

Silvio Berlusconi

Il Cavaliere sorride. Il viso appare più
disteso. Racconta la storiella (autoironica) dell’aereo in avaria dove viaggiano
Obama, il Papa e lo stesso Berlusconi.
Ci sono solo due paracaduti. Obama acciuffa il primo e si butta: «Sono il capo
della nazione più potente del mondo».
Berlusconi fa lo stesso: «L’Italia non
può perdermi». Restano a bordo il Papa
che con l’equipaggio si accinge a pregare in attesa della fine, ma il comandante
lo interrompe: «Guardi che invece dei
paracadute hanno preso i nostri zaini».
Pacifici gli fa notare che una settimana
fa nello stesso locale aveva pranzato
con Renzi e Berlusconi non fa una piega.«Al sindaco di Firenze avevo parlato
di mia nonna e della deportazione degli
ebrei da Firenze settant’anni fa - precisa Pacifici -. Adesso mi è arrivata da Gerusalemme la comunicazione che al
Museo dell’Olocausto attendono la visita di Renzi».
La «pacificazione» ufficiale non c’è
ancora stata, però, ammette Pacifici,
«nessuno mette in dubbio l’amicizia di
Berlusconi con Israele e il popolo ebraico». A chiudere la vicenda «sarà un incontro al quale parteciperanno i vertici
dell’unione delle comunità ebraiche».

Nel girotondo dei parlamentari
anche il Porcellum tradisce

La storia
MATTIA FELTRI
ROMA

C

on un po’ di impegno e di fortuna, in questa legislatura si
batterà un record stabilito
nella scorsa, e che pareva inattaccabile: quello del cambio di gruppo parlamentare. Nei quattro anni e otto
mesi trascorsi fra l’aprile 2008 e il dicembre 2012, se andarono da un partito all’altro sessanta senatori e centoventi deputati, e siccome qualcuno
fece avanti e indietro, oppure il salto
triplo, openpolis.it calcolò che in totale gli spostamenti erano stati duecentosessantuno. In pratica: quattro
e mezzo al mese, oltre uno alla settimana. Bè, niente in paragone al festival dei primi otto mesi di questo giro,
in cui siamo già a centoventi (circa)
passaggi, in media quindici al mese,
quasi quattro alla settimana. Cifre
che hanno preso una loro consistenza durante queste week end, nel quale sono nati il Nuovo centro destra di
Angelino Alfano, in scissione dal PdlForza Italia, e i Popolari di Mario
Mauro, in scissione da Scelta civica.
I primi sono una sessantina (ci sono
dilemmi insoluti e trattative nel pieno: il consuntivo è impossibile), un
po’ più di trenta alla Camera, un po’
meno di trenta al Senato; i secondi
dovrebbero essere intorno ai trenta
o poco sotto, sedici-diciassette alla
Camera e dodici al Senato.

La frase incriminata

I miei figli dicono
di sentirsi come
le famiglie ebree
in Germania durante
il regime di Hitler

Doveva garantire le segreterie, ma in 125 hanno cambiato partito

Contributi
La nascita
del Nuovo centro
destra di Alfano
e dei Popolari
di Mario Mauro
(foto sopra) che
si sono staccati
da Scelta civica
hanno dato
un forte
contributo alla
trasformazione

E però prima di loro, nel semestre,
zitti zitti i parlamentari migratori sono stati trentacinque, ventuno a Palazzo Madama e quattordici a Montecitorio (qui soprattutto per il transito
di nove onorevoli dal Misto a F.lli d’Italia, che in origine di legislatura non
aveva i numeri per formare il proprio
gruppo, e dovette attendere la deroga). La vivacità dei senatori, oltre che
dalla fuga di quattro grillini dal Movi-

Grandi autonomie
Costituito con pezzi di
Lega (Jonny Crosio) e Pdl
con Barani (foto sopra)

mento, dipende dalla fondazione del
gruppo Grandi autonomie voluta dagli
eletti di Grande Sud e del Movimento
delle autonomie; ma siccome sempre
quattro gatti erano, gli arrivarono dei
prestiti dalla Lega e dal Pdl, di modo
da raggiungere il numero legale di dieci componenti e accedere a tutti i vantaggi del caso, compresi quelli economici. Nel frattempo il non compattissimo gruppo si è già dissolto, con gen-

te che se ne è tornata a ca- giorno spuntava il movimento Verso
sa (Jonny Crosio alla Le- Nord, il giorno successivo ecco Partega, Lucio Barani al Pdl- cipazione democratica, poi il terzo
Forza Italia, per esempio) giorno sparivano per lasciar spazio a
e altra che ha imboccato Diritti e Libertà.
la terza via (come Luigi
Tutto questo succede nel ParlaCompagna, ora alfania- mento dei nominati, in cui ogni onoreno). E così, trentacinque vole e ogni senatore è stato scelto dalle
pionieri più sessanta alfa- segreterie, o direttamente dai leader,
niani più trenta popolari, perché adempisse al dovere della rapla somma fa centoventi- presentanza, ma ancora meglio a quelcinque. Una somma anco- lo dell’obbedienza. In campagna eletra da certificare, ma piut- torale, nel clan di Silvio Berlusconi,
tosto indicativa, sospiegavano con qualche
prattutto se si tiene
DEMOCRATICI furore che non si sarebconto che nella stima
ripetuti gli errori
Immuni alle fughe bero
non si sono considerati
del passato, quando da
i cambi multipli, tipo i perché selezionati con una truppa fuori conle primarie di collegio trollo erano spuntati i ricasi già citati di Crosio
e Compagna.
belli finiani, che se ne
E così, smonta questo e monta quel- andarono ferendo a morte il governo.
lo, fra partiti nuovi, ex partiti o partiti Ecco: ottimo risultato. E perfetta diprovvisori e personali, in Parlamento mostrazione che se selezioni i tuoi deabbiamo visto girare venticinque si- putati soltanto in base alla loro fedelgle, dal Pd ai Liberali per l’Italia, pas- tà, tutto ciò che puoi aspettarti è l’infesando per Sel e il Gruppo azione popo- deltà. E non è una circostanza casuale,
lare. Ecco, qui sarà dura sorpassare la probabilmente, che il Partito demoquarantina di sigle che rallegrarono la cratico, passato attraverso le primarie
legislatura 2008-2012: contabilità tra di collegio, questo andirivieni non sapl’altro complicatissima, perché un pia nemmeno che sia.

6 .Primo Piano

.LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

U

CENTRODESTRA

Camere
con vista

DOPO LA SCISSIONE

CARLO
BERTINI

«Io non ho deciso
ma a livello locale
sarebbe meglio
restare uniti»

il caso
MARCO BRESOLIN

era un tempo,
nemmeno troppo lontano, in
cui Silvio Berlusconi agitava
i vessilli delle giunte regionali
come minaccia: se la Lega non
si allea con noi, faremo cadere
le amministrazioni locali. Ecco, oggi la situazione è cambiata totalmente. E forse è il caso
di tenersi stretto gli «amici».
Quelli della Lega, certo. Ma
anche e soprattutto quelli di
Nuovo Centrodestra. Se a livello nazionale l’ordine è «nessuno strappo» con gli «alfaniani», il diktat vale ancora di più
a livello locale. Altrimenti c’è il
rischio che venga giù tutto.

C’

3

ganizzarsi e fare qualche sgambetto.

e la resa dei conti
nel Pdl cambierà
gli equilibri nei
gruppi parlamentari,
anche nel Pd di qui a un
mese balleranno i capigruppo, ma non solo loro: nel mirino dei renziani, che ne parlano
già nei conciliaboli di
corridoio, ci sono il bersaniano Speranza e anche il franceschiniano
Zanda, messi a capo di
deputati e senatori subito dopo le elezioni,
quando il plotone di fedelissimi dei sindaco
contava solo una cinquantina di parlamentari su quattrocento.
Oggi la situazione è diversa e sotto la mozione pro-Renzi hanno
messo la firma quasi la
metà degli eletti. Quindi a un mese delle primarie è logico che tra le
fila dei renziani più
d’uno si chieda quanto
potrà durare l’attuale
organigramma parlamentare, comprese le
presidenze delle commissioni strategiche. Ci
si chiede se nella nuova
fase resisterà il falco
azzurro Capezzone che
guida ad esempio la Finanze, ma anche il cuperliano Cesare Damiano, uno dei più agguerriti contro le tesi di
Renzi, che presiede la
commissione Lavoro.
Gli uomini di Franceschini non vorrebbero
per quieto vivere che
Renzi apra una guerra
di poltrone una volta
conquistato il partito e
non credono sia questa
la prima cosa che farà.
E se proprio per la sua
vicinanza a Franceschini, quella di Zanda
apparentemente è meno a rischio, Speranza
incarna invece «l’era
Bersani» e quindi, malgrado le doti di equilibrio del giovane capogruppo, la sua carica
potrebbe essere più
vulnerabile, specie in
caso di vittoria molto
ampia del favorito alle
primarie.

Sardegna compatta

Rigurgito centralista

Guido Podestà
Pres. Prov. Milano

Guido Podestà, presidente
della Provincia di Milano, lei
con chi sta: i falchi di Berlusconi o le colombe di Alfano?

«Io all’Eur non ci sono andato,
ma non ho ancora sciolto la riserva. Il futuro del partito in
Provincia a Milano lo discuteremo in settimana. Non escluderei che non accada nulla.
Questa amministrazione termina tra sette mesi. A livello
locale è meglio non dividersi».
In Provincia questa cosa
l’avete già decisa da tempo.

«Dobbiamo restare amici»

Il centrodestra guida sette Regioni. Tre di queste hanno un
presidente leghista, tre un fedelissimo del Cavaliere e una
sola - la Calabria - ha un governatore passato con il Nuovo
Centrodestra: Giuseppe Scopelliti. Ma in (quasi) tutte ora
gli equilibri di maggioranza sono cambiati. Ufficialmente l’alleanza con «gli amici di Forza
Italia» - come li ha definiti Paolo Romano, presidente del consiglio regionale campano, che
è passato nella squadra degli
alfaniani - non è in discussione.

«Infatti. Noi siamo ancora un
gruppo unitario che si chiama
Pdl-Forza Italia. E fino ad ora
non è stato fatto nulla per formare due gruppi distinti tra
Forza Italia e Nuovo Centrodestra. È quindi molto possibile che si vada avanti così. I toni
tra di noi sono molto pacati».
Però la frattura in Lombardia
tra le due anime del partito è
stata molto forte. Come si fa
a stare insieme?

«Io ho criticato i vertici del
partito in Lombardia guidato
da Mario Mantovani ma le
questioni politiche vanno differenziate da quelle amministrative. Noi abbiamo avuto un
mandato dagli elettori. E non
credo che ci saranno mai problemi di maggioranza a Palazzo Isimbardi, anche se si dovesse arrivare a una divisione
formale tra i diciannove consiglieri. L’unico che si è già
espresso per Berlusconi è Bruno Dapei. Comunque vada, sono sicuro che prevarrà il senso
di responsabilità».
[F. POL.]

ALLEANZA DI CONVENIENZA

Nessuno vuole la rottura
ma le ex colombe hanno
i numeri per battere cassa
Ma potrebbe essere l’occasione per far valere il proprio peso e quindi battere cassa.
Maroni sotto pressione

È il caso della Lombardia, dove
è già arrivata la più classica
delle richieste: rimpasto. Su 19
consiglieri dell’ormai ex Pdl, 9
hanno seguito Roberto Formigoni: i 7 vicini a Comunione e
Liberazione, più altri due. Il
guaio è che su sette assessori
ex Pdl della giunta Maroni, solo uno di loro - il medico Marco
Melazzini - sta con il Nuovo
Centrodestra. Per Roberto
Formigoni, la cui giunta cadde
un anno fa proprio per mano
della Lega di Maroni, l’occasione di una rivincita è ghiotta:
«Guarda guarda cos’è successo alla Regione Lombardia - ha
subito buttato lì la provocazione su Twitter - 9 su 19 consiglieri del vecchio Pdl sono entrati in Nuovo centrodestra.
Che succederà?». Già, che succederà? Mario Mantovani, plenipotenziario del Pdl in Lombardia e vice di Maroni, taglia
corto: «Gli assessori li nomina
Maroni». E il capogruppo leghista Massimiliano Romeo
assicura: «Nessun rimpasto, a
marzo si farà una verifica come già previsto da tempo». Ma
gli alfaniani, che in linea teorica avrebbero i numeri per lasciare il governatore senza
maggioranza, chiedono «pari
dignità in giunta». Anche nei
consigli di Piemonte e Veneto,
altre due regioni a guida leghista, la spaccatura tra Forza
Italia e Nuovo Centrodestra è
grossomodo al 50 percento.
Anzi, nella regione di Zaia,
Forza Italia è in minoranza. In
entrambe le giunte, però, c’è
un’adeguata rappresentanza:
3 assessori a Torino e almeno

domande
a

Nuovi equilibri nelle Regioni
Aria di rimpasto in Lombardia
Gli alfaniani: più assessori al Pirellone. Sardegna tutta con Berlusconi
un paio sicuri (più altri due-tre
indecisi) a Venezia, tra cui Massimo Giorgetti che ha seguito
nella nuova esperienza il fratello
Alberto, sottosegretario all’Economia.
I timori di Scopelliti

Il Pirellone, sede del consiglio regionale della Lombardia

L’unico governatore che ha aderito al Nuovo Centrodestra è
Giuseppe Scopelliti, seguito dalla sua vice Antonella Stasi. Ma
circa la metà degli ex consiglieri
del Pdl è rimasta fedele a Berlusconi, così come l’assessore Tallini. «Sono quello che rischia di
più» ha detto Scopelliti ai 400
amministratori locali che ha radunato subito dopo lo strappo di
Alfano, dicendosi però sicuro di
avere «una maggioranza compatta e unita». È ciò che spera
pure Stefano Caldoro, governatore campano, rimasto fedele a
Berlusconi in una regione attraversata dalle frizioni tra le varie
anime del defunto Pdl. Per ora in
pochi sono usciti allo scoperto,
ma le varie «bande» che fanno
capo ai big locali potrebbero or-

I democratici
ora pensano
di cambiare
i capigruppo

Caso unico, nel panorama nazionale, è quello della Sardegna.
L’adesione a Forza Italia è stata
unanime e anche il governatore
Ugo Cappellacci - fino a qualche
giorno fa vicino ad Alfano - è rimasto sotto il tetto di Silvio. Il
IN CALABRIA

Scopelliti va con Alfano
e teme per la sua giunta
Campania ancora indecisa
presidente può così vantare su
una maggioranza granitica che
lo accompagnerà alla campagna
elettorale del 2014, quando cercherà la riconferma. Perché se
gli alfaniani hanno un progetto a
lungo termine, Cappellacci punta invece al futuro prossimo. E lì,
evidentemente, il brand Berlusconi è ancora quello che funziona di più.
Twitter @marcobreso

S

Il caso lo solleva Angelo
Rughetti, renziano di
ferro, che attende risposta ad un’interpellanza
sul consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti: ancora
non completato con la
nomina dei tre membri
nominati dagli enti locali, comuni, province e regioni. Il fatto che il ministero dell’economia non
abbia ancora provveduto mostra per Rughetti
una sorta di «rigurgito
centralista: la burocrazia ministeriale tende a
conservare se stessa,
mentre quell’organismo
è un luogo dove tutte le
amministrazioni dello
Stato dovrebbero condensare le politiche per
realizzarle».

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Primo Piano .7

.

U

CENTROSINISTRA
VERSO LE PRIMARIE

46,1%

38,6%

per Matteo

per Cuperlo

Secondo il blog di Renzi,
il sindaco è in testa dopo
181.364 voti scrutinati.
Per il comitato Cuperlo,
invece, è in testa
lo sfidante (43,9%)

Questo il dato fornito
dal comitato Renzi,
secondo cui Civati
sarebbe al 10,8%
e Pittella al 3,3%

Renzi

Cuperlo

Civati

Pittella

Il sindaco di Firenze sarebbe
in testa tra i voti degli iscritti

L’ex segretario della Fgci
ha vinto nella città di Milano

Il giovane parlamentare vuole
un Pd allargato a sinistra

L’outsider insiste molto sulla
«questione meridionale»

Scontro Renzi-Cuperlo sulle cifre
Ilsindaco:sonoinvantaggio.Mailcomitatodello sfidante annuncia ilsorpasso:siamoavantinelle grandicittà
Sede della svolta

La Bolognina
sta con l’ex Ds
ianni Cuperlo è stato
il candidato più
votato al circolo Pd
della Bolognina. Nel
quartiere alla prima
periferia di Bologna che ha
dato il nome a quella
«svolta» che portò alla fine
del Partito comunista
italiano, l’ultimo segretario
della Fgci ha ottenuto 35
preferenze, davanti a Pippo
Civati (23) e a Matteo Renzi
(18), quarto Gianni Pittella,
con quattro voti.

G

A Messina

I congressi
“fantasma”
e mozioni Cuperlo e
Civati chiederanno di
annullare i «congressi
fantasma» organizzati a
Messina dall’onorevole
Francantonio Genovese,
sostenitore di Renzi. Lo dice
Filippo Panarello, deputato
regionale del Pd vicino a
Cuperlo, a proposito dei
congressi di due circoli che si
sarebbero svolti venerdì e
sabato senza i rappresentanti
delle due mozioni, e in
anticipo rispetto al previsto.

L

D’Alema perde un congresso
negli ultimi vent’anni», ma
«magari stavolta vinciamo le
elezioni…».
Così, con i primi risultati di
luoghi simbolici (Cuperlo vince alla Bolognina, luogo della
svolta che portò alla fine del
Pci, e nella roccaforte rossa di
Sesto San Giovanni, mentre a
Monteveglio, sull’appennino
bolognese, là dove Prodi piantò una pianta di ulivo nel ’95, è
Pippo Civati ad arrivare primo) e con ancora qualche coda
polemica (a Messina le mozioni Cuperlo e Civati chiederanno l’annullamento di alcuni

FRANCESCA SCHIANCHI
ROMA

«Oggi abbiamo vinto, ma era
solo una prequalificazione…».
Alle nove di sera Matteo Renzi, nello studio di «Che tempo
che fa», con un certo compiacimento si dà vincente nelle votazioni tra gli iscritti che si sono tenute fino a ieri sera. Ma i
dati definitivi arriveranno in
questi giorni, a mettere fine al
balletto di cifre delle scorse
ore. Per dieci giorni nei circoli
del Partito democratico i tesserati sono stati chiamati a votare il loro candidato segretario. Una «prequalificazione»,
come la descrive il sindaco di
Firenze, «come nel Grande
fratello dove vieni nominato»,
ironizza, visto che questa fase
del lungo congresso democratico serve a selezionare i primi
tre classificati, gli unici che
avranno diritto di correre alle
primarie dell’8 dicembre. E, se
sia il comitato Cuperlo che
quello Renzi sono stati sempre
concordi nell’attribuire l’ultima posizione a Gianni Pittella,
sul primo classificato hanno
continuato a fornire dati diversi fino a ieri sera.
Alle sette, dal quartier generale dell’ex segretario Fgci
partiva la notizia di percentuali leggermente superiori per
lui («su 132.408 iscritti, Cuperlo ha il 43,9%, Renzi il 42,1%,
Civati il 10,8%, Pittella il
3,3%»); poco dopo sul blog del
sindaco di Firenze apparivano
conteggi invece a lui ben più
favorevoli: Renzi al 46,1%, Cuperlo al 38,6%, Civati al 10,2 e
Pittella al 5,1, dopo 181.364 voti

Matteo scherza: «Sono
contento di aver preso
i voti di quelli del Pd
Non era così scontato»

Una militante del Pd all’interno di un circolo a Torino

scrutinati. «Perché non indicano anche loro circolo per
circolo i dati, così vediamo chi
ha ragione?», provoca qualcuno dalle parti del sindaco,
mentre il responsabile del comitato cuperliano, Patrizio
Mecacci, sottolinea che «al
momento nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli, Genova, Bologna» è avanti il suo
candidato. Anche se sembra
dare per probabile il secondo
posto quando elogia il «risultato straordinario» ottenuto «al
di là di come andrà a finire»,

visto che «doveva essere una
passeggiata per Renzi, ma così
non è».
Il sindaco già ci crede nei
conteggi del suo comitato e,
«contento di aver preso i voti
di quelli del Pd, che non era così scontato», si toglie la soddisfazione di attaccare D’Alema,
«secondo cui io avrei vinto le
primarie, ma non tra gli iscritti»: lui, dice velenoso il rottamatore, «ha paura che se vinciamo noi distruggiamo la sinistra, ignorando che l’hanno già
fatto loro. È la prima volta che

circoli, mentre a Salerno
Mecacci parla di segnalazioni
allarmanti), con tanti ringraziamenti dei candidati a militanti e volontari che hanno
permesso l’organizzazione di
queste prime fasi, si viaggia
verso le tappe future, fino alle
primarie conclusive dell’8 dicembre. «Aperte a tutti i cittadini, non c’è bisogno di portare
le impronte digitali», scherza
Renzi, facendo riferimento alle polemiche dell’anno scorso
sulle regole delle primarie. «In
un momento in cui tutti si scindono noi andiamo avanti, il Pd
dice ai cittadini “venite a dire
la vostra”». Con la speranza
che, ai gazebo, si presentino in
tanti.

A Monteveglio

Civati vince
sotto l’Ulivo
Monteveglio,
sull’Appennino
bolognese, Pippo
Civati ha vinto con il 53,2% il
congresso di circolo del Pd.
Monteveglio è il luogo in cui
Romano Prodi decise di
piantare simbolicamente
una pianta di Ulivo nel 1995
per dare il via al suo progetto
politico. «Non credo che
questa sia una coincidenza»,
ha scritto sul blog di Civati il
sindaco di Monteveglio,
Daniele Ruscigno.

A

A Bruxelles

Pittella perde
di un solo voto
ittella piace a
Bruxelles. Nella
capitale belga, il
candidato ha sfiorato la
vittoria: 72 preferenze (su
199) contro le 73 di Cuperlo (a
seguire 35 per Renzi e 19 per
Civati). In totale, nei circoli
europei, a vincere di un soffio
è stato Matteo Renzi
(32,59%), seguito da Gianni
Cuperlo (32,25%). Più
staccati gli altri due candidati
Pippo Civati con il 18,58% e
Gianni Pittella con il 16,55%.

P

8 .Primo Piano

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

U

CINQUE STELLE

Il dibattito
sulla rete

LE POLEMICHE
Coppia

Retroscena
ANDREA MALAGUTI
ROMA

omenica. Bar nel centro di Roma. Un senatore Cinque Stelle mostra
il velenoso carteggio
via mail tra una serie di
colleghi e Claudio Messora, responsabile della Comunicazione del Movimento a Palazzo Madama. Un
compagno di viaggio fino a ieri. Il
nemico oggi. Ma è Messora l’obiettivo di questo nuovo melodramma di
Palazzo, apparentemente destinato
a a chiudersi con una scissione subito dopo il V-Day («Lo so, sembriamo
Scelta Civica o il Pdl-Forza Italia, fa
male ma è così»), o sono le Guide Illuminate Grillo e Casaleggio?
«L’obiettivo è evitare che il Movimento si trasformi nell’ennesima
esperienza autoritaria», dice il senatore, lasciando cadere le braccia
come se fossero improvvisamente
attratte dal pavimento. «Legga. Ci
vogliono trasformare in un partito
come gli altri. Anzi, peggio».
Beve un caffè d’orzo. Poi mostra
le mail. Qui non ci sono falchi e colombe. Piuttosto vipere e manguste.
Il linguaggio informale e spietatamente franco della posta elettronica rivela le lacerazioni di un universo terremotato. L’ultima scusa per
azzuffarsi è la «piattaforma web»
alla quale affidare le proposte di legge immaginate dai cittadini. Uno
strumento che lo stesso Messora ha
definito «poco più di un forum, un
mezzo da perfezionare, comunque il
primo passo verso una rivoluzione».
A chi gli contesta che in questo modo Casaleggio parcellizza la partecipazione degli elettori e controlla direttamente gli interventi sul blog, il
Capo della Comunicazione replica:
«Le persone di cui voi senatori portate la voce sono (come in ogni partito) i comparabili ai tesserati. La
democrazia diretta la fai con chi decide di partecipare attivamente».
Una risposta che scatena la bufera. «Questa è l’idea di democrazia
diretta a cui pensano Grillo, Casaleggio e il loro caporale sul campo a
spese degli italiani», si lamenta il senatore, mostrando la mail della collega XXX che recita. «Quanti sono
gli attivisti certificati? Circa
400.000. Quanto sono gli elettori
M5S? Circa 9 milioni. Quanti sono i
cittadini interessati dalle leggi proposte e approvate? Oltre 60 milioni». Siamo un Movimento orizzontale o verticale? Immediata la rispo-

Beppe Grillo e
Gianroberto
Casaleggio,
fondatori del
Movimento
Cinque Stelle

Il pericolo

L’obiettivo è evitare
che il Movimento
si trasformi
nell’ennesima
esperienza autoritaria

D

Il portavoce ufficiale Messora

La diretta streaming
ricade sotto
la giurisdizione non
dell’assemblea, ma
di Grillo e Casaleggio
La rivolta

Giurisdizione?
Mi giunge nuova
la notizia di avere una
giurisdizione da parte
di Grillo (Casaleggio?)
La risposta

State delirando
Il nostro problema
è Messora?
Per carità,
torniamo in noi

Grillini, veleni e accuse via email
Nel mirino il ruolo di Casaleggio
I dissidenti: troppo potere. E parlano di un nuovo gruppo parlamentare
sta di Messora («XXX ti rendi conto
che i dati sugli attivisti certificati risiedono sui server della Casaleggio?
Se non usi la piattaforma integrata
come credi che una vostra proposta
possa trovare legittimazione?») che
scatena l’ironia di un altro dissidente.
«XXX rassegnati, anche tu non emani
la luce». Non è solo la piattaforma ad
alimentare il disagio. Anche la scelta
di mandare in streaming solo una
parte delle riunioni dei cittadini-senatori non convince la minoranza dissidente. «La diretta è Comunicazione, impatta sull’immagine complessiva del Movimento, dunque ricade sot-

to la giurisdizione non dell’assemblea, ma di Grillo /Casaleggio. Qui
rappresentati da me», scrive Messora. Così una senatrice, apparentemente in preda all’angoscia di chi è
convinto che la notte durerà per sempre, si ribella. «ALT!!! Leggo cose
inaccettabili. GIURISDIZIONE?
Claudio sei sicuro di conoscere il significato dei termini che usi? Se sì, mi
giunge nuova la notizia di avere una
giurisdizione da parte di Grillo (Casaleggio?) o di chiunque su quello che
facciamo». E quel Casaleggio tra parentesi è l’emblema del collasso imminente. Inevitabili anche le accuse

sul denaro. Un dissidente si sfoga:
«Claudio, del tuo trattamento economico e del tuo comportamento parleremo con Casaleggio, complice di tutto ciò», Complice. E un altro: «Ne parleremo anche con gli attivisti, che già
si sono accorti delle ingenti spese del
gruppo per il tuo alloggio, oltre che
della tua diaria e del tuo compenso
fuori dal codice di comportamento».
Messora non ci sta. Attacca. «Io non
ho nulla che non sia trasparente (allega il link con la busta paga), gli attivisti invece si sono accorti dei 1800 euro in un mese e mezzo per abbigliamento e lavanderia e dei 1950 euro di

Scontrini, cene e affitto
Gogna sul web per le spese
Su facebook
i parlamentari M5S
accusati di sprechi
E finisce in rissa
ROMA

Sette Novembre, San Prosdocimo. Nel ventre sterminato
della divina rete, fa la sua apparizione una nuova decisiva
pagina Facebook, battezzata:
«Cittadini del M5S Attenti alle
Spese dei Propri Parlamentari». Nasce ufficialmente il Comitato di Salute pubblica 2.0.
Giacobinismo morbido da ter-

zo millennio. La democrazia
orizzontale, dopo l’ingresso nella Bastiglia parlamentare, accende il suo faro sulle spese dei
cittadini-rappresentanti. «Mostrateci i conti. Mica ruberemo
anche noi?».
Come cani da caccia che inseguono il richiamo di un nido di
pernici, i guardiani della morale
setacciano gli scontrini, confrontano le note spese, gli affitti,
le ricevute dei ristoranti, dei
bar, dei pub, dei taxi e dei bed &
breakfast. E con la solerzia certosina di chi combatte per una
giusta causa, inchiodano gli
onorevoli-dipendenti alle proprie responsabilità. «Se trovate
discrepanze o spese che non
sembrano ragionevoli, chiedete

numi all’interessato. Il vostro
commento sarà visibile a tutti e
non potrà essere cancellato».
Rimarrà lì per sempre. Nell’armonica e soffocante neutralità
del web.
La prima classifica-gogna,
elaborata dal cittadino Carlos
Antonio Bustamante Bozzi (nome incidentalmente perfetto
per un inquisitore spagnolo),
mette in fila i cattivi in questo
ordine: prima Federica Dieni
(rea di avere rendicontato spese tra marzo, aprile e maggio
pari a 24.500 euro), secondo
Alessio Tacconi (22.450), terza
Marta Grande (22.100), quarto
Ivan Catalano (19.300). Avete le
tasche bucate o siete furbetti
del parlamentino? E qui si apre

Il senatore Tommaso Currò

un nuovo esplosivo capitolo
nella complessa storia del Movimento.
Federica Dieni - che ha giustificato ogni euro davanti al gruppo alla Camera - cancella i commenti. La rete non la perdona.
«Quello che hai speso è eccessivo e non in linea con gli standard
degli altri. Spiegati per favore».
Sembra la voce di Hal 9000.
Anche Tommaso Currò vie-

abbigliamento e spese per la campagna elettorale». Siamo agli stracci.
C’è chi interviene in difesa del Capo
della Comunicazione. E del Guru milanese. «YYY per me stai delirando. Il
nostro problema è Messora? Per carità, torniamo in noi».
Troppo tardi. I dissidenti, che a
pranzo parlano apertamente di un
nuovo gruppo, considerano gli ortodossi più estranei dei pastori del Shael che almeno vedono nei documentari del National Geographic. Ma è più
facile rimanere affascinati dagli altri
quando li vedi in tv. O su un pc. La realtà è sempre un’altra cosa.

ne sottoposto al bombardamento. «Ma è vero che spendi
ottanta euro per un pasto?». Lui
risponde male - «Deficienti» però risponde. «La mia media è
di trenta euro al giorno». Sa che
la rabbia non ha giustificazioni,
ma questa consapevolezza non
lo tranquillizza, anzi, lo irrita
ancora di più. «Non dovevo scrivere deficienti. Ho sbagliato.
Quando l’ho fatto ero molto giù.
Pensavo di lasciare il Movimento. Ero stremato dalla fatica.
Però resisto. Sono ancora qui.
Mi impegno allo spasimo. E di
certo non rubo». Certo, rubare
non ruba, ma i caffè li paga un
euro o ottanta centesimi? E la
pizza è margherita? Il guardiano della morale Luca Granelli,
con la sicurezza di uno che ha
vissuto un’altra vita prima che
esistessero la parola e il dubbio,
se la prende con Marta Grande
per i dodicimila euro spesi in alloggio in due mesi. Lei lo ignora.
Lui la lapida. «La signora ladra
ha fatto piazza pulita dei nostri
commenti». Allora lei risponde.

«Ho fatto una fideiussione. Non
sono soldi spesi, ma congelati».
Basta? Non basta mai. Giacomo
Anelli mette nel mirino i calabresi: «Oltre a Barbanti e Dieni
controllate anche Molinari, che
paga la Cassa Avvocati con la
diaria». Come la prende il senatore-cittadino Francesco Molinari? Così: «Questa storia è una
porcheria. Io, come gli altri, ho
rinunciato al trattamento di fine mandato, ma non essendo un
lavoratore dipendente non ho
qualcuno che paga i contributi
per me. Dunque ovviamente pago la Cassa con i miei soldi. Nel
frattempo, rischiando di perdere i clienti di vent’anni, ho smesso di esercitare proprio per non
avere conflitti d’interesse. Ma
ormai qui è un po’ come il terrore durante la rivoluzione francese. E il peggio deve ancora venire». O anche, come disse Lazare Carnot a Louis Saint Just e
a Maximilien Robespierre: «Voi
siete dei dittatori ridicoli». È il
caos o il Nuovo Mondo di Gaia?
[A. MALA.]

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Primo Piano .9

.

gg Dossier/Il cantiere della manovra

g

Il governo cancella la seconda rata Imu
L’Ue chiede modifiche alla legge di Stabilità perché mette a rischio i conti. L’esecutivo minimizza ma prende
contromisure: arriva il decreto che dà copertura all’abolizione della tassa e la ripristina per gli immobili agricoli
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
Il ministro dell’Economia insiste nel dire che «quella dell’Europa non è stata una bocciatura». Eppure le regole imposte
dai nuovi Trattati raccontano
una verità meno assolutoria. La
Commissione di Bruxelles ha diviso i giudizi sulle bozze di leggi
finanziarie in quattro gruppi.
C’è chi è passato a pieni voti
(Germania ed Estonia), altri sono andati benino (Belgio, Austria e Slovacchia). Alcuni Paesi
«hanno rispettato il Patto di stabilità e crescita» ma «rischiano
arretramenti» (Francia, Olanda
e Slovenia), mentre l’Italia è finita nell’ultimo girone, quello di
chi «rischia di non rispettare i
parametri», in particolare quello del debito pubblico. Insieme a
noi Spagna, Malta, Lussemburgo e la Finlandia del Commissario agli Affari monetari Olli
Rehn. Ora, se l’Italia vuole rispettare le regole che ha liberamente sottoscritto (in Parlamento e con una riforma costituzionale) deve rivedere le sue
scelte di politica economica e

mettere mano alla legge di Stabilità. L’obiezione di Letta e Saccomanni è che la manovra non
esaurisce gli strumenti nelle
mani del governo utili a migliorare i saldi dei conti pubblici:
dagli ulteriori risparmi della
spending review alle privatizzazioni, dall’accordo sulla Svizzera sul rientro dei capitali alla rivalutazione delle quote possedute dalle banche in Banca
d’Italia. Bruxelles replica che
questi provvedimenti sono valutabili solo se fanno effettivamente parte di provvedimenti
di legge. Il governo potrebbe fare spallucce, ma non accadrà
perché minerebbe la credibilità
dell’emittente Italia agli occhi di
chi investe nel nostro debito.
Non è un caso se già questa settimana, prima di ancora di modificare la legge di bilancio, verrà approvato il decreto che deve
dare copertura alla cancellazione della seconda rata Imu, un
ammanco nei conti 2013 da 2,4
miliardi di euro che a Bruxelles
non è passato inosservato.

Ministri
Il titolare
dell’Economia
Fabrizio
Saccomanni
con il collega
tedesco
Dijsselbloim
a Bruxelles:
l’Europa
ha chiesto
modifiche
alla manovra
di bilancio

AFP

I punti chiave

La spending review

Le privatizzazioni

Banche e capitali all’estero

Obiettivi da rivedere Molti annunci
Tornaloscudofiscale
In manovra tagli
ma finora abbiamo Decretoperlacasa
per 2 miliardi nel 2014 nazionalizzato
elequotediBankitalia

D

i tutte le azioni necessarie a rimettere i
conti italiani in carreggiata, la più attesa da
Bruxelles sono nuovi tagli alla spesa pubblica improduttiva. Acclarata l’incapacità
della politica di mettere la
faccia su misure impopolari,
da qualche anno a questa
parte in Italia ci si affida ai
tecnici. Dopo la (troppo) breve esperienza come commissario per la spesa del risanatore Enrico Bondi, ora è il
turno di Carlo Cottarelli, ex
dirigente italiano del Fondo
monetario internazionale.
Cottarelli si vedrà stamattina con Letta, Saccomanni e
gli altri ministri membri del
«comitato interministeriale
per la revisione della spesa».
Per evitare una nuova bocciatura della legge di Stabilità occorre rivedere in meglio
di obiettivi di risparmio programmati dal governo. Saccomanni, colto da imprudente ottimismo, ipotizza «a regime» una riduzione delle
spese fra «uno e due punti di
prodotto interno lordo», ovvero fra 16 e 32 miliardi: in
questo momento l’obiettivo
di lungo termine (al 2017) è
dieci miliardi. Ma a Bruxelles, dove a farla da padrona
sono i rigorosi Paesi nordici,
vogliono risultati credibili,
non promesse vaghe e roboanti. Il vero punto sono i risparmi previsti per il 2014:

600
milioni
I risparmi 2014
secondo la manovra
com’è adesso

1,5-2
miliardi
Il livello a cui i
risparmi dovrebbero
arrivare per il 2014

nell’attuale testo della manovra siamo fermi ad appena 600
milioni, domani il comitato dovrebbe decidere di salire a
1,5-2 miliardi.
In cima alla lista degli interventi c’è la razionalizzazione
della spesa sanitaria, proprio i
tagli previsti da Saccomanni
nella prima bozza della manovra e cancellati con un colpo di
penna per via del niet delle Regioni e del ministro Beatrice
Lorenzin. In prima istanza non
si dovrebbe trattare di tagli lineari, ma di risparmi da ottenere con l’introduzione di costi
standard per l’acquisto delle
forniture ospedaliere.

L

a prima volta l’ha detto a
Mosca, in luglio. «Per ridurre l’entità del debito
pubblico il Tesoro potrebbe
decidere di vendere quote di
società pubbliche o usare gli
asset come collaterali». Da allora ha ripetuto più volte l’intenzione di procedere senza
mai andare al dunque. Ora che
l’Europa ci chiede nuovamente di far scendere lo stock del
debito, Saccomanni è atteso
alla prova dei fatti. Il cantiere
privatizzazioni è chiuso da anni da quando - era il 2007 - il
secondo governo Prodi tentò
(fallendo) di mettere sul mercato il 50% di Fincantieri.
In questi mesi sono circolate ipotesi d’ogni tipo. Dalle
quote di Eni ed Enel, a Finmeccanica, di nuovo Fincantieri,
Poste, Trenitalia, Terna. E poi
la cessione degli immobili pubblici, la riorganizzazione delle
società in house dei Comuni e
via privatizzando. Promesse
che si vanno a sommare a quelle mai mantenute dal governo
precedente, che luglio 2012
aveva cifrato in un punto di Pil
all’anno (16 miliardi di euro) le
cessioni di immobili pubblici.
Ad oggi, quattro mesi dal
primo proclama, siamo a zero.
Anzi, siamo andati in direzione
esattamente opposta: Cassa
depositi e presiti ha acquisito
da Finmeccanica Ansaldo
Energia, Poste si appresta ad
entrare nel capitale di Alitalia,
privatizzata nel 2008. Quando

16
miliardi
L’anno: il programma
di privatizzazioni
indicato da Monti

500
milioni
Di immobili pubblici
girati alla Cdp:
una manovra contabile

il governo non ha nazionalizzato ha fatto operazioni di
«maquillage contabile»: è il caso dei 500 milioni di immobili
pubblici girati anche in questo
caso alla Cdp. Eppure, a parte
una crescita sostenuta del Pil,
l’unica strada per una riduzione significativa del debito è
quella delle privatizzazioni. In
passato abbiamo dato prova di
esserne capaci: negli anni novanta, con Draghi direttore al
Tesoro, l’Italia ha venduto beni
per 97 miliardi riducendo il
rapporto debito-Pil di oltre
dieci punti percentuali. Riuscì
a far meglio solo la Gran Bretagna della Thatcher.

C

i sono altre due misure
promesse a Bruxelles
che non trovano tuttora
spazio in alcun documento governativo: l’accordo bilaterale
con la Svizzera sul rientro dei
capitali e la rivalutazione delle
quote delle banche in Banca
d’Italia. In quest’ultimo caso
l’obiettivo è duplice: da un lato
si vuol permettere agli istituti
di credito di migliorare i ratio
patrimoniali resi più severi
dalle nuove regole di vigilanza
europee, dall’altra si garantirebbe allo Stato un introito
una tantum da 1,2 miliardi di
euro. Poiché di quel miliardo
c’è bisogno urgente, il governo
ha in cantiere il provvedimento per il consiglio dei ministri
di mercoledì o venerdì prossimo. Potrebbe essere parte del
decreto necessario a coprire la
cancellazione della seconda
rata dell’Imu che verrà finanziato con un anticipo Ires-Irap
del 120% alle banche e con la
cancellazione dello sconto per
gli immobili agricoli.
Nel caso dell’accordo sui capitali in Svizzera il dossier è
aperto invece dal 2011, quando
al Tesoro c’era ancora Tremonti. Da allora solo Austria e
Gran Bretagna sono riusciti a
chiudere un’intesa con la federazione elvetica, mentre è fallita quella con la Germania. La
ragione è semplice: la Svizzera
non accetta la rinuncia al segreto bancario, né uno scambio trasparente di informazio-

10-15%
l’imposta
Che potrebbe essere
applicata sui capitali
che rientrano in Italia

1
miliardo
L’introito (una
tantum) atteso dalle
quote Bankitalia

ni. Non è un caso se nel frattempo i Paesi euro hanno chiesto alla Commissione europea
di trattare un accordo valido
per tutti. Si fa strada il principio della «volontary disclosure» che premia chi sceglie l’autodenuncia in cambio di minori sanzioni. L’ipotesi allo studio
è la depenalizzazione del reato
per chi è disposto a riportare i
capitali in Italia. Di fatto un
nuovo scudo fiscale, anche se
con sanzioni più alte (fra il 10 e
il 15%) rispetto al 5-7% dell’ultima sanatoria. Secondo stime
molto ottimistiche sarebbe
possibile ottenere così cinque
miliardi di gettito.

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013 LA STAMPA 10

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LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Primo Piano .11

.

U

REGNO UNITO

Great Barr
Perry Barr

LA FINE DI UN MODELLO
West
Bromwich

Erdington

Handsworth

Castle
Vale

BIRMINGHAM

Smethwick
Smethw
wick
w

1.075.000
abitanti

Yardley

È la 2a città
più popolosa
della Gran Bretagna
dopo Londra

Harborne
Harborn
Harrborn
rne

31%
dei bambi
bambini
famiglie
vive in fami
viv
vvi
povere
overe
po
ov
ppov

15%
disoccupati
(in alcuni quartieri
è il 30%)

Centimetri - LA STAMPA

10mila

81%

famiglie

indigenti

Dieci su 1000 sono
senza casa (la media
nel Paese è 2,3)

L’area di Ladywood
è la più colpita
dalla povertà

MICHAEL SCOTT / CORBIS

Operai nei pressi della New Street Station. Il livello di disoccupazione a Birmingham è arrivato al 15%

Reportage
CLAUDIO GALLO
INVIATO A BIRMINGHAM

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

er pubblicizzare una
trasmissione radiofonica di approfondimento,
la «Bbc» ha rilanciato la
notizia che il governo sta
per commissariare i Children’s
Services della più grande autorità
locale europea, dopo quattro anni
consecutivi di rapporti negativi
degli ispettori ministeriali. Casi
spaventosi, come quello di Keanu
Williams, 2 anni, ucciso nel 2011 da
trentasette ferite infertegli dalla
madre o quello di Khyra Ishaq, 8
anni, lasciata morire di fame nel
2008, hanno choccato l’opinione
pubblica sia per la loro efferatezza, sia per la colpevole assenza di
polizia e servizi sociali.
Cinquant’anni fa era ancora
l’«officina del mondo», con un reddito medio che rivaleggiava con
Londra, ma la trasformazione dell’economia moderna ha spinto la

P

Birmingham, la città della crisi
che toglie il futuro ai suoi figli
Uno su tre vive in povertà. Il governo pronto a commissariare i servizi all’infanzia
La proposta
Sessolegalea15anni
MaCamerondiceno
1 Il professor John Ashton,

LA TRASFORMAZIONE

L’immigrazione ha stravolto
il tessuto sociale
e creato sacche di miseria
città verso un lento declino, nonostante negli ultimi anni l’area del
West Midland abbia registrato
una buona crescita del reddito pro
capite. Negli Anni 70 l’industria è
crollata per fare spazio ai servizi.
Lo scorso anno la metropoli era
quarta nella classifica della disoccupazione con il 27,3 dei nuclei famigliari colpiti.
Negli ultimi trent’anni, con la
crescita tumultuosa dei centri
commerciali e delle grandi arterie
per intruppare la gente verso gli acquisti, la città ha perso la sua vecchia fisionomia. L’elegante stazione
vittoriana di New Street è rimasta
solo nelle foto ingiallite, insieme
con le facciate edoardiane dei negozi. Al suo posto è spuntato prima
l’orribile scatolone piastrellato degli Anni 60, poi l’attuale struttura
metallica ondulata, che fa sembrare la stazione un transatlantico arenatosi ai piedi del municipio.

ANDREW FOX/CORBIS

esperto di sanità e Preside della
Facoltà di Salute Pubblica di
Londra, ha lanciato la proposta
di abbassare l’età in cui il rapporto sessuale consensuale è
considerato legale, portandola
dagli attuali 16 anni a 15. Una
questione di responsabilità, secondo Ashton, che consentirebbe ai 15enni di avere accesso all’assistenza prevista dal servizio
sanitario nazionale, in tema per
esempio di contraccezione e
prevenzione delle malattie, visto che un terzo degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei 16 anni. Il governo ha
prontamente respinto la proposta. Un portavoce di Downing
Street ha fatto sapere che «non
sono previsti cambiamenti, la
legge in vigore è pensata proprio per proteggere i minori»

Studenti nel giorno del diploma alla Birmingham University

Grandi fiumane di immigrazione
hanno stravolto il tessuto sociale,
creando una serie di enormi quartieri, poveri e desolati. La popolazione che supera di poco il milione,
è estremamente mista, con il 70 per
cento circa di bianchi nel censimento del 2001. Ma oggi nelle scuole solo un terzo degli allievi è bianco, con gli asiatici che formano il 40
per cento nelle classi. Gli studenti
provengono da 87 etnie, che a casa
parlano 108 lingue diverse. L’inglese resta la prima lingua per miracolo, seguita dall’urdu (parlato in
Pakistan, India e Afghanistan), il
punjabi, il bengali, il somalo. È una
delle città più giovani d’Europa: il

22 per cento dei cittadini ha meno
di 15 anni, il 46 per cento è sotto i
30. È il crogiolo in cui cuoce la crisi
di Birmingham, compresa quella
dei suoi servizi per l’Infanzia.
Tra il municipio ottocentesco, costruito sopra un edificio appartenuto agli antenati di J. R. R. Tolkien, e
la glaciale riproduzione vittoriana
del tempio di Castore e Polluce della
Town Hall, ci sono già le bancarelle
natalizie. Non partecipa troppo all’atmosfera festiva Peter Hay, il dirigente dei servizi sociali del comune
governato dai laburisti. È stato lui in
questi giorni a dover mettere la faccia per cercare di piegare una realtà
che Sir Michael Wilshaw, capo degli

ispettori governativi ha definito
«una vergogna nazionale».
Dice quasi con rassegnazione:
«Vogliamo essere molto onesti sulla situazione a Birmingham: non
siamo ancora riusciti a raggiungere gli standard minimi sulla protezione dei bambini più vulnerabili.
Abbiamo però una visione molto
più chiara ora di ciò che deve essere fatto, spero che gli ispettori terranno conto dei progressi».
Il dipartimento che segue i
bambini non ha abbastanza personale. Per giunta la cattiva fama
del servizio tiene lontano i giovani
che non vogliono avere sui curriculum il marchio di un’esperienza

nella città disastrata.
«Adesso - dice Hay - semplicemente non abbiamo bravi assistenti sociali a sufficienza. Le cose riprese nei
giorni scorsi dai media sono state ripetute mille volte. Ci rendiamo conto
che sul commissariamento il ministero dell’Istruzione deve prendere una
decisione difficile. Tuttavia, pur riconoscendo la fragilità della situazione,
riteniamo vitale che il Consiglio comunale continui a essere coinvolto
nella gestione del servizio».
Sue White, sociologa dell’Università di Birmingham, ha osservato
che «la città non migliora solo perché è stata fustigata dagli ispettori.
A mio modo di vedere la medicina
rischia di uccidere il paziente». Come si è potuti arrivare a una situaLA DIFFICILE GESTIONE

Oggi mancano risorse, personale,
poliziotti e assistenti sociali
per sostenere le famiglie
zione del genere? Tony Rabaiotti
dell’Unison West Midlands, il sindacato dei lavoratori pubblici, spiega:
«Siamo diventati una comunità
enorme difficile da gestire, fatta di
molteplici etnie spesso isolate tra di
loro. Si è perso il senso di comunità.
Poi le amministrazioni conservatrici dal 2007 al 2010 non hanno fatto
altro che tagliare. Adesso mancano
le risorse. Per un motivo o per l’altro, al dipartimento che segue i
bambini in difficoltà manca un terzo
del personale».
Non è semplice come uccidere la
strega che mangia i bambini. Ha
detto alla «Bbc» il professor Wyn
Grant, studioso di amministrazione
locale all’Università di Warwick: «I
Consigli sono sempre sotto una duplice pressione. Da un lato sono accusati di non intervenire abbastanza, dall’altro le famiglie li accusano
di intervenire troppo. Un’azione
equilibrata è molto difficile».

12 .Estero

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Washington
e Mosca
alla guerra
del Gps

Pakistan
Musharrafallasbarra
peraltotradimento
1 L’ex presidente pachi-

stano Pervez Musharraf sarà
processato per alto tradimento. Lo ha annunciato il
ministro degli Interni Chaudhry Nisar Ali Khan in una
conferenza stampa trasmessa in televisione. Musharraf
rischia la pena di morte o, se
gli va bene, l’ergastolo. L’ex
presidente golpista del Pakistan sarà giudicato da tre
giudici nominati dalla Corte
Suprema su richiesta del governo. L’accusa per il 70enne
Musharraf, già incriminato
per l’omicidio di Benazir
Bhutto, è di aver imposto lo
stato d’emergenza nel 2007
ed esautorato i giudici della
Corte Suprema in seguito alle contestazioni alla legittimità del suo potere.

MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK

ANSA

La sede alla Gchq a Cheltenham dove lavorano stabilmente circa 6mila persone. È l’agenzia d’intelligence elettronica

DATAGATE, DALL’ARCHIVIO DI SNOWDEN SPUNTA IL PROGRAMMA «ROYAL CONCIERGE»

Londra spia i diplomatici negli hotel
Ecco come gli 007 inglesi intercettano le prenotazioni in 350 alberghi di lusso nel mondo
MATTEO ALVITI
BERLINO

«Royal concierge». Il nome
dell’ultimo programma di
spionaggio dei servizi d’intelligence britannici svelato grazie
all’archivio di Edward
Snowden, la talpa del Datagate, sembra davvero essere
uscito dalla penna di Ian Fleming, il creatore di 007. Ma qui la
fantasia c’entra poco: grazie
alle orecchie del «portiere reale», l’agenzia britannica Government communications
headquarters (Gchq) riesce a
intercettare le prenotazioni alberghiere delle rappresentanze diplomatiche nei punti più
caldi del mondo. Per poi prendere le contromisure.
Oltre 350 hotel di lusso sono
tenuti costantemente sotto
controllo dal programma a disposizione degli 007 di Sua
Maestà. Lo rivela il settimanale tedesco «Der Spiegel», che
cita in proposito documenti
dell’ex contractor della statunitense National Security
Agency (Nsa), Snowden. «Royal concierge», concepito oltre
tre anni fa, monitora costantemente i sistemi di prenotazione degli alberghi utilizzati dai
diplomatici nei loro viaggi internazionali, permettendo agli

agenti britannici di predisporre
le misure per non lasciarsi sfuggire nulla di interessante. Il programma ha un logo: un pinguino-concierge con tanto di corona, scettro e mantello regale.
Grazie a Royal concierge la
Gchq - che non ha voluto «smen-

tire, né confermare» la rivelazione - filtra in tempo reale tutte
le prenotazioni effettuate da indirizzi potenzialmente interessanti, come quelli che contengono il suffisso «.gov». Nei file di
Snowden non sono citati i nomi
degli hotel nel mirino, tuttavia si

parla espressamente di alberghi
di Singapore e Zurigo. Conoscendo in anticipo le mosse dei
diplomatici, amici e non, l’intelligence può organizzare misure
adeguate per l’ascolto delle conversazioni nelle camere. Oppure
intercettare comunicazioni tele-

L’INCIDENTE A KAZAN NEL CUORE DEL PAESE. FORSE UN ERRORE DEL PILOTA

Russia, Boeing 737 si schianta in fase di atterraggio: 50 morti
1 Ha tentato di atterrare due, forse tre volte, poi si

è schiantato al suolo ed è esploso. Così sono morte
50 persone, 44 passeggeri e sei membri dell’equipaggio a bordo di un Boeing 737 delle linee regionali

GURLITT RECLAMA I CAPOLAVORI CONFISCATI IN CASA SUA

del Tatarstan, nella Russia centrale. L’incidente è avvenuto ieri alle 19.25 (le 16.25 in Italia) all’aeroporto
di Kazan. Ancora ignote le cause dello schianto, ma
fonti della sicurezza ipotizzano un errore del pilota.

DIECI GLI STATI COINVOLTI. LE AUTORITÀ: STATE IN CASA

“Ma quale tesoro di Hitler Usa, tempeste e tornado
Quei quadri sono miei” minacciano il Midwest
MONACO

Cornelius Gurlitt, l’uomo nel
cui appartamento di Monaco
di Baviera sono stati scoperti
due settimane fa oltre 1.400
quadri, tra cui capolavori sconosciuti di Matisse, Klee, Picasso e espressionisti tedeschi, afferma di essere il legittimo proprietario di quelle
straordinarie opere, di non volerle cedere e di essere determinato a lottare per riaverle. I
«suoi» quadri gli mancano e
«devono tornare a casa».
Quanto a suo padre «non è mai
stato un nazista». L’ottantenne ha spiegato le sue ragioni in
una lunga intervista a «Der

Spiegel». Gurlitt racconta che
suo padre, mercante d’arte dal
passato travagliato sotto il nazismo, aveva acquistato queste
opere legalmente. Il giornalista
del settimanale tedesco lo descrive come un uomo rimasto
intrappolato nel passato, quasi
privo del contatto con la realtà e
che non capisce molto di quello
che gli sta accadendo. Gurlitt si
è detto scioccato dall’attenzione
di cui è oggetto: «Non sono Boris
Becker, che cosa voglio da me
queste persone?». «Volevo solo
vivere con i miei quadri», ha detto. L’eccezionale ritrovamento
rappresenta un tesoro sensazionale, stimato in 1,35 miliardi di
[E. ST.]
dollari.

foniche e telematiche. O programmare le operazioni «humint», come viene definito l’impiego di human intelligence,
agenti in carne e ossa. «Royal
concierge» potrebbe anche permettere ai servizi di «influenzare la scelta degli hotel», si legge
nel documento, fino magari ad
arrivare all’annullamento di
specifiche visite diplomatiche.
Tutto questo pone un ragionevole dubbio sulle dichiarazioni che John Sawers e Andrew
Parker, rispettivamente a capo
dell’MI6 e MI5, con Iain Lobban,
direttore della Gchq, avevano
reso lo scorso 7 novembre alla
commissione del Parlamento
britannico, in diretta tv. «Non
passiamo il nostro tempo ad
ascoltare le telefonate o a leggere le mail della gente innocente», aveva detto Lobban: l’obiettivo è la lotta al terrorismo. Gli
007 di Sua Maestà – che secondo quanto emerso nei mesi scorsi dalle carte di Snowden lavorano a stretto contatto con la Nsa,
spiando anche gli alleati europei
– sembrano però aver chiaro
quanto sia scivoloso il terreno
sotto il «portiere reale». Lo testimonia il titolo dato a una presentazione del programma:
«Storie dal wild, wild west del
filtraggio operativo di dati».

Cia e Pentagono si oppongono
a creare negli Stati Uniti le
«stazioni di monitoraggio»
necessarie a Glonass, il sistema russo che si propone di rivaleggiare con il Gps americano. È stata Mosca a chiedere a Washington di poter installare sul territorio americano delle «antenne» che consentono di garantire ai satelliti orbitanti la precisione del
rilevamenti sul territorio:
una di queste postazioni è
stata già creata in Brasile ed
altre sono in discussione con i
governi di Spagna, Indonesia
e Australia. Il Dipartimento
di Stato, secondo il «New
York Times», non avrebbe
sollevato obiezioni alla richiesta ricevuta dal Cremlino nel
2012, giudicando «inoffensivo» il Glonass russo e ritenendo che l’accettazione da parte
di Washington potrebbe contribuire a migliorare i rapporti con Mosca dopo la tempesta dell’asilo russo a Edward
Snowden, la gola profonda
dell’intelligence elettronica.
Ma Pentagono e Cia sono
in disaccordo, affermando
che non si tratta di «antenne
innocue» bensì di un sofisticato sistema di sorveglianza
che potrebbe in futuro essere
adoperato da Mosca per migliorare la qualità dello spionaggio all’interno del territorio degli Stati Uniti.
Tali obiezioni sono state
fatte proprie da Mike Rogers,
repubblicano dell’Alabama e
capo della commissione Forze Armate alla Camera, che
in una recente lettera al Dipartimento di Stato, Pentagono e direzione dell’intelligence si chiede «perché gli
Stati Uniti devono favorire lo
sviluppo di un sistema in
competizione con il nostro
Gps». In effetti Russia, Cina e
Unione europea sono impegnate nella realizzazione di
proprie alternative al Gps
americano, puntando a conquistare quote di un ambito
mercato globale. Il disaccordo fra Dipartimento di Stato,
Pentagono e intelligence sulla cooperazione con il Glonass è tale da far supporre
che dovrà essere il presidente Barack Obama a decidere
se accettare o meno le «antenne» della discordia sul
territorio nazionale. [M. MO.]

WASHINGTON

Scatta l’allarme maltempo
negli Stati Uniti. Il Midwest
attendeva per la scorsa notte
forti tempeste e tornado.
L’area coinvolta è molto vasta: circa una decina di Stati
e una popolazione pari a 125
milioni di persone. L’epicentro di questi rovesci, con forti
venti e precipitazioni improvvise, secondo il National
Weather Service, è la zona
dei grandi laghi, dall’Ohio all’Indiana, dall’Illinois al Michigan, sino a scendere lungo
le valli del Mississippi e del
Tennesse. Al momento si
parla di raffiche in quota di

80 km orari, ma una volta scaricate a terra potrebbero aumentare d’intensità. Tra le
grandi città che potrebbero essere colpite di più dal maltempo tra la serata di domenica e
le prime ore di lunedì, Chicago,
Detroit e Buffalo, con una stima secondo cui circa 53 milioni di persone devono già pensare da subito a come affrontare la tempesta. In queste zone
le autorità hanno già invitato a
non uscire di casa nelle prossime ore se non è necessario. Come capita spesso in questi casi, negli States si temono i disagi provocati dai blackout, tenuto conto della possibile caduta dei pali della luce. [E. ST. ]

Formula Servizi Società Cooperativa
Sede legale in Forlì, via Monteverdi n. 31
Codice Fiscale e Numero di Iscrizione nel Registro delle Imprese di Forlì-Cesena. 00410120406
Iscrizione Albo Società Cooperative al N. A101656 Sezione Cooperative a Mutualità Prevalente
CONVOCAZIONE DI ASSEMBLEA STRAORDINARIA
I Soci della Cooperativa sono convocati in Assemblea Straordinaria presso la sede sociale, in
Forlì, via Monteverdi n. 31, per il giorno 5 dicembre 2013 alle ore 08.00 in prima convocazione
ed, occorrendo, in seconda convocazione, per il giorno venerdì 6 dicembre 2013 alle ore 20.30
presso la sala convegni della Fiera di Forlì in via Punta di Ferro s.n.c. – 47122 FORLÌ (FC), per
discutere e deliberare sul seguente
ORDINE DEL GIORNO
1) Modifiche articoli 5, 30 e 31 dello Statuto Sociale.
PER IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
LA PRESIDENTE
(Marzocchi Cristina)

Forlì, 13 Novembre 2013
Prot. 489/CM/sg

Questi
e molti altri avvisi
li puoi trovare
anche su internet
Consulta i siti

www.legaleentieaste.it
www.lastampa.it

CITTA’ DI TORINO
PROCEDURA APERTA N. 98/2013 PER
ESTRATTO “FORNITURA E POSA IN OPERA
DI ELEMENTI DI ARREDO URBANO P.I.S.U.
URBAN A BARRIERA DI MILANO”. IMPORTO
BASE PRESUNTO - I.V.A. esclusa: euro
231.429,75 di cui euro 12.783,08 per oneri
di sicurezza non soggetti a ribasso. Il bando
integrale sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica Italiana del 15 novembre
2013, trasmesso alla Gazzetta Ufficiale delle
Comunità Europee il 14 novembre 2013 e
visibile su INTERNET al seguente indirizzo:
http://www.comune.torino.it/appalti/. Scadenza
presentazione offerte: entro le ore 9,30 del 07
gennaio 2014.
Torino, 13 novembre 2013
IL DIRETTORE
DEL SERVIZIO CENTRALE CONTRATTI E APPALTI

dott.ssa Mariangela ROSSATO

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Estero .13

LA SFIDA DELLE MILIZIE

Le tappe dei negoziati

8 novembre

.

10 novembre

11 novembre

20 novembre

A Ginevra i «5+1» con gli iraniani

I negoziati finiscono in un nulla di fatto

Rohani: non cederemo alle minacce

Ricominciano le trattative

1 I ministri dei cinque Paesi membri

1 Il ministro degli Esteri francese, Lau-

1 Il giorno dopo il mancato accordo il

1 Dopo l’accordo tra Iran e Aiea sulle ispe-

permanenti del Consiglio di Sicurezza
Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania volano a Ginevra
dal ministro iraniano Zarif: si tenta di raggiungere un accordo preliminare.

rent Fabius, riferisce che il vertice ha «permesso di fare passi avanti», ma un accordo
«non è ancora stato concluso». «Mancano è la versione ufficiale – garanzie sul plutonio usato nella centrale di Arak».

presidente iraniano annuncia che non cederà a nessun tipo di minacce e sanzioni.
La linea rossa invalicabile di Rohani «sono gli interessi nazionali, che includono il
nostro diritto di arricchire l’uranio».

zionialprogrammanuclearemercoledìripartiranno le trattative. Questa volta non parteciperanno i ministri degli Esteri dei «5+1» ,
ma alti funzionari. Con loro l’Alto rappresentante dell’Ue Ashton e il ministro Zarif.

Libia nel caos
Rapito a Tripoli
il vice capo
dell’intelligence
FRANCESCA PACI

Il gesto

Hanno detto

Il presidente
francese
Hollande
ravviva la
fiamma
eterna che
brucia nella
Sala della
Rimembranza allo
Yad Vashem

Un Iran con l’arma
atomica sarebbe
una minaccia per
Israele e una minaccia
per il mondo intero
François Hollande
Presidente
francese

Il profilo dell’attuale
accordo di Ginevra
con l’Iran
sul nucleare
è pericoloso
Benjamin Netanyahu
Primo ministro
israeliano
MENAHEM KAHANA/AFP

IL CAPO DELL’ELISEO A GERUSALEMME A POCHI GIORNI DALLA RIPRESA DEI NEGOZIATI. NETANYAHU MERCOLEDÌ A MOSCA, POI VEDRÀ KERRY

Hollande: mai l’atomica all’Iran
Il presidente francese in Israele: sì a un’intesa, ma Teheran rinunci all’arma nucleare

Retroscena
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK

o spazio aereo saudita come
trampolino per l’attacco israeliano al nucleare iraniano: ad alzare
il velo sull’avanzamento della convergenza strategica fra Riad e Gerusalemme è il «Sunday Times» mentre da
Washington filtrano dettagli su un coinvolgimento anche degli Emirati Arabi.
Sarebbe il re saudita Abdullah ad aver
autorizzato i militari ad offrire a Israele
lo spazio aereo per accorciare la rotta
dei caccia verso gli impianti nucleari. È
un piano aiutato dalla geografia: Israele
e Arabia Saudita si «guardano» a cavallo del Golfo di Aqaba e a dividerli sulla
terraferma è la Giordania, alleata di entrambi. L’autorizzazione di Riad riguarderebbe, per il quotidiano britannico,
sorvoli di jet, impiego di droni, uso delle
cisterne per i rifornimenti e ricorso ad
elicotteri per il recupero dall’Iran di piloti abbattuti. Sono indiscrezioni che
disegnano una cooperazione israelosaudita - forse con tacito avallo di Amman - assai avanzata.
Le missioni di «estrazione e soccorso» in particolare implicano il posizionamento di unità di emergenza a ridosso della zona di operazioni e ciò implica
che Riad conceda a Gerusalemme - con

L

Blum, Benjamin Netanyahu ha
annunciato che avrebbe steso il
«tappeto rosso» al suo «amico
intimo» François (che ha incontrato per la prima volta il 31 ottobre 2012). Hollande ha ricambiato fin dal primo dei suoi molti discorsi (ne farà uno anche alla
Knesset): «Non ammetteremo
mai che l’Iran possa avere l’arma nucleare. Perché è una minaccia per la sicurezza di Israele, ma anche per il mondo. Noi
cerchiamo un accordo, noi vogliamo un accordo, perché pensiamo che la diplomazia sia preferibile a ogni altra via o soluzione. Ma questo accordo sarà pos-

sibile solo se l’Iran rinuncerà definitivamente all’arma nucleare». Musica per le orecchie degli
israeliani, molto irritati in questo periodo con Washington e in
particolare con il segretario di
Stato, John Kerry, che oltre a essere più possibilista dei francesi
sull’Iran chiede concessioni nella trattativa con i palestinesi
(però anche Hollande ha chiesto
a Gerusalemme dei «gesti, specie sugli insediamenti»). Il gioco
di sponda con Parigi viene quindi considerato interessante, anche perché i francesi sono notoriamente in ottimi rapporti, non
solo politici ma anche d’affari,

con l’Arabia e le monarchie del
Golfo, spaventate dalla bomba
iraniana.
L’attività diplomatica è in
ogni caso assai intensa. Mercoledì Netanyahu vola a Mosca per
vedere Putin (il cui ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ripete
che un compromesso con Teheran «è una buonissima occasione che non bisogna mancare») e
venerdì riceve Kerry. Gli iraniani fanno pretattica. Il ministro
degli Esteri, Mohammad Javad
Zarif, ammette che «è possibile
arrivare a un accordo». Ma il
suo vice Abbas Araghchi, si
aspetta «dei negoziati difficili».

Israele e Riad temono l’accordo
e lavorano ai piani d’attacco

IN UNA BASE MILITARE

Esplosione
a Damasco
Sauditi pronti a concedere il proprio spazio aereo ai jet Uccisi
31 soldati

I siti sensibili

TURK

Reattori ad
acqua pesante

MEN

TEHERAN
Qom

Centri di ricerca
e sviluppo

Arak

IRAQ
Lavorazione e
arricchimento Uranio

I S TA N

N

«Tamid esha’er haver shel Israel!», sarò sempre amico di Israele. Così, in ebraico. La frase è
di François Hollande, da ieri in
visita di tre giorni in Israele e
Palestina. I maligni dicono che
il Président è paradossalmente
venuto a cercare nell’angolo
più tormentato del mondo un
po’ di pace dai suoi guai domestici. Però la tournée arriva in
un momento importante: mercoledì riprendono a Ginevra i
negoziati fra l’Iran e il «5+1» (i
membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la

Germania) sul programma nucleare di Teheran. E la Francia è
stata protagonista dell’ultima
tornata dei colloqui, anzi secondo molti è stata l’intransigenza
francese ad affondare un accordo che era ormai a portata di mano. Per il Quai d’Orsay non è vero; per altri, è stato solo un gioco
delle parti; di certo attualmente
sul dossier Parigi è percepita da
tutti come il «falco». Anzi, è l’unica cosa sulla quale israeliani e
iraniani sono d’accordo.
Da qui la straordinaria cordialità dell’accoglienza riservata a Hollande in Israele. Shimon
Peres l’ha paragonato a Léon

Natanz
Isfahan

IRAN

A FG H A N IS TA

ALBERTO MATTIOLI
CORRISPONDENTE DA PARIGI

Il numero due dell’intelligence libica, Mustafa Noah, è
stato rapito ieri all’aeroporto di Tripoli dov’era atterrato con un volo proveniente
dalla Turchia. L’uomo, che
dirige l’unità di spionaggio,
sarebbe stato trascinato in
una vettura e portato via.
Per ora nessuno dei gruppi
che da mesi tengono in
ostaggio il paese rifiutando
di deporre le armi ha rivendicato il sequestro, ma le milizie passate dall’avanguardia della rivoluzione del 2011
alla cabina di regia dell’anarchia in cui è sprofondato il
post Gheddafi non sono nuove ad azioni simili. A ottobre
era toccato al primo ministro Ali Ziedan, prelevato
nel suo hotel e tenuto prigioniero per diverse ore «a scopo dimostrativo».
La transizione alla democrazia si sta rivelando un inferno per la Libia, un paese
che con 5 milioni di abitanti e
2 milioni di barili di petrolio
al giorno potrebbe essere un
paradiso. Invece l’instabilità
affossa l’economia, la disoccupazione è oltre il 30%, il
governo non riesce ad assicurare servizi alla popolazione e l’orizzonte somiglia
sempre più cupamente a
quello iracheno. Il premier
ha decretato la tolleranza zero contro le milizie responsabili del caos e del settarismo, ma la sua forza militare
(e persuasiva) è praticamente nulla.
Nella capitale contrassegnata in queste ore dai negozi chiusi e dalle barricate issate qua e là, decine di uomini e donne sono tornate in
piazza ieri per chiedere al
Congresso generale nazionale, la più alta autorità del
paese, l’allontanamento dei
gruppi armati da Tripoli, dove negli scontri di sabato sera sono morte 37 persone e
400 sono rimaste ferite.

Centrali nucleari
Miniere di Uranio

ARABIA
S A U D I TA
- LA STAMPA

cui non ha relazioni diplomatiche - l’accesso a proprie basi. Simon Henderson,
responsabile degli studi sul Golfo al
«Washington Institute», aggiunge due
dettagli. Primo: «Esiste una cooperazione di basso profilo fra Emirati Arabi e
Israele» che estende ad altri Paesi del
Golfo la strategia saudita e può consentire di avere più punti di entrata in Iran.

Secondo: «L’accelerazione saudita è frutto del disappunto per il mancato intervento Usa in Siria». Riad, secondo Henderson, legge la volontà Usa di compromesso con Teheran sul nucleare come
una conferma della decisione di non attaccare Assad, arrivando a concludere
che Washington sta «cambiando atteggiamento» verso l’asse Iran-Siria avver-

sario dei Paesi sunniti. É una tesi che deve molto al principe Bandar bin Sultan,
ex ambasciatore a Washington e capo
dell’intelligence. «La volontà saudita di
cooperare all’attacco all’Iran – spiega
Henderson – segue la scelta di Riad di
avere in Siria un alleato diverso dagli Usa
nell’addestrare i ribelli sunniti, puntando
su Pakistan e Francia».
Si tratta di un riposizionamento di
Riad che Jon Alterman, direttore del Medio Oriente al Centro di studi strategici
internazionali (Csis), spiega con «il timore che le politiche Usa stiano portando ad
un dominio dell’Iran sul Golfo che è da
sempre l’incubo peggiore». «I sauditi vogliono fermare l’Iran adesso - concorda
Bernard Haykel, arabista della Princeton
University - perché temono che non facendolo saranno costretti a combattere
gli sciiti in casa». Per il «Sunday Times»
potrebbe essere l’accordo a Ginevra sull’Iran ad accelerare i preparativi israelosauditi. Da qui le parole di Netanyahu alla
«Cnn»: «Se arabi e Israele in Medio
Oriente dicono cose simili significa che
sta succedendo qualcosa».

DAMASCO

Almeno 31 soldati sono rimasti
uccisi in un’esplosione nella
base militare di Harasta vicino
a Damasco. Ne ha dato notizia
- ieri in serata - l’ong Osservatorio siriano dei diritti umani.
Fra le vittime figurerebbero
quattro generali. Il direttore
dell’Osservatorio Rami Abdel
Rahmane ha precisato che «il
momento in cui giunge questo
attacco è significativo», in
quanto l’esercito di Assad «sta
compiendo una vasta offensiva
per schiacciare le posizioni dei
ribelli intorno a Damasco».
Secondo le informazioni disponibili, la bomba sarebbe
stata messa «o all’interno o in
un tunnel al di sotto dell’edificio», ha detto ancora Rahmane, lasciando intendere che i
ribelli si siano infiltrati nella
[E. ST. ]
base militare.

14 .Cronache

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

13

6,5

milioni

miliardi

Sono gli italiani che ogni
anno si rivolgono al mondo
dell’occulto. Nel 2011
erano 12 milioni, nel 2001
erano 10 milioni

«Francesco
è preoccupato: sa
che 3 italiani su 10
vanno dai maghi»

È il giro di affari generato
dall’occultismo in Italia
La cifra è arrotondata per
difetto: quasi tutte le
prestazioni sono in nero

3

IL MONITO DEL PONTEFICE ALL’ANGELUS

Il Papa: “Non fatevi
ingannare da santoni
e falsi salvatori”
Bergoglio:voglionoattirareasèsoprattuttoigiovani
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Non lasciatevi ingannare dai
santoni». In pieno boom dell’occultismo (13 milioni di italiani si rivolgono ai maghi, +30
in un decennio: 155mila operatori dell’occulto, giro d’affari di
6,5 miliardi nel 2013) Francesco lancia un accorato «invito
al discernimento» perché «ci
sono falsi salvatori che tentano di sostituirsi a Gesù».
All’Angelus il Papa mette in
guardia dai «leader di questo
mondo, santoni, stregoni, personaggi che vogliono attirare a
sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani». E raccomanda: «Non andate dietro a
loro, non bisogna lasciarsi ingannare dai falsi messia né far-

si paralizzare dalla paura». Gli
antidoti sono «la testimonianza
e la perseveranza». L’insegnamento di Gesù «è sempre attuale, anche per noi che viviamo nel
XXI secolo», con la sua sollecitazione a «non lasciarsi ingannare
da quanti verranno agitando falsamente il nome di Dio». In que-

L’arcivescovo Scola
si unisce all’appello:
«C’è chi approfitta
del malessere diffuso»
ste situazioni serve «il discernimento, virtù cristiana che fa capire dove è lo Spirito del Signore
e dove è il cattivo spirito». Perciò Francesco esorta i fedeli a

non avere paura di fronte a nessuna prova della vita: «Guerre,
rivoluzioni, calamità naturali,
epidemie, persecuzioni». La fede in Cristo «libera dal fatalismo
e da false visioni apocalittiche»,
e assicura che «nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto» perché «siamo totalmente nelle mani di Dio.
Bergoglio invoca «speranza e
pazienza». Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il
mondo, «il disegno di bontà e di
misericordia di Dio si compirà».
Tuona contro l’occultismo anche l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola: «Siamo esposti al rischio della seduzione e dell’inganno da parte di falsi profeti
che approfittano del malessere
diffuso e della confusione gene-

La «Misericordina»
Bergoglio rispolvera il diploma in chimica e all’Angelus,
a mo’ di farmaco, mostra la scatoletta con il rosario:
«Il Papa fa il farmacista, è una medicina spirituale,
la Misericordina, fa bene al cuore»

rale per divulgare le loro dottrine fallaci». Quindi «anche i cristiani devono essere vigilanti».
Infatti «chi opera contro Dio si
fa sempre più vittima di una potenza ingannevole che seduce e
conduce fino al rifiuto dell’abbraccio della verità, giungendo
così alla perdizione». E «la condanna di Dio non fa altro che ratificare l’atteggiamento colpevole di chi non si lascia abbracciare dalla verità».
Con il monito a fare attenzione a «santoni e falsi salvatori»,
Francesco «ha attualizzato le
parole di Gesù nel Vangelo e le
ha calate con parole chiare nella
realtà di oggi, sempre più afflitta da santoni, maghi, occultisti,
mercenari dello spirito che approfittano della buona fede e

Maxiconcorso a Roma
Si rischia l’annullamento
FLAVIA AMABILE
ROMA

Ore contate per il maxiconcorso del Comune di Roma
voluto da Gianni Alemanno
nel 2009, una sorta di megaselezione - che forse era stata
selettiva in modo non giusto che racchiudeva 22 concorsi
per ricercare 1995 figure professionali molto diverse fra
loro, dagli architetti ai bibliotecari. Trecentomila i partecipanti, in 30 mila hanno affrontato le prove scritte ma
le speranze di tanti sembrano essere giunte al capolinea.
Oggi il Comune di Roma
dirà se il maxiconcorso deve
essere annullato e se dovrà
occuparsene la Procura della
Repubblica. Nel frattempo il
Campidoglio, dopo aver riscontrato alcune irregolarità
grossolane nelle buste che
sarebbero trasparenti e che
quindi non permetterebbero
l’anonimato dei candidati, ha
nominato una commissione:
esponenti dell’avvocatura e
responsabili del personale
del Campidoglio stanno ulti-

Il concorso era stato voluto nel 2009 dall’allora sindaco Alemanno

mando gli accertamenti dopo
due giorni di verifiche.
Le prime irregolarità erano
emerse nel maggio scorso e si
riferivano al concorso per vigili. Allora (sindaco Alemanno),
erano emerse firme di componenti della commissione esaminatrice a riunioni a cui non
avevano mai partecipato. Alemanno era stato costretto a revocare la commissione e a
bloccare le assunzioni. Poi ci
sono state le elezioni, sindaco e
la Giunta sono cambiati, sono
state chieste altre verifiche
che hanno fatto scoprire questi nuovi problemi. Oggi la
commissione dovrebbe rendere pubblica la decisione. «Se

da questo lavoro di verifica
emergerà la conferma di quanto preannunciato venerdì, trasferiremo tutto alla Procura
della Repubblica», ha spiegato
il vicesindaco con delega al
personale Luigi Nieri. La procura dovrà decidere se aprire
il fascicolo. Nel caso non dovesse ravvisare problemi che
inficiano il maxi concorso, le
prove potrebbero ritenersi valide. Uno dei compiti della magistratura sarà quello di verificare l’operato della Praxi, la
società che ha coordinato il
concorsone ma che ha avuto
anche un ruolo nella selezione
del personale nell’Atac durante la vicenda «Parentopoli».

Massimo Introvigne
sociologo
ROMA

Massimo Introvigne, sociologo, è fondatore del Centro
Studi sulle Nuove Religioni.
Perché questo monito?

IL COMUNE CERCAVA 2000 FIGURE PROFESSIONALI, SI ERANO PRESENTATI IN TRECENTOMILA

Le buste erano
trasparenti
Oggi il giudizio
del Campidoglio

domande
a

Se da un lato c’è un’esigenza di correttezza, dall’altro in
molti protestano perché temono di veder sfumare l’unica
possibilità di trovare un lavoro stabile. Sono migliaia di
persone. Si sono già ritrovate
due sere fa davanti al Campidoglio per protestare, oggi
torneranno in piazza in concomitanza con l’esito della verifica per la «protesta delle
buste», sventoleranno migliaia di buste bianche.
Se il verdetto del Comune
oggi dovesse essere quello che
temono, si prevede una pioggia ricorsi e si prospetta la possibilità di una class-action. Per
il segretario della Uil Fpl di Roma Sandro Bernardini «è paradossale che alcuni dirigenti
nominati per effettuare i controlli sulla regolarità o meno
abbiano fatto parte delle commissioni dei concorsi “incriminati”: i controllori corrispondono ai controllati». Ma per il
vicesindaco Nieri «secondo
quanto affermato dal sindacato, domani dovrebbe emergere
che le buste non sono trasparenti. Vedremo. Abbassiamo i
toni. Stiamo lavorando per tutelare chi ha fatto i concorsi».
L’iniziativa del sindaco ha anche l’appoggio del neo segretario del Pd Lionello Cosentino:
«Basta con i concorsi truccati.
Non so se questo lo è, ma è bene fare tutte le verifiche».

delle difficoltà della gente, veri e
propri criminali che sfruttando
una parvenza di religiosità finiscono per rovinare la vita a tante persone», commenta don Aldo Buonaiuto, responsabile del
servizio anti-sette della comunità Giovanni XXIII: «Tanti falsi
maestri offrono a caro prezzo le
loro presunte soluzioni ai problemi delle persone. Il fenomeno
è più esteso di quanto non si
pensi comunemente, non c’è
provincia italiana che ne sia
esente». E «adesso si stanno affermando le micro-sette, composte da non più di 20 persone,
gruppi egemonizzati da un leader che si propone come mago,
guaritore o veggente: il Pontefice sottolinea un tema preoccupante e inquietante».

Dopo lunghe sofferenze è volata in
cielo

Gianna Guala
(Gianna Grimaldi)
di anni 70
Danno il doloroso annuncio le adorate
iglie Manuela ed Alessia che ha amato con tutto il cuore e gli adoratissimi
nipoti Serena, Melissa e Danilo. Si ringraziano tutte le persone che le sono
state vicine dal profondo del cuore,
amici e conoscenti. Un carissimo e
fraterno abbraccio a tutto il personale dell’IRCC di Candiolo, dell’ADI e
dell’UOCP. Si ringrazia particolarmente il dottor Valabrega, la dottoressa
Ambrosini e il medico curante dottor
Dossena, nonchè la signora Esperanza
per averla tanto assistita. Non iori ma
offerte all’IRCC di Candiolo a cui va
tutta la nostra riconoscenza.
– Torino, 17 novembre 2013
Cristianamente è mancata all’affetto dei suoi cari

Vincenza Leone
ved. Moranzino
Lo annunciano con immenso dolore la
iglia Mariarita con Luigi e parenti tutti. Santo Rosario questa sera ore 18,30
e Funerali martedì 19 nella parrocchia
SS. Annunziata di Pino Torinese. Per
orario telefonare oggi dopo le 14.
– Pino Torinese, 17 novembre 2013
Giubileo 011.8181
E’ mancato all’affetto dei suoi cari

Giovanni Rosso
Affranti lo annunciano la madre Erminia, Lucia, Gabriella e le iglie Alessandra con Sergio, Isabella e Mattia
e Francesca con Uberto, Giacomo e
Caterina, la suocera Laura, il fratello
Amedeo con famiglia e la cugina Giulia con famiglia. Il Funerale avrà luogo
in Tronzano martedì 19 novembre alle
ore 10 in chiesa parrocchiale.
– Tronzano, 17 novembre 2013

«Il Papa parla spesso di soprannaturale e del demonio.
Ieri ha anche fatto distribuire
la corona del rosario che ricorda la rivelazione privata di
Santa Faustina Kowalska. Evidentemente sa che il 30% degli
italiani si rivolge ai maghi,
quindi si preoccupa di distinguere il soprannaturale cattolico da quello non cattolico».
Se lo aspettava?

«Bergoglio non si fa ingabbiare
dalla superata distinzione
tra progressisti e conservatori: recupera la religiosità popolare di cui già
in Argentina
era devoto. E
raccomanda di non prendere
tutto per buono».
Da cosa nasce l’invettiva?

«Già in un’omelia a Santa Marta il Papa aveva avvertito che
non ci salvano né maghi né tarocchi, ma Gesù. E ripete che
bisogna sempre vigilare contro l’inganno del demonio. Non
si può seguire la vittoria di Gesù sul male “a metà” e non si
può confondere, relativizzare
la verità nella lotta contro il
demonio».
[GIA. GAL.]

E’ mancato all’affetto dei suoi cari

ing. Giuseppe Valetti
Ne danno il triste annuncio la moglie
Renata, la sorella Mariuccia, le iglie
Francesca e Roberta con Alessandro e
Mirza, nipoti e parenti tutti. Funerali
in Pinerolo, parrocchia Madonna di
Fatima, martedì 19 ore 15,15. Veglia
di Preghiera nella stessa chiesa, lunedì
18 ore 20,30.
– Pinerolo, 17 novembre 2013
Si uniscono al cordoglio dei famigliari
i soci del suo amatissimo Studio KB:
prof. ing. Dino Coppo
ing. Gianmauro Maja
arch. Saverio Simionato
Cristianamente è mancata

Teresa Nora
ved. Negro
anni 97
L’annunciano: la iglia Laura; la sorella
Angela, il fratello Antonio e parenti
tutti. Funerale in Torino martedì 19
corr. alle ore 11 in chiesa Santi Bernardo e Brigida. Non iori ma eventuali
opere di bene. Veglia di Preghiera lunedì 18 corr. ore 18 in chiesa. Il presente serve da partecipazione e ringraziamento.
– Torino, 17 novembre 2013

ANNIVERSARI
2002

2013

Alessandro Chiarappa
Don’t you cry tonight.
2010

2013

Laura Peinetti
Ti-porto-una-rosa-rossa.

Gli amici partecipano con affetto al
dolore dei famigliari per la perdita del
caro GIOVANNINO: Carlo Marina ed
Edoardo, Dario e Silvia, Franco e Carla,
Gianfranco e Marialuisa, Guido, Pino e
Gianna, Valentino e Piera.

SPORTELLO

Il Presidente, il Consiglio Direttivo e
tutti i soci delle International Piezosurgery Academy sono vicini al caro Enzo
per la scomparsa del padre

ACQUISIZIONE TELEFONICA ADESIONI (solo privati)

Silvio Russo
– Torino,15 novembre 2013

ORARIO ACCETTAZIONE NECROLOGIE ED ADESIONI

VIA LUGARO 21 - 10126 TORINO

Dal Lunedì al Venerdì 9,00/20,00 (apertura continua)
Sabato ore 9,00/12,30 - 15,00/20,00
Domenica e festivi ore 18,00/20,00 • Tel. 011.6665258

Dal Lunedì al Venerdì 9,00/20,00
Sabato ore 17,00/20,00 • Domenica e festivi 18,00/20,00
Tel. 011.6548711 - 011.6665280

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

La foto

Cronache .15

.

La ragazza

L’istante
in cui
Nina
De Chiffre
bacia
sulla visiera
del casco
un agente
durante
la marcia
di protesta
di sabato
contro
il cantiere
della Tav

“Non volevo
certo lanciare
un messaggio
di pace”
ANDREA SCERESINI
MILANO

AFP

CRITICHE ANCHE DAL MOVIMENTO NO TAV: «VOGLIONO STRUMENTALIZZARCI»

Parla il poliziotto del bacio
“È stata una provocazione”
Ilcaposquadra:nessunromanticismo,danoirispostaprofessionaleaungestoostile
MASSIMO NUMA
MAURIZIO TROPEANO
TORINO

Quel tentativo di bacio tra un poliziotto in assetto anti-sommossa e
un’attivista, proveniente dall’area
autonoma milanese poteva sembrare un gesto distensivo. Ma in realtà così non è. Il giorno dopo i No
Tav e la polizia danno la stessa interpretazione: nessun gesto di pace e/o amore. Anzi. «Sta accadendo qualcosa molto più grande di
me, mi viene attribuito un comportamento che non mi appartiene.
Ho spinto via la ragazza, per due
volte, so come devo comportarmi,
nessun turbamento». Il poliziotto
al centro di un intenso interesse
mediatico e protagonista involontario dei social network è un ragazzo siciliano di 25 anni, da pochi mesi a Torino. Fa parte del V Reparto
Mobile e ieri mattina, scorrendo
giornali e tablet ha avuto un soprassalto. E la ragazza, sul profilo

Facebook, la racconta così: «Stavo
pigliando per il c... una schiera di
poliziotti antisommossa, che ci impedivano la strada».
Giuseppe Corrado, collega e caposquadra del giovane poliziotto
conferma: «Bacio? Diremmo forse
meglio un tentativo fallito di provocazione risolto grazie alla professionalità del nostro operatore».
Ancora: «E’ stato un gesto fondamentalmente ostile, e che quasi rasenta un reato penale, oltraggio a
pubblico ufficiale. Il collega ha
mantenuto i nervi saldi, è stato
ineccepibile sul piano professionale, nessuno di noi cade in questi
equivoci». La ricostruzione del caposquadra va avanti: «Dopo il bacio sulla visiera, la ragazza che era
stata gentilmente allontanata, si
era infilata due dita in bocca, le
aveva bagnate di saliva e poi aveva
tentato di toccare il volto dell’agente. Francamente, non mi
sembra un gesto granché romanti-

co. Un’altra ragazza, poi, aveva leccato la visiera di un altro poliziotto, insomma, a questi episodi va
dato solo il significato che hanno, e
non altro». E aggiunge: «I nostri
reparti, in Val Susa, hanno un
compito delicatissimo, quello di
consentire che le proteste, legittime in un Paese democratico, si
svolgano nella legalità. Purtroppo,
in passato, non è avvenuto. E ora
siamo qui, a discutere se quello fu
un bacio gradito oppure no».
Quello scatto che ha fatto il giro
delle redazioni e anche dei siti del
movimento si è portato dietro un
mare di polemiche. Non è un caso
che Lele Rizzo, uno dei leader del
movimento e del centro sociale
Askatasusa, vada all’attacco:
«Quella foto che ha suscitato tanta
approvazione in realtà deve essere
letta per quello che è: un’azione non
a favore ma contro le forze dell’ordine». Dal suo punto di vista si tratta «dell’ennesimo tentativo da par-

te dell’informazione di criminalizzare il movimento facendo passare
l’immagine che ci sono buoni e cattivi tra i No Tav e che ci sono metodi pacifici e violenti di lottare».
E i social network ribollono di
commenti anche di attivisti della
Valsusa. Quella foto piace, non piace lascia dubbi ma in tanti si dicono convinti che «tre anni di militarizzazione non si cancellano con
un bacio». È il loro punto di vista
che arriva dopo una manifestazione di protesta di migliaia di persone assolutamente pacifica che è
servita anche per rilanciare la mobilitazione che mercoledì dalla
Valsusa si sposterà a Roma in occasione del vertice bilaterale tra il
presidente francese François Hollande e il premier italiano, Enrico
Letta. I No Tav scenderanno verso
la capitale dove troveranno ad attenderli gli attivisti del movimento per il diritto alla casa per l’assedio al supertreno.

Si chiama Nina De Chiffre, vive a
Milano, ha 20 anni, studia e lavora. È lei la manifestante No Tav
che sabato pomeriggio, durante il
corteo in val di Susa, è stata fotografata mentre baciava il casco di
un poliziotto in tenuta antisommossa. «Ci sono due cose che vorrei subito chiarire – puntualizza lo giovane attivista, militante del
collettivo meneghino Remake -. Quella foto non è
stata assolutamente organizzata ad arte, come
molti hanno insinuato. Il fotografo ha solamente
avuto fortuna. Ma soprattutto: il mio intento non
era quello di lanciare un messaggio di pace alle forze dell’ordine. Al contrario: volevo ridicolizzare i
poliziotti. Volevo metterli in imbarazzo: volevo
prenderli in giro. Direi che ci sono riuscita».
Come è avvenuto l’episodio?

«È molto semplice. Stavamo marciando in corteo,
quando improvvisamente ci siamo trovati di fronte questo schieramento di polizia. Gli agenti in tenuta antisommossa, per regolamento, non possono reagire ad alcuno stimolo proveniente dai manifestanti. Così mi sono avvicinata con la mani in alto. Ho visto un giovane agente – avrà avuto 20 anni
– e ho iniziato a provocarlo. Prima gli ho leccato il
casco, poi gliel’ho baciato. Infine ho infilato le mie
dita nelle sue labbra, ma in quel momento è intervenuto un suo superiore che mi ha allontanato».
Cosa hai visto negli occhi dell’agente?

«Il panico, solo il panico: non sapeva come reagire. Ed era quello che volevo».
Perché accanirsi in questo modo?

«Ecco, ho pensato a Marta, una ragazza No Tav
di Pisa che a luglio di quest’anno è stata picchiata
e molestata dalle forze dell’ordine durante uno
scontro in val di Susa. Intendo dire: molestata
sessualmente, da uomini in divisa. Perciò ho voluto provocare quel giovane agente: è stato il mio
modo di reagire a ciò che è successo a Marta. Ho
utilizzato due sole armi: l’ironia e il grottesco».
Ieri eri sulle prime pagine di tutti i giornali.

«Lo so. Quello che mi dispiace è che il vero intento del mio gesto – la provocazione – non sia stato
colto quasi da nessuno».
Cosa vorresti dire al quel giovane poliziotto?

«Gli direi: so che sei molto giovane. Probabilmente, come tutti noi, anche tu soffri la crisi: è
per questo, forse, che hai indossato quella divisa.
Una scelta che ti ha portato a schierarti dalla
parte del potere, e io non posso né comprenderla
né condividerla».
Rifaresti quel gesto?

«Ovviamente sì».

GROSSETO, I RIS: SULL’AUTO IL SANGUE DELLA DONNA SCOMPARSA

MACERATA, AVEVA FORZATO IL POSTO DI BLOCCO

Il pm: “Il custode confessi
dove ha nascosto il cadavere”

Gli ritirano la patente
perché guida ubriaco
Si suicida a 25 anni

MARIA VITTORIA GIANNOTTI
GROSSETO

I carabinieri del Ris ormai
ne sono certi: il sangue trovato sul pianale della Fiat
Punto di Antonio Bilella appartiene a Francesca Benetti, la 55milanese sparita
il 4 novembre scorso nelle
campagne della Maremma
toscana. La Procura è sempre più convinta di avere a
che fare con un omicidio e il
principale sospettato è il
custode di Villa Adua, a Gavorrano, di cui la donna
scomparsa era proprietaria: l’uomo è stato fermato
domenica scorsa.
«Stiamo per chiudere il
cerchio. Speriamo che, visti
gli esiti di questa perizia, Bilella si decida a parlare e a
dirci dove ha nascosto il cadavere», si augura il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio. Negli ultimi
giorni i carabinieri, con le
unità cinofile, hanno setacciato le campagne e i boschi
intorno alla tenuta dove la

donna è stata vista viva per
l’ultima volta, ma per ora è
stata trovata solo la sua auto,
parcheggiata vicino alla stazione del paese. A denunciare
la scomparsa della Benetti –
che dopo aver perso il marito,
un ingegnere, si era ritirata in
Maremma, lasciando i figli e i
genitori nel capoluogo lombardo - era stato il compagno,

La 55enne milanese
aveva respinto le sue
attenzioni e avrebbe
voluto allontanarlo
un impiegato di Follonica, accanto a cui la donna stava ritrovando il sorriso.
Esclusa l’ipotesi di un allontanamento volontario, gli
inquirenti avevano subito
concentrato l’attenzione su
Bilella, un ex autotrasportatore siciliano a cui la Benetti
aveva affidato la gestione della sua tenuta in cambio di un
modesto affitto e dell’incari-

Le ricerche
MACERATA

Francesca
Benetti
è sparita
il 4 novembre
nelle
campagne
della
Maremma

co di tenere puliti i campi circostanti. Bilella non aveva
mai nascosto l’attrazione per
la padrona di casa e, negli ultimi tempi, le sue attenzioni
erano divenute sempre più
pesanti. Ma non era l’unico
motivo di attrito tra i due: la
donna non era infatti contenta del lavoro svolto dal custode e, anche se intimorita,
avrebbe voluto mandarlo via.
La Procura ha più di un motivo per sospettare di Bilella:
il 4 novembre i due avevano

un appuntamento nella villa e
lui ha confermato di aver visto
la signora. «Però non le ho fatto niente», sostiene. Ma le sue
dichiarazioni su orari e movimenti non coincidono con
quelle di altri testimoni. Nei
giorni immediatamente successivi alla scomparsa, inoltre, Bilella avrebbe tentato di
disfarsi di una delle sue due
auto portandola da uno sfasciacarrozze: la Procura è intervenuta in tempo, facendo
scattare il sequestro.

Forza un posto di blocco dopo una serata in cui aveva
bevuto troppo, gli agenti della polizia stradale lo raggiungono a domicilio: lo sottopongono all’alcoltest, e gli
ritirano la patente. Due ore
dopo Simone, 25 anni, si impicca a un albero a pochi metri dal casolare dove abita
con i genitori. Due agricoltori che hanno assistito al test
e al verbale di contravvenzione per guida in stato di
ebbrezza. È accaduto ieri a
Montelupone, paese dell’hinterland maceratese, dove Simone, viso aperto, capelli rossi, lavorava in
un’azienda di arredamenti.
In mattinata la Polizia
stradale di Civitanova Marche aveva diffuso il bilancio
dei controlli condotti la notte
precedente lungo la costa, all’uscita dalle discoteche e dai
locali notturni che ogni saba-

to richiamano centinaia di ragazzi da tutta la regione. Quattordici patenti ritirare per guida in stato di ebbrezza, 114
punti tolti, e, appunto, una denuncia a carico di un venticinquenne che aveva forzato il posto di blocco. Quel ragazzo era
Simone, che alle 7 del mattino
tornava a casa in condizioni di
scarsa lucidità. Verosimilmente non si era fermato all’alt
proprio temendo i controlli,
ma non si è reso conto che per
gli agenti sarebbe stato facile
rintracciarlo grazie al numero
di targa dell’auto. Quando è arrivato davanti al portone del
casolare, racconta mestamente uno degli agenti, ha trovato
già la vettura della polizia parcheggiata nel cortile.
È entrato, si è sottoposto a
tutte le procedure di rito, e
quando i poliziotti se ne sono
andati ha finto di andare a dormire. I genitori l’hanno trovato
alle 10, il corpo senza vita appeso all’albero.
[R.CRI.]

16 .Cronache

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

il caso
MARIELLA GRAMAGLIA

Il politico cristiano «Il Pontefice è come
Madre Teresa, va a cercare gli ultimi. E il bimbo
non nato è l’essere più piccolo e povero»

Ipocrisie, ritardi e ideologie
così l’aborto continua a dividere

T

rentacinque anni dopo
l’approvazione della 194
tutte le donne incinte osservano, ecografia dopo
ecografia, un embrione
che diventa feto. Trentacinque anni
dopo i neonatologi suggeriscono la
“canguro terapia” fra le braccia della mamma per tentare di tenere in
vita una creatura di ventitré settimane. Trentacinque anni dopo custodiamo cuccioli non umani con
una tenerezza inedita. Trentacinque anni dopo un papa chiamato
Francesco ha stretto a sé un bambino anancefalo, ma ha anche detto di
fronte alle scelte più intime della vita «chi sono
io per giudi35 ANNI
care?». Un
DELLA
papa che ha
voluto sottolineare lo strazio dell’aborto terapeutico e l’eroismo
d e l l ’acco glienza di un figlio sofferente, ma ha
preferito tacere sulle scelte delle
donne nella prima fase di gravidanza, adducendo il motivo che già molto la Chiesa ne ha parlato.
Claudia Mancina, filosofa laica
docente di Etica alla Sapienza di Roma, membro del comitato nazionale
di bioetica, la pensa così: «Io ho cominciato a riflettere su queste cose
molti anni fa (Oltre il femminismo. Il
Mulino. 2002); siamo cambiati tutti,
le donne, i laici. Percepiamo il feto in
modo diverso anche per motivi sociali. I bambini sono tanto pochi e
preziosi. Credo che parlare di aborto terapeutico dopo i 90 giorni sia
un’ipocrisia che nasconde una difficoltà di legiferare. Io posso essere favorevole solo in caso di malformazioni veramente molto gravi. Non ne
traggo conclusioni legislative, non
metto in discussione i principi della
legge, ma il principio giuridico non
esaurisce la dimensione morale e
psicologica».
Dell’Ru 486 che pensa? «La polemica contro il farmaco mi sembra
del tutto infondata. Qualsiasi persona di buon senso dovrebbe preferire
che l’interruzione di gravidanza avvenga in una fase precoce».
Papa Francesco cosa cambia? «E’
un cambiamento di atteggiamento,
non dottrinale e la Chiesa ha tutto il
diritto di mantenere le sue posizioni;
non le cambierà perché sono queste
le questioni su cui si fonda il suo potere sulle coscienze. Tuttavia se la

La filosofa laica «Siamo cambiati tutti
E dobbiamo riconoscere che la legge
non esaurisce il dilemma morale»

Ma le posizioni innovative del Pontefice scompaginano anche il fronte cattolico
però, siamo in tante: i collettivi delle
studentesse, le case delle donne, le
consulte regionali, le ragazze dell’università. Le più giovani sono quelle più
convinte dell’Ru 486».
E Mercedes Bo, genovese, vicepresidente dell’Aied nazionale: «Io sono
una di quelle della prima ora. Mi ricordo ancora una donna del Sud che
venne da me in consultorio. Aveva
sette figli ed era al ventisettesimo
aborto clandestino. Sono ancora oggi
stupefatta che fosse riuscita a contarli tutti. E’ da tre o quattro anni che
non vedo più tornare le donne al centro dell’Aied per la seconda interruzione. Ormai in Liguria usiamo l’Ru
486 il 25 per cento delle volte e le immigrate, che a Genova città avevano
sfiorato il 50 per cento per cento degli interventi, ormai si adeguano ai
nostri comportamenti. E’ l’opinione
pubblica giovanile che è cambiata:
più tormentata, più attraversata dai
sensi di colpa».
Rosetta Papa, da trent’anni nella
sanità Campana e autrice di La ragazza con il piercing al naso (Albatros,
2012), un caldo reportage sulle sue
esperienze con le donne, ride quando
le dico che la Federico II mi è sembrata un orologio svizzero: «Siamo la re-

194 3.

INCHIESTA

LE FEMMINISTE

Difendono la pillola Ru486
e ammettono che le donne
sono più tormentate di prima
compassione e la comprensione inducessero a un dibattito civile e non
a un atteggiamento terroristico sarebbe un bel passo avanti».
Sul fronte opposto Carlo Casini,
fondatore del Movimento per la vita,
parlamentare di lungo corso, si considera più un militante che un politico o un intellettuale. Ha da poco inventato, insieme a Militia Christi e ad
altre organizzazioni cattoliche una
nuova iniziativa transnazionale. Si
chiama “Uno di noi” (www.oneofus.eu). Me la faccio raccontare: «In
base all’articolo 11 del trattato di Lisbona, se si raccolgono un milione di
firme in almeno sette stati, si ha il potere di indicare alla commissione europea e al parlamento un atto legislativo. Insomma, tipo le nostre leggi di
iniziativa popolare. Noi non diciamo
una parola sulla sovranità dei singoli
stati, ma chiediamo che l’Unione non
finanzi la ricerca sugli embrioni, né
le organizzazioni non governative
che propagandano l’aborto. Siamo
orgogliosi: con 1.400.000 firme abbiamo raggiunto il quorum in 15 nazioni, più del doppio della soglia richiesta, dunque siamo in grado di influenzare la legislazione. Non solo
nei paesi cattolici, ma anche in quelli
ortodossi e protestanti. Pensi che
l’Olanda è la prima».

SITUAZIONI DIFFICILI

In Campania il record negativo
delle mamme-bambine
e del deficit di consultori

REPORTERS

Una manifestazione contro il «Movimento per la vita» a Torino

Ma da noi l’aborto diminuisce di
continuo. «Deve calcolare anche le
pillole del giorno dopo e di cinque
giorni dopo. C’è comunque un’alterazione dell’endometrio. Così gli
aborti aumentano di 400.00 unità.
Io sono fiero dei 130.000 bambini
che il mio movimento ha salvato dal
1990 a oggi».

Di questo Papa cosa pensa? «E’ come madre Teresa, va a cercare gli ultimi degli ultimi. E l’essere più piccolo e
più povero é il bambino non nato».
Vittoria Tola, responsabile nazionale dell’Unione donne d’Italia non ci
sta all’idea che i cattolici siano militanti più inossidabili delle femministe: «Siamo in pista ogni giorno a bat-

tagliare perché i reparti non chiudano, facciamo anche le denunce penali
per interruzione di pubblico servizio.
No, il Movimento per la vita non è
cambiato; a Modena facciamo i picchetti contro i “pregatori” che insultano le donne quando entrano in ospedale. Quello che non sopportano è
l’autodeterminazione. A difenderla,

Obama e la ricetta americana
delle “pubbliche conversazioni”
Da dodici anni donne
con visioni contrapposte
dialogano seguendo
cinque regole distensive

I

l 28 gennaio 2001 sei donne, leader dei due schieramenti del dibattito sull’aborto (tre a capo del
movimento pro life e tre di quello
pro choice) hanno pubblicato sul
The Boston Globe un lungo articolo
congiunto intitolato Talking with
the Enemy (Parlare col nemico) che
svelava gli incontri sistematici tenuti segretamente fra loro nei quasi sei
anni precedenti.
Come racconta Marianella Sclavi
in «Confronto creativo: dal diritto di
parola al diritto di essere ascoltati
(Et.al, 2011), entrambe le parti avevano accettato di incontrarsi per la

prima volta all’indomani di una situazione di grave allarme. Infatti il
30 dicembre 1994 un uomo armato di
fucile era entrato nella sede della
Planned Parenthood clinic di Brookline, Massachusetts, uccidendo
l’impiegata alla reception e ferendo
tre altre persone. Risalito in macchina, si era poi recato in un’altra clinica dove di nuovo ha ucciso la giovane
donna alla reception e ferito altre
due persone. Questo accadimento
che ha suscitato un enorme allarme
nell’opinione pubblica e angoscia e
scompiglio nei due schieramenti, ha
indotto le sei leader ad accogliere
l’invito della organizzazione Public
Conversations Project e della sua direttrice Laura Chasin, ad una serie
di incontri per stabilire fra le due
parti rapporti di maggior dialogo in
modo da evitare altre tragedie. All’inizio entrambe le parti erano
estremamente ambivalenti. Le tre
esponenti «pro-vita”» temevano che

Il discorso
Il presidente
Usa alla
Notre Dame
University
davanti agli
anti-abortisti

il solo fatto di incontrarsi con le
«pro-abortiste» le esponesse all’accusa di trattare una questione etica
alla stregua di una differenza di opinioni. Specularmene le leader pro
choice temevano che questi incontri
venissero visti come un cedimento
alla violenza. I principali motivi di
astio reciproco nel primo incontro
furono relativi all’uso delle parole: le
pro choice si rifiutavano di chiamare
pro-life le altre perché sarebbe stato
come ammettere di non esserlo. E
come chiamare ciò che si sviluppa
nel grembo materno? Per le une era
«un bimbo non nato», per le altre
«un feto».

gione delle mamme bambine, quella
con più donne in età fertile e meno
consultori, quella del 61 per cento di
cesarei, molti senza ragione. I consultori che dovevano orientare le persone più fragili nei quartieri sono dei banali ambulatori ginecologi».
Insomma, come sempre, il mare
non bagna Napoli? «Le racconto una
storiella. Un giorno una mia paziente
mi disse: ‘Dottoressa mi piacerebbe
tanto fare all’amore sotto la doccia’. E
io: ‘Beh fallo, che male c’è?’. ‘E’ che
non ho la doccia!’. Ecco lo Stato è come la doccia, per i poveri di qui non c’è
mai. La fantasia e la buona volontà
non bastano».
(3. Fine)

Le facilitatrici che accompagnavano il lavoro suggerirono di iniziare
i colloqui proprio da questo, dagli
«incubi» di ognuna. La fase scongelamento ha aperto la strada alla discussione sulle regole di base per i
dialoghi futuri. Ovvero: 1. Fare uso
solo di parole accettabili (o almeno
tollerabili) da tutte le partecipanti, 2.
Non interrompere, non pontificare,
non ricorrere ad attacchi personali,
3. Parlare a titolo personale e non come rappresentanti di un’organizzazione, 4. Totale riservatezza degli incontri finché non avessero concordato all’unanimità di renderli pubblici e in che modo. Infine, decisivo e
faticosissimo: 5. Concentrarsi sul capire e l’essere capite rinunciando
completamente a convincere.
Quando Obama, appena divenuto
presidente, fu invitato alla università cattolica di Notre Dame per il discorso inaugurale dell’anno accademico, trovò ad accoglierlo gruppi di
contestatori antiabortisti, ma tale
contestazione si trasformò in una
entusiastica ovazione dopo che nel
suo discorso il tema divisivo della
possibilità di ricorrere all’aborto fu
trattato secondo l’ottica elaborata
nella esperienza degli incontri del
Public Conversations Project. [M. G.]

.

Società .17

A Napoli
Sequestrati9forni
edenunciati49

il caso
LORENZA CASTAGNERI

1 Stop ai forni abusivi, al pa-

ne venduto per strada in condizioni igieniche precarie. Ad arrestare quest’illegalità sono
stati i militari del Comando
Provinciale di Napoli con quelli
del Nucleo Antisofisticazione e
Sanità. Di forni abusivi tra Napoli e provincia ne hanno individuati 9, i denunciati sono stati 49, 33 i quintali di pane sequestrato. E sequestrati i forni
a Giugliano, Qualiano, Calvizzano, Afragola, Casavatore,
Cicciano, San Giuseppe Vesuviano, Acerra. A Pozzuoli, Torre
Annunziata e Castellammare
di Stabia chiusi 3 panifici per
carenze igieniche. Ma la camorra gestisce anche questo
mercato? Dice il colonnello Minicucci che ha guidato il Comando Provinciale nell’operazione: « C’è anche in questo
settore. Ma in tanti casi è solo
un business di chi tenta guadagni facili violando le leggi ».

L

a questione è, in sé, qualcosa di clamoroso: il pane
non è più l’alimento base
della dieta. E poco importa se poeti e cantanti in un
passato più o meno recente lo hanno
celebrato. Poco importa se nei modi
di dire resta il fondamento del nutrimento. Biove, rosette e micconi
piacciono meno di cinque anni fa. E
non è una questione di crisi. E’ il gusto che cambia. Sulle tavole italiane
c’è tutt’altro. Ci sono verdura, carne, pesce. Ci sono crackers e grissini
che si conservano più facilmente e
durano più a lungo. Ma pane ce n’è
sempre meno. Se ne mangiano al
massimo due fettine al giorno. Niente di più. Il consumo più basso dall’Unità d’Italia a oggi.
Per la verità, non c’è molto da
stupirsi. Dati di Coldiretti raccontano che il trend discendente è costante. Nel 1980 si mangiavano 230
grammi di pane a testa al giorno.
Dieci anni dopo si è passati a circa 2
etti. Nel 2000 la media è di 180
grammi, nel 2010 di 120 e nel 2012 di
106. Fino ad arrivare ai 98 grammi
di oggi. Un decimo di quanto si mangiava nelle campagne nel 1861: circa
un chilo di pane al giorno pro capite.
Una differenza abissale. «Il punto è
che lo stile di vita si è modificato
LA METAMORFOSI

Ha smesso di essere
l’alimento-base
per tutti i pasti della giornata
tantissimo. All’epoca dell’Unità
quello era quasi l’unico alimento.
Oggi non è più così. E’ ovvio che il
suo consumo si sia molto ridotto»,
osserva Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. Che
spiega: «In passato il pane si consumava anche a colazione e a merenda. Bastava spalmarci sopra un po’
di burro e di marmellata. La società
è cambiata e preferisce biscotti e
merendine. O tende a fare scelte più
ragionate: quando si mangiano pasta o riso, si cerca di non abbinare
altri farinacei. Ormai il pane non è
più l’unica fonte di carboidrati».
Nel 2013, il 42 per cento degli italiani ha ridotto le quantità di pane
acquistate, mentre otto su dieci
hanno tagliato la spesa dal fornaio.
Sono lontani i tempi in cui la nonna,
dopo colazione, cascasse il mondo,
usciva di casa con la borsa sotto il
braccio per andare a comprare il
pane ancora caldo nel negozio all’angolo. Oggi è una minoranza chi
va dal fornaio tutte le mattine: il 37
per cento. La media è di cinque volte alla settimana. E gli altri giorni?
Semplice. Si mangia il pane del
giorno prima. Un sacrilegio, per
molti. Ma non per tutti. Più di 4 italiani su 10 hanno mangiato pagnotte
avanzate. Più o meno lo stesso nu-

Intervista

S

bagliato bandire il pane
dalle nostre tavole, giusto preferirlo integrale,
più leggera de più salutare. Così la pensa il nutrizionista
Giorgio Calabrese.
Professore,panesìopaneno.
Che cosa consiglia?

«Pane sì. Senza dubbi. In misura moderata e anche durante entrambi i pasti. Meglio se
integrale».
Perché scegliere questa varietà? Quali sono i benefici?

«Si tratta di un pane povero
di grassi, che dunque contiene poche calorie, ma è ricco di

Sempre meno pane in tavola
Siamo tornati indietro di 150 anni
Il consumo è sceso ai minimi storici: “colpa” anche delle nuove abitudini
Il prezzo medio del pane al chilo

Centimetri - LA STAMPA

4,65

Venezia

euro

43%
36%
che si è orientato verso
tipi di pane meno costosi

2,74

Palermo

2,67

Bari

2,43

Roma

Napoli

Fonte:
Banca dati
Osservaprezzi

2,94

Torino

gli italiani
che hanno tagliato
la spesa per il pane

chi ha ridotto
le quantità acquistate

3,80

Bologna

78%

Meno
di 100 grammi

+18

per la prima volta
nella storia delle abitudini
alimentari italiane
il consumo giornaliero
è sceso sotto
questa soglia

4,65 euro a chilo. In generale i valori
variano tra i 3,80 euro al chilo a Bologna, 2,94 a Torino, 2,74 euro al chilo a
Palermo, 2,43 a Roma e 2,67 a Bari, fino al minimo di Napoli: 2,01 euro. Ma

Fonte:
Coldiretti/Ixè

la crisi, in questo caso, non c’entra o, al
massimo, incide poco. «Chi ama il pane, lo acquista comunque, anche se è
caro – prosegue Bazzana -. Anzi. Magari si opta per un prodotto di maggio-

Calabrese: è un errore
rinunciare e l’integrale
è perfetto con le verdure
fibre che fanno molto bene all’organismo».

E per i panini? Qual è la farcitura ideale?

Con che cosa è più corretto abbinare il pane?

«Anche in questo caso, ci devono essere le verdure, abbinate a

«Sicuramente con un bel piatto di
verdure oppure con un’ insalatona. Un suggerimento è di consumare la parte più vicina alla crosta togliendo la mollica. Così si
eliminano i lipidi e rimangono soltanto le maltodestrine, zuccheri
che sono più facili da digerire, non
fanno ingrassare e danno molta
energia. Sono consigliati anche
nelle diete degli sportivi».

SCELTE DIVERSE

%
gli italiani
che preparano
le pagnotte
in casa

2,01

mero di quanti lo surgelano per consumarlo quando ce n’è bisogno.
Se poi si vanno a vedere i prezzi, si
scopre che è Venezia è la città italiana
più cara in quanto a costo del pane:

re qualità. Si preferiscono pani speciali, senza grasso o conditi con pomodoro fresco, olive e uvetta. Si spende
un po’ di più, ma si compra meno».
Nel complesso, la spesa familiare
per pane, grissini e cracker in Italia
ammonta a quasi 8 miliardi all’anno.
Le famiglie italiane hanno speso in
media 30,15 euro al mese per acquistare il pane, grissini e cracker. Una
cifra che rappresenta appena il 6,4
per cento della spesa alimentare media mensile, pari a circa 468 euro.
Ma da rilevare c’è anche un’altra
tendenza: il grande ritorno del pane

esempio, anche per le loro proprietà nutrizionali, sono importantissime».

LO STEREOTIPO

Molti sostituiscono il pane con
crackers e grissini. Qual è la
scelta più azzeccata?

«Non è vero che i crackers
e i grissini siano
più magri della pagnotta»

«Pane tutta la vita. Anche perché se si pensa che quei prodotti
siano più magri ci stiamo sbagliando di grosso».

una spalmata di formaggio fresco e una fetta di bresaola o di
prosciutto. Ma insalata, pomodori e altri prodotti dell’orto, per

«Crackers e grissini non contengono acqua. Sono secchi. E dunque la quantità di amido, e di
conseguenza di calorie, è molto

In che senso?

Quando si mangiano
pasta e riso non si abbinano
altri farinacei
fatto in casa. Il 18 per cento degli italiani è un «panettiere fai-da-te». Del
resto, non servono più i grandi forni a
legna di una volta. Ormai basta quello
di casa e un’impastatrice. Ce ne sono
di tutte le taglie.
Senza dimenticare i corsi di panificazione che ormai proliferano in tutte le grandi città. Almeno uno produce quanto pane vuole. E non si incorre in uno dei dispiaceri più grandi:
doverlo buttare.

8
miliardi l’anno
È la spesa complessiva
annua degli italiani per
pane, grissini e cracker
(equivalente a 30,15 euro al
mese per famiglia)

37
per cento
È la percentuale di chi si reca
tutti i giorni dal fornaio. Il
16% ci va una volta ogni
due giorni e l’11% una volta
la settimana

maggiore. Per fare un esempio:
in 100 grammi di grissini ci sono
430 calorie. In 100 grammi di
pane ce ne sono 290. Se poi parliamo di pane integrale, non se
ne contano più di 230-240. I numeri dicono molto».
Come spiega questo crollo verticale nel consumo di pane?

«Una parte di “colpa” ce l’abbiamo anche noi dietologi. In
passato, complice lo stile di vita dell’epoca, con la scarsità di
altri prodotti e la maggior parte delle persone che faceva un
lavoro molto fisico e pesante,
c’era un abuso incredibile di
questo alimento: si spendeva
poco e dava energia. Senza
pensare alle gravi conseguenze per la salute. Oggi, però,
non si può nemmeno immaginare di eliminare il pane dalla
nostra dieta. Anzi, in termini
tecnici il pane è definito un aggregato energetico salutista e
riempitivo. Serve solo qualche
[L. C.]
accorgimento».

18

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Libia, riapre il gasdotto di Mellitah

ECONOMIA
FINANZA

La Libia ha ripreso le esportazioni di gas verso l’Italia dal terminale di
Mellitah - partecipato anche da Eni - dopo che i ribelli berberi hanno
interrotto la protesta che aveva portato al blocco dell’impianto. Il tubo garantisce parte dei rifornimenti all’Italia. Lo ha detto il portavoce
della National Oil Corp. «Abbiamo cominciato con piccole quantita a
riprendere le esportazioni di gas verso l’Italia. Una volta che la pressione sarà più alta, aumenteranno anche i volumi», ha spiegato Mohammed al-Harari.

&

ANCHE FINMECCANICA NEL GOLFO A CACCIA DI CONTRATTI PER L’EUROFIGHTER. IL GRUPPO ITALIANO APRIRÀ UNA SEDE DI RAPPRESENTANZA

Aerei, il maxi shopping degli emiri
All’Air Show di Dubai acquistati 300 jet da Boeing e Airbus. Etihad rileva il 33% della svizzera Darwin
ROBERTO GIOVANNINI
INVIATO A DUBAI

In questo paese creato dal
nulla grazie ai petrodollari si
fa così: anche se Dubai ha già
il quarto aeroporto più grande del mondo per numero di
passeggeri, hanno deciso di
costruirne uno nuovo - internazionale - in mezzo al deserto. L’Al Maktoum International (nome scelto dallo sceicco
di Dubai Mohammed bin
Rashid Al Maktoum, per ricordare il suo fratello e predecessore Maktoum al Maktoum) alla fine costerà 32 miliardi di dollari. Avrà cinque
piste, quattro terminali, e nel
2023 sarà il più grande del
mondo, potendo reggere un
traffico pari a 160 milioni di
passeggeri. Per adesso non
c’è granché.
Ieri però le superstrade
spazzate dalla sabbia finissima - al cui lato si affannano
poveri immigrati pakistani a
cercare di far crescere migliaia di stente piantine di eucalipto - erano piene di auto
cariche di visitatori. L’Al
Maktoum accoglie infatti
l’edizione 2013 del Dubai Air
Show, la mega Fiera dell’aviazione civile e militare che sta
già oscurando i tradizionali
appuntamenti di Le Bourget
e Farnborough. Un Air Show
cominciato con un botto. Anzi, con un super botto: solo
nel primo giorno le compagnie aeree del Golfo hanno

Emirates chiede all’Ue
di accelerare il dossier
che darà via libera
ai collegamenti diretti
annunciato ordini per la bellezza di 150 miliardi di dollari.
Eh sì: gli sceicchi dal portafoglio inesauribile non fanno shopping solo di squadre
di calcio. E soprattutto, quando decidono non badano a
spese. In un raggio di 250 chilometri operano tre delle
compagnie aeree più “emergenti”: Emirates (Dubai),
Etihad (Abu Dhabi) e Qatar
Airways. Emirates ieri ha annunciato un ordine per 150
nuovi Boeing 777X, i cosiddetti miniJumbo appena progettati, un affare da 76 miliardi di dollari; poi ha ordinato
anche 50 giganteschi Airbus
A380 per 23 miliardi di dollari. Sempre Boeing ha venduto a Etihad 30 dei suoi 787
Dreamliners e 70 777, mentre
100 737 li prende la compagnia lowcost flydubai.
Airbus, molto preoccupata
per l’offensiva del colosso
americano, tira un sospiro di
sollievo con un altro ordine di
Etihad per 87 apparecchi (27
miliardi di dollari). Da notare
che il presidente di Emirates
(che ovviamente si chiama Al
Maktoum...) ieri ha chiesto
minacciosamente ai paesi europei di darsi una mossa per
approvare voli diretti tra Du-

CENTRELLA (UGL)

«Per Alitalia
è sfumata
un’occasione»
«Con l’investimento
di Eithad nella compagnia svizzera Darwin Airways sfuma, molto probabilmente, l’interesse
verso l’Italia di un altro
eventuale investitore
straniero», commenta il
segretario dell’Ugl Giovanni Centrella. Intanto
i partiti di maggioranza,
«troppo impegnati in
questi giorni a dividersi,
sembrano non accorgersene o, peggio, preoccuparsene. Una politica
più concentrata sui problemi del Paese e un governo realmente coeso
rappresentano due tra le
premesse fondamentali
che rendono un Paese e i
suoi asset industriali appetibili», dice Centrella.
All’Italia, invece, «sembra mancare tutto questo insieme ad altre leve
fondamentali per lo sviluppo, quali un sistema
fiscale equo e sostenibile
e una chiara, forte politica economica».

1

EPA/STRINGER

La star italiana all’Air Show di Dubai: l’Aermacchi Alenia C-27J

bai e gli aeroporti Ue, che in alcuni casi non sono in grado di
far atterrare e decollare i giganteschi Airbus 380, costruiti
proprio in Europa.
Insomma, qui ci sono i soldi
e gli affari. Non è un caso se qui
Natale sbarcherà la portaerei
Cavour diventata piattaforma
commerciale per vendere le
armi italiane. Non è un caso
neppure che Enrico Letta stia
lavorando per tentare di convincere Etihad a rilevare il
grosso della disastrata Alitalia. Peccato che proprio ieri
Etihad abbia annunciato l’ac-

60
caccia
Gli aerei che deve
acquistare l’aeronautica
degli Emirati: l’Italia
punta sull’Eurofighter

quisto del 33,3% della compagnia svizzera Darwin Airline,
che verrà trasformata in
Etihad Regional per portare

clientela verso Abu Dhabi. Una
mossa che certo non promette
bene per la nostra compagnia
di bandiera.
E a Dubai, ovviamente, c’è
anche Finmeccanica. Ieri l’amministratore delegato del colosso pubblico della difesa e
dell’aerospazio, Alessandro
Pansa, ha chiarito la ragione
dell’interesse della holding italiana per la regione del Golfo:
«qui facciamo - ha detto ai
giornalisti - il 20-25% dei ricavi
del gruppo, 4-5 miliardi di euro
nei segmenti dove i margini sono più elevati». Parliamo di eli-

cotteri AgustaWestland, di navi, di sistemi d’arma ed elettronici, di aerei da addestramento come l’M-339 e l’M-346 o come gli ATR. E soprattutto dei
cacciabombardieri Eurofighter Typhoon, al cui consorzio Finmeccanica partecipa
con il 37%.
Da un pezzo Eurofighter
duella con il francese Rafale
per conquistare una commessa che rappresenterebbe una
mano santa: l’acquisto da parte dell’Aeronautica degli Emirati di 60 aerei, 10 miliardi di
dollari e lavoro assicurato fino
al 2023. Nel 2011 i francesi si

L’ad Finmeccanica
Pansa: «In quest’aerea
realizziamo il 20%
dei nostri ricavi»
sentivano il contratto in tasca,
ma ora in vantaggio c’è l’alleanza italo-tedesco-spagnolabritannica, sostenuta dalla diplomazia britannica (sabato
qui è venuto appositamente
David Cameron). Come spiega
Pansa, il nostro asso nella manica è la possibilità di offrire
trasferimenti di tecnologia e di
competenze produttive negli
Emirati. «Bisogna trovare la
chiave giusta - spiega l’ad - per
generare partnership industriali». Del resto anche Boeing potrebbe costruire nel
Golfo il suo nuovo 777.

LA RICERCA EULER-HERMES

Imprese, sale l’importo
dei mancati pagamenti
Nei primi 9 mesi
dell’anno +14%
In calo il dato
sugli scambi esteri
ROMA

I mancati pagamenti delle
imprese italiane nei primi
nove mesi del 2013 segnano,
rispetto allo stesso periodo
del 2012, un calo sul fronte
della frequenza sia sul mercato nazionale (-13%) sia nel
settore dell’export (-17%).
L’importo medio degli insoluti, invece, registra un deciso incremento in Italia
(+14%), mentre, sui mercati
esteri si contrae (-11%).
È quanto emerge da un
report compilato da Euler
Hermes nel quale si evidenzia che lo scenario economico interno fortemente indebolito (pil 2013 atteso a
-1,8%) continua a impattare
negativamente sui mancati

pagamenti delle imprese italiane. Il comparto più colpito,
rileva Euler Hermes, è quello
delle materie prime (+59% rispetto a dicembre 2007), in
particolare il settore petrolifero. Oltre alla riduzione dei
consumi, il settore soffre l’eccesso di produzione e l’elevata volatilità dei prezzi: lo scenario, insomma, è di quelli
meno favorevoli.
Segnali di parziale ripresa
rispetto ai livelli pre-crisi in
termini di riduzione dei mancati pagamenti emergono dal
tessile (-32% rispetto ai livelli
pre-crisi), guidato dalle eccellenze del calzaturiero e
della pelletteria destinate ai
mercati degli “emergenti”; food (-24% rispetto ai livelli
pre-crisi) che ha saputo razionalizzare la distribuzione
all’ingrosso migliorando la
gestione dei flussi finanziari;
automotive (-22% rispetto ai
livelli pre-crisi), dove la filiera
della componentistica si caratterizza per innovazione e
competitività a livello inter[R. E.]
nazionale.

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

MADE IN ITALY

INVESTIMENTI

OCCUPAZIONE

TUTTOSOLDI

Con Tucano
la moda veste
gli iPad
e i pc portatili

Tassi minimi
e spread giù
Caccia aperta
ai dividendi

Il franchising
è sempre
più rosa e vola
verso l’estero

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

A PAGINA 21

A PAGINA 23

A PAGINA 25

.

19

NUMERO 60
A CURA DI:
GIANLUCA PAOLUCCI E MARCO SODANO
REDAZIONE:
LUCA FORNOVO
LUIGI GRASSIA
tuttosoldi@lastampa.it
www.lastampa.it/tuttosoldi/

TUTTOSOLDI
P
LAVORO IN CORSO

“Usa, Russia e Giappone
le prossime sfide di Moncler”

MARCO
POLO

Le pentole
Agnelli
sui fornelli
di New York

L’INTERVISTA DI SANDRA RICCIO ALLE PAGINE 20 E 21

L’INTERVISTA

CHIARA MERICO

D
IL PATRON REMO RUFFINI

Facciamo all’estero
il 74% del fatturato
Dieci anni fa era solo
il 10%, l’obiettivo
è arrivare all’85%
fra cinque anni
A DICEMBRE IN BORSA

Io conserverò
il 32 per cento
Invece i fondi
Carlyle, Eurazeo
e la Mittel peseranno
un po’ di meno

Remo Ruffini, 52 anni, azionista di controllo della Moncler che si avvia alla quotazione

STRATEGIE PER I RISPARMIATORI: COME RIDURRE IL PESO DEL FISCO ENTRO FINE ANNO

Sette mosse per pagare meno tasse
MILANO

E’ ancora presto per pensare alla dichiarazione dei redditi. All’appuntamento con il Fisco manca più di mezzo anno. Eppure non è un argomento
da lasciare in disparte. Anzi, proprio
questo ultimo scorcio del 2013 può essere sfruttato al meglio per mettere
insieme spese, bonus, donazioni, ricevute o versamenti vari che permettono di ridurre le imposte dell’anno
prossimo. Dalla polizza per la casa, alla palestra per i ragazzi, fino all’acquisto degli occhiali da vista nuovi, non
sono poche le mosse “last minute” a
disposizione delle famiglie per alleggerire il carico del Fisco. E il risparmio, a seconda dei casi, può superare i
mille euro.

I risparmi
Esempio di una famiglia monoreddito
Reddito da lavoro dip.
(13 mensilità) coniuge
e 2 figli a carico

669
1.811

35.000
Spese sanitarie
sostenute

per redditi di lavoro dipendente
per coniuge e figli a carico

DETRAZIONI

380

2.129

460

detrazione 19%

80

Risparmio fiscale totale per
il sostenimento di spese sanitarie
e per attività sportiva ragazzi

IRPEF LORDA

TOTALE DETRAZIONI

IMPOSTA NETTA

9.620

2.940

DETRAZIONI

Spese per attività
sportive ragazzi

420
detrazione 19%

Gli occhiali e il veterinario

«In cima alla lista dei taglia-tasse ci so-

DETRAZIONI

Dati in euro

6.680
- LA STAMPA

no le spese mediche, la più classica delle
strade praticate dalle famiglie per ridursi le imposte» racconta Fabrizio Iacuitto, partner dello Studio Di Tanno e
Associati. Si tratta di detrazioni che se
operate adesso andranno nel conto dell’anno prossimo. Come fare? Per esempio, anticipando l’acquisto di un paio di
occhiali da vista o effettuando una visita specialistica, magari di routine, che
si può già fare in questi ultimi mesi del
2013. La detrazione è del 19%, attenzione però perché c’è una franchigia di
129,11 euro. Vuol dire che bisogna superare questa soglia per aver diritto al
19% di tagli che scatteranno solo sopra
questo livello. Per esempio, su una spesa in farmaci e visite per 2.129 euro si
otterrà un risparmio di 380 euro. «Non
tutti sanno poi che anche la parcella del
veterinario entra in questa casistica ma
con un conteggio a sé» dice Iacuitto.
CONTINUA A PAGINA 22

a Lallio, nella provincia bergamasca, alla
Grande Mela attraverso quattro generazioni: è
la parabola della famiglia
Agnelli, che dal 1907 produce alluminio sulle rive del
Serio e ora è sbarcata, con le
sue pentole professionali,
sul mercato statunitense.
Dai tempi del capostipite
Baldassare, che all’inizio
del secolo scorso aveva avviato la produzione di tubi
in alluminio, la strada percorsa dagli eredi è lunga:
oggi il gruppo conta oltre
300 dipendenti e realizza
un fatturato di 120 milioni
di euro all’anno, di cui 22 arrivano dal comparto “food
service”, quello che comprende le pentole per uso
professionale. Segmento in
cui il gruppo Agnelli controlla il 30% del mercato
mondiale - il 75% in Italia –
con presenze in Europa,
Australia, Nord Africa e
Sudc America.
Ora il gruppo è pronto
per il mercato americano: il
6 novembre sono stati inaugurati sulla Quinta Strada
la nuova sede e lo
showroom della Baldassare
Agnelli Usa, la società che
gestirà il debutto delle pentole bergamasche negli Stati Uniti. Alla guida c’è Angelo Agnelli, pronipote del
fondatore. «Ci siamo resi
conto che gli americani sono estremamente interessati al made in Italy gastronomico – racconta -. Così ci
siamo chiesti: perché non
abbinare alle materie prime
d’eccellenza strumenti di
cottura fatti in Italia, in grado di valorizzare al meglio il
lavoro dei cuochi?».
Negli Usa il gruppo
Agnelli punta al mercato
professionale, ma non solo:
«I nostri clienti sono i ristoranti e le scuole di cucina,
ma anche i gourmet più raffinati», racconta Agnelli,
che produce padelle per tutte le tasche: «Un saltapasta
in alluminio costa tra i 20 e i
25 euro, ma facciamo anche
prodotti in oro. Siamo la
sartoria delle pentole».

20 .Lavoro in corso

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

L’INTERVISTA

Antenne sempre alzate

Produzione sotto casa

Bisogna aggiornare continuamente le strategie
e avere un feedback chiaro e il più possibile rapido
dai nuovi consumatori, perché la loro mentalità
cambia molto in fretta e anche radicalmente
Siamo vicini al consumatore e non utilizziamo
intermediazioni con il franchising o gli agenti
che allungano la catena. Facciamo tutto direttamente
dalla raccolta della piuma, alla produzione, alle vendite

Continuiamo a credere che un capo di alta qualità
si possa realizzare solo se c’è la garanzia
del controllo. Nei Paesi del Far East non sarebbe
possibile ottenere le caratteristiche che offriamo
Per questo vogliamo che i nostri articoli
siano fatti vicino al nostro quartier generale
a Padova, mentre acquisiamo direttamente
in Italia e in Europa la miglior qualità di piuma

Abbigliamento sportivo di lusso

“In Borsa per crescere all’estero”
Remo Ruffini: a Est il primo passo è Mosca, poi San Pietroburgo ma anche Ucraina e Kazakistan

U
SANDRA RICCIO

n successo costruito imparando dal passato. La prima cosa
che ha fatto Remo Ruffini, 52
anni, dopo aver rilevato, dieci
anni fa, la francese Moncler, è
stata quella di sbirciare tra i
vecchi cataloghi della storica
azienda di piumini. Tra le foto
degli anni ’50, quando era un
capo che riscaldava solo gli
appassionati di alta montagna, fino a quelle degli anni ’70
e ’80 quando ha iniziato a conquistare città e mode, per arrivare alla crisi del brand negli anni ’90.
In mente aveva il suo vecchio piumino Moncler, una
passione di gioventù color azzurro cielo. Avrebbe voluto indossarlo tutto l’anno ma era
così pesante da poter essere
portato solo due settimane in
inverno. Da qui l’intuizione
che ha fatto rinascere l’azienda: fare un piumino che pesa
poco, adatto anche a temperature miti e che piace a tutti.
«Oggi i nostri giubbotti li
indossa lo skater come la signora alla prima della Scala»
racconta Ruffini. Il suo arrivo
a Moncler ha segnato l’inizio
di una seconda vita per
l’azienda. In poco tempo è diventata internazionale e il fatturato è decuplicato. Ora il
piumino luxury sta per andare in Borsa. Lo sbarco a Piazza Affari è atteso per la seconda settimana di dicembre. Potrebbe diventare la più grande Ipo degli ultimi tre anni a
Milano. E portare nuova linfa

«Lanceremo nuovi prodotti
ma non puntiamo sul total look
Pensiamo alla maglieria
però vogliamo farla da specialisti»

all’azienda ma anche a tutto il
made in Italy.
È un bel traguardo. Cosa vi
aspettate dalla Borsa?

«Per l’azienda avrà di sicuro
un valore enorme, a cominciare dal fatto che ci proietterà in
cima alle vette del lusso. Ma
contiamo anche di riuscire a
raggiungere, in questo modo,

una notorietà diversa sul mercato che ci aprirà porte nuove.
Anche in termini di risorse
umane. In ogni caso, la quotazione rappresenta un modo
per consolidare una prima
parte del nostro lavoro e poi è
anche un nuovo inizio per cercare di conquistare altri mercati».

Numero uno
Remo Ruffini,
52 anni, guida
la Moncler
di cui possiede
il 32 per cento

Dove volete arrivare?

«Pensiamo di consolidare la
nostra presenza nei Paesi in
cui già operiamo ma dove siamo ancora piccoli. Negli Stati
Uniti, per esempio, e nel Giappone dove abbiamo solo pochi
negozi diretti. Qui vogliamo
allargarci anche ad altre città.
E poi puntiamo a nuovi mercati dove ancora non siamo
presenti. In questa fase guardiamo alla Russia, il primo
mercato che affronteremo già
a gennaio con Mosca. Da lì poi
il passo sarà breve verso altre
grandi città come San Pietroburgo ma anche verso l’Ucraina o il Kazakistan. Tutte regioni promettenti anche per
l’affinità del clima. E poi guardiamo al Canada e al Brasile

che già ci apprezza. Sono le
aree nuove dove andremo a
concentrarci nei prossimi
due, tre anni».
Ci sono progetti nuovi dietro
le quinte?

«Moncler non è soltanto piumino e presto diventerà anche altro ancora. Non a tutti i
costi però, e lontano dalla filosofia total look che non ci appartiene. Vogliamo soltanto
prodotti speciali e vicini al nostro Dna. Pensiamo, per
esempio, alla maglieria che è
molto vicina al nostro mercato ma vogliamo farlo da specialisti. Quel che dico sempre
è che vogliamo essere speciali
ma anche specialisti. Sarà comunque un progetto lungo
che richiederà la creazione di

L’azienda in cifre
Anno
di fondazione

Dipendenti

550

1961

persone

Ricavi 2012

Negozi

174

oltre mille
in Italia
300 all'estero

milioni di euro
Sede
produttiva
Montelabbate
(Pesaro-Urbino)

Scavolini
store
80 in Italia
60 all'estero

- LA STAMPA

Il colosso dei piumini
Il gruppo Moncler, che possiede
122 punti vendita monomarca (foto a sinistra) e può contare su 1.200
dipendenti, ha archiviato il 2012 con un fatturato di 489,2 milioni
Nella foto in alto l’innovativa campagna pubblicitaria
di Moncler alla Grand Central Station di New York

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

MADE IN ITALY

.

Lavoro in corso .21

Sanpellegrino, Mondovì direttore

Utili Ferragamo in crescita del 41%

Il gruppo Sanpellegrino, leader nel settore beverage, ha nominato
Giorgio Mondovì (foto) nuovo direttore della Business Unit
Internazionale. Manager con esperienza nel food&beverage in Italia e
all’estero, Mondovì avrà il compito di sviluppare ancora la strategia di
crescita sui mercati internazionali: un ruolo chiave vista l’importanza
che l’export riveste nelle politiche aziendali, focalizzate nella diffusione
della qualità e dello stile Made in Italy nel mondo. Mondovì, nato a
Milano e cresciuto a San Paolo, inizia nel 1991 la sua carriera in Nestlè.

Il marchio del lusso Salvatore Ferragamo ha chiuso i primi nove mesi
del 2013 con un utile netto di 120 milioni di euro, in crescita del 41%
rispetto allo stesso periodo 2012. L’utile di pertinenza del gruppo si è
attestato a 112 milioni (+61%). I ricavi sono aumentati del 10% a
915 milioni. L’indebitamento finanziario lordo si è ridotto a 35 milioni
di euro dai 58 milioni di fine 2012. L’andamento dei primi nove mesi,
spiega una nota, «conferma un’aspettativa di ulteriore crescita per il
gruppo anche per il 2013 sia del giro d’affari che dell’utile netto».

Fashion per la città

un’area ad hoc».
Con la vostra quotazione farete da apripista al made in
Italy sui listini?

«Speriamo che il nostro passo
dia energia all’Italia che funziona. Nel nostro Paese ci sono tante aziende, con prodotti
d’eccellenza, che hanno capito
che il mercato è il mondo».
Quale sarà la formula per crescere anche in futuro?

Tucano, la moda del digitale
A Milano borse e zaini per prodotti elettronici e in più accessori per la mobilità

«Il made in Italy è un settore
che dovrà per forza guardare
sempre più all’estero. Noi oggi
facciamo il 74% del fatturato
fuori dall’Italia. Dieci anni fa
era circa il 10% e l’obiettivo è
che tra cinque anni diventi
l’85%. Ma oggi a comandare il
gioco sono sempre di più i gusti dei nuovi mercati. Stanno
cambiando a gran velocità e
diventano sempre più sofisticati. Bisogna stare con le antenne sempre alzate. Non si
può vivere sugli allori e occorre aggiornare continuamente
le proprie strategie, e avere
un feedback chiaro e il più
possibile rapido dai nuovi consumatori perché la loro mentalità cambia molto in fretta e
anche radicalmente».

P
SARA RICOTTA VOZA

MILANO

Voi come ci riuscite?

«Siamo vicini al consumatore
e non utilizziamo intermediazioni con il franchising o gli
agenti che allungano la catena. Una visione che abbiamo
adottato sin dall’inizio e che ci
ha aiutato a crescere. Facciamo tutto direttamente dalla
raccolta della piuma, alla produzione, fino alle vendite. In
questo modo riusciamo a leggere facilmente i gusti e il
mercato e di conseguenza
trarre conclusioni e anche
eventualmente ricalibrare le
strategie subito».
In via Monte Napoleone a
Milano ci sono le code davanti ai vostri store. È solo
marketing?

Franco Luini, fondatore
e Ceo di Tucano

«No, non si tratta di marketing. E’ più un fenomeno legato alla stagionalità dei nostri
piumini. Li vendiamo soprattutto da novembre in poi finché il freddo dura. Ma a convincere è anche la qualità di
quel che facciamo. Non ci interessa tanto la moda e infatti il
nostro prodotto è “al di sopra
delle mode”. Puntiamo sulla
funzionalità e sulla qualità. E
vogliamo che i nostri clienti
tornino ma dopo cinque anni e
perché si ricordano di aver
comprato un buon capo».

Venderà dopo l’Ipo?

«Non ho intenzione di separarmi dalla mia quota attuale
del 32%. Voglio restare un
punto di riferimento in azienda. I fondi invece (l’americana
Carlyle, la francese Eurazeo e
l’italiana Mittel ndr) scenderanno. Sento che questa è la
mia azienda. Ci sono ancora
molte altre sfide da affrontare, questo sì è sicuro. Come è
certo che un sogno portato
avanti con tanta passione non
si lascia a metà».

Lo store Tucano di piazzale Cadorna a Milano, gli uffici sono davanti al Castello Sforzesco

Tucano Urbano che parte con
un prodotto-icona: la copertina
coprigambe. «Era il ’95 e all’inizio se ne vendevano pochissime.
Ci sono voluti 3-4 anni per dare
corpo all’impresa». Che poi però decolla, e come altre aziende
in quel periodo si decide di progettare in Italia e produrre anche in Cina.
Oggi il quadro è cambiato, i
costi in Oriente aumentano e il
made in Italy tira come non mai.
«Nel 2004 abbiamo aperto una
società negli Usa e ci siamo resi
conto da allora di quanto tutto
ciò che riguarda l’Italia interessi moltissimo». Di qui la decisio-

ne di affiancare al mondo degli
accessori per l’elettronica di
consumo - borse e zaini per notebook, cover per iPad, iPhone,
iPod, E-reader - linee di valigeria e pelletteria di alta qualità,
proposte non generiche ma mirate. Per le donne, per i giovanissimi. Un po’ come la minicollezione Tubì, realizzata per i
nuovi biker urbani.
«Io sono un ottimista in generale, e per l’Italia in particolare.
Vedo che la forza del made in
Italy è dirompente e credo che
si tornerà a lavorare parecchio
nel nostro Paese; per quanto mi
riguarda questa nuova linea sa-

Start-up

Manterrete le produzioni in
Europa?

«Continuiamo a credere che
un prodotto di alta qualità si
possa realizzare solo se c’è la
garanzia del controllo. Nei Paesi del Far East non sarebbe
possibile ottener le caratteristiche che offriamo. Per questo vogliamo che i nostri capi
siano fatti vicino al nostro
quartier generale, a Padova
mentre acquisiamo direttamente in Italia e in Europa la
miglior qualità di piuma».

oi capita che un rivenditore Apple di Milano ci chiede di fare
delle borse per trasportare questi nuovi computer appena usciti che si chiamavano Macintosh
Plus...». Era la metà degli anni
Ottanta e quello che stava succedendo era una rivoluzione di
cui cogliamo la portata adesso
che giriamo con smartphone,
tablet e pc sempre più piccoli,
una rivoluzione che aveva innescato nuovi stili di vita e nuovi
business. Gli imprenditori che
intuirono la svolta per primi e
cambiarono direzione ai loro affari non se ne sarebbero pentiti,
e per un bel po’ sarebbero rimasti senza concorrenti. Poi la scoperta del nuovo Eldorado tecnologico diventò così evidente da
convincere anche i più lenti, ma
i pionieri mantennero un vantaggio. Franco Luini era giovane e aveva da poco costituito la
sua Tucano, faceva borse sportive e quando arrivò l’ordine per
quegli strani computer un po’
cubici l’idea lo divertì. «Erano i
primi compatti e si dicevano
trasportabili, non ancora portatili. Siamo stati i primi e per un
po’ non abbiamo avuto concorrenti. Questi computer tra l’altro avevano il mouse e noi gli facemmo anche il mousepad».
Il limite, agli inizi, era solo il
numero relativamente ristretto
di chi usava Apple, ma ormai la
rivoluzione era innescata e da lì
a poco sarebbero arrivati i portatili col loro sconfinato mondo
di accessori. Il design era semplice e pulito, i materiali buoni e
tutto “made in Italy” se non addirittura “made in Milano”.
Arrivano i Novanta e Luini
affianca ai computer una linea
di accessori per moto. Il mondo
di riferimento è comunque lo
stesso, quello dei manager e dei
giovani lavoratori di città che
vogliono muoversi veloci e con
un certo stile. Per loro nasce

L’azienda cresce di più se è donna
ROSARIA TALARICO

A

certificare che le donne siano una risorsa ci
pensa la statistica: in
un periodo si crisi e di migliaia di aziende che chiudono,
sopravvivono (e prosperano
in alcuni casi) le imprese guidate da donne. I dati di
Unioncamere mostrano l’aumento delle aziende “rosa”
che aiuta a superare la contrazione di posti di lavoro e le
difficoltà della crisi. Su questi aspetti è stato incentrato
il convegno «Imprenditoria e
startup femminili, valore comune per il Sistema Paese»,
organizzato dall’università
Luiss Guido Carli in collaborazione con Fs italiane. Il dibattito si è svolto nello spazio
Luiss Enlabs, l’incubatore/

acceleratore di startup della
Luiss, ospitato al secondo piano della stazione Termini a Roma. Uno spazio di oltre mille
metri quadrati e 120 postazioni di lavoro, inaugurato un an-

sensibilizzazione sul tema della salute, dei diritti e della sicurezza delle donne promossa
a ottobre dal gruppo Fs italiane. Il tasso di occupazione
femminile a giugno era del
46,7% (contro
il 64,8% dei
maschi). Secondo Unioncamere le imprese a guida
femminile sono il 23,6%. Il
tasso di crescita però è
triplo rispetto alla media
nazionale (+0,27% a settembre 2013 rispetto a un anno
fa). «Le donne fondatrici di
startup in Italia sono l’11% del
totale» sottolinea Michele Costabile, professore di marke-

In Italia le imprese
a guida femminile
si sviluppano a un ritmo
triplo della altre
no fa per dare una sede a più di
50 startup (di cui un terzo fondate da donne).
L’evento ha chiuso la Campagna Frecciarosa 2013, l’iniziativa di comunicazione e

ting management alla Luiss.
Un segno di quanti passi avanti bisogna ancora fare per avere una situazione di maggiore
equità tra i sessi. «Dobbiamo
fare in modo che emergano
tutti quelli che in Italia hanno
potenzialità», ha detto Mauro
Moretti, ad di Ferrovie dello
stato italiane, aggiungendo
che «tenere da parte quasi il
50% delle energie a disposizione è uno spreco».
Per farlo occorre però migliorare il welfare, fornendo i
servizi necessari alle neo
mamme. «La presenza delle
donne nelle imprese è fondamentale. Solo con il loro contributo si può creare quella
contaminazione necessaria
per assortire bene un team»
sostiene il direttore della Luiss, Giovanni Lo Storto.

rà dalle linee semplici ma con
materiali molto pregiati e tutto
fatto in laboratori milanesi».
Milano incarna modernità e
tradizione e fa parte della percezione del marchio, che ha il
quartier generale davanti ai
merli del Castello Sforzesco.
Da lì i giovani designer di Tucano osservano gli stili che sfilano sulle nuove passerelle urbane - le strade - e li trasferiscono su tutti gli accessori
pensati per la vita digitale - e
reale - di chi vive o lavora in
città. «Le aziende si formano
coi gruppi di persone e io lascio libertà di fare, cerco solo
di mantenere una buona atmosfera, perché se si va a lavorare volentieri si lavora meglio».
Luini crede nei giovani e dà loro delle possibilità. Da anni ha
coinvolto studenti di design di
4 università per sviluppare
nuovi progetti di prodotto. Anche quest’anno si è chiesto a
200 neodesigner come vorrebbero borse e cover per sé e 8
loro progetti stanno per andare in produzione.
Luini dice «largo ai giovani»
ed è stato ripagato. L’azienda è
leader nella creazione di borse e
accessori per le esigenze della
vita digitale e registra una crescita uniforme: segno più anche
in anni difficili per tutti come
questi (33 milioni di fatturato
nel 2012 e 35 nelle pervisioni per
il 2013).
L’ultima novità per l’iPhone
si chiama Eyes ed è una app &
cover per la generazione social.
Ironico e di buon carattere - come lo è il tucano, l’uccello che dà
nome al marchio - Eyes è stato
presentato a Milano all’anteprima del film «Jobs» che racconta
gli inizi di Apple, gli anni in cui
tutto è cominciato, anche per
Tucano.

22 .Lavoro in corso

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

INVESTIRE

Sgr immobiliare per l’Inpgi

Due nuovi fondi Mediolanum

Investire Immobiliare Sgr, società di gestione di fondi
immobiliari appartenente al gruppo Banca Finnat
Euramerica, e Polaris Real Estate Sgr si sono
aggiudicate la gara europea indetta dall’Inpgi –
l’Istituto di Previdenza dei Giornalisti – per selezionare
una Sgr a cui affidare la costituzione e la gestione del
Fondo immobiliare«Inpgi Giovanni Amendola» in cui
confluirà l’intero patrimonio immobiliare dell’Inpgi.

«Il portafoglio di Mediolanum si è arricchito di due
nuovi fondi per le famiglie». Così Ennio Doris (foto),
ad di Mediolanum spa, annuncia il lancio di Flessibile
Valore Attivo e Flessibile Sviluppo Italia. Il primo fondo
investe a livello globale su obbligazioni a elevato
rendimento nel breve periodo. Il secondo investe in
obbligazioni italiane sia di società quotate, sia (per
una piccola percentuale) di non quotate.

Strategie sul Fisco

La corsa alle detrazioni
che alleggeriscono le tasse
La dichiarazione è lontana ma ci sono mosse da fare entro fine anno

L’andamento dei fondi comuni
PERFORMANCE da 15/11/2012 a 14/11/2013

DEVIAZIONE STANDARD ANNUALIZZATA

FC OB.PAESI EMERGENTI
Pioneer Investment Sgr-A Obblig. Paesi Emerg.Dis EUR
Bnp Paribas A.M.Sgr-Bnl Obbligazioni Emergenti EUR
FC Ob.Paesi Emergenti
FC OB.MISTI
Generali Inv.Italy Sgr-Alleanza Obbligazionario EUR
Pioneer Investment Sgr-A Obblig. Piu Dis EUR
FC Ob.Misti
FC OB.ITALIA
Eurizon Capital Sgr-B Eurizon Ob.Italia Breve Termine EUR
Epsilon Associati Sgr-B Epsilon Italy Bond Short Term EUR

I

SANDRA RICCIO

SEGUE DA PAGINA 19

l tetto è di 49 euro (massimo 387,34
euro con franchigia di 129,11 euro,
sempre al 19%).
La palestra per ragazzi

Un’altra strada detraibile, forse ancora poco conosciuta dalle famiglie, è
quella delle spese per i ragazzi (tra 5
e 18 anni). In pratica si può detrarre,
per esempio, la spesa per la palestra
o per la piscina. Cè però un massimale che è di 210 euro quindi con la
detrazione del 19% il risparmio sarà
di 40 euro a figlio. Va considerato però, proprio con l’approssimarsi di fine anno, che bisogna aver effettuato
il pagamento entro il 31 dicembre, altrimenti il risparmio sarà posticipato di un anno.

Portafogli

Le donazioni

LA
SETTIMANA
DEI
CAMBI

Anche da questa voce si riesce a ricavare un risparmio. Qui la detrazione arriva al 24% quindi è più alta di
un buon 5% con un massimo di
2.065,83 euro però che fanno un risparmio di 500 euro circa. “Attenzione però che le donazioni, che in gergo tecnico sono chiamate erogazioni
liberali, devono essere fatte in favore
di Onlus o in favore delle iniziative
umanitarie gestite da Fondazioni,
Associazioni, Comitati ed enti individuati con Dpcm, nei Paesi non appartenenti all’Ocse” spiega Iacuitto.
La strada delle deduzioni

Fannobenesoprattuttoachiharedditi più alti perché in pratica abbassano
l’aliquota marginale. Tra le spese che
si possono dedurre ci sono i contributi
per colf e badanti con un massimo di
1.549 euro annui. “L’accorgimento che
si può prendere oggi è che, se si pagano quattro rate l’anno e una rata cade
a gennaio, converrà anticipare a dicembre il pagamento di inizio 2014”
diceIacuitto.Ilrisparmiocambiaaseconda del caso e dipende dall’aliquota

marginale del contribuente. C’è da
sapere però che si può dedurre solo la quota a carico del datore di lavoro.Perfareunesempio,seloscaglione del contribuente è quello del
41% (previsto per redditi tra
55mila e 75mila euro) e questo ha
un imponibile di 56mila euro, la deduzione di 1.549 euro lo farà scendere di un’aliquota, a quella del
38%, prevista per redditi oltre 28 e
fino a 55 mila euro.

chiarazione dei redditi è quella
dei bonus per le ristrutturazioni,
per il risparmio energetico e per
l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. A patto che davvero ci sia la necessità di effettuare
questo tipo di interventi, parecchio dispendiosi. Ma andiamo
per ordine. Sulla ristrutturazione degli immobili, è previsto un
sostanzioso bonus del 50% sulla
spesa per l’intervento fino a
96.000 euro totali. Significa che
se affronto un esborso di 50mila
euro per la ristrutturazione di
casa avrò diritto a un bonus sulle
tasse di 25mila che però andrà
spalmato su un periodo di dieci
anni. Fanno quindi 2.500 euro
l’anno da sottrarre dalle tasse.
Attenzione però che questa possibilità scadrà a fine anno. La
Legge di Stabilità, che dovrebbe
diventare definitiva entro fine
anno, prevede però una proroga
fino a tutto il 2014, confermando
anche il livello del 50%.

«Tra le voci che si possono dedurre ci sono i versamenti in fondi
pensione e la quota è tra le più alte» dice Giuseppe Romano, responsabile ufficio studi Consultique. Il limite di deducibilità è di
5mila euro l’anno. Vuol dire che
riduce l’imponibile Irpef di questa eventuale somma. Se era di
20mila andrà a 15mila. «C’è ancora tempo per questo tipo di versamento - dice Romano - come per
le polizze per la casa o le polizze
vita che possono essere detratte e
aiutano ad abbassare le tasse».
Ristrutturare casa

In questo momento, la strada
che porta più vantaggi nella di-

FC OB.INTERNAZIONALI GOVERNATIVI
Alpi Fondi Sgr Spa-Bond EUR
Allianz G.I.I.Sgr Spa-L Reddito Globale EUR
FC Ob.Internazionali Governativi
FC OB.INTERNAZIONALI CORPORATE INVESTMENT GRADE
Ubi Pramerica Sgr-Obbligazioni Globali Corporate EUR
FC Ob.Internazionali Corporate Investment Grade
FC OB.FLESSIBILI
Consultinvest-A Reddito EUR
Euromobiliare A.M.-Emerging Markets Bond EUR
FC Ob.Flessibili
FC OB.EURO HIGH YIELD
Anima Sgr Spa-A Anima Obbligazionario High Yield EUR
FC OB.EURO GOVERNATIVI MLT
Acomea Sgr-A1 Euro Obbligazionario EUR
Ubi Pramerica Sgr-Euro Medio Lungo Termine EUR
FC Ob.Euro Governativi MLT
FC OB.EURO GOVERNATIVI BT
Acomea Sgr-A1 Breve Termine EUR
Fideuram Invest.Sgr-Liquidita EUR
FC Ob.Euro Governativi BT

Risparmi energetici e mobili
La pensione integrativa

FC Ob.Italia

Altro filone è quello del risparmio energetico. Gode di agevolazioni ancora più alte (fino a giugno di quest’anno erano al 55%
poi dal 6 giugno e fino a dicembre passano al 65%). La rateizzazione, anche qui è su dieci anni.
Si tratta di quattro interventi
che vanno a essere considerati
come risparmio, ossia la riqualificazione energetica di edifici
esistenti, l’intervento su involucri di edifici (portoni, pavimenti), l’installazione di pannelli solari (acqua calda) e sostituzione
di impianti di climatizzazione invernale (pompe di calore). Va ricordato che lo sgravio c’è solo se
si fa il bonifico dei pagamenti entro fine anno.

FC OB.EURO CORPORATE INVESTMENT GRADE
Anima Sgr Spa-Y Anima Fix Imprese EUR
Eurizon Capital Sgr-Eurizon Obbl.Euro Corporate Br.Termine EUR
FC Ob.Euro Corporate Investment Grade
FC OB.ALTRE SPECIALIZZAZIONI
Sella Gestioni-Nordfondo Obbligazionario Convertible EUR
Ubi Pramerica Sgr-Obbligazioni Dollari EUR
FC Ob.Altre Specializzazioni
FC FONDI MERCATO MONETARIO EURO
Acomea Sgr-A1 Liquidita' EUR
Bnp Paribas A.M.Sgr-Bnl Cash EUR
FC Fondi Mercato Monetario Euro
FC FLESSIBILI
Azimut Gestione Fondi-Azimut Trend Italia EUR
Consultinvest-Mercati Emergenti EUR
-LA STAMPA

La settimana delle valute

La grande rimonta dello yen sul dollaro e l’euro
CARLO ALBERTO DE CASA*

L

o yen ha chiuso venerdì per la
terza settimana di fila in ribasso
nei confronti delle altre principali valute. Nel dettaglio, il cambio
dollaro/yen è tornato al di sopra della
soglia psicologica di quota 100, ai
massimi da settembre, mentre l’incrocio fra l’euro e la divisa del Sol Levante ha nuovamente raggiunto l’area
135. Sul fronte americano la futura governatrice della Banca Centrale Usa,
Janet Yellen, ha confermato il proseguimento del Quantitative Easing.
Questo ha spinto gli operatori verso
asset con maggiore propensione al rischio, deprimendo ulteriormente le
quotazioni della divisa nipponica.
Lo yen ha anche pagato nelle ultime due sedute i dati del Pil giapponese che, pur avendo superato le attese,
hanno certificato un rallentamento

della crescita nel trimestre estivo
2013 rispetto al primo semestre dell’anno; gli operatori si aspettano nuove mosse espansive della Bank of Japan per la primavera 2014.
Sul cambio euro/dollaro la moneta
unica ha recuperato circa un punto
percentuale, risalendo a 1,348 nei confronti della banconota verde sulla scia
del nuovo rinvio del tapering. Tuttavia il trend di fondo appare ancora favorevole al dollaro. Avremo una nuova inversione soltanto con un ritorno
delle quotazioni al di sopra dell’area
1,36-1,363
Quanto ai prezzi dell’oro c’è un debole rimbalzo sull’area supporto
1.270, tornando a 1.290, ma non vi sono
segnali chiari di ripresa del metallo
giallo, che nel 2013 ha perso quasi il
30% del valore.
*Analista dei mercati valutari
presso ActivTrades Londra

LL’andamento dollaro/yen
Grafico giornaliero a candele giapponesi
100,579
99,947

98,970

12 ott

15 ott

17 ott

19 ott

22 ott

24 ott

26 ott

29 ott

31 ott

2 nov

5 nov

7 nov

9 nov 12 nov 14 nov

2013

Le candele giapponesi sono il metodo più usato in borsa per analizzare le quotazioni in quanto includono 4 valori per ogni seduta:
apertura, chiusura, massimo e minimo.
Il corpo della candela è dato dai valori dell’apertura e della chiusura della seduta. Candela verde: quando la chiusura di seduta è ad un
valore superiore rispetto a quello dell’apertura. Candela rossa: se la chiusura è ad un valore inferiore rispetto a quello dell’apertura. I due
estremi, definiti tecnicamente “shadow”rappresentano il massimo di giornata (la linea sul lato superiore della candela) e il minimo di
giornata (al di sotto di ciascuna candela). In caso di chiusura sui minimi o sui massimi la candela sarà priva di una (o entrambe) le shadow.
Fonte: Piattaforma MetaTrader - ActivTrades
- LA STAMPA

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

-2,40%
-10,04%
-5,32%

6,286
9,069
6,534

9,57%
1,10%
5,05%

4,806
2,747
3,009

3,05%
0,99%
4,08%

1,454
0,354
3,034

1,65%
-10,29%
-6,93%

0,59
4,632
3,197

-0,63%
-0,63%

3,383
3,383

8,62%
-6,52%
3,71%

7,627
6,379
2,995

9,42%

4,915

7,75%
1,30%
3,71%

4,318
2,641
2,503

7,02%
0,27%
2,44%

3,392
0,282
1,056

9,56%
2,83%
4,84%

3,401
1,176
2,557

10,75%
-7,17%
2,76%

5,457
6,898
2,765

2,62%
0,09%
0,94%

0,844
0,107
0,266

31,95%
-8,28%

24,575
16,057

Lavoro in corso .23

Fondo per i mini-bond delle Pmi

Concordato in bianco, 5 mila richieste

«Anthilia Bond Impresa Territorio» è il primo fondo per le Pmi italiane
che investe in mini bond e parte con una raccolta già disponibile
di 100 milioni di euro pronta per essere investita nei processi di sviluppo
e internazionalizzazione. Il progetto coordinato da Banca Akros
è nato grazie al supporto e alla partnership di 7 tra le principali banche
regionali italiane, ovvero Banca Popolare dell’Emilia Romagna,
Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Credito
Valtellinese, Banca Carige, Banca Carim e Banca Etruria.

Non solo fallimenti, ma anche concordati: la crisi di impresa non
accenna a migliorare. Secondo una ricerca Cerved presentata al
workshop nazionale di Synergia Consulting Group, alleanza
professionale di 14 studi di commercialisti italiani presieduta da
Massimo Boidi (foto): da settembre 2012 sono arrivate quasi 5 mila
domande di aziende di concordato in bianco o con riserva, che
consente al debitore di ottenere la sospensione immediata delle
esecuzioni dei creditori anche senza un piano di rilancio.

I tassi ai minimi riportano
il focus sui dividendi

MERCATI
E GESTORI

Favoriti energia e utility. Banche condizionate dalle authority

«Credito e industria
cresceranno»

MILANO

Negli ultimi anni, quando l’attenzione
del mercato era concentrata sulla
crisi del debito sovrano dei Paesi periferici dell’Area Euro, il tema dei dividendi - in un momento in cui l’appetito per il rischio era davvero molto
basso - era stato poco cavalcato nella
costruzione dei portafogli. «L’argomento torna di interesse in un momento come questo in cui i tassi sono
particolarmente bassi e lo spread si è
ridotto - dice Mario Spreafico, a capo
degli investimenti di Schroders in
Italia -. I titoli di Stato hanno meno
appeal, come dimostra l’ultima asta
dei Bot, dove i rendimenti hanno toccato i minimi storici. Tornare a guardare ai dividendi torna dunque ad essere interessante».
Basta considerare i numeri. Secondo stime di mercato, anche i titoli
obbligazionari decennali vedono i

5

domande
a
Gianni Bizzarri
Banca Ifigest

Gianni Bizzarri, a lei che è
presidente della Banca Ifigest chiediamo: come saranno queste ultime settimane dell’anno sul mercato azionario?

Molte società hanno deciso
di riconoscere un acconto
sulla cedola del prossimo
anno. Ecco quali sono

I bassi rendimenti rendono necessaria una scelta più attenta dei titoli

rendimenti aggirarsi tra l’attuale media dell’Eurozona dell’1,77% fino al
2,50% della seconda parte del 2014.
Certo, per l’Italia pesa la componente
legata allo spread, che tende a innalzare tali rendimenti (ora il decennale
tratta attorno al 4,06%). E i dividendi? I (timidi) venti di ripresa che soffiano sull’Europa portano gli analisti
a prevedere per il 2013 un «dividend
yield», ovvero il rapporto tra dividendo e prezzo delle azioni medio del
3,3% che si alzerà al 3,6% nel 2014 per
portarsi verso il 4% nel 2015. In Italia?
Per il prossimo anno il consensus degli analisti prevede un rendimento
medio da dividendi del 3,4%. Cifre
che si alzano nei settori che più di altri tradizionalmente assicurano politiche di remunerazione più generose:
quello delle utility e dell’energia. Quest’ultimo nella media europea do-

vrebbe pagare tra il 4,5% del 2013 per
tendere al 5% nelle stime formulate
per il 2015, le utility viaggeranno attorno al 5,5%. Sul mercato italiano si
parla di nomi come Enel, Eni, Snam e
Terna. Classici distributori di cedole.
Alcune società hanno già deliberato
di distribuire un acconto sul dividendo del prossimo anno. Oltre a Eni che
già a settembre ha staccato 0,55 euro,
Snam ha deliberato di «anticipare»
0,1 euro, 0,07 euro è invece l’acconto
di Terna. Una mossa che ha riguardato anche una multiutility - il settore si
è sempre rivelato assai premiante sul
fronte della distribuzione di dividendi - come Acea (che anticiperà 0,25
euro). Acconto anche per le autostrade di Atlantia, che il 23 dicembre
staccheranno 0,355 euro. Tra le banche l’acconto è poco diffuso: per il momento solo Mediolanum ha deciso di

riconoscere 0,1 euro ai propri azionisti come prima tranche di una cedola
che corrisponderà attorno al 50%
dell’utile netto consolidato contro il
38% dello scorso anno. Anche le grandi banche lavorano quantomeno per
confermare i dividendi dell’anno passato per i loro azionisti, compatibilmente con le cautele che derivano
dall’appuntamento con l’«asset quality review» della Bce. Unicredit non
ha ancora deciso la propria politica in
fatto di distribuzione degli utili, sebbene finora gli accantonamenti siano
pari a quelli dello scorso anno. Sul
fronte di Intesa Sanpaolo, il nuovo
ceo Carlo Messina ha assicurato che
il riconoscimento del dividendo sarà
una priorità, anche se «resta in ogni
caso soggetta al contesto esterno e
alle norme e provvedimenti delle autorità di controllo».
[F. SP.]

«Il mercato azionario punta
sulla convergenza dei tassi
d’interesse dei titoli di Stato
dei Paesi dell’Eurozona. Il
rialzo poggia le sue fondamenta sul settore finanziario. In particolare da quest’estate si è ridotto, anche
se solo in parte, il forte premio per il rischio che il mercato richiedeva sui titoli
bancari ed assicurativi. Le
prospettive di breve termine sono di mercato laterale,
con una banda d’oscillazione piuttosto ampia, più o
meno del 5 per cento».
Quanto potrebbero salire
le Borse?

«Pensiamo a un target potenziale massimo di 20.000
per fine anno sull’indice di
Piazza Affari, FtseMib40.
Ed equivarrebbe a un più
23% di performance».
I prezzi sono già saliti molto. Per caso non è troppo
tardi per comprare in Italia?

«No, non è tardi per investire. A patto che si abbia un
orizzonte temporale di medio termine. Le valutazioni

Meglio del mattone e dell’oro

Diamanti, l’investimento che protegge il capitale
STEFANO COSENZ
ROMA

i fronte ai nuovi record stellari dell’arte contemporanea
a New York (un trittico di
Francis Bacon del 1969, ha supera
da Christie’s i 142 milioni di dollari),
i due diamanti venduti nelle stesse
giornate del 12 e 13 novembre a Ginevra, a 35,5 milioni di dollari un rarissimo diamante fancy arancio di
14,82 carati da Christie’s (quindi a
2,4 milioni per carato) e uno spettacolare diamante fancy rosa, “The
Pink Star” di 59,60 carati del rarissimo Tipo IIa a oltre 83 milioni di
dollari da Sotheby’s hanno una marcia in più. Sono entrambi appartenenti alla ricercatissima serie dei
diamanti con colorazioni straordinarie (“fancy color”), di grande purezza, VS1 (lievissime inclusioni)
l’arancio e IF (esente da inclusioni)

D

.

il rosa, di straordinaria caratura, caratteristiche che li rendono estremamente rari, se non unici, quindi esenti
da quei rischi di volatilità di cui può
soffrire, e lo ha già fatto, nel 2008,
l’arte contemporanea.
Ma un diamante incolore di alta
qualità (in termini di trasparenza e
purezza) è considerato un bene rifugio già con una caratura tra 0,5 e 1 carato (1 carato = 0,20 grammi), a dichiararlo è Claudio Giacobazzi, Presidente e ad di Intermarket Diamond
Business, che opera in collaborazione
con UniCredit, il Gruppo Banco Popolare ed il Gruppo CariGe e altri istituti minori per gli investimenti e disinvestimenti in diamanti attraverso
lo sportello bancario. Come lo stesso
spiega a La Stampa: «Rispetto agli altri due asset patrimoniali consigliati
dagli analisti nell’attuale scenario interno e internazionale, ovvero il mat-

Luminoso oggetto del desiderio

tone (gravato però da forti tassazioni) e l’oro (capace di dare grande soddisfazione, ma soggetto a rilevanti
fluttuazioni), il diamante ha un trend
di crescita lineare, praticamente non
influenzato da turbative esterne. Il
suo trend non ha mai risentito degli
eventi socio-politici, correlandosi al
massimo all’inflazione. Ad esempio,
in periodi di inflazione elevata, come
nei primi cinque anni del ’90, l’aumento medio delle quotazioni è stato
superiore al 10% annuo, mentre negli
anni di bassa inflazione l’incremento
è risultato minore anche se superiore
all’inflazione stessa». Il punto di equilibrio del mercato è la De Beers Consolidates Mines Ltd. fondata nel 1888
che controlla circa il 45% della produzione mondiale di diamanti. Essendo
i diamanti un risorsa naturale e limitata, la Anglo American del Gruppo
De Beers che ne commercializza i

sono ancora interessanti a livello fondamentale, perché a
nostro giudizio il premio per
il rischio Paese è ancora troppo alto. Inoltre la congiuntura economica italiana sta
dando segnali incoraggianti e
il mercato sta già anticipando
questo trend. Serviranno
quindi conferme sul piano
macroeconomico per confermare la tendenza, ma non
pensiamo che il mercato azionario italiano sia sopravvalutato».
Quali settori sono da mettere in portafoglio in vista del
rally di fine anno?

«I settori che potrebbero beneficiare più di altri sono
quelli legati alla ripresa del
ciclo economico italiano ed
europeo, quindi il settore
bancario e quello industriale.
Noi preferiamo il primo, consapevoli però che la volatilità
nel breve termine rimarrà
comunque elevata».
Secondo lei Piazza Affari sarà favorita? E su che cosa è
meglio puntare?

«La tendenza dei mercati
azionari internazionali è al
rialzo, spinti dall’immissione
di liquidità delle banche centrali e da minori tensioni sulla
politica fiscale Usa. A mio avviso, il mercato più rischioso
è quello nordamericano, appunto troppo dipendente dalla liquidità mentre quelli che
presentano maggiori possibilità sono quelli dell’Europa e
del Giappone. Gli emergenti
continuano per ora la loro
convalescenza.
[S. RIC.]

grezzi, pianifica con grande attenzione gli stock, immettendo sul mercato
quantitativi sempre correlati alla domanda finale. Aggiunge Giacobazzi:
«Spesso comprare un diamante non
significa investire in diamanti. Chi
desidera investire deve assicurarsi
che il diamante sia accompagnato da
una certificazione riconosciuta internazionalmente, come la G.I.A., che attesti l’assoluta qualità in fatto di colore, da I (Top Crystal) a D (River), purezza massima (IF), taglio, simmetria
e proporzioni (Excellent / Very Good), fluorescenza (nulla), sia importato regolarmente con fattura di origine gravata di I.V.A., dalla certificazione di origine (che attesti che il diamante non provenga da paesi in guerra o legati allo sfruttamento del lavoro minorile). L’investimento in questo
campo è a medio-lungo termine perché lo prospettive siano interessanti.
Molti analisti» conclude l’esperto
«sostengono che nell’attuale scenario
economico-finanziario un portafoglio
ben diversificato possa contenere fino al 20% di beni rifugio per dare una
valenza più protettiva agli investimenti».

24 .Lavoro in corso

IL LAVORO
1.

L’INPS È GRATO
A PRECARI
E IMMIGRATI
WALTER PASSERINI

L

a questione previdenziale è all’ordine
del giorno. Dopo gli
incauti messaggi del presidente dell’Inps, Antonio
Mastrapasqua, tutto il settore è in fibrillazione. Si
scopre insieme che le pensioni sono troppo basse,
che ci sono troppe pensioni d’oro e che sono in discussione le pensioni del
futuro. In attesa che cali il
polverone varrebbe la pena ricordare da dove arrivano le risorse.
Mentre ci avviciniamo
pericolosamente al rapporto di un lavoratore attivo per un pensionato, che
può essere messo sotto
controllo solo aumentando
le assunzioni e gestendo le
uscite, ci sono due tipi di
benefattori che tengono in
equilibrio il sistema. Da un
lato ci sono parasubordinati, collaboratori e partite Iva, che versano circa
sette miliardi di contributi
all’anno e ne ritirano una
minima parte. La ragione
sta principalmente nel fatto che sono troppo giovani
per andare in pensione.
Dall’altro lato ci sono gli
immigrati, quelli regolarizzati in particolare, che
versano una cifra analoga
a quella dei precari e non
ritirano pensioni, lasciando all’Inps risorse dormienti e mai recuperate.
Sembra un paradosso,
ma sono precari e immigrati a dare un contributo
decisivo alla tenuta dei
conti. In pratica le categorie più sfortunate si accollano pensionati d’oro, d’argento e di bronzo. L’Inps
dovrebbe dire grazie a
precari e immigrati. Lo
stesso dovrebbero fare
manager industriali, dirigenti pubblici e fondi speciali.

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Cinquecento con il gruppo Eni

Cinquanta chef, pizzaioli e panettieri

Sono previsti otto miliardi di investimenti per i prossimi quattro anni
da parte del colosso italiano del petrolio e dell’energia. Per questo il
gruppo Eni conferma le cinquecento assunzioni che realizza ogni
anno, compreso quindi il 2014. Si tratta soprattutto di giovani
brillanti, laureati in discipline tecnico-scientifiche ma anche
umanistiche, aperti a una carriera internazionale. Il gruppo opera in
novanta paesi del mondo e propone ai neo-assunti specifici
programmi di formazione mirata. Informazioni al sito: www.eni.it.

Per l’apertura del prossimo locale a Milano in piazza XXV Aprile, la
catena di panetterie Princi ricerca una cinquantina di figure
professionali. I candidati preferenziali sono giovani, sotto i trent’anni
e con buona conoscenza dell’inglese. Le assunzioni avverranno con
un contratto a tempo indeterminato. Retribuzioni di 1.300 euro per
pizzaioli e panettieri, fino a 3mila euro per gli chef. Ricercati anche
barman, commessi e camerieri. Disponibilità a turni. I più bravi
avranno una quindicesima mensilità. Info: www.princi.it.

I numeri
TRA REDDITO E FATICA - Valutazioni positive sui diversi aspetti del lavoro

Il lavoro è...

15-64 anni

15-24 anni

55,4
60

Uno strumento diretto
a procurare reddito
Un luogo
di impegno sociale
Un modo per
affrontare il futuro
Uno strumento per
costruirsi una vita familiare
Una modalità
di autorealizzazione
Una fonte
di successo
Una fonte
di prestigio sociale
Una fonte
di fatica e stress

OCCUPATI & DISOCCUPATI

70

80

90

60

100
50

91%
90%
89%
88%
87%

40,4

36,4

40
30
20

12,5

10,9
10

70%
65%
60%

0

Tasso di
occupazione

Fonte: Istituto Toniolo e Ipsos

Tasso di
disoccupazione

Incidenza
disoccupati
su popolazione

Tasso di
inattività
- LA STAMPA

Fonte: Istat, settembre 2013, valori%

Indagine Istituto Toniolo su 9 mila under 30

“Non siamo né bamboccioni né schizzinosi”
Giovani che sognano un lavoro dignitoso
Le nuove generazioni: disposti a bassi stipendi e a impieghi non adeguati

N
MILANO

è bamboccioni né schizzinosi.
Semmai, preoccupati. I giovani
si riconoscono nello slogan: fare
esperienze nel presente è più
importante che pianificare il futuro. Del resto la scritta che
compare ancora sulle loro tshirt non lascia dubbi: «Avevo
vent’anni; non permetterò a
nessuno di dire che è la migliore
età della vita».
Decontestualizzata, la frase
di Paul Nizan del 1940 si attaglia perfettamente anche oggi a
quella che chiamiamo generazione perduta, a rischio fallimento se i padri si ostinano nello stesso gioco del presente.
L’indagine sulla condizione giovanile realizzata dall’Istituto
Toniolo con Ipsos su 9mila giovani tra i 18 e i 29 anni, presentata stamattina a Milano, è una
porta-finestra per gli adulti che
si affacciano su 8 milioni di giovani e sulle nuove generazioni:
li si può guardare con sufficien-

za da lontano, rimescolando
critiche a rancore, oppure li si
può intercettare varcando la
soglia dell’incontro e della
comprensione.
L’unica certezza è quella
della fine delle pure diagnosi,
che va sostituita dalle ipotesi
di soluzione. L’indagine del Toniolo sui “Millenials”, cioè su
chi è diventato maggiorenne
dopo il 2000, raccoglie idealmente il testimone lasciato
dallo Iard qualche anno fa e si
propone come osservatorio
sul futuro della condizione dei
giovani. Tanti i temi trattati:
dal lavoro alla famiglia, dalla
partecipazione ai valori. E’ la
famiglia a raccogliere il punteggio massimo: è il luogo dove
esprimere se stessi (88%), socializzare i valori (89%); non è
affatto una prigione (91,5%9),
semmai un rifugio verso il
mondo (67%). La famiglia è il
primo ammortizzatore socia-

le, che mantiene chi non sa o
non può spiccare il volo e riaccoglie chi ha difficoltà a farcela da solo.
L’adattabilità giovanile la si
vede nel lavoro: anche se non
sono soddisfatti, uno su due è
egualmente disponibile a rinunciare a una parte di uno
stipendio che non considera
adeguato pur di lavorare; mentre troppo alta resta la quota
di chi si dedica a un’attività
non coerente con il percorso di
studi (47%), un valore più basso nel caso dei laureati (30%).
Non stupisce che quasi un giovane su due sia ammaliato dalla sirena dell’andare all’estero
per andare a caccia di esperienze ed opportunità. L’identità da lavoro che ha caratterizzato le generazioni precedenti è probabilmente lontana,
ma la crisi non riesce a deprimere il valore del lavoro. Infatti, se per il 90% il lavoro è lo

strumento per procurarsi un
reddito, valori simili vengono
assegnati al suo essere luogo
di impegno personale, un modo per affrontare il futuro e
per costruirsi una vita familiare. Per circa l’85% il lavoro è
una modalità per autorealizzarsi. Per sei su dieci è una fonte di prestigio sociale ma anche di fatica e di stress.
Totale è la sfiducia verso
partiti, parlamento e governo,
mentre i vertici della fiducia
sono conquistati insieme dalle
forze dell’ordine e da scuola e
università. Anche il mondo
del volontariato deve ancora
fare molto per riconquistare
l’attenzione dei giovani. Due
su tre non ne hanno mai fatto
esperienza e solo il 6% vi si dedica attualmente e abitualmente. L’attività tende a scendere con l’età: dal 6,7% dei
ventenni al 5,7% dei quasi
trentenni.
[W. P.]

Dal microcredito alla finanza sociale e responsabile

I BUONI
AFFARI

Investimenti etici e sostenibili, il risparmio che fa bene
A CURA DI KPMG

Q

uanti di noi si chiedono quali sono
gli effetti sociali e ambientali dei
propri investimenti? Quanti sono
consapevoli che mettere i propri risparmi nell’azienda «A» o nell’azienda «B»
può fare la differenza? Ancora pochi, a
dire il vero. Ma esiste anche in Italia una
minoranza – in crescita – di persone ed
Enti che effettuano «Investimenti Sostenibili e Responsabili». Questi sono
pari all’1,2% del totale di asset gestiti,
ma in aumento del 24% rispetto all’anno
precedente.
Siamo lontani dai big europei (Francia e Regno Unito) ma è una realtà in
crescita. Chi realizza questi investimenti vuole essere sicuro che il proprio denaro crei valore non solo per le proprie
finanze ma anche per collettività e l’ambiente. Del resto, chiedersi a cosa sia associato quel valore è una conseguenza

della disponibilità e dell’accesso alle informazioni. Sempre di più è evidente
che le scelte d’investimento (e di consumo in generale) definiscono i confini del
mondo che vorremmo. Questo implica
un protagonismo – e una responsabilità
– “dal basso” che va riscoperta e valorizzata. Lo sapevano bene i pionieri dell’Investimento Sostenibile e Responsabile,
che negli anni ’70 nell’ambito della contestazione più generale alla guerra del
Vietnam, criticarono il modo in cui erano utilizzati i fondi delle Università Usa.
L’unione fa la forza, e cambia il mondo.
A livello internazionale si assiste alla
proliferazione di fondi etici. Alcuni hanno criteri negativi, che escludono determinati settori (come tabacco, alcool,
pornografia,…) dai propri panieri. Altri
hanno criteri positivi e includono aziende virtuose in grado di rispettare alcuni
requisiti stringenti di responsabilità sociale. Rispetto dei Diritti Umani, gover-

no dell’azienda trasparente, gestione accurata dei propri impatti ambientali e
della propria catena di fornitura, attenzione ai temi di parità di genere, sono solo alcuni dei requisiti positivi. D’altra
parte, per un’azienda scoprire che i propri investitori chiedono più sostenibilità
significa rivedere le proprie strategie e,
a volte, addirittura il proprio modello di
business, promuovendo una visone di
medio-lungo termine. Significa, in definitiva, andare oltre a quanto richiesto
per legge e innovare la propria organizzazione e la propria proposta sul mercato. Potenzialmente questo ha conseguenze di immensa portata, una specie
di “rivoluzione silenziosa” che rischia di
proiettarci in una dimensione di benessere e armonia con l’ecosistema senza
precedenti. Siamo all’inizio, ma i presupposti ci sono perché s’inneschi un
circolo virtuoso di convenienza per i risparmiatori, che vedono remunerato il

loro investimento e appagata la loro
aspirazione al bene. Sembra che gli Investimenti sostenibili e responsabili, a
dodici mesi, abbiano una performance
del +24% a fronte del +18% registrato in
media dagli altri fondi. Diverse proiezioni confermano tassi di rendimento competitivi. Ma i fondi etici non sono l’unico
strumento di finanza etica. Il microcredito, ad esempio, finanzia attività di coloro che non riescono ad accedere alle
banche magari perché immigrati, su cui
non esiste una storia creditizia.
I Social Bond destinano parte dell’importo raccolto per sostenere iniziative
socialmente meritorie. Ancora i Social
Impact Bond, sono uno strumento alternativo per finanziare azioni d’intervento
nel sociale con investitori, non-profit e
pubblica amministrazione protagonisti
laddove il welfare arretra. Con la finanza
etica, vincono tutti. La sfida è a questo
punto uscire dalla nicchia.

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

IL LAVORO
2.

Lavoro in corso .25

Cinquemila addetti per Natale e saldi

Tre giorni di orientamento a Verona

Gdo, abbigliamento e turismo i settori più dinamici. Esperienza,
conoscenza delle lingue straniere e disponibilità a lavorare su turni i
requisiti richiesti. Quest’anno Openjobmetis ricerca e seleziona 500
risorse già nel mese di novembre e prevede un inserimento di oltre 5mila
persone a dicembre e nel periodo dei saldi. Gdo, abbigliamento e
calzaturiero, ristorazione, turismo ed entertainment sono i settori che
offrono maggiori opportunità occupazionali. Informazioni alle filiali e al
sito: ww.openjobmetis.it.

Si tiene alla Fiera di Verona il 21-23 novembre la 23a edizione di
Job&Orienta, il Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la
formazione e il lavoro. Al centro della tre giorni il dialogo tra scuola e
mondo del lavoro: dati, esperienze e testimonianze per valorizzare il
ruolo della scuola come soggetto attivo del mercato del lavoro e
rafforzare gli strumenti volti a favorire l’occupazione giovanile. Alla
giornata di apertura interverranno il ministro del Lavoro, Enrico
Giovannini, e il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza.

Settori in controtendenza

Qui Bruxelles

Il franchising
è più rosa
e punta all’estero

MARCO ZATTERIN

URGE UNA GUIDA
PER ACCEDERE
AI FONDI DELL’UE

L

Prima mappa delle aperture del 2014
dall’abbigliamento alla ristorazione
WALTER PASSERINI
MILANO

V

.

eleggia sopra i 23 miliardi
di fatturato e offre lavoro
a 188mila dipendenti. Il
franchising, nonostante
le difficoltà generali e la
crisi del settore immobiliare, tiene le
posizioni e si avvia a diventare protagonista anche nel 2014. Le previsioni
sono improntate a un significativo anche se cauto ottimismo. La conferma
viene dal Salone nazionale che si è appena chiuso in bellezza a FieraMilanocity, che ha messo in luce anche le
nuove tendenze: l’affiliazione diventa
sempre più rosa e sempre più si
orienta all’estero. E’ con questa visione che si sono confrontate con nuove
tendenze e nuovi mercati le associazioni del settore, da Assofranchising
e a Fif, da Confimprese e i diversi portali dedicati. Proprio da Confimprese
arriva un messaggio concreto, che arriva dagli associati presenti al Salone
che, in controtendenza rispetto alla
crisi che ha messo in ginocchio il commercio tradizionale, hanno pianificato nuove aperture.
Per esempio, nell’abbigliamento
bambino, dove non si registrano cali
di fatturati. Bimbo Store registra un
+10% sulle vendite. Ha mantenuto i
piani di sviluppo, 11 nuovi punti vendita con una media di 14 persone ciascuno nel 2013, e prevede 14 nuove aperture per il 2014. Original Marines
(684 negozi nel mondo di cui 595 in
Italia) ne ha aperti 24 nel 2013 e altrettanti ne aprirà nel 2014: solo il
20% sono diretti, tutto il resto è in
franchising. La scommessa per
l’azienda napoletana si vince all’estero, in Europa in particolare, dove si

concentra l’80% dei punti vendita in
franchising e dove sono previste numerose nuove aperture. Anche per
Piazza Italia (200 negozi), che ha
aperto nel 2013 otto negozi Kids
puntando sulla competitività dei
prezzi più bassi rispetto alla concorrenza funziona il format bimbo. Il
gruppo che opera nell’abbigliamento in generale ha rispettato i piani di
sviluppo 2013 con 25 aperture dirette e 15 in franchising, obiettivi che
intende replicare anche per il 2014,
anche all’estero, in particolare nell’Europa dell’Est e in Indonesia, con
70 negozi già attivi, di cui l’ultimo
aperto la scorsa settimana a Mosca.
Segnali positivi arrivano anche
dai settori poste e librerie. KiPoint
(Poste Italiane) ha rispettato i piani
di budget: saliranno a 10 i punti vendita aperti nel 2013 e a 13 quelli previsti per il 2014. Mondadori Franchising, come da budget, arriverà a
Natale con 27 nuove aperture divise
tra librerie Mondadori ed Edicolè.

Il franchising è fra i pochi settori a creare occupazione

Barberino. La prossima apertura
del 2013 sarà alla stazione di Roma
Tiburtina entro Natale. «Il franchising continua a funzionare. I soci
prevedono nuove aperture per il
2014, perlopiù in franchising e nei
centri commerciali –
spiega Mario Resca,
presidente Confimprese - Abbiamo rilevato
che le nostre aziende
preferiscono la formula del franchising per
la rapidità di sviluppo
insita nel concetto di
catena, che permette
economie di scala precluse al dettaglio tradizionale». L’estero anche per il franchising è la nuova frontiera.
Lo conferma il sondaggio Confimprese-BeTheBoss.it. L’Europa è in
testa: il 90% dei retailer italiani progetta di aprire nel vecchio continen-

Un comparto che fattura
23 miliardi di euro
e offre impiego
a 188 mila persone
Nella ristorazione il marchio Wok si
è lanciato sul canale travel retail:
nel 2013 ha ristrutturato diversi locali in Stazione Termini a Roma, in
Santa Maria Novella a Firenze, in
alcuni outlet a Castel Romano e

te nuovi punti vendita. Il franchising
diventa così lo strumento principe
per l’internazionalizzazione. Guardando oltre i confini europei, il 33%
del campione individua come destinazioni rilevanti Cina ed Emirati
Arabi.
Infine, l’affiliazione diventa sempre più rosa. Un’indagine sul franchising al femminile realizzata per
la prima volta dalla fiera specializzata Franchising Nord (la prossima
edizione a Piacenza Expo il 24-25
maggio 2014) su un campione di 500
donne e 500 uomini ha messo in luce
il fenomeno: la percentuale di donne
che aprono punti vendita o offrono
servizi al pubblico in affiliazione è in
continua crescita, specie negli ultimi cinque anni. Sui 54 mila imprenditori affiliati nel 2012 in Italia la
percentuale di donne è del 38% nel
2012, vale a dire oltre 20mila imprenditrici; era il 31% nel 2008.

a domanda è sempre la stessa,
«lei che sta a Bruxelles può
dirmi dove si vanno a vedere e
chiedere i fondi europei?». La rivolgono gli imprenditori, in carica e
venturi, i desiderosi di start up, le
aziende e i giovani che vogliono fare
il salto, trovare mercati per non
arrendersi alla crisi. Anche la risposta è sempre la stessa. «Lasciate
stare Bruxelles, i soldi sono in Italia,
le chiavi della cassaforte le custodiscono gli enti locali, le regioni soprattutto».Dunque non serve l’aereo,
basta recarsi nel più vicino capoluogo. Facile? Neanche per sogno.
Come accade sovente dalle nostre
parti trovare l’ufficio giusto è la vera
impresa titanica. Ogni regione dovrebbe avere all’ingresso un cartello
con la scritta «di qua per i fondi Ue»,
invece l’accesso al giusto funzionario
richiede un misto di pazienza e buona sorte. L’impresa deve vedersela
con una molteplicità di soggetti
possibili in una condizione di informazione ricorrentemente incerta. Ci
può essere il team di funzionari
(bravi e meno bravi), la finanziaria
regionale, le situazioni locali, ma
anche le banche grandi (che si occupano sino a un certo punto dei piccoli) e quelle meno grandi, nonché le
società di consulenza che promettono «facciamo tutto noi».
Il governo ha annunciato di essere
arrivato quasi al 50% della spesa dei
fondi Ue per il periodo 2007-2013. A
gennaio comincia il nuovo settennato
e con lui le probabili nuove pene.
Idee? Le imprese invochino chiarezza, chiedano un sito o una pubblicazione locale a prova di stupido che
spieghi cosa fare. Sono piccole, piccolissime, non tutte attrezzate e non
potrebbero esserlo. Vogliono entrare
in regione e trovare il cartello che le
guidi. Desiderano una guida istituzionale. Ci vuol poco. Le Regioni e lo
stato hanno 45 giorni per pensarci e
spiegare la natura della risposta
numero uno: «Non andate a Bruxelles, la cassa ce l’abbiamo noi».

26 .Lavoro in corso

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

La posta
di Maggi
A CURA DI GLAUCO MAGGI
GLAUCO.MAGGI@MAILBOX.LASTAMPA.IT
COORDINAMENTO DI AGNESE VIGNA
AGNESE.VIGNA@LASTAMPA.IT
Le lettere vanno spedite alla redazione
di TuttoSoldi in via Lugaro, 15

Titoli “perpetual”
di Intesa Sanpaolo

concessa della legge) è
approvare a maggioranza una
diversa ripartizione di singole
spese, che benefici il pensionato,
sperando nella mancata
impugnazione in giudizio entro i
termini di 30 giorni
dall’avvenuta conoscenza della
delibera.

Il collocamento di Subordinate Tier I senza scadenza emesse Licenziata per motivi
in data 01/10/2010 è riservato a investitori istituzionali esteri economici
1 Licenziata per motivi
1 Un articolo de La

Stampa di lunedi’ 14 ottobre,
relativo agli investimenti
obbligazionari, menzionava
come interessante il titolo
perpetual di Banca Intesa
SanPaolo con call al 2018 0
2019. Sono andato in una
filiale del San Paolo per avere
ulteriori delucidazioni ma mi
è stato detto che era
destinato solo agli investitori
istituzionali. E’ vero, oppure
la risposta tiene conto del
fatto che sono cliente di
un’altra banca sulla piazza?
L. R.

I titoli citati, ci segnala
l’Ufficio Stampa della banca,
sono “obbligazioni Subordinate
Tier I di natura perpetua (senza
scadenza) emesse in data
01/10/2010, il cui collocamento
era riservato agli investitori
istituzionali esteri”. Comunque,
non si può escludere che
successivamente anche un
cliente non professionale possa
acquistarle sul “mercato
secondario”. A proposito della
risposta data al lettore, la
banca aggiunge che
“considerata la natura del
titolo, complessità, rischiosità e
l’assenza di un mercato ufficiale
di quotazione, Intesa Sanpaolo
ha specificamente adottato
cautele per limitarne la
negoziazione ai soli clienti che
abbiano l’esperienza e le
conoscenze necessarie per
valutarne le peculiarità e
sostenerne il grado di rischio”. Il
rating della banca emittente e’
di Baa2 per Moody’s e BBB+
per S&P, quindi nella fascia da
“investimento”, mentre il rating
dell’obbligazione in questione,
non quotata, e’ Ba2 per Moody’s
e BB+ per S&P, quindi nella
fascia “speculativa”. E’ vero
infine che le banche sono tenute
a vendere prodotti finanziari
valutandone la adeguatezza al

profilo del richiedente, correntista
o meno. Per sapere se e’ stato
“discriminato” a prescindere non
essendo un correntista, il lettore
dovrebbe chiedere se, aprendo un
conto, avrebbe o meno la
possibilità di comprare quel
titolo.

Pavimentazione
cortile
1 Il condominio vicino ha

servitù di passaggio sul nostro
cortile, e ha installato una
barra automatizzata per
l’accesso delle loro auto,
mentre il nostro cancello di
accesso è libero e sempre
aperto. Vorremmo ripristinare
il manto del cortile,
danneggiato anche dalle loro
auto, e installare un cancello
automatizzato. Come si divide
la spesa?
MASSIMO MICCOLI, TORINO

La giurisprudenza costante
ha esteso l’interpretazione
dell’articolo 1069 del codice
civile nel senso che qualora i
proprietari del fondo servente
(voi) eseguano opere necessarie
alla conservazione del bene
sottoposto a servitù (il cortile),
quelli del fondo dominante (i
vostri vicini) debbono
contribuire alla spesa, in
proporzione all’utilità che ne
traggono (di fatto in parti
uguali). Questo per quanto
attiene la ripavimentazione.
Viceversa del nuovo cancello
automatizzato traete vantaggio
solo voi (perché i vicini lo hanno
già). Pertanto dovrete
installarlo a vostre spese e
fornire gratis un telecomando ai
vicini per non incorrere nei
divieti previsti dall’art. 1067 del
codice civile (aggravamento o
diminuzione dell’esercizio della
servitù).

Il pensionato debitore
e l’assemblea
1 Sono amministratore di

un condominio. Un condomino
è parzialmente moroso e la
maggioranza degli altri
parrebbe disposta a
concedergli un alleggerimento
del debito, tenuto conto che si
tratta di un pensionato con
scarsi redditi. In tale ipotesi,
una decisione assembleare
può vincolare anche gli altri?
Con quali maggioranze?

oggettivi economici il 19
settembre 2012 “grazie” alla
legge Fornero dopo più di 30
anni di lavoro dipendente nella
stessa azienda. Ho compiuto
57 anni e ho maturato 35 anni
di contributi. Mi hanno detto
che potrei andare in pensione
il 1° gennaio 2015 con l’”opzione
donna”. Se si, quando dovrò
presentare la domanda? I
contributi figurativi per la
pensione saranno presi
almeno per il calcolo della
pensione?
EMANUELA LANZA

STEFANO CORAINI, MILANO

Una delibera che abbuonasse
parte del debito, se non votata
all’unanimità, sarebbe
illegittima, mentre resta
possibile che parte dei creditori
rinuncino a una quota del loro
credito, senza che gli altri lo
facciano. Una scorciatoia
efficace (ma formalmente non

Risposta affermativa: se opta
per il calcolo contributivo potrà
avere la pensione dall’inizio
2015, (età 57 anni + 3 mesi)
presentando domanda due – tre
mesi prima. I contributi per
disoccupazione valgono ai fini
del calcolo della pensione.
Attenzione però: i 35 anni di
contribuzione minima devono

essere raggiunti senza tenere
conto di essi.

In pensione
volontaria
1 Nato il 30 marzo 1951 al 31

dicembre 2011 mi trovano nella
seguente condizione: 60 anni
di età e 35 anni e sette mesi di
contributi. La mia
amministrazione mi ha fatto
presente che posso andare in
pensione in qualsiasi momento
senza decurtazione
dell’assegno pensionistico,
purchè ne faccia specifica
richiesta scritta almeno sei
mesi prima.
B. S.

Si. Nel momento in cui entrava
in vigore la riforma Fornero lei
aveva raggiunto – secondo la
vecchia legge Inps – quota 96,
cioè 60 anni + 8 mesi di età e 35
anni + 7 mesi di contributi. Da
quel momento sono passati anche
i 12 mesi di attesa per l’apertura
della finestra e perciò può andare
in pensione quando vuole.

Finestre chiuse
da un muro
1 Ho acquistato un

appartamento e solo dopo
l’acquisto ho notato che la
cantina di pertinenza ha una

BRUNO BENELLI

Un lavoratore viene inviato
in missione e durante la trasferta si infortuna nel tragitto che lo porta dall’albergo al
posto di lavoro. Talvolta l’infortunio ha il sapore della
beffa: capita dentro l’albergo,
prima ancora di uscire per
strada.
In questi casi l’interessato
ha diritto alla tutela Inail (ol-

Le possibilità sono tre. La
prima è che il garage nel suo
insieme sia un abuso edilizio mai
condonato. In tal caso il reato
non ha prescrizione e si può far
qualcosa. La seconda è che il
garage di per sé non sia un
abuso edilizio, ma un opera che a
suo tempo, illegittimamente, non
abbia serbato le distanze da
pareti finestrate. In tal caso,
passati ventanni, è maturata
l’usucapione e non si può
far nulla. La terza è che a suo
tempo ci sia stato un accordo
tra proprietari dei garage.
Idem come prima.
Hanno collaborato:
GIANLUIGI DE MARCHI
BRUNO BENELLI
SILVIO REZZONICO,
PRESIDENTE CONFAPPI

Chi può partecipare all’assemblea condominiale
1 L’art. 65 delle disp. att. del codice civile,

con la riforma del condominio, ha introdotto alcune significative novità, a valere dal 18
giugno scorso; ogni condòmino può intervenire all’assemblea, in proprio o tramite
un delegato (ma, prima novità, munito di
delega scritta). All’amministratore non possono più, dopo la riforma, essere conferite
deleghe.
Quando i condòmini sono più di venti, in
forza di specifica limitazione introdotta dalla riforma, il delegato non può rappresentare più di un quinto dei condòmini e dei millesimi. Può nascere un problema quando vi
sia un condòmino che, da solo, abbia un
quinto (o più) dei millesimi, situazione tutt’altro che infrequente, in quanto non potrebbe dare delega ad altro condòmino (che

supererebbe il limite del quinto) e, come
detto, neppure all’amministratore; potrebbe allora solo partecipare personalmente o
dando delega a persona di sua fiducia (ma
che non sia condòmino).
Quando vi sono comproprietari di un’unità
immobiliare, questi hanno diritto a un solo
rappresentante nell’assemblea, che è designato dalla loro maggioranza interna secondo le quote (art. 1106 cod. civ.) e, in caso
di disaccordo tra loro, non si può più procedere all’estrazione di chi deve partecipare
da parte del presidente dell’assemblea condominiale. Al limite, questi comproprietari
litigiosi ricorreranno all’autorità giudiziaria
che designerà chi di loro deve partecipare.
L’usufruttuario di un’unità immobiliare ha
diritto di voto nelle questioni relative ad or-

dinaria amministrazione e godimento di cose e servizi comuni. Negli altri punti all’ordine del giorno, ad esempio in tema di lavori
straordinari, ha diritto di voto il nudo proprietario, salvo che l’usufruttuario intenda
avvalersi della facoltà di sostenere a proprie
spese le riparazioni o si tratti di lavori costituenti miglioramenti o addizioni su parti comuni. L’amministratore dovrà, in tali casi, ricordarsi di invitare entrambi all’assemblea.
Nudo proprietario e usufruttuario, per una
forma di garanzia della collettività condominiale, rispondono comunque in solido
per il pagamento delle spese (cioè ognuno
per l’intero, risolvendo poi le questione interne tra di loro).

Non è detto però che ogni
fatto sia indennizzabile. Ci sono due cause di esclusione dell’intervento Inail: 1) nel caso in
cui l’infortunio avvenga durante circostanze che non hanno

La tutela è ampia
me se si verifica il caso
di «rischio elettivo»
l’Istituto non paga
alcun legame funzionale e topografico con le esigenze lavorative dettate dal datore di lavoro; 2) nel caso di “rischio
elettivo”, cioè nel caso in cui
l’evento sia riconducibile a
scelte personali del lavoratore,
irragionevoli e tali da esporlo a

un rischio determinato esclusivamente da tali motivi
(esempio: scelta di un percorso pericoloso).
E se l’infortunio capita
dentro l’albergo? La situazione è delicata in quanto più
volte la Cassazione ha escluso
l’indennizzo degli infortuni
che succedono nel chiuso della propria casa per due motivi: a) è impossibile stabilire se
i movimenti dentro l’abitazione siano o meno funzionali al
lavoro e quindi a esso collegati; b) l’interessato conosce
molto bene il luogo, ha un
maggior controllo dei movimenti e ciò influisce sulle condizioni di rischio.
Ma questo discorso logico
non può parificare gli infortuni

PIER PAOLO BOSSO
CONFEDILIZIA

Le domande

Quando l’infortunio capita in albergo
tre ovviamente alla contribuzione Inps per la pensione) e
quindi, oltre alle cure, anche al
pagamento delle relative indennità e rendite?
La risposta è positiva in entrambi i casi, ma con alcuni distinguo. E’ ovvio che lo spostamento in altro luogo di lavoro
non è frutto di una libera scelta del lavoratore ma è imposto
dal datore di lavoro. Con la
conseguenza che tutto ciò che
accade nel corso della trasferta deve essere considerato come se si fosse verificato sul
tradizionale posto di lavoro, in
quanto accessorio al mandato
da compiere. E ciò dal momento in cui la missione ha
inizio e fino al momento della
conclusione.

MICHELE SANCISI

IL QUESITO

L’ASSICURAZIONE DELL’INAIL DURANTE TRASFERTE E MISSIONI PER MOTIVI DI LAVORO

Il soggiorno
temporaneo
non è una scelta
del lavoratore

finestra (con tanto di infisso e
vetro) che esternamente è
murata da un garage-rimessa
costruito molti anni fa e
comunque successivamente
allo stabile, che è del ’56. La
stessa sorte tocca ad altri
condomini che hanno le cantine
su quel lato. Da una sommaria
indagine non è emersa alcuna
spiegazione plausibile di questa
anomala circostanza. Cosa si
può fare per capire quando e da
chi è stato creato questo
evidente abuso? E cosa si può
fare per recuperare l’apertura
della finestra dopo più decenni?

accaduti in albergo – cioè in un
ambiente “sconosciuto” - con
quelli avvenuta nella propria
abitazione.
Il soggiorno in albergo è dovuto alla missione/ trasferta e
perciò è necessariamente connesso con l’attività lavorativa.
L’infortunato inoltre, con riguardo al luogo in cui deve
temporaneamente dimorare,
non ha quello stesso controllo
delle condizioni di rischio che
ha al contrario nella propria
abitazione.
Risultato? Ampia tutela dell’Inail, nei limiti sopra delineati, di tutti gli eventi occorsi a
un lavoratore in missione e/o
trasferta dal momento dell’inizio dell’operazione e fino al
rientro presso l’abitazione.

La mia colf part-time lavora
12 ore a settimana per 3
giornilavorativi.Aifinidelle
ferie devo considerare la riduzione di esse in stretta relazione con il numero di ore
di lavoro? Martina

Non è part-time ma un normale servizio a ore. Perciò lei
deve dare 26 giorni lavorativi
di ferie l’anno senza riduzione. L’assenza di un mese sarà
pagata in base all’orario di lavoro settimanale .
Ho iniziato a lavorare nel
1990 all’età di 16 anni. Il biennio precedente ai 18 anni
mi darà diritto alla maggiorazione del 50% essendo la
pensione calcolata col sistema contributivo? V. O.

No. Il moltiplicatore 1,5 è riconosciuto solo ai lavoratori
privi di anzianità contributiva anteriore al 1996.

R

Lettere e Commenti .27

LA STAMPA

.

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

IN PROCURA NESSUNA IRREGOLARITÀ
CARLO FEDERICO GROSSO
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

e irregolarità, secondo quanto riferito nell’articolo, sarebbero consistite in un’asserita violazione della
competenza del Tribunale dei ministri, dato che, trattandosi di
eventuale abuso commesso da un ministro,
la Procura avrebbe dovuto trasmettere subito gli atti a tale Tribunale; in un’asserita violazione delle regole della difesa, dato che, essendo l’atto di indagine finalizzato a verificare se il ministro avesse commesso un reato,
la Procura avrebbe dovuto sentirlo con l’assistenza di un difensore; in un’ulteriore violazione di legge, dato che nessuno può essere
obbligato a testimoniare su circostanze che
potrebbero implicare una sua responsabilità
penale; nella circostanza, infine, che le intercettazioni, per essere utilizzabili, avrebbero
dovuto essere autorizzate dal Parlamento.
Nessuno di questi rilievi mi sembra fondato.
Preso atto del contenuto delle intercettazioni, la Procura, come era suo diritto, ha voluto approfondire i fatti con un primo approccio con lo stesso Guardasigilli, non nella veste
d’indiziato o d’indiziabile ma di semplice persona informata. Dopo l’audizione, ritenendo

L

che nulla di penalmente rilevante fosse emerso, come era naturale ha chiuso ogni discorso
processuale (tanto che, quando la vicenda è
esplosa mediaticamente, il Procuratore Caselli
ha potuto dichiarare che mai era concretamente emersa un’ipotesi d’iscrizione del Guardasigilli nel registro degli indagati). Quale doverosa, immediata, competenza del Tribunale dei
ministri, dunque?
Avendo interrogato il Guardasigilli come
persona informata sui fatti, era per altro verso
naturale che la Procura procedesse senza la
presenza di un difensore, come sempre accade
quando una persona è sentita in tale qualità. E’
d’altronde fisiologico che nel corso di una testimonianza possano emergere profili di reità a
carico del teste. Quando essi insorgono – ma
soltanto in quel momento – l’autorità giudiziaria deve interrompere l’interrogatorio del teste, fargli presente la nuova condizione, invitarlo a nominare un difensore, avvertirlo del suo
diritto di non rispondere ulteriormente. Ma il
Ministro, nel caso di specie, mai venne a trovarsi in tale situazione.
Quanto, infine, all’inutilizzabilità delle intercettazioni, non mi sembra che vi sia proprio storia. L’autorizzazione preventiva del Parlamento
alle intercettazioni è prevista nei confronti dei
soli parlamentari. In ogni caso, essa non opera
nei confronti delle intercettazioni c.d. passive,

L’EQUIVOCO
SU MODERATI
E RADICALI
LUCA RICOLFI
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
unque, secondo Scalfari l’evento
cui abbiamo assistito nei giorni
scorsi è la nascita, finalmente in
Italia, di una destra degna di
questo nome.
Una destra che il fondatore di Repubblica
non esita a chiamare «repubblicana», termine che le conferisce ipso facto una patente di
serietà e di credibilità. E infatti Scalfari non
esita ad aggiungere che lo strappo compiuto
da Alfano «rappresenta una novità di grandissimo rilievo nel panorama della politica
non soltanto italiana ma anche europea».
Sull’altro versante, quello della rifondazione di Forza Italia, Berlusconi fa un lungo
e assai articolato discorso, il cui succo politico si potrebbe condensare così: in Italia i
moderati sono maggioranza, e Forza Italia
si ripromette di riportare sotto le proprie
insegne la totalità dei moderati.
Dunque, due parole cruciali: finalmente
una «destra repubblicana» (il Nuovo centrodestra di Alfano), di nuovo un contenitore partitico per i «moderati» (la neonata
Forza Italia di Berlusconi).
A me entrambe queste definizioni paiono
altamente fuorvianti. La definizione di Scalfari ha qualcosa di proiettivo: dato che mi piacerebbe vivere in un paese con una destra
moderna, allora concedo la patente di modernità ad ogni tentativo di distaccarsi dalla
malapianta del berlusconismo. Quella di
Scalfari, del resto, più che una visione personale, pare essere il riflesso condizionato della
cultura politica del nostro paese. Il medesimo
riflesso portò un altro direttore di giornale,
Paolo Mieli quando era alla testa del Corriere
della Sera, ad invitare gli elettori del centrodestra a votare Casini e Fini piuttosto che
Berlusconi. Ed è ancora il medesimo riflesso
che, appena pochi anni fa, ha trascinato buona parte dell’informazione (specie quella
schierata a sinistra) a venerare il «compagno

D

Fini», come se il mero coraggio di staccarsi
da Berlusconi potesse conferire una patente
progressista o di grande uomo di Stato. Per
non parlare dell’ultima tappa della stessa sindrome, il sogno di vedere Mario Monti alla testa di un centro-destra finalmente serio, moderno, europeo, ammesso nell’empireo della
forze politiche rispettabili per il solo fatto di
non essere inquinato da Berlusconi.
A me piacerebbe invece mettere una
pulce nell’orecchio: siamo sicuri che quella
di Alfano, più che una grande novità politica, non sia una variante del solito vecchio
schema italico del trasformismo parlamentare? Nessuno ricorda le «truppe mastellate» che nel 1998 salvarono il centro-sinistra
immolando il povero Prodi?
La sequenza è nota. Un governo traballa.
Allora salta fuori qualcuno che si incarica di
salvare governo, maggioranza e legislatura.
L’operazione riesce, grazie a un più o meno
massiccio spostamento di parlamentari da
un versante politico all’altro. I nuovi si credono forti e numerosi, per un po’ vengono
corteggiati dai giornali e dalle tv, ma alle elezioni successive si scoprono piccoli e irrilevanti. Da almeno vent’anni è questo il destino immancabile della manovre al centro, indipendentemente dal fatto che a farsene
promotori siano Casini, Fini, Follini, Rutelli,
Monti o chiunque altro. C’è sempre un manipolo di politici che sogna la resurrezione
della Dc, il «grande centro», il «taglio delle
ali estreme», ma quando si va alle urne si
scopre che gli elettori disposti ad accompagnare il sogno oscillano fra il 10% e il 15%.
E qui vorrei venire alla seconda parola
cruciale: «moderati». Come osservatore
della vicenda politica italiana la trovo molto più appropriata per Alfano e i suoi che
non per l’elettorato cui si rivolge Berlusconi. I moderati esistono, ma quello che li rende tali non è uno specifico progetto politico
per il paese, ma una serie assai sfumata di
attitudini: il rifiuto dell’estremismo, la paura per l’instabilità e l’incertezza, la diffidenza per le grandi ideologie, fors’anche

LA STAMPA
Quotidiano fondato nel 1867
1

DIRETTORE RESPONSABILE
MARIO CALABRESI
VICEDIRETTORI
MASSIMO GRAMELLINI, FRANCESCO MANACORDA (RESPONSABILE MILANO),
CESARE MARTINETTI, LUCA UBALDESCHI
REDATTORI CAPO CENTRALI
FLAVIO CORAZZA, GUIDO BOFFO
MARCO BARDAZZI (DIGITAL EDITOR)

una certa mitezza e compostezza. E, a essere impietosi, pure qualche debolezza: se è
vero che l’elettorato di riferimento dei partitini di centro sono i moderati, è difficile
non vedere quanto clientelismo, quanto
«partito della spesa» si nasconda dietro le
candide bandiere del moderatismo.
Ecco perché, a mio parere, Berlusconi si
sbaglia della grossa. Berlusconi usa l’aggettivo «moderato» come sinonimo di anti-sinistra, quasi ad evocare l’esistenza, in Italia, di
una sorta di No Left Party. Certo che ci sono,
nel nostro paese, persone che diffidano della
sinistra, che non credono nelle sue soluzioni,
che non la voterebbero mai, o che perlomeno
non voterebbero mai questa sinistra (e forse
neppure quella di Renzi). Ma questo elettorato, che in effetti potrebbe votare Forza Italia, è
un elettorato radicale, non certo un elettorato
moderato. Non è fatto di impiegati pubblici e
pensionati, ma semmai di artigiani, piccoli
imprenditori, professionisti, partite Iva. Non
vuole la stabilità promessa da Letta, perché la
vede come immobilismo. Vuole cambiamenti
radicali, innanzitutto in materia economica:
meno tasse, meno burocrazia, più libertà di
impresa. È assai meno interessato ai temi della giustizia penale, della privacy, delle riforme
istituzionali cui Berlusconi attribuisce tanta
importanza, confondendo le proprie priorità
con quelle del suo elettorato.
Così, alla fine, la cultura politica italiana
pare vittima di una doppia proiezione. Sul
partito di Alfano, la sinistra proietta il suo
sogno di liberarsi di Berlusconi, senza rendersi conto che la scissione di Alfano potrebbe rientrare nel solito tran tran delle
manovre al centro, più che essere l’atto fondativo di una «destra repubblicana». Sulla
neonata Forza Italia, Berlusconi proietta i
suoi incubi giudiziari, senza rendersi conto
che sono ben altri i problemi con cui il paese reale deve fare i conti. Il tutto in un gioco
anche linguistico perverso, che avrebbe
fatto inorridire Norberto Bobbio, di cui ricordo lo stupore di fronte a un partito, il
Pci, socialista di fatto e comunista nel nome, e a due partiti, il Psi e il Psdi, socialisti
nel nome e moderati di fatto.
Allo stesso modo, oggi, i veri moderati (il
Nuovo Centrodestra di Alfano), si fingono
più riformisti di quello che sono, mentre i
veri radicali (la nuova Forza Italia di Berlusconi) occultano il loro radicalismo nell’illusione di attirare i moderati. E se provassimo a essere quello che siamo?

LAURA CARASSAI
(RESPONSABILE EDIZIONI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA)

ANNA MASERA (SOCIAL MEDIA EDITOR)
CAPO DELLA REDAZIONE ROMANA
PAOLO BARONI
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DARIO CORRADINO
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GIANNI ARMAND-PILON ITALIA, ALBERTO SIMONI ESTERI,
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dell’attuale prezzo di testata. Usa La Stampa (Usps 684-930) published daily in Turin Italy. Periodicals

cioè operate su utenze di soggetti terzi con i
quali il soggetto «immune» è entrato in contatto
(o, a fortiori, di intercettazioni nelle quali, semplicemente, soggetti terzi parlino del soggetto
immune).
Nessuna pregressa irregolarità o violazione di legge, pertanto, da parte della Procura
della Repubblica, ma, come ha rilevato in una
nota il Procuratore Generale Maddalena, una
vicenda «trattata dalla magistratura torinese
con il massimo scrupolo ed osservanza di tutta la normativa vigente». Piuttosto, ora l’attenzione si sposta su che cosa potrà accadere
da oggi in avanti. E’ noto, infatti, che la Procura della Repubblica di Torino, alla luce degli
ulteriori tabulati delle telefonate intercorse
fra il Guardasigilli ed esponenti della famiglia
Ligresti, sta valutando se la testimonianza resa dal ministro sia stata esaustiva o reticente.
Con riferimento a questa nuova vicenda si ripropongono pertanto, sia pure con significative varianti, gli interrogativi dei quali abbiamo
testé fatto cenno.
Innanzitutto, mi sembra indubbio che l’autorità giudiziaria torinese sia legittimata a verificare, tabulati e contenuto della testimonianza
del Guardasigilli alla mano, se vi sia stata o meno omissione di dichiarazioni doverose. Se dovesse escluderlo, nessuna questione. Se dovesse ritenere invece fondato il sospetto, si apri-

rebbe una nuova querelle: scontata la necessità
d’iscrivere il Ministro nel registro degli indagati per il reato di falsa testimonianza, competente sarà Torino o Roma, dato che l’interrogatorio del Ministro si è tenuto a Roma? E ancora, si
tratterà di competenza del Tribunale dei Ministri ovvero dell’autorità giudiziaria ordinaria?
Sulla prima questione non avrei dubbi: poiché il reato di falsa testimonianza sarebbe stato commesso a Roma, a meno di un’improbabile “connessione” con un reato più grave commesso a Torino, la competenza dovrebbe essere romana.
Quanto all’alternativa Tribunale dei ministri/autorità giudiziaria ordinaria, poiché un
reato può essere considerato «ministeriale»
soltanto se è stato commesso «nell’esercizio
della funzione», per ritenere competente il Tribunale dei Ministri (di Roma) e non la Procura
della Repubblica romana, sarebbe necessario
sostenere che il Guardasigilli è stato reticente
appunto nell’esercizio delle sue funzioni. Una
soluzione che mi sembrerebbe, francamente,
alquanto forzata.
Giuridicamente, un bel groviglio. Politicamente, speriamo che la magistratura, a questo punto,
decida in fretta. La soluzione processuale potrebbe aiutare infatti il Parlamento a decidere, in
una direzione o nell’altra, la sorte del ministro
della Giustizia.

Italia terra dei cachi
MARCO
BELPOLITI

Minima

achi o Kaki? Il dubbio non ha senso, dato che
la parola è conosciuta da tutti. Indica non
tanto l’albero (il Diospyros Kaki, una pianta
da frutta, tra le più antiche tra quelle coltivate dall’uomo, originaria della Cina), quanto i
suoi frutti. Questa è la stagione dei cachi. Da qualche
decennio sono commercializzati nei negozi dei verdurai.
Arrivano sulle nostre tavole dalle coltivazioni che si
trovano in Emilia e in Romagna, oltre che in alcune zone del Salernitano. Vengono venduti dentro contenitori
di polistirolo, per conservane la compattezza, dato che
sono fragili: s’ammaccano o rompono con facilità. Il
packaging è diventato decisivo anche per questo frutto;
uno dei tre cachi, che compongono la confezione standard, è
oggi avvolto nella carta velina,
come quella che si usa per gli
agrumi, con tanto di decorazione e indicazione del produttore. Sembra che le prime coltivazioni si siano diffuse dopo
la Prima guerra mondiale. L’albero è infatti comparso alla fine dell’Ottocento; secondo alcuni il primo Kaki italiano
è stato coltivato nel giardino di Boboli nel 1871. Di certo,
appena fu possibile, nei pressi di ogni casa di casa di
campagna, all’inizio solo padronale, poi anche vicino alle case dei contadini, se ne piantava uno, segno di un
posizionamento sociale cui nessuno voleva rinunciare:
esotismo a buon mercato. Così che in questi giorni, cadute le foglie, dai rami spioventi dell’albero, presente
un po’ dovunque, pendono i frutti rossi e arancio, di cui
sono particolarmente golosi i bambini.
Non a tutti però piacciono i cachi. Allappano, e questo
effetto è ritenuto da alcuni palati spiacevole. La pianta e
il frutto hanno anche un forte significato simbolico nella
cultura orientale; inoltre, dato che alcune piante di cachi sono sopravvissute al bombardamento atomico di
Nagasaki, ha anche un significato di pace. C’è anche chi
vi ha visto nella sua polpa un’immagine cristologica. Mu
Ch’i, pittore cinese e monaco, li ritrasse nel 1200, nel
tentativo di esprimere l’inesprimibile, la traccia sottile
dell’Illuminazione. Nel Celeste Impero il carattere che
lo raffigura, shih, è omofono della parola che significa
“affari”. Forse per questo Elio e le storie tese lo assunsero come simbolo dell’Italia nella canzone con cui arrivarono secondi al Festival di Sanremo, nel 1996: “La terra
dei cachi”. L’allusione non era perciò alla loro fragilità,
come si era pensato, bensì agli affari, per lo più sporchi,
che si facevano, e ancora si fanno da noi.

C

STAMPA IN FACSIMILE:

1
EDITRICE LA STAMPA SPA
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AMMINISTRATORI
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO,
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LODOVICO PASSERIN D’ENTRÈVES, DIEGO PISTONE,
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LA TIRATURA DI DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 È STATA DI 336.327 COPIE

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MARIO CALABRESI

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28

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Friuli, anfore romane nel fiume Stella

CULTURA
SPETTACOLI

Oltre 400 reperti di epoca romana - tra cui anfore, monete,
ceramiche, chiavi, laterizi bollati - sono stati scoperti nei
fondali del fiume Stella, in Friuli, dalla missione di
archeologia subacquea Anaxum, condotta dall’Università di
Udine in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni
archeologici del Friuli Venezia Giulia. Il materiale recuperato
proviene dal carico di un’imbarcazione romana il cui relitto
giace nel letto del fiume, nel Comune di Palazzolo dello Stella.

Doris Lessing (nata
a Kermanshah, in Iran, il 22
ottobre 1919) in un’immagine
della vecchiaia e (a sinistra)
in una giovanile. Gran parte
dei suoi libri sono tradotti
in Italia, soprattutto
da Feltrinelli (che pubblicherà
il prossimo anno alcuni testi
ancora inediti da noi),
ma anche da Guanda, La
Tartaruga, Bollati Boringhieri,
Minimumfax, Archinto
e Fanucci che annuncia
per il prossimo gennaio
Shikasta, un romanzo del 1979,
primo del ciclo fantascientifico
Canopus in Argos, mai
tradotto nel nostro Paese

È morta ieri a Londra la scrittrice inglese Doris Lessing. Aveva
94 anni. Autrice di oltre 50 libri,
nel 2007 era stata insignita del
premio Nobel per la letteratura.
MASOLINO D’AMICO
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

llo stesso modo ha abbracciato e poi abbandonato più ideologie, o
meglio più mistiche, dal
comunismo degli anni
giovanili al sufismo islamico della
maturità, fino ad approdare alla diffidenza nei confronti di tutte («troppe ne ho viste tramontare»).
Queste prese di coscienza si riflessero nella sua produzione letteraria, che si può dividere in periodi
influenzati dal radicalismo (fino alla
metà degli anni Cinquanta), quindi
dallo psicologismo, infine dal pensiero orientale. Nel femminismo, col
quale peraltro fu e viene ancora
spesso identificata, Doris Lessing
(nata Doris May Tayler: il cognome
con cui firmò la maggior parte dei
suoi libri è quello del secondo marito, dal quale divorziò nel 1950) affermò spesso di non riconoscersi: ed è
vero che benché spessissimo figure

A

LE SUE IDEOLOGIE

Dal comunismo della giovinezza
al sufismo islamico della maturità
fino alla diffidenza verso tutte
di donne siano al centro della sua
narrativa, di rado la loro esperienza
è mostrata come un esempio da seguire. Più spesso si denuncia, più o
meno esplicitamente, la passività
delle donne, la loro incapacità di governare il proprio destino.
La protagonista dell’Estate prima
del buio (1973), per esempio, è una
quarantacinquenne sposata che,
avendo la possibilità di un inatteso
periodo di libertà e di emancipazione, ne approfitta per lavorare e anche per concedersi un flirt extramatrimoniale, ma poi emerge da
entrambe le esperienze distrutta

Intervista

Doris Lessing
quel che le donne
non scrivono
È morta ieri a 94 anni la scrittrice inglese premio Nobel
Tra i temi di una produzione vasta e varia, la denuncia
dell’incapacità femminile di governare il proprio destino
nel morale e nel fisico, ricavandone
di positivo solo la chiarezza con cui
vede la figlia avviata a un destino coniugale deprimente. Quanto a La
brava terrorista (1985), costei è una
velleitaria, sfruttata dagli inetti terroristi ai quali si è unita per un revanchismo dogmatico di cui ci è mostrata tutta la futilità. Sempre una
donna, stavolta una scrittrice, è al
centro del precedente e al tempo suo
(1962) assai acclamato Taccuino
d’oro, in cui colei che scrive tenta di
far confluire quattro resoconti parziali della propria esistenza, il taccuino nero con le sue esperienze africa-

ne, quello rosso con quelle comuniste, quello giallo con gli appunti per
un libro in fieri, quello blu coi propri
pensieri e la propria vita interiore.
Doris Lessing si era rivelata trentunenne nel 1950, proprio l’anno del
secondo divorzio, con L’erba canta,
romanzo di ambiente africano in cui
già comparivano alcuni temi destinati a rimanere costanti in tutta la sua
vasta e tanto varia produzione successiva, il principale dei quali è quello
del trantran più o meno tranquillo di
una donna, improvvisamente sconvolto da un avvenimento nuovo, talvolta in apparenza minore, ma dopo il

quale nulla sarà più come prima. Qui,
secondo la Lessing, la tragedia dell’Africa in cui i bianchi comandano e i
neri obbediscono è che qualsiasi vaOLTRE CINQUANTA TITOLI

Ha pubblicato pure un ciclo
di fantascienza e tre memorabili
volumetti per gli amanti dei gatti
riazione di questo rapporto, qualsiasi
tentativo individuale di riempire il
baratro tra i due gruppi è peggiore
del male, in quanto serve solo a aumentare le tensioni (e la storia co-

“Si sentiva troppo radicale
per vincere a Stoccolma”
Il ricordo dell’amica Inge Feltrinelli, sua editrice

MARIO BAUDINO
sempre stata una donna dura e
decisa, nelle prese di posizione politiche per esempio, ma anche nella vita di tutti i giorni. Ma con un sottofondo quasi di timidezza. Racconta Inge
Feltrinelli, l’amica italiana di tanti anni
(oltre che la sua editrice), di come, quando nell’87 fu premiata col Mondello, a Palermo, piovevano inviti in case meravigliose, dove «tutti erano elegantissimi. E
lei accettava con qualche imbarazzo, poi
mi sussurrava che non aveva niente da
mettersi».
Quando nel 2007 vinse il Nobel, invece, restò a casa, a Londra - ma aveva problemi di salute - e fece alcune sapide battute alla tv, diventate un tormentone su

È

&

Youtube, anche perché accanto a lei compariva il figlio Peter con una sorta di collana di cipolle al collo. Quel premio, da Stoccolma, non lo aveva mai ritenuto né probabile né possibile. «Diceva che non si sentiva
in lizza perché era troppo radicale».
Èarrivatotroppotardi?

«In qualche modo sì.
Non ci siamo più incontrate di persona, solo
sentite al telefono. Era
molto stanca. Non scriveva più».
Sfiduciata?

problemi, diceva, troppo dolore».
Lei come preferisce ricordarla?

«Come una donna libera. Se pensa che
ha abbandonato il primo marito, i figli,
negli anni 40, in Rhodesia, solo per desiderio di libertà, per sfuggire a quella vita soffocante...».

IL DESIDERIO DI LIBERTÀ

«Piccola, meravigliosa
signora, non si prendeva
mai troppo sul serio»

«Preoccupata, soprattutto. Anche
per il figlio Peter, in gravi condizioni
di salute, ormai disabile. Troppi

E della libertà intellettuale ha fatto il suo stile
di vita.

«Evitando sempre di
prendersi troppo sul
serio. Quando il suo
primo editor presso Jonathan Cape Tom Maschler, una personalità di grande rilievo - decise di scrivere le proprie
memorie, mostrandogliele a mano a mano che il lavoro procedeva, le mandò an-

che il capitolo in cui raccontava di essere
stato il suo amante. Lei obiettò che poteva essere benissimo così, se lo diceva lui,
ma non ricordava nulla».
Poi la vecchiaia. È stata però capace di
dimostrarecomepossaessereenormemente feconda, senza arrendersi mai.

«Infatti. La ricordo in un’immagine di
non troppi anni fa, in una Londra bloccata e militarizzata per la visita di Bush, con
manifestanti dappertutto. Si rifiutò di
prendere un taxi, diceva che non c’era alcun pericolo. E a piccoli passi se ne andava in giro per la città in stato di guerra a
cercare un ristorante. Dopo due bottiglie
di chablis, tutti i clienti erano intorno a
noi per festeggiare questa vecchia, piccola, meravigliosa signora».

mincia col finale, ossia quando la protagonista ha già incontrato la morte
violenta che in fondo le spettava).
Molti racconti ripropongono in sintesi situazioni analoghe, con un episodio che cambia un destino. Lo stesso
avviene anche nel notorio Diario di
Jane Somers, dove una donna di successo entra per caso in contatto con
una ripugnante barbona barricata in
un tugurio, e suo malgrado, ma con
un crescendo di affascinata attrazione, si trasforma in una missionaria
del volontariato.
Nessuna formula potrebbe tuttavia raccogliere tutti i circa cinquanta

«JANE SOMERS»

Quel “brutto” scherzo
all’editore inglese
oris Lessing era una donna
di carattere. E sapeva giocare brutti scherzi. Uno dei
suoi libri più famosi, il Diario di
Jane Somers, è nato (anche) dal
desiderio di testare i funzionamenti
del mercato editoriale. Inviò il
manoscritto al suo abituale editore,
nei primi anni 80, titolandolo Il
diario di una vicina di casa, firmato
Jane Somers. Venne rifiutato, da
Jonathan Cape e da altri. Quando fu
pubblicato da Knopf, ottenne pochissime recensioni, anche se favorevoli. La scrittrice aggiunse allora
una seconda parte e, per dimostrare «che nell’industria letteraria
niente ha più successo del successo
- come spiegò in un’intervista -,
riconsegnò il tutto all’imbarazzata
redazione di Jonathan Cape, questa
volta senza pseudonimi.
[M. B.]

D

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

La flotta perduta di Kublai Khan
ritrovata in Giappone dagli archeosub italiani

.

29

l’attacco. Gli archeologi dell’Iriae hanno ritrovato il fasciame delle navi sinomongole oltre a una serie di reperti, come i mortai che venivano usati a bordo
per preparare il cibo per l’equipaggio. Se ne è parlato ieri a Paestum nella
giornata conclusiva della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Ora
l’Iriae si prepara a lanciare due nuovi progetti di ricerca: «Nel 2014 - ha spiegato
Petrella - una missione in India e una in Turchia. In India scaveremo la città di
Pataliputra, antica capitale fondata oltre 2500 anni fa, una sorta di Pompei del
Sud-Est asiatico. In Turchia, invece, affiancheremo una missione della Sapienza
di Roma nella città di Elaiussa Sebaste. Finora lo scavo si è limitato alla parte di
terra, noi collaboreremo alla ricerca in mare attraverso una nuova tecnologia».

Straordinaria scoperta in Giappone da parte dell’Iriae, l’International Research
Institute for Archaeology and Ethnology. L’istituto, presieduto dall’archeologo
subacqueo Daniele Petrella, ha riportando alla luce, in collaborazione con i
colleghi nipponici e la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, la flotta
perduta del conquistatore mongolo Kublai Khan (nell’immagine), affondata da
un tifone nel 1281 mentre si avvicinava alle coste giapponesi per sferrare

Il discorso per la «laurea» nel 2007

“La mia Africa affamata
ha fame anche di libri”
Pubblichiamo uno stralcio del
discorso di Doris Lessing per
la consegna del Nobel, il 7 dicembre 2007. Al posto della
scrittrice, malata, si presentò
a Stoccolma il suo editore.

Doris Lessing
sorridente con la
targa del Nobel
in una foto
del gennaio 2008.
L’Accademia Reale
di Stoccolma
l’aveva definita
«cantrice
dell’esperienza
femminile che
con scetticismo,
passione e forza
visionaria
ha sottoposto una
civiltà divisa a un
attento scrutinio»

ensiamo al vecchio adagio:
«La lettura dà pienezza all’uomo». Dimentichiamo le fandonie sulla sovralimentazione: la
lettura permette a un uomo o
a una donna di saziarsi, di essere pieno(a)
d’informazioni, di storie, di ogni genere di
conoscenze. Tuttavia, noi non siamo
l’unico popolo al mondo. Non molto tempo fa, ricevetti una telefonata da un’amica
che mi diceva di essere andata nello Zimbabwe, in un villaggio la cui popolazione
non aveva mangiato da tre giorni ma discuteva di libri e del sistema per procurarsene. Di educazione.
Appartengo io stessa a una piccola organizzazione che ha iniziato il progetto di
portare i libri nei villaggi. Un gruppo di
persone, del resto, era andato sul campo,
nello Zimbabwe. Ci ha insegnato che i villaggi, a differenza di quel che si diceva,
erano pieni di persone intelligenti, di insegnanti in pensione, di altri in ferie, di
ragazzi in vacanza, di anziani. Avendo io
stessa finanziato un piccolo studio su
quel che la gente voleva leggere, ho scoperto che i risultati erano comparabili a
quelli di uno studio svedese di cui ignoravo l’esistenza. La gente voleva leggere
quel che vogliono leggere gli europei, per
quanto leggano: romanzi di tutti i generi,
fantascienza, poesie, romanzi gialli, testi
teatrali, Shakespeare. I manuali, per
esempio come aprire un conto corrente,
venivano in fondo all’elenco.
La nostra piccola organizzazione ha
recuperato libri da tutti i posti possibili
e immaginabili, ma bisogna sapere che
un buon libro tascabile importato dall’Inghilterra costava allora l’equivalente di un mese di stipendio: era prima
del regime di terrore instaurato da
Mugabe. Oggi, con l’inflazione, arrive-

P

libri di narrativa dell’eterogenea
scrittrice. Alle storie di donne, più o
meno amare e con sfondi variabili,
vanno infatti affiancati, tra gli altri,
almeno la serie Figli della violenza
(1952-69); tre memorabili volumetti
per gli appassionati di felini (Gatti
molto speciali, 1967, Particularly Cats
and Rufus the Survivor, 1993, non tradotto, La vecchiaia di El Magnifico,
2000); e i cinque romanzi di fantascienza della serie Canopus in Argos
(1979-1983), che, pare, scandalizzarono gli accademici di Stoccolma, i quali per assegnare il Nobel (2007) alla
loro autrice avrebbero atteso un suo

ravvedimento, ma che, in quanto apologhi sulle sfide che attendono una civiltà avanzata, costituirono per la
Lessing il banco di prova del sufismo
appreso dallo scrittore angloindiano
Idries Shah. Per un piccolo campione
fantascientifico della fondamentale
sfiducia con cui questa testimone di
più epoche ha sempre contemplato
l’animale uomo si veda il racconto, in
Le storie di un uomo che non si sposava
(1989), in cui alcuni esseri superiori
avvisano la città di San Francisco di
un imminente cataclisma che la travolgerà, ma, con loro sommo stupore,
senza trovare ascolto.

rebbe all’equivalente di molti anni di
stipendio. Ma se si lascia una cassa di
libri in un villaggio - non dimentichiamo che c’è una terribile penuria di carburante -, questa cassa sarà accolta
dalle lacrime. La biblioteca può consistere in uno scaffale appoggiato sui
mattoni sotto un albero. In meno di una
settimana, fioriranno corsi di alfabetizzazione - quelli che sanno leggere insegneranno a chi non sa - e un corso di
educazione civica.
Mi piacerebbe che voi vi immaginaste da qualche parte dell’Africa del Sud,
in un negozio indiano di una zona povera, in un tempo di grande siccità. La
gente, soprattutto donne, fa la coda, munita di ogni tipo di recipiente per l’acqua. Ogni pomeriggio, questo negozio
riceve un camion cisterna d’acqua dalla
città vicina e gli autoctoni aspettano
quest’acqua così preziosa. L’indiano sta
con le palme delle mani appoggiate sul
bancone; osserva una donna nera china
sopra un grosso pacchetto di fogli che
ha l’aria di essere stato strappato da un
libro. Legge Anna Karenina. Legge lentamente, scandendo le parole sulle labbra. Il libro sembra difficile. È una giovane donna con due bambini piccoli attaccati alle gambe. È incinta. L’indiano è
rattristato perché il velo della sua cliente, normalmente bianco, è giallo di polvere. Della polvere copre anche i suoi se-

ni e le sue braccia. Quest’uomo soffre a
vedere le file di acquirenti, tutti assetati,
ma non ha abbastanza acqua per loro. È
in collera perché sa che ci sono persone
che muoiono di sete là, dietro le nuvole
di polvere.
L’uomo è curioso. Domanda alla giovane: «Cosa leggi?». «Parla della Russia», risponde lei. «Sai dov’è la Russia?». Lo sa a
malapena lui. La giovane madre lo guarda bene in faccia con dignità, anche se ha
gli occhi arrossati dalla polvere. «Ero la
migliore della classe. L’ha detto il mio
professore che ero la migliore». La giovane riprende la lettura, vuole finire il paragrafo. L’indiano sposta lo sguardo sui due
bambini e allunga il braccio per prendere
della Fanta, ma la madre lo ferma decisa:
«La Fanta mette loro ancora più sete».
L’indiano sa che non dovrebbe, ma
abbassa la mano verso un grande bidone di plastica accanto a lui, dietro il bancone, e versa dell’acqua in due bicchieri
che offre ai piccoli. Non gli sfugge che la
madre guarda bere i suoi figli leccandosi
le labbra, dà anche a lei un bicchiere. Vederla bere gli fa male al cuore, tanto è
dolorosamente assetata. Adesso essa
gli tende il suo bidone di plastica, che lui
riempie d’acqua. La giovane madre e i
suoi figli lo osservano attentamente perché non ne sprechi neanche una goccia.
Lei si china nuovamente sul suo libro.
© The Nobel Foundation 2007

lucazanini.it

DORIS LESSING

30

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

PERSONALI

PERSONALI

INAUGURAZIONI

Bill Viola a Palazzo Te

Mogol junior al Lucca Center

I 40 anni della Galleria Minini

Si apre venerdì a Palazzo Te di Mantova
la mostra «Bill Viola - The Raft» dedicata
al grande videoartista americano

Si inaugura sabato al Lucca Center of Contemporary Art la mostra «Alfredo Rapetti Mogol. Re-writing lives» a cura di Maurizio Vanni

Si inaugura oggi pomeriggio alla Triennale
di Milano la mostra dedicata ai 40 anni
della Galleria Massimo Minini di Brescia

Milano

ROCCO MOLITERNI

Dalla Sozzani
ritratti, scienza
e metropoli
della Abbott

rwin Blumenfeld al
Jeu de Paume, Salgado al Mep, Anders Petersen alla
Bibliotèque Nationale, Brassai all’Hotel de Ville:
sono solo alcune delle decine
di mostre che fanno fino a gennaio di Parigi la capitale mondiale della fotografia. In Francia si sa far sistema, così in novembre le mostre si affiancano (o meglio la fiera si affianca
alle mostre) a Paris Photo, la
più importante kermesse
mondiale del settore.
La fiera, diretta da Julien
Frydman, ha chiuso i battenti
ieri sera al Grand Palais. 136 le
gallerie di foto storica e contemporanea e 28 gli stand di
editori presenti. Quest’anno
offriva nel corollario «Acquisition récents» una carrellata
degli acquisti di musei che andavano dall’Istituto Moreira
di San Paolo all’Art Gallery
dell’Ontario al Folkwang di

FIORELLA M INERVINO
MILANO
all’alto la metropoli
notturna pare una fantasmagoria di luci e geometrie in bianco e nero miracolose tanto da provocare vertigini. È la New York 1932, in
crescita costante dopo la
Grande Crisi del ’29, come la
fissò Berenice Abbott, autrice, anzi creatrice di foto analogiche indimenticabili che
ora la Galleria Carla Sozzani
celebra con 35 immagini. Non
è poi così cambiata la città iconica del Paese destinato a dominare il secolo, era del resto
ciò che voleva la Abbott, convinta come il venerato Eugene
Atget, che la foto doveva non
solo raccontare la realtà, ma
documentare la società e le
sue trasformazioni. In pratica, un manifesto contro Stie-

D

glitz e il pittorialismo in voga.
Era nata nel 1898 a Springfield, cittadina dell’Ohio, nel
1918 si era trasferita a New
York, dove viveva con personaggi c quali Djuna Barnes e
Kenneth Burke. Lì conobbe
Man Ray, di cui divenne assistente nel 23 dopo essere approdata a Parigi. Apre nel ’26
uno studio in rue du Bac, nel
bel mezzo della Parigi di Gertrude Stein e Sylvia Beach e
della libreria Shakespeare and
Company frequentata da Gide,
Cocteau, Joyce, Breton, Max
Ernst. La Abbott li ritrae in
scatti preziosi, alcune minuscole stampe a seppia sfilano
in mostra, capaci di rinviare la
sostanza del modello: ecco un
Gide perplesso, pensoso in posa disinvolta, Sylvia Beach in
vestaglia con lo sguardo puntato fuori dall’immagine, magari ai libri, e un Joyce con farfallino e giacca bianca, occhi
semichiusi, un dandy, ma timido. Nel ’25 conosce e fotografa
Atget, un povero vecchio di
profilo dai lineamenti incisi, ne
fu ammaliata, alla sua morte
acquistò parte dei suoi negativi continuando a promuoverne
il lavoro. Dal ’29 cattura New
York in scorci indimenticabili,
come Madison Square Park che
grandeggia sopra una parete,
progetto che continuò per la
Federal Art Project e culminò
nel libro del ’39 Changing New
York. Una parte dell’omaggio è
dedicata ai fenomeni scientifici che dal ’39 documentò per la
rivista Science illustrated.
BERENICE ABBOTT
MILANO, GALLERIA CARLA SOZZANI
CORSO COMO 10
FINO AL 6 GENNAIO

PARIGI

E

Parigi, è il tempo
della fotografia
Blumenfeld al Jeu De Paume, Brassai all’Hotel de Ville,
Petersen alla Biblioteque Nationale, Salgado al Mep
le mostre che fanno dell’autunno la stagione dell’immagine

In concomitanza
con la fiera Paris Photo
si scoprono grandi
e piccoli maestri
Essen (questa forse la più interessante, con la collezione di
Ernest Scheidegger, amico di
Capa e Seymour, e una selezione di giovani foto reporter
egiziani di oggi). Clou degli
eventi collaterali la vetrina
dalla favolosa collezione d’arte contemporanea di Harald
Falckenberg, senza dimenticare la rassegna del libro fotografico di protesta curata da
Martin Parr, che ne è accanito
collezionista.
Tra gli stand un mix di ricerca (e non) europea e nordamericana, fotografia giapponese (Araki, Moriyama, Sugimoto), la solita presenza africana (Sidibé, Keïta & C.), un
pizzico di India, un po’ di immagine astratta e tra le storiche solo l’imbarazzo della
scelta, del formato e del portafoglio. Come sempre scarsa la
presenza italiana. Una casa
editrice, Contrasto, e due sole
gallerie, entrambe torinesi:
Photo & Co. con un doveroso
omaggio a Gabriele Basilico

(in compagnia di Ghirri e Fontana) e la Guido Costa Projects
con una coraggiosa monografica di Paul Thorel. Altro tocco
torinese con Carlo Mollino: un
suo scatto d’anteguerra costava
100 mila euro dal parigino
Peyroulet. Ovviamente ben presenti tra gli stand gli autori protagonisti delle mostre in giro
per Parigi con prezzi variabili,
un Blumenfeld vintage poteva
costare varie decine di migliaia
di euro, un Brassai non di meno,
un Salgado da Genesis sui diecimila euro.
A Erwin Blumenfeld il Jeu
de Paume dedica un intelligente omaggio. Intelligente perché
aprendosi con grafica e collage
giovanili (alcuni disegni sem-

brano Carol Rama ante litteram) fa capire come nell’animo
uno dei più grandi fotografi di
moda del ‘900 sia rimasto dadaista. Nella Berlino degli Anni
20 («L’incubo della mia infanzia non era la follia della persecuzione, come cercavano di
farmi credere i miei, ma la realtà della Germania») il ragazzo
di famiglia ebraica conosce e
frequenta tra gli altri personaggi come George Grosz, lo
sferzante caricaturista della
borghesia tedesca di cui così ricorda il primo incontro: «Un
giorno si piazza accanto a me
un dandy. Si mette un monocolo, si sbottona i pantaloni e disegna con un getto importante
il mio profilo sul muro. Non po-

Qui sopra l’immagine di Erwin Blumenfeld che
campeggia nelle locandine della mostra al Jeu de Paume
A sinistra uno scatto di Katharine Cooper in Sud Africa

tei che felicitarmi con lui».
Quest’aria anticonformista e
anticonvenzionale alimenta una
continua sperimentazione sull’immagine e sul corpo che segnerà la sua carriera, tra Amsterdam, Parigi e la New York
della definitiva affermazione
nel campo della moda. Qualcosa
Blumenfeld deve a Man Ray di

Firenze riscopre Izis
il timido che amava la Senna
Museo Alinari
Di origine lituana
raccontò la vita
di barboni e pittori
MARCO VALLORA
FIRENZE
nutile indagare invano la
stupidità mercantile del
mondo, perché mai sia meno conosciuto degli altri 4,
con cui fu riverito, al Moma,
già nel 1951: «Five french Photographer». E lui era il primo,
nell’affiche: Iziz e niente meno
che Doisneau, Ronis, Brassai
e Cartier-Bresson. Cui certo
non fu secondo. Forse perché

I

era timido, non voleva comparire, non rubava celebrità e lavorava modestamente come photoreporter, a Paris Match. E anche lì, come a scuola, nella povera Lituania da cui proveniva
esule, lo chiamavano «il sognatore», il sovrappensiero. E, con
insofferente simpatia, dicevano
che era il classico inviato «spedito nei territori dove non capita nulla», a documentare l’incidente del «cane stritolato per
strada»: maligna metafora.
Non la Cina rivoluzionaria di
Cartier, le lotte operaie di Ronis, i grandi viaggi-reporter.
Lui che a Parigi era arrivato come un clochard, dalla Lituania,
con una manciata di monetine
non voleva più staccarsi dalla

Ville lumière, che gli aveva ridato un po’ di caldo lucidore. Gli
bastava passeggiare alla ricerca, come un flaneur baudleriano e mai sostare come suoi colleghi-glamour ai piedi del giornale, i mocassini all’italiana e la
Maserati facile.
Si muoveva a piedi, ogni due
ore tornava a casa, per sentire
dalla moglie se il giornale aveva
chiamato, e poi tornava a spasso, con lenta gioia melanconica
del frugatore. Ma lo spasso era
venato di eterno dolore ebraico,
perché in Lituania i nazisti gli
avevano sterminato l’amata famiglia, e lui a Parigi, nella sua
Paris en rêve aveva davvero conosciuto fame ed umiliazione.
La sua prima moglie era la figlia

Qui accanto
una delle foto
scattate da Izis
in riva alla
Senna negli
Anni 50
A destra la
figlia
di Prevert
fotografata
da Izis

cui è amico e ammiratore, tanto
da cimentarsi anche lui con foto
solarizzate, nudi dove le forme
si sformano, interventi più o
meno duri sulla pellicola e doppie esposizioni. Il fascino delle
foto di moda di Blumenfeld sta
proprio in questa capacità si
smitizzare il glamour, di giocare
con le forme, di cospargere di

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

.

31

ARTE

Da City Diary di Anders Petersen
una delle immagini esposte alla mostra che la Biblioteque Nationale
di Parigi dedica al grande fotografo svedese

sussulti dadaisti un mondo ingessato e che si prende troppo
sul serio. Una sezione della mostra è dedicata agli autoritratti:
anche questi, più che manifestazione di narcisismo, sembrano strumenti per sperimentare.
Peraltro nei ritratti Blumenfeld
è un mago, ma non dimentica
neppure a New York i giochi di

ombre e di luci che vengono dall’estetica dell’espressionismo
(cinematografico) tedesco. Da
ricordare il suo impegno antinazista: quando Hitler sale al
potere crea immagini in un cui
la testa del dittatore si sovrappone al cranio di una bestia.
Se Blumenfeld ci immerge
nel mondo dell’eleganza e del-

l’alta società, lo svedese Anders
Petersen, oggi quasi ottantenne, ci fa invece compiere alla Bibliotèque Nationale una discesa
agli inferi della Germania e della Svezia dagli Anni 60 a oggi.
Gli universi chiusi (carceri,
ospedali, manicomi) e gli emarginati sono l’oggetto della sua
ricerca, che si traduce in un

sua lente condivisa. Se Doisneau civetta con i suoi soggetti vanitosi, che fingono di non accorgersi, no, Isiz l’emigré, è così riservato ed intimidito, che all’inizio i suoi soggetti amati,
vecchi, vagabondi, gatti, pescatori antidiluviani nella Senna,
con consorte appresso, che pare una perpetua calvinista, li fotografa protettivamente di

del primo bottegaro, che gli
aveva offerto un lavoro, quello
di ritoccatore di foto nuziali, e
un letto, nel retrobottega, tra
malsane nuvolaglie di reazioni
chimiche, che però gli permettevano di sognare un mondo
più felice. Quello a lui molto vicino, che scolpisce nelle sue fo-

tografie notturne, ma è la «notte americana», illusoria di
Truffaut, a lui così accostabile:
desolati cavallini da giostra, intrisi di nebbia, freaks da circo,
che però non sono mai freaks
derisi, perché lui li sente molto
vicini a sé e si rispecchia nella
lussuosa povertà dei circhi popolari, che da bambino significavano evasione felliniana, da
una povertà ancor più soffocante. Bambini che giocano soli ed
incantati. La scimmietta che fa
la barra, nella noia d’un pomeriggio senza pubblico. Azzoppati dalla guerra, che fanno la
siesta au bord de la Seine, e lui
li fotografa per timidezza dall’alto del bordo protetto della
spalliera, a picco, e le protesi le
individui ad un secondo sguardo. Perché la timidità dell’obbiettivo, è la sua sigla: pulsante
e connotativa. Se il «cacciatore» Cartier-Bresson, con la sua
cartesiana mira sicura, «ruba»
grama poesia alla vita. Se Brassai bisboccia complice con i
suoi notturni disperati d’osteria, e li abbraccia, ebbro, con la

Negli Anni 50 era
considerato al livello
di Cartier-Bresson
e di Doisneau
schiena. Oppure soltanto mentre dormono o sognano, invidiando la loro libertà. «Sono
stato sempre troppo inquieto,
angosciato, temo troppo il futuro, ma davvero avrei sognato
d’essere un clochard»: un filosofo della strada, libero dalle
ambasce. Ma ama anche quella
sua prima macchina a soffietto,
da dilettante, che scatta ad altezza di ventre, e puoi control-

bianco e nero duro e violento (en
passant la mostra fa capire
quanto sia importante il formato di una fotografia: i polittici di
un’intera parete con immagini
grandi hanno una forza che le
immagini degli stessi soggetti di
20 per 24 con il passepartout
bianco neppure si sognano).
Giovane svedese di belle speranze, Petersen sognava di fare
il pittore e per questo si trasferì
in Germania.
Qui iniziò a fotografare i frequentatori del Café Lemhniz,
un bar più o meno malfamato di
Amburgo. Ne nacque l’omonima serie che lo rese famoso in
tutto il mondo e lo consacrò ai
Rencontres di Arles del 1977.
«Io non sono cerebrale – spiega
nelle frasi che costellano gli
spazi della mostra – sono intuitivo. Lavoro con lo stomaco e il
cuore». E si capisce vedendo
prostitute e anziani, gatti e alberi, piatti sporchi e tatuaggi,
letti sfatti e sessi in primo piano
che costellano i suoi lavori.
«Cerco - dice - persone ed esseri
nei quali possa identificarmi.
Donne, uomini, cani, gatti. Non
ho certezze. Sono ansioso. Credo di essere il genere di fotografo che desidera amicizia, cameratismo e comunicazione. Che
cerca di comprendere ed essere
compreso».
Da vedere, per chi se l’è persa a Roma, la straordinaria
«Genesi» di Salgado per cui
c’erano sabato mattina code infinite davanti al Mep, meno lunghe però di quelle davanti
al’Hotel de Ville, per un beniamino di casa come Brassai la cui
mostra si intitola «Pour l’amour
de Paris». Però, se avete un briciolo di tempo e siete a Parigi,
cercate di andare prima del 24
novembre all’Academie des beaux arts. C’è un reportage di
grande forza firmato da Katharina Cooper: è il suo ritorno a
casa tra i bianchi del Sudafrica
vent’anni dopo la fine dell’apartheid. Se poi avete pochi soldi in
tasca, ma amate la fotografia,
fate un salto al Yellow Corner
del Carrousel du Louvre: tra
molta paccottiglia per poche
decine o centinaia di euro (dipende dal formato e ovviamente la tiratura non è limitata) potete trovare immagini d’autore
(pensiamo alla coppia americana Formento&Formento) per le
quali a Paris Photo non vi sarebbero bastati diecimila euro.

lare l’immagine da sopra, abbassando gli occhi: come per
deferenza, timorosa, alla vita.
Non ha mai imparato bene il
francese, si vergogna, quando
lo mandano a fotografare «il
grande Roland Petit» non sa chi
sia, lui che pure ama Cechov,
Strindberg, ma non osa chiedere al caporedattore. Non esisteva allora Wikipedia per documentarsi, non c’è tempo, proiettato dall’urgenza di fronte al
coreografo, ha un colpo di pavido genio: «Potrebbe mimarmi
la sua professione?». Petit si
piega, come un bambino, con le
dita mima un passo di danza, lo
scatto è sublime. Come di Chagall che «sistineggia» col suo
plafond dell’Opéra, e poi le punitive pupille tragiche delle belve in gabbia, omaggio a Colette,
o dei partigiani, che escono dall’ombra della clandestinità ed
eternizzano l’impolverato bacio
di luce della vita.
IZIS
FIRENZE. MUSEO ALINARI
DELLA FOTOGRAFIA
FINO AL 6 GENNAIO

Hine, gli scatti
di un sociologo
a New York
All’Icp
Bambini, immigrati
e minatori: così
raccontava il lavoro
VIVIANA BUCARELLI
NEW YORK

L

sin), aveva perso il padre quando era un adolescente e aveva
lavorato fin da piccolo, per un
breve periodo anche in una fabbrica di mobili in Wisconsin.
Durante la fase finale della
Prima Guerra Mondiale per la
Croce Rossa, Hine andò in Europa a documentare lo stato dei
rifugiati. Nel dopo guerra con i
suoi scatti i raccontò tra l’altro i
bambini del multietnico Lower
East Side di New York. Condannò aspramente il lavoro minorile ma allo stesso tempo immortalò affascinato quello degli
adulti. In immagini indimenticabili riprende, nella serie Men
at Work (1932) anche le diverse
fasi della costruzione dell’Empire State Building, al tempo il
più alto grattacielo del mondo.
Con gli anni il documentarismo
di Hine cede il passo a una fotografia più «pittorica», con particolare attenzione all’estetica e

ewis Hine era sociologo
e insegnante presso la
Ethical Culture Fieldston School di New York, il cui
fondatore, Felix Adler voleva
crescere «individui capaci di
cambiare l’ambiente circostante secondo i propri ideali
morali». E Hine diventò anche
fotografo per dare voce al suo
profondo interesse per le storie degli uomini e delle donne
suoi contemporanei, ma anche per dar forza alle sue idee
politiche e per sostenere le
cause sociali che gli stavano
maggiormente a cuore.
Quando era
ancora insegnante della
Fieldstone
andò con i
suoi allievi a
documentare
l’arrivo delle
migliaia di
emigranti ad
Ellis Island. I
ritratti di
questa serie
sono di persone estremamente povere e duramente provate da viaggi
interminabili
ma che allo
stesso tempo
mostrano
forza, determ i n a z i o n e,
coraggio e
speranza in
Mechanic at Steam Pump, una delle più famose
un futuro miimmagini del sociologo-fotografo Lewis Hine
gliore, ancora
tutto da combattere e costrui- all’aspetto formale, che fa penre. Talvolta i loro visi esprimo- sare allo stile del suo contemno anche gioia e allegria, spe- poraneo Alfred Stieglitz e degli
cie nei volti dei giovani e dei artisti che ruotavano attorno
bambini o una dignità e bellez- alla galleria newyorkese 291.
za paragonata ai grandi maeA Lewis Hine l’Internatiostri del Rinascimento, come in nal Center of Photography di
An Ellis Island Madonna New York dedica due mostre
(1905).
con oltre 200 immagini che riTra il 1904 e il 1909 Hine si percorrono la sua ricca produconvinse definitivamente che zione, con particolare attenla fotografia potesse essere zione, nella seconda parte, agli
uno strumento di denuncia e scatti realizzati nel periodo
stimolo per le riforme sociali e del New Deal.
diventò un fotografo freelanNel 1935 infatti Hine diventò
ce. E alcune delle sue fotogra- il «chief photographer» del Nafie furono usate per persuade- tional Research Project, una dire le forze politiche a modifi- visione del Works Project Adcare le leggi. Dal 1908 lavorò ministration, fondato dal goper il National Child Labor verno del Presidente Roosevelt
Committee, e percorse 50 mi- per investigare sull’impatto
la miglia, da Chicago alla Flo- della moderna tecnologia indurida per documentare le con- striale sull’organizzazione del
dizioni del lavoro minorile, at- lavoro. Tra il 1936 e il ’37 Hine
traverso una serie di ritratti viaggiò per tutto il nord est del
ormai celeberrimi di bambini paese, produsse oltre 700 imimpiegati in estenuanti turni magini e raccontò il lavoro nelle
di almeno 10 ore, per 50 cent fabbriche e nei campi, nelle mial giorno, nelle piantagioni, niere e nelle manifatture.
nelle miniere, negli stabilimenti e nelle fabbriche. Lui LEWIS HINE
NEW YORK, INTERNATIONAL
stesso era nato povero (nel CENTER OF PHOTOGRAPHY
1874, a Oshkosh nel Wiscon- FINO AL 19 GENNAIO

32 .Spettacoli

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

schio era alto, non avevo mai
cantato in quella sala e sapevo
solo che lo spazio era poco. Pensi a un pilota di Formula 1 che
deve fare il record su un circuito dove non ha mai corso».
Anche il mondo della moda le
vuole bene. Poco più di un mese fa, ha cantato alla Scala in
apertura della settimana di sfilate davanti ad Anna Wintour e
compagnia.

«Due ore e un quarto di recital,
ho rischiato che fosse il personale del teatro, prima del pubblico, a farmi sloggiare. La moda è un’onda di innovazione da
cavalcare come se facessi surf,
ti può portare a riva molto in
fretta. E cioè ti può far conoscere anche a chi di opera sa poco o
nulla, o crede che la lirica sia roba vecchia e noiosa. Mi aspettano al Met il 9 marzo per un recital di fronte a un altro parterre
di personaggi in vista. Chissà se
verrà il sindaco De Blasio? Di
certo ci sarà Hillary».
La futura candidata alla presidenza?

«Sì, sono amico suo e di tutta la
famiglia Clinton. È venuto il momento per una signora Presidente e quando partirà la campagna voglio dare il mio contributo. Le ho detto: vedrai che ti
Vittorio Grigolo, il tenore italiano come se l’immaginano all’estero: bruno, sexy, nervoso, irruente

Grigolo: “Ammerica”
il mio inno per Hillary
Il tenore italiano in tour con la Filarmonica della Scala

Intervista

EGLE SANTOLINI
HANNOVER

il tenore italiano come se l’immaginano
all’estero: bruno,
sexy, nervoso, irruente, con una voce
che arriva al cuore e una strabordante presenza sul palcoscenico. Alla Kuppelsaal la scorsa
settimana Vittorio Grigolo è
stato più che mai «the Grig», come lo chiamano le fan londinesi
dopo una cruciale Manon di
Massenet: platea commossa,

È

standing ovation e autografi nel di freddo mimati prima della Gelifoyer sulle copie del nuovo disco. da manina, un finale ripetuto a
Con qualche perplessità da parte sorpresa per la Furtiva lagrima,
dei professori della Filarmonica una spettacolare giacca bianca
della Scala, in applaudita tournée per il Corsaro. E poi accasciamenfra Monaco, Hannover, Essen, ti nei pressi del podio e passeggiaLussemburgo e Dortmund sotto te estemporanee fra gli archi, col
la direzione del colombiano An- rischio per maestro e orchestrali
drés Orozco-Estrada, partecipa- di perderselo per strada.
zioni anche del soprano Kristine
Grigolo, certo le piace far spetOpolais, programma donizettiatacolo.
no-verdiano-pucciniano-masca- «Già, prima di tutto sono un entertainer. E ogni
gnano-rossiniano
più i Quadri di «THE GRIG» PER I FAN volta è come salisu un ring per
un’esposizione di
«Prima di tutto sono re
un incontro di boMussorgskij-Ravel. I Filarmonici entertainer, ogni volta xe o di wrestling:
han dovuto darsi è come salire sul ring» il pubblico devi
catturarlo, farlo
molto da fare per
seguire le evoluzioni di Grigolo, tuo. Soprattutto se hai viaggiache alle prove non aveva fatto pre- to molto, se sei nel marasma di
sagire particolari exploit scenici, un periodo complicato e il tuo
risparmiando la voce e mante- strumento può averne risentinendosi educatamente impalato to. Ma siccome io sono un gran,
vicino a Orozco-Estrada. E invece ehm, paravento, ho le mie risorin concerto apriti cielo: uscita a se: e le vecchie signore in platea
effetto dalle quinte per l’ Angelo le faccio sentire giovani e amate
casto e bel dal Duca d’Alba, brividi come Giulietta. Stasera il ri-

L’ALBUM «AVE MARIA»

«Frutto di ricerche
manoscritti rispuntati
e ricordi d’infanzia»
porto fortuna. Ho già pronto
l’inno. Ammerica con due m, il tema principale di un musical che
ho scritto, due storie d’amore
italoamericane che s’intrecciano subito dopo la fine della II
guerra mondiale».
A Milano l’aspetta, in febbraio,
una Lucia di Lammermoor nel
segno di Pavarotti....

«La regia è quella di vent’anni fa,
allora andata in scena con i costumi di Missoni. E al figlio di
Ottavio, Vittorio, mi piacerebbe
rendere omaggio in quell’occasione. Le brave persone qualche
volta vengono dimenticate più
in fretta dei mascalzoni».
...e intanto ha inciso l’album
Ave Maria.

«Ma non è il solito disco di arie
sacre del tenore, sa? Altro che
Codice da Vinci, questo è il Codice Vittorio. Frutto di ricerche
d’archivio, di manoscritti rispuntati, di ricordi d’infanzia: ero un
bambino del coro di voci bianche
della Sistina, ricordo quando il
22 novembre, per Santa Cecilia,
ci facevano baciare il libro mastro del coro. Io quello ho sempre
voluto fare: il cantore».
Ma pure l’istrione, di sicuro.
Anche se nel secondo concerto
con la Filarmonica, a Essen, Grigolo ha capito l’antifona ed è tornato in riga: solo due passi per il
palco alla fine, più il lancio di un
bouquet.

Nell’IdentikitdiPelù
c’è postoperDante
Il suo disco senza i Litfiba è un rock
adatto all’amore di Paolo e Francesca
MARINELLA VENEGONI
FIRENZE

una storia d’amore simbolica
fra noi e il nostro Paese con sottofondo l’uragano. Storia
d’amore vorticosa, come quella
privata che sto vivendo con una
ragazza di 25 anni: coltivo molto il bambino che ho dentro,
penso che l’innocenza e la purezza ci possono salvare, quando le perdiamo diventiamo come adulti che continuano a ripetere errori. Non voglio smettere di sognare».
Ha scritto anche una romantica apologia, in ’Sto rock,
dove canta «Sono in ballo e voglio ballare/sempre al limite
del farmi male»: «Il rock dopo
mio fratello fa parte della famiglia, lo pratico lo vivo lo bestemmio, ha talmente tante
anime, è un quadro pieno di colori e di sfumature». Ma è anche un po’ morticello, il povero
rock, non vede? «È vero, l’hip

Felicemente nei Litfiba (premessa obbligatoria), e nella
pausa di un anno programmata dalla rockband fiorentina, il magmatico Piero Pelù
si è ricordato del decennio
bello e dannato, fra il ‘99 e lo
‘09, passato ad attraversare
in solitaria (e non senza rischi) l’oceano della musica.
Ha scritto un paio di inediti,
ha ripreso e ricantato ciò che
più gli stava a cuore della
breve carriera solista ed ecco pronta ad uscire, il 19, la
sua antologia Identikit: «Sono stati quattro anni tiranni,
ho lavorato moltissimo, poi
fermandomi ho pensato a
quanto è cambiato il mondo
dal ‘99 ad oggi: e qui nell’album c’è il mio sguardo su ciò
che è successo in 14 anni a livello sociale e
politico, con
un linguaggio
completamente mio, fuso
con la bravura
di quelli che
mi accompagnano», spiega. Una sorta
di superband,
della quale
fanno parte le
chitarre di
Poggipollini, il
basso dell’ex
Negrita Licau- Esce domani l’album « Identikit» di Piero Pelù
si, le tastiere
di Megahertz (Morgan) e il hop ci fa mangiar la terra, ci
batterista nei Litfiba Luca sono ragazzi che mi mandano
Martelli.
pezzi di genere da ascoltare;
Come si potrà immaginare, questo mi spiazza e mi dà gioPelù paventa un po’ l’assalto ia, immagini cosa succederebdei talebanisti del purismo da be se facessi un duetto».
Litfiba, e mette le mani avanSta anche pensando, il Pelù,
ti: «Ci sono molti modi di fare ad eventuali concerti in solitarock, io da solista ho scelto ria, se i suoi compagni di disco
questo». Sorprende subito ci- troveranno il tempo. Ma intantando, nel primo inedito Mille to incalza la preparazione della
Uragani, Dante e i suoi Paolo e seconda tornata di The Voice,
Francesca. Nel rock finora dove fa il coach: «Quando me
non ce lo avevamo trovato, l’hanno proposto, ho capito che
Dante, e non è mica un brutto si trattava di un programma di
segno; definendo musical- musica, ci lavoravo per 5 giorni,
mente il pezzo una «pre-new- con ragazzi come dei cuccioli,
wave bowiana berlinese», Pie- fantastici. Volevo far riparlare
ro spiega di essersi ispirato a di rock in tv, che non se ne parla
un film italiano sull’Inferno di più: portare un po’ di disagio
Dante del 1909, del regista musicale. E poi la biondina CarGiuseppe De Liguoro: «Stu- rà rimane nel mio testosterone,
pendo, e allora ci stanno in un è di una simpatia e di una corrock Paolo e Francesca, come rettezza da incorniciare».

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

.

Spettacoli .33

Universo Marvel

RUSH

Chris
Hemsworth,
30 anni,
per la seconda
volta indossa
i panni di Thor
nel nuovo «The
Dark World»:
il film uscirà
nelle sale
italiane
mercoledì
Al fianco del
supereroe ci
sono Natalie
Portman, Tom
Hiddleston,
Stellan
Skarsgard e
Anthony
Hopkins

Colloquio

LORENZO SORIA
LOS ANGELES

hris Hemsworth è uno che
ha avuto dalla vita tutto
ciò che, almeno all’apparenza, conta e avrebbe un
sacco di buone ragioni per
camminare orgoglioso e sicuro di se
stesso. Biondo, occhi azzurri, altezza 1
e 92, Chris è bello come un dio e un dio
sullo schermo lo è già stato tre volte:
in The Avengers e nel primo e ora nel
secondo capitolo (in sala da mercoledì) della saga di Thor, figura della mitologia scandinava che terrorizza i
suoi nemici col martello. Oltre che un
supereroe che genera miliardi (l’ultimo Thor in due settimane ha totalizzato in Usa già 500 milioni di dollari)
l’attore australiano è stato anche James Hunt, il grande rivale di Niki Lauda, in Rush, il film di Ron Howard che
ora è uno dei favoriti nella corsa all’Oscar e che lo ha portato nella cerchia degli attori che sono non solo belli ma che sanno anche recitare.

C

Sono orgoglioso di aver
lavorato con il regista Ron
Howard. Per qualsiasi ruolo
uso gli stessi principi:
essere vero e credibile

BIANCANEVE E IL CACCIATORE

Da ragazzo leggevo libri
eroici e sognavo di esistere
in quei mondi. Poi ho capito
che le mie fantasie
potevo viverle recitando

“Con Thor ho imparato
che vulnerabile è bello”
L’attore Chris Hemsworth: ora le paure le uso a mio vantaggio
A 30 anni è felicemente sposato con vantaggio, lavorando più duramente e
l’attrice spagnola Elsa Pataki e strave- cercando di essere più vulnerabile».
de per India, la sua bimba di un anno e
Nel nuovo Thor - The Dark World,
mezzo. Ama i suoi genitori, di cui parla Hemsworth è di nuovo il principe
sempre e immancabilmente con amore Asgard al fianco di Natalie Portman,
e rispetto. E poi ci sono i fratelli: Luke, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgard e
due anni in più, che è una stella della Anthony Hopkins. E no, non ditegli che
televisione australiana; e Liam, 23 anni, fare Thor con tutti quegli effetti speciache è in grande asceli non è recitare e
sa anche lui e che è
LA FORZA DELLA FAMIGLIA invece lavorare per
uno dei protagonisti
regista come
«Anche la presenza di mia un
della serie Hunger
Ron Howard lo è:
figlia mi ha fatto sparire «Sono molto orgoGames al fianco di
l’ansia di essere perfetto» glioso di avere fatto
Katniss-Jennifer
Lawrence.
un film come Rush,
Chris Hemsworth potrebbe insom- ma che io interpreti Thor o la parte di
ma sentirsi in cima al mondo. Invece si James Hunt uso gli stessi principi: rensente un pesce fuor d’acqua. «Qualun- dere un personaggio vero e credibile. E
que film intraprendo, c’è sempre un con un film come Thor può essere anche
punto in cui mi domando: ma che ci fac- più difficile, poiché i momenti più sottili
cio qui? Non funziona, non sono nel mio si perdono nel grande spettacolo».
elemento. Per anni ho cercato di lavoraDa buon australiano, Chris
re su questa mia paura e di sopprimer- Hemsworth è cresciuto praticando
la, ma ora sto imparando a usarla a mio sport, andando a caccia di coccodrilli,

surfando tra onde di nove metri. Se aveva un sogno era di diventare un surfista
professionista , non un attore. «Quando
da ragazzo leggevo libri come Il signore
degli anelli sognavo di esistere in quei
mondi, non di interpretare delle parti.
Ma poi al liceo ho capito che non ero
bravo abbastanza per diventare un surfista. Ho cominciato a recitare ed è stato lì che ho capito che quelle mie fantasie potevo viverle recitando, che potevo
esplorare altri mondi e altri modi di
pensare e di guardare la realtà.
Una realtà che per lui in questi ultimi
anni è profondamente cambiata. Successo. Soldi. Adulazione. Copertine di
giornali. Fan in delirio. Ma che cosa lo
tiene ancorato per terra? «La mia famiglia - risponde senza esitazione -. Posso
passare ore con India solo a guardarla e
il tempo vola. Mi ha anzi aiutato ad essere un attore migliore, perché la sua
presenza mi ha fatto sparire l’ansia di
dover essere perfetto».

Quando
i supereroi
si alleano
STEFANO PRIARONE

Thor will return» si legge alla fine dei
titoli di coda di Thor: The Dark World, il
secondo film dedicato al dio del tuono
dei fumetti della Marvel. È lo stesso
verbo che si legge nella frasetta al termine di ogni pellicola di James Bond. E
non solo perché si chiude con un cliffhanger che rende necessario un sequel. Ma perché ormai i film Marvel sono una sorta di istituzione così come il
loro creatore Stan Lee. Quando la
Marvel Comics, acquistata dalla Disney, ha iniziato a produrre i propri
film si è resa conto che i diritti cinematografici di alcuni dei personaggi più
famosi (Spider-Man e gli X-Men) appartenevano ad altri, ma che, pur con
character all’apparenza meno interessanti (come Thor, Iron Man e Capitan
America), aveva, a differenza della
concorrenza, il vantaggio di poter
sfruttare un universo condiviso in cui
tutti i supereroi si conoscono. Così abbiamo avuto The Avengers, film di successo dove Iron Man, Thor, Capitan
America e Hulk, protagonisti di film
singoli, si univano contro un pericolo
comune. E Thor: The Dark World è al
tempo stesso un sequel del primo Thor
e di The Avengers e con una scena nei
titoli di coda che anticipa il prossimo
film Marvel, I Guardiani della Galassia.
Per i film sui supereroi non vale la
consuetudine dei sequel deludenti. Infatti, The Dark World, diretto da Alan
Taylor è per molti versi più interessante del primo (di Kenneth Branagh).
Mixa abilmente fantasy stile Signore
degli Anelli e stilemi supereroistici e
senza il fardello di raccontare le origini
di Thor c’è più spazio per l’approfondimento dei personaggi, come il sentimentale triangolo fra Thor (Chris
Hemsworth), la sua fidanzata umana
Jane Foster (Natalie Portman) e la dea
norrena Sif (Jaimie Alexander), innamorata di lui, o per i rapporti dell’eroe
con il padre Odino (Anthony Hopkins)
e la madre Frigga (Rene Russo). Il cattivo è Malekith (Christopher Eccleston), capo degli Elfi Oscuri. Thor, però, può sembrare un eroe troppo vecchio stile per gli spettatori attuali. «Oggi un eroe buono non è interessante dice Robert Kirkman creatore del fumetto The Walking Dead -. Sono i personaggi ambigui ad essere di moda».
Ma c’è Loki: il fratello malvagio di
Thor (un grande Tom Hiddleston) qua
è a volte alleato del dio del tuono contro Malekith e a volte rivale, irresistibile nella sua ambiguità molto moderna.
«I film della Marvel stanno ricreando la freschezza e il fascino che ha legato i lettori ai fumetti, per una nuova generazione - dice il critico statunitense
Adam McGovern - sono sì prodotti di
intrattenimento, ma cercano sempre
di rispecchiare la contemporaneità».

34 .Spettacoli

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Programmi tv

I programmi settimanali completi delle principali tv satellitari, del digitale terrestre e delle radio su: www.lastampa.it/programmi

Rai 1
6.10 Unomattina Caffè
6.45 Unomattina Attualità
12.00 La prova del cuoco Varietà Tutti in cucina con
Antonella Clerici, nella
14ª edizione del programma che anche quest’anno sarà abbinato
alla Lotteria Italia
13.30 Telegiornale
14.00 Tg 1 Economia Attualità
14.10 Verdetto finale Attualità
Sesta edizione del programma condotto da
Veronica Maya
15.20 La vita in diretta
18.50 L’eredità Game show
Dallo studio rotondo, il
padrone di casa Carlo
Conti conduce le sfide
tra i concorrenti
20.00 Telegiornale

Rai 2
6.00 La strada per la felicità
Telefilm
6.40 Cartoon Flakes
8.05 Protestantesimo
8.35 Heartland Telefilm
9.20 Settimo cielo Telefilm
10.00 Tg 2 Insieme Attualità
11.00 I fatti vostri Varietà
13.00 Tg 2 Giorno
13.30 Tg2 Costume e società
13.50 Medicina 33 Rubrica di
attualità medica
14.00 Detto Fatto Attualità
16.15 Ghost Whisperer Telefilm
17.00 Private Practice Serie
17.45 Tg2 Flash Lis
17.50 Tg sport
18.15 Tg 2
18.45 NCIS Telefilm
20.30 Tg 2 20.30
21.00 Lol Serie

Rai 3
8.00 Agorà Attualità
10.00 Mi manda Raitre
11.15 Elisir Attualità
12.00 Tg 3. Tg 3 Fuori Tg
12.45 Pane quotidiano
13.10 Il Tempo e la Storia
14.00 Tg Regione. Tg Regione
Meteo
14.20 Tg 3. Meteo 3
14.50 Tgr Leonardo Attualità
15.00 Tg3 Lis
15.05 Piazza Affari Attualità
15.10 Terra nostra Telenovela
16.00 Aspettando Geo
16.40 Geo Documentari
19.00 Tg 3. Tg Regione
20.00 Blob Videoframmenti
20.15 Sconosciuti Attualità
20.35 Un posto al sole Soap
opera La prima soap
opera interamente prodotta in Italia

Canale 5
6.00
7.55
7.57
8.00
8.40

Tg 5 Prima pagina
Traffico
Borsa e Monete
Tg 5 Mattina
La telefonata di Belpietro Attualità
8.50 Mattino Cinque Attualità
11.00 Forum Attualità
13.00 Tg 5. Meteo.it
13.40 Beautiful Soap opera
14.10 CentoVetrine Soap
opera
14.45 Uomini e donne Talkshow
16.10 Il segreto Telenovela
16.55 Pomeriggio cinque
Attualità
18.50 Avanti un altro! Game
show
20.00 Tg 5. Meteo.it
20.40 Striscia la notizia

Italia 1

Rete 4

8.20 The middle Telefilm
9.10 Royal Pains Telefilm
10.10 Dr. House - Medical division Telefilm
12.10 Cotto e mangiato - Il
menù del giorno
12.25 Studio Aperto. Meteo
13.00 Sport Mediaset
13.40 Futurama Cartoni
14.10 I Simpson
14.35 What’s my destiny Dragon Ball Cartoni animati
15.00 Naruto Shippuden
15.30 Salvi chi può Varietà
15.45 2 broke girls Telefilm
16.10 Alla fine arriva mamma!
Telefilm
17.05 Le regole dell’amore TF
18.00 Mike & Molly Sitcom
18.25 Life bites Sitcom
18.30 Studio Aperto. Meteo
19.20 CSI Miami Telefilm

6.25 Chips Telefilm
7.20 Charlie’s Angels Telefilm
8.20 Siska Telefilm
9.45 Carabinieri Telefilm
10.50 Ricette all’italiana
Attualità
11.30 Tg 4 - Telegiornale
12.00 Ieri e Oggi in Tv Speciale
12.10 Detective in corsia TF
12.55 La signora in giallo TF
14.00 Tg4 - Telegiornale
14.45 Lo sportello di Forum
Attualità
15.30 Hamburg distretto 21
Telefilm
17.00 Agatha Christie: 13 a
tavola Film-tv
18.55 Tg4 - Telegiornale
19.35 Tempesta d’amore Soap
opera
20.30 Quinta Colonna - Il quotidiano Attualità

La 7
6.00 Tg La7. Meteo. Oroscopo.
Traffico
6.55 Movie Flash
7.00 Omnibus - Rassegna
stampa Attualità
7.30 Tg La7
7.50 Omnibus meteo
7.55 Omnibus Attualità
9.45 Coffee Break Attualità
11.00 L’aria che tira Attualità
13.30 Tg La7
14.00 Tg La7 Cronache
14.40 Le strade di San Francisco Telefilm
16.30 Due South Telefilm
18.15 Commissario Cordier
Telefilm
20.00 Tg La7
20.30 Otto e Mezzo Attualità
Lilli Gruber conduce lo
storico programma di
La7

20.30
Calcio: ItaliaNigeria

21.10
Made in sud

21.05
Report

21.10
Squadra antimafia 5

21.10
Colorado

21.10
Quinta colonna

21.10
Piazzapulita

VARIETÀ. Gigi e Ross, Fatima Trot-

ATTUALITÀ. Un nuovo appunta-

SERIE. Calcaterra (Marco Bocci),

VARIETÀ. Paolo Ruffini, affian-

ATTUALITÀ. In diretta, Paolo Del

ATTUALITÀ. Una nuova punta-

SPORT. Allo stadio Craven Cotta-

ta ed Elisabetta Gregoraci conducono una nuova puntata
dello show dedicato alla comicità che racconta l’Italia dal
punto di vista del Sud

mento con il settimanale d’inchiesta di Milena Gabanelli e
Sigfrido Ranucci. Le segnalazioni possono essere inviate a
report@rai.it

pur sospeso dal servizio, cerca
di incastrare Veronica Colombo a poche ore dalla sua probabile elezione a Presidente
della Regione

cato da Lorella Boccia e Olga
Kent, presenta veterani e nuove
leve della comicità. Tra i comici
sul palco I Turbolenti e Andrea
Pucci

Debbio conduce una nuova
puntata del programma di
attualità all’insegna del confronto tra le piazze e i nostri
politici

ta del programma di approfondimento e informazione
condotto da Corrado Formigli, ex inviato storico di Michele Santoro

ge di Londra, la nazionale azzurra di Cesare Prandelli scende in
campo per affrontare in amichevole la nazionale africana
23.20 Porta a Porta Attualità
0.55 Tg1 Notte. Che tempo fa
1.30 Sottovoce Attualità
2.00 Gate C – Aspettando
Telethon Attualità
2.05 Terza pagina Attualità
2.35 Raccontami Fiction

23.15 Tg 2
23.30 Emozioni Varietà
0.55 Rai Parlamento
Telegiornale
1.05 Sorgente di vita Rubrica
religiosa
1.35 Meteo

22.50 Sfide Sport I grandi protagonisti dello sport di
ieri e di oggi e le storie
che hanno fatto epoca
raccontati da Alex
Zanardi
0.00 Tg3 Linea notte - Meteo

23.30 The Mothman Prophecies Film (thriller, 2002)
con Richard Gere, Laura
Linney. Regia di Mark
Pellington ★★
1.30 Tg 5 Notte. Rassegna
stampa. Meteo.it

VERO TV

in streaming su live.la7.it

CINEMA&TV

O

CLASSICS

digitale terrestre
IRIS

11.50 Haven RAI 4
12.05 Luna di miele in tre
Cameriere vince vacanza in Giamaica con una
playmate alla vigilia
delle nozze RAI MOVIE
12.40 Being Erica RAI 4
13.10 O tutto o niente
Spaghetti-western con
l’ex divo tv Paolo
Carlini. Anno 1968 IRIS
13.25 Due Uomini e Mezzo
RAI 4

13.45 Non è più tempo di
eroi Seconda guerra
mondiale tre americani
devono distruggere un
avamposto giapponese
RAI MOVIE

14.15 Legend of The Seeker
RAI 4
RAI 4

15.15 Il muro di gomma
Ricostruzione della tragedia di Ustica attraverso le indagini di un
giornalista IRIS

14.00 Amare per sempre
1918: il giovane Ernest
si arruola volontario
come autista della sanità PREMIUM UNIVERSAL
14.20 Dr. House - Medical
division JOI
14.45 V PREMIUM ACTION
15.15 Una mamma per amica
MYA

15.35 Nikita PREMIUM ACTION
15.45 Drive Angry PREMIUM

19.30 Law & Order - I due
volti della giustizia:
Negligenza criminale
RAI MOVIE

19.35 Supercar IRIS
19.40 Haven RAI 4
20.20 Hazzard IRIS

17.10 Heroes PREMIUM ACTION
17.30 Lanterna Verde L’ultima
recluta delle Lanterne
Verdi è l’unica speranza
per combattere
Parallax PREMIUM CINEMA
17.50 Friends JOI
17.55 Nikita PREMIUM ACTION
18.10 Big Bang Theory JOI
18.40 Suburgatory JOI
One Tree Hill MYA
18.50 Supernatural PREMIUM
ACTION

CINEMA

16.05 Harry’s Law JOI
The Vampire diaries
MYA
PREMIUM

ACTION

The Majestic Jim Carrey
in versione drammatica: accusato dai maccartisti, perde la memoria
PREMIUM UNIVERSAL

16.55 L’amore non ha prezzo
MYA

MOVIE

18.10 Warehouse 13 RAI 4
18.55 Legend of The Seeker
RAI 4

15.00 Desperate Housewives

16.25 Supernatural

MOVIE

17.40 Tre uomini e una culla
La mamma indossatrice
deposita una neonata
all’ignaro padre, steward e donnaiolo RAI

19.00 Clerks-Commessi
PREMIUM UNIVERSAL

19.05 The middle JOI
19.30 Er-Medici In Prima
Linea MYA
Black Out PREMIUM
CINEMA

19.35 Leverage JOI
V PREMIUM ACTION
19.40 Spy Kids: All The Time
In The World In 4d
PREMIUM CINEMA

REAL TIME

19.55 Lourdes: Io Sono
Qui
20.00 Rosario da
Lourdes
20.30 Nel cuore dei
giorni
20.55 Tg Tg
21.20 Missioni. Nelle
Periferie del
Mondo
22.20 Happy Days Fiction

17.10 John Carter Dopo
un’esperienza extracorporea, Carter è teletrasportato su un altro
pianeta SKY HITS
L’ultimo buscadero Il
cowboy Steve
McQueen scopre che il
fratello ha venduto la
vecchia fattoria SKY

Piazzapulita con Corrado Formigli
è solo su LA7, stasera alle 21.10.

15.45 90210 Iv Serie RAI 4
16.00 Caramel Un affresco
della realtà quotidiana
di Beirut vista dal lato
femminile RAI MOVIE
16.30 One Tree Hill RAI 4
17.20 Dead Like Me RAI 4
17.35 Dimmi che fai tutto per
me Un giovane medico
vuol fuggire con la
bella amante e i soldi
del suocero mafioso IRIS
Rai News - Giorno RAI

0.00 Tg La7 Night Desk
Attualità La striscia di
approfondimento quotidiano in onda dal
lunedì al venerdì in
seconda serata
1.10 Movie Flash

DMAX

18.50 Baking Mad: i
dolci di Eric Varietà
19.20 Cucine da incubo
USA Documentari
20.10 Il mio grosso
grasso matrimonio gypsy Varietà
21.10 Obesi: un anno
per rinascere
Documentari
22.10 Chef XXL Varietà

16.50
17.15
17.45
18.35
19.30
20.20
21.10
22.00
22.50
23.40

Come è fatto
Come funziona
Airport Security
A caccia di auto
Affari a tutti i
costi
Banco dei pugni
I maghi delle auto
Fast n Loud
Make It Your Race
Banco dei pugni

film / intrattenimento

Il ta
alk-sho
ow al centro
o
dell’’inform
mazion
ne.

11.10 Tutte pazze per Ken

23.55 Terra! Attualità
1.00 Tg 4 Night News
1.25 Music line Speciale
Musicale
2.25 Modamania Magazine
3.10 L’importante è non farsi
notare Film

TV2000

can. 55

16.30 Il privilegio di
amare Telenovela
17.30 Vero in cucina
18.00 Bellezza
18.30 Marina Telenovela
19.30 Zingara Telenovela
20.30 Perla nera
Telenovela
21.30 Micaela Telenovela
22.30 Le chiacchiere di
Vero

GIANNI
RONDOLINO

ggi alle ore 21,10
su Rai 4 il film
cinese del 2004
«La foresta dei pugnali
volanti» diretto da
Zhang Yimou con
Takeshi Kaneshiro,
Andy Lau, Zhang Ziyi,
Dandan Song. È un
film che merita di essere visto perché, sia la
storia ambientata in
Cina nell’Ottocentocinquantanove, sia, ancor di più, il modo come il regista è riuscito
a crearla e come gli attori sono riusciti a interpretarla. L’imperatore imbelle e il governo corrotto creano non
solo il declino della dinastia Tang, ma soprattutto lo scontento
popolare e la nascita di
gruppi ribelli. In particolare la «Casa dei Pugnali Volanti», guidata
da un capo misterioso,
è la più temibile e pertanto succede che due
capitani della contea
di Feng Tian, Leo e Jin,
hanno l’incarico di catturarlo. In realtà incontrano la giovane
donna Mei, una ballerina cieca, la quale è
sospettata di essere
un’affiliata. Ma i due si
innamorano di lei, ed è
questo amore a creare
un finale indubbiamente non lieto. C’è
ancora da dire che il
film inizia con una sequenza dedicata alla
danza nel Padiglione
delle Peonie. Insomma
si tratta di un’opera
per molti aspetti veramente strabiliante ed
anche estetizzante:
ma soprattutto c’è un
uso del sonoro e della
musica che aumentano la bellezza della regia e della interpretazione. Cosicché si può
dire che Zhang Yimou
crea dei film che non si
possono non vedere.

0.15 Tiki Taka - Il calcio è
il nostro gioco Attualità
1.45 Ciak Speciale “Fuga
di cervelli”
1.50 Studio aperto La giornata
2.05 Sport Mediaset

20.25 Desperate Housewives
RAI 4

The Defenders - Il giurato n. 9 RAI MOVIE
21.00 Arancia meccanica
Malcolm McDowell è
un fan dello stupro e di
Beethoven. Il capolavoro di Kubrick IRIS
21.10 Foresta dei Pugnali
Volanti RAI 4
21.15 La freccia insanguinata
RAI MOVIE

23.05 Under the Mountain
RAI MOVIE

23.10 Boardwalk Empire

RAI

4

MOVIE

1.20 Live - Ascolti record al
primo colpo RAI 4
E la nave va RAI MOVIE
2.00 Il tagliagole L’amore di
un macellaio e una
maestra in un paese
dove accadono feroci
delitti IRIS

20.25 Nikita PREMIUM ACTION
21.15 Duro a Morire JOI
Parenthood MYA
666 Park Avenue
PREMIUM ACTION

The Apparition
PREMIUM CINEMA

21.25 Il Vagabondo delle
Frontiere /Il
Kentuckiano PREMIUM
UNIVERSAL

22.05 Dallas MYA
Alcatraz PREMIUM
ACTION
PREMIUM

CINEMA

22.55 Chuck JOI
22.58 Nip’n Tuck MYA
Arrow PREMIUM ACTION
23.15 Prima ti sposo, poi ti
rovino PREMIUM
UNIVERSAL
PREMIUM ACTION

23.50 Nikita

DISCOVERY SCIENCE

L’anima gemella La
figlia di un ricco commerciante viene lasciata
sull’altare dallo sposo
SKY PASSION

C’era una volta in
Messico El Mariachi
viene reclutato dalla
Cia per evitare l’attentato al presidente SKY
MAX

18.15 Criminal minds

FOX

CRIME

18.25 Morgan Freeman
Science Show
DISCOVERY SCIENCE

23.30 Gosford Park IRIS
0.20 Crash RAI 4
0.40 Moviextra RAI MOVIE
1.15 Rai News - Notte RAI

22.45 Dream House

17.20 Law & Order: Unità
Speciale FOX CRIME
17.30 Incontri alieni

18.50 In Cucina con
GialloZafferano FOX LIFE
18.55 Il magnifico cornuto
SKY CLASSICS

19.00 Looper - In fuga dal
passato SKY CINEMA 1
19.05 Dual Survival DISCOVERY
CHANNEL

Ghost Whisperer

FOX

LIFE

19.10 N.C.I.S. FOX CRIME
Marianna Ucrìa SKY
PASSION

19.15 Maximum Conviction
SKY MAX

19.20 Arrietty

SKY CINEMA

FAMILY

19.25 Bar Sport Ci sono bar e
bar, ma il Bar Sport è
molto di più, in ogni
città e in ogni paese
SKY HITS

20.05 Senza traccia FOX CRIME
Grey’s Anatomy FOX
LIFE

20.15 Heart of the Machine
DISCOVERY SCIENCE

21.00 Law & Order: Unità
Speciale FOX CRIME
Nashville FOX LIFE
Sky Cine News SKY
CINEMA 1

La gang del bosco Al
risveglio dal letargo gli
animali del bosco scoprono una siepe.
Animazione SKY CINEMA
FAMILY

Quel maledetto treno
blindato 1944: soldati
americani in prigione
approfittano di un
bombardamento per
fuggire SKY CLASSICS
Un’ottima annata - A
Good Year SKY PASSION
Viaggio in paradiso
Mel Gibson, impara a
sopravvivere grazie
all’aiuto di un bambino
di nove anni SKY MAX
21.10 Un amore di testimone
Da molti anni Hannah
è la miglior amica di
Tom, il suo solo punto
di riferimento SKY HITS
Red Lights SKY CINEMA 1

21.55 Law & Order: Unità
Speciale FOX CRIME
Nashville FOX LIFE
22.00 Property Wars
DISCOVERY CHANNEL

22.05 Curiosity: la nuova
frontiera del sesso
DISCOVERY SCIENCE

22.30 Property Wars
DISCOVERY CHANNEL

Biancaneve Tratto dalla
storia dei fratelli
Grimm, la versione più
crudele di Biancaneve
SKY CINEMA FAMILY

22.45 Golden Boy FOX CRIME
Ghost Whisperer FOX
LIFE

Godzilla A risvegliare il
mostro stavolta è
un’esplosione nucleare
(francese) a Mururoa
SKY MAX

L’ultima corvée Jack
Nicholson (premio a
Cannes) e Otis Young
scortano in prigione
Randy Quaid SKY
CLASSICS

22.55 Matto da pescare
DISCOVERY CHANNEL

Ghost Rider Nicolas
Cage, innamorato di
Roxanne, vende l’anima a Mefistofele-Peter
Fonda SKY HITS
23.05 Morgan Freeman
Science Show
DISCOVERY SCIENCE

The good girl Una
ragazza sposata con un
uomo sterile si ritrova
incinta di un giovane
collega SKY PASSION

35

PIACE LA PUNTA DEL MONACO

TORNEO DIVISO IN DUE

FORMULA 1, GP USA

Juve su Martial
In arrivo un altro
baby francese

Una Serie A
mai vista:
la classe media
non c’è più

Vettel meglio
di Schumi:
8 vittorie di fila
Alonso quinto

1 I bianconeri sognano di ripetere il colpo

1 Campionato senza equili-

1 Dominio Red Bull ad Austin:

Pogba: chiesto in prestito già a gennaio l’attaccante del Monaco e dell’Under 21 transalpina.
Gianluca Oddenino
PAGINA 41

brio: per la 1a volta dopo 12 turni le top 5 senza ko con le altre.
Roberto Condio
PAGINA 39

il campione del mondo batte il
record di successi consecutivi.
Stefano Mancini
PAGINA 43

SPORTLUNEDÌ
NAZIONALE
Amichevole
a Londra
ore 20,45
OGGI
ITALIA
Nigeria
Raiuno

UNDER 21
Qualificazioni
Europeo 2015
a Gornji Milanovac
ore 17
DOMANI
Serbia
ITALIA
Raitre

13ª giornata
SABATO 23/11

18

Verona-Chievo
20,45

Milan-Genoa
Napoli-Parma
DOMENICA 24/11

15

Livorno-Juventus
Sampdoria-Lazio
Sassuolo-Atalanta
Torino-Catania
Udinese-Fiorentina
20,45

Bologna-Inter
LUNEDÌ 25/11

20,45

Roma-Cagliari

VOLLEY
Grand
Champions
in Giappone
Martedì 19
ore 4,10
ITALIA-Russia
(diff. 9,30 Eurosport)
Mercoledì 20
ore 4,10
ITALIA-Iran
(diff. 13,30 Eurosport 2)
Venerdì 22
ore 4,10
ITALIA-Stati Uniti
(diff. 13,30 Eurosport 2)
Sabato 23
ore 11 (Eurosport)
Giappone-ITALIA
Domanica 24
ore 4,10
ITALIA-Brasile
(diff. 10,15 Eurosport)

FORMULA 1
Gp del Brasile
Domenica
a San Paolo
(Raiuno,
Sky sport F1 ore 17)

RUGBY
Test match
ITALIA-Argentina
Sabato a Roma
(Sky sport 1 ore 15)

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Test di coppia
Stasera Italia-Nigeria: con Balotelli torna Rossi
Fuoricampo
GIGI GARANZINI

È

lui l’uomo del giorno, Erick
Thohir. Visto da Fazio, ha un che
di naif non frequentissimo in un
uomo d’affari. Non si è sbottonato, questo no, ma in un paio di passaggi ha dato l’impressione dello zio d’America,
anzi d’Indonesia, più che del colonizzatore. Da qui, e ovviamente senza pretesa alcuna di dettargli l’agenda, qualche
spunto di riflessione in ordine sparso a
proposito del pianeta-Inter. E non solo.
Comunicazione - In questo viaggio
del debutto era giusto, anzi doveroso
concedersi senza riserve al circo mediatico. Per il futuro, tanto vale ricordare che Angelo Moratti concedeva
una, forse due interviste l’anno e le sue

Thohir, provi lei a fare pulizia
parole pesavano come pietre. Mentre il
figlio Massimo una, forse due volte l’anno le interviste le rifiutava, ed è inevitabile che le parole pesassero di meno.
Rafforzamento - Se davvero Ventola
è stato uno dei suoi idoli, e con una certa eleganza è riuscito a non rinnegarlo,
tanto vale affidare la gestione del mercato a qualcuno che se ne intenda. Pescando magari al di fuori dell’organigramma attuale, dove le figure professionali non mancano ma un rabdomante certamente sì.
Attaccamento - Il tifoso interista è
visceralmente legato alle sorti della
squadra a una condizione: che le cose
vadano bene. Se vanno meno bene, o

dovessero andare male, l’ipercriticità
di fondo si muta rapidamente in distacco. Trent’anni fa il Milan radunò
50mila spettatori in serie B per una
partita con la Cavese. Dovesse capitare
all’Inter (e a proposito, qual è il gesto
apotropaico in Indonesia?) sarebbero
tanti 5mila.
Stadio - Un imprenditore con interessi sparsi per il mondo intero non
può non ambire a uno stadio di proprietà. Difatti Thohir ci sta pensando eccome. Perché il calcio di oggi è un prodotto, e le società che nel mondo si sono
costruite un loro stadio, a cominciare
dal Bayern per finire con la Juventus il
loro business lo hanno incrementato o

lo stanno incrementando. Però. Però il
calcio in Indonesia oltre che business è
divertimento. E allora mister Thohir,
non importa se nel nome dell’uno o dell’altro, non se la sentirebbe di provarci
lei che viene da così lontano? Si faccia
raccontare che cos’è davvero la curva
nord di San Siro, e quanti avanzi di galera la popolino e soprattutto la governino, come tutte o quasi tutte le curve
che si rispettino. Perché se, come ha
raccontato a Fazio, la serie A anni ’80
era una delle cose più belle del mondo,
scoprirà presto che quella di oggi è una
delle più brutte. Da soli non riusciamo
a fare pulizia, ci provi lei, per favore. O
per pietà.

36 .Sport

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Verso Brasile 2014
Tra amichevoli e playoff

Italia

Nigeria

(4-4-2)

(4-4-2)

RAIUNO

12
2

ORE 20,45

Sirigu Enyeama
Maggio Echiejile

1
3

13

Ranocchia Ambrose

5

24

Ogbonna Omeruo

22

3

Pasqual Egwuekwe

6

6

Candreva Ideye

8

18

Montolivo Onazi

17

16
20

De Rossi Obi Mikel
Giaccherini Musa

Salvatore Sirigu
IL PORTIERE GIOCHERÀ
DAL 1’ STASERA CONTRO LA NIGERIA

L’ora di

11

6

Reti in A

Gol in azzurro

Rossi è capocannoniere
(4 reti su rigore) e ha tre gol
in più di Alessio Cerci
(anche lui 4 rigori)

Per Rossi in 28 partite
Ha esordito contro la
Bulgaria nell’ottobre 2008
nell’Italia di Lippi

Pepito

Atteso
Giuseppe
Rossi,
26 anni

10
7

9

Balotelli Emenike

9

22

Rossi Moses

11

ARBITRO: ATKINSON (ING)
All: PRANDELLI

«Buffon è un mito, so che lui è il titolare
Il mio lavoro è farmi trovare pronto»

Stasera Italia-Nigeria: Rossi titolare dopo 2 anni
Con Balotelli può dare più qualità alla Nazionale

All: KESHI

MARCO ANSALDO
INVIATO A LONDRA

Ci sono partite utili anche
quando non se ne vede l’utilità. Italia-Nigeria è una di queste. Uno si chiede se fosse indispensabile venire a Londra,
in pieno novembre, con il
freddo umido che sale dal Tamigi ed entra nelle ossa, per
un’amichevole contro la Nigeria che sabato ha giocato la
partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali, ieri è volata in Inghilterra e oggi immaginiamo con quanta energia si disporrà in campo, dopo
notti dedicate ad altro. Eppure un tassello dell’Italia che
andrà ai Mondiali nasce proprio questa sera davanti a Josè Mourinho al Craven Cottage, lo stadio del Fulham di cui
si ricorda con vergogna la Juve. È il giorno del ritorno a
tempo pieno di Guseppe Rossi, che giocò l’ultima partita
da titolare nell’ottobre di due
anni fa a Belgrado. Poi una
comparsata dalla panchina e
cominciò il calvario: due infortuni al legamento crociato
del ginocchio destro, due operazioni, due anni di lavoro per
riprendere il mestiere del gol.
Dopo i 17’ finali a Napoli contro l’Armenia, Prandelli gli
concede il palcoscenico non
per ricompensarlo della sfortuna ma perché il Rossi della
Fiorentina può sistemargli
l’assetto offensivo dove alcune cose non funzionano e lo si
è visto contro la Germania.
«Lui può giocare ovunque, da
seconda come da punta unica
come fa nella Fiorentina da
quando non c’è Gomez - ha
spiegato il ct - Ma in questo

La punta è in grado di
muoversi tra i reparti
e garantire più
incisività sotto porta
caso dovrei trovare due o tre
centrocampisti che si inseriscano come hanno fatto i tedeschi contro di noi». Qui sta
il difficile. Tranne Marchisio
che, se è in forma, è una spina
nel fianco per chiunque, l’Italia fatica a trovare quel tipo di
giocatore. Se si vuole pensare
al «Pepito» mondiale è meglio
immaginarlo insieme a Balotelli come è successo rarissimamente. «L’importante è
mettere insieme chi non ha le

Bisogno di affetto

Vorrei più entusiasmo
intorno a questa squadra
Poi arriva il Mondiale
e diventano tutti tifosi
Cesare Prandelli, ct dell’Italia

stesse caratteristiche» avverte
Prandelli e i due sono certamente diversi in campo e agli
antipodi fuori. «C’è il rischio di
portarli in Brasile senza un sufficiente rodaggio come coppia?
- si interroga il ct - Anche prima dell’Europeo facemmo un
lungo percorso con Rossi e
Cassano, poi si ruppe Rossi e
Cassano giocò con Balotelli anche se si conoscevano poco.
Andò benissimo». Con la benedizione di Diego Della Valle
(«Spero che aiuti l’Italia come
sta aiutando la Fiorentina»)
Rossi riprende il percorso che
lo portò in Nazionale a 21 anni,
una scommessa che Lippi intuì
ma non portò fino in fondo
escludendolo all’ultimo giorno
dalla lista per il Mondiale in Sudafrica. Può essere l’uomo di
movimento che raccorda il centrocampo con l’attacco, può rivelarsi il goleador che guida la
classifica dei cannonieri in serie A. Certo, non bisogna esagerare con le attese perchè la
formazione appare avventurosa, con molti test che serviranno a capire chi è da Nazionale,
poca intesa e probabilmente il
solito approccio debole alle
amichevoli, il tallone d’Achille

della gestione prandelliana.
Tuttavia siamo curiosi di vedere come funzionerà e quale beneficio ne avrà Balotelli cui il ct
chiede «di attaccare di più senza palla» mentre il resto dell’Italia vorrebbe rivederlo decisivo come non è più manco nel
Milan. Per Prandelli è anche
l’occasione per valutare se Sirigu è più affidabile di Marchetti
come riserva di Buffon «e soprattutto cerco di dare una

Il ct: «Poca intesa? Agli
Europei Mario giocò con
Cassano: si conoscevano
poco ma andò benissimo»
densità al centrocampo, che
sarà fondamentale in futuro».
In proposito resta il dubbio tra
l’acciaccato De Rossi e Thiago
Motta. L’ultima volta con la Nigeria fu negli ottavi del Mondiale americano nel ‘94. «E temo che vivremo le stesse difficoltà perchè gli africani sono il
prototipo del calciatore, soprattutto per le doti fisiche».
Allora Baggio ci salvò dall’eliminazione. Rossi stia sereno:
non avrà lo stesso fardello.

Dietro la gara sul campo del Fulham

Invito allo stadio con ingaggio:
e Londra diventò casa Italia
DALL’INVIATO A LONDRA

Craven Cottage, lo stadio del
Fulham. Ma perchè l’Italia
ha dovuto venire fino a Londra per giocare l’amichevole
con la Nigeria? Per una convenienza economica e organizzativa. «Quando ci sono
due amichevoli ravvicinate
si evita di giocarle entrambe
in Italia - spiega Stefano Balducci, responsabile per l’organizzazione della Federcalcio - In questo caso ci è arrivato l’invito di venire a Londra da parte di una società
che promuove eventi e l’abbiamo valutata una proposta interessante. Ormai molte Nazionali scelgono il campo neutro perchè ha un duplice vantaggio: ci si libera di
quasi tutto il lavoro organizzativo e si ottiene comunque
un guadagno». Praticamen-

Craven
Cottage
Una veduta
dello storico
stadio
del Fulham
che stasera
ospiterà
Italia-Nigeria

te l’unico onere rimane il trasferimento della squadra, del
resto si occupano gli organizzatori che concedono un congruo rimborso. A questo guadagno si aggiungono i diritti
televisivi per l’Italia (quelli
per i Paesi terzi vanno agli organizzatori): nel caso della
partita con gli africani, che sono nella fascia B come interesse, si tratta di circa 2 milioni di
euro. Negli ultimi anni quindi

si sono moltiplicate le partite
in campo neutro, soprattutto
quelle che hanno preceduto la
partenza per un Mondiale, un
Europeo o la Confederations
Cup. In prevalenza è stata
scelta la Svizzera ma a Londra si è giocato già due volte:
nel febbraio 2009 con il Brasile e nell’agosto 2010 con la Costa d’Avorio. Particolare tristemente scaramantico: furono 2 sconfitte.
[M. ANS.]

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

0

7

VITTORIE A LONDRA SE IL CAMPO È NEUTRO
1 Tradizione negativa per gli azzurri quando

giocano amichevoli a Londra non contro gli inglesi. Nel 2009 ko (0-2) dal Brasile e nel 2010 0-1 con la
Costa d’Avorio, nella prima gara da ct di Prandelli.

Sport .37

.

PRESENZE AI MONDIALI PER IL CAMERUN
1 Con la vittoria sulla Tunisia per 4-1, la squadra

di Eto’o ha raggiunto un altro Mondiale ed è
la nazione africana che ne ha giocati di più. Segue
la Nigeria (anch’essa già qualificata) a quota 5.

320.010
Abitanti
In35milahannoprovato
acomprareilbigliettoperla
garaconlaCroazia,piùdel
10%dellapopolazione

216
Stranieri
Nel campionato islandese
prima nel 2008. Dopo
il fallimento ne sono
rimasti 60

2
In serie A
Trainazionaliislandesicisono
Hallfredsson(Verona,alato)
eBjarnason(Samp)
conilnumero8
nellafotogrande

Islanda, rinascere con la bancarotta
Dal crac del 2008 al sogno Mondiale. Se batte la Croazia sarà la più piccola nazione mai qualificata

La storia
GIULIA ZONCA

L

a microscopica
Islanda dovrebbe
già essere spacciata. Manca una sola
partita alla corsa
per il Mondiale e a questa nazionale, apparsa per la prima
volta nella sua storia sul radar
delle possibili qualificate, tocca giocare domani in Croazia
dopo il disperato 0-0 dell’andata. Solo che i mille motivi
per cui non dovrebbe esserci
partita sono contrastati da
un’unica incredibile caratteristica: la resistenza. Perché
l’Islanda è allenata a resistere
come nessun altro.
Questa squadra esce da un
fallimento, nel senso che è nata e cresciuta proprio grazie
alla bancarotta dello Stato. Il
default ha azzerato ogni ordine e ogni logica e dal 2008 l’intero Paese si è dovuto reinventare. Il calcio non era esattamente l’orgoglio della popolazione, stava provando a guadagnare fascino con accademie,
stadi rimodernati, copiava modelli spendendo soldi e quando
il denaro è finito loro sono partiti da zero. Al momento del
collasso c’erano 216 stranieri
di nessuna fama in un campionato di nessun interesse, l’anno dopo erano 60 e in campo ci
andavano i diciottenni. Ragazzi con grandi doti fisiche abituati a non trovare spazio e
rassegnati a lasciare la maglia
a chi sfoggiava doti più immediate, a chi sembrava valere il
biglietto. Quando sono rimasti
soli hanno iniziato a crescere e
negli ultimi tre anni l’Islanda si
è messa ad esportare talenti.
Erano noti solo per il vulcano
che ha bloccato i voli e costretto il Barcellona ad arrivare a
Milano in pullman, oggi hanno
un attaccante capace di segnare 13 gol in 19 partite che gioca
per l’Ajax, ha 23 anni, si chia-

ma Kolbeinn Sigthorsson ed è la
stella del gruppo. Hanno un centrocampista portato per le punizioni che presta servizio nel Tottenham, Gylfi Sigurdsson di 24
anni e il capitano, Aron Gun-

narsson (24 anni pure lui), è un
pilastro del Cardiff. Alfred Finnbogason, altro 24enne, si fa notare nell’Heerenveen mentre
Emil Hallfredsson (Verona) e
Birkir Bjarnason (Sampdoria)

cercano fortuna in serie A. Tutti
usciti dagli anni più bui e rinati
dentro una catastrofe.
Tra i ragazzi cresciuti nelle
stagioni della resistenza c’è un
uomo di 35 anni che non ha mai

smesso di lottare, Eidur Gudjohnsen, l’unico nome noto pre
cataclisma, ancora offre il suo
aiuto alla nazionale. Doveva
smettere due anni fa, appena
emigrato in Grecia, ennesima

tappa di una carriera da giramondo che lo ha portato al Chelsea e al Barcellona si è spaccato
le ginocchia. Operazione, riabilitazione e contestazione davanti
a qualsiasi ipotesi di rientro. Invece è ancora al suo posto, corre
poco, ma come dice il ct Lars Lagerback «aggiunge un occhio intelligente». E lo dice un tecnico
che si è già fatto tre Mondiali
(due con la Svezia e uno con la
Nigeria). Lagerback sa spiegare
esattamente come la minuscola
Islanda sia arrivata fino a qui:
«Non si lamentano mai, sono sopravvissuti a momenti di vera
crisi senza un mugugno. Sanno
che non ci sono soldi, i nostri
viaggi sono scomodi e durano
sempre più del dovuto. Nessuno
lo ha mai fatto notare».
LA TRASFORMAZIONE

Scappati gli stranieri
il campionato ha iniziato
a formare giovani di talento
IL CT LAGERBACK

«Non si lamentano
anche se non ci soldi
e i viaggi sono scomodi»
Resistono, come hanno fatto
all’andata contro la Croazia: in
10 per tutto il secondo tempo,
hanno subìto senza cedere e sono riusciti a non incassare un
gol. Ora arriva la parte davvero
difficile: per essere la nazione
più piccola mai arrivata a un
Mondiale (record che ora è di
Trinidad e Tobago) serve un ultimo successo, devono superare
i croati, a Zagabria. Hanno scalato la classifica Fifa, sono passati dal numero 104 al 46 dopo
la bancarotta e vinto il doppio
della gare rispetto a prima e ancora la sfida finale sembra impossibile. Lo sarebbe per una
squadra che non è abituata a tenere duro ma questa nazionale
è ormai il simbolo di un Paese
che si sta rimettendo in piedi e
non si fermerà davanti alle statistiche e nemmeno davanti all’ovvio. La Croazia è molto più
forte, l’Islanda lo sa e non si sentirà certo battuta in partenza
per questo.

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013 LA STAMPA 38

W

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Un campionato
inedito

Cambio di rotta Addio alle sorprese:
per la prima volta dopo 12 turni le squadre
di testa imbattute contro chi insegue

Sport .39

.

Sorpasso In Europa la lega più incerta
è quella inglese. E nessuno ha il gap
che c’è in Italia tra le big e il resto del gruppo

La Serie A ha perso l’equilibrio
Torneo diviso in due: mai così tanti punti per le prime cinque, scompare la classe media
ROBERTO CONDIO
TORINO

Inizio di stagione da record

«L

140

LE PRIME 5 IN SERIE A

Dopo 12 giornate,
campionati a 20 squadre
con i 3 punti per vittoria

Stagione

Punti
totali

2013/2014

140 6

2012/2013

131 12

2011/2012

115 11

2010/2011

112 12

2009/2010

117 11

2008/2009

122 12

2007/2008

120 6

2006/2007

119 11

2005/2006

133 10

2004/2005

109 11

Sconfitte
totali

Campionati
2013/2014

6
6
8
7
7
3

Media
punti

Il bottino totale di Roma, Juve,
Napoli, Inter e Fiorentina
è da primato per la A a 20 squadre

7
4
7

60

2,29

65

2,18

60

2,02

131
55

1,97

111
65
128

Partite

Spagna

10

5

Germania

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Italia
ia
a

Punti totali

Mai, da quando si gioca con venti
squadre e tre punti per vittoria, le
prime cinque della classifica avevano
chiuso i dodici turni iniziali con un
bottino così pesante: 140 punti contro i 131 dell’anno scorso che, a sua
volta, era stato di gran lunga il record
da Calciopoli in poi. Troppo più forti
della concorrenza, Roma, Juventus,
Napoli, Inter e Fiorentina hanno stabilito un altro record, ancora più significativo: delle sei sconfitte totali
subite finora (eguagliato il minimo
del 2007), quelle maturate contro avversarie piazzate dal sesto posto in
giù sono state... zero. Roba mai vista,
in casa nostra. Tanto per capirci: un
anno fa a quest’ora, l’Inter aveva già
perso contro il Siena e l’Atalanta, che
aveva fermato pure il Napoli. E la Lazio, quinta, era finita ko contro Genoa e Catania.

Negozi/aziende acqu./gerenze

CLASSIFICA
Roma
32
Juventus 31
Napoli
28
Inter
25
Fiorentina 24
Verona
22
Genoa
17
Lazio
16
Atalanta 16
Milan
13
Parma
13
Udinese
13
Cagliari
13
Torino
12
Livorno
12
Bologna 10
Sassuolo 10
Sampdoria 9
Catania
9
Chievo
6

LE PRIME 5 IN EUROPA

Punti

ATTIVITA’ COMMERCIALI

Ko contro rivali
dal 6° posto in poi

0

2,33

a Serie A è il campionato più bello
del mondo». Noi
italiani lo abbiamo
detto milioni di
volte, con ragione, fino a qualche anno
fa. Poi, con la crescita esponenziale di
Premier, Liga e Bundesliga, abbiamo
onestamente corretto il tiro: «Il nostro resta il campionato più difficile, il
più equilibrato di tutti». Un torneo, in
effetti, dove le sorprese sono all’ordine del giorno; dove le prime rischiano
sempre o quasi contro le ultime. A differenza di quel che capita altrove, con
corazzate come Barcellona, Real Madrid, Bayern, i Manchester e il Chelsea che usano trattare malissimo le
«piccole». Tutto vero. Solo fino alla
scorsa stagione, però. Perché quest’anno non è più così. I primi cento
giorni delle cinque leghe europee al
top hanno rimescolato le carte. Il
campionato più incerto è diventato
quello inglese: lassù ci sono sette
squadre in cinque punti. Mentre, a
sorpresa, è la Serie A a presentare il
maggior gap tra le big e il gruppone.

6

Mai ko
La Roma
di Gervinho e
Pjanic è ancora
imbattuta
Come, nelle
altre leghe
europee al top,
solo Bayern,
Barcellona
e Psg

Quest’anno, invece, per le cinque leader sono arrivati solo dispiaceri al cospetto delle pari grado: la Roma, unica
imbattuta, ha schienato l’Inter e il Napoli, superato pure dalla Juve che, a sua
volta, ha ceduto alla Fiorentina, vittima
di Inter e Napoli. Cerchio chiuso. Nessuna speranza di gloria, per il momento, per la classe medio-bassa che sconta evidenti differenze di budget e di organico e, nei casi di Lazio e Milan, una
chiara involuzione. Il massimo ottenuto contro le leader dalle altre quindici
partecipanti al campionato sono stati
dei pareggini, spesso conquistati in affannosa rimonta: nove in tutto, con
Cagliari, Sassuolo e Torino unici a
strapparne due ciascuno.
Poco, troppo poco, per continuare a sostenere che la
Serie A sia il top della
difficoltà in Europa. È,
in effetti, in mano a
un’élite sempre più ristretta che ha anche
smesso di patire tonfi
inaspettati e fragorosi. Stiamo diventando un campionato
noiosetto, insomma.
Con emozioni concentrate negli scontri diretti tra le aspiranti al titolo.
In Inghilterra, intanto, capita che l’Arsenal perda con
l’Aston Villa, il Chelsea
con Everton e Newcastle, il Manchester
United col Wba. E in
Germania e Francia che
le quarte in classifica abbiano già quattro sconfitte sul groppone e procedano al di sotto dei due
punti per partita. Da noi,
invece, anche la Fiorentina che è quinta corre con
la media del due. Sono
due campionati distinti,
ormai. Da una parte i ricchi,
con i campioni e i tecnici migliori; dall’altra la nobiltà decaduta e chi per bilancio e status proprio non può puntare più
in su del sesto-settimo posto. Nel
prossimo turno i due mondi torneranno a mischiarsi: Napoli-Parma, Livorno-Juventus, Udinese-Fiorentina,
Bologna-Inter e Roma-Cagliari. Chissà se giocare dopo la sosta e prima
delle eurocoppe potrà aiutare a confezionare la prima vera sorpresa di
questa Serie A mai vista.

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013 LA STAMPA 40

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Sport .41

.

Juve, operazione baby
dopo Pogba c’è Martial
I bianconeri puntano l’attaccante, un altro giovane francese
È del Monaco ma può arrivare in prestito a gennaio

Personaggio

Luis Aguiar, 28 anni, centrocampista del Peñarol

Toro, missione
in Sudamerica
per il regista

GIANLUCA ODDENINO
TORINO

iovani e talentuosi.
Alla Juve gli attaccanti piacciono così e la linea verde,
varata nel tempo
da Beppe Marotta e Fabio Paratici, non si ferma al controllo
di Gabbiadini, Zaza, Boakye,
Immobile e Berardi. Ora i bianconeri guardano all’estero per
rinforzare il proprio reparto
offensivo e negli ultimi giorni
sono tornati alla carica per Anthony Martial. Un bomber
francese di origine guadalupense che non ha ancora 18 anni (li compirà il 5 dicembre),
ma che in estate il Monaco del
magnate russo Dmitry Rybolovlev ha strappato al Lione per 5
milioni di euro. Una cifra considerevole per chi finora ha giocato appena 50 minuti in tre
partite della Ligue 1 della scorsa stagione, ma gli osservatori
bianconeri seguono Martial
dai tempi della Francia Under
17 (9 gol in 13 partite) e le relazioni su qualità e potenziale sono a senso unico. Per questo la
Juve ha tentato di acquistarlo
qualche mese fa dal club di Lione che l’ha cresciuto per quattro anni, ma i milioni del MonaAFP
co hanno frenato ogni ipotesi Anthony Martial, 18 anni: la scorsa estate il Monaco l’ha acquistato dal Lione per 5 milioni
di trattativa.
La strada però adesso si è
riaperta per un motivo sempli- vuole regalare il proprio gioiello, panza per bissare l’affare Pogba. di origine guadalupense e passace. Martial alla corte di Ranieri ma si trova a dover affrontare i Il connazionale, quasi coetaneo, to dal Monaco prima di finire
gioca pochissimo (16’ nella malumori di un ragazzo titolare non giocava nel Manchester (sia pure per poco) alla Juve.
Coppa nazionale), causa feroce fisso della selettiva Under 21 United ed era un punto fermo
Il destino si incrocia con la
concorrenza con Falcao e com- francese, capace di andare per la delle giovanili transalpine. Qui storia, ma per Martial i biancopagni. Lui ha già espresso il de- prima volta in gol proprio giove- non ci sono contratti in scaden- neri si sono mossi con forza. Ansiderio di cambiare aria per dì sera contro l’Armenia. E que- za, ma buoni spiragli per tratta- che se le necessità in questo motrovare maggiosta sera, sempre re sì. Anche permento sono altre
re spazio, i diri- IN GOL CON L’UNDER 21 con la propria na- ché Martial appaGLI ALTRI OBIETTIVI per la squadra di
genti juventini
spera di re come un presul mercaUltima rete giovedì zionale,
Caccia a un esterno Conte
hanno intercetpoter segnare destinato. Non
to invernale, con
d’attacco: Ibarbo la priorità assotato questa ne- all’Armenia: nel club nuovamente nel- solo per i gol seosservato speciale luta dell’esterno
cessità e già in- è la riserva di Falcao l’amichevole con- gnati (a soli 15 anviato al suo club
tro l’Olanda.
ni nell’Olympique
offensivo. Menez,
la richiesta per avere il giovane
Paradossalmente Martial, realizzò sei reti in una sola parti- Biabiany e Ibarbo sono sulla liattaccante in prestito da gen- che ha anche un fratello difenso- ta contro ragazzi più grandi di sta del ds Paratici, che ha ossernaio, rinnovabile per un anno, re che gioca nello Stade Bre- due anni), ma perché ha iniziato vato quest’ultimo dal vivo a
con un annesso diritto di ri- stois, gioca più con la Francia a giocare a calcio nel piccolo club Bruxelles in Belgio-Colombia,
scatto. Ora si attende la rispo- che con il Monaco. E la Juve è di Les Ulis. Dove è nato e cre- con gol del 2-0 firmato proprio
sta dal Principato: il club non pronta a sfruttare questa discre- sciuto Thierry Henry, anche lui dal cagliaritano.

G

Aguiar (Peñarol) in cima alla lista
te) e la punta Martin Cauteruccio (26, San Lorenzo), che
però è infortunato.
«Questa volta il direttore
viene, dobbiamo stringere i
FRANCESCO MANASSERO
tempi, ci sono un po’ di propoTORINO
ste che dobbiamo approfondire». Via mail e per telefono i
due stanno stilando una sorta
a missione sudameri- di road map che li porterà a
cana è pronta al decol- macinare centinaia di chilomelo. Più volte annunciata tri in giro per gli stadi dell’Are sempre rimandata, questa gentina e dell’Uruguay, anche
volta Gianluca Petrachi ha il se il tempo stringe visto che da
biglietto in tasca per rag- quelle parti i campionati stangiungere l’avamposto grana- no volgendo al termine. «Ho
ta più lontano da Torino, trovato giocatori interessanti
quello rappresentato dall’ar- per ogni ruolo - rivela Zavagno
gentino Luciano Zavagno, il -. Una delle necessità del Toro
capo osservatore per la zona è il mediano davanti alla difesa,
americana. Il ds potrebbe ne occorre uno con piedi buopartire già questa settimana ni, che giochi con continuità e
e comunque entro la fine del che abbia anche esperienza.
mese: è vasto il
Nomi non posso
numero degli OSSERVATORE GRANATA farne, rischierei
osservati, anbruciarli, ma
L’ex Zavagno: di
che se la priorici sono. Qui la
tà è quella del «Bisogna fare in fretta concorrenza è
e agire con furbizia» spietata e i prezplaymaker, un
ruolo che adeszi schizzano da
so ricopre il 33enneVives, in un giorno all’altro. Io parlo discadenza di contratto. «Stia- rettamente con i presidenti dei
mo lavorando bene e c’è la club saltando l’intermediaziopossibilità di fare qualche ne dei procuratori, ma anche
buon affare», dice dall’Argen- così le sorprese sono sempre
tina Zavagno. Il braccio de- dietro l’angolo. Bisogna agire
stro di Cairo ha un taccuino con furbizia. E fare in fretta».
zeppo di nomi da verificare Se Petrachi ha deciso di partisul campo, tra cui i centro- re è perché il momento è caldo.
campisti Luis Aguiar, 28 anni «Stiamo valutando i rinforzi
del Peñarol, Ivan Marcone per il prossimo campionato (25, Arsenal), Guillermo Fer- avvisa Zavagno -, esordire in
nandez (22, Rosario Central) Italia a gennaio può essere due Rodrigo Battaglia (22, Ra- ro per chiunque. Meglio pensacing), più il difensore Ger- re a giugno, quando c’è più
man Pezzella (22, River Pla- tempo per integrare i nuovi».

Retroscena

L

IL LIBRO
DEBUTTA IL PORTALE ONLINE

Storie, notizie e aggiornamenti
Da oggi la serie B su lastampa.it
FILIPPO MASSARA

Gioca la Nazionale, così la serie A si è fatta da parte. E il palcoscenico di questo fine settimana è stato tutto per il campionato cadetto, come un tempo. In campo la domenica, con
un paio di eccezioni: gli anticipi (Padova-Brescia 0-0 e Reggina-Palermo 0-2) che hanno
dato il primato ai rosanero, poi
raggiunti da Empoli e Avellino.
Per un turno, il campionato di serie B si è ritagliato lo
spazio che merita. Da oggi lo
avrà anche su www.lastampa.it, il sito de La Stampa, che
nella sezione dedicata allo
sport apre un canale dedicato

Francesco Tavano, 34 anni

alle notizie di questa Lega: aggiornamenti e storie, un omaggio al mondo di provincia che
sogna di diventare grande. Si
potranno seguire, ad esempio,
le vicende del Lanciano, rivelazione del torneo nonostante il
ko di ieri al Castellani: nel 2008

la società dichiarava fallimento, ora combatte ai piani alti. E
del Novara, squadra che deve
azzerare un inizio di stagione
complicato (sconfitta anche ieri a Trapani) per tornare a dare
fastidio in vetta come accaduto
l’anno scorso, al culmine di una
rimonta impressionante. Per la
serie A tutti dovranno fare i
conti con il Palermo, che non ha
mai nascosto la sua voglia matta di centrare la promozione al
primo colpo. E con il resto del
Sud, con le neopromosse Avellino e Trapani in evidenza.
Quindi le nobili, come il Brescia, che ha partecipato 56 volte a questo torneo, un record.
È un campionato infinito, che

La 14a giornata
Intestaanche
EmpolieAvellino
1 La 14a giornata: Pado-

va-Brescia 0-0 (ven.), Reggina-Palermo 0-2 (ven.),
Modena-Carpi 2-3, Avellino-Juve Stabia 2-1, Cesena-Cittadella 2-2, EmpoliLanciano 3-0, Latina-Bari
1-0, Pescara-Ternana 2-1,
Siena-Spezia 2-0, TrapaniNovara 2-1, Varese-Crotone 2-0. Classifica: Avellino,
Empoli, Palermo 27; Lanciano 26; Cesena, Crotone
23; Varese, Spezia, Latina
20; Modena 19; Pescara
18; Siena (-5), Carpi* 17;
Brescia, Trapani, Cittadella
15; Ternana 14; Bari (-3),
Novara 13; Reggina 12; Padova* 11; Juve Stabia 7. (*)
= Una gara in meno.

comprende 22 squadre. Sul portale de La Stampa c’è spazio per
tutte, in una stagione regolare
che chiuderà i battenti solo il 31
maggio 2014. Per gli ultimi verdetti bisognerà attendere ancora: arriveranno a giugno, dopo
gli spareggi. Fino a quel momento tutte le società rimarranno appese a un filo, o quasi: da
quest’anno la griglia playoff si è
allungata a sei squadre, in un’avventura nel segno dell’equilibrio. Secondo la ricerca di mercato commissionata dalla Lega
a Repucom, l’imprevedibilità è
uno dei fattori che attira l’interesse degli appassionati di B.
Sonodiecimilioni,unterzodegli
italiani tra i 16 e i 69 anni che seguono il calcio. È la tradizione
dei piccoli centri, ma non si accontenta. Dall’anno passato si
gioca anche il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, quando la
Serie A è in vacanza. Stop a gennaio, poi la lunga volata verso il
traguardo. Da seguire anche sul
sito web de La Stampa.

Calcio e ricordi
Quando vinceva
il Quadrilatero
Il Quadrilatero del calcio italiano, Pro Vercelli (7 scudetti), Casale (1 scudetto), Alessandria e
Novara, raggiunse successi e
gloria agli inizi del secolo scorso.
Luca Rolandi, giornalista de La
Stampa, ripercorre in un saggio
da oggi in libreria
(«Quando vinceva
il Quadrilatero.
1908-1928. Gli annid’orodelcalcio
della provincia
piemontese»,
Bradipolibri, 15
euro), vittorie,
personaggi e moduli di gioco delle quattro «sorelle», cui solo il Genoa resistette,
mentre Juve, Inter, Milan e Torino fecero loro da «ancelle».

W

42 .Sport

.

In breve

Personaggio

Basket, serie A

Bologna batte Roma

DANIELA COTTO

1 Serie

Italia dello slittino è salva e sogna
in grande per le
Olimpiadi di Sochi: sulla pista di
Lillehammer è esploso Dominik Fischnaller, l’erede del cannibale Armin Zoeggeler che, a
39 anni e dieci coppe del mondo, ha ancora sete di vittorie.
Ma ora, nella squadra azzurra,
c’è chi lo batte dopo averlo studiato a lungo: il giovane talen- Dominik Fischnaller, 20 anni, carabiniere
to, 20 anni, carabiniere di Rio
di Pusteria, sportivo a tutto
tondo (calcio, tennis e arrampicata), centra il primo trionfo
della carriera in Norvegia, nella tappa che segna l’inizio della
coppa del mondo e Armin, il
maestro, finisce quarto ai piedi del podio. «Cambio della
guardia? Ma no, vedrete... Zoeggeler sarà ancora un grande
protagonista», frena Dominik.
In comune, il maestro e l’allievo hanno tratti del carattere:
timidi, riservati e freddi come
il ghiaccio in gara.
L’uomo nuovo di questa
specialità ha nervi saldi, testa
sulle spalle e grande consapevolezza che ieri ha messo al di vincere ma sono arrivato se- di Maranza. Era lui, il predestiservizio della gara con due condo. La lezione mi è servita. nato. Lo convinse a provare con
manche perfette e il record Conosco ogni centimetro del bu- lo slittino (in fondo doveva sedella pista: «Ho vinto in un mo- dello di Lillehammer, ci allenia- guire le orme del fratello Hans
do che non mi sarei mai aspet- mo spesso qui, sapevo come Peter, doppista) e lo presentò ai
tato», racconta.
comportarmi e tecnici azzurri impegnati con la
Senza una sba- IN COPPA A LILLEHAMMER quali materiali squadra in Austria, a Igls. Dallo
vatura e sopratslittino Dominik non è più sceso
«Ho sorpreso anche utilizzare».
tutto senza
A scoprire e ha iniziato a vincere tutto a liemozioni. «So- me stesso, ora però non questo talento è vello giovanile.
no bandite nel chiamatemi campione» stata Gerda WeisIl resto è cronaca. «Ma è prenostro sport.
sensteiner, l’ex sto per dire che sono un camBisogna solo pensare ad anda- olimpionica di slittino e bob che pione». Umile e semplice, per
re forte. Sono rimasto concen- un giorno rimase folgorata dal scoprire qualcosa di lui servono
trato. Già a Lake Placid l’anno gesto atletico di un ragazzino le tenaglie, come successe anni
scorso ero in testa al termine intento a fare acrobazie con la fa con Zoeggeler. «Con Armin
della prima manche, pensavo bicicletta sugli scalini di una via ho un rapporto speciale. È un

L’

Cannibale
Armin
Zoeggeler,
39 anni, 2 ori
ai Giochi, 6 ai
Mondiali e 10
coppe del
mondo: ieri
è arrivato 4°

Fischnaller, l’allievo
supera il maestro
“Ma il re resta Armin”

Slittino, 1° successo per l’azzurro: è l’erede di Zoeggeler
compagno e un maestro. È stato
il primo a farmi i complimenti».
Fischnaller incassa il primo
trionfo, benzina per la prossima
tappa in Austria, sulla pista dove ha fatto la prima discesa. «A
Igls non sarà facile per noi italiani, ma abbiamo qualche novità nei materiali, non partiamo
battuti». Con il fratello a bordo
pista, papà Rudolph e mamma
Monika davanti al televisore
con la sorella Nathalie, Fischnaller si lancia nelle dediche:
«Questo successo è per la mia
famiglia, spero sia il primo di
una lunga serie».

A, i risultati: Avellino-Caserta 76-70; SienaMontegranaro 84-73; Reggio
Emilia-Pistoia 67-56; Cremona-Cantù 98-91; Pesaro-Sassari 77-82; Varese-Brindisi
71-85; Roma-Bologna 81-89.
Stasera
Venezia-Milano
(20,30).

Volley, Champions Cup

L’Italia gioca di notte
1 Comincia domani a Kyo-

to alle 4,10 (diff. su Eurosport
alle 9,30) la Grand Champions Cup dell’Italvolley che
sfida la Russia. Posticipo di
A1: Ravenna-Verona 2-3.

Tennis, Serbia ko in casa

Coppa Davis ai cechi
1 Finale di Davis a Belgra-

do: Serbia-Rep. Ceca 2-3. Ultimi singolari: Djokovic-Berdych 6-4 7-6 6-2; StepanekLajovic 6-3 6-1 6-1.

Short track, 3ª in staffetta

Fontana d’oro
1 Trionfo

Italia a Kolomna: nella tappa russa di Coppa del mondo, Fontana d’oro
sui 1000, staffetta donne 3a e
uomini qualificati per Sochi.

Sci, slalom di coppa

Hirscher re a Levi
1A

Hirscher (Aut) lo slalom di Levi su Matt e Kristoffersen. Gli azzurri: Thaler 6°,
Gross 16°, Razzoli 21°.

Nuoto, 100 delfino

Rivolta, altro record
1 Terzo

record nazionale
consecutivo per Matteo Rivolta nei 100 delfino: 50”44.

MARATONA

Terer fa il bis
a Torino, Iozzia
vince dopo
la malattia
ALBERTO DOLFIN
TORINO

Sorriso azzurro nella ventisettesima edizione della Turin Marathon Gran Premio
La Stampa. La corsa alla
quale hanno preso parte oltre 4.200 podisti ha celebrato la rinascita di Ivana Iozzia, quarantenne comasca
capace di battere un melanoma alla gamba destra prima di tornare a fare ciò che
ama di più: correre. E pure
forte (2h34’12”), visto il vuoto creatosi alle sue spalle.
Nella gara maschile, invece, arriva il bis di Patrick Terer. Il ventitreenne keniota è
riuscito a fare ancora meglio
dello scorso anno (2h08’52”
contro 2h10’33”), conducendo la gara sin dai primi chilometri. Già in avvio, si forma
un quartetto, tutto targato
Kenya, che col passare dei
chilometri si sfilaccia inesorabilmente sulle accelerazioni dello stesso Terer. All’arrivo, la piazza d’onore è
di
Benjamin
Ko l u m
(2h09’50”), che precede i
connazionali Samson Kagia
(2h10’38”) e Robert Ndiwa
(2h12’34”). «Mi sentivo al top
della forma ed ho puntato
molto su questa corsa perché il percorso si addiceva
alle mie caratteristiche», il
commento del vincitore.
Che poi rilancia: «Sono felicissimo di aver migliorato il
personale e tra due anni mi
piacerebbe correre qui in
meno di 2 ore e 4 minuti».

21-24 novembre 2013
Lingotto Fiere-Oval
Torino
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LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Personaggio
STEFANO MANCINI
INVIATO AD AUSTIN

Dominio
Red Bull

«Così non va
Per il Brasile
bisogna inventare
qualcosa»

Sebastian
Vettel,
26 anni,
esulta
dopo
il trionfo
ad Austin

u e s t i
giorni
dobbiamo ricordarceli
per sempre». Così Sebastian Vettel celebra l’ottava vittoria consecutiva, quella del Gp degli Usa,
inutile ai fini di una classifica
che lo ha già consacrato un mese fa campione del mondo, ma
dal significato particolare: è un
record. Il primato apparteneva
a Michael Schumacher, che nel
2004 con la migliore Ferrari di
sempre si era fermato a 7. Schumacher è il pilota più vincente
della storia, è tedesco come
Vettel e ne fu il mentore quando
lo vide ragazzino sui kart. E’ come se sia chiuso un cerchio:
l’erede comincia a scalare il mito del maestro. E lo fa in fretta,
consecutivi vinti da Vettel
perché da tre mesi è invincibile
(2013): Belgio, Italia,
e inavvicinabile. Quest’anno ha
Singapore, Corea,
vinto 12 gare su 18, in carriera è
Giappone, India,
arrivato a 38, a meno tre da un
Abu Dhabi e Usa
altro simbolo dell’automobilismo: Ayrton Senna.
«Vi amo», ha concluso via radio con la voce rotta dal pianto
mentre ripeteva il rituale dei
«donuts», i tondi a bordo pista,
con acceleratore e freno premuti e il fumo acre di gomma
bruciata che si alza denso. Sta
diventando un rito, come il bis
dei concerti. Due domeniche fa
aveva scimmiottato Raikkonen,
stavolta si è commosso. La gara
è stata la solita formalità: in
partenza ha dovuto rintuzzare
l’attacco di Grosjean, l’unico pilota nelle ultime gare che riesca
a stargli vicino per almeno un
paio di giri. Webber è salito sul
podio con l’altra Red Bull, Hamilton (4°) ha preceduto Alonso (5°), e Rosberg 9° ha portato
altri punti preziosi alla classifica dei costruttori, cosa che non
ha fatto Felipe Massa, sprofonconsecutivi vinti da Schumi
dato in dodicesima posizione.
(2004): Europa, Canada,
«Una gara da dimenticare», il
Usa, Francia, Gb,
suo commento laconico. Gli reGermania, Ungheria
sta San Paolo per salutare dignitosamente la Ferrari.
La gara di Vettel è una garanzia di noia e prevedibilità,
una formula a parte. La Red Berger quando si trovò in squaBull continua a dargli una mo- dra con Senna». Altro interronoposto fantastica e lui la fa gativo: valgono di più i record di
rendere. Quanto c’è del pilota Schumacher o quelli che Vettel
e quanto della
sta scalando uno
squadra? Que- IL PESO DEI SUCCESSI alla volta? Schusito antico e iraveva BarriConcorrenza più mi
risolvibile con
chello come comagguerrita ora che pagno di squadra
certezza: di siai tempi di Michael e la differenza di
curo
M a rk
Webber, a pariprestazione era
tà di mezzi, non riesce ad arri- netta. Ma in pista non c’era
vare secondo e di recente, in quella grande concorrenza: tra
un’intervista commiato, ha il 2000 e il 2004, l’anno dei cinammesso: «Mi sento come que Mondiali consecutivi, Schu-

5

«Q

Alonso (Ferrari)
5º nel Gp Usa

Obiettivo mancato: Alonso, voleva battere Hamilton ma non c’è riuscito.
Deluso?

«No, non sono deluso. Di
più non si poteva proprio
fare. Sono partito in sesta
posizione e ho concluso
quinto: quelli davanti erano
troppo veloci per le nostre
performance».
La Ferrari è realisticamente
in grado di concludere il
campionato al secondo
posto tra i costruttori?

I gran premi

«È un obiettivo ottimista.
Andiamo in Brasile, dove
speriamo di battere la Mercedes, però per ragioni che
non conosciamo negli ultimi
due Gran premi abbiamo
fatto dei passi indietro e siamo diventati più lenti».

Vettel senza limiti
Cancellato anche Schumi

F1, il campione del mondo 1° ad Austin: 8 vittorie di fila, una più del Kaiser

I gran premi

domande
a

DALL’INVIATO AD AUSTIN

8

7

Sport .43

.

macher (a parte Hakkinen fino
al 2001) non aveva dei campioni
come avversari. Montoya, suo
fratello Ralf, un giovane Raikkonen, un giovanissimo Alonso.
Vettel vive in un’altra generazione, una delle più ricche di talento: Alonso e Raikkonen nel
pieno della carriera, Button e
Hamilton. Con tutto il rispetto
(per Schumi) non è la stessa cosa. Altro punto a favore di Vettel è l’età: 26 anni, contro i 35 del
maestro quando vinse i sette Gp
consecutivi tra il Nurburgring e
l’Ungheria, una serie interrotta
da Raikkonen in Belgio. Anche
Sebastian ha cominciato la serie sul circuito tedesco e potrebbe allungarla domenica
prossima in Brasile. Poi arriverà la pausa invernale, che tutti
tranne lui aspettano come una
liberazione. Cambiano le regole
e le macchine, ma gli avversari
cominciano ad avere paura. Paura che il fenomeno Vettel-Red
Bull non sia esaurito.
www.lastampa.it/mancini

FUORI

GIRI

Hamilton-Mercedes:
regolamento di conti
i sono scemi o geni in
tutte le migliori famiglie che non vincono. A
Monza era successo a Fernando Alonso di perdere la
pazienza e di apostrofare i
suoi con un aggettivo che non
è stato mai chiarito. Raikkonen (Gp di India) è stato più
esplicito: «Cosa c... mi urli
mentre sono in curva», ha urlato al suo ingegnere, che peraltro gli aveva appena chiesto di togliersi dal c... per lasciar passare il compagno di
squadra. Ieri è toccato a Ha-

C

milton infuriarsi durante i normali colloqui via radio con il
muretto. Vittima del suo nervosismo l’ingegnere che lo pregava di far raffreddare le gomme. «Lo so che cosa devo fare e
ci sto provando», si è spazientito il pilota della Mercedes.
«Dovreste piuttosto spiegarmi
come risolvere il problema».
Non parolacce né insulti, ma
un tono da regolamento dei
conti. Nulla a che fare con i
messaggi «peace and love» di
Vettel. Il successo logora chi
non ce l’ha.
[S. MAN.]

Che cosa manca a livello di
prestazioni?

«In qualifica fatichiamo a
entrare nei primi dieci come ci succedeva all’inizio
della stagione, in gara abbiamo perso quella superiorità di ritmo che invece
era il nostro punto di forza
nella prima parte di campionato. Ho rimediato due
quinti posti soltanto perché ho avuto fortuna. A San
Paolo dovremo inventarci
qualcosa, quello che abbiamo non basta».
Dopo quattro campionati
in Ferrari questa situazione la preoccupa in chiave
futura?

«No. Io sento di migliorare
ogni anno che passa, perché
a ogni gara accumulo esperienza, capisco cose nuove
sul funzionamento delle
gomme o del motore. A volte fai bene, a volte meno come succede a qualunque
sportivo. Negli ultimi tempi
mi è andata sempre bene. A
fine anno si azzera tutto e
facciamo un bel reset. Il
2014 dovrà essere il nostro
anno migliore».
Come va la schiena dopo la
botta che ha preso ad Abu
Dhabi?

«Non mi ha dato particolari problemi. Adesso sono
stanco per questa gara e
per lo stress: ho mal di testa e il collo indolenzito,
ma la schiena sta andando
a posto».
[S. MAN.]

44 .Sport

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

La storia

LA MISCHIA
Nuove regole
d’ingaggio
e in Gran Bretagna
vorrebbero abolirla
nel campionato
scolastico

STEFANO SEMERARO

LA FRASE

«Il vero problema
dello sport sono i
traumi, non le
patologie
cardiache»

34
Atleti su 35
RISCHIANO L’ENCEFALOPATIA

Nella Nfl Usa, 34 atleti su 35
rischiano danni al cervello,
depressione e demenza senile

Vincenzo Ieracitano
MEDICO SPORTIVO

Quando il gioco si fa duro. Anche troppo
Atleti progettati per accelerare e colpire: limiti oltrepassati. Gli sport di contatto vogliono cambiare le regole
iù veloci, più potenti, più
pesanti. Non necessariamente più feroci, sicuramente sempre più pericolosi. Gli atleti del nuovo Millennio sono Navy Seals applicati allo show, negli sport di contatto sono progettati e istruiti per accelerare e colpire: spostando, bloccando o abbattendo bersagli fatti di
carne come loro. Sabato a Cremona, durante Italia-Fiji di rugby, l’impatto con un missile terra-terra
chiamato Asaeli Tikoirotuma (197
cm per 91 kg) è costato al centro
della Nazionale azzurra Luca Morisi l’asportazione della milza. Luca
sta bene, tornerà a giocare appena i
medici lo permetteranno, e può
consolarsi pensando che senza milza Valeria Straneo ha vinto un argento mondiale nella maratona ed
Emanuele Giaccherini si è guadagnato la Nazionale di calcio. A molti
è andata peggio.
Nel football americano 34 atleti su
35 sono a rischio di encefalopatia
traumatica cronica, una malattia
che provoca perdita della memoria,
depressione, aggressività incontrollata, demenza senile. Di «etc» soffriva Junior Seau, linebacker dei San
Diego Chargers e dei Miami Dolphins che si è suicidato nel maggio
del 2012, proprio come Ray Easterling, o Dave Duerson che prima di
spararsi un colpo al cuore aveva
mandato un sms ai suoi genitori:
«Fate esaminare il mio cervello». E
tutti oggi si chiedono con ansia come
mai Brett Favre, il quarterback più
amato degli States, a soli 44 anni non
sia più in grado di ricordarsi dove ha
appena accompagnato la figlia.
Nell’hockey su ghiaccio, lo sport
dei body-check e delle risse istituzionalizzate (una ogni due partite di
media nella Nhl), dopo che il giovane Jack Jablonsky è rimasto paralizzato i dirigenti dello sport univer- muscolari quasi alieni. «È proprio cositario hanno iniziato a cambiare le sì», conferma Vincenzo Ieracitano,
regole per vietare i contatti più cru- ex terza linea del Cus Genova, oggi
di. Il football sta pensando di aboli- presidente della commissione medire il kick-off, il calcio d’inizio che ca della Nazionale di rugby, che istiproduce frantoi umani, il rugby ha tuzionalmente e per passione si occuappena cambiato per l’ennesima pa da anni proprio della gestione devolta le regole d’ingaggio della mi- gli incidenti sportivi. «Per questo gli
schia, evitando lo slancio delle pri- sport di contatto stanno cercando di
me linee che ora per iniziare a spin- introdurre nuove regole, che indubgere
devono
biamente servono.
aspettare di ap- HOCKEY GHIACCIO SOTTO ACCUSA Non voglio fare del
poggiarsi (dolceper caNei tornei universitari Usa terrorismo,
mente, in teoria)
rità, ma non dobpresto nuove norme per biamo nascondere
l’una all’altra. E
da tempo sono vietare gli scontri più cruenti la testa sotto la
vietati i placcagsabbia. Occorre lagi alti, quelli in aria, o il micidiale vorare sia sul primo soccorso, antici«spear tackle», il placcaggio che ti pando da bordo campo le possibili siribalta, che costò mesi di inattività tuazioni a rischio, sia sulla ripresa
al capitano dell’Irlanda Brian agonistica degli infortunati. OccorroO’Driscoll. Certo: football america- no grande sensibilità e grande cultuno, rugby e hockey non sono sport ra, se non altro per evitare di peggio«da signorine», come ripete da se- rare la situazione quando si interviecoli lo stereotipo che fa imbufalire ne, soprattutto a livello di sport di baNanni Moretti. Ma un tempo gli se». Per combattere i rischi di un arschianti avvenivano tra corpi nor- resto cardiaco è stato introdotto l’uso
mali, oggi si incrociano apparati del defibrillatore. «Ma quella è so-

P

L’azzurroMorisi:«Speroditornarepresto»
1 Luca Morisi, rugbista azzurro e della Benetton Trevi-

so, è ricoverato all’ospedale di Cremona dopo aver subito
un intervento di splenectomia (asportazione della milza)
in seguito alle lesioni causate da uno scontro di gioco nel
match di sabato contro Fiji. Le condizioni del giocatore sono buone. «Grazie dei messaggi, ora va molto meglio - ha
twittato ieri lo stesso Morisi, allegando una sua foto (a
fianco)-. Ci vediamo in campo il prima possibile spero».

Seau
Junior Seau (Nfl),
colpito da
encefalopatia
traumatica
cronica, si è
ucciso nel 2012

Favre
Brett Favre, il
quarterback più
amato degli Usa,
a 44 anni soffre
di gravi forme
di amnesia

Muscoli
Una fase di gioco
dell’ultimo
match tra Francia
e Nuova Zelanda
Per limitare gli
impatti violenti
il rugby ha posto
dei precisi limiti
ai placcaggi

prattutto la vittoria di una lobby - strare con immagini molto eloquenti
scuote la testa Ieracitano -. Il vero gli sconquassi che provoca ogni domeproblema dello sport sono i traumi».
nica il calcio. Ma possono essere più
In Inghilterra, patria del rugby, 110 infide. Dopo un trauma cranico c’è
giocatori sono rimasti paralizzati sul una finestra di vulnerabilità di circa
campo. Negli Stati Uniti già 4000 gioca- due settimane, in cui il cervello è a ritori hanno citato per danni la National schio. In caso di un secondo trauma
Football League. Nel 2010 Allyson Pol- può scatenarsi una sindrome da iperlock, una professoressa di educazione tensione endocranica che porta alla
fisica scozzese, dopo aver letto uno stu- morte immediata, mentre una serie di
dio che elencava i 37
contatti prolungati
infortuni riportati
ANCHE LA NFL NEL MIRINO nel tempo rischia
in 190 partite dai rainnescare l’enceSi pensa all’abolizione del di
gazzi delle scuole
falopatia traumatikick-off, il calcio d’inizio che ca cronica. Per
del suo Paese, ha
chiesto l’abolizione provoca impatti violentissimi questo tutte le cadella mischia. «I cotegorie impegnate
ach a livello giovanile - sostiene la Pol- nello sport - allenatori, medici, dirilock - non sono sufficientemente prepa- genti, organizzatori, gli stessi parenti rati. E visto che la maggior parte dei devono attrezzarsi di grande attenziogiovani non passerà mai al professioni- ne e rispetto, evitando di manipolare
smo, perché i loro corpi devono essere gli atleti per costringerli a rientri preschiacciati, tritati e sbattuti?».
coci. Anche perché per valutare i danUn interrogativo che non riguarda ni cerebrali a lungo termine non disolo gli sport di contatto estremo. «Le sponiamo di esami certi, ma solo di vaconseguenze di un incidente possono lutazioni empiriche. È da anni che ne
essere immediate - continua Ieracita- parlo nei corsi che tengo. Ma spesso
no - e sono a disposizione per dimo- mi sembra di predicare nel deserto».

NUMERI CHOC
Centodieci
rugbisti inglesi
rimasti paralizzati,
quattromila
richieste
di danni alla Nfl

LA FRASE

«Perché i giovani
rugbisti devono
essere così tritati,
schiacciati e
sbattuti?»
Allyson Pollock
DOCENTE DI ED. FISICA

Jablonsky
Nel torneo Usa di
hockey tra high
school, Jack
Jablonsky resta
paralizzato dopo
uno scontro

Evans
Il rugbista
scozzese Thom
Evans si ritira a
25 anni per una
grave lesione
vertebrale

37
Infortuni
IN 190 MATCH DI RUGBY

È la preoccupante media che
è stata rilevata nei campionati
scolastici in Scozia

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013 LA STAMPA 45

T1 CV PR T2

T1 CV PR T2

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013 LA STAMPA 46

47

Gli autovelox della settimana
Oggi

Domani

20 nov
21 nov

IL TEMPO IN CITTÀ
Oggi

MIN (ËšC)

Un anno fa

9

9.5

3.4

MAX

Ieri

11

13.7

9.9

All’interno
Rimborsopoli
Consiglieri
sotto pressione:
“Ora basta”
Dopo le nuove accuse
molti sarebbero
pronti alle dimissioni
Alessandro Mondo
A PAGINA 49

Fassino traina
la volata
a Matteo Renzi
Decisivo il vecchio leader:
«Ora basta nostalgie
per falce e martello»
Maurizio Tropeano
A PAGINA 48

Il direttore
delle biblioteche
diventa diacono
Ieri in cattedrale
sette ordinazioni
con l’arcivescovo
Maria Teresa Martinengo
A PAGINA 53

Ikea punta
a una cittadella
universitaria
Una lettera al sindaco
«Vogliamo costruirla
nella vostra città»
Emanuela Minucci

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio

Via Pietro Cossa
Strada Aeroporto

Via Reiss Romoli

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa
Strada Aeroporto

Via Reiss Romoli
Strada del Drosso
Via Onorato Vigliani
Via Plava

Corso Orbassano
o
ni
Corso Settembrini
Via Biscaretti
di Ruffia

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio

Via Pietro Cossa
Strada Aeroporto

Strada Lanzo

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa
Strada Aeroporto
Corso Orbassano
Corso Tazzoli
Corso Cosenza

Corso Siracusa
Corso Allamano
Corso Salvemini
Corso Francia
Corso Peschiera
Corso Trapani
Via Mazzarello

Corso Rosselli
Via Passo Buole
rraris
Corso Galileo Ferraris
are
Corso Giulio Cesare
Corso Romania
ro
Strada San Mauro
Via Onorato Vigliani
liani

Centimetri
LA STAMPA

21 nov

Via Pio VII
Via Botticelli
Corso Vercelli
Via Agudio

Corso Novara
Corso Moncalieri
Corso Cairoli
Via Plava

Strada del Drosso
Corso Settembrini
Via Biscaretti
di Ruffia

22 nov

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa
Strada Aeroporto
Corso Orbassano
Corso Tazzoli
Corso Cosenza

Corso Siracusa
Corso Allamano
Corso Salvemini
Corso Francia
Corso Peschiera
Corso Trapani
Via Mazzarello

Corso Galileo Ferraris
Corso Rosselli
Via Agudio
Corso Moncalieri
Corso Cairoli
Via Passo Buole
Via Onorato Vigliani

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio

Via Pietro Cossa
Strada Aeroporto

Corso Galileo
Ferraris

23 nov

DOMENICA 24 NOVEMBRE NESSUN ACCERTAMENTO.
SI RICORDANO INOLTRE LE POSTAZIONI FISSE DI C.SO REGINA MARGHERITA 401/A E C.SO UNITÀ D’ITALIA

T1 CV PR T2

RUDY
OROLOGI
COMPRO ORO
COMPRO ARGENTO
COMPRO ROLEX
Via XX Settembre, 14/c
(quasi ang. Via Gramsci)
TORINO
Cell. 348.5502437

TORINO

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

Via Lugaro 15, 10126 Torino, tel. 011 6568111 fax 011 6639003, e-mail cronaca@lastampa.it 1 specchiotempi@lastampa.it 1 quartieri@lastampa.it
INCHIESTA IL PREZZO DELLA RACCOLTA SARÀ DECISIVO PER DETERMINARE LE NUOVE TASSE

A Torino i rifiuti più cari
di tutta la provincia
Nel capoluogo costi maggiorati anche di 70 euro a testa
*

Bollette squilibrate. Prima di veder diminuire la Tares ci vorrà un bel pezzo. Il
gruppodilavorodell’Atorifiuti ha confrontato aziende e
consorzi, scoprendo che il
primo passo verso la creazione di una società efficiente e
capace di ridurre i costi - e le
bollette dei cittadini - passa
attraverso il superamento
delle disparità tra territori

UN SUCCESSO GLI APPUNTAMENTI CON STRATORINO E TURIN MARATHON

da record. Il costo
* Torino
medio del servizio è 159,4 eu-

ro per abitante. Tuttavia,
chi abita nel Chierese ne
spende 113,3 mentre chi sta
a Torino 183,8: 70 in più. A
Torino il costo della raccolta
è del 13 per cento più alto
della media degli altri consorzi. Impossibile, in queste
condizioni, ragionare su una
riduzione della Tarsu.
Andrea Rossi A PAGINA 51

RETROSCENA

“Il futuro
è una sola
società”

Prigionieri della corsa

Sarà decisivo l’ingresso
anche di capitali privati

Brunetto, Morelli e Dolfin A PAGINA 57

A PAGINA 53
A PAGINA 51

Un Tir lancia il Tff
EMANUELA M INUCCI

I

l Tff ha vinto prima di cominciare. Già, perché la nostra Film Commission hanno già fatto un figurone al festival internazionale di Roma: i
marchi subalpini figurano nella rosa dei vincitori del premio
per il miglior film («Tir» di Alberto Fasulo) e per il miglior
documentario italiano («Dal
profondo» di Valentina Pedicini), entrambi sostenuti da Piemonte Doc Film Fund-Fondo
per il documentario. Al carnet
si aggiungono due premi più
piccoli: miglior trucco cinematografico a Nadia Ferrari, e ac-

conciature cinematografiche a
Pablo J Cabello, per «La luna su
Torino» di Davide Ferrario. «Il
miglior modo di far cominciare il
Torino Film Festival di Paolo
Virzì» ha commentato Michele
Coppola, assessore regionale alla cultura. Molto soddisfatto anche il sindaco Fassino che annuncia: «Cercheremo di rafforzare il nostro sostegno alla fondazione nonostante le difficoltà
economiche». Orgogliosi Paolo
Damilano e Davide Bracco, presidente e direttore di Film Commission: «Torino e il Piemonte si
confermano territorio di eccellenza cinematografica».
twitter@minni&thecity

PER NATALE

Specchio
dei Tempi
in centro
ANGELO CONTI

D

a oggi sino a Natale
Specchio dei tempi torna in centro, per semplificare i versamenti da parte
dei lettori. E lo fa nel momento
in cui l’impegno della fondazione è massimo, volto sia verso la storica Tredicesima degli
anziani (in aiuto di 2000 torinesi poveri e soli), sia verso
l’Emergenza Filippine, con la
raccolta appena avviata a sostegno delle popolazioni colpite dal tifone. Mentre continuerà ad essere operativo lo sportello di via Lugaro 21, presso la
sede La Stampa, con orario di
ufficio, comincerà un’iniziativa che porterà, nel mese di dicembre, ad avere attivi tre
punti di raccolta-offerte. Il primo aprirà oggi alle 9 in piazza
Castello 111, negli uffici dell’Agenzia Torino Castello della
Reale Mutua. Un punto-raccolta disponibile tutta la settimana, sino a venerdì, in orario di
ufficio: versamenti in contanti
ed in assegni. Dalle 13,30 di oggi aprirà anche il punto-raccolta nella web-agenzia IntesaSanpaolo in via Garibaldi 45/A,
aperta tutti i pomeriggi sino alle 19. Nel punto-offerte saranno accettati solo versamenti
con moneta elettronica (bancomat e carte di credito). Il terzo punto-raccolta, operativo
gli ultimi tre sabati prima di
Natale (7-14-21 dicembre), sarà
nel Bar Stampa, in via Bertola
2, vicino alla storica sede di via
Roma 80 del nostro giornale.

T1 CV PR T2

R

48 .Cronaca di Torino

LA STAMPA

.LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

gg Dossier/le sfide a destra e a sinistra

Fassino traina Renzi
“Basta nostalgia
per falce e martello”

47,13%
Renzi
A Torino il sindaco vince
le convenzioni per i
delegati che decideranno
i candidati
alle primarie

40,76%

Il sindaco fa campagna nei circoli di periferia
Chiuse le convenzioni: il rottamatore al 47%
MAURIZIO TROPEANO

Appese al muro ci sono le foto
del Pantheon dei democratici
di Borgo Vittoria, quartiere
operaio e popolare di Torino,
storicamente orientato a sinistra. L’immagine di Enrico
Berlinguer è più grande ma a
fianco ci sono anche Aldo Moro e Ugo Pecchioli. Una parete
è ricoperta con una riproduzione di Guernica dipinta da
Picasso. A pochi passi da qui
per anni c’è stata la sede torinese del Pci guidata anche da
Piero Fassino. E forse non è un
caso che il sindaco abbia scelto
il circolo di via Colautti per
presentare la mozione Renzi e,
soprattutto, per segnare la definitiva rottura di quel filo rosso che ha sempre tenuto legati
gli ex comunisti subalpini. E lo
strappo, cercato e voluto da
Fassino, probabilmente doloroso anche dal punto di vista
personale, ha portato in dote a
Renzi i voti di Torino e della
sua provincia: il 47% contro il
40 di Cuperlo. Un ribaltone rispetto alle primarie di tre anni
fa quando il candidato renziano, Davide Gariglio si fermò al
27,4% e l’ultimo segretario dei
Ds vince con il 55,3% anche
grazie alla sua capacità di parlare e recuperare tanti militanti del vecchio pci rimasti alla finestra dopo la nascita dei
democratici.

Se il simbolo
venisse scelto
oggi ci sarebbero
un computer
e il marchio Slow Food
Piero Fassino
sindaco
di Torino

E la rottura è anche culturale.
«Rispetto e stimo Cuperlo perché ho lavorato con lui per sette
anni, è bravo e preparato, ma
quello che non mi convince sono
le intenzioni di chi lo sostiene
ispirate alla nostalgia del passato». Fassino non fa nomi ma in
quella sede una volta alla settimana il consigliere regionale
Roberto Placido incontra i citta-

l’unico settore che crea occupazione». Fassino non si scompone:
«Vero ma ci metterei il simbolo di
Slow Food. O quello di un computer». Peccato che quando parla
Fassino il testimonial della mozione Cuperlo, il governatore della
Toscana, Enrico Rossi, sia già andato via, dopo aver contestato
«l’eccesso di personalismo» e difeso la necessità di ricostruire un
partito perché «per risolvere i
problemi non basta più una persona o un’élite». A dire il vero
ascoltando Rossi non si coglie nostalgia del passato a meno che
non si consideri tale il suo annuncio: «Anche se vince Renzi non ci
saranno emorragie, resteremo
nel partito». E non sembrano nostalgiche nemmeno Paola Berzano, ex segretaria del circolo, e Alice Arena, che nei loro interventi
hanno contestato la deriva neo-liberista di un partito in mano a
Renzi.

9,11%

dini e Placido, quando è nato il Pd,
ha fatto stampare centinaia di
bandiere dove al posto dello sfondo verde ha messo il rosso. «Basta essere prigionieri di quello
che siamo stati - esorta il sindaco
-. La nostalgia fa un brutto effetto perché si pensa al passato idealizzandolo come se fosse stato
l’età del l’oro. Ma quell’età non c’è
mai stata».
Per il sindaco l’importante è «trovare il modo con cui far vivere i
nostri valori». Dunque, è necessario guardare avanti: «All’inizio
della nostra storia il simbolo del
partito era la falce e il martello
perché i nostri riferimenti erano i
contadini e gli operai, ma adesso il
simbolo di un nuovo partito di sinistra non potrebbe certo essere
la falce». Dal pubblico lo interrompono: «Ma se l’agricoltura è

5478

Civati

i votanti

Pippo Civati, il candidato
più giovane raccoglie
poco meno del 10%
mentre Pittella si
ferma al 2,96%

Alle convenzioni hanno
votato ben
2.856 persone in meno
di due settimane fa,
per i circoli

La scissione nel centrodestra

Gli ex Pdl destinati a gruppi separati
“Ma continueremo a essere alleati”

I risultati

Falce e slow food
Lo strappo

Cuperlo
Lo sfidante che sabato
è stato in città arriva
secondo per
circa 300 voti
di differenza

Ma tant’é. Il sindaco di Firenze, almeno a Torino, vince le primarie
dentro il partito. Fassino si dice
convinto che «Renzi l’8 dicembre
andrà meglio perchè è in grado di
intercettare la domanda di cambiamento che arriva dai cittadini». Tutto vero, probabilmente,
anche se resta da capire come in
poche settimane gli iscritti del Pd
impegnati prima nei congressi di
circolo e adesso nelle convenzioni
abbiano subito una forte emorragia. Nella sezione di via Colautti si
sono persi per strada 204 elettori.
In tutta la provincia quasi tremila.
Numeri che sembrerebbero dar
ragione a quanti avevano denunciato casi di tesseramento gonfiato. Fassino commenta: «Sarà necessario trovare i rimedi perchè
in futuro non si ripetano episodi
da condannare ma che non enfatizzerei: il nostro popolo è quello
che questa mattina ha discusso in
questo congresso».

L’alternativa è fare
come la Dc nel 1992:
tre partiti diversi
ma uniti in Regione
«C’è un precedente, il 1992.
Allora la Dc si sciolse ma in
Consiglio regionale restò un
solo gruppo malgrado i consiglieri avessero aderito a tre
partiti: Cdu, Ccd e Ppi. La
storia comune finì nel 1995».
Giampiero Leo, memoria storica del Consiglio regionale,
racconta questo precedente a
quanti gli chiedono che cosa
succederà adesso a Palazzo
Lascaris. A dire il vero ci sono
tanti consiglieri peones che
sperano si possa andare
avanti senza soluzioni trau-

matiche: «Dividere il gruppo
sarebbe complicato», spiega
una colomba che vuole restare
anonima. Di fatto però la prospettiva è quella della nascita
di due gruppi regionali separati. «Credo sia nella forza delle
cose», spiega il vicepresidente
della Giunta regionale, Gilberto Pichetto, tra i grandi tessitori subalpini del ritorno a Forza
Italia. Oggi pomeriggio, Enrico
Costa, probabile prossimo capogruppo del nuovo centrodestra a Montecitorio riunirà i
consiglieri regionali dell’ala governativa per capire che cosa
fare: «Noi - spiega - a differenza
di altri non abbiamo fatto campagna acquisti e non abbiamo
ancora preso una decisione,
certo se si dovrà modificare il
nome del gruppo e dovesse nascere quello di Forza Italia, allora sarebbe difficile restare

insieme».
I margini di movimento sono
molto stretti. Luca Pedrale, attuale capogruppo Pdl, spiega:
«Le porte sono aperte perché
come ha detto Berlusconi Forza Italia è la casa dei moderati
dove possono coesistere le tradizioni politiche cattoliche, liberali, socialiste riformiste, federaliste o di coloro che semplicemente vogliono un nuovo
tipo politica, basata nella lotta
contro gli sprechi e con meno
tasse». E così nei prossimi giorni Pedrale annuncia l’intenzione di organizzare una riunione
con gli altri consiglieri che non
hanno ancora aderito alla nuova Forza Italia. E con Pedrale ci
sono i consiglieri Spagnuolo,
Leardi, Formagnana, Cortopassi, Bussola, Cantore.
A palazzo Lascaris, Alfano
può contare su due consiglieri

1
Unlettorescrive:

2 «Dopo aver dato il mio con-

tributo annuale per la tredicesima degli anziani, l’altro giorno ho
dato un’occhiata alla raccolta fondi e ho notato che la somma raccoltasinoadoranonstaaiutando
Specchiodeitempiaraggiungere
l’obiettivodelle2000tredicesime.
«È un momentaccio e lo sappiamo tutti, le incertezze imperanoepossocomprenderechemolti che un tempo potevano, oggi
“possono potere” di meno. Molte
famigliegiovanisopravvivonoogginelquotidianograzieaigenitori
che li aiutano. Ma ci sono molti,
troppi,anzianichehannobisogno
diaiuto.Anchediunaiutopiccolo
che Specchio dei tempi saprà catalizzareeconsolidare.Permettetemi un commento molto consumistico: il nostro contributo non
verrà sottratto all’economia, non
finirà sotto un materasso. Quelle
donazioni per le tredicesime torneranno nel giro economico perché quelle persone potranno soddisfare dei bisogni, spesso prima-

Specchio dei tempi
1

1234567897BC674D6746EF4B69 49 9 38897 3 3 659B4974 3496 1 7 9
94 7 6 3CC7 7 6 7 69 6 9 3 656 63 36C 3 ! 1"C F F 9 6#753CC3
1
ri, cui oggi non possono accedere.
Priviamoci di un regalo a noi stessi
per farne uno grande agli anziani.
Facciamo tutti un piccolo sforzo e
ricordiamocidiquestainiziativadel
“nostro” giornale. Saremo anziani
anchenoiungiorno,alcunigiàlosono e possono comunque fare qualcosaoggi».
BIOS

lore distrae l’automobilista. Sì, mi
sto proprio riferendo alla rotonda
che c’è in via Sanremo che suscita
invidia da parte di sue colleghe meglio altolocate in altri quartieri cittadini. Chissà come avrà fatto ad
avere cosi’ tante attenzioni? Sarà
mica perché di fronte risiede un assessore? No. non credo proprio che
siaquestoilmotivo».
FLAVIOROSSI

Unlettorescrive:
«In zona Mirafiori Nord c’è un
angolo di giardino sempre ben curato con fiori, piante, addobbi aggiornaticongrandefrequenzaedin
funzione dell’alternanza delle stagioni.Avolteilsuoimpattomultico-

LaSagatscrive:

2 «Riscontriamo la lettera pub-

blicata sulla rubrica “Specchio dei
tempi” di giovedì scorso a firma del
signor Marco Urso, con la quale si
lamenta la scarsità di collegamenti

aerei dall’aeroporto di Caselle. Il signor Urso ha ragione: il nostro aeroporto ha collegamenti insufficienti rispetto al proprio bacino di
traffico e all’importanza nazionale
ed internazionale della Città di Torino. Non a caso l’obiettivo principale che gli azionisti della Sagat
hannoaffidatoall’attodellanomina
delnuovoAmministratoreDelegato, avvenuta tre mesi orsono, è stato, ed è, proprio quello di fermare
l’emorragia di traffico che si stava
registrando, acquisire nuovi collegamentiedampliareletratteservite. E’ sicuramente una sfida complessa in quanto ci troviamo ad
operare in un contesto di profonda

crisi strutturale sulla quale pesa
perdipiùlaconcorrenzadegliscali
diMalpensaediCuneo,nonchédel
trenoadaltavelocità.Occorreinoltre tenere presente che sono le
compagnieaereeenongiàgliaeroportiadeciderequalirotteoperare
con l’unico obiettivo di realizzare
l’utilizzo più redditizio per le loro
flotte. Ecco perché in questi ultimi
due mesi tutti gli sforzi della Sagat
sono stati indirizzati a consolidare
una fitta rete di relazioni commerciali ed incontri con le compagnie
aeree per rappresentare ed incentivare le opportunità da cogliere
nellanostraarea.Siamocosìriuscitiasottoscrivereunbuoncontratto

con Alitalia, che ci consentirà di
mantenere e consolidare il traffico
sulla direttrice Torino-Roma e favorire i collegamenti Nord–Sud.
Certo la situazione di Alitalia è
drammatica, ma non possiamo
nontenercontochequestacompagnia trasporta un terzo dei nostri
passeggeri: è quindi di importanza
capitale per il nostro scalo contrastare la progressiva riduzione del
suotraffico.Parimentisistannodelineando interessanti possibilità di
accordi con altri vettori per incrementare i nostri collegamenti internazionali. Se, come ci auguriamo, riusciremo a sottoscrivere
questi accordi commerciali ne vedremoperòifruttinonprimadiun
anno:taleèinfattiiltemponecessario ad una compagnia aerea per
programmare operativamente la
propriaattività».
RELAZIONIESTERNEECOMUNICAZIONE

specchiotempi@lastampa.it
via Lugaro 15, 10126 Torino
Forum lettere su
www.lastampa.it/specchio
www.facebook.com/specchiodeitempi

T1 CV PR T2

LA STAMPA
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2013

.

Cronaca di Torino .49

g
Il voto
dei delegati
ieri nei circoli
del Pd
torinese
si votava
per eleggere
i delegati
che dovranno
decidere
i tre candidati
alle primarie
dell’8
dicembre
per
la segreteria
nazionale
del Pd

Sulla Stampa

Retroscena

Rimborsopoli, in 40 rischiano
il rinvio a giudizio per peculato

ALESSANDRO MONDO

E dieci consiglieri regionali avrebbero mentito a pm e Finanza

il caso
CLAUDIO LAUGERI

U

na quarantina di
consiglieri regionali finiranno davanti al giudice L’inchiesta
per peculato. Ma A fine aprile, 56 consiglieri regiosoprattutto, tra loro ci sono nali avevano ricevuto un avviso di
una decina di «furbetti» che garanzia per peculato. Il provvehanno tentato di negare fino dimento dei magistrati era arrivaall’ultimo i rito dopo sei mesi di
sultati degli ac- CHIUSURA INCHIESTA lavoro assieme ai
certamenti
finanzieri su miAttese in settimana gliaia
della Guardia
di documenti
le conclusioni raccolti nelle sedi
di Finanza, codei giudici dei gruppi consiliastringendo la
procura a ordiri. Scontrini, ricenare un supplemento di inda- vute, fatture sono stati controllati
gine. Concluso con la confer- in modo minuzioso per individuama delle situazioni «sospet- re eventuali abusi. Così, sono
te». L’altro giorno, la procura spuntati gli esborsi per tagliaerba
ha ricevuto l’ultima relazione e solarium, mazze da golf e vassoi
sugli accertamenti chiesti dai d’argento offerti come regalo di
pm Enrica Gabetta e Giancar- nozze, ma anche abiti da bimbo e
lo Avenati-Bassi, che assieme spese da maxi-famiglia al super-

P

iù che la rabbia, tra i ranghi dell’ex-Pdl e della Lega Nord prevale la preoccupazione. E la rassegnazione. La stessa che spinge più di
un consigliere regionale ad annunciare forfait. Inchieste come se piovesse, avvocati a
pranzo e a cena, margini risicati di autonomia politica in
tempi di tagli e risorse contate,
il progressivo scollamento con
la famosa «società civile»...
Ora la notizia che su 40 consiglieri incombe il rischio di rinvio a giudizio per peculato, e
che 10 avrebbero mentito a pm
e Finanza.

Voglia di mollare

Così sulla Stampa
A
SI

i
,

,
i
-

-

Regioni, i conti dei partiti
al setaccio della Finanza
E a Torino i capigruppo in coda per consegnare i documenti
incontrare un sottufficiale della Finanza. E la storia dell’autocertificazione? «Nel materiale della Lega Nord non ne
troveranno. Da noi questo sistema non funziona» interviene Carossa, arrivato anche lui
di buon’ora con gli scatoloni.
A sentire i politici, la norma-

che modo dobbiamo andargli
incontro. Così, magari, gli paghiamo la ricarica telefonica
oppure lo invitiamo a pranzo.
Ma non pensate a banchetti co-

Le voci si rincorrono:
pied-à-terre a Torino

Regione. «La normativa è sempre stata interpretata così» dice Dutto.
«Paghiamo soltanto quando
ci sono i riscontri delle spese, da
noi le autocertificazioni non esistono - dice Carossa -. E buona
parte dei rimborsi riguardano
gli stipendi dei collaboratori, ci

da stupirsi del contrario dopo
la condanna a 32 mesi per falso
legata a firme per la presentazione di liste elettorali. Aggiunge: «Possiamo discutere sull’opportunità di tante spese,
ma la legge consente ampi
margini. Sono tra quelli che
percepiscono un rimborso chi-

L’edizione de La Stampa che aveva annunciato i
risultati degli accertamenti
sui gruppi consiliari

1

mercato. Queste perle di gestione
dei fondi pubblici erano affogate
in un mare di pranzi, cene, aperitivi e caffè.
Le distinzioni

Proprio sui pasti la procura ha deciso di concentrare la propria attenzione. I finanzieri avevano suddiviso il lavoro in tre filoni: le spe-

se illegali, come tagliaerba, solarium, spesa, ma anche cene riservate a 2-3 commensali, tutte potenziali imputazioni per peculato,
legate a una quarantina di consiglieri; le spese «sospette», che
comprendevano soprattutto maxi-cene ed esborsi per «rappresentanza»; le uscite illegittime (e
non illegali), potenziale materia
per la Corte dei Conti. Per queste
e altre spese: secondo il pronunciamento di qualche giorno fa della Cassazione, i giudici contabili
potranno sindacare sull’operato
(economico) dei gruppi consiliari
andando a ritroso di 10 anni. Ma
soprattutto, con l’onere della prova a carico del consigliere incolpato, il contrario di quanto avviene
nella Giustizia penale.
Gli ultimi accertamenti della
Finanza avrebbero chiarito alcune situazioni. In qualche occasione, i militari avrebbero rettificato le proprie conclusioni, dopo aver fatto ulteriori accertamenti, a volte sollecitati dagli
stessi consiglieri. Altre volte,
però, gli investigatori avrebbero
trovato le prove delle bugìe dei
politici. La partita giudiziaria è
appena incominciata.

56
indagati
Sono i consiglieri regionali
che hanno ricevuto un
avviso di garanzia all’inizio

Ieri la Stampa ha anticipato alcuni dei passaggi
chiave della relazione finale dell’inchiesta su Rimborsopoli. In settimana arriva la chiusura indagini.

1

Clima da
assedio
L’inchiesta della Procura sui
rimborsi, e quella parallela
della Corte dei Conti, hanno
gettato nel panico il Consiglio
regionale: la maggioranza, in
particolare, è sotto pressione

In ordine sparso

Una tegola grossa così, l’ultimo regalo di «Rimborsopoli».
Quanto basta per spingere la
«casta» a inabissarsi, talora a
porsi il fatidico: «Chi me lo fa
fare?».
Promesse da marinaio,
obietterà qualcuno, pensando
allo stipendio non esattamente
modesto di lorsignori. Ma tant’è. Michele Marinello - 40 anni, consigliere in quota Lega si è portato avanti con il lavoro
comunicando ad amici, conoscenti ed elettori l’abbandono
dell’attività politica.

al procuratore aggiunto Andrea Beconi lavorano all’inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari. E’ l’ultimo atto d’indagine.
Pochi giorni per mettere in ordine la documentazione, poi i
magistrati invieranno ai consiglieri gli avvisi di conclusione
delle indagini preliminari, primo passo verso l’udienza davanti al togato che dovrà decidere sul rinvio a giudizio.

Rimborsopoli fa paura
Consiglieri in ansia
“Lasciamo la politica”

«L’inchiesta? Sono tranquillo
con la mia coscienza ma preoccupato per il contesto generale. Faccio politica dall’età di 19
anni, a 40 ho già fatto il consigliere provinciale, il sindaco, il
consigliere regionale... Mi
manca Roma, ma ormai non «Ho la sensazione di essere cami interessa. Ho già deciso di pitato nel posto giusto al momollare». Il perchè lo spiega mento sbagliato. Non si capisce
lui stesso: «Scherziamo? Non perchè questa legislatura debba
avevo mai visto un avvocato in pagare per tutte». Concetto rivita mia, ora con gli avvocati ci preso dal collega Paolo Tiramapasso le giornate. Sono arriva- ni: «... mi chiedo se ci sono reto in Regione, ho fatto quello sponsabilità anche da parte dei
che mi dicevadirigenti regiono, ora scopro
ULTIMA CORSA nali, sui rimborsi
che hanno camseguito
Marinello: «Solo guai, abbiamo
biato le regole in
le loro indicazioho deciso di chiudere ni». «Com’è che
corsa».
Comincia a con questa legislatura» nessuno ha consfuggire anche il
trollato prima? senso dell’attività politica: interviene Mario Carossa, il ca«Una volta il consigliere regio- pogruppo -. In Italia è così: si
nale poteva incidere sul terri- passa dall’eccessivo lassismo altorio, ora passiamo le giornate l’eccessivo rigore».
a mettere pezze e a votare taSul fronte del Pdl - meglio:
gli... e ti dicono pure che ap- dell’ex-Pdl - non si respira
partieni alla casta». Insomma: un’aria migliore. Anche Rosa

Nel centrodestra aumenta la voglia di mollare

Più lontani da Silvio
Una foto del 2010 di Silvio Berlusconi con Enzo Ghigo
e Giampiero Leo appena migrati verso i gruppi di Alfano

ex Pdl, blindati, e cioè Leo e
Rosa Anna Costa. Altri potrebbero unirsi nei prossimi
giorni come Angelino Mastrullo e Francesco Toselli. E
il gruppo potrebbe allargarsi
ancora. Valerio Cattaneo, presidente del Consiglio regionale, dopo essersi candidato per

Fratelli d’Italia, ha aderito al
gruppo misto e adesso potrebbe raggiungere gli uomini di
Alfano. Del resto, come spiegano alcuni suoi amici, è sempre stato un «berlusconiano
moderato». E da Progett’azione potrebbe arrivare anche
Roberto Tentoni.
[M.TR.]

Anna Costa, trasmigrata nel Teoria del complotto
«Nuovo Centrodestra» di Alfa- Molti di più quelli che non comno, lo dice chiaro: «L’avevo de- mentano, o lo fanno in forma
ciso in tempi non sospetti, ma anonima: «Vorrei sapere dochiudo con questa legislatura. v’erano fino a un anno fa la Corte
Ho chiarito tutto, non posso ri- dei Conti e la Procura», sbotta
spondere di altri». Questo è il un esponente della maggioranpunto: «Quanto sta accadendo za. Fatti salvi gli addebiti «ad
è ingiusto, si finipersonam», si
sce per fare di
LA NUOVA TORNATA consolida il contutte le erbe un
di un
Nuove accuse vincimento
fascio». «Abbia«attacco concensoprattutto per chi trico» alle Regiomo agito in buoha mentito ai pm ni, sacrificate sulna fede, applicando una legge
l’altare dell’antidel ’72 - replica Luca Pedrale, politica con il concorso della maormai in quota Forza Italia -. gistratura e dei media. «Prima
Allora hanno sbagliato anche i hanno fatto il servizio alle Pronostri predecessori». «Siamo vince, ora inquadrano noi», tafiduciosi, vedremo l’esito del- glia corto un collega. Un buon
l’inchiesta», stempera Carla motivo, forse, per scendere alla
Spagnuolo.
prima fermata.


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