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MOZIONE ZERO .pdf



Nome del file originale: MOZIONE ZERO.pdf
Titolo: MOZIONE ZERO
Autore: Paola

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1

A mio zio Rocco
che ha dedicato tutta la sua vita
alla costruzione di una società più giusta
ma è morto prima di vederne i frutti.

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PREMESSA
Alle ultime elezioni ho votato M5S perché non ho trovato un modo migliore per
esprimere la mia indignazione nei confronti della dirigenza del PD che si ostina a
rimanere al suo posto senza fare assolutamente nulla di ciò che le chiede la base e,
soprattutto, di ciò che serve al Paese.
In questi ultimi tempi, però, avevo deciso di iscrivermi al PD per poter partecipare ad
un congresso che da molti veniva ritenuto “rifondativo” di un partito che “vuole
ripartire dal basso”, “colmare lo scollamento tra gruppo dirigente ed elettorato e tra
partito e società” e così via.
Ma come accade sempre, nel caso del PD, alle parole non seguono mai i fatti e così
in questi giorni, si sta assistendo all’ennesima farsa, sia a livello locale, con il
fenomeno delle “tessere gonfiate”, i candidati che si ritirano “per non spaccare il
partito”, i lettiani che si alleano con i renziani che sono contro i bersaniani che si
alleano con i dalemiani che… (sembra di essere a scuola quando si studiavano le
invasioni barbariche con i vandali, i visigoti, gli unni e gli ostrogoti…), sia a livello
nazionale, dove si assiste ad una penosa corsa a salire sul carro del (presunto)
vincitore dopo che per mesi lo si è criticato se non addirittura denigrato.
Tutti i dirigenti del PD pensano solo a posizionarsi, in attesa dell’arrivo del nuovo
“messia” che porterà il partito all’ennesima “vittoria sicura” alle prossime elezioni
(espressione che riapre una ferita non ancora rimarginata), anche se nessuno
conosce ancora (forse neanche Lui) quale sia il suo “vangelo”.
Così, dopo aver letto lo scialbo “Appello agli elettori del Partito Democratico”
firmato da Fabrizio Barca, Goffredo Bettini, Felice Casson, Pippo Civati, Laura
Puppato e Debora Serracchiani (che, secondo me, non ha convinto nessuno ad
iscriversi al PD), ho deciso di aspettare l’uscita delle mozioni congressuali dei
“Fantastici Quattro” per vedere se qualche candidato mi avrebbe convinto a
“scendere in campo” (a proposito dei Fantastici Quattro, avete notato le incredibili
analogie fra i candidati alle primarie del PD e il gruppo di supereroi della Marvel:
Cuperlo con Mr. Fantastic, il colto del gruppo; Renzi con La Cosa, l’altro carattere
forte, in continuo contrasto con Mr. Fantastic, Civati (che è anche rossiccio) con La
Torcia Umana, il giovane ribelle, Pittella con La Donna “Invisibile”, come la sua
candidatura).
Invece, la lettura di tre delle quattro mozioni, così piene di retorica e di cose sempre
dette e mai fatte, mi ha addirittura infastidito.
Quella che mi è piaciuta di più (a parte l’orrendo titolo) è stata quella di Renzi, sia
per il linguaggio, molto più diretto, sia per il contenuto, molto più tormentato,
problematico. Mi aveva quasi convinto.
Poi, però, ho pensato che nessuna conteneva le cose che avrei voluto leggere;
nessuna proponeva dei percorsi credibili. In quelle pagine c’erano scritte le solite
cose che si dicono (scrivono) prima delle elezioni e che poi, dopo le elezioni, cadono
nel dimenticatoio. Come non si può essere d’accordo con la “Rivoluzione della

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dignità” di Cuperlo o con il “Nuovo partito” di Civati? Così come tutti siamo
d’accordo che nel mondo non ci devono essere più guerre, che nessuno deve morire
di fame, ecc. Ma il problema non è: “descrivere i propri sogni”, bensì: “come fare
per realizzarli?”. Con quali risorse concretizzare tutte le cose descritte nelle mozioni,
se tutti i giorni, tutti i politici del PD non fanno altro che ripeterci che non ci sono i
soldi per fare praticamente nulla e sono 7 mesi che il governo discute su come
trovare i soldi per abolire l’IMU sulla prima casa (che vale la “miseria” di 4 miliardi di
euro)?
La rivoluzione della dignità non si fa senza soldi; le cose non cambiano senza soldi.
È ora di finirla di raccontare balle…
Così, anziché iscrivermi al PD, ho pensato di scrivere la mozione che non c’è, quella
che mi sarebbe piaciuto leggere, ma che nessuno ha scritto e che ho chiamato
“Mozione zero”, perché, secondo me, bisogna ricominciare tutto da zero, sia nel
PD che nel Paese.
E anche nelle piattaforme politiche, nelle quali si parte sempre dalle iperboliche
cose che si vogliono realizzare, ma poi quando si deve indicare dove si vanno a
prendere i soldi per attuarle, si sorvola, si glissa, si elude, si tergiversa oppure si
sparano cifre stratosferiche che poi, alla prova dei fatti, si dimostrano inconsistenti.
In questa, invece, si utilizza un approccio metodologico “rivoluzionario”: si parte dai
soldi e cioè da dove reperire le risorse necessarie, con la certezza che una volta che
si hanno i soldi, si troverà sicuramente qualcuno in grado di spenderli…
Purtroppo, dovendo divulgare questo documento prima dello svolgimento delle
primarie, ho avuto troppo poco tempo a disposizione per trattare tutti gli argomenti
di cui mi sarebbe piaciuto parlare e quindi la mia mozione si presenta incompleta (e
con uno stile un po’ affannato); spero però che sia sufficiente a suggerire la visione
di una società nella quale lo Stato non è una diligenza da assaltare ma
un’organizzazione che ascolta e risponde alle sollecitazioni dei suoi cittadini, che
secondo me, è esattamente la direzione opposta nella quale stiamo andando.
Buona lettura.
Donato Caroli

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1. IL PASSATO/LA SINISTRA
Mi sono iscritto alla FGCI nel 1975 (quando non avevo ancora 15 anni) e il segretario
nazionale era Renzo Imbeni; nel retro della tessera (che tutt’ora conservo) era
riportata la seguente frase di Antonio Gramsci:
“Associarsi a un movimento vuol dire assumersi una parte di responsabilità degli
avvenimenti che si preparano, e diventare di questi avvenimenti stessi gli artefici
diretti”.
Oggi vorrei onorare questo impegno.
Dal 1975 molta acqua è passata sotto i ponti. Dopo lo scioglimento del PCI, nel 1991,
sono rimasto nel PDS per qualche anno e poi non ho più preso alcuna tessera,
sempre più deluso da quello che i dirigenti del mio partito e della sinistra in generale
continuavano a proporre:
- la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Occhetto che doveva stravincere
le elezioni politiche del 1994 e invece subì una pesante sconfitta che costò a
lui il posto da segretario del partito e a noi l’inizio del “regno” di Berlusconi;
- la “bicamerale” del 1997/1998, presieduta da D’Alema, inutile tentativo (che
però sembra non aver insegnato nulla) di coinvolgere Berlusconi nella riforma
della Costituzione;
- la caduta del governo Prodi, causata da Rifondazione Comunista, nel 1998,
che spalancò le porte ad un’altra affermazione di Berlusconi, dopo la sua
sconfitta elettorale, nel 1996, da parte dell’Ulivo;
- il governo di D’Alema (1998-1999), che è stato il primo (e finora unico)
esponente dell'ex PCI ad assumere la carica di presidente del Consiglio; un
governo così carico di aspettative per chi aveva gridato di non voler morire
democristiano e che oggi si ricorda solo per il sostegno all'intervento della
NATO nella guerra del Kosovo;
- le elezioni del 2001 (candidato premier Francesco Rutelli) che riconsegnarono
il paese nelle mani di Berlusconi (con i DS al 16%);
- le elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra per una manciata di voti che
portarono alla formazione del secondo governo Prodi, che ancora una volta
cadde dopo due anni a seguito dell'uscita del Ministro della Giustizia
Clemente Mastella (vero e proprio ossimoro) e della propria lista Udeur dalla
maggioranza;
- la delirante campagna elettorale di Veltroni, candidato premier del Partito
Democratico, in occasione delle elezioni politiche del 2008, che prima
annunciò che il PD avrebbe corso da solo e poi si ostinò a non nominare mai
Berlusconi, definendolo: “Il principale esponente dello schieramento a noi
avverso”; tutte belle invenzioni che culminarono nella solita devastante
sconfitta alle elezioni politiche, ma anche alle elezioni amministrative del
comune di Roma (che dopo essere stato governato dalla sinistra per 15 anni

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passò nelle mani di Alemanno) e a quelle regionali della Sardegna,
convincendo così Veltroni alle dimissioni.
Questa vocazione al suicidio politico ha poi avuto una accelerazione inaspettata con
la segreteria Bersani che, con il sostegno al governo Monti, ha raggiunto un triplice
risultato: 1) ha salvato Berlusconi da una sconfitta totale e definitiva (come sarebbe
successo se si fosse andati al voto subito dopo la caduta del suo governo per
manifesta incapacità di intendere e di volere), dandogli il tempo di riprendersi e di
recuperare consensi sull’onda demagogica della proposta dell’abolizione dell’IMU
sulla prima casa (introdotta da un governo da lui sostenuto); 2) ha creato un nuovo
soggetto politico (Monti) che poi si è presentato alle elezioni politiche del 2013,
prendendo quasi 3 milioni di voti, che sarebbero andati da un’altra parte (e non
credo a Berlusconi), se non ci fosse stato il suddetto governo; 3) ha determinato
l’esplosione del Movimento 5 Stelle (la cui forza elettorale è stata in gran parte
determinata proprio dal sostegno del PD al governo Monti) che è stato il motivo
principale della mancata vittoria delle elezioni del 2013, a causa dell’emorragia di
voti dal PD a Grillo (fenomeno che sarebbe stato molto più limitato se si fosse andati
a votare subito).
Ma vedete, purtroppo, la sinistra non impara mai dai propri errori e così, dopo una
campagna elettorale basata su una vittoria elettorale certa, un governo Bersani
certo e anche un successore certo (Renzi), con l’unico problema di come far
convivere nella stessa maggioranza Monti e Vendola, ci siamo ritrovati con un
partito che, pur avendo vinto le elezioni (nel senso che, comunque, era quello con il
maggior numero di parlamentari) ha avuto un tracollo totale: dimissioni del
presidente, del segretario e di tutta la segreteria.
C’era però ancora una possibilità di recupero: la candidatura, da parte del M5S, di
Rodotà a Presidente della Repubblica, infatti, aveva offerto una inaspettata ancora
di salvezza; votando per Rodotà si poteva pensare di costruire quell’accordo con il
M5S (che peraltro Bersani aveva cocciutamente e lungamente perseguito subito
dopo il voto).
E invece, cosa ti tirano fuori gli strateghi del PD? Prima Marini e poi Prodi e tutti e
due bruciati in un modo indegno.
In pochi giorni, Bersani è passato dal tentare un accordo con il M5S (sgradito a
Berlusconi), alla candidatura di Marini (gradito a Berlusconi) e poi a Prodi (sgradito a
Berlusconi) e poi a Napolitano (gradito a Berlusconi), effettuando una serie di
sconcertanti inversioni di rotta a 180°, che hanno avuto come effetto quello di far
naufragare la fragile barchetta del PD e di far venire il vomito agli elettori del PD.
Ancora oggi, però, se si discute di quelle catastrofiche scelte e nonostante i risultati
siano sotto gli occhi di tutti, le risposte sono sempre le stesse:
- per giustificare il sostegno al governo Monti, si dice che lo si è fatto “per
salvare il Paese” e che “non era possibile fare altrimenti”, che sono due
stupidaggini, in quanto: il Paese lo si sarebbe salvato andando alle elezioni,

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battendo Berlusconi e formando un governo che facesse delle scelte valide
per il Paese; invece, si è optato per sostenere un Governo che ha fatto molte
scelte sbagliate e ha permesso la resurrezione di Berlusconi col risultato che
adesso (con il governo Letta), ci ritroviamo nella stessa situazione di prima e ci
raccontano un’altra volta che “per salvare il Paese” e “non era possibile fare
altrimenti…”;
- per giustificare, invece, il mancato sostegno a Rodotà, si dice che non c’erano
i numeri, che Rodotà non sarebbe mai stato eletto, che è la terza
stupidaggine, innanzitutto perché, sia Marini che Prodi sono stati mandati allo
sbaraglio senza preoccuparsi del fatto che ci fossero i numeri e poi, se
andassimo a vedere questi numeri, partendo dal fatto che Rodotà aveva già
più di 200 voti sicuri (M5S + SEL), ne sarebbero bastati appena 300 del PD…
Ma tutto questo, oggi, sembra appartenere ad un’altra era geologica.

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2. IL PRESENTE/LE LARGHE INTESE
Oggi, ci ritroviamo con Napolitano rieletto una seconda volta Presidente della
Repubblica (per manifesta incapacità del Parlamento ad eleggere chiunque altro) e
con il governo Letta, infarcito del peggio del PDL e la cui agenda politica è
completamente determinata solo dai ricatti berlusconiani.
A questo punto mi sorgono spontanee alcune domande:
Pensate che questo governo possa fare qualcosa di non gradito al PDL?
Pensate che possa avere senso sostenere un governo che non possa fare nulla di
sgradito a PDL (non vi ricorda qualcosa che è già successo…)?
Pensate che abbia un senso fare un governo con una forza politica che ha devastato
il nostro Paese per venti anni con le sue leggi (la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi, la
Gasparri, il Porcellum, più tutte quelle “ad personam”) e il comportamento dei suoi
parlamentari (ve lo ricordate quando 314 deputati e 151 senatori votarono che
Berlusconi credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak)?
Avete votato PD per fare un governo che avesse come Vicepresidente del Consiglio
Angelino Alfano, come Ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello (ve lo ricordate,
è quello che in Parlamento urlò che Eluana Englaro era stata ammazzata), come
Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi (che tutte le sere è in televisione in un qualche
talk show a ripetere la stessa manfrina che “l’unico grande statista che c’è in Italia è
Berlusconi”) e come sottosegretario Gianfranco Micciché (è quello che ha criticato
l'intitolazione dell'aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino, in quanto
trasmetteva subito un'immagine negativa della Sicilia, a chi arrivava nell’isola).
Pensate che Nunzia De Girolamo (avvocato) sia il miglior Ministro dell’Agricoltura
che fosse possibile trovare in Italia?
Pensate che Beatrice Lorenzin (diploma di liceo classico) sia il miglior Ministro della
Salute che fosse possibile trovare in Italia?
E il presidenti delle commissioni parlamentari (Cicchitto, Capezzone (!), Palma,
Sacconi, Formigoni) vi piacciono?
Se avete votato PD e avete risposto no a tutte queste domande, avete un serio
problema di rappresentanza politica, perché vedete tutta questa “bella” gente è lì
grazie al vostro voto.
Sapete, però, qual è la cosa più grave di tutte? Il fatto che i dirigenti del vostro
partito vi vogliano far credere che tutto questo era inevitabile; che i loro errori
fossero inevitabili e le loro soluzioni le uniche possibili. E sono 20 anni che lo
ripetono.
A questo punto, qualcuno di voi potrebbe fare questa obiezione: “Se il PD fa così
schifo perché non vai in un altro partito?”. Risposta: “Perché è la classe dirigente del
PD che non rappresenta l’elettorato del PD e quindi è lei che se ne deve andare.
Perché è il partito che porta in dote l’eredità di Gramsci e di Berlinguer. Perché è il
partito che, anche se non l’ho mai votato, in realtà è sempre stato la mia casa. È
come ritornare in patria dopo un lungo esilio e affrontare i Proci che l’hanno

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occupata. È giunto il momento di riappropriarsi di ciò che ci è stato portato via da
una classe politica avida di denaro e di potere ma povera di idee, di coraggio, di
passione, di carisma e di autorevolezza.
Ho votato M5S solo perché mi sembrava l’unica formazione politica che volesse
veramente spezzare quel fetido, disgustoso, nauseabondo legame che lega politica e
potere economico, politica e criminalità, politica e avidità personale; la frase di Grillo
che mi ha convinto è stata quella che, proclamando l’assoluta inesperienza dei suoi
candidati ne metteva contemporaneamente in risalto l’assoluta estraneità a tutte le
connivenze caratteristiche della nostra classe politica.
Purtroppo, mi sembra che i fatti di questi ultimi giorni mi abbiano dato ragione.
Prendiamo il caso Cancellieri che è emblematico di quello che succede in Italia in
ogni governo di destra e di sinistra: vi sembra normale che il Ministro della Giustizia
(ripeto, della Giustizia) faccia quelle telefonate? Vi sembra normale che rimanga al
suo posto dopo che sono state rese pubbliche? Vi sembra normale che il PD continui
a sostenerla? Vi sembra normale che il PD abbia proposto come Ministro della
Giustizia una persona così amica dei Ligresti (che negli ultimi 30 anni sono stati
coinvolti in una serie di scandali veramente poco edificanti) e il cui figlio ha
addirittura lavorato per loro, percependo in 14 mesi uno stipendio di 1,2 milioni di
euro e una buonuscita di 3,6 milioni di euro (in totale quindi 4,8 milioni di euro, pari
a oltre 340.000 euro al mese, una somma che il Ministro dell’Economia non prende
neanche in un anno)? Ma scusate se è così bravo perché non facciamo lui Ministro
dell’Economia?
Secondo voi, non era meglio fare Ministro della Giustizia un giovane magistrato che
fosse stato alcuni anni a combattere la criminalità e la burocrazia in una sperduta
Procura della Sicilia o della Calabria o della Campania o del Piemonte, dove mancano
i toner per le stampanti, i fogli per le fotocopiatrici e i soldi per tutto?
Ma voi, cari elettori del PD, non vi siete ancora stancati di assistere a questo
scempio? È questa la società nella quale volete vivere? Volete cambiarlo questo
Paese o volete continuare con questo schifo all’infinito?
Non pensate che la gravità della situazione richieda una svolta e che sia ora di
smetterla di andare a prendere i soldi sempre dalle stesse persone (pensionati e
lavoratori dipendenti)? Di introdurre sempre e solo nuove tasse, di aumentare l’IVA,
la benzina e l’età pensionabile? Ve ne rendete conto che nonostante la pressione
fiscale sia insostenibile, tutti i giorni ci ripetono la stessa manfrina che non ci sono i
soldi per fare praticamente nulla?
Pensate che i problemi dell’Italia si risolveranno con le ridicole azioni di questo
governo? Credete che agganceremo la ripresa nel 2014 come ripetono
ossessivamente Letta e Saccomanni (più che una previsione sembra una speranza)?
Credete che le centinaia di migliaia di posti di lavoro che sono spariti negli ultimi
anni, ritorneranno?

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Il debito pubblico del nostro Paese è di circa 2.000 miliardi di euro e per fortuna che
c’è l’euro perché in lire sarebbe un numero veramente impressionante:
3.872.540.000.000.000 (se fossero chilometri corrisponderebbero a 409 anni-luce!);
quindi, il debito pro-capite (come si dice nel linguaggio statistico) di ogni italiano
(compresi i neonati) è di circa 33.000 euro.
La spesa per gli interessi su tale debito ammonta a più di 80 miliardi di euro annui (e
tale cifra aumenta ogni anno con l’aumentare del debito), il che significa che noi
paghiamo ogni giorno 219 milioni di euro di interessi! Fermiamoci a vedere cosa
significa questa cifra: vuol dire che ogni giorno spendiamo in interessi l’equivalente
dello stipendio annuo di tutti i deputati e di tutti i senatori (questo dimostra come
sia pura demagogia il problema della riduzione dello stipendio dei parlamentari);
vuol dire che l’incasso dell’IMU sulla prima casa copre appena 18 giorni di interessi e
si potrebbe continuare svelando come, utilizzando questa unità di misura, cambi di
molto la prospettiva con la quale si vedono le questioni economiche del nostro
Paese.
La parola che va più di moda oggi è “stabilità” e sappiamo tutti che la stabilità in
economia è un valore, ma la stabilità da sola non basta a risolvere questi problemi;
secondo voi ha senso parlare di stabilità quando si pagano 219 milioni di euro al
giorno? Non vi sembra che la nostra stabilità assomigli troppo all’immobilismo? Non
vi sembra che sia solo una stabilità di poltrone e di stipendi?
E anche quello che sta succedendo nel PDL, non credete che sia un pessimo segnale
di quello che ci attende nel futuro? Un’alleanza tra il PD e le “colombe” del PDL che
riporti in vita quello che era la Democrazia Cristiana (d’altra parte sia Letta che
Alfano hanno iniziato la loro attività politica nel Movimento giovanile DC; Renzi non
c’è riuscito, perché quando ha iniziato a fare politica la DC era già sparita). Le larghe
intese non sono state fatte “per salvare il Paese” o perché “non era possibile fare
altrimenti”, le larghe intese sono il futuro (nefasto) della politica italiana, perché
rappresentano la soluzione dei problemi dei 2 partiti che le hanno realizzate:
l’incapacità del PD di dare vita ad un governo in grado di risolvere i problemi del
Paese; l’incapacità del PDL di sopravvivere a Berlusconi.
Pertanto, se continueremo con questo governo, non ci libereremo mai
dell’abbraccio mortale del PDL e alle prossime elezioni, sia che prevalga il PD che il
PDL, nessuno dei due avrà la forza per poter fare un governo che non sia “di larghe
intese”, “di servizio” o di come diavolo volete chiamarlo, ma comunque uno di quelli
che, come al solito, non risolve nessuno dei problemi di questo Paese e allora vi
diranno, ancora una volta, che “non era possibile fare altrimenti” e “per salvare il
Paese”…

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3. IL FUTURO/RICOMINCIARE DA ZERO
Se si analizza ciò che è successo nel passato e che succede nel presente, le cose da
fare nel futuro appaiono del tutto ovvie, semplici, quasi banali, ma non per questo
facili; io le ho sintetizzate in 4 punti:

1) UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE
La classe dirigente del PD ha delle responsabilità enormi nei confronti dell’attuale
situazione del Paese, a partire dalla mancata legge sul conflitto di interessi, più volte
annunciata ma mai approvata, che ha permesso a Berlusconi una trionfale ascesa al
potere, fino ad arrivare al sostegno al governo Monti (uno dei più odiati della storia
della Repubblica) e al governo delle larghe intese (sicuramente il più mostruoso
della storia della Repubblica). Ma di tutto questo abbiamo già parlato…
La classe dirigente del PD non è stata in grado di contrastare la crisi economica che
sta devastando il Paese; sono 2 anni che il PD è al governo e la situazione anziché
migliorare, peggiora continuamente da tutti i punti di vista.
La disoccupazione giovanile è al 40% e tutti i giorni sui giornali e in televisione non si
parla d’altro che della chiusura di attività imprenditoriali, licenziamenti, mobilità,
cassa integrazione, ecc. Tornate indietro, avete letto “la disoccupazione giovanile è
al 40%”, ma siete talmente assuefatti alle notizie negative che, probabilmente, non
avete pensato neanche per un secondo a cosa significa questo dato sconvolgente:
vuol dire che su 1.000 giovani, che dovrebbero lavorare tutti, visto che l’art. 1 (e non
il 139…) della nostra Costituzione recita: “L'Italia è una Repubblica democratica,
fondata sul lavoro”, 400 sono disoccupati e quindi senza futuro; vuol dire che,
trattandosi di una media nazionale, mentre in alcune regioni il dato è inferiore al
40%, in altre regioni (provate a indovinare quali) è addirittura superiore al 50%; vuol
dire che dal 1977 (anno nel quale si è iniziata a rilevare la disoccupazione) il dato
non è mai stato così alto e quindi, mentre il mondo va avanti, noi siamo tornati
indietro di almeno 36 anni e la discesa non è ancora finita… Come mai in Germania è
del 5% e anche nei Paesi additati sempre come metro di paragone negativo (Spagna
e Grecia) è risp. del 26% e del 27%?
A questo punto, qualcuno dirà che non è stato possibile fare le cose che si dovevano
fare perché si è al governo con il PDL; qualcun altro dirà che questa classe dirigente,
in realtà è in Parlamento solo da 9 mesi.
Ai primi, consiglio di rileggersi i punti 1 e 2; ai secondi, rispondo qui di seguito.
Il PD ha 402 parlamentari (293 deputati e 109 senatori) che ci costano (ognuno)
circa 20.000 euro al mese e quindi in totale circa 8 milioni di euro al mese. Il
problema però non è il loro stipendio (che secondo me è del tutto adeguato al loro
ruolo e anzi, se paragonato a quello di molti manager pubblici, risulta addirittura
inadeguato); il problema è: secondo voi svolgono bene il loro lavoro? Vi sembra che
i milioni di euro che spendiamo ogni mese per mantenerli là, siano spesi bene?

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Le persone che mandiamo in Parlamento non dovrebbero essere il meglio di quello
che un partito riesce ad esprimere? Le migliori per risolvere i problemi del Paese? Le
più competenti che esistono nel nostro paese? Vi sembra che sia così? Pensate che
si siano candidate per tentare di risolvere questi problemi?
Se io avessi un’azienda e pagassi di tasca mia un manager 20.000 euro al mese, per
risolvere i problemi della mia azienda, pretenderei delle soluzioni intelligenti, rapide,
efficaci; perché se una persona prende 20.000 euro al mese, se li deve meritare.
Ma noi ci dimentichiamo troppo spesso che noi abbiamo un’azienda (che si chiama
Stato) e che paghiamo di tasca nostra, ben 1.000 persone, 20.000 euro al mese per
risolvere i problemi del Paese.
Io credo che 402 persone, in 9 mesi, avrebbero dovuto presentare dei progetti per
riformare praticamente ogni cosa di questo nostro malandato Paese e invece
cos’hanno prodotto? Voi conoscete le proposte dei parlamentari del PD? L’unico che
ha portato avanti, con forza e perseveranza, il suo progetto di riforma elettorale è
stato Roberto Giachetti. Tutti gli altri si nascondono dietro il fatto che sono problemi
difficili da risolvere. Ma noi li paghiamo 20.000 euro al mese per farlo; se non sono
capaci perché non lasciano il posto ad altre persone più capaci di loro?
È mai possibile che a nessuno venga mai in mente un’idea che ci renda orgogliosi di
averlo mandati là? Perché dobbiamo sempre e solo rincorrere le proposte degli altri
(destra e M5S).
Ad es. a me sarebbe piaciuto che qualcuno del PD, anziché cadere nelle trappole
demagogiche berlusconiane (l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, che costa 4
miliardi di euro), avesse ribattuto: “Benissimo, se questo è il problema dell’Italia,
perché non ricaviamo questi 4 miliardi dall’asta delle frequenze televisive, così il
costo ricade sui padroni delle televisioni che in questi anni si sono arricchiti a
dismisura e non sui cittadini italiani”. Ci saremmo così risparmiati 7 mesi di
discussioni sull’IMU e avremmo potuto dedicare questo tempo a cose più serie.
E’ possibile che le uniche proposte che sono saltate fuori dai parlamentari del PD di
questa legislatura siano state l’ineleggibilità di Berlusconi sulla base di una legge del
1957 (dopo che l’hanno fatto governare per 20 anni, ma dove sono stati nel
frattempo?) e l’esclusione del M5S dalle competizioni elettorali a causa della
mancanza di personalità giuridica? Due belle idee che hanno coperto di ridicolo i
rispettivi promotori.
A me sembra che, l’unico rinnovamento che balza agli occhi di questa classe
dirigente, sia la qualità estetica delle nuove deputate che partecipano ai talk show
che ormai rende, anche da questo punta di vista, il PD sempre più simile al PDL.
Vi ricordo, inoltre, che in questa “nuova” classe dirigente ci sono dei parlamentari
che sono al potere da oltre venti anni, come Anna Finocchiaro, che sono 26 anni che
prende lo stipendio da senatore (provate voi a fare i conti di quanti soldi sono) e i
famosi 101 franchi tiratori (che probabilmente sono anche qualcuno in più, ma
ormai sono passati alla storia come 101) che affossarono la candidatura di Romano

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Prodi al Quirinale. Questi “poveri” 101 (che nessuno hai mai scoperto chi siano),
sono l’ossessione di Civati, che li cita sempre nei suoi interventi, chiamandoli
traditori, ma in realtà sono persone che “tengono famiglia” e rappresentano la
banalità, la mediocrità della classe dirigente del PD; sono persone che hanno come
unico obiettivo quello di rimanere dove sono e non vogliono un governo che provi a
risolvere i problemi dell’Italia ma che per fare questo rischi di cadere, vogliono solo
un governo che duri il più a lungo possibile.
Mi chiedo come si possa stare in un partito che è stato (ed è ancora) la speranza di
cambiamento per milioni di persone ed essere così sordi alle loro legittime
aspettative.
Io, però, credo che il problema non siano i 101, ma i 402, perché il senso del voto di
fiducia al governo Letta è lo stesso del non voto a Romano Prodi; perché voi pensate
che ci sia qualcuno di quei 402 che crede che il governo Letta risolverà i problemi
dell’Italia?
Su 402 parlamentari solo 4 non hanno votato la fiducia al governo Letta (cioè meno
dell’1%); pensate che tra gli elettori la percentuale di coloro che non sono favorevoli
alle larghe intese sia la stessa? Quindi secondo voi la classe dirigente del PD
rappresenta gli elettori del PD o solo i propri interessi?
Secondo me, in Italia esistono 2 enormi conflitti di interessi: quello di Berlusconi e
quello tra la classe dirigente e gli elettori del PD e credo che se non riusciremo a
risolvere il nostro, moriremo democristiani (sia con Letta, che con Renzi, che con
Cuperlo); se invece riusciremo a sostituire questa classe dirigente politicamente
inetta, incompetente e inconcludente con un’altra completamente nuova che
affronti veramente i problemi del Paese (e non solo i suoi), riusciremo a riportare a
casa una buona parte di quelli che alle precedenti elezioni hanno scelto di non
votare oppure hanno votato per Grillo e quindi a formare quel governo che l’Italia
attende da decenni.

2) UN PARTITO CREDIBILE
Questa estate ho preso parte ad una iniziativa di OccupyPD, a Bologna, che aveva
l'obiettivo di mettere insieme almeno #102ideepercambiare il Partito Democratico;
organizzata in tavoli di discussione, la prima cosa che è stata chiesta a tutti i
partecipanti dei tavoli è stata quella di esprimere la parola-chiave che secondo loro
doveva essere alla base dell’identità del PD.
Come potete facilmente immaginare, le parole sono state moltissime; quella più
gettonata è stata lavoro; tra le altre: ambiente, sviluppo sostenibile, giustizia sociale,
welfare, beni comuni, collettività, sinistra, progressismo, solidarietà, legalità, diritti
civili, costituzione, merito, trovare soluzioni, novità, partecipazione, condivisione,
apertura, dialettica, territorio, ecc.
Tutte condivisibili, tutte drammaticamente inevase dalla classe dirigente del PD che
negli ultimi 20 anni non ha fatto altro che criticare ciò che veniva proposto dal

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centro-destra senza proporre mai nulla, non dico di rivoluzionario, ma almeno di
innovativo. O meglio, ha sempre proposto qualcosa di innovativo (per prendere i
voti); poi, però, non lo ha mai realizzato!
È per questo che la parola-chiave che ho scritto io, a Bologna, e che vi ripeto qui, è
“credibilità”; perché senza la credibilità tutte le altre parole viste sopra, perdono di
importanza, sono solo dei sogni, delle favole, delle illusioni, delle utopie, delle
lusinghe, degli inganni, delle bugie.
E la credibilità del PD sta a zero, perché da troppo tempo ormai tra il dire e il fare
c’è di mezzo il mare (anzi, nel caso del PD, l’oceano) e i recenti fatti di cronaca (lo
scandalo delle tessere gonfiate e dei rimborsi) non aiutano di certo a recuperarla.
Un partito che continua a tradire il proprio mandato elettorale. A titolo di esempio
vi riporto alcuni passi del programma di Prodi, di 281 pagine, del 2006:
AMBIENTE. Abbiamo una missione: conciliare sviluppo e ambiente. Veniamo da
cinque anni in cui non ci si è curati né di potenziare l'uno né di migliorare l'altro. Noi
crediamo nello sviluppo sostenibile, proprio per questo faremo nostri gli obiettivi di
riduzione dell'inquinamento sottoscritti dal nostro paese con il Protocollo di Kyoto.
Adotteremo misure severe in difesa dell'equilibrio idrogeologico del territorio.
Promuoveremo un'urbanistica di qualità per migliorare la vivibilità delle città e
soprattutto delle periferie.
BUSTE PAGA PIU' ALTE E MENO COSTI PER LE IMPRESE. Per rilanciare consumi,
investimenti e occupazione ridurremo di cinque punti i contributi previdenziali
garantendo il livello delle pensioni e aumentando quelle minime. Con questo
provvedimento ci sarà più salario netto in busta paga e diminuiranno i costi per le
imprese, che potranno così aumentare gli investimenti ed essere più competitive.
PIU' OCCUPAZIONE STABILE. Per favorire la nuova occupazione reintrodurremo il
credito d'imposta automatico per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Rivedremo
la legge 30 (impropriamente chiamata legge Biagi) eliminando alcuni contratti che
favoriscono la precarietà senza fine. Renderemo progressivamente omogenei i
contributi sui contratti a progetto e quelli a tempo indeterminato, in modo da
rendere il costo del lavoro precario uguale a quello del lavoro stabile.
IMPRESE PIU' GRANDI, PIU' FORTI, PIU' INTERNAZIONALI. Per rilanciare la crescita
dell'economia favoriremo con strumenti fiscali la crescita dimensionale,
l'internazionalizzazione e l'avanzamento tecnologico delle imprese. Faremo una
politica moderna e mirata per la promozione dei prodotti italiani nel mondo.
Favoriremo con strumenti fiscali, semplificazioni normative e più concorrenza la
crescita dei servizi e delle professioni.
PIU' RICERCA E INNOVAZIONE. Lo Stato lancerà grandi progetti di ricerca pluriennali
nei settori dell'energia, della cura della persona, dei nuovi materiali e dello spazio,
destinerà maggiori risorse pubbliche e favorirà gli investimenti privati con il credito
d'imposta automatico per gli investimenti in ricerca e le commesse delle imprese alle

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università, creerà agevolazioni per l'assunzione di ricercatori, farà una politica attiva
per il trasferimento tecnologico.
UNA SCUOLA MIGLIORE PER TUTTI. Investiremo sulla scuola per aumentarne la
qualità. Libereremo le famiglie dall'obbligo di scegliere precocemente il percorso
scolastico e il posto nella società dei propri figli. Favoriremo il rilancio dell'istruzione
tecnica anche con l'istituzione di scuole tecniche superiori post-diploma e
rafforzeremo l'istruzione scientifica. Ridurremo i costi sostenuti dalle famiglie,
favoriremo l'inclusione e la valorizzazione dei talenti, ridaremo dignità e ruolo agli
insegnanti.
INFRASTRUTTURE MODERNE. I cittadini, i turisti e le merci devono viaggiare meglio e
più velocemente e i pendolari devono avere la garanzia di un servizio adeguato,
puntuale e di qualità. Ci impegneremo per questo. Completeremo a tappe forzate le
opere in corso, lanceremo un nuovo piano per lo sviluppo dei sistemi portuale,
aeroportuale, ferroviario e stradale. Punteremo sulle autostrade del mare e su una
logistica moderna. Porteremo avanti l'alta capacità ferroviaria e i collegamenti con
le grandi reti europee. Doteremo l'intero paese della banda larga per l'accesso a
internet.
MEZZOGIORNO, FARE DA SE MA NON DA SOLI. Il Mezzogiorno ha le risorse umane,
culturali e ambientali per crescere. Saranno create le condizioni perché esprima le
sue potenzialità garantendo la sicurezza e la legalità, realizzando le infrastrutture,
portando la qualità dello stato ai livelli più alti di efficienza e professionalità. Il nostro
obiettivo è favorire le iniziative imprenditoriali, attrarre investimenti e turismo e
farne il grande ponte che lega l'Europa all'Asia.
DIVENTARE LEADER MONDIALI NEL TURISMO. Punteremo sulla riqualificazione delle
città e dei borghi, sul ripristino delle antiche vie dei pellegrini, sul rilancio del
patrimonio culturale e naturale, sul miglioramento e la certificazione dell'offerta di
alberghi e ristoranti, con una politica coordinata di investimenti e di promozione
internazionale e un adeguamento delle infrastrutture e dei servizi. Il nostro obiettivo
è: il turismo in Italia tutto l'anno.
RISORSE PER I FIGLI. Un sostegno a tutte le famiglie in relazione al reddito. Al posto
degli assegni familiari e delle detrazioni fiscali, 200 euro mensili per ogni figlio dalla
nascita fino a diciotto anni di età. Tremila nuovi asili nido (per un totale di circa 100
mila bambini) entro i prossimi cinque anni.
UNA DOTE PER I GIOVANI. Le famiglie potranno chiedere allo stato di accumulare un
fondo intestato a ciascun figlio, che ne potrà disporre dopo i diciotto anni per
finanziare gli studi universitari o cominciare la vita lavorativa. Al fondo potranno
contribuire anche i familiari. La parte messa dallo stato sarà restituita gradualmente
a tasso zero a partire dal ventitreesimo anno di età.
PIU' CASE E AFFITTI PIU' BASSI. Lanceremo un grande piano di edilizia sovvenzionata
e un fondo di garanzia per i mutui per dare una casa alle giovani coppie. Ridurremo

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la tassazione sugli affitti, prevedendo una aliquota fissa per quelli percepiti e la
detraibilità di una quota di quelli pagati.
SOSTEGNO PER I NON AUTOSUFFICIENTI. Un programma per tutti coloro che non
sono in grado di vivere autonomamente, fatto di assistenza alla persona (pulizie,
spesa, compagnia), di assistenza sanitaria a domicilio (servizi medici e infermieristici)
e di un sostegno alle famiglie con un contributo che sostituirà e integrerà l'attuale
assegno di accompagnamento.
PIU' SALUTE. Introdurremo sistemi di valutazione dell'efficienza dei servizi sanitari e
un sistema di incentivi e disincentivi per rendere omogenea la qualità su tutto il
territorio e superare il problema dei 'viaggi della salute' dalle regioni meno efficienti
a quelle più efficienti. Ridurremo sostanzialmente le liste d'attesa e modernizzeremo
il sistema con un diffuso utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche.
DIRITTI DELLE COPPIE. Riconosceremo i diritti, le prerogative e le facoltà delle
persone che fanno parte delle coppie di fatto, senza discriminazioni.
DALLA PARTE DEL CONSUMATORE. Veglieremo sull'andamento dei prezzi per ridurre
la differenza tra quelli pagati al produttore e quelli richiesti al consumatore.
Aumenteremo la concorrenza per favorire il contenimento dei prezzi e per ridurre
tariffe e bollette.
PIU' SICUREZZA. Più risorse per controllare il territorio. Meno agenti impegnati negli
uffici immigrazione delle Questure (le cui competenze passeranno ai comuni) e meno
agenti per le scorte e le auto blu. Lotta serrata alla criminalità organizzata rendendo
anche più stringente la normativa sul sequestro dei beni accumulati con attività
criminali e dando la massima tutela alle attività economiche nei territori dove più
forte è la presenza della criminalità organizzata.
UNO STATO MIGLIORE. Miglioreremo la pubblica amministrazione semplificando le
procedure, utilizzando in maniera massiccia le tecnologie informatiche e
telematiche, introducendo sistemi di valutazione dell'operato degli uffici,
valorizzando le professionalità.
PIU' MERITO MENO NEPOTISMO. Il merito sarà il criterio centrale nelle scelte, nei
concorsi, nelle carriere, per ridare qualità alla pubblica amministrazione, alla sanità,
all'università, alla scuola e a tutti i servizi pubblici.
UNA IMMIGRAZIONE REGOLATA. Fisseremo le quote all'immigrazione
programmando su base triennale i flussi d'ingresso, promuoveremo politiche attive
di inserimento per l'immigrazione regolare e per l'immigrazione qualificata, fino alla
cittadinanza. Contrasteremo con rigore l'immigrazione clandestina sul territorio e
con azioni rivolte ai paesi di provenienza. Inaspriremo le pene per i trafficanti e gli
sfruttatori di migranti.
PIU' GIUSTIZIA. Vogliamo una giustizia più certa e più rapida. Daremo maggiore
attenzione alle vittime e ai danneggiati, garantiremo l'autonomia dei magistrati e
forniremo di mezzi adeguati le istituzioni giudiziarie. Finalizzeremo ogni intervento
alla celerità dei processi.

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MENO EVASIONE E PIU' LEGALITA'. Non faremo condoni. Combatteremo l'evasione
fiscale e contributiva e creeremo incentivi mirati per la regolarizzazione del lavoro
nero. Promuoveremo la crescita della legalità innanzitutto con leggi chiare,
applicabili e condivise.
RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA. Riorganizzeremo il calendario delle elezioni
concentrando le scadenze, introdurremo e faremo rispettare limiti veri alle spese
elettorali.
Vi sembra che qualcuno di questi obiettivi sia stato realizzato? Qualcuno dirà che il
Governo Prodi è caduto nel 2008 senza avere il tempo di mettere in atto il suo
programma; qualcuno dirà che il PD è nato nel 2007; qualcuno capirà quello che
voglio dire…
Si potrebbe tranquillamente fare un copia e incolla di quelle 281 pagine perché tutto
quello che c’era scritto lì è ancora da fare ed è ancora estremamente attuale; questo
significa che abbiamo perso 6 anni e vi ricordo che il PD è al governo dal novembre
del 2011.
Due parole, infine, per quanto riguarda la struttura: tra il partito leggero di Veltroni,
quello pesante di Barca e quello pensante di Renzi, preferisco un partito
“democratico”, non solo nel nome, ma anche nei fatti.
Perché il partito (inteso come base) è sempre stato pensante (anche se Renzi non se
n’è mai accorto); è la sua classe dirigente che lo è stata pochissimo; o meglio, ha
sempre pensato solo a come conservare il suo potere e non a come portare avanti le
istanze che giungevano dal “basso”, provando anzi, un certo senso di fastidio
quando qualcuno gli faceva notare la scarsa sintonia con la base, quasi che loro
fossero lì per investitura divina e non per rappresentare i loro elettori.
Ma perché un partito si possa definire veramente democratico, non basta fare le
primarie e poi dimenticarsi della propria base elettorale, ma bisogna introdurre
delle forme di democrazia partecipata (come ad es. le doparie) che diano alla base
la possibilità di incidere su alcune scelte politiche fondamentali del partito come ad
es.: le larghe intese o la TAV in Val di Susa o altre questioni sulle quali il partito
rischierebbe la spaccatura.
Perché agli elettori del PD non interessa tanto che il segretario sia Epifani, Renzi,
Cuperlo, Civati o Pittella, l’importante è che il partito faccia le cose che deve fare.

3) TOLLERANZA ZERO
Non si può uscire da questa crisi devastante che, ormai, ci ha tolto anche la speranza
nel futuro, con le ridicole misure previste da questo governo. La situazione del
nostro Paese non si può più aggiustare con il cacciavite di Letta e neanche con il
Caterpillar di Renzi, ma credo che ci vogliano le bombe atomiche (nel senso di arma
suprema, come nei film di fantascienza degli anni ’50). Bisogna mettere da parte

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tutte le riforme costituzionali (che sono solo una scusa per perdere tempo e
rimanere seduti il più a lungo possibile sulla poltrona) e affrontare seriamente il
problema della crisi economica che sta devastando il Paese, usando tolleranza zero
nei confronti:
- dell’evasione fiscale;
- della corruzione;
- degli sprechi della pubblica amministrazione.
Tutte le risorse ricavate dalle suddette attività dovranno essere destinate, almeno
inizialmente, alla riduzione della pressione fiscale per le imprese e per i cittadini
che adesso è INSOSTENIBILE.
LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
L’evasione fiscale, secondo le stime più accreditate, ci costa ogni anno 180 miliardi
di euro (pari a 45 anni di IMU sulla prima casa) e, nonostante tutti i governi
proclamino di voler condurre una seria lotta all’evasione fiscale, nessuno ha mai
fatto nulla (o quasi nulla), perché gli evasori sono tanti e votano anche loro… Le
poche misure messe in campo (tracciabilità dei pagamenti, redditometro, studi di
settore, ecc.) hanno la stessa efficacia che ha l’aspirina nella lotta contro i tumori.
Credo sia giunto il tempo della chemioterapia che, in questo caso, è costituita dalle
segnalazioni dei cittadini raccolte tramite una linea telefonica dedicata: io vado da
un medico che mi fa una visita specialistica, lo pago 200 euro e non mi rilascia
nessuna ricevuta; vado a casa, telefono al numero NNN e gli racconto il fatto; il
giorno dopo parte un ispettore che va dallo stesso medico, si fa fare una visita e se il
medico non gli rilascia la ricevuta, gli fa una sanzione di 100.000 euro, di cui 10.000
vanno a chi ha fatto la segnalazione, 10.000 vanno all’ispettore e 80.000 allo Stato.
Vado al mare e prendo un ombrellone e un lettino, pago e non mi viene rilasciata
nessuna ricevuta… Vado al bar, prendo un caffè, non mi danno nessuno scontrino…
Vado dal meccanico, chiamo un muratore, un imbianchino, un lattoniere, un
idraulico, un elettricista, un riparatore di apparecchi elettronici… Gli esempi possono
essere infiniti; le sanzioni, ovviamente vanno modulate a seconda del tipo di
evasione, ma in ogni caso devono essere elevatissime perché devono “convincere”
le persone che è più conveniente pagare le tasse che evaderle. Viviamo in un Paese
nel quale le ingiustizie economiche sono enormi e non è più sopportabile che un
otorinolaringoiatra o un oculista prendano in un pomeriggio come un operaio in un
mese di lavoro e non paghino un euro di tasse mentre l’operaio le debba pagare
tutte fino all’ultimo centesimo. Perché se una persona fa delle lezioni private non
deve pagare le tasse, mentre se una persona fa l’insegnante le deve pagare tutte?
Un altro settore dove l’evasione fiscale è molto diffusa sono gli affitti. Negli anni ’80,
quando frequentavo l’Università di Bologna, non c’era praticamente nessun
studente che avesse un contratto di affitto regolare; tutti pagavano in nero e

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c’erano dei proprietari che avevano decine di appartamenti affittati a studenti e non
dichiaravano nulla. Credo che anche oggi, la situazione non sia molto cambiata, ma
anche in questo caso, la soluzione è molto semplice: all’atto dell’iscrizione, ogni
studente deve dichiarare dove risiederà durante la frequenza delle lezioni; in caso di
controllo, se ha dichiarato il falso verrà espulso dall’università (perché la scuola deve
educare le persone a comportarsi onestamente), mentre il proprietario del locale
dove alloggia, oltre alla sanzione, subirà anche la confisca dell’appartamento; se,
invece, lo studente denuncia il suo affitto in nero, riceverà i “soliti” 10.000 euro, che
gli consentiranno di pagarsi l’alloggio per tutta la durata degli studi.
Ovviamente, questo metodo si potrebbe estendere a tutti gli affitti e, inoltre, anche
a molti altri ambiti; ad es.: le imprese edili e non che lavorano in nero, i pensionati
che continuano a svolgere in nero la loro attività di muratori, imbianchini, idraulici,
ecc., i tassisti abusivi e così via. Questo non significa che i pensionati non possano
svolgere alcun lavoro integrativo delle loro (spesso misere) pensioni, ma che tutti i
redditi devono essere dichiarati. Non è più possibile pensare che ci siano persone
schiacciate dalla pressione fiscale e altre che evadono impunemente le tasse.
Molti penseranno che un sistema fiscale basato sulla delazione non sia il migliore
possibile e io sono completamente d’accordo con loro, ma è comunque migliore di
uno basato sull’evasione fiscale; inoltre le segnalazioni dei cittadini costituiscono un
metodo di lotta molto utilizzato per la sua efficacia, ad es. negli Stati Uniti (che
hanno un sistema fiscale che ha molto da insegnarci anche dal punto di vista della
semplicità di compilazione e di pagamento).
Perché questo sistema funzioni, ci vogliono 3 condizioni:
1) come già detto, tutti i soldi ricavati dalla lotta all’evasione dovranno essere
destinati alla riduzione delle imposte in modo tale da allargare la base
imponibile per arrivare ad un abbassamento NOTEVOLE della pressione
fiscale;
2) una enorme semplificazione di tutte le pratiche burocratiche che si devono
fare per dichiarare l’inizio di una attività lavorativa;
3) una altrettanto enorme semplificazione del regime fiscale che permetta a
chiunque di potersi fare la dichiarazione dei redditi.
Ad alcuni questa proposta potrà apparire addirittura blasfema, ma vedete, il famoso
senso civico che tutti imputano ad alcuni popoli stranieri non è dovuto a cause
genetiche ma al fatto che le leggi vengono fatte rispettare; se nei Paesi che noi
consideriamo virtuosi, si riducessero i controlli il senso civico piano piano andrebbe
a farsi benedire!
D’altra parte, anche quando nel 2003 venne approvata la legge Sirchia (entrata però
in vigore nel 2005), che stabiliva il divieto di fumare in tutti i luoghi pubblici al
chiuso, si diceva che sarebbe stato impossibile farla rispettare, che tutti i bar

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sarebbero falliti, ecc. e poi invece non è successo nulla e adesso sembra incredibile
che si potesse fumare nei locali pubblici (mentre prima dell’entrata in vigore della
legge, nei locali non si respirava e sembrava inevitabile che fosse così).
E la stessa cosa vale per la guida in stato di ebbrezza: in caso di constatazione di
tasso alcolemico superiore a 1,5 gr/l, con la sentenza di condanna, il veicolo viene
sottoposto a confisca obbligatoria; vi sembra una cosa da poco? Eppure nessuno si
lamenta perché ormai tutti la considerano una cosa giusta.
Se adottiamo la tolleranza zero nei confronti del fumo nei luoghi pubblici e della
guida in stato di ebbrezza, perché non possiamo adottarla nei confronti
dell’evasione fiscale e pensare che essa possa portare in brevissimo tempo (come
nel caso del fumo e dell’alcol) ad una situazione nella quale sia del tutto normale
pagare le tasse e del tutto eccezionale evaderle?
Pensate a quale impatto positivo potrebbe avere questo sistema anche in altri
ambiti, come ad es. nel caso dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici in
Campania che oltre all’inquinamento della terra, dell’aria, dell’acqua e quindi di tutti
i prodotti agroalimentari ha provocato in alcune zone della provincia di Napoli e di
Caserta (le cosiddette “terre dei fuochi”) anche uno spaventoso aumento della
mortalità per cancro. Le segnalazioni dei cittadini (finora totalmente ignorate), oltre
al miglioramento delle condizioni di inquinamento ambientale, porterebbero anche
all’incasso di considerevoli somme di denaro se ogni volta che si ferma un camion
pieno di rifiuti tossici, oltre alla multa e al ritiro della patente all’autista, si aggiunge
una multa enormemente più elevata (un milione di euro? due milioni di euro?) alla
società che gestisce lo smaltimento e all’industria che ha prodotto i rifiuti.
LA LOTTA ALLA CORRUZIONE
La corruzione ci costa, ogni anno, circa 60 miliardi di euro (pari a 15 volte l’IMU sulla
prima casa) e dopo la breve stagione di Mani pulite (1992), che portò alla luce quel
gigantesco sistema di corruzione e concussione che venne denominato
“Tangentopoli”, tutto è tornato nella “normalità” e la corruzione ha ripreso (in realtà
non ha mai smesso) a funzionare a pieno regime e anche se tutti ne sono ben
consapevoli, nessun governo, di destra e di sinistra, ha mai affrontato seriamente la
questione, anzi qualcuno l’ha aggravata (come nel caso della depenalizzazione de
facto del falso in bilancio). Anche nel caso della lotta alla corruzione (come già visto
per l’evasione) le misure che vengono sollecitate (ripristino del falso in bilancio,
introduzione del reato di auto riciclaggio, ecc.) sono del tutto insufficienti a
contrastare il fenomeno e anche qui la chiave di volta sono le segnalazioni dei
cittadini (che devono essere adeguatamente ricompensati) e la punizione dei
colpevoli (politici, amministratori locali, dipendenti pubblici, imprenditori), che deve
prevedere come pena accessoria, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e, nel
caso degli imprenditori, anche dai contratti con la PA; mentre, al contrario, si

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potrebbe creare una corsia preferenziale, nei contratti con la PA, per gli imprenditori
che denunciano episodi di concussione.
LA RIFORMA DELLA P.A.
Nella pubblica amministrazione esistono sicuramente moltissimi sprechi ed
inefficienze che conoscono bene solo quelli che ci lavorano e che non si risolvono
certamente con i tagli lineari (che ne riducono il costo ma ancor di più l’efficienza e
l’efficacia), ma con interventi di tipo completamente diverso che eliminando solo gli
sprechi producano dei risparmi e quindi un aumento di efficienza, che io però qui
non posso dire perché tengo molto al mio posto di lavoro…
Non entro nel merito delle consulenze, delle esternalizzazioni, della meritocrazia,
ecc., ma faccio solo tre proposte:
1) La riduzione del numero e dello stipendio dei dirigenti pubblici (che sono più
di 50.000 e in molti casi guadagnano più dei parlamentari). È possibile ad es.
che la regione Sicilia abbia 18.000 dipendenti e 1.800 dirigenti?
2) La semplificazione amministrativa: tutto quello che riguarda la burocrazia è
inutilmente, artificiosamente, volutamente complicato e molto spesso la
telematizzazione dei servizi ha complicato ulteriormente la situazione per cui
la semplificazione amministrativa è improrogabile; è possibile che per pagare
un’imposta o un contributo ci si debba sempre rivolgere (e quindi pagare) ad
un commercialista, ad un consulente del lavoro o ad un patronato? Bisogna
fare in modo che tutte le persone siano in grado di calcolare e pagare tutte le
tasse (o almeno la maggior parte) in modo autonomo e senza costi aggiuntivi.
3) Un archivio anagrafico unico, basato su di un nuovo codice fiscale progressivo
che non produca i casi di omocodia e di doppio codice fiscale dell’attuale
sistema (basato sui dati anagrafici della persona) e al quale sia abbinata una
pec personale, gratuita, dove notificare tutti gli atti amministrativi che adesso
vengono spediti tramite posta con un dispendio enorme di personale, di
tempo e di denaro; senza considerare tutti gli atti che rimangono inesitati…
Avete idea di quanti soldi si risparmierebbero? Io no, ma comunque si tratta
sicuramente di una cifra stratosferica. Inoltre se tutte le amministrazioni dello
Stato lavorassero su questo archivio unico, tutte le variazioni sarebbero
immediatamente a disposizione di tutti consentendo anche un enorme
aumento della velocità di lavorazione delle pratiche.
Qualunque cosa ne pensiate, sappiate che senza risolvere il nodo dell’efficienza
della pubblica amministrazione non si va da nessuna parte. E qui c’è molto lavoro da
fare ma anche molto margine di miglioramento.

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4) ALCUNE DELLE TANTE ALTRE COSE DA FARE
LA RIDUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE
La riduzione della pressione fiscale, oltre all’ovvio vantaggio che ogni persona paga
meno tasse, comporta tutta una serie di altri enormi effetti positivi:
- La riduzione dell’evasione fiscale: se le tasse sono più basse, le persone sono
meno stimolate ad evadere in quanto: 1) possono “permettersi” di essere
oneste, nel senso che viene eliminata quella che viene definita “evasione di
sopravvivenza”; 2) risulta meno conveniente evadere.
- L’aumento dei consumi: se le persone pagano meno tasse, hanno più soldi e
quindi consumano di più e questo ha un effetto espansivo sull’economia.
- La diminuzione del debito pubblico: so che sembra un paradosso, ma se
l’economia si rimette in moto e cresce la fiducia internazionale nei confronti
dell’Italia, questo comporterà un calo degli interessi sul debito pubblico e
quindi un calo del debito pubblico in generale; perché in economia non conta
quanto sei bravo, ma quanto migliori (e noi abbiamo dei margini di
miglioramento enormi); pensate che se il tasso medio ponderato sul debito
scendesse dal 4% al 3% si avrebbe un risparmio annuo di ben 20 miliardi di
euro!
LA RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA
La demagogia imperante ha individuato nello stipendio dei parlamentari il capro
espiatorio della crisi del nostro Paese. Tutti i giorni sui giornali e nei programmi
televisivi che si occupano di politica, c’è qualcuno che confronta il costo del
Quirinale o del Parlamento con le analoghe strutture tedesche, francesi, inglesi o
americane per evidenziare quali siano gli sprechi della nostra politica. Ma si tratta di
pura demagogia.
Non c’è dubbio che il costo di queste strutture vada diminuito, ma non è questo il
problema dell’Italia e quindi non sta qui la soluzione dei problemi del nostro Paese.
Lo stipendio dei parlamentari è del tutto adeguato al loro importantissimo ruolo (al
limite si potrebbe prevedere che una parte importante dello stipendio sia legata alla
presenza in aula) e la dimostrazione sta nel fatto che, come già detto, il loro costo
annuo totale è pari a quanto paghiamo ogni giorno di interessi sul debito pubblico.
La politica ha un suo costo, così come la sanità o la scuola e se il problema è che i
politici non fanno bene il loro lavoro, la soluzione non è diminuirgli lo stipendio, ma
trovarne dei migliori, perché sappiate che solo la politica può risolvere i problemi
dell’Italia.
Quello che sicuramente va diminuito è il loro numero (tramite l’abolizione del
Senato che però è possibile solo con una riforma costituzionale) e i costi “accessori”
(ad es. è possibile che i 1500 dipendenti di Montecitorio abbiano, in alcuni casi, degli
stipendi dello stesso ordine di grandezza di quello dei parlamentari?).

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Dove invece si può, anzi si deve tagliare è nell’esercito di politici che si trovano nelle
regioni, nelle province, nei comuni, nei consigli di amministrazione delle società
pubbliche, negli organi di controllo, ecc., ma anche qui si deve stare molto attenti
alla demagogia, perché ad es. nel caso della sbandierata (e mai realizzata) abolizione
delle Province, se tutto il personale viene riassorbito da Comuni e Regioni, si
aboliscono le Province ma non si risparmia nulla; se invece i politici e i dirigenti che
non servono vengono lasciati a casa, il servizio rimarrà immutato ma aumenterà di
molto l’efficienza. Dico questo perché finora, invece, in tutte le abolizioni,
soppressioni, incorporazioni, fusioni di Enti che si sono realizzate, i primi a trovare
posto (molto spesso inventato ad hoc) sono stati proprio i politici e i dirigenti.
LA RIDUZIONE DELLE SPESE MILITARI
La riduzione delle spese militari, come quella degli stipendi dei parlamentari è una
questione un po’ demagogica. Le spese militari valgono circa 23 miliardi di euro
(cioè poco più dell’1% del PIL) dei quali però, ben i due terzi sono assorbiti dalle
spese per il personale e solo per il restante terzo dalle missioni internazionali e dagli
investimenti nelle armi che però fanno parte di programmi pluriennali (che durano
anche 40 anni) e che quindi vanno sempre visti su base annua e non come costo
complessivo; inoltre se sono già iniziati, è difficile interromperli.
Il problema è sempre lo stesso di tutta la pubblica amministrazione (il costo dei
dirigenti): in Italia su 180.000 militari, abbiamo 476 generali/ammiragli (1 ogni 378),
22.000 ufficiali (1 ogni 8) e ben 56.000 marescialli (1 su 3); negli Stati Uniti, invece, ci
sono 900 generali/ammiragli su 1.500.000 di militari (1 ogni 1.666).
È chiaro che, siccome siamo in una emergenza nazionale, sarebbe opportuno
sospendere una parte delle spese militari, non solo gli F-35, ma anche le missioni
militari all’estero e l’acquisto di altre armi, perché quando non si hanno i soldi per
mangiare non si comprano le pistole. E dico, sospendiamo, perché se vogliamo avere
un esercito, qualche soldo dovremo pur spenderlo, per cui, quando ci saremo ripresi
e saremo di nuovo ricchi, compreremo 1000 F-35 e bombarderemo tutto il mondo!
Pertanto, lasciando da parte la demagogia, qui la discussione vera da iniziare è:
vogliamo avere un esercito? E che tipo di esercito vogliamo avere?
LA RIFORMA CARCERARIA
Secondo la Costituzione (art. 27): “Le pene non possono consistere in trattamenti
contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”; la
pena, quindi, non è un castigo e la funzione del carcere non è quella di punire i
detenuti, ma come al solito, la situazione nel nostro Paese è del tutto diversa da
quello che stabiliscono le leggi; talmente diversa che l'Italia è stata addirittura
condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo per "trattamenti inumani e
degradanti".

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Il problema principale delle carceri italiane è il sovraffollamento (oltre 65.000
detenuti a dispetto di una capienza “nominale” di 47.000 che, in realtà, è ancora più
bassa), che però, non è dovuto al fatto che i detenuti sono troppi (infatti il tasso di
detenzione è uno dei più bassi del mondo), ma all’esiguo numero di posti disponibili.
E qual è (stata) la risposta della nostra classe politica a questa situazione esplosiva?
L’indulto, l’amnistia e i decreti “svuota carceri” che svuotano sì le carceri, ma per
brevi periodi, mettendo in libertà persone che dopo pochissimo tempo ritornano in
carcere per aver commesso altri reati. E questo, nonostante la maggior parte degli
italiani sia decisamente contraria, Ma, vedete il problema della criminalità per i
politici non esiste, loro non abitano nelle periferie degradate, ma in palazzi blindati,
si muovono con le auto blu e non si occupano dei problemi che riguardano le
persone “normali”. E così ci siamo abituati a vivere in un Paese nel quale non si può
lasciare incustodita una bicicletta, non si può mettere una grondaia di rame e la
cronaca, tutti i giorni, è piena di rapine, furti, scippi, appartamenti svaligiati,
bancomat che saltano per aria, ecc. Dobbiamo quindi rassegnarci a vivere in questo
modo? Io credo di no e propongo una soluzione completamente diversa:
l’abrogazione/depenalizzazione di alcuni reati minori: il 40% dei detenuti si trova in
carcere a causa della legge Fini-Giovanardi del 2006 che, mettendo sullo stesso
piano droghe leggere e pesanti, reintroducendo il limite di quantità oltre il quale
l’uso personale diventa spaccio e inasprendo le pene, ha provocato 120.000 arresti
in soli 7 anni; abolire/rivedere la legge Fini-Giovanardi, svuoterebbe le carceri con
molta più efficacia di un provvedimento di amnistia o di indulto.
Una volta superata l’emergenza, si potranno poi mettere in atto altre misure più
strutturali quali:
- La riduzione della carcerazione preventiva: quasi il 20% dei detenuti è in
attesa di primo giudizio e questa è una vergogna che va assolutamente
cancellata.
- La costruzione di nuove carceri sia per sostituire quelle attuali (in molti casi
fatiscenti) che per aumentare la capienza totale di posti disponibili.
- Una maggiore applicazione delle misure alternative alla detenzione (in
particolare del lavoro di pubblica utilità svolto a favore di persone affette da
HIV, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex detenuti o
extracomunitari) che in Italia sono applicate pochissimo e che invece
dovrebbero diventare la norma; perché non si può iniziare a pensare che i
detenuti siano una risorsa per il nostro Paese e non solo una spesa?
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Anche in questo caso si possono distinguere due ordini di interventi: il primo, per
tamponare l’emergenza, è l’abrogazione/depenalizzazione di alcuni reati minori,
che intasano con migliaia di procedimenti le procure; oltre a quelli previsti dalla FiniGiovanardi (dei quali ho già parlato a proposito della riforma carceraria), vanno

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considerati ad es. il reato di clandestinità e il mancato versamento da parte del
datore di lavoro delle quote a carico del lavoratore (legge 638/1983) che è una parte
della contribuzione ma che comporta la reclusione fino a 3 anni e la multa fino a
1.033 euro e si tratta di reato per il quale vengono denunciati ogni anno migliaia e
migliaia di imprenditori che molte volte lo commettono senza neanche rendersene
conto (perché quando non si hanno i soldi per pagare i contributi, non si pagano e
basta e non si sta a sottilizzare se siano i suoi o del lavoratore).
Una volta risolta l’emergenza, poi, si potrà pensare a interventi più strutturali quali:
la telematizzazione delle pratiche giudiziarie, la riduzione dei gradi di giudizio da
tre a due, la responsabilità civile dei magistrati, ecc.
LA RIFORMA DEL SISTEMA RADIOTELEVISIVO
Nonostante quello che dicono tutti i politici di destra e di sinistra e anche Grillo, la
televisione in Italia ha ancora un’importanza incredibile e la dimostrazione sta nel
fatto che sebbene tutte le forze politiche, si dichiarino d’accordo che i partiti
debbano uscire dalla RAI, in realtà, continuano ad esercitare un controllo assoluto e
soffocante sull’azienda.
La riforma del sistema radiotelevisivo si basa su 3 interventi:
- L’abolizione della legge Gasparri.
- La riforma della RAI e l’abolizione del canone televisivo.
Io credo che la RAI debba rimanere pubblica ma non partitica e che si debba
abolire il canone. L’abolizione del canone ha infatti un duplice vantaggio:
- innanzitutto, 113,50 euro in più nelle tasche di 16 milioni di famiglie italiane;
- un’azione di contrasto dell’evasione, perché Il canone è un’imposta che
presenta un tasso di evasione particolarmente elevato, stimato nell’ordine del
27%, secondo quanto riportato nel bilancio RAI (per tale motivo, alcuni anni
fa, fu avanzata l’ipotesi di includere il canone televisivo nelle bollette
dell’energia elettrica) e quindi la sua abolizione toglie la possibilità di evadere
a tutti quelli che non hanno mai pagato il canone.
Come farà la RAI senza il canone? Farà senza! La RAI è una struttura
gigantesca che ha oltre 11.000 dipendenti, più di 20 canali televisivi (fra
digitale terrestre, satellite e rete Fastweb), più una decina di canali
radiofonici, televideo, i siti internet, ecc.
La Rai ha un fatturato di circa 3 miliardi di euro di cui quasi il 60% forniti dal
canone, grazie al quale si garantisce la possibilità di fare degli sprechi
immensi: perché ci devono essere 10 testate giornalistiche? Non si potrebbe
avere un TG solo anziché TG1, TG2, TG3? Perché il presidente deve avere uno
stipendio di 430.000 euro e il direttore generale deve avere uno stipendio di
650.000 euro, quando quello del Presidente della Repubblica è di 248.000
euro? Perché ci devono essere più di 600 dirigenti? Perché Vespa e Fazio

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devono guadagnare milioni di euro? È questa la televisione pubblica che
vogliamo e soprattutto siamo sicuri che la vogliamo pagare noi?
Credo che sia necessario un certo dimagrimento (meno canali, meno dirigenti
e meno compensi ai conduttori).
- Le frequenze televisive.
Le frequenze televisive non devono essere svendute ma assegnate cercando
di assicurare allo Stato il massimo guadagno possibile (fra l’altro il
dimagrimento della RAI porterebbe ad una ulteriore disponibilità di frequenze
da piazzare sul mercato).
LA LEGGE ELETTORALE
Metto la legge elettorale al penultimo posto delle cose urgenti da fare, non perché
non sia importante ma perché è meno importante delle cose che la precedono. La
legge elettorale è fondamentale soprattutto per i politici per i quali il problema
principale è come poter essere rieletti e quindi si affannano sempre a studiare dei
sistemi elettorali che, nelle mutate condizioni politiche, gli permettano comunque di
conservare la poltrona (se mettessero lo stesso impegno nella risoluzione dei
problemi del Paese, avremmo già fatto un bel passo in avanti).
Per i cittadini, invece, la legge elettorale ha poca importanza, per loro conta che chi
viene eletto li rappresenti e, soprattutto, sia in grado di risolvere i problemi che ogni
giorno li affliggono; che poi questa sia una persona scelta da loro o da una segreteria
di un partito, questo importa poco; la cosa importante è che faccia bene il suo
lavoro. Il problema è che le persone nominate dalle segreterie dei partiti non hanno
fatto bene il loro lavoro e adesso viene invocata da (quasi) tutti i politici una nuova
legge elettorale che risolva tutti i problemi. A questo punto, avrei una serie di
domande (retoriche): Scusate, ma da chi è stata fatta questa legge elettorale? È
caduta dal cielo? Visto che il suo stesso autore (Calderoli) l’ha definita “una
porcata”, perché, dopo 8 anni, non l’hanno ancora cambiata? Voi pensate che
questa classe politica che ha dimostrato, sia a sinistra che a destra, che l’unica cosa
che l’accomuna è l’attaccamento al potere, sarà in grado di formulare una nuova
legge elettorale che restituisca il potere di scelta ai cittadini? Non credete che se le
persone nominate dalle segreterie dei partiti non hanno fatto bene il loro lavoro,
vadano sostituite prima le segreterie dei partiti e poi la legge elettorale?
LE RIFORME COSTITUZIONALI
Per quanto riguarda le riforme costituzionali, valgono, in un certo senso, le stesse
considerazioni viste nel caso della legge elettorale: si tratta sicuramente di riforme
importanti, anzi importantissime, ma che, proprio per questo devono essere
affidate ad una classe politica che goda di una fiducia e di una stima enormemente
superiori rispetto a quella che oggi siede in Parlamento. Anche perché non è la

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nostra Costituzione che frena l’attività del Parlamento, mentre la discussione sulle
riforme costituzionali, certamente sì!
L’EUROPA
Dell’Europa non parlo perché secondo me, stanno ancora ridendo; quando
inizieranno a guardare con interesse (mi piacerebbe dire ammirazione, ma credo
che sia troppo) quello che succede in Italia, allora sarà possibile andare in Europa e
chiedere che vengano cambiate le politiche europee.
RIDARE SENSO ALLE PAROLE
Il linguaggio politico italiano è pieno di parole vuote, di parole svuotate di ogni
significato; tra queste si possono citare: legalità, trasparenza, verità, fiducia,
giustizia, onestà, lealtà, coerenza e molte altre come servitore dello Stato e sinistra.
Tutte parole che a forza di venire pronunciate da persone che si comportano in
modo opposto a quello che predicano, hanno perso ogni valore e ormai l’unico
modo per sperare di ridare un senso a tutte queste parole sono solo i
comportamenti.
Il rapporto tra partiti ed elettori non è mai stato così deteriorato e le larghe intese
non miglioreranno certo la situazione.
Pensate che basti la faccia di Renzi per vincere le elezioni?
Alle ultime elezioni l’astensionismo ha raggiunto il 25% (8,4 punti percentuali in più
rispetto al 2006); si tratta di oltre 10 milioni di persone (molti di più di quanti
abbiano votato il M5S, il PD o il PDL), che si sono stancati di sentire sempre le solite
parole vuote. Se vogliamo riportare a casa “nostra” qualcuno di quelli che è stato a
casa “sua”, dobbiamo fornire un’alternativa al populismo del PDL, alla demagogia di
Grillo e alla politicocrazia del PD.
TROVARE NUOVE IDEE
Queste sono solo una parte delle mie idee. Dovendo divulgare questo documento
prima dello svolgimento delle primarie, ho avuto troppo poco tempo a disposizione
per trattare tutti i temi di cui mi sarebbe piaciuto parlare.
Ma anche se avessi avuto più tempo, le mie idee non sarebbero bastate. Ce ne
vogliono altre, di altre persone che abbiano in mente delle proposte innovative per
affrontare tutti i problemi che affliggono il nostro Paese: il lavoro, il rapporto tra
salute e lavoro, la tutela dell’ambiente, la riforma dello stato sociale, la scuola,
l’università, la sanità, il rilancio del turismo, il problema della casa, la questione
dell’immigrazione, ecc. E poi ci sono delle questioni sociali immense che sono state
completamente rimosse e lasciate alle volanti della Polizia: la prostituzione e la
droga; per non parlare della lotta alla criminalità organizzata, che con la crisi è
passata del tutto in secondo piano.

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Purtroppo, invece, in Italia anche i problemi più banali diventano irrisolvibili;
prendiamo ad es. il problema dei veicoli che circolano senza assicurazione (che
qualcuno dice siano addirittura 4 milioni); ma scusate, se si incrociano i dati delle
targhe con quelli delle assicurazioni, non si scoprono subito tutti?
Talvolta per trovare delle soluzioni valide, basta guardare quello che succede fuori
dal nostro Paese; ad es. la questione delle persone che prendono l’autobus senza
pagare il biglietto (che sarebbero addirittura una su quattro e, solo in Sicilia, causano
un danno di circa 20 milioni di euro all’anno) si potrebbe risolvere facilmente
adottando il sistema che si utilizza in altri Paesi europei: le persone possono salire
solo dalla porta anteriore e l’autista controlla che tutti timbrino il biglietto (ed è
anche in grado di emetterlo molto velocemente) o abbiano l’abbonamento; questo
permetterebbe di abbassare considerevolmente il costo del biglietto per tutti.
Ci sono poi delle proposte che sicuramente non risolvono il problema dell’Italia, ma
che danno dei segnali alla popolazione; ad es. perché quando ci sono le elezioni, i
370.000 scrutatori, segretari e presidenti di seggio non si scelgono tra i disoccupati?
Lo so che 150-200 euro non cambiano la vita di nessuno ma, secondo voi, fanno più
comodo ad un disoccupato o ad un dipendente pubblico? Perché vedete, tutte le
volte che ci sono le elezioni, gli enti pubblici si spopolano e in questo caso, per lo
Stato, al costo dei compensi si aggiunge un altro costo: il giorno di riposo retribuito
per la domenica e il giorno di permesso per il lunedì di votazioni (che è un altro
costo aggiuntivo in termini di produttività per il Paese).
E poi ancora: è un’utopia utilizzare le persone che percepiscono le indennità di
disoccupazione, cassa integrazione o mobilità per lavori di pubblica utilità svolti a
favore di persone affette da HIV, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex
detenuti, ecc., magari garantendogli una piccola indennità supplementare?
In conclusione, per risolvere i problemi dell’Italia non servono miracoli, leggi speciali
o roboanti programmi di 300 pagine, piene di retorica e di ipocrisia, che nessun
elettore leggerà mai e nessun politico realizzerà mai; servono delle idee innovative e
delle persone oneste e capaci che le vogliano portare avanti.
Io sono disponibile, perché come disse Martin Luther King: “Può darsi che non siate
responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla
per cambiarla.”

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4. UN NUOVO INIZIO
Le primarie dell’8 dicembre rappresentano una grande occasione per iniziare a
cambiare veramente il PD e quindi l’Italia. Se pensate che uno dei 4 candidati possa
realizzare questo cambiamento, andate a votare per il vostro candidato. C’è però
un’altra possibilità: se pensate che il PD debba cambiare, ma nessuno dei 4 candidati
vi sembra in grado di realizzare questo cambiamento, andate lo stesso a votare ma
votate scheda bianca.
Questa modalità di voto, che ad alcuni può apparire ininfluente e ad altri una sorta
di delegittimazione del vincitore, in realtà, se dovesse raggiungere una certa
consistenza numerica, diventerebbe il vero motore del cambiamento. E adesso vi
spiego perché: se alle primarie vanno votare 2 milioni di persone e vince Renzi con il
60%, lui diventa il padrone assoluto del partito perché tutti, da Vendola a Briatore,
lo considerano il “sicuro vincitore” delle prossime elezioni (vi ricorda nulla?); ha già
caricato sul suo carro una larga parte della vecchia classe dirigente; ha dietro di sé
una nuova e scalpitante classe dirigente e tutto si risolverà in una lotta di potere,
esattamente come è stato finora le varie correnti (ma questa volta, forse, tra giovani
e vecchi).
Invece, se alle primarie vanno a votare 4 milioni di persone, ma centinaia di migliaia
di schede sono bianche, lo scenario è completamente diverso, perché la scheda
bianca significa: “Io sono per il PD, ma non mi avete convinto fino in fondo e se non
inizierete a fare le cose che avete promesso (come al solito), alle elezioni voterò per
qualcun altro oppure me ne starò a casa.”
E siccome i delusi dal PD sono il più grande partito d’Italia (almeno il 50% di quelli
che votano PD, il 50% di quelli che votano M5S e il 50% di quelli che non votano),
questo “avvertimento” avrebbe sicuramente un’influenza positiva sulle scelte del
nuovo segretario, perché vedete, le vere elezioni sono quelle che si svolgono dopo le
primarie e non basta vincere le primarie (e neppure quelle che vengono dopo) per
cambiare l’Italia, se alla guida del Paese non ci sono le persone giuste. E quelle che ci
sono adesso, secondo me, non sono le persone giuste.


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