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Competenze musicali 0 3 anni .pdf



Nome del file originale: Competenze musicali 0-3 anni.pdf.pdf
Titolo: 571-576 Art Spec novembre 2_PRO_aggiornamento_pennesi
Autore: Grafica

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571-576 Art Spec novembre 2_PRO_aggiornamento_pennesi 12/11/13 16:32 Pagina 571

Articolo speciale

Competenze musicali del bambino 0-3 anni
COSTANTINO PANZA1, ELENA FLAUGNACCO2
1
2

Pediatra di famiglia, Sant’Ilario d’Enza (RE), Coordinamento Nazionale Nati per la Musica
Psicologa, Centro per la Salute del Bambino-Trieste, Coordinamento Nazionale Nati per la Musica

Le recenti e sorprendenti scoperte delle neuroscienze sulle competenze musicali del feto e del neonato indicano che
già dalla prima infanzia presentino una raffinata abilità e competenza musicale che il genitore può sfruttare attraverso il contatto musicale (musica vera e propria e “baby-talk”) con il proprio figlio. Dopo aver illustrato le competenze musicali del bambino e l’infant directed speech, una particolare modalità comunicativa che l’adulto utilizza
nel rivolgersi al neonato, si descrive come la musica possa agire da strumento per il potenziamento dello sviluppo
cognitivo ed emotivo relazionale del bambino nei primi mille giorni di vita.

IL PERIODO FETALE

Nell’uomo alcuni sistemi percettivi
sono maturi già durante la vita intrauterina, nonostante sia presente un’immaturità neurologica che contraddistingue il feto umano rispetto ad altri
mammiferi. Il feto è abile nelle percezioni sonore già a partire dal 6°-7° mese di vita intrauterina. Anche se è abile
a raccogliere tutti gli stimoli percettivi,
il feto rimane in contatto con l’ambiente esterno soprattutto con l’olfatto e l’udito. Questa particolarità nella maturazione del sistema nervoso non è casuale: il feto utilizza questi sistemi percettivi per riconoscere l’ambiente intorno
a sé. Già dalla 31a settimana di gestazione il feto discrimina la voce della
mamma preferendola alla voce di una
donna estranea, e questa esperienza
prenatale contribuisce a rafforzare il legame tra madre e figlio1. Il celebre studio di De Casper pubblicato nel 1986 ha
verificato l’ipotesi “utero speech experience”. De Casper ha dimostrato che
nelle prime ore dopo la nascita i neonati mostrano di riconoscere e preferire
la voce della madre rispetto a quella di
altre donne e sono in grado di discriminare tra due diverse storie per bambini,
preferendo quella ascoltata nell’ultimo
trimestre di gravidanza. Il feto quindi
ricorda il tono della voce, il contorno
melodico (saliscendi della melodia),

Medico e Bambino 9/2013

CHILDREN’S MUSICAL ABILITIES FROM PRENATAL TIME TO THREE YEARS OF AGE
(Medico e Bambino 2013;32:571-576)

Key words
Infant directed speech, Music, Child, Early childhood development
Summary
Recent and amazing discoveries of neurosciences on musical abilities of the foetus and the
newborn baby show that refined ability and musical competence are developed very
early and can be used by parents to provide opportunities for early development through
music listening and baby-talk. The foetus is able to hear the mother’s voice since the 31st
week. After birth, if the mother’s face and her voice are perceived together, the recognition of the mother is quicker. Newborn babies are able to process music and rapidly develop great competences in listening to music. In particular, baby-talk, a universal language
to communicate with babies, facilitates segmentation and comprehension of words. Singing is very important to regulate arousal state and promote body coordination. Baby-talk
and singing promote the relationship between parents and children, which facilitates the
understanding of emotions and builds adequate social intelligence. Human musicality helps the development of receptive and expressive vocabulary.

l’intensità, i respiri e le pause della prosodia del racconto2. Non solo il bambino prima di nascere è in grado di ascoltare i suoni, ma è anche capace di discriminare semplici suoni linguistici
(sillabe, ad esempio “ba” da “ga”), mostrando a livello cerebrale un’organizzazione delle funzioni linguistiche distribuita in particolare nelle strutture dell’emisfero sinistro e in linea con la futura lateralizzazione dell’età adulta3.
Infine, in un ulteriore esperimento finalizzato a verificare la capacità di riconoscere melodie e canti familiari ascoltati in fase prenatale, a un gruppo di

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Articolo speciale

bambini di un anno di età è stato riproposto il motivo musicale che la madre
aveva ascoltato ripetutamente negli ultimi tre mesi di gravidanza. I bambini che
avevano ascoltato il brano in gravidanza
mostravano tempi di attenzione maggiori rispetto a un gruppo di bambini
che facevano da controllo e che non avevano ascoltato lo stesso brano. In breve,
i neonati sin dalla nascita mostrano di
saper riconoscere le ninnenanne già
ascoltate durante l’ultimo periodo della
gravidanza e mantengono tale traccia
mnestica anche a un anno di distanza4,5.
IL NEONATO

Le moderne tecniche di neuroimaging, che permettono di visualizzare

l’attività cerebrale durante compiti
specifici, hanno contribuito molto alla
ricerca sullo sviluppo delle abilità musicali nel neonato. Alla nascita il bambino riconosce la voce della madre
mentre dice una frase, ma all’ascolto
della stessa riprodotta in senso inverso, la voce non viene riconosciuta. Il
riconoscimento della voce materna
avviene attraverso una particolare
sensibilità alla prosodia, ossia all’intonazione e allo schema ritmico che viene a mancare nella condizione di
ascolto inverso6. Infatti, il neonato discrimina, riconosce e memorizza le
parole a lui rivolte in base alle strutture ritmiche della propria lingua (in
particolare per durata e intensità delle
vocali)7. L’ascolto della voce materna,
interiorizzata in epoca fetale, aiuta il

neonato a riconoscere il volto materno nei primi giorni dopo la nascita.
Una serie di esperimenti su neonati ha
evidenziato che visualizzare il volto
della madre insieme all’ascolto della
sua voce facilita il processo di riconoscimento del volto materno, una competenza sociale preziosa per potersi
mettere in relazione con il proprio genitore. Queste osservazioni portano a
riconoscere il fatto che già alla nascita
il bambino è in grado di utilizzare più
modalità sensoriali contemporaneamente per raccogliere informazioni
utili per l’apprendimento e la memorizzazione (apprendimento intermodale)8. I neonati sono percettivamente dotati per l’elaborazione dell’informazione musicale e mostrano di possedere precocemente elevate compe-

C

Figura 1. A. La musica originale e consonante evoca prevalentemente l’attivazione dell’emisfero destro in corrispondenza della corteccia uditiva, sia
primaria che di ordine più elevato (frecce gialle). B. Durante la presentazione dei brani musicali alterati e dissonanti, la risposta emodinamica a destra è significativamente più ridotta, mentre è maggiore a sinistra in corrispondenza della corteccia frontale inferiore e delle strutture limbiche (frecce arancioni). C. Le regioni più attive per la musica originale sono mostrate in arancione/giallo, e le regioni più attive per la musica alterata sono mostrate in blu. Due sezioni assiali mostrano una maggiore attivazione del giro frontale inferiore sinistro in risposta alla musica alterata e una maggiore attivazione di corteccia uditiva posteriore in risposta alla musica originale. Le due sezioni trasversali mostrano l’attivazione del complesso amigdala-ippocampo sinistro (e dello striato ventrale) per la musica alterata e l’attivazione del complesso amigdala-ippocampo per la musica originale. Le
due sezioni sagittali mostrano una maggiore attivazione temporale superiore destra per la musica originale (da voce bibliografica 9, modificato).

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Competenze musicali del bambino 0-3 anni

tenze nell’ascolto della musica. In uno
studio italiano che ha coinvolto un
gruppo di 18 neonati sani di 2-3 giorni
di vita, i neonati sono stati sottoposti a
risonanza magnetica funzionale durante l’ascolto di brani di musica classica in base a tre condizioni sperimentali: brano originale consonante e
due variazioni del brano di cui una dissonante. L’imaging ha evidenziato che
i neonati mostrano un’attività cerebrale specializzata per la decodifica del
brano musicale simile a quella dell’adulto (Figura 1); inoltre i neonati riconoscono le piccole variazioni della
struttura musicale e sono sensibili all’inserimento di intervalli dissonanti.
Lo spostamento di un semitono di tutta la melodia ha inoltre attivato differenti aree della corteccia cerebrale
normalmente preposte all’elaborazione del linguaggio (frontolaterali inferiori). Infine, il brano musicale originale, non alterato da dissonanza, ha attivato il complesso amigdala-ippocampo, strutture cerebrali sensibili a stimoli con un forte contenuto emotivo9.
In conclusione, si può affermare
che i neonati sono già dotati di un sistema percettivo specifico per la musica sin dai primi giorni di vita, che
permette loro di riconoscere una melodia familiare, anche se trasposta verso l’alto o il basso10,11 o presentata a
due diverse velocità, purché le relazioni interne temporali e melodiche
siano mantenute12. Questo significa
che i neonati non utilizzano caratteristiche di superficie, ossia parametri
acustici assoluti di ogni singola nota,
bensì hanno una rappresentazione di
relazioni tra le note, sia degli intervalli che dei rapporti di durata (Box 1).

IL PIANTO NEONATALE
E IL LINGUAGGIO NEI PRIMI MESI
DI VITA

La misurazione delle caratteristiche acustiche del pianto di neonati di
madrelingua diversa (francese e tedesca) ha dimostrato che il contorno
melodico del pianto varia in funzione
della lingua di appartenenza. I neonati francesi piangono con un arco melodico in tono crescente, a differenza
dei neonati tedeschi che presentano
una discesa dell’arco melodico. Una
vera e propria imitazione della prosodia del linguaggio materno che indica, in modo particolare, già un’abilità
comunicativa presente alla nascita13. Il
pianto è quindi una tappa fondamentale per lo sviluppo del linguaggio. Se
alla nascita è presente il pianto melodico, gradualmente il bambino inizia
a esprimersi già al 1°-3° mese con
suoni gutturali e suoni descritti come
il tubare dei colombi (“coo”), suoni
spesso emessi in risposta alle parole
rivolte loro. Infine, attraverso la progressiva maturazione e sincronizzazione dell’apparato fonatorio e di articolazione, il bambino dal terzo mese
è in grado di produrre vocalizzazioni
sillabiche che utilizza in risposta a
conversazioni simmetriche con il proprio genitore14,15.
Quindi, queste competenze comunicative che una volta si pensava assenti alla nascita, in realtà, sono presenti già durante la vita fetale. Una misurazione audio dell’ambiente sonoro
in una unità di terapia intensiva neonatale ha evidenziato che neonati di 32
settimane di età gestazionale presentavano un aumento di vocalizzazioni in

Box 1 - LE COMPETENZE MUSICALI DEL NEONATO
Il neonato presenta elevate competenze musicali già alla nascita; riconosce la prosodia e
la utilizza nell’apprendimento della lingua madre, discrimina i diversi tipi di musiche, riconosce musiche e suoni di cui ha fatto esperienza in gravidanza e utilizza la percezione dei
suoni per sostenere le proprie abilità nell’apprendimento delle competenze sociali e linguistiche.
L’esperienza musicale/sonora neonatale coinvolge non solo le aree cerebrali deputate all’elaborazione percettiva musicale, ma anche quelle per il linguaggio e per l’elaborazione
del contenuto emotivo.
Infine, il neonato è capace di esprimersi attraverso il pianto, un vero e proprio sistema di comunicazione vocale, attraverso il quale il bambino cerca di imitare la prosodia della lingua
materna, con una variazione degli archi melodici tipica per ciascuna lingua.

Medico e Bambino 9/2013

risposta alle parole dei genitori (un aumento del 560% a 32 settimane e un
aumento del 160% a 36 settimane di
età gestazionale)16.
IL BABY-TALK

Il baby-talk (o motherese, mammese, parentese o infant directed speech)
è il linguaggio che universalmente gli
adulti utilizzano per parlare ai lattanti.
Consiste in un linguaggio musicale,
cantilenante, caratterizzato da molte
ripetizioni, ritmo lento, tonalità acuta
(expanded pitch contour), segmentazione più chiara dei confini tra le parole e aumento della qualità espressiva della voce17. Un’altra caratteristica
di questo linguaggio è la multimodalità, ossia l’utilizzo delle espressioni
del volto e della gestualità del corpo
per accompagnare i contenuti sonori.
Il baby-talk è utilizzato fino al secondo
anno di vita, in alcuni casi al terzo,
modificandosi di volta in volta a seconda dell’età del bambino e dei contenuti della comunicazione18. Di norma i bambini piccoli preferiscono e
porgono più attenzione se l’adulto si
rivolge loro attraverso questa modalità comunicativa, sia che a parlare in
mammese sia il genitore o un altro
adulto, anche di diversa cultura o lingua19,20. L’universalità è una particolare caratteristica di questo linguaggio,
confermata dall’attenzione che anche
i bimbi udenti di genitori sordomuti
prestano a questo linguaggio subito
dopo la nascita e al loro impegno nell’osservare il mammese gestuale dei
propri genitori21.
È stato proposto che tramite il babytalk i bambini possano apprendere meglio il linguaggio, in quanto l’accentuazione sillabica favorisce la scomposizione e il riconoscimento delle parole. Ma
è soprattutto sul significato emotivo che
si è focalizzata l’attenzione dei ricercatori. La qualità acustica del mammese è
stata misurata attraverso lo studio delle
caratteristiche dell’altezza, dell’articolazione vocale e dell’interesse emotivo
attraverso una particolare metodica di
registrazione filtrata (filtro a toni bassi), che permette di ascoltare le intonazioni e il ritmo ma non le parole. I risul-

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Articolo speciale

A

B
2

IDS

PDS

ADS

0

“Sheep”

IDS
PDS
ADS

F2 (Hz)

Frequenza (Hertz)
0

Iperarticolazione

2000

Grado di emozione

350

C

Emozione

Pitch

“Shoe”

IDS

PDS

ADS

1200
300

“Shark”

900

F1 (Hz)

Figura 2. In A la frequenza fondamentale espressa in Hertz (pitch), in B il grado di emozione, in C l’iperarticolazione vocale rispettivamente nell’Infant Direct Speech (IDS), nel Pet Direct Speech (PDS) e nell’Adult Direct Speech (ADS) (da voce bibliografica 22, modificato).

IL CANTO RIVOLTO AL LATTANTE

In generale, la versione in baby-talk
di una canzone è caratterizzata da un
pitch più alto (tonalità o altezza delle
note) e un tempo più lento. Rispetto al
baby-talk, il canto ha la caratteristica
acustica di essere a più alta frequenza
e offre una maggiore stabilità del messaggio sonoro nel tempo. Mentre una
frase pronunciata in due diverse occasioni dalla stessa persona può avere
ampie differenze nel pitch e nell’organizzazione del tempo, il canto presenta una scarsissima variabilità (meno
del 3% in velocità e meno di un semitono in altezza). Quindi, a differenza
del parlato, la comunicazione cantata
ha una maggiore stabilità intraindivi-

574

duale nella tonalità e nella velocità, se
misurata nell’arco di settimane o mesi.
Un’altra caratteristica di interesse del
canto è legata ai tempi di attenzione
del bambino. Il genitore che si rivolge
al bambino con il canto ha un più prolungato scambio di sguardi con il proprio figlio in confronto a una comunicazione parlata o in baby-talk25. L’attenzione congiunta stimolata attraverso il canto promuove lo scambio comunicativo che avviene prevalentemente viso a viso, sostenendo la relazione interpersonale tra genitore e
bambino, momento fondamentale per
la crescita20.
Il canto ha una preziosa attività di
regolazione sugli stati di arousal (uno
stato di pre-eccitazione neurosensoriale, in altre parole una condizione
psicologica e fisiologica di prontezza
sensoriale, mobilità, prontezza a rispondere a stimoli ambientali) del
bambino.
Nel lattante il canto presenta un effetto modulatore sugli stati di arousal.
Dieci minuti di canto agiscono riducendo il livello di cortisolemia, l’ormone dello stress, se questo si presenta elevato, mentre, se il bambino è
in uno stato di sopore o quiete, migliora la sua soglia di attenzione. Il
canto è quindi un vero e proprio modulatore sugli stati di pre-eccitazione e
favorisce l’autoregolazione del bambino (Figura 3)20,26. Il canto quindi si rivela uno strumento che i genitori possono utilizzare per calmare il bambino durante un pianto, o per favorire
l’induzione del sonno.

Sopra la media

Sotto la media

8
Cortisolo in nmol/l

tati di questa ricerca hanno dimostrato
che l’adulto si rivolge normalmente al
bambino durante il periodo della prima
infanzia con caratteristiche intonazioni
di accentuato interesse emotivo (Figura
2)22. Questo particolare impianto prosodico offre al bambino maggiori informazioni rispetto a un normale parlato,
ed è più facilmente comprensibile nei
contenuti e nell’esprimere le intenzionalità dell’adulto23.
Il bambino alla nascita sembra dimostrare interesse sia al linguaggio materno che a un linguaggio “non sense” o a
versi di animali ma, crescendo e facendo
esperienza di ascolto all’interno della
propria famiglia, tende a prestare sempre più attenzione alla lingua madre rispetto ad altre forme di parlato24.

7
6
5
4
3
2
1
0

Prima
del canto

Dopo
il canto
Tempo

Figura 3. Variazione dei livelli di cortisolo salivare per lattanti con livelli basali sopra (n =
15) e sotto la media (n = 9), prima e dopo 10
minuti di canto materno.

Un’altra caratteristica del canto è
quella di favorire, rispetto al parlato, un
movimento più coordinato del corpo e
degli arti del bambino, migliorando la
sincronizzazione emotiva tra madre e
bambino27.
BABY-TALK, PAROLE, CANTO,
NINNANANNA: COSA PREFERIRE?

I lattanti ascoltano più a lungo, o
meglio, prestano più attenzione e fissano di più il volto, se ci si rivolge a
loro in modo gioioso, sia che si parli
in baby-talk o in adult direct speech25.
Tutto questo non significa che ci sia
un modo “migliore” per rivolgersi al

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Competenze musicali del bambino 0-3 anni

neonato. Alternare momenti di comunicazione cantata, di danza, di babytalk in lingua madre o in una lingua
senza significato sono tutte occasioni
di buona interazione. È importante
soprattutto osser vare lo stato del
bambino, la sua disponibilità a relazionarsi piuttosto che la sua necessità a un momento di riposo. Un lattante con un elevato stato di arousal
(lo stato fisiologico di reattività) necessiterà di una ninnananna o un
baby-talk sommesso, mentre lo stesso lattante in uno stato di veglia-quiete potrà essere ben disposto a prestare attenzione a un baby-talk allegro
(Box 2)28.
Box 2 - IL RITMO
Il primo movimento ritmico è la suzione e,
a 2 mesi, il neonato individua cambiamenti nella velocità di presentazione di
suoni. Suoni molto distanziati vengono
percepiti come separati, suoni molto rapidi diventano un suono unico e grave.
Ogni bambino ha una sua cadenza ritmica, evidente ad esempio verso i 6 mesi nel dondolamento del busto e nella lallazione (primo ritmo linguistico) e verso
l’anno nella camminata.
A 1 anno il bambino può “ballare” al
suono della musica, ma solo dai 3 anni in
poi è in grado di sincronizzare il movimento della mano o del piede con la musica (pacing)28. I meccanismi cognitivi deputati alla buona riuscita di questi movimenti sono molto complessi e richiedono
molto tempo per il raggiungimento di un
pieno sviluppo (11 anni). Questi permettono un’analisi temporale dei suoni, la
capacità di prevederli e anticiparne l’arrivo, pianificando la sincronizzazione
del proprio movimento con il suono.

L’effetto della qualità emotiva della
voce nel pronunciare parole e sentenze sull’attenzione e sulla memorizzazione verbale a lungo termine è riconosciuto essere importante a ogni
età29. Il riconoscimento dello stato di
arousal del bambino e il rispetto dei
turni di comunicazione, inoltre, sono
due abilità di ascolto del genitore o del
caregiver che devono essere sempre
presenti. Al contrario, il rivolgersi al
bambino in modo “non musicale”, ossia senza un contorno melodico con
una caratterizzazione emotiva, allontana lo sguardo del lattante che così
rifiuta l’approccio comunicativo, mettendo a rischio la relazione genitorebambino, lo stato di autoregolazione
e, più in generale, lo sviluppo futuro
del bambino30,31 (Box 3).
DALLA SINTONIZZAZIONE AFFETTIVA
ALLA COSTRUZIONE DEL SÉ

Il baby-talk e il canto permettono lo
sviluppo di una modalità relazionale
funzionale tra bambino e adulto che
porta a una adeguata lettura delle
emozioni. Inoltre consente di gettare
le prime basi per comprendere gli stati mentali altrui e sviluppare un’intelligenza sociale adeguata. Questa importante tappa dello sviluppo del bambino avviene in un contesto di competenza proto-musicale generale che organizza e controlla tutte le caratteristiche temporali e sociali dell’essere
umano.
La capacità di entrare in comunicazione con i nostri congeneri in modo

Box 3 - COME APPRENDE UN BAMBINO
Gli educatori o i caregivers devono adeguare il loro insegnamento alla zona prossimale
del bambino. L’area di sviluppo prossimale, nel pensiero di Lev Vygotskij è quello spazio
dove il bambino, solo attraverso la presenza di altre persone con livello di conoscenza superiore, può apprendere nuove conoscenze permettendo in questo modo di avanzare nel
suo sviluppo, e progredendo dalla sua area di sviluppo attuale, l’area in cui il bambino
riesce a fare da solo, in altre parole lo stato attuale del suo sviluppo, per tendere verso quella zona di sviluppo potenziale a cui ognuno di noi aspira. Lo sviluppo del bambino può
avvenire solo alla presenza di persone più grandi che riconoscono le capacità del bambino e che interagiscono attraverso una comunicazione fatta di scambi reciproci: è possibile insegnare al bambino solo ciò che è in grado di apprendere. Quello che il bambino sa fare in collaborazione oggi (area di sviluppo prossimale) saprà fare indipendentemente domani (area di sviluppo attuale). Questa sensibilità del caregiver a riconoscere la
zona di sviluppo del bambino, adattando pertanto il proprio intervento al livello di competenza di volta in volta raggiunto dal bambino, è definita scaffolding.

Medico e Bambino 9/2013

interattivo attraverso la musicalità
umana è stata definita da Colwyn
Trevarthen e Stephan Malloch la forma privilegiata di comunicazione per
la nostra specie32,33. Questa forma di
comunicazione sostiene lo sviluppo
dell’attenzione condivisa e del coinvolgimento reciproco (joint attention,
joint engagement)34 e permette nei primi due anni di vita del bambino un rapido sviluppo del vocabolario espressivo e ricettivo35,36. La speciale grammatica di questo linguaggio consiste
in un ritmo di base, una linea melodica, un’organizzazione temporale che
si svolge attraverso ripetizioni e variazioni, e una narratività, proprietà
peculiare degli scambi fra madre e
bambino che si raccontano ‘storie di
intenzione’.
L’intenzionalità conferisce senso
alle attività umane ed è la voce del genitore che attraverso la musicalità la
manifesta e aiuta il bambino a comprenderla37,38. Il momento dell’allattamento al seno o della pappa, un momento di gioco di movimento, un’interazione vis à vis con uno scambio di
parole e vocalizzazioni, il cambio del
pannolino sono protoconversazioni
dove il bambino sperimenta i propri
stati interiori.
Una comunicazione, infine, essenzialmente musicale definita da Daniel
Stern con il termine di attunement
(accordamento o sintonizzazione affettiva), un processo interpersonale e
comunicativo dove la mamma (o il caregiver) comunica di essere emotivamente connessa ai segnali emozionali del bambino. Questa sintonizzazione è una capacità comunicativa del genitore per connettersi e condividere
affetti vitali con il proprio figlio e per
entrare in risonanza emotiva con lui.
All’inizio il genitore deve identificare
il significato dei segnali comunicativi
del bambino a partire dall’osservazione del suo comportamento per restituire quegli stessi stati affettivi attraverso una modalità non solo imitativa
ma trasformata, in modo tale di favorire il bambino nella comprensione
che la risposta si riferisce al bambino
e non alla mamma: un processo di restituzione degli affetti definito con il
termine di rispecchiamento39,40. In

575

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Articolo speciale

MESSAGGI CHIAVE

! Il feto è abile nelle percezioni sonore già a partire dal 6°-7° mese di vita
intrauterina e riconosce in particolare
la voce della mamma dal terzo mese
di gravidanza. Visualizzare il volto
della madre insieme all’ascolto della
sua voce facilita il processo di riconoscimento del volto materno da parte
del neonato.
! I neonati sono percettivamente dotati
per l’elaborazione dell’informazione
musicale e mostrano di possedere precocemente elevate competenze nell’ascolto della musica.
! Nel lattante il canto ha una preziosa
attività di regolazione degli stati di
arousal e favorisce un movimento più
coordinato del corpo e degli arti del
bambino.

modo spontaneo il genitore attribuisce con il proprio comportamento
uno stato mentale al bambino, trattandolo come un soggetto agente, dotato di una propria mente. Attraverso
questi dialoghi arriviamo alla regolazione affettiva del bambino, ossia la
sua capacità di modulare i propri stati
emotivi, processo necessario per arrivare alla elaborazione dei suoi modelli mentali, allo sviluppo di un senso
ben organizzato del Sé, come entità
separata, e alla nascita del pensiero
simbolico41.

Indirizzo per corrispondenza:
Costantino Panza
e-mail: costpan@tin.it

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576

! Il baby-talk, un linguaggio universale
utilizzato per comunicare con i bambini, utilizza espressioni e gesti per accompagnare i contenuti sonori. Questa
modalità di comunicazione facilita l’apprendimento del linguaggio, in particolare la segmentazione, il riconoscimento
e la comprensione delle parole ascoltate.
! Il baby-talk e il canto permettono lo sviluppo di una modalità relazionale funzionale tra bambino e adulto che porta a
una adeguata lettura delle emozioni e avvia lo sviluppo dell’intelligenza sociale.
! La musicalità umana, quale forma privilegiata di comunicazione, sostiene lo
sviluppo dell’attenzione condivisa e del
coinvolgimento reciproco e permette un
rapido sviluppo del vocabolario espressivo e recettivo.
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Medico e Bambino 9/2013


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