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Titolo: nuova versione Diac _Layout 1
Autore: Edizioni Del Ghiro

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A

Dizionario

DI c
DʼArte Contemporanea

Prefazione:
Dario Micci
Direzione Artistica:
Giacinta Patorno
Coordinatore editoriale:
Simona Giurintano
Testi:
Autori vari
Segretaria di redazione:
Francesca La Barbera
Copyright © 2013
Edizioni Del Ghiro
Bologna
ciandcigallery@libero.it
www.edizioniredmagazine.com
A cura di Calogero Cordaro
Progetto grafico,
Composizione e impaginazione:
Edizioni Del Ghiro
Finito di stampare Per i tipi della
Edizioni Del Ghiro
Nel mese di Ottobre 2013
ISBN:
978-88-904947-2-7
Nessuna parte di questo volume può essere
riprodotta o trasmessa senza l’autorizzazione
scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore

Edizioni Del Ghiro

Presentazione

«Quelli certamente che col mezzo delle lettere, si propongono di toglier dal sepolcro, e di consacrare al publico la memoria de gli huomini, debbono […] rappresentare alla vista non cadaveri, e ombre, ma le vive immagini di coloro, che degni sono
di durare celebri, e illustri» (1). Era il 1672 quando Giovanni Pietro Bellori, con
queste parole, presentava al mondo le Vite de' pittori, scultori e architecti moderni,
intenzionale e naturale continuazione delle vasariane Vite de' più eccellenti pittori,
scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri, pubblicate nel 1550
e riedite, con aggiunte e correzioni, nel 1568; in quello stesso Cinquecento, l’illuminatissimo vescovo comasco Paolo Giovio aveva raccolto nel suo Templum
Virtutis i ritratti degli uomini gloriosi, non solo artisti, dalle cui virtù attingerà nella
stesura degli Elogia, raccolta di brevi profili biografici. Pochi esempi di una pratica
vitale: tramandare la memoria e la conoscenza da una all’altra generazione, regola
biologica grazie alla quale è assicurata una costante evoluzione del genere umano;
manifestazioni concrete della volontà di consacrare, nel tempo, la celebrità dei più
gloriosi, persone le cui vite, azioni, facoltà e competenze sono motivo d’orgoglio e
fonte di sapienza per i popoli.
Figli di questo costume e materializzazione di tale esigenza, sono i moderni dizionari specialistici, raccolta finita di frammenti della continuità storica, anelli di una
catena che racconta le vicende dell’umanità attraverso episodi o uomini; personaggi degni di memoria, interpreti della loro contemporaneità autori delle peculiarità e
caratterizzazioni del loro tempo. Infinita catena che iniziata alle origini delle vicende umane, ancorata in quel lontano Rinascimento, approda oggi sulle pagine del
Dizionario di Arte Contemporanea edito da Diac. Importante opera specialistica in
tre tomi, che raccoglie i nomi, le opere, le poetiche, le tematiche, le tecniche ed i linguaggi dei più importanti esponenti del panorama artistico dei nostri giorni, dai più
celebrati agli emergenti testimoni della nostra contemporaneità. Non solo uno strumento necessario per i destinatari a cui si rivolge direttamente ma una raccolta estremamente utile e stimolante per i curiosi e meno esperti avventori dell’arte e della
cultura. Ricco di informazioni, immagini, racconti di una vita, episodi di una carriera, commenti alle opere capaci di darci un’idea sintetica ma completa dell’artista
esaminato e della sua collocazione nei moti eclettici della storia dell’arte nelle sue
complesse forme, nei suoi articolati valori e nelle sue infinite potenzialità espressive e comunicative.
La divulgazione di un importantissimo documento cartaceo nell’era di internet si
rivela edificante; la carta immune all’inconsistenza che regola il mondo di internet
è il supporto più opportuno attraverso il quale affermare, nella concretezza, il valore delle informazioni che dimorano tra i fogli. Da queste pagine si evidenziando le

chiare volontà che finalizzano questa pubblicazione e che sono direttamente correlate l’una all’altra: la sua funzione di testimonianza mnemonica e il suo valore didattico.
La parte mortale dell’essere umano, che si nutre di solo pane, è solo l’involucro
della nostra interiorità. Potendo affrancarsi nel ricordo di un altro, la memoria di ciascuno ha vita illimitata. Se non soffre della legatura ad aspetti sensibili del reale ma
al, potenzialmente infinito, rinnovamento interiore della prole umana, è necessario
fissare il ricordo dell’oggi, il bagaglio dell’identità dei nostri giorni. Se la memoria,
quindi, non è un oggetto costruito artificialmente o un elemento naturale ma una
costruzione culturale a tutti gli effetti, irrompe con doverosa prepotenza la sua fondamentale funzione didattica.
Le facoltà mnemoniche e culturali del passato, rappresentavano l’eredità educativa
che i genitori impartivano alla propria prole; questo bagaglio di nozioni assumeva,
così, una inviolabilità quasi sacra limitata ad una dimensione intima e personale. La
memoria non è storiografia. Laddove quest’ultima necessita di prove e documenti
che ne attestino la scientificità, alla memoria non sono essenziali verifiche. Eppure
gli accertamenti sono fondamentali nell’ottica di un arricchimento inconfutabile
della conoscenza e della cultura. Proprio perché raccolta di memorie tramandabili,
il nostro dizionario è un apparato didattico, pedagogico ed educativo per i pubblici
di ogni età capace di offrire la possibilità di utilizzare differenti registri linguistici,
permettendo al lettore di personalizzare la sua visione dell’arte contemporanea e dei
vari aspetti ad essa collegati.
Da quella mnemonica, maggiormente evocativa, a quella prettamente didattica,
Diac presenta, nel suo dizionario, un’opera che vive due vite: una splendidamente
culturale e l’altra meravigliosamente divulgativa; vite che dimostrano la volontà
della Edizioni Diac fare della memoria del nostro contemporaneo segmento di
tempo un valore identitario che qualifica il tempo presente e che, divulgando cultura, sarà l’anello di congiunzione con l’arte del futuro e con i prossimi dizionari d’arte che verranno pubblicati. Non solo un Dizionario di Arte Contemporanea, quindi,
ma lo specchio fedele della nostra florida contemporaneità artistica; un frammento
dell’oggi che sarà il ricordo di domani.
Dario Micci

(1) GIOVANNI PIETRO BELLORI, Vite de' pittori, scultori e architecti moderni, Roma, Mascardi, 1672, p. 4.

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Afro Basaldella

Diac

Afro Basaldella
Senza titolo, olio su tela

Alla metà degli anni '30 si lega a
Roma con Melli, Cavalli, Guttuso,
Leoncillo, Scialoja nel gruppo della
galleria della Cometa. Espone alla
Quadriennale del 1935 e alla
Biennale di Venezia del 1936. Nel
1937 si reca a Parigi con Mirko e
Cagli col quale esegue pannelli per
l'Esposizione Universale. Personale
romana alla Cometa nel '38. Attorno
al '40 realizza pitture murali. Realizza
cartoni per mosaici dell'E 42 e
insegnaTecniche del mosaico
all'Accademia di Venezia. Si avvicina
al movimento di Corrente. Dopo la
guerra si stabilisce a Roma. Presenta
dipinti neocubisti alla galleria dello
Zodiaco. Espone alla Galleria
dell'Obelisco nel 1948 e pitture astratte alla Quadriennale. Nel 1950
espone alla 'I Mostra nazionale d'arte
astratta' a Bologna e soggiorna negli
Stati Uniti dove è attratto dalla pittura
di Gorky. Espone periodicamente da
Catherine Viviano a New York. Nel
1951 partecipa alla rassegna 'Arte
astratta e concreta ' alla Galleria
Nazionale d'arte moderna di Roma.
Nel 1952 aderisce al 'Gruppo degli

Otto' proposto da Lionello
Venturi alla Biennale di
Venezia. Insegna al Mill
College di Oakland. Realizza 'Il giardino della speranza', un murale per
l'UNESCO. Si lega d'amicizia con
Burri. Nel 1960 vince il Premio
Guggenheim e espone alla Biennale
di Venezia. Del 1961 è il saggio di
J.Sweeney per la sua prima monografia. Lungo gli anni '60 insegna
negli USA e all'Accademia di
Firenze. Antologiche a Darmstadt,
Berlino, Ferrara nel 1969-70. Nel
1971 vince il Premio del Fiorino. Nel
1971 vince il Premio dell'Accademia
di San Luca. Nel 1973 partecipa alla
mostra 'Situazione dell'arte non figurativa' alla Quadriennale. Negli ultimi anni
fa ritorno ad Udine ed esegue arazzi
presso il castello di Prempero, sua dimora. Protagonista della stagione informale,
Afro ha realizzato una pittura piena di
impulsi, per dinamiche fluttuazioni
luminose nelle regioni del dipinto,
schermo per epifanie di splendenti colori. Fittissimo il curriculum presso le
gallerie private. L'artista è presente a
tutte le grandi mostre nazionali e internazionali sull'arte italiana del XX secolo.

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Fratello minore di Dino e di Mirko
Basaldella, studia a Venezia e a
Firenze. Partecipa nel 1928 alla
Mostra friulana d'avanguardia ad
Udine con i fratelli. È a Roma nel
1929: vi incontra Cagli, Mafai e
Scipione. Nel 1932 frequenta con
Mirko lo studio di Arturo Martini a
Milano. Conosce Birolli e Morlotti. Nel
1933 espone alla Galleria del Milione.

Diac

Lina Albasi

Lina Albasi
Lina Albasi, nata a Roma, ha frequentato il Liceo Artistico e l'Accademia di
Belle Arti.
Dal 1970 ha partecipato a numerose
mostre personali e collettive:
Roma, Milano, Napoli, Verona,
Ferrara,Terni,Cascia, New York(USA),
Basilea (SVIZZERA), Miami(USA),
Caracas (Venezuela), Merida
(VENEZUELA), Penne (PESCARA),
Casal Bordino (CHIETI)

Carezza, olio su tela, cm 50x70

Una figurazione dalla linguistica
estremamente dotta quella qui
riproposta dall’Artista Lina Albasi.
Una figurazione che mette in evidenza i vari stati d’animo delle persone rappresentate. Con grande eleganza stilistica la pittrice porta in
scena la condizione esistenziale di
un essere umano in continuo cambiamento. Lo sfondo nelle sue rappresentazioni è sempre informale,
mentre il fulcro della scena è sempre rappresentato da figure che
osservano l’astante. Figure che
10

occupano dunque uno spazio
prestabilito. Da notare nelle narrazioni visive dell’Artista, il magistrale uso del colore. Una cromia
che con grande luminosità fuoriesce dal buio degli abissi. Una cromia accesa che mette in risalto il
sentimento di salvezza eterna. Lina
Albasi è sicuramente una pittrice
che fa della realtà dei sentimenti
rappresentati il suo plus pittorico.

Massimo Alippi

L’itinerario artistico di Massimo
Alippi passa attraverso una sorta di
piattaforma espressiva che si salda
ad una visione del mondo reale in
una visualizzazione dalle fresche
tonalità cromatiche.
Il paesaggio non rappresenta un
tema convenzionale, ma semmai
costituisce spunto per una ricerca
di tecnica e contenuto, sempre
avvalendosi di elementi figurali che
sono strettamente agganciati a una
realtà immersa in un’atmosfera
evocativa. Quindi va precisato che
Massimo Alippi è un pittore della
realtà, di una realtà osservata in
maniera del tutto particolare ed
espressa in chiave autonoma, liricamente evocatrice e trasfigurata,
quasi essenzialmente costituita da
un tessuto ricco di raffinatezze e di
modulazioni limpide.
Le superfici de suoi dipinti non
sono mai ossessive perché le sue
strutture compositive hanno sempre
una ritmica simmetria come se a

condizionare la vitalità espressiva
intervenisse la piega accorata di un
largo respiro. Proprio la superficie
è quasi scandita da un tipo particolare di pennellata matericamente
densa che in una incessante espansione pare aumentare il senso
spaziale d’insieme, nella ricerca di
una vivace registrazione figurativa.
Alippi non procede mai da una premessa progettistica dell’opera, ma
da virtualità espressiva che si salda
ad un nucleo primordiale della sua
dichiarazione poetica intensa come
fatto emotivo, come decisa volontà
di scrivere una specie di racconto
di immagini quasi poetiche. Allora
il segno della sua pittura, ciò che la
contraddistingue e la fa personale
intuizione, è la distaccata linearità
del suo colore come segno
emblematico di un paesaggio amato
e intimamente vissuto e trasfigurato.
Giacinta Patorno

Senza titolo, olio su tela, cm 60x80

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Diac

Massimo Alippi
Massimo Alippi nasce a Roma da
madre veneta e padre di origini
marchigiane.
A Roma compie i propri studi scolastici fino alla laurea in ingegneria; la sua
formazione tecnica si unisce a una
innata tendenza a apprezzare e coltivare il gusto per le forme dellʼarte figurativa, gusto che la bellezza della
città in cui vive contribuisce certamente a educare.
Inizia col disegnare e dipingere
acquarelli fin da molto giovane passando gradualmente a comporre i
primi quadri a olio su tela.
Per motivi di lavoro si trasferisce al
nord Italia, prima a Bergamo e poi a
Milano. Qui viene a contatto con la
galleria DʼArs che gli propone di
partecipare ad alcune mostre collettive. Espone quindi presso gli spazi
della Spe Il Giorno, alla Galleria 9
Colonne a Ferrara.
Mantiene i contatti con Roma e partecipa a diversi eventi del Centro
Culturale Cappella Orsini inviando
propri lavori alle mostre “ Volti
nascosti”, “Paradiseion” e “Discarging
Art” collettive tenutesi negli anni
passati.
Con la terra marchigiana ha continui
rapporti e lʼ Accademia Raffaello di
Urbino gli organizza una personale
nel settembre 2005 dove raccoglie
notevoli consensi.
Nel 2009 partecipa ad una iniziativa
umanitaria di Emergency contribuendo con un proprio quadro venduto a
Londra alla raccolta di fondi per
attività in Centro Africa.
Lʼartista prosegue la propria attività
lavorando in uno studio in Milano
dove vive.

Diac

Paola Inés Antonucci

Paola Inés Antonucci
Iin arte Paola Insui.
Nata il 18.04.1979, nella città di
Mendoza, in Argentina.
Dal sentire sinceramente cosmopolita
cittadina del mondo.
Abita in Italia dal 1990. Diplomata in
Dirigente di comunità (indirizzo psicopedagogico), nellʼanno 2005.
Nel tempo libero, coltiva vari interessi,
tra cui la pittura, la scrittura, ed il
canto. Ha avuto da sempre una passione per il disegno, per la pittura, per
la scrittura, e per il canto. Da artista
autodidatta da stile libero, esercita
lʼarte dello scrivere, e del dipingere.
Queste personali capacità, talenti,
carismi, doni, che sono stati donati,
alla sua personale Identità: Queste
passioni e capacità, inerenti alla sua
personalità, le porterà con sé per tutta
la vita. Anche come necessità ancestrale ed spirituale: necessità e volontà
di comunicare attraverso queste
forme dʼarte comunicative ed espressive. Comunicare attraverso la pittura,
e la scrittura, per tutta la vita,
è il suo personale intento, e la natura
inerente alla sua singola personalità
ed identità, da artista autodidatta,
dallo stile libero “Free style”.

Senza titolo, olio su tela, cm 50x70

Nelle simmetrie simboliche della
pittrice Ines Paola Antonucci è
ravvisabile il vero messaggio dell’artista. Figurativo che diviene
alfabeto narrativo dei pensieri e dei
ragionamenti dell’intelletto dell’artista, della sua introspezione e
dei suoi sentimenti. Una festosa
alchimia compositiva che trae linfa
vitale da una tavolozza allegra,
luminosa, che contiene nello sfondo tutti i toni del blu, scalandone le
12

gradazioni. Colori pacati che
invogliano lo spettatore alla riflessione e all’elucubrazione condivisa
con la stessa artista che le propone
in un’ottica intimistica e segreta,
trascendente.
Dino Marasà

Nicola Archidiacono

Diac

Archidiacono Nicola
I suoi dipinti danno voce a
vibrazioni interiori dove ragione e
fantasia s’intersecano. I motivi
sembrano definire variabili psicologiche e sentimentali che prendono vita attraverso i colori vivaci
e accesi. Viene ridefinito un mondo
dove l’inquietudine umana trova
compimento in percorsi fantasiosi e
onirici, nella costante ricerca di
quella metamorfosi interiore che

rende la pittura esplorazione concettuale. Le opere di Nicola
Archidiacono propongono una
costante ricerca espressiva, dove le
immagini sono la realizzazioni si
sentimenti e pensieri sospesi nel
tempo. Una pittura calda e avvolgente che coinvolge non solo
l’artista ma anche chi si approccia
alla visione del dipinto.
Simona Giurintano

Faccia scura, olio su tela, cm 100x100

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Nasce a Trevico(AV) il 17.08.1956
Risiede a Vallesaccarda (AV)
Laureato in Ingegneria Elettronica ;
Inizia lʼattività artistica come autodidatta con lʼarte figurativa per poi dedicarsi alle composizioni astratte

Diac

Angela Alisa Asatryan

Angela Alisa Asatryan
Angela Alisa Asatryan nata nel 1981 a
Yerevan(Armenia) Ha studiato presso
L'ardin image fashion college a
Yerevan Ha studiato nell'istituto d'Arte
di Yerevan Un quadro dell'artista è
stato donato dalla stessa al MUSEO
di Tonino Guera di Pennabilli .Molti
dei suoi lavori sono stati esposti in
collezioni private in
Armenia,Georgia,Russia,USA e in altri
paesi
europei.

Senza titolo, olio su tela, cm 70x50

Angela Alisa Asatryan porta con sé
un bagaglio culturale affascinante e
lontano dal nostro, che si traduce in
esplosioni colorate. Messo da parte
il filone figurativo, che ha il merito
di rendere il suo stile facilmente
riconoscibile, l’artista armena si
spinge oltre la linea del figurativo,
realizzando un filone di opere
astratte e prive di inserimenti realistici.
Gli accostamenti cromatici scelti da
Asatryan per realizzare le proprie
armoniche composizioni geometri
che, sono caldi e ben convivono
con le colate di pigmento che
tagliano le campiture colorate. La
spontaneità della pittrice si coglie
proprio in questi gesti pittorici di
stratificazione del materiale pittorico; è così che Angela Alisa
Asatryan riesce a dare un tocco
personale e distintivo alla propria
sperimentazione astratta.
Silvia Rebecchi
Nelle opere di Angela Alisa, le calibrature cromatiche e il tratto segnico, denso o fluido, si svolgono in
un crescendo di fantasie che intro14

ducono l’osservatore in un excursus
di sensazioni e di impressioni talora
sognati.
L’operazione iniziale può apparire
scontata grazie all’abilità tecnica, al
possesso degli strumenti espressivi
per cui Angela può alzare, sfumare,
trasporre, rinvigorire i toni, ma la
sua tavolozza è quella. Ciò che
varia è il senso del discorso, il suo
modo di rapportarsi alle cose, il suo
sentimento e il suo dominio delle
forme per esprimere l’intimo tormento, l’inquieta percezione del
reale, la vibrante assonanza del suo
spirito toccato dalle vicende dell’esistere, il frutto di una sofferta interiorità lungo una scala di modulazioni tecnico-formali, sempre
squisitamente possedute ed
espresse.
Al fondo, c’è come una sorta di
dialettica interiore inquietante,
che si fa ragione di una capacità
quasi di astrazione, pur muovendosi l’artista nel campo della figurazione.

Paola Balestra

La passione per l’arte, in ogni suo
aspetto, ha sempre abbracciato ogni
momento della sua vita. “Tutto ciò
che mi circonda è degno di essere
chiamata arte, noi stessi esseri
viventi siamo arte pura”La sua personalità eclettica dalla spiccata creatività, capacità e gusto estetico fa
sì che possa spaziare tra le varie
forme di arte:dalla pittura con utilizzo di varie tecniche, al disegno a
carboncino,dalla scrittura al designer, alla fotografia, cercando in ogni
linea tracciata e in ogni immagine,
il nuovo e l’equilibrio dai quali
sprigionano forza ma al tempo stesso delicatezza di colori, ed eleganza nelle forme. Esordisce a sedici
anni con la prima collettiva di pittura nella città di Foggia, presentando una maternità a carboncino
che le valse il secondo premio con
medaglia d’argento. Altre mostre
seguiranno con altri altrettanti
premi e riconoscimenti. Attenta
osservatrice del paesaggio, realizza

dipinti a tempera e disegni a matita.
Nel 2004 si avvicina alla scrittura e
pubblica con la casa editrice
IBISKOS di A.ULIVIERI, una raccolta di poesie da lei scritte.
Si avvicina anche alla fotografia
digitale e partecipa a mostre
fotografiche con un buon riscontro
del pubblico. Da sempre abbraccia
sia il realismo che l’astrattismo. E’
particolarmente incline alla rappresentazione della figura femminile,
spesso protagonista delle sue opere
ma, tra i suoi lavori ci sono anche
opere astratte dai colori accesi, paesaggi e alcune a soggetto sacro. La
sua carriera artistica annovera
numerose eposizioni, partecipa su
invito a numerose collettive presso
gallerie, studi d’arte e palazzi. Sue
opere sono custodite presso enti
pubblici e presso privati.
Recentemente si è dedicata alla
progettazione di complementi di
arredo e mobilio.

Fiori rossi, olio su tela, cm 50x40

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Diac

Balestra Paola
Nasce a Trani (Ba), risiede e opera in
Francavilla Fontana(Br). Titolo di studio: Maestra dʼarte,conseguito allʼistituto statale dʼarte di Grottaglie. Sin
da giovanissima si dedica allʼarte e
con un gruppo di amiche di scuola,
realizza piccoli lavori artistici su
oggetti in cotto.

Diac

Giacomo Balla

Giacomo Balla

Manifesto Tecnico della Pittura
Futurista (1910) « Per la persistenTorino, 1874 – Roma 1958
za dell’immagine nella retina, le
cose in movimento si moltiplicano
[…] cosi un cavallo in corsa non ha
quattro gambe ne ha venti [….] »
(c.f.r. Documento n73, pag. 766).
Di qui la sua indagine sempre più
accurata dei fenomeni motori che
lo porta ad approfondire soprattutto
il problema della rappresentazione
sulla superficie immobile del
quadro, della continuità del movimento, ossia dello spostamento
continuo dello stesso oggetto entro
lo spazio, problema che risolve
ripetendo più volte, in posizioni
diverse ma attigue, la stessa
forma,come nel dipinto Dinamismo
di un cane al Guinzaglio (1912) e
nel dipinto Le mani del Violinista
(1912).
Balla esprime proprio in questi due
dipinti la propria personalità, nella
leggerezza dei toni, nelle trasparenze ottenute attraverso sovrapposizioni, nella diminuzione di peso
di tutto ciò che si muove, fino a
rendere il virtuosismo del violinista
e l’eleganza della signora che conduce il suo cagnolino.
Fondamentale in Balla è anche l’interesse per il colore enunciato nel
Le mani del Violinista; 1912; olio su tela; cm 52 x 75. Londra, Tate Gallery Manifesto del Colore (1918),dove
ne sottintende l’importanza
come mezzo espressivo del
mondo interiore e lo esalta
perché privilegio del genio
italiano.
Così in Profondità Dinamiche
(1912) il colore prende vigore,
mentre in Compenetrazione
Iridescenti (1913) attraverso la
ripetizione di forme modulari
geometriche e il passaggio
graduato dai colori fondamentali a quelli complementari e
dunque la compenetrazione
dei colori e la loro influenza,
esprime quella sensazione ottica di dinamismo che sarà propria dell’arte cinetica e programmata.
La calda adesione di Giacomo
Balla al Futurismo, avviene dopo
una iniziale fase verista e
divisionista.
La sua esaltazione della pittura
futurista è contenuta all’interno del
Manifesto del Colore (1918) all’interno del quale egli definisce tale
pittura «giocondissima, audace,
aerea, elettricamente lavata di
bucato, dinamica, violenta » e
perfino « interventista ».
Fu FilippoTommaso Marinetti,
fondatore del Movimento Futurista
(1909), ad individuare a Milano, in
Giacomo Balla un pittore dal temperamento futurista; Balla infatti è
un pittore che crede molto nel
futuro e sostiene pittoricamente che
niente è mai stabile davanti a chi
guarda.
La sua devozione e il suo entusiasmo nei confronti del movimento lo
indusse ben presto a firmarsi
Futurballa e influenzò la sua vita
familiare al punto da chiamare le
sue figlie con nomi da atmosfere
futuriste, Luce ed Elica.
In pittura per Balla la figura in
movimento non è mai stabile ma si
deforma, si moltiplica, cambiando
anche la sua forma.
L’idea è quella enunciata nel

16

Roberta Barbieri

Diac

Roberta Barbieri
"Nelle mie fotografie adoro rappresentare il mistero che si nasconde
dietro lo sguardo di una donna.
"Prediligo realizzare scatti dal
sapore malinconico, ricreando uno
stile antico che esalta eleganza e
sensualità".
Conosco Roberta Barbieri da quando era una studentessa dell'Istituto
d'Arte a Reggio Emilia, una ragazza solare, con grandi doti artistiche.
Da sempre la fotografia domina la
sua vita, si dedica ad essa in modo
spontaneo con grande passione ed
entusiasmo.
La sensibilità è la base del suo universo artistico, creando atmosfere e
suggestioni attraverso un immagine.
I suoi scatti sono composizioni eleganti di sentimenti e passione,
predilige fotografare la bellezza
femminile, regalandoci ritratti

colmi di sensualità e mistero,
donando al suo operato un sapore
pittorico e fumettistico.
Roberta possiede il dono di regalarci visioni di bellezza, grazie al suo
talento artistico nato dal sentimento
della sua sensibilità.
Prof. Spallanzani Claudio

…Ma dopo il suicidio del mio
amato, il tempo si fermò per me e
rimasi in perenne attesa del ritorno
del suo spirito. Nel susseguirsi dei
mesi, il mio cuore cominciò ad
essere attraversato da brame di
morte mentre la casa andava irrimediabilmente in rovina…
( E io ti aspetterò in eterno )
Luigi Palanga

Eterna attesa. olio su tela, cm 80x80

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Roberta Barbieri vive a Sassuolo in
provincia di Modena. Impara a
fotografare grazie al padre, quando
era ancora una bambina. Si diploma
presso l'Istituto d'Arte Gaetano
Chierici di Reggio Emilia. Attualmente
collabora con vari studi di grafica,
design e fotografia.

Diac

Franco Barrese

Franco Barrese
Franco Barrese nasce a Città di
Castello (Perugia) nel 1956.
Si laurea in scienze economiche e
bancarie presso lʼuniversità di Siena e
attualmente è proprietario di unʼattività commerciale. Alla fine degli anni
ʻ70 partecipa alla nascita di radio
libere dove ha la possibilità di
esprimere la sua grande passione per
la musica ed il fumetto. Da qui lʼincontro con autori di fama mondiale, quali
Hugo Pratt, Milo Manara, Giorgio
Cavazzano ed altri, partecipa
allʼorganizzazione di Tiferno Comics,
la mostra che annualmente assegna
lʼOscar del fumetto italiano.
Musica, fumetto e pittura sono i componenti della sua espressione artistica.

Jazz 1, olio su tela, cm 80x80

Il ciclo di dipinti proposti dall’artista rappresenta un omaggio
all’ideale supremo di Arte, espresso
attraverso il richiamo a figure tratte
dalla classicità e alle muse
Tersicore (danza) ed Erato (canto e
poesia); la musica è protagonista
nelle opere come nella vita di
Franco Barrese.
L’autore sceglie di non raffigurare
lo strumento musicale ma lo introduce fisicamente, nel quadro, come
materia che vibra di suono al pari
delle vernici colate, usate
anch’esse, di contorno alle figure
dipinte, come materia latrice di colore; l’oggetto non è quindi rappresentato ma reale, esploso nelle sue
parti, a volte frantumato ma sempre
inglobato nel colore, reso omogeneo al contesto e allo stesso tempo
contrapposto all’immagine rappresentata.
Il legno dei violini e delle chitarre,
il metallo dei cimbalini e sonaglietti, il fascino meccanico di bischeri
18

e chiavette, l’ottone degli strumenti
a fiato diventano allora espediente
per evocare la musica nella sua
componente primigenia, al di là
delle mode, dei generi e degli stili,
indagando sulla genesi stessa del
suono e sull’effetto ancestrale che
lo stesso produce nell’animo
umano.
Le figure, elementi pittorici collocati in una musicalità fatta di materia, danzano al ritmo atavico scandito da canoni ripetuti nella fluidità
degli sfondi, in un contrappunto di
ori, di opacità e lucentezze; oggetti
quali fiori e arance, come note
libere dal pentagramma, suggeriscono melodie sulle quali,
come in un’improvvisazione d’autore, accenti di colore si innestano
corredando di estro la tecnica: una
sinestesia che rende udibile il colore, visibile la vibrazione sonora e
che colloca nella contemporaneità
le opere di Franco Barrese.
Francesco Rosi

Lorenzo Bartolini

Diac

Lorenzo Bartolini
Dopo essersi formato all'Accademia
di Firenze nel 1799 soggiorna a
Parigi, dove riceve importanti commissioni (bassorilievi della Colonna
della Grande Armée per Place
Vendôme e un busto di Napoleone).
Grazie all'interessamento di Elisa
Baciocchi, sorella di Napoleone, viene
nominato professore di scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara
nel 1807 e diviene lo scultore ufficiale
della famiglia Bonaparte, per la quale
scolpisce numerosi ritratti. Dopo la
caduta di Napoleone, torna a Firenze.
Verso il 1818 scolpisce
l'Ammostatore, nel 1824 il gruppo
della Carità educatrice (Palazzo Pitti,
Firenze), nel 1830 il monumento del
principe russo Nicola Demidoff.
Docente all'Accademia di Belle Arti di
Firenze dal 1839 si batte per diffondere uno stile di scultura più legato
alla vitalità naturalistica piuttosto che
all'idealità accademica. La sua opera
più conosciuta è La fiducia in Dio
(1835, Museo Poldi Pezzoli, Milano).
La sua ultima opera importante fu il
monumento sepolcrale alla principessa polacca Sofia Zamoyski, per Santa
Croce (1837-1844).

LʼAmmostatore, scultura,1818

Le opere di Lorenzo Bartolini sono
evidenziate le più importanti commissioni di sculture, a cui si affiancano quelle di arte decorativa,
molto ricercate dall'ambiente cosmopolita gravitante nel periodo
della Restaurazione a Firenze,
divenuta tappa d'obbligo del Grand
Tour. Lo scultore inoltre, felice
ritrattista, è ricercato da tutte le più
importanti personalità europee dell'epoca nel campo della musica, letteratura, politica, alta finanza di cui

esegue il ritratto con sottile finezza
psicologica (M.me de Staël, Byron,
Liszt, Rossini, Lord e Lady
Burgheresh, il Marchese di
Londerry, i Demidoff, Alcune
importanti tele di Jean Dominique
Ingres attesteranno infine il lungo
sodalizio amicale con Lorenzo
Bartolini, iniziato frequentando
l'atelier di David a Parigi e rafforzatosi nel soggiorno fiorentino
di Ingres

19

Diac

Fiamma Bartolomei

Fiamma Bartolomei
Eʼ stata studentessa di Design presso la Facoltà di Architettura di
Firenze, ha cominciato a dedicarsi
alla pittura Astratta allʼetà di 20 anni,
periodo nel quale, grazie agli studi
effettuati, ha potuto addentrarsi nellʼosservazione di alcuni movimenti
artistici del Novecento per i quali
aveva un profondo interesse
(Cubismo, lʼAstrattismo di Kandinsky
,il De Stijl con il rigorismo logico di
Mondrian).

Red Architettural, tela con stucco ed olio, cm 90x120

La pittura è al di sopra di ogni
forma convenzionale, verso una
libertà di espressione e pittorica che
da vita al grande impulso creativo
di Fiamma Bartolomei. Nei suoi
dipinti si denota la spontaneità
delle sue composizioni, le quali
sembrano dissolversi nella tela.
I colori scelti, vivaci e forti conferiscono ampio movimento al contenuto della tela. Il linguaggio visivo adottato dall’artista si avvale di
un’autonomia espressiva che pone
l’accento sulla creatività visiva. Le
atmosfere realizzate ricevono movimento e vibrazione dai colori luminosi e vitali, toni suggestionali ed
evocatori di una realtà sognata dal
fascino dinamico e sentimentale.
Simona Giurintano
<< Ciò che mi interessa è trasmettere delle emozioni, non importa se
sono differenti dalla idea originaria
20

per la quale la tela è stata creata,
ogni tela rappresenta una visione
del mio mondo interiore, che le
persone possono interpretare differentemente a seconda del proprio
codice di lettura, in quanto portatrici di esperienze differenti e ognuno
con il suo tipo di “formae mentis”.
Le tele comunque sono derivazioni
di visioni spaziali, prospettiche,
notturne, o di sogni, ragnatele che
si ripetono circolarmente all’infinito, tunnel che si lanciano verso
punti all’infinito e costituiti di sole
poche linee, possono essere figure
sospese in un bilanciamento virtuale e apparente…spesso ogni
forma ha il suo speculare o contrario, che si può ritrovare in una
forma diversa , antitetica, o in
qualche linea che sia il punto di
partenza verso un viaggio che vada
al di fuori della tela>>.

Roberto Batella

Diac

Roberto Batella
Nato a Castel Giorgio (Tr) il 29 luglio
1966, si dedica alla lavorazione del
legno, da autodidatta, partecipando a
varie mostre di pittura e scultura.
Utilizza tutti i tipi di legno, sperimentando nuove forme e tecniche anche
con materiali più moderni (acciaio,
vetro, ecc.) che danno luogo a generi
e stili diversi, mantenendo sempre
come unico protagonista il legno.

Amanti, legno di quercia, cm 61x35

Rigore formale e spontaneità
organica nell’opera scultorea di
Batella. Nella sua scultura il figurativo cede alle formazioni astratte
per istituire una coerenza formale
che non abbandona la matrice naturale delle forme e del materiale.
Daniela Lubrano.
Il legno. Accattivante, caldo, vivo.
Interprete dei sentimenti e delle
rielaborazioni di Roberto Batella.

Artista dotato di sapienza compositiva, riesce nell’intento comunicativo con apprezzabile successo, discernendo ogni particolare con
magistrale forza espressiva e
soprattutto con naturalezza tali da
garantire una fruizione esteticamente appagante.
Dino Marasà

21

Diac

Mimmo Beccarisi
Nasce a Salatina (LE) lʼ11 Otobre del
1957. Maestro dʼArte presso lʼIstituto
dʼArte “ P.Toschi” a Parma

Mimmo Beccarisi

L’artista utilizza una tecnica pittorica essenziale ma al tempo stesso
ricercata, dove i toni utilizzati
definiscono un ambiente suggestivo. Siamo di fronte a colori intensi
ed espressivi. I movimenti espressi
dalle pennellate donano vitalità e
realismo all’immagine come se la
scena stesse prendendo vita davanti
l’osservatore. Proprio il colore
diventa l’elemento chiave per la
ricercatezza e la sensibilità della

composizione. Le pennellate, grazie
alla loro freschezza e vitalità ,
riescono a cogliere e fissare il particolare visivo . L’artista riesce a fermare l’attimo in cui l’azione sta
prendendo corpo, in questo modo è
essa stessa a generare sensazioni e
vibrazioni in chi la osserva.
Simona Giurintano

Patto d'amore tra il buio e la luce, olio e acrilico su tela artigianale, cm 140 x 120

22

Leonardo Beccegato

Diac

Leonardo Beccegato
Nato nel 1941 a Venezia, lavora nel
suo studio a S. Croce, 2149. Eʼ ingegnere elettronico e autodidatta quanto
a formazione artistica. Attivo come
pittore dal 1975.
Numerose le sue mostre in gallerie
pubbliche e private, nazionali e internazionali (Spagna, Francia, Austria,
Germania, Olanda, U.S.A., Malesia)
dove ha ottenuto premi e riconoscimenti

Lezione di danza, olio su tela cm 95x125

La forma e le linee dei soggetti
dipinti da Leonardo Beccegato,
prendono vita da una sua intuizione
della forma. Viene fuori la sua sensibilità in relazione alle introspezioni e alle idee scaturite dalla
coscienza. Tutto diventa un intreccio tra l’elemento visivo e le trame
di colori, che riescono a conferire
al dipinto suggestioni emotive e
intrecci intellettuali. La tela diventa
generatrice d’ immagini, tanto da

far credere allo spettatore che
queste abbiano vita propria. I toni,
contrastanti tra loro per intensità e
colori, sembrano far uscire dalla
penombra del sogno, volti e pensieri reali legati alla vena sensibile
dell’artista. Tutto ciò sembra essere
un modo per raccontare un tempo
drammatico e disincantato.
Simona Giurintano

23

Diac

Rosapia Bellagamba

Rosapia Bellagamba
Rosapia Bellagamba è nata a Rimini,
vissuta a Roma, risiede in Sabina.
Formatasi alla scuola di Emilia De
Divitiis, ha completato contemporaneamente studi classici e musicali.
Le sue opere custodite in diverse
collezioni private, Enti pubblici e
Centri di Cultura, vengono esposte in
prestigiose gallerie in Italia e allʼestero.

Senza titolo, olio su tela, cm 50x70

Rosapia Bellagamba opera su una
gamma di stili col supporto di una
sapiente tecnica, per arrivare ad
immagini letterarie altamente poetiche, a vibrazioni e contrasti in un
insieme ritmico, melodico, compositivo dalla efficacia estetica ed
emotiva estremamente interessante.
Mauro De Felice, Docente di Arte
della Sapienza
Con Rosapia Bellagamba si entra in
un mondo culturale ricco di arte e
verità. Le opere dell’artista, percorse da un io profondo, hanno
voce e vita. Colori stupendi, ogni
24

angolo è permeato di grande musicalità.
Augusto Giordano, Giornalista RAI
Artista versatile ed eclettica,
Rosapia Bellagamba riversa la sua
notevole creatività nei colori con la
perizia e la disinvoltura del
Maestro d’Arte. Personalità di così
grande sensibilità poetica non poteva che creare opere altamente
espressive e cariche di passione.
Predilige la ritrattistica, ma adora
particolarmente i fiori
Tiziana Tamburi

Raffaella Beltrami

Diac

Raffaella Beltrami
Raffaella Beltrami, pittrice paesaggistica essenzialmente autodidatta, vive
ad Omegna (VB) e dal 1999 si è dedicata con impegno alla pittura seguendo inizialmente i preziosi consigli e le
indicazioni di E. Toncelli, noto pittore
originario di Livorno.
Ha partecipato a mostre e concorsi
riscuotendo consensi di critica e meritando premi in campo nazionale ed
internazionale.
Sue opere sono in Svizzera, Spagna
(Tenerife), e in Italia in pinacoteche
private e pubbliche.

Senza titolo, olio su tela

Osservando alcune opere pittoriche
di Raffaella Beltrami, si resta
decisamente convinti che non è
facile descrivere l’operato dell’artista, la critica internazionale ha
già molto detto di lei, nonostante
questo vorrei esprimere il mio personale pensiero che unifica le varie
forme del personaggio nell’arte e
nell’ego. I suoi lavori sono soltanto
l’espressione più esteriore, palpabile, materiale, di uno spirito organizzato ad essere libero. Se osservi
i suoi dipinti intuisci un percorso
motivato unicamente dall’amore
per l’arte, quadri impregnati in
un’aura sospesa, unita ad illusioni e
corpi e borghi, sono immagini
trasparenti, essenziali, nitide. Una
creatrice di borgate o figure suggestive, dalla spiritualità di cose
vicine all’artista, esaltate delicatamente nella forma che riflettono la
ricerca di pace e di vita. Una narratrice di straordinari messaggi, ricchi di sentimento ed ideali, le sue
Pennellate rivelano una personalità
attenta ed ispirata, essa coglie
l’essenza più profonda dell’umano

e della natura e delle cose che rappresenta per renderci partecipi del
senso segreto riposto nel tutto.
Raffaella Beltrami sa trasformare la
realtà in sogno perché crea con il
cuore e attinge l’informazione dallo
scrigno dei suoi pensieri che scorrono veloci quanto concentrati,
l’arte è verità ed è in questo caso al
di là del reale siamo dentro una
comunicazione che da una semplice
prospettiva di un paesaggio ci
trasporta in un mondo fatto di pulsioni interiori.Padronanza dei volumi, capacità nel segno, abilità nell’insieme armonizzano giungono ad
una sintesi interpretata con forme
che oltrepassano l’immagine percepita visivamente, un filo sottile
tra la memoria della Beltrami e la
musicalità sofferta della sua vita.
Carla Martino

25

Diac

Daniela Bencivenni

Daniela Bencivenni
Daniela Bencivenni, fiorentina, da
sempre interessata alla pittura, segue
da alcuni anni i corsi del pittore
Nazareno Malinconi. Ricercatrice
etnobotanica (erborista-antropologa)
predilige soggetti relativi allʼambiente
in cui vive e lavora, Ha partecipato a
numerose manifestazioni ed ha
esposto in mostre personali e collettive a Firenze, Pontassieve,
Montespertoli, Viareggio, Parigi

La realtà della sua opera ha un suggestivo potere evocativo che viene
trasmesso dalla chiara narrazione
figurativa del paesaggio. L’ordine e
i colori tenui dell’immagine infondono serenità all’osservatore, che
viene proiettato in un paesaggio
caldo e accogliente. La capacità
artistica e comunicativa di Daniela
Bencivenni, viene fuori dalla realtà
espressiva e dalla consistenza del
paesaggio, resa viva dal paesaggio

Senza titolo, olio su tela, cm 80x80

26

realistico. I colori, pacati ed equilibrati, riportano alla mente ricordi e
atmosfere di una realtà ormai
svanita, dove la tranquillità e la
preziosità dei paesaggi sono bloccate da sensazioni magiche e
vibranti.
Simona Giurintano

Fiorenza Bertelli

Diac

Fiorenza Bertelli
Nasce ad Ostellato in provincia di
Ferrara nel 1955, compie studi umanistici presso l' università di Bologna.
Per alcuni anni si è dedicata all'
insegnamento e da tempo lavoro e
vivo a Belfiore.

senza titolo, olio su tela, cm 50x70

Fiorenza si guarda nel suo quadro
come fosse uno specchio d’acqua,
ma non l’ho fa con l’egocentrismo
di Narciso, perduto nel solipsismo
della propria bellezza; compie tale
atto -direbbe Jung- per fedeltà a sé
stessa per ricercarsi nel lato oscuro
che esiste in tutti noi: l’ombra . Vi
è un volto di noi stessi che non verremmo mai mostrare se non nella
prospettiva dell’arte che è liberatoria dalle nostre angosce e generosa
verso i nostri limiti. L’artista è
entrata nella dimensione di far
vivere l’ombra nella forma della
pittura guidandoci a riconoscerla
come parte di un inconscio artistico
collettivo da una parte, e dell’essenza umana consapevole, dall’altra. L’autrice non ha seguito la
furia iconoclasta di tante avanguardie, e post-avanguardia, non
sempre credibili agli occhi di una
estetica seria. Potrebbe essere stata
coinvolta, secondo una metafora
che amo, nella celebrare domanda
di Holderlin: “ perché i poeti nei
tempi di povertà”. Il grande poeta,
nell’elegia Pane e vino, afferma
che aspetta loro anche se dipingono
invece di scrivere, andare come i “

sacerdoti sacri di Dionisio…. di
paese in paese… nella sacra notte”,
affinchè gli “ dei fuggiti” ritornino
tra gli uomini. Fuor di allegoria
credo che Fiorenza attenda non
tanto il ritorno della figura nel
quadro, quanto il ritorno dell’artista
al “ sacro della sua arte”. Perché,
nella crisi che attanaglia l’uomo di
oggi, gli dei torneranno dall’esilio
in cui sono fuggiti, solo se gli
uomini sapranno essere all’altezza
dei doni che hanno ricevuto da loro
all’origine del tempo. La nostalgia
della figura, perciò, non deve trarre
in inganno, né condurre verso un
patos dello smarrimento; il timore
vero che dovrebbe prenderci è
verso il deserto della forma, il
vuoto estetico etico che si può leggere nella pochezza culturale dei
gusti omologati, nella banalità confezionata senza aspirazione. Ma
Fiorenza per sua e nostra fortuna
sfugge a questa rete omogeneizzante. Il suo colore fluisce nello
spazio con un armonia complessa e
ordinata secondo geometrie interiori che non è facile di svelare
Marco Righetti
27

Diac

Lorenzina Bertolino
monregalese, coniugata, due figlie,
lavora nellʼospedale di Mondovì come
infermiera – caposala. Inizia la sua
attività di pittrice dilettante nel 2004
partecipando agli incontri tenuti presso la Saletta dʼArte del Bar Lurisia a
Mondovì sotto la guida del pittore
Dario Liboà. Appassionata di
acquerelli, presenta le sue opere nelle
esposizioni collettive a Mondovì in
occasione delle serate durante il periodo estivo dal 2004 ad oggi.

Lorenzina Bertolino

I suoi dipinti presentano colori
decisi e dalle tinte morbide, dove i
paesaggi o le composizioni floreali
trovano immediata espressività.
Lorenzina Bertolino utilizza la
tavolozza con grande competenza e
vitalità, adottando colori che conferiscono equilibrio alla narrazione
visiva. Ogni soggetto raffigurato
diviene portatore di valori e sensazione, che sembrano quasi pren-

Mondovì, Piazza Maggiore, acquerello, cm 80x80

28

dere vita. Le pennellate, morbide e
delicate, conferiscono ai suoi dipinti una tale freschezza visiva da
proiettare l’osservatore in quella
dimensione intima e serena che
sembra caratterizzare i suoi paesaggi. Il sentimento e la realtà trovano
la loro realizzazione nel magistrale
utilizzo degli acquerelli.
Simona Giurintano

Alberto Besson

L’analisi puntuale di Alberto
Besson sulle dinamiche del movimento e sulle scomposizioni del
colore richiama l’Orfismo di
Delaunay, che ha arricchito le
geometrie del cubismo con la fantasmagoria tonale delle sue sperimentazioni. I lavori di Besson si
traducono in un inedito gioco segnico e coloristico, dove una miriade
di tacche geometriche si incontrano
sulla superficie della tela, senza
interrompere il flusso compositivo,
che impegna lo sguardo in una raffigurazione frammentata e caleidoscopica. I toni vivi e squillanti
esaltano le minuscole forme che si
coniugano in un concertato ritmico,
vibrante e luminoso. Il dinamismo
che anima queste opere è ordinato e
organizzato con una sapienza
costruttiva capace di evocare percorsi visivi e paesaggi e di rielaborarli con un’intelligenza ludica e
trasfigurante. In un efficace con-

fluenza tra scelte cromatiche incastri segnici, l’artista imprime una
cifra stilistica di immediata
riconoscibilità alle sue interpretazioni pittoriche che, sotto l’impulso di una felice intuizione poetica, reinventano una natura incontaminata dalla presenza dell’uomo.
Attraverso un’astrazione che allude
alla riconoscibilità del reale,
Besson coglie l’essenza intima di
un vissuto filtrato della memoria;
non è quindi casuale che i titoli dei
suoi lavori conducano al riconoscimento di mondi vicini e lontani, ma
perfettamente ricomponibili nella
loro indeterminatezza e che si
impongono allo sguardo come una
narrazione compiuta. In questo
gioco di scomposizione e
ricostruzione, ogni singolo tassello
di colore diventa vocabolo descrittivo di un’immanenza, di un
apparire senza infingimenti simbolici; qui la materia pittorica, infusa
di sogno e di
realtà, sembra
proliferare
sulla tela a
seguito di un
processo
spontaneo di
germinazione,
per testimoniare la bellezza
del creato.
Paolo Levi

Sahara,
tecnica mista
su alluminio,
cm 70x100
29

Diac

Alberto Besson
Significativi riconoscimenti al Castello
Sforzesco di Milano e alla Belle Arti di
Torino, lo incoraggiano a continuare il
proprio discorso artistico iniziato nel
1965.
Personali a Cremona, Milano,
Brescia, Firenze, Ferrara, Varese,
Bergamo, Reggio Emilia, Pisa e
Monte Carlo. Dal 1980 partecipa a
manifestazioni dʼarte in varie nazioni.
Dopo un periodo di esperienze diversificate, si laurea in giurisprudenza
presso la Statale di Milano e superato
un concorso pubblico, ottiene un
impiego statale.
Ha illustrato una trentina di volumi di
racconti e poesie pubblicati da varie
case editrici.
Oltre trecento le presenze in Gallerie
dʼArte, Fondazioni e Musei.

Diac

Andrea Biffi

Andrea Biffi
Lʼuomo dalle scarpe rosse, tecnica mista cm. 50x70
Pittore e scultore, Andrea Biffi nasce
nel 1943 a Bari dove frequenta lʼistituto Statale dʼArte. Nel 1962 ottiene il
diploma di Maestro dʼArte. Nel 1970
si abilita a pieno merito allʼinsegnamento di “Disegno e Storia dellʼArte”
e nel 1973 allʼinsegnamento di “Arti
Plastiche”. Durante lʼinsegnamento
nelle scuole superiori viene più volte
nominato dalle autorità scolastiche
pugliesi e lucane “Commissario
Governativo” in concorsi a cattedre
per lʼinsegnamento di “Disegno e
Storia dellʼArte” nelle Scuole
Superiori. Nel 1977 si trasferisce a
Corigliano Calabro dove vive con la
sua famiglia, dedicandosi intensamente alle attività artistiche nel suo
laboratorio-galleria “Studio Arte Sette”
in collaborazione con il “Centro Arte
Club” di Rossano dellʼamico artista e
gallerista Ercolino Ferraina. Negli anni
ha partecipato a numerose mostre,
personali e collettive, nazionali e
internazionali, riscuotendo ovunque
ampio consenso di pubblico e critica,
nonché premi prestigiosi. Ha illustrato, inoltre, libri di fiabe e commedie e
copertine di raccolte di poesie, delle
quali è egli stesso autore molto
apprezzato.

Di Andrea
Biffi si è detto
tutto o quasi
tutto; ce n’è
abbastanza
però per
ritornare sulla
sua capacità
espressiva, sul
suo multiforme talento,
sulla densa
corposità di
alcune
immagini,
sulle sue
sconcertanti
atmosfere,
sulla sua energia cromatica
e sul subcosciente scultoreo che anima le sue tele. E’ una
forza di linguaggio nuovo che condensa la sua vitalità di scultore,
tradotta sul bronzo come sull’argilla, sulla resina, sul legno con
la resa tecnica e poetica e con la
forza e la delicatezza della sua pittura. Segni, curve e macchie di colore che assorbono lo sguardo ì, lo
spirito e la fantasia dell’osservatore, trasmettendogli vibrazioni che
hanno lo spessore ed il sapore dell’esistenziale e della vita di ogni
giorno. Certe figure bifronti, certe
comprensioni tra le mura del passato, stracci di nubi bianche e lievitanti in un cielo dipinto di blu,
certe sensazioni spaziali, certe rappresentazioni concettuali: è tutto un
insieme che genera nella sua
duplice arte un che di spirituale, di
iperuranio, di sconfinato che dà la
misura di un nobile vertice intellettuale. Vive nelle sue opere una
morbida geometria ed insieme

30

un’armonia di segni e di colori, una
tensione tra mistico e mistero, tra i
simboli del passato e la fuga in
avanti del presente. Colpisce la
genialità di molte soluzioni,
colpisce l’infinita gamma delle sue
scelte ed ancora l’accostamento tra
la realtà terrena e storica e il senso
mistico, universale delle sue interpretazioni. Il vigore della scultura
si congiunge ad una vibratile sensazione di movimento, a volte quieta e serena e a volte vorticosa,
turbinosa. Tutto questo ha una
chiara radice nel retroterra culturale, razionale, maturato ed affinato
di Biffi, sulla sua intensa esperienza di studioso, di docente, di
artista, ma soprattutto sulla sua
coscienza di uomo libero, fedele
interprete del mondo che lo circonda, capace di guardare lontano e di
dare un senso alla spinta delle
emozioni più istintive ed all’ansia
di orizzonti illuminati.
Gustavo Delgado

Giorgio Biso

Diac

Giorgio Biso
Nato a La spezia il 24 /09/1979.
Ha frequentato il Liceo Artistico
statale di Carrara (MS) diplomandosi
nel 1998 e si è laureato al corso di
pittura dellʼAccademia delle Belle Arti
nella stessa città, sotto lʼinsegnamento del professor Omar Galliani.
Per completare il percorso di studi,
frequenta un master biennale in grafica pubblicitaria e illustrazione presso
la Scuola Politecnica di Design a
Milano. Da studente d\'accademia
inizia a partecipare a concorsi e
mostre collettive d\'arte anche di rilievo internazionale e, sempre durante
gli anni degli studi, viene selezionato
per prendere parte a due edizioni
della Biennale degli studenti, organizzata dall\'Accademia delle Belle arti di
Carrara (MS).

Introspettivo sei, polimaterico su tela, cm 50x70

La sua arte si sviluppa nel segno
del colore e delle materie elaborate
con sapiente tecnica ed assoluta
attenzione, sottolineata da una suggestiva e personale poetica che
diviene sempre più informale, una
poetica fatta di "luce" e "colore",
"segno" e "materia".
Pur partendo dal relae, destruttura e
ricostruisce, elimina e sostituisce,
attingendo dal ricordo e dalla
memoria, caricando il vissuto di
sensazioni ed emozioni, ponendosi
come un vero e proprio "viaggio
interiore" una (introspezione), oltre
il visibile e la naturale percezione
dei fenomeni naturali.
Una pittura che si spinge in profondità, dentro l'anima e la coscienza,
nella quale abbiamo una sedimentazione interiore di stati d'animo
provocata da particolari vedute, dal
mutare delle stagioni, dallo scorrere
inesorabile del tempo che tutto
muta e trasforma.
Certamente si tratta di una pittura
informale, ma alimentata sempre
dal "reale", da sensazioni e
percezioni acquisite nel contatto
quotidiano con fatti, avvenimenti e
visioni concrete e un'importanza

rilevante nella sua espressione
assume certamente il paesaggio e,
in alcuni casi, la figura o meglio il
"ricordo" di essa.
Quando, anche a distanza di molto
tempo, il ricordo del vissuto si
ripresenta, ecco prendere vita
l'opera di questo artista. Allora ogni
opera diventa "percorso interiore",
"viaggio nell'anima", recupero di
attimi e momenti intensamente vissuti che vengono riproposti con la
forza prorompente del
"gesto/segno" e del colore.
Proprio quest'ultimo è senza dubbio
uno dei punti di forza di questo
artista, un qualcosa di fortemente
sentito o forse di innato che lo
porta ad usare con grande naturalezza e abilità, tinte bianche unite
ad'una varietà di marrone, terre di
siena e ocra, l'uitlizzo di diverse
tonalità di neri e con l'apporto di
diversi materiali (carte, tele grezze,
resine, ecc...).
Tinte spesso delicate che, in alcuni
punti della tela, lasciano spazio a
tracce e trame di "materia" a dare il
senso dell'umana presenza.
Luciano Carini

31

Diac

Umberto Boccioni
Nato a Reggio Calabria 1882, morto
nel 1916.

Umberto Boccioni

Considerato il disprezzo che i
futuristi nutrivano per le convenzioni artistiche tradizionali di contorni e mosse inerti, non c’è da sorprendersi se si dedicarono solo
marginalmente alla scultura.
Eppure Boccioni vide una sfida in
quella disciplina a prima vista poco
promettente. Osservate da qualsiasi
parte, le città europee offrivano
“uno spettacolo così compassionevole di barbarie, di goffaggine e di
monotona imitazione, che il mio
occhio futurista se ne ritrae con
profondo disgusto”, che faceva
stagnare la scultura moderna nella
mediocrità. Le opere erano mere
imitazioni di imitazioni: la scultura
futurista avrebbe dovuto rompere

Senza titolo, olio su tela

32

quel circolo vizioso. Per farlo,
bisognava liberarsi dalla conoscenza ereditata e reinventare l’intera
disciplina. Sotto tutto questo c’era
un normale messaggio modernista e
l’esortazione di Boccioni alla
“assoluta e completa abolizione
della linea finita e della statua
chiusa”, a spalancare la figura per
chiudere in essa l’ambiente,
avrebbe interessato soprattutto i
cubisti. Il dinamismo sorprendente
e l’espressività delle sue opere
dimostra che Boccioni aveva identificato una reale opportunità artistica, che altri futuristi avrebbero
esplorato.

Michele Bocelli

Diac

Michele Bocelli

Salto alla bascula, olio su tela, cm 50x50

Ciò che colpisce delle opere di
Michele Bocelli è l’infinita varietà
di personaggi che pullulano nelle
sue tele. Questa vena descrittiva,
dalla resa talvolta calligrafica,
riconduce la mente all’arte
fiamminga ed in effetti è l’artista
stesso ad autodefinirsi un fiammingo, proprio per la cura insistita del
dettaglio. Un pennello che ama
indugiare sui particolari e sulla
definizione dei contorni, ma che
non smarrisce l’organizzazione
d’insieme della scena. L’uso del
contorno marcato rammenta le
grandi vetrate gotiche con i loro
frammenti colorati uniti da piombo
e gli olii dell’espressionista tedesco
Beckmann, che può essere accostato alla produzione di Bocelli anche
per la scelta della tematica sociopolitica. Già, perché l’arte, oltre ad
allietare gli occhi, deve anche mantenere una funzione sociale, far
riflettere l’osservatore sfruttando il
potere evocativo e diretto delle
immagini e dei colori. Bocelli sente
particolarmente sua questa istanza
espressiva, come già fu per Picasso
in Guernica, per George Grosz in
Ladri o La strada di Belino in cui si

scagliò contro il decadimento della
moralità nella sua Germania
d’inizio Novecento o, ancora, come
è stato qualche anno fa per Botero,
nel rappresentare gli orrori di Abu
Ghraib. Con lo stesso spirito dissacrante, l’artista parmigiano pone
all’attenzione di tutti le moderne
truffe e si accosta alle icone dell’età contemporanea, realizzando
lavori che vedono spuntare
riconoscibilissime fisionomie di
politici e uomini d’affari: volti sia
dipinti, sia resi fluttuanti e surreali,
tramite la tecnica del collage.
Bocelli è un illustratore, pittore e
scultore che ha moltissimo da raccontarci del proprio mondo. Il suo
ininterrotto narrare racchiude la
forza e l’autenticità di una visione
interiore, un cosmo smaltato e fantasioso, popolato di sensuali e
flessuose cariatidi che paiono
uscire dalle sabbie mobili, come in
Di notte, in spiaggia, omaggio ad
un allievo di Rubens. L’affollato
mondo dell’artista è carico di ironia, critica sociale e surreale
trasfigurazione, il tutto racchiuso in
complesse architetture in cui la libertà di impaginazione spaziale è
33

Nato a Milano nel 1963, ha studiato
presso la scuola del Nudo di Firenze
con il Maestro Saldarelli.
Diplomandosi nel 1989 all'Accademia
di Belle Arti di Brera, seguendo lʼindirizzo Pittura, vive a Parma, e si è laureato presso la Parsons School of
Design di Parigi, collaborando successivamente con prestigiosi quotidiani e riviste. Bocelli nasce dunque
come illustratore e, quando si affaccia
al mondo della pittura, si rifà al linguaggio dei grandi maestri
fiamminghi; infatti, nelle sue opere,
significative sono la cura delle linee,
dei contorni e dei dettagli. Questa
esposizione vuole far conoscere il
complesso immaginario dellʼartista e
la sua instancabile ricerca, sia sul
piano iconografico, sia su quello della
progressione tecnica. Le tele di
Michele Bocelli, popolose e piene di
rimandi culturali, sono portatrici di
messaggi profondi da decodificare e
ricche di spunti di riflessione, spesso
su tematiche attuali. La sua è unʼispirazione vera e forte che non si ferma
alla tela, ma che anzi vuole generare
interrogativi, anche quando si tratta di
rese provocatorie e sarcastiche della
realtà a noi contemporanea.
Grazie alla grande varietà di opere in
mostra, si potrà apprezzare la versatilità tecnica di Bocelli, dalle opere di
grafica, sino a giungere alla scultura e
alla sperimentazione della tecnica ad
olio, di quella dellʼolio spatolato e del
collage.

Diac

Michele Bocelli

Michele Bocelli

Dal giardino delle delizie terrene-la entraineuse, olio su tela,
cm 50x70

illimitata. È come se ci parlasse in
un “dialetto originale, in una lingua
a parte”, per usare le parole che
Rossi Testa dedicò al grande
Grunewald. Ad ogni sguardo, i dipinti, le sculture, le opere di grafica
di Bocelli ci danno nuove sensazioni, nuovi particolari attraenti o
respingenti. Non si resta indifferenti dinnanzi alle sue elaborate composizioni, proprio perché quei
grovigli di linee pure ci conducono
alle soglie del suo personale uni-

34

verso: una vita dedicata all’arte e
all’utilizzo dei suoi multiformi linguaggi, al servizio delle idee.
Potenza e atto.
Fantasmagorie, opere disseminate
di segnali da decodificare in un tutt’uno coerente, dove nulla è lasciato al caso, dove le presenze sono
sovra individuali, come per i simbolisti che tendevano a trasferire le
sensazioni della propria realtà
senza interessarsi a quella per così
dire oggettiva. ..........S. Rebecchi

Daniele Boggia

Diac

Daniele Boggia

Tutta la sua arte sembra nascere dl
mondo dell’onirico, sogno e realtà
vengono poste sullo stesso piano in
modo da intersecarsi l’una con l’altra. Il surrealismo trattato nei suoi
dipinti è l’espressione di visioni
fantasiose, di evasioni cerebrali.
I colori sono vivaci e intensi, e le
pennellate lineari fanno raggiungere all’opera risultati efficaci e
operativi. I soggetti di Daniele

Boggia, sono singolari e propongono nuclei ideativi e fantastici che
oltrepassano la realtà umana. Vi è
un preciso ordine nei suoi dipinti e
in questi possiamo cogliere caratteristiche e modalità espressive che
concordano con le linee e i colori.
Simona Giurintano

Pesci, olio su tavola, cm 50x70

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Nato nel 57 a Ortonovo (sp) qui abito
e lavoro.Ha frequentato l'istituto di
scultura a Carrara e in parte
l'Accademia di pittura sempre a
Carrara.

Diac

Giovanni Boldini

Giovanni Boldini
Appartiene a quel gruppo di artisti che
mantenne sempre un originale modo
di fare artistico, nonostante la sua
carriera attraversi un lungo periodo
che vede nascere diverse correnti,
dalla naturalista a quella simbolista
passando per le avanguardie del
primo novecento.
Fu lontano infatti sia dalla realtà artistica macchiaiola, la registrazione
frontale e i lunghi tempi di posa propri
dei macchiaioli non si addicono alla
sua indole, che da quella francese,
sviluppando uno stile tutto suo.
Tra il 1864-1865 Boldini si serve dellʼarte di Banti, Puccinelli e Gordigiani
per movimentare quella staticità che
in pittura egli rifiuta, sbilanciando gli
equilibri e le limpide vedute.
Ciò è già visibile nei ritratti da lui eseguiti in età giovanile, tra i quali ricordiamo il Ritratto di Lilia Monti (18641865) e quello dellʼAmatore delle Arti
(1865-1866) nei quali i personaggi
assumono un atteggiamento e un
aspetto familiare e vivono attivamente
nelle loro stanze rivelandone lʼatmosfera reale fatta di elementi quotidiani,
mobili, divani, velluti, tendaggi,
poltrone.
Il critico e artista toscano Telemaco
Signorini, analizzando tali ritratti si
esprime nei confronti di Giovanni
Boldini dicendo « …Il signor Boldini di
Ferrara è un nome nuovo…..ma che
brillantemente esordisce….In effetti i
suoi personaggi nei ritratti occupano
lʼambiente in modo nuovo e dinamico».
Boldini rifiuta in pieno lʼidea della
fedele riproduzione e scardina la
realtà che allʼinterno della sua opera
è sottoposta a una decostruzione
attraverso un processo di smaterializzazione e dinamicizzazzione.

Analizzando la sua produzione appare evidente
infatti come l’artista faccia suo il processo di
svuotamento dei pieni e
conseguentemente di elettrizzazione dei vuoti. Tale
processo porta in molti
casi Boldini a ridurre i
colori fino all’uso del
solo bianco e nero e a
diminuire i soggetti, gli
oggetti, gli animali, dandocene solo delle parti e
in alcuni casi solo degli
accenni, decidendo di
volta in volta se farli
scorrere dinamicamente
lungo traiettorie parallele
al piano del quadro o farli
irrompere verso l’osservatore.
Questo processo noto
come sineddoche,
esprime lo slancio del pittore alla dinamicizzazione. La critica ha spesso messo in evidenza
come Giovanni Boldini ci restituisce un «mondo ricco in vesti
povere » tendenza che non
risparmierà nemmeno gli studi sul
paesaggio, dove l’artista riduce i
colori all’ocra e ai grigi e li invade
di una luce perturbata. Nel 1867
Boldini inizia i suoi viaggi, tra le
tante città visita Londra e nel 1871
sentendo quanto mai lontana da sé
Firenze si stabilisce a Parigi, che
brulicante di luci, di vita e di nuove
tendenze artistiche lo attira a sé.
Qui il pittore lavora per la fabbrica
Goupil, appartiene a questo periodo
il dipinto Signora con cesto di fiori
e cagnolino nei giardini di
Versailles (1875 ). La produzione
di Boldini registra a partire da
questa data un notevole cambiamento, rifiutando l’idea della rapp-

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La Contessa Zicky, (1905) olio su
tela

resentazione tale e quale, l’artista si
abbandona all’artificio, suscitando
l’entusiasmo e il consenso della
nuova borghesia.
Naturale fonte di ispirazione
diviene per lui il mondo squisito e
lezioso del settecento, compaiono
sulla tela svariati stereotipi di quell’epoca, personaggi dimenticati, il
gusto retrò per stanze piene di
specchi, consolle e pareti grondanti
di stucchi e affreschi.
In questi dipinti non si parla più di
luce ma di lampi che schiariscono
la tela più del dovuto facendoci
capire che ci troviamo dinanzi una
citazione storica.

Paola Boni

Diac

Paola Boni
Non semplici nature morte, ma
creature pittoriche, realtà cromatiche, che vivono di una particolare luminosità e trasparenza, piccoli oggetti nelle trame del quotidiano, emblemi di una coscienza
pacificata con se stessa e con il
mondo, paga delle piccole cose -e
non di pessimo gusto-, ma di cose
che evocano il piacere della qualità,
del pulito, del composto. Questo si
legge nelle tele di Paola Boni. E
non è poco in un mondo come il
nostro, dominato da ben altre componenti.
Nei suoi dipinti la fa da padrone il
vetro, che, stimola ad una gara serrata il pennello, per ottenere un
gioco di trasparenze e di vibrazioni
in coppia con la fluidità dei liquidi:
bicchieri, boccali, bottiglie, sono
presenti quasi in ogni quadro, icona
costante che serve all’artista per
misurarsi con la sua raffinata abilità: ed ecco la condensazione della
luce, le sue vibrazioni, ottenute con
pennellate precise e ben contornate,
ecco la lucentezza della ceramica o
della porcellana. E ne viene fuori
una pittura lessicalmente limpida,
immersa in una struttura spaziale
costruita e delimitata con sicurezza
di segno, in cui a prevalere è l’armonia della composizione e
l’estrema pulizia del colore, che
illumina e si impone con scelte
appropriate, anche nei fondi. I contorni si fanno ammirare per la precisione morbida con cui sono
ottenuti, la concretezza della materia appare delicatamente stemperata, le cose si sono scarnificate del
loro peso, per bearsi di una leggerezza dell’essere che sfiora la
metafisica.
E sì, perché se oggi si parla del
ritorno di un nuovo neo-realismo,
che rivuole la rappresentazione

concreta del reale, che mescola
documento e inventiva, per affondare visivamente nell’essenza della
verità, per la Boni si può parlare
forse di un’inclinazione neo-novecentesca, che sa pure usare,
mescolandovela, qualche corda fantastica e visionaria con tocchi tutti
suoi, sovvertendo con intrusioni
extra-vaganti il comune accostamento delle cose, dando vita perfino a tocchi di divertita ironia.
Sembra ricordare a volte certe
lucentezze degli oggetti di Morandi
o certa pulizia e plasticità di contorni di Donghi o Tozzi o Casorati.
Ma la gara col mezzo fotografico,
specialmente nelle vere e proprie
nature morte, disvela invece la contemporaneità del segno, il margine
minimo che oggi esiste tra mezzi di
rappresentazione diversi, le loro
contaminazioni, proprie della postmodernità........................
Anna Maria Ruta

Lattina, pastello su tela, cm 80x80

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Paola Boni nasce a Colorno (Pr) nel
1969 dove vive e opera.
Ha conseguito la laurea in economia
e commercio, e lavora nellʼazienda
del padre.
Pittrice autodidatta, la passione per il
disegno la ha accompagnata fin da
bambina, e grazie al libro di Lesley
Harrison Painting animals that touch
heart, si è innamorata della pittura a
pastello.
Presente sulla scena pittorica internazionale, ha esposto in mostre personali e collettive e in rassegne
nazionali e internazionali in varie città
italiane e straniere tra cui:
Parma, Palermo, Brescia, Viterbo,
Riccione, Noto, Bologna, Longarone,
Forte dei Marmi, Cannes, Montecarlo,
Oviedo, Madrid, Genova.

Diac

Amalia Borin

Amalia Borin
Le radici culturali della scultrice/pittrice Borin Amalia si perdono nei
meandri del delta del Po terra dominata dal mistero rurale; qui nasce e
cresce fino al trasferimanto a Modena
dove evolve in medico di Medicina
Generale per poi specializzarsi in
Cina in Medicina Tradizionale
Orientale.
I suoi nastri colorati ricordano i fiumi e
i canali di quella terra di origine che seppur caparbiamente ripudiata per
ll'arretratezza culturale che la contraddistingueva a quel tempo post-bellico
così austeramente captivo cozzante
con la ricerca irrefrenabile di quell'istruzione che le si intendeva
negare. in qualche modo a distanza
di tanto tempo rimembra rivolgendole,
quasi dedicandole, la poesia di questa fenomenale esplosione cromatica.

La struttura della sua arte sembra
voler scandire le immagini di una
bellezza sensitiva. Le figure umane
sono colte nella loro vibrante
essenzialità e diventano espressioni
colme di vitalità. Alla radice delle
sue opere vi è sempre una forte carica vitale ottenuta da squadrature
vigorose e dai diversi colori utilizzati. Proprio questi danno alle sue
sculture un maggiore slancio creativo e un’intensa vitalità. In questo
modo, grazie ai lineamenti morbidi

Passaggio, terracotta

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e limpidi, all’espressività del viso,
alla posizione del corpo, le opere di
Amalia Borin non perdono l’immediatezza e la spontaneità del loro
contenuto artistico. Tutto nelle sue
opere sembra dover prendere vita
da un momento all’altro e lo spettatore è illuminato dalla prefigurazione emblematica del mondo
interiore e degli stati d’animo dell’artista.
Simona Giurintano

Chiara Borsi

Diac

Chiara Borsi
Con tratti alla volta decisi ed incisivi, alla volta delicati e sfumati,
Chiara racconta delle sue radici,
che metaforicamente, come in un
albero, si propagano, si diramano e
si estendono elevandosi in un unico
grande fusto i cui rami e le cui
foglie si fanno specchio di un’unica
appartenenza.
In queste radici vivono le emozioni
più profonde, come la forza, la poesia, la sensibilità e l’amore che, in
perpetuo mutamento, evolvono.
Questo racconto, questa osservazione delle radici, ben si apprezzano sia nelle sue opere a carattere
naturalistico, sia nei dipinti figurativi.
Nei paesaggi e nelle nature morte si
coglie il suo profondo legame verso
la Liguria di levante, caratterizzata
da scoscesi pendii ruvidi ed aspri
che si susseguono a più dolci e
verdeggianti declivi.
Una terra ricca di rocce irte che
propendono al mare sorprendendo
per le piccole baie ed insenature
celate al primo sguardo, una terra
punteggiata da borghi antichi,
romani e medievali, tra cui
Sarzana, antica capitale della
Lunigiana, dove Chiara vive e
dipinge i colori e le suggestioni che
questi luoghi evocano.
Quando si osservano i suoi ritratti,
si può percepire che la figura femminile, intesa come visione profonda ed interiore, da atavica ed ancestrale, muta seguendo un ciclo che
passa da neofita a matura per attendere ad una nuova forma più evoluta.
Ecco quindi il perché della ricerca
della propria femminilità in una
serie di autoritratti che si alternano

ai ritratti della madre susseguendosi
a quella della propria figlia per
giungere a “Radici”, ritratto evolutivo generazionale. .............
Il 2001 segna il momento di passaggio dalla presa di coscienza
della propria indole alla decisione
di formarsi presso l’Accademia di
Belle Arti di Carrara, dove incontra
e studia con uno dei suoi Grandi
Maestri Omar Galliani, che la stimola e la sprona a perseguire nel
campo artistico della pittura.
Terminati gli studi, proprio in
Sarzana incontra Graziano Dagna,
affermato artista che diventerà suo
grande amico e maestro. Ad oggi,
la consolidata amicizia e influenza
stilistica è reciproca ed apprezzabile in entrambi. ................

Chiara Borsi nasce a Sarzana nel
giugno del 1960.
Da sempre amante dellʼarte, della
decorazione e della creatività a tutto
tondo, stimolata dalla vicinanza del
fratello del nonno scultore e dalla propria cultura classica, Chiara ha pensato e creduto di essere unʼestimatrice dʼarte, desiderando inoltre
divenire sostenitrice di giovani artisti.

San Francesco, olio su tela, cm 60x70

39

Diac

Alda Bòscaro

Alda Bòscaro
Alda Boscaro è nata ad Oderzo, ha
studiato a Venezia presso il Liceo
Artistico e lʼAccademia di Belle Arti e
a Padova presso la Facoltà di
Medicina. Attualmente vive a
Montebelluna (TV) e a Roma. Già
docente di disegno e storia dellʼarte
nei Licei Scientifici e di Discipline
Pittoriche nei Licei Artistici e
allʼAccademia di Belle Arti, è attiva dal
1968 in Italia e allʼEstero con circa 60
personali e numerose partecipazioni
ad importanti rassegne. Ha vinto
numerosi premi e segnalazioni.
Alcune sue opere si trovano in
collezioni pubbliche e private. Una
sua cartella di grafica è conservata
presso il Museo Nazionale delle
Stampe a Roma. Eʼ presente e segnalata dal 1973 nei vari cataloghi
Bolaffi-Mondadori di pittura e grafica.

Richiamo, olio su tela, cm 70x60

Queste immagini muliebri vivono
per trasparenze e sovrapposizioni,
vivono per accumulo di tonalità ora
delicate ora squillanti nella gamma
dei rossi e dei blu quasi a voler evidenziare, e nel contempo cancellare
le offese, le cadute di armonia tra il
passaggio industriale, che le
riquadra e le trattiene dal fondo, e
l’aspirazione esistenziale.
Luciano Caprile
La pittura come specchio della
società che cambia: è questo l’assunto che corre, quasi in filigrana,
attraverso le opere di Alda Bòscaro.
Il tema è chiaro: la condizione della
donna in rapporto all’ambiente in
cui vive… una donna che diventa
sempre più protagonista consapev40

ole del suo destino.
Paolo Rizzi
Alda Bòscaro è una pittrice rara
che ha il potere di legare l’immagine dipinta al pensiero: sa quindi
apportare al fiume della memoria la
linea di un bene preciso racconto.
Alda Bòscaro ha un modo così nitido di esprimersi, da invitarci immediatamente a percepire il messaggio. La pittura perde una parte del
suo significato edonistico per
acquistare quello di una indagine
psicologica… Pittura intelligente e
difficile, sospesa su un filo di
rasoio, così com’è tutta aperta alle
vibrazioni psicologiche: una pittura
dalla quale è giusto attendersi
molto nell’avvenire.
Guido Perocco

Olga Brucculieri

Diac

Olga Brucculieri
Olga Brucculri nasce ad Agrigento nel
1973. Laureatasi presso l ʼAccademia
delle Belle Arti di Palermo,svolge
attività di Pittore.

I movimenti dei colori inducono
l’artista a valicare i confini del figurativo. Il colore ha una propria
vitalità e realizza una tale libertà
creativa da concretizzarsi in una
serie di forme in movimento. Al di
là della vibrazione sensoriale viene
evidenziato l’equilibrio e la musicalità dei colori utilizzati, che sfocia nella proiezione infinita e sconvolgente della vitalità dei toni stessi. La caratteristica fondamentale

delle opere di Olga Brucculeri è il
forte senso di libertà, dove i paesaggi fantastici e le nuove dimensioni sono superate e lasciano
spazio a mondi senza restrizioni.
E’ proprio la vertigine del colore a
rendere visibile la realtà percettiva
della dimensione esistenziale delle
sue opere.
Simona Giurintano

Senza titolo, olio su tela, cm 50x70

41

Diac

Barbara Busetto

Barbara Busetto
Nata a Milano nel 1966, si laurea in
Lingue e Letterature Straniere,
iniziando la professione ufficiale come
“Headhunter”. In parallelo, sviluppa
il suo talento artistico, seguendo i
primi corsi di pittura con de
Simone, per frequentare in seguito la
Scuola degli Artefici di Brera,
focalizzando la sua ricerca sulla ritrattistica col maestro Luca Vernizzi
e più tardi sulla scultura, con Vito
Giacummo. I suoi interessi spaziano
dal paesaggio al ritratto, prediligendo
un uso dei colori forti e accesi, dagli
accostamenti mai ovvi.

Le opere di
Barbara Busetto
hanno una loro
fisionomia
inconfondibile
che rende difficile qualsiasi
tipo di accostamento.
Cristallina semplicità, un certo
equilibrio menRossoinnanzitutto, olio su tela, 70x70
tale, una musisono anche un modo per assaporare
calità larga e modulata, ma soprattutto un che di mistero filtrato attra- il reale nelle sue più segrete fibre,
quasi a volere cogliere il senso di
verso un sentimento dolce delle
un canto che si prolunga, sommescose. Le stesse figure emergono
samente, sull'onda di un flauto
sinteticamente dalla luce, si fanno
esse stesse luce, pura essenza lumi- modulato. Così diventa agevole
cogliere lo stimolo di una ricerca
nosa, quasi a squarciare con il loro
che Barbara affida al suo mondo di
movimento un'atmosfera sognante.
immagini attraverso un percorso
Forse è il tocco leggero a scandire
espressivo che pur partendo dal
le note di una musicalità che intereale pare andare oltre, come a
riorizza le immagini.
volere aprire squarci inediti alla
Il paesaggio marino nella ricca
scoperta di una dimensione di natuvarietà delle tonalità cromatiche
ra sentimentale: forse è solo una
pare suggerire evasioni sognanti
fuga dal reale a rinvenire echi di
perché la pittura è soffusa di interuna interiore vitalità spirituale.
ne luminosità, arcana e misteriosa,
Barbara si muove lontana dalle
ed emana un suo fascino discreto e
sottile. É un immaginario fantastico suggestioni della moda, seguendo
soltanto il bisogno di una sincera
che si affida al colore nella varietà
modalità espressiva. Il quadro in tal
molteplice delle sue espressioni,
modo diventa un mondo ricreato; la
creando nella pittura di Barbara
memoria di qualcosa che si infiltra
Busetto un clima di impatto sentidentro di noi a suggerire sentimenmentale di trasognata realtà. Le
ti; l'artista riesce a toccare la nostra
tinte sono soffuse e iridate: c'è
sensibilità con la grazia del segno e
come una vaporosità di cieli che
trasforma la pittura in allusione, sti- con la dolcezza dei suoi colori, in
una sintesi interamente posseduta e
molo sottile ad una trasfigurazione
delicata.
delle cose.
Giacinta Patorno
Si può dire allora che questo modo
di «vedere» la realtà nei suoi scorci
paesaggistici o il vivace movimento
delle sue figure o le sue marine
42

Antonio Buttitta

Diac

Antonio Buttitta

Sulla dicotomia luce e ombra sono
basati gli scatti fotografici di
Antonio Buttitta. Una luce che
sovrasta le tenebre sino a quando la
morte non arriva a urlare le sue
verità. Cavalieri ombra che combattono la loro eterna battaglia contro le profezie di luce.
Buio riemergere dagli abissi.
L'antinomia cromatica si risolve in
un concettualismo molto complesso. Le opere di Buttitta sono rappresentazioni concettuali di realtà e
situazioni terrene. Oltre i paradossi
linguistici, oltre il valore stereotipato di un segno che narra la storia

comune, oltre il bigottismo che
vede nella fotografia la riproposizione fedele della bellezza del
reale, oltre tutto questo vanno gli
scatti di Antonio Buttitta.
Scatti in cui prevale la componente
che ha nel mistero la sua sintesi.
Scatti da guardare e riguardare per
cercare di capirne gli infiniti enigmi che essi nascondono.

Ulivo, Fotografia

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Antonio Buttitta nasce il 14 maggio
1981 a Palermo. Vive e lavora a
Pistoia. Espone le sue fotografie in
alcune mostre collettive presso gallerie d'arte contemporanea a New
York, Londra, Stoccolma, Bruxelles,
Torino, Milano, Genova, Bergamo,
Piacenza, Treviso, in alcuni musei
(Espace du Carrousel du Louvre
2013, MIIT di Torino 2013,
Kunstleforum di Bonn 2013, Museo
Magma di Caserta 2013) e presso
alcuni centri culturali a Napoli e
Pistoia, oltre che in occasione di concorsi internazionali (Trieste 2012,
Who Art You 2 Milano 2013 ) e in
alcune Fiere dʼArte Contemporanea
(Montecarlo Art Monaco 2013,
Genova 2013, Treviso 2012).

Diac

Tiziano Calcari

Tiziano Calcari
La formazione artistica di Tiziano
Calcari, viene rafforzata e consolidata frequentando vari pittori bresciani.
Fin da bambino dimostra una seria
attitudine e passione per il disegno e
le arti figurative.
Nel 1990 si presenta al pubblico
partecipando a mostre collettive e
concorsi dove è ripetutamente premiato dalle varie giurie aggiudicandosi
riconoscimenti e premi importanti da
parte del pubblico e della critica.
Padrone della difficile tecnica dellʼacquarello dotato di grande sensibilità e
fantasia si distingue in modo particolare per la ricerca avviata attraverso
nuove forme di figurazione e per la
liricità dei suoi assunti. Le sue opere
sono presso diversi collezionisti italiani ed esteri le sue quotazioni sono
in graduale aumento. Vive e lavora a
Gardone V.T. (BS)

Sogno, olio su tela, cm 70x80

Tiziano Calcari mosso da sempre
da una carica emotiva e fantasiosa
si spinge oltre i confini del puro
realismo figurativo verso un’attenzione più marcata nei confronti
della deformazione espressionistica
del dato reale. Figure e paesaggi
sono stati i temi più ricorrenti di
tutta l’attività di Calcari una carriera iniziata da autodidatta e proseguita per lunghi anni con grande
determinazione sulla via della sperimentazione e della ricerca assidua
di una propria identità espressiva;
figure e paesaggi ritornano anche in
questa ultima serie di lavori come
attori di una scena dove però il
ruolo di protagonisti spetta al colore e alle forme. Nell’equilibrio
44

complessivo della composizione di
questi dipinti si osserva,infatti, il
costante sforzo di operare, attraverso scelte cromatiche e creative nell’esecuzione un controllo della
superficie al fine di ottenere un
generale equilibrio nella distribuzione dello spazio. Solitamente
in questi lavori dominano toni
accesi e accostamenti vivaci mentre
perde tendenzialmente importanza
il supporto puramente
grafico,soltanto accennato.

Cettina Callari

Diac

Cettina Callari
Donna al telaio (viaggio in
Perù), olio su
tela, cm 50x70

Cettina Callari nella sua pittura
affronta diverse tematiche: il paesaggio, il figurativo, cimentandosi
anche nel nudo. Questa sera in particolare ci propone una serie di tele
che rappresentano il risultato del
suo viaggio “ideale” in Perù! In
realtà l’artista ci mostra degli
squarci di questa civiltà: momenti
della vita quotidiana catturati e
immortalati dall’obiettivo, la
fotografia è un mezzo attraverso il
quale Cettina si emoziona e ciò che
la colpisce di più lo restituisce nelle
sue pitture. L’opera artistica rivela
l’innamoramento verso questa
gente e della loro cultura, molto
diversa dalla nostra. Donne e uomini, forse meno ricchi di noi, ma
sicuramente più fortunati perché
vivono in una società pura di sentimenti non contaminata dal consumismo, dall’arrivismo com’è la nostra.
Cettina Callari utilizza linee essen-

ziali, dolci nelle
curve, che scoprono forme e figure primordiali
nell’intricato
susseguirsi di colori caldi ed avvolgenti; e la civiltà
peruviana si presta molto a questo.
Nelle pitture si rincorrono i gialli
ed i rossi, ciò da un senso di avvolgimento, proietta lo spettatore
ignaro in atmosfere esotiche dove
cremisi tramonti e azzurri oceani si
fondono e lì sorgono passioni ed i
ricordi diventano sogni.
Originariamente l’artista utilizzava
la tecnica dell’olio su tela, nel
corso degli anni ha iniziata ad utilizzare i colori acrilici e poi ad
usare l’uso della spatola affianco a
quello del pennello; mezzi che gli
permettono di esprimere meglio le
proprie suggestioni. Cettina Callari
con la sua pittura dà ristoro alla
nostra anima, soffocata dal grigiore
delle nostre città e dalla società
materialista e sempre di fretta; ci
consente di evadere dal nostro
mondo, per riscoprire un modo di
vivere che noi abbiamo dimenticato.
Lorenzo Fattori
45

Cettina Callari nasce a Niscemi, nella
terra del sole e dei colori, della splendida Sicilia. Sin da piccola manifesta
la sua passione per il disegno e la pittura. All'etа di 16 anni interrompe gli
studi e si trasferisce in Svizzera con
la sua famiglia, dove frequenta dei
corsi di pittura e incisione su vetro,
allestendo le sue prime mostre nella
cittа di Winterthur (ZH). Nel frattempo
acquisisce la cittadinanza Svizzera,
che le permette di iscriversi e frequentare i circoli artistici elvetici.
All'inizio degli anni ottanta rientra in
Sicilia, dove riprende gli studi alla
scuola d'arte della ceramica di
Caltagirone (CT); in seguito si diploma alla Scuola d'Arte "Picasso" (PA).
E' tra i soci promotori de "Lo speco di
Efesto ", associazione fondata dal
compianto Giovanni Valenti alla fine
degli anni ottanta a Niscemi; per circa
3 anni frequenta la bottega d'arte del
maestro Valenti. E' Membro del
Circolo Artistico di Bologna,
Dell'Accademia Internazionale "Cittа
di Roma" e "De L'Aigle de Nice"
Nizza (FR). Dal 1997 lavora presso
un Istituto per disabili dove ha messo
la sua esperienza artistica al servizio
dei diversamente abili. Ha eseguito
diversi Murales e Trompe-l'oeil in
ambienti pubblici e privati. Nella sua
cittа tiene corsi di pittura e ceramica
per ragazzi e adulti. Dal 1982 ad oggi
ha allestito mostre personali e ha
partecipato a collettive in Italia e
all'estero, con ampio riconoscimento
di pubblico e critica.

Diac

Massimiliano Cammarata

M. Cammarata
Massimiliano Cammarata nasce a
Carini, in provincia di Palermo, il 24
agosto del 1975. Fin da bambino
mostra una spiccata e naturale predisposizione per il disegno.
Frequenta il Liceo Artistico di Catania,
conseguendo il diploma di Maturità
Artistica nel 1993.
Pur non seguendo la via dellʼarte
dopo il Liceo, non perde di vista
questo interesse e questa sua passione.
Nel 2002 consegue la Laurea in
Architettura.

La sua visione delle cose gli consente di trasformare la natura in un
sistema di segni colorati e costruiti,
vibranti di passione, trasmettendo
un arricchimento del pensiero e
donando piena libertà alla massificazione delle idee. Il linguaggio
della pittura di questo artista è
oggettivamente rispondente al suo
desiderio di equilibrio formale, ma
dentro queste forme, c’è una carica
energetica esplosiva. La sua ricerca
si incentra sull’eliminazione segnica e nella scelta espressiva prevale
la sua forza.

La ricerca dei suoi moduli espressivi si concentra sulle composizioni
cromatiche, dotate di irreale
astrazione.
Un segno inconscio percorre le sue
tele, dalla gestualità istintiva, rivisitata dalla sua straordinaria sensibilità.
Mariarosaria Belgiovine

Tatiana Carapostol

Il cielo che non vedi, olio su tela, cm 80x80

46

Massimo Campigli

Diac

Massimo Campigli
Max Ihlenfeldt, inizia la sua carriera
come giornalista per il Corriere della
Sera, a Milano, dove frequenta l'ambiente futurista di Boccioni e Carrà.
Firma i suoi articoli, di stampo futurista, con lo pseudonimo Massimo
Campigli.
Dopo la guerra sii reca a Parigi, dove
nel 1919 iniziò a dipingere da autodidatta. Grazie al suo talento ha subito
successo e dal 1927 si dedica solo
alla pittura. Forma il gruppo Italiens
de Paris, con De Chirico, Tozzi,
Severini e altri, insieme fino al 1932.
Rimane molto colpito dall'arte etrusca
durante una visita al Museo di Villa
Giulia a Roma, tanto che avvicinò la
tecnica pittorica a quella dell'affresco,
prediligendo le figure geometriche nei
suoi soggetti. La figura femminile è
comunque caratteristica delle opere di
Campigli: tra le sue tele migliori
Donna con vaso blu del 1928, Isola
felice del 1930 e una lunga serie di
ritratti.
Eseguì vaste decorazioni murali, a
Ginevra presso la Società delle
Nazioni, all'Università di Padova, e
decorazioni musive, come a Roma,
presso il Cinema Metropolitan. Nel
1955 pubblicò la sua Autobiografia.

Senza titolo, olio su tela

Fortemente influenzato dall'arte
antica, e in particolare da quella
etrusca, Massimo Campigli elaborò
nel corso della sua carriera uno
stile personalissimo. Inconfondibili
sono i suoi idoli misteriosi, le sue
famose donne ieratiche, frontali,

dalla tipica forma a clessidra,
immagini tratte dal mondo reale e
reinterpretate attraverso moduli
arcaici.

47

Diac

Rita Canino
Rita Canino è nata a Cosenza , dove
vive e opera attualmente.
Appassionata d' arte, inizia a
dipingere studiando le opere dei più
grandi artisti del passato.
Già dai primi anni di vita esprime la
propria creatività tramite il disegno, e
negli anni crescerà la sua
passione per l'arte. Approfondisce le
sue ricerche visitando le più grandi
città d'arte.
Iniziano le prime esposizioni, dove
rapportarsi con le idee della gente
incrementa la sua voglia di
dipingere sempre di più.

Rita Canino

Lo spazio pittorico di Rita Canino
non è uno strumento di conoscenza,
bensì di liberazione. Lungi dal fine
di studiare analiticamente i rapporti
tra gli elementi costitutivi della
realtà, i suoi quadri non sono altro
che proiezioni visive del suo
mondo interiore. Le trasparenze
dell'acqua e dell'aria, la vibrante
luminosità della vegetazione
cromie dissolte tra cielo e la terra,
velate talvolta da atmosfere lunari,
caratterizzano le visioni naive nelle
quali si specchia il temperamento
dell'artista.
Teresa Lucente

Alla radice dei quadri di Rita
Canino vi è una segreta e densa
vitalità, una luminosa energia che
nasce dalle sue più segrete e intime
introspezioni. La tela è l’elemento
in grado di dar vita alle emozioni
nascoste e segrete di ognuno di noi
e la pittrice, grazie alla sue pennellate delicate e sapienti, riesce ad
esprimere tutta la sua spiritualità.
Magia e metamorfosi sono riunite
nella creatività della forma e il
risultato è lo spessore dell’immagine colta nella sua essenza.
Simona Giurintano

Il mio io, olio su tela, cm 50x50

48

Giuliana Capocchia

Paesaggi dalle calde cromie del
giallo, dell’ocra e dell’arancio, ma
anche donne imponenti, alcune
dallo sguardo triste, ricurve su se
stesse. Questi i temi principali che
la pittrice Giuliana Capocchia
affronta nelle sue tele. L’artista ha
poi iniziato una profonda ricerca e
sperimentazione artistica, ha cercato l’humus primordiale che muove
la sua mano sulla tela ed è approdata alla pittura figurativa. In questi
anni c’è stata una grande
evoluzione in Giuliana, da
creazioni prettamente paesaggistiche, oggi ci troviamo davanti una

pittrice che ricerca l’essenza più
vera di ciò che dipinge. Un traguardo importante quello che l’artista
ha raggiunto: il saper cogliere e
trasmettere l’anima più profonda e
vera di ciò che crea… Passato, presente e futuro si annullano sulle
tele dell’artista e ciò che rimane è
solo la bellezza di aver saputo
cogliere attimi unici ed immortali.
Sonia Terzino

Nudo allo specchio, olio su tela, cm 70x90

49

Diac

Giuliana Capocchia
Giuliana Capocchia è nata il 27 luglio
1956 a Corciano (Pg) dove vive e
lavora; diplomata scuola secondaria
superiore e impiegata presso il
Comune di Corciano.Nel 2004/2005
ha potuto concretizzare la innata passione per il disegno frequentando i
corsi serali – sezione pittorica- presso
lʼIstituto dʼArte Bernardino di Betto
dove ha conseguito il diploma di
Maestro dʼArte. Successivamente ha
frequentato e tuttʼora frequenta le botteghe di famosi pittori umbri; è iscritta
allʼAssociazione Culturale “Nautartis”
di Gubbio con la quale ha partecipato
a varie iniziative. Eʼ stata inserita
come artista nellʼ Albo Pittori e
Scultori anno 2010/11.


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