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Il Magico Mondo di OP .pdf



Nome del file originale: Il Magico Mondo di OP.pdf
Titolo: Prefazione libro di fiabe
Autore: Linda Francioli

Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Microsoft® Word 2010, ed è stato inviato su file-pdf.it il 03/01/2014 alle 17:17, dall'indirizzo IP 151.64.x.x. La pagina di download del file è stata vista 3458 volte.
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Il magico mondo di OP

IL MAGICO MONDO DI OP
Favole scritte da genitori single
per i propri figli

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Il magico mondo di OP

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Il magico mondo di OP

La copertina è stata disegnata da Barbara Scuteri.
Classe 1974, dopo la maturità presso l’Istituto d’Arte Orafa di Valenza, frequenta
il Politecnico di Milano dove nel 2001 si Laurea in Architettura.
Ha collaborato come disegnatrice e progettista con aziende del settore orafo.
Oggi esercita la libera professione di Architetto collaborando con diversi studi
del settore come progettista e illustratrice.

barbara.scuteri@gmail.com

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Il magico mondo di OP

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Il magico mondo di OP
SOMMARIO
Introduzione

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Prefazione

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1-Il disegno di Mun ............................................................................................... 30
2-Funghetto ............................................................................................................. 37
3-I tre piccoli gnomi ............................................................................................. 44
4-A Nord dei sogni ................................................................................................ 56
5-Cappuccetto arrosto ......................................................................................... 64
6-Nuk alla scoperta della terra ........................................................................ 69
7- Viola ....................................................................................................................... 75
8- La lente della felicità ....................................................................................... 95
9-Un nonno speciale .......................................................................................... 100
10- Il sogno di nicky diventa realtà ............................................................. 110
11- Mix e i colori ................................................................................................. 117
12- Un fiore da un errore ................................................................................ 120
13- Il cavaliere nero........................................................................................... 123
14- La vera storia del giorno e della notte ............................................... 132
15-Occhiverdi può andare a dormire ......................................................... 149

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Il magico mondo di OP

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Il magico mondo di OP

INTRODUZIONE
A cura di Bruno Aiazzi
Essere genitore single è un'esperienza molto dura.
Si è soli nella genitorialità, poiché spesso l'altro genitore è in contrasto
se non addirittura assente.
Si è isolati nelle relazioni sociali, che il più delle volte vanno ricreate da
zero.
Si è indeboliti economicamente.
Dieci anni fa è capitato a me: mi stavo separando e se da un lato vedevo
il mondo crollarmi sotto i piedi, dall'altro la mia prima preoccupazione
era di proteggere la serenità di mia figlia.
E' stata dura, e probabilmente da solo non ce l’avrei fatta. Ho avuto
però la fortuna di incontrare altra gente che come me ha dovuto
affrontare gli stessi problemi, e la loro compagnia, il loro supporto, il
confronto, sono stati di grande aiuto, per non dire essenziali.
Col tempo ho saputo ritrovare la mia serenità, nuovi equilibri e nuovi
affetti nella mia vita.
Ma è sempre rimasto il desiderio di aiutare chi come me si è trovato e
si trova ad affrontare oggi le stesse difficoltà di genitore al singolare.
E' da questo desiderio che è nato OneParent, il social network per
genitori single (www.oneparent.it) fondato insieme alla mia compagna.
OneParent è nato come un sito web di mutuo-aiuto, che da virtuale si è
presto spostato anche nel reale, dando spazio ai genitori single
nell'organizzazione spontanea di eventi e occasioni d’incontro e
socializzazione con e/o senza figli.
Il successo di questa iniziativa ha superato le nostre più rosee
aspettative, e ci ha motivato nel voler fare ancora di più.
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Il magico mondo di OP
Ecco perché un anno dopo abbiamo dato vita anche all'Associazione
OneParent (www.associazione-oneparent.it), così da dare una veste
più formale alle nostre iniziative.
Tra le tante nate in questo contesto, una in particolare ha riscosso un
notevole successo: la creazione di un libro di favole per figli di genitori
single, che tramite l'utilizzo della favola come metafora aiutasse i
bambini a "metabolizzare" il fatto di vivere in una famiglia "diversa",
monoparentale o con genitori separati con i quali stare insieme in
modo alternato e non continuativo. In un’altalena di affetti, spazi ed
esperienze.
Come ogni sfida, l'obiettivo non è stato facile da raggiungere. Ma se
state leggendo queste parole, significa che ce l'abbiamo fatta! Decine di
persone hanno contribuito: chi ha scritto le favole, chi le ha lette e
votate (spesso i nostri stessi figli), chi ha disegnato le illustrazioni, chi
si è occupato dell'impaginazione, della revisione, della stampa e della
promozione, senza dimenticare chi ha coordinato il tutto.
A tutte queste persone va il mio più sincero ringraziamento.
Il libro che avete davanti è il frutto di questo lavoro. Un lavoro
dichiaratamente NON professionale, NON retribuito, ma fatto con tanta
tanta passione.
Ci auguriamo con tutto il cuore che questo libro piaccia anche ai vostri
figli.
Buona lettura,
Bruno Aiazzi

A mia figlia,
Affinché alzi le vele
e prenda i venti del destino,
ovunque spingano la barca.

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Il magico mondo di OP

PER SAPERNE DI PIU’:

WWW.ASSOCIAZIONE-ONEPARENT.IT

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Il magico mondo di OP

PREFAZIONE
a cura di Linda Francioli1
Raccontare fiabe ai nostri figli non è una prerogativa che noi, genitori
di oggi, esercitiamo con facilità. Il mondo corre veloce e non sempre
riusciamo a ritagliarci il tempo giusto e lo stato d’animo adatto per
affrontare un racconto. Inoltre socialmente, e in particolare nei
programmi educativi istituzionali, l’attenzione viene spesso data più
allo sviluppo e all’esercizio delle competenze cognitive e in seconda
battuta a quelle sportive o motorie, che non a quelle che riguardano

Linda Francioli, psicologo, psicoterapeuta, counselor ad orientamento
gestaltico, vive e lavora a Milano. E’ esperta in formazione degli adulti e
di sviluppo delle competenze personali; è fondatrice a Milano di
GenitoriSingolari (www.genitorisingolari.com), per conto del quale -a
supporto della separazione coniugale e/o della genitorialità
monoparentale- ha condotto decine di laboratori e gruppi di
formazione sulla genitorialità consapevole, e sessioni di coppia ed
individuali di psicoeducazione, di sviluppo delle competenze
genitoriali e di terapia psicologica.
Dal 2012 collabora con l’Associazione OneParent di Milano.
E’ laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università
Statale di Torino ed in Filosofia Morale presso l’Università Statale di
Milano.
49 anni, è mamma al singolare di due ragazzi.

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Il magico mondo di OP
l’animo, con i suoi tesori d’immaginazione, principi morali, intuito e
conoscenza di sé.
Così, nel tempo limitato che abbiamo, finiamo tutti per considerare più
importante iscriverli a quel corso di pallavolo, ripetere la lezione di
geometria, o magari aiutarli nel compito di grammatica per l’indomani.
Releghiamo le questioni dell’animo sullo sfondo, oppure le deleghiamo
alla parrocchia, al catechismo, insomma a qualcuno o qualcosa che ha a
che fare più con il divino che con l’umano.
Invece, poiché sono proprio le competenze dell’animo il fondamento
più solido di tutte le altre, occupandocene svolgiamo la parte più
importante del ruolo di genitore; e la fiaba è uno strumento molto
efficace per facilitarci in questo compito.
Le competenze dell’anima, infatti, a differenza delle facoltà logicorazionali e a quelle dello sviluppo muscolare-scheletrico che si
consolidano prevalentemente attraverso l’esercizio della volontà
individuale, si apprendono in modo implicito, e nell’infanzia pure senza
sforzo e senza volontà, contribuendo così a costruire quell’immenso
patrimonio che è lo “sfondo” su cui s’innestano i primi rudimenti della
definizione di sé, i ricordi coscienti, le aspirazioni personali, i valori
fondanti del proprio agire. Un patrimonio prevalentemente “inconscio”
che, come ha magistralmente mostrato Freud, guida spesso ben più del
“conscio” le nostre scelte e la nostra vita da adulti.
Alla stregua di una sessione di ginnastica o di una prova di matematica,
l’arte del racconto allena, dunque, i nostri figli nell’apprendimento di
facoltà superiori e importantissime, il cui possesso è fondamentale per
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Il magico mondo di OP
vivere felicemente, al di là delle avversità che la vita potrà loro
riservare. Vediamo alcune di queste facoltà e come avviene il loro
apprendimento grazie alle fiabe.
Creatività e problem solving
La prima facoltà di cui ci occupiamo è quella relativa alla risoluzione
dei problemi. Non parliamo qui di problemi logici o matematici, ma di
quelli che si riferiscono al superamento di quegli ostacoli che ognuno
di noi si trova quotidianamente ad affrontare. Spesso sono legati alle
relazioni umane: qualche volta si tratta di fare una scelta difficile fra il
soddisfacimento di un bisogno immediato rispetto ad un futuro,
oppure di far contento qualcuno (o se stessi) ma di scontentare
qualcun altro.
Attraverso il racconto di una fiaba, il bambino ha la possibilità di
addentrarsi con facilità nel delicato mondo dell’immaginario,
imparando a lasciare spazio alle soluzioni più creative e addestrandosi
all’arte del possibile su tante questioni che per la logica risultano
improponibili o contraddittorie; fra queste, vanno decisamente incluse
tutte quelle che noi adulti facciamo così fatica a trattare (anche fra
noi!) come il tema della morte, della giustizia, del tradimento,
dell’amore, dell’autocontrollo o dell’esercizio del potere sugli altri.
Questioni da cui non possiamo e non dobbiamo tener lontani i bambini,
ma piuttosto aiutarli -con il linguaggio appropriato- ad affrontare,
affinché imparino come si trova la soluzione più adatta a sé.
E sottolineo “più adatta a sé”, perché spesso, piuttosto, cadiamo
nell’errore di fornire ai nostri figli la soluzione che riteniamo giusta per
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Il magico mondo di OP
noi, seppur pensando naturalmente di fare il loro bene. Per questo,
quando ci facciamo venire qualche dubbio su cosa dire loro, a volte è
proprio lì che può cominciare il vero lavoro educativo. Come nel caso
che segue.

Francesca, mamma-single di una bimba di nove anni, è preoccupata di
come sua figlia Miriam sia solita scoppiare improvvisamente in eccessi
d’ira, che non sa bene come trattare. Dice che le dispiace perché anche
quando Miriam ha ragione ad arrabbiarsi, lo fa con tale foga da
generare problemi con le amichette con le quali gioca; in aggiunta a ciò,
dice che la bimba stessa sembra consapevole dell’effetto

di

allontanamento che questo provoca negli altri e afferma che la cosa la fa
probabilmente sentire sbagliata e cattiva. In sintesi, sua figlia non sa
autocontrollarsi, e mi chiede aiuto su come potrebbe insegnarglielo.
Nel corso del primo incontro individuale che ebbi con Francesca, le chiesi
se conosceva il problema, se cioè avesse un’idea precisa di cosa volesse
dire non avere autocontrollo, e quando mi disse di sì, le chiesi allora di
raccontarmi come lo aveva risolto. Lei mi spiegò che, in effetti, non lo
aveva davvero risolto: aveva ricevuto un’educazione paterna molto
repressiva, a tratti violenta e lei si era svincolata allontanandosi da casa
in età universitaria; e tuttavia oggi, più di venti anni dopo, sentiva
ancora di alternare dolorosamente momenti di totale auto indulgenza a
momenti di forte repressione della rabbia, nel tentativo non raggiunto di
trovare un equilibrio su cui fondare maggiore spontaneità e fiducia di sé;

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Il magico mondo di OP
avrebbe voluto evitare tutto questo a sua figlia e proprio per questo era
qui: voleva sapere cosa doveva fare.
L’esperienza personale di Francesca con un padre repressivo era
totalmente differente da quella di un padre mai conosciuto, che era lo
sfondo emozionale su cui sua figlia aveva vissuto fin lì. La sua esperienza
non le sarebbe servita, dunque, non solo perché non era ancora arrivata
alla piena risoluzione della sua storia, ma soprattutto perché rischiava di
assimilare a sé il vissuto di sua figlia, che era invece per definizione
totalmente diverso. Le dissi, dunque, che non si trattava di insegnare a
sua figlia cosa fare, ma di supportarla nel trovare la sua soluzione. In
questo sì che le sarebbe servita la sua esperienza, ma non perché le
avrebbe suggerito cosa fare, bensì perché le forniva l’empatia necessaria
per stare accanto a sua figlia, per sintonizzarsi sul bisogno di aiuto che la
bambina esprimeva, quello davvero simile al bisogno che lei stessa aveva
provato da bambina. E per darsi appieno la possibilità di accompagnare
sua figlia, la fiaba sarebbe stata fra gli strumenti più utili a sua
disposizione.

La fiaba costituisce una grande risorsa, fino anche ad assumere -quanto
utilizzata nel setting terapeutico e da uno specialista- un formidabile
strumento di cura e di guarigione dell’anima di adulti e piccini. La fiaba
fornisce, infatti, gli scenari su cui la varietà del genere umano trova le
sue più disparate soluzioni; è dunque il contesto ideale per imparare
cosa significa cercare e poi trovare una soluzione, e meglio se
quest’ultima è magica, bizzarra o anticonvenzionale: il vero messaggio,
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Il magico mondo di OP
infatti, non è tanto nel contenuto, quanto nel processo che il
protagonista riesce a mettere in atto, nel tentativo –che nella fiaba deve
sempre riuscire- di superare il problema.

Attraverso la fiaba, il

bambino apprende ad avere fiducia in se stesso, in quanto –come il
protagonista della storia che ascolta- appartiene anche lui al genere
umano, e in quanto tale, più di qualsiasi altra specie vivente, riesce sia a
rispettare il suo limite che a superarlo, ma solo quel tanto che basta per
ottenere ciò che può ottenere. Impara insomma a distinguere ciò che è
velleitario da ciò che è essenziale; e soprattutto impara che la misura
per fare tutto ciò sta dentro ognuno di noi, sia come individui unici e
irripetibili che anche come rappresentanti di una storia umana che ci
condiziona indelebilmente tramite il nostro DNA: Carl Gustav Jung –il
grande psicoanalista svizzero- fece riferimento a questo patrimonio
chiamandolo “inconscio collettivo”, cioè un inconscio che appartiene a
tutta la specie umana.
La fiaba riesce dunque a fare tutto questo e anche molto di più, perché
parla lo stesso linguaggio della mente del bambino; una mente non
ancora in grado di interessarsi alla logica e alla ragione delle cose,
perché si nutre piuttosto di simboli, accostamenti, metafore,
sensazioni, affetti, e utilizza quelle parti del cervello che fra tutte sono
le più antiche, quelle legate agli affetti e agli istinti; il lobo prefrontale,
infatti, che nel cervello umano è deputato a svolgere compiti logici, ha
cominciato a svilupparsi solo nell’ultima frazione di secondo della
storia del nostro pianeta1!

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Il magico mondo di OP
Sviluppo della consapevolezza
Educare da genitore non significa dunque fornire sempre le soluzioni ai
problemi o indicare i comportamenti corretti, come se i figli –e anche
noi stessi- potessimo adottarli a prescindere da quello che siamo, dalla
nostra storia, dai nostri punti di forza e da quelli di debolezza; a questo
ci pensa la scuola, la chiesa, la legge, con le proprie norme che stanno al
di sopra o comunque al di là degli individui singoli. Fra l’altro, come è
noto, ciò che è giusto e ciò che non lo è risente in modo marcato dei
condizionamenti storici, politici e sociali che una specifica comunità
promuove in quel determinato periodo storico; e seguire quei
condizionamenti non è sempre la cosa giusta da fare. Piuttosto,
educare significa aiutare i figli a coniugare il loro potenziale con le
richieste dell’ambiente intorno a loro, il che implica sostenerli
nell’acquisire consapevolezza di sé e consapevolezza dell’ambiente.
Le fiabe aiutano a prendere contatto con la varietà del mondo esterno
con una modalità che a differenza dei filmati, dei racconti illustrati, dei
fumetti o della TV lascia spazio agli adattamenti individuali e
all’immaginazione,

fornendo

al

contempo

la

sicurezza

di

un’esplorazione che alla fine premierà sempre ciò che è giusto
premiare e punirà sempre ciò che è giusto punire. E senza che ciò
assomigli ad una vittoria o ad una sconfitta personale di qualcuno in
particolare. Il Qualcuno che vince o che perde è, infatti, nelle fiabe
molto più di “una” persona: è il rappresentante a livello mentale del
genere umano di cui il bambino nella fiaba può fare conoscenza in
modo dettagliato, ben prima che l’esperienza concreta glielo consenta,
o –qualora abbia l’età per sperimentarlo già da sé- accompagnandolo in
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Il magico mondo di OP
modo non intrusivo nella comprensione delle sue prime relazioni
umane.
Comprendere il mondo delle relazioni umane
Il bambino viene al mondo del tutto ignaro delle regole che guidano
l’agire degli uomini. Ha, certo, un patrimonio genetico che lo spinge fin
dalla nascita a cercare di sintonizzarsi sull’altro e ad aspettarsi che gli
altri lo facciano con lui; ma per far si che questo patrimonio in potenza
si trasformi in una capacità in atto occorre che impari dall’esperienza
come fare2.
Se come esseri umani siamo programmati per relazionarci con i nostri
simili, per poterlo fare dobbiamo per prima cosa comprendere che
l’altro non è me stesso e che le differenze di ruolo, di intenzione e di
attitudine

sono

fondamentali

per

poter

intraprendere

una

conversazione, al limite anche solo per ottenere l’attenzione necessaria
a cominciarla. E la fiaba, in questo senso, è una maestra efficacissima.
E’ noto invece che al bambino la distinzione fra me e l’altro non riesce
con facilità (e purtroppo anche a numerosi “bambini” ben più che
maggiorenni!); ad esso appare, infatti, incomprensibile come ciò che
prova come un irrefrenabile bisogno non venga immediatamente
soddisfatto, spesso ancor di più quando non è chiaro neppure a lui di
quale bisogno si tratti; ed è, in effetti, su questa comunicazione
unidirezionale che si concentrano i primi sforzi relazionali del lattante,
supportati dalla dotazione innata di istinti, che viene al mondo con noi.

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Il magico mondo di OP
Ovviamente va da sé che la dotazione innata di istinti del bambino non
si cura di quali siano i vincoli dell’ambiente in quel determinato
momento, perché mette in primo piano solo le sensazioni legate al
bisogno da soddisfare. Ed è naturale che sia così: il neonato non può e
non deve curarsi di quanto sia stanca la mamma quando lui ha fame, di
cosa faccia felice la nonna, di quanto sia più irritabile zia Paola rispetto
a zia Rosa se le tiro i capelli, eccetera eccetera3. L’istinto non distingue:
esegue un determinato programma in modo automatico. Tutti
sappiamo che con la maturazione delle facoltà cognitive, il bambino
deve e può uscire da questo “narcisismo primario”, imparando a
distinguere sé dall’altro, ma non sempre è facile superare questa sfida.
Comunque, superata quest’ultima, egli è pronto per la sfida successiva:
distinguere gli altri fra di loro, cioè distinguere gli uni dagli altri.
Crescendo, infatti, i bisogni del bambino cambiano ed è naturale che
diventino sempre più articolati, più complessi, più vari; sempre meno il
papà e la mamma sono in grado di soddisfarli, anche se come genitori
spesso ci fa dispiacere ammettere che egli ha bisogno di altri che non
siamo noi: sappiamo bene che la gratuità dell’amore che possiamo
offrire loro difficilmente la troveranno dietro l’angolo e per questo
vorremmo che nostro figlio rispondesse a questa necessità evolutiva e
vitale senza correre più rischi del fisiologico; ma proprio per questo, è
essenziale che il bambino impari come scegliere le persone o le
situazioni più adatte a sé. L’umanità è ricca e variegata e saper
distinguere le persone cui affidarsi da quelle cui è meglio girare alla
larga è uno dei rudimenti della felicità, che non si impara facendo leva
sul solo istinto, che anzi su questo è piuttosto fallace, portandoci
spesso dritti nella pancia del lupo!
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Il magico mondo di OP
Spesso noi genitori cerchiamo di stimolare l’acquisizione di questa
competenza attraverso il rimprovero, il divieto o la minaccia (“Guai a te
se ti avvicini ancora a quel violento!”; “La vuoi smettere una buona volta
di farti tiranneggiare da quel teppista?”); oppure attraverso la
spiegazione logica, il consiglio o il ricorso alla buona educazione (“Vedi
Luca: mica sono tutti buoni come te! E’ venuto il momento in cui devi
imparare a difenderti!”; “Tesoro, vedi cosa succede quando non ascolti la
mamma?”; Che ti serva da lezione: devi imparare che al mondo esistono
anche i cattivi e starne alla larga!”). Tutte strategie che mettono all’erta
il bambino, che, in effetti, se avremo fortuna non si avvicinerà più a
quel bullo di terza B, raggiungendo così l’obiettivo.
Eppure spesso ci sfugge che così facendo possiamo rendere i nostri figli
insicuri, impossibilitati a credere di sapersela cavare da sé, perché
inoculiamo nella loro anima l’idea che qualcun altro sappia scegliere
per loro, meglio di loro. Insomma: li lasciamo privi della risorsa
essenziale per il futuro, vale a dire come evitare che accada con un
altro lupo, magari di 4C, e magari questa volta travestito da nonnina!
La fiaba, come i miti, racconta invece del bullo di terza B, di quello di
4C, della zia Paola o della zia Rosa, e anche di quando si travestono da
qualcos’altro; parla in qualche modo di tutti i personaggi che colorano
questa terra e delle loro possibili evoluzioni o involuzioni, fornendo
una chiave di comprensione e un codice di comportamento, tarato
socialmente ma non appiattito sui modelli educativi del momento.
Come il teatro, la letteratura e il cinema, la fiaba consente in una
misura che può raggiungere la mente del bambino non solo di
familiarizzare con le tipologie dei caratteri umani, come accade nella
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Il magico mondo di OP
vita, ma anche di vedere come va a finire quando interagiscono fra loro,
fornendo una vera e propria euristica dei comportamenti sociali che
vale molto di più di mille lezioni frontali.
Ma, attenzione: niente a che vedere con la didattica! Non sono
favorevole, infatti, alle fiabe “didattiche”, che pure è un genere che
esiste; si tratta di racconti con la morale troppo esplicita, coi caratteri
dei personaggi molto netti, che spesso hanno un finale didascalico, che
magari assomiglia ad un sermone. Le fiabe didattiche sono “strette” e
come le domande chiuse cui si può rispondere sì o no, anche con esse si
corre il rischio che il destinatario finisca per ignorarle o girare la testa
dall’altra parte, insomma di declinare l’invito a comprare non perché
non abbia bisogno di quell’abito, ma perché il venditore è stato troppo
insistente! Al pari dei libri di scuola, la fiaba didattica può fornire la
soluzione del problema, interpretare la realtà, perdendo la funzione di
stimolo all’individuazione della propria strada, di cui si parlava più su.
Quando capita (anche a noi adulti!) che, leggendo una fiaba, ci sfugga la
morale....beh, è un’esperienza da fare! E’ lì che forse si nasconde il
tesoro più bello della fiaba! Possiamo fermarci un momento e lasciare
che anche a noi quella fiaba faccia pensare, quel tanto che basta per
riaprire la strada al possibile, per lasciarci per un attimo interrogare
dalla fiaba stessa, come fa l’esistenza in ogni momento, e consentirci di
trovare quella parziale ma profonda risposta, che finalmente ci lascerà
in pace con noi stessi!

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Il magico mondo di OP
Conosci te stesso. E anche la tua ombra.
Come sappiamo, sul frontespizio del tempio dell’oracolo di Delphi
campeggiava l’esortazione di cui Socrate è stato l’immortale custode:
conosci te stesso! Se la consapevolezza che serve al bambino per
scegliere responsabilmente riguarda sia il mondo esterno che quello
interno, allora l’esortazione di Delphi riguarda questo secondo mondo
e tira in ballo necessariamente il ruolo educativo. Come educatori
possiamo favorire questa conoscenza (ma anche ostacolarla, per
esempio nutrendo nell’animo del bambino la convinzione di essere ciò
che non è, sia nel bene che nel male). La fiaba può essere un potente
alleato di questo ruolo educativo. Essa che così efficacemente può
parlare di come sono fatti gli altri e di cosa accade quando
interagiscono fra loro, può anche fornire la cifra di cosa accade dentro
di me.
La fiaba, infatti, è uno specchio dell’animo umano che parla un
linguaggio universale; e più parla il linguaggio di tutta l’umanità più è
probabile che anche il bambino -che invece è un individuo specificotrovi qualche messaggio utile per conoscersi meglio. In fondo, non è
forse vero che tutte noi donne, baciando il rospo, cerchiamo di
trasformarlo in principe? Ed è una buona cosa, perché l’amore che
riversiamo sulle parti migliori dell’altro è in grado davvero di
trasformarne l’animo. E ancora: tutti gli uomini cercano di salvare una
principessina dalle spire del drago, ed è una buona cosa, perché non c’è
antidoto più potente alla paura del coraggio di chi è disposto ad
affrontare le sfide. Questi messaggi universali parlano di come siamo
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Il magico mondo di OP
fatti dentro e aiutano il bambino a riconoscersi e ad accettarsi per
quello che è.
Ma non solo per le parti più nobili, anzi -e forse ancor di più- per quelle
meno luminose. Sono proprio queste parti meno desiderabili di sé che
nelle fiabe il bambino può vedere rappresentate, lasciando da parte i
giudizi e le morali correnti, affidandosi piuttosto alla saggezza senza
tempo dell’umanità, ai valori universali. Così il Cavaliere Nero è una
forza potente, così come lo sono l’invidia, la gelosia, la rabbia. Che nelle
fiabe appaiono sempre come tali, anche se magari rappresentate
attraverso animali, forze della natura, folletti o streghe. Sono forze che
si possono vedere, comprendere, utilizzare, trasformare oppure
sconfiggere. Ma occorre prima guardarle dritte negli occhi, dare loro un
nome, riconoscerle come parti reali, parti di noi; occorre che ci
diventino familiari, almeno in una certa misura; invece, piuttosto le
cacciamo in cantina, giù giù, lontane dalla coscienza di noi stessi, e
preferiamo sentirle come parti aliene, che neghiamo siano nostre e
magari invece vediamo bene solo negli altri, in quel gioco di specchi
che si chiama proiezione. Questa negazione sembra la strada migliore
per non sentire quel penoso senso di indegnità e di colpa che è
inevitabile quando guardiamo il drago dritto negli occhi, ma si tratta di
una scorciatoia che non conduce da nessuna parte. La consapevolezza
delle nostre zone d’ombra è certo una gran fatica e ci vuole molto
coraggio per accettarci con i nostri difetti, ma ciò è vero solo all’inizio,
poi ci rende invece più liberi e finalmente possiamo scegliere cosa
farcene!

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Il magico mondo di OP
Nei bambini, questa accettazione e questo coraggio vanno sostenuti;
invece è molto facile trovare pratiche educative che condannano le
parti meno nobili; qualunque bambino sa bene che esistono, spesso suo
malgrado, e i rimproveri sortiscono spesso l’effetto della vergogna,
stimolando la negazione o la ribellione. Forse quel bambino vorrebbe
anche lui sbarazzarsi di quelle emozioni impopolari dal momento che
in fondo a nessuno può piacere deludere gli adulti da cui dipende: sa
bene che la mamma non approva il desiderio che sente di “uccidere” il
fratello più piccolo (che attira così tante attenzioni!), e che la maestra
la sgriderebbe se provasse a rubare alla compagna quell’astuccio (che
tanto vorrebbe anche lei!). Ma non sa come si ferma il drago e non
possiede nessuna spada per vincere quel mostro! Il bambino finisce
così per far suo il giudizio del mondo, e appiccica alla sua rabbia
l’etichetta dell’essere cattivo, al suo desiderio di possesso quello di
essere sbagliata. Il bambino non sa come negoziare con le parti di sé
che giustamente nel vivere sociale non sono accettate, e ha la tendenza
a prendersi tutte le colpe, anche quelle che appartengono all’umanità e
al regno dell’istinto primordiale!
Nelle fiabe, le rappresentazioni delle passioni umane, che parlano
dunque delle parti che ognuno di noi ha dentro di sé (e con cui tutti noi,
benché adulti e vaccinati, siamo chiamati per tutta la vita a fare i conti!)
sono poste in modo tale che siano sempre alla portata del bambino,
aiutandolo a “sentirsi a casa” anche quando lui non è come lo vorrebbe
la mamma (o la maestra, o il maestro di judo, o l’amico del cuore). E
questa possibilità è della massima importanza, poiché uno degli
ostacoli più grandi alla crescita sta nel credere che ciò che devo essere
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Il magico mondo di OP
non sia tanto ciò che scelgo come la cosa giusta per me, bensì ciò che fa
contento qualcun altro, nelle cui mani consegno il mio valore di
persona (e spesso purtroppo anche il mio diritto di esistere); che però
non è un vero valore, ma soltanto il suo simulacro.
In sintesi la fiaba, gradualmente, aiuta il bambino a distinguere l’agire
comportamenti che sono sbagliati per qualcuno (per la legge, la società,
la buona educazione o per la mamma) o che possono fare del male a
qualcuno, dall’ “essere” una persona sbagliata; cosa quest’ultima che ha
sempre delle conseguenze negative nella mente dei bambini.
Cogliere questa differenza è di fondamentale importanza per crescere
bambini capaci di scegliere.
L’autonomia dalla presenza materiale dell’altro
C’è un’altra questione che rende il racconto della fiaba un’esperienza di
grande valore psicologico: è la voce di chi narra (della mamma, del
papà, o della persona di accudimento) che fornisce la possibilità di
essere in contatto con l’altro, pur nella propria individualità.
La voce, infatti, alla stregua della musica, contiene messaggi non
verbali di grande impatto emozionale, un impatto invisibile che
funziona da potente antidoto alle paure e alle angosce degli esseri
umani di tutte le età, quando è modulata nel modo giusto4. Al bambino
consente di sperimentare la rassicurazione che la presenza dell’adulto
può dare, al di là del contenuto esplicito di quella relazione e proprio
magari a prescindere dalle difficoltà di sintonizzazione che spesso fra
adulti e bambini semplicemente accadono. Lungi dall’essere solo una
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Il magico mondo di OP
tregua nella lotta a volte dolorosa che le differenti esigenze fra genitori
e figli impongono, questi momenti rappresentano la base su cui
costruire la possibilità di una comprensione profonda di cosa sia
l’amore; del fatto cioè che esso va svincolato dalla soddisfazione del
bisogno personale, perché si può provare dentro di sé anche quando le
età, il carattere. insomma le differenze sembrano allontanarci. Anzi, a
volte possiamo provarlo proprio in queste estreme condizioni. L’amore
che passa nella relazione fra chi narra e chi ascolta rappresenta un
contatto sottile, un contatto emozionale, che non essendo corporeo in
senso stretto, poiché veicolato dalla sola voce, consente di imparare
come ci si scambia calore anche quando ognuno dei due è solo con se
stesso, quando i corpi cioè non si toccano.
La capacità di sperimentare il calore dell’amore anche nell’assenza
materiale dell’altro è una capacità che consente poi al bambino di
svincolarsi gradualmente dalla dipendenza fisica della persona di
accudimento e di sentirsi in grado di esplorare il mondo in autonomia e
responsabilità, mantenendo dentro di sé -e non fuori- la funzione di
accudimento affettivo che è propria del genitore positivo. E’ un
apprendimento dunque della facoltà di
differenzia

in

modo

netto

le

autoaccudimento

personalità

sane

da

che

quelle

psicologicamente fragili o instabili; il grande studioso dell’infanzia e
psicoanalista britannico J.Bowlby, chiamò questa sofisticata facoltà
psichica base sicura5, richiamando non a caso il concetto di
radicamento e di autoappoggio, tanto caro alla psicoterapia di tutti gli
orientamenti.

25

Il magico mondo di OP
Conclusioni
La fiaba è come un angelo custode, discreto ed affettuoso, che
accompagna e sostiene senza forzature, senza condanne inappellabili
né giudizi; e noi genitori possiamo esserne i rispettosi alleati sia
quando le leggiamo ai nostri figli, sia quando le inventiamo, come nel
caso di questa pubblicazione di cui ho il piacere e l’onore di fare la
Prefazione.
Questo è un libro che risulterà interessante non solo ai genitori e ai
loro figli, che potranno naturalmente goderne per le ragioni che ho
cercato di riassumere in questo scritto, ma anche a tutti gli operatori
sociali

dell’infanzia

e

della

famiglia

(colleghi

psicoterapeuti,

psicopedagogisti, mediatori famigliari, assistenti sociali e dell’infanzia,
educatori ed insegnanti). A loro, infatti, non sfuggirà anche
l’importanza del contenuto specifico delle fiabe, tutte incentrate sul
tema della separazione genitoriale e della famiglia monoparentale,
fiabe che dunque offrono spunti rilevanti sui temi dell’accettazione del
cambiamento, del lutto, della diversità, dell’evoluzione sociale e
personale. Argomenti che certo fanno parte di tutte le belle fiabe del
mondo, ma che qui si offrono come specchio di una società che cambia
velocemente e che chiede con urgenza di offrire risorse psicologiche
adatte ad integrare le “nuove famiglie” nella mente dei bambini. Le
belle fiabe come quelle che leggerete in questo libro sono doni preziosi
in questa direzione, e imparare a confezionarle non è difficile, ma certo
richiede sensibilità e un pizzico di talento, che a questi genitori non è
mancato.
26

Il magico mondo di OP
La bella fiaba (e in questo libro ne troverete diversi esempi) sa
suscitare fascinazione, magari attrazione o repulsione, e soprattutto
parla il linguaggio dell’anima, non della ragione; essa ascia aperto il
mondo dell’immaginario del bambino, indica con grazia questo e
quello, assomigliando in ciò più alla poesia che al documentario. Nei
personaggi che presenta, non offre insanabili contraddizioni, ambiguità
incomprensibili, dolori insuperabili, mancanza di vie d’uscita! Anche
quando il Cattivo diventa Buono o viceversa accade qualcosa che dà
ragione della trasformazione, che indica più che spiegare la ragione di
quel cambiamento e fornisce perciò la cifra della mutevolezza
dell’animo umano.
Perché esso è sì mutevole, ma è nella fiaba che apprendiamo che tale
mutevolezza

può

e

deve

avere

un

limite,

cosicché

risulti

sufficientemente chiaro che solo agli dei è concesso di capricciare con
le vite degli uomini!

Buona lettura!

27

Il magico mondo di OP

Note:
La teoria dei tre cervelli è stata elaborata dal neurologo americano Paul
McLean (1913-2007) e si può trovare in: Evoluzione del cervello e
comportamento umano, Einaudi, Torino, 1984; tale teoria è ripresa in chiave
educativa da Naranjo C. (2004), Cambiare l’educazione per cambiare il mondo,
Forum ed. universitaria, Udine, 2006
1

Stern D.N. (1990), Diario di un bambino, Arnoldo Mondadori Editori, Milano,
1991
1

Vedi anche: Spitz R.A. (1957), Il primo anno di vita del bambino, Giunti
Editori, Firenze, 2009
1

1

Erikson M.H., La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio Edizioni, Roma, 1983

1

Bowlby J. (1988), Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano, 1989

Bibliografia per approfondire

 Arlati V., Emozioni in Fiaba, edizioni Red, Milano, 2010
 Hillman J., Il codice dell’anima, Adelphi, Milano, 1997
 Quadrino S., Parlare con i bambini, Arnoldo Mondadori Editore, 1992
 Santagostino P., Come raccontare una fiaba, edizioni Red, Milano,
1997
 Valentinotti C., Fiabe toccasana, edizioni Red, Milano, 2008

28

Il magico mondo di OP

Il
Magico
Mondo di OP

29

Il magico mondo di OP

1-IL DISEGNO DI MUN
Autore: Carla Cavallini
Disegni di Piergiorgio Savino (http://www.behance.net/pierlocke)

Questa è la storia di un bambino e di un disegno.
Mun era un bambino che amava disegnare ed era anche molto, molto
bravo. Il suo passatempo preferito era prendere un foglio bianco e
riempirlo di immagini e colori.
Ci sapeva proprio fare, sapete?
Sapeva disegnare guerrieri e draghi. Bambini felici e bambini tristi.
Mamme alle prese con pentole, libri, liste della spesa! Biciclette
sfreccianti sotto il sole.
Una volta disegnò una strega talmente bene che quando finì di colorare
l’ultima verruca quella faccia arcigna sembrò prendere vita! Mun si
spaventò e la strappò a metà: con un occhio di là e un altro di qua finì
per essere così ridicola che Mun rise tanto!
Insomma Mun era talmente bravo che, il giorno in cui la maestra
sbandierò in classe il volantino di un Concorso di Disegno, cui la scuola
avrebbe partecipato insieme alle altre della città, Mun si emozionò
tantissimo! Ogni classe avrebbe dovuto eleggere un bambino in
rappresentanza e, con gli occhi chiusi, stretti stretti dalla speranza,
sperò di venir scelto! Così, quando i suoi compagni fecero tutti il suo
nome, Mun si sentì molto felice e orgoglioso!

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Il magico mondo di OP
Il giorno stabilito Mun si presentò nella grande sala dove si sarebbe
tenuto il concorso con la sua scatola di colori più bella (conteneva
proprio tutte le sfumature del mondo!), le matite perfettamente
appuntite, la gomma per cancellare perché, si sa, si può sbagliare ma si
può anche correggere! E, naturalmente, tutto il suo entusiasmo!

C’erano tanti bimbi muniti di astucci pieni di matite, ognuno seduto ad
un banco, e Mun prese posto nel suo con grande emozione. Finalmente
arrivò un signore che, dalla cattedra, con voce squillante comunicò loro
il tema del Concorso:

“LA VOSTRA FAMIGLIA: ILLUSTRATE UN GIORNO FELICE TRASCORSO
CON LA MAMMA E UNO COL PAPA’”

Mun ebbe un colpo al cuore, forte, fortissimo. La mamma! Ma il papà?
Eh si, non l’ho detto prima, ma Mun viveva soltanto con la sua mamma:
il papà lo aveva incontrato una volta quando era molto piccolo e poi
mai più! Quel signore aveva scelto di vivere altrove e Mun era scivolato
fuori dalla sua vita e dal suo cuore. Mun non lo ricordava per niente!

Come avrebbe potuto disegnare un momento felice trascorso con lui?
Cosa si fa con i papà? Mmm ok…inventerò qualcosa! - pensò Mun Però, che fatica… Improvvisamente il foglio bianco gli sembrò
grandissimo: impossibile riempirlo tutto con la sua fantasia ma
cominciò! Prese a disegnare un parco giochi: si si, immaginò un
pomeriggio tra altalene e scivoli con un papà. Aveva visto quelli altrui
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Il magico mondo di OP
farlo: spingere i loro bimbi in alto, sull’altalena. o accoglierli tra le loro
braccia in fondo allo scivolo più lungo..ecco si. Ma nulla. Tutto il parco
giochi era pronto, pieno di colori e di cielo azzurro ma il papà non
veniva proprio fuori. Era tutto sproporzionato: oddio che testone! Oh
no, ma che braccia storte! Ecco, vi riporto il primo tentativo di Mun
(ehm…non ridete eh)

Mun lo guardò con occhio critico: no no, proprio non andava!

Un po’ angosciato strappò il disegno in mille pezzi e prese un nuovo
foglio bianco. Mordicchiando la matita pensò: Forse potrei disegnare
un giorno al mare! Il mare con i suoi toni del blu gli riusciva sempre
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Il magico mondo di OP
bene e anche il papà sarebbe venuto meglio di quel mostriciattolo del
parco giochi! Così disegnò un mare bellissimo sotto un sole giallissimo
e un bimbo nell’acqua, lui, contentissimo ma, quando venne il
momento di tratteggiare il papà, uscì una cosa così. (ecco, inserisco
anche questo secondo disegno: non era granchè, vero?)

Mun cominciò a provare un grande sconforto. Non sarebbe mai riuscito
a realizzare un bel disegno! Come si fa a disegnare quel che non si è
mai visto? Che non si conosce? Che non si ha? Avrebbe deluso
sicuramente tutti! Improvvisamente si sentì molto triste e arrabbiato:
non era giusto! Non era per niente giusto! Non avere il papà era già una
tristezza con cui aveva dovuto imparare a convivere ma questa storia
non doveva rovinare il suo disegno!
33

Il magico mondo di OP
(Così come non doveva rovinare la sua vita! mi permetto di aggiungere
io, che vi racconto la storia) Mun cercò di riconquistare il suo
entusiasmo mettendo da parte la tristezza e decise di procedere così:
prese un nuovo foglio, ritagliò via una sagoma umana da un angolo e
poi, poi prese a disegnare quel giorno del pic nic al lago con i suoi
amici, i suoi cugini, suo zio che era un po’ come un papà, il suo
fantastico nonno, l’amico della mamma (un tipo simpatico) e
insomma…venne fuori un disegno pieno di colori e di allegria, di risate
e di giochi, di vita! In alto, con mano un po’ tremante di emozione e di
convinzione, scrisse: “Io non ho un papà! Ma di giorni felici ne ho tanti
grazie ad altre persone!” Mun si sentiva esausto: aveva consumato
un’intera matita e usato quasi tutti i colori! Ma il suo disegno gli
appariva proprio bello! Ed eccolo qui, lascio che lo giudichiate anche
voi.

34

Il magico mondo di OP
Che ne dite? Bello no? Mun consegnò i suoi disegni, soddisfatto di sé e
con il cuore decisamente leggero! (Ed ecco Mun il giorno del concorso!
(ma questo disegno l’ho fatto io, giusto per farvelo conoscere!)

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Il magico mondo di OP
La storia finisce qui. È una storia piccola piccola, vero?

So che molti di voi vorrebbero sapere se poi Mun quel concorso di
disegno lo vinse… Ma, sapete, per me che racconto la storia non è poi
così importante. Non lo fu nemmeno allora quando Mun mi spiegò quel
che aveva fatto: ero troppo impegnata ad essere orgogliosa di lui e a
stringerlo in un forte abbraccio perché, adesso posso dirvelo, io ero e
sono la sua mamma.

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Il magico mondo di OP

2-FUNGHETTO
Autore: Silvia Romagnoli

Funghetto non stava più nelle spore… si stava avvicinando la grande
Festa di Primavera del Bosco della Presolana.

Era tanto che attendeva quel giorno… ed ora era quasi arrivato!
Tutti gli anni la Signora Primavera, una bella e delicata fata
multicolore, a partire dal primo giorno della nuova stagione - il 21
marzo - iniziava il giro dei boschi e la visita di tutti i loro abitanti. Dieci
giorni dopo l’inizio della bella stagione era il turno di visita del Bosco
della Presolana, e quest’anno il 31 marzo coincideva con il giorno di
Pasqua: la festa risultava quindi ancora più attesa e solenne del solito.
In occasione del suo arrivo, la Signora Primavera passava in rassegna i
boschi, ne controllava lo stato, valutava eventuali danni arrecati
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Il magico mondo di OP
dall’Uomo o dai fenomeni atmosferici, e soprattutto eleggeva il
“Cucciolo dell’Anno”: ogni cucciolo del bosco – del mondo sia animale
che vegetale – sfilava al suo cospetto agghindato a festa con elementi
presi dalla natura stessa, ed al termine la bella Signora eleggeva tra i
cuccioli dei popoli del bosco il piccolo che meglio poteva simboleggiare
e difendere la foresta natìa.

Oltre al grande onore che la carica comportava, quest’anno si
aggiungeva in premio uno splendido uovo di Pasqua in legno di cedro,
finemente intagliato dai folletti del Nord e decorato con maestria da
ghirigori in cera d’api….. Oltre ad un più classico ma non meno
apprezzato

uovo

gigante

di

cioccolato!

Funghetto amava quella festa, e quanto avrebbe voluto essere il
prescelto! Ma in cuor suo non era molto fiducioso… sapeva che altri
cuccioli potevano contare su maggiori aiuti e disponibilità rispetto alle
sue. Ad esempio i suoi amici del cuore – il pulcino Plin ed il coniglietto
Potti – avevano i fratelli maggiori ed i papà impegnati ad aiutarli a
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Il magico mondo di OP
cercare gli elementi adatti alle decorazioni, che venivano poi realizzate
con maestrìa dalle loro mamme. Mamma Chioccia, per esempio, con un
sottile filo di ragnatela stava cucendo una splendida livrea per Plin,
fatta di piume colorate di molte specie di uccelli collezionate e raccolte
per mesi da papà e fratellini. Allo stesso modo la famiglia De Coniliis
era da tempo impegnata a raccogliere le più belle specie di fiori e
piante per consentire a Mamma Coniglia di preparare un bellissimo
copriorecchie per Potti.
Funghetto aveva assistito alle prove generali dei suoi due amici
sinceramente ammirato e contento per loro, ma non aveva potuto
evitare un po’ di timore all’idea del confronto. Lui non poteva contare
che sull’aiuto della sua mamma, la Grande Betulla che sovrastava la
radura più bella del Bosco, nonché luogo prescelto per la sfilata. Oltre
ad essere la sola a poter aiutare Funghetto, sul finire dell’Inverno non
aveva molte risorse da offrire. Era infatti l’Autunno la stagione migliore
per lei: in quel periodo aveva meravigliose foglie arancioni, fuxia, gialle,
rosse… Era un vero spettacolo ad Halloween, riuscendo perfino a far
sfigurare le zucche più avvenenti. Ma ahimé non poteva dirsi lo stesso
per la fine dell’Inverno: a parte poche sparute e minuscole gemme, le
sue foglie erano perlopiù secche ed incolore, davvero troppo poco per
un costume degno del “Cucciolo dell’Anno”… Tuttavia la Grande
Betulla, che adorava il proprio Funghetto ed era molto ingegnosa,
seppe stupirlo quella sera con una grande idea: con il muschio che si
nascondeva sotto le sue radici - che era morbido, vellutato ed aveva
splendide sfumature cangianti verde smeraldo - e con l’aiuto di un po’
di resina della sua corteccia e di alcune bacche colorate del vicino
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Il magico mondo di OP
cespuglio, aveva deciso di confezionare una sorta di festone da
avvolgere a spirale attorno al gambo di Funghetto. Il colore rosso vivo
del suo cappello, punteggiato di bianco, avrebbe fatto il resto,
rendendolo davvero irresistibile!
Mentre Mamma Betulla gli esponeva la sua idea con entusiasmo - e
Funghetto se ne lasciava contagiare a poco a poco, diventando sempre
più ottimista sui possibili esiti della sfilata - un lampo squarciò il cielo,
un fortissimo temporale si abbattè sul bosco ed una tromba d’aria
portò il terrore e lo sconquasso dappertutto. La Grande Betulla si piegò
verso Funghetto senza esitazione, fin quasi a spezzarsi, avvolgendolo
con tutti i suoi rami più bassi per proteggerlo ed evitare che il vento lo
portasse via. Seguirono momenti di terrore, rimbombarono tuoni che
fecero tremare la terra con il loro fragore, e miriadi di saette
illuminarono ad intermittenza tutto il bosco di una luce spettrale ed
innaturale. Verso il termine di quella bufera, ancora nascosto sotto i
rami della Grande Betulla, Funghetto scorse due oggetti colorati che
vorticosamente giravano lì intorno, come impazziti. Riconobbe subito
la livrea del pulcino Plin ed il copriorecchie del coniglietto Potti, che
poco prima dello scoppio del temporale si stavano pavoneggiando nei
loro bei costumi rimirandosi nello specchio d’acqua lì vicino. Funghetto
chiese alla sua mamma di salvare le due decorazioni da distruzione
certa, e la Grande Betulla, con enorme sforzo, si allungò e riuscì ad
impigliare i due costumi nei suoi rami, pur senza lasciare Funghetto
privo del suo abbraccio avvolgente.
Appena finalmente il cielo si fu quietato, tutti gli animali uscirono dalle
tane nelle quali si erano nascosti, per sincerarsi che non ci fossero feriti
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Il magico mondo di OP
e per valutare i danni. Di lì a poco arrivarono anche Plin e Potti, in
pensiero per il loro amico Funghetto che non aveva zampe per fuggire
a rintanarsi, e per vedere cosa fosse rimasto dei loro decori festosi.
Sollevati vedendo che Funghetto era uscito indenne dalla tormenta, e
ringraziatolo per essere perfino riuscito a trarre in salvo i loro decori,
mestamente dovettero riconoscere che il lavoro minuzioso di ricerca e
creazione delle loro famiglie era irrimediabilmente rovinato, e che non
c’era tempo sufficiente per ricucire.
Funghetto rimase un momento pensieroso e silenzioso, poi sentenziò:
“Non vi preoccupate, la mia mamma riparerà i vostri costumi: incollerà
le piume strappate della livrea di Plin con la resina della sua corteccia e
riempirà i buchi del copriorecchie di Potti con il muschio delle sue
radici. Vedrete, i vostri decori saranno ancora più belli di prima!”.
Mamma Betulla sussurrò a Funghetto che se lo avesse fatto, non
sarebbero rimaste quantità sufficienti di muschio e di resina per
confezionare il suo decoro. Funghetto annuì col suo cappelluccio rosso,
dicendo che lo sapeva bene, ma che desiderava più di ogni cosa aiutare
i suoi amici, perché con il materiale destinato ad un solo costume se ne
sarebbero potuti riparare due, e la festa del bosco sarebbe stata più
bella. Mamma Betulla, orgogliosa e commossa, lo accontentò e - una
volta concluse le riparazioni - tutti andarono a dormire.
La mattina dopo, un sole scintillante e radioso - come solo dopo una
tempesta può essere - fece capolino dietro al monte Scanapà,
illuminando la valle ed il bosco, tutto in fermento per l’imminente
arrivo della Signora Primavera.
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Il magico mondo di OP
La bella fata non si fece attendere e, una volta raggiunta la radura di
fronte alla Grande Betulla, passò in rassegna i popoli del Bosco,
intrattenendosi amabilmente con tutti e salutando ad uno ad uno i
cuccioli lì riuniti.
Un istante prima che fosse il turno di Funghetto, Mamma Betulla si
chinò su di lui, accarezzò e lucidò con una foglia vellutata il cappello
rosso del suo piccolo e poi, con estrema delicatezza, schiuse due foglie
nelle quali aveva conservato gelosamente una goccia di rugiada, e la
depositò in cima al cappello di Funghetto. Appena la fata fu di fronte a
lui, Betulla mosse abilmente i suoi rami facendo sì che un raggio di sole
colpisse la goccia di rugiada, che iniziò a scintillare più di un diamante
diffondendo tutto intorno raggi di luce dei colori dell’arcobaleno. Era
uno spettacolo meraviglioso, che venne accolto da tutti con stupore ed
un grande “OOOhhhhhhhhh!!”.
La fata accarezzò con delicatezza la corteccia dell’albero, poi si chinò
verso Funghetto: “Mio piccolo amico, chi più di te si è prodigato per la
riuscita di questa festa, per il bene del bosco? Chi più di te ha aiutato gli
amici in difficoltà, dimostrando altruismo e sensibilità? Ed infine, chi
oltre a te indossa la pura essenza della luce e del colore? Sei il simbolo
perfetto per il Bosco della Presolana, ed il vero baluardo della difesa
della Natura!”.
Funghetto, dapprima sorpreso ed ammutolito, allargò felice il suo
cappello rosso, mentre scoppiava un enorme applauso di tutti gli
astanti!
Mai si era sentito così ricco in vita sua, e mai più avrebbe dimenticato
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Il magico mondo di OP
quella sensazione di pienezza e completezza che non dipende dalle
disponibilità materiali e dalla quantità di creature che ci circondano,
ma che si ottiene donandosi senza riserve e sapendo apprezzare
l’amore di cui si dispone.

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Il magico mondo di OP

3-I TRE PICCOLI GNOMI
Autore: Cinzia Susanna Roccuzzo
Da Milano, mamma single di Alessandro
Perche' diverso non e' sinonimo di sbagliato.
Disegni di Barbara Scuteri

Ciao a tutti. La mia storia comincia tanto tempo fa ancora prima che
arrivassi nella pancia della mia mamma.
Quando ero piccolo piccolo e riposavo nella mia culla, la mamma mi
raccontava la mia storia. Non immaginava che capissi tutto, invece mi
piaceva ascoltare la sua voce morbida raccontare come ero stato tanto
desiderato, così tanto che dal momento che non volevo proprio
arrivare si rivolsero ad un dottore che prese un semino timido timido
del mio papà, un ovetto della mia mamma e li fece finalmente
incontrare ed abbracciare.
Così sono nato io.
A volte la sera mentre facevo finta di dormire nel mio lettino, il mio
papà veniva ad abbracciare la mia mamma e stavano lì, lui dietro e lei
davanti a guardarmi ed erano tanto felici che io mi sentivo così
orgoglioso di essere il motivo della loro felicità. La storia potrebbe
finire qui con la frase “Vissero felici e contenti”. Purtroppo un bel
giorno tutto è cambiato e il mio bel mondo dorato è andato a rotoli .

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Il magico mondo di OP
Il mio papà e la mia mamma hanno smesso di stare sempre abbracciati,
hanno cominciato a litigare, la mia mamma è diventata sempre più
triste

e

il

mio

papà

sempre

meno

presente.

Un bruttissimo giorno, dopo un litigio, il papà ha fatto le valigie e non è
più tornato ad abitare a casa con noi.
Una notte ero sveglio nel mio lettino a pensare che forse era tutta colpa
mia se il mio papà e la mia mamma avevano litigato. Il vento soffiava
così forte fuori dalla finestra e sentivo provenire tanti rumori oscuri e
minacciosi. Avevo paura, era veramente il vento o erano dei mostri?
Nel dubbio ho infilato la testa sotto il cuscino. Il rumore però
continuava, anzi sembrava essere sempre più forte, e io avevo così
tanta paura.….
Qualcosa ad un tratto mi ha sfiorato l’orecchio. Per poco non sono
caduto giù dal letto dallo spavento che mi sono preso. Ho afferrato la
torcia che tenevo sul comodino l’ho accesa e ho perlustrato la zona.
Nulla. Dovevo essermi proprio immaginato tutto. Ho spento la luce e ho
cercato di riaddormentarmi.
Ma i rumori non sono cessati. Prima un sospiro , poi un alito caldo
vicino all’orecchio ….. AIUTOOO!
“Sst

sveglierai

tutti!”

diceva

una

vocina

piccola

piccola.

Ho acceso di nuovo la luce e sul mio letto ho visto tre piccoli…gnomi.
Mi sono sfregato gli occhi con le mani, li ho aperti e richiusi ma erano
sempre lì, mi guardavano con un musino imbronciato e gli occhi severi
.
45

Il magico mondo di OP
Uno aveva un cappello da mago, uno aveva un cappello da cuoco e il
terzo reggeva una clessidra e una palla di vetro.

“Ma……

chi

siete?

Cosa

ci

fate

nel

mio

letto?!”

“ Cosa ci fai tu”! Noi abitiamo in questa casa da almeno 100 anni. Siamo
sempre stati bene, tranquilli, ma ora non si riesce più a dormire . Tutti
questi sospiri, tutti questi pianti, insomma che succede? Cercheremo di
aiutarti in modo da riacquistare anche noi la nostra serenità.”
Cosi mi sono confidato: “Sono tanto tanto triste. Il mio papà non abita
più con noi in questa casa. Mi ha detto che litigava sempre con la mia
mamma e che quindi non potevamo più vivere tutti assieme. Mi ha
assicurato che mi vuole tanto tanto bene lo stesso. Ma a me non basta.
Se riesco a far fare loro la pace torneranno sposati e saremo ancora
una famiglia e forse avrò anche un fratellino e una sorellina! Sono
contento quando sto con la mamma però mi poi mi manca il papà.
46

Il magico mondo di OP
Anche quando sono con il papà, sono felice ma poi mi manca la
mamma. Insomma l’unica soluzione è stare tutti e tre assieme.”
Il primo gnomo, quello con il cappello da mago, ascoltava con
un’espressione grave. Sembrò riflettere per un po’ e poi disse: “Penso
proprio di poterti aiutare. Io sono un grande mago”. A me in realtà
sembrava proprio piccolo ma non lo dissi. “Possiedo dei poteri magici e
molti amuleti. Ti voglio regalare questa bacchetta magica. Domani
mattina quando il tuo papà arriverà a prenderti , agita la bacchetta e
scandisci bene queste parole magiche: “Zumpappapa’ la magia
accadrà” . Il tuo papà e la tua mamma faranno pace, ricominceranno a
volersi bene di nuovo e il papà tornerà a casa con voi.
Ero eccitatissimo e per l’emozione quella notte non chiusi occhio. La
mattina mi svegliai così eccitato che la mamma pensava avessi la
febbre. Sono riuscita a fermarla appena in tempo prima che avvisasse il
papà di non venirmi a prendere perché non stavo bene.
Quando il mio papà è arrivato, non ho quasi lasciato alla mamma il
tempo di aprire la porta che ho pronunciato la formula magica
agitando la bacchetta!! Il mio papà ha avuto per un attimo
un’espressione perplessa, poi si è ripreso ed ha chiesto alla mamma se
aveva voglia di venire con noi a fare un giro in bicicletta ed un pic- nic e
lei ha accettato !
Fantastico! La magia aveva funzionato!
La mamma ha preparato i panini e tutti e tre di nuovo come una
famiglia siamo andati al parco! Abbiamo mangiato, steso un telo
sull’erba , giocato a pallone e fatto la lotta. Il mio papà prendeva in giro
la mia mamma e lei rideva come da tanto tempo non le vedevo fare.
47

Il magico mondo di OP
La sera ci ha accompagnato a casa, abbiamo preso la pizza e mangiato
di nuovo tutti assieme.
È stata la più superfantastica giornata della mia vita. La sera il mio
papà mi ha letto la fiaba, la mia mamma mi ha dato il bacio della
buonanotte e gli occhi mi si sono chiusi subito a tapparella.
ll mattino dopo mi sono svegliato eccitatissimo. Sono corso giù dal letto
per infilarmi nel lettone. Ma il mio papà non c’era.
Quando la mia mamma mi ha accompagnato a scuola era più silenziosa
del solito. Qualcosa non aveva funzionato nella magia. Quella sera
appena la mamma ha finito di leggere la favola, ho fatto finta di
addormentarmi.
Ho aspettato che uscisse dalla mia camera, ho aperto un occhio, poi
l’altro, ho afferrato la torcia e ho cominciato a cercare gli gnomi. Ad un
certo punto ho avvistato lo gnomo mago che cercava di rifugiarsi in una
fessura del muro. L’ho afferrato per il bavero della giacchina. Ero
furioso!
E lui: “ Ti chiedo scusa, non so cosa sia successo, la magia funziona
sempre…

forse

non

hai

recitato

bene

la

formula!”

Ero così arrabbiato che fortunatamente è arrivato lo gnomo con il
cappello da cuoco a distrarmi. Stava frugando con nervosismo nelle
tasche della sua giacchina. Ha estratto un sacchettino ripieno di una
polverina colorata. Mi ha spiegato che aveva creato apposta la miscela
per il mio papà e la mia mamma.
Ha detto che era composta da un po’ di zucchero per addolcire gli
animi, un po’ di sale per dare più interesse alla conversazione, un
48

Il magico mondo di OP
pizzico di pepe per attivare l’allegria, un po’ di burro per ammorbidire
le discussioni, un po’ di zafferano per dare colore alla giornata , un po’
di vaniglia per profumare.
Dovevo metterne una punta di un cucchiaino nella tazzina del caffè del
mio papà e della mia mamma. Quella notte non ho potuto chiudere
occhio,

ero

convinto

che

sarebbe

stata

la

volta

buona!

La mattina alle sette ero già dietro la porta, in piedi sopra la mia
seggiolina blu a guardare nell’occhiolino della porta aspettando l’arrivo
del papà .
Che tuffo al cuore quando l’ho visto finalmente arrivare, l’ho
abbracciato forte forte mentre la mamma preparava il caffè.
Quasi mi scordavo! Sono corso in cucina ed ho versato un cucchiaino
della polverina in entrambe le tazzine.
Il mio papà ha fatto una smorfia bevendo ed ha detto alla mamma:
“Non hai mai imparato a fare il caffè.” Lei ha risposto : “Potevi berlo al
bar!” Ma insomma non dovevano addolcirsi gli animi, neanche questa
formula aveva funzionato!
Poi tutto a un tratto entrambi sono scoppiati a ridere! Ho capito:
bisognava

solo

aspettare

che

la

polverina

facesse

effetto.

Il mio papà ha chiesto alla mamma se le sarebbe piaciuto venire a
Venezia con noi quel week end. Lei è diventata pensierosa, poi ha
risposto di sì! Lo sapevo che dovevo fidarmi del secondo gnomo.
Abbiamo preparato la valigia e siamo partiti con il treno. Venezia è
bellissima! Al posto delle strade ci sono dei canali, che sono delle
strade fatte di acqua. Al posto del tram si prende il traghetto e a posto
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