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IL VOLTO SPORCO DELLA GIUSTIZIA NEL SALENTO .pdf



Nome del file originale: IL VOLTO SPORCO DELLA GIUSTIZIA NEL SALENTO.pdf
Titolo: Microsoft Word - IL VOLTO SPORCO DELLA GIUSTIZIA NEL SALENTO.docx
Autore: Preload

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IL VOLTO SPORCO DELLA GIUSTIZIA NEL SALENTO
Posted by Pietro on agosto 3, 2010 Lascia un commento (0) Vai ai commenti

IL VOLTO SPORCO DELLA GIUSTIZIA NEL SALENTO (LIBRO – DOSSIER)
A cura dell’Avv. Fedele Rigliaco

Presentazione.
QUESTO DOSSIER VUOLE COSTITUIRE UN PICCOLO SAGGIO DEI NUMEROSI CASI DI MALA-GIUSTIZIA NEL
SALENTO CHE IL SOTTOSCRITTO DIFENSORE HA RACCOLTO A SEGUITO DELL’INCARICO RICEVUTO DI
SVOLGERE INVESTIGAZIONI AI SENSI DELLA LEGGE 7-12-2000, n. 397. EGLI E’ A DISPOSIZIONE DELLE
AUTORITA’ COMPETENTI A FORNIRE OGNI RAGGUAGLIO CHE DOVESSE OCCORRERE SUI CASI ESPOSTI E
SU QUELLI NON RIPORTATI IN ESSO DI CUI, COMUNQUE E’ A CONOSCENZA. QUESTO OPUSCOLO SI
PREFIGGE, ALTRESI’, LO SCOPO D’INVITARE LE AUTORITA’ A PRENDERE I PROVVEDIMENTI DI
COMPETENZA. Nella mia veste di difensore incaricato di svolgere indagini ai sensi legge 7-12-2000, n. 397
sono venuto a conoscenza di casi di pessima amministrazione della Giustizia da parte di alcuni magistrati
della Corte di Appello di Lecce, di Bari, di Potenza, di Catanzaro e di Bologna e di sperpero di preziose
risorse di questa: archiviazione di procedimenti penali “de plano” finalizzati a favorire alcuni soggetti in
danno di altri, insabbiamenti d’indagini importanti, fallimenti di aziende o di privati cittadini in assenza dei
presupposti di legge, o condotti in modo scorretto, istanze di fallimento avanzate da usurai privati o da
Istituti bancari che hanno praticato tassi d’interesse elevati, decreti ingiuntivi accordati ad usurai o ad
Istituti bancari privi di titolo, disintegrazione di aziende ad opera di Istituti bancari che applicano interessi
ultralegali anatocistici in assenza di contratti, trattamento di favore riservato da magistrati ad Istituti
Bancari, dispendiose ed inutili consulente, diniego da parte di alcuni magistrati delle indagini difensive di cui
agli artt. 391-bis e 391-nonies, utilizzo dei processi per calunnia come spauracchio per disincentivare i
cittadini a denunciare amici di magistrati, corruzione di alcuni magistrati, terrorismo che promana da una
parte della magistratura, condizionamenti da parte di magistrati su avvocati, archiviazione di procedimenti
penali per comportamenti estorsivi da parte del Concessionario esattore delle tasse e da parte di Enti
impositori, ecc..

1 - Archiviazioni di procedimenti penali “contra legem”.
In particolare sono venuto a conoscenza di casi di utilizzo, da parte di magistrati, di archiviazioni di
procedimenti penali che sembrano corrette dal punto di vista formale, ma che, in realtà, sono
finalizzate a favorire alcuni soggetti in danno di altri, in violazione della Costituzione e delle norme della
Convenzione europea; la prima, che impone l’esercizio dell’azione penale, e, la seconda, che impone allo
Stato l’obbligo della tutela di alcuni diritti, fra cui quelli relativi alla proprietà.
Sono venuto a conoscenza di casi di archiviazioni “de plano” di procedimenti penali a carico di soggetti
illustri, banchieri e magistrati, nonostante che vi fossero le notizie di reato e nonostante che queste fossero
suffragate da prove certe e da testimonianze; mi sono stati segnalati casi di archiviazioni con motivazioni
illogiche ed avulse dal carteggio processuale.
Sono venuto a conoscenza di casi di archiviazioni di procedimenti penali per proteggere personaggi
importanti, soprattutto responsabili di banche, di archiviazioni di procedimenti penali avvenute in
violazione di legge da parte di alcuni magistrati in favore di costoro, d’indagini trascurate a beneficio di
alcuni soggetti ed in danno di altri, di violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge,
statuito all’art. 25, comma 1 Costituziono, con nomine di Giudici “ad hoc” “pro causa”.

2 – Decreti ingiuntivi emessi a favore delle banche in violazione della legge; decreti ingiuntivi
contro le banche negati immotivatamente.

Sono venuto a conoscenza di decreti ingiuntivi emessi a favore di banche in violazione della legge od in
mancanza dei presupposti di questa e di decreti ingiuntivi non revocati alle Banche in presenza di prove
evidenti di gravi illeciti penali o di decreti ingiuntivi contro le banche negati immotivatamente.

3 – Fallimenti di società pilotati per interessi privati.
Sono venuto a conoscenza di fallimenti di società o di privati cittadini pilotati per interessi privati, di fallimenti
di imprese senza alcuna logica e senza garanzie, di attivazione di procedure esecutive – soprattutto da parte
di Istituti bancari – senza il rispetto delle regole, di procedure esecutive che vengono portate a termine da
magistrati nonostante che essi fossero a conoscenza di gravi illeciti o di fatti usurai sottesi a quelle
procedure, di disintegrazione di beni degli esecutati in spregio a fondatissime opposizioni da parte dei poveri
malcapitati, di vere e proprie omissioni di giudici civili nel segnalare all’Autorità competente fatti penalmente
rilevanti.

4 – Utilizzo dei processi per calunnia come spauracchio.
Sono venuto a conoscenza di richieste di rinvii a giudizio usate come strumenti ritorsivi nei confronti di
soggetti scomodi che hanno osato denunciare magistrati e di processi per calunnia o diffamazione che sono
serviti solo a zavorrare la macchina della GIUSTIZIA.

5 – Tribunale come ufficio legale periferico a difesa delle Banche e dei personaggi che contano.
Quanto detto sopra ha portato, e porta, tuttora, al convincimento della gente che, presso il Tribunale di
Lecce, ci sia un vero e proprio ufficio legale periferico a difesa delle Banche e dei personaggi che
contano; porta al convincimento che a dirigere tale ufficio ci siano Procuratori della Repubblica o Giudici
disposti ad archiviare procedimenti penali a carico d’Istituti Bancari anche al cospetto di evidentissime prove
di reato ed a criminalizzare come calunniatore e diffamatore chiunque osi denunciare dirigenti bancari o
personaggi importanti per consentire di commettere impunemente a costoro ogni sorta di illecito; porta al
convincimento che presso il Tribunale di Lecce ci siano alcuni giudici che accordano alle banche favori che la
legge non prevede.

6 – Progetto scellerato di Procure unite dal vincolo sodale.
Dalla documentazione raccolta a seguito dell’indicato incarico ho avuto l’impressione che in quelle Corti di
Appello di Lecce, di Bari, di Potenza e di Catanzaro, di cui alle tabelle predisposte dal legislatore per i reati
dei magistrati, vi siano alcuni magistrati che, invece di contrastare l’opera criminale dei loro colleghi, la
“coprono” attraverso omissioni di atti d’ufficio, favoreggiamento, falsità, ecc.
La documentazione in mio possesso porta alla convinzione non solo del mio cliente, ma anche di molti
cittadini, che ci sia nelle suddette Corti di Appello un vero e proprio tumore maligno della corruzione che
sta metastatizzando alcuni tessuti del contesto giudiziario.

7 – Corruzione di Magistrati.
Corruzione di magistrati venne descritta nell’inchiesta dal titolo “Com’è stretta la Puglia” condotta sul
giornale “Il Mondo” del 12 giugno 1998 N. 24 (riportato tra gli allegati) in cui vengono evidenziati elementi
tipici per definire mafiosa quell’associazione fra Magistrati, Banche, ed usurai, che sono: “modus
operandi” fuori dalla legge, diffuso stato di assoggettamento e di omertà, consapevolezza
nell’ambiente sociale dell’esistenza di un “forza d’intimidazione del vincolo associativo” dei magistrati,
controllo dell’economia. Infatti, in tale inchiesta è descritta la disinvoltura con cui a Lecce si archiviano
procedimenti per reati di usura (con tasso accertato dalla Procura che va dal 30% al 200%) in spregio
alla legge che definisce limiti di tasso d’usura molto più bassi.

Nell’inchiesta é descritto anche il diffuso stato di assoggettamento e di omertà giustificato dal fatto che
molte persone che hanno osato denunciare le Banche o i “potenti” amici dei magistrati si sono ritrovati
sùbito rinviati a giudizio per calunnia o per diffamazione con chiaro messaggio mafioso-ritorsivo.

8 – Sperpero di risorse giudiziarie.
Sono venuto a conoscenza di casi di dissipazione di preziose risorse della Giustizia che vengono
impiegate e fagocitate per combatte gli onesti cittadini che si lamentano dei sorprusi subìti dai magistrati o
dai loro amici; mi sono pervenuti documenti di casi di processi per calunnia, per diffamazione o per altro,
costruiti e montati allo scopo di far desistere i cittadini dal denunciare banche, magistrati e personaggi
importanti; con conseguente distrazione di quel denaro che meriterebbe di essere canalizzato per la
lotta alla vera criminalità e non a quella idealizzata dai magistrati. L’attenta lettura della
documentazione acquisita fornisce netta la sensazione che negli ultimi tempi alcuni magistrati non si sono
limitati ad archiviare i procedimenti a carico di loro amici e, quindi, favorire i reati, ma hanno escogitato il
metodo del rinvio a giudizio per calunnia di coloro che hanno osato denunciare amici di magistrati e di coloro
che hanno denunciato le inerzie di questi. L’attenta lettura della documentazione acquisita fornisce netta la
sensazione che a Lecce succede da anni ciò che il Ministro Castelli ha riferito in un’intervita pubblicata sul
Corriere della sera del 9-02-2005 chiamando “salto di qualità” del magistrato che decide di querelare chi l’ha
criticato approfittando del fatto di appartenere alla categoria che ha “una fortissima vocazione alla sua
autodifesa come corporazione”
Sono venuto a conoscenza di spreco di denaro da parte delle Procure con pagamenti esorbitanti di
consulenze – nei procedimenti penali per usura contro le Banche – che hanno dimostrato elevati interessi
praticati da queste (fino al 200%) e che, poi, nonostante ciò, non sono state utilizzate per esercitare l’azione
penale.

9 – Terrorismo e magistratura.
In conseguenza di ciò ho avuto netta la sensazione che nel Salento si respira aria di diffuso terrore che
promana dalla magistratura che sembra abilitata ad esercitare – senza remore – delle ritorsioni contro i
cittadini che osano denunciare fatti veri configuranti fattispecie di reati commessi da “personaggi illustri”,
bancari o magistrati.
La suindicata abitudine invalsa da parte di alcuni magistrati di utilizzare il processo penale per calunnia o per
diffamazione o per reati simili allo scopo di disincentivare i cittadini a denunciare magistrati o amici di questi
induce nell’imaginario collettivo la sensazione che tra i magistrati ci sia un “vincolo di casta” che
conferisce loro una sorta d’immunità e di affrancamento da ogni genere di censura.
Dalla documentazione in mio possesso sembra che alcuni magistrati abbiano idealizzato il seguente
teorema: il cittadino che chiede il rispetto della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo, dei patti internazionali dei diritti civili e politici, delle leggi, é un cittadino da criminalizzare; il
cittadino che si lamenta del mancato rispetto da parte di magistrati di regole contenute nelle suddette
norme sono da rinviare a giudizio.
Diffusa è nell’ambiente sociale salentino, quindi, la preoccupazione per il suddescritto modus operandi
della Magistratura che induce quello stato di terrore e di omertà; diffusa è la preoccupazione che si
celebrino processi per far desistere i cittadini dal denunciare fatti veri di rilevanza penale commessi da certi
soggetti che “contano” o da magistrati o da “personaggi potenti”; diffusa è la sensazione nell’ambiente
sociale che si vogliano utilizzare processi penali come strumento intimidatorio-ritorsivo per far godere ad
alcuni soggetti privilegiati una sorta d’immunità e di affrancamento da ogni genere d’indagine e da ogni
verifica della veridicità dei fatti denunciati; diffusa è la preoccupazione che si ponga a carico del denunciante
le negligenze o le lacune istruttorie riferibili agli organi inquirenti.

10 – Numerosi esposti archiviati “contra legem” presso le Procure di Lecce, di Bari, di Potenza
e di Catanzaro.
Sono venuto a conoscenza di fascicoli aperti in anonimo nei confronti di magistrati presso le Procure di
Bari, di Potenza – nonostante la precisa indicazione del nome dei magistrati – con conseguente difficoltà
nella tracciatura degli esposti contro i magistrati da parte degli organi di controllo ministeriali.

11 – Magistrati responsabili del crollo dell’economia locale.
La documentazione da me acquisita mi fa convincere che il “modus operandi” fuori dalla legge di alcuni
magistrati e la negazione della tutela penale della proprietà è responsabile crollo – ben noto
nell’ambiente sociale – dell’economia salentina.

12 – Sostituzione di Giudici non allineati
La documentazione acquisita mia indotto a convincermi che diverse volte vi è stata violazione del principio
del giudice naturale precostituito per legge, statuito all’art. 25, comma 1 che prevede il Giudice
predeterminato in un momento anteriore alla stessa commissione del fatto e non già la nomina di un
Giudice scelto “ad hoc” “pro causa”.
Così, per esempio, il 9-7-97 il Gip Dr. Fersini, che non era stato tenero nei confronti delle Banche, venne
sostituito dal Giudice, Dr. Baffa, che provvide ad archiviare il procedimento penale contro il responsabile
della Banca Popolare Pugliese (dichiaratamente amico e commensale dello stesso giudice) azionato a seguito
di un esposto dell’ing. Sergio Cesari.
Quella sostituzione era stata preannunciata sul Quotidiano di Lecce del 29-12-95 dall’avv. Corleto, principe
del foro di Lecce – difensore delle banche – che ebbe ad affermare: ”Affronteremo il problema davanti a un

Gip che non sia Fersini, come è nostra prerogativa fare quando un Gip impone al Pm di formulare
l’imputazione….”.
13 – Contesto di malessere della popolazione salentina.
Il malessere della popolazione salentina venne espressa sulla Gazzetta di Lecce del 18-9-2001: “Usura,
colpa delle banche…La denuncia di un’associazione di consumatori – Magistrati compiacenti – Famiglie
distrutte…La pericolosità della violenza delle banche non è inferiore a quella delle barricate (Heinrich Boll,
Nobel per la letteratura)…”
Il malessere della popolazione salentina è dovuta anche al fatto che, a fronte dell’”eccessivo numero di
denunce di usura ed estorsione archiviate” che riguardano le banche vi sono stati numerosi casi di condanne
di usura di privati per tassi d’interesse inferiori a quelli applicati dalle Banche, nonostante che la
Cassazione non faccia alcuna distizione fra l’usura privata e quella delle Banche: “Il reato di usura, a

seguito dell’introduzione nel codice penale dell’art. 644 ter, può configurarsi, quando gli interessi siano
incassati ratealmente, come delitto a condotta frazionata (o a consumazione prolungata) (Cass., sez.
I, 19-22 ottobre 1998); questo, indipendentemente dal fatto che il soggetto che opera l’incasso di quegli
interessi sia un soggetto privato o un Istituto bancario.
Le vicende che vengono esposte nel carteggio allegato alla presente s’inseriscono in un contesto generale
di grande malessere della popolazione salentina che – non vedendosi tutelata penalmente dai
magistrati per i reati di estorsione ed usura perpetrati dalle Banche – fece, alcuni anni orsono, una serie di
esposti a molte Autorità e ad Istituzioni dello Stato e segnalò gravi violazione dei diritti dell’uomo. Tali
vicende suscitarono uno scandalo nazionale; ne sono riprova l’elenco dei giornali su cui la notizia

apparve, i cui titoli riporto in nota[1] e le numerose trasmissioni televisive in campo nazionale e
regionale.
Le archiviazioni di procedimenti penali a carico di soggetti che, con minacce di pregiudizi, riuscirono ad
estorcere del denaro – pur non avendone diritto – crearono disagio, malessere e sconcerto nella
popolazione salentina.
In particolar modo furono gl’imprenditori che esternarono – con esposti a tutte le Autorità ed a tutte le
Istituzioni dello Stato, alla Direzione Nazionale Antimafia, alla Commissione antimafia, alle Cariche
istituzionali più importanti dello Stato – il disagio per la mancata tutela penale della proprietà;
nell’immaginario collettivo si ebbe a formare l’idea di una sorta di sodalizio fra magistrati, banchieri ed
altri soggetti.

14 –Interrogazione parlamentare dell’on. Nichi Vendola.
In data 24/09/’98 l’on. Nichi Vendola pose il dito su questa piaga del Salento; e, con atto di sindacato
ispettivo nr. 4/19855 sollevò questioni riguardanti le numerose e facili archiviazioni da parte della Procura
della Repubblica di Lecce dei procedimenti penali “per i reati di estorsione, usura, truffa ed altro commessi
da rappresentanti delle banche a danno di imprenditori Salentini” per sapere come mai molti salentini
non avevano avuto la tutela penale, nonostante che i magistrati della Procura di Lecce avessero constatato
l’applicazione di alti tassi d’interesse da parte di Banche; la vicenda ebbe vasto clamore, scaturito dalla
divulgazione delle notizie attraverso la stampa.
Nel succitato atto l’onorevole interrogante faceva riferimento ad un articolo comparso sul settimanale “Il
Mondo” del 12 giugno 1998, n. 49 che dettagliava numerosi casi di archiviazioni di procedimenti penali
che vennero descritti nel seguente modo:
a) La signora Anna Maria PRESICCE, forte di una perizia contabile che dimostrava che la RoloBanca (oggi
Unicredit) aveva applicato su di un proprio conto un interesse del Tasso Effettivo Globale Annuo pari
all’85%, denunciò il fatto alla Procura della Repubblica di Lecce e il procuratore aggiunto dr. Aldo PETRUCCI
(p.p. nr. 826/97 R.G.N.R. per artt. 629 e 644 c.p.), in data 6 maggio 1998 richiedeva l’archiviazione che
veniva disposta in data 19 febbraio 1999 dal G.I.P. dr. Pietro BAFFA (Il Mondo: pag. 49); questo,
nonostante le dimostrate modalità estorsive da parte della Banca.
b) “La perizia…parla del 131,8% l’anno… (il P.M.) ha confermato che anche una perizia richiesta dal
tribunale ha dato gli stessi risultati… Questa circostanza non è stata però giudicata sufficiente dal pubblico
ministero Giovanni Gagliotta per avviare il procedimento….” (è il caso di Mario Chiriatti) (Il Mondo: pag. 49);
c) “Le perizie denunciarono che Nuzzaci aveva pagato interessi…che avevano fatto elevare il tasso medio

globale …dal 26% all’anno fino a cinque volte tanto: il 136%. Usura? Secondo il pubblico ministero Nicola
D’Amato, NO…”.
d) <<L’ultimo caso in ordine di tempo è quello che oppone Salvatore NICOLARDI ai dirigenti della Banca
Popolare Pugliese: Nicolardi è un piccolo costruttore di Scorrano…Nell’ultimo esposto presentato alla Procura
Leccese…ha denunciato tassi di interesse che avrebbero raggiunto il 181% all’anno e <<richieste di
garanzie indebite>> (Il Mondo: pag. 50 )

“Queste vicende hanno fatto crescere la sensazione di impotenza che affligge imprenditori e
avvocati nei confronti della procura di Lecce…Davanti a questi fatti non…rimane che consigliare…di
lasciare perdere la Procura e di rivolgersi direttamente al tribunale civile…”

Quell’interrogazione venne archiviata perché il Ministro della Giustizia dell’epoca, on. Diliberto, ebbe a
fornire una risposta contenente notizie false; e, cioè, egli ebbe a dire che si trattava di cittadini
inadempienti che non avevano rispettato le clausole contrattuali con le Banche.
Fu così che venne accreditata presso il Ministero una tesi errata che i cittadini “lagnosi” di cui
all’interrogazione, erano soggetti non fededegni e che intralciavano con le loro denunce il corso della
giustizia, facendone “uso distorto”; fu così che il Ministro della Giustizia (on. Diliberto), ebbe ad
archiviare l’interrogazione e ad approvare il comportamento dei magistrati che apparvero come povere
vittime di cittadini inadempienti, di cittadini che non avevano rispettato i contratti bancari, che ingiustamente
si lamentavano di magistrati esemplari.
La realtà era ed é ben diversa da come venne rappresentata dal Ministro che fu male informato dalle
articolazioni ministeriali. Molti imprenditori furono e sono rovinati dalle banche o in assenza di contratti o con
contratti in violazione della legge.

15 – Magistrati amici degli indagati.
Numerosi sono a Lecce i magistrati che trattano problemi bancari pur avendo essi rapporti di parentela
stretta con i responsabili di Banche. Si riporta uno dei casi eclatanti, quello del Giudice Dr. Baffa, il quale
ebbe a dichiarare personalmente di essere commensale ed amico del Presidente della Banca Popolare
Pugliese; però, non ebbe alcuna esitazione ad occuparsi di alcuni procedimenti penali per usura contro la
suddetta Banca e non ebbe alcuna esitazione ad archiviarli.

16 – Profilo dell’ex-Procuratore aggiunto della Procura di Lecce, Dr. Petrucci.
Prima del 1994, presso il Tribunale di Lecce, veniva applicata severamente la legge penale che
riguardava l’estorsione bancaria: in quell’anno venne, infatti, condannato alla reclusione il direttore
della filiale leccese del Banco di Napoli per l’estorsione che si era concretizzata nel momento in cui
egli (in qualità di direttore) aveva “chiesto ed ottenuto da un cliente…garanzie di gran lunga superiori
rispetto al credito concesso”.
Anche dopo tale data la Procura di Lecce accertò numerosi casi di richieste da parte di Banche di “garanzie
di gran lunga superiori rispetto al credito concesso”; però, dopo tale data, i funzionari di Banca non
vennero più considerati criminali dalla Procura; dopo il 1994 nessun responsabile di banca fu
rinviato a giudizio per estorsione; i fascicoli non varcarono la soglia dell’ufficio del GIP (se non in
rarissimi casi); eppure, dopo tale data non era cambiata la legge; anzi, era diventata più severa con la legge
n. 108 del 1996, che prevedeva punizioni più gravi nei confronti degli Istituti di Credito che praticavano
usura: dopo tale data era divenuto procuratore aggiunto il Dr. Aldo Petrucci!!!
Quella legge che era valida in tutto il resto d’Italia; ma, Lecce non era applicata; qui, vigeva, infatti, una
circolare d’indirizzo del Procuratore aggiunto, Dr. Aldo Petrucci, che sosteneva che gli interessi
anatocistici praticati dalle Banche sono meno onerosi degli interessi semplici; quella intuizione originale, ma
non certamente scientifica, del Dr. Petrucci influenzò molti procedimenti penali a carico di banche; quella
circolare, fin dalla sua emanazione, sembra che sia divenuta fonte normativa secondaria a tutti gli
effetti; quella circolare – anche se é in violazione della legge e della costante interpetazione della Cassazione
sull’illiceità degli interessi anatocistici – sembra legittimare l’operato della Procura della Repubblica di Lecce e
dell’Ufficio del GIP della stessa città.
E’ con quella circolare che ogni comportamento penalmente rilevante delle Banche veniva e viene
giustificato.

Non solo; ma, da quando divenne Procuratore aggiunto il Dr. Petrucci mi risulta che ci fu – da parte della
Procura di Lecce e della consorella di Bari – la caccia alle streghe per criminalizzare tutti coloro che osano
denunciare le Banche e per attivare, contro costoro, processi, che, poi, si sono rivelati inutili e dispendiosi
per lo Stato e per il cittadino.
Agli occhi della gente rimane impressa la figura del Procuratore Dr. Petrucci non solo per quella circolare,
ma, anche, per ciò che venne scritto su di lui dal giornale “Gallipoli, città futura”: “Petrucci compiace
interessi di parte e risparmia persone amiche e parenti stretti”.
La gente legge i giornali e si forma una sua convinzione.
A seguito di quella frase sul Dr. Petrucci, a seguito di quella circolare quel procuratore entrò – per dritto o
per rovescio – nell’immaginario collettivo come quella di un magistrato corrotto; per cui, l’acquisto di un
costoso appartamento in una centralissima zona di Lecce – che venne intestato alla figlia del
Procuratore Dr. Petrucci, Paola, diede la stura al sospetto che quell’appartamento fosse un “regalo”
particolare della Banca Popolare Pugliese; il sospetto serpeggiò perché nel rogito notarile non venero
indicate le modalità di pagamento; e quell’appartamento venne pagato senza l’emissione di assegni; il
sospetto serpeggiò perché in alcuni procedimenti penali per ipotesi di reato gravi contro il responsabile di
quella Banca il Dr. Petrucci si batté fino all’inverosimile per impedirne il rinvio a giudizio; gli articoli di giornali
dell’epoca ne sono una testimonianza; il sospetto serpeggiò perché il venditore di quell’appartamento aveva
problemi con la suddetta Banca. Ho documentazione dove risulta che tale fatto fu esposto alla Procura della
Repubblica di Bari; ma su tale fatto non furono fatte approfondite indagini.
Come compilatore della suindicata circolare il Procuratore Dr. Petrucci attirò su di sé tutte le ire degli
imprenditori vessati dalle Banche e fu coinvolto in un ciclone di esposti; quella circolare aveva
condizionato, di fatto – secondo il vice-Presidente della Commissione antimafia, Nichi Vendola – ”presso la

Procura di Lecce l’esito di procedimenti penali aperti nei confronti di responsabili di istituti di credito
per il reato di usura”.
Il Dr. Petrucci cercò di giustificare e difendere quella sua intuizione e rappresentò quei soggetti che lo
accusavano di aver condizionato i procedimenti penali dicendo che:“….Molti imprenditori, davanti
all’impossibilità di fare fronte agli impegni assunti, si sono rivolti all’autorità giudiziaria”; e, poi,
aggiunse: “questo modo di procedere rappresenta un uso distorto della legge. Vengono da noi perchè non

costa nulla…»”.
L’attenzione dei controllori ministeriali venne dirottata sul mancato impegno degli imprenditori nei confronti
delle Banche, cioè degli usurati nei confronti degli usurai, e non già sul vile atto di approfittamento
dell’usuraio che impone alle sue vittime clausole capestro, approfittamento pur sempre punito dalla legge,
ancorché accettato dalla vittima dell’usura.
I controllori ministeriali non furono messi al corrente di quei casi di cittadini che non avevano alcun contratto
da rispettare con le Banche, come nel caso di Chiriatti Mario e che erano stati vessati da queste.
Quando venne smascherata quella circolare del Dr. Petrucci ci fu un gran fermento negli ambienti giudiziari
ed una levata di scudi per difenderla: così, ci fu la sostituzione di tutti quei giudici (il Gip Dr. Fersini, il Gip
Dr. Manzo) che decidevano l’imputazione coatta, in ossequio alla legge, contro le Banche e contro il parere
dei pubblici ministeri, si mise in opera tutta un’attività di screditamento nei confronti di costoro (ci fu
un’opera di denigrazione del Gip Dr. Fersini, del Gip Dr. Manzo, del consulente Dr. Nuzzo, del consulente Dr.
De Tullio, ecc.); nei confronti di costoro si aprirono procedimenti penali o disciplinari, che si rivelarono,
successivamente, bolle di sapone e spreco di risorse della giustizia; ci fu una serie di rinvii a giudizio per
calunnia di soggetti che si erano lamentati del comportamento scorretto delle Banche, che si celebrarono,
successivamente, con l’assoluzione di tutti i soggetti e si rivelarono anche questi bolle di sapone e spreco di

risorse della giustizia; incarichi di consulenze nei procedimenti contro le Banche vennero affidate o a parenti
del Dr. Petrucci (per es. al Dr. Emanuele LIACI, figlio della cognata del dr. Petrucci, signora PISANELLO
Gemma) o a soggetti che avevano avuto sanzioni amministrative (per es. il dr. TAMBORINO Antonio) o a
qualche soggetto iscritto nell’annuario dell’Associazione Bancaria ABI (per es. il Dr. Carretta)
Quella circolare del Dr. Petrucci, che condiziona i procedimenti penali contro le Banche, sembra che sia,
tuttora, fonte normativa presso la Procura di Lecce, nonostante che ci sia stata la sentenza n. 425/00 che
dichiara l’incostituzionalità di quella norma che legittima le banche a pretendere gli interessi passivi ogni
tre mesi, c.d. anatocismo bancario (art. 25 d.lgs. 342/99) e che dichiara l’illegittimità degli interessi
sugli interessi e nonostante le numerose sentenze della Cassazione sul tema, fra cui una
recentissima a Sezioni Unite.
Quella circolare del Dr. Petrucci condiziona i procedimenti penali contro le Banche nonostante che la
Cassazione abbia stabilito che vi è usura anche “quando gli interessi siano incassati ratealmente, come
delitto a condotta frazionata (o a consumazione prolungata)” (Cass., sez. I, 19-22 ottobre 1998).

17 – Anomalia presso il Tribunale di Lecce.
A Lecce la situazione é “anomala”, a detta del presidente dello SNARP, sindacato nazionale antiusura;
egli, infatti, aveva lanciato l’“Allarme usura” attraverso la Gazzetta del Mezzogiorno del 20-4-99 quando
scriveva che i protesti cambiari erano l’”anticamera dell’usura…”, aveva lanciato l’allarme “sull’eccessivo
numero di denunce archiviate…” ed aveva supposto che le istruttorie erano “superficiali…” oppure che
venivano “affidate a magistrati che di economia capiscono poco?…”; secondo il presidente dello
SNARP “A Lecce la situazione” era “anomala e al Ministero” vi era “fermento per iniziative che

interessavano proprio la Procura leccese…Nel salento le vittime di un ricorso all’usura sono 14.400; le
esecuzioni espropriative immobiliari sono 11.800…i dati relativi ai fallimenti…si stimano più di mille…la colpa
di questa situazione è il sitema bancario arrogante e vessatorio…”
Dell’usura che nasce in banca non fece mistero La Gazzetta del Mezzogiorno quando scrisse: “L’usura nasce

in banca” – Il pm dell’Antimafia, Carofiglio, spiega come lavorano i cravattari – Funzionari infedeli dietro le
quinti – Il pm della Dda di Bari, Giancarlo Carofiglio, ha parlato dei meccanismi che possono generare e
governare l’usura…”
18 – Assenza di indagini a carico di Magistrati.
Sono venuto a conoscenza anche che molti cittadini hanno denunciato – nell’illusione di ricevere giustizia –
gravi illeciti commessi da magistrati leccesi, baresi e potentini; e si sono ritrovati prima indagati, poi,
imputati per calunnia o per diffamazione o per altro, senza che le Procure di Bari, di Potenza facessero
indagini serie e complete per accertare la verità dei fatti denunciati; questi cittadini denuncianti
hanno avuto la sensazione che tali Procure non vadano alla ricerca del riscontro della verità dei fatti o della
documentazione posta a sostegno di questi, ma alla punizione del cittadino che osa denunciare gli
intoccabili o i magistrati; hanno avuto la sensazione di trovarsi di fronte al rovescio del Diritto:
l’iscrizione sul registro degli indagati del denunciante senza l’iscrizione sul registro degli indagati del
magistrato denunciato.
Documentazione in mio possesso dimostra che alcune denunce fatte presso la Corte d’Appello di Bari o di
Potenza contro magistrati si sono sùbito archiviate senza le dovute indagini, ed alcune senza l’iscrizione sul
registro degli indagati dei nomi dei magistrati denunciati nonostante i non pochi elementi che
deponessero per un fumus di colpevolezza in capo ai soggetti responsabili dello stato dei fatti
denunciati.

Si ha netta la sensazione che nessuna Procura si dimostra disponibile ad indagare seriamente su fatti gravi
commessi da magistrati; si ha netta la senzazione della “fortissima vocazione alla sua autodifesa come
corporazione” della magistratura di cui parlava il Ministro Castelli nell’intervista pubblicata sul Corriere della
sera del 9-02-2005.

19 – Opera di screditamento dei denuncianti.
La documentazione in mio possesso m’induce a ritenere che i rappresentanti delle Istituzioni deputate alla
vigilanza sui magistrati non abbiano avuto la percezione vera della gravità dei fatti perché essi non hanno
mai potuto valutare tutti i fatti nella loro globalità e nel contraddittorio tra le parti, ma si sono limitati a
valutare singolarmente i fatti con la documentazione che le Articolazioni ministeriali hanno inteso fornire e
senza la partecipazione dei soggetti interessati che avrebbero fornito ben altra documentazione.

20 – Allarme da parte delle associazioni a difesa del cittadino.
Un allarme fu lanciato alle Istituzioni dello Stato da parte di rappresentanti delle Associazioni a difesa
dei diritti del cittadino, alcuni anni orsono, per l’uso improprio da parte di magistrati dello strumento delle
ritorsioni e dell’iscrizione sul registro degli indagati dei denuncianti e non dei denunciati; ma, tale allarme è
rimasto, a tutt’oggi, privo di riscontro.

21 – Disparità di trattamento riservato da magistrati alle Banche
Ho documenti che dimostrano disparità di trattamento riservato da magistrati alle Banche a cui essi
accordano, con estrema facilità, il rimedio giuridico, sommario, pronto ed efficace del decreto
ingiuntivo – pur in assenza dei requisiti essenziali per accordarlo – e riservano al cittadino tutt’altro
strumento giuridico, quello cioè affidato alla via ordinaria “sine die” e, perciò stesso, inefficace; come per
es. l’opposizione al decreto ingiuntivo o la revoca al decreto ingiuntivo; cause queste che pongono su di un
piano di netta inferiorità fra il cliente della banca (contrente debole) e l’Istituto bancario (contraente forte),
con la conseguente immolazione delle aziende sull’altare degli interessi di casta delle banche.
Questo meccanismo perverso, contra legem, consente alla Banca di fagocitare sùbito il cliente; questo
meccanismo consente alla Banca di procrastinare per un tempo indefinito l’azione giudiziaria con il denaro ed
i beni del cliente; tutto questo con la complicità dei magistrati che trovano il modo di allungare i tempi della
giustizia a favore delle banche.
Menziono solo a titolo d’esempio, il procedimento civile di revoca di decreto ingiuntivo emesso nel 1988 per
dolo della Banca che venne iniziato nel 1996, anno in cui la Procura di Bari scoprì i raggiri della banca. Quel
procedimento fu assegnato ad un GOA mentre, invece, andava assegnato ad un giudice togato. Il GOA si
accorse solo dopo sette anni che quella causa andava assegnata ad un togato. Quella causa s’interruppe
perché la Banca venne ad essere incorporata in altro gruppo bancario; ed il cliente della banca fu costretto a
fare la riassunzione che ha significato nuova istruzione ed allungamento dei tempi processuali.
Intanto la Banca, con il denaro del cliente ha potuto sostenere tutti costi della causa; ed, il cliente con i suoi
soldi depositati in quella banca ha tutti i suoi beni ipotecati e pignorati, per valore di alcuni miliardi delle
vecchie lire ed è costretto a vivere di stenti.

23 – Pesanti accuse dei giudici sui giudici stessi.
Il Gip Dr. Francesco Manzo ebbe a dichiarare al Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno del 27
febbraio 2001, pag. 8: “Al Tribunale di Lecce comanda una lobby molto forte, con referenti anche nel CSM,
capace di arrivare persino ad insabbiare i fascicoli “ ed ebbe a denunciare sempre sulla stessa pagina la

presenza di “assi trasversali tra giudici che aggiustano e pilotano processi…che usano, secondo le amicizie e

le convenienze, la forca o la carezza”
<Di questo tipo di criminalità parlava il magistrato Alberto Maritati (attuale senatore del centro-sinistra)

quando diceva: “Facendo il magistrato in Puglia…ho capito che la cosa che non si perdona a un giudice
é che faccia rispettare la legge…mi occupai di un processo su…C’era un buco di cinquantacinque
miliardi…Non si trovava un registro della contabilità. Mi hanno tolto il processo da un giorno all’altro per
poter assolvere tutti…” > (dal libro di Giorgio Bocca dal titolo “L’INFERNO, profondo sud, male oscuro”).
Il malessere della popolazione salentina fu riassunto anche dal Magistrato di Lecce Dr. Gaeta in una sua
lettera pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 19-5-2000: “…nell’assordante silenzio degli organi

istituzionali (CSM, Ministero della Giustizia, Procura generale presso la Cassazione) che si dovrebbero
occupare di quello che può ben chiamarsi il “caso Lecce”, risulta impossibile affermare o escludere…la
sussistenza delle cosiddette deviazioni…Mi piacerebbe che un’opinione venisse espressa da ispettori del
Ministero della Giustizia, i quali certo, se cose molto meno gravi fossero accadute non dirò nel Centro-nord,
ma anche a Napoli o a Palermo, già da settimane sarebbero stati inviati a Lecce per accertamenti. Benché
possa accadere che, come per Reggio Calabria, illeciti di notevole entità, rilevati dagli ispettori inviati
dall’allora ministro Flick, cadano in prescrizione, per la negligenza dei ministeriali romani…Non è deviazione
che, secondo voci diffuse nell’ambiente, un alto magistrato leccese abbia acquistato per interposta persona
un’immobile, ad un’asta giudiziaria del suo ufficio. Troppo facile, in questi casi, parlare di disfunzioni più o
meno isolate, anziché di pregnanti espressioni di malessere istituzionale…E’ tempo che l’opinione
pubblica più sensibile comprenda che l’occultamento della spazzatura sotto i tappeti del potere non è un
saggio strumento di risoluzione dei conflitti, bensì la premessa indispensabile del gioco al massacro, che per
la giustizia leccese costituizce un rischio tutt’altro che remoto…” (Vittorio Gaeta, segretario della sezione
leccese di Magistratura democratica).

24 - Inerzia della Procura al cospetto di comportamenti estorsivi della SOBARIT.
Sono a conoscenza di numerosi casi di comportamenti estorsivi della SOBARIT, concessionario esattore delle
tasse e dei relativi enti impositori che sono stati segnalati alla Procura e che sono rimasti impuniti nonostante
che ci siano state richieste di pagamento immediato con minaccia di atti esecutivi di somme opinabili nell’an
e nel quantum debeatur.

25 – Interessi passivi sui depositi bancari considerati normali dai giudici di Lecce.
Sono venuto a conoscenza del provvedimento archiviativo con motivazione sconvolgente (proc. pen.
n. 1708/03 Rgnr): per il GIP del Tribunale di Lecce é stato ritenuto lecito il comportamento di una Banca
che ha applicato interessi passivi che superano il 41% sui depositi del cliente, per il GIP del
Tribunale di Lecce é lecito il comportamento di una Banca che, con l’applicazione di tali interessi passivi e
con l’inganno, è riuscita ad intervertire un credito del cliente in debito; per il GIP del Tribunale di Lecce è
lecito il comportamento della Banca che con tale raggiro ha chiesto ed ottenuto un decreto ingiuntivo che è
servito per distruggere una fiorentissima azienda salentina.

26 – Uso distorto dell’Autonomia giurisdizionale.
Sono in molti i magistrati che – per giustificare il loro operato – sbandierano l’autonomia giurisdizionale di cui
alla Costituzione (art. 104[2] Cost.); però, essi dimenticano che vi sono due altri articoli della Costituzione
che essi disattendono impunemente: il primo che riguarda l’imparzialità nell’amministrazione della giustizia
(art. 97[3] Cost.); il secondo che riguarda “la partecipazione diretta del popolo all’amministrazione
della giustizia” (art. 102[4] ); quest’ultimo viene violato tutte le volte che i magistrati estromettono,
archiviando de plano, la parte offesa dall’amministrazione della stessa, mentre, invece questo articolo
legittimerebbe un qualsiasi soggetto eletto dal popolo (Deputato o Senatore che sia) a partecipare

direttamente “all’amministrazione della giustizia” per rendersi conto se i magistrati amministrano
correttamente la giustizia.
OGGETTO DEL DOSSIER
Come difensore incaricato di svolgere investiazioni ritengo che sia necessario approfondire le indagini per
verificare se alcuni magistrati abbiano fatto uso distorto o meno dei processi penali – per fini
personali, per fini ritorsivi, o per altro – per verificare se i magistrati abbiano potuto compiere degli abusi o
delle omissioni; ritengo che sia necessario verificare se vi é stato rispetto pieno della Costituzione
nell’operato dei magistrati coinvolti direttamente o indirettamente nelle vicende sopraesposte.
Ritengo che sia necessario far esaminare tutto il carteggio in mio possesso da un “tribunale indipendente e
imparziale...“; questo nel pieno rispetto dei principi costituzionali d’imparzialità nell’amministrazione della
giustizia – tutelati dagli artt. 24, 25 e 97 della Costituzione, nonchè dall’art.6, punto 1 della Convenzione per
i diritti dell’uomo (dove è scritto che “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata
equamente…da un tribunale indipendente e imparziale...“) – principi che mirano all’effettiva garanzia
del rispetto dei diritti del cittadino ed a sopprimere e fugare tutte quelle condizioni e situazioni che possono
destare anche solo l’apparenza di dubbio e/o sospetto sulla correttezza, imparzialità e libertà da
condizionamenti che devono informare l’esercizio di ogni attività giurisdizionale.
Ritengo che sia necessario fare esaminare l’intero carteggio da Procure che siano al di fuori di ogni gioco
girotondino di competenze; questo per evitare che le tabelle aggiornate dei distretti sulle competenze dei
reati dei magistrati consentano situazioni paradossali e di reciprocità che cozzano con il principio
dell’imparzialità nell’amministrazione della GIUSTIZIA.
Ritengo che l’esame di tutta la documentazione in mio possesso debba avvenire nella sua globalità ed in
contraddittorio con tutti i responsabili di associazioni a tutela dei diritti del cittadino, come vuole la
Costituzione (partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia) e non già –
come è avvenuto fino ad ora – con la semplice partecipazione dei responsabili degli uffici giudiziari
interessati a travisare i fatti in quanto coinvolti direttamente.
Solo la valutazione nella loro globalità dei fatti ed alla luce di quegli intrecci che sono stati illustrati può
fornire il vero spessore della loro gravità.
Il sottoscritto difensore non é in grado di stabilire si magistrati coinvolti nelle vicende suesposte abbiano
commesso reati oppure abbiano semplicemente violato la deontologia professionale; però, di una cosa sono
estremamente convinto: essi hanno commesso fatti gravi e ne stanno commettendo ancora in danno
dell’economia del Salento; per cui non possono più operare nel contesto sociale salentino o nella
loro sfera d’intervento.
Atteso che i suindicati soggetti possono ancora esercitare il ministero delicato di magistrati, ritengo che la
loro opera sia incompatibile con il territorio che essi hanno contribuito a danneggiare; ritengo che essi non
possano continuare a creare discredito sulla vera Giustizia e su quei magistrati – e sono in tanti ancora –
che svolgono umilmente la loro opera di tutela, di moralizzazione e di socializzazione.
Ritengo che debbano essere controllati attentamente anche i mutui contratti da molti magistrati con le
banche per comprendere se queste abbiano accordato agevolazioni particolari ad essi, che debbano essere
controllati attentamente anche i loro movimenti bancari e quelli dei loro parenti stretti; ritengo che debbano
essere analizzati attentamente i tabulati dei numeri telefonici dei magistrati.
Lecce, li 12-02-2005

Avv. Fedele Rigliaco

VICENDA N. 1 (Luigi Bisconti)
DICHIARAZIONE ILLEGITTIMA DI FALLIMENTO PER FINI SPECULATIVI DA PARTE DI
PERSONAGGI ILLUSTRI. USURAI CHE CHIEDONO IL FALLIMENTO GIUDICE CHE LO ACCORDA.
I fatti che riguardano i coniugi Bisconti iniziarono nel 1989 con la dichiarazione di fallimento della ditta
individuale di alimentari all’ingrosso di cui era proprietario il sig. Luigi Bisconti a cui seguì la dichiarazione
di fallimento della di lui moglie che venne considerata “socia di fatto” senza esserlo mai stata.
I debiti contratti dal sig. Bisconti erano tutti di natura usuraia e, quindi, anche i creditori istanti il
fallimento erano gli usurai del Bisconti; circostanza ben nota sia al giudice delegato che al curatore
fallimentare senza che costoro ottemperassero a quanto la legge prevede in casi del genere.
I fatti furono regolarmente denunciati, ma i criminali non furono assicurati alla giustizia per prescrizione dei
reati. Il fallimento è tuttora in corso nonostante che lo Stato italiano fosse stato condannato da una sentenza
della Corte di Giustizia europea al risarcimento dei danni provocati al Bisconti per le lungaggini della
procedura.
Crediti di natura usuraia sono inseriti allo stato passivo.
I fascicoli (procc. nn. 3507/93, 1773/93, 8505/93, 12493/93, del Tribunale di Lecce, nn. 1773/93, 15354/95
e 754755/95 del Tribunale di Bari, 1327/98 del Tribunale di Potenza) che si aprirono contro i responsabili
dello stato delle cose vennero insabbiati fino all’archiviazione per estinzione del reato. A fronte delle inerzie
dei magistrati nel combattere il fenomeno dell’usura vi è da segnalare lo zelo dei magistrati nel procedere
contro i coniugi bisconti per essersi essi allontanati dalla propria città, quando furono dichiarati falliti, per
partecipare alla trasmissione televisiva del Maurizio Costanzo show per esporre la loro umana vicenda che
ebbe risalto sulla stampa e sugli altri mezzi di comunicazione. Fu, anche, argomento di un’interrogazione
da parte dell’on. Nichi Vendola al Ministro della Giustizia il quale ebbe ad archiviare il caso sulla base di
informazioni false che gli furono fornite.
I coniugi Bisconti non esitarono mai a denunciare regolarmente tutte le notizie di reato di cui vennero a
conoscenza e supportarono con documentazione tutti gli abusi e le violazioni di domicilio che ebbero a
subire; ma le Procure competenti archiviarono e continuano ad archiviare tutti i procedimenti in cui essi sono
parte offesa senza fare le dovute indagini, nonostante le documentate gravi notitiae criminis e con
pseudo-motivazioni.
Ultime in ordine di data le richieste di archiviazione di fatti gravi denunciati iscritti sul registro degli indagati
con i nn. 5842/01 e 882/02 del Tribunale di Lecce, entrambe con motivazioni avulse dai fatti denunciati.
Il Fallimento dei coniugi Bisconti non è ancora concluso nonostante che la Corte di Giustizia europea avesse
comminato allo Stato italiano sonora sanzione pecuniaria per la durata irragionevole della procedura
fallimentare, e nonostante che il figlio dei coniugi Bisconti fosse stato riconosciuto assuntore e creditore
privilegiato. Il curatore fallimentare ha messo in vendita l’abitazione dei coniugi Bisconti prima ancora di
provvedere all’azione revocatoria di alcuni assegni che gli era stata imposta dal giudice e prima ancora di
recuperare il denaro alcuni illeciti pagamenti di interessi di natura usuraria.
VICENDA N. 2 (Michiele Potenza)
CASO DI ARCHIVIAZIONE DI PROCEDIMENTO PENALE CONTRO UNA BANCA CON
MOTIVAZIONI FALSE

Una Banca affidò alcune linee di credito senza garanzie ipotecarie all’azienda attiva e ben
patrimonializzata del sig. Michele Potenza da Galatone (Lecce).
Quando egli si accorse che sul suo conto corrente si erano verificati degli ammanchi di parecchie decine di
milioni di lire (assegni addebitati più volte, ricevute rilasciate e non contabilizzate, ecc.) egli osò protestare
con i funzionari della Banca e ricevette la minaccia della protesta di alcuni assegni già emessi se non
avesse garantito ipotecariamente le linee di credito che la Banca stessa gli aveva accordato in
precedenza senza alcuna copertura; per cui, allo scopo di evitare i gravi pregiudizi minacciati, egli si vide
costretto ad iscrivere, come di fatto iscrisse, ipoteche su tutto il suo patrimonio.
Una volta che la Banca si assicurò l’iscrizione ipotecaria su tutti i beni del Potenza e della di lui moglie non
esitò a chiudergli in breve tempo tutti gli affidamenti bancari ed a farlo fallire coinvolgendo nel fallimento
anche sua moglie; e non esitò ad insinuarsi al passivo fallimentare per somme che non le spettavano.
Egli espose alla Procura di Lecce (Proc. Pen. N. 636/95) i suddetti fatti estorsivi, fornì alla Procura della
Repubblica anche una relazione su cui il suo consulente finanziario aveva evidenziato numerose altre
gravi irregolarità.
Ma il P.M. Dr. Capoccia della Procura di Lecce – senza disporre alcuna consulenza tecnica d’ufficio, senza
acquisire alcuna documentazione, senza fare la benché minima indagine – chiese al GIP Dr. Taurino
l’archiviazione che avvenne de plano, nonostante la regolare e motivata opposizione prodotta dal
Potenza; ed egli non potè, così, esercitare compiutamente i suoi diritti di difesa.
Il Potenza venne dichiarato fallito nonostante che avesse, in ogni sede, contestato il credito vantato dalla
Banca nonostante che egli si fosse prodigato in ogni sede istituzionele e giurisdizionale per dimostrare le
modalità estorsive utilizzate dalla Banca; la procedura fallimentare è tuttora pendente nonostante i suoi
numerosi appelli alla più alte Cariche istituzionali per chiedere tutela della sua proprietà.
Mai furono esperite accurate indagini che riguardavano l’altissimo tasso effettivo globale annuo ai sensi della
legge 108/96 praticato dalla Banca. Mai furono fatte indagini per capire se il P.M. avesse agito con
correttezza nell’archiviare fatti che sono gravissimi.
Egli espose in modo civile presso la Procura di Bari la sua vicenda e fu subito iscritto sul registro degli
indagati per aver offeso l’onore dei magistrati; egli fu addirittura sottoposto a processo penale in cui
fu successivamente assolto.
Egli si astiene oggi dal denunciare quei magistrati di Bari che non fecero alcuna indagine sui gravi fatti che
egli aveva denunciato solo per la preoccupazione che le sue lagnanze sul comportamento dei magistrati si
possano ritorcere su di lui anche se ritiene di aver subito un grave torto; egli si é formato la convinzione
che la semplice richiesta in Italia di tutela penale dei diritti di cui alla Convenzione possa essere
considerato reato.
La sua vicenda fu sottoposta anche all’attenzione del Ministro della Giustizia; ed anche la sua vicenda, come
altre, fu archiviata sulla base delle informazioni incomplete ed imprecise da parte delle “Competenti
Articolazioni” del Ministero di Grazia e Giustizia; e cioè che fa parte di quegli imprenditori che, “davanti
all’impossibilità di fare fronte agli impegni assunti, si sono rivolti all’autorità giudiziaria”; il
Potenza fu rappresentato come un soggetto che non aveva rispettato gli impegni assunti; in realtà fu
costretto a dare garanzie ipotecarie per evitare la chiusura delle linee di credito.

VICENDA N. 3
DENUNCIA DI ESTORSIONE OPERAZIONE DI POLIZIA A VUOTO ESTORTORI IMPUNITI.

Il 19-4-89 il Sig. Chiriatti denunciò ai Carabinieri di Copertino alcuni ignoti estortori delinquenti
comuni che, a mezzo di telefono, gli chiedevano continuamente del denaro con minacce di gravi
pregiudizi a lui ed alla sua famiglia (Proc. Pen. N. 398/89 R.G.B.); a seguito della denuncia la sua utenza
telefonica venne posta sotto controllo; emersero molte telefonate utili per l’identificazione dei
criminali; egli fu sottoposto ad una stressante operazione – con la collaborazione delle forze dell’ordine – di
consegna agli estortori del “malloppo” contenente denaro richiesto; ma i malviventi non vennero
catturati per motivi che appaiono tuttora misteriosi, nonostante l’estrema facilità dell’operazione e lo
spiegamento delle numerose forze dell’ordine.
VICENDA N. 4 – DENUNCIA DI ATTENTATO DINAMITARDO. ATTENTATORI IMPUNITI.
Il 10-6-92 il sig. Chiriatti denunciò ai Carabinieri un attentato dinamitardo con ordigno rudimentale
ma molto esplosivo (gelatina) a scopo estorsivo presso il suo studio di medico. L’ordigno rimase
fortunosamente inesploso. Egli segnalò che nei mesi precedenti aveva fatto una denuncia nei confronti del
Ministro Mannino che, all’epoca era in odore di mafia, e nei confronti del Presidente del Comitato per lo
sviluppo di nuova imprenditorialità di Roma.
Venne aperto un procedimento a seguito di tale denuncia (Proc. Pen. N. 950/92); non vennero
interrogate le persone segnalate dal Chiriatti; il procedimento venne archiviato; ed i malviventi non
vennero assicurati alla giustizia per motivi che appaiono tuttora misteriosi; egli vive nel terrore per la
ritorsione che i malviventi potrebbero esercitare nei suoi confronti.
VICENDA N. 5 (Salvatore Nicolardi)
FATTI ESTORSIVI DELLA BANCA POPOLARE PUGLIESE PROCEDIMENTO ARCHIVIATO GIP DR.
BAFFA. GIUDICE LEGATO DA PROFONDA AMICIZIA E DA COMMENSALITA’ CON IL PRESIDENTE
DELLA BANCA.
Il sig. Nicolardi denunciò in date diverse alla Procura di Lecce fatti estorsivi ed usurari commessi dalla Banca
Popolare Pugliese in suo danno. Le indagini furono affidate al Dr. Petrucci (proc. N. 3445/94) ed al Dr.
Buccarella (proc. N. 1232/96)
I P.M. titolari delle inchieste chiesero l’archiviazione senza fare la benché minima indagine.
A tale archiviazione provvide il GIP Dr. Pietro Baffa.
Nulla di strano ci sarebbe in questa vicenda se non si avvesse la certezza che il GIP Dr. Baffa – per sua
stessa ammissione – era legato a rapporti di amicizia e di “commensalità” con i responabili di quella Banca,
se non si avesse la certezza che il Dr. Buccarella avesse ricevuto agevolazioni che riguardavano
finanziamenti accordati parte della stessa Banca alla di lui moglie e che la figlia del Dr. Petrucci fu assunta a
lavorare presso quella stessa Banca.
Nulla di strano ci sarebbe in tale vicenda se la Procura della Repubblica di Bari che aveva ricevuto le prove
dove risulta che “il Petrucci prendeva soldi dalla sacra corona unita” avesse fatto indagini patrimoniali nei
confronti del Petrucci anziché rinviare a giudizio per calunnia il Nicolardi.
Nulla di strano se il Nicolardi non avesse ricevuto la confidenza (con registrazione e trascrizione autenticata
dal Notaio) di un autorevole personaggio che “il Dr. Petrucci era favorevole alle Banche….”
Nulla di strano ci sarebbe in tale vicenda se la Procura della Repubblica di Bari che aveva ricevuto le prove
dove risulta che la figlia del Dr. Petrucci poco più che ventenne ebbe ad acquistare un appartamento al
centro di Lecce (senza che il pagamento avvenisse in presenza del notaio e senza assegni) da un soggetto

che aveva problemi con la Banca Popolare Pugliese ed avesse fatto indagini per conoscere la provenienza del
denaro necessitato per l’acquisto di quella casa, anziché attribuire al Nicolardi lettere anonime contenenti il
documento catastale attestante la vendita di quell’appartamento.
Il Nicolardi venne dichiarato fallito nonostante che avesse in ogni sede contestato il credito vantato dalla
Banca nonostante che egli si fosse prodigato in ogni sede istituzionele e giurisdizionale per dimostrare le
modalità estorsive utilizzate dalla Banca; la procedura fallimentare è tuttora pendente nonostante i suoi
numerosi appelli alla più alte Cariche istituzionali per chiedere tutela della sua proprietà.
Mai furono esperite accurate indagini che riguardavano l’altissimo tasso effettivo globale annuo ai sensi della
legge 108/96 praticato dalla Banca.
E’ stata ammessa allo stato passivo la Banca nonostante che sia dimostrato in sede penale che la Banca non
vanta quel credito.
VICENDA N. 6 (Luigi Nuzzo e Bruno Nuzzaci)
DENUNCIA DI USURA CONTRO LA BANCA del 13-2-95: ISCRIZIONE SUL REGISTRO DEGLI
INDAGATI PER CALUNNIA il 13-2-95 (stesso giorno) ISCRIZIONE SUL REGISTRO DEGLI
INDAGATI DOPO QUALCHE GIORNO.
Il 13-2-95 Nuzzaci Bruno presentò al Procuratore della Repubblica di Lecce una denuncia nei confronti
dei legali rappresentanti di alcune banche per ipotesi di reato di usura ed estorsione, suffragata da una
consulenza del Dr. Nuzzo Luigi.
Lo stesso giorno vennero iscritti sul registro degli indagati per calunnia (proc. pen. n. 437-21/95) il
consulente Nuzzo Luigi e e lo stesso denunciante Nuzzaci Bruno (Frontespizio del fasc. n. 43721/95); i denunciati non vennero iscritti.
Solo successivamente, ed esattamente il 16-2-95, i legali rappresentanti della Banca Agricola e della Banca
Popolare Pugliese presentarono presso la stessa A.G. una denuncia contro il predetto Nuzzaci Bruno
per calunnia. Detta denuncia diede origine al procedimento penale n. 504-21/95 nei confronti dello
stesso Nuzzaci e di Nuzzo. Entrambi i procedimenti penali furono assegnati al Dr. Aldo Petrucci, il quale
predispose l’iscrizione nel registro degli indagati rispettivamente, il 14-2-95 per il procedimento penale n.
437-21/95 ed il 18-2-95 per il procedimento penale n. 504-21/95. Nella stessa data, e cioè il 18-2-95,
predispose inoltre l’invio di informazione di garanzia nei confronti di Nuzzaci Bruno e Nuzzo Luigi, in relazione
al procedimento penale n. 437-21/95. (indagini della P.G. di Potenza).
La P.G. di Potenza, presso la cui Procura venne ad essere segnalata la suindicata discrasia, scriveva la
seguente falsità che “il fasc. n. 437-21/95 era contro ignoti”; in realtà, il frontespizio indica
chiaramente l’iscrizione sul registro degli indagati di Nuzzo Luigi e di Nuzzaci Bruno, l’uno consulente e l’altro
denunciante.
In questo caso vi è stat l’iscrizione sul registro degli indagati per calunnia del consulente del denunciante e
del denunciante prima ancora che la Banca facesse l’esposto alla Procura e prima ancora che si fossero
dimostrati non veri i fatti esposti.
VICENDA 7 (Consulente del P.M. Dr. Egizio De Tullio). IL CONSULENTE DELLA PROCURA DI
BARI SCOPRE FATTI ESTORSIVI DI UNA BANCA. IL DR. PETRUCCI CHIEDE SUBITO
L’ISCRIZIONE SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI QUEL CONSULENTE PER DISCREDITARLO E
PERCHE’ NON VENGA PRESO AD ESEMPIO.

Il consulente Dr. De Tullio della Procura di Bari – in un procedimento penale contro magistrati di Lecce
(n. 1885/95 della Procura di Bari) nato a seguito di un esposto dell’imprenditore Mario Chiriatti
pervenuto dal Procuratore di Palermo Dr. Caselli (Esposto al Procuratore Caselli) – elaborò una consulenza
che mise a nudo numerosi illeciti operati da una banca accusata di estorsione; quella consulenza aprì
panorami sconvolgenti che la Procura di Lecce non aveva inteso scoprire quando decise l’archiviazione di un
processo penale azionato da Mario Chiriatti contro i responsabili di una Banca, nonostante che la Procura
stessa avesse scoperto l’applicazione del tasso d’interesse del 131% (archiviazione che fu oggetto
d’interrogazione da parte dell’On. Nichi Vendola al Ministro della giustizia).
Quella consulenza, che dava torto alla Banca, produsse una serie di reazioni a catena nel P.M. Petrucci; egli
ebbe a definirla “”inattendibile nelle conclusioni, tanto da poter assumere rilievo penale” (documento del 214-97 n. 508/97 Atti), “falsa perizia…che viene da Bari rimbalzata a Lecce…merce avariata che è stata

restituita a Bari, il P.M. di Bari tiene indagato quel consulente o pseudoconsulente, De Tullio Egizio, indagato
per fraudolente condotta nell’elaborato del consulente del P.M….” (dal verbale di udienza preliminare del 2710-997 fasc. 4605/95 nel procedimento per calunnia contro Nuzzo Luigi in danno di Banche).
VICENDA 8 (GIP Dr.ssa Javocone). ARCHIVIAZIONE DE PLANO DI UN PROCEDIMENTO A
CARICO DI MAGISTRATI PRIMA DELLA SCADENZA DEI TERMINI.
In un procedimento penale contro magistrati di Lecce, che non si vollero mai identificare e non si
vollero indicare sul fascicolo, nato a seguito di un esposto di Mario Chiriatti pervenuto attraverso il
Procuratore di Palermo Dr. Caselli così scrisse il GIP Dr.ssa IAVOCONE: “Questo GIP rileva che in data 1912-96 ha già emesso decreto di archiviazione in relazione al proc. n. 18146/96 GIP, essendo decorsi già i
10 gg. dal 4-12-96 (giorno in cui il Chiriatti prese visione della richiesta di archiviazione formulata dal
P.M.)…” (provvedimento del GIP).
In realtà i 10 gg. non erano decorsi perché la parte offesa Mario Chiriatti aveva ricevuto la notifica dell’avviso
della richiesta di archiviazione solo il 10-12-96 ed aveva preso visione del fascicolo solo il 20-12-96
(documento di presa visione del fascicolo).
L’archiviazione di quel procedimento penale contro magistrati avvenne, quindi, prima dei dieci giorni
accordati dalla legge alla parte offesa per proporre opposizione.

VICENDA 9 (Anna Maria Presicce) FATTI DICHIARATAMENTE E DOCUMENTALMENTE ESTORSIVI
DELLA BANCA ARCHIVIATI CON MOTIVAZIONI FALSE.
La signora Anna Maria Presicce denunciò alla P.G. alcuni funzionari di Banca perché pretesero l’immediato
pagamento di un presunto credito bancario con minacce di azioni giudiziarie rovinose e revoche
di fidi; essa pagò – dopo aver venduto in tutta fretta una sua villa nei pressi di Anzio – la somma richiesta
al fine di scongiurare i pregiudizi minacciati.
L’inquirente dr. Aldo Petrucci iscrisse nel Registro degli indagati i soggetti denunciati per il reato di
estorsione continuata (proc. 826/97 Rgnr.); poi, diresse le indagini, a parere del consulente della
Presicce, Dr. Nuzzo, in maniera da rappresentare “al Giudice una realtà …ben diversa da quella
emergente dalle scritture della banca stessa…” (questo fu il parere del consulente Dr. Nuzzo) e
sulla base di questa “realtà … diversa da quella emergente dalle scritture della banca…” egli
chiese l’archiviazione che venne disposta dal GIP Dr. Baffa con sua ordinanza.

E che fosse “realtà …ben diversa da quella emergente dalle scritture della banca stessa…” fu
sottolineato dal CTU del giudice civile che scrisse chiaramente che la signora Presicce aveva pagato
una cospicua somma in più alla Banca.
I responsabili di quella banca che con minaccia di pregiudizio avevano chiesto del denaro pur non avendone
diritto sono rimasti impuniti e non hanno ancora restituito la somma che la signora Presicce ha pagato in più
dietro le minacce.
VICENDA 10 (Mario Chiriatti). ARCHIVIAZIONE DI UN PROCEDIMENTO PENALE CONTRO LA
BANCA PER ESTORSIONE: PER IL GIUDICE E’ NORMALE PER LA BANCA L’APPLICAZIONE DI
ELEVATI TASSI PASSIVI SUI DEPOSITI DI UN CLIENTE.
Il Tribunale di Lecce (sezione civile) accertò (sospensione del decreto ingiuntivo) che il conto corrente
n. 11200129108 intestato al…Chiriatti Mario, aperto nell’anno 1968 era privo di contratto di conto corrente e
che, quindi, difettava ogni pattuizione iniziale riguardo il tasso ultralegale ex art. 1284 c.c…[5]. La Procura
della Repubblica di Bari accertò che la Banca aveva applicato tassi d’interesse passivi sui depositi del Chiriatti
ed aveva rappresentato un suo credito, in vece di un debito ed aveva chiesto un decreto ingiuntivo per
distruggere l’impresa del Chiriatti.
L’operato della Banca che aveva applicato (in assenza assoluta di contratto iniziale) interessi elevatissimi
passivi su depositi bancari di Mario Chiriatti e che aveva azionato atti esecutivi per pretendere denaro
che non le spettava è paradossalmente considerato corretto e non penalmente rilevante dal GIP del
Tribunale di Lecce, DR. APRILE.
VICENDA N. 11. LA BANCA CHIEDE UN DECRETO INGIUNTIVO FONDATO SU DOCUMENTAZIONE
FALSA. VIENE RINVIATO A GIUDIZIO PER FALSO IL CLIENTE DELLA BANCA E NON GIA’ LA
BANCA, NEMMENO DOPO CHE QUEL CLIENTE VIENE ASSOLTO E NEMMENO DOPO CHE IL
GIUDICE IMPONE AL P.M. DI PROCEDERE CONTRO LA BANCA PER IL REATO DI CALUNNIA.
Il giudice del Tribunale di Lecce Dr. Manzo, in un procedimento penale (n. 2762/97 Rgnr.) contro Antonio
Chiriatti azionato dalla Rolo Banca in cui i P.M. Petrucci e Tramis gli volevano imputare il reato di
falso indotto, emise sentenza assolutoria il 14-4-1999, passata in giudicato, e si accorse che un decreto
ingiuntivo che era stato emesso dal Presidente del Tribunale in danno di Antonio Chiriatti su ricorso della
Banca era “affetto da falso indotto (art. 48 e 479 c.p.),” perché la Banca che lo aveva presentato aveva

“omesso di presentare al Presidente del Tribunale l’atto di revoca della fidejussione del Chiriatti, così
inducendo in errore il Presidente del Tribunale che falsamente attestava nel decreto ingiuntivo l’esistenza di
una fidejussione ormai estinta”.
Quel giudice invitò il Procuratore della Repubblica a procedere nei confronti dei responsabili della banca che,
pur sapendo innocente il Chiriatti, lo avevano accusato di aver apposto un timbro falso su di una
fidejussione. Quella “notitia criminis” venne archiviata “de plano” senza avvisare il Chiriatti,
nonostante che egli ne avesse fatto richiesta ai sensi dell’art. 408 cpp.
VICENDA N. 12 (GIP Dr. Manzo / P.M. Dr. Petrucci). IL GIP DR. MANZO IMPONE INDAGINI
SURRETTIZIE AL PM. DR. PETRUCCI. IL GIUDICE VIENE SOSTITUITO CON IL DR. SCARDIA CHE
ARCHIVIA.
Il P.M. Dr. Petrucci della Procura di Lecce aveva ricevuto l’ordine dal giudice del proc. pen. 453/96
Rgnr. e 2882/96 Reg. GIP, in cui l’avv. Rossetti era indagato per ipotesi di reati di estorsione, di calunnia,
di patrocinio infedele ed altro, di proseguire le indagini “necessarie per una completa valutazione dei
fatti” (Ordinanza del Gip).

Quell’ordine venne impartito a seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione della parte offesa ed a
seguito di camera di consiglio.
Il P.M. Dr. Petrucci non acquisì tutta la documentazione così come il giudice gli aveva imposto, ma solo una
parte e non effettuò quelle indagini suppletive importantissime che la parte offesa aveva
indicato nell’ammissibile opposizione. Così, quel procedimento venne archiviato de plano da un
altro giudice il Dr. Scardia, che ebbe a sostituire, per l’occasione, il giudice naturale Dr. Manzo.
Per effettuare quell’archiviazione ed un’altra relativa ad un procedimento contro la banca quel giudice Dr.
Scardia interruppe le ferie!!!
Alcune di quelle indagini che sono state disattese dal P.M. Dr. Petrucci sono state, poi, compiute dalla
guardia di finanza di Lecce e trasmesse alla Procura di Lecce con nota n. 10052/26 del 12 ottobre 98; da
tali indagini sono emersi altri chiari elementi estorsivi da parte dell’avv. Rossetti; e, nonostante tali nuove
prove il Dr. Petrucci non intese esercitare l’azione penale nei confronti di quel soggetto; egli non si astenne
dal decidere nonostante che per per le suddette inerzie fosse stato denunciato alla Procura della Repubblica
di Bari.
VICENDA 13 (Francesco Perrone). DENUNCE CHE VENGONO ARCHIVIATE SOL PERCHE’ IL
DENUNCIANTE VIENE CONSIDERATO QUERELOMANE. EGLI HA LOTTATO FINO ALLA MORTE
PER RIAVERE LA SUA COSPICUA PROPRIETA’ CHE LE INGIUSTIZIE GLI AVEVANO STRAPPATO.
Il sig. Francesco Perrone denunciava alcuni anni orsono “fatti che rientrano sicuramente in un progetto
scellerato di alcuni magistrati delle Corti di Appello di Lecce, di Bari e di Potenza, che, uniti dal vincolo sodale
di associazione mafiosa …esercitano la loro opera criminale con tecniche collaudate: essi iniziano con le
omissioni di atti d’ufficio, continuano con il favoreggiamento e le falsità, e concludono con ogni
sorta di abuso.
Il suddetto “modus operandi” fuori dalla legge di costoro, soprattutto nel controllo dell’economia locale,
essendo ultranoto nell’ambiente sociale, incute diffuso stato di assoggettamento e di omertà. Nel
Salento, di conseguenza, si respira aria di diffuso terrorismo che promana dalla magistratura che sembra
abilitata ad esercitare – senza remore – delle ritorsioni contro i cittadini che osano denunciare reati
commessi da Magistrati, da Avvocati e da “personaggi illustri: infatti, coloro che osano denunciare i suddetti
soggetti “protetti” si ritrovano subito imputati del reato di calunnia senza la verifica dei fatti denunciati,
senza che vengano fatte le appropriate indagini e prima dell’archiviazione stessa del procedimento che essi
hanno azionato. Comportamento questo dei magistrati d’inequivocabile messaggio mafioso.
L’attivazione di procedure esecutive senza il rispetto delle regole, i reati contro il patrimonio, la
dichiarazione di fallimento delle imprese senza alcuna logica e senza garanzie, l’emissione di decreti
ingiuntivi esecutivi in mancanza dei presupposti di legge, sono tutti illeciti che compiono con disinvoltura e
frequentemente i suddetti soggetti in danno dei cittadini salentini.
Ho denunciato da molti anni queste gravi violazione dei diritti dell’uomo in mio danno, però mai sono state
fatte vere indagini sui fatti denunciati.
Anche di recente ho sollecitato il P.M. Dr. Mattencini della Procura barese, titolare di un’inchiesta contro
alcuni magistrati leccesi per gravi reati… ed egli le ha disattese consentendo ai magistrati la reiterazione dei
reati ed impedendo il corso della giustizia che non ha potuto beneficiare di prove importanti che dimostrano
l’esistenza di un’associazione a delinquere di stampo mafioso presso il Tribunale di Lecce…a mero scopo
semplificativo indico di seguito alcuni dei procedimenti archiviati senza fare le vere indagini: n. 8133/95
RGNR del Tribunale di Lecce (Capoti), n.15950/97 RGNR del Tribunale di Bari (Bisconti – Durante), n.
2011/G/96 Presso la Direzione Nazionale Antimafia, n. 508/97 RGNR del Tribunale di lecce (Mario), n.

1885/96/21 RGNR del Tribunale di Bari (Mario), n. 800/96/21/96/21 RGNR del Tribunale di Bari, n.
6647/97/21 RGNR del Tribunale di Bari, n. 3926/96/21 RGNR del Tribunale di Bari, n. 9725/97/21 RGNR del
Tribunale di Bari, n. 19797/97/21 RGNR del Tribunale di Bari, n. 4920/97/21 RGNR del Tribunale di Bari…”
(dal documento Perrone progetto scellerato)
“Il GIP Dr. Rubino disattendeva, nell’atto di archiviazione …le mie istanze di far proseguire le indagini
bancarie per stabilire chi si é appropriato del deposito bancario lasciato dal mio genitore (di cui all’allegato n.
12), e chi é responsabile dello stato di degrado a cui sono stati ridotti i miei beni paterni affidati per circa 30
anni a custodi giudiziari i quali avrebbero dovuto svolgere il compito istituzionale di “custodire” l’asse
ereditario. Io ho chiesto la tutela penale dei miei beni; ed il criminale GIP supera questo aspetto
importantissimo e si permette di attribuire giudizi sul mio carattere senza dare una risposta precisa al
problema principale: non é stata data tutela penale ai miei beni.
Nell’atto di archiviazione viene lanciato anche il solito “messaggio mafioso”: il rinvio a giudizio per
calunnia; arma brandita con molta disinvoltura dalla Procura barese contro coloro che hanno osato
denunciare la loro convinzione della criminalità che alligna fra i magistrati leccesi “(dal documento
intitolato Opposizione Perrone Potenza)
VICENDA N° 14
VENGONO DENUNCIATI FATTI ESTORSIVI ED USRUAI DA PARTE DELLA BANCA IN DANNO DI
CAPOTI. EGLI VIENE RINVIATO A GIUDIZIO PER CALUNNIA NUMEROSE VOLTE; POI, VINE
SEMPRE ASSOLTO.
Nel 1995 il sig. Capoti Antonio, di Racale (Lecce) denunciò la Banca del Salento per esercizio illegale ad
usura del credito; essa si faceva consegnare dal cliente assegni post-datati, “brevi manu”, senza alcuna
contabilizzazione; sul valore facciale degli stessi, anticipava in conto corrente somme che arrivavano fino al
valore del 70%.
Contestualmente ed in continuazione apriva pratiche di richiesta di fido ma senza mai pervenire ad una
delibera di affidamento legittimo. Con questo sistema la banca si sentiva autorizzata a considerare le somme
erogate come “fuori fido” per applicarvi interessi illegittimi ed anatocistici elevatissimi.
Essa aveva preteso ed ottenuto dalla moglie dello stesso Capoti una fidejussione per l’importo di
200.000.000 di lire.
Nessun contratto fu mai concluso; la Banca – essendo in possesso di assegni postdatati – revocò il conto al
Capoti, chiese ed ottenne dal Presidente del Tribunale di Lecce un decreto ingiuntivo provvisoriamente
esecutivo in assenza di saldaconto, in palese violazione degli artt. 633 e segg. C.p.c., ed azionò la
fidejussione della moglie iscrivendo ipoteca sui beni della stessa.
Questa vicenda venne esposta con denunce alle Autorità Giudiziarie.
A seguito della prima denuncia nei confronti della Banca del Salento non si fecero indagini importanti, non
s’indagò sugli assegni post-datati; poi, venne richiesta l’archiviazione sul presupposto che il comportamento
della Banca era corretto in quanto essa aveva agito sulla base degli usi di piazza ed, inoltre, perché aveva
agito sulla base di contratti fantasma, inesistenti; Provvide all’archiviazione il Gip Dr. Baffa.
Quindo il Capoti denunciò presso la Procura di Bari, il P.M. leccese Dr. Capoccia ed il suo consulente Dr.
Leuci; egli fu iscritto subito sul registro degli indagati per il reato di calunnia dal P.M. Dr. Marzano prima
ancora di accertare la falsa incolpazione. Il Capoti fu rinviato a giudizio e, poi, fu assolto.

Il Capoti denunciò il P.M. barese, Dr. Marzano ed il Gip Dr.ssa Iacovone perché avevano archiviato un
procedimento penale contro il magistrato leccese senza aver volto alcuna indagine; anche a Potenza il Capoti
fu iscritto sul registro degli indagati, fu subito rinviato a giudizio e, poi, assolto con sentenza definitiva per il
reato di calunnia. Enormi risorse finanziarie della Giustizia furono sperperate per l’intera vicenda.
Il Capoti venne denunciato dal Procuratore Aggiunto di Lecce, Dr. Petrucci per aver raccontato ad alcune
Autorità Giudiziarie ed a Rappresentanti delle Istituzioni storie di connivenza di alcuni magistrati con il potere
bancario salentino, di aver raccontato di una cena del Dr. Petrucci, in un ristorante di Gallipoli, con un
direttore di banca locale e con un noto finanziere, ambedue indagati dalla Procura di Lecce, di aver inviato
alcune lettere anonime ad autorità del Tribunale di Lecce in cui si narrava di appartamenti, di ville, di auto di
giudici corrotti, compreso il Petrucci, ecc ecc. Anche per questi fatti il Capoti fu rinviato a giudizio subito, fu
processato a spese dello Stato; e, poi, assolto con consentenza definitiva.
A seguito delle risultanze dibattimentale in cui si misero ancora di più in evidenza gli illeciti bancari il Capoti
denunciò nuovamente la Banca del Salento. Ma, nemmeno questa volta, il P.M., Dr. Tramis, ritenne
d’indagare; per lui erano state già fatte le indagini dal P.M. Dr. Capoccia; venne chiesta l’archiviazione, a cui
provvide il Dr. Scardia.
Il Capoccia denuncio presso la Procura di Potenza anche il Dr. Tramis ed il Dr. Scardia.
Si formò, così un fascicolo presso la Procura di quella città a carico dei seguenti magistrati: Dr. Capoccia,
Dr. Baffa, Dr. Tramis, Dr. Scardia, Dr. Petrucci, Dr. Marzano, Dr. Iacovone e del consulente Dr. Leuci.
Qui si archivia “de plano” il procedimento nonostante che fosse stata fatta l’opposizione alla richiesta di
archiviazione. La Corte Suprema di Cassazione, su ricorso del Capoti cassava il decreto di archiviazione e
rinviava il fascicolo alla Corte di Appello di Potenza per consentire il rispetto della procedura. Ad oggi si è in
attesa di fissazione della camera di consiglio.
Il Capoti denuniò ancora una volta la Banca del Salento; ma nemmeno questa volta il nuovo P.M., Bruno
intende fare indagini; e l’archiviazione motivando che i suoi predecessori avevano già sufficientemente
indagato; e questo lo scriveva nonostante che egli sapesse che il Dr. Tramis aveva dichiarato in istruttoria
dibattimentale – in qualità di teste – che poteva essersi sbagliato e nonostante la confessione del direttore di
banca in sede dibattimentale di aver agito in assenza di contratto.
A seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione, ad oggi il GIP Dr. Del Coco non ha preso alcuna
decisione.
VICENDA N. 15
IL CONSULENTE DR. NUZZO CHE FACEVA CONSULENZE PER DIMOSTRARE I REATI DELLE
BANCHE VENNE PERSEGUITATO DALLA MAGISTRATURA.
Il 30-4-96 la Gazzetta del Mezzogiorno ebbe a pubblicare così una sua lettera: “…Luigi Nuzzo…ha
ricostruito tutte le fasi della delicata faccenda in una lettera inviata alla Gazzetta agli inizi del mese… questa
mia collocazione professionale (consulente bancario scomodo e pertanto da eliminare…) ha
determinato nei miei confronti reazioni feroci non solo nei banchieri direttamente interessati, ma anche
nei loro simpatizzanti….Inizialmente, non potendomi attaccare personalmente, hanno colpito persone ed
iniziative economiche di persone a me vicine per vincoli familiari…” (estratto dal giornale la Gazzetta del
Mezzogiorno del 30-4-1996)
In realtà Dr. Luigi Nuzzo, deceduto alcuni anni orsono, era dottore commercialista e docente di tecnica
bancaria e ragioneria, esercitava la sua attività prevalente nel fare consulenze per conto di clienti di

banche; nella stragrande maggioranza dei casi egli metteva in evidenza le vessazioni che i suoi clienti
ricevevano da parte delle Banche.
Mettere a nudo tutti gli illeciti bancari per difendere i suoi clienti era divenuto la sua attività
professionale, la sua alta qualificazione e lo scopo della sua vita.
Non esitava a sottolinearli tutti puntualmente e con precisione certosina con l’utilizzo di sofisticatissimi
strumenti elettronici in ogni sua consulenza; questo lo rese inviso a molti personaggi che contano e non
certamente ai suoi affezionatissimi clienti.
Fu così che molte di tali sue documentatissime consulenze – modulate per ogni esigenza dei clienti
– entrarono di prepotenza nella Procura della Repubblica di Lecce; perché moltissimi cittadini che si
vedevano costretti a pagare con minacce da parte delle Banche di atti esecutivi denaro che non
dovevano pagare decisero di chiedere tutela penale.
Quelle consulenze erano in contrasto con la teoria che, verso la fine del ’95, venne diffusa in Procura a
Lecce dal Procuratore aggiunto, Dr. Aldo Petrucci, in una sua circolare: il metodo applicato dalle
banche della capitalizzazione composta era meno onerosa del metodo della capitalizzazione semplice; cioè il
metodo che prevede nel calcolo la somma della sorte capitale + gli interessi trimestrali + gli interessi sugli
interessi è meno oneroso del metodo che prevede nel calcolo la somma della sorte capitale + gli interessi
trimestrali.
Non è un mistero che nel Tribunale di Lecce ci fu una feroce reazione quando il Dr. Nuzzo ebbe a fare una
consulenza bancaria per l’imprenditore Nuzzaci ed in quella consulenza ebbe a rilevare, con rigore
matematico, altissimi tassi d’interesse che le banche avevano applicato a quell’imprenditore; non è un
mistero, perché è affidato alla cronaca di quei giorni, che vi fu anche uno scontro presso il Tribunale di Lecce
fra la Procura e l’ufficio del GIP su tali fatti: il giudice Fersini non ebbe vita facile da quando osò
chiedere il rinvio a giudizio di qualche banchiere.
Il Dr. Luigi Nuzzo fu arrestato il giorno 24-4-96 per il reato di bancarotta fraudolenta.
VICENDA N. 16
FATTI ESTORSIVI DA PARTE DELLE BANCHE IN DANNO DELL’ING. SERGIO CESARI VENNERO
ARCHIVIATI CON MOTIVAZIONI ILLOGICHE E DOPO LA SOSTITUZIONE DI UN G.I.P. CHE
AVEVA IMPOSTO AL P.M. L’IMPUTAZIONE COATTA.
Nel ’95 l’ing. Sergio Cesari espose alla Procura di Lecce fatti estorsivi di due Banche; egli fornì ad essa anche
una relazione del consulente finanziario, Dr. Luigi Nuzzo, su cui erano state messe in evidenza
numerose gravi irregolarità da parte delle banche nella contabilizzazione che venne utilizzata per chiedere ed
ottenere dal Presidente del Tribunale di Lecce due decreti ingiuntivi.
Il P.M. Dr. Capoccia, titolare dell’inchiesta – senza disporre alcuna consulenza tecnica d’ufficio, senza
acquisire alcuna documentazione, senza fare la benché minima indagine – chiese al GIP l’archiviazione, a
cui il Cesari si oppose.
Il Gip Dr. Fersini dichiarò ammissibile la sua opposizione, ed impose al P.M. di fare l’imputazione
coatta nei confronti dei responsabili delle Banche perché dalle indagini erano emersi sufficienti elementi per
chiedere il rinvio a giudizio dei denunciati; ma il P.M. solo parzialmente mise in esecuzione quanto il GIP gli
aveva ordinato; cioè, fece l’imputazione coatta solo nei confronti di un soggetto e non nei confronti del
Presidente della Banca.

Il Gip, Dr. Fersini, venne sostituito dal Dr. Baffa che provvide ad archiviare, nonostante che vi fossero validi
elementi per una prospettazione dell’accusa in dibattimento.
Il Dr. Baffa era amico e commensale del Presidente della Banca Popolare Pugliese.
Mai furono esperite accurate indagini che riguardavano l’altissimo tasso effettivo globale annuo ai sensi della
legge 108/96 praticato dalle Banche.
VICENDA N. 17 – DENUNCIA DI ESTORSIONE CONTRO IL RESPONSABILE DELLA CASSA
DEPOSITI E PRESTITI. LA PROCURA NON INDAGA
Il 9-1-98 il sig. Chiriatti denunciò alla Procura della Repubblica di Roma i responsabili della Cassa
DD.PP. che, con minaccia di pregiudizio, gli avevano chiesto del denaro che essi sapevano che non
doveva dare. La denuncia venne inviata alla Procura di Lecce il 26-10-98 “per competenza
territoriale…per il reato di cui agli artt. 56 e 629 c.p…” poiché “la richiesta asseritamente estorsiva”
era stata avanzata a Lecce. Presso la Procura di Lecce venne aperto il fascicolo con il n. 1499/98 contro
ignoti (nonostante che fosse indicato chiaramente nella denuncia il nome ed il cognome dei responsabili); e
il 19-5-99 il P.M. Dr. Tramis del Tribunale di Lecce chiedeva l’archiviazione al GIP senza motivazione,
senza svolgere una sola indagine e soprattutto senza avvertire la parte offesa, nonostante ne
avesse fatto espressa richiesta ai sensi dell’art. 408 cpp.; il 17-6-99 il GIP dello stesso Tribunale
Dr. Baffa disponeva l’archiviazione senza motivazione; la parte offesa ha potuto avere accesso a tale
fascicolo dopo diversi dinieghi da parte della Procura della Repubblica.
VICENDA 18
DOCUMENTO CHE DIMOSTRA LA CONSULENZA CHE IL DR. PETRUCCI AFFIDA AL DR. CARRETTA
DELL’ABI
Documento che dimostra che il P.M., Dr. Petrucci, ha affidato la consulenza in un procedimento penale
contro una Banca al Dr. Carretta che figura nell’elenco dell’annuario delle Banche.
VICENDA 19
DOCUMENTO DEL GIUDICE DR. BAFFA CHE DICHIARA DI ESSERE COMMENSALE ED AMICO DEL
PRESIDENTE DELLA BANCA POPOLARE PUGLIESE
Il Giudice Dr. Baffa archivia procedimenti penali contro la Banca Popolare Pugliese pur dichiarando di essere
legato da vincoli di “profonda amicizia e commensalità” con il Presidente di tale banca.
VICENDA 20
GIUDICE DR. MANZO SOSTITUITO E SCREDITATO
Il Giudice Dr. Manzo venne sostituito e venne ostacolato nella sua carriera in quanto aveva imposto al P.M. o
di fare l’imputazione coatta o di proseguire le indagini nei confronti delle Banche o di personaggi importanti.
VICENDA 21
ACQUISTO DA PARTE DELLA FIGLIA DEL P.M. DR. PETRUCCI DI UN COSTOSISSIMO
APPARTAMENTO IN UNA ZONA CENTRALE DI LECCE

La figlia appena ventenne del Procuratore Dr. Petrucci acqista un appartamento costosissimo in una zona
centrale di Lecce da un soggetto che ha problemi con la Banca Popolare Pugliese.
Il pagamento avviene non con assegni, ma in contanti; non con passaggio di denaro innanzi al notaio.
In quel periodo vi erano molte inchieste nei confronti del responsabile di quella Banca ed il Dr. Petrucci ne
era titolare.
In quel periodo vi era un conflitto fra un giudice che voleva l’imputazione coatta ed il Dr. Petrucci che
pretendeva di archiviare.
Fu sostituito il Giudice che chiedeva l’imputazione coatta ed il procedimento penale fu archiviato.
VICENDA 22
ARTICOLO SUL GIORNALE “IL MONDO”
Corruzione di magistrati venne descritta nell’inchiesta dal titolo “Com’è stretta la Puglia” condotta sul
giornale “Il Mondo” del 12 giugno 1998 N. 24 in cui vengono evidenziati elementi, diffuso stato di
assoggettamento e di omertà, consapevolezza nell’ambiente sociale dell’esistenza di un forza
intimidatrice, controllo dell’economia. Infatti, in tale inchiesta, è descritta la disinvoltura con cui a Lecce si
archiviano procedimenti per reati di usura (con tasso accertato dalla Procura che va dal 30% al 200%)
in spregio alla legge che definisce limiti di tasso d’usura molto più bassi.
Nell’inchiesta é descritto anche il diffuso stato di assoggettamento e di omertà giustificato dal fatto che
molte persone che hanno osato denunciare le Banche o i “potenti” amici dei magistrati si sono ritrovati
sùbito rinviati a giudizio per calunnia o per diffamazione.
VICENDA 23
TECNICA DELLA SOSTITUZIONE DEI GIUDICI. IL GIUDICE DR. MANZO VIENE SOSTITUITO DAL
DR. SCARDIA PRESIDENTE DISTRETTUALE DELL’A.N.M.
Il Giudice Dr. Manzo che formula al P.M. l’imputazione coatta per il reato di estorsione contro il responsabile
di una Banca viene sostituito dal Giudice Dr. Scardia, il quale archivia. (Quotidiano di Lecce)
VICENDA 24. DAL GIORNALE “Giustizia giusta” di Enzo ToRtora
Sul giornale Giustizia Giusta del 31-7-95 era scritto: “”La città di Lecce è gestita da uno stato della

Santa inquisizione, non esiste giustizia equa, i P.M. e la P.G. non svolgono le indagini nel diritto-dovere per la
ricerca della verità come il cpp. prevede, ma loro le fanno a senso unico, ed il più delle volte, omettono di
sentire anche quelle persone che potrebbero fare più luce in alcune vicende…” firmato Giovanni Primari.
VICENDA 25
Lettera aperta al Procuratore Generale Dr. Rubichi a firma di Antonio Capoti.
In una lettera aperta al Procuratore Generale Dr. Rubichi del 15-1-97 a firma di Antonio Capoti era scritto:”Il

P.G. si lamenta di rinvii a giudizio senza prove, i cittadini si lamentano di mancate richieste di rinvii a giudizio
con eccesso di prove…un imprenditore viene arrestato…subito dopo aver denunciato l’operato di un
P.M….Alcuni periti dichiarano il falso tanto da suscitare meraviglia ed indignazione in un altro Tribunale,

quello di Bari dove un P.M. dichiara per iscritto che i giudici di Lecce hanno la vista corta a favore di poteri
forti del luogo…
VICENDA 26. Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 12-11-99:
“Banche e Procura, ancora veleni”
La Gazzetta del Mezzogiorno del 12-11-99 così scriveva: “Banche e Procura, ancora veleni…Tutto ruota
attorno all’interrogazione presentata nel luglio del ’99 nella quale il parlamentare (Nichi Vendola) sollevò
dubbi sulla circolare (datata 1995) del procuratore aggiunto Aldo Petrucci…Per Vendola quella tesi
(sconfessata dalla letteratura scientifica) avrebbe influenzato l’esito dei procedimenti penali…Così la sua
attenzione (di Vendola) si è soffermata sulla realtà leccese e sulla Procura in particolare, dove negli ultimi
anni, sono pervenuti numerosi esposti…”.
QUADRO NORMATIVO:
DECISIONI DELLA CORTE DI CASSAZIONE; DELLA CORTE COSTITUZIONALE; LEGGI; NORMATIVE
EUROPEE.
Qui di seguito vengono ricapitolate alcune delle norme che sono state violate nei casi rappresentati nel
presente DOSSIER.
1 – L’Art. 112 della Costituzione impone al pubblico ministero “l’obbligo di esercitare l’azione penale“.
2 – L’Art. 24 della Costituzione prevede la difesa come “diritto inviolabile in ogni stato e grado del
procedimento“.
3 – La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (ratificata con L. 4 agosto 1955, n. 848)
riconosce con l’art.13 ad “Ogni persona i cui diritti… siano stati violati” il diritto “ad un ricorso effettivo

davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono
nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali“.
4 – La Costituzione all’art. 2 “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” riferendosi espressamente
alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo…, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata dal
Presidente della Repubblica italiana in seguito ad autorizzazione conferitagli dalla l. 4 agosto 1955, n. 848,
con deposito dello strumento di ratifica il 26 ottobre 1955 a Strasburgo ed entrata in vigore per l’Italia lo
stesso giorno
5 – La legge 16 febbraio 1987, n. 81 così recita: “1. Il Codice di Procedura Penale deve attuare i princìpi

della Costituzione e adeguarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e relative ai
diritti della persona e al processo penale…”; la stessa legge impone, all’art. 2 comma 37, il “dovere del
pubblico ministero di compiere indagini in funzione dell’esercizio dell’azione penale e dell’accertamento di
fatti specifici, ivi compresi gli elementi favorevoli all’imputato; potere del pubblico ministero, ai fini
suddetti, di interrogare l’imputato, di raccogliere informazioni, di procedere a confronti, a individuazioni di
persone e di cose, ad accertamenti tecnici, ad ispezioni, di disporre perquisizioni, sequestri e, previa
autorizzazione del giudice, intercettazioni di conversazioni e di altre forme di comunicazione“.
6 – L’art. 326 del codice di procedura penale statuisce “1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria

svolgono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, le indagini necessarie per le determinazioni inerenti
all’esercizio dell’azione penale” e l’art. 358 s.c..:” 1. Il pubblico ministero compie ogni attività necessaria
ai fini indicati nell’art. 326 e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona
sottoposta alle indagini”

7 – L’art. 1 del protocollo addizionale della Convenzione europea recita: “Ogni persona fisica o giuridica ha

diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di utilità
pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale”
La Corte di Cassazione Civile, Sez. I, 1 ottobre 2002, n. 14091 ha statuito che: “La clausola di
capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente di una banca è nulla in quanto essa non risponde
ad un uso negoziale (e non normativo), ancorché la clausola stessa sia nello specifico contratto, dichiarata
conforme alle “norme bancarie uniformi” (giacché anche queste costituiscono usi negoziali).”
Numerose sono le pronunce nel senso della nullità della convenzione di capitalizzazione trimestrale
dell’interesse composto, per violazione degli artt. 1283 e 1282 c.c.: Cass. Civ. 18 settembre 2003, n. 13739;
Cassazione Civile, Sez. I, 1 ottobre 2002, n. 14091; Corte di Cassazione, Sezione I, 28 marzo 2002 n. 4498;
Corte di Cassazione, Sezione I, 28 marzo 2002 n. 4490;Corte di Cassazione, Sezione I, 1° febbraio 2002 n.
1281; Corte di Cassazione, Sezione I, 11 novembre 1999 n. 12507; Corte di Cassazione, Sezione III, 30
marzo 1999 n. 3096; Trib. Monza 21 febbraio 1999; Trib. Busto Arsizio, 15 giugno 1998; Trib. Vercelli 21
luglio 1994; Pret. Roma 11 novembre 1996, ecc..
Le sopra citate pronunce hanno dunque affermato l’inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare ai
limiti di ammissibilità dell’anatocismo previsti dall’art. 1283 c.c., ossia l’ipotesi di interessi dovuti per almeno
sei mesi, ovvero la proposizione di una domanda giudiziale (che ne determina anche la decorrenza) o il
perfezionamento di una convenzione successiva alla scadenza degli interessi stessi. E’ noto che l’anatocismo,
o interesse composto, ovvero la produzione indefinita di interessi sugli interessi degli interessi, è consentita
esclusivamente nel caso in cui a tal fine sia stata presentata specifica domanda giudiziale oppure sia stata
stipulata idonea convenzione posteriore di almeno sei mesi alla loro scadenza.
La convenzione anatocistica, preventiva e trimestrale, potrebbe essere consentita, ai sensi dell’art. 1283 c.c.,
solo in presenza di un uso normativo che espressamente preveda la preventiva pattuizione della
capitalizzazione trimestrale degli interessi scaduti.
Non esiste, tuttavia, un uso normativo, anteriore, né posteriore, all’entrata in vigore del vigente codice civile
del 1942, il cui contenuto consenta la pattuizione preventiva della capitalizzazione trimestrale degli interessi
non ancora scaduti: non si può confondere l’uso con l’abuso.
Successivamente all’entrata in vigore del codice civile, non potranno essersi formati validamente (in quanto
contra legem) altri usi normativi rispetto a quelli già esistenti al momento di entrata in vigore del codice.
La pretesa consuetudine normativa di capitalizzazione trimestrale degli interessi non soltanto è inesistente al
momento dell’entrata in vigore del codice del 1942, ma necessariamente non può neanche ritenersi che tale
consuetudine possa essersi validamente formata anche negli anni successivi.
Chi invoca l’operatività dell’uso deve fornire la prova della sua esistenza e del suo contenuto, dice la
Cassazione, (Cass. 6 dicembre 1972, n. 3533), non essendo il giudice tenuto a ricorrere a fonti estranee alla
sua scienza ufficiale, né tanto meno ad indagini personali involgenti l’esercizio di attività istruttorie non
richieste dalle parti (Cass. 17 maggio 1976, n. 1742).
Vi è, al contrario, prova ufficiale dell’inesistenza dell’uso normativo anatocistico (trimestrale, semestrale o
annuale) dalla semplice lettura degli usi nazionali, ovvero “Accertamenti camerali delle consuetudini ed usi
locali al 30 giugno 1961”, rilevati dalla Direzione Generale del Commercio presso il Ministero dell’Industria e
del Commercio.
L’art. 25 D.Lgs. 04/08/1999 n. 342 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 4 ottobre
1999 n. 233, ed entrato in vigore il 19 ottobre 1999), recante modifiche all’art. 120 D.Lgs. 01/09/1993 n.

385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia – T.u.b.), è stato dichiarato costituzionalmente
illegittimo con sentenza n. 425 del 17 ottobre 2000.ola detto istituto con l’eliminazione del precedente
“doppio binario”
E’ nulla la clausola contrattuale secondo cui il meccanismo della capitalizzazione ai danni dell’utente continua
ad operare anche dopo la cessazione del rapporto (come nel caso di revoca), e fino alla data di estinzione
del debito (si confronti, da ultimo, Cass. Civ., Sez. I, 17 aprile 1999 n. 3845; Trib. Lecce 8 ottobre 1997).
La previsione di anatocismo (indipendentemente dalla circostanza che sia trimestrale o annuale) riguarda
solo ed unicamente la fase in cui il conto corrente bancario è aperto e funzionante, perché solo in quella
fase, secondo quanto previsto dagli usi, la banca può capitalizzare gli interessi debitori.
Infatti, se il rapporto contrattuale é cessato (revoca dell’affidamento), la causa non esiste, o per difetto
originario oppure per difetto funzionale (ad es. risoluzione): il persistere della capitalizzazione (già di per sé
illegittima) dopo tale cessazione, anziché espressione di un’apprezzabile funzione economico – sociale,
sarebbe mero anatocismo, non consentito per gli usi contrattuali, ed in particolare non legittimato dall’art. 7,
comma 4, delle norme ABI (o da altre pattuizioni analoghe), che costituisce convenzione anteriore, e non
posteriore (art.1283 c.c.), alla scadenza degli interessi primari.
L’interesse di mora applicato su un rapporto revocato costituisce un illegittimo anatocismo, quanto meno
nella parte del credito costituito da interessi.
L’indirizzo Giurisprudenziale, così consolidato, è stato ribadito ed ampliato dalla sentenza n. 21095 del 4
novembre 2004 delle Sezioni Unite della Suprema Corte che ha sottolineato l’operatività della retromarcia del
1999, cioè ha sottolineato che le clausole di capitalizzazione trimestrali dovessero ritenersi invalide anche
prima dello storico revirement della S.C. del 1999. Inoltre la sentenza delle Sezioni unite n. 21095 sottolinea
come possa venir dichiarata la nullità di una clausola anotocistica, benché la relativa questione fosse stata
tardivamente sollevata dalle parti, giungendo alla risposta affermativa, su basi di vari precedenti che
affondano nella regola della rilevabilità anche d’ufficio delle cause di nullità del contratto.
Le Sezioni unite hanno anche affrontato il problema di un’assunta communis opinio di validità della clausola
all’epoca per cui, a una consuetudine in tal senso allora vigente, sarebbe subentrata soltanto dopo una
desuetudine. Gli argomenti proposti a sostegno di tale tesi bancaria non hanno convinto i Supremi giudici, i
quali osservano che proprio in epoca di poco anteriore all’inversione di rotta c’era stato un rimescolio anche
legislativo (si pensi alla legge antiusura), nel senso di accordar maggior tutela al consumatore dei servizi
bancari.
Ma soprattutto sottolineano che nel periodo antecedente di fatto le pattuizioni anatocistiche come le clausole
non negoziate e non negoziabili perché già predisposte dalle banche in conformità a direttive delle
associazioni di categoria venivano sottoscritte dalla parte che aveva necessità di fruire del credito bancario e
non aveva quindi altra alternativa per accedere a un sistema bancario connotato dalla regola del “prendere o

lasciare”.
Dal che la riconducibilità ab initio della prassi d’inserimento dei contratti bancari delle clausole in questione a
un uso negoziale e non già normativo. La funzione assolta dalla giurisprudenza dell’epoca non fu nulla piò
che ricognitiva e mai però creativa della regola. Una ricognizione, pur reiterata, ma risultante poi erronea nel
presupporre l’esistenza di una regola, non può infatti avere una portata creativa, tanto più — osserva la
sentenza — che si tratta di dieci decisioni nell’arco di un ventennio. Ben lungi dunque dal conferire
normatività a una prassi negoziale che si é dimostrata poi essere contra legem.
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n° 21095 del 4 novembre 2004, ponendo fine alle
infondate aspettative degli Istituti bancarie, ha definitivamente sancito che la trimestralizzazione degli

interessi, imposta fin dall’emanazione delle prime norme bancarie uniformi (1952) dal sistema bancario sui
conti affidati è illegittima fin dalla sua prima applicazione.
D’altronde – osserva la sentenza n. 21095 – a tale conclusione si arriva sulla base normativa (Dlgs
342/1999) essendo stata dichiarata incostituzionale la salvaguardia delle clausole preesistenti recata
dall’articolo 25: l’eliminazione dell’eccezionale salvezza e conservazione delle clausole già stipulate lascia
quest’ultime, secondo i principi che reggono la successione delle leggi nel tempo, sotto il vigore delle norme
anteriormente in vigore, alla stregua delle quali esse non possono che essere dichiarate nulle perché
stipulate inviolazione dell’articolo 1283 del Codice civile.
Anche la Procura Generale della Corte di Appello di Lecce ha recepito la norma proveniente dalle Sezioni
Unite della Cassazione.
Infatti, il sostituto Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Lecce, Dr. Claudio
Oliva, il 18-12-2004 nell’appello n. 13/2004 (all. n. 34) chiedeva ai giudici di 2° grado di riformare la
sentenza n. 694 emessa in data 27.10.2004 con cui il G.U.P. presso il Tribunale di Lecce, dott.ssa Pia
Verderosa, aveva pronunciato declaratoria di non luogo a procedere nei confronti di due responsabili di una
banca in ordine al reato di cui all’art. 644 cod. pen. loro ascritto, con l’adozione all’uopo della formula perché
il fatto non sussiste e di pronunciare decreto che dispone il giudizio nei loro confronti.
L’autorevole magistrato della Procura Generale, il Dr. Oliva, censurava in quell’atto di appello, una decisione
di un GUP che si era “sottratta in modo disinvolto agli interrogativi che traggono origine dalla

capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito del correntista malgrado risulti evidente il rilievo
determinante di questo aspetto nei termini di un ampliamento… del divario tra tasso nominale e tasso
effettivo” e che aveva precluso la “verifica dibattimentale”.
L’autorevole magistrato della Procura Generale prendeva atto “che su questo tema di centrale importanza é
sopravvenuto un momento di chiarificazione, ancora meglio una vera e propria svolta che le Sezioni Unite
hanno inteso condurre sino alle conseguenze più rigorose, in relazione alla quale (svolta) non ci si può
esimere dal confrontarsi e dal fornire risposte convincenti”.
L’autorevole magistrato della Procura Generale prendeva atto che esistono delle regole ben precise scritte
che regolano la convivenza civile secondo le quali “le clausole di capitalizzazione trimestrale dell’interesse a

debito sono nulle perché in contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 cod. civ., stante
l’assenza di un uso normativo (il solo idoneo a giustificare una deroga al divieto) anche nel periodo
antecedente alla svolta giurisprudenziale della primavera del ’99”.
L’autorevole magistrato della Procura Generale prendeva atto che l’”opzione” adottata dal Giudice
preliminare di ritenere lecita la “capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito” è “insostenibile”.
Per la Procura Generale di Lecce il Giudice preliminare non si “può rifugiare dietro lo schermo …esile…
rappresentato dal sostenere… che la mancata indicazione …di…oggettive difficoltà economiche varrebbe ad
escludere l’approfittamento di… stato di bisogno”.
Per la Procura Generale di Lecce le Sezioni Unite della Cassazione hanno riaffermato “la indispensabilità di
un uso normativo per giustificare la deroga al divieto di pattuizione anatocistica”, nonché ”la inesistenza di

un uso normativo attuale o pregresso, potendosi parlare nello specifico solo di un uso negoziale inidoneo
a giustificare la deroga anche nel periodo antecedente alla svolta giurisprudenziale della primavera ’99”.
Per la Procura Generale di Lecce “la prassi di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti alle banche ha

costituito la risultante di una sperequazione di trattamento imposta di fatto dal contraente forte… al
contraente debole…”.

Per la Procura Generale di Lecce “la prassi di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti alle banche”
rimane uso “negoziale e non diviene normativo in virtù della giurisprudenza ventennale precedente al ’99, in
quanto la funzione assolta dalla giurisprudenza é solo ricognitiva, non é certamente creativa della regola”.
Per la Procura Generale di Lecce “la prassi di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti alle banche” è
una pratica illecita, sempre e comunque; la prassi di capitalizzazione trimestrale degli interessi è illecita
anche se i tassi d’interesse sono in linea con quelli di mercato!!! la capitalizzazione trimestrale è illecita di per
sé!!! perché non è il mercato che crea la regola; per la Procura Generale “la prassi di capitalizzazione
trimestrale degli interessi dovuti alle banche… non é certamente creativa della regola”; per la Procura
Generale la prassi della capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti alle banche costituisce la “risultante

di una sperequazione di trattamento imposta… dal contraente forte… al contraente debole…”.
Come non può essere la “prassi” dello sfruttamento della prostituzione, benché diffusa, a creare la regola
che giustifica lo sfruttamento della prostituzione; come non può essere la “prassi” dello spaccio della droga
che può creare la regola che giustifichi lo spaccio della droga, così non può essere la “prassi di
capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti alle banche” a creare la regola che giustifichi l’applicazione
degli interessi passivi trimestrali; perché sono questi che distruggono le aziende e la vita delle persone; per
la Procura Generale sono da condannare quelli che applicano quella prassi che non è regola, ma è abuso del
contraente forte, la Banca.
Per la Cassazione: “Il reato di usura, a seguito dell’introduzione nel codice penale dell’art. 644 ter, può

configurarsi, quando gli interessi siano incassati ratealmente, come delitto a condotta frazionata (o a
consumazione prolungata)” (Cass., sez. I, 19-22 ottobre 1998).
Con l’orientamento espresso nello scorso novembre la Cassazione è andata ben al di là di un rafforzamento
della tutela del bene “pecunia”; essa ha deciso non solo la possibilità di un recupero della percentuale
aggiuntiva percepita illegittimamente dalle banche come interesse passivo mercé la contabilizzazione
trimestrale e non annuale dello stesso, ma anche il rimborso di tutti gli interessi corrisposti ove il tasso
applicato avesse superato la soglia d’usura.
Ciò in ossequio alla precisa normativa della l. 108/96; quest’ultima, infatti, rivoluzionando il reato d’usura
non più subordinato in sede di applicazione della norma ad un valutazione caso per caso sulla sproporzione
tra le prestazioni e sull’approfittamento dello stato di bisogno, dettava un criterio certo per la configurabilità
della fattispecie penalmente rilevante nonché chiare norme di raccordo con la disciplina civilistica.
Inequivocabile in proposito il secondo comma dell’art. 1815 c.c., frutto del principio espresso nel brocardo
della tradizione classica “quod nullum est nullum producit effectum” (“Se sono convenuti interessi usurari la
clausola è nulla e gli interessi sono dovuti solo nella misura legale”).
Peraltro il problema espande la sua portata anche ai contratti bancari stipulati precedentemente all’entrata
in vigore della legge di cui sopra, non costituendo fatto ostativo l’irretroattività della lex penalis stante il
carattere permanente del reato d’usura, come facilmente ricavabile dall’art. 644-ter del c.p. in tema di
decorrenza della prescrizione.
INDICE

1 - Archiviazioni di procedimenti penali “contra legem”.
2 – Decreti ingiuntivi emessi a favore delle banche in violazione della legge.
3 – Fallimenti di società pilotati per interessi privati.
4 – Utilizzo dei processi per calunnia come spauracchio.

5 – Tribunale come ufficio legale periferico a difesa delle Banche e dei personaggi che contano.
6 – Progetto scellerato di Procure unite dal vincolo sodale.
7 – Corruzione di Magistrati.
8 – Sperpero di risorse giudiziarie.
9 – Terrorismo e magistratura.
10 – Numerosi esposti archiviati “contra legem” presso le Procure di Lecce, di Bari, di Potenza.
11 – Magistrati responsabili del crollo dell’economia locale.
12 – Distorsione dei fatti in occasione di interventi degli organi di controllo.
13 – Contesto di malessere della popolazione salentina.
14 –Interrogazione parlamentare dell’on. Nichi Vendola.
15 – Magistrati amici degli indagati.
16 – Profilo dell’ex-Procuratore aggiunto della Procura di Lecce, Dr. Petrucci.
17 – Anomalia presso il Tribunale di Lecce.
18 – Assenza di indagini a carico di Magistrati.
19 – Opera di Screditamento dei denuncianti.
20 – Allarme da parte delle associazioni a difesa del cittadino.
21 – Disparità di trattamento riservato da magistrati alle Banche
22 – Sostituzione di Giudici non allineati
23 – Pesanti accuse dei giudici sui giudici stessi.
24 - Inerzia della Procura al cospetto di comportamenti estorsivi della SOBARIT.
25 - Interessi passivi sui depositi bancari considerati normali dai giudici di Lecce.
26 – Uso distorto dell’Autonomia giurisdizionale.
OGGETTO DEL DOSSIER
VICENDE
QUADRO NORMATIVO E DECISIONI CASSAZIONE

[1] Il Messaggero: ”Lecce, denuncia la banca: 132 per cento di interessi”;

L’Unità: “Ho pagato interessi fino al 132% – Denuncia di un imprenditore leccese costretto a chiudere
l’attività…”
Il settimanale “il Mondo che fece un’INCHIESTA dal titolo “Com’è stretta la Puglia…” dove era scritto
“Nel Salento si moltiplicano le denunce per tassi d’interesse che superano anche il 100%. Ma nel mirino di
imprenditori e commercianti non ci sono gli usurai. Bensì le Banche”, dove era raccontata la ribellione di
molti salentini al modo di gestire la giustizia a Lecce;
Puglia: “Debito bancario da 6 a 380 milioni in otto anni: chiude un’azienda leccese ”;
La Gazzetta del Mezzogiorno del 12-11-99: “ …per Vendola quella tesi sostenuta su quella circolare
(del calcolo degli interessi sconfessata dalla letteratura scientifica) avrebbe influenzato l’esito dei
procedimenti penali aperti nei confronti dei responsabili degli Istituti di credito indagati per il reato di
usura…” “…l’On. Vendola…aveva presentato una nuova interrogazione al Guardasigilli…(per avere) dei
chiarimenti sulla risposta alla sua precedente interrogazione. In particolare Vendola chiede la ragione per la
quale…sarebbe stata fornita un’informazione parziale e, nella sua parzialità depistante…Per Vendola
quella tesi (del calcolo degli interessi sconfessata dalla letteratura scientifica) avrebbe influenzato
l’esito dei procedimenti penali aperti nei confronti dei responsabili degli istituti di credito indagati per il reato
di usura…”
La Gazzetta di Lecce: “Interrogazione dell’onorevole Nichi Vendola sull’attività della Procura della
Repubblica di Lecce e sulla circolare del Procuratore aggiunto (PETRUCCI)…Archiviate troppe inchieste
in materia di usura bancaria…Il vicepresidente della Commissione Antimafia chiede lumi ai ministri di
Grazia e Giustizia” , “…A dare il là all’interrogazione parlamentare sono le richieste di archiviazione
presso il Tribunale di Lecce sulla scorta di una circolare del Procuratore della Repubblica Aldo Petrucci
inserita nel fascicolo della denuncia di Chiriatti …”
Leccesera: “La Procura di Lecce sotto accusa, Chiesto l’intervento del Governo…” ;
La Gazzetta di Lecce: ”L’usura bancaria? Un male da estirpare…Troppe archiviazioni, e il ministero di
Grazia e giustizia apre un’inchiesta… Spuntano i casi di chi, per colpa dei tassi capestro, ha perso tutti i
propri averi…” e sotto la foto “l’affollata assemblea sull’usura bancaria”; è Vendola stesso ad
annunciare in una di quelle assemblee di aver presentato un’interpellanza parlamentare per “conoscere…le
motivazioni che avevano spinto il procuratore aggiunto Aldo Petrucci…ad inviare ai pubblici ministeri della
stessa Procura, una circolare tecnica di chiarimento sulla valutazione nel calcolo degli interessi. Una circolare
in cui si ribadiva l’assoluta liceità della capitalizzazione degli interessi…”;
Quotidiano di Lecce: “Io, vinto dall’usura…In nove anni un debito passa da 8 milioni a 308. Ma dopo la
denuncia i giudici archiviano il caso…”;
La Gazzetta di Lecce:”Caro giudice, i cravattari mi stanno strangolando”;
Leccesera: “Nel mirino Banche e Procura… Le accuse del vicepresidente della Commissione
antimafia Vendola”;
Il Quotidiano di Lecce del’11-1-97: “una posizione assolutoria in quasi tutte le inchieste che
riguardano l’usura bancaria….” perché ”Confortati da una circolare interna del Procuratore aggiunto,
Aldo Petrucci, i pm concludono le indagini e chiedono il proscioglimento…”;
La Gazzetta di Lecce dove era scritto che la Procura si accaniva contro gli usurai privati: “Il 30 settembre
dovranno comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare i fratelli…, padre e zio. Ai due (il primo come
privato cittadino e il secondo come legale rappresentante dell’istituto finanziario…il P.M. Gagliotta (del

Tribunale di Lecce) contesta il reato di usura…Il consulente tecnico d’ufficio ha sostenuto che il tasso
d’interesse annuo è del 50%…”;
Quotidiano di Lecce: “Quando la parola usura è un lusso…Ha denunciato cinque banche di avergli applicato
tassi usurai…la denuncia per usura rischia l’archiviazione, così come chiesto dal procuratore
aggiunto Aldo Petrucci…lo stesso giudice dovrebbe decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per
calunnia formulata da Petrucci contro (colui che aveva denunciato la banca ed il suo
consulente;
[2] Art. 104 La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere….
[3] Art. 97 I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge (95), in modo che siano assicurati il
buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione….
[4] La legge deve regolare “i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo
all’amministrazione della giustizia”;
[5] L’assenza del contratto è sottolineato dal Dr. De Tullio consulente della Procura di Bari:
“non” ho “ricevuto dall’istituto di credito, nonostante esplicita richiesta, alcun contratto di conto
corrente…pertanto, ai sensi dell’art. 1284 c.c., manca ogni pattuizione iniziale del tasso
ultralegale” (pag. 41); manca “il contratto iniziale” e “di apertura di conto corrente”, “I contratti
prodotti per periodi successivi” sono da “riferirsi a modificazioni apportate alle iniziali
convenzioni inesiste


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