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Perverso. .pdf



Nome del file originale: Perverso. .pdf
Titolo: Perverso.
Autore: maurizio

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PERVERSO CONTEMPORANEO
1 IL PERVERSO FREUDIANO
Nel gergo comune il termine 'perverso' ha assunto nel corso del
tempo una connotazione totalmente negativa, usato non senza
un fondamento nella maggior parte dei casi per descrivere
soggetti dediti a pratiche sessuali particolari, devianti, fuori norma
o percepite come bizzarre e pericolose. Dire 'è un perverso'
segna una mescolanza dei termini clinici nel linguaggio comune
che li utilizza con valenze che in molti casi si discostano molto
dalla radice originaria. Perverso e perversione sono un esempio
attuale di questa traduzione dal linguaggio clinico al gergo
contemporaneo. Cosa si mantiene e cosa va perso in questa 'lost
in traslation'? Come è possibile attualizzare questo concetto e
renderlo un fruttuoso strumento di lettura del presente, senza
dimenticare la lezione freudiana? Passando per Lacan e la sua
lettura scopriamo una prospettiva nuova del perverso, assai
diffusa nel contemporaneo. L'oggetto dell'analisi di questa
giornata è dunque il perverso contemporaneo, una modalità di
declinare la propria soggettività, messa in ombra da espressioni
della perversione più riconosciute, quali voyeurismo, zoofilia et
similia.
Anche in questo caso, come nel primo dicembre, quando
abbiamo parlato dell’angoscia, partiremo dalla definizione
freudiana per arrivare all’ampliamento che ne fa Lacan. In tal
modo passeremo dalla descrizione del caso clinico per giungere
ad una
visione sociale della perversione come espressione
moderna di vita al margine del legame sociale. Il bambino è
secondo Freud un ‘perverso polimorfo’, vale a dire abitato da
diverse pulsioni parziali. Solo la rimozione e la sublimazione lo
portano alla fase genitale che diviene esclusiva a detrimento
delle altre fasi di sviluppo libidico. Le nevrosi sono interpretate
come legate ad un eccesso di rimozione di queste pulsioni
parziali. Mentre le perversioni ne sarebbero una messa in atto,
un’eccedenza non controllata, a causa di una
insufficiente
interiorizzazione delle istanze inibitrici, che dunque vedono fallire
il processo di messa a dimora nell’inconscio delle pulsioni
parziali. Parlando del feticismo Freud sostiene che la scoperta
della differenza tra i sessi non è colpita dalla rimozione, come
avviene per il nevrotico. Il ragazzino scopre e ripudia la scoperta
della madre come donna priva di pene. Questo porta ad un

erotizzazione delle vesti, indumenti, che velano la mancanza
scoperta ma mal assimilata dal soggetto. Nel testo di Jean
Clavreul leggiamo che ‘ La perversione si definisce classicamente
come deviazione dall’istinto sessuale’. (..) Numerosi sono gli
autori che si sono occupati di classificare il ponderoso elenco
delle perversioni sessuali a seconda dell’oggetto sessuale
prescelto: gerontofilia, pedofilia, necrofilia, zoofilia, travestitismo.
Anche la pratica in se può essere perversa: mi riferisco al
voyerismo, al sadismo, al masochismo. Clavreul scrive che :
questa psichiatrizazione della perversione resta viziata da difetto
di metodo in ciò che concerne l’osservazione del suo oggetto. In
effetti sono dei medici legali che hanno fatto una simile
classificazione, nella preoccupazione di rispondere a problemi
legislativi che risultano da atti delittuosi e criminali commessi dai
perversi.
In particolare si tratterebbe di stabilire una
responsabilità giuridica del perverso criminale e di stabilire una
diagnosi in funzione di una eventuale sanzione legale.’

2 IL PERVERSO VA IN ANALISI?
Questo perverso va in analisi? Raramente. Perché? Perché già
conosce le strada del godimento. Ne è immerso. Come scrive lo
psicoanalista J.A. Miller, il perverso convinto, il vero perverso,
non chiede un analisi. Non ne ha bisogno, perché ‘ conosce con
esattezza la ragione del suo stare al mondo. Egli sta al mondo
per il godimento e sa bene dove cercarlo, dove incontrarlo, oltre
ad essere un buon conoscitore dei luoghi di godimento presenti
nella città, dato che è proprio il godimento che lo orienta. (..). Il
nevrotico invece si imbatte sempre nelle esitazioni del godimento
e questo fa si che il suo desiderio sia sempre mutevole e, quando
si avvicina al punto di ottenere ciò che desidera, il desiderio si
dissolve’. Bisogna sfatare un ‘mito’ che nel mondo della
psicoanalisi, ancora è forte.
Il perverso non va in analisi.
Questo assunto è vero a metà.
Sempre più persone vengono in seduta con un troppo ingestibile.
Con il marchio di una sanzione sulla pelle per i loro eccessi.
‘ Fumo cocaina. Gioco e affari illeciti’ Questa è la mia vita, e cosi’
la voglio mantenere.
E’ che non si può godere di tutto.’
Raccontano di limiti a questa condotta imposti da un lato dalla
legge, dall’altro dall’impossibilità fisica ed economica di

mantenere quei livelli di godimento.
Ora, il dipendente della multinazionale assume sostanze
stupefacenti , e il suoi ‘sforamenti’ vengono ripresi e sanzionati
dal caporeparto.
Il marito ama uscire ogni sera, dedicandosi al gioco d’azzardo e
al consumo di cocaina.
Sono stati sanzionati dal ‘sistema’, che ora minaccia di licenziarli,
ora di divorziare.
‘Lei deve aiutarmi a capire quando sforo, prima che mi cacci di
nuovo nei guai’. Dunque l’analista come autovelox che segnali la
velocità troppo elevata. Non perchè il conducente abbia a cuore
la sua incolumità, quanto perchè è troppo alta la seccatura del
vigile che lo ferma togliendoli punti dalla patente.
L’analista è convocato perchè il soggetto perverso possa
continuare nel suo stile di vita, prima che l’Altro lo fermi, lo
sanzioni, lo blocchi o lo inibisca.
E’ analisi?
Non in senso proprio. Il soggetto non entra dalla porta della
sofferenza causata da un troppo di godimento, da un eccesso.
Ma dal timore di cadervi dentro per poi esserne estromesso.
In ultima analisi domanda.
Non un contatto con l’inconscio, ma un sostegno regolatore.
Accetta dunque una sorta di ‘segretariato’ dell’eccesso per
mettere un limite laddove egli non lo percepisce.
I L PERVERSO . DAL L ’ESI BI Z I O NE AL L A SCEL T A DI
OBBEDIENZA
Con Lacan assistiamo ad una definizione del perverso che
oltrepassa, se cosi’ possiamo dire, le manifestazioni esteriori e
sopra descritte. Si va a sondare la struttura e la volontà del
soggetto rispetto alla volontà dell’Altro. Il perverso si definisce per
una sua capacità di collocarsi nella storia come individuo a
margine, a lato. Capace di chiamarsi fuori come soggetto per
delegare in toto il suo agire, e le responsabilità di questo, ad un
ordine prestabilito del quale si sente un mero esecutore di ordini.
Un tramite privo di volontà, appaltata e messa in subordine.Il
tempo del perverso è un tempo noioso e Uno dei tanti signori

Klamm delle atmosfere kafkiane. Un Eichmann. ‘Propriamente
parlando ( la perversione) è un effetto inverso del fantasma. E’ il
soggetto che si determina esso stesso come oggetto.
E in
quanto il soggetto si fa oggetto di una volontà altra che non solo
si chiude, ma si costituisce la posizione sadomasochista.’ Nel
Seminario X troviamo che nel sadico : ‘ non viene cercata tanto la
sofferenza dell’altro, quanto la sua angoscia (….) è questo che il
desiderio sadico sa far vibrare’ Il volere invece del masochista è
quello di occupare rispetto all’altro al posizione di oggetto, di
cosa , di elemento disponibile, sacrificabile’. Ricordate la tortura
de ‘ Le Iene?’. Ore ed ore di tortura non avevano come punti
finale la morte dell’ostaggio, ma l’angoscia che ne scaturiva.
3 IL PERVERSO E LA LEGGE

La clinica mostra che il perverso è ben lontano dall'ignorare la
Legge. Ne ha invece bisogno come punto di gravità, attorno al
quale muoversi mantenendo una distanza di sicurezza, un
incedere che ne fa a meno comprendendola, un punto di
riferimento dal quale non si può prescindere senza mai farci
davvero i conti. Una Legge sfidata, stuzzicata, fatta uscire dalla
tana per poi prenderne le distanze quando questa diviene
punitiva o si presentifica sottoforma di sanzione.
‘L’esercizio della perversione è legato al rinnegamento della
legge, alla derisione dei suoi effetti. Ma proprio perché gli è
necessario trovare appoggio nelle sue proibizioni e nei suoi tabù
che trasgredisce e profana nel tentativo di raggiungere un
godimento senza limite, che la legge non permetterebbe, il
perverso non fa che sottolinearne sempre più l’importanza. Se la
legge infatti non fosse sospesa come una minaccia all’orizzonte,,
il suo atto scellerato non avrebbe né valore bè sapore, il
godimento verrebbe a mancare nel suo gesto. ‘( P. Valas) Il suo
volerla mettere alla prova assomiglia alle incursioni dell'hacker, il
quale cercando di violare il sistema informatico di un ente, al
contempo mostra il bisogno di valicare l'esistenza e la tenuta,
salvo poi cadere nella rete sanzionatoria del sistema che lui vuole
profanare. Come scrive Clavreaul : ' E' in questo modo che si fa
sostegno di una Legge di cui non è riuscito a provare la solidità,
ricollegandola alla sua origine nella differenza tra i sessi e
nell'interdetto all'incesto'. Il perverso si ammanta di un aura
moralizzatrice per edificare da un lato quella Legge del quale è al
contempo estensore per poi esserne il violatore. Il perverso si

ammanta di comportamenti virtuosi perché questi nascondono
l'osceno gemello che in qualche modo deve essere nascosto alla
vista. Egli ' provoca (..)colui che è il supporto familiare della
Legge ( ovvero il padre ), è anche preoccupato di stabilire i
fondamenti stessi di ogni Legge, così che facilmente diventa
moralista: Sade è un predicatore, e ogni perverso facilmente una
vocazione di educatore o di iniziatore’ .
4 LA MACCHINA PERVERSA.
COLPA E LA PUNIBILITA’
Il caso Casseri
Un amico di quei poveri “disgraziati” uccisi nel centro di Firenze
ad opera di Casseri (foto) grida alle telecamere: “Non era matto!
Se no, avrebbe sparato anche ai bianchi”.In questa tragedia
apparentemente senza motivo, questa frase assume un valore
particolare, molto vicino alla verità. L’obiettivo di quell’uomo
erano i ‘neri’, oggetto di odio, il Migrante nella sua interezza,
colpito uccidendo alcuni dei componenti della comunità
senegalese. Un Altro da annientare falcidiando simbolicamente
alcuni dei suoi appar tenenti. Si tr atta di una ‘follia
pianificata’ (come i media ci raccontano), o dell’obbedienza ad un
“ordine di appartenenza” gruppale al quale il killer si sentiva
indissolubilmente legato? Possiamo parlare di paranoia portata
sino all’estremo del passaggio all’atto?
L’odio è un sentimento abbastanza normale e diffuso, che trova il
brodo di coltura nel clima di paura che ciclicamente le società si
trovano ad attraversare. Ne è un esempio il nostro paese. Con
odio si intende un ‘sentimento di forte ostilità e avversità nei
confronti di qualcuno di cui si desidera il male. Senso di vivissima
ripugnanza, di profonda contrarietà e di totale intolleranza nei
confronti di qualcosa.
L’odio che non è un sintomo, ma una passione umana, uno stato
dell’essere, scivola sovente nella sua declinazione peggiore,
quella paranoica, soprattutto quando il momento culturale ne
favorisce lo sviluppo.La Paranoia è un meccanismo psicologico,
che si può trovare sia nella nevrosi che nella psicosi. Nel primo
caso parliamo di stile paranoico, atteggiamento sospettoso,
diffidente, tendenza a pensare che qualcuno trami alle nostre
spalle. Perdita di senso di segnali che vanno tutti nella stessa
direzione. La caratteristica di persone e gruppi di tal fatta è

l’aggressività, la chiusura, l’autoreclusione dentro a luoghi dal
quale lanciare invettive, colpire, attaccare il bersaglio eletto a
causa dei pericoli percepiti come da lui provenienti. Il nemico
diviene la ragione di vita di questo tipo di personalità la quale,
priva di nemico, è a rischio scompenso.La vita di soggetti e
gruppi di questo tipo è dedicata ad alimentare una solitaria
guerra, a detrimento delle normali attività della vita quotidiana.
L’odio immotivato è il cemento di gruppi che si riuniscono in
società altrimenti destinate a sfaldarsi, lasciando i singoli
appartenenti nella disperazione solitaria.Nel suo stato grave, che
prende appunto il nome di psicosi paranoica, abbiamo che fare
con deliri, l’assurgere di queste convinzioni a verità uniche e
non confutabili. A seguito di ciò il soggetto modella la propria vita
in base a queste convinzioni. Ecco allora la presentificazione del
nemico. La Proiezione è l’ operazione con la quale il soggetto
espelle da sé e localizza nell’altro , persona o cosa, delle qualità,
dei sentimenti, dei desideri e perfino degli oggetti che egli non
riconosce o rifiuta in sé.
Quando queste caratteristiche
divengono costanti e si radicalizzano, parliamo di odio che
diventa patologico. E tanto più la società (o il nucleo sociale) del
momento offre una sponda a queste torsioni, più avviene una
strutturazione paranoica che trasforma il diverso nel ricettacolo di
ogni male, tramutandolo nel bersaglio verso il quale si esercita
la violenza, la segregazione e la eliminazione.
Al contempo Casseri si è fatto volontà dell’Altro, annullandosi in
nome di un Altro assoluto, al quale si era totalmente dato e
offerto come oggetto. Casseri serviva non a caso la causa della
‘razza bianca’, in nome della quale ha agito in maniera studiata,
precisa, volendo infliggere un colpo alla comunità migrante, (‘
ora tocca a voi, negri!’) , volendo angosciarne gli appartenenti
con la sua minaccia immanente.
Il caso Breivik
21 anni è la pena inflitta a Breivik, il mostro del nord Europa,
Sano di mente e condannato ad una pena da molti ritenuta mite.
Un pluriassassino cinico e feroce, con evidente struttura
paranoica e una personalità che ritenere affetta da disturbo
narcisisitico? Oppure
una macchina con una facilità
impressionante di passaggio all’atto, privo di qualsiasi brandello
di senso di colpa, con la delirante convinzione di essere
depositario di un qualche ruolo messianico di ‘pulizia’ dell’Europa

da ogni infiltrazione barbaro islamica.?
Breivik è un figlio di
questa società attuale, paranoica, impoverita, infastidita della
legge e avezza al capriccio. Un uomo nel bunker che rumina odio
per il diverso, per il migrante, per colore e religioni diverse.
Nemico di tutto quello che, nel suo malato sentire, non è
controllabile e dunque è foriero di disordine. Ma il ghignante
nordico non è estraneo al nostro discorso sociale, e prima lo si
metabolizza, meno ipocrisie racconteremo ai posteri.I disabili ai
quali noi rubiamo il parcheggio, i migranti eletti a causa di ogni
possibile sventura ( dalla crisi economica, alle malattie, agli
stupri, al lavoro mancante), i vagoni dei treni disinfettati. I
disperati ricacciati a morire nei campi libici, i bambini affetti dalla
sindrome di down ai quali è negato l’accesso in alcuni bar.
Breivik ha semplicemente incanalato tutto questo liquame in un
canale fognario più ampio, erigendo se stesso a bastione per
difendere una presunta e incontaminata civiltà. Breivik ha
semplicemente portato al di la quell’odio che scorre sotto soglia,
alimentato dalla quotidiana banalità del male. E’ un figlio del
nostro tempo sfuggito alla mano del tempo che lo ha generato e
costituito, come il Golem della leggenda sfugge al Rabbino
Questo carnefice dal ghigno strafottente, riceve il plauso, le
lettere di ammirazione, di tanti piccoli e oscuri carnefici potenziali
che , al riparo nelle loro oscure vite, covano e coltivano i
medesimi semi di odio del loro paladino. Himmler era un
commerciante di vini, Heicmann un uomo che sarebbe rimasto
confuso nella folla per tutta la sua vita. I piccoli boia della guerra
di Jugoslavia sono stati per anni banali cittadini malevoli gonfi di
odio.
La verità dunque non è leggibile in maniera univoca.Se da un lato
la clinica ci dice che Breivik è un paranoico delirante, dall’altro
egli dice e reca il marchio di una verità. La verità è quella di
essersi fatto portavoce, senza che nessuno lo richiedesse, di un
sentire comune che avanza da tempo in Europa. Un sentire
violento e fobico.
Lui assomiglia ai tanti abitanti dei racconti di Kakfa, esecutori di
ordini per tutta la vita, anche quando ‘l’emanatore di ordini è
scomparso.’
5 IL PERVERSO VIRTUOSO
‘L'11 giugno, un uomo è seduto in un bagno dell'aeroporto di
Minneapolis. Da sotto la parete divisoria col cesso accanto, Larry

Craig gli fa piedino, cerca di strusciargli la gamba, poi passa la
mano sotto la parete divisoria e fa segni
ammiccanti. Allora l'uomo si alza, bussa alla porta accanto e,
come agente sotto copertura contro i crimini sessuali, arresta
Larry Craig. Il punto è che Craig, 62 anni e padre di tre figli,
esponente di spicco della destra religiosa, è senatore
repubblicano dell'Idaho, e da anni conduce una crociata anti-gay:
da sempre si oppone al matrimonio gay e a includere la violenza
omofoba tra gli hate crimes (odi di tipo razziale, sessuale). Il 10
luglio un altro esponente dei cristiani conservatori, il senatore
repubblicano della Louisiana David Vitter, 46 anni e quattro figli,
ha fatto mea
culpa dopo che il suo nome era stato trovato nei tabulati telefonici
d e lla Pa m e la M a r tin a n d Asso cia te s, u n se r vizio d i
accompagnatrici, cioè di prostituzione, gestito a Washington da
Deborah Jeane Palfrey. Il deputato
repubblicano della Florida Mark Foley, 53 anni, crociato contro gli
abusi sui bambini, si è dimesso il 29 settembre del 2006 per lo
scandalo dei «paggi», cioè degli adolescenti borsisti in
parlamento. L'avvocato di F oley ha ammesso la sua
omosessualità - che secondo Newsweek era un segreto di
Pulcinella a Washington - e ha detto che era stato violentato da
ragazzo da un pastore. Ted Haggard invece, 50 anni, sposato
con 5 figli, presidente della
National Association of Evangelicals (30 milioni di aderenti),
crociato contro i gay, ha dovuto dimettersi nel novembre 2006
perché un prostituto aveva rivelato i suoi rapporti con il pastore.
S. Zizek, nel suo ‘Leggere Lacan’, ci illustra come l’ideale dell’Io è
la pratica del buon dire, della buona legge. E' pronunciare le cose
giuste, sensate, razionali, per un andatura equa e controllata. E’ il
‘politicamente corretto’. Ma l'ideale dell'io, specie oggi, ha un
osceno contrappeso. Il suo contrario, fatto nell’ombra. Anzi, al
legge rigida e gridata vela una produzione oscena che sostiene
la legge stessa. Legge che si irrigidisce per placare quella parte
in eccesso.
Il PERVERSO NELL’OMBRA
Molti anni fa si faceva peccato, si infrangevano le leggi.
Si rubava, si tradiva il coniuge.
Ma non si diceva. L’inabissamento di quell’ordine simbolico, ha
segnato una sorta di ‘rompete le righe’. ‘Godi’ è l’imperativo

contemporaneo. ‘Prendi parte alla festa’.
Anni di posto vacante, hanno determinato l’occupazione di
questo posto da parte di un Caligola dagli ordini strambi. Questo
mutamento: ‘infrangi le leggi e falla franca’, porta una
conseguenza: ha sdoganato quasi completamente
quelli che, nel tempo passato, di questo vivevano, facendo
dell’agire perverso una regola di vita. Ma lo facevano senza
domandare all’Altro un autorizzazione che non ritenevano
indispensabile. Un vivere sottotraccia che non ha mai richiesto un
palco. In questo vuoto di regole, di Padre permissivo, di
allentamento delle censure morali, egli non aprofitta
dell’inaspettato spazio mediatico.
Il soggetto perverso, quello che aggira la regola per definizione,
che gode nel nascondersi, che si ritiene oggetto della volontà
ineludibile dell'Altro, non ama quella luce che non gli è propria.
L'abuso di sostanze, le pratiche sado maso, l'uso spregiudicato
del potere e la pratica dell’evasione fiscale come standard di
vita, non sono venute meno al tempo in cui la legge era ancora
forte, cosi’ come oggi non chiedono la ribalta. Non ci si faccia
ingannare da piccole avanguardie di esibizionismo: eccessi di
sballo dei cantanti, femmine esibite da ometti come tacche sul
calcio della propria virilità, amanti numerose, sono
da sempre stati le modalità con le quali tanti trovavano il
loro poso nel mondo. Le vere trasgressioni restano nella
penombra, lasciando questo immenso palco mediatico ad uso dei
perversi da operetta. La perversione ottiene forse oggi un pò di
luce, la possibilità di fare un pò più tardi la sera. Sente meno
impellente il bisogno di bardarsi e coprire le proprie attività, in un
consesso sociale che sempre più lo tratta da ospite d’onore. Ma
la ribalta non fa per lui.
Un esempio? Il film ‘Romanzo di una strage’ non è che mi abbia
entusiasmato. L’ho trovato sommario, buonista e quel tanto
patinato da avvicinarsi al buonismo. Nell’ignoranza quotidiana e
nella falsificazione sistematica della storia, almeno un discreto
documentario per i giovani e meno giovani. Nessun vero
colpevole, un unico sicuro innocente ( Pinelli), gangli dello stato
furbescamente descritti come un po’ tonti.
Ma una cosa resta, ben detta: la differenza netta tra Freda e
Ventura ( esagitati fascistelli, bramosi di sangue, a viso scoperto
sempre, anche quando vanno ad acquistare i timer per la
bomba) e gli apparati deviati dello stato. Gli agenti che agiscono
nell’ombra, uno dei quali sa dire ‘ io sono un animale che non

lascia traccia’ a un Ventura che si sente braccato. Ecco, questa è
la vera perversione umbratile. Una ricerca di scopo fuori scena,
un confondersi per struttura, un non essere. Una dedizione totale
all’Altro, alla causa ( impedire l’avanzata dei comunisti) come
scopo unico e ultimo di una vita. Un agire nell’ombra che odia i
riflettori. Una certezza di esserci nel tempo, al di la del clamore,
supinamente devoto alla causa malvagia, da perseguire con ogni
mezzo, senza scrupolo, senza pietà. Senza umanità.
Da un altro film ( ‘ I 3 giorni del condor’), questo si magistrale e
inarrivabile, il dialogo tra il giornalista sfrontato e gli uomini della
‘provvidenza’ che agiscono nell’ombra:
’Higgins: Il problema è economico. Oggi è il petrolio, tra dieci o
quindici anni il cibo, plutonio, e forse anche prima. Che cosa
pensi che la popolazione pretenderà da noi allora?
Joe: Chiediglielo.
Higgins: Non adesso, allora! Devi chiederglielo quando la roba
manca, quando d’inverno si gela e il petrolio è finito, chiediglielo
quando le macchine si fermano, quando milioni di persone che
hanno avuto sempre tutto cominciano ad avere fame. E vuoi
sapere di più? La gente se ne frega che noi glielo chiediamo,
vuole solo che noi provvediamo. »
6 AMMALATI MORIGERATI
Si occupano di questioni volgarmente alimentari o aperitive:
bevono, fumano, mangiano. Si abbuffano dieci volte più del
necessario, bevono dieci volte più del necessario, non sono altro
che apparecchi digestivi. Aspettano la pensione, aspettano la
laurea, aspettano sempre qualcosa'
L.F.Celine
Chi va in analisi, allora, in tempi di perversione diffusa?
Sul perverso in analisi, abbiamo già detto.
La porta di uno studio clinico si riempie sovente di oscenità:
pensieri perversi, fiumi colmi di odio, pratiche sadomaso, fantasie
di infliggere sofferenza fisica. Cose che il perverso vuole
mantenere, ma limitandole per poterne godere di più.
Il periodo attuale, contrassegnato da quella che si definisce il
tramonto
della Legge, l’apertura al godimento sfrenato e
generalizzato evaporazione’ del Nome del Padre’, porta a vivere
come ‘anormali’, e dunque stigmatizzanti, comportamenti
riconducibili ad una morigeratezza di costumi che appare fuori
moda. L’eclissi dell’Altro, della quale abbiamo parlato nella prima

serata, inteso come raccoglitore – regolatore dei costumi entro i
quali nasciamo e sulla base dei qual ci forgiamo, porta con se un
cambiamento del Super Io freudiano il quale, da istanza censoria,
diviene secondo Lacan un istigatore al godimento sfrenato.
Dal padre censore del ‘godi’ generalizzato, questo è il perverso
contemporano. ‘
S. Zizek afferma ' Non ci si sente più in colpa quando ci si
abbandona a piaceri illeciti, come prima, ma quando non si è in
grado di approfittarne, quando non si arriva a godere'. ‘La
vecchia situazione nella quale la società è portatrice di divieti e
l'inconscio di pulsioni sregolate, è oggigiorno invertita è la società
ad essere edonista e sregolata, mentre è l'inconscio che regola'.
6
L’inconscio, il fiume sotterraneo, il fluire carsico che ci determina
può oggi apparire non più il luogo profondo e colmo di pulsioni
sregolate, bensì un ricettacolo di morigerato pudore.
Se il si sintomo si attenua e si solve, poiché l’analizzante non ha
problemi a parlare e straparlare di esso, sovente il fantasma è il
terzo incomodo nella relazione analitica, il non detto, l’incedere
celato e protetto perché contenitore di elementi a volte in netto
contrasto con i principi del soggetto. Estrarre il fantasma
fondamentale per ‘decantazione’ è l’approdo di un’analisi ben
condotta. In molti casi la reticenza a togliere il velo al fantasma, al
mostrare quale è la propria condotta fondamentale, è legata al
difficile compito di assumersi la responsabilità di ‘confessare’
attitudini e comportamenti che sono in netto contrasto con i
principi etici che governano la vita dell’analizzante. Ci si può
vergognare del proprio fantasma come dice J.A. Miller in quei
casi di ‘donne , in apparenza femministe, che nascondono
fantasmi masochisti e uomini che si definiscono umanisti il cui
fantasma rivela, invece, un aggressività smodata’. E tanti altri
ancora ne potremmo elencare : sacerdoti colmi di invidia, medici
rispettabili con profonde innervature razziste e discriminatorie,
leader no global con una passione smodata per il profitto. Questi
casi che vado ora a descrivere, vanno in direzione opposta. Sono
nevrotici nei fantasmi dei quali non vi è ombra di perversione, il
cui disvelamento fantasmatico non è stato oggetto di difficoltà
particolari. Retti, giudiziosi, mossi da un fantasma di applicazione
della giustizia e di diffusione della rettitudine. Insomma, fantasmi
dai costumi morigerati.
Dove insorge allora la sofferenza per costoro?

Nasce dall’incontro con la perversione diffusa, agita, che non
incontra alcun aggancio in essi. Anzi, rende per loro difficile
adattare la propria condotta di vita all’interno di ambienti perversi.
R. arriva al mio studio dopo l'ennesima battaglia. L'ultima di una
serie, quella nella quale ha incontrato un limite invalicabile. Non si
tratta dell'ennesimo colpo in faccia ricevuto nella manifestazione
di piazza, e nemmeno del taglio del suo salario legato alla sua
attività sindacale. Il problema è la sua compagna. Da tempo
militante e frequentatore di gruppi antagonisti di estrazione extra
parlamentare, abbandona tutti dopo una lunga vertenza
combattuta per evitare il licenziamento di una decina di
operai,conseguente alla decisione della ditta nella quale lavora
da anni d delocalizzare la produzione nell'est Europa. Stanco di
tutta questa 'provvisorietà' vuole una vita regolare. ' Io vorrei
sposare la mia compagna. Voglio un bambino e vorrei non avere
sempre tanta gente per casa'.Racconta una vita di bivacco, di
condivisione ideologica 'forzata' di ogni cosa.Dalle assemblee,
alla promiscuità sessuale fino all'utlilizzo della cannabis come
momento aggregante. 'Io dal sindacato sbatterei fuori tutti quelli
che fumano, che sbevazzano. L’uso della cannabis a 40 anni è
grottesco. Mio dio, se quella gente vedesse la pena che
fa!’Reclama una morigeratezza di costumi, un desiderio di coppia
chiusa, una famiglia troppo tradizionale per poter essere accolta
nell'Altro antagonista. In questo luogo il godimento è assai
diffuso, i limiti sono sovente labili, le coppie intercambiabili.
L'intimità è vissuta come un impaccio, un elemento distonico.
Romy non vuole più tornare a casa. Romy abitava in un
sobborgo di una cittadina del sud molto degradata, zeppa di
violenza e con una famiglia dedita al furto e alla ricettazione. Ha
dovuto lottare non poco per distaccarsi dal quel luogo, da un
uomo sposato non per amore ma per obbligo. Romy ha patito sin
dall’adolescenza il suo essere pudica e rispettosa della legge.
Ebbe
la sua iniziazione allo spaccio a 12 anni, quando la madre le mise
in mano un pacco di stupefacenti da consegnare al compratore.
La sua obbedienza ai genitori era cieca, assoluta. Divenne ben
presto un vero soldato della malavita, capace di ‘piazzare’ oggetti
rubati e, col ricavato, acquistare droga da rivendere. Nel suo
tempo libero, Romy andava a teatro e curava un orto.
Bouganville, ciclamini, petunie. Una piccola zona lontana dal
terreno perverso e fuorilegge nel quale ella doveva vivere. La

vendetta, operata dal un clan avversario, passa per la distruzione
dei beni della sua famiglia, compreso il suo orto che viene dato
alle fiamme, e sul quale vengono incendiati pneumatici ed
automobili. E’ in quel preciso momento che Romy si ammala,
cade preda di uno sconforto che la fa apparire ‘pazza’ a chi la
interroga. Stati di angoscia sono il corollario ad un anoressia
restrittiva che la porta a minare la propria salute. A fronte di una
fedina penale sporca e compromessa, lei si prende ogni
responsabilità per le
malefatte, ponendosi come soldato obbediente ai dettami della
famiglia, deresponsabilizzandosi, ma dicendosi disposta a pagare
la pena per la sua attività deviante. Ma l’angoscia non passava, il
suo dimagrimento iniziò a destare preoccupazione, sino a che
decise di lasciarsi andare alla deriva con lo sciopero della fame
nella sua carcerazione. Lo stupore e l’incredulità degli agenti
furono alimentati dal fatto che lei non protestava per aver sconti
di pena, o perché si riteneva vittima di soprusi giudiziari. Mai mise
in dubbio la necessità di scontare l’intera pena inflittagli. Era l’orto
il suo grande dolore, il suo infinito rimpianto. Le mancavano
quell’orto e quelle piante che le avevano permesso di dire, senza
parole, quel che poi verbalizzerà in seduta.
‘Le piante sono pure, obbediscono solo alle leggi di natura. L’orto
era vietato ai quei porci dei miei e alla loro combriccola.’ Quando
tutto sarebbe finito,
avrebbe potuto dedicarsi ‘ esclusivamente alla cura delle sua
piante, pulite ed amate’. ‘ Io odio la droga, lo smercio. Mi fa schifo
la gente che grida e non si guadagna il pane lavorando, sono
felice che siano tutti in galera adesso’. Da questo incipit Romy
inizia a scrivere il libro della sua vita. Ella doveva obbedire al
clan, pena il disconoscimento e , in seguito, la morte sociale. Non
avendo la forza di andarsene, scelse di scindere una parte di sè
dedicandola alla stregua di un automa al mondo della non legge, della promiscuità e delle grida, preservando la propria nel
suo orto. Orto che fu, a tutti gli effetti, il vero campo di
espressione del soggetto.
‘ Io non potevo dire quello che provavo Io non sono mai uscita da
quel piccolo paese, ero convinta che tutto il mondo fosse fatto di
scambi di coppie, droga e violenza. Ho patito per anni la
vergogna di essere monogama, amante dello sport. Mi dicevano
che ero pazza avrei voluto cercare un lavoro come botanica. Ho
passato tutto quel periodo a vergognami di me stessa’. Ora vorrei
solo un compagno, leggere, coltivare le piante e non avere mai
più

contatti con i miei.’

7 DISINIBIZIONE PUBBLICA
Un ulteriore effetto dei movimenti sopra descritti, è una sorta di
disinibizione collettiva propria della società liquida.
Un passaggio che ha tramutato il cittadino fruitore in homo
mediaticus partecipante. Figli di genitori a volte irreprensibili e di
costumi morigerati, aprono il loro privato al mondo, in una sorta
di diretta permanete sugli angoli che dovrebbero restare riservati.
La partecipazione ai ‘talk show’ è superata solo dal concetto di
‘reality show’. Persone cupe e col colpo in canna, diffidenti e
paranoiche, schive e disinteressate, pagano abbonamenti
televisivi per guardare finte rappresentazioni di convivialità e
trarne un divertimento. Si chiudono in camera per fuggire ai litigi
familiari, e accendere la tv per godere di liti altrui con i pop corn
in mano. C’è oggi una bulimia del conflitto altrui, sbattuto sul
palco come spettacolo in quanto tale, privo della drammaticità e
della tragicità che un conflitto familiare racchiude, ma edulcorato,
gridato, e reso il più vendibile possibile. Famiglie di palta,
composte da uomini e donne con corpi costruiti, asettici,
sanissimi e griffati, vomitano in scena il loro mal costume, la loro
inadeguatezza.
I provini di questi spettacoli dal vivo, nel corso dei quali non viene
richiesta nessuna arte se non la esibizione della maleducazione,
sono essi stessi uno show. Si allestiscono tendoni per le selezioni
non per un film a Cinecittà con i caratteristi dell’urbe a
impersonare i gladiatori di Quo Vadis. Ma un palco allestito da un

Altro che ti chiede come conditio sine qua non di lasciare sulla
soglia ogni pudicizia, ogni barlume di buona creanza. Di spogliarti
di quel che resta di un educazione familiare. Un tempo
l’ignoranza irretiva e recava un fardello di vergogna. Nella
famiglia dell’operaio di Mirafiori, o del simpatizzante del PCI della
mie terre, o nel contadino emiliano, questa veniva malcelata con
un ‘scusi se mi esprimo male, ma mi sono dovuto fermare alla
quinta elementare’. Ho fatto a tempo a sentire questa frase più e
più volte.
Ora vale esattamente l’opposto: partecipo allo spettacolo
mediatico ( sono dunque attore – spettatore) in una dimensione
né vera né falsa, ma trasmissibile. Mi vanto di quel che per due
generazioni era vergogna. E’ così’, l’Altro mi da un posto. E’ la
morigeratezza dei costumi, il Super Io freudiano che va in
naftalina. E’ il tempo dell’ignoranza becera esibita come punto
d’arrivo.
Corpi sodi e firmati, ma con le viscere in piazza.

8 CANONI PERVERSI DI BELLEZZA
Sono orribile’ grida Iva che, a 40 anni, ha ricostruito seno e
labbra per mantenere una bellezza utile a non perdere il posto di
lavoro. Oggi cade in depressione rifiutando un corpo ricostruito
che non riconosce suo. Le viene diagnosticata una dismorfofobia.
L’angoscia delle sedute rivela il desiderio di liberarsi dell’opera
del chirurgo e tornare come prima. Dagli anni novanta si è
imposto un canone standardizzato di bellezza al silicone, esaltato
dai media e richiesto nei luoghi di lavoro. Molte donne hanno
accettato in modo acritico di modificare i loro corpi, facendosi
oggetto di una volontà altra. In un tempo di perversione diffusa,
di accettazione indiscussa della volontà dell’Altro della cosmesi,
l’angoscia segnala la messa in scacco di un soggetto che non ha
mostrato un desiderio sufficiente ad opporsi all’omologazione. Un
angoscia che indica anche il senso di colpa di donne che non
sono riuscite a sentirsi assolte per aver abdicato la loro volontà a
questo Nuovo Canone Estetico. Quale è l’effetto secondario?
Quello che non passa nel pubblico, ma si svela nell’intimo della
seduta?
Queste donne tutte uguali, con seni abnormi impianti in corpi
vecchi, con labbra mummificate, provocano riso e disgusto.

L’uomo, il ragazzo, che non lo può confessare pubblicamente
perché andrebbe contro il moto di omologazione corrente, ne ha
ribrezzo.
‘ La mia ragazza sembra un canotto. La professoressa rifatta è
grottesca.’ Con queste frasi gli uomini sottovoce , quasi con
senso di colpa e di ‘inaudito e inconfessabile’, mostrano in
seduta la resistenza del soggetto all’omologazione, e sentono
una pesante vergogna della loro morigeratezza di costumi. Sono
canoni estetici autocefali, autoreferenti.
Un meccanismo si è innescato nel tempo, forse dagli anni
ottanta, cominciando la produzione in serie di ‘donne al silicone’.
Non dice una bugia il chirurgo estetico quando afferma ‘ vengono
nel mio studio con la foto di una soubrette di 20 anni, e vogliono
seno e viso come il suo. E io che devo fare? Le accontento. Le
accontenta, ponendosi come soggetto perverso ( chino alla
volontà dell’Altro che ha stabilito il canone). Ma in seduta, o forse
davanti ad una birra con un collega, confessa il proprio orrore per
certi mostri che escono da suo studio. Il canone , il Significante
primario che oggi vige, non è , per ora, discutibile. Lo vogliono i
media, lo vogliono le mamme per le figlie.
Cercare di scalare la vetta di un industria, di una banca , senza il
ritocco è ‘impensabile, dottore’. L’altro vuole la donna gommata.
Ma, e qua sta la crepa nell’edificio, siamo su un piano puramente
immaginario. L’Altro vuole ed impone la bellezza gommosa, ma
l’altro, piccolo, l’uomo della città, lo schifa.
Ecco che in questo cortocircuito, la bellezza autentica, si perde.
La donna non rifatta, libera dall’Altro, pulita e senza trucco,
attrae.
Ma non entra nel legame sociale. Non buca. Anni fa il Festival di
San Remo venne ‘condotto’ da una donna molto bella.
Non ne ricordo il nome, ma ricordo che aveva un seno piccolo.
La prima cosa che disse in una pubblica intervista fu ‘ appena
finito, mi faccio l’operazione’. Come se il suo corpo, bello ed
aggraziato, mancasse di qualcosa. Non reclamato dalla donna,
ma dal canone di bellezza nella quale ella voleva fare carriera.
Dunque l’ascolto del soggetto implica prendere nota di ciò che
nel legame sociale è inconfessabile: ‘Andare oltre questo punto di
supposto benessere vuol dire rompere con tutti gli ideali comuni
alla nostra società, giacchè l’etica propria dell’analisi suppone
l’adozione di valori rigorosamente inaccettabili’.

10 PERVERSO POLITICO
Se seguiamo questa linea di lettura, possiamo analizzare e
sfrondare molti degli attuali 'neo ' qualcosa, smascherando la loro
intima natura di perversi, dotati anche di un buon apparato
paranoico. Il 'Guru' che si distacca da un consesso
ammantandosi di novità, di autoriferite nuove istanze
moralizzatrici, di volontà irrefrenabile di rompere vecchi schemi
vetusti, molte volte è un perverso con forti manie di controllo che
non riesce a stare laddove esiste un 'vaglio' di tipo democratico
alle proprie scelte. Molti guru della 'nuova politica' sono in realtà
banalissimi uomini di apparato ( che hanno baciato tutte le pile,
presenziato a ogni possibile festa di partito, intascato fiori di
quattrini dal sistema mediatico) i quali, resisi conto di un limite
che non potevano varcare, strappano dal luogo di origine
spacciandosi per novelli Cristi flagellati, quando in realtà hanno
uno scopo solo: creare dei nuovi gruppi, popolati solo di devoti
'fans' o 'discepoli', completamente controllabili, che permettano al
Guru di agire indisturbato esattamente come faceva prima,
risparmiandogli la seccatura di un redde rationem con una
qualche specie di Legge. Il segno che tradisce? Le folte pattuglie
di avvocati e l'attenzione morbosa che dedicano alla stroncatura
di qualsivoglia opionone libera, dissonante dall'idea del Capo.
Schiere di avvocati vengono sguinzagliati alla caccia dei
dissidenti, non a caso definti 'ingrati, traditori o altro'. Questo, che
è il principio regolatore della setta, lo osserviamo anche nel
campo della psicoanalisi. Molti nuovi maestri, che per anni hanno
alimentato la figura dell'intellettuale 'libero e perseguitato' da
Scuole rigide, cattive e controllanti, hanno semplicemente rifiutato
il momento della critica, del confronto rispetto al loro modus
operandi. Preferendo scappare quando le critiche alla loro
condotta diventano non ricevibili. Scappare per poi fondare
nuove Scuole con discepoli selezionati in base ad una
accettazione acritica del loro pensiero non vagliato. Scuole nelle
quali i nuovi Guru sono naturalmente al vertice della piramide. Un
luogo dal quale glissare sul loro passato, assai normale e
burocratico, fatto di pateracchi con parti politiche e gruppi
finanziari oggi fatti oggetto dei loro strali.


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