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Dossier Campus .pdf



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Anno 2 Numero 7 Mensile
Digital Copy € 3,50
Printed Copy € 18,50

S
ES Y
LN OG
EL OL
W CH
Y
PS

OSSIGENO PER LA TUA MENTE

7

ALL’INTERNO

PATHOS
& AMORE
DOSSIER

IL SERIAL
KILLER
In collaborazione con




SPECIALE



Il Viaggio

Emozioni & Lavoro

Intervista a Margherita De Bac

ARTE & TERAPIA

DOSSIER SERIAL KILLER

DR. ANTONIO MARCO CAMPUS
Il Dr. Antonio Marco Campus è psicologo clinico e di comunità, criminologo e psicodiagnosta. Docente di materie criminologiche e psicologiche presso l’Agora Schole in Roma,
collabora con la cattedra di Criminologia della Facoltà di
psicologia presso La Sapienza di Roma, esercita la libera
professione nelle città di Roma, Cagliari e Terni. Direttore del
sito www.psicocriminologia.com. Organizza corsi, seminari e
workshop nella città di Roma su tematiche di interesse sociale, psicologico e criminologico. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche tra cui i saggi “Profilo psicoanalitico
del serial killer” per Bonanno editore, 2008 e “Il pedofilo è lui.
Analisi psicoanalitica della pedofilia” per Terre sommerse nel
2009 e svariati articoli per testate giornalistiche nazionali e
locali. Per contatti e informazioni
www.psicocriminologia.com - dottor.campusmarco@tiscali.it

IL LATO
OSCURO È IN
OGNUNO DI NOI
Approfondire ciò che fa
paura e che vorremmo
allontanare da noi: la
personalità criminale
Dr. Antonio Marco Campus, Psicologo, Criminologo e Psicodiagnosta

Freud e l’inconscio

Da vittime della morte a carnefici

IL LIBRO

“Profilo
psicoanalitico
del serial killer”
AUTORE
Antonio Marco Campus
ANNO
2008
EDITORE
Bonanno

L’impulso omicida

Q

Quando il Super-Io invade l’Io
uando si parla di omicidi e di persone che
uccidono altre persone, stiamo trattando
uno degli arg omenti
più complessi su cui uno studioso possa cimentarsi. La sua astrusità, però, non
riguarda tanto la sfera concettuale intrinseca, quanto la dimensione emozionale,
le speranze e le aspettative che tale argomento, inevitabilmente porta con sé. Non
possiamo quindi parlare né di omicidi né
di serial killer, senza fare i conti con il nostro colludere con questo tipo di emozioni. Questa collusione inizia dall’idea che
uccidere un altro essere umano può essere una soluzione ad un problema, tuttavia
non vuole dire che sia una buona soluzione, eppure è un pensiero che ci appartiene.
L’impulso omicida presente in ciascuno

64

O2 Psicologia - Anno 2 N.ro 7

di noi trova genesi nella spinta pulsionale ag gressiva e tende a concretizzarsi nel
momento in cui il Super–Io non riesce a
controllarla per mettendole di invadere
l’Io e di dare forma ad un acting out. Tale
aggressività, a carattere patologico, trova
terreno fertile in quei sog getti che hanno una struttura di personalità deviata e
connotata da un architettura patologica,
come ad esempio il disturbo antisociale
di personalità, le gravi schizofrenie, ed il
disturbo borderline.
Sebbene il movente che conduce un individuo ad uccidere sia quasi sempre interno,
occorre tenere conto altresì delle influenze provenienti dall’ambiente esterno come
la gelosia, la vendetta, l’interesse economico e, ultimamente la noia che, alcuni
giovani affermano di provare e di colmare
con gesti criminali.

L

o stesso Freud si occupò
dell’argomento, asserendo
che nell’inconscio è sempre presente quell’energia
orientata verso l’uccisione
che vive a livello fantasmatico, poiché gravida di conseguenze analizzate da quella
parte del Super-Io che chiama Coscienza
morale.
L’archetipo della morte porta con sé paure
e crisi di coscienza e, tutto ciò che in qualche modo ci fornisce l’illusione d’essere
artefici e responsabili della nostra vita, ci
rassicura. La trasfor mazione da vittima
della morte a carnefici seda i sensi di col-

pa nei confronti di un’impotenza davanti
al destino di tutti gli uomini. Il serial killer
affronterebbe l’idea del trapasso senza esserne sopraffatto, alimentandosi di un vissuto di onnipotenza esplicato attraverso
l’uccisione. Freud affermava che nel profondo del nostro inconscio vi è una forza
la cui energia è orientata verso l’omicidio
che può o meno rimanere fantasmatica:
“Il nostro inconscio non attua l’uccisione,
si accontenta di pensarla e di augurarla.
Sarebbe tuttavia erroneo sottovalutare del
tutto questa realtà psichica nei confronti
della realtà di fatto. Essa è sufficientemente importante e gravida di conseguenze”.

Il libro ha un carattere scientifico
ma decisamente di facile lettura.
Ciò che rende unico questo libro è la
spiegazione di alcune teorie psicologiche e criminologiche attraverso
le frasi pronunciate dai serial killer e
dalle loro storie di
vita. Molto interessante è il capitolo
dedicato al profilo di 4 serial killer:
Luigi Chiatti, Aileen Wournos, Gacy
e Chikatilo, in cui
l’Autore espone
anche le sue teorie circa la depressione come fattore determinante
la condotta omicidiaria. Antonio Marco Campus, criminologo
e dottore in psicologia clinica ha
scritto un libro valido e dettagliato
su un fenomeno di
grande interesse.
Serial Killer

65

Chi è il Serial Killer?

Definizione di Ressler e Identikit Psicobiografico
IL FILM

Monster
Regia
Patty Jenkys
Interpreti
Charlize Theron,
Christina Ricci,
Bruce Dern, Scott
Wilson, Lee Tergesen, Pruitt Taylor Vince, Annie
Corley.
Durata
h 1.36
USA 2003
Il film del caso della prima serial killer donna: Aileen
Wuornos. Una ragazza come tante che nutre l’enorme b i s o g n o
di essere amata
da una società
che invece la respinge, si mantiene prostituendosi:
commette il suo
primo omicidio
per legittima difesa. La vittima è
un cliente 53enne
che le stava usando violenza. Questo tentato stupro
scatena in lei una
reazione a catena che la spinge a commettere
omicidi su tanti altri uomini.

66

P

Charlize Theron prima e dopo il make-up per l’interpretazione di Aileen Wuornos nel film Monster

er Serial Killer si intend e “ u n s og g e t t o c h e u c c i d e
più volte persone a lui scon o s c i u t e, ( n o n m e n o d i t r e
secondo il criterio stabilito
dall’FBI) senza appar ente movente, con violenza cr udele e lasciando a vol t e u n a f i r m a
simbolica finalizzata a mar car e la sua opera
d e l i t t u o s a . S a r ebb e s o l i t o a g i r e i n l u og h i
diversi e in tempi piuttosto lunghi. In seguito alle ricer che condotte d a u n g r u p p o d i
studiosi americani sui Serial K i l l er i n c ar cer e, è stato possibile traccia r e u n i d e n t i k i t
psicobiografico modello in cu i è asser i t o c he
s o l i t a m e n t e s i t r a t t a d i s og g e t t i m a s c h i d i
razza bianca con un’età media di 27 anni
(all’e poca dell’omicidio) sia eter osessuali sia
o m o s e s s u a l i . P r i m og e n i t i , h a n n o t r a s c o r s o
l ’ i n f a n z i a e l ’ a d o l e s c e n z a i n f a m i gl i e d i s a s t r a t e e v i o l e n t e c o n m a d r e “ p a t o l og i c a ”

O2 Psicologia - Anno 2 N.ro 7

spesso prostituta e il padre assente (delinq u en t e) .
V i t t i m e d i m a l t r a t t a m en t i e a b u si sessu a l i
manifestano nell’età adulta comportamenti
d e v i a t i q u a l i p i r o m a n i a e sa d i sm o v er so gl i
animali. Incapaci di intrapr ender e r elaz ioni
sociali, vivono in una continua situaz ione
d i i s o l a m e n t o i n s eg u i t o a l l a m a n c a t a i n t r o i ez i o n e, n el l ’ et à d el l o sv i l u p p o, d i va l i d i
m o d e l l i d i r i f e r i m e n t o. S i r i v e l a n o e s s e r e
carenti nello stabilire relaz ioni intime con
l’altr o sesso con conseguenti vissuti di rabbia
e f r u st r a z i o n e c he sf o c i a n o i n a t t eg g i a m en t i
sessu a l i p a r a f i l i c i . A l c u n i d i l o r o r i esc o n o
a svolgere una vita del tutto “normale” in
appar enza, riescono a for mar e una famiglia,
dietro la quale si cela però una mancata
i d e n t i t à d i g e n e r e c o n s u s s eg u e n t i d i s f o r i e
sessu al i ” .
(Res s l er, 19 8 0 )

Binomio Sesso-Violenza

L’

Fantasie onnipotenti di morte
iter che porterebbe il
serial killer a compiere il primo omicidio
sarebbe un lungo percorso iniziato nell’infanzia retto da “fantasie onnipotenti di
morte”, che col passare del tempo, acquisterebbero forza e vigore fino ad essere
agite e non più solo pensate.
Le illusioni fantasmatiche di un omicida
seriale psicopatico, secondo Roger Depue esperto dell’FBI, verterebbero sul
binomio sesso-violenza. Dagli abusi fisici e psicologici, subiti nella prima fase di
vita, si svilupperebbero fantasie a sfondo
sadico-sessuale, in cui il ruolo del violento
e del seviziatore verrebbe svolto dal kil-

ler con lo scopo di raggiungere l’orgasmo,
inflig gendo sofferenza e dominio. Attraverso l’uccisione costui appagherebbe i
suoi fantasmi di morte, concretizzando la
fantasia di rivalsa nei confronti di colui
che fu il suo ag gressore, e vivrebbe un
sentimento di onnipotenza e di arbitrio
sulla vita degli altri che lo obbligherebbe
a ripetere l’esperienza più volte.
Durante il periodo refrattario, di astinenza
dal delitto, si è supposta l’esistenza di un
disordine primario dei meccanismi neuroendocrini preposti all’elaborazione dello
stress: ciò priverebbe l’omicidio della sua
innata componente stressante agli occhi
del soggetto, aprendo la strada per il suo
ripetersi.
Serial Killer

67

FATTORI DI RISCHIO PER LA GENESI DI UNA PERSONALITÀ OMICIDA

1
2
3

L’apprendimento secondo il quale la violenza è una risposta efficace e veloce ad un eventuale problema.
La presenza di un rifiuto genitoriale che si manifesta non
solo con l’abbandono, ma anche attraverso la mancanza di cure fisico-emotive adeguate al bambino e alla sua
crescita.
La presenza di una sessualità disturbata che si manifesta
tramite le parafilie, o desideri omosessuali che, non essendosi integrati con il senso di sé e con l’identità di genere,
potrebbero creare un forte squilibrio intrapsichico.

Genesi della personalità criminale
Interazione di più fattori

L

a genesi della personalità criminale potrebbe
derivare dall’interazione di diversi fattori, quali
la violenza subita, i disturbi nella condotta sessuale,
la mancanza di cure fisico-emotive da parte di figure
genitoriali, tutto ciò potrebbe dare origine ad un Sé negativo di tipo narcisistico-onnipotente con conseguenti comportamenti
antisociali. Il sog getto, portatore di un Io frammentato e costituito da introietti (esperienze non attualizzate e non razionalizzate), tenderebbe ad avere
una visione fantasmatica della realtà in cui opera, sarebbe sopraffatto da quell’aggressività che Lachmann chiama “er uttiva–vulcanica”, che non necessita di stimoli
per emergere, e riuscirebbe a liberarsi dalla fr ustrazione soltanto attraverso l’uccisione.
Solo così riuscirebbe a sedare il suo bisogno di vendetta e a rafforzare il suo delirio di onnipotenza in un intricato circolo vizioso difficile da spezzare.

“Weeping Woman”
Pablo Picasso
Olio su tela (1937)

I KILLER SESSUALI
I Killer sessuali scelgono la loro vittima con l’intento di appropriarsi della loro sessualità e del loro corpo, attraverso atti
simbolici che vanno al di là del senso di onnipotenza che deriva dal compiere l’omicidio stesso. Ne è un chiaro esempio
Chase che, in seguito ad un ricovero ospedaliero, dichiarò
che spesso il suo cuore cessava di battere, che le ossa della
schiena volevano uscire dal corpo attraverso la testa e che
lo stomaco voleva essere vomitato. Gli fu diagnosticata una
schizofrenia paranoica che lo portò, in seguito, a torturare
gli animali e le persone, nel tentativo di impedire al suo corpo di distruggersi.

Teorie sulla personalità criminale

L

Kurt Lewin

ewin sosteneva che l’uomo
vive in un rapporto di interdipendenza tra persona
e ambiente, introducendo
in psicologia il concetto di
Campo, inteso come la totalità dei fattori
coesistenti ed interdipendenti, ove di fondamentale importanza è il ruolo dell’am-

L

biente nella determinazione del comportamento, includendo anche variabili non
direttamente osser vabili. Per cui ogni
condotta deviante sarebbe rapportabile
all’interazione tra P (Persona) ed A (Ambiente) in cui quest’ultimo eserciterebbe un
influenza maggiore rispetto alle dinamiche
intrapsichiche individuali.

Murphy

a teoria di Murphy rappresenta
un buon contributo allo studio della personalità in quanto le sue stesse componenti
sarebbero rintracciabili nelle
disposizioni fisiologiche, nelle canalizzazioni,
nelle risposte condizionate e nelle abitudine
cognitive del soggetto. Per Murphy la personalità è un flusso continuo di eventi dell’orga-

74

O2 Psicologia - Anno 2 N.ro 7

nismo e dell’ambiente, per cui la personalità
sarebbe il prodotto di un processo bipolare, un
polo essendo situato nell’organismo e l’altro
nell’ambiente esterno”.
Indi la personalità “omicidiaria” troverebbe
genesi nelle influenze cattive della società che
porterebbero l’individuo ad una sorta di reazione anomala per difendersi e ristabilire un
omeostasi tra interno ed esterno.

Fasi dell’omicidio seriale

IL LIBRO

Dalla fantasia alla realtà

“La strega
del sapone”

P

ersonalmente ritengo che
l’omicidio seriale possa essere ricondotto a tre momenti
chiave: la fase pulsionale - fantasmatica, quella dell’azione
“omicidiaria” e quella del principio di realtà.
Fase pulsionale - fantasmatica
In questa fase, che precede l’acting out, il
soggetto sviluppa una serie di fantasie violente e sadiche in cui soddisfa in maniera allucinatoria le tensioni intrapsichiche generate
dalla pulsione aggressiva.
L’individuo si troverebbe in uno stato di
conflitto interiore tra il desiderio di agire la
fantasia e la paura di agirla, che si traduce in
una sorta di schismogenesi tra Es e Super–Io.
Già Freud era stato maestro nell’insegnarci
come desideri ed impulsi, considerati inaccettabili dalla sfera cosciente, possono essere
soddisfatti attraverso un processo di sublimazione, che si esplica attraverso i sogni e
le fantasie allucinatorie, che permettono una
parziale e aleatoria scarica delle tensioni. È
la fase in cui il serial killer può scegliere, in
maniera spesso inconsapevole, una tipologia
di vittima che diventa preda nelle sue fantasie.
Fase dell’azione “omicidiaria”
Più volte è stato ripetuto che il Super–Io

AUTORE
Carmela Maria
Barbaro

dell’omicida seriale risulta essere annichilito e
deficitario, quasi atrofizzato dalla persistenza
e dalla forza delle pulsioni che premono per
essere soddisfatte. In questa fase le fantasie
non bastano più al soggetto in quanto non gli
consentono quella parziale scarica pulsionale
che deve essere necessariamente agita.
Il soggetto a questo punto concretizzerà,
attraverso l’atto omicida, la propria fantasia
nel quale riverserà in suo personale modus
operandi.
Fase del principio di realtà
Se nella fase successiva l’individuo è stato
sopraffatto dal principio di piacere, incapace
di frenare l’impulso omicida per soddisfare il
suo bisogno pulsionale, in questo step ritorna
a prevalere il principio di realtà, anche se in
modo carente. Il serial killer si accorge del
gap esistente tra l’aspettativa del piacere che
nutriva nelle fasi antecedenti e il piacere reale
che ha provato durante l’esecuzione dell’omicidio, attribuendosi la colpa di ciò e ripromettendosi di fare meglio la prossima volta.
Ritorna cosi alla fase pulsionale–fantasmatica
(la pulsione, come asserito da Freud non può
essere soddisfatta una volte per tutte e dopo
un periodo di tempo riprende ad invadere la
sfera psichica dell’individuo).

ANNO
2010
EDITORE
Il Filo

Tra il 1939 e il 1940
il paesino di C o r r e g g i o viene
sconvolto da tre
efferati omicidi,
commessi da Leonarda Cianciulli, passata poi alla
storia col nome di
Saponificatrice.
La sua era una
motivazione del
tutto materna: temeva per la vita
dei propri figli e si
era convinta di
dover sacrificare delle vittime
per salvare i suoi
cari, minacciati da una maledizione. Uno studio che analizza
il processo a questa madre assassina, p a r t e n d o
dalle carte giudiziarie, passando
attraverso le perizie psichiatriche
di medici illustri, il
Memoriale autobiografico della
stessa Leonarda
e arrivando infine
all’analisi dell’interesse mediatico suscitato dal
caso nell’Italia
appena uscita
dalla guerra.
Serial Killer

75

Al di là dell’etichettamento
mediatico e della paura

Per conoscere comprendere e prevenire



Ognuno di
noi ha istinti
aggressivi
e passioni
primitive che
lo portano
allo stupro,
all’omicidio
e che sono
tenute a
freno in
maniera
imperfetta
dalle istituzioni
sociali e dai
sensi di colpa



Freud

76

I

n una collettività dominata dai mass
media, ove alcuni pseudo rappresentanti della criminologia e della psicologia, si fanno portavoce di un sapere a volte distorto e manipolato, per
soddisfare la propria pulsione narcisistica e di
onnipotenza, diventa difficile cercare di fare
chiarezza e di propugnare una nuova visione
preventiva, allorché questa sia non soltanto indispensabile, ma ben più utile ai fini della stessa
società.
Chi si ostina a rappresentare ed etichettare il serial killer come un mostro, soprattutto professionisti e addetti al lavoro clinico e psichiatrico,
non pone altro che barriere al cammino pre-

O2 Psicologia - Anno 2 N.ro 7

ventivo dell’omicida seriale, gettando una nebulosa nebbia su un fenomeno, che per quando
agghiacciante, nulla ha in comune con i mostri.
In questo modo si svincola l’emarginazione di
un soggetto psicologicamente disturbato, mediante un etichettamento stereotipato che tende
a separarlo dal cittadino modello, forgiando una
linea di demarcazione tra colui che è bravo, buono, socialmente adeguato e colui che e deviato,
malato, pericoloso e perciò un mostro. Questo
tranquillizza alcuni soggetti, che vivono nella
convinzione di non aver nulla da spartire con
l’omicida, lui è il mostro, il reietto, nulla di lui
assomiglia al soggetto “sano”, il quale si permette di ergersi a giudice e divinità in un ring

sociale nel quale ignora pietosamente un fatto
cruciale: quello di essere una persona così come
lo è l’omicida.
Solo nel momento in cui riusciremo a capire
ciò, a considerare il serial killer come un ipotetico nostro figlio, nostro padre, o nostra madre,
saremo pronti ad intraprendere un percorso
di ricerca e di sviluppo orientato, non solo ad
una coscienziosa prassi preventiva, ma altresì
diagnostica, riabilitativa e trattamentale, di un
soggetto che ha sbagliato poiché vittima di un
lungo processo evolutivo e psicodinamico deviato.
Le teorie dovrebbero esistere per farci riflettere, per permetterci di assumere una posizione

“meta” e ragionare sul nostro e altrui ragionamento per capire quali sono le paure e le reticenze nell’affrontare con l’assenza di giudizio,
un argomento tanto problematico da evitarlo
se non ne siamo capaci.
In ogni personalità, anche la più cattiva, per
usare un termine mediatico, o la più disturbata
psicologicamente, esiste ed è presente una parte
buona anche se piccola, soffocata ed inerme, ed
è doveroso da parte degli operatori psicologici
sforzarsi, di cercarla per potenziarla e aiutarla a
crescere e svilupparsi senza né farsi coinvolgere
nel complesso dell’”Io ti salverò”, nè in quello
“ho paura, non ti comprendo e perciò sei un
mostro incurabile”.
Serial Killer

77

Legame d’amore tra
Serial Killer e vittima

Il modo in cui siamo stati amati
determina il modo in cui amiamo

I

n psicoanalisi sono stati identificati
due tipi di “amore”, quello parziale
e quello totale, ove parziale significa un soddisfacimento ad uno o
più bisogni immediati. I serial killer
rientrano senza dubbio in questa categoria di
amore parziale, in quanto sono incapaci di
amare una persona–oggetto nella loro totalità a causa della loro struttura di personalità
incompleta (borderline, narcisista, schizoide
e dunque fragile, primitiva, non strutturata),
dei loro meccanismi di difesa, ma soprattutto
delle loro pulsioni parziali, che non hanno
raggiunto il primato della genitalità (durante
il periodo adolescenziale) e che dunque sono

costrette al soddisfacimento tramite oggetti
parziali.
Le vittime dei serial killer infatti sono oggetti parziali, siano essi bambini, studentesse,
omosessuali, cadaveri: “servono a soddisfare
un bisogno”. Queste vittime non sono persone, ma sono oggetti (a volte simboli). Per
capire ciò, occorre riflettere sull’assenza del
senso di colpa negli assassini seriali.
“Il modo in cui siamo stati amati determina
il modo in cui amiamo”. Chi non ha conosciuto un amore sano, ma un amore violento,
anaffettivo, crescerà con l’idea che quello sia
l’amore, introietterà quei comportamenti e
amerà con quelle modalità.

CANNIBALISMO E VAMPIRISMO
Cannibalismo - In passato il cannibalismo era praticato come
una sorta di rituale magico durante le battaglie. È interessante notare come le pratiche cannibaliche viaggino su un
binario parallelo alle parafilie. Il loro Carattere principale è
l’eccitazione sessuale raggiunta esclusivamente mediante
determinate pratiche e ciò potrebbe in un certo senso delucidare il modus-operandi dei serial killer cannibali, i quali operano per mezzo di una “scissione”, un meccanismo di
difesa basilare e che in essi agisce solo nella sfera sessuale. Ciò potrebbe spiegare anche il motivo per cui, parlando
degli atti criminali da loro commessi, si mostrano “innaturalmente” freddi, distaccati, come se stessero raccontando la
scena di un film.
Vampirismo - In medicina il vampirismo è conosciuto sotto il
nome di “Sindrome di Reinfield”, descritta per la prima volta dallo psicologo Richard Noll, e si sviluppa nella maggior
parte dei casi attraverso tre fasi. Inizialmente, durante l’infanzia, viene praticato l’auto-vampirismo attraverso pratiche auto-lesionistiche la cui visione provocano piacere. La
seconda fase vede il malato, in una buona percentuale di
casi, accompagnare i propri gesti con pratiche sessuali. La
fase conclusiva della sindrome infine, porta chi ne è affetto
a desiderare sangue umano; il malato può procurarselo con
il consenso della vittima, ma in alcuni casi si verifica ricorso a
violenza e, all’estremo, addirittura all’omicidio.

Criminal profiling di Aileen Wuornos

A

Primo Serial Killer donna della storia
ileen Wuornos nasce il 29
Febbraio 1956, nel Michigan.
La sua infanzia fu alquanto
tormentata a causa dei suoi
genitori che la concepirono giovanissimi. Dopodiché il padre, venne rinchiuso in carcere
con l’accusa di violenza su minori e poco dopo
fu ucciso da due detenuti. Lei e suo fratello
Keith furono affidati ai nonni, altro contesto
familiare prevalso dai problemi di dipendenza
da sostanze alcoliche del nonno e all’assenze della nonna. Aileen, restò incinta all’età di
quattordici anni e il figlio venne portato in un
istituto e dato in adozione.
In seguito a tale fatto la madre cercò di riprendere Aileen con sé, ma la ragazza rifiutò e
come risposta decise di andare a vivere da sola
per strada, iniziando a prostituirsi.
E’ in questo frangente che ha esordio la sua
metamorfosi in cui si ravvisa una personalità con tendenze antisociali ed un cedimento
dell’identità con ripetute infrazioni della legge
(furto, guida in stato di ubriachezza e prostituzione).
Nel 1974 si sposò con il facoltoso 69enne
Lewis Fell, di cui sperpererà il patrimonio per
accontentare i suoi numerosi amanti, che la
sfruttarono fino al tracollo finanziario. Tempo
dopo intrecciò una relazione omosessuale con
Tyria Moore.
Gli omicidi
Dopo aver adescato un uomo, Aileen, lo uccise
e gli sottrasse l’auto. Tornò dalla sua compagna
e le raccontò l’accaduto. Il corpo venne ritrovato in un bosco vicino all’autostrada in stato
di avanzato disfacimento, ma nonostante ciò
fu possibile prendere le sue impronte digitali.
Il 5 maggio del 1990 venne rinvenuto il ca-

davere di un uomo, ucciso con due colpi di
calibro 22, che a causa dell’avanzato stato di
decomposizione non verrà mai identificato.
Passarono i mesi e a giugno, in Florida, nei
pressi dell’Interstate 19, vennero scoperti
i resti di David Spears, camionista freddato
con sei colpi di calibro 22. Il detective Orange,
che si occupava di questi casi, ritrovò il mezzo dell’uomo spoglio di qualsiasi indizio e di
conseguenza iniziò una meticolosa indagine,
senza ottenere nessun risultato.
Lo stillicidio non si arresta. L’arma vincente
per catturarla si rivelò la confessione della
sua compagna. Il processo iniziò il 14 gennaio
del 1992 e, anche se venne accusata solamente del primo omicidio, la corte non tenne in
considerazione l’attenuante della sodomia ed
il 27 gennaio la corte della Florida le inflisse la
condanna alla sedia elettrica.
“Odio gli uomini e potrei ucciderne ancora” dichiarò alla Corte Suprema della Florida. Aileen Wuornos venne giustiziata tramite
iniezione letale il 9 ottobre del 2002 all’età di
46 anni.
Serial Killer

81

Il caso Aileen

“Potevo essere una persona normale”

“L

a cosa che gli altri di
me non avevano capito, è che potevo
essere una persona
normale”, “le persone come me perdono..ogni giorno” sono forse
le frasi più significative pronunciate da Aileen
Wuornos.
Solitamente le assassine seriali, spesso, riescono a
portare avanti per anni e anni la catena di omicidi
e, dal punto di vista investigativo, sono ancora
più difficili da scoprire e catturare dei loro corrispettivi maschili. Il tempo medio di durata di un
omicidio seriale commesso da una donna è di
otto anni, il doppio di quello maschile. Il caso di
Aileen trascende da tale assioma in quanto l’intera vicenda delittuosa non si prolunga per più
di anno vestendosi di abiti prettamente maschili. La scelta delle armi, l’accurata selezione delle
vittime e una pianificazione metodica dei delitti,
volta a simulare una morte naturale, sono tutti
elementi che, combinati con una forte resistenza
culturale e sociale, nega l’esistenza dell’omicidio
seriale femminile, e sono alla base di questa loro
maggiore longevità.
Anche in tale fattispecie è facile notare come il
serial killer dell’autostrada segua un impronta
mascolina in quanto la scelta causale della vittima, l’uso di un’arma da fuoco e il modus operandi agito, se rientrano appieno nella condotta
omicida maschile, difficilmente vengono posti in
essere dalla donna criminale.
Da quanto si evince dai fatti che segnano la vita di
Aileen si può riscontrare come tutti questi parametri vengano puntualmente disattesi in quanto
tra vittima e aggressore non vi era nessun tipo di
rapporto, se non occasionale a carattere sessuale, e vi sia uno spostamento geografico ben più
dinamico della stretta cerchia familiare e amicale.

82

O2 Psicologia - Anno 2 N.ro 7

Esaminando la sua storia, non si può non considerare il forte vissuto abbandonico iniziato già
nell’infanzia a causa della separazione prima dal
padre e successivamente dalla madre a cui seguirono alcuni anni di violenza, vissuta e agita,
perpetrata a suo danno dal nonno alcolizzato.
Le figure maschili che hanno condizionato la sua
vita sono state fin dall’inizio dei punti di riferimento negativi creando una sorta di rabbia e
di vissuti vendicativi nei confronti degli uomini.
Il matrimonio rappresenta un ulteriore evento
fallimentare della sua esistenza in quanto abbandonata dal marito e dagli amanti che frequentava.
Si è creato in tal modo una reiterazione depressiva a carattere abbandonico che l’ha portata presumibilmente ad innamorarsi di una ragazza e a
trasmutare in vendicatrice.
L’identificazione col sesso opposto è il frutto di
un percorso contrassegnato dalle ripetute esperienze negative col sesso maschile davanti alle
quali lei era del tutto inerme. La trasfigurazione
da vittima a carnefice è avvenuta nel momento
in cui ha avuto inizio la sua relazione con la compagna che le ha permesso di introiettare l’identità
di ruolo maschile, lasciando alla partner l’identità
di ruolo femminile. Il continuo frequentare locali
per motociclisti, il bere birra fino ad imbruttirsi, il
frequentare camionisti possono essere letti come
i segni di un omosessualità latente a cui consegue
l’introiezione del ruolo sociale e stereotipato del
maschio che verrà successivamente manifestato
nel suo modus operandi con l’uso dell’arma da
fuoco, con i furti d’auto e con il mestiere della
prostituzione. Si evince, dunque, la volontà di
essere uomo per uccidere l’uomo, per non sopportare e soffrire più come in passato a causa di
coloro che l’avevano maltrattata ed uccidendo gli
esponenti di sesso maschile per punirli e vendicarsi simbolicamente dei suoi boia infantili.


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