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La Voce Dell Orso Numero 3 Gennaio 2014 .pdf



Nome del file originale: La Voce Dell Orso Numero 3 Gennaio 2014.pdf

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Numero 3, Gennaio 2014
La voce dell’orso, email: la.voce.dell.orso@gmail.com.
“Non c’è uomo che non abbia il diritto di esigere che si ascoltino le sue idee, anche se
fosse il solo ad averle.”
[Pierre Bayle]

La Voce Dell’Orso
Mesa d’inverno
“Siamo nel cuore
dell’inverno, gli animali sono già tutti
in letargo, tranne
le scimmie urlatrici che ritornano
esauste dalle ultime
vacanze pronte a
riprendere un duro
anno di lavoro
intensivo.”

Dalle ceneri di un numero che mai fu

I

mmagino che non sia mai di buon auspicio quando il letto dove nasci è una bara.
Quando la penombra nella quale vivi può essere spazzata via in un solo istante dal primo
raggio di luce.Quando la tua VOCE viaggia a frequenze cosi basse da essere impercettibili
ai più.Eppure, i pronostici sono fatti per essere sovvertiti, rigirati e stravolti, per ricordare a
chiunque abbia certezze che il caos è il solo ed unico padrone di tutto.A stendardo di tutto ciò,
ci sarà questa catasta di carta che state leggendo adesso.Niente scadenze, niente limitazioni
sulla tipologia di ogni testo, niente
fili logici a saldare tra loro le pagine.Solo e soltanto parole sensate
o non di chiunque voglia vederle
pubblicate. A volte un semplice
Segue a pg. 1
sospiro può generare un boato di
risonanza così devastante da sraIl mio amico
dicare dal terreno le radici di coFrank
scienze secolari cresciute a stronzate e pesticidi.Certezze, principi,
“Ho un amico che
dogmi, regole, convinzioni, fede:
si chiama Frank, un
tutto ciò non è esiste, se non con
tipo normale, come
la definizione di fango mentale ilce ne sono tanti.
lusorio. Ciò che esiste, invece, sono
Frank è un ragazzo
le idee. Le mie, le tue, le nostre, le
simpatico, ha tanti
loro.L’unica cosa che conta sono le
amici, va a tutte
idee che vengono a farci visita tra
le feste a cui viene
le camere del nostro cranio. A volte
invitato.”
Segue a pg. 5
sono di passaggio e non si fermano
nemmeno a salutare. A volte vengono a farci visita, parlano un po’ con noi e poi se ne vanno,
Due volte da
per non tornare più.A volte, invece, incidono le nostre membrane così in profondità da riu“Nello spazio, i pesci scire ad addentrarsi all’interno della ferita, proclamandola casa propria.
nuotano tra le stelle, Il mio compito, è fare in modo che queste idee non vadano perdute, qualsiasi cosa signifiavendo sempre l’ac- chino.Che siano belle o brutte, utili o inutili, serie o scherzose, antiche o avanguardistiche,
cortezza di rifugiarsi protese al progresso o tendenti all’autodistruzione.
sul fondale ogni qual Saremo contemporaneamente migliori amici e peggior nemici, rivali e fratelli, vittime ed
esecutori, sopravvissuti e martiri.
volta un temibile
predatore minaccia Le mie idee saranno le vostre idee, le mie idee saranno le tue idee.
La mia VOCE sarà la vostra voce.
la loro esistenza.”
La mia VOCE sarà la TUA voce.
Segue a pg.9

Orso

Cronache di un
Disfattista
“E accade che il
proprio motto venga gridato con voce
cosi distruttiva da
sopperire alla mancanza di sincerità
nella causa.”

Segue a pg.2

Vita notturna
“La tenebre sono
calate, ci siamo vestiti a tema e non ci
resta che imbucarci
un’altra volta in
quell’immensa festa
chiamata notte.”

Segue a pg.3

L’occhio del purgatorio
“Decisamente la
sfortuna mi perseguita. Dalla serie di
contrariet‡ che mi
succedono, sono
tentato addirittura
di credere che il
mondo ce l’abbia
proprio con me.”

Segue a pg.7

Vovglio vivere su un altro
pianeta
“Voglio vivere su
un altro pianeta, lontano dalla
frenesia della terra,
dalla pazzia dei suoi
abitanti.”
Segue pg. 10

Mesa di inverno
Siamo nel cuore dell’inverno, gli animali sono già tutti in letargo, tranne le scimmie
urlatrici che ritornano esauste dalle ultime vacanze pronte a riprendere un duro
anno di lavoro intensivo.
Un pallido sole fende in obliquo le strade con i suo deboli raggi, tanto basso da
somigliare a quello che osservano gli inuit nelle regioni polari.
Io mi trastullo nel dolce torpore domestico tra sigarette corrette e ricordi sbiaditi. Il
mio occhio scarlatto ë quello di chi riesuma la vita passata al vaglio di un tragico
retroscena, con tutti gli eventi rallentati. Ho appena fatto lo scambio con ryuk.
Gli elementi essenziali che costituiscono gli oggetti sono tre-quattro, forse cinque.
Le loro combinazioni infinite. Mi diverto nell’intrecciare le trame in mille nuovi modi
mai sperimentati, ricostruendo sempre nuovi scenari.
Il cielo invernale ë terso certi giorni, ë tanto limpido da lasciarti pensare: cosa mi
ancora all’asfalto che ho sotto le suole? Certi giorni invece ë tanto gravido d’acqua
da farti rimpiangere l’ultima estate passata.
Rispetto alle altre stagioni, l’inverno ë quella pi˘ tetra, forse ë la scarsa luminosità,
forse i regali che hanno rubato il natale.
La primavera ë dolce, l’autunno limpido, l’estate perfetta. Ma l’inverno: solo freddo,
gelo e ghiaccio sulle strade. Chi me lo fa fare di uscire di casa anche questa mattina, per andare nella solita scuola, a sentire cose che so già, a fare la verifica che
tanto so già che andrà male...
Se avessi una slitta e le renne sarebbe tutta un’altra cosa, certo. Non arriverei mai
in ritardo, neanche se dovessi andare dall’altra parte del mondo, ma con il mio
grazziellino con la ruota sgonfia ë tutt’un’altra cosa.
Scivolo allora silenziosamente tra le strade umide piene di neve e raggiungo il solito vecchio istituto degli ultimi cinque anni. Cinque anni sprecati.
Poi però ci ripenso, ripenso agli inverni passati, ai tre fantasmi del natale, a quando ero in seconda e d’inverno c’era una vera cogestione, ai pomeriggi d’inverno
passati sotto la pioggia ad aspettare certi amici che non arrivavano mai. Ripenso
alle bigiate in compagnia, alle sere d’inverno che ispirano, alla tediosità dell’estate
che tanto piace a tutti e che quindi non mi si addice. Ripenso alle guerre di palle di
neve e ai crepuscoli prematuri, agli alberi diafani e al freddo pungente, alle aspettative e all’immancabile mal di pancia scolastico, ripenso a questa tetra stagione
in cui la palla di fango su cui strisciamo orbita a 147milioni di chilometri dal sole, e
tutto sommato, solo una cosa posso pensare,
A quanto in fondo faccia schifo l’inverno
P.S.

Pagina 1

Cronache di un disfattista
E accade che il proprio motto venga gridato con voce cosi distruttiva da
sopperire alla mancanza di sincerità nella causa.
Accade che sventolare vistosamente una bandiera ci renda soldati più di
quanto non faccia un uniforme.
Accade che essere soldati è utile solo finché la guerra dura.
Forze di causa maggiore ci sono avverse e, mentre la bocca sbraita: “Disgrazia!”, la sottile e flebile voce della coscienza sussurra: ”È fatta”.
Accade che durante il conflitto c’è un intero esercito a guardarti le spalle.
In tempi di pace, non esiste il male superiore a far da collante tra la gente.
E accade che lo stesso male superiore è indefinito, lontano e senza importanza alcuna.
Accade che ciò che conta non è perché si combatte, ma che si combatta.
Se tutti abbiamo lo stesso nemico, tutti siamo amici.
Se i miei amici sono resi tali dal mio nemico, il mio nemico è mio amico.
Se qualcosa va storto, gli obiettivi non saranno raggiunti, di conseguenza,
ancora non si deporranno le armi.
Tutto ciò che si può fare è guardare l’arido terreno attorno ai nostri piedi,
mostrando un profondo dispiacere che, dentro di noi, chiamiamo soddisfazione.
Il campo di battaglia ha reclamato i suoi morti, portandosi via la vittoria.
Non resta che girarsi, tornare a casa e contare le munizioni rimaste.
La guerra è persa: si può festeggiare.
Olmo

Pagina 2

Vita notturna
La tenebre sono calate, ci siamo vestiti a tema e non ci resta che imbucarci un’altra volta in quell’immensa festa chiamata notte.
Il letto, immolato come catalizzatore per il mondo onirico, aspetta silenzioso la nostra venuta nella stanza designata.
Mentre avanziamo verso quel sarcofago pare quasi di avvertire il tetro e
soffuso ghigno di un essere che pregusta la sua nascita.
Le coperte imprigionano completamente il corpo e il cuscino avvolge la
sede dell’intelletto rendendolo suo ostaggio, il tutto mentre la vitalità fluisce
fuori dagli estremi del vestito di carne.
- Click L’interruttore si preme, spalancando le gabbie che tenevano rinchiusa
l’oscurità.
In una frazione di secondo la luce viene assassinata dal suo opposto complementare e il buio scende su tutta la stanza.
Il nero, saturando l’aria, si adagia ovunque e si porta dietro il suo migliore
amico: il silenzio.
Gli addobbi sono posizionati e l’atmosfera è stata creata: la festa può
iniziare!
Non resta che aspettare gli invitati.
La pupilla, ormai adattata alla situazione, è pronta ad immergersi nello
scenario.
Ombre di rami spogli abbracciano tutte le pareti, attaccandosi prima a
quelle laterali per poi arrampicarcisi sopra fino ad arrivare a penzolare dal
soffitto.
Alcune di esse, disertrici verso le proprie compagne, si staccano dal muro
all’esplorazione di territori sconosciuti, osservandoci curiose una volta
giunte davanti al viso.
Improvvisamente, lo scricchiolio dei mobili annuncia l’arrivo di tutti gli invitati; forse, non è un vero e proprio arrivo ma, piuttosto, un risveglio: sono
sempre stati li, aspettavano solo il loro momento.
Escono dagli armadi, si manifestano nel televisore, strisciano fuori da sotto
il letto, cantano, danzano, stringono gli arti, tappano la bocca, schiacciano
il petto, sussurrano all’orecchio e alitano sul collo.
Dalle fessure della tapparella si manifestano immagini plumbee che a poco
a poco trapassano le finestre.
La padronanza sull’ambiente è tale che non c’è certezza su chi sia il vero
intruso.
Tutti gli ospiti, di comune accordo, cominciano un ballo sincronizzato; girano, girano e girano ancora creando uno stridulo vortice generatore di un
vento rancido.
Non rimane più nulla dell’originale silenzio.
Dal centro del cranio sembra provenire un assordante fischio metallico,
cosi forte da far quasi esplodere i timpani.

Pagina 3

Dall’orifizio orale una sostanza viscosa si instaura tra denti e gengive lasciando un sapore laido.
Un flebile odore indescrivibile risale dal pavimento accasciandosi prepotentemente nelle narici, violando anche l’ultimo senso.
Il tutto si protrae per un tempo indefinito, forse sono attimi, forse di più, ma
sembrano sempre troppo lunghi.
Quello strano rituale, quella festa dell’assurdo, sembra non voler accennare a finire, fino a quando, all’improvviso, tutto viene interrotto, in un istante
che bruscamente porta via con sé quelle manifestazioni figlie dell’ipnagogia:
- Click Olmo

Pagina 4

Il mio amico Frank
Ho un amico che si chiama Frank, un tipo normale, come ce ne sono tanti.
Frank è un ragazzo simpatico, ha tanti amici, va a tutte le feste a cui viene
invitato. Ha pantaloni di marca, un i-phone, uno smart-phone, una bella
macchina, un profilo su facebook.
C’è però qualcosa che manca a Frank, è una cosa che non si può comprare coi soldi. Quello che manca al mio amico è la personalità.
Frank ha venduto la sua personalità su ebay, in cambio della felpina
dell’alcott che la sua ragazza voleva tanto per far scena con le sue amiche.
Frank in cambio del regalo ha ottenuto un favore.
Ciò che il mio amico non sa purtroppo è che vendendo la sua personalità
in cambio di materiale tangibile è entrato a far parte di quelle schiere di
persone ugualmente indifferenti, ugualmente inesistenti. Frank si è consapevolmente confinato in quel segmento sociale che AUTONOMAMENTE
SCEGLIE di seguire la moda.
Frank ha così comprato la felicità in cambio di 21 grammi (o forse quella
era l’anima?).
Stadifatto che ora Frank ha tanti amici, anche più di prima, adesso è popolare e se lo incontro per strada neanche mi saluta più.
Lo vedo sempre in giro circondato da involucri vuoti, insieme a tante piccole marionette simpatiche che lo accompagnano e lo sostengono.
Un giorno Frank però era stanco, e non aveva voglia di uscire a comprare
altri vestiti alla sua ragazza, pensando tra se: ma si, oggi sto a casa, cosa
cambierà mai? Tanto i pantaloni di Armani non scappano, e qualche ragazzino dall’altra parte del mondo me li starà fabbricando proprio ora.
Errore tragico per Frank.
Quando non ha comprato i pantaloni all’ultimo grido alla sua bellissima
fidanzata, lei lo ha mollato, e con lei tutti i suoi amici che non l’hanno più visto come un superfigo. Da quel giorno Frank è rimasto solo come un cane,
e ora quando lo vedo mi saluta sempre, ma proprio sempre.
Ora mette tanti post su facebook, twitta ovunque mendicando un grammo
d’attenzione che, purtroppo, ormai nessuno più gli rivolge.
Povero Frank, come biasimarlo? Infondo non è poi diverso da noi, differen-

Pagina 5

te da tutti ma ostinato nel sembrare come gli altri. Ma poi per una specie
che condivide il 99% del patrimonio genetico è normale essere in tutto e
per tutto uguale agli altri. E pensare che è quell’1% a fare la differenza tra
uno come Einstein e uno come Homer Simpson.
Amara sconfitta per il caro, vecchio Frank, che da quel giorno ha imparato
una dura lezione: mai, e dico mai, mettersi a torto contro il libero mercato.

COMPRATE!!!!!!!!!

P.S.

Pagina 6

L’occhio del purgatorio
di J.Spitz

Decisamente la sfortuna mi perseguita. Dalla serie di contrarietà che mi
succedono, sono tentato addirittura di credere che il mondo ce l’abbia
proprio con me.’ Così inizia l’occhio del purgatorio, libro pubblicato nel
1945.
Ne è autore Jacques Spitz, scrittore francese che morì nel ‘63, dopo
aver vissuto a Parigi solo e ignorato.
Il libro, rimasto del resto sempre ai margini della fama, potrebbe a primo
acchito essere confuso per una storia di fantascienza, date le cause che
ne scatenano la spinta movente. Invece la fantascienza qui è solo un
pretesto, un pretesto per narrare ben un’altra storia.
La vicenda si svolge a Parigi, tra i viali dei caffè e i boulevard sulle rive
della Senna. Protagonista è Poldonsky, un pittore scontroso e introverso, pieno di sè e pieno anche di acredine verso i suoi simili: gli esseri
umani.Lo sviluppo vero e proprio si ha dopo l’incontro tra le bancarelle
del mercato da parte di Poldonsky con uno strano individuo in bombetta, che si autodefinisce un genio e che cattura subito l’attenzione
dell’artista. Da questo punto del racconto la vicenda perde i confini definiti della ragione, trasportandoci in un caotico delirio d’irrealtà, in una
progressiva allucinazione che dilaga facendoci perdere completamente
la cognizione temporale ma dando un nuovo impulso di viaggio nella
dimensione causale degli eventi. Lo spunto fantascientifico ricorre nella
presenza nel racconto di una particolare coltura batterica che lo strano
individuo incontrato tra le bancarelle riesce a somministrare al protagonista. L’incubo ha così inizio.
I batteri, insinuandosi sul nervo ottico, permettono a chi li assume di
vedere ‘le cose dove sono, ma come saranno’. La trovata ha così implicazioni ben evidenti, implicazioni di cui nessuno vorrebbe esserne in
prima persona testimone. Con l’andare del tempo la potenza dei batteri
aumenta, così il protagonista incomincia ad assistere al peggiore degli
scenari che la natura ci possa presentare: il deterioramento e in fine la
morte. La situazione porta così Poldonsky all’isolamento, alla separazione da donna e amici, all’astio verso tutto e tutti, all’ipocondria.

Pagina 7

Alle prime visioni di gente con abiti sgualciti e automobili nuove da rottamare, si sostituiscono bambini che sembrano già vecchi e case appena
costruite già polverizzate. Le visioni finali saranno veramente terrificanti
lasciando il lettore davvero con il fiato sospeso.
L’occhio del purgatorio è un’allucinazione di grande effetto che coinvolge
l’intero mondo, che sotto gli occhi del povero pittore fallito si decompone
inesorabilmente. è un’allegoria, un pauroso scenario dallo sfondo necrofilo
che ci mette di fronte a una cruda verità universale: la nostra fine inesorabile.
Inoltre ne L’occhio del purgatorio sono presenti spesse analisi introspettive
che mettono a nudo i travagli di un uomo distrutto che ha già perso tutto(forse anche per causa propria) e riflessioni a cui è impossibile sottrarvisi, che affrontano il tema dell’irrilevanza della nostra esistenza, poichè che
polvere siamo e polvere ritorneremo, di come nella nostra società contino
solo apparenze, della forza del gregge contro il singolo, dell’orgoglio che
mostriamo per le consuetudini e della menzogna con la quale ci camuffiamo per non apparire diversi agli occhi degli altri, e questo vale per tutti.
Nessuno escluso!
L’occhio del purgatorio è una storia geniale, molto scorrevole, di grande
impatto, che vivamente consiglio ma solo a chi crede di non avere nulla da
perdere, perchè attenzione, dopo averlo letto anche noi saremo costretti a
guardare il mondo decomporsi attraverso i nostri OCCHI DEL PURGATORIO.
P.S.

Pagina 8

Due volte da
Nello spazio, i pesci nuotano tra le stelle, avendo sempre l’accortezza di
rifugiarsi sul fondale ogni qual volta un temibile predatore minaccia la loro
esistenza.I coccodrilli del Polo nord sono infatti estremamente efficienti
quando si tratta predare.
Per evitare inconvenienti, occorre ricordare di truccarsi per bene gli occhi,
sempre che non si voglia finire con qualche taglio di troppo lungo le braccia.Fortunatamente, i sobborghi esisteranno per sempre, dando la possibilità ad ognuno di sporcarsi le mani nel fango del cemento.
Ieri, quando passeggiavo nel catrame, ho incontrato una vecchia mucca di
qualche secolo d’età:
“ciao”, le dissi;
“vaffanculo” rispose.
“grazie, tu?” conclusi.
La conversazione stimola la fame, quindi il grande architetto a forma di
terzo occhio triangolare decise di andare in bagno, perché non riusciva più
a trattenersi tanto era grande la fame.
Giù in strada, un sordo stava tenendo un discorso sulla relatività del colore, mentre un certo Onico Dalt prendeva appunti col gesso su un foglio
bianco.
“La cena è pronta”, annunciò il vomito sul tavolo.
“Arrivo!”, rispose l’escremento nella tazza.
Peccato solo che, in tutta questa storia, non ci siano dei binari.
Il più grande desiderio di una locomotiva è, come risaputo, quello di starsene a lato a fare trainspotting.Per questa volta, forse è meglio rassegnarsi;
in fondo a che serve avere una lama quando le tue braccia sono state
rubate dall’agricoltura? Si può essere completi anche senza fare nuoto,
nonostante i politici continuino a dire che si, dopo che ti sarai abituato,
potrai dire che ti piace.Tornando a noi, l’espressione sul suo volto aveva
assunto una connotazione integrale, con un broncio che tendeva alla legge
di annullamento del prodotto.Quando finalmente si rese conto di ciò che
aveva fatto, una goccia di sudore freddo colò dalla sua schiena fino al collo, rischiarando per bene il cielo di quel sotterraneo pallido.
Grazie a un dio, il padre si era ricordato di andare a comprare il ferro da
stiro borchiato, rendendo possibile al figlio di metterlo in lavatrice.
Ancora con le dita nel naso, l’Edward di Tim Burton decise di prendere le
scale mobili per andare all’inferno ad incontrare gesù.
Il giudice scorreggiò ed emanò la sentenza, condannando la difesa a quattrocentosessantasette milioni di secondi di arresti domiciliari a casa dell’imputato.Tutto è bene quel che inizia male.E vissero tutti felici e contenti, ma
questa è un altra storia.Già, è un altra storia dato che in questa gli onanisti
hanno perso il copione andando a messa.
Satana perdonali perché non sanno quello che tuo padre fa.
Olmo

Pagina 9

Voglio vivere su un altro pianeta
Voglio vivere su un altro pianeta, lontano dalla frenesia della terra, dalla
pazzia dei suoi abitanti.
Voglio vivere sul pianeta vegeta, con Freezer, a combattere contro la minaccia sayan.
Voglio vivere sul pianeta di Kripton, a farmi di kriptonite con i kriptoniani.
Voglio vivere su Omicron Perseo, a mangiare i figli degli omicroniani al
gusto di scrocchiazzeppi.
Voglio vivere sulla Morte nera, con con quel tizio con l’asma vestito da
sadomaso.
Voglio vivere sul pianeta Nibiru, a farmi di umani con gli Anumnaki.
Sono nel deserto di dubbi, a 70 gradi all’ombra, con la febbre a quaranta. Il
sole sulla nuca allo zenit, sono in fase rem di dormiente, strafatto di peyota
e di quella che voi chiamate così ingenuamente coca cola. Mi aggiro ansimante con la voce robotica di fumatore amante dell’oppio che ha vomitato
un polmone, mentre con l’occhio sano, faccio un occhiolino a un cactus
che voglio abbracciare.
Mi muovo su piedi a rotelle, sui pattini ragalati da pterodattili, i miei pensieri
sono i tronchi abbattuti da una razza di castori mutanti cresciuti a furia di
bere i detersivi che rovesciamo nello scarico del lavandino.
Interpolo file di dati su ascisse e ordinate nella mia linea temporale. Ho una
dislessia fonetica, causata dall’aritmetica, da una tara geneticha, a chiunque mi guardi causa difetti alla retina.
Sulla mia strada c’è un tipo che dice di amare le ragazze ‘mature’ e che
infatti amoreggia con un’esemplare femminile di umano estinto da secoli.
Mi rifaccio allo zoo degli orrori, dove un ciccione fritto nell’olio di mais,
mangia panini rancidi del Mc, dicendo di essere a digiuno di vita equilibrata. Un tipo in divisa, divenuto dittatore dopo aver visto fallire la carriera di
pittore di nudo, mangia panette di cioccolato per sentire il prurito alla lingua
che la moglie non è più ingrado di procurargli.
Sono con i ricchi sheicchi che a vendere spicchi si sono ingranditi e ora
vendono il metano dei loro peti, mentre il poeta maledetto è uno stupido
inetto interdetto che lavora sottopagato in un fast food.
Voglio poter andare libero al bagno, dove abita l’uomo ragno, che con Venom di fatto fa una coppia di fatto.
Voglio vivere su un pianeta di plastica, dove comandano nerd complottisti
e ragazzine strafatte di marjwana che si reputano geniali nella loro FATTANZA, su un pianeta dove vige la moda del più sfigato, così non ci sarebbero più finti bulletti contro finti secchioni, finti duri contro finti intelligenti, o
finti intelligenti contro finti depressi, e così potranno smettere di mandare in
TV stupide sitcom come quella degli scienziati che vendono chili di materia
organica grigia per due peli di figa.
Voglio vivere su un pianeta di pazzi che si considerano pazzi e che ridono
in faccia a quei patetici che si ostinano tanto a definirsi NORMALI, perchè
tanto dio li considera solo MORTALI. Voglio vivere su un pianeta dove non
sono i mostri globalizzati a succhiarci il cervello con delle cannuccie, ma
piuttosto è CThulhu che ci mangia i sogni ogni notte.

P.S.

Pagina 10

Citando si impara

10 citazioni e aforismi vari per essere più profondi e con 10 minuti di vita in meno

1) La stranezza è nella mente di chi la percepisce
(Isaac Asimov)
2) Per uno che viene sepolto vivo ce ne sono cento altri che penzolano
sulla terra, pur essendo morti.
(Georg Lichtenberg)
3) Ci sono momenti in cui tutto va per il verso giusto. Non occorre spaventarsi. Sono momenti che passano
(Jules Renard)
4) Nessun cazzo è duro come la vita.
(John Giorno)
5) Per cento anni e più il mondo, il nostro mondo, è stato in agonia. E non
un uomo, in questi ultimi cento anni, è stato abbastanza pazzo per mettere
una bomba nel buco del culo del creato e di farlo saltare in aria.
(Henry Miller , Tropico del Cancro)
6) Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nell’abisso,
inferno o cielo non importa. Giù nell’ignoto per trovarvi del nuovo.
(Charles Baudelaire)
7) Che cosa ci si può aspettare da un mondo in cui quasi tutti vivono solo
perché non hanno ancora trovato il coraggio di spararsi?
(Arthur Schopenhauer, Nachlass)
8) Quaggiù il successo è il solo metro di giudizio di ciò che è buono o cattivo.
(Adolf Hitler)
9) La pazzia è come il paradiso. Quando arrivi al punto in cui non te ne
frega più niente di quello che gli altri possono dire... sei vicino al cielo.
(Jimi Hendrix)
10) Se le leggi della società sparissero e io fossi l’unico ostacolo fra lei e
un pasto, lei mi spaccherebbe il cranio con un sasso e divorerebbe la mia
carne, vero? Sì che è vero.
(Shutter Island)

Pagina 11

Disclaimer
Il presente giornale, “La Voce dell’Orso”, è un progetto assolutamente
indipendente e libero da ogni legame con l’ITIS “Cannizzaro” e/o qualsiasi
altro istituto scolastico; per quanto venga realizzato tra le mura della scuola, non è il giornalino della scuola, bensì il giornalino degli studenti della
scuola.
La nostra redazione non è fissa ma è composta da chiunque sia interessato a farne parte. Chi fosse interessato a far parte di questo progetto, con
articoli, poesie, disegni e quant’altro, non deve far altro che contattarci.
Per inviarci gli articoli, chiedere informazioni, dubbi, domande, insulti e
bestemmie, contattateci a la.voce.dell.orso@gmail.com I migliori insulti
verranno pubblicati nei prossimi numeri.

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