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Edizione Straordinaria N. 2 Febbraio 2014 .pdf



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Titolo: Layout 1

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N. 2 - FEBBRAIO 2014

5.000 COPIE

COPaIgAgio

om

geom. Christian Palombizio
Impresa Edile
via isonzo, 4 - 67035 pratola peligna (aq)
mobile: (+39) 393 48 98 532
e-mail: christian.palombizio@cheapnet.it
pec: christian.palombizio6@legalmail.it

In rilievo:
Imprenditoria giovanile
Creativi sì #coglioni no
Carcere:
una cittadella dimenticata
L’opinione di Ennio Bellucci
L’ombra Electrolux
sulla Valle Peligna
Intervista a Gaetano Di Bacco
Canto armonico
e Harmonia dell’Habitat
Professione avvocato
Arte in fuga: Pratolart
Lo stile libero
di Federica D’Andrea

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Edizione Straordinaria

Mensile della Valle Peligna e non solo...
ed_straordinaria@libero.it
Direttore responsabile
Simona Pace - pacesimona@hotmail.it
Direttore editoriale
Antonio Vivarelli Redazione
Luisa D’Avolio, Roberta Polce
Michele Taddei, Valentina Latini
Alessia Fistola, Veronica Pacella,
Cristina Palombizio, Dora Po,
Carlo Liberatore, Andrea D’Andrea,
Silvio Don Pizzica, Riccardo Merolli
Antonio Casasanta
Contributi
Ennio Bellucci
Alessio Di Benedetto
Editore
Ass.ne Culturale “Eventi Dok”
Via XXIV Maggio, 47 - Pratola Peligna (AQ)
Grafica, impaginazione e stampa
Ars Grafica Vivarelli - Pratola Peligna (AQ)
Registrazione Tribunale Sulmona N. 90/1988
Per vostra la pubblicità: 346.0336946

Edizione Straordinaria

N

L’OPINIONE ●

iente politica questo mese su Edizione Straordinaria.
Il solito spazio dedicato a quella locale nel numero
di febbraio non ci sarà, non perché dei fatti non siano
accaduti. Al contrario, i fatti di Sulmona, quelli in Regione
per giungere fino a livello nazionale non fanno altro che
acuire il profondo sdegno della popolazione tutta.
Per questo abbiamo r-accolto questo sentimento e l’abbiamo
fatto nostro e, nel piccolo, di conseguenza, abbiamo scelto
di astenerci, quasi fosse una piccola forma di “protesta”.
In vari articoli all’interno naturalmente non mancherà
qualche riferimento o frecciatina, ma un articolo bello che
completo a dire: “Il Pd sulmonese è in crisi perché si gioca
a chi è più forte piuttosto che a lavorare”, proprio no.
Lo facciamo affinché i “cari” politici di Sulmona (e chiunque
segua questo tipo di politica “arrugginita”) capiscano che
i tempi son cambiati, l’opinione pubblica sta maturando
(sembra) e dei soliti giochetti di potere si è assai stanchi.
Abbiamo scelto di soprassedere perché la passerella dei
consiglieri regionali in Procura hanno alzato la soglia di
sopportazione di molto, ormai si è al limite e loro: “Siamo
sereni, fiducia alla magistratura”. Piuttosto che serenità si
percepisce l’intoccabilità e a farne le spese sono i cittadini.
Niente politica perché la lotta Letta-Renzi (“Non me ne
voglio andare” - “Dai su, fammi sedere”) è tutt’altro che
rassicurante.
Il risultato è un’amministrazione della cosa pubblica
totalmente bloccata a tutti i livelli. Ci si scusi per questa
nostra scelta, ma una presa di coscienza da parte dei nostri
“cari” politici è più che indispensabile.
Va bene, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma al
momento, a causa di pochi, ci riserviamo il diritto di
“punire” tutti. Solo una cosa: ai giovani politici un appello
ad allontanarsi da questa politica che del “bene comune”
pensa solo in termini di potere personale. A loro si chiede
di spezzare la catena, uscire dal circolo vizioso nella
speranza che già dalle prossime elezioni regionali le liste
siano frutto di un impegno consapevole e il voto (un diritto
duramente conquistato) una scelta dettata dal valore dei
programmi e espressione di questo sdegno. Per questo un
appello ad una scelta sentita è rivolto anche agli elettori: il
vero potere di una democrazia.
Simona Pace

saldi fino al 70%

T

ares, tarsu, irap, ires, iva,
inps, ina, scf, obbligazione
certificazione impatto
sonoro, siae, tassa di pubblicità
vetrine e quella di concessione
governativa per radio e tv.
Queste sono solo alcune delle tasse
che gli esercenti sono costretti a
pagare, in base al settore di
appartenenza, per una pressione
fiscale che tocca il 60 %. Più della
metà di quanto si guadagna.
Incredibile.
Le cose così proprio non vanno per
i giovani esercenti del territorio
bacchettati dalle sfavorevoli
condizioni dettate da crisi
economica e iniziative politiche
poco lungimiranti.
«Tasse, affitti e utenze da pagare
sono già molte e aumentano di
giorno in giorno – ammette Flavia
Petrella, proprietaria di un negozio
d’abbigliamento a Sulmona – i
potenziali clienti, o la maggior
parte di loro, non hanno soldi per
acquistare abbigliamento, scarpe
o altro perchè non si arriva a fine
mese». Inoltre i pochi risparmi

vengono dirottati sulla grande
distribuzione che promette
prezzi assai competitivi spostando
di fatto i consumatori peligni
verso i centri commerciali del
pescarese e del chietino. I saldi,
poi, non hanno affatto agevolato
la situazione. La durata che si va
via via ampliando costringe i
commercianti a svendere la
merce acquistata a prezzo pieno
e la scelta di partire subito dopo il
Natale non agevola i guadagni
durante le feste. Il consumatore,
piuttosto che spendere prima,
preferisce attendere una sola
settimana per acquistare i prodotti
in saldo. Insomma questo periodo
di saldi di movimento ne ha creato
poco o nulla demoralizzando
ancor di più gli esercenti per i
quali in futuro sarà sempre peggio.
Ognuno, a proprio modo, cerca
quindi di armarsi e trovare la
formula che riattivi il tutto. C’è
chi, infatti, punta alla clientela
attraverso sconti spalmati in tutto
l’arco dell’anno con merce, in
pratica, sempre in saldo, ma le

Elettronica ed Elettrodomestici, Liste Nozze
Centro Tim, Wind, Sky
c/o Centro Acquisti “Pratelle” - Pratola Peligna (AQ)
Tel. 0864.272447 - E-mail: cautela@cautela.it

4

ES - FEBBRAIO 2014

visite in negozio continuano a
contarsi sulle dita di una mano.
C’è qualcun’altro, però, che
nonostante tutto, nonostante la
crisi, le tasse e la politica lontana
dai bisogni del popolo accetta la
sfida “lavoro”. Due giovani armati
di coraggio hanno riattivato le
luci di uno dei locali storici di
Sulmona cercando di farne un
punto di ritrovo anche culturale
riavviando il discorso che
l’associazione Sulmonacinema
aveva pensato all’interno del
(Nuovo) cinema Pacifico. «Con
la sua chiusura abbiamo vagato
per un paio di anni senza capire
come ovviare alla mancanza di
uno spazio culturale – racconta
Matteo Puglielli, uno dei
proprietari – Perciò con il mio
socio abbiamo deciso di puntare
sulla cultura per crearci un lavoro.
Certo le tasse sono davvero tante,
ma non ci fanno paura».
Allo scopo di sostenere l’attività
imprenditoriale giovanile lo
scorso gennaio si è costituita la
Confesercenti Giovani Provincia

dell’Aquila. Nello specifico il
nuovo gruppo si occuperà di
aiutare le nuove attività partendo
dall’informazione sia sui fondi a
disposizione per partire e sia
promuovendo le modalità di
accesso al credito agevolato.
«La Confesercenti Giovani –
spiega il presidente, Valentino
Casciato – si propone come
laboratorio di idee e strategie
per una confederazione più
rinnovata e più incisiva.
L’obiettivo è costituire un vero
e proprio incubatore di idee,
iniziative e innovazioni
tecnologiche per competere
nei nuovi scenari di mercato
infatti, le aziende condotte da
giovani devono puntare su forti
processi di modernizzazione
organizzativa e innovazione di
prodotto».
Una sorta di guida, dunque, che
veicolerà le varie opportunità
imprenditoriali con tanto di
assistenza tecnica, corsi di
formazione utili ai fini del buon
andamento dell’attività, percorsi
di sostegno e sviluppo alle
giovani imprese. Naturalmente
svolgerà attività di rappresentanza
sindacale, avvierà studi e ricerche.
In questo panorama per la
Confesercenti diventa vitale
anche il confronto con le
istituzioni scolastiche,
apportare un contributo utile
allo sviluppo di adeguate politiche
giovanile e tutto quanto è
necessario per incentivare
l’economia in questo senso.
È per questo che il gruppo
di giovani si è già attivato con
una pagina facebook in modo
da rendere visibili diverse
opportunità.



2013:
i numeri della crisi in Abruzzo
Il 2013 è stato il primo anno
con saldo negativo secondo i
dati rilevati dalle Camere di
commercio ed elaborati dal
Cresa. Ben 345 imprese hanno
chiuso i battenti con un tasso
di crescita al di sotto dello zero
(–0,23%). La provincia aquilana
ha registrato 104 imprese in
meno con tasso di crescita
di –0,33%. Pescara e Teramo,
al contrario, sopravvivono in
positivo rispettivamente con
+402 imprese e 1,13% la
crescita e +38 imprese e 0,11%.
È Chieti a vedersela peggio
chiudendo l’anno con –681
imprese e con un tasso
dell’1,44% sotto zero. Il settore
che ha subito più danni è quello
agricolo (–1310), seguito a ruota
dall’artigianato (–987 unità,
–2,81% tasso crescita)portando
l’Abruzzo tra le regioni con i
peggiori risultati. Sempre nel
chietino i risultati peggiori
(–324 aziende, –3,24%),
seguono Teramo (–294 attività,
–3,22%) e L’Aquila (–251
imprese, -3,17%); meno grave,
almeno in apparenza,
la situazione nel pescarese (–118
imprese, –1,46% il tasso di crescita). Periodo buio anche per il
settore secondario: il manifatturiero chiude con –148
attività e un punto di crescita
percentuale sotto zero e le

costruzioni con –530 imprese e
una decrescita del 2,4%. In
controtendenza aumentano gli
affari nel settore dell’energia
(+13 corrispondente al +4,2%)
e in quello dei servizi con un
lieve aumento delle imprese del
commercio (+188 pari al +0,5%),
di quelle ricettive e dei ristoranti
(+281 pari al +2,7%), delle
attività immobiliari (+147 pari
al +5,4%) e di noleggio e agenzie
di viaggio (+100 pari al +2,8%).
Le imprese giovanili (dati al 30
settembre 2013) in Abruzzo
rappresentano l’11% del totale
con Chieti al primo posto
seguita da Teramo, Pescara e
L’Aquila. Quest’ultima sale al
primo posto se si considera
l’incidenza delle imprese
giovanili sul totale delle
registrate, posizionandosi al
28esimo posto in Italia. Il tasso
di crescita è dello 0,11%
(inferiore alla media nazionale
dello 0,21%) con 166 imprese in
più rispetto a quelle cessate.
Guardando ai settori la
situazione rispecchia quella più
ampia già delineata: in calo
artigianato, agricoltura,
manifatturiero e costruzione;
incremento per commercio,
alberghi, ristorazione,
informazione e comunicazione,
noleggio, agenzie di viaggio e
servizi di supporto alle imprese.

ES - FEBBRAIO 2014

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● STORIE

Creativi sì #coglioni no
Storie di “suttamento” dalla Valle

F

lavia Carabia è di Pratola, ha 28 anni
e fa la stilista. Dopo il diploma in
ragioneria si iscrive ad un corso presso
l’istituto di moda Burgo dove si fa notare
per le sue ampie capacità tecniche e artistiche.
L’esame finale per lei diventa un trampolino
di lancio, infatti, proprio durante questa
prova, una stilista la nota e le propone una
collaborazione. Passano sei mesi, Flavia
porta avanti il suo lavoro diligentemente
disegnando a mano le schede tecniche,
con descrizione dettagliata di ogni singolo
capo, lavorando con creatività e ricercando
l’originalità negli indumenti da proporre.
«A lavoro finito – racconta – la stilista
consegnò alla produzione i miei disegni,
spacciandoli per suoi. Non fu granché
bella come prima esperienza lavorativa.
Nonostante la forte delusione iniziale,
mi rincuorai pensando che in fondo c’era
qualcuno che indossava le mie idee».
Questo è solo un esempio delle umiliazioni
che oggi più di ieri i giovani creativi sono
costretti a subire per fare curriculum,
ottenere visibilità, promuoversi e farsi
conoscere, il tutto a guadagno zero e con
una sostanziosa dose di frustrazione. Una
condizione comune. Così il collettivo Zero
Pirate Filmakers (zerovideo.net) ha lanciato
la campagna nazionale #coglioni no per
denunciare, attraverso brevissimi e ironici
video, tutte le assurde situazione e personetipo che contribuiscono allo sfruttamento
dei giovani creativi. Il territorio peligno
non fa eccezione.
Tornando a Flavia. La sua seconda esperienza
professionale non si allontana di molto
dalla prima: altra stilista, orari inesistenti,
lavoro di responsabilità e tanta pressione.
«Per pagarmi meno e con la scusa che
avevo tutto da imparare da lei, avevo un
contratto a progetto come fascicolista.
Anche se sono prime esperienze lavorative,
bisogna spronare riconoscendo i meriti e
non sfruttare. Come si può pensare che
stage imbarazzanti, lavori sottopagati e
continui rimproveri possano rendere libera
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ES - FEBBRAIO 2014

una mente creativa? – si chiede giustamente
Flavia – Il modo per fare di un giovane, un
lavoratore migliore é quello di gratificarlo».
Tuttavia la realtà è ben diverse e Flavia,
come altri giovani, è cosciente che questa
struttura mentale è difficile da debellare:
«Sopportare e non demordere, prima o poi
riusciremo a far cambiare le cose. Di questi
tempi il lavoro è diventato la priorità e non
ci sono molte alternative» conclude.
Le forme di sfruttamento variano in base ai
contesti e si trasformano nel tempo seguendo
le influenze del mercato e cavalcando l’onda
più proficua, ma la sostanza resta sempre
la stessa: “O così o la porta è quella”.
Antonello Pace, 28 anni anche lui, laureato
in architettura è un giovane dall’indole
geniale e parecchio innovativa. Si occupa
sia della progettazione di strutture che di
prodotti di design. Dopo la laurea tanti i
curricula inviati da una parte all’altra
dell’Italia: «C’è la situazione in cui il
datore di lavoro ti convoca per un colloquio
– spiega – e la situazione in cui un privato
commissiona un singolo lavoro. Nel primo
caso si tratta di una collaborazione senza
contratto, con rimborso spese, preceduto
però da un periodo (di durata imprecisata)
di prova senza retribuzione». Chi mai si
lascia scappare la scusa della crisi e
l’impossibilità di alternative per indurre un
giovane ad accettare qualsiasi condizione.
«Nel secondo caso – continua – ti viene
chiesta una singola prestazione, ad esempio
un semplice ritocco fotografico, la maggior
parte delle volte senza neanche domandarsi
se esiste una spesa per queste specifiche
prestazioni».
E già perché per avere un certo intelletto
mica si è dovuto investire su delle “materie
prime” quali università e corsi di
formazione?
Il lavoro creativo non è considerato
dai più alla pari di un lavoro fisico,
quello dalle mani che si sporcano e la
schiena che fa male. Per lo più un creativo
è considerato un perditempo, uno che vive

di sogni e che prima o poi deve
tornare sulla Terra. «Purtroppo
non te la puoi prendere con la
gente.
Manca una vera educazione di base.
Nessuno sa veramente il lavoro
che si nasconde dietro un manifesto,
una fotografia, una copertina di una
rivista o qualsiasi altra cosa che non
è immediatamente quantificabile.
L’unica svolta – conclude Antonello –

può verificarsi a livello naturale,
con una rivoluzione culturale,
che per avere buoni risultati non
può e non deve essere forzata».
E se i creatvi subiscono una
condizione a dir poco alienante
nel mondo del lavoro, cosa può
esserne di un’artista? È il caso di
Gianni Colangelo, artista di
Introdacqua. Mad, nome d’arte, è
riuscito finalmente a trovare il suo
percorso artistico dopo un periodo
di intensa ricerca, faticata, ma gli
è capitato che per esporre gli
chiedessero di pagare. «Di risposte
assurde ne ricevo molte – si sfoga
– io rientro nella categoria che se
voglio fare mostre devo cacciare
bei soldi, trasporto ecc.
Le gallerie vogliono che copra
tutte le spese e alla fine se vendi
qualcosa vogliono la percentuale,
che può arrivare al 50%,
e l’opera venduta va fatturata e
quindi altre rogne.
Tutto quello che faccio
– conclude – lo faccio non per il

guadagno ma per avere materiale
per il curriculum artistico e mi
devo ritenere fortunato se ci vado
a pari». Forse sarebbe il caso di
cominciare a sbatter qualche
porta in faccia, in fondo: “Chiusa
una porta, si apre un portone”.



ES - FEBBRAIO 2014

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Carcere:
una cittadella dimenticata
a causa di un sotto organico di circa
70 unità. «Abbiamo intenzione di
rivolgerci direttamente ai dirigenti
di Roma – spiega il segretario
drammatica situazione in cui
verte il carcere di Sulmona sono provinciale Uil, Mauro Nardella
tante, ma il concetto non cambia. – in modo tale da avviare un
interpello nazionale dando la
Dal 31 gennaio, giorno in cui
sindacati ed agenti si sono riuniti possibilità agli agenti di zona che
lavorano lontano da casa di
in assemblea, presentando un
avvicinarsi integrando il personale
vero e proprio ultimatum al
prefetto, di giorni ne sono passati di Sulmona». Quello che chiedono,
già parecchi, ma al grido d’allarme in fondo, è solo l’inserimento di
almeno 30 agenti in modo da
non è conseguita (almeno al
momento in cui si scrive) alcuna dare respiro a quelli già in servizio.
La situazione è particolarmente
risposta. Per questo ci si sta già
muovendo verso un’altra assemblea difficile con il rischio per i
lavoratori di non reggere la forte
il cui scopo è puntualizzare le
forme di protesta da intraprendere pressione psicologica.
Fortunatamente di “eventi critici”
per accendere i riflettori sul
all’interno del carcere (proteste
dramma principale degli agenti
costretti a turni lavorativi assurdi da parte dei detenuti, casi di

n vulcano in eruzione, una
bomba ad orologeria, le
U
metafore che possono rendere la

8

ES - FEBBRAIO 2014

autolesione, tentativi suicidi)
se ne sono visti sempre meno
agevolando, se così si può dire,
il lavoro. Tuttavia la situazione
resta insostenibile: «Sono gli
stessi agenti che stanno serrando
le fila perché non reggono più al
peso – prosegue Nardella – Fino
ad ora non è successo nulla per
passione verso il lavoro e spirito
di abnegazione, ma a rischio è sia
la sicurezza interna che esterna».
I “drammi”, però, non sono solo
quelli legati al personale. Irrisolto
resta il problema dei rifiuti
nonostante sia stato già oggetto
di cronaca e denunce. Così
Nardella si dice, ora più che mai,
intenzionato ad interpellare la
Asl per scongiurare in futuro
anche un’emergenza sanitaria.
Ancora senza soluzione, inoltre,
restano la serie di disservizi in
sala regia con il centralino
interno che, giorni fa, è stato
fuori uso per una settimana
impossibilitando, quindi,
i contatti telefonici tra gli agenti
in servizio. Per non parlare del
muro di cinta in deterioramento
in alcuni punti. Insomma una
cittadella dimenticata e per
di più a pezzi.



in rosa

di Luisa D’Avolio

Scambio di favori
Umiliate le pari opportunità in Regione

I

l Governatore della Regione Abruzzo
ed altri 24 consiglieri, sono accusati di
aver usato denaro pubblico per fini privati;
nella vicenda è finita – indirettamente – anche
l’attuale consigliera di Parità regionale. Tra
l'altro Gianni Chiodi è sotto inchiesta per
aver messo in nota spese la stanza d’albergo
in cui ha trascorso la notte del 15 marzo 2011
con la sua amante. La donna in questione è
Letizia Marinelli, nominata con mandato
quadriennale nel 2011, due mesi dopo quel fatto.
L’attuale consigliera, inoltre, è sorella di
Simonetta Marinelli: anche lei assunta nello
stesso anno come addetta alla segreteria del
personale salvo lasciare, poco dopo, per un
incarico alle Pari Opportunità.
Non si può ancora parlare di conflitto di
interessi, i magistrati hanno aperto una fascicolo
per verificare se l'incarico sia stato dato in
maniera regolare mentre, dal canto suo,
Marinelli ha dichiarato: “Subisco una
discriminazione in relazione al mio sesso,
in questo momento l’adulterio non è più reato.
Su di me c’è ora una macchia che andrà a
toccare il lavoro, la mia credibilità, la mia
famiglia e i miei affetti”. Ed in parte ha ragione.
Ecco perchè: la nomina della Consigliera di
Parità avviene con decreto del Ministro del
Lavoro di concerto con il Ministro delle Pari
Opportunità e su designazione delle Regioni
e delle Province, sentite le commissioni di
pertinenza, rispettivamente regionali
o provinciali.
Se la consigliera di Parità, finisce agli onori
della cronaca, non per aver commesso adulterio
– in questo caso sarebbe solo gossip – bensì,
per il sospetto che abbia ottenuto quella funzione
in virtù della sua relazione con chi ha voce in
capitolo sulla sua nomina e trovato un impiego
ad un membro della propria famiglia, si
legittimano: dubbi sulla gestione della cosa
pubblica e, perdi più, il retropensiero che per
la parte femminile della popolazione la strada
dei favori sessuali sia il canale più efficace per
raggiungere i propri intenti.
Il compito di questo pubblico ufficiale, però,
è sia di presidiare la condizione della donna nel
mondo del lavoro ma anche di promuovere e
controllare l’attuazione dei principi di
uguaglianza, di opportunità e non
discriminazione per uomini e donne in ambito lavorativo (art. 1 del D.Lgs. n. 196/2000).
Perciò, se chi detiene questo ruolo - la cui
introduzione ha segnato una tappa
fondamentale nel cammino verso la parità di
trattamento e l’ uguaglianza dei diritti – finisce
al centro di polemiche ed inchieste che
generano gli stessi luoghi comuni che piuttosto
dovrebbe disincentivare, non sembra venir
meno la sua stessa ragione d'essere?

Il Parco Terre dei Peligni
verso i lavori
Presentato in Provincia il progetto
esecutivo per riqualificare i sentieri
lungo il fiume Sagittario

L’

iter per la realizzazione del parco naturale
e culturale Terre dei Peligni sta arrivando alla sua
conclusione. Lo scorso 13 febbraio il Comune di
Pratola, designato come capofila del progetto, ha
presentato in Provincia il progetto esecutivo con
tutte i pareri, le autorizzazioni, il nulla osta e gli atti
di assenso, frutto della conferenza dei servizi dello
scorso 10 gennaio. “Il passaggio in Provincia è solo
una formalità- spiega l’assessore ai lavori pubblici,
Fabrizio Fabrizi- il prima possibile si procederà ad
invitare alcune ditte e dopo la gara ci sarà subito
l’affidamento dei lavori”. Quindi non manca poi molto
per tornare a vedere e frequentare i sentieri che
serpeggiano lungo il fiume Sagittario fino alla Madonna
di Contra. L’obiettivo del progetto, comune a tutti i
paesi partecipanti, è quello di rendere nuovamente e
pienamente fruibili questi sentieri. I lavori prevedono
infatti la realizzazione di spazi pedo-ciclabili con
l’inserimento di adeguata segnaletica. Insomma
rimediare allo stato di abbandono in cui attualmente
versano queste zone con un alto potenziale naturalistico,
storico e culturale. Il progetto, parte dei fondi Pit –
“Valorizzazione dei territori di montagna” e messo a
punto dall’architetto Emilio Cianfaglione, prevede
una spesa totale di 221 mila euro dei quali 184 mila
circa saranno finanziati e quasi 37 mila cofinanziati
dai comuni partecipanti. Pratola contribuirà con 8,3
mila euro; Prezza con 4,9 mila euro; Raiano con 6,8
mila euro; Corfinio con 6,6 euro; Vittorito con 4,9
mila euro; Roccacasale con 5,1 mila euro. Un progetto
questo che si va a sommare ad altri, come quello
della rete museale peligna, che oltre a rendere vivibile
il territorio agli stessi abitanti sarà di sicura attrattiva
per i turisti che si attendono non appena la famigerata
riconversione economica della Valle Peligna verso
il turismo sarà effettivamente avviata e sostenuta.



ES - FEBBRAIO 2014

9

● DAL CAPOLUOGO

L’università dell’Aquila conquista
il primato in Abruzzo
e il 17° posto a livello nazionale
di Cristina Palombizio

A

nche quest’anno “Il Sole
24 ore” ha reso nota la
classifica degli atenei italiani,
statali e non, elaborata secondo i
dati raccolti dal Cnvsu. Dall’analisi
di nove indicatori di qualità è
emerso che l’università degli
studi dell'Aquila ha totalizzato 558
punti su 900, attestandosi al 17°
posto. Un risultato prestigioso
che ha portato L’Aquila a scavalcare
altri atenei ben più rinomati
come il Politecnico di Bari, La
Ca’foscari e la Sapienza. Non solo.
Incrociando i dati con i risultati
delle università private, il punteggio
è addirittura maggiore della Cattolica
di Roma e di poco inferiore rispetto
alla prestigiossissima Luiss.
L’Aquila batte nettamente anche

10

ES - FEBBRAIO 2014

gli altri Atenei abruzzesi: Teramo
e Chieti-Pescara, infatti, occupano
gli ultimi posti in classifica, non
andando più in là rispettivamente
del 55esimo e del 58esimo posto.
Un risultato quindi che, ad una
prima lettura, potrebbe anche
“accontentare”, se non fosse che
l’università ha ancora molti
problemi legati al sisma. Già dal
prossimo anno accademico dovrà
fare i conti con il ripristino del
pagamento delle tasse universitarie,
sospese in seguito agli eventi del
2009. Quella dell’attrattività diventa
quindi una questione primaria
per l’ateneo ed in particolare per
la nuova governance, così come
sottolineato proprio dalla neo
rettrice Paola Inverardi, subentrata

alla quasi decennale gestione di
Ferdinando Di Orio. La volontà
è, quindi, quella di stimolare la
collaborazione con altri atenei
italiani ed internazionali, cercando
di inserire L'Aquila in un
“contesto cosmopolita ed aperto”
offrendo agli studenti “percorsi
formativi motivanti e di qualità,
realizzabili in tempi certi”. Del
resto le università da anni sono
tenute a fare i conti con i tagli
lineari del fondo di finanziamento
ordinario (Ffo), costante di tutti i
governi che si sono succeduti
nelle ultime legislature, che non
consentono di mantenere in piedi
l’attuale ampia offerta formativa e che
non garantiscono un turnover
adeguato della docenza e del
personale tecnico-ammimistrativo.
Ma attrattività vuol dire anche
politiche di garanzie del diritto
allo studio e di accoglienza e
mobilità per gli studenti, materie
sulle quali il dialogo con le
istituzioni locali non può
prescindere, soprattutto perché
proprio di competenza di
Regione e Comune. Insomma la
volontà c'è, ed è quella di portare
il sapere universitario e il numero
dei laureati nel nostro paese ai
livelli degli altri stati europei. Del
resto il rapporto Ocse-Gröningen,
presentato lo scorso anno in città,
indica nello “sviluppo delle
attività a più elevata intensità di
conoscenza la chiave per la
ripresa della crescita economica
in Abruzzo, il che conferisce
un ruolo centrale al sistema
scolastico, alle università
e agli altri centri di ricerca
presenti nella regione”. Non
vorremmo mica perdere anche
questo treno?

Dal porcellum
al pregiudicatellum
(al peggio non c’è mai fine)
ambiano i “suonatori”
ma la musica è sempre la
stessa. E si, sembra essere proprio
questo l’amaro destino di noi
italiani. Dopo tanto cianciare,
sbraitare e invocare cambiamenti,
a proposito di legge elettorale
stiamo per passare dal porcellum
calderoliano al pregiudicatellum,
marchio di fabbrica del duo
Berlusconi-Renzi. Ancora senza
preferenze, con liste bloccate e
opportuno premio di maggioranza.
Ci vogliono far credere che l’intesa
serve alla governabilità e alla
stabilità del Paese. Ma non si era
detto che bisognava ridare la
possibilità di scelta ai cittadinielettori? Lo avevano affermato e
sostenuto, più o meno,tutti. Lo
ha sancito la Corte costituzionale
che, dopo ben otto anni e diverse
elezioni “truffa”, ha imposto la
riscrittura di una nuova legge più
democratica e rispondente alle
reali esigenze di un Paese oramai
allo stremo. Ma, purtroppo, per
noi ancora una volta la “Casta”
non si smentisce e sembra
intenzionata a non voler abdicare
e rinunciare all’arrogante possibilità
di nominare, con teste di lista,
donne e uomini utili, funzionali
e servizievoli ai voleri delle
segreterie di partito o del potente
di turno. Alla faccia del cittadino
(ridotto al rango di suddito
osservante e ossequiente) privato
della sacrosanta possibilità di

poter scegliere il proprio
rappresentante in Parlamento.
Con le larghe intese, gli accordi
trasversali tutto rimane come
prima, nulla cambia. Parole tante,
troppe. Fatti concreti pochissimi.
I costi esorbitanti della politica
sono sempre li. Di riduzione del
numero dei parlamentari non se
parla più. Le tasse aumentano, i

Foto: Claudio Lattanzio

C

disagi, la povertà, la disoccupazione
crescono a dismisura. Cosa deve
ancora accadere per cambiare
andazzo e uomini. Intanto, tale
Mastrapasqua, nonostante la
rinuncia forzata alla presidenza
dell’Inps, continua ad occupare più
poltrone di una sala cinematografica.
Ma è solo uno dei tanti “uomini
d’oro” sparsi per l’Italia. In taluni
casi le dimissioni annunciate con
grande clamore, a seguito di
inchieste che segnalano presunte
corruttele, si presentano

L’OPINIONE ●
di Ennio Bellucci
e si ritirano con leggerezza e
superficialità. A dritta e a manca,
solo per appartenenza, si continuano
a nominare in Enti di primaria
importanza, personaggi privi di
riconosciuta competenza e capacità.
Lo scambio di accuse e insulti
tra i vari amministratori sono
diventati pratica quotidiana.
La nostra, ha affermato un
autorevole personaggio politico
di centro sinistra, dopo le
tristemente note vicende che
hanno coinvolto il Presidente
e un esponente dell’Esecutivo
regionale ,è oramai una Regione
a luci rosse. Mentre a livello più
alto, il deputato del M5S
Massimo De Rosa, è indagato
dalla procura di Roma per ingiurie,
a seguito degli epiteti a sfondo
sessuale rivolti alle colleghe del
Pd. Come siamo caduti in basso.
Pensierino finale. Ricordate il
Procuratore della Repubblica di
Pescara Nicola Trifuoggi? Ora è in
pensione. Mandò a casa, con altri
magistrati, la Giunta regionale
di centro sinistra presieduta da
Ottaviano del Turco (condannato
in primo grado) con accuse
pesantissime, cambiando il corso
della storia politico-amministrativa
abruzzese. Nei giorni scorsi,
dopo le clamorose inchieste
giudiziarie, è stato chiamato
dal sindaco dell’Aquila Massimo
Cialente a ricoprire il ruolo di vice
primo cittadino del Capoluogo
di regione, in una Giunta di
centro sinistra, con evidenti
compiti e mansioni di garanzia.
Sarà. Ai posteri l’ardua sentenza.

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ES - FEBBRAIO 2014

11

● ECONOMIA

pioggia che fecero entrare
Sulmona e il territorio circostante
nell’era industriale. Gruppi
imprenditoriali sfruttarono tali
vantaggi investendo in una zona
depressa che in quegli anni
vedeva anche la realizzazione di
importanti infrastrutture. Ma una
volta venuti meno questi vantaggi
gli imprenditori, che ricordiamo
in linea di massima non sono
ne filantropi ne persone
lungimiranti, chiusero e
trasferirono la produzione verso
lidi economicamente più
convenienti.
Tale rischio doveva essere noto
alle nostre classi dirigenti.
La logica degli investimenti a
pioggia non era del tutto sbagliata,
ma doveva essere accompagnata
da piani di sviluppo e riconversione
che aiutassero l’industria
manifatturiera della zona
a prepararsi all'imminente fine di
questi vantaggi. Ma tra incapacità
evidenti e faide intestine (ricordiamo
che il comune di Sulmona è da
anni afflitto da una perenne
instabilità politica che non può
non aver avuto ripercussioni in
questo stato di cose) la zona
industriale è progressivamente
morta. Si è assistito quindi alla
terziarizzazione dell’economia
della Valle Peligna, con la nascita
di centri commerciali e di un
na semplice spiegazione
e gli ultimi accordi sindacali da
importante azienda di
sul caso Electrolux può
parte della più grande azienda
esserci fornita dalle teorie manifatturiera italiana (tra l’altro telemarketing che in ogni caso
economiche classiche le quali
presente con un suo impianto in non sono riuscite ad assorbire
spiegano, in modo più o meno
Valle Peligna) con i sindacati, che il numero di addetti persi
brutale, che nel lungo periodo,
hanno richiesto la rimodulazione dall’industria.
quando due paesi si aprono al
dei diritti dei lavoratori in nome In una situazione economica
difficile e con una classe politica
commercio internazionale,
della produttività.
inefficiente, non è da escludere
le differenze tra costi dei fattori
Senza soffermarsi se sia giusto
che si presenti in zona un caso
produttivi tendono ad azzerarsi.
o meno considerare il lavoro
Electrolux e cioè che venga
Ciò significa che essendo il
e quindi la professionalità degli
lavoro uno dei principali fattori
individui alla stregua di un freddo chiesto ai pochi dipendenti che
possiedono un contratto a tempo
produttivi è naturale che lo
e anonimo “fattore produttivo”,
stipendio tenda ad avvicinasi
il caso Electrolux potrebbe avere indeterminato, perché chi è fuori
da tale tipo di tutela contrattuale
sempre di più a quello polacco
risvolti negativi in una zona
non ha praticamente diritti,
e quindi a diminuire.
come la nostra, ormai in una
di scegliere tra il ridursi
Il caso Electrolux è solo l’ultimo situazione di terminale
lo stipendio o andarsene a casa,
esempio di questa tendenza a cui desertificazione industriale
dando il colpo di grazia,
possono essere assimilati la
ridotta a poche aziende.
non solo a quel che rimane
costante flessibilità del mercato
La storia industriale della Valle
del settore manifatturiero,
del lavoro, le varie chiusure di
Peligna è nota e può essere
impianti produttivi, giustificati
brevemente riassunta ricordando ma colpire anche il già gracile
dalla delocalizzazione in aree
che essa fu favorita dai numerosi settore dei servizi.
SG
economicamente più convenienti, vantaggi fiscali e finanziamenti a

L’ombra Electrolux
sulla Valle Peligna

L’inefficienza della politica non batte la crisi

U

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ES - FEBBRAIO 2014

GIOVANI
E LAVORO

Arrivano i fondi europei per incentivare
l’occupazione e l’avvio di startup innovative

L

di Luisa D’Avolio

a Banca Europea per gli
Investimenti e Intesa
Sanpaolo hanno siglato un accordo
che prevede l’erogazione di 240
milioni di euro da destinare alla
creazione di nuovi posti di lavoro
per i giovani dai 15 ai 29 anni, nelle
piccole e medie imprese, nelle
società a media capitalizzazione
(Mid-Cap) e nelle startup innovative.
L’operazione arriva a sette mesi dal
Consiglio europeo di Bruxelles
del giugno 2013, centrato sulla
lotta alla disoccupazione giovanile,
e sarà perfezionata nei prossimi
giorni con una linea di credito
da 120 milioni di euro dedicata
al finanziamento di investimenti
di piccole e medie imprese nei
settori sanitario, dell'istruzione
e nel contesto di programmi di
rinnovamento urbano. Progetti
validi al fine di contribuire agli
obiettivi politici dell’UE.

“La ripresa dell'occupazione
giovanile è un obiettivo prioritario
per il Paese ed è giusto da parte
nostra partecipare con soluzioni
innovative”, ha spiegato Victor
Massiah, consigliere delegato di
Ubi Banca. “Il nostro accordo con
Bei permette di attivare strumenti
specifici per sostenere progetti
imprenditoriali coraggiosi e
capaci di cogliere e alimentare i
segnali di ripresa dell'attività
economica”.
L'accordo, firmato lo scorso 30
gennaio 2013, prevede due
distinti progetti di finanziamento:
una linea di credito di 120
milioni di euro per l’occupazione giovanile nelle PMI e
Mid-Cap e a sostegno della nascita
e dello sviluppo di start-up
innovative; e prestiti per 120
milioni di euro per il finanziamento
di investimenti di piccole e

OPPORTUNITÀ ●
medie dimensioni nel settore
sociale. Possono beneficiare
dei prestiti le PMI (fino a 250
dipendenti) e le Mid-Cap (tra
250 e 3.000 occupati) che
rispondono almeno a uno dei
seguenti requisiti:
1. hanno assunto almeno un
lavoratore (tre per le Mid-Cap)
di età compresa fra i 15 ed i 29
anni nei sei mesi precedenti
la domanda di prestito o lo
assumeranno nei sei mesi
successivi;
2. offrono programmi di
formazione professionale per i
giovani, o stage/programmi di
formazione per i giovani;
3. hanno stipulato un accordo di
cooperazione con un istituto
tecnico o scuola o università
per impiegare giovani (per
esempio durante stage estivi);
4. presentano un assetto
proprietario in cui la
maggioranza del capitale
(oltre il 50%) è detenuto da
giovani sotto i 29 anni;
5. rientrano nelle previsioni
della legge 99 del 2013 sulla
promozione dell’occupazione
giovanile.
Possono beneficiarne, inoltre,
le start-up innovative costituite
(o che svolgono attività d’impresa)
da non più di 48 mesi; hanno
la sede principale dei propri
affari e interessi in Italia;
hanno, quale oggetto sociale,
esclusivo o prevalente, lo
sviluppo, la produzione e la
commercializzazione di prodotti
o servizi innovativi al alto valore
tecnologico.

ES - FEBBRAIO 2014

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● L’INTERVISTA

Gaetano Di Bacco:
sassofonista affermato
in difesa della cultura “vera”

G

aetano Di Bacco,
sassofonista affermato
e professore al conservatorio
di Pescara. Dalla fisarmonica,
grazie alla quale si è avvicinato
al mondo della musica, è passato
a studiare il sassofono in
conservatorio all’Aquila per
insegnare ancor prima di
diplomarsi. Sono gli anni in cui,
insieme ad altri tre compagni,
fonda il Quartetto sassofoni
Accademia che si è esibito in
tutto il mondo con mille concerti,
73 tournée e 12 dischi in 30 anni
di vita. Dopo il diploma in
conservatorio arrivano i primi
importanti riconoscimenti come
il primo posto nell’audizione al
teatro dell’Opera di Roma e
l’avventura di insegnante prima
a Palermo e poi al conservatorio
di Pescara dove insegna ancora.
Una vita totalmente segnata
dalla musica quella di Gaetano
Di Bacco che, ad oggi, è anche
direttore artistico della Camerata
musicale sulmonese, una delle
istituzioni culturali più
importanti a Sulmona e la più
vecchia in assoluto.

In un territorio e contesto
sociale in cui la cultura e la
musica sono poco considerate
come si muove la Camerata?
Noi portiamo avanti le nostre
attività per perseguire un unico
obiettivo cioè quello di diffondere
la cultura vera.
Come tutti, però, anche voi
state avendo non pochi
problemi economici?
Per portare avanti la nostra
missione abbiamo bisogno di aiuti
statali che sono sempre meno.
Provincia e Comune hanno
azzerato il contributo e dalla
Regione abbiamo il 70 per cento
in meno rispetto agli anni passati.
Quello a cui ci aggrappiamo
sono il fondo statale Fus e siamo
pochi in Abruzzo a beneficiarne;
il 5 per mille che ci ha dato un
grande aiuto e gli abbonati, che non
smetteremo mai di ringraziare.
Quindi la politica locale
è totalmente assente?
Come pretendiamo che i nostri
politici facciano cultura se non la
amano? E’ la vera cultura che va
sostenuta. Qui a Palazzo dei
Sardi insieme alla Camerata c’è

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14

ES - FEBBRAIO 2014

seguici su

l’associazione che si occupa del
concorso Maria Caniglia, che per
mancanza di fondi è in forse
quest’anno, e l’Ateneo della
lirica. Tutte istituzioni radicate,
ma non considerata dalla politica
forse perché non mossa dal fare
cultura. Noi qui resistiamo per
preservarla e siamo fieri, visto
che la Camerata è l’istituzione
più vecchia, di lavorare affinché
la dicitura “Sulmona, città d’arte"
abbia davvero un senso.
Cosa intendi per vera cultura,
per vera musica?
Per vera intendo dire che
ci sono forme di musica come
quella commerciale che sono
facilmente e velocemente
duplicabili da tutti. Per la musica
classica, invece, ci vogliono anni
di studio per interpretarla ed è

l’unica che riesce ad elevare le
persone. Un esempio calzante
può essere la letteratura,
si vendono migliaia di libri
che si leggono in un attimo,
ma stiamo ancora studiando la
Divina Commedia. Inoltre la
cultura è espressione di se stessi
e non dell’economia.
È sbagliato pensare di creare un
qualcosa per guadagno.
La musica vera è complessa,
l’economia è quel che è.
La Camerata non fa spettacoli
per far divertire la gente,
ma forma e diffonde questa
musica che dovrebbe innalzare
il livello culturale delle persone
ecco perché riceve quelle poche
sovvenzioni statali, per una
coscienza culturale.
A Sulmona si parla di una
unione tra le associazioni
per rilanciare l’economia
puntando sul turismo e
attraverso la programmazione
di eventi, cosa ne pensi?
La cultura che diffondiamo noi

già contribuisce all’economia
di Sulmona perché tutti i
musicisti che arrivano in città
per esibirsi, e si parla di gruppi
che spesso vanno dai 20 e più
elementi, dormono negli hotel
di Sulmona, mangiano nei nostri
ristoranti, comprano i confetti.
Per tutte le esibizioni, anche le
opere che vengono rappresentate
contattiamo sarti, falegnami,
service audio e luci e ancora
tanti altri esclusivamente
della zona.
Tanta cultura ma pochissimi
giovani, avete qualche
soluzione per avvicinarli
a questo mondo?
Su questo ci stiamo lavorando
da tempo. La Camerata offregli
ingressi gratuiti a tutti i ragazzi
al di sotto dei 15 anni.
Quest’anno siamo andati
nelle scuole e abbiamo regalato
abbonamenti gratis a tutti
i ragazzi che ne hanno fatto
richiesta tuttavia il pubblico
continua ad essere maturo.

Vogliamo potenziare questo
aspetto portando la musica
nelle scuole poiché è da questi
luoghi che i ragazzi devono
essere indirizzati.
I giovani, però, non devono
avere pregiudizi pensando
che la musica classica sia noiosa
perché tanti che entrano poi ne
rimangono affascinati.
La nostra offerta, poi, è molto
ampia: concerti jazz, balletti,
orchestre varie ed opere.
Abbracciare più generi
è la nostra ricetta per attirare
pubblico.
Gaetano Di Bacco
musicista, professore
e direttore artistico:
come ti senti?
Per me il tempo non è mai
passato, sento di voler fare
ancora tanto.
Un musicista non è mai arrivato
e mi è rimasta l’abitudine,
prima di uscire di casa, di dire:
“Vado a fare le prove”.



FIERA DEL BIANCO

ES - FEBBRAIO 2014

15

● CONTRIBUTO
I principali livelli energetici superiori
che avvolgono il corpo fisico,
determinandone, molto tempo prima,
dissonanze, malattie e scompensi

Canto armonico e
Harmonia dell’Habitat
Il canto harmonico prolunga le vibrazioni della voce
su tutti i piani dell’essere e della creazione.

I

di Alessio Di Benedetto

l Canto Harmonico di cui ci
occupiamo è un connubio fra
la tradizione filosofica orientale,
le metodologie sciamaniche di
guarigione, la dottrina matematicomusicale di Pitagora, la medicina
vibrazionale e le tecniche di
emissione occidentali. Non richiede
alcuna conoscenza musicale, né
capacità d’intonazione. Energia,
armonia, pace, serenità e amore
sono il prodotto della distensione
interiore, dell’allegra danza dei
corpi sottili e quindi del corpo
fisico. Il suo scopo è l’emissione
naturale e senza alcuno sforzo di
tutta la serie dei suoni complessi
di una frequenza base, ossia il
suono fondamentale che di solito
viene tenuto fisso e intorno al
quale si articolano delle variazioni
vocaliche, dando l’impressione di
un’escursione fonica dal grave
verso l’acuto e viceversa.
Il suono contiene in sé i rapporti
harmonici universali che
riarmonizzano i corpi energetici
superiori, i quali – a loro volta –
informano di sé il corpo fisico. La
disarmonia è pertanto il prodotto
di uno squilibrio riguardante
principalmente i corpi sottili che
hanno frequenze acutissime.
Le risonanze del tono base sono

16

ES - FEBBRAIO 2014

Philippe Barraqué
strutturate, in maniera intrinseca,
secondo le relazioni universali
della Sezione Aurea e delle leggi
harmonikali. La capacità informante
del suono è ormai un dato di
fatto, provato anche dalla fisica
sperimentale e, soprattutto, dalla
medicina vibrazionale. In una
tale ottica, la malattia del corpo
viene considerata come la proiezione
ortogonale di uno squilibrio
energetico che ha investito i livelli
vibrazionali superiori. Nel nostro
universo ogni cosa canta con una
determinata frequenza, stabilendone
le caratteristiche strutturali. Pertanto,
quando ci accorgiamo dello scompenso
fisico, esso deve essere analizzato
come l’ultimo atto di cattive abitudini
comportamentali, le quali, dai livelli
superiori fino a quelli inferiori,
hanno finito per squilibrare, in
modo consequenziale, tutta la
massa energetica individuale.
Sarebbe opportuno, dunque, fare
prevenzione con l’ausilio del
bioscanner e adottando metodi di
vita che evitino le condizioni
deleterie e disarmoniche (ad esempio
gli spazi con alta densità di rumori
e di disturbi elettromagnetici, le
condizioni di stress psicologico e i
mezzi di disinformazione di
massa, TV e radio) che sviluppano

soltanto insicurezza e rabbia costanti.
Il bioscanner ci informerebbe delle
discrasie energetiche che si sono
così venute a generare, richiedendo
un intervento immediato per
eliminarle. Per rilevare la patologia,
pertanto, basta un software capace
di trasformare il nostro codice
genetico o DNA e le strutture di
risonanza dell’organismo umano in
suoni. In tal modo si determinano
sia il vigore energetico del corpo sia
la probabile dissonanza, campanello
d’allarme dell’eventuale insorgenza
di una malattia in incubazione.
“Tradurre in musica lo stato di salute
del nostro corpo per sapere come
sta è l’idea di un ricercatore della
Harvard Medical School, Gil
Alterovitz, che assieme a Sophia
Yuditskaya e al cremonese Marco
Ramoni ha sviluppato un software
in grado di trasformare appunto in
melodia l’attività del nostro codice
genetico al fine di diagnosticare
l’eventuale presenza di malattie.
(…) In pratica, il Programma di
Alterovitz provvede a convertire
in suoni le proteine e le espressioni
genetiche: se la melodia che ne risulta
è armoniosa significa che il soggetto
in esame è sano. Diversamente, una
composizione musicale stonata sta
a indicare uno stato di cattiva salute”.
(“Salute: la musica «stonata» del
cancro”, Corriere della Sera, 30.7.2008).
La teoria pura e applicata del Canto
Harmonico a livello culturale,
filosofico e musicale affonda le
proprie radici in una visione del
mondo olistica ed omeopatica che
non ha nulla in comune con la
concezione parcellizzata, allopatica
e specialistica della farmacologia
ufficiale. I suoni naturali della
scala musicale esprimono un
rapporto interno costante ma
relativo, giacché funzione
dell’accordatura di base (417,6
Hz) e del suono di riferimento
(tono personale). Detto in maniera
più semplice, l’altezza delle scale
deve corrispondere al suono
individuale di chi la esegue: a sua
volta essa è multipla del suono
della Terra (7,83 Hz). Ognuno di
noi possiede un livello energetico,
sostenuto dal proprio suono
interiore. Cantare con un tono

portante, diverso dal nostro
personale, significa abbassare la
propria sfera echeggiante, che
deve essere relazionata al Canto
della Madre Terra. Ecco perché
l’accordatura di base va calcolata
in relazione alla Risonanza
Schumann e il diaphason da essa
derivante sarà equivalente a 417,6
Hz (la4). Questa è l’esatta frequenza
cui intonare la nostra società (dal
tu-tu del telefono fino alle grandi
orchestre per essere in sintonia
con il Canto della Terra).
Nel 1952, la vibrazione
elettromagnetica di riferimento
del Pianeta è stata precisamente
calcolata in 7,83 Hz, un infrasuono
– per usare una metafora con le
note musicali – che si situa
all’ottava inferiore della capacità
uditiva dell’uomo. Qualsiasi
attività umana organica e vitale
(pensiero, battito cardiaco,
sentimento d’amore, immaginazione, appetito, sonno, sesso,
crescita, conoscenza ...) pulsa in
risonanza con tale suono madre.
La nostra stessa salute dipende
dall’accordo con siffatto tono base.
È più che naturale che, essendo
noi contenuti dentro quella cassa
armonica, le vibrazioni delle
nostre energie sottili e del corpo
fisico siano in harmonia con la
frequenza madre, quando siamo in
una perfetta condizione psicofisica.
È sempre la Risonanza
Schumann ad informarci che,
in analogia con essa, la vera
intonazione del la4 deve essere
417,6 e non 440 e neppure 432.
Vediamo come questo fattore
possa essere calcolato
matematicamente e secondo i
principi della Scala Naturale,
che nell’ultimo intervallo 5/3
presenta la famosa sesta

Canto Harmonico, vocali da modulare, Chakra interessati nell’emissione di sovra
e sottoarmoniche e colori corrispondenti rispetto al centro cardiaco A
(attenzione uguale al bianco)

maggiore in Sezione Aurea
(27^ armonica) rispetto alla
fondamentale do0.
E 417,6 rispetto a 440 vuol dire un
semitono cromatico più basso
(la lab), uno scarto troppo ampio
perché sia accettato nel Canto
Harmonico come microintervallo
trascurabile che non avrebbe alcun
effetto sulla maggiore o minore
risonanza dei livelli vibrazionali
superiori. In questo modo
individueremo il tono personale
del globo terraqueo, una
frequenza elettromagnetica che
informa di sé ogni sistema in esso
presente, dal nucleo del nostro
pianeta attraverso la biosfera, fino
alla ionosfera. Soltanto dopo aver
assolto queste premesse, il Canto
Harmonico metterà in perfetta
risonanza l’onda acustica cardiaca
con lo spazio risonantico nel
quale viviamo. Fare all’amore con
amore vuol dire emettere una serie
coerente di campi harmonikali, la
cui oscillazione di riferimento si
aggira - di nuovo - intorno ai 7,8
Hz. Essere “sfasati” rispetto al campo
vibrazionale della Madre Terra
significa porre le basi della malattia.
Non a caso, gli scienziati della Nasa
hanno inserito, nelle navi spaziali,
dei generatori di campi magnetici
che pulsano a 7,8 Hz. Soltanto così,
Volendo essere in perfetta Harmonia con la gli astronauti non manifestano più
Risonanza elettromagnetica della Terra quei vistosi squilibri psico-fisici,
(R. S.) bisogna iniziare i calcoli del la4, determinati – nello spazio –
proprio a partire dalla giusta frequenza dall’assenza della sfera energetica,
di riferimento o portante = 7,83 Hz
presente nel nostro pianeta.

Alessio Di Benedetto è autore di una
quindicina di libri, tra essi ricordiamo:
I numeri della musica e la
formula del Cosmo (Ecig, 2003);
L’amore come via della conoscenza
(Macroedizioni, 2006);
All’origine fu la vibrazione
(Nexus, 2008, 2011);
il romanzo da leggere e da ascoltare
I figli della sfinge - Quando gli
dèi scesero sulla terra
(con CD, Bastogi, 2008);
il saggio di denuncia
La religione che uccide
(Nexus, 2010);
All’ombra di Castel del Monte
- Assassinate Federico II di Svevia
(Aracne, 2010) ove emergono le prove
dell’avvelenamento dello svevo per
ordine papale.
Nel 2012 per le edizionisì è uscito
L’Harmonia del Cosmo
- Il canto armonico e la salute
dell’uomo.
Pubblicato e scaricabile gratis su
compraebook I legionari di cristo
(2013) un j’accuse contro la pedofilia
ecclesiastica e i paradisi fiscali del
vaticano, un ebook che è stato visualizzato
più di 5000 volte dalla pagina personale
Facebook e dai siti e blogspot dell’autore
http://alessiodibenedetto.jimdo.com
/i-legionari-di-cristo/
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di Alessio Di Benedetto è possibile
rivolgersi anche presso la Tipografia
Vivarelli di Pratola Peligna.
ES - FEBBRAIO 2014

17

● LO CHIEDO A...

Professione avvocato:
il fenomeno Spagna per l’abilitazione

P

di Roberta Polce, avvocato

er esercitare la professione
di avvocato in Italia, oltre
al possesso di una laurea
in giurisprudenza della durata di
non meno di quattro anni, è
necessario il superamento di un
esame di stato abilitante.
All’esame si accede solo dopo
l’espletamento di un periodo
di tirocinio della durata non
superiore ai 18 mesi, solitamente
svolto presso un avvocato abilitato
da non meno di cinque anni.
L’esame si articola in tre prove
scritte che si svolgono con l’ausilio
di codici non commentati,
ed una prova orale.
Così accade che in Italia ogni
anno, questo duro sistema di
accesso alla professione forense,
taglia circa il 70% degli iscritti
ovviando, non a caso, al problema
dell’affollamento. Alcuni candidati,
difatti, si ritrovano a dover
sostenere l’esame di stato anche

18

ES - FEBBRAIO 2014

per sei, sette volte, sopportando
costi spropositati. Un sistema
penalizzante soprattutto per i meno
abbienti, costretti a lunghi periodi
di indigenza e disoccupazione.
La difficoltà di accesso alla
professione forense in Italia ha
indotto alcuni candidati a ritenere
più “fattibile” (in molti casi
sbagliando) percorrere strade
alternative, quali quella spagnola.
In Spagna, fino al 31 ottobre
2011, era possibile conseguire
l’abilitazione all’esercizio della
professione forense solo con il
possesso della Licenciatura en
Derecho (laurea in diritto).
Entro il 31 ottobre 2011, l’aspirante
avvocato poteva chiedere ed
ottenere da parte del Ministero
de la Educacion spagnolo la
credencial de homologación e
l’equiparazione della sua laurea a
quella spagnola, con conseguente
abilitazione alla professione.

Il decreto di omologazione veniva
rilasciato solo dopo il superamento
della Prueba de Aptitud (prova
attitudinale).
Ottenuta l’omologazione della
laurea ed il conseguente titolo,
l’avvocato si stabiliva in Italia e
poi si integrava agli altri colleghi
italiani dopo tre anni di professione
continuata e di concerto con uno
di loro. Da qui la forte migrazione
in Spagna di candidati che
speravano di superare la prova
con un po’ di fortuna. Per arginare
il fenomeno migratorio, il governo
spagnolo ha successivamente
previsto ed introdotto anche
la necessità di frequentare
obbligatoriamente un Master en
Abogacia, anche se alcuni paesi
iberici hanno continuato ad
applicare il vecchio sistema fino
al 2013. In ogni caso, commette
un grave errore chi considera il
ricorso alla strada spagnola per il
conseguimento del titolo
abilitativo all’esercizio della
professione forense una scorciatoia
più conveniente rispetto alla
procedura italiana classica dal
momento che, ancor prima
dell’attuale riforma e
dell’introduzione del master, la
prueba poteva essere positivamente
superata solo con la fatica di
studiare 10 materie di diritto (le
più importanti) in lingua spagnola,
sia scritta che orale, ed il
superamento della prova. Resta
di fatto che gli unici a poterne
trarre realmente vantaggio sono
i giovani universitari che
intraprendono corsi di studi
presso gli Atenei iberici con
progetti di interscambio culturale.

OLTRE IL TABÙ ●

M

entre le fabbriche italiane
si dissolvono e i nostri
mastri artigiani chiudono
bottega si fanno spazio il made in
Cina e le grandi catene che
promettono tanto a costo quasi
zero. Strana l’Italia e gli italiani
che si piangono addosso per una
crisi che anche loro stessi hanno
procurato.
Ci si lamenta della depressione
economica e della mancanza di
introiti, del made in Italy che va
a rotoli, ma non si agisce in
modo da evitare tutto questo.
Di cosa ci si lamenta se sono i
nostri quotidiani acquisti a dare
man forte alla fine del prodotto
italiano? Siamo noi che
collaboriamo a questa crisi,
siamo noi che investiamo in
grandi marchi, quindi dovremmo
assumerci le nostre responsabilità
e cominciare a ragionare prima
di fare un acquisto e scegliere
il circuito che si vuole
economicamente sorreggere.
Tutti sanno che dietro un paio di
Nike o dietro un paio di converse
si nascondono ingiustizie e
sfruttamenti, eppure le nostre
case ne sono piene.
Tutti sono al corrente della crisi
che sta investendo il settore tessile
in Italia, eppure tutti corrono dal
“gruppo” di turno per rivestirsi
dalla testa ai piedi con quei capi
fatti in paesi dove lo sfruttamento

Tutti coinvolti nella crisi
del made in Italy
di Michele Taddei
mictad@live.it
è all’ordine del giorno.
La moda diventa rincorrere un
logo piuttosto che un altro, una
marca “in” o il risparmio in cambio
di qualità scadente senza soffermarsi
a pensare su chi produce un
determinato prodotto e alle
condizioni lavorative di chi fabbrica
quel capo. Forse ci si pensa pure,
ma in linea di massima vige
l’indifferenza.
È quasi un’abitudine vedere in
televisione le immagini
di stabilimenti chiusi dopo il
trasferimento della produzione
in paesi dove la manovalanza
costa poco o nulla lasciando gli
operai, nostri connazionali,
senza lavoro a gravare sugli
ammortizzatori sociali fin
quando è possibile. Si reagisce
scandalizzati di fronte a tutto
questo, ma sempre con addosso
l’abito che ne è la causa. Abbiamo
diplomati e laureati senza un
minimo di etica e questo è un
dato preoccupante: se anni fa
una cosa veniva ignorata perchè
non si conosceva, oggi non è più

così. Oggi tutti sanno come gira
l’economia, le nuove generazioni
hanno la chiave e i mezzi per
cambiare il percorso economicopolitico eppure nulla si muove,
anzi, peggiora.
Entrando in un supermercato
bisogna esser consapevoli che si
sta entrando in una “cabina
elettorale”.
Comprando qualcosa scegliamo
di investire in un determinato
settore. È inutile, quindi,
lamentarsi di una crisi che noi
stessi stiamo favorendo solo
per avere un logo stampato su
una maglia, per avere le scarpe
all’ultimo grido o per essere
accettati da questa società che
giudica dall'apparenza e da quel
che si indossa.
Lo fanno i comunisti con le
adidas, mentre sorseggiano
coca cola; lo fanno i fascisti con i
jeans all’odor di dragone; lo fanno
gli alternativi con le converse.
Può essere sano tutto questo?
Possiamo spacciarci per persone
civili se siamo complici?
ES - FEBBRAIO 2014

19

● CULTURA

Arte in fuga
il collettivo Pratolart abbandona la valle a favore di
“lidi” disposti ad accogliere le loro creazioni
di Michele Taddei
Hanno deciso di operare altrove
quelli del collettivo Pratolart
dopo che nel loro paese “natio”
le eccentriche opere sono state
per lo più censurate. Noti per la
capacità di re-inventare i segnali
stradali rendendoli artistici, il
gruppo di menti seguaci dell’artista
francese Clet Abraham hanno
deciso di alzare le tende e trasferirsi
dopo due anni di attività sul
territorio peligno.
«L’amministrazione, invece di
incentivare, valutare e ammirare
questi lavori, decide di eliminarli

con la classica banale scusa
burocratica – spiegano i ragazzi
tramite colloquio virtuale perché
decisi a mantenere l’anonimato –
Il pretesto ufficiale è che cambiare
il senso del segnale può essere
pericoloso». Chiunque guarda
quei lavori si rende conto, però,
dell’infondatezza di questa
affermazione perchè Pratolart
non ha mai stravolto (ne tanto
meno ne ha avuto l’intenzione)
un segnale tale da renderlo non
riconoscibile e pericoloso.
Eppure una parvenza di contatto

con l’amministrazione c’è stato.
Tempo fa il collettivo ha contattato
il primo cittadino pratolano
direttamente sulla sua pagina
facebook per chiedere chiarimenti
sui lavori che puntualmente
scomparivano solo dopo poche
ore dalla creazione. Risposte e
delucidazioni mai arrivate
ovviamente. Tuttavia il sindaco
sembra abbia teso una mano
verso di loro invitandoli ad un
incontro così da chiarire ed
eventualmente supportare la loro
mission anche mettendo a
disposizione un muro tutto per
loro. Ma si sa che l’arte non vuole
restrizioni ne il collettivo render
note le identità che vi fanno parte.
Pratolart nasce circa due anni fa
cavalcando l’onda della street art
come accade nelle più grandi
metropoli del mondo in cui questo
filone si è ampliamente affermato.
«Volevamo portare un pò di arte
“facile”, alla portata di tutti»
commentano con rammarico.
Loro hanno scelto di modificare
i segnali stradali proprio perché
fanno parte del quotidiano, nella
speranza di strappare un sorriso
a chi si ferma a guardare.
Il tutto con una buona dose di
indignazione verso la società.
Le opere di Pratolart sono state
anche oggetto di ammirazione
da parte della loro fonte
d’ispirazione: lo stesso Abraham
in passato ha avuto modo di
complimentarsi per il lavoro
svolto dai ragazzi.
A Pratola ormai non faranno più
nulla, ma fuori dal territorio la
loro firma continua a spuntare
qua e la. A Roma, ad esempio,
all’ingresso dell’area pedonale
del policlinico ecco che si può
scorgere “La cortigiana”.
La fuga di cervelli non si arresta.

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20

ES - FEBBRAIO 2014

Al Caniglia
la Banda musicale
della Polizia
di Stato
Centocinque elementi sul palco del
meraviglioso teatro Maria Caniglia di
Sulmona per diffondere musica “vera”.
Domenica 23 febbraio alle 17.30 la
Camerata musicale sulmonese ospiterà
la Banda musicale della Polizia di Stato
diretta da Maurizio Billi. Con una
storia alle spalle di oltre 70 anni di attività
la banda presenterà un repertorio molto
vasto che oltre alle marce militari
comprende musica classica e
contemporanea, un programma che
l’ha resa una istituzione prestigiosa
e ricercata anche a livello
internazionale.
Notevole la professionalità del
maestro direttore Billi e del suo vice
Roberto Granata, entrambi espressione
di conservatori di importanza nazionale.
Il prestigio acquisito da questo folto
gruppo si misura anche dalla qualità
delle collaborazione intrattenute
durante la carriera bandistica con
artisti di fama mondiali come Mariella
Devia, Katia Ricciarelli, Leon Bates,
Stefano Bollani, Amii Stewart e di altre
istituzioni musicali quali Maggio
Musicale Fiorentino, Teatro Regio
di Torino, Teatro dell’Opera di Roma,
Accademia di S. Cecilia e Teatro
Massimo di Palermo. L’esibizione,
inoltre, assume un profondo significato
di sostegno alla cultura del territorio
poiché sarà di supporto alle attività
della Camerata stessa.
La banda, infatti, ha deciso di rinunciare
al suo solito cachèt per supportare
la mission culturale dell’istituzione
sulmonese.
Proprio per questo anche il direttore
artistico della Camerata, Gaetano Di
Bacco (intervista pag. 14) contribuirà
allo spettacolo con una sua esibizione
e lancia un appello alla popolazione a
partecipare al grande evento.



Il mistero dell’amore
ne “La similitudine”
di Elisabetta Catapane

“Quando si ama, non sempre il legno è già intagliato
e le cesellature perfette. (…) Chi ama non può
sapere dove può portare il suo sentire”.
Indaga le mille sfaccettature dell’amore il romanzo
“La similitudine” di Elisabetta Catapane, psicologa
di Tocco da Casauria. Lo fa non con il solito
romanticismo con il quale troppo spesso si semplifica
questo sentimento bensì con la consapevolezza che
l’amore è un percorso anche destabilizzante che richiede
riflessione, sofferenza, rinunce. Dal confronto tra
due vecchie amiche che, in età matura si ritrovano
per fare un sunto della loro vita e del loro approccio
all’amore, l’autrice, forte della sua esperienza
professionale, traduce e descrive le emozioni ed i
conflitti interiori che il sentimento genera. Barbara,
disincantata dal drammatico passato, e Celeste, sposata
con l’amico di sempre e profondamente innamorata
di Padre Gianni, un frate. Un amore che non troverà
materialmente spazio, ma che, nonostante tutto, si è
intensificato nei cuori di entrambi a suon di parole,
sguardi, sottrazioni. “La similitudine” rappresenta la
consapevolezza di essere simile ad un’altra persona,
due parti di un tutto, la classica anima gemella. La non
corresponsione destabilizza, la riflessione e la presa
di coscienza aiutano nella scelta, intesa come libero
arbitrio. Essa diventa l’unico mezzo attraverso il
quale liberarsi dall’infelicità che l’amore può provocare
poiché genera una assunzione di responsabilità che
rende capaci di affrontare le conseguenze di tali
scelte. La scelta, però, deve rispondere ed essere in
armonia con il proprio io, egosintonica. Tuttavia
amare non è mai una sconfitta. Anche se il sentimento
non è corrisposto, non trova appagamento nel desiderio,
può trascendere. “Un regalo che possiamo farci è la
riflessione – spiega la Catapane – oggi le azioni
poggiano su reazioni, frustrazioni e non sulla
consapevolezza. La nostra vita mentale è totalmente
distratta da troppe forme di socialità che riflettere è
diventato del tutto fuori moda”.



ES - FEBBRAIO 2014

21

Her
Regia: Spike Jonze
Sceneggiatura: Spike Jonze
Cast: Joaquin Poenix, Scarlett
Johansson, Amy Adams
Drammatico, Sc.Fi. - Usa, 2013
Uscita in Italia: 13 marzo 2014

di Carlo Liberatore
C’è ancora posto per una scrittura
diversa. Quella che rileva senza
autocompiacimenti i temi più
difficili da raccontare. E i temi più
difficili sono quelli più antichi,
quelli già ampiamente raccontati.
Spike Jonze è uno degli artefici delle
pellicole più eccentriche e acute che
la cinematografia contemporanea
abbia prodotto. C’è una sorta di
poesia sottesa che scorre al di sotto
delle sue storie. Evapora. Piove.
Permea i personaggi e i loro intenti.
C’è sempre una traduzione di temi
assoluti in apici di semplicità e
precisione. Lo straordinario,
estremo, appassionato John Laroche
(Chris Cooper) in Adaptation
affrontava il tema dell’adattamento
ponendolo in prospettiva. L’amore e
l’ardimento umano
declinati per mezzo
dell’evoluzione
delle orchidee:

22

ES - FEBBRAIO 2014

tentativo di elaborare una mancanza.
Da circa un anno ha interrotto il
rapporto con la moglie Catherine
(Rooney Mara) dal cui pensiero non
riesce a distaccarsi. Siamo a Los
Angeles, immersi nei colori pastello
di un futuro non troppo lontano da
noi. I personaggi si interfacciano ad
una tecnologia che determina le vite
delle persone in maniera consistente.
Non è un futuro distopico ma
piuttosto ovattato. La persone si
sfiorano ma non si toccano mai
realmente. Theodore viene così a
conoscenza di un nuovo “ritrovato”
tecnologico: il sistema operativo di
intelligenza artificiale “OS1”. Di
fatto il primo software capace di
interfacciarsi in maniera del tutto
autonoma e originale poiché in grado
di evolversi basandosi sulle esperienze
“Ognuno di questi fiori ha un rapporto
vissute. Adattamento appunto. Una
particolare con l’insetto che lo impollina.
voce di uomo o donna in grado di
Ne il fiore ne l’insetto capiranno mai il
cogliere le più profonde sfumature
significato del loro atto d’amore. Come
esistenziali. Ecco qui Samantha
potrebbero sapere che è grazie alla loro
(Scarlett Johansson). Una voce
breve danza che il mondo vive?”. Non
suadente e una familiarità che da
siamo troppo lontani, l’evoluzione è subito catturano Theodore. I due
anche e soprattutto uno dei temi di
diventano ben presto complici
Her. Il lavoro di Theodore Twombly partecipi della loro storia d’amore
(Joaquin Phoenix) è quello di scritsurreale. Andrebbe tutto a gonfie
tore per interposta persona. Il suo
vele se non fosse per un semplice e
compito consiste infatti nello scrivere fondamentale punto: non è tanto la
lettere emotivamente coinvolgenti al mancanza di un corpo a complicare
fine di mantenere vivi i rapporti
le cose, ma piuttosto l’attitudine
altrui. Che siano fra genitori e figli o naturale di Samantha di evolversi in
tra mariti e mogli, Theodore è una
breve tempo e in maniera esponenziale.
sorta di soccorritore per menti
E per Theodore tenere il passo è
incapaci di esternare la vicinanza.
complicato: “Nessuno di noi è lo stesso
E lo fa con grande capacità. Peccato
di qualche momento prima e non dovremmo
che negli occhi del protagonista
sforzarci di esserlo, sarebbe troppo doloroso”.
risieda palese il velo della malinconia. Così Her diventa un film
Per quanto sia capace di descrivere
profondamente significativo:
in maniera sottile l’universo delle
la crescita comune è un atto
emozioni altrui, il suo è un mondo
necessario di protezione nei rapporti.
fortemente irrigidito. E Theodore imparerà a ridefinire il
Scopriamo ben presto valore delle assenze nella sua vita
la solitudine del
comprendendo il valore del dovere
protagonista e il suo di lasciare andare.

a cura di Silvio “Don” Pizzica e Riccardo Merolli
www.rockambula.com

Bologna Violenta
Uno Bianca

Mogwal
Rave Tapes

Genere: Cybergrind,
Grindcore (Ita)
Voto: 7/10
Silvio “Don” Pizzica

Genere: Post Rock (Sco)
Voto: 6,5/10
Angelo Violante

Con questo quarto album si palesa la valenza storico/
evocativa della musica di Bologna Violenta, in
contrapposizione ai cliché del Grind che lo vedono stile
violento e diretto anche se legato a temi come politica
e società. La grandezza di Uno Bianca sta nella sua
abilità a evocare un periodo storico e le vicende che
l’hanno distinto con un tocco che non appartiene
all’Italia “televisiva” di fine 80. Il nuovo album di
Manzan è un concept sulle vicende della banda, tra
Grind, Neo Classica e Glitch/Noise, che vuole commemorare la città di Bologna attraverso il racconto di
una delle sue pagine più oscure.

In Raves Tapes c’è poco spazio per i chiaroscuri, per il
dialogo tra silenzio e musica. Il fluire di questa assomiglia più a un rubinetto dimenticato aperto a metà nel
bagno piuttosto che alla sciacquio ritmico e ristoratore
delle onde che modellano la costa. Mi ha lasciato con
un senso di insoddisfazione fastidiosa. Quello che mi è
mancato è il dialogo tra il silenzio e il rumore, tra il
pieno e il vuoto. Anzi no, mi è mancato proprio il silenzio. Il silenzio è la nota non suonata più bella, quella
che ti rende meravigliose le note suonate, quello che ti
permette di essere colpito al cuore.

The Zen Circus
Canzoni contro la Natura

Non voglio che Clara
L’amore fin che dura

Genere: Indie, Folk, Rock,
Punk (Ita)
Voto: 6/10
Riccardo Merolli

Genere: Pop cantautorale
(Ita)
Voto: 7/10
Lorenzo Cetrangolo

Cavalcare la cresta dell’onda non è cosa semplice,
oprattutto per una band decennale. Canzoni Contro
la Natura arriva proprio nel momento in cui avevo
bisogno di spensieratezza musicale; non mi aspettavo
stravolgimenti epocali, sapevo quello che avrei trovato.
Questi Zen Circus sono parecchio lontani dagli anni
di Villa Inferno; inevitabilmente gli anni passano per
tutti e le idee iniziano a mancare. Quest’album
andrebbe preso e scremato per bene e ne uscirebbero
fuori due dischi distinti, uno con voto dieci e l’altro
con voto due. La media è sei, giusto Prof?

Ci sono storie di fallimenti, di abbandono, sfiducia, perdita.
Non un disco allegro e non sono allegri loro, ma d’altronde
l’allegria è sopravvalutata e per quella c’è tanto altro. Tutto
immerso in musiche piano-driven che ci riportano a certi
anni 60 nostrani. Musiche costruite sulla sospensione o la
pesantezza di un’atmosfera temporalesca ma senza il guizzo
personale di musiche che abbiano un’identità propria: se
cerchiamo quella, andremo a trovarla nelle parole, delle quali
la musica apre la processione, a spargere incenso come
nebbia fonda prima che esse avanzino nella loro scomoda,
storpia, inadeguata bellezza.

ES - FEBBRAIO 2014

23

Calcio a 5 Sagittario Pratola
unica in C1, ma con qualche difficoltà
di Antonio Casasanta

N

el panorama sportivo
della Valle Peligna,
un posto di rilievo
è occupato, dalla squadra di
calcio a 5 Sagittario Pratola la più
importante squadra di calcetto
della zona.
Attualmente il team pratolano
disputa il massimo campionato
regionale ossia la serie C1.
È questo il livello dove la
squadra ha giocato già per lungo
tempo, circa 15 anni,
con buoni risultati nonostante
le esigue risorse economiche e le
difficoltà legate alla mancanza di
impianti sportivi adeguati.
Proprio l’assenza di strutture
continua ad essere, per certi versi,
un deficit per la società. Ancora

24

ES - FEBBRAIO 2014

oggi i ragazzi si allenano e
ospitano i propri avversari in
campi sportivi privati a causa della
mancanza di impianti pubblici.
Situazione che comporta un
notevole aumento di costi a carico
della società rispetto ad altre realtà
che godono delle agevolazioni
offerte dalla struttura comunale.
Nonostante tutto nella stagione
2011/2012 la società ha sfiorato la
promozione in Serie B.
Nella stagione sportiva in corso,
invece, il Sagittario Pratola lotta
per rimanere ben saldo al torneo
di C1 con 17 punti (dato all’11
febbraio) e occupando il
quart’ultimo posto in classifica.
Quest’anno, inoltre, il gruppo ha
aperto le porte anche ai più giovani

con l’iscrizione al campionato
regionale juniores, cimentandosi
con realtà sicuramente superiori
e che hanno più possibilità di
reperire “promesse” da avvicinare
a questo sport. Tuttavia i ragazzi
che a Pratola praticano il calcetto
sono tanti e i risultati buoni.
Si tratta di un gruppo affiatato
che al momento vanta una
trentina di tesserati.
Un notevole salto di qualità
rispetto a quel lontano 1995
quando Sergio Polce, calciatore
Pratola calcio degli anni ‘70-’80,
raccolse le proprie energie per
dar seguito al desiderio di avviare
anche nel proprio paese questo
sport così simile al calcio, ma
così diverso nelle regole, nel
gioco veloce. Un entusiasmo che
continua ad alimentare il fervore
nel guidare la società ancora oggi
insieme agli altri soci.
Dunque una realtà, che ormai
occupa in pianta stabile un pezzo
di storia sportiva di Pratola
Peligna e, si spera, che l’opera
intrapresa circa 20 anni fa possa
continuare, che a Polce e
compagni si possano affiancare
altre persone in grado di poter
sostenere questa società e farla
crescere ancora di più, perché
lo sport e un veicolo importante
anche dal punto di vista
dell’immagine.

Lo “stile libero”
giovane promessa del nuoto peligno
di Andrea D’Andrea

P

iccoli campioni crescono,
proprio cosi, perché la
pratolana Federica D’Andrea ha
tutti i numeri per diventare una
grande campionessa e già una
bella collezione di medaglie.
Classe 2002, tesserata per il centro
Nuoto Sulmona, la sportiva si è
fatta subito notare conquistando,
gara dopo gara, ottimi risultati
che l’hanno portata a vincere
per il secondo anno di fila il
Campionato di Nuoto “Grand
Prix” lo scorso novembre
con sei medaglie in tutto,
tre ori e tre argenti.
È solo la prefazione che introduce
una serie di successi importanti
per la giovane, infatti, l’estate
scorsa, al terzo Trofeo di Pescara
con il tempo di 1’04’’08
(miglior tempo stagionale di

categoria) nei 100 stile libero,
Federica ha conquistato la
medaglia d’oro, mentre nei 200
misti, ha dovuto accontentarsi
del gradino più basso del podio
riportando a casa un bronzo.
Subito dopo a Chianciano
Terme, dal 7 al 9 giugno 2013,
Federica il suo bagaglio l’ha
riempito con un sostanzioso
numero di medaglie: bronzo nei
100 farfalla; argento nella
staffetta 4x100 stile libero e tre
ori nella categoria che Federica
ama di più: lo stile libero. Così la
piccola nuotatrice diventa leader
indiscussa nei 100, 200 e 400.
Una bella soddisfazione per
l’atleta di casa nostra, il Centro
Nuoto Sulmona ed il suo tecnico
Antonio Settevendemmie, ma
ancor di più per i suoi genitori.
Visti i grandi traguardi raggiunti

e le numerose medaglie vinte,
la piccola campionessa riceve una
chiamata assai gradita: è convocata
a rappresentare l’Abruzzo nella
19esima edizione del Campionato
Nazionale Esordienti A
a Rovereto lo scorso luglio,
dedicato aimigliori atleti italiani
di età compresa tra i 12 ed i 13 anni.
Pur di un anno più piccola
rispetto alle altre concorrenti
(nate nel 2001), Federica riesce
ad ottenere un ottavo posto nei
100 stile libero, migliorando il
suo tempo, e un settimo posto
nei 200 sempre in stile libero.
Un ottimo piazzamento
considerando le gare di livello
nazionale e, soprattutto, di buon
auspicio per il futuro.
Chissà magari un giorno
prenderà il posto dell’altra
Federica, la Pellegrini.

ES - FEBBRAIO 2014

25

● PSICHE

Facebookmania

quando diventa una dipendenza
di Alessia Fistola, psicologa
alessia.fistola@gmail.com
uando parliamo di
dipendenza siamo abituati
a pensare all’abuso di
alcool e di stupefacenti. In realtà
oggi ci troviamo di fronte a nuove
dipendenze che vengono a
strutturarsi nei confronti di oggetti,
stili di vita e comportamenti
comunemente considerati legali,
quali la dipendenza dal telefonino,
dai social network, dallo shopping
e così via.
Tra i vari social network Facebook
è sicuramente quello
maggiormente utilizzato non
solo dagli adolescenti, a volte
anche da giovani mamme e papà.
Facebook oggi assume le vesti di
una vetrina di quartiere, un
mezzo immediato ed istantaneo
per comunicare e curiosare tra i
profili altrui.
Ma quand’è che possiamo parlare
di vera e propria dipendenza?
Generalmente la linea di confine
tra un uso moderato e l’abuso è
netta e chiara: nell’abuso la persona
manifesta un bisogno impellente
di utilizzare l’oggetto in questione
e potrebbe reagire in modo
esagerato qualora venisse impedita
la possibilità di mettere in atto
26

ES - FEBBRAIO 2014

il comportamento dipendente.
Può sembrare strano, ma essendo
una dipendenza a tutti gli effetti,
anche in questo caso potremmo
assistere a vere e proprie crisi
d’astinenza caratterizzate da
perdita di controllo e nervosismo.
Inoltre come per le sostanze, per
ottenere lo stesso livello di piacere
e gratificazione la persona
sarà portata ad aumentare
gradualmente il numero delle
ore di connessione (fenomeno
chiamato tolleranza).
Le nuove dipendenze sono
molto più insidiose poiché sono
meno riconoscibili essendo
determinate da atteggiamenti
socialmente accettabili: è raro che
un genitore si allarmi vedendo
il figlio ore e ore a chattare su
Facebook.
Ma cos’è che rende Facebook
così appetibile? Innanzitutto,
come ogni social network,
consente di giocare con l’identità:
senza l’impaccio del contatto
visivo qualsiasi persona si sente
al sicuro e può costruire una
personalità ad hoc, dove può
attribuirsi caratteristiche fisiche e
psicologiche ambite. Ciò determina

una sorta di corsa alla popolarità,
dove è il numero di “mi piace”
a rendere la persona più sicura
di sé, accrescendo la propria
autostima.
Spesso la condivisione di foto e
video e il continuo cliccare “mi
piace” diventano gesti compulsivi,
messi in atto a ripetizione senza
una reale valutazione di quello
che si sta facendo.
È come se l’importante fosse
esserci, riempire gli spazi vuoti,
apparire per sentire di essere
realmente qualcuno.
È su queste premesse distorte
che i giovani adolescenti
costruiscono le loro identità
e i genitori diventano
inconsapevolmente sostenitori
di questo fenomeno, lusingati
dall’idea di essere al passo
con i tempi. Spesso tendiamo a
trascurare la possibilità che
in tal modo possano circolare
informazioni private e dettagli
della nostra vita personale che
dovremmo al contrario tutelare.
A lungo andare i social network
finiscono paradossalmente per
aumentare il senso di isolamento,
la realtà virtuale diviene l’unico
luogo di scambio e i tempi dedicati
agli hobby, lo sport e le uscite
sono sempre più ristretti.
A questo punto dovremmo
chiederci: siamo ancora certi
che i social network facilitino
le relazioni o piuttosto ci stanno
privando del piacere di guardarci
negli occhi e rivelarci nella
nostra interezza?

BENESSERE ●

D

urante la stagione
invernale sono più
frequenti i disturbi
come mal di gola, raffreddore,
influenza e virus intestinali.
Essi sono spesso correlati al
nostro intestino che, quando non
è in equilibrio, può manifestare
sintomi come meteorismo, colite,
diarrea, stitichezza ed emorroidi.
Con i suoi 7 metri di lunghezza
questo organo non ha solo
strutture anatomiche che gli
permettono di selezionare ed
assorbire i nutrienti. Nella
mucosa intestinale, infatti,
troviamo le cellule del sistema
immunitario, il GALT, e le
placche del Peyer, che fanno
dell’intestino il più importante
organo del sistema immunitario,
contenendo il 60-70% di tutte le
cellule immunitarie del nostro
corpo. Questo sistema è modulato
dalla flora batteria intestinale, un
ecosistema microbico composto
da miliardi di batteri distribuiti
lungo tutto il canale digerente, il
cui compito è quello di facilitare
la digestione e l’assimilazione del
cibo e di formare una barriera
che, insieme al GALT, rientra fra
i meccanismi di difesa.
È quindi fondamentale mantenere
quest’organo sempre in buono stato:
i suoi segnali vanno interpretati
e non semplicemente curati senza
comprendere prima le cause.
Il primo accorgimento è quello
di seguire un’alimentazione
naturale priva di additivi e di cibi
industrializzati, preferendo cibi
freschi e frutta e verdura di
stagione a km 0.
Un rimedio comune è il ripristino

Disturbi invernali

la cura parte dall’intestino

di Veronica Pacella,biologa nutrizionista esperta in discipline olistiche
veronicapacella@gmail.com
della flora batterica intestinale
con la supplementazione dei
probiotici adatti al tratto di
intestino in cui si manifestano
i disturbi: una flora batterica sana
infatti aiuta la digestione e
previene l’abbassamento delle
difese immunitarie.
Nella stitichezza l’errore più
frequente da evitare è quello di
prendere lassativi ricchi di
antrachinoni come senna, frangola
e rabarbaro che, usati per molto
tempo, inibiscono il riflesso della
defecazione. È utile accompagnare
una moderata attività fisica evitando
di avere uno stile di vita sedentario,
aumentare il consumo di fibre
e bere acqua, che può essere
introdotta anche con alcune tisane
dall’ effetto lenitivo sulla mucosa
intestinale: tisana di liquirizia e

finocchio, tisana di malva, tisana
di sambuco, tisana di anice,
camomilla e finocchio, tisana di
tarassaco. Queste tisane agevolano
anche in caso di meteorismo,
che si manifesta con gonfiore
addominale.
Nel colon irritabile invece
è utile diminuire l’apporto
di fibre, eliminare per un
periodo i cibi che causano
gonfiore e/o a cui si è intolleranti
ed essere sicuri che non sia il
riflesso di uno stress che si
ripercuote a livello psicosomatico
sul colon. In caso di diarrea c’è la
tisana di mirtillo. Fra i rimedi
naturali possiamo utilizzare lo
Stress Stop dei fiori australiani,
che ci aiuta a non somatizzare
i periodi di tensione nel tratto
gastro-intestinale.

e
l
o
l
Pil dal
web

OOPArt, acronimo inglese
di Out Of Place ARTifacts, nella
nostra lingua sono più conosciuti
come oggetti fuori dal tempo,
oppure reperti o manufatti
fuori posto. Si tratta di manufatti
che, retrodatati col metodo del
Carbonio-14, sembrerebbero
avere una difficile collocazione
storica e non sarebbero potuti
di Antonio Vivarelli
esistere in quelle epoche.
Alcuni di questi oggetti, infatti,
arriverebbero a toccare età superiori l’oggetto era spesso 3 millimetri
e composto principalmente
d’argento. Presso la sommità,
dove apparentemente la maniglia
si era spezzata, l’oggetto presentava
un orifizio di circa 4 centimetri
di diametro e raffinate decorazioni
eseguite con un tipo di saldatura.
La roccia nella quale fu rinvenuto
era un granito formatosi almeno
un miliardo di anni fa.
A partitre dai primi anni
‘80, in Sudafrica, alcuni
minatori rinvennero
centinaia di Sfere
metalliche. Roelf
Marx, sovrintendente
del Museo di Klerksdorp,
in Sudafrica, dove sono
conservate alcune sfere, ha
dichiarato: “Le sfere sono un
completo mistero. Esse sembrano
a milioni e in alcuni casi anche
di anni, mettendo in crisi le teorie lavorate dall'uomo, ma risalgono
ad un'epoca in cui, secondo la
scientifiche e le conoscenze
storia della Terra, non esisteva
storiche consolidate.
Un esempio di OOPArt è il Vaso alcuna forma di vita intelligente.
di Dorchester (Massachussets - Questi reperti sono qualche cosa
che non ho mai visto prima” (JiUsa) ritrovato in seguito al
mison 1982).
brillamento di un massiccio
conglomerato di roccia nel 1851. In una lettera datata 12 setTra i frammenti di roccia generati tembre 1984, Roelf
dall’esplosione, venne individuato Marx fornisce ulteriori
informazioni sulle
un sottile reperto concavo di
misteriose sfere: "Non
metallo, accanto al quale ve ne
è stato pubblicato alera un’altro del tutto simile. Si
scoprì che i pezzi combaciavano cuno
perfettamente tra loro a formare studio scentifico sulle
un recipiente a campana alto 11,4 sfere, ma i fatti sono chiari.
Esse furono trovate nella
centimetri, largo 6,3 cm. alla
pirofilite, scavata vicino a
sommità e 16,5 cm. alla base,
28

ES - FEBBRAIO 2014

Ottosdal, nel Transvaal occidentale.
Questa pirofilite è un minerale
secondario, abbastanza tenero,
calcolato a 3 punti della Scala
di Mohs, formatosi dalle
sedimentazioni circa 2,8 miliardi
di anni fa. D’altra parte le sfere,
che hanno una struttura fibrosa
all'interno ed un guscio esterno,
sono molto dure e non è possibile
scalfirle nemmeno con una
punta d’acciaio. La Scala di durezza
di Mohs è così chiamata dal nome
di Friedrich Mohs, che scelse
10 minerali come punti di
riferimento per le prove
comparative di durezza, usando
il talco come grado 1 ed il
diamante come grado 10.
Su questi soli due esempi ci
sarebbe molto da riflettere:
da quanto tempo la razza umana
o altre razze sono su questo
pianeta? Perché e cosa non
dobbiamo sapere? Chi trae
vantaggio dall’occultamento
della verità?

La posta dei lettori
scrivete a: ed_straordinaria@libero.it

Gentile Direttore,
Le rinnovo i miei complimenti per il suo mensile, nonostante, tra noi, ci siano già state
occasioni di confronto a riguardo.
L’ha detto lei – da romantica e nostalgica della carta – Le invio una mia piccola
collaborazione per la sezione dedicata a
“La posta dei lettori”.
Grazie per la cortese attenzione.
Consuelo Maura

“Popoli senza vento è come il diavolo senza denti” l’ho sentito
dire da una vecchietta al bar in piazza, qualche anno fa. Aveva
uno strano accento.
A Popoli ci si arriva seguendo il vento, nelle notti d’estate senza
sonno, quelle afose. È sempre il vento a indicare la direzione,
come un orologio che da anni ripete lo stesso ostinato percorso.
E se l’ orologio in piazza si fermasse, stanco di rincorrere il
vento?! Lascerebbe Popoli senza tempo, non di certo senza
vento. L’ameno borghetto resterebbe esattamente fermo lì, con
la sua forra perennemente battuta, con la sua pace, perché del
resto si sa: “Persino un orologio fermo riesce ad indicare l'ora esatta due
volte al giorno”. [Cit. Paulo Coelho]

Pratola Peligna: “C’è posto per te”.

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febbraio 2014

L’Oroscopo di Loto
Ariete

21.03 - 20.04

Un primo mese dell’anno incoraggiante soprattutto grazie alle
amicizie ritrovate! Saranno loro
ad accompagnarvi anche nei momenti più difficili! Chi trova un
amico trova un tesoro! Tenetelo
da conto e non solo per farlo
fruttare al momento opportuno.
Numeri fortunati: 87, 54, 23

Toro

21.04 - 20.05

Il vostro fascino vi rende attraenti
ed irresistibili anche verso chi si
ostina da tempo ad evitare di cedere alle vostre lusinghe. Solo il
vostro istinto saprà suggerire la
tattica migliore. Ma ricordate che
è la sincerità l’unica arma vincente.
Numeri fortunati: 34, 55, 12

Gemelli

21.05 - 21.06

Se siete stufi delle solite chiacchiere e non vedete l’ora di svoltare l’angolo oppure girare pagina
non dovete attendere l’approvazione della maggioranza! Abbiate
il coraggio di realizzare i vostri
programmi! Chi sbaglia impara e
chi non tenta non riprova! Buona
vittoria!
Numeri fortunati: 32, 88, 43

Cancro

22.06 - 22.07

Siete soddisfatti delle vostre iniziative. Come sempre saprete
riorganizzare il vostro lavoro per
trovare nuove soluzioni e nuove
strategie operative. Contate solo
sulle persone valide e diffidate di
offerte volontarie ma poco gratificanti.
Numeri fortunati: 57, 43, 25

Leone

23.07 - 23.08

Febbraio è il mese delle scommesse e delle vincite. Tentare al
gioco vi consentirà di risolvere
un problema che vi attanaglia
ormai da tempo. Ma ricordate di
destinare parte della vincita a
scopo benefico se non volete che
madre fortuna si arrabbi con voi.
Numeri fortunati: 16, 44, 29

Vergine

24.08 - 22.09

L’influenza astrale ha portato benefici nella vostra sfera privata,
ma anche in quella pubblica rendendovi più piacevoli agli occhi
di tutti. Continuate così magari
ponendo maggiore attenzione
alle dinamiche relazionali e sforzandovi di condividere con chi
amate le vostre perplessità.
Numeri fortunati: 31, 46, 79

Bilancia

23.09 - 22.10

E’ il segno più luminoso e brillante del mese! Vi siete impegnati
abbastanza ed ora avete carica da
vendere. Nonostante la primavera sia ancora lontana il vostro
splendore contagerà tutti diffondendo la vivacità di cui siete dotati anche tra le persone che non
godono della vostra ammirazione.
Numeri fortunati: 65, 57, 40

Scorpione

Sagittario

23.11 - 21.12

Davvero ottimo il risultato raggiunto. Sul lavoro siete inclini al
cambiamento e questa dote è
nota a tutti. In arrivo nuovi cambiamenti che oltre a consentirvi
di cambiare aria favoriranno la
vostra crescita professionale sino
a rendervi indispensabili, sempre
e comunque.
Numeri fortunati: 75, 12, 6

Capricorno

22.12 - 20.01

Frizzante ed effervescente, il
mese di febbraio sarà ricco di serate divertenti e coinvolgenti.
Non fatevi trovare impreparati
ma puntate sul vostro aspetto e
sul vostro atteggiamento. Una telefonata inaspettata vi riporterà
indietro nel tempo e … sui vostri
passi!!
Numeri fortunati: 31, 88, 13

Acquario

21.01 - 19.02

Una meravigliosa notizia da oltreoceano segnerà un traguardo
importante per il vostro lavoro e
l’inizio di una nuova e fruttuosa
collaborazione! Dovete organizzarvi ed ampliare il campo operativo se non volete vanificare
tutto.
Numeri fortunati: 24, 45, 65

Pesci

20.02 - 20.03

Come i soliti pesci non siete mai
I rapporti di coppia non vanno a
pienamente soddisfatti dei vostri
gonfie vele e come se non bastasse risultati ma vi ostinate a seguire
a ciò si aggiunge un momento dif- la strada intrapresa nella convinficile anche dal punto di vista lavo- zione spirituale che sia quella
rativo. La vostra astuzia, tuttavia, giusta! La convinzione è già la
vi consentirà di recuperare enmetà del traguardo ma attenzione
trambe le situazioni facendo leva a non lavorare troppo di fantasia
proprio sul vostro partner e coin- e ogni tanto posate i piedi a terra!
volgendolo di più nei vostri affari. Numeri fortunati: 74, 9, 20
Numeri fortunati: 24, 44, 65
23.10 - 22.11

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ES - FEBBRAIO 2014

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