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Rassegna stampa del 4 marzo 2014 (3).pdf


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Martedì
04/03/2014

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Direttore Responsabile

Diffusione Testata

Roberto Napoletano

233.997

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INTERVENTO Pensioni, i governi agiscano da garantì tra generazioni

di Maurizio Benetti e Mauro
Marè Un numero elevato di
leggi ha cercato in questi ultimi
venti anni di realizzare un
sistema pensionistico
totalmente contributivo sistema a ripartizione, cioè
pensione calcolata in base ai
contributi versati ma pagata
dagli attivi - e di modificare
l'età di accesso alla pensione.
La riforma Monti-Fornero
(2011) ha perciò chiuso un
ciclo aperto da Amato (1992) e
Dini (1995). Gli interventi si
sono concentrati essenzialmente
sui lavoratori, cioè i futuri
pensionati, modificando (o
rallentando) di volta in volta le
condizioni di accesso, oppure
riducendo il grado di generosità
delle pensioni implicito nel
retributivo italiano sistema a
ripartizione ma con prestazioni
calcolate come una percentuale
delle ultime retribuzio

ni. Quindi, si è intervenuti sul
"diritto alla pensione" alquanto
prima che esso fosse maturato:
per questa ragione le riforme
erano possibili e accettabili
politicamente, perché avevano
una fase di transizione
alquanto lunga e agivano
sull'offerta di pensioni futura.
Il quadro adesso però cambia
perché lo spazio per ulteriori
interventi sugli attivi sembra
essersi del tutto consumato. A
disposizione, per una
diminuzione di spesa
pensionistica, resta quello per
interventi sulle pensioni in
essere, o "diritti acqui
ASSEGNI D'ORO Prelievo
inaccettabile se i lavoratori
hanno la percezione di
sostenere pensioni più alte di
quelle che avranno

siti". E infatti da tempo si è agito
raffreddando l'ampiezza
dell'indicizzazione delle pensioni,
o definendo un vero e proprio
prelievo sulle pensioni elevate. Lo
spazio di intervento in futuro sarà
perciò solo sulle pensioni. Anche
se coerente con l'equità
generazionale, questa prospettiva
ha sollevato alcuni dubbi: può
violare il contratto implicito tra le
generazioni, avere effetti negativi
sulle condizioni di vita dei
pensionati,

Previdenza

fino all'incostituzionalità.
Innanzitutto, parlare di contratto
(anche se implicito) o diritti
acquisiti non appare, in senso
stretto, del tutto appropriato. E un
escamotage che i governi hanno
usato per giustificare la loro
azione. Infatti, quello
pensionistico è il tipico esempio
di contratto asimmetrico e
incompleto, firmato solo da una
parte, i lavoratori spesso vicini
alla pensione. Le al
tre parti, essendo in età infantile o
non ancora nate, o non lavorando
ancora, sono state rappresentate
dai governi che hanno usato i
sistemi a ripartizione per scaricare
i costi di offerta delle prestazioni
sulle fu ture generazioni, senza
sopportarne il costo politico. Non
è un'accusa, è ovvio che ciò
avvenisse ed è successo
dappertutto, nei paesi Ocse e
altrove. Il problema che abbiamo
adesso è che nessuno poteva
prevedere tassi di crescita del
reddito molto negativi per un
lungo tempo e che le riforme
pensionistiche sono state
realizzate senza considerare
adeguatamente l'andamento del
mercato del lavoro. È quest'ultimo
l'aspetto più grave, poiché le
pensioni offribili in un sistema
pensionistico dipendono dal
reddito e dalla sua crescita, a loro
volta dipendenti dal mercato del
lavoro, e ciò è

se i lavoratori hanno la
percezione di dover finanziare
con i contributi pensioni
sensibilmente più alte di quelle
che essi potranno avere. Parte
degli attivi si sta orientando a
chiedere una ridefinizione dello
stock di spesa pensionistica, con
una riduzione delle stessa e con
forme esplicite di prelievo sulle
pensioni oltre una certa soglia. A
complicare il quadro, c'è anche il
fatto che parte della storia
contributiva degli individui, su
cui agire per definire un prelievo
solidaristico, non sia disponibile
ed essa è spesso il frutto di stime
più o meno condivise. I governi
devono trovare una via di uscita
agendo da garante tra le
generazioni - è un compito
difficile. Si deve intervenire
prima che giovani e vecchi si
scontrino. ©RIPRODUZIONE
RISERVATA

forse più evidente in un sistema a
ripartizione. Lo scambio
generazionale è una questione
molto complessa e difficilmente
risolvibile: il "regalo" fatto alle
generazioni di pensionati che
hanno usufruito a pieno del
sistema retributivo pesa
sensibilmente sulle dimensioni
dello stock di spesa anche a causa
dei ritardi e della lentezza del
processo di riforma, ma è una
promessa fatta dallo Stato in base
alla quale sono state prese
decisioni personali di risparmio e
di pensionamento ed è difficile
adesso rivederla. Tuttavia, la
violenza della polemica sulle
pensioni d'oro, sui giornali e sul
web, pur nei suoi toni populistici,
fa emergere con chiarezza un
punto cruciale: un sistema
pensionistico a ripartizione, con
le pensioni finanziate dai
contributi di chi lavora, appare
accettabile dai la

voratori che pagano nella misura
in cui le pensioni attese risultino
simili a quelle in via di

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