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LA VIA CRUCIS .pdf



Nome del file originale: LA VIA CRUCIS.pdf
Autore: Max

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La Via Crucis

Secondo il metodo di S. Leonardo da Porto Maurizio
e versi di Pietro Metastasio
Ad uso nei venerdì di Quaresima nella parrocchia
S. Maria Assunta in Montagano - CB

Teco vorrei Signore
Teco vorrei Signore, Oggi portar la Croce, Nella tua doglia atroce, Io ti vorrei
seguir, Nella tua doglia atroce, Io ti vorrei seguir.
Ma sono infermo e lasso, donami deh! Coraggio, Acciò che in questo viaggio,
non m’abbia da smarrir, Acciò che in questo viaggio, non m’abbia da smarrir.

O capo insanguinato
O capo insanguinato, Del dolce mio Signor. Di spine incoronato, Straziato dal
dolor.
Perché son sì spietati, Gli uomini con te. Ah! Sono i miei peccati, Gesù pietà di
me.
O volto sfigurato, Da immani crudeltà. Le piaghe hanno oscurato, L’augusta
tua beltà.
Deh! Versa in me una stilla di sangue Redentor, E accendi una scintilla,
D’amore nel mio cuor.
Nell’ora della morte, Il Padre ti salvò. Trasforma la mia sorte, Con te risorgerò.
Contemplo la tua croce, Trionfo del mio re. E chiedo la tua pace, Gesù pietà di
me.
Mistero di dolore, Eterna carità. Tu doni o Redentore, la vera libertà.
Fratello di ogni uomo, Noi ritorniamo a te. Speranza di perdono, Gesù pietà
di me.
Signore dolce volto, Di pena e di dolor. O volto pien di luce, Colpito per amor.
Avvolto nella morte, Perduto sei pernoi. Accogli il nostro pianto, o nostro
Salvator.
Nell’ombra della morte, Resistere non puoi. O verbo nostro Dio, In croce sei
per noi. Nell’ora del dolore, Ci rivolgiamo a te. Accogli il nostro pianto, o
nostro Salvator.

Introduzione
Clementissimo mio Gesù infinitamente buono e misericordioso, eccomi
prostrato ai Vostri piedi tutto dolente e compunto per averVi tante volte
offeso.
Deh! Gesù mio amabilissimo, compungetemi il cuore, e nel riflettere alle
Vostre pene fatemi struggere in lacrime di contrizione. Risoluto di mutar
vita, Vi offro questo santo viaggio in onore di quello dolorosissimo che Voi
faceste per me indegno peccatore.
Intendo ricevere le sante indulgenze concesse dai Sommi Pontefici,
applicandone una per me e le altre per le anime del Purgatorio.
Intendo altresì pregare secondo tutti quei fini e motivi per i quali fu
concesso un sì gran tesoro, supplicandovi umilmente a far sì che mi giovi
per ottenere la Vostra misericordia in questa vita e la gloria eterna
nell’altra.

Miserere nostri Domine, miserere nostri.

Teco vorrei Signore, Oggi portar la Croce, Nella tua doglia atroce, Io ti
vorrei seguir, Nella tua doglia atroce, Io ti vorrei seguir.
Ma sono infermo e lasso, donami deh! Coraggio, Acciò che in questo
viaggio, non m’abbia da smarrir, Acciò che in questo viaggio, non m’abbia da smarrir.

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I

Gesù è condannato a morte
Se il mio Signor diletto
a morte hai condannato,
spiegami almen Pilato
qual fu il suo fallir?
Che se poi l'innocenza
error da te si appella
per colpa così bella
potessi anch'io morir!
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor le
Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera, l’ammirabile sottomissione dell’innocente Signore nel ricevere
così iniqua sentenza di morte, perché tu, reo e peccatore, ricevessi la vita
e capissi che i tuoi peccati furono i falsi testimoni che la sottoscrissero, e la
tua ostinazione indusse quell’empio Giudice a proferirla. Rivolgiti verso
l’amoroso tuo Dio, e più con le lacrime del cuore che coll’espressione della
lingua, digli così:
“Ahimé! Caro Gesù mio, che amore è mai il Vostro! Per una creatura così
indegna soffrir prigione, catene e flagelli sino ad essere condannato a
vituperosa morte! Ah! Che tanto basta per ferirmi il cuore e farmi
struggere in lacrime, con detestare tanti miei peccati che ne furono la
cagione. Sì che li abomino e li detesto amaramente. Per tutta questa
strada dolorosa andrò piangendo e sospirando: Gesù mio misericordia,
Gesù mio misericordia”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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II

Gesù è caricato della Croce
So che del Tuo supplizio
appare reo ch’il porta,
so che la pena è scorta
del già commesso error.
Ma se Gesù si vede
di croce caricato,
paga l’altrui peccato
sol per l’immenso amor.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera, come il benevolo Gesù tutto bagnato di sangue e pieno di
dolori si abbraccia con la santa Croce, ed oh! Con quale mansuetudine
soffre le percosse e gl’insulti di quelle scellerate folle, mentre tu,
impaziente, fuggi a portare la croce della vera penitenza? E non sai, o
meschino, che senza croce in cielo non si entra? Piangi pure la tua cecità
con cui ora hai aborrito il patire e rivolto al tuo Signore digli, sospirando,
così:
“A me, non a Voi, caro Gesù mio, si deve codesta croce; ah! Pesantissima
croce che fu fabbricata da tanti miei gravissimi peccati. Deh! Caro
Salvatore, datemi la forza di abbracciare tutte le croci che meritano le
mie gravissime colpe, affinché in sì breve tempo di vita, avendo la sorte di
vivere abbracciato con la santa croce, muoia in croce; e, per mezzo della
croce, arrivi finalmente a godere con Voi nel santo Paradiso”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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IIi

Gesù cade la prima volta
Chi porta in pugno il mondo
a terra è già caduto,
né gli si porge aiuto,
oh! Ciel che crudeltà
Se cade l’uomo ingrato
tosto il Gesù il conforta,
ed è per Gesù morta
al mondo ogni pietà.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera, come l’afflittissimo Gesù indebolito per il continuo spargimento
di sangue, spinto da quei ministri di Satana, cade la prima volta a terra.
Ahimè! Quei sacrileghi inferociti gli si rovesciano sopra, percuotendolo con
pugni, con calci, con schiaffi; eppure il pazientissimo Gesù non apre bocca,
mentre tu, nei tuoi leggerissimi travagli, sei impaziente e subito maledici,
ti lamenti, forse bestemmi; come non ti copre il volto un vergognoso
rossore? Almeno pentiti della tua impazienza e superbia e prega il tuo
afflitto Signore così:
“Amatissimo Redentore, ecco ai Vostri piedi il peccatore più perduto di
quanti ne vivono sulla terra: oh! Quante cadute! Oh! Quante volte sono
precipitato in un abisso di iniquità! Deh! Porgetemi la Vostra santa mano
per rialzarmi; concedetemi la grazia di non ricadere mai più, affinché
portando volentieri la croce di qualsiasi travaglio, vada libero in vita
dalle cadute mortali e mi assicuri in morte l’eterna salute”.
Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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iv

Gesù incontra la sua afflittissima madre
Sento l’amaro pianto
della dolente Madre
che gira tra le squadre
in traccia del suo ben.
Sento l’amato Figlio
che dice: “Madre addio”
più fier del dolor mio
il tuo mi passa in sen.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Ahi! Che dolore trapassò il cuore a Gesù! Ahi! che spasimo ferì il cuore a
Maria allorché si incontrarono. E non senti come, angosciati per la gran
pena, di te amorosamente si lagnano? Oh! Anima ingrata, che male ti ha
fatto il mio Gesù? (dice la dolente Madre). Che male ti ha fatto la mia
povera Madre? (dice l’appassionato Gesù). Deh! Lascia il peccato, che è
l’unica cagione delle nostre pene. E che rispondi a così giusti lamenti? Ah!
Indurito! Con le lacrime devi rispondere, e perciò, sospirando e piangendo,
digli così:
“O divin Figlio di Maria, o Santissima Madre del mio Gesù ambedue
offesi dalla mia vita biasimevole, eccomi prostrato ai Vostri piedi, e,
rivolto a Voi, amabilissimo Gesù, Vi dirò: Gesù mio, misericordia!
Perdonate al meschino servo della Vostra Madre. E rivolto a Voi, o gran
Vergine, dirò con le lacrime agli occhi: misericordia, o Maria Santissima!
Perdonate all’iniquo servo del Vostro Figlio, e fate che per mezzo Vostro
io trovi pietà nel tremendo giudizio”.
Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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V

Gesù aiutato dal Cireneo
Se di Tue crude pene
son io, Signor, il reo
non deve il Cireneo
la Croce Tua portar.
S’io sol potei per tutti
di croce caricarti
potrò nell’aiutarti
Per un sol bastar.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera che tu sei quel Cireneo che porti la croce di Gesù, o per
apparenza, o per forza, perché sei troppo attaccato alle comodità
precarie di questo mondo. Ah! Non sia mai che termini la tua vita con sì
gran languore di spirito e tiepidezza; ma, spinto da un santo proposito,
solleva il tuo Signore da sì gran peso, abbracciando di buon cuore tutte
quelle difficoltà che ti vengono dalla mano di Dio. Proponi di volerle
soffrire con pazienza e con gioia; e pregherai il tuo Dio così:
“O amatissimo Gesù mio, Vi ringrazio delle tante occasioni che mi date di
patire per Voi e di meritare per me. Fate, mio Dio, che soffrendo
pazientemente tutto ciò che ha apparenza di male faccia acquisto dei
beni eterni. Ricevete l’offerta che Vi fa questo mio povero cuore, affinché
pianga con Voi per venire a regnare con Voi”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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VI

Gesù asciugato dalla Veronica
Sì vago e nel tormento
il volto del mio Bene,
Che quasi a me diviene
amabile il dolor.
In cielo che sarai?
Se in rozzo velo impresso
da tante pene oppresso
spiri sì dolce amor.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera in quel sudario l’estenuato sembiante del tuo Gesù, e, spinto
dall’amore fòrmane un espressivo ritratto nel tuo cuore e proponi di non
cancellarlo dalla tua memoria. Oh te felice se, con Gesù scolpito nel cuore,
vivrai, e te più fortunato se, con Gesù scolpito nel cuore, morirai; e per
meritare un tanto bene, prega il tuo Signore così:
“Tormentato mio Salvatore, imprimete nel mio cuore l’effige del Vostro
amabilissimo volto, sicché io spinto da amore e timore, altro non faccia in
vita mia, che amar Voi e dimenticare me; e con la Vostra dolorosissima
Passione sotto gli occhi, pianga sempre i miei peccati proponendomi di
sopportare tutti i dolori che incontrerò nella vita”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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VII

Gesù cade la seconda volta
Sotto i pesanti colpi
della ribalda scorta,
un nuovo inciampo porta
a terra il mio Signor.
Più teneri dei cuori
siate voi duri sassi,
né più ingombrate i passi
al vostro Creator.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera il tuo Signore disteso a terra, abbattuto dai dolori, calpestato e
deriso dalla plebaglia, e rifletti che la tua presunzione l’ha così atterrato.
Deh! Abbassa una volta la tua superbia e con doloroso pentimento per il
passato e con fermo proposito di essere modesto nei confronti di tutti per
l’avvenire, dirai al tuo Signore così:
“O Santissimo Redentor mio, pur vedendoVi caduto a terra, io Vi ritengo
nel tempo stesso Onnipotente, e Vi prego di abbassare questa mia
presunzione affinché, abituandomi a tenere un atteggiamento sempre
modesto, sappia accettare le eventuali umiliazioni e disprezzi”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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VIII

Gesù consola le donne di Gerusalemme
Figlie, non più su queste
piaghe che porto impresse,
sui figli e su voi stesse
V’invito a lagrimar.
Serbate il vostro pianto,
o sconsolate donne,
a quando l’empia Sionne
vedrete rovinar.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera che tu hai doppio motivo di piangere, e per Gesù che soffre
tanto per te, e per te stesso, che ingrato, l’offendi. Ma in vista di tante
pene ancora sei duro e non ti commuovi, né sai spargere una lacrima di
compassione verso Colui che per amor tuo versa un mar di sangue.
Almeno nel veder Gesù che mostra tanta pietà verso quelle povere
donne, prendi confidenza e, addolorato, digli così:
“Amabilissimo mio Salvatore, perché questo mio cuore non si stempera in
lacrime di dolore? Lacrime di pentimento Vi chiedo, affinché con le
acrime sugli occhi e col dolore nel cuore, meriti quella compassione che
dimostraste verso quelle devote donne. Se non altro concedetemi
quest’ultima consolazione che, rimirato da Voi con occhi pietosi in vita,
possa io rimirar Voi nell’ora della mia morte.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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IX

Gesù cade la terza volta
L’ispido monte mira
il Redentor languente,
E sa che inutilmente
per molti ha da salir.
Quest’orrido pensiero
sì al vivo il cuor gli tocca,
che languido trabocca
e sente sì morir.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Ahimè, quanto fu penosa questa caduta del mio Gesù! Mira con che
rabbia e furore quel mansuetissimo agnello viene trascinato da quei
crudeli e rabbiosi lupi, che con pugni, con calci e bastoni lo percuotono.
Maledetto peccato che così hai maltrattato il Figlio di Dio. Spezza il tuo
cuore con la contrizione e prega il tuo Signore così:
“Onnipotente mio Dio, che con un sol dito sostenete il cielo e la terra, e chi
mai Vi ha fatto sì malamente cadere? Ah! Che lo so, purtroppo lo so: sono
state le mie colpe. Che farò dunque? Continuerò ad accrescere i tuoi
tormenti col continuare a peccare? Ah! No! Eccomi compunto ai Vostri
piedi; e per darvi qualche sollievo, con le lacrime e sospiri ripeterò cento e
mille volte: Gesù mio misericordia, Gesù mio misericordia: mai più
peccare, mai più”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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X

Gesù spogliato e dissetato con fiele
Mai l’arca del Signore
del vel si vede scarsa,
e ignudo il Dio dell’arca
vedrassi senza vel?
Se nudità sì bella
or ricoprir non sanno,
Dite o Dio che fanno
i serafini in ciel?
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera che col toglierGli la tunica si acuì il dolor delle piaghe, e il fiele
Lo disgustò nell’interno. E tu, anima cristiana, nel vedere il tuo Dio
diventato tutto una piaga, non ti muovi a pietà? Deh! Gettati ai piedi
del tuo Gesù denudato e digli così:
“Benignissimo Gesù mio, quale differenza! Voi tutto sange, piaghe ed
amarezze, ed io tutto vanità, dolcezze e indifferenza. Ah! No! Che non
cammino bene! Deh! Fatemi mutar vita e cambiar questa mia malvagia
condotta; anzi amareggiatemi i gusti della vita presente di modo che
d’ora in avanti, non gustando altro che le amarezzedella Vostrapassione,
arrivi infine a godere con Voi le gioe del Santo Paradiso”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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XI

Gesù è inchiodato in Croce
Vedo sul duro tronco
disteso il mio diletto
e il primo colpo aspetto
dell’empia crudeltà.
Quelle vezzose mani
che al tornio sembran fatte
ah! Che il martel le batte
senz’ombra di pietà.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera lo straziante dolore sofferto dal buon Gesù nel sentirsi
trapassare le mani e i piedi da pungentissimi chiodi. Che spasimo
indicibile fu per il Salvatore che rimase col corpo trafitto e inchiodato!
Come mai non ti senti commuovere da giusta tenerezza alla vista di
tante pene! Almeno sfoga il dolore col pianto dicendo così:
“O clementissimo Gesù mio crocifisso per me, colpite questo mio cuore col
Vostro santo amore e timore. E poiché i miei peccati furono i chiodi
crudeli che Vi trafissero, fate che il mio dolore trafigga e inchiodi tutte le
mie cattive abitudini su questa croce, in cui Voi vi disponete a morire per
me, affinché vivendo in terra sopportando il dolore, possa io venire poi a
godere con Voi in cielo”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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XII

Gesù muore in Croce
Veder l’orrenda morte
del suo Signor non vuole,
onde si copre il sole
e mostra il suo dolor.
Trema commosso il mondo,
il sacro vel si spezza,
piangon per tenerezza
i duri sassi ancor.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Alza gli occhi e mira pendente in croce l’amatissimo Gesù. Mira quella
divina faccia moribonda, osserva come prega per chi l’offende, dona il
Paradiso a chi lo chiede, lascia in cura di Giovanni la Madre, raccomanda
al Padre l’anima sua, ed inclinando il capo sen muore. Dunque è morto il
Figlio di Dio, ed è morto in croce per te. E tu che fai? Che pensi? Deh!
Guardati di non partire di qua se non ravveduto e compunto; ed
abbracciato alla croce digli così:
“Redentore mio amabilissimo, lo confesso: i miei peccati Vi hanno tolto la
vita; adesso capisco quanto sia grande la Vostra misericordia; adesso
prendo confidenza per ripetere cento e mille volte: Gesù mio misericordia!
Questa misericordia spero di trovar in punto di morte; e dicendo con
l’ultimo mio respiro: Gesù mio misericordia, spero di sentirmi dire dalla
Vostra soavissima voce: oggi sarai con me in Paradiso”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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XIII

Gesù deposto dalla Croce e dato in seno
alla sua Santissima Madre
Tolto di Croce il Figlio
l’avide braccia stende
l’afflitta Madre prende
nel grembo il morto ben.
Versa per gli occhi il cuore,
in lacrime disciolto,
bacia quel freddo volto
e se lo stringe al sen.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera quale spada di dolore trapassò il cuore della sconsolata Madre,
allorché ricevette tra le braccia il suo divin Figlio. Ahi! Che alla vista di
quelle ferite si rinnovarono in lei tutti gli spasimi della passione. Ma quale
fu il dolore più acuto che Le cagionò più pena? Fu il peccato, il peccato
che Le uccise un sì caro Figlio. Piangi dunque il maledetto peccato, e
mescolando le tue lacrime con quelle della Vergine Addolorata, dille così:
“O Regina dei martiri, quando sarò io degno di patire e compatire le
Vostre pene? Deh! Fate che esse siano sempre presenti nel mio cuore,
tanto che notte e giorno detesti i miei peccati, che causarono le Vostre
pene, affinché piangendo, amando e sperando, giunga finalmente a
vedere Voi nel Santo Paradiso”.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

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XIV

Gesù è posto nel Sepolcro
Tomba che chiudi in seno
il tuo Signor già morto,
sin ch’Ei non sia risorto
non partirò da te.
Alla spietata morte
allor dirò con gloria:
dov’è la tua vittoria?
Dov’è, dimmi dov’è.
Gesù Gesù mio bene,
stampatemi nel cuor
le Vostre pene.
Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi.
Quia per sanctam Crocem Tuam redemisti mundum.

Considera quali furono i pianti dei discepoli di Cristo allorché deposero
Gesù nel Sepolcro; considera la desolazione di Maria nel vedersi privata
del Suo amato Figlio. E nel veder tante lacrime, scuotiti perché durante
questo viaggio doloroso tu non hai provato sentimenti di pietà. Su, via,
scuotiti adesso, e baciando la pietra di quel sepolcro, sforzati di lasciarvi il
tuo cuore, e con pianto sincero prega il tuo Signore così:
“Pietosissimo Gesù che solo per amore voleste compiere questo doloroso
viaggio, Vi adoro ora che siete morto e deposto nel Sepolcro; Vi prego che
io trascuri un po’ il mondo e me stesso, e dopo questo santo esercizio,
cambi la mia vita così superficiale, e perseverando nella fede, nella
speranza e nell’amore, osservi la Vostra Santissima legge per godere poi il
frutto del Vostro preziosissimo sangue.

Pater, Ave e Gloria. Miserere nostri Domine, miserere nostri.

Inno a Maria SS. Addolorata

O Maria quel fanciullo che adori, Con immensa dolcezza ed affetto, Sarà un giorno deriso l’abbietto,
Sarà l’uom dell’immenso dolor.
Del vegliardo i profetici detti, quasi acciaro discesero in cor.
Tra gli orrori di notte angosciosa, Dove fuggi col tenero figlio? O diletta d’Erode l’artiglio, Ti sovrasta lo
strazio feral.
Dal dolore è straziato il tuo cuore, l’alma è oppressa d’angoscia mortal.
Sconsolata tre giorni e tre notti, Piangi in cerca del caro tuo bene, Chi
affanni ti opprimono il cor?

ridire potrà quali pene, Quali

Senza colpe il perdesti ma noi, siamo rei se perdiamo il Signor.
O qual vista! S’incontra la Madre, Con Gesù che portava la croce, A Lei dice con tremola voce: Addio
Madre men vado a morir.
Sconsolata ascoltasti e tacesti, fu il silenzio più santo che il patir.
Già confitto sul tronco ferale, Giace il figlio e lo guarda Maria, Ove soffre la stessa agonia, Ma morire
vorrebbe e non può.
O martirio o crudeli tormenti! Per Maria il tormento è maggior.
Deh! Mirate la misera Madre, Stringe al seno il figlio già morto, Desolata non ha più conforto, Né più pace né gioia quaggiù.
Oh piangete fratelli piangete, con la madre che piange Gesù
Da Gesù chi divider Maria, Or potrebbe abbracciata alla tomba, Del suo caro qual pura colomba,
Geme e in parte spezza il suo cuor.
Tu sol uomo tu solo non piangi, tu cagione di tanto dolor.


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