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Beigua Montagne 360 giugno 2013 .pdf



Nome del file originale: Beigua - Montagne 360 - giugno 2013.pdf

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Parco del Beigua,
dove la natura incontra
la preistoria

Il versante meridionale
del parco del Beigua
da Prariondo

Proposte di itinerari nello
splendido entroterra ligure,
tra boschi di castagni e
carpini, in cammino su
sentieri che permettono
di capire l’evoluzione della
catena alpina
di Ferruccio Repetti

D

a Alpicella si scende con un sentiero
ombreggiato al “Riparo sotto roccia”,
frequentato da cacciatori e pastori dal
Neolitico medio all’Età del bronzo. Il percorso,
uno dei tanti possibili in zona, è breve e passa
attraverso un antico castagneto. Poco oltre l’antico ponte sul Teiro, dopo mezz’ora, più o meno,
di cammino non difficile, si arriva a destinazione: benvenuti all’interno del Parco del Beigua, o
meglio, nel Parco Naturale Regionale del Beigua,
dove la storia, e addirittura la preistoria, si intersecano con il futuro di un’area incontaminata,
particolarmente adatta a prefigurare quello che ci
attende (noi tutti rivolti al rispetto dell’ambiente)
se saremo capaci di rispettare davvero l’ambiente.

In questo magnifico parco è
possibile camminare tra canyon
e torrenti, querce e castagni
Ieri, l’altro ieri e domani, insomma, perfettamente amalgamati, quasi a offrire al visitatore,
al naturalista, all’escursionista meglio disposto,
un ventaglio di opportunità difficilmente riscontrabili altrove, pure in siti di particolare fascino e
bellezza, pure in località che godono di tradizioni
di accoglienza antiche e consolidate. Le ragioni
sono molteplici, in quest’area montana della Liguria vicina alla costa, in una porzione non tanto
ampia, quanto significativa dei “monti del mare”.
Il Parco del Beigua - che prende il nome dal monte di 1287 metri di altitudine, nell’entroterra di
Savona, Liguria di ponente - è così, e come tale si
propone: “alla ligure”. Che significa soprattutto:
in maniera discreta e sincera, anche se ha tutte le
caratteristiche per esporsi senza temere il giudizio degli ospiti, a qualunque categoria essi appartengano. La prova? Basta dare un’occhiata agli
itinerari “in dotazione” al Parco e riportati puntualmente nelle pubblicazioni curate dai gestori
dell’area protetta.
L’Anello della Val Gargassa, ad esempio, uno
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Giugno 2013  /  Montagne360  /  17

Itinerari
1. “Fresche e dolci acque”
nell’anello della Val
Gargassa

Il canyon della Val Gargassa
Periodo consigliato: tutto l’anno tranne dopo i giorni con forti pogge e temporali
Durata del Percorso: 4 ore
Caratteristiche: sentiero panoramico, con informazioni di natura geologica e geomorfologica, che offre
angoli di incontaminata bellezza, tra laghetti, canyon
e suggestive conformazioni rocciose.
Accesso e punto di partenza Da Rossiglione si percorre la strada provinciale SP per Tiglieto a circa 3
km, oltrepassata la Cappelletta di S. Bernardo, un
bivio a sinistra conduce in soli 50 m al Campo Sportivo in località Gargassino al fianco del quale vi è un
ampio parcheggio e l’inizio del Sentiero Natura.
Il Sentiero Natura si snoda ad anello attorno alla
valle del Torrente Gargassa ed è marcato con il segnavia XX sino a Case Vereira. All’inizio brevi sali e
scendi in un bosco caratterizzato da castagni, querce, noccioli e aceri montani corrono in prossimità
del torrente. Usciti dal bosco, il percorso segue per
un tratto la sponda sinistra del Gargassa, tra spettacolari laghetti inseriti in un ambiente roccioso con
scarsa vegetazione e pendii acclivi.

spettacolare e scenografico itinerario (difficile,
con tratti esposti) nel canyon del torrente omonimo: quattro ore di cammino che volano in
un amen, tra boschi di castagni, querce e carpini neri, e conglomerati fortemente modellati
dall’erosione (la classica “puddinga” di Liguria).
E perché, allora, non scegliere anche di addentrarci nella Foresta Demaniale della Deiva, altre

Ente Parco e CAI hanno stretto
una convenzione per favorire la
frequentazione della zona
quattro ore particolarmente appaganti (e facili)
di sentiero che fa incontrare abeti rossi e di Douglas, il Bric della Rama, la Cima di Deiva e il Bric
di Salmaceto, in un alternarsi continuo di bosco
misto, aree arbustive, faggeta, castagneto, pino
marittimo, nero o silvestre? Sempre immersi nel
più perfetto isolamento, inevitabilmente “affollato” di uccelli, caprioli, daini e cinghiali…
E ancora: chiudere, in qualche modo, il cerchio,
tornando alle origini e percorrendo la Strada Megalitica, “un tratto di mulattiera lastricato e fiancheggiato da pareti in pietra, circondato da faggi
maestosi, che termina con un grande cerchio di
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pietre infisse nel terreno, di oscuro significato”.
Ne parla con particolare trasporto – come uno
che ne sa, ma ne vuole ancora sapere, e scoprire, e diffondere – Dario Franchello, presidente
dell’Ente Parco, con cui, fra l’altro, Gianpiero
Zunino, presidente del Gruppo regionale Liguria
del Club alpino italiano, di recente ha sottoscritto
una convenzione che prevede specifiche iniziative
a favore dei soci del CAI e, più in generale, dei
frequentatori. Franchello, in tandem con il direttore del Parco Maurizio Burlando, ha lavorato poi, fra l’altro, in perfetta sintonia con Zunino
per consentire anche la realizzazione del “Terzo
concerto di primavera”, con esecuzione di brani di
musica classica da parte dell’orchestra diretta dal
Maestro Michele Trenti nell’amena località Prau
Liseu. L’iniziativa, che ha fatto seguito agli eventi analoghi tenuti negli scorsi anni nel Parco di
Portofino e in quello delle Cinque Terre, ha avuto
come scenario proprio la Foresta demaniale regionale Lerone, sulle alture di Arenzano.
“Il nostro ambito – spiega Burlando – comprende
26 chilometri di crinali montuosi, a due passi dalla Riviera Ligure, che si sviluppano dal Colle del
Giovo al Passo del Turchino con andamento parallelo alla costa, passando per le vette del Monte

Preistoria e tante piccole
storie: incisioni rupestri
nel parco

Il Parco del Beigua che prende il nome
dal monte di 1287
metri di altitudine,
nell’entroterra di
Savona, Liguria di
ponente - è così, e
come tale si propone:
“alla ligure”. Che
significa soprattutto:
in maniera discreta e
sincera, anche se ha
tutte le caratteristiche
per esporsi senza
temere il giudizio degli
ospiti, a qualunque
categoria essi
appartengano.

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Sentiero Natura La foresta della Deiva

Itinerari
1. Outdoor nel parco:
incrocio di escursionisti

1

Periodo consigliato: tutto l’anno (adatto alle MTB)
Durata del percorso: 4 ore
Caratteristiche: sentiero con informazioni di carattere forestale, botanico, ornitologico e geomorfologico; itinerario ideale per avvicinarsi alla conoscenza
delle diverse formazioni boschive che caratterizzano il territorio del Parco del Beigua.
Accesso e punto di partenza: Da Albissola, si percorre la Strada Provinciale SV334 “del Giovo”, sino
al km 21 VI; superata la frazione di Badani e prima di
attraversare il centro storico di Sassello, si svolta a
sinistra in corrispondenza di un grande pannello in
legno indicante l’ingresso della “Foresta della Deiva”,
in prossimità di un piazzale antistante un’industria
dolciaria.
Attraversato il ponte sul Rio del Giovo si entra nella
Foresta Demaniale della Deiva e si incontra un primo
edificio denominato Casa del Custode. Il percorso
non è individuato da un segnavia particolare; segue
un’ampia strada forestale di facile individuazione,
supportata da diversi segnali indicanti le deviazioni
principali. La strada forestale inizia in leggera salita
attraversando un bosco di abeti rossi ed abeti di Douglas, la cui disposizione fitta e regolare, nonchè l’assenza di individui giovani nel sottobosco, evidenziano
una passata attività di rimboschimento artificiale.
Dopo circa 30 minuti si giunge al Castello Bellavista
(478 m/30 min);in successione si imbocca il sentiero
che piega a destra in modo tale da percorrere l’anello
in senso antiorario. Dopo avere percorso lo stradello
per circa 1200 metri, si giunge ad un bivio che porta
(in pochi minuti) alla località Giumenta (510 m/50
min), spianata naturale da cui si godono ampi pano20  /  Montagne360  /  Giugno 2013

rami verso Sassello. Ritornati sulla strada principale
si prosegue il percorso ad anello che, con sviluppo
tendenzialmente pianeggiante, attraversa zone boscose, nella quali si possono osservare le tracce del
passaggio di caprioli, cinghiali ed altri mammiferi.
La passeggiata regala anche stupendi panorami sulla valle Erro, sino a Passo Salmaceto (650 m/2h 20
min). Proseguendo oltre si giunge fino al bivio presso
il Castello Bellavista (478 m/3h 30 min) e si riprende
il medesimo stradello percorso all’andata per tornare
al parcheggio in circa 20 minuti.

Lungo i suoi percorsi
più impervi del Parco
e nascosti alla vista
dell’uomo transita
regolarmente il lupo,
e dai contrafforti
affacciati sul mare non
è inusuale scorgere
le affusolate sagome
delle balene transitare
nello specchio acqueo
di fronte a Varazze,
Cogoleto e Arenzano.
Un comprensorio in
cui nel giro di pochi
chilometri si possono
apprezzare fioriture
tipiche della macchia
mediterranea o
imbattersi in singolari
torbiere di alta quota,
testimoni di epoche
lontane in cui ghiaccio e
rocce combattevano la
loro battaglia quotidiana
per modellare la
superficie terrestre.

Beigua, della Cima Frattin (1145 m), del Monte
Rama (1148 m), del Monte Argentea (1082 m) e
del Monte Reixa (1183 m) e che racchiudono praterie e preziose zone umide, fitte foreste di faggi,
roveri e castagni, rupi scoscese e affioramenti rocciosi, pinete a Pino Marittimo e lembi di vegetazione mediterranea”. 
Un territorio che dal 2005 è riconosciuto come
“Geoparco” internazionale sotto l’egida dell’Unesco; un ricco e variegato patrimonio geologico
che ben rappresenta le diverse discipline delle
Scienze della Terra e risulta particolarmente significativo per quanto riguarda la ricostruzione
della storia geologica dell’Italia e la comprensione dell’evoluzione della catena alpina.
Nel territorio del Geoparco si possono visitare diversi siti di interesse geologico (“geositi”) in cui
è possibile andare alla scoperta dell’affascinante storia evolutiva del comprensorio del Beigua,
come ad esempio gli spettacolari canyon modellati nella formazione conglomeratica della Valle
Gargassa (nel Comune di Rossiglione) o la ricca
flora fossile, costituita da piante superiori terrestri sotto forma di tronchi e numerosissime foglie,
nell’area paleontologica di Stella Santa Giustina.
Altrettanto spettacolare è la barriera corallina
fossile presente in località Ponte Prina–La Maddalena (in Comune di Sassello) caratterizzata da

vistose colonie coralline o le curiose sferoidi di
lherzolite (una roccia intrusiva di colore verde
scuro) in località Lago dei Gulli (sempre in Comune di Sassello). Il viaggio “geologico” ideale
prevede un’escursione anche ai meandri della
Piana della Badia di Tiglieto, dove sorge la prima
abbazia cistercense costruita fuori dai confini di
Francia (nell’anno 1120), o un’escursione a scoprire gli affioramenti ofiolitici del Passo del Faiallo, custodi dei preziosi “granati”, cristalli rossi
caratterizzati da un’estrema limpidezza.

Il Beigua è il paradiso della
biodiversità ,dove vivono lupi,
aquile reali e bianconi
Non può mancare, infine, una visita ai “fiumi di
pietre” (blockstream) nei settori di crinale del
Parco - nelle località Torbiera del Laione, Prariondo, Pian Fretto - che testimoniano i processi
geomorfologici avvenuti in ambiente periglaciale,
e un’ultima sosta per ammirare i terrazzi marini lungo la fascia costiera tra Varazze, Cogoleto e
Arenzano che hanno registrato le oscillazioni del
livello del mare alle diverse quote.
Ma il Beigua viene considerato anche una delle
zone più ricche di biodiversità della Liguria: in
funzione di tale ricchezza nel comprensorio del

Rifugio a Pian Fretto
lungo l’Alta Via dei
Monti Liguri

Parco sono stati proposti ben 3 Siti di Importanza Comunitaria.
La Comunità Europea, attraverso la proposta della Regione Liguria e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ha ulteriormente
riconosciuto lo straordinario valore naturalistico del Parco del Beigua istituendo una Zona di
Protezione Speciale che riveste una particolare
importanza per gli uccelli migratori (l’area è riconosciuta come “Area Importante per l’Avifauna”
secondo la classificazione del Bird Life International). Sono presenti oltre 80 specie nidificanti
talune di grandissimo pregio come l’aquila reale, il Biancone, il Codirossone, il Succiacapre e
l’Averla piccola.
Lungo i suoi percorsi più impervi del Parco e nascosti alla vista dell’uomo transita regolarmente
il lupo, e dai contrafforti affacciati sul mare non
è inusuale scorgere le affusolate sagome delle balene transitare nello specchio acqueo di fronte a
Varazze, Cogoleto e Arenzano.
Un comprensorio in cui nel giro di pochi chilometri si possono apprezzare fioriture tipiche
della macchia mediterranea o imbattersi in singolari torbiere di alta quota, testimoni di epoche
lontane in cui ghiaccio e rocce combattevano la
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loro battaglia quotidiana per modellare la superficie terrestre. “Un parco, insomma – aggiunge il
presidente Franchello - in cui è possibile scovare
variopinte specie floristiche endemiche (Viola

Sotto: una rigogliosa
fioritura di Dafne

L’abbazia di Santa
Maria alla Croce (più
comunemente nota come
Badia di Tiglieto).
Foto Cristiano Queirolo

Bertolonii, Cerastium utriense, Asplenium cuneifolium, Daphne cneorum, Cheilantes marantae) e alcuni singolari inquilini appartenenti alla
fauna minore (quali il colubro lacertino, il tritone
alpestre, il tritone crestato, la rana temporaria,
ecc.). Un parco - conclude ancora il presidente
- che annovera al suo interno tre importanti Foreste Demaniali Regionali (Deiva in Comune di
Sassello, Lerone nei Comuni di Arenzano e Cogoleto, Tiglieto nei Comuni di Tiglieto, Masone

Dal sentiero alla tavola:
sapori, profumi e colori di una
natura incontaminata
e Campo Ligure) in cui vivono i tipici ungulati
dell’Appennino ligure quali cinghiali, caprioli e
daini”.
La tutela della natura e dell’ambiente si sposa
opportunamente con la valorizzazione dell’identità culturale e delle attività socio-economiche
sostenibili, tra cui assumono particolare e significativo interesse le produzioni agro-alimentari
che hanno contraddistinto, nel tempo, il territorio e tuttora rappresentano motivo di attrazione per i visitatori. In questo senso, sono molte

le specialità che si possono gustare visitando il
Parco, a cominciare dall’antichissima tradizione
dell’industria dolciaria (gli “amaretti di Sassello”,
ormai esportati in tutto il mondo, e i "crumiri di
Masone"). Apprezzata, comunque, anche l’ampia
gamma di prodotti caseari (latte e formaggi), le
carni bovine e ovine, i frutti di bosco, le castagne
con tutte le ricette che ne derivano, oltre alla raccolta e conservazione dei funghi, alle confetture
di frutta, ai mieli che sono anche preziosi indicatori di salubrità ambientali.
Dal sentiero alla tavola, dagli scenari che appagano lo spirito alle varietà di prodotti gastronomici
che promettono, e mantengono, gustose parentesi conviviali (meglio, molto meglio, ovviamente,
se godute al termine di uno degli itinerari escursionistici fruibili in zona).
Il Parco del Beigua si propone, dunque, con un
panorama assai vario di offerte, in grado di coinvolgere senza discriminazioni turisti e viaggiatori, giovani e “diversamente giovani”, frequentatori del fine settimana o sostenitori del soggiorno
lungo. Per sentirsi in montagna a due passi dalla
costa, e scoprire il percorso che poi diventa avventura. Anche qui, proprio dentro di noi.

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Curlo - Passo della Gava
Periodo consigliato: tutto l’anno, esclusi i giorni più
caldi dell’estate
Durata del percorso: 2 ore
Caratteristiche: sentiero molto panoramico, con
informazioni di natura ornitologica, geomorfologica
e botanica
Accesso e punto di partenza: da Arenzano si raggiunge la località Terralba (grande costruzione
gialla, sede del Science Center MUVITA e dell’Ente
Parco del Beigua). Proseguire in direzione di via Pecorara lungo la strada comunale che conduce alla
località Agueta. Dopo circa 1,3 km, si raggiunge la
loc. Curlo dove termina la strada percorribile in auto
(sbarra in legno). Possibilità di parcheggio presso
l’area verde attrezzata, di fronte alla quale ha inizio
il sentiero natura.

L’area attrezzata del Curlo, da cui si gode di un ampio panorama sul golfo di Arenzano, costituisce il
primo punto per osservare le migrazioni primaverili dei rapaci che arrivando da sud–ovest risalgono
la valle della Gava. Il sentiero è contraddistinto dal
segnavia con due XX rosse. Giunti alla sbarra in metallo si consiglia una deviazione sulla sinistra che,
dopo circa 150 metri, porta al Centro Ornitologico
ed Educazione Ambientale del Parco in località Vaccà. Tornati sulla strada sterrata principale, seguire
una deviazione sul sentiero che porta verso il riparo
Scarpeggin (segnavia A) per raggiungere, quindi, in
circa 10 minuti un crinale esposto che costituisce un
altro favorevole punto di avvistamento dei rapaci.
Tornati sul sentiero principale si seguono sempre le
XX rosse sino al pianoro di Pra Liseu (600 m - 1ora
e 15 minuti) e poi alla vicina Cima Rama. Una profonda incisione sul versante opposto, chiamato “Cu

Itinerari
Sua maestà il lupo, fiero
abitante del parco. Foto
M.Campora e R.Cotalasso

du Mundu”, testimonia la notevole azione erosiva
esercitata dalle acque lungo le acclivi pendici che
caratterizzano il versante tirrenico. Procedendo lungo la forestale possiamo osservare ben esposti affioramenti di serpentiniti, rocce metamorfiche tipiche
del comprensorio del Beigua (serpentino, di colore
verde chiaro ceroso, e magnetite, di colore nero).
Si arriva quindi al Riparo Beppilu (650 m – 1 ora e 35
minuti), che offriva un ricovero decisamente spartano sia a coloro che frequentavano questa importante via di comunicazione, sia ai falciatori d’erba che
lavoravano nelle zone prative di questo aspro territorio. Aggirato il Bric Gavetta, ecco sullo sfondo il punto di arrivo del Sentiero Natura, presso il Passo della
Gava, punto di avvistamento dall’avifauna migratoria in corrispondenza di un vero e proprio crocevia di
itinerari che conducono a Voltri, al Passo del Faiallo
o in direzione della valle Stura.

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