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sobrietà. Se lo lasciano fare potrebbe riportare la Chiesa a una vocazione più
popolare». Perché, all'osso, la differenza tra destra e sinistra è proprio che
quest'ultima dovrebbe avere «come priorità la fratellanza, ridurre le
differenze economiche, e quindi sociali» che per la destra sono invece buone e
auspicabili. Sara mica socialista?
«La sinistra, anche in Uruguay, la dividerei in tre fette: i nostalgici, che dicono
le stesse cose di 50 anni fa, quelli totalmente in linea col mercato e infine
quelli, come me, che ne riconoscono l'indispensabi-lità, ma lo criticano per
migliorarlo. Perché io so bene che il capitalismo serve a produrre ricchezza,
quindi tasse, buone per i servizi di cui anche i poveri si avvantaggiano. E so
anche, come non capivo invece qualche decennio fa, che non ha senso
sacrificare una generazione promettendo la felicità per quella successiva. A
quest'idea rivoluzionaria, che ha avuto il sopravvento a Cuba e altrove,
preferisco una via più gradualista che non perda di vista che la partita si deve
vincere adesso, in questa vita».
Non punta alla dittatura del proletariato. Ma a ridurre il tasso di abbandono
scolastico che oggi si aggira sul 40 per cento. O ad ampliare il progetto One
Laptop Per Child che ha già distribuito un milione di computer low cost ad
altrettanti ragazzini. Vuole moltiplicare le cooperative di lavoratori, la sua
terza via tra mercato e socialismo: «Uno è molto più felice se è il capo di se
stesso. E abbiamo centinaia di esempi, come Envidrio, una vetreria gestita
dagli ex dipendenti che va benissimo. Serve un cambiamento culturale per far
questo, ma dà risultati duraturi. Non com'è successo nell'ex Unione sovietica,
passata dallo statalismo agli oligarchi».
La nostalgia non attacca sul compagno Mujica, lui scommette su un
umanesimo nuovo. Che ha qualcosa della «decrescita felice» («Sì, ho letto
Latouche, ma mi influenzano di più i classici: i problemi dell'uomo sono da
sempre gli stessi»), però preferendo l'aggettivo al sostantivo. Così è andato in
visita a Pechino per convincere i cinesi a costruire un sistema ferroviario
uruguayano finalmente decente. Ha aperto il cantiere per un porto in acque
profonde a Rocha che potrebbe cambiare le rotte commerciali dell'intera
regione. E le trivellazioni per possibili pozzi di petrolio sono un altro dei suoi
progetti per far crescere un Paese che, come il fratello maggiore argentino, ha
agganciato la ripresa alla locomotiva cinese esportando soya, grano, carta e
carne nella fucina del mondo. Bisogna fare più soldi e ripartirli meglio. Perché
«la politica è l'arte di organizzare il futuro, senza subirlo come se fosse il
terremoto».
Non sorprende che l'orazione di Mujica al Summit Onu di Rio del giugno 2012
sia diventata un classico («Il miglior discorso del mondo» titolano su
YouTube), nello stesso pantheon di quelli di David Foster Wallace o Steve Jobs
agli studenti. E quando dice che «la vita è breve, ci scappa dalle mani, e
nessun bene materiale vale altrettanto: capire questo è fondamentale»
all'ascoltatore avvertito scorre davanti il film della vita di questo Mandela
sudamericano che, come il sudafricano, non ha sviluppato sentimenti di
vendetta durante la sua tremenda prigionia.
E anzi confida al biografo Miguel Ángel Campodónico che lo «disturbano
quelli che fanno a gara col torturometro. È stata dura perché non sono stato
abbastanza veloce, perciò mi acciuffarono. Ma la vita biologica è così piena di
trappole tanto incommensurabili, tanto tragiche e dolorose che ciò che ho
passato io in confronto è una pavada». Che, per quanto stupefacente, si
traduce proprio con «sciocchezza».
D'altronde il prigioniero della cella accanto Mauricio Rosencof, che mi ha